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DAL ROmAnZO DAvvEnTuRA AL ROmAnZO LIOFILIZZATO : BOnTEmPELLI, mAnGAnELLI, CALvInO

Stefano Lazzarin
Ho limpressione che i raccontini di Centuria siano un po come romanzi cui sia stata tolta tutta laria. Ecco : vuole una mia definizione del romanzo ? Quaranta righe pi due metri cubi di aria. Io ho lasciato solo le quaranta righe : oltretutto occupano meno spazio, e lei sa bene che con i libri lo spazio sempre un problema enorme Giorgio Manganelli

1. illenovecentoquaranta, Argentina. In quellanno, Adolfo Bioy Casares pubblica un romanzo che ha del prodigioso per uno scrittore appena ventiseienne : LainvencindeMorel. Il suo amico e collaboratore e alterego Jorge Luis Borges premette al testo un saggio introduttivo, nel quale si tesse lelogio della trama [...] perfetta del romanzo di Bioy.  Se LainvencindeMorel era destinato a fare epoca, il saggio di Borges non risulta meno significativo nella storia dellestetica romanzesca del Novecento. Borges non si limita in effetti a presentare Lainvencin e il suo autore, ma traccia in quello che , n pi n meno, un manifesto programmatico le linee fondamentali della letteratura a venire, la quale sar avventurosa o non sar. La superiorit del romanzo davventura su quello psicologico questultimo domina, deplora Borges, la letteratura di quello scorcio di secolo sarebbe dovuta a due
Stefano Lazzarin, 134 avenue Gambetta, 75020 Paris (France). E-mail : stefano.lazzarin@ univ-st-etienne.fr  Jorge Luis Borges, AldolfoBioyCasares : LinvenzionediMorel [1940, poi in Prlogos, 1975], in Idem, Tutteleopere, ii, a cura di Domenico Porzio, Milano, Mondadori, 1985, p. 770.

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aspetti. Il primo lintrinseco rigore del romanzo di peripezie : Il romanzo caratteristico [scil. di caratteri], psicologico, tende ad essere informe. I russi e i discepoli dei russi hanno dimostrato fino alla noia che nessun personaggio impossibile : suicidi per allegria, assassini per benevolenza ; persone che si adorano fino al punto di separarsi per sempre, delatori per fervore o per umilt... Tale libert totale finisce con equivalere al totale disordine .  Il secondo fattore che assicura il primato estetico del romanzo davventura il suo carattere manifestamente artificiale ; a differenza del romanzo psicologico, il romanzo davventura non ambisce ingenuamente a farsi trascrizione del mondo : Daltra parte il romanzo psicologico vuol essere anche romanzo realista : preferisce che dimentichiamo il suo carattere di artificio verbale e fa di ogni vana precisione (o di ogni languida vaghezza) un nuovo dato verosimile. Ci sono pagine, ci sono capitoli di Marcel Proust che, come invenzioni, risultano inaccettabili : ai quali senza saperlo ci rassegniamo come a quanto c di insipido e di ozioso nella vita quotidiana. Il romanzo davventure, invece, non si propone come una trascrizione della realt : un oggetto artificiale che non soffre alcuna parte ingiustificata .  I due argomenti, lo si vede, sono reciprocamente e strettamente connessi : laddove linvenzione romanzesca riposa su un dato artificiale e dunque non verosimile che non pretende di aderire a una realt esterna al mondo della finzione la trama dovr obbligatoriamente possedere un carattere di assoluta, necessaria concatenazione logica, in mancanza del quale verrebbe a cadere lunica sua giustificazione. Dello stesso anno 1940 la prefazione firmata soltanto da Bioy Casares dellAntologa de la literatura fantstica.  Qui ritroviamo esattamente gli stessi argomenti : a dimostrazione del fatto che per gli autori dellantologia (oltre a Bioy, Borges e Ocampo) il fantastico e lavventuroso sono parenti stretti, forse le due varianti di una stessa forma letteraria, o il secondo un sottogenere del primo (questa assimilazione si ritrover in Manganelli, come vedremo). E dunque, proprio come nel romanzo davventura, nel racconto fantastico
 Ivi, p. 768.  Ivi, pp. 767-768.  Cfr. Adolfo Bioy Casares, Prefazione, in Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares (a cura di),Antologiadellaletteraturafantastica [Antologadelaliteraturafantstica, 1940], Roma, Editori Riuniti, 1992, pp. xi-xviii.

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la scelta dell artificiale che nella fattispecie ha il volto dellimpossibile, grado ulteriore dellinverosimile comporta la ricerca ossessiva del rigore della costruzione narrativa, che pu reggersi soltanto su se stessa e non su un criterio esterno allopera (come appunto quello del verosimile, almeno secondo Borges e Bioy Casares).  Gi nellOttocento, Thophile Gautier aveva definito il fantastico come un genere che si riprende in esigenza tutto quel che concede in fatto di libert dalle pastoie del verosimile : Rien nest si difficile que de russir dans un genre o tout est permis, car le lecteur reprend en exigence tout ce quil vous accorde en libert .  Bioy Casares riecheggia queste affermazioni, senza dubbio involontariamente, e consapevolmente stavolta quelle di Borges sul romanzo davventura. E anche il bersaglio polemico lo stesso di Borges : il romanzo psicologico. Parlando di Kipling e delle invenzioni precarie di certe sue storie, Bioy Casares ricorda infatti che senza tali artifizi lo scrittore inglese avrebbe avuto [] al pi una storia con tutte le imperfezioni della realt, o qualcosa di equivalente a una raccolta di giornali vecchi, o secondo H. G. Wells allopera di Marcel Proust .  Nella Prefazioneallaiiedizione dellantologia, datata 1965,  Bioy Casares corregger il tiro, riabilitando Proust, e spiegando le ragioni del singolare fraintendimento ormai giudicato tale di venticinque anni prima.  I compilatori dellAntologa de la literaturafantstica imputavano al romanzo psicologico e allautore della
 Non sono mancati, infatti, n i teorici del verosimile come concetto squisitamente letterario, interno allopera, n quelli che hanno sostenuto, con ottimi argomenti, che ogni tipo di discorso letterario possiede il proprio verosimile, il realistico come anche il fantastico e lavventuroso (sul verosimile fantastico, in ambito italiano, si veda Neuro Bonifazi, Il raccontofantasticodaTarchettiaBuzzati, Urbino, steu, 1971, e dello stesso, Teoriadelfantastico eilraccontofantasticoinItalia :Tarchetti-Pirandello-Buzzati, Ravenna, Longo, 1982, che riprende e sviluppa lindagine precedente). Ma non ovviamente la questione teorica in s che ci interessa in questa sede.  Theophile Gautier, ContesdHoffmann, Chronique de Paris. Journal politique et littraire , iii, ix, 14 agosto 1836, p. 134. Anche se, non va dimenticato, lo stesso Gautier un convinto assertore n c alcuna contraddizione fra le due posizioni della necessit, per il fantastico, di conservare un pied dans le monde rel (ibidem. Sullimportanza di questa osservazione per la teoria del fantastico, anche e soprattutto nei suoi sviluppi odierni, si pu vedere Ferdinando Amigoni, FantasminelNovecento, Torino, Bollati Boringhieri, 2004, pp.  Adolfo Bioy Casares, Prefazione, cit., p. xv. 12-13).  Cfr. Idem, Prefazioneallaiiedizione [1965], in Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares (a cura di), Antologiadellaletteraturafantastica, cit., pp. xix-xxi.  Cfr. ivi, pp. xix-xx.

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Recherche in quanto rappresentante di questa letteratura assenza di rigore nella costruzione : in essi [nei romanzi psicologici] [] largomento si limita a una somma di episodi, equiparabili ad aggettivi o ritratti che servono a definire i personaggi ; linvenzione di tali episodi non riconosce altra norma che quella del capriccio del romanziere, giacch psicologicamente tutto possibile, e addirittura verosimile . Come panacea aggiunge Bioy Casares, completando la rievocazione dellimpresa letteraria dellAntologa raccomandavamo il racconto fantastico .  2. Ricapitolando : negli anni quaranta, Borges e Bioy Casares enunciano una teoria del romanzo davventura che ne afferma lintrinseco rigore, e il carattere di oggetto estetico artificiale e fondato su una legge di coerenza interna ; i due scrittori argentini sviluppano un paragone del romanzo psicologico e davventura, da ascrivere allillustre genere letterario che fra Sei e Settecento metteva a confronto gli Antichi e i Moderni, la letteratura classica e quella francese, le favole della mitologia e le sacre verit, e via di seguito ; loperazione di Borges e Bioy Casares ha un carattere avanguardistico, almeno nella misura in cui intende indicare la strada di un rinnovamento della letteratura dellepoca, e anzi promuovere una vera e propria rivoluzione letteraria. Se ora, muniti di queste sintetiche indicazioni, ci rivolgiamo alla letteratura italiana del Novecento, scopriremo che altri vi enunciano, prima e dopo Borges e Bioy Casares, gli stessi concetti, e unanaloga poetica del romanzo. Analizzeremo di seguito i casi di Massimo Bontempelli, Giorgio Manganelli e Italo Calvino, i quali risultano sorprendentemente prossimi, bench il primo sia separato dagli altri da un lasso di tempo di circa mezzo secolo. Bontempelli frequenta il romanzo davventura a partire dal primo dopoguerra, quando d alle stampe La vita intensa. Romanzo deiromanzi (1920) e Lavitaoperosa.Avventuredel19aMilano (1921). Allepoca in piena fase avanguardistica : anche se la sua adesione alle avanguardie, e in particolar modo al futurismo, sar sempre personale, idiosincratica e anche ricca dironia.  Precisamente al Ivi, p. xx.  Per Simona Cigliana, Futurismoesoterico.ContributiperunastoriadellirrazionalismoitalianotraOttoeNovecento, Napoli, Liguori, 2002, i due romanzi citati Lavitaintensa e Lavita

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le avanguardie rinvia la teoria estetica per cos dire immanente ai due romanzi avventurosi del 1920-1921, ispirata a uno dei caratteri fondamentali dellesperienza avanguardistica : come ha scritto Luigi Baldacci, per le avanguardie il linguaggio e la realt non hanno pi rapporto tra loro .  Il Bontempelli del biennio avventuroso fa propria questa posizione, e coerentemente a essa conduce una divertita ma non per questo meno decisa polemica contro le categorie aristoteliche in particolare quella del verosimile trattando il maestro di color che sanno  alla stregua di unauctoritas burlesca, sgangherata, irrisoria ; baster ricordare uno degli incipit di capitolo della Vitaintensa : Aristotele, che dovr talvolta citare, dice che quando uno andato troppo avanti bisogna che torni un po indietro .  Ora, questo rifiuto del verosimile e delle menzogne dellaristotelismo, che trover esplicita teorizzazione nei pi tardi manifesti novecentisti, anticipa le idee di Borges e Bioy Casares precedentemente esposte. Leggiamo ad es. Giustificazione, con cui si apriva, nel settembre 1926, il primo quaderno di 900 , e vi troveremo un passo emblematico, in cui Bontempelli esclude realismo e verosimile richiamandosi alla necessit di giudicare unopera soltanto su norme e criteri interni a essa : Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dellimpressionismo. Nessuna norma, nessun dato di confronto per giudicare i risultamenti. Non sar possibile combinarvi sopra alcun aristotelismo .  Certo, Bontempelli sta cercando qui di definire il realismo magico ; ma una decina di righe pi sopra ha nominato lavventura, lasciando intendere di star pensando proprio ai suoi romanzi avanguardistici del 1920-1921 : Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita pi quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo .  Entrambi, realismo magico e romanzo davventura, trovano secondo
operosa sarebbero avventure giocose e futuristicamente savie (p. 267). Ma sulladesione di Bontempelli al futurismo, e sui suoi limiti, si vedano le illuminanti indicazioni di Luigi Baldacci, Introduzione, in Massimo Bontempelli, Operescelte, a cura di Luigi Baldacci, Milano, Mondadori, 1978, pp. xi-xliii.  Ivi, p. xxiv.  Si tratta della notissima definizione dantesca (Inferno, iv, v. 131).  Massimo Bontempelli, Lavitaintensa.Romanzodeiromanzi [1920], in Idem, Operescelte, cit., p. 26.  Idem, Realismomagicoealtriscrittisullarte, a cura di Elena Pontiggia, Milano, Abscondi Ivi, p. 16. ta, 2006, p. 17.

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lo scrittore comasco il proprio rigore in se stessi : Nessuna legge [imposta dallesterno] ; ma ogni opera, ogni capitolo, ogni pagina, detter a se stessa la propria ferrea legge unica, che non deve pi servire unaltra volta .  Ma le analogie non si fermano qui. Il rifiuto del verosimile in favore della coerenza fantastico-avventurosa assume, in Bontempelli prima che in Borges e Bioy Casares, una netta sfumatura polemica : di nuovo, e logicamente, sul banco degli imputati finisce il romanzo psicologico. Noi, compilatori di questa antologia avrebbe scritto Bioy Casares nel 1965 credevamo allora [nel 1940] che il romanzo, nel nostro paese e nella nostra epoca, soffrisse di una grave debolezza nella trama, perch gli autori avevano dimenticato quello che potremmo chiamare il proposito primordiale della professione : raccontare storie. [...] Ci avventammo [perci] contro i romanzi psicologici, ai quali imputavamo assenza di rigore nella costruzione .  E Bontempelli, gi nel 1926 : Occorre reimparare larte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare. La smetteremo di stare ad afferrare con la reticella da farfalle i nostri pi lievi sospiri, di ballare in giro continuamente agitandoci intorno le fosforescenti sciarpe delle nostre impressioni pi labili : quando avremo collocato un nuovo solido mondo davanti a noi, la nostra pi solerte occupazione sar passeggiarlo ed esplorarcelo .  Alle storie da raccontare corrispondono avantlalettre i miti da costruire, e alla mancanza di rigore stigmatizzata da Bioy Casares, la recisa condanna da parte di Bontempelli del passionalismo , delle pezzenterie intimiste , della psicologia a ogni costo , dello psicologismo : Non si tratta pi [] di esplorare la propria anima. Limportante creare oggetti, da collocare fuori di noi, bene staccati da noi ; e con essi modificare il mondo .  In altri termini, e cercando di evidenziare la continuit indubbia che esiste fra lo scrittore italiano e i suoi colleghi argentini : non si tratta di imitare il mondo reale secondo i principi del verosimile, perch il romanzo davventura, contrariamente a quello psicologico, non si propone come una trascrizione della realt ; bens si tratta di edificare mondi esterni alluomo, oggetti artificiali e dotati di una
 Ivi, p. 17.  Adolfo Bioy Casares, Prefazioneallaiiedizione, cit., p. xx.  Ivi, p. 22.  Massimo Bontempelli, Realismomagico, cit., p. 16.

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propria coerenza, addirittura capaci, come tali, di influenzare il reale medesimo.  Se il bersaglio prescelto da Borges e Bioy Casares , come si visto, la Recherche di Proust, le critiche di Bontempelli si appuntano su un altro illustre scrittore francese, certo pi legittimamente classificabile nellambito del romanzo psicologico : vale a dire Paul Bourget. Fin dalla soglia della Vita intensa, cio la Prefazione del primo dei dieci romanzi, a sua volta eponimo del libro tutto, il narratore bontempelliano annuncia che la sua narrazione comprender tutte le avventure che mi sono occorse una mattina, tra le 12 e le 12.30, andando da via San Paolo alla Galleria : come tale, essa parr insulsa addirittura agli ammiratori dei seccantissimi romanzi di Bourget, che per ogni mezzora di vita dei loro personaggi analizzano almeno venticinque movimenti psicologici principali e un centinaio di vibrazioni psichiche accessorie .  A Bourget viene contrapposta la grande tradizione europea del romanzo davventura, nella persona di Alexandre Dumas pre il dato va registrato accuratamente, perch ci torner utile. I romanzi di Dumas sono oggetto di lodi ditirambiche nel passo della Vitaintensa citato, pur non scevro da una spiritosa riserva (che sembra dovuta pi che altro al tono di leggerezza nonchalante caratteristico di tutta lopera, per cui una convinta adesione a un qualsiasi modello risulta esclusa apriori). Ecco il passo, e la lode : [il primo romanzo della Vitaintensa] sembrer troppo semplice ai lettori dei diviniromanzidiDumas, i quali certo esigeranno che, andando da via San Paolo alla Galleria tra le 12 e le 12.30, io dovessi incontrare almeno tre o quattro duelli, come avvenne al compianto moschettiere dArtagnan nel romanzo che prende il nome dagli altri tre .  Ma ogni sorridente reticenza scompare in un passo di Fondamenti, il saggio che apre il secondo quaderno di 900 , nel dicembre del 1926. Qui mentre ritorna la polemica contro il romanzo psicologico davvero Dumas diventa il nume tutelare del romanzo davventura nellaccezione bontempelliana, destinato a occupare il proscenio della letteratura negli anni a venire : Quanto alla letteratura, vedremo avanzarsi al primo piano lopera narrativa,
 Ho citato e parafrasato, nella fattispecie, Borges : cfr. Jorge Luis Borges, AldolfoBioy Casares : LinvenzionediMorel , cit., p. 768.  Massimo Bontempelli, Lavitaintensa, cit., p. 7.  Ibidem ; corsivo mio.

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quella specialmente che si fonda sullinvenzione e sullintreccio. In questi racconti e romanzi tutto diventa esteriore, e lo spunto lirico si fa natura e storia. Il grado di verit dellosservazione realistica o dellanalisi psicologica, la vibrazione dei sentimenti, il gioco degli ambienti, tutti quegli elementi che presso i romanzieri pi celebrati dellOttocento erano fine a se stessi, acquistano presso gli scrittori dintreccio un valore puramente strumentale, diventano i semplici motori della dinamica delle favole. Penso a Dumas padre, che nessun critico poteva ancora studiare come poeta, e che tra ventanni sentiremo come lo scrittore pi vicino ai nostri gusti, alle nostre necessit, alla nostra estetica rinnovata .  3. Dagli anni venti agli anni sessanta : i grandi modelli del romanzo davventura, dal Dumas bontempelliano allo Stevenson che tanto cont per gli scrittori rioplatensi, costituiscono una presenza decisiva nei saggi che Manganelli raccoglie nella Letteraturacomemenzogna (1967).  E proprio come Borges e Bioy Casares, Manganelli critica il romanzo naturalista e psicologico in nome di una letteratura fantastica intesa in senso lato : Confesso che non v storia di didattici adulteri, o drammi interiori, o maturanti coscienze storiche, per i quali io sarei disposto a barattare queste poche righe [del Vasodoro di Hoffmann] assolutamente irresponsabili, ma nelle quali non c parola che non prometta un cosmo di abbaglianti menzogne, una galassia di miracolose frodi. Chi ha conosciuto un negromante, un litigioso defunto, una aiuola di salamandre, non li ceder in cambio di un patetico adolescente, o di un esangue ed eccitato uomo di lettere, o di un frustrato oggidiano .  In Manganelli ritroviamo i due argomenti impiegati da Borges nella sua introduzione allInvencindeMorel per raccomandare il romanzo davventura di contro al romanzo psicologico ; probabile, del resto, che Manganelli avesse nozione di quel saggio, lui che cos spesso riscrive Borges.  Argo Massimo Bontempelli, Realismomagico, cit., p. 23.  Su Stevenson, cfr. Giorgio Manganelli, Lordignoletterario, in Idem, Laletteraturacome menzogna [1967], Milano, Adelphi, 1985, pp. 22-33 ; su Dumas, Idem, Itremoschettieri, ivi, pp.  Giorgio Manganelli, Letteraturafantastica, ivi, p. 56. 34-42.  Per Roberto Paoli, Borgesegliscrittoriitaliani, Napoli, Liguori, 1997, p. 76, Manganelli uno scrittore non di filiazione borgesiana : a me pare, viceversa, che linfluenza di Borges

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mento numero uno : il rigore. Borges aveva sostenuto che il romanzo davventura intrinsecamente rigoroso ; e Manganelli attribuisce al fantastico di cui lavventuroso ai suoi occhi una variante, come lo era per i compilatori dellAntologadelaliteraturafantstica  la forma metallica della cerimonia e la capacit di compitare sommariamente un universo assurdo e insieme coerente .  Sempre nel programmatico Letteratura fantastica, il fantastico configura la coerenza propria di un universo impossibile che, come tale, sa essere perfettamente compatto, impeccabilmente organizzato e irrefutabilmente argomentato .  Argomento numero due : lartificialit. Borges aveva elogiato la consapevolezza del romanzo davventura, che non si illude ingenuamente di essere realistico, n cerca di corrispondere a un ipotetico verosimile : questa forma letteraria, secondo lo scrittore argentino, esibisce il suo carattere di artificio verbale .  E Manganelli, in un importante saggio sul romanzo del 1966, ribadisce che non v discorso letterario se non come macchinazione ,  cio appunto come trama verbale fittizia o per usare un altro termine borgesiano finzione.
su Manganelli sia profondissima e capillare, come ho cercato di mostrare in Stefano Lazzarin, Centuria.LesortidelfantasticonelNovecento, Studi Novecenteschi , xxiv, 53, giugno 1997, pp. 99-145, poi anche in Idem, Lombreetlaforme.Dufantastiqueitalienauxxesicle, Caen, Presses Universitaires de Caen, 2004, cap. viii, pp. 173-207.  Che il romanzo davventura sia un sotto-genere del fantastico attesta appunto il saggio Letteraturafantastica, nel quale Manganelli si spinge fino a ipotizzare che gli innumerevoli generi della letteratura possano essere considerati come altrettante emanazioni del Grande Mentitore : nella cerimonia tutta la letteratura si scopre consanguinea : ed anzi nasce il pio dubbio che essa nella sua totalit aspiri al fantastico (Giorgio Manganelli, Letteratura fantastica, cit., p. 60 ; per inciso, anche questa farina del sacco di Borges e Bioy Casares : Bisognerebbe dire che tutta la letteratura fantastica , si legge nella prefazione italiana della loro Antologadelaliteraturafantstica : cfr. Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares, Prefazionealledizioneitaliana [1980], in Jorge Luis Borges, Silvina Ocampo, Adolfo Bioy Casares (a cura di), Antologiadellaletteraturafantastica, cit., p. ix). In Letteraturafantastica, Stevenson viene presentato come un autore fantastico (cfr. Giorgio Manganelli, Letteraturafantastica, cit., p. 60 : Assai spesso scopriamo nel racconto fantastico una proliferazione vertiginosa della trama ; penso a certe carsiche ambagi di Stevenson, agli speculari giochi hoffmanniani ), e il Masterof Ballantrae come opera di letteratura fantastica (cfr. ibidem : La duplice morte finale del SignorediBallantrae che rammento come evento, come cerimonia mi si offre intatta a ogni rilettura. La trama appunto un segno, lambage di un cerimoniale ; uno stemma ; una mappa ).  Ibidem.  Rispettivamente ibidem e p. 56.  Jorge Luis Borges, AldolfoBioyCasares : LinvenzionediMorel , cit., p. 767.  Giorgio Manganelli, Ilromanzo, in Idem, Ilrumoresottiledellaprosa, a cura di Paola Italia, Milano, Adelphi, 1994, p. 58.

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Proprio il saggio del 1966, uscito per la prima volta nel Romanzo sperimentale del Gruppo 63,  importante per cogliere la posizione di Manganelli nella sua specificit. E la sua specificit , innanzitutto, la sua radicalit. Non pago di mettere alla berlina il romanzo detto psicologico, Manganelli se la prende infatti con il romanzo tout court : Io provo uno scarso interesse per il romanzo in genere inteso come protratta narrazione di eventi o situazioni verosimili e talora un sentimento pi prossimo alla ripugnanza che al semplice fastidio .  Stando a questa definizione del romanzo come protratta narrazione di eventi o situazioni verosimili , la ripulsa sembrerebbe dovuta a due ragioni ben distinte : il fatto che la narrazione di tipo romanzesco si protragga (il racconto, narrazione non protratta , non sembra porre alcun problema) ; il fatto che il romanzo ambisca al verosimile (mentre il fantastico e lavventuroso, per restare nel nostro argomento, non avanzano siffatte, smisurate pretese). Nel seguito del saggio viene sviluppato soltanto il secondo aspetto ; tuttavia, come vedremo, Manganelli non si dimenticher del primo. Ma restiamo al disgusto verso le narrazioni di eventi o situazioni verosimili. Manganelli rifiuta via via il messaggio, lideologia, la storia, in ultima analisi ogni concepibile rapporto dellopera con una realt altra da quella letteraria ; il linguaggio basta a se stesso, e i romanzieri sono colpevoli di aver ignorato questa verit fondamentale : Dimentico che non v discorso letterario se non come macchinazione, il romanziere si via via persuaso che quel che egli faceva aveva qualcosa a che fare col mondo in cui viveva ; critici pazienti gli hanno spiegato che, di quel mondo, il romanzo era volta a volta specchio, testimonianza, interpretazione ; indotto da queste insinuazioni a sottovalutarsi, il narratore si coinvolto in un rovinoso compito ideologizzante ; non pago del messaggio, ha tentato la visione del mondo. Corrotto dalla seriet propria e dei critici, ha perso la limpida gioia della menzogna, lirresponsabilit, la doppiezza morale, lilare arroganza che sono, a mio avviso, le virt fondamentali di coloro che attendono a quel perpetuo scandalo che il lavoro letterario. [] Ha scelto di balbettare delle verit, mentre
 Cfr. Giorgio Manganelli, in Gruppo 63, Ilromanzosperimentale.Palermo1965, Milano, Feltrinelli, 1966, pp. 173-174, poi appunto con il titolo Ilromanzo, in Giorgio Manganelli, Il  Ivi, p. 57. rumoresottiledellaprosa, cit., pp. 57-59, da cui citiamo.

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era suo compito declamare delle fluenti menzogne, anzi esaltare il vero a menzogna ; [] ha voluto collocarsi nella storia, che fra tutti gli abitacoli che la letteratura ha sperimentato si rivelato il pi estraneo e disagevole .  Insomma : se la letteratura per definizione menzogna, il romanzo, per aver voluto sottrarsi a questa vocazione e a questo destino, merita di essere trattato in maniera sprezzante, gretta, insultante .  La magnifica requisitoria manganelliana pi eloquente di qualsiasi commento. Sottolineiamo per come lautonomia del linguaggio letterario, e anzi l inesistenza di ogni universo che non sia universo linguistico , costituiscano il cardine attorno al quale [la poetica manganelliana] ruota tutta :  un cardine prettamente avanguardistico, come abbiamo gi visto menzionando le parole di Luigi Baldacci. 4. Che Calvino sia, per molti versi e nonostante le differenze, uno scrittore vicino a Manganelli, ormai si sa, e sappiamo quale intensa e
 Ivi, p. 58.  Cos ne parla Manganelli in unintervista con Mario Fortunato, pubblicata su LEspresso del 22 aprile 1990 : un genere che non amo, che snobbo. Certo, io non sono in grado di scriverne, quindi sar per invidia che ne parlo cos : in maniera sprezzante, gretta, insultante. E mi rendo conto che questo toglie credibilit al mio insulto (Mario Fortunato, Ilteologo cheride, citato in Grazia Menechello, Centuria :Manganelliaspirantesonettiere, Modern Language Notes - Italian Issue , 117, 1, January 2002, p. 212).  Silvia Pegoraro, Il fool degliinferi.SpazioeimmagineinGiorgioManganelli, Roma, Bulzoni, 2000, p. 28. Gi negli anni della neoavanguardia, o poco dopo, alcuni interpreti avevano identificato con altrettanta precisione questo elemento centrale : ricordo a tal proposito gli scritti di Angelo Guglielmi (cfr. Angelo Guglielmi, LinfernolinguisticodiManganelli, Il Verri , 14, 1964, pp. 88-91, poi in Marco Belpoliti, Andrea Cortellessa (a cura di), GiorgioManganelli, Riga , 25, 2006, pp. 206-209), Italo Calvino (cfr. Italo Calvino, Notizia suGiorgioManganelli [1965], in Idem, Saggi.1945-1985, i, a cura di Mario Barenghi, Milano, Mondadori, 1995, pp. 1153-1158, con la significativa affermazione : [Per Manganelli] lunico oggetto dello scrivere il proprio linguaggio , p. 1155), e Maria Corti (cfr. le pagine dedicate a Manganelli in Maria Corti, Principidellacomunicazioneletteraria.Introduzioneallasemiotica dellaletteratura, Milano, Bompiani, 1976, pp. 176-181, e soprattutto Eadem, Ilviaggiotestuale. Leideologieelestrutturesemiotiche, Torino, Einaudi, 1978, pp. 147-159 : per Manganelli, scrive Corti, il reale il linguaggio , p. 151). In tempi pi recenti, poi, va menzionato il bel saggio di Valentina Contini, RiflessionisullascritturadiGiorgioManganelli, in Monica Farnetti (a cura di),Geografia,storiaepoetichedelfantastico, Firenze, Olschki, 1995, pp. 135-142. Quella di Manganelli una vera e propria opera di annichilimento della referenzialit (Silvia Pegoraro, Il fool degliinferi, cit., p. 29), condotta con feroce determinazione in tutte le diramazioni di una produzione letteraria che si va rivelando sempre pi vasta, a mano a mano che vengono ripubblicati i testi affidati dallo scrittore alla stampa periodica.

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feconda collaborazione li abbia uniti in anni importanti per la nostra letteratura del Novecento.  Non sorprender allora ritrovare in Calvino, appunto in quegli anni e poco dopo lesperienza neoavanguardistica, gli argomenti contro il verosimile psicologico e in favore della letteratura artificiale e rigorosa che siamo venuti studiando. Il testo chiave il saggio pubblicato sul Giorno del 14 ottobre 1970 con cui Calvino si inserisce in una polemica tra Carlo Cassola e Pietro Citati, a proposito del romanzo e del romanzesco. A differenza di Manganelli, Calvino non butta a mare il romanzo intoto, ma soltanto la variante psicologica e verosimile, sciatta rimanenza di unepoca precedente che non ha pi nulla a che vedere, nonostante le pretese di Cassola, con il grande modello flaubertiano : Cassola dice che ha trionfato ; non si rende conto che questo trionfo una sconfitta ? Cosa pu voler dire questo trionfo, oggi ? Romanzi sbiaditi come lacqua della rigovernatura dei piatti, in cui nuota lunto di sentimenti ricucinati .  La stagione  flaubertiana, e anche quella dei sentimenti , dell adesione diretta alla vita dei grandi scrittori dellOttocento ,  per Calvino irrimediabilmente conclusa e par di risentire Bontempelli quando deplora il fatto che nei romanzieri pi celebrati dellOttocento la psicologia e i caratteri fossero fine a se stessi .  Quel che si deve fare, invece, recuperare unaltra variante del romanzo ottocentesco : quella avventurosa di Dumas e Stevenson, o nella fattispecie quella romanzesca nel senso del romance, il romanzo consapevole di s e dei propri meccanismi ed espedienti, che esibisce il suo carattere convenzionale e spettacolare , i suoi effetti , in una parola la [...] [sua] natura romanzesca di Dickens.  Calvino si schiera dunque con Citati e con la sua riabilitazione del romanzesco .  Ma interessante vedere come egli intenda il
 Si veda in proposito Marco Belpoliti, Ping-pongCalvino-Manganelli,Manganelli-Calvino, in Viola Papetti (a cura di), Lefogliemessaggere.ScrittiinonorediGiorgioManganelli, Roma, Editori Riuniti, 2000, pp. 92-113, poi in Idem, Settanta, Torino, Einaudi, 2001, cap. v, pp. 147-179.  Italo Calvino, Ilromanzocomespettacolo [1970], in Idem, Saggi.1945-1985, i, cit., p. 271.  Ibidem.  Italo Calvino, Dialogodiduescrittoriincrisi [1961], ivi, p. 82.  Massimo Bontempelli, Realismomagico, cit., p. 23.  Italo Calvino, Ilromanzocomespettacolo, cit., p. 270. Di Dickens come esempio perfetto di questo secondo tipo di romanzo si parla allinizio del saggio : cfr. ivi, pp. 269-270.  Ivi, p. 271.

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romanzo degli anni settanta, la sua contemporaneit. Facendo il punto su ci che avviene oggi nei laboratori letterari pi specializzati ,  scrive Calvino alludendo alle ricerche di strutturalisti e oulipiens delle quali ha ormai, a questa altezza cronologica, una conoscenza approfondita, ci si rende conto che la prima regola del romanzo sar la sua autonomia dal mondo dei referenti ; potremmo dire : il suo autotelismo (con una parola messa in auge proprio dagli strutturalisti, e proprio in quegli anni).  Il romanzo non deve rimandare pi a una storia (a un mondo) fuori delle proprie pagine, e il lettore chiamato a seguire solo il procedimento della scrittura, il testo nellatto dello scriversi :  qui Calvino sembra accostarsi, oltrech al Barthes di S/Z nominato subito dopo e allo strutturalismo, a quel Borges che definisce il romanzo davventura come un oggetto artificiale che non si propone come una trascrizione della realt ,  o a Bontempelli, quando invita gli scrittori a collocare un nuovo solido mondo davanti a noi , e a passeggiarlo ed esplorarlo ,  o infine al sodale Manganelli, che rivela di aver sempre lavorato nella prospettiva di un linguaggio inteso come totalit assoluta, da nientaltro attraversabile se non dal linguaggio stesso .  Perfino la parola chiave di Borges, lartificio (che poi la macchinazione o menzogna manganelliana), affiora sotto la penna di Calvino, quando questultimo scopre nella consapevolezza dei Moderni una nuova, inaspettata sorgente di romanzesco : se ora conosciamo le regole del gioco romanzesco potremo costruire romanzi artificiali, nati in laboratorio, potremo giocare al romanzo come si gioca a scacchi, [] rista Ivi, pp. 271-272.  Il postulato dellautotelismo quello secondo cui le langage potique [] trouve sa justification [] en lui-mme ; il est lui-mme sa propre fin, et non plus un moyen ; il est donc autonome, ou encore autotlique (Tzvetan Todorov, Critiquedelacritique.Unroman dapprentissage, Paris, Seuil, 1984, p. 19).  Italo Calvino, Ilromanzocomespettacolo, cit., p. 272.  Jorge Luis Borges, AldolfoBioyCasares : LinvenzionediMorel , cit., p. 768.  Massimo Bontempelli, Realismomagico, cit., p. 16.  Stefano Giovanardi, Centobreviromanzifiume, in Giorgio Manganelli, Lapenombra mentale.Intervisteeconversazioni1965-1990, a cura di Roberto Deidier, Roma, Editori Riuniti, 2001, p. 48 (anche se questa intervista di qualche anno successiva al testo calviniano citato, visto che fu concessa a Stefano Giovanardi in occasione della pubblicazione di Centuria e pubblicata sull Avanti ! dell8 aprile 1979). E subito dopo Manganelli aggiunge, citando non a caso un grande romanzo davventura, ancorch suigeneris : In questo senso credo di aver sempre avuto presente quel libro veramente seminale per tutta la letteratura moderna che lAlice di Carroll (ibidem).

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bilendo una comunicazione tra lo scrittore, pienamente cosciente dei meccanismi che sta usando, e il lettore che sta al gioco perch ne conosce le regole .  5. Bontempelli, Manganelli e Calvino scelgono dunque il romanzo davventura ; ma quale romanzo davventura ? Tutti e tre sono grandi ammiratori dei classici ottocenteschi : abbiamo gi menzionato Stevenson e Dumas ; ma non possibile, ovviamente, riproporre in pieno Novecento una forma narrativa classica, senza mutamento alcuno. Quella stagione ,  come la chiama Calvino, si conclusa ; tutta la stagione delle grandi forme ottocentesche, in verit : nessuno potr mai pi scrivere un testo come Sarrasine dal momento che, se possiamo finalmente compiere una lettura esaustiva dun romanzo classico (che qui vuol dire romantico, romanzesco) , come ha fatto Roland Barthes nel gi citato S/Z, perch si tratta duna forma morta .  E prima di Calvino, Bontempelli aveva osservato : Naturalmente, le nostre avventure col mondo non saranno le stesse che Dumas incontr nelle tre dimensioni della natura e della storia .  Non possono pi esser tali : lo impediscono i lenti funerali del romanticismo celebrati nel lasso di tempo intercorso fra i divini romanzi  del padre dei moschettieri, e lepoca stessa di Bontempelli. E allora ? Quale sar il romanzo davventura del secolo ventesimo ? Un fatto interessante che Bontempelli, Manganelli e Calvino sembrano approdare certo in contesti letterari diversi e ognuno dal proprio punto di vista alla stessa soluzione formale : ci che potremmo chiamare il romanzo liofilizzato. Il Bontempelli del biennio avventuroso (1920-1921) usa con grande abilit sia i codici del romanzo davventura che quelli del fantastico : il sottotitolo della Vitaoperosa recita Avventuredel19aMilano, tuttavia nella Vitaintensa e nella Vita operosa sono numerosi gli episodi soprannaturali, strani, prodigiosi, n mancano veri e propri pezzi fantastici incastonati in una trama

 Italo Calvino, Ilromanzocomespettacolo, cit., pp. 272-273.  Ivi, p. 271.  Massimo Bontempelli, Realismomagico, cit., p. 23.  Ivi, p. 272.  Rispettivamente ibidem e Massimo Bontempelli, Lavitaintensa, cit., p. 7.

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romanzesco-avventurosa ;  il narratore stesso della Vitaintensa definisce il terzo dei micro-romanzi che la compongono vale a dire La donnadaicapellitinticonlhenn poliziescamente avventurale e fantastico .  Ma non a caso Lavitaintensa viene battezzato Romanzo dei romanzi fin dal sottotitolo : avventura o fantastico, questi sono inprimis dei romanzi, e dunque dei micro-romanzi La coerenza fantastico-avventurosa, in Bontempelli, prende la forma della narrazione di misura breve, ma non del racconto ; questo il punto : non sono racconti, bens romanzi condensati. Potremmo aggiungere che quel plurale del sottotitolo bontempelliano significativo anche perch annuncia i romanzi fiume manganelliani di Centuria, a sua volta sottotitolato Cento piccoli romanzi fiume (sebbene Manganelli debba il suo plurale non a Bontempelli, bens a Perec, e ai romans del sottotitolo della Viemodedemploi).  Indubbiamente il Bontempelli avanguardista, con i suoi romanzi sintetici, un po futuristi e molto bontempelliani, rappresenta il pi esatto precedente della neoavanguardia manganelliana e delloulipismo calviniano. 6. Pur di non scrivere romanzi, Manganelli le prova tutte. Consapevole al pari delle avanguardie che il linguaggio non referenziale, e che di conseguenza non pu essere verosimile, Manganelli profonde unalacrit senza precedenti nella ricerca di soluzioni alternative : il trattato, il commento, il catalogo, il paradosso, il dialogo, lapocalisse, i mille generi letterari non romanzeschi o addirittura anti-romanzeschi da lui praticati. Fra tutti, non potevano mancare il fantastico e lavventuroso, considerato da Manganelli quasi come un sotto-genere del fantastico : Centuria contiene almeno una trentina o una quarantina di romanzi fantastici e/o avventurosi. E del resto, nella prima opera pubblicata da Manganelli, Hilarotragoedia
 Per unanalisi di queste due opere bontempelliane in chiave fantastica analisi che non possibile compiere qui per ragioni di spazio rimando a Stefano Lazzarin, Lacitt avventurosa :Bontempelli1920-1921, in Jacqueline Spaccini, Viviana Agostini (a cura di),LItalie magiquedeMassimoBontempelli, Caen, Presses Universitaires de Caen, 2008, pp. 87-99.  Massimo Bontempelli, Lavitaintensa, cit., p. 49.  Cfr. Georges Perec, La vie mode demploi. Romans [1978], Paris, Librairie Gnrale Franaise, 1994 ; e su Manganelli oulipien, Stefano Lazzarin, Centuria.Lesortidelfantastico nelNovecento, cit.

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(1964), figuravano gi degli inserti fantastici, utilizzati fin da allora con funzione anti-romanzesca.  Ma di nuovo, in Centuria avventura e fantastico prendono la forma di narrazioni lunghe anzi lunghissime : romanzi fiume ! condensate in forme brevi. Quelli che Manganelli ha scritto non sono racconti fantastici o avventurosi : sono romanzi liofilizzati, lunghi due paginette scarse. O anche, per usare una bella e quanto mai significativa immagine proposta dallo scrittore, dei romanzi-sonetto. Nella gi ricordata intervista con Stefano Giovanardi del 1979, Manganelli ricostruisce infatti lorigine di Centuria, che sarebbe il frutto di una singolare scommessa formale : Avevo per caso molti fogli da macchina leggermente pi grandi del normale, e mi venuta la tentazione di scrivere sequenze narrative che in ogni caso non superassero la misura del foglio : un po il mito del sonetto, cio una struttura rigida e vessatoria con la quale lo scrittore deve necessariamente misurarsi. Ma il fascino tutto qui : in un tipo di scrittura che ti obbliga allessenziale, che ti costringe a combattere contro lespansione incontrollata. Insomma, credo che se non avessi avuto quei fogli non sarei mai riuscito a scrivere questo libro .  Il romanzo-sonetto, dunque ; o anche il romanzo-corsivo, come risulta da un altro auto-commento manganelliano, questa volta tratto da un elzeviro : Che cos mai un corsivo ? Mi chiedo se sia un minimo ma solido genere letterario, imparentato con la tragedia classica [], o con il poema epico []. Ma c qualcosa che [] imparenta in modo rigoroso il corsivo al sonetto. Ed la dura brevit a cui deve obbedire []. Prima di mettersi a scrivere, il corsivista si mette in testa uno spazio, una sorta di elmo, una scansione ; cos, certo, faceva il sonettiere, quando ancora si facevano sonetti .  Ecco allora la soluzione alle intemperanze del romanzo, sul piano del verosimile e su quello della lunghezza : contro le sirene di una narrazione di eventi o situazioni verosimili , viva la gloria menzognera dellavventura o del fantastico, i due generi pi quintessenzialmente
 Cfr. Giorgio Manganelli, Hilarotragoedia [1964], Milano, Adelphi, 1987 ; e sugli inserti fantastici di questopera, Raffaele Donnarumma, HilarotragoediadiManganelli :funzione Gadda,neoavanguardia,lineaLandolfi, Nuova Corrente , xlii, 115, gennaio-giugno 1995, pp. 51-90, e Mariarosa Bricchi, Inrissaconlatrama :ledigressioniinHilarotragoedia, in Viola Papetti (a cura di), Lefogliemessaggere, cit., pp. 114-123.  Stefano Giovanardi, Centobreviromanzifiume, cit., p. 48.  Giorgio Manganelli, Leggerezzadelsonetto [2 marzo 1989], citato in Grazia Menechello, Centuria :Manganelliaspirantesonettiere, cit., pp. 209-210.

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letterari ; contro lincontinenza di una narrazione protratta ,  viva il rigore del sonetto o del corsivo, la coerenza delle forme brevi insomma, che non lasciano scampo allo scrittore. Combinando questi due (o tre, quattro) generi anti-romanzeschi, e come tali, dal punto di vista manganelliano, praticabili, versando insomma il romanzo davventura o il romanzo fantastico nel crogiuolo del sonetto o del corsivo, Manganelli ottiene dei romanzi fiume perfettamente antiromanzeschi, sfuggendo alla doppia ipoteca della narrazione protratta e verosimile. Il risultato un paradosso : un centinaio di piccoli romanzi fiume (Grazia Menechello ha giustamente osservato che il sottotitolo di Centuria un ossimoro) ;  unintera biblioteca in un libro, neanche troppo pesante : Il presente volumetto racchiude in breve spazio una vasta ed amena biblioteca ; esso infatti raccoglie cento romanzi fiume, ma cos lavorati in modi anamorfici, da apparire al lettore frettoloso testi di poche e scarne righe. [] Libriccino sterminato, insomma .  7. Infine Calvino. Non ripeteremo quanto stato detto pi volte sui suoi difficili rapporti con il genere romanzesco ; e neppure sottolineeremo, come stato fatto puntualmente da Guido Guglielmi, le affinit fra Centuria e Se una notte dinverno un viaggiatore, fra il metaromanzo che anche micro-romanzo di Calvino e quello di Manganelli.  Ricorderemo piuttosto un esempio, tanto famoso quanto chiaro, della prossimit di Calvino alle soluzioni prospettate da Bontempelli e Manganelli per uscire dallimpasse romanzesca : si tratta del ContediMontecristo, pubblicato per la prima volta in Ti conzero (1967 : lo stesso anno della Letteraturacomemenzogna). Calvino si misura qui con uno dei giganti del romanzo davventura, e in un certo senso anche il suo un romanzo davventura : solo che,
 Giorgio Manganelli, Ilromanzo, cit., p. 57.  Cfr. Grazia Menechello, Centuria :Manganelliaspirantesonettiere, cit., p. 208.  Giorgio Manganelli, Centuria.Centopiccoliromanzifiume [1979], a cura di Paola Italia, con un saggio di Italo Calvino, Milano, Adelphi, 1995, risvolto di copertina. Superfluo notare che Libriccino sterminato un altro ossimoro.  Cfr. Guido Guglielmi, Microromanzo e motto di spirito, in Idem, La prosa italiana del Novecento.UmorismoMetafisicaGrottesco, Torino, Einaudi, 1986, pp. 244-251 (il termine metaromanzo compare a p. 244).

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come suggerito da Bontempelli, rispetto allepoca di Dumas sono cambiate parecchie cose Nella riscrittura calviniana lavventura non appartiene pi alla sfera in cui agiscono Dants e Faria, bens a quella in cui si muove Dumas in persona ; se lo scrittore francese raccontava le peripezie di Faria e Dants alle prese con la Fortezza dIf, Calvino racconta quelle di Dumas (di ogni possibile romanziere) alle prese con Dants e Faria (con ogni possibile personaggio, con ogni possibile fortezza, con ogni possibile narrazione). Lavventura diventata avventura del narrare. Cos, Dants si fa palesemente figura dello scrittore egli dichiara ad es., in una delle sue riflessioni sulla struttura della Fortezza : il mio sforzo inteso a vederla con distacco, in una rappresentazione senza angoscia  e Faria assume agli occhi del compagno di prigionia le fattezze di un personaggio ,  quasi si trattasse di un omino di carta e non dellunico alleato nellimproba evasione ; perfino larrabattarsi dellabate contro il suo cieco contendente, la Fortezza, appare a Dants come lipotesi di un Faria alle prese duna [sic] fortezza ipotetica .  E gli scopi dei due personaggi calviniani sono altrettanto astratti, evanescenti, e passabilmente irrisori, se li paragoniamo a quelli drammaticamente concreti sopravvivere nella prigione, organizzare la comunicazione reciproca, progettare levasione, definire il viaggio fino allisola del tesoro che governano la condotta degli eroi di Dumas. Lobbiettivo di Faria raggiungere il luogo della molteplicit delle cose possibili :  il che ne fa un doppio di Dumas, la cui scrivania costituisce una distesa di passati e di presenti e di futuri .  E lobbiettivo di Dants sembra essere, prima ancora dellevasione, la composizione di un romanzo : Per progettare un libro o unevasione la prima cosa sapere cosa escludere .  Evadere da If come scrivere un libro ; Dants il doppio di Calvino :  per entrambi, limpresa davvero impossibile il romanzo. Ora, questo nuovo romanzo davventura che Calvino redige nella seconda met del Novecento, riscrivendo un grande classico di cen Italo Calvino, IlcontediMontecristo, in Idem, Romanzieracconti, ii, a cura di Claudio  Ivi, p. 348. Milanini, Milano, Mondadori, 1992, p. 349.  Ivi, p. 356.  Ivi, p. 349.  Ivi, p. 352.  Ivi, p. 355.  Come mostrano anche altri passi, ad es. il seguente : pi chiudo la forma della fortezza pi la semplifico, definendola in un rapporto numerico o in una formula algebrica (ivi, p. 350). Calvino descrive allusivamente, qui, la propria poetica di quegli anni.

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toventanni prima, presenta, si sa, la caratteristica di essere lungo soltanto dodici paginette Ancora una volta un micro-romanzo, insomma, o per dirla con Manganelli, una di quelle micro-narrazioni , concentrati di tutta la materia narrativa possibile ,  che avrebbero trovato posto un decennio pi tardi nella biblioteca potenziale di Centuria. E come i romanzi fiume manganelliani, il micro-romanzo calviniano anche un iper-romanzo, capace di contenere nella sua limitata estensione tutti i romanzi virtuali del Monte-Cristo ; e come tale viene definito allinterno del testo, in quella che forse la prima occorrenza del termine nella lingua italiana (anche se il prefisso iper- non poteva avere allora il significato che ha assunto oggi, nellera dellinformatica e di Internet) : liper-romanzo Montecristo con le sue varianti e combinazioni di varianti nellordine di miliardi di miliardi ma pur sempre in numero finito .  8. Tiriamo le somme. Per gli scrittori di cui ci siamo occupati il romanzo davventura la soluzione alla crisi del romanzo, e nella fattispecie alle aporie del romanzo psicologico, verosimile, informe. Il romanzo davventura tale per il suo rigore, e perch non cade nellingenua e fallace pretesa di essere verosimile. Attorno a questi due elementi di teoria del romanzo, si disegna una singolare convergenza a distanza : fra gli oggetti inventati dal realismo magico, che non imitano la realt ma si impongono a essa, le menzogne abbaglianti del fantastico e dellavventuroso secondo Manganelli, il romanzesco spettacolare e consapevole di s, perfetto come una partita a scacchi, del Calvino pi prossimo allo strutturalismo francese. E fin qui Bontempelli, Manganelli, Calvino appartengono alla stessa famiglia di Borges e Bioy Casares ; ma c anche una novit decisiva che li contraddistingue. Borges e Bioy Casares avevano raccomandato come panacea  il racconto fantastico o il romanzo davventura ; Bontempelli, Manganelli e Calvino propongono una soluzione diversa : un romanzo avventuroso o fantastico s, ma cui sono stati tolti due

 Stefano Giovanardi, Centobreviromanzifiume, cit., p. 46.  Italo Calvino, IlcontediMontecristo, cit., p. 355.  Adolfo Bioy Casares, Prefazioneallaiiedizione, cit., p. xx.

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metri cubi di aria ;  un condensato del romanzo che ne esalti la qualit virtuale ; un romanzo fiume ristretto in quaranta righe o dodici paginette, e tuttavia capace di produrre vertigini narrative, suggerire orizzonti sterminati, evocare distese di passati presenti e futuri.  Sulla via del romanzo davventura, tutti e tre gli scrittori italiani approdano alla negazione del romanzo ; e tutti e tre ne tentano allo scopo di salvarlo, ma anche di liquidarlo definitivamente, il che significa paradossalmente un po la stessa cosa la liofilizzazione : che equivale alla sua iperbolizzazione. Ossia : al posto del romanzo tradizionale, o narrazione protratta secondo lespressione di Manganelli,  Bontempelli Manganelli Calvino propongono il micro-romanzo, che per la sua brevit e densit diventa anche un concentrato di virtualit narrative, un romanzo prodigiosamente aperto, un iper-romanzo .  Una sintesi alchemica della virt quintessenziale del romanzo : tale da preservarla in un secolo difficile per il genere, e potenziarla infinitamente, nellattimo medesimo in cui dissolve la forma romanzesca. Resta da dire che, se i grandi classici del romanzo davventura, fantastico, fantascientifico erano fondamentali nella teorizzazione di Borges e Bioy Casares, coltissimi manipolatori della tradizione della letteratura artificiale ,  anche Bontempelli, Manganelli e Calvino riconoscono a quei classici un ruolo importante, e decisivo ad alcuni di loro : Dumas (e Stevenson) su tutti. Sembra allora emergere, dalla nostra indagine, una possibile linea-Dumas nella letteratura italiana del Novecento : da accostare alla linea-Stevenson la cui esistenza stata ricostruita in un bellissimo saggio da Domenico Scarpa.  Ma segnaliamo un paradosso, lennesimo : ecco un possibile filone antiromanzesco fondato sullavventuroso Dumas ; un tipo di romanzo
 Stefano Giovanardi, Centobreviromanzifiume, cit., p. 48. Si sar riconosciuta lepigrafe del presente lavoro.  Cfr. rispettivamente Massimo Bontempelli, La vita intensa, cit., p. 16 : romanzi [] vertiginosi (corsivo dellautore) ; Giorgio Manganelli, Centuria, cit., risvolto di copertina : Libriccino sterminato ; Italo Calvino, IlcontediMontecristo, cit., p. 355 : una distesa di passati e di presenti e di futuri .  Giorgio Manganelli, Ilromanzo, cit., p. 57.  Italo Calvino, IlcontediMontecristo, cit., p. 355.  Jorge Luis Borges, AldolfoBioyCasares : LinvenzionediMorel , cit., p. 768.  Alludo a Domenico Scarpa, Larcipelago, prefazione a Robert Louis Stevenson, Lisoladeltesoro [TreasureIsland, 1883], traduzione e cura di Lilla Maione, Milano, Feltrinelli, 2001, pp. 7-27.

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fortemente problematico, che germoglia sul romanzesco pi puro che abbia prodotto la grande letteratura romanzesca dellOttocento. E anche : una linea del romanzo liofilizzato unica forma nella quale il romanzo possa sopravvivere nei tempi mutati fondata sul torrenziale Dumas. Lipotesi merita forse di essere documentata meglio di quanto non sia stato fatto qui.