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SEMINARI
E CONVEGNI
Giornata di studio.
Pisa, Scuola Normale Superiore
8 febbraio 2012
Antiche stelle
a Bisanzio
Il codice Vaticano greco 1087

a cura di
Fabio Guidetti e Anna Santoni
© 2013 Scuola Normale Superiore Pisa
isbn 978-88-7642-485-4
Sommario

Presentazione
Anna Santoni 7

Il Vat. gr. 1087 e l’astronomia bizantina: cenni introduttivi


Filippomaria Pontani 9

Struttura e mani del Vat. gr. 1087 (con osservazioni


paleografiche sul copista C e il Marc. gr. 330)
Mariella Menchelli 17

Dall’arabo al greco. Considerazioni su una peculiarità


del codice Vat. gr. 1087
Amos Bertolacci 57

L’ordine delle figure nel codice Vat. gr. 1087


Allegra Iafrate 63

L’ordine degli estratti di testo nel Vat. gr. 1087


(e alcune ipotesi di lavoro)
Leyla Ozbek 69

Il testo dei Fragmenta Vaticana


nella tradizione dei Catasterismi
Jordi Pàmias 77

I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene


nelle illustrazioni del manoscritto Vat. gr. 1087
Anna Santoni 91
L’apparato iconografico del codice Vat. gr. 1087.
Per la ricostruzione dell’edizione tardoantica del corpus arateo
Fabio Guidetti 113

Bibliografia 153

Indice dei manoscritti citati 167

Indice dei nomi e delle cose notevoli 171

Illustrazioni 177
Presentazione

Il codice Vat. gr. 1087 è un documento prezioso da molti punti di


vista: è un prodotto del circolo di Niceforo Gregora, in parte di sua
mano, e ci permette di conoscere meglio l’attività del gruppo e dello
studioso; fornisce informazioni sull’astronomia bizantina e quella tar-
doantica (per la parte di commento a Tolomeo di Teone che include);
oltre a questo, conserva una serie di fogli (300r-312r) che costituisco-
no per noi la principale testimonianza dell’esistenza di edizioni greche
illustrate di Arato: contengono estratti dai Catasterismi di Eratostene,
scoli e immagini delle costellazioni di eccezionale qualità artistica.
Il codice non è mai stato oggetto di uno studio complessivo, forse
proprio per la difficoltà di riunire insieme tutte le diverse competenze
che un tale studio comporterebbe.
Per questo motivo il gruppo di ricerca sui Manoscritti astronomici
illustrati della Scuola Normale Superiore ha deciso di dedicare al codi-
ce una giornata di studio (Pisa, 8 febbraio 2012) cui hanno partecipato
studiosi di discipline diverse. L’intento era di richiamare l’attenzione
sull’importanza del codice e di contribuire a una riflessione generale
su questo documento, soffermandosi in particolare su alcuni aspetti
che lo riguardano. Senza la pretesa di offrire una trattazione esaustiva,
ci siamo posti come obiettivo di mettere a fuoco e ridiscutere insieme
almeno alcune delle molte domande che questo documento suscita.
Secondo gli interessi di ricerca dei promotori dell’iniziativa un’atten-
zione particolare è stata rivolta agli estratti aratei, ma anche altri aspetti
del manoscritto sono stati trattati.
Questo volume raccoglie i contributi di quella giornata; essi conten-
gono molti elementi nuovi per la comprensione del codice e del suo
contenuto.
Filippomaria Pontani colloca i testi astronomici contenuti nel ma-
noscritto nel contesto dell’astronomia bizantina, di cui traccia un bre-
ve profilo; Mariella Menchelli data finalmente con precisione il manu-
fatto e ne fornisce per la prima volta un’analisi codicologica completa;
Jordi Pàmias mette in luce i caratteri originali della recensio dei Ca-
8  Anna Santoni

tasterismi conservata nel codice e la loro importanza all’interno della


tradizione eratostenica; Allegra Iafrate e Leyla Ozbek analizzano in
dettaglio la disposizione dei materiali di tradizione aratea (estratti dai
Catasterismi, immagini e scoli) per ricostruire il processo formativo di
questa sezione del manufatto; Anna Santoni distingue aspetti aratei ed
eratostenici nell’insieme di questi materiali, confermando l’ipotesi di
Jean Martin della loro provenienza da un’edizione illustrata di Arato;
Fabio Guidetti ricostruisce la storia delle illustrazioni dal punto di vista
iconografico, riconducendo la loro origine alla revisione tardoantica
(IV-V secolo) del corpus arateo.

Anna Santoni
I Fenomeni di Arato e i Catasterismi
di Eratostene nelle illustrazioni del
manoscritto Vat. gr. 1087

La sezione del manoscritto Vat. gr. 1087 che comprende estratti dai
Catasterismi1 e illustrazioni celesti con scoli (ff. 300r-312r: cfr. fig. 5)
presenta così tanti problemi e domande da scoraggiare chi si avvicina
a studiarla.
Per parecchio tempo non si è neanche capito quale fosse l’origine
di questi materiali: i testi mitografici (ff. 300r; 311r-312r), individuati
da Rehm2 come estratti dai Catasterismi, costituiscono una recensio
a sé che ha avuto edizione critica e il giusto rilievo nella tradizione

  Questo lavoro non sarebbe stato possibile senza due strumenti di supporto per
la visualizzazione dei manoscritti, entrambi a libero accesso sul web: il database ico-
nografico del Warburg Institute e le schede del Saxl Project di Kristen Lippincott.
1
  Si intende convenzionalmente con questo nome parte di un’opera astronomica
attribuita a Eratostene di Cirene, della quale ci restano estratti a commento dei Fe-
nomeni di Arato; l’opera intera conteneva un’introduzione generale all’astronomia e
la trattazione sistematica di ciascuna costellazione, con l’identificazione della figura, i
miti relativi alla sua origine (i catasterismi appunto) e il catalogo delle sue stelle con
astrotesia. Abbiamo due recensioni degli estratti. La prima, denominata Epitome (il cui
manoscritto più importante è l’Edimburgensis Adv. Ms. 18.7.15, autografo di Massimo
Planude, 1290 ca.), è completa di tutte le costellazioni e ampiamente documentata;
dobbiamo la sua conservazione alla tradizione planudea di Arato. L’altra, denominata
Fragmenta Vaticana (nome attribuito agli estratti del Vat. gr. 1087 nella loro prima
edizione, Rehm 1899), è molto più incompleta quanto a numero di costellazioni ed
è rappresentata da pochi testimoni, ma conserva parti di testo molto significative per
la ricostruzione dell’originale, come dimostra il contributo di Jordi Pàmias in que-
sto volume. Documento di tradizione indiretta di straordinario valore è inoltre il De
astronomia di Igino, in particolare i libri 2 e 3. La tradizione del nostro testo, come si
vede dai suoi testimoni principali, si muove tra Planude e Gregora e lascia intravedere
possibili continuità di materiali fra i due: cfr. Bianconi 2005a e i saggi di Filippomaria
Pontani e Mariella Menchelli in questo volume.
2
  Rehm 1899.
92  Anna Santoni

del testo solo da Pàmias nel 20043; quanto alle figure, Weitzmann, che
le ha considerate nel suo studio L’illustrazione nel rotolo e nel codice,
rimandava genericamente ai Catasterismi di Eratostene o «a qualche
altro commentatore di Arato (tipo Ipparco, Diodoro di Alessandria o
altri)»4. Weitzmann dubitava della possibilità che i Fenomeni fossero
stati illustrati e relegava questa tradizione agli Aratea latini, traduzioni
e rielaborazioni dal poema di Arato.
Soltanto dopo gli studi di J. Martin5, un filologo che non ha trascu-
rato il ruolo delle illustrazioni nella ricostruzione della tradizione del
testo greco di Arato, sappiamo ormai che l’insieme di questi fogli nel
Vat. gr. 1087 rimanda a una edizione greca di Arato ampiamente com-
mentata e riccamente illustrata, della quale ci restano tracce in alcune
versioni latine (il cosiddetto Aratus Latinus primitivo e la sua recen-
sione revisionata6); lo stesso tipo di edizione commentata e illustrata
ha fatto da modello a un’edizione ugualmente illustrata e commentata
degli Aratea di Germanico7.
Ormai non possiamo più sostenere che le illustrazioni conservate

3
  Pàmias 2004a.
4
  Weitzmann 1991, p. 124; si avvicinava però di più alla verità a p. 96 dove diceva
che erano probabilmente illustrati i Catasterismi e che da questo testo le immagini do-
vevano essere state successivamente riprese nei commentari e negli Aratea latini. Non
considerava però la possibilità di edizioni greche illustrate di Arato e non riconosceva
di averne i resti davanti nel Vat. gr. 1087. Una presentazione ancora confusa di questi
estratti si legge in Haffner 1997, p. 28 e p. 176; cfr. anche McGurk 1973-1974, p.
198. Una discussione dettagliata del manoscritto è annunciata in Blume, Haffner,
Metzger 2012, p. 76, nota 117 e sarà inclusa nella seconda parte (dedicata al 1200-
1500) del loro amplissimo lavoro sui manoscritti astronomici illustrati.
5
  Martin 1956, pp. 57 e sgg. La ricostruzione della tradizione aratea proposta da
Martin appare difficile da accettare fino in fondo perché un po’ troppo rigida: egli
ipotizza infatti una sola edizione Φ che sarebbe stata una specie di modello unico, della
quale arriva a definire un paio di recensioni soltanto; tuttavia rimane fermo il punto,
da lui acquisito, che con i testi e le immagini conservati nel Vat. gr. 1087, così come
nella tradizione dell’Aratus Latinus, siamo di fronte ai discendenti di diversi esemplari
di uno stesso modello di edizione greca commentata e illustrata di Arato.
6
  In particolare l’Aratus Latinus primitivo, versione latina risalente al secondo quar-
to dell’VIII secolo e realizzata nel nord della Francia, a Corbie, da un esemplare greco
illustrato; cfr. Le Bourdellès 1985.
7
  Tale edizione include i cosiddetti Scholia in Germanicum, illustrati, sui quali cfr. le
edizioni di Breysig 1867 e di Dell’Era 1979a.
93  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

nel Vat. gr. 1087 siano direttamente quelle dei Catasterismi: dobbiamo
considerare anche Arato8. Per questo mi propongo di rivedere alcu-
ne di queste immagini tenendo presenti sia quello che ci rimane del
testo dei Catasterismi sia i Fenomeni. Prenderò in considerazione in
particolare le illustrazioni delle seguenti costellazioni: le due Orse e il
Serpente, Engonasi, il Fiume, il Centauro, il Sagittario, Asini e Mangia-
toia e le due mappe celesti, planisfero ed emisferi. Ma prima vorrei dire
qualcosa in generale sulle caratteristiche del poema di Arato, un’opera
molto diversa dai Catasterismi, e sulla funzione che gli estratti di questi
ultimi dovevano avere rispetto ai Fenomeni.
Mentre i Catasterismi raccontano sistematicamente miti di origine
di ogni costellazione (anche più di uno, con preferenza per versioni
rare, erudite e con citazioni letterarie di rimando) e di ogni costella-
zione danno un catalogo di stelle con astrotesia sulla figura9, Arato ha
per il suo poema un’altra finalità: vuole mostrare agli uomini la bene-
volenza di Zeus attraverso i segni dal cielo che il dio ha stabilito per
aiutarli nelle loro attività di vita (agricoltura, navigazione) e insegnare
loro a riconoscerli. Con questa premessa Arato realizza un’opera in
due parti: la prima di descrizione del cielo (Phaenomena) e la seconda
di presentazione dei segni veri e propri, in genere indicazioni del tem-
po meteorologico (Diosemeia).

8
  La fortuna delle illustrazioni dei Catasterismi si deve al fatto che estratti da que-
sto testo furono utilizzati per edizioni di Arato: è stato lo straordinario successo dei
Fenomeni nel mondo romano, assieme all’opera astronomica di Igino, a creare le basi
del successo della mitologia delle costellazioni e delle loro immagini secondo i Cata-
sterismi e Arato fino ai nostri giorni. Ma per quanto riguarda il Vat. gr. 1087 dire che
si tratta di immagini dai Catasterismi è davvero fuorviante.
9
 Secondo una struttura probabilmente ripresa più tardi da Igino, cfr. Martin
1956, pp. 73-125.
94  Anna Santoni

Struttura dei Fenomeni di Arato


(nella colonna di destra i soggetti che si trovano illustrati nella tradizione aratea)

vv. 1-18 Proemio: Inno a Zeus. Zeus sull’aquila


vv. 19-732 prima parte: Fenomeni.
vv. 19-26 la sfera celeste, l’asse del cielo, i poli.
vv. 26-450 costellazioni (dalle Orse al Procione): Serie delle
vv. 26-319 emisfero boreale; costellazioni
vv. 320-450 emisfero australe;
vv. 451-453 conclusione della descrizione
delle costellazioni.
vv. 454-461 pianeti. Pianeti
vv. 462-558 il passaggio del tempo, calcolato
osservando le costellazioni, il Sole
e la Luna; i cerchi celesti:
vv. 462-479 Via Lattea; Via Lattea
vv. 480-510 tropici (nord e sud);
vv. 511-524 equatore celeste;
vv. 525 -558 eclittica e Zodiaco. Zodiaco
vv. 559-732 quando sorgono e tramontano le
costellazioni dello zodiaco e altre con loro.
vv. 733-1154 seconda parte: Diosemeia o Prognostica.
vv. 733-739 giorni del mese.
vv. 740-757 tempo dell’anno.
vv. 758-1141 segni osservabili nei fenomeni
naturali e nel comportamento degli
animali:
vv. 758-777 secondo proemio (sulla navigazione
e sul saper riconoscere i segni);
vv. 778-818 segni dalla Luna; Luna
vv. 819-891 segni dal Sole; Sole
vv. 892-908 segni dalla Mangiatoia; Mangiatoia
vv. 903-1043 segni da venti, pioggia, nuvole, Venti
uccelli e altri animali;
vv. 1044-1141 segni dalle stagioni, dalle Stagioni
piante, dalle comete, nell’estate
dagli uccelli; segni di cattivo
tempo dagli animali.
vv. 1142-1154 conclusione.

Gran parte dei Fenomeni (vv. 26-453) è occupata dalla descrizione


poetica di una mappa del cielo, che deve appunto servire a riconoscere
le costellazioni, segno dell’amore di Zeus per gli uomini: questa è la
95  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

sezione del poema in cui si concentra la maggioranza dei commenti


e delle illustrazioni inserite nel testo. In questi versi però raramente
Arato si sofferma a raccontare miti di catasterismo10 e lo fa solo in casi
in cui la costellazione rivesta un grande significato per lui: le Orse e
il Serpente, la Vergine, Pegaso e poco altro. Di ciascuna costellazio-
ne non dà neanche un catalogo stellare: si limita a ricordare stelle che
sono particolarmente note, luminose o che definiscono la forma della
costellazione in modo da renderla riconoscibile a chi guarda (per es. le
4 che segnano il quadrato del Cavallo).
Inseriti all’interno dei Fenomeni o usati a commento, gli estratti dai
Catasterismi servivano dunque a completare le informazioni fornite dal
poema per ciascuna costellazione su questi due aspetti: mito e catalogo.
È presumibilmente in questo modo che anche le immagini delle costel-
lazioni sono entrate nella tradizione aratea, grazie ai Catasterismi. Le
immagini delle singole costellazioni costituivano in origine non tanto
una decorazione del testo, quanto un significativo supporto scientifi-
co, perché permettevano di rappresentare la disposizione delle stelle
sulle figure11, dunque erano davvero utili solo quando si introduceva il
catalogo stellare con astrotesia. E infatti in genere negli Aratea latini,
dove abbiamo molti esempi di illustrazioni, le figure si trovano proprio
alla fine dell’estratto di commento, dopo il catalogo stellare12 (fig. 6).
Negli estratti conservati nel Vat. gr. 1087, sia nel testo che nelle fi-
gure, è evidente uno scarsissimo interesse per il catalogo stellare13: nei

10
  Anche se dimostra di conoscerne di più di quelli che tratta: Martin 1998, II, p.
162.
11
  Altre illustrazioni potevano arricchire il poema (Zodiaco, mappe celesti etc.),
come si vede anche nei nostri fogli.
12
 Come si vede negli Aratea di Germanico, sia con gli Scholia Basileensia (es.
Aberystwyth, National Library of Wales, ms. 735C) che con gli Scholia Strozziana (es.
Madrid, Biblioteca Nacional de España, ms. 19). I due manoscritti sono visibili, rispet-
tivamente, nelle collezioni digitali della National Library of Wales (<http://www.llgc.
org.uk/index.php?id=250>) e nella Biblioteca Digital Hispánica (<http://www.bne.es/
es/Catalogos/BibliotecaDigital>: digitare nel campo ‘Signatura’ la stringa ‘Mss/19’).
13
  Due aggiunte del nostro commentatore (Gregora) introducono qualche notazio­
ne sulle stelle. La prima negli estratti di testo, sulla stella Protrigete della Vergine e le
stelle della Chioma di Berenice (Vat. gr. 1087, f. 300r): ἐν τῷ δεξιῷ ὤμῳ τῆς Παρθένου
κεῖται ἀστὴρ λαμπρός, καλούμενος Προτρυγητήρ. πρὸ γὰρ τῆς τοῦ τρυγητοῦ ὥρας
ὀλίγον προανατέλλει. καὶ πλησίον αὐτοῦ εἰσὶν ἕτεροι δ᾽ ἀστέρες καλοί, εἷς μὲν πρὸ
ποδῶν αὐτῆς, εἷς δὲ ὑπὸ τοὺς ὤμους, εἷς δὲ κάτω τῆς ὀσφύος, ἕτερος δὲ μεταξὺ
96  Anna Santoni

testi la parte catalogica è in genere caduta e si è conservato solo il mito,


mentre i disegni delle costellazioni non presentano stelle. Questo può
dipendere da molti motivi, ma non è superfluo ricordare che gli astro-
nomi bizantini disponevano del catalogo celeste di Tolomeo, molto
più ricco e accurato, quindi forse non erano affatto interessati a questa
parte del commento ad Arato. Tuttavia sappiamo che anche questa re-
censio degli estratti dei Catasterismi conservava anche il catalogo stel-
lare, come si vede da altri testimoni14; anche se è difficile poter afferma-
re con certezza se il loro archetipo avesse immagini delle costellazioni
con le stelle oppure no, mi sembra che tracce in senso affermativo si
possano vedere nella figura di Orione, nei segni che l’illustratore ha
riprodotto come decorazioni alla cintura e sul ginocchio (fig. 7).
Comunque resta il fatto che per seguire la descrizione delle costella-
zioni nel testo di Arato sarebbe stata sufficiente una mappa o una sfera.
Sicuramente Arato si era servito di una mappa celeste nel comporre
questi versi: non aveva certo in mente tutte le costellazioni e la loro
disposizione una rispetto all’altra come le rappresenta. Se dobbiamo
credere alla tradizione che il re Antigono stesso lo avesse esortato a
mettere in versi l’opera di Eudosso15, ancora di più diventa verosimile
che egli avesse davanti proprio un modello della sfera celeste di cui Eu-
dosso sarebbe stato l’inventore16 e cioè una sfera con disegnate sopra,
per la prima volta secondo Cicerone, tutte le figure delle costellazioni.
L’operazione di inserire estratti da un opera in un’altra con caratte-

τῆς οὐρᾶς καὶ τῶν ὀπισθίων γονάτων τῆς Ἄρκτου τῆς μεγάλης. εἰσὶ τοίνυν οὗτοι
ἀστέρες ἀκατονόμαστοι ε´, καὶ οὐκ ἐπί τινι εἰδώλῳ κείμενοι. Κόνων δὲ ὁ μαθηματικὸς
Πτολεμαίῳ χαριζόμενος Βερενίκης πλόκαμον ἐξ αὐτῶν κατηστέρισεν. ἦν γὰρ ἡ
Βερενίκη Αἰγυπτία γυνὴ τοῦ Πτολεμαίου τοῦ πρώτου
(schol. in Arat. vet. 137, p.
143,3-13 Martin). La seconda si legge nello scolio all’immagine del Leone e rammenta
Regolo, la stella del re (Vat. gr. 1087, f. 307r): ὁ Λέων ἔχει ἐπὶ τῆς καρδίας ἀστέρα
λαμπρὸν Βασιλίσκον λεγόμενον, ὃν οἱ Χαλδαῖοι νομίζουσιν ἄρχειν τῶν οὐρανίων (sch.
in Arat. vet. 148, p. 151,12-14 Martin).
14
 Cfr. Pàmias 2004a.
15
  schol. in Arat. vet. p. 8,6-11 Martin: τοῦ βασιλέως Εὐδόξου ἐπιγραφόμενον
βιβλίον Κάτοπτρον δόντος αὐτῷ καὶ ἀξιώσαντος τὰ ἐν αὐτῷ καταλογάδην λεχθέντα
περὶ τῶν φαινομένων μέτρῳ ἐντεῖναι καὶ ἅμα εἰπόντος, ὡς εὐδοξότερον ποιεῖς τὸν
Εὔδοξον ἐντείνας τὰ παρ᾽ αὐτῷ κείμενα μέτρῳ.
16
  Cic. rep. 1,14,22: «et eam a Thalete Milesio primum esse tornatam, post autem
ab Eudoxo Cnidio, discipulo ut ferebat Platonis, eandem illam astris quae caelo inhae­
rerent esse descriptam; cuius omnem ornatum et descriptionem sumptam ab Eudoxo
97  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

ristiche, struttura, esigenze diverse deve aver comportato alterazioni


dell’originale. Possiamo riconoscere con sicurezza modifiche nell’or-
dine di esposizione delle costellazioni17 dai Catasterismi originali ad
Arato, modifiche che si ritrovano in tutte le recensioni degli estratti
che ci sono state conservate, compresi i nostri18.
Un discorso complessivo sui testi e le immagini, invece, mi pare an-
cora difficile da fare e presuppone una analisi sistematica di ogni co-
stellazione, caso per caso, tenendo presente il testo dei Catasterismi,
quello di Arato e le illustrazioni in tutta la tradizione aratea19. Come
piccolo passo in questa direzione mi propongo di osservare alcune
immagini del nostro manoscritto rispetto ai due testi, Catasterismi e
Fenomeni, per cercare di capire il loro rapporto rispetto a entrambi e
per vedere se ci aiutano a definire le caratteristiche del manufatto ori-
ginario da cui provengono.

Le due Orse e il Serpente

In Arato20 queste tre costellazioni costituiscono un gruppo anche dal


punto di vista della loro origine mitica: sono due nutrici di Zeus, Elice
e Cinosura, che Zeus ha trasformato in Orse (e sé stesso in Serpente21)
per nasconderle a Crono. Esse occupano una posizione significativa in
cielo, perché tengono fissa la volta celeste: passa da qui l’asse celeste e
questa è la parte di cielo sempre visibile alle nostre latitudini. Perciò
il mito con il collegamento a Zeus è pieno di significato per il poeta: è
Zeus che tiene il cielo. L’immagine nel nostro Vat. gr. 1087 (fig. 8) è
coerente con i versi di Arato e il nostro commentatore, Gregora, nelle
didascalie conserva anche le denominazioni mitologiche aratee di Eli-

multis annis post non astrologiae scientia sed poetica quadam facultate versibus Ara-
tum extulisse».
17
 Cfr. Martin 1956, pp. 104 sgg. per la sequenza originale delle costellazioni in
Eratostene.
18
  Cfr. Περὶ τῆς Λύρας (Vat. gr. 1087, f. 311r).
19
 Per quanto tendenzialmente caratterizzata da un atteggiamento conservatore
comune all’illustrazione dei testi scientifici (Weitzmann 1991, pp. 173-174), la ripro-
duzione delle immagini della tradizione aratea conserva alcune varianti iconografiche,
oltre alle normali differenze dovute allo stile.
20
  Arat. 26-42.
21
  Arat. 46: μέγα θαῦμα, Δράκων; cfr. ibid. 15 Χαῖρε, πάτερ, μέγα θαῦμα.
98  Anna Santoni

ce e Cinosura, invece di chiamarle semplicemente Arktoi, come è nella


tradizione astronomica22.
Questa illustrazione delle due Orse insieme al Serpente è costante
in tutta la tradizione aratea23; in questo caso, in particolare, la posi-
zione del Serpente, che con l’estremità della coda è allineato alla te-
sta dell’Orsa Maggiore, mentre chiude con una spira l’Orsa Minore,
corrisponde esattamente alla descrizione poetica dei Fenomeni24. Nei
Catasterismi25 invece le due Orse sono immagini dello stesso perso-
naggio mitico, Callisto, principessa di Arcadia, amata da Zeus e madre
di Arcade, identificato a sua volta con Boote. Il Serpente26 non ha a che
fare con loro, ma con la costellazione di Engonasi: è il serpente messo
da Era a guardia del giardino delle Esperidi, che viene ucciso da Ercole;
i due in lotta rappresentano un gruppo in cielo.
Per questo per le Orse e il Serpente possiamo pensare che siamo di
fronte a una illustrazione concepita proprio tenendo presente il testo
di Arato, prescindendo dal commento estratto dai Catasterismi, che
parlava di Callisto. Il commentatore delle figure nel nostro Vat. gr.
1087 (Gregora) non aveva a disposizione la parte dei Catasterismi re-
lativa alle Orse e al Serpente, che appunto manca negli estratti27, e per
compensare questa mancanza ha aggiunto alla figura un breve scolio
che racconta esattamente il mito arateo, come la figura richiede, e che
si allinea come contenuto agli scoli ad Arato che conosciamo28.

22
  Lo stesso avviene con il Fiume che ha la didascalia: ποταμός ᾽Ηριδανός: anche
questo piccolo particolare mi pare riveli l’interesse per la mitologia celeste che spiega la
presenza dei nostri estratti all’interno di un codice di astronomia scientifica.
23
  In Germanico così come nell’Arato Latino, nel De signis e nel De ordine. Questo
gruppo è uno degli elementi che ci indicano che il nostro immaginario celeste proviene
sì in gran parte dalle illustrazioni dei Catasterismi, ma in modo mediato attraverso
l’illustrazione di Arato.
24
  Arat. 50-52: ἡ μέν οἱ ἄκρη / οὐρὴ παρ κεφαλὴν Ἡλίκης ἀποπαύεται Ἄρκτου· /
σπείρῃ δ᾽ ἐν Κυνόσουρα κάρη ἔχει. Cfr. Dekker 2013, p. 171, a proposito del plani­
sfero.
25
  Eratosth. cat. 1 e 2.
26
  Eratosth. cat. 3.
27
  Gli estratti dei Catasterismi relativi a Orsa Maggiore, Orsa Minore, Serpente e
Engonasi mancano nel nostro manoscritto, ma sono conservati da altri testimoni di
questa recensione (Scorialensis Σ III 3, XV sec., e Salmaticensis 233, XV sec.) oltre che
dalla recensio E: cfr. Pàmias 2004a.
28
  Vat. gr. 1087, f. 305r: φασὶν ὅτι ὁ Ζεὺς ἐν Κρήτῃ τιθηνούμενος, εἶτα φοβηθεὶς
99  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

Scoli e Catasterismi

Qualcosa del genere si può affermare per molti degli scoli alle fi-
gure presenti nel manoscritto. All’immagine dello Zodiaco il nostro
commentatore aggiunge un breve scolio per i Gemelli, dei quali non
possiede né l’estratto di testo né la figura singola; in esso riprende l’in-
terpretazione dei Catasterismi: la costellazione rappresenta i Dioscuri,
onorati in cielo per il loro eccezionale amore fraterno29. Bisogna dire
però che in questo caso non c’era contrasto con Arato, perché nei Fe-
nomeni non è proposta alcuna identificazione mitica; inoltre questa
stessa versione del catasterismo si ritrova in forma più ampia proprio
negli scoli ad Arato. Lo stesso vale per il Cancro, per il quale Gregora
aggiunge un altro scolio allo Zodiaco30, e per il Leone, che è la terza di
queste costellazioni zodiacali rammentate insieme in Arato senza con-
notazione mitologica31 ed è, come le altre due, assente negli estratti dai
Catasterismi; questo scolio è uno dei pochi che mostra interesse per le
stelle come si è detto32.
A Cassiopea è aggiunto uno scolio che racconta l’intero mito in ter-
mini tradizionali e descrive la scena celeste; l’autore si sofferma però
anche a spiegare il dettaglio iconografico degli oggetti personali di An-
dromeda, esposti insieme a lei nell’illustrazione, rivelando così che il
suo testo è nato guardando la figura33. Questo dettaglio rende lo scolio
unico e diverso dagli altri aratei.

τὸν Κρόνον μετεσχηματίσθη αὐτὸς μὲν εἰς δράκοντα, τὰς δὲ μαίας μετεποίησεν εἰς
ἄρκτους (schol. in Arat. vet. 46, p. 93,8-11 Martin). La denominazione del Serpente
come Drakon è aratea, mentre i Catasterismi usano ancora l’antico nome di Ophis, poi
sostituito con Drakon probabilmente per evitare l’omonimia con il serpente dell’O­
fiuco.
29
 
Vat. gr. 1087, f. 302r: οἰ Δίδυμοι λέγονται εἶναι οἱ Διόσκουροι, ὑπερβαλόντες δὲ
τῇ φιλαδελφίᾳ πάντας, ἠξιώθησαν οὐρανίου τιμῆς (schol. in Arat. vet. 147, p. 149,5-7
Martin).
30
 
Vat. gr. 1087, f. 302r: ὁ Καρκίνος ἐτέθη ἐν τοῖς ἄστροις ἐξ οἰκονομίας τῆς Ἥρας
διότι τῶν ἄλλων βοηθούντων τῷ Ἡρακλεῖ ὅτε ἐμάχετο τῇ Ὕδρα ἔδακεν αὐτοῦ τὸν
πόδα σπουδῇ ἐπελθών (schol. in Arat. vet. 147, p. 151,8-11 Martin).
31
  Arat. 147-149.
32
 Cfr. supra nota 13. Lo scolio ricorre nella tradizione scoliastica di Arato: cfr. schol.
in Arat. vet. 148, p. 151,12-14 Martin.
33
 
Vat. gr. 1087, f. 308r: ἡ Κασσιέπεια, γυνὴ οὖσα τοῦ Κηφέως, ἤρισε ταῖς Νηρηΐσι
περὶ κάλλους. αἱ δὲ ὀργισθεῖσαι κῆτος ἐπαφῆκαν τῇ Αἰθιοπίᾳ. ἔχρησεν οὖν ὁ θεός, εἰ
100  Anna Santoni

In modo tradizionale e molto più ampio rispetto agli scoli aratei è


raccontata anche l’avventura degli Argonauti a commento della co-
stellazione Argo34: tuttavia questo scolio non descrive le caratteristiche
straordinarie della nave ricordate nei Catasterismi e che ne giustifica-
no, secondo la versione eratostenica, la collocazione fra le stelle.
Per il Capricorno lo scolio rimanda a una versione confusa del rac-
conto eratostenico che conserva il legame con Pan, la partecipazione
allo scontro con i Titani e la natura anfibia della creatura35 e che si
ritrova, simile ma non identica, negli scoli ad Arato. χέρσυδρος è ter-
mine di uso zoologico e medico e non appartiene al linguaggio della

μὴ ἡ ταύτης θυγάτηρ Ἀνδρομέδα ἐκδοθῇ τῷ κήτει, μὴ παύσασθαι τὸ δεινόν. ὅθεν καὶ


προετέθη μετὰ τῶν οἰκείων κόσμων, προσηλώθη δὲ ἵνα μὴ ἀποδράσῃ. μέλλοντος δὲ
ἤδη τοῦ κήτους ἐξιέναι καὶ βορὰν ποιεῖσθαι αὐτήν, παριὼν ὁ Περσεὺς τὸ μὲν κῆτος
[…] ἀπέκτεινε, τὴν δὲ Ἀνδρομέδαν ἠλευθέρωσε. πάντες γοῦν κατηστερίσθησαν
ἁπλώσαντες τὰς χεῖρας, ὥσπερ ὑπόμνημα τοῦ πάθους φέροντες (schol. in Arat. vet.
179, p. 171,1-11 Martin).
34
  Vat. gr. 1087, f. 306v: Ἀργὼ ἐκλήθη κατ᾽ ἀντίφρασιν ὡς σύντομος. κατεσκεύασε
δὲ αὐτὴν ὁ Ἰάσων. κατὰ κλέος ἀείμνηστον ἐβουλήθη ἀπελθεῖν καὶ λαβεῖν τὸ
χρυσόμαλλον δέρος ἐκ τῆς Κολχίδος φυλαττόμενον ἐκεῖσε ἐν τῷ ναῷ τοῦ Ἄρεως.
ἦν δὲ τοῦτο τοῦ κριοῦ τοῦ διακομίζοντος ἐκ τῆς Ἑλλάδος εἰς Εὐρώπην τὸν Φρίξον
καὶ τὴν Ἕλλην. εἶτα κατακρημνισθείσης τῆς Ἕλλης ἐν τῷ Ἑλλησπόντῳ διεσώθη ὁ
Φρίξος ἄχρι τῆς Κολχίδος, ἔνθα θύσας τῷ Ἄρει τὸν κριὸν ἀνέθηκε τὸ χρυσόμαλλον
αὐτοῦ δέρος ἐν τῷ ναῷ τοῦ Ἄρεως, καὶ ἦν ἀξιάκουστον. συναγαγὼν δὲ ὁ Ἰάσων ἐκ
τῆς Ἑλλάδος νδ´ ἄνδρας ῥωμαλέους, ὧν ἦν καὶ Ἡρακλῆς, καὶ οἱ δύο Διόσκουροι, καὶ
Ὀρφεὺς ὁ Θρᾷξ καὶ Τελαμὼν καὶ Ἀταλάντη, ἀπελθὼν οὖν μετ᾽ αὐτῶν ὁ Ἰάσων ἐν τῇ
Κολχίδι ἐνέτυχε πρῶτον τῇ Μηδείᾳ τῇ θυγατρὶ τοῦ Αἰήτου τηνικαῦτα βασιλεύοντος
τῆς Κολχίδος καὶ τῶν Κόλχων, ἣ ἐρασθεῖσα τοῦ Ἰάσωνος ὡδήγησεν αὐτὸν ἐπὶ τὴν
ἁρπαγὴν τοῦ δέρους καὶ οὕτω λαβὼν ὁ Ἰάσων τὸ δέρος καὶ κατατροπωσάμενος τοὺς
ἀναστάντας ἐπανῆκεν εἰς τὴν Ἑλλάδα μετὰ τῆς Ἀργοῦς καὶ τῶν Ἀργοναυτῶν (schol.
in Arat. vet. 348, p. 251,3-22 Martin); cfr. Eratosth. cat. 35: Αὕτη διὰ τὴν ᾽Αθηνᾶν ἐν
τοῖς ἄστροις ἐτάχθη· πρώτη γὰρ αὕτη ναῦς κατεσκευάσθη [καὶ ἀρχῆθεν ἐτεκτονήθη],
ϕωνήεσσα δὲ γενομένη πρώτη τὸ πέλαγος
διεῖλεν ἄβατον ὄν, ἵν᾽ ᾖ τοῖς ἐπιγινομένοις
παράδειγμα σαϕέστατον· εἰς δὲ τὰ ἄστρα ὑπετέθη τὸ εἴδωλον οὐχ ὅλον αὐτῆς, οἱ δ᾽
οἴακές εἰσιν ἕως τοῦ ἱστοῦ σὺν τοῖς πηδαλίοις, ὅπως ὁρῶντες οἱ τῇ ναυτιλίᾳ χρώμενοι
θαρρῶσιν ἐπὶ τῇ ἐργασίᾳ, αὐτῆς τε ἡ δόξα ἀγήρατος διαμείνῃ οὔσης ἐν τοῖς θεοῖς.
35
 Vat. gr. 1087, f. 304v: εἰς Αἰγόκερων μετεσχηματίσθη ὁ Πὰν διωκόμενος καὶ
αὐτὸς μετὰ τῶν ἄλλων θεῶν ὑπὸ τῶν Τιτάνων, καὶ διὰ τοῦτο κατηστερίσθη καὶ ὁ
Αἰγόκερως. ἐστὶ δὲ χέρσυδρος, διὸ καὶ οὐρὰν ἔχει ἰχθύος (schol. in Arat. vet. 283, p.
220,11-14 Martin).
101  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

mitologia astronomica. Il suo sinonimo χέλυδρος invece ha lasciato


tracce nella tradizione latina altomedievale36.
Infine le immagini dell’Uccello e dell’Acquario hanno ciascuna un
brevissimo scolio che, anche in questo caso, compensa l’assenza dell’e-
stratto dai Catasterismi. Il primo è identificato con il cigno in cui Zeus
si trasformò per sedurre Leda37. Questa è una versione comune del
mito rispetto a quella più rara e locale proposta nei Catasterismi, dove
l’oggetto della seduzione era Nemesi38. Infine l’Acquario, esattamente
come nei Catasterismi, è Ganimede, il giovane troiano amato da Zeus
che il dio ha portato sull’Olimpo a servire come coppiere degli dei39.
Complessivamente le note mostrano un materiale mitico che si rifà in
gran parte agli scoli ad Arato, incluse versioni vulgate dai Catasterismi;
in genere le note non contraddicono Arato, anche perché quest’ultimo
in molti casi non dà miti di identificazione delle costellazioni. Non tut-
to di queste note si ritrova negli scoli ad Arato, però: ci sono elementi
eterogenei come lo scolio al caduceo di Hermes40, il lungo racconto
degli Argonauti, le osservazioni sull’immagine precisa di Andromeda,
o il raro termine χέρσυδρος per indicare il Capricorno.

Engonasi e il Serpente

Torniamo alle figure e vediamo subito che con Engonasi (fig. 9) le


cose vanno diversamente da quanto abbiamo osservato a proposito del
gruppo di Orse e Serpente. Arato descrive Engonasi come l’immagi-
ne di un uomo in condizione di sforzo, inginocchiato appunto, con le
braccia alzate e ben distanziate, e sentenzia, a scanso di equivoci, che

36
  Le Bourdellès 1985, pp. 63-69.
37
  Vat. gr. 1087, f. 304v: Ὄρνις κύκνος ᾧ ὁμοιωθεὶς ὡμίλησε Λήδᾳ ὁ Ζεύς (lettura di
M. Menchelli e F. Pontani). Cfr. schol. in Arat. vet. 275, p. 216,1-13 Martin.
38
  Eratosth. cat. 25 (anche se quest’ultima era la versione più popolare secondo
gli scoli ad Arato!).
39
  Vat. gr. 1087, f. 304v: Ὑδροχόος ὁ καὶ Γαννυμήδης κενῶν τὸ νέκταρ (lettura di
M. Menchelli e F. Pontani). Cfr. schol. in Arat. vet. 283, pp. 219,19-220,4 Martin e
Eratosth. cat. 26.
40
  Vat. gr. 1087, f. 301v, a Hermes: Κηρύκειον, ὃ καὶ [φορεῖν?] εἰώθασιν οἱ περὶ
[τῶν?] σπονδῶν καὶ διαλλαγῶν τοὺς λόγους ποιούμενοι. Devo questa lettura a Ma-
riella Menchelli, la quale mi suggerisce che questa nota possa derivare da un passo di
Diodoro Siculo (D.S. 5,75,1), di cui Gregora possedette e annotò il codice Vat. gr. 130.
102  Anna Santoni

nessuno può dire chi sia, anche se aggiunge che poggia la punta del
piede destro sulla testa del Serpente41.
Nei Catasterismi la sua vicinanza al Serpente è invece un argomento
per identificare la costellazione con Ercole; Engonasi è rappresentato
in modo diverso da come lo rappresenta Arato: tiene in una mano la
clava (con tanto di stella con questo nome, ignota ad Arato) e sull’altro
braccio la pelle di leone42.
In questo caso l’illustrazione è fedele al testo dei Catasterismi e rap-
presenta una scena con le due costellazioni: Engonasi è definitivamen-
te Ercole che brandisce la clava contro il Serpente, il quale sta proprio
attorcigliato intorno all’albero dai frutti d’oro. L’estratto dai Cataste-
rismi manca nel Vat. gr. 1087. La didascalia comunque riproduce il
nome astronomico di Engonasi e non dà identificazione mitologica
alla figura, coerentemente con quanto afferma Arato.
I due gruppi di costellazioni che abbiamo considerato (Orse e Ser-
pente; Serpente e Engonasi) ricorrono in questo modo in tutta la tra-
dizione illustrata aratea, non solo nel nostro manoscritto. Essi ci fan-
no pensare che l’illustrazione del testo di Arato non deve essere stata
una semplice riproduzione passiva di quello che si trovava nei Cata-
sterismi né un’operazione del tutto indipendente da essi, ma sembra
aver prodotto una specie di conciliazione fra i due testi, anche a spese
della coerenza con l’uno o con l’altro. Lo stesso serpente ad esempio
è prima il Serpente divino delle Orse e poi il mostro contro cui lotta
Ercole.

41
  Arat. 63-70: Τῇ δ᾽ αὐτοῦ μογέοντι κυλίνδεται ἀνδρὶ ἐοικὸς / εἴδωλον· τὸ
μὲν οὔτις ἐπίσταται ἀμϕαδὸν εἰπεῖν, / οὐδ᾽ ὅτινι κρέμαται κεῖνος πόνῳ, ἀλλά μιν
αὕτως / ᾽Ενγόνασιν καλέουσι. Τὸ δ᾽ αὖτ᾽ ἐν γούνασι κάμνον / ὀκλάζοντι ἔοικεν·
ἀπ᾽ ἀμϕοτέρων δέ οἱ ὤμων / χεῖρες ἀείρονται· τάνυταί γε μὲν ἄλλυδις ἄλλη / ὅσσον
ἐπ᾽ ὄργυιαν· μέσσῳ δ᾽ ἐϕύπερθε καρήνῳ / δεξιτεροῦ ποδὸς ἄκρον ἔχει σκολιοῖο
Δράκοντος.
42
  Eratosth. cat. 4: οὗτος, ϕασίν, Ἡρακλῆς ἐστιν ὁ ἐπὶ τοῦ ῎Οϕεως βεβηκώς· ἐν
ἀγῶνι δὲ ἕστηκε τότε ῥόπαλον ἀνατετακὼς
καὶ τὴν λεοντῆν περιειλημένος· λέγεται
δέ, ὅτε ἐπὶ τὰ χρύσεα μῆλα ἐπορεύθη, τὸν ὄϕιν τὸν τεταγμένον ϕύλακα ἀνελεῖν. […]
ἔστι δὲ ὁ μὲν ὄϕις μετέωρον ἔχων τὴν κεϕαλήν, ὁ δ᾽ ἐπιβεβηκὼς αὐτῷ τεθεικὼς τὸ
ἓν
γόνυ, τῷ δ᾽ ἑτέρῳ ποδὶ ἐπὶ τὴν κεϕαλὴν ἐπιβαίνων, τὴν δὲ δεξιὰν χεῖρα ἐκτείνων,
ἐν ᾗ τὸ ῥόπαλον, ὡς παίσων, τῇ δ᾽ εὐωνύμῳ χειρὶ τὴν λεοντῆν περιβεβλημένος. Cfr.
già Eratosth. cat. 3.
103  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

Il Fiume

Un problema di accordo fra Arato e i Catasterismi pone l’illustrazio-


ne della costellazione del Fiume (fig. 10). La prima osservazione da fare
è che nel nostro manoscritto il fiume è rappresentato a mezzo busto,
secondo una iconografia nota nel mondo antico per i fiumi, ma davve-
ro rara nella tradizione aratea medioevale, dove in genere il dio com-
pare raffigurato a figura intera (sia pure con varianti: seduto, sdraiato,
mentre nuota fra le onde, con vari attributi43; cfr. fig. 11).
Secondo Arato questa costellazione è da identificare con un resto
dell’Eridano «pieno di pianto»44. Il mito a cui allude il poeta è quello
di Fetonte, il figlio di Helios, che volle guidare il carro del padre senza
esserne capace. La folgore di Zeus colpì Fetonte assieme al fiume Eri-
dano e Arato usa l’aggettivo «molto pianto» per alludere alle Eliadi che
versano sul fiume il loro pianto per la morte del fratello45.
Nei Catasterismi invece l’identificazione di Arato è rifiutata come
senza fondamenti, a favore del Nilo, l’unico fiume che scorre da sud a
nord. Inoltre, dice il testo, al di sotto della costellazione, alla sua estre-
mità, si trova Canopo, l’ultima stella visibile a sud nel cielo dei Greci:
un altro segno che il fiume va identificato con il Nilo, visto che la lo-
calità di Canopo si trova proprio alla foce di questo fiume; infine, se-
condo i Catasterismi la costellazione del Fiume ha alla foce sette stelle,
che corrispondono ai sette rami del Delta del Nilo46. In verità l’ipotesi
di Eratostene poteva piacere all’ambiente alessandrino in cui era stata
proposta, ma non ha avuto successo nella tradizione: l’interpretazione
di Arato si è imposta al punto che il Fiume oggi porta proprio il nome
ufficiale di Eridanus.

43
  Molto più raramente, nella tradizione aratea, la costellazione è raffigurata come
un semplice fiume di stelle: cfr. Lippincott 2009.
44
  Arat. 359-360: οἶον γὰρ κἀκεῖνο θεῶν ὑπὸ ποσσὶ ϕορεῖται / λείψανον
᾽Ηριδανοῖο, πολυκλαύτου ποταμοῖο.
45
 Cfr. schol. in Arat. vet. 359, p. 254,1-8 Martin.
46
  Eratosth. cat. 37: οὗτος ἐκ τοῦ ποδὸς τοῦ Ὠρίωνος τοῦ ἀριστεροῦ τὴν ἀρχὴν
ἔχει· καλεῖται δὲ κατὰ μὲν τὸν ῎Αρατον ᾽Ηριδανός· οὐδεμίαν δὲ ἀπόδειξιν περὶ
αὐτοῦ ϕέρει.
ἕτεροι δέ ϕασι δικαιότατον αὐτὸν εἶναι Νεῖλον· μόνος γὰρ οὗτος ἀπὸ
μεσημβρίας τὰς ἀρχὰς ἔχει. πολλοῖς δὲ ἄστροις διακεκόσμηται. ὑπόκειται δὲ αὐτῷ
καὶ ὁ καλούμενος ἀστὴρ Κάνωβος, ὃς ἐγγίζει τῶν πηδαλίων τῆς ᾽Αργοῦς· τούτου δὲ
οὐδὲν ἄστρον κατώτερον ϕαίνεται, διὸ καὶ Περίγειος καλεῖται. ῎Εχει δὲ ἀστέρας [ἐπὶ
τῆς κεϕαλῆς α´], ἐπὶ τῇ πρώτῃ καμπῇ γ´, ἐπὶ τῇ δευτέρᾳ γ´, ἐπὶ τῆς τρίτης ἕως τῶν
ἐσχάτων ζ´, ἅ ϕασιν εἶναι τὰ στόματα τοῦ Νείλου· τοὺς πάντας ιγ´.
104  Anna Santoni

Ma la nostra figura non rappresenta Eridano, rappresenta il Nilo47:


ce lo indicano senza ombra di dubbio non la cornucopia o la pianta
palustre, ma il reticolo a sette rami48 su cui è poggiata la figura del dio
a mezzo busto; non si tratta di una base senza significato, come pare
averla riprodotta il nostro copista, ma dei sette rami d’acqua che co-
stituiscono per i Greci, da tempi remoti, la caratteristica del Nilo, il
fiume dalle sette correnti49. Sette sono anche, come si è visto, le stelle
che si trovano alla fine della costellazione nel catalogo eratostenico: e
sette sono coerentemente anche i frutti nella cornucopia che il fiume
tiene nel braccio sinistro50. L’iconografia non è tanto lontana da quella
che troviamo per il Nilo in un tessuto copto del IV sec.: non ci sono le
sette bocche, ma il simbolico numero 7 ricorre nei boccioli di loto che
incorniciano il fiume (fig. 12).
Questo particolare delle sette bocche, per quanto ho visto, è un uni-
cum del nostro manoscritto. I pochi manoscritti di Aratea che ripren-
dono l’iconografia del dio a mezzo busto appartengono al filone dell’A-
ratus Latinus, cioè a un testo latino che è traduzione (e rielaborazione
nelle sue diverse varianti) di una edizione greca commentata di Arato
molto simile a quella da cui derivano gli estratti nel nostro Vat. gr.
1087, come aveva ricostruito Martin51. Non ritroviamo però mai più

47
  Non considera questo Haffner 1997, p. 160.
48
  Come mi fa notare Fabio Guidetti, che qui ringrazio.
49
  Aesch. frg. 302 Radt: Νεῖλος ἔνθ᾽ ἑπτάρροος; Agatharch., FGrHist 86 F 2a,
p. 19,52-58:
ὁ δ᾽ οὖν Νεῖλος κατὰ τὴν Αἴγυπτον εἰς πλείω μέρη σχιζόμενος ποιεῖ
τὸ καλούμενον ἀπὸ τοῦ σχήματος Δ. τούτου δὲ τὰς μὲν πλευρὰς καταγράϕει τὰ
τελευταῖα τῶν ῥευμάτων, τὴν δὲ βάσιν ἀναπληροῖ τὸ δεχόμενον πέλαγος τὰς ἐκβολὰς
τοῦ ποταμοῦ. ἐξίησι δ᾽ εἰς τὴν θάλατταν ἑπτὰ στόμασιν, ὧν τὸ μὲν πρὸς ἕω κεκλιμένον
καὶ πρῶτον καλεῖται Πηλουσιακόν, τὸ δὲ δεύτερον Τανιτικόν, εἶτα Μενδήσιον καὶ
Φατνιτικὸν καὶ Σεβεννυτικόν, ἔτι δὲ Βολβίτινον καὶ τελευταῖον Κανωβικόν, ὅ τινες
῾Ηρακλεωτικὸν ὀνομάζουσιν.
50
  Come mi fa notare Paul Zanker, che qui ringrazio.
51
  Martin 1956, pp. 42-51; si tratta di manoscritti che contengono l’Aratus Latinus
nella versione revisionata (Sankt Gallen, Stiftsbibliothek, ms. 902, IX sec; Sankt Gallen,
Stiftsbibliothek, ms. 250, X sec.) o il De signis coeli, a sua volta rielaborato a partire dal
più antico Aratus Latinus primitivo (Laon, Bibliothèque Municipale, ms. 422, inizi
del IX sec.; Rouen, Bibliothèque Municipale, ms. A.292, IX sec.; Amiens, Bibliothèque
Municipale, ms. 222, IX sec.; Montecassino, Biblioteca Monumento Nazionale di
Montecassino, ms. 3, 880 ca.; Paris, Bibliothèque Nationale de France, ms. Latin 5239,
inizi del X sec.). A questi vanno aggiunti alcuni manoscritti con raccolte miscellanee di
105  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

i sette rami dell’identificazione eratostenica: nei manoscritti latini il


mezzo busto del Fiume poggia su onde più o meno stilizzate o su basi
rettangolari52 (fig. 13).
Nel Vat. gr. 1087 l’illustrazione della costellazione è dunque fedele
all’interpretazione proposta dai Catasterismi e raffigura il Nilo; come
nel caso di Engonasi/Ercole53 l’illustratore dunque si è lasciato guidare
dall’interpretazione della costellazione di Eratostene e non da quella di
Arato, che pure sia gli estratti dai Catasterismi sia le immagini dove-
vano commentare.
L’identificazione del Fiume con il Nilo è un carattere originale dei Ca-
tasterismi e fa parte di una serie di elementi che suggeriscono una com-
posizione di questo testo in ambiente alessandrino, come ha mostrato
nei suoi studi Simonetta Feraboli54; un altro è, per esempio, l’identifica-
zione della costellazione del Deltoton con la regione del Delta in Egitto:
anch’essa non si è affermata nella tradizione, probabilmente proprio per
il suo carattere locale55. La conservazione di un’immagine del Nilo per

epoca successiva (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Reg. lat. 123,
1056; Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Vat. lat. 643, XII sec.;
Klosterneuburg, Stiftsbibliothek, ms. 685, XII sec.; Zwettl, Stiftsbibliothek, ms. 296,
XII sec.), più il prezioso Igino di Adémar de Chabannes (Leiden, Universiteitsbiblio-
theek, ms. VLO 15, 1025 ca.).
52
  Molti esempi delle diverse iconografie del Fiume, compresa questa a mezzo bu-
sto, si possono vedere nel sito internet del Warburg Institute Iconographic Databa-
se (<http://warburg.sas.ac.uk/vpc/VPC_search/main_page.php>). In qualche caso il
busto del Fiume poggia su una base rettangolare che presenta dei puntini, probabile
residuo di un modello che notava le stelle sulla costellazione: cfr. Laon, Bibliothèque
Municipale, ms. 422, f. 30r.
53
  Nel caso della costellazione di Engonasi Arato nega esplicitamente la possibilità
di una identificazione certa della figura, eppure in tutta la tradizione illustrata ara-
tea Engonasi è illustrato come Ercole, secondo l’identificazione dei Catasterismi. Nel
caso di un’altra costellazione di non chiara identificazione, l’Ofiuco (‘l’uomo con il
serpente’), in tutti i nostri manoscritti (non solo nel Vat. gr. 1087) l’immagine della
costellazione rimane invece quella di un anonimo individuo con serpente, nonostante
gli estratti dei Catasterismi sostengano l’identificazione con Asclepio.
54
  Feraboli 1993 e 1998.
55
  Riconducibili ad ambito alessandrino sono anche il riferimento alla stella Cano-
po, che è visibile solo a latitudini così basse, e ancora di più quello alla Corona Austra-
le, presentata da Eratostene come Barca; ripropone un mito egizio l’interpretazione del
Toro come Io, madre di Epafo.
106  Anna Santoni

illustrare Arato nel Vat. gr. 1087 si presenta dunque come un elemento
raro di fedeltà al contenuto dei Catasterismi, che avrebbe ancora più
valore in ambiente alessandrino, dove i Catasterismi furono concepiti.
Il nostro disegnatore ha riprodotto l’immagine del Fiume senza
modifiche e con grande fedeltà rispetto all’originale, comprese le sette
bocche, forse senza comprenderne il significato: come la didascalia ci
conferma, anche un lettore colto e dotto come Gregora poteva consi-
derarla una raffigurazione di Eridano.

Centauro

Anche un piccolo particolare dell’iconografia di una costellazione


può essere indizio di fedeltà a un testo piuttosto che all’altro, come
nel caso del Centauro. Per entrambi gli autori, Arato56 ed Eratostene,
questa costellazione è un Centauro57, ma nei Catasterismi la figura è
espressamente identificata con Chirone e ha con sé il tirso58; Arato in-
vece non si pronuncia sull’identità del Centauro e nella sua descrizione
della costellazione non c’è traccia di questo tirso59.
Nel Vat. gr. 1087 (fig. 14) il tirso è perfettamente riconoscibile con
la pigna e i nastri, ma come attributo della costellazione è raro nella
tradizione aratea60. Su questo punto l’iconografia del Centauro presen-

56
  Arat. 431-442: Εἰ δέ τοι ἑσπερίης μὲν ἁλὸς Κενταύρου ἀπείη / ὦμος ὅσον
προτέρης, ὀλίγη δέ μιν εἰλύοι ἀχλὺς / αὐτόν, ἀτὰρ μετόπισθεν ἐοικότα σήματα ϕαίνοι
/ νὺξ ἐπὶ παμϕανόωντι θυτηρίῳ, οὔ σε μάλα χρὴ / ἐς νότον, ἀλλ᾽ εὔροιο περισκοπέειν
ἀνέμοιο. / Δήεις δ᾽ ἄστρον ἐκεῖνο δύω ὑποκείμενον ἄλλοις· / τοῦ γάρ τοι τὰ μὲν ἀνδρὶ
ἐοικότα νειόθι κεῖται / Σκορπίου, ἱππούραια δ᾽ ὑπὸ σϕίσι Χηλαὶ ἔχουσιν. / Αὐτὰρ ὁ
δεξιτερὴν αἰεὶ τανύοντι ἔοικεν / ἀντία δινωτοῖο θυτηρίου. ῎Εν δέ οἱ ἀπρὶξ / ἄλλο μάλ᾽
ἐσϕήκωται, ἐληλάμενον διὰ χειρός, / θηρίον· ὣς γάρ μιν πρότεροι ἐπεϕημίξαντο.
57
  La didascalia ἱπποκένταυρος è singolare per indicare la costellazione, anche se il
termine è diffuso nella letteratura mitografica.
58
  Eratosth. cat. 40: ἔχει δὲ καὶ ἐν ταῖς χερσὶ τὸ λεγόμενον Θηρίον, οὗ ποιοῦσι τὸ
σχῆμα τετράγωνον· τινὲς δὲ ἀσκόν ϕασιν αὐτὸ εἶναι οἴνου, ἐξ οὗ σπένδει τοῖς θεοῖς ἐπὶ
τὸ Θυτήριον. ἔχει δὲ αὐτὸ ἐν τῇ δεξιᾷ χειρί, ἐν δὲ τῇ ἀριστερᾷ θύρσον. Cfr. Pàmias
2004a, pp. 236-241.
59
  Il tirso fa parte della raffigurazione della costellazione in Ipparco (Hipparch.
2,5,14; 3,5,6) e in Tolomeo (Ptol. Alm. vol. 1.2, p. 158,14-16 Heiberg).
60
  Molti esempi delle diverse iconografie del Centauro si possono vedere nel sito
internet del Warburg Institute Iconographic Database.
107  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

ta diverse varianti, la più diffusa delle quali è uno spiedo con infilzata
una preda61: questo attributo corrisponde al carattere di cacciatore, già
suggerito dalla bestia che il Centauro tiene nell’altra mano. In qualche
altro caso il braccio sinistro è libero62, in altri il Centauro tiene un ramo
frondoso o fiorito che è probabilmente un’interpretazione del tirso63;
pochi rari esempi sembrano rifarsi alla nostra stessa iconografia, ma in
genere con non così evidente consapevolezza del significato dell’attri-
buto64.

Il Sagittario

L’origine composita delle figure in questa serie di illustrazioni, a


metà fra la descrizione delle costellazioni nei Catasterismi e quella nei
Fenomeni, si vede bene in due immagini del Sagittario. Per Arato il
Sagittario è un centauro e ha quattro zampe65. Eratostene segue una
diversa astrotesia. Gli estratti dei Catasterismi contestano vivacemente
l’identificazione di questa costellazione con un centauro: «i più sosten-
gono essere un centauro; altri invece lo negano, perché nella figura
non sono visibili le quattro zampe, ma si presenta in posizione stante
e tira l’arco. E poi nessuno dei Centauri usa l’arco. Questo è un uomo
che ha zampe e coda di cavallo, come i Satiri»66. La costellazione rap-
presenterebbe Croto, una figura mitologica di scarsa attestazione, rara

61
  Paris, Bibliothèque Nationale de France, ms. Latin 12957, f. 90r (Aratus Latinus re-
visionato); Montecassino, Biblioteca Monumento Nazionale di Montecassino, ms. 3, f.
192r (De signis coeli); München, Bayerische Staatsbibliothek, ms. CLM 210, f. 120v (De
ordine ac positione); Cologny, Fondation Martin Bodmer, ms. 7, f. 44r (Germanico).
62
  Paris, Bibliothèque Nationale de France, ms. Latin 5239, f. 224r (De signis coeli).
63
  Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, ms. Lat. VIII, 22, f. 35v (De signis coeli).
Questo tipo di iconografia può essere una derivazione dal tirso non più riconosciuto
come tale, ma interpretato come ramo fiorito o frondoso.
64
  London, British Library, ms. Harley 647, f. 12r (Cicerone, Aratea); Basel, Univer-
sitätsbibliothek, ms. AN IV 18, f. 38v (Germanico).
65
  Arat. 399-401; lo stesso per Ipparco e Tolomeo: Hipparch. 3,3,6; 3,4,6. Ptol.
Alm. vol. 1.2, p. 114,14-18 Heiberg.
66
  Eratosth. cat. 28: oὗτός ἐστιν ὁ Τοξότης, ὃν οἱ πλεῖστοι λέγουσι Κένταυρον
εἶναι, ἕτεροι δ᾽ οὔ ϕασι διὰ τὸ μὴ τετρασκελῆ αὐτὸν ὁρᾶσθαι, ἀλλ᾽ ἑστηκότα καὶ
τοξεύοντα· Κενταύρων δὲ οὐδεὶς τόξῳ κέχρηται· οὗτος δ᾽ ἀνὴρ ὢν σκέλη ἔχει ἵππου
καὶ κέρκον καθάπερ οἱ Σάτυροι.
108  Anna Santoni

e preziosa, come vuole il gusto alessandrino, figlio di Eufeme e inven-


tore dell’applauso alle Muse.
Nel nostro manoscritto (f. 306r, fig. 15) il Sagittario è raffigurato
proprio secondo la descrizione dei Catasterismi. Ma nella figura dello
Zodiaco (f. 302r, fig. 16) compare invece l’immagine del Sagittario se-
condo Arato. La raffigurazione dello Zodiaco non appartiene alla serie
delle costellazioni: nella descrizione aratea del cielo le costellazioni zo-
diacali sono elencate mescolate alle altre e non costituiscono un grup-
po a sé. Questa figura doveva illustrare i vv. 525-558 dei Fenomeni, che
sono riservati all’eclittica ed elencano per la prima e unica volta i segni
zodiacali tutti insieme. È possibile che per questa parte l’illustratore
non disponesse di un modello dai Catasterismi; in ogni caso è chiaro
che ha creato (o ripreso da altra fonte) un’immagine nuova, adatta al
testo di Arato, senza preoccuparsi della coerenza con le rappresenta-
zioni delle singole costellazioni.

Asini e Mangiatoia

Questa immagine (f. 302v, fig. 17) è molto rara nella tradizione ara-
tea illustrata. Come si vede pur nella confusione dei fogli che ha altera-
to la sequenza originale delle figure67, essa doveva essere l’ultima della
serie delle costellazioni nell’originale del nostro manoscritto, tanto che
si trova nello stesso foglio con la prima. Allo stesso modo l’estratto che
ne racconta il mito si trova dopo il Procione, che è l’ultima delle costel-
lazioni trattate nella descrizione del cielo stellato68. Si tratta dunque di
una posizione non dovuta a guasti meccanici e che costituisce una ca-
ratteristica significativa del modello dei nostri fogli: essa orientò subito
Rehm a riconoscere una parentela di questi testi con l’Aratus Latinus,
che è l’unica traduzione di Arato a presentare il mito di origine di Asini
e Mangiatoia in questa posizione69.
Dal punto di vista astronomico Asini e Mangiatoia sono un asteri-
smo incluso all’interno della costellazione del Cancro, che si colloca
nel carapace dell’animale, secondo l’astrotesia consueta antica e mo-
derna, descritta anche nella parte catalogica dell’Epitome70.

67
 Cfr. supra i contributi di Allegra Iafrate e Leyla Ozbek.
68
 f. 300r: Περὶ τῶν Ὄνων καὶ τῆς Φάτνης.
69
  Rehm 1899.
70
  Eratosth. cat. 11: ῎Εχει δὲ ὁ Καρκίνος ἐπὶ τοῦ ὀστράκου ἀστέρας λαμπροὺς β´,
109  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

Coerentemente con questa collocazione, abbiamo una serie di illu-


strazioni di tradizione aratea nel De ordine ac positione 71, un testo che
deriva dai cosiddetti Scholia Basileensia a Germanico, in cui appunto
le immagini del Cancro e degli Asini con la Mangiatoia stanno insie-
me, nella serie delle costellazioni, all’undicesimo posto, dopo la descri-
zione della costellazione del Cancro72.
In queste stesse pagine Jordi Pàmias dimostra lo straordinario valore
del mito degli Asini, in cui è riconoscibile una forte impronta erato-
stenica.
Mi chiedo però se questa posizione insolita della Mangiatoia e degli
Asini, sia negli estratti di testo che nell’apparato illustrativo, non pos-
sa essere messa in relazione anche con la disposizione del contenuto
nel testo di Arato. Nei Fenomeni, infatti, nella sezione di descrizione
delle costellazioni (vv. 26-454), in cui erano inseriti i commenti e le
immagini di tutte le costellazioni, si parla sì del Cancro, ma non di
Asini e Mangiatoia, che non vengono mai menzionati. La Mangiatoia
compare invece all’inizio della seconda parte dell’opera, i Diosemeia, ai
vv. 893 e sgg. Qui, e soltanto qui, l’asterismo viene menzionato e ha un
ruolo molto importante, perché è, insieme al Sole e alla Luna, l’unico
corpo celeste a fornire indicazioni sul tempo73.
Potrebbe essere questo il motivo per cui sia l’estratto sul mito sia
l’immagine si trovano alla fine della serie: per rispettare l’ordine delle
costellazioni come sono menzionate in Arato. Dovremmo pensare al-
lora, per questa edizione commentata di Arato, a un redattore partico-
larmente attento sia allo svolgimento dell’esposizione aratea, sia, come
mostra Pàmias in queste stesse pagine, alle caratteristiche più originali
del testo eratostenico.

οὗτοί εἰσιν οἱ ῎Ονοι· τὸ δὲ νεϕέλιόν ἐστιν ἡ ἐν αὐτῷ ὁρωμένη Φάτνη, παρ᾽ ᾗ δοκοῦσιν
ἑστάναι.
71
 Il De ordine ac positione stellarum in signis è un catalogo delle costellazioni con
stelle e figure. L’ultima edizione a me nota è Dell’Era 1974.
72
  Cfr. per es. il cod. 3307 della Biblioteca Nazionale di Madrid, f. 56v, visibile nel
Warburg Institute Iconographic Database.
73
  Anche nell’Aratus Latinus e nel manoscritto Scorialense, che si rifanno alla stessa
edizione greca di Arato del nostro Vat. gr. 1087, il mito di origine di Asini e Mangia-
toia è inserito proprio a questo punto del testo di Arato (al v. 898); per questo Rehm
1899 aveva subito pensato a una parentela con l’Aratus Latinus.
110  Anna Santoni

Le Mappe

Due tipi di mappe celesti completano la serie delle immagini dei


nostri fogli. Si tratta di due mappe che rappresentano cieli di epoche
diverse.
Considero per primo il planisfero: questa mappa è incentrata sul
polo nord e si estende fino a comprendere il tropico del Capricorno
e oltre (fig. 18). In questo modo riesce a farci vedere tutte le costella-
zioni considerate da Arato in un unico foglio: è una perfetta guida alla
descrizione del cielo dei vv. 26-454. Nell’impaginazione attuale questa
mappa chiude la serie delle immagini, ma nella tradizione aratea si tro-
va quasi sempre all’inizio; in realtà la sua stessa forma le consentiva di
essere usata come foglio mobile, anche esterno al manoscritto, il che
può spiegare la variabilità della sua posizione. L’importanza della sua
funzione è confermata dalla sua presenza in vari rami della tradizione
aratea74. Il cielo rappresentato nel planisfero del nostro manoscritto
è antico e coerente con il testo di Arato che illustrava: le costellazioni
zodiacali sono ancora 11 e lo Scorpione con le sue Chele occupa lo
spazio di due segni; questo è lo Zodiaco antico come lo presentano sia
Arato che Eratostene.
Diverso è il cielo rappresentato nei due emisferi (fig. 19). Essi sono
confrontabili con i bellissimi emisferi contenuti in un celebre codice
tolemaico delle Tavole Facili, il Vat. gr. 1291 (ff. 2v e 4v), datato fra
ultimo quarto dell’VIII e primo quarto del IX sec.75. In essi è ormai
affermato lo Zodiaco a 12 figure e le Chelai dello Scorpione hanno la-
sciato il posto alla Libra76.
Tra i caratteri di questi emisferi vorrei segnalarne uno che mi sembra
molto indicativo del loro modello e che non appartiene né al cielo di
Eratostene né a quello di Arato: si tratta delle costellazioni della Chio-

74
 Germanico: Boulogne-sur-Mer, Bibliothèque Municipale, ms. 188, IX sec.;
Aberystwyth, National Library of Wales, ms. 735C, 1000 ca. Aratus Latinus primi-
tivo (?): Basel, Universitätsbibliothek, AN IV 18, 830 ca. Cicerone, Aratea: London,
British Library, Harley 647, IX sec. Excerptum de astrologia e De ordine ac positione:
München, Bayerische Staatsbibliothek, CLM 210, 818 ca.; Berlin, Staatsbibliothek zu
Berlin – Preußischer Kulturbesitz, Phill. 1830, IX sec.
75
  Spatharakis 1978; Wright 1985; Tihon 2011, pp. 34-40. Per una immagine
cfr. Stückelberger 1994, tav. 4; Dekker 2013, tav 2.
76
 La Libra si afferma gradualmente a partire dal I secolo d.C., soprattutto nel mon-
do romano, cfr. Le Bœuffle 1977, pp. 171-173.
111  I Fenomeni di Arato e i Catasterismi di Eratostene nelle illustrazioni

ma di Berenice (Πλόκαμος) e della Foglia di Edera (Κισσίνου Φύλλον),


che troviamo disegnate insieme nella versione più antica del Vat. gr.
129177. Proprio così le due costellazioni ricorrono in Tolomeo nella
descrizione delle stelle, ancora non codificate in costellazioni, che si
trovano vicino al Leone78. La Foglia d’edera è, anche da sola, comun-
que, una costellazione tolemaica.
In questo caso, la mappa non risponde affatto ai nostri due testi, Ca-
tasterismi e Fenomeni, e si dimostra predisposta per illustrare in origi-
ne un cielo e un testo posteriori e diversi dal nostro.

Conclusioni

Le didascalie delle immagini del Vat. gr. 1087 portano dunque senza
dubbio in ambiente arateo e confermano in questo l’ipotesi interpreta-
tiva di Martin, per il quale questo materiale proviene da una edizione
commentata e illustrata di Arato. Inoltre gli esempi delle immagini del-
le costellazioni del Vat. gr. 1087 che abbiamo considerato ci mostrano,
nel loro rapporto con i due testi (Fenomeni e Catasterismi), come già
l’illustrazione greca dei Fenomeni sia da considerare, almeno in prima
ipotesi, un processo composito, che attinge sicuramente per lo più alla
tradizione iconografica delle costellazioni nei Catasterismi (così come
attinge al loro testo per il commento ad Arato), ma in cui l’illustratore
sembra proporre, almeno in alcuni casi, un adattamento alle diverse
identità mitologiche, utilizzando sia immagini che corrispondono alla
descrizione di Arato, come è il caso delle Orse con il Serpente, sia im-
magini che corrispondono alla descrizione dei Catasterismi, ma con
didascalia aratea, come è il caso di Engonasi o Eridano.
Questa varietà di soluzioni nella fedeltà a una versione o all’altra del-
le figure impone grande prudenza circa una conclusione generale sul
modo di procedere e sui criteri ispiratori dell’intera serie delle illustra-
zioni, ma ci permette, nello stesso tempo, di ritrovare ‘barlumi’ delle
immagini dell’antico Eratostene perduto.

Anna Santoni

77
  Il copista del Vat. gr. 1087 non ha riprodotto il piccolo ricciolo assieme al picciolo
della foglia d’edera, forse perché non ne comprendeva il significato.
78
  Ptol. Alm. vol. 1.2, p. 100,9 Heiberg: οἱ περὶ τὸν Λέοντα ἀμόρφωτοι.
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illustrazioni
182  Anna Santoni

5. Struttura dei ff. 300r-312r del


codice Vat. gr. 1087.
183  Anna Santoni
184  Anna Santoni

6. Esempio di impaginazione di un manoscritto di Aratea. Aberystwyth,


National Library of Wales, cod. 735C, f. 20r (by permission of Llyfrgell
Genedlaethol Cymru / The National Library of Wales).
185  Anna Santoni

7. Orione. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1087,
f. 303r (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
186  Anna Santoni

8. Le Orse e il Drago. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod.


Vat. gr. 1087, f. 305r (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
187  Anna Santoni

9. Ercole. Città del Vaticano, Biblioteca


Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr.
1087, f. 305v (© Biblioteca Apostolica
Vaticana).
10. Eridano. Città del Vaticano, Biblioteca
Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr.
1087, f. 307r (© Biblioteca Apostolica
Vaticana).
188  Anna Santoni

11. Eridano. Leiden, Universiteitsbibliotheek, cod. VLQ 79, f. 68v


(© Universiteitsbibliotheek Leiden).
12. Tessuto copto con immagine del Nilo. Mosca, Museo
Statale delle Belle Arti ‘A.S. Puškin’, inv. 5822 (© Genevra
Kornbluth).
189  Anna Santoni

13. Eridano. Paris, Bibliothèque Nationale de France, cod. Latin 5239, f. 223v
(© Bibliothèque Nationale de France).
14. Centauro. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr.
1087, f. 301r (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
190  Anna Santoni

15. Sagittario. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr.
1087, f. 306r (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
16. Zodiaco. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat. gr. 1087,
f. 302r (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
191  Anna Santoni

17. Asini e Mangiatoia. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana,


cod. Vat. gr. 1087, f. 302v (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
18. Planisfero. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod. Vat.
gr. 1087, f. 310v (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
192  Anna Santoni

19. Coppia di emisferi. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, cod.
Vat. gr. 1087, ff. 309v-310r (© Biblioteca Apostolica Vaticana).
Finito di stampare nel mese di ottobre 2013
presso le Industrie Grafiche della Pacini Editore S.p.A.
Via A. Gherardesca • 56121 Ospedaletto • Pisa
Telefono 050 313011 • Telefax 050 3130300
Internet: http://www.pacinieditore.it

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