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I VALTELLINESI DI S.

ROCCO A RIPETTA

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Un dato sorprendente
Questa ricerca ha portato a un dato sorprendente: a Roma, parallela-
mente alla grande colonia di Valtellinesi che gravitavano intorno
all’Arciconfraternita dei Lombardi, nel Seicento, ne esisteva un’altra
altrettanto numerosa presso l’Arciconfraternita di S. Rocco. Diciamo
altrettanto, per non dire più numerosa: dalla documentazione esaminata –
circa un terzo di quella esistente presso l’Archivio di Stato e l’Archivio
del Vicariato di Roma che riguarda i nostri emigrati nel XVII secolo – il
numero di Valtellinesi rintracciati è inferiore solo di qualche decina di
unità rispetto a quello dei convalligiani documentati presso l’Arci-
confraternita dei SS. Ambrogio e Carlo della Nazione Lombarda in Roma.
Tra l’altro, la sede del sodalizio di via del Corso e quella dell’associazio-
ne a Ripetta distano fra loro poche centinaia di metri.

La Compagnia di S. Rocco
Come per i convalligiani che, appartenendo alla corporazione dei for-
nai, entravano a far parte della confraternita dell’arte di S. Maria di
Loreto dei Fornai, così tanti nostri emigrati nell’Urbe con altre attività
confluirono nelle varie confraternite della propria corporazione. In parti-
colare, quelli che lavoravano al porto fluviale di Ripetta e nella campagna
romana si aggregarono al pio sodalizio della Compagnia di S. Rocco.
Quest’associazione esisteva già dalla fine del XV secolo. Nella prima-
vera del 1499 infatti gli osti, i barcaroli e gli scaricatori di barche del
porto di Ripetta – allora importante perchè vi approdavano numerose
imbarcazioni mercantili, provenienti lungo il Tevere dall’Umbria, dall’al-
to Lazio e dalla Sabina, con derrate, legnami, carbone, bestiame ed altre
risorse di quelle terre fertili indispensabili all’approvvigionamento
dell’Urbe – si erano rivolti a papa Alessandro VI per l’autorizzazione a
fondare una loro confraternita. E poiché proprio in quel periodo la peste,
che aveva colpito gli abitanti delle case nei dintorni del porto, era stata
debellata per intercessione di S. Rocco, chiedevano di poter fare sorgere
col sodalizio una chiesa ed un ospedale sotto l’invocazione del taumatur-
go protettore degli appestati. La Bolla pontificia Cogitantes humanae
conditionis del 1° giugno 1499 sancì l’iniziativa: i confratelli avevano
l’assenso per darsi uno statuto ed iniziare la loro fabbrica, usufruendo
della piccola chiesa dedicata a S. Martino, affidata ad eremiti dalmati e

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abbandonata in quegli anni, e del terreno attiguo, nelle vicinanze del
Mausoleo d’Augusto sulla via Flaminia e verso la pubblica strada per S.
Maria del Popolo.
Il 3 aprile 1502 la chiesa fu consacrata.
In seguito, Leone X con la Bolla Intenta semper del 30 giugno 1514,
confermando i precedenti favori, arricchì la Compagnia di numerose
indulgenze ed approvò la costruzione del suo ospedale.
Questo sorse, subito dopo, con un edificio annesso alla chiesa. Vi si
ricoveravano i malati delle varie Università di artieri congregate alla
Confraternita.
Come da statuto, a capo sia di questa che dell’Ospedale venne eletto
un prelato di Curia col titolo di Primicerio.
Riconosciuta l’opera altamente meritoria, soprattutto per la sua attivi-
tà ospitaliera e di assistenza, svolta non solo a favore dei propri associati
ma anche per gli altri cittadini bisognosi di cure nella pestilenza che infie-
rì a Roma, in seguito all’eccezionale inondazione del Tevere del 1557,
Paolo IV elevò il sodalizio al grado di Arciconfraternita e l’Ospedale a
quello di Arcispedale con l’estensione delle grazie, indulti e indulgenze
concessi a tutti gli altri Luoghi Pii di Roma (64), così da permettergli di
godere di privilegi uguali addirittura a quelli riconosciuti all’Arcispedale
pontificio del Santo Spirito. Provvedimenti che vennero confermati da Pio
IV con la Bolla Regimini universalis Ecclesiae del 28 ottobre 1560.
Tra queste disposizioni c’era quella, già accordata anche
all’Arciconfraternita dei Lombardi, di poter seppellire i morti delle cor-
porazioni congregate nella sua chiesa. Questo veniva infatti autorizzato
soltanto per le chiese parrocchiali. S. Rocco a Ripetta faceva infatti parte
della parrocchia di S. Giacomo in Augusta.
L’Arciconfraternita Ospitaliera dei SS. Rocco e Martino aveva inoltre
acquisito la facoltà di ereditare qualsiasi genere di beni mobili e immobi-
li, inclusi quelli feudali ed ecclesiastici.
Il Primicerio, che per l’ospedale della Compagnia aveva le stesse pre-
rogative del Commendatore di Santo Spirito, e i Guardiani del sodalizio
avevano facoltà di spedire speciali Commissari per tutto il mondo con
l’incarico di provvedere alla questua a favore dell’ospedale.
Agli stessi Primicerio e Guardiani era riservata una facoltà decisamen-
te eccezionale: quella di poter comminare la scomunica a chi occultava o

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usufruiva abusivamente dei beni dell’ospedale, quali casali, tenute, pos-
sessioni, campi, selve, pascoli, tagliar arbori, mutar termini, circa sensi,
rendite, devoluzioni, istrumenti, contratti, testamenti, donazioni, obbliga-
zioni, o altre scritture pubbliche o private, calici, libri o altre cose di
Chiesa, bestiami, lane, cascio, butiri, orzi, biade, legumi, letti, casse,
vesti, vasi… (65). La scomunica colpiva anche tutti quelli che, a cono-
scenza di situazione del genere, non le denunciavano o altresì non si atti-
vassero subito per il ritorno della proprietà all’ospedale. La restituzione
avrebbe dovuto avvenire per intero e nel termine stabilito dallo stesso
Primicerio e dai Guardiani. In caso contrario tornava a ricorrere il diritto
di poter scomunicare solennemente e pubblicamente mentre il populo è
ragunato nelle chiese per udire li divini offici a suono di campane. E da
queste censure non potranno essere assoluti se non dal Pontefice Romano,
havendo però prima restituito intieramente e con effetto al detto
Hospitale.
Altro privilegio riconosciuto al pio sodalizio era quello che a tutti i
confratelli e, indistintamente, ai benefattori si concedeva l’indulgenza ple-
naria qualora si visitasse la chiesa dell’Arciconfraternita nelle festività dei
santi Rocco e Martino.

I primi Valtellinesi del ‘600 nel sodalizio


La necessità di venire incontro, nel modo più completo possibile, a un
bisogno comune alla maggior parte degli individui spinge gli interessati a
mettersi assieme in associazioni, la cui forza numerica e ogni altra prero-
gativa derivante da questa unione vadano a vantaggio del singolo che vi
appartiene. La forma più congeniale agli uomini del tempo, nei secoli
XVI e XVII, era appunto la confraternita che li portava a soddisfare le
loro esigenze fondamentalmente di due tipi: spirituale e materiale.
Riguardo alla prima il pio sodalizio, con la propria chiesa ed oratorio, per-
metteva di adempiere in maniera adeguata alle pratiche devozionali e,
grazie alla costanza della frequentazione, anche di perfezionarsi nella
conoscenza ed approfondimento delle sacre scritture. Quanto alla secon-
da, l’ospizio-ospedale con la sua funzione sia assistenziale che, più speci-
ficatamente, medico chirurgica rappresentava senza dubbio una soluzione
di merito. Il fatto poi che questa istituzione s’indirizzasse soltanto agli
appartenenti alla stessa corporazione, o di quelle congregate, risultava ad
ogni modo perfettamente in sintonia col precetto della carità cristiana, che

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andava perseguita a partire innanzitutto dal prossimo: ossia a cominciare
da chi era più vicino. Da qui l’impegno a prestarsi una reciproca assisten-
za tra i membri del sodalizio e delle loro famiglie. Altre forme di azione
caritativa venivano comunque dai sodali rivolte ai bisognosi di ogni altra
categoria ed estrazione sociale, includendo anche in certi casi la stessa
assistenza ospedaliera. Relativamente al sodalizio dei SS. Rocco e
Martino a Ripetta, nella sua prerogativa di Arciconfraternita di numerose
Corporazioni di Arti e Mestieri, ai primi del Seicento, col suo funzionale
ospedale era in grado di soddisfare perfettamente alle esigenze dei nume-
rosi associati. Fra questi c’erano anche tanti Valtellinesi. Non risultando –
se non per gli ultimi decenni del secolo – alcun registro di confratelli della
Compagnia, possiamo comunque attestarne l’appartenenza dai ricoveri
nel loro ospedale (69d) riportati sul Giornale dell’Infermi ricevuti nell’O-
spedale di S. Rocco dal 1613 al 1619:

JACOMO MIOLAT 11 dicembre 1613


de Mafeo si ricovera;
da Ponte di Voltolina consegna un ferraiolaccio mischio scuro, giu-
vacaro pone verdone trinciato, calzoni di mezzalana,
una pellicciola nera, calzette lionate e un cap-
pello.
Muore il 21 dicembre.

GIOVANNI VELA 28 luglio 1614


di Antonio si ricovera;
di Voltelina da Gros gabanaccio, casacaccia rossa con manige di
pelle,
vacaro calzonacci stracci, calzettacce di lana, cappel-
laccio nero;
il giovane è dimesso il 12 agosto.

19 agosto 1618
si ricovera ancora;
gabanaccio, doi gabanelle, con giuli 20;
dimesso il 26 agosto.

25 ottobre 1618
si ricovera per la terza volta;
doi casachacce, calzonacci, calzettacce lise e
cappellaccio;
dimesso il 2 novembre.

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LORENZO SOLTOJO 22 dicembre 1614
di Francesco si ricovera;
di Arden di Voltolina giubbonaccio liso, un’ altra gabanella lisa, due
carrettiere calzoni di tela, calzettacce e cappello ;
dimesso il 10 gennaio 1615.

JACOMO di VENTURINO 14 marzo 1615


da Piateda di Valtelina si ricovera;
vacaro ferraiolo di panno mischiato, gabbano, casafa-
no, calzoni e casaca di mezza lana lionata,
giubbone, beretino, calzette di saia lionata e
cappello, con dinari;
dimesso il 22 marzo.

FRANCESCO dal MONTE 16 maggio 1615


di Giuliano si ricovera;
dal burgo di Valtolina giubbonaccio bianco, altro busto, calzonacci
scargatur bianchi e calzette di tela, cappello;
dimesso il 26 maggio.

GIOVANNI PASINO 6 giugno 1615


di Andrea si ricovera;
da Sondalo di Voltolina giubbonaccio bianco, calzonacci neri e cappel-
scargator laccio;
il giovane è dimesso il 19 giugno.

GIUANOL MARTINOLA 20 giugno 1615


di Piazza Longa di Voltolina si ricovera;
careter gabano liso, giubboncella rosetta, calzette di
tela e cappello liso;
dimesso l’8 luglio.

PIETRO da MONTE 15 luglio 1615


da Bormio di Valtellina si ricovera;
vacaro gabbanaccio, casacca mischia e calzoni simili,
giubbonaccio di tela, stiualettacci, cappellac-
cio, coregino;
dimesso il 26 luglio.

DOMENICHO di Tomaso di Cion 23 luglio 1615


da Mel di Voltolina si ricovera;
careter gabbanaccio carfagno, giubboncella di tela, cal-

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zoni di bombasina, calzette a stafa e cappello
nero;
dimesso il 27 luglio.

7 giugno 1619
torna a ricoverarsi;
gabano liso, giubbonaccio bianco, calzoni di
lana, calzette di saia a stafa, camicia e cappel-
laccio;
dimesso il 19 giugno.

LORENZO BERTINELLI 25 agosto 1615


di Antonio si ricovera;
da Scona di Voltelina giubbone e calzoni di tela; calzettacce di tela
careter nera, berrettaccio, giacconaccio;
dimesso l’1 settembre.

ANDREA di Bartolomeo 26 agosto 1615


da Trauona si ricovera;
careter giubbone e calzoni di tela , calzettacce turchi-
ne e cappellaccio nero;
dimesso il 7 settembre.

PIETRO MARIANI 16 settembre 1615


da Ponte di Voltolina si ricovera;
vacaro gabbano liso, calzoni di mezzalana, casaccac-
cia bianca, camisotto e calzette di tela, cappel-
laccio nero, una borsa con giuli quaranta;
dimesso l’1 ottobre.

2 agosto 1616
si ricovera di nuovo;
giubbone e calzoni e casacca di mezza lana lio-
nata, calzette, stivaletti, cappello con fazzolet-
to, con scudi 20 di moneta;
dimesso il 5 agosto.

18 luglio 1617
torna a ricoverarsi;
stessi vestiti e sempre gli stivaletti come l’anno
prima, ha in più scudi dieci e 60 baiocchi;
dimesso il 31 luglio.

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5 agosto 1617
si ricovera per la quarta volta;
stessi vestiti, con giuli 18;
dimesso l’11 agosto.

GIOVAN ANDREA di MOLO 6 febbraio 1616


di Giovanni si ricovera;
de Sondalo da Voltolina ferronaccio nero, giubbone di pelle, coletto bian-
mio paesano e messo per ordine co, calzoni, calzettacce di seta, berettina e cap-
del signor TADEO BONINI pello nero;
dimesso il 19 aprile.

Una vera “chicca” quest’annotazione sul registro da parte dello scri-


vente - che, di solito, era il priore dell’ospedale -: un valtellinese che evi-
dentemente non riusciva a tenersi dentro la gioia di avere incontrato
nell’Urbe un suo compaesano, così da volerla dichiarare anche per iscrit-
to. Ed è riuscito a tramandarla, finora per quattro secoli, facendola giun-
gere a noi ed anche a tutta la sua Valle. Con estrema sincerità, per altro,
riportando come si presentavano esattamente i vestiti del conterraneo: fer-
ronaccio e calzettacce. Il tocco di seta che ingentiliva queste ultime e il
coletto bianco ci fa presumere che il Molo fosse a servizio di qualche
signore, probabilmente dallo stesso Bonini che, a sua volta, potrebbe esse-
re uno di quei Valtellinesi con mansioni dirigenziali al porto di Ripetta,
come avremo modo più avanti di riscontrare.
VINCENTIO MASUN 22 maggio 1616
de Giovan Pietro si ricovera;
da Talamona de Voltolina giubbonaccio bianco, calzonacci di mezza lana
scargator calzettacce de lana pauonacci, cappello nero e
coregino;
dimesso il 19 giugno.

GIOUANNE del POGGIO 9 luglio 1616


de Stefano si ricovera;
de Arden de Voltolina giubbone di mezza lana, camisola e calzoni di
careter tela, calzette bianche di lana, cappellaccio ne-
ro;
dimesso il 22 luglio.

GIOVANNI PASINO 12 luglio 1616


d’Andrea si ricovera;
di Sondalo di Voltolina camiciola di tela bianca, calzonacci di mezza

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scargatur lana e cappello nero, con giuli 6;
il giovane è dimesso il 16 luglio.

ANDREA di VAIS 15 luglio 1616


de Bartolomeo si ricovera;
da Piateda in Voltolina ferraiolo di panno lionato scuro, calzoni e
vacarocasacca di mezza lana, calzette pauo-
nacce, berrettina e cappello;
dimesso il 25 luglio.

24 agosto 1616
torna a ricoverarsi;
stessi vestiti e stesse calze pauonacce, ha in più
una carta che contiene avvolti giuli dieci;
dimesso il 3 settembre.

10 aprile 1617
si ricovera di nuovo;
ancora gli stessi vestiti e identiche - forse le
stesse… - calzette pauonacce, con in più un
cinturino ed ha anche con l’abituale carta que-
sta volta per avvolgere giulii vinti doi;
dimesso il 16 aprile.

28 novembre 1617
si ricovera;
gabano liso, stessi calzoni e casacca di mezza
lana ora lisa, stesse berrettina e calze rosse
nonché cinturino, niente soldi stavolta;
è dimesso il 13 dicembre.

ANDREA CATALIN 9 agosto 1616


de Giovan si ricovera;
dal Boffetto in Voltolina calzoni e casacca di panno verdone, giubbone
vacaro di mezzalana, calzette turchine di saia sotto
calzette e cappello, una borsetta con scudi; il
16 agosto ha fatto testamento con il notaio
Pizzuto.

GIOVANNI dal DOS 23 settembre 1616


di Pietro si ricovera;
del comun de Ciur in Valtelino gabbanaccio liso, calzoni di tela, calzettacce

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vacaro turchine e cappello nero;
il giovane è dimesso il 27 settembre.

24 luglio 1619
torna a ricoverarsi;
ferraiolo mischio, giubbone de fustagno, calzoni
lionati, camicia, calzette agucia bianche e cappel-
lo;
dimesso il 28 luglio.

STEFANO BRAGA 24 luglio 1617


di Mafeo si ricovera;
da Ciur di Voltelina vestitello liso, calzoni bianchi, calzettacce tur-
vacaro chine e cappello bianco con un festone;
dimesso il 3 agosto.

Perché un vaccaro che si ricoveri in ospedale porti il cappello con un


festone, o se per caso prima abbia folleggiato, non lo sapremo mai !

8 agosto 1617
torna a ricoverarsi;
consegna gli stessi vestiti e il cappello, che non
ha più il festone, è diventato un capellaccio;
dimesso il 21 agosto.

22 settembre 1618
si ricovera per la terza volta;
ferraiolo mischio, casaccaccia lisa, calzoni di
tela, sotto calzettacce di tela, cappellaccio;
dimesso l’1 ottobre

LORENZO de Gioanne 30 aprile 1618


del comun de Arden in Uoltelina si ricovera;
careter barichazzo di panno grosso, giubbonaccio
bianco, calzonacci di tela, calzette di saia e cal-
zettacce, cappellaccio e coreggino;
dimesso il 14 maggio.

ANTONIO BON 2 luglio 1618


di Pietro si ricovera;
del comun di san Gregori camisolaccia, calzonacci, calzettacce;
in Voltelina dimesso il 12 luglio.
carbonaro

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GIOVANE MARTIN 3 luglio 1618
di Salvator si ricovera;
da Sondre de Voltelina ferraiolo verdone, giubbone e calzoni di mezza
vacaro lana, casacca mischia, calzette de pelle e cap-
pello, con giuli dieci;
dimesso il 5 luglio.

14 settembre 1618
si ricovera di nuovo;
stessi vestiti, comprese le calzette di pelle sotto
calzete;
dimesso il 19 settembre.

SILVESTRO FUMIATO 8 luglio 1618


di Jacomo si ricovera;
del comun di Montagna vestitaccio, calzonacci, calzettacce di panno
in Voltolina bianco, cappellaccio e coregino, con 8 giuli;
vacaro dimesso il 24 luglio.

27 agosto 1618
si ricovera ancora;
gabbanella, ferrana, calzoni di tela, calzettacce
turchine, cappellaccio e coregino;
dimesso il 4 settembre.

PIETRO del BRUS 19 luglio 1618


di Stefano si ricovera;
del comun di Montagna camisolaccia, calzonacci, calzettacce, camicia
di Voltelina e camiciotto, cappellaccio; il 14 novembre
vacaro andò alla Trinità, ossia si trasferì all’ospizio
della SS.ma Trinità.

16 novembre 1618
venne dalla Trinità, a soli due giorni che aveva
lasciato l’ospedale;
stessi vestiti;
dimesso il 22 novembre.

CLAUDIO della FONTANA 27 agosto 1618


di Beltramo si ricovera;
del comun di Montagna camiciotto, calzonacci lisi, calzettoni e cappel-
di Voltolina laccio;
vacaro dimesso il 3 settembre.

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PIETRO del DOS 29 agosto 1618
da Ciur di Voltolina si ricovera;
vacaro giubbonaccio, calzoni di tela, calzette verdi e
cappello;
dimesso il 4 settembre.

ANDREA della CURTA 2 settembre 1618


di Gioanne si ricovera;
dal Boffetto di Voltolina ferraiolo, ternane triste, casacca e calzoni mi-
vacaro schi, giubbone di tela, calzette turchine di saia
sotto calzete e cappello;
dimesso il 7 settembre.

GIOVAN PIETRO BOLINI 8 settembre 1618


de Bolin si ricovera;
da Ciur de Voltelina palandrano mischio, casacca e calzoni meschi,
vacaro calzettacce di tela, camicia e cappello;
dimesso il 14 settembre.

GASPARO FONTANA 15 settembre


de Beltramo si ricovera;
del Bondolascho de Voltelina camisottaccio, giubbonaccio, calzonacci lisi, cal-
vacaro zettoni lisi e cappellaccio;
dimesso il 23 settembre.

DOMENICHO da SA 1 dicembre 1618


di Giovanne si ricovera;
del comun de Montagna ferraiolo mischio, giubbone di tela, calzoni e ca-
in Voltolina sacca sane, calzette pavonazze;
vacaro dimesso il 14 dicembre

GIOVAN PIETRO FOLINI 11 giugno 1619


di Folin si ricovera;
da Ciur di Voltelina gabbanaccio mischio, calzonacci di mezza lana
vacaro sotto calzonacci di tela, calzettacce, camiciola
e cappellaccio.
Muore il 22 giugno 1619.

LISANDRO di Francesco 30 luglio 1619


da Cajol di Voltolina si ricovera;
vacaro giubbonaccio, calzonacci, calzettacce a staffa,
tutto di tela e cappello liso;
dimesso l’1 agosto.

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GIOVAN ANTONIO FOLINI 6 agosto 1619
di Folin si ricovera;
da Ciur de Voltolina giubbonaccio e calzonacci dello stesso panno e
vacaro cappellaccio, una borseta con giuli trenta;
dimesso il 10 agosto.

GIOVANNI della MERA 21 settembre 1619


di Antonio si ricovera;
da Tirano di Voltelina ferraiolo di panno turchino, calzoni e casacca e
vacaro giubbonaccio di mezza lana , calzette aguccia
di lana, sotto calzete e cappello; con scudi
venti;
dimesso il 5 ottobre.

ANDREA GOBI 24 settembre 1619


di Bartolomeo si ricovera;
da Schen di Valtolina giubbone di tela, due casacche, calzonacci, cal-
careter zettacce, cappellaccio e coregia;
dimesso il 30 settembre.

BARTOLOMEO PORRI 24 settembre


di Giovan Antonio si ricovera;
da Gaspano di Voltolina ferraiolo di panno mischio, giubbone di pelle,
calzolaro calzoni mischi, camiciola bianca di bonbano,
una calzeta turchina e una di tela, cappello;
dimesso il 12 ottobre.

Un’iniziativa d’avanguardia: le Celate


Le corporazioni di arti e mestieri della Compagnia di S. Rocco versa-
vano un contributo annuo affinchè i propri iscritti avessero diritto a gode-
re dei benefici ospitalieri. Oltre agli Osti, ai Barcaroli di Ripa e di Ripetta
ed agli Scaricatori di barche del porto di Ripetta, l’Arciconfraternita
aveva aggregato numerosi altri sodali appartenenti alle Università dei
Carrettieri e dei Garzoni di Carrettieri, dei Mondezzari, degli
Albergatori, dei Vignaroli e dei Capo Vaccari nonché dei Vaccari, dei
Sonatori di Roma, dei Facchini di Ripetta, degli Acquaroli, dei Legnaioli
compresi gli Impassatori di legna, i Fascinatori e i Legatori di Fascine,
dei Calzolari di arte grossa e dei Ciabattini ed infine degli Uomini di
Lodi, la cui unione al pio sodalizio risaliva probabilmente alle sue stesse
origini.

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Nell’ospedale si ricoveravano i malati di ogni genere e soprattutto
quelli di febbre, per la malaria della campagna romana, i feriti e all’oc-
correnza i colpiti dalla peste. Potevano essere accolti soltanto gli uomini.
Questo fino al primo decennio del secolo.
Nel secondo decennio del Seicento il cardinale Antonio Maria Salviati,
nella sua facoltà di Protettore del sodalizio, con grande magnanimità e
lungimiranza, ne estese l’accoglienza anche alle partorienti bisognose sia
honeste che soprattutto nubili. E in una forma di riservatezza e moderni-
tà unica, quasi impensabile per quei tempi.
Allora, quantunque la carità cittadina provvedesse agli esposti o espo-
siti – i figli di “nessuno” – col brefotrofio del Santo Spirito, non esisteva
un’istituzione specifica a favore delle madri: donne incinte nubili o tra-
viate, che finivano col risolvere clandestinamente il loro problema. Le
acque del Tevere rivelavano costantemente le prove degli infanticidi, a cui
tante di queste sciagurate ricorrevano come soluzione estrema. So-
prattutto le meretrici, di cui Roma abbondava. Non dimentichiamo che dei
suoi quasi 100.000 abitanti, nel 1605, gli uomini costituivano circa il 65
per cento della popolazione e che nel 35 per cento delle donne erano com-
prese le vecchie e le bambine. Così che in una città al maschile, nono-
stante la religiosità e i richiami alla virtù ed alla continenza, le cosiddette
cortigiane censite risultavano un migliaio. Fonti non ufficiali, ma sen-
z’altro indicative, dichiaravano che in realtà il numero delle prostitute
arrivasse a 13.000!… (66). Di queste, molte erano state relegate all’Or-
taccio, una zona cittadina recintata da un muro alto e con due sole porte
d’uscita, che si estendeva dagli Otto Cantoni al Mausoleo d’Augusto, nei
pressi proprio della chiesa e dell’ospedale di S. Rocco.
Per carità cristiana nei riguardi di quelle sventurate e delle loro misere
creature – la riprovazione ufficiale delle meretrici era tale, nonostante che
coi proventi delle loro tasse nel Cinquecento fosse stata sistemata l’intera
via di Ripetta, da seppellirle al Muro Torto trascinate con i piedi legati alla
coda di un cavallo (67) – ed anche per offrire una valida alternativa alle
soluzioni dettate dalla disperazione delle maternità clandestine, coi pro-
venti della tenuta di Acquasona messi a disposizione dal cardinale Salviati
che ne era il proprietario, l’ospedale di S. Rocco potè essere ampliato per
ricavarne un reparto esclusivamente riservato a loro.
Dal 1616 questo era già funzionante.

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Le madri nubili, per celare la loro gravidanza, potevano essere accolte
diverso tempo prima del parto. Non avevano alcun obbligo di dichiarare
la propria identità. Entravano in ospedale col volto coperto, che era loro
concesso di mantenere velato per tutta la degenza. Venivano ospitate in
stanze dette delle celate o depositate, dai letti protetti con tende. A garan-
zia del più stretto anonimato, le ricoverate erano contraddistinte soltanto
da un numero. Per autorizzazione di legge l’intero reparto risultava invio-
labile: interdetto perfino ai rappresentanti della giustizia. Proibito anche
alla levatrice e al medico, le uniche persone autorizzate ad avvicinare que-
ste speciali ricoverate solo quando indispensabile, rivolgere domande sul-
l’identità. Nel reparto, come ci fa sapere il Piazza, si provvedeva loro con
grand’amore et assistenza di balie, fascie, pannicelli, infasciatori et altri
arnesi della nostra povera et innocente, debole, bisognosa, stentata e
nascente umanità (68). Qualora per la sua condizione la madre non potes-
se, o anche non desiderasse, tenere con sé il neonato, questi veniva invia-
to alla Pia Casa degli Esposti al Santo Spirito. In caso di morte, sia la
madre che il bambino, venivano sepolti senza nome e col numero pro-
gressivo determinato dal libro dei decessi. Se avessero avuto disponibili-
tà finanziarie, le donne ricoverate anzitempo corrispondevano la somma
di tre scudi al mese. Sempre e comunque venivano tutte assistite gratuita-
mente durante il parto e negli otto giorni successivi. Conclusa la degenza,
le ricoverate lasciavano l’ospedale attraverso un’uscita secondaria che, ad
ulteriore protezione dell’incognito, dava su un viottolo disabitato (69).
Questa modernissima iniziativa era sostenuta anche dai nostri conval-
ligiani, con le loro quote regolarmente versate all’Arciconfraternita e
all’Ospedale. Un’adesione di chi, pur proveniendo da un ambiente
alquanto conservatore, dimostrava un’indubbia apertura ad innovazioni
costruttive.

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Altri Valtellinesi nella prima metà del secolo
Il numero di convalligiani che compaiono nel Registro degli Infermi
dell’Ospedale delli uomini dal 1631 al 1646 dei SS. Rocco e Martino è
decisamente esiguo (70d). Non sappiamo a cosa sia dovuto questo
improvviso calo. I mestieri che i nostri fanno restano uguali a quelli del
periodo precedente:

MARTINO BERTANELLI 13 giugno 1637


de Giovane si ricovera;
de Arden de Voltolina gli viene assegnato il letto n. 7,
careter consegna un casacon liso, calzonacci di mezza
lana, calzettacce de bonbaso, camicia e cappel-
lo, con scudi 25.
Il 15 giugno fa testamento col notaio Pizzuto e
il 21 giugno muore.

ANDREA di Domenico 22 luglio 1637


di Biolo de Voltolina si ricovera;
careter garzon sistemato in cariola accanto al letto 8,
casacca lionata, calzette turchine di saia, cami-
ciona rossa, camisa e cappellaccio;
è dimesso il 28 luglio.

torna il 3 agosto
sistemato in cariola accanto al letto 4;
dimesso il 17 agosto.

MATTIA JOLI 27 agosto 1637


di Giovan Maria si ricovera;
de Voltolina letto 2
vacaro casacazza negra, juponazzo mezza lana, calzo-
nazzi mischi, calzetazze di mezza lana, camicia
e cappello;
va fora il 31 agosto.

ANTONIO FERAJOL 18 dicembre 1638


di Battista si ricovera;
de Voltelina letto 8
vacaro gabano liso, casaccaccia, calzonacci di fusta-
gno, camisacia, calzettacce de tela e cappello,
con giuli 6;
dimesso il 24 dicembre.

117
STEFANO PADROCCA 28 settembre 1639
de Antonio si ricovera;
de Caspano de Voltolina letto 12
vacaro giubbone di mezza lana, camisaccia, calzettac-
ce di tela e cappellaccio;
dimesso il 16 ottobre.

Le scritte careter, garzon e altre ci portano a considerare che a redige-


re il registro fosse un priore di origine veneta. Quanto alle cariole va pre-
cisato che l’estate era il periodo in cui avveniva il maggior numero di rico-
veri. Fatto questo solitamente dovuto alla canicola che imperversava sia
in campagna, dove lavoravano i vaccari, che in città dove svolgevano l’at-
tività i carrettieri ed altri dal sorgere del solleone al tramonto. Per fron-
teggiare la conseguente emergenza letti, gli ospedali del tempo sistema-
vano al centro delle corsie dei loro stanzoni una fila di letti di fortuna, cia-
scuno dei quali ad incrociare orizzontalmente uno di quelli già esistenti.
Questi letti aggiunti consistevano in brande montate su piccole ruote, in
modo da facilitarne gli spostamenti: appunto le cosiddette cariole. In pra-
tica costituivano anche delle primordiali ambulanze, con cui il personale
dell’ospedale usciva altresì per le strade andando a prelevare i malati che
non si potevano ricoverare di persona (70).

Convalligiani di S. Rocco a Ripetta nella seconda


metà del secolo
Nel Giornale delli Infermi ricevuti nel Ospedale dal 1676 al 1685, i
Valtellinesi riportati ci sembrano veramente tanti (71d). Anche in propor-
zione agli altri ricoverati. In aggiunta alle precedenti scritture, per quanto
riguarda i nostri vaccari, in questa sono specificate anche le tenute della
campagna romana presso cui lavoravano. Da considerare che le attività a
cui gli emigrati della Valle iscritti alla Compagnia di S. Rocco si dedica-
rono in questo periodo restano pressochè le stesse d’inizio secolo:
ANTONIO BETTINI 14 febbraio 1677
dalla Voltolina si ricovera avanti pranzo;
facchino letto n. 12,
portò casacca e camiciola e calzoni tutti rotti,
camicia e calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 23 febbraio doppo pranzo.

118
scarigatore 4 novembre 1678
più di un anno e mezzo dopo si ricovera anco-
ra;
letto 5
giubbone di tela, camiciola rossa, camicia, cal-
zoni di mezza lana, calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 9 novembre.

20 settembre 1682
si ricovera di nuovo;
letto 14,
dimesso il 22 settembre.

DOMENICO CRACOLO 6 maggio 1677


di Andrea si ricovera avanti pranzo;
dalla Voltolina letto 12
calzoni tutti ripezzati e un straccio di lunghez-
za di mezza canna, camicia, calzette di tela
tutte rotte, scarpe e cappello;
dimesso il 13 maggio doppo pranzo.

JACOMO SCANATI 19 giugno 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vacaro alla Civueletta letto 11
calzoni e giubbone di tela, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso il 13 luglio.

GIOVAN ANTONIO PESCI 24 luglio 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro della Civueletta letto 8
giubbone, ferraiolo di panno, camicia, calzoni
di tela, calzette, scarpe e cappello;
dimesso l’1 agosto.

casciaro di Porcareccina 8 gennaio 1685


torna a ricoverarsi dopo quasi otto anni;
letto 12,
dimesso il 17 gennaio.

Rileviamo che, oltre ad aver cambiato tenuta, ha anche migliorato l’at-


tività lavorativa passando a fare il formaggio.

119
GIOVANNI d’ORSINI 26 luglio 1677
dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Cecchanibio letto 16
gabanella di panno, calzoni di mezza lana di
colore di muschio, camicia, calzette, scarpe e
cappello;
dimesso il 22 agosto.

7 novembre 1677
torna a ricoverarsi;
letto 11
giubbone di banbagia, ferraiolo e butta su di
panno color verde, camicia, calzette, scarpe e
cappello;
dimesso il 20 novembre.

PAULO RAINO 26 luglio 1677


di Batista si ricovera;
dalla Voltolina letto 10
vaccaro di Ceccha nibio giubbone di saia, calzoni di tela nera e sotto cal-
zoni e camiciola, calzette verde, scarpe e cap-
pello;
partì doppo cena il 31 luglio.

ANTONIO del FILIPPI 27 luglio 1677


di Michele si ricovera;
dalla Voltolina letto 19
vaccaro di Tormancina gabbano e calzoni di tela verda, ferraiolo,
camicia, berretto calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 25 agosto.

17 settembre 1677
torna a ricoverarsi;
letto 9
giubbone di bambogia, calzoni di saia, fera-
gliolo di baracano, camicia, calzette di lana,
scarpe e cappello;
dimesso il 26 settembre.

8 ottobre 1677
si ricovera di nuovo;
sistemato in cariola accanto al letto 17 calzoni

120
e butta su di tela, camicia, calzette di tela, scar-
pe e cappello;
dimesso il 13 ottobre.

vaccaro di Liprignano 3 ottobre 1678


si ricovera per la quarta volta;
sistemato in cariola accanto al letto 19,
dimesso il 18 ottobre.

Notiamo che a un anno di distanza, mantenendo lo stesso tipo di lavo-


ro e sempre restando nella campagna romana, ha cambiato tenuta.

30 novembre 1678
si ricovera per la quinta volta;
letto 19
giubbone e calzoni di panno neri, giusta core,
camicia, calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 22 dicembre.

8 agosto 1679
si ricovera per la sesta volta;
n. 13 cariole,
dimesso il 9 agosto.

26 ottobre 1679
si ricovera per l’ottava volta;
n. 8 cariole,
dimesso l’11 novembre.

vaccaro di Testa di Lepre 7 novembre 1680


si ricovera per la nona volta;
letto 16,
dimesso il 14 dicembre.

BARTOLOMEO TESTINI 31 luglio 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro letto 17
giubbone di mezza lana verde, camicia, calzo-
ni di tela nera, calzette di tela, scarpe e cappel-
lo;
dimesso il 20 agosto.

121
GIOVANNI CANONI 4 agosto 1677
di Giovanni si ricovera;
vaccaro di Boccea letto 1
giubbone di saia e un altro giubbone di tela,
camicia, calzoni e sotto altri calzoni, calzette di
tela e scarpe;
dimesso il 14 agosto.

GREGORIO GARZETTI 5 agosto 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro della Cirueletta n. 1 cariole
giubbone di lana bigio, camicia, calzoni di
panno verde, calzette tutte rotte, scarpe e cap-
pello;
dimesso il 9 agosto.

18 agosto 1677
torna a ricoverarsi;
letto 2
giubbone e calzoni tutti rotti.
Muore il 29 agosto.

PIETRO LONATTI 5 agosto 1677


della Voltolina si ricovera;
vaccaro di Cecchonibio giubbone, camicia, calzoni 2 paia diversi, cal-
zette di lana verde, scarpe e cappello.

PIETRO DIOLO 17 agosto 1677


di Valtolina si ricovera;
vaccaro del Covazzo giubbone e calzoni di tela, ferraiolo, camicia,
fascia, calzette di tela, scarpe e cappello;
dimesso il 22 agosto.

ANTONIO genuese dalla Voltolina 27 agosto 1677


vaccaro della Ciruelletta si ricovera;
letto 14
calzoni di panno di colore di tabacco, camicia
e camisciolo, calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 2 settembre.

PIETRO MASSI 24 agosto 1677


dalla Voltolina si ricovera;

122
vaccaro di Tormancina letto 5
casacca e calzoni di lana tutti rotti, camicia,
calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 2 settembre.

GIOVAN BATTISTA COLOMBELLA 27 agosto 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Tor Mancina letto 1
giubbone e calzoni di panno, camiciola di saia,
camicia, calzette di tela, scarpe e cappello;
dimesso il 14 settembre.

BARTOLOMEO del PINO 6 settembre 1677


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 15
giubbone e calzoni di mezza lana, camiciola,
calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 12 ottobre.

BARTOLOMEO BETTINI 11 settembre 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro n. 11 cariole
giubbone, calzoni e calzette di tela tutti rotti,
camicia, scarpe e cappello;
dimesso il 17 settembre.

JACOMO SCHENATTI 12 settembre 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro n. 21 cariole
calzoni e…, camicia, scarpe e cappello tutti
rotti.
Muore il 15 settembre.

AGOSTINO CONFORTI 14 settembre 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro letto 7
ferraiolo di panno, calzoni di tela, camicia, cal-
zette, scarpe e cappello;
dimesso il 21 settembre.

GIOVANNI GABRIELLI 19 settembre 1677


dalla Voltolina si ricovera;

123
vaccaro della Ciruelletta n. 13 cariole
giubbone e calzoni di mezza lana, camicia,
calzette di panno, scarpe e cappello;
dimesso il 28 settembre.

GIOVANNI BERNADELLI 26 settembre 1677


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Tor Mancina letto 9
giubbone e calzoni di panno, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso il 5 ottobre.

2 ottobre 1677
torna a ricoverarsi;
letto 20
stessi vestiti;
dimesso il 21 ottobre.

PIETRO MARTINO 1 ottobre 1677


di Voltolina si ricovera;
vaccaro di Tregorio letto 19
giubbone, calzoni, camicia, calzette, scarpe e
cappello;
dimesso il 17 ottobre.

GIOVANNI CANOVA 10 ottobre 1677


di Valtolina si ricovera;
vaccaro di Boccea letto 18
giubbone e calzoni di mezza lana, camicia, cal-
zette di panno, scarpe e cappello;
dimesso l’1 novembre.

GIUSEPPE LETOST 15 ottobre 1677


di Valtolina si ricovera;
vaccaro di Tor Mancina letto 1
giubbone e calzoni di panno, camiciola rossa,
camicia, calzette di bombassa, scarpe e cappel-
lo;
dimesso il 10 novembre.

GIUSEPPE GAGGI 17 ottobre 1677


di Voltolina si ricovera;

124
vaccaro della Liprignana letto 19
giubbone e calzoni di tela, ferraiolo di panno,
camicia, calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 3 novembre.

GIOVAN PIETRO BIANCHI 21 ottobre 1677


di Voltolina si ricovera;
vaccaro di Tor Mancina letto 17,
dimesso il 7 novembre.

GIOVAN ANTONIO PESCI 3 novembre 1677


di Voltolina si ricovera;
casciaro della Liprignana letto 9
giubbone di saia, ferraiolo di panno lionato,
camiciola rossa, camicia, calzoni di panno,
calzette di lana, scarpe e cappello;
dimesso il 25 novembre.

28 agosto 1678
torna a ricoverarsi;
n. 7 cariole,
dimesso il 3 settembre.

20 settembre 1680
si ricovera di nuovo;
letto 17,
dimesso il 25 settembre.

casciero di Testa di Lepre 21 agosto 1681


si ricovera ancora;
letto 14,
dimesso il 25 agosto.

BARTOLOMEO BRUNETTI 11 novembre 1677


di Voltolina si ricovera;
facchino di Ripetta letto 15
giubbone e calzoni di tela, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso il 27 novembre.

GIUSEPPE GAGGI 21 novembre 1677


di Voltolina si ricovera;

125
vaccaro di Liprignano letto 15
giubbone e calzoni di panno, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso l’8 dicembre.

MICHAELE de PEOLI 16 dicembre 1677


da Biolo di Voltolina si ricovera;
mandato dal rev. mons. D’Agostino letto 12,
dimesso il 29 dicembre.

GIOVANNI DEL GUSCIO 16 gennaio 1678


di Valtolina si ricovera;
vaccaro a Porcareccina letto 21.
Muore il 28 gennaio alle 2 di notte.

GIOVANNI GALLO 27 maggio 1678


dalla Voltolina si ricovera;
facchino di Ripetta letto 12
giubbone e calzoni tutti rotti, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso il 9 giugno.

ANDREA PICCOLO 15 giugno 1678


di Matteo si ricovera;
di Valtolina letto 9,
vaccaro del Covazzo dimesso il 21 giugno.

ANTONIO di MORETTO 11 luglio 1678


di Voltolina si ricovera;
carattiero di Borgo letto 4
giubbone di rascia, calzoni, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso il 22 luglio.

GIUSEPPE GALLI 31 luglio 1678


di Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 18
vaccaro di Longhezzina giubbone e calzoni di panno nero, ferraiolo,
camicia, calzette di lana, scarpe e cappello;
dimesso il 3 agosto.

GIOVAN BATTISTA de NOCENTI 9 agosto 1678

126
di Voltolina si ricovera;
vaccaro della Valchetta letto 13,
dimesso il 19 agosto.

30 luglio 1679
torna a ricoverarsi;
letto 17,
dimesso il 6 agosto.

14 settembre 1679
si ricovera di nuovo;
letto 13
giubbone, calzoni, camicia, calzette, scarpe e
cappello;
dimesso il 19 settembre.

24 marzo 1680
si ricovera ancora;
letto 19,
dimesso il 31 marzo.

23 aprile 1680
si ricovera per la quinta volta;
letto 12,
dimesso il 2 maggio.

ANDREA d’ASCHE 10 agosto 1678


di Domenico si ricovera;
da Sondria dalla Voltolina letto 3,
vaccaro di Torre Mancina dimesso il 23 agosto.

vaccaro di Vallerano 21 marzo 1679


torna a ricoverarsi;
letto 13,
dimesso il 31 marzo.

Trascorso quasi un anno è passato a lavorare presso un’altra tenuta


della campagna romana.
vaccaro di Ceccanibio 24 marzo 1680
si ricovera di nuovo;
letto 16

127
giubbone e butta su e calzoni di mezza lana,
camicia, calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 4 aprile.

Dopo un altro anno ha cambiato ancora posto di lavoro. Nel registro il


suo cognome stavolta è segnato come d’ASCHI.

6 aprile 1680
altro ricovero a due giorni dal precedente;
letto 16,
dimesso il 10 aprile.

Il cognome nel solito registro viene scritto per intero, oppure storpia-
to, in Aschieri.

PIETRO di DOTTO 23 agosto 1678


della Voltolina si ricovera;
vaccaro della Falconiana letto 3,
dimesso il 25 agosto.

Dallo stesso letto esce un vaccaro Valtellinese e, subito dopo, ne entra


un altro sempre Valtellinese e sempre con lo stesso tipo di lavoro. Cambia
solo la provenienza dalla tenuta.

GIOVAN MARIA CAPORALINI 26 agosto 1678


dalla Valtolina si ricovera;
vaccaro della Ceruelletta letto 13
calzoni di fustagno, butta su, camicia, calzette
di lana bianca, scarpe e cappello; dimesso l’1
settembre.

PIETRO POZZOLI 29 ottobre 1678


della Voltolina si ricovera;
vaccaro dello Covazzo letto 17,
dimesso il 7 novembre.

MARTINO CIOCHINO 30 ottobre 1678


della Voltolina si ricovera;
fachino a Ripetta letto 19,
calzoni di tela e… , camicia, calzette, scarpe e

128
cappello;
dimesso il 10 novembre.

GIUSEPPE BERTOLO 6 novembre 1678


de Giovan Pietro si ricovera;
della Voltolina letto 1
vaccaro di S. Nicola giubbone di mezza lana, ferraiolo, camiciola
rossa, camicia, calzoni di tela, calzette, scarpe
e cappello;
dimesso il 12 novembre.

GIOVANNI PRADELLA 14 luglio 1679


di Voltolina si ricovera;
vaccaro della Ciruelletta letto 13,
dimesso il 23 luglio.

30 luglio 1679
torna a ricoverarsi;
n. 13 cariole,
dimesso il 6 agosto.

vaccaro di Grotta Perfetta 30 settembre 1679


si ricovera di nuovo;
letto 5,
dimesso il 10 ottobre.

Anch’egli, come già altri convalligiani, si sposta a lavorare da una


tenuta ad un’altra.

GIOVANNI SERINO 22 luglio 1679


di Voltolina si ricovera;
vaccaro della Ciruelletta n. 1 cariole,
dimesso il 21 agosto.

BORTOLOMEO CRONIA 14 agosto 1679


di Voltolina si ricovera;
facchino a Ripetta n. 18 cariole
portò un fardellone;
dimesso il 24 agosto.

PIETRO de Paolo 16 agosto 1679

129
di Voltolina si ricovera;
vaccaro della Valchetta n. 9 cariole,
dimesso il 29 agosto.

PIETRO GAGINI 24 agosto 1679


di Battista si ricovera;
vaccaro della Liprignana letto 17,
dimesso il 30 agosto.

CARLO ANTONIO BONETTI 25 agosto 1679


di Pietro si ricovera;
milanese n. 17 cariole,
vaccaro di Riano dimesso il 7 settembre.

JACOMO GAGGI 26 agosto 1679


d’Antonio si ricovera;
dalla Voltolina n. 20 cariole,
casciero dalla Liprignana dimesso il 5 settembre.

vaccaro di Aviano 31 maggio 1680


torna a ricoverarsi;
letto 16
giubbone e calzoni di mezza lana, ferraiolo di
uncinetto, camicia, calzette, scarpe e cappello;
dimesso il 16 giugno.

Col trascorrere di un anno il nostro convalligiano va a lavorare in una


seconda tenuta.

DOMENICO di Giovan Battista 2 settembre 1679


della Valtolina si ricovera;
vaccaro della Falconiana n. 15 cariole,
portò un fardellone tutto rotto;
dimesso il 7 settembre.

MARTINO GAMBEIO 3 settembre 1679


della Valtolina si ricovera;
vaccaro di Giuditta Profeta n. 5 cariole.
Muore il 22 settembre.

GIOVANNI RIGNADA 5 settembre 1679

130
dalla Valtolina si ricovera;
carettaro di Ripetta n. 15 cariole
fardellone tutto rotto;
dimesso il 30 settembre.

PIETRO di PELO 5 settembre 1679


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro della Valchetta n. 19 cariole,
fardellone;
dimesso il 12 settembre.

FILIPPO di suprano di zucca 6 settembre 1679


dalla Voltolina si ricovera;
facchino di Ripetta n. 26 cariole,
giubbone e calzoni tutti rotti, camicia, calzette,
scarpe e cappello;
dimesso il 17 settembre.

L’essere di suprano di zucca è sicuramente un soprannome scherzoso


dato dai compagni al Valtellinese, che a quanto pare non manca a sua
volta d’umorismo. Al punto da farsi registrare con simili generalità.

ANDREA FIASCHE 9 settembre 1679


di Sondria si ricovera;
vaccaro di Grotta Perfetta letto 20
fardellone;
dimesso il 27 settembre.

PIETRO dalla BOLLA 9 settembre 1679


della Valtolina si ricovera;
vaccaro alla Ciruelletta letto 12
fardellone;
dimesso il 16 settembre.

GIO: DOMENICO COMINETTI 10 settembre 1679


dalla Voltolina si ricovera;
facchino di Ripetta letto 9,
dimesso il 26 settembre.

PIETRO BONETTI 26 ottobre 1679


di Bartolomeo si ricovera;

131
caratiero n. 14 cariole
giubbone, camicia, calzoni, calzette, scarpe e
cappello;
dimesso il 4 novembre.

28 luglio 1681
letto 14,
dimesso il 30 agosto.

DOMENICO GAGGINI 2 novembre 1679


di Giovan Battista si ricovera;
dalla Voltolina n. 13 cariole,
vaccaro di Grotta Perfetta dimesso il 18 novembre.

vaccaro di Boccea 17 gennaio 1680


torna a ricoverarsi;
letto 12,
dimesso il 23 gennaio.

Anche questo convalligiano dalla tenuta iniziale si è spostato a lavora-


re in un’altra.

ANDREA BIOSCHE 10 novembre 1679


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Grotta Perfetta letto 18,
dimesso il 25 novembre doppo pranzo.

ritorna la sera di quello stesso giorno


e si riprende lo stesso letto 18;
dimesso il 3 dicembre.

GIOVANNI BOTTANI 4 gennaio 1680


dalla Valtolina si ricovera;
scarigatore di Ripetta letto 11,
dimesso il 15 gennaio.

GIUSEPPE PALOTINO 5 gennaio 1680


d’Antonio si ricovera;
letto 5
giubbone, ferraiolo, camicia, calzoni, calzette,
scarpe e cappello.
Muore il 13 gennaio.

132
Nel registro non compare la professione. Dai suoi vestiti si rivela pre-
sumibilmente un carrettiere.
GIOVANNI BOTTA 18 marzo 1680
dalla Voltellina si ricovera;
scarigatore letto 11,
dimesso il 22 marzo.

ANTONIO BONA 27 ottobre 1680


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro della Cerueletta letto 11,
dimesso il 2 novembre.

VITALE de ROTTI 8 dicembre 1680


dalla Voltolina si ricovera;
facchino di Ripetta letto 12
giubbone e calzoni di mezza lana, camicia,
scarpe e cappello;
dimesso il 13 gennaio 1681.

di Bartolomeo 21 gennaio 1681


scargatore torna a ricoverarsi;
letto 14,
dimesso l’1 febbraio.

In questa sua seconda registrazione veniamo a conoscenza della pater-


nità. Abbiano anche modo di constatare che i due termini di facchino di
Ripetta e scaricatore si equivalevano, almeno al porto fluviale.

facchino di Ripetta 4 marzo 1681


si ricovera di nuovo
letto 8
giubbone e calzoni di mezza lana, camicia,
scarpe e cappello;
dimesso il 17 marzo.

Indossa ancora esattamente gli stessi vestiti che portava quando si era
ricoverato nel dicembre dell’anno prima.

PIETRO di Stefano 18 luglio 1681

133
di Jacomo si ricovera;
da Sondra letto 14,
casciero della Ciruelletta dimesso il 27 luglio.

PIETRO della POLA 23 luglio 1681


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 15,
vaccaro di Vallerano dimesso l’8 agosto.

vaccaro di Grotta Perfetta 16 novembre 1681


torna a ricoverarsi;
letto 14,
dimesso il 25 novembre.

A sua volta, come diversi altri Valtellinesi, cambia tenuta.

RIMEDIO FUPALO 8 agosto 1681


del quondam Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 10
vaccaro di Cerri portò un fardellone tutto rotto;
dimesso il 25 agosto.

PIETRO PIANTONE 19 agosto 1681


di Martino si ricovera;
dalla Voltolina letto 19,
vaccaro di Cerri dimesso il 29 agosto.

vaccaro di Lunghezza 26 ottobre 1682


torna a ricoverarsi;
letto 12,
dimesso il 3 novembre.

E’ passato a lavorare dalla tenuta di Ceri a quella di Lunghezza.

MARTINO RODELLI 31 agosto 1681


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 14,
vaccaro di Grotta Perfetta dimesso il 6 settembre.

PIETRO GERBETI 5 settembre 1681


dalla Voltolina si ricovera;

134
facchino di Ripetta letto 4
portò un fardellone tutto rotto;
dimesso l’11 settembre.

BATTISTA GENESTRINI 5 ottobre 1681


dalla Voltolina si ricovera;
fachino di Ripetta letto 5,
dimesso il 31 ottobre.

scargatore 1 aprile 1682


si ricovera di nuovo;
letto 11,
dimesso il 20 aprile.

PIETRO NASONE 24 ottobre 1681


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 16,
dimesso il 16 novembre.

ANTONIO BONESE 12 novembre 1681


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Grotta Perfetta letto 2,
dimesso il 15 novembre.

GIOVANNI di Giuseppe 13 maggio 1682


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di testa di Lepre letto 18,
dimesso il 10 giugno.

BATTISTA CINCERI 14 giugno 1682


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro della Ceruelletta letto 18,
dimesso il 26 giugno.

GIACOMO MIOTTI 7 luglio 1682


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di S. Marta letto 16,
dimesso il 12 luglio.

GIUSEPPE BERTINI 13 agosto 1682


dalla Voltolina si ricovera;

135
caratiero letto 12,
dimesso il 17 agosto.

FRANCESCO BORDONI 21 settembre 1682


di Giovanni si ricovera;
vaccaro della Ceruelletta letto 19,
dimesso il 9 ottobre.

PIETRO BETTINI 29 settembre 1682


di Andrea si ricovera;
da Sondra letto 18,
vaccaro della Ceruelletta dimesso il 9 ottobre.

GIOVANNI BONI 1 ottobre 1682


d’Andrea si ricovera;
dalla Voltolina letto 10,
scarigatore dimesso l’8 ottobre.

DOMENICO MENESATTO 23 aprile 1683


dalla Voltolina si ricovera;
carrattiero letto 14,
dimesso il 29 aprile.

ANTONIO BERGAMO 9 luglio 1683


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro della Ceruelletta letto 12,
dimesso il 19 luglio.

DOMENICO GAGINO 16 settembre 1683


di Giovan Battista si ricovera;
dalla Voltolina letto 19,
vaccaro di Pantano dimesso il 21 settembre.

FRANCESCO BORDONE 30 settembre 1683


di Giovanni si ricovera;
vaccaro della Cerueletta letto 2,
dimesso il 26 ottobre.

10 agosto 1684
torna a ricoverarsi;
letto 14,
dimesso il 25 agosto.

136
In questa sua nuova registrazione viene segnato col cognome esatto di
BORDONI.

3 settembre 1684
letto 18,
dimesso il 20 settembre.

GIOVAN MARIA GADALO 26 ottobre 1683


dalla Voltolina si ricovera;
mandato dal signor Mariano letto 14,
Vecchiarelli Guardiano della dimesso il 12 novembre.
Confraternita di S. Rocco

Constatiamo che nell’Urbe anche i Valtellinesi nel Seicento hanno


avuto qualche “raccomandazione”, fosse solo per andare in ospedale.

vaccaro di S. Marta 10 agosto 1684


torna a ricoverarsi;
letto 12,
dimesso il 25 agosto.

In questa nuova iscrizione è riportata l’attività.

GIACOMO GAGGI 26 dicembre 1683


d’Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 14,
vaccaro di S. Nicola dimesso il 27 dicembre.

GIACOMO ROSSALLI 29 giugno 1684


di Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 8,
vaccaro della Ceruelletta dimesso il 5 luglio.

ANDREA BUSCAGLIO 8 luglio 1684


di Domenico si ricovera;
dalla Voltolina letto 17,
vaccaro di Testa di Lepre dimesso il 16 agosto.

GIOVANNI BELLAGIO 25 luglio 1684


di Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 18,
vaccaro di Valerano dimesso il 2 agosto.

137
ANTONIO QUATTRINI 27 luglio 1684
di Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 4,
vaccaro di S. Marta dimesso il 3 agosto.

PIETRO DIOLI 11 agosto 1684


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di S. Nicola n. 11 cariole,
dimesso il 29 agosto.

di Agostino 23 settembre 1684


torna a ricoverarsi;
letto 17.
Muore il 26 settembre.

Nel registro dei degenti stavolta è stata aggiunta anche la paternità del
Valtellinese.

GIORGIO GIANETTI 21 agosto 1684


di Giovanni si ricovera;
carratiero n. 18 cariole,
dimesso il 2 settembre.

PIETRO GIANINI 26 agosto 1684


dalla Voltolina si ricovera;
casiero di S. Marta letto 7,
dimesso il 28 agosto.

ritornò poco doppo


letto 8,
dimesso il 2 settembre.

Per rientrare subito si dev’essere sentito male. Quanto al casiero va


detto che questo termine romanesco corrisponde al valtellinese casèe,
ossia colui che fa il formaggio.

THOMASO della ZUCCA 3 settembre 1684


di Maffei si ricovera;
dalla Voltolina letto 20,
vaccaro de Liprignano dimesso il 3 settembre.

138
GIOVANNI CERESA 22 settembre 1684
di Thomaso si ricovera;
vaccaro di Liprignano letto 17,
dimesso il 26 settembre.

VINCENZO MORCI 11 dicembre 1684


dalla Voltolina si ricovera;
mandato dalli Ill.mo Signor Abbate letto 8,
Scaglia Guardiano giubbone, ferraiolo, camicia, calzoni, scarpe e
cappello;
dimesso il 22 dicembre.

Un altro “raccomandato”. Per il patrocinatore completiamo aggiun-


gendo che il Guardiano era presumibilmente quello della stessa
Arciconfraternita di S. Rocco.

PIETRO BIANCHINI 13 gennaio 1685


di Domenico si ricovera;
dalla Voltolina letto 12
vaccaro di Boccea avanti pranzo portò un fardellone;
dimesso il 20 gennaio.

MARTINO SAVELLI 3 maggio 1685


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 12,
vaccaro di Testa di Lepre dimesso il 9 maggio.

LORENZO SALVETTO 14 luglio 1685


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di S. Marta letto 5,
dimesso il 22 luglio.

di Pietro 27 agosto 1685


torna a ricoverarsi;
letto 5,
dimesso il 6 settembre.

Oltre ad iscriverne anche la paternità nel registro dei degenti è altresì


riportato il cognome esatto: SALVETTI.

GIUSEPPE di PETROLO 24 luglio 1685

139
di Valtolina si ricovera;
vaccaro di S. Nicola letto 4,
dimesso il 29 luglio.

ANDREA MARCHESINO BONINO 8 settembre 1685


da Voltolina si ricovera;
vaccaro di Testa di Lepre letto 2,
dimesso il 17 settembre.

Fratelli e Sorelle Valtellinesi nella Compagnia


Nel luglio del 1645 alla destra dell’altar maggiore, nella chiesa dei
santi patroni Rocco e Martino dell’Arciconfraternita, un bambino si mise
a grattare la calce del muro dove si trovava un’acquasantiera. Venne così
alla luce l’affresco della Madonna delle Grazie. In quel momento uno
storpio, che mendicava davanti al tempio, guarì improvvisamente. La
scoperta dell’immagine miracolosa fu da sprone a tutti i sodali, che con-
tribuirono con generosità all’ingrandimento di quel luogo benedetto. La
nuova fabbrica venne realizzata con una suggestiva architettura tardo rina-
scimentale da Giovan Antonio de Rossi. A completamento, nel 1657, il
cardinale protettore Odoardo Vecchiarelli fece aggiungere a sue spese una
degna sacrestia (71).
Dove fu rinvenuto l’affresco era stata edificata la cappella della
Madonna delle Grazie. Le altre cappelle vennero assegnate alle
Corporazioni congregate con l’Arciconfraternita. Tra quelle coi
Valtellinesi ricordiamo la cappella dedicata alla Madonna della Neve,
messa a disposizione dell’Università dei Vignaroli, dei Capo Vaccari e dei
Vaccari e la cappella di S. Giuliano, riservata all’Università dei Barcaroli
padroni di barche per il trasporto di merci e persone lungo il Tevere, degli
Scaricatori e Facchini di Ripetta ad essi collegati, nonché dei Carrettieri e
dei Mondezzari dell’Alma Città di Roma. La cappella di S. Martino andò
invece agli Osti ed agli Albergatori (72).
Risaltava su tutte l’altare maggiore con la statua di S. Rocco, su cui
convergeva indistintamente la fede degli associati che ne provvedevano al
mantenimento del culto. Il lungo sacco verde e la mantellina nera, che
costituivano il vestito del taumaturgo di Montpellier e che ne rivestiva
l’effigie, era stato adottato come abito dai confrati stessi.

140
Questi, appunto con indosso il sacco verde, cinto ai fianchi da una
corda di lana bianca e con pendente sopra la corona di Maria Santissima,
con la mozzetta di saia nera filettata da una fettuccia verde e contrasse-
gnata sulla parte sinistra dallo stemma ovale dello speciale Protettore,
nella ricorrenza dell’Assunzione al cielo della Madonna portavano in
solenne processione la reliquia del Braccio del Santo.
Il patrono veniva festeggiato il giorno dopo, 16 agosto, in cui si prov-
vedeva anche alla particolare cerimonia della distribuzione dei pani bene-
detti, a ricordo dell’esemplare attività caritativa di S. Rocco. Si procede-
va inoltre ad un’altra, e non meno importante, elargizione: quella dei dieci
sussidi dotali annui, di ben 45 scudi di moneta a ciascuna ragazza, che
erano assegnati alle povere verginelle da maritarsi in Roma. Unitamente
al privilegio dell’indulgenza plenaria per i confratelli, le consorelle e i
benefattori del pio sodalizio che in quel giorno visitavano la chiesa, sem-
pre per quella festa titolare alla Confraternita era concesso di liberare un
condannato a vita alla galera o addirittura a morte, ad esclusione del reato
di lesa maestà.
Anche nei due unici registri giunti fino a noi (72d), che riguardano spe-
cificatamente i congregati della Compagnia, vi compaiono emigrati
Valtellinesi. In particolare nel Registro de Fratelli e Sorelle
dell’Arciconfraternita di S. Rocco dal 1675 al 1720, limitatamente all’ul-
tima parte del Seicento, ne riportiamo i nominativi:
FRANCESCO BONETTI viene ammesso all’Ordine il 14 gennaio 1675

ANNA LUCIA da LORO viene ammessa all’Ordine il 26 luglio 1682


Questo cognome, come
già abbiamo avuto modo
di constatare, va inteso
per DELL’ORO.

PIETRO MAZZONI viene ammesso all’Ordine il 13 maggio 1695

MATTEO PASINI viene ammesso all’Ordine l’1 maggio 1698

Nell’altro registro dei Fratelli della Venerabile Archiconfraternita di S.


Rocco frequentanti all’esposizione del SS.mo dal 1694 al 1702, sempre
limitatamente al secolo preso in considerazione, si evidenzia la presenza
di altri due nostri convalligiani:

141
Sono intervenuti a questa seconda domenica del mese:

AGOSTINO DOTTI 14 novembre 1694


FRANCESCO PINI

AGOSTINO DOTTI 12 dicembre 1694


FRANCESCO PINI

AGOSTINO DOTTI 7 gennaio 1695


Incluso anche nella
lista dei Fratelli che
fanno le Quarantore.

FRANCESCO PINI per l’intero anno 1695, 1696, 1697, 1698, 1699
AGOSTINO DOTTI sono presenti tutte le seconde domeniche
dei vari mesi.

Per ascriversi al Catalogo dei Fratelli e Sorelle della Compagnia era


indispensabile aver compiuto i diciott’anni, essere di costumi morigerati,
di buona condotta religiosa e politica, non aver mai avuto querela crimi-
nale in alcun tribunale e, come esige lo statuto del sodalizio, non eserci-
tare arte vile o infame, non servire in livrea, o insegna di mandataro. Con
questi requisiti si poteva presentare domanda per iscritto, munita della
fede del parroco al fratello Segretario e ai PP. Guardiani, indicando nella
supplica la propria età, patria e dimora, unitamente alla professione che in
quel momento si esercitava (73d).

Sul finire del Seicento, la Confraternita provvedeva a sovvenzionare lo


spettacolo e i festeggiamenti annuali che i barcaroli del tevere promuove-
vano nella ricorrenza della solennità di S. Rocco. Un diarista del tempo
racconta:
Fra i diporti maggiori di Roma ragionevolmente si annovera quello
che ogni anno si esperimenta il dopo desinare nel giorno di S. Rocco
Periocchè avanti la chiesa situata alla riva del tevere, detta comunemen-
te di Ripetta, si tiene corso di barchette e nello istesso fiume si fanno giuo-
chi di lotte e si uccidono ingegnosamente vari animali terrestri e volatili.
Vi concorrono persone di ogni condizione in tanto numero, che riem-
piono non solo la contrada, ma la vicina riva con vaghezza mai vista e
non con minore soddisfazione universale.

142
E’ antica usanza che Mons. Chierico di Camera, presidente delle Ripe,
per far godere tali stesosi avvenimenti, riceva gli altri Monsignori
Chierici suoi colleghi e diversi personaggi in certe stanze e logge che
sogliono prepararsi a questo effetto nella medesima riva, temperando con
rinfreschi il caldo che in quel tempo reca molestia maggiore.
Il presidente, Mons. Camillo de’ Massimi, Patriarca di Gerusalemme e
Maestro di Camera di N. S., secondando egli il suo splendissimo genio,
ha voluto oltre il solito invitare il signor Cardinale e i Signori Principi
Altieri, Nepoti di di S.S. (Clemente X), ricevendoli nelle abitazioni sud-
dette adornate di paramenti sontuosi e pompa conveniente; eccedere nel
far la ricreazione e con magnificenza regia diffondere ad essi personag-
gi, Dame e Cavalieri che vi concorsero, frutti canditi, confetture e bevan-
de soavissime di latte e acque gelate di molto pregio in tanta copia, che
parevano rinnovate le delizie dell’antica Roma sua patria…
L’austero papa Innocenzo XI (1676-1689), al secolo il comasco
Benedetto Odescalchi confratello dell’Arciconfraternita dei Lombardi e
già cardinale a 34 anni – beatificato da Pio XII nel 1956 -, che il pontefi-
ce precedente aveva definito il padre dei poveri e che i romani sopranno-
minarono “Papa minga” per i suoi numerosi divieti dettati dal profondo
rigore morale e di vita in un ambiente e in un clima cittadino non proprio
spartano, intervenne a vietare questa consuetudine per la ragione che
quelle cose non onoravano il Santo, ma gravavano soltando sull’Ospedale
a danno degli infermi (73).

Tanti altri Valtellinesi delle Corporazioni di Arti e


Mestieri
In tutti i dipinti, affreschi e statue il povero S. Rocco si ritrova sempre
nelle misere sembianze del pellegrino disastrato con una mantellina pie-
tosa, brache corte di gusto quasi marinaresco e tutte sfilacciate, le gambe
meschine immancabilmente piagate, in mano il solito bordone a cui è
appesa un’eterna zucca per l’acqua ed accanto a lui non manca mai il
cane, che si dice gli abbia salvato la vita. La ben nota e pungente ironia
romanesca, col suo dialetto colorito, non si è certo lasciata sfuggire una
simile iconografia. Così che, se due persone si dimostrano inseparabili, di
loro si dice che:
so’ come san Rocco e er cane.

143
Quanto all’aspetto del santo, parlando di un individuo mal ridotto o che
non ha disponibilità finanziarie, si dichiara senza tanti complimenti:
sta a quattrini come san Rocco a carzoni (74).
Queste, purtroppo, erano le condizioni in cui si venivano ancora a tro-
vare diversi nostri convalligiani a Roma anche negli ultimi decenni del
Seicento. Le annotazioni del priore dell’ospedale di S. Rocco sullo stato
dei vestiti consegnati al momento del ricovero è abbastanza eloquente:
calzonacci, gipponaccio, camisacia, calzettacce, fardelone tutto rotto.
Che altro dire? Fortunatamente la Compagnia a cui appartenevano, con la
costante attività ospitaliera prodigata grazie ai suoi 50 efficienti posti letto
del proprio ospedale, riusciva quasi sempre almeno a rimetterli in forze. I
nostri Valtellinesi comunque avevano la scorza dura dei montanari, di
gente che non è disposta ad arrendersi. Mai. Gente che non si tira indie-
tro, che affronta la vita col coraggio sostenuto dalla speranza di un doma-
ni migliore per sé e soprattutto per la famiglia. Questa è sempre stata la
filosofia pratica, ma grande, dei nostri emigranti. Erano decisamente in
tanti, in quegli anni, a rischiare la vita nella campagna romana infestata
dalla malaria. Tanti anche quelli che fin dalle prime luci dell’alba si tro-
vavano già curvi sotto il peso dei carichi massacranti di legname, dei sac-
chi di carbone, delle derrate scaricate da chiatte e barconi per essere siste-
mate nei magazzini oppure su carri e carrette. Tanti altresì gli stessi car-
rettieri. Tutti emigrati dalla Voltolina. Per averne un’idea basta scorrere i
nominativi di quelli riportati nel Registro dell’Infermi ricevuti
nell’Ospedale di S. Rocco dal 1685 al 1712, naturalmente soltanto per il
Seicento (74d):
LUISIO della MITA 22 novembre 1685
di Michele si ricovera;
dalla Voltolina letto 11,
vaccaro della Ciruelletta dimesso il 27 novembre.

vaccaro di Grotta Profeta 22 agosto 1688


torna a ricoverarsi;
sistemato accanto al letto 5 in cariola
dimesso il 26 agosto.

Notiamo che si è spostato a lavorare in un’altra tenuta.

vaccaro di Valerano 9 agosto 1690

144
si ricovera ancora dopo due anni;
letto 10,
dimesso il 19 agosto.

A distanza di tempo è passato a lavorare in una terza tenuta.

DOMENICO MAIFRINI 19 aprile 1686


di Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 7,
scarigatore dimesso il 28 aprile.

BATTISTA SCHIAVO 11 maggio 1686


del quondam Jacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 7,
scarigatore dimesso il 27 maggio doppo pranzo.

2 giugno 1686
torna a ricoverarsi;
letto 13
portò un fardellone tutto rotto;
dimesso il 18 giugno doppo pranzo.

ANTONIO QUATTRINO 28 giugno 1686


del q. Jacomo si ricovera;
da Sondria letto 13,
vaccaro di carri dimesso il 5 luglio doppo cena.

E’ sempre il QUATTRINI del 1684 vaccaro nella tenuta di S. Marta.

Antonio Qudrini 9 agosto 1688


di Jacomo torna a ricoverarsi;
dalla Voltolina n. 1 cariole,
vaccaro di Riano dimesso il 10 agosto.

E’ ancora il Quattrini col cognome scritto in fretta. Stavolta constatia-


mo che è passato a lavorare nella tenuta di Riano sulla Flaminia.

PIETRO d’ANDRIONE 2 luglio 1686


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 7,
dimesso il 13 luglio doppo pranzo.

145
BARTOLOMEO CROMA 2 luglio 1686
dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 8
portò un fardellone tutto rotto;
dimesso il 10 luglio doppo pranzo.

Bartolomeo CRONA 18 agosto 1689


di Pietro torna a ricoverarsi dopo tre anni;
dalla Voltolina letto 19,
scarigatore dimesso il 26 agosto.

Crona o Croma è la stessa persona. Stavolta abbiamo anche la paterni-


tà.

Bartolomeo CRAINA 28 febbraio 1690


di Pietro si ricovera di nuovo;
dalla Voltolina letto 6,
scarigatore dimesso il 3 aprile.

Prima Croma, poi Crona e adesso Craina. Possiamo anche ipotizzare


che il vero cognome di questo valtellinese sia in realtà RAINA.
JACOMO RASELLO 12 luglio 1686
del q. Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 11,
vaccaro della Ciruelletta dimesso il 24 luglio.

vaccaro di Tregoria 4 febbraio 1687


torna a ricoverarsi;
letto 2,
dimesso il 25 febbraio.

E’ passato da una tenuta ad un’altra.

vaccaro di Grotta Profetta 15 agosto 1688


si ricovera di nuovo;
n. 17 cariole,
dimesso il 22 agosto.

A distanza di un anno ha cambiato ancora tenuta.

146
ANTONIO BELLOTTINI 20 luglio 1686
di Jacomo si ricovera;
dalla Voltolin letto 14,
vaccaro della Ceruelletta dimesso il 27 luglio.

AMBROGIO PAGANINI 1 agosto 1686


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 7,
dimesso il 10 agosto.

DOMENICO del q. Giovanni 7 agosto 1686


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Ceri letto 9,
dimesso il 13 agosto.

DOMENICO di Jobbe 9 agosto 1686


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Pantano letto 16,
dimesso il 12 agosto.

FRANCESCO SILVESTRINO 10 agosto 1686


di Carlo si ricovera;
dalla Voltolina letto 10,
scarigatore dimesso il 29 agosto.

LUIGI LAITA 15 settembre 1686


di Michele si ricovera
dalla Voltolina letto 8,
vaccaro della Ceruelletta dimesso il 4 ottobre.

GIOVANNI BONETTI 28 settembre 1686


del q. Domenico si ricovera;
dalla Voltolina letto 13,
scarigatore dimesso il 7 ottobre.

ANTONIO PALOTINO 17 ottobre 1686


di Jacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 7,
vaccaro della Ciruelletta dimesso il 14 novembre

TOMASSO di ZUCCHO 8 novembre 1686


dalla Voltolina si ricovera;

147
vaccaro di Boccea letto 3,
dimesso il 16 novembre.

Thomaso de ZECCO 30 giugno 1688


di Maffeo torna a ricoverarsi;
dalla Voltolina letto 2,
vaccaro di Boccea dimesso il 9 luglio.

Sia lo Zuccho che lo Zecco sono la stessa stessa persona, che lavora
presso la tenuta di Boccea. La differenza sta soltanto nel cognome dop-
piamente storpiato, presumibilmente al posto di ZECCA. In questa secon-
da scrittura è riportata anche la paternità.

ANTONIO di BETTINO 22 novembre 1686


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore sistemato accanto al letto 3 in cariola
dimesso il 12 dicembre.

Si tratta sempre dello stesso scaricatore che lavora al porto di Ripetta


ricoverato negli anni 1677, 1678 e 1682 col cognome di BETTINI.

Antonio Bettini 22 agosto 1687


torna a ricoverarsi;
letto 16,
dimesso il 31 agosto.
Stavolta il suo cognome è stato riportato esatto.

Antonio Bettini 24 agosto 1688


di Giovan Pietro si ricovera di nuovo;
da Sondra letto 7,
facchino di Rippetta dimesso il 13 settembre.

In questa iscrizione leggiamo anche il nome del padre e finalmente


possiamo sapere che è originario di Sondrio.

Antonio Bettini 22 dicembre 1688


si ricovera ancora;
dimesso il 4 gennaio 1689.

19 febbraio 1689

148
si ricovera un ennesima volta;
letto 12,
dimesso il 5 marzo.

ANTONIO BERGOMO 28 novembre 1686


di Cipriano si ricovera;
dalla Voltolina n. 7 cariole,
vaccaro della Valchetta dimesso il 30 novembre.

MARTINO TODE’ 26 gennaio 1687


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 2,
vaccaro della Liprignana dimesso il 3 febbraio.

ANTONIO NANNI 25 aprile 1687


di Giuseppe si ricovera;
dalla Voltolina letto 3,
vaccaro della Valchetta dimesso il 28 aprile.

GIOVANNI CERESA 23 luglio 1687


di Thomaso si ricovera;
dalla Voltolina letto 20,
vaccaro di Porcareccina dimesso il 28 luglio.

E’ lo stesso vaccaro ricoveratosi nel 1684. Allora lavorava nella tenuta


della Leprignana.

GIOVAN PIETRO LAMONINI 4 agosto 1687


d’Andrea si ricovera;
dalla Voltolina n. 4 cariole,
vaccaro di Tregorio

ANTONIO BONADE 24 agosto 1687


di Battista si ricovera;
dalla Voltolina n. 16 cariole,
vaccaro di S. Marta dimesso il 31 agosto.

GIOVANNI MAURO 3 novembre 1687


di Stefano si ricovera;
dalla Voltolina letto 1,
vaccaro di Liprignana dimesso il 7 dicembre.

149
ANDREA SPAGNOLO 10 novembre 1687
di Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 11,
scarigatore dimesso il 16 novembre.

TOMASO SASSELLI 26 aprile 1688


del q. Maffeo si ricovera;
dalla Voltolina letto 8,
vaccaro di Boccea dimesso il 10 maggio.

GIROLAMO CAGNOLETTI 13 luglio 1688


di Battista si ricovera;
dalla Voltolina letto 9,
vaccaro di Tregorio dimesso il 22 luglio.

PIETRO PAOLO MARTINELLI 7 settembre 1688


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 3,
dimesso l’1 ottobre.

GIOVAN BATTISTA de FOLA 31 ottobre 1688


di Giovan Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 19,
vaccaro di Porcareccina dimesso il 16 novembre.

GIUSEPPE PETALDO 7 novembre 1688


di Giovan Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 13,
vaccaro di Porcareccina dimesso il 19 novembre.

GIOVANNI BELASI 5 gennaio 1689


di Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 14.
vaccaro di Liprignano Muore l’11 febbraio.

GIOVANNI CASTONI 29 luglio 1689


di Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 10,
vaccaro di Tregorio dimesso il 7 agosto.

GIACOMO de Thomaso 3 agosto 1689


d’Andrea si ricovera;

150
dalla Voltolina letto 12,
vaccaro di Valerano dimesso il 4 agosto.

GIOVAN MARIA de LEVA 4 settembre 1689


dalla Voltolina si ricovera;
casciero di S. Marta letto 16,
dimesso il 20 settembre.

BATTISTA di Gio: Pietro Theodoro 14 novembre 1689


dalla Voltolina si ricovera;
vaccaro di Porcareccina letto 13,
dimesso il 20 novembre.

ANTONIO MOIZO 19 novembre 1690


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 12,
scarigatore dimesso il 4 dicembre.

PIETRO TRASONI 19 aprile 1691


di Giovanni si ricovera;
dalla Voltolina letto 12,
scarigatore dimesso il 26 aprile.

BARTOLOMEO BONOLO 7 giugno 1691


del q. Simone si ricovera;
dalla Voltolina letto 12,
scarigatore dimesso il 19 giugno.

ANTONIO GRATIOLINI 2 agosto 1691


di Carlo si ricovera;
dalla Voltolina letto 13,
dimesso il 19 agosto.

Antonio GRATIOLI 6 settembre 1694


di Carlo torna a ricoverarsi;
dalla Voltolina letto 7,
scarigatore dimesso il 18 settembre.

Da Gratiolini a Gratioli, in questa seconda scrittura, abbiamo il reale


cognome del Grazioli. E veniamo a conoscere anche la sua attività al
porto di Ripetta.

151
GIOVANNI SPAGNOLO 19 luglio 1692
di Giacomo si ricovera;
dalla Voltolina letto 11,
scarigatore dimesso il 27 luglio.

GIOVANNI FEROLA 4 settembre 1692


dalla Voltolina si ricovera;
scarigatore letto 12,
dimesso il 13 settembre.

RIMEDIO CIOCCHI 10 settembre 1692


dalla Voltolina si ricovera;
caratiero letto 13,
dimesso l’1 ottobre.

DOMENICO BARDAGLIA 27 agosto 1693


dalla Voltolina si ricovera;
raccomandato dal Sig.re letto 12,
Maestro di Casa dimesso il 5 settembre.
di S. Giacomo dell’Incurabili

PIETRO PAOLO MARTELLI 12 ottobre 1693


dalla Voltolina si ricovera;
scargatore letto 9,
dimesso il 23 ottobre.

PIETRO BELLI 5 novembre 1693


d’Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 12,
scarigatore dimesso il 2 dicembre.

28 agosto 1694
torna a ricoverarsi;
letto 9,
dimesso il 21 settembre.

11 agosto 1695
si ricovera di nuovo;
letto 8,
dimesso il 19 agosto.

VINCENZO MATTEROLO 18 agosto 1694


di Giovan Antonio si ricovera;

152
dalla Voltolina letto 17,
scarigatore dimesso l’ 11 settembre.

DOMENICO ANTONIO 29 agosto 1694


FERRACCIONI si ricovera;
dalla Voltolina letto 10.
carrettiero Muore il 3 settembre.

ANTONIO LUPI 14 gennaio 1695


di Giovan Battista si ricovera;
dalla Voltolina letto 7,
scarigatore dimesso il 29 gennaio.

6 maggio 1696
torna a ricoverarsi;
letto 4,
dimesso l’ 11 maggio.

9 dicembre 1696
si ricovera di nuovo;
letto 13,
dimesso il 2 gennaio 1697.

6 dicembre 1697
si ricovera ancora;
letto 9,
dimesso il 21 dicembre.

31 gennaio 1698
si ricovera per la quinta volta;
letto 8,
dimesso il 3 di marzo.

16 luglio 1698
si ricovera per la sesta volta;
letto 13
camicia, camisciola di tela bianca, calzoni di
panno neri, sotto calzoni di tela, calzette di
bambacia, scarpe e cappello;
dimesso il 25 luglio.

14 dicembre 1699
settimo ricovero;

153
letto 9,
dimesso il 23 dicembre.

FRANCESCO d’ALLORO 18 agosto 1695


d’Antonio di Pietro si ricovera;
scarigatore letto 14,
dimesso il 28 agosto.

Il vero cognome è presumibilmente quello di DELL’ORO.


MATTEO BELTRAMO 29 ottobre 1695
dalla Voltolina si ricovera;
scargatore letto 12
fardellone tutto rotto;
dimesso il 6 novembre.

ANTONIO RONCAIOLO 5 dicembre 1696


del q. Battista si ricovera;
dalla Voltolina letto 12
scarigatore camicia, calzoni di panno turchini e un paio di
tela vecchi, butta su di panno vecchio e tutto
rotto, un altro di saia nero, calzette di lana
rotte, scarpe e cappello;
dimesso il 12 dicembre.

GIOVANNI CASANOVA 1 aprile 1697


dalla Voltolina si ricovera;
letto 7
ferraiolo di panno di colore alionato, camicia,
calzoni e camiciola di lana di colore di tabac-
co, sotto calzoni di tela, calzette di lana turchi-
ne e un cappello bianco;
dimesso il 7 aprile alle ore 24.

MICHELE BATTAIA 5 aprile 1698


del q. Bartholomeo si ricovera;
dalla Voltolina letto 9
vaccaro di Pietro Vinci nostro giusta core di panno, camiciola di fustagno
affittuario di Galera bianca, camicia e calzoni di tela neri, sotto cal-
zoni di tela, calzettoni di panno, scarpe, cap-
pello;
dimesso il 13 aprile.

154
La proprietà dell’ospedale e della sua Compagnia va ubicata nella zona
di Ponte Galera, nei pressi di Roma.

dispensiere di Pietro Vinci 23 agosto 1699


torna a ricoverarsi;
letto 17,
dimesso il 28 agosto.

In un anno passa da vaccaro a dispensiere.

GIOVANNI CRONO 21 luglio 1698


del q. Pietro si ricovera;
dalla Voltolina letto 9
scarigatore camicia, giusta core di panno, calzoni e sotto
calzoni di tela, calzette di bambaia, scarpe,
cappello;
dimesso il 10 agosto.

Il fatto che, anche lui come i vaccari che stavano in campagna, indos-
sasse a luglio due paia di calzoni rende l’idea di quanto potesse essere
umida la zona del porto di Ripetta dove lavorava, soprattutto il mattino.

THOMASSO LUPI 10 agosto 1698


del q. Giovan Battista si ricovera;
milanese letto 14
scarigatore camicia, calzoni di mezza lana di colore
muschio, sotto calzoni di tela, scarpe e cappel-
lo;
dimesso il 29 agosto.

E’ il fratello di Antonio Lupi, a sua volta scaricatore, avendo lo stesso


padre defunto Giovan Battista. E’ segnato come milanese probabilmente
perché proveniente da Milano, dove deve aver lavorato, e crediamo giun-
to a Roma chiamato dal fratello che vive nell’Urbe da almeno tre anni e
mezzo, oppure così definito genericamente. Anche lui, addirittura ad ago-
sto, indossa due paia di calzoni.
BARTHOLOMEO TAMBELLA 11 agosto 1698
del q. Andrea si ricovera avanti pranzo;
dalla Voltolina letto 9

155
carattiero giusta core di panno di cerreto, camicia, calzo-
ni e sotto calzoni di tela, calzette, scarpe e cap-
pello;
dimesso il 25 agosto doppo pranzo.

ANDREA ROSSINI 15 aprile 1699


del q. Antonio si ricovera;
dalla Voltolina letto 8
ferraiolo di panno di colore di tabacco, giusta
core di panno di cerreto, camicia, camisciola e
calzoni di fustagno, sotto calzoni di tela, cal-
zette turchine, scarpe e cappello.
Pagò uno scudo.
Dimesso il 20 aprile.

FRANCESCO BON HOMO 20 maggio 1699


dalla Voltolina si ricovera avanti pranzo;
scarigatore letto 6
una giubba di panno tutto rotto, camicia, cal-
zoni di tela, calzette di bambagia, scarpe e cap-
pello;
dimesso il 30 maggio doppo pranzo.
2 giugno 1699
dopo tre giorni torna a ricoverarsi avanti pran-
zo;
letto 9
giusta core di panno di cerreto, camicia, calzo-
ni di fustagno nero, calzette di lana bianche,
scarpe e cappello;
dimesso doppo pranzo il 22 giugno.

GIOVAN ANTONIO GIAMBELLO 16 agosto 1699


del q. Antonio si ricovera doppo pranzo;
dalla Valle di S. Giacomo letto 7
mozzo di stalla dell’Eccellentissimo giubbone e calzoni di mezza lana verde, cami-
Principe Palestrina cia, sotto calzoni di tela, calzette di tela, scarpe
e cappello;
dimesso il 23 agosto avanti pranzo.

Questo primo nostro emigrato che riscontriamo provenire dalla


Valchiavenna si presenta in ospedale doppo pranzo e se ne parte sanato
avanti pranzo. Fatto non casuale, questo, ma indicativo di come si trovi

156
bene a servizio e che mangi in maniera soddisfacente. Gli altri Valtellinesi
invece si ricoveravano tutti prima di pranzo – e non certo per la preoccu-
pazione di doversi sottoporre ad analisi – e sempre tutti, immancabilmen-
te, una volta guariti si accomiatavano dopo pranzo. L’ospedale costituiva
infatti una rara occasione, in quella loro vita di stenti, di poter finalmente
mangiare qualcosa di decente.

Nell’assistenza ai malati, gli Scaricatori avevano la precedenza. In un


registro dell’ospedale (75) è contenuta la Nota delle offerte dell’U-
niversità degli Scaricatori fatte alla Venerabile Archiconfraternita di S.
Rocco di Roma per il mantenimento degli uomini con peso de’ letti nel
medesimo dell’anno 1614 a tutta la festività del glorioso S. Rocco del-
l’anno 1759:

- nel primo anno, il 1614, l’offerta fu di 56 scudi;


- il massimo del contributo si ebbe, nel 1615, con 64 scudi;
- il minimo, nel 1628, fu di 32,10 scudi;
- un’annata precaria per l’amministrazione dell’Ospedale risultò il
1627: non si tira fuori la somma per esserci scritturate le offerte di
diverse Università in una sola partita di 262,40 scudi;
- così anche nel 1630 e nel 1631: non si tira fuori la somma per la
medesima ragione;
- per un quarantennio le somme incassate dalla Compagnia non pre-
sentarono particolari fluttuazioni;
- dal 1674 a fine secolo l’Università degli Scaricatori versò la somma
di 100 scudi annuali.

Quanto ai Capovaccari e ai Vaccari, come risulta dal Giornale di rice-


vute delle Università aggregate dal 1679 al 1690, segnato nell’Archivio
di S. Rocco col n. 137, il contributo dato da ciascuna tenuta dell’Agro
Romano era piuttosto modesto:

- andava da un minimo di 4 scudi ad un massimo di 15,30 scudi


all’anno per tenuta ;
- nel 1679 la Compagnia, dall’insieme delle offerte di tutti i Capo-
vaccari, ricavò 119,90 scudi ;

157
- in seguito, dal 1680 al 1689, i contributi andarono da un minimo di
59,90 scudi ad un massimo di 141,90 scudi annuali.

Risultarono aggregati i Capovaccari ed i Vaccari delle Tenute di Porca-


reccina, Pantano, S. Nicola, La Valchetta, Belcovazzo, La Leprignano,
Testa di Lepre, Fregeno, Lunghezzina, Ceccanibbio, Cerri, Boccea e
Cervelletta (76).

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