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SDS/RIVISTA DI CULTURA SPORTIVA ANNO XXV N. 70

Sommario 29
Allenamento respiratorio
e prestazione nel calcio
51
Le lesioni muscolari nel calcio
internazionale
Luca Pagani, Matteo Levi Micheli, Rosario D‘Onofrio, Vincenzo Manzi,
Mario Marella Antonio Pintus, Stefano D‘Ottavio
3
Dirigere e motivare
Una ricerca sulle modificazioni indotte
dall’allenamento respiratorio in calciatori
Epidemiologia delle lesioni muscolari
nel calcio internazionale: fattori di rischio
Craig Handford professionisti legati alla gestualità tecnico-atletica
Creare e gestire una squadra di alto livello
(parte seconda). La motivazione: cosa dob-
biamo sapere?

59
Attraverso la cute...
Massimiliano Noseda, Annamaria Storelli
7
Sport e intervento sociale
Principi di istologia, fisiologia ed igiene
della cute applicati allo sport
Alberto Madella
Lo sport come strumento d’intervento
sociale: miti e fatti

69
Trainer’s digest
A cura di Mario Gulinelli
19
Sport di squadra e resistenza 38 Pechino

alla velocità Trainer’s digest


Gilles Cometti, Giampiero Alberti A cura di Arnd Krüger e Mario Gulinelli
La resistenza alla velocità è la chiave Atlete e allenamento con i pesi
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

della preparazione atletica degli sport


di squadra?
71
Summaries

41
La pubalgia dell’atleta
Gian Nicola Bisciotti
La pubalgia dell’atleta: inquadramento
clinico e strategie terapeutiche
PSICOLOGIA

Craig Handford, Università di Loughborough

Dirigere e motivare
Creare e gestire una squadra di alto livello (parte seconda) 3
La motivazione: cosa dobbiamo sapere?

SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

FOTO UFFICIO STAMPA CLUB ITALIA FIGC

Dopo avere messo in luce l’importanza di comprendere quali siano i motivi che spingono le persone a comportarsi in
un certo modo si trattano vari aspetti legati alla motivazione: l’orientamento motivazionale (orientamento al compito,
orientamento al Sé), le credenze sui fattori alla base del successo, i motivi dei comportamenti, il clima motivazionale.
Infine si fornisce una serie di criteri per creare un clima motivazionale ideale, orientato al successo.
Introduzione fitta, è molto stretto, quasi infinitesimale e
per molti l’esperienza più frequente è avere
Il panorama moderno dello sport d’alto mancato di poco il successo importante.
livello è caratterizzato da un approccio Una delle qualità fondamentali per i diri-
specialistico nel quale allenatori e atleti genti che lavorano in questo settore è capi-
ricevono un input significativo da una re le persone e quali fattori, che cosa, li
notevole quantità di tecnici, esperti in aree spinga a comportarsi in un dato modo per
che comprendono diverse scienze, la raggiungere determinati obiettivi, spesso a
medicina, il management, ecc. La costru- costo di dovere superare notevoli difficoltà.
zione e il mantenimento dell’efficienza di La valutazione di questi fattori si ripercuote
4 squadre che siano in grado di ottenere chiaramente sulla gestione del reclutamen-
grandi prestazioni sono diventati una to e sullo sviluppo dell’attività in quanto
componente sostanziale di ciò che fanno i mira a garantire che siano pienamente
Direttori tecnici, i Capi allenatori, ecc. soddisfatte le motivazioni a impegnarsi e a
Nell’articolo precedente (cfr., C. Hanford, partecipare e che esse siano in linea con la
Creare e gestire una squadra di alto livello, realizzazione degli obiettivi che si vogliono
Sds-Scuola dello sport, 69, 3-7) è stato ottenere. Queste abilità, indubbiamente,
presentato un semplice modello per esa- debbono essere applicate a coloro che deb-
minare il risultato prodotto da una squa- bono realizzare prestazioni (gli atleti, ndt),
dra, che si basava sulla relazione tra ma sono altrettanto rilevanti per ciò che
potenziale della squadra e perdite provo- concerne la direzione e la gestione di tutti
cate da processi relativi alla squadra stes- coloro che ruotano intorno ad una squa-
sa. È stato poi esposto un schema per esa- dra, compresi i preparatori atleti, gli assi-
FOTO CALZETTI & MARIUCCI EDITORI
minare vari fattori di successo riferiti al stenti dell’allenatore, il personale ammini-
processo nel contesto delle tre più impor- strativo, i responsabili medici e scientifici,
tanti funzioni che interagiscono in una ecc. Per cui occorre chiedersi che cosa sap-
squadra (compito, individuo, squadra), piamo delle motivazioni. Un comportamen-
Compito
ponendo l’accento su quegli elementi del to chiaramente motivato è strettamente
processo che possono essere considerati legato a fattori che sono correlati con l’o- Elevato Basso
importanti nella formazione di una squa- rientamento delle persone e con le loro
dra e presentano una natura più struttu- caratteristiche individuali (personalità,

Elevato
rale e organizzativa: obiettivi chiari, reclu- obiettivi, interessi, convinzioni, ecc.). Elevato Basso
tamento dei membri della squadra, carat- Tutti coloro che conoscono bene gli Elevato Elevato
teristiche/diversità dei membri, chiarezza ambienti nei quali si ottengono successi o
dei ruoli. Ora, dopo avere stabilizzato que- rendimenti elevati, però, possono citare

ste aree della prestazione di una squadra, esempi nei quali le motivazioni individuali
per chi la dirige è essenziale che rivolga la sono significativamente influenzate da fat-
Basso
Elevato Basso
sua attenzione sulla necessità di ridurre al tori che si riferiscono alle situazioni o alle Basso Basso
minimo le perdite prodotte da processi condizioni in cui si opera (stile direttivo,
errati che avvengono in altre aree. Il punto definizione degli obiettivi, ricompense, feed-
focale di questo articolo si sposta, quindi, back). È solo il caso di sottolineare che, per
su fattori che sono di natura più personale definire quale debba essere il coinvolgimen- Figura 1 –
e riflettono la dinamica quotidiana della to delle singole persone nel perseguimento
vita di una squadra. Tratteremo, essenzial- degli obiettivi, è importante che coloro che
mente, quei problemi che riguardano la dirigono considerino entrambi questi fattori persone sono, prevalentemente, orientate
gestione delle persone coinvolte in essa: (situazioni e condizioni) e comprendano al compito, e si concentrano sul processo
atleti, allenatori e staff di supporto. come si sviluppano e si influenzano recipro- e sul miglioramento rispetto a precisi
Quando si prende in considerazione il camente. standard personali, piuttosto che sul risul-
“lavoro di squadra” è logico che il pensiero tato in sé. Altri, invece, preferiscono obiet-
si rivolga all’esame delle interazioni tra L’orientamento motivazionale tivi che sono più strettamente connessi al
coloro che sono coinvolti in esso, però, le risultato e la loro motivazione si basa sul
ricerche hanno mostrato più volte che L’orientamento verso gli obiettivi confronto con le altre persone e sulla
l’attenzione rivolta ai bisogni degli indivi- dimostrazione della loro superiorità. Per
dui per quanto riguarda i loro diritti, può Un modo attraverso il quale chi dirige può queste persone, orientate al Sé, il risultato
essere altrettanto importante per ottenere cominciare a comprendere le motivazioni è fondamentale e vincere, in genere realiz-
un successo elevato. di una persona è quello di esaminare zando il minimo investimento in termini
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Il mondo dei Direttori e dei Commissari tec- quale sia il tipo di obiettivi che preferisce d’impegno personale, è l’aspetto più rile-
nici e di chi dirige una squadra è caratteriz- perseguire. Le prime ipotesi avanzate su vante. Come è naturale vi sono numerosi
zato dall’elevato livello di risultati raggiunto, questo tema suggerivano che gli individui esempi di persone che presentano livelli
dalla forte competitività e dal grande impe- mostrassero una tendenza ad adottare di elevati di motivazione in entrambe le dire-
gno. Sia i singoli atleti sia le squadre sono preferenza uno dei due tipi generali di zioni e vi sono molti soggetti che non
sfidati a compiere azioni straordinarie che obiettivi. Così per alcuni la motivazione sono affatto motivati né da compito né
richiedono anni di intensa e costante prepa- primaria è rappresentata dal miglioramen- dal risultato. Ciò ci porta a definire quat-
razione. Spesso il margine che divide il suc- to di se stessi, dal desiderio di apprendere, tro possibili profili in termini di obiettivi
cesso dall’insuccesso, la vittoria dalla scon- sviluppare e padroneggiare abilità. Queste per ogni singolo individuo (figura 1).
Le credenze sul successo protezione del proprio Io. Quando si preve-
dono o si vivono prestazioni insufficienti, si
È stato dimostrato, inoltre, che le credenze percepisce l’esistenza di un pericolo per la
che hanno le persone sulle cause del suc- propria autostima. Una persona orientata al
cesso e dell’insuccesso incidono sulle rispo- Sé, quindi, probabilmente porrà in atto una
ste emotive, le aspettative future e le moti- serie di strategie di difesa che chi dirige
vazioni che spingono a impegnarsi in deve essere in grado di riconoscere. Un
maniera continuativa in un’attività. modo per mantenere intatta la fiducia nelle
Chi dirige deve comprendere che è molto proprie elevate capacità è quello di evitare
probabile che l’idea che una persona ha d’impegnarsi nel compito e costruirsi una
della propria capacità personale, sia uno giustificazione per le prestazioni insufficien-
dei fattori di maggiore rilevanza quando si ti che sia aperta al cambiamento piuttosto
tratta di valutare le ragioni alla base dei che un’entità fissa. Un’ulteriore strategia di
risultati ottenuti, e che si pensa sia un fat- difesa dell’Io, alla quale fanno spesso ricorso
tore primario nel determinare un compor- queste persone, è la preferenza accordata
tamento che porta al successo. Una perso- alla scelta di compiti incompatibili con la
na può ritenere che la propria capacità sia percezione della propria capacità (general-
un “dono divino”, un talento proveniente mente troppo facili o troppo difficili). In casi
dal Cielo e qualcosa di relativamente stabile estremi, alcuni possono persino ricorrere a
e fisso (entity beliefs) o, in alternativa, qual- strategie illecite o non etiche pur di evitare
cosa che può essere modificato, che può una valutazione negativa. Anche se si riesce
essere progressivamente acquisito e miglio- a mantenere una certa stabilità nessuno di
rato con l’impegno (incremental beliefs). Le questi approcci è auspicabile in termini di
ricerche hanno dimostrato recentemente miglioramento della prestazione.
ricercatori hanno cominciato ad esaminare
Motivi alla base dei comportamenti più a fondo il comportamento e sono stati
0,5 in grado di stabilire che i comportamenti
0,4
Sia il tipo di obiettivi (compito/Se) che sono indotti da varie motivazioni. La clas-
sono stati scelti, sia le credenze sul succes- sificazione si basa sulla percezione del
0,3 so sono strettamente correlati con i motivi livello di autonomia nel controllo del com-
che si trovano alla base dei comportamenti portamento e sul possesso delle ragioni
0,2
individuali. Secondo precedenti interpreta- alla base del successo e dell’insuccesso. I
0,1 zioni si ipotizzava che le motivazioni vari livelli di autonomia sono classificati
potessero essere prevalentemente estrinse- secondo una scala di valori che va da
0
che, ovvero esterne alla persona (ricom- “controllato” o acquiescenza passiva a
-0,1 pense, trofei, medaglie, stato sociale, fama, “autodeterminato”, caratterizzato dall’im-
pubblicità, timore, ecc.) o intrinseche, basa- pegno personale. In questo continuum, si
-0,2 te cioè su fattori di natura maggiormente possono individuare quattro principali
Compito Sè Divertimento
individuale (interesse, realizzazione, orgo- tipologie di motivazione (Ryan, Connell
Incremento Entità glio, bravura, ecc.). Più recentemente i 1989) (figura 3).

Figura 2 –
Motivi del comportamento
che le convinzioni individuali sulla proprie
capacità sono correlate al tipo di obiettivi Controllato Autodeterminato
(compito/Sé) precedentemente citati. Le Esterna Introiettata Identificata Intrinseca
persone che presentano un orientamento al
compito sembrano avere una relazione Il comportamento Il comportamento Il comportamento Le azioni sono
positiva con gli incremental beliefs e nega- individuale è diretto individuale è individuale è totalmente dettate
tiva con gli entity beliefs, mentre le persone alla soddisfazione controllato determinato da motivazioni
di una autorità internamente e autonomamente che riguardano
tendenzialmente orientate al Sè mostrano esterna o guidato le pulsioni interne sulla base di valori la soddisfazione
di avere una qualche forma di rapporto da esigenze e/o ad agire sono e obiettivi personali: personale e
positivo con entrambe le forme di credenze ricompense, ad regolate dalla “Voglio…”, l’interesse verso
esempio, timore necessità di evitare “Ho deciso…”. il compito
con una predominanza di entity beliefs delle punizioni, il senso di colpa, L’azione viene da svolgere
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(figura 2). rispetto delle l’ansia o la vergogna: intrapresa con


Per una persona orientata al Sé il successo regole, coercizione “Devo farlo…”, convinzione, è
“Devo, altrimenti…”. accettata
dipende dalla capacità di essere superiore, di Anche se consapevolmente,
surclassare gli altri, di evitare l’insuccesso, il comportamento ritenuta importante,
mantenendo intatta la sua autostima. Se a è spinto e regolato ma ancora
internamente, ciò considerata in
ciò si aggiunge che in una tale persona che lo causa è qualche modo
domina la convinzione che la propria capa- ancora percepito esterna
cità sia innata, non sia modificabile, appare come esterno
evidente che tutte le situazioni di insuccesso
rappresentano un problema in termini di Figura 3 – La principali tipologie di motivazione.
Per chi dirige è interessante che quando le Una concezione che si basa su una visione che, successi frequenti o apprezzamenti
persone interiorizzano e diventano padrone errata secondo la quale un comportamen- pubblici. Nel contesto di una squadra
del loro comportamento, diventano più to orientato al compito e basato sull’auto- questo approccio globale può presenta-
autodeterminate, si sentono più autonome, determinazione dell’atleta sarebbe debole re problemi in quanto, necessariamente,
aumenta il loro livello di efficienza, di perse- e vulnerabile, anche se vi sono numerosi gli atleti vengono trattati in modo diffe-
veranza (in particolare quando debbono atleti di alto livello che presentano un rente tra loro.
confrontarsi con gli insuccessi) di fiducia, di simile comportamento come, ad esempio, 2. Adottare un particolare approccio “filoso-
creatività, diventano più energiche e aumen- Ian Thorpe, primatista mondiale e più fico” alla motivazione e introdurre condi-
tano la loro autostima. volte Campione olimpico di nuoto: zioni generalizzate di clima uguale per
Inoltre, hanno maggiori probabilità di inte- “Se ce la metto tutta, non posso perdere. tutti. Si tratta di un approccio che, ovvia-
6 grarsi all’interno di un gruppo o di una Forse non vincerò una medaglia d’oro, ma mente, semplifica la gestione sia dell’am-
squadra. In generale si ritiene che le carat- voglio vincere la mia battaglia personale. biente sia degli individui che vi sono
teristiche che descrivono questo stato siano Tutto qui.” coinvolti ed è chiaramente più facile da
più strettamente correlate con l’orienta- produrre nel contesto di una squadra. In
mento al compito, mentre quelle che Ecco una serie di criteri da seguire per creare questo caso, però, è probabile che chi
descrivono le motivazioni esterne sono col- un clima ideale (incentrato sul compito). La dirige la squadra si trovi di fronte ad un
legate all’orientamento al Sé. loro sequenza in inglese forma l’acronimo livello iniziale di incongruenza tra gli
La comprensione dell’interazione tra questi TARGET (obiettivo): orientamenti di alcuni “attori” e il clima
fattori ha chiare implicazioni sullo stile che ha scelto. Comportamenti contrari
direttivo, la strutturazione e l’organizza- T ask (compito) – personalizzare i programmi richiederanno modificazioni verso coloro
zione di situazioni orientate sul compito o di lavoro in funzione delle necessità, fornire che sono più chiaramente “in linea”. Ciò
sul Sé che comprendono: la definizione una sfida personale può comportare conflitti, deve essere
degli obiettivi, la fornitura di feedback e il A uthority (autorità) – coinvolgere gli atleti nel gestito molto attentamente ed è proba-
sistema delle ricompense previste. processo decisionale e nella definizione e bile che richieda molto tempo, special-
applicazione delle regole, creare opportunità mente con giocatori più affermati.
Il clima motivazionale attraverso le quali sperimentano una leader- 3. Scegliere atleti adeguati al clima. In un
ship, incoraggiare a farsi carico della loro cre- mondo ideale chi dirige una squadra
Il problema più importante per un leader, scita personale recluterà atleti che probabilmente rispon-
probabilmente, è quello di considerare in R ecognition (riconoscimento) – riconoscere i derrano bene ad un determinato clima
che modo possa utilizzare le conoscenze progressi dei singoli atleti, i loro sforzi e i anche se, invariabilmente, non saranno
che ha acquisito sulle risposte individuali in miglioramenti ottenuti, fornire un feedback necessariamente quelli di talento.
individuale, offrire l’opportunità di ottenere
modo tale da riuscire ad incidere positiva-
ricompense
mente sull’ambiente e influenzare nello Nella terza parte conclusiva di questa serie
G rouping – promuovere gruppi con capacità
stesso senso comportamenti e risultati. È diverse affinché lavorino su compiti diretti alla
di articoli prenderemo in considerazione
evidente che il clima che è stato creato soluzione di problemi, variando le dimensioni gli elementi del funzionamento di una
influisce sul tipo di obiettivi adottati da una e la composizione dei gruppi squadra che forse riguardano più diretta-
persona e chi dirige, inoltre, può esercitare E valuation (valutazione) – elaborare e utiliz- mente quegli aspetti ai quali ci riferiamo
una influenza notevole sugli orientamenti zare misure delle prestazioni, basate su obiet- quando parliamo di lavoro di squadra. In
individuali attraverso le condizioni che rie- tivi di processo, coinvolgendo gli atleti nell’au- essa ci focalizzeremo direttamente su
sce a creare. Condividere la messa a punto tovalutazione quegli elementi che implicano interazioni
di obiettivi d’eccellenza facilita la creazione T iming (tempo) – coinvolgere gli atleti nella tra i componenti della squadra cioè: solu-
di motivazioni intrinseche, incoraggiando il pianificazione del ritmo dei progressi e dei zione di conflitti, apertura, comunicazione,
coinvolgimento nel compito e rafforza l’au- tempi dei programmi di lavoro, dedicando lo presa di decisioni e mutuo sostegno.
todeterminazione. Invece, l’imposizione di stesso tempo a ciascun atleta
obiettivi di prestazione provoca l’effetto
opposto, in quanto ostacola il coinvolgi- L’articolo è la rielaborazione, in vista della pubbli-
mento nel compito e rappresenta un rinfor- Un leader, nel creare un clima motivazio- cazione, della relazione presentata dall’Autore il
zo della percezione di sentimenti negativi nale diretto al successo può: 17 novembre 2005 al seminario per i Direttori
come timore, ansia, pressione. tecnici delle squadre nazionali: “Gestione efficace
Analogamente, le ricompense estrinseche 1. creare un ambiente che sia adeguato ai dei Team nei grandi eventi sportivi” svoltosi a
Roma, organizzato dalla Scuola dello sport e dalla
tangibili, vincolate al raggiungimento di un bisogni specifici delle motivazioni di Preparazione olimpica.
determinato rendimento nell’esecuzione di ogni soggetto, qualsiasi essi siano. Si Titolo originale: Building and maintaining high
un compito indeboliscono le motivazioni tratta di un approccio che può funzio- performance Teams (part 2).
intrinseche, attraverso un processo di ridu- nare bene a livello individuale se chi Traduzione dall’inglese di M. Gulinelli
zione dell’autonomia e attribuzioni esterne, dirige è in grado di controllare fattori
come avviene con le minacce, le scadenze influenti interni ed esterni, in modo tale L’Autore: Craig Handford è professore associato
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all’Università di Loughborough, Consulente scien-


tassative e le imposizioni. Per coloro che che i bisogni motivazionali continuano tifico dello staff della Nazionale maschile di palla-
hanno responsabilità direttive in un ad essere soddisfatti. Nel caso che fat- volo e Capo allenatore della Nazionale femminile
ambiente d’eccelenza, caratterizzato dal tori esterni limitino il clima che può di pallavolo della Gran Bretagna. Attualmente
raggiungimento di prestazioni elevate, tutto essere creato, chi dirige si deve aspetta- tiene corsi di insegnamento e formazione tecnica
ciò rappresenta un interessante distacco da re che si producano minori motivazioni per numerose Federazioni britanniche, per la
convinzioni tradizionali secondo le quali la e comportamenti di fuga. Ad esempio, Scuola allenatori della Gran Bretagna e alcune
aziende (Ford, Seat, Andersen Consultino, Bae
tendenza naturale sarebbe verso il risultato, le persone orientate al Sé potrebbero Systems) ed è consulente della IAAF e responsabile
i comportamenti orientati al Sé e un clima non operare bene in un clima nel quale del progetto di sviluppo dell’Accademia mondiale
di performance. non siano fornite ricompense estrinse- degli allenatori di atletica leggera.
SOCIOLOGIA
Si discute la capacità effettiva delle pratiche
sportive di realizzare l’azione educativa e
socializzante spesso ritenuta un effetto
automatico della partecipazione ad esse. A tale
Alberto Madella, Scuola dello sport, Roma scopo si analizzano ricerche sociologiche che,
parzialmente, mettono in discussione, questo
assunto, fornendo spunto per considerazioni più
attente al contesto in cui la pratica sportiva si
Sport e intervento sociale impianta. Si focalizzano i requisiti necessari alla
realizzazione della funzione educativa, senza i
quali la funzione socializzante e integrativa dello
7

sport potrebbe non manifestarsi significativamente


Lo sport come strumento d’intervento sociale: o anche avere effetti opposti. Al centro dell’analisi
miti e fatti è il concetto di socializzazione, come processo di
apprendimento sociale di abilità, atteggiamenti,
valori e comportamenti richiesti per partecipare
alla vita della società in cui si vive. Si affronta poi
la questione se la pratica sistematica dell’attività
sportiva produca effettivamente un’adesione
a valori socialmente condivisi, a comportamenti
desiderabili dal punto di vista sociale, contribuendo
all’educazione dei cittadini, al rinforzo dell’identità
comunitaria o nazionale, alla prevenzione
del crimine giovanile e alla lotta alla devianza.
Una seconda questione riguarda le capacità
della partecipazione sportiva di sostenere la lotta
all’esclusione sociale e l’integrazione di soggetti
svantaggiati, vulnerabili e sociologicamente diversi
(individui di differenti gruppi etnici, disabili, coloro
che soffrono di malattie, tossicomani, reclusi, ecc.).
Si passano poi in rassegna le ragioni che
legittimerebbero l’attività motoria e sportiva come
“luogo” privilegiato dal punto di vista delle
prospettive educative e della socializzazione e il suo
carattere di “attivatore” e di supporto di processi
di socializzazione, in particolare, ma non solo, per
l'individuo in fase di crescita. Si presentano, allo
stesso tempo, i risultati di ricerche che mostrano
che l'effetto socializzante della pratica sportiva
non è né generalizzato, né automatico, ma richiede
la presenza di condizioni in cui collocare
l'apprendimento di valori, atteggiamenti e
comportamenti e la convergenza di tutte le
agenzie socializzanti che influiscono sull’individuo.
Si evidenzia che gli effetti della pratica sportiva
sull’inclusione sociale e sulla prevenzione della
devianza sono difficili da dimostrare, sia per
ragioni connesse alla metodologia della ricerca, sia
perché gli obiettivi dei programmi di prevenzione
e recupero sociale sono spesso vaghi e generici,
sia perché tali effetti richiedono periodi lunghi di
tempo per manifestarsi. Le iniziative di inclusione
attraverso lo sport sono spesso occasionali e
raramente danno opportunità reali di inserimento
stabile dei partecipanti nelle organizzazioni
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sportive. Queste considerazioni indirizzano


l’attenzione dei policy makers sulla creazione di
efficaci strutture di coordinamento e monitoraggio
delle azioni attuate e sulla sostenibilità dello
sviluppo promosso con programmi di intervento
sociale attraverso lo sport. Ciò richiede l’esistenza
di strutture di volontariato specifiche di alta
professionalità sia nella gestione delle attività sia
nella progettazione e nel management di progetto.
Introduzione
L’influenza positiva della pratica dello sport
sul comportamento sociale degli individui
nelle diverse fasi della loro vita è ormai lar-
gamente riconosciuta, fino al punto da
costituire ormai quasi un luogo comune. La
attestano certamente il ruolo imponente
dello sport nella società contemporanea e,
soprattutto, i discorsi politici e pedagogici
8 che celebrano formalmente la funzione
sociale dello sport. Anche i risultati di varie
ricerche scientifiche e di numerose esperien-
ze sul campo sembrano confermare un simi-
le impatto dello sport, anche se proprio le
ricerche offrono - come vedremo più oltre -
anche risultati contraddittori e in parte ina-
spettati. D’altra parte, i ricercatori che lavo-
rano su questi temi devono sempre far fron- L’educazione attraverso lo sport – Definizione della Commissione Europea in occasione
te alla difficile questione metodologica di dell’iniziativa “Anno europeo dell’educazione attraverso lo sport”
come si possa “separare” l’effetto eventuale
della partecipazione sportiva dall’influenza L’educazione attraverso lo sport concerne sia le istituzioni educative che trasmettono una educazione
di altri fattori di socializzazione e cambia- formale sia le organizzazioni sportive che veicolano una educazione non formale. In tutte queste orga-
mento comportamentale (Taylor 1999). nizzazioni, lo sport costituisce non solamente una forma di rilassamento, ma anche un modo di con-
Il valore dello sport viene continuamente seguire delle abilità, di disciplinare i bambini e i giovani. Li incoraggia a lavorare collettivamente, a
messo in risalto da diverse prospettive che prendere delle responsabilità, ad assumere la responsabilità per gli effetti delle proprie azioni. È un
lo indicano come uno strumento importan- mezzo per socializzare o ri-socializzare le persone in difficoltà, le minoranze etniche, d’integrare le per-
te per fini di grande rilevanza sociale, sia sone handicappate. Al di là dell’educazione dell’infanzia, e della gioventù, i benefici di una educazione
nei confronti dei singoli individui che lo attraverso lo sport rinforzano il capitale umano – le caratteristiche personali e sociali e le relazioni
praticano che del sistema sociale più sociali degli adulti. Questi benefici possono avere conseguenze positive sull’educazione e la formazio-
ampio. L’evoluzione della posizione delle ne per tutta la vita del cittadino e sul lavoro professionale.
istituzioni europee a tal proposito sembra
abbastanza esemplare del cambiamento
degli atteggiamenti dell’opinione pubblica e to al Regno Unito, Coalter, Duffield, Long ’70 si sono moltiplicati con riferimento a
dei decision makers verso lo sport. Il (1986) descrivono un sostanziale cambia- varie di categorie di soggetti, quasi sempre
Trattato di Roma istitutivo dell’Unione non mento nell’orientamento delle politiche sulla base di partnership tra l’associazioni-
faceva alcun cenno della parola “sport” o pubbliche che abbandona l’idea di smo sportivo (specie nell’ambito degli Enti
esercizio fisico. Per decenni la Commissione Recreation as Welfare (assicurare l’equità di promozione sportiva) e gli Enti locali.
Europea nel riferirsi allo sport ha tenuto nelle possibilità di accesso alla pratica Sono stati via via coinvolti in progetti
conto solo della sua natura economica sportiva, tipicamente attraverso le policies mirati anziani, donne, disabili, immigrati,
(integrazione nel mercato unico, elimina- di sport per tutti) per abbracciare quella di carcerati, adolescenti cosiddetti “a rischio”.
zione delle barriere e delle concentrazioni Recreation for Welfare. Un’idea forte per Nel resto d’Europa, un esempio paradig-
di proprietà, etc.). Nell’ultima decade, a par- cui le attività ricreative (e quelle sportive) matico è fornito dalle iniziative del DIVERT
tire dall’incontro di Vienna del Consiglio venivano concepite come strumentali per Trust nei primi anni ’90 e dai programmi
Europeo del dicembre 1998 e dal cosiddet- la salute, l’auto-realizzazione e l’inseri- successivi del Department of Culture,
to “Rapporto di Helsinki sullo Sport”, la mento sociale, soprattutto per i giovani Media and Sport del governo inglese, par-
sensibilità è però notevolmente mutata, per disoccupati coinvolti in frequenti disordini ticolarmente con la creazione della
cui la Commissione ha riconosciuto la urbani negli anni ’80 (Waddington 2000). Community Sport Alliance (2001), inclusiva
“eccezione” dello sport, quindi la sua fun- Heinemann (2005) nota una simile perio- dei principali stakeholder delle politiche
zione eminentemente sociale e culturale, dizzazione nella maggior parte dei paesi sportive inglesi e specificamente finanzia-
tanto da lanciare nel 2004 con grande suc- dell’Europa occidentale. ta attraverso lotterie, enti sportivi oltre
cesso di adesioni (oltre 1600) e risultati l’i- Constatata l’insufficienza cronica dei ser- che direttamente dal governo allo scopo di
niziativa comunitaria EYES (European Year vizi sociali pubblici, si perseguono così vie fornire un quadro di riferimento generale
of Education Trough Sport, Anno europeo addizionali per la lotta all’esclusione e la alle iniziative condotte dalle comunità
dell’educazione attraverso lo sport; cfr. il generalizzazione dei diritti di cittadinanza locali. Elementi chiave di questo quadro di
riquadro). e di partecipazione. riferimento sono stati l’innalzamento delle
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Per queste ragioni le agende politiche uffi- Alle autorità pubbliche, lo sport sembra for- competenze degli operatori e un forte
ciali di numerosi Paesi hanno scelto di nire opportunità tutto sommato a buon sostegno al volontariato, inteso inevitabil-
promuovere la pratica sportiva come stru- mercato e assai “visibili” per affrontare mente come l’attore chiave del processo. Il
mento primario di “social intervention”, alcuni problemi di inclusione sociale (immi- settore volontario tende infatti ad assu-
nell’ambito di una visione rinnovata del grazione, criminalità) che certamente sono mere quasi sempre il ruolo principale in
welfare e del rapporto Stato-cittadino al centro delle preoccupazioni dei cittadini simili programmi di intervento sociale,
(Collins, Kennett 1999; Hartmann 2003; (Arnaud 1996). cogliendo così l’opportunità di diventare
Heinemann 2005; Houlihan 2000; Gli esempi in tal senso sono pressoché destinatario di importanti sovvenzioni
Theeboom, De Knop 1992). Con riferimen- innumerevoli; in Italia a partire dagli anni pubbliche (Room 1993).
Nell’ambito di questa prospettiva analitica,
Vale la pena di sottolineare che sulla base della valorizzazione a fini sociali dello sport, le organizza- diventa anche importante considerare che
zioni sportive hanno sollecitato sempre più, non solo un riconoscimento istituzionale, che in alcuni attualmente i servizi sportivi sono erogati
casi mancava (si pensi all’ambito scolastico dove l’educazione fisica e sportiva è stata spesso consi- da tre categorie principali di attori:
derata di secondo ordine, Hardman 2003), ma anche un sostegno di carattere logistico ed economi-
co. In effetti, negli ultimi anni molte amministrazioni pubbliche hanno indirizzato le loro sovvenzioni 1. il settore privato commerciale (imprese
verso progetti sportivi con una implicazione socializzante ed educativa, ritirando invece via via il sup- con finalità primariamente orientate al
porto alle tradizionali attività associative (Ewing et al. 2002; Crompton, McGregor 1994; Pelucchi, profitto e personale professionale);
Corrente 2002) di tipo agonistico-federale. In qualche modo queste tendenze ricalcano in parte le 2. l'associazionismo su base volontaria;
vecchie tesi della fine degli anni ’60/inizio anni ’70 che vedevano nello sport agonistico un insieme di 3. le strutture statali o pubbliche, incluse
pratiche non automaticamente educative e sollecitavano l’adozione di un modello di sport per tutti le scuole. 9
senza competizioni o con gare su scala assai ridotta.
Negli ultimi anni certamente il settore che
si è sviluppato con maggiore dinamismo è
Peraltro le funzioni educative, socializzanti riflessione critica di sociologi ed addetti ai proprio quello privato commerciale, mentre
e di promozione dello sviluppo della per- lavori, si sta facendo strada una visione lo sport associativo e quello proposto in
sonalità individuale attraverso lo sport si più sfumata e spesso relativista. A distan- ambito pubblico e scolastico in molti paesi
collocano all’interno di un ventaglio assai za di diversi anni, alcuni dei maggiori hanno certamente conosciuto momenti
più ampio di funzioni sociali che addetti ai sociologi tedeschi dello sport hanno con- piuttosto difficili, in coincidenza anche con
lavori e sociologi hanno più volte indicato testato con forza l’esistenza di un effetto la diminuzione delle risorse economiche
e che includono - tra l’altro - il migliora- socializzante dello sport sui giovani disponibili alle Società sportive e agli Enti
mento della condizione fisica e del benes- (Heinemann 1974; Brettschneider, Kleine locali.
sere psicologico individuale, la risposta ai 2001). A simili conclusioni erano giunti Le logiche a cui questi soggetti eterogenei
bisogni di affermazione personale, di pia- diversi sociologi americani di spicco come (privati, non profit e settore pubblico) si
cere, gioco, divertimento, la promozione Loy, Ingham (1973), Kenyon (1968), ispirano sono profondamente diverse,
dell’economia e del prestigio politico di un McPherson (1978). Altri noti psicologi e come diverse sono le modalità di promo-
paese, la rigenerazione urbana. sociologi dello sport hanno messo in zione e gestione dei loro servizi. Diviene
La realizzazione delle diverse funzioni si guardia a proposito dell’assunto semplici- così importante domandarsi quale sia la
interseca variamente con l’azione di diverse stico per cui “lo sport costruisce il caratte- coerenza tra queste filosofie operative e
forme organizzative che le perseguono in re” (Ogilvie, Tutko 1970; Loy, Mc Pherson, l’impatto socializzante dello sport e come
modo più o meno specializzato. Ne deriva il Kenyon 1978; Coakley 1998; Sage 1988), possa effettivamente funzionare in questo
grande affollamento di personaggi e di isti- evidenziando, ad esempio, le conseguenze settore la sussidiarietà che si nota in altri
tuzioni nei sistemi sportivi, soprattutto in psicologiche negative dell’abbandono contesti nell’erogazione di servizi sociali al
Europa, dove a diverso titolo sono coinvolti dello sport (Eitzen 1984). Questi primi cittadino (Room 1993; Smith 2001). In
nelle attività sportive gli Stati centrali, gli riferimenti indicano l’emergenza di dati e altre parole, ci si deve domandare se tale
Enti locali, i Comitati olimpici, le Federazioni considerazioni più attente al contesto in impatto sia realizzabile indipendentemen-
sportive nazionali e internazionali, le Leghe, cui la pratica sportiva si impianta e alla te dalle logiche e dalla mission delle
le Organizzazioni dello sport per tutti, la coerenza delle forze che agiscono in que- rispettive organizzazioni o se invece esso
galassia delle associazioni sportive, le asso- sto contesto nella prospettiva della socia- ne viene in qualche modo influenzato.
ciazioni professionali, le organizzazioni lizzazione e delle funzioni educative. Altra questione è se effettivamente si
internazionali non sportive, le istituzioni È stata così posta maggiore attenzione sui possa manifestare un gioco di squadra e
religiose ed educative, e l’enorme universo requisiti necessari per la realizzazione della un networking tra organizzazioni che
degli operatori del business sportivo (Camy, funzione educativa, ad esempio sull’azione hanno finalità così diverse nell’ottica di
Clijsens, Madella, Pilkington 2004). Se più di tecnica, metodologica e pedagogica specifi- uno specifico welfare mix (Fedele 2002;
una volta questo affollamento è sinonimo ca di organizzazioni e operatori. In mancan- Porro 2003).
di duplicazioni, disfunzioni e difficoltà di za di queste condizioni la funzione socializ-
coordinamento, questa molteplicità di attori zante e integrativa dello sport potrebbe non Socializzazione
appare una caratteristica sempre più evi- manifestarsi in modo significativo o addirit- e inclusione sociale
dente nella maggior parte dei paesi europei, tura prendere strade assai diverse. In effetti, attraverso lo sport
proprio perché apparentemente capace di i critici dello sport hanno sempre avuto
rispondere meglio ai diversi ruoli e funzioni facile gioco nel mostrare, che nell’universo Quello di socializzazione è certamente un
che lo sport può assumere nella società. delle pratiche sportive abbondano gli esem- concetto chiave per i sociologi, come è
L’evoluzione recente che notiamo nei paesi pi di devianze nonché di comportamenti comprovato da una vastissima letteratura
dell’Est, che fino a pochi anni fa erano criminali o socialmente biasimevoli da parte specifica. Si tratta essenzialmente del pro-
dominati da un solo attore, lo Stato, sembra di atleti, ma anche di tecnici, dirigenti, spet- cesso di apprendimento sociale di abilità,
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confermare questo trend. tatori. Non si tratta peraltro solo di devian- atteggiamenti, valori e comportamenti
La questione che ci preme affrontare in za, ma di forti opzioni di valore, con un rap- richiesti per partecipare alla vita della
questa sede riguarda l’effettiva capacità porto potenzialmente ambiguo con le fina- società in cui si vive. Socializzare una per-
delle pratiche sportive di realizzare un’a- lità di carattere educativo: il successo, la sona significa, quindi, renderla in qualche
zione importante di natura educativa e promozione individuale, il nazionalismo cer- modo idonea a vivere e a muoversi in
socializzante. Se nei discorsi di senso tamente corrispondono a valori su cui il modo efficace nella società di apparte-
comune quotidiano, può sembrare che lo consenso sociale è spesso estremamente nenza, e proprio in quella, cogliendone le
sport realizzi pressoché automaticamente alto, ma che al tempo stesso costituiscono opportunità e i limiti: questo è indubbia-
questa sua potenzialità e quindi vada discutibili sfondi per l’azione educativa mente il fine essenziale di ogni sistema
sostenuto tout court, nell’ambito della (Bodin, Robéne, Heas 2004)1. educativo.
Quando si afferma il valore socializzante dello sport si vuole intendere che:

1. la pratica sistematica dell’attività sportiva produce adesione a valori socialmente condivisi, pro-
muove comportamenti desiderabili dal punto di vista sociale e può contribuire – sotto vari aspetti –
all’educazione dei cittadini, al rinforzo dell’identità comunitaria o nazionale, alla prevenzione del
crimine giovanile e alla lotta alla devianza;
2. la partecipazione sportiva può sostenere la lotta all’esclusione sociale e l’integrazione armoniosa
di gruppi e individui di differenti gruppi etnici, l’inclusione dei disabili, di coloro che soffrono di
malattie, tossicomani, reclusi e – più in generale – di tutti i soggetti svantaggiati, vulnerabili e
10 sociologicamente “diversi”. Sono in genere proprio questi soggetti, unitamente a quelli con più
bassa capacità professionale e salute più precaria a mostrare nei diversi paesi la più ridotta parte-
cipazione sportiva (Collins, Kennett 1999). Il concetto di inclusione (o di lotta all’inclusione) socia-
le si riferisce alla possibilità da un lato di potere conseguire un livello adeguato di condizioni di vita
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e dall’altro di potere partecipare alle principali istituzioni sociali e professionali di una società.

La promessa è tanto impegnativa quanto una lunga sequela di sociologi e pedagogi-


affascinante, anche se una piena adesione sti sportivi che ometteremo di citare in
al riconoscimento delle potenzialità for- questa sede, proprio a causa del loro gran-
mative dell’attività sportiva non sembra de numero (per una rassegna suggeriamo
ancora diffusa in modo univoco tra gli Le rôle du sport dans la societé: santé,
specialisti dell’educazione, spesso convinti socialisation, économie, pubblicato nel
Nessuna società umana può sussistere dell’effetto di interferenza dello sport 1995 a cura del Consiglio d’Europa). Anche
senza adeguati processi di socializzazione e rispetto alle finalità educative scolastiche la differenza degli sport praticati da uomini
senza agenzie che in modo primario o (Loy, Mc Pherson, Kenyon 1978), né tra gli e donne è stata agevolmente letta attraver-
secondario se ne prendano carico. La fami- utenti stessi, alcuni dei quali non sembra- so questa specifica prospettiva, proprio
glia e la scuola costituiscono nella maggior no davvero conservare una buona opinio- come se tali pratiche diverse fossero iso-
parte delle società contemporanee le prin- ne della loro partecipazione sportiva o, in morfiche al tipo di mondo sociale abitato
cipali agenzie di socializzazione. Accanto ambito scolastico, delle lezioni di educa- dai due sessi (Bryson 1987; Coakley 1998;
ad esse, però, agiscono altre agenzie per zione fisica. Duquin 1977; Lever 1978; Theberge 1984).
così dire “secondarie” che operano per lo Va notato che la valenza formativa ed edu- Questo aspetto mette in evidenza una
più con bambini e giovani, ma anche con cativa delle attività sportive, non è certo dimensione che in questa sede non affron-
adulti e anziani. Dal punto di vista indivi- una scoperta recente ma – almeno in alcuni teremo in dettaglio, ma che costituisce l’al-
duale, il principale risultato dei processi di contesti - è quasi un “refrain” da oltre due- tra faccia della funzione socializzante dello
socializzazione è ciò che noi abitualmente cento anni. L’effetto educativo è stato sport, ovvero la funzione di controllo e
chiamiamo personalità, ovvero modelli regolarmente annoverato tra le ragioni del- conservazione sociale dello sport che certa-
individuali specifici di rappresentazioni, l’inserimento dell’educazione fisica e dello mente non è sfuggita ai suoi critici più
pensiero, di atteggiamenti e comporta- sport scolastico nei curricula degli studenti. attenti (Eitzen 2000). Gli sport maschili e
menti che risultano dall’interazione com- Anche nei discorsi dell’inizio del dicianno- femminili risultano emblematici nella defi-
plessa di fattori sociali, psicologici e biolo- vesimo secolo si possono trovare accenni nizione e riproduzione di standard di com-
gici (Mead 1934; Smelser 1987). ripetuti alla capacità che l’attività fisica ha portamento e stereotipi associati al genere
Se si affronta senza pregiudizi o idee pre- di “costruire il carattere” e la personalità (Messner 1988), ma più in generale lo sport
concette il modo in cui il processo di socia- dell’individuo. La ragione del successo dello è stato letto e “usato” per perpetuare l’ordi-
lizzazione può essere influenzato attraver- sport nelle public schools inglesi va proprio ne e la struttura sociale esistenti (Brohm
so lo sport, ci rendiamo subito conto di letta nella fiducia sul suo effetto sullo svi- 1978; Donnelly 1996). Che ci sia sempre
quanto complesso sia questo terreno di luppo della personalità, assunto come con- riuscito è ovviamente altro discorso, che
riflessione. Ciò accade, in primo luogo, per seguenza della disciplina del corpo e dei meriterebbe altri approfondimenti non
il fatto che il concetto di sport non è affat- comportamenti che l’allenamento e la gara possibili in questa sede.
to univoco, ma identifica “pratiche” estre- sportiva comportano (Mangan 1981; Sia nelle società totalitarie sia nei contesti
mamente diverse che includono lo sport Patriksson 1995). I valori dell’élite inglese di indubbia tradizione democratica, come
agonistico, quello non-competitivo, quello dominante a metà del XIX° secolo e quelli di quello inglese e americano, lo sport è stato
professionistico, quello auto-gestito piut- sostegno allo sport competitivo attuale non largamente e costantemente valorizzato
tosto che organizzato. Va poi detto che gli sembrano d’altra parte molto cambiati come strumento di educazione del cittadi-
sport presentano dal punto di vista moto- (rispetto delle regole, auto-disciplina, no, ma anche di controllo delle masse, tanto
rio, fisico e sociale delle caratteristiche coraggio fisico e determinazione di fronte da essere assunto come uno dei pilastri del
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molto diverse: si pensi ad esempio agli alle difficoltà, l’impegno a lungo termine sistema educativo (si pensi ad esempio al
sport estremi, agli sport di combattimento, nel quadro di una strategia programmata e sistema universitario americano o alle Little
a quelli collettivi. Ci si può rendere conto razionale). Leagues giovanili). Proprio per questa gran-
facilmente come sia pertanto difficile o L’idea che i giochi e lo sport abbiano una de potenzialità di controllo sociale, lo sport
addirittura impossibile giungere a genera- funzione socializzate essenziale la ritrovia- è stato definito da alcuni vero e proprio
lizzazioni valide per ogni tipo di sport o per mo da tempo anche nella letteratura scien- moderno “oppio dei popoli” (Eitzen 2000;
ciascun contesto di pratica a proposito del tifica di diverse discipline, condivisa da Lever 1983), sia per l’effetto obnubilante dei
loro impatto sociale o dell’influenza sullo autori di grande reputazione, da Piaget a grandi eventi sportivi sia per la funzione di
sviluppo individuale. Mead, da Caillois a Erikson e Denzin e da mobilità sociale ascendente che lo sport
11

professionistico può svolgere per (pochi e) mentre nelle considerazioni che seguono Gli sport di situazione valorizzano partico-
valenti atleti delle classi sociali più svantag- cercheremo meglio di articolare la riflessio- larmente processi cognitivi determinanti
giate. I paesi comunisti hanno tradizional- ne a proposito di quella che Gulinelli defini- come l'anticipazione, la presa di informa-
mente utilizzato lo sport in questo senso, e sce la seconda direzione di intervento della zione, la presa di decisione rapida. È facile
l’imponente investimento nello sport di un pedagogia delle attività fisiche e sportive, poi notare l’impatto degli sport di resi-
paese come Cuba, capace di vincere quindi- ovvero l’incidenza sullo sviluppo sociale stenza sul controllo dei processi volitivi o
ci volte più medaglie pro capite rispetto a dell’uomo. Quest’ultimo aspetto viene di quelli di squadra sulla co-operazione. A
paesi come USA o Germania ne è tuttora affrontato da Gulinelli soprattutto sulla differenza dei videogame, così popolari
evidente testimonianza. Peraltro il crescen- base dell’approccio di Cagical (1984), peda- presso il pubblico giovanile, l’attività
te interventismo degli Stati centrali nello gogista convinto assertore della valenza motoria e sportiva stimola particolarmen-
sport olimpico di élite con il finanziamento educativa dello sport. te il collegamento tra processi cognitivi e
di Istituti di sport e di programmi di soste- Vi sono indubbiamente molte e docu- processi senso-motori garantendo quindi
gno agli atleti di élite (Chelladurai, Madella mentate ragioni che sembrano legittima- l'accoppiamento della percezione con il
2006) evidenzia che il legame tra sport e re l’attività motoria e sportiva come movimento e con lo sviluppo tecnico-
controllo e legittimazione sociale non si “luogo” privilegiato dal punto di vista coordinativo. Tutto questo avviene all'in-
limita affatto ai paesi comunisti. Ad esem- delle prospettive educative e della socia- terno di una cornice di riferimento in cui
pio, come ha notato Swift (1995), la costru- lizzazione. Lo sport infatti, perlomeno lo sportivo deve spesso compiere rapida-
zione della nuova identità del Sudafrica quando praticato in contesto organizza- mente delle scelte, assumersi responsabi-
post-apartheid è strettamente mescolata to, è un ambito sociale abbastanza circo- lità, per governare l’incertezza, tenendo
allo sport, specie al rugby, ai suoi simboli e scritto nel quale le regole non sono solo conto dell'obiettivo, ma anche della confi-
alla sua evoluzione organizzativa. descritte in teoria, ma vengono sempre denza nelle proprie possibilità.
In effetti, la grande visibilità televisiva applicate in pratica all’interno di contesti Questi e altri vantaggi di varia natura,
attuale dello sport conferma in un certo in genere formali e organizzati (gare, documentati in relazione alla pratica del-
senso questa visione, data la forte pressio- associazioni). Attraverso lo sport, i prati- l’attività motoria e sportiva, si possono
ne dei media e il loro ruolo sostituivo nei canti possono essere esposti a modelli riverberare anche in altre sfere della vita
processi attuali di socializzazione. Sciolla, positivi di ruolo e di comportamento, vei- favorendo l’autostima, l'abbassamento
Ricolfi (1989) a questo proposito hanno colati essenzialmente da istruttori e alle- dell'ansia e della tensione, lo sviluppo di
definito questa generazione come “la natori. Questo avviene in modo massiccio un umore positivo (Badenoch,1998;
generazione senza padri né maestri” rife- a partire già dall’età infantile (Martens Barrett, Grenaway, 1995; Coalter 2001;
rendosi proprio al ruolo sostitutivo assun- 1986; Augustini et al. 1994). Inoltre l’atti- Potas, Vining, Wilson 1990; Sullivan, 1998;
to dai media direttamente nei processi vità motoria e sportiva ha una elevata Weiss 1993) e almeno in certe fasce d’età
educativi e al progressivo indebolimento potenzialità di coinvolgimento e di iden- lo stesso sviluppo intellettuale e perfor-
dei processi educativi formali rispetto a tificazione in quanto possiede la capacità mance scolastica (Snyder 1989; Thomas et
quelli informali. di produrre un alto impatto espressivo ed al., 1994)2. L’effetto sull’autostima acqui-
emotivo e di accentuare lo sviluppo di sta un’importanza fondamentale quando
Sport, individuo e società una coscienza del sé, del controllo emoti- si parla di valore sociale dell’attività edu-
vo e dell’autovalutazione, attraverso il cativa svolta attraverso l’educazione spor-
Una recente rassegna di Gulinelli (2005) ha piacere della scoperta e della percezione tiva. L’autostima però è un prodotto diret-
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analizzato in notevole dettaglio sia le prin- del proprio progresso, nella performance to delle esperienze di successo vissute:
cipali prospettive di intervento della cosid- e nel controllo delle abilità motorie. È una conoscenza precisa su come gli allievi
detta pedagogia delle attività fisiche e proprio questa ricchezza emotiva asso- costruiscono l’autostima attraverso lo svi-
sportive, sia le conoscenze scientifiche ciata alla pratica attività motoria e spor- luppo di una percezione di competenza in
attualmente disponibili a sostegno della tiva a consentire nell’opinione di molti campo motorio oggi non è del tutto
rilevanza educativa della pratica sportiva. un'importante attivazione di processi disponibile. Su questo aspetto vi sono
Alla lettura di questo lavoro rimandiamo il cognitivi e di apprendimenti motori e, numerose ricerche (es. quelle della Harter
lettore interessato, soprattutto per quanto contemporaneamente, a consolidare sul 1978, 1981 o di Roberts, Kleiber, Duda
riguarda l’effetto dell’azione pedagogica ed piano più strettamente psicologico lo svi- 1981; si veda anche Cei 1998) che docu-
educativa sugli aspetti biologici e psichici, luppo dell'identità individuale. mentano bene il ruolo della percezione
della competenza motoria (sapere fare ben descritto da Mead già negli anni ’30 (1989), studiando in generale la socializza-
bene qualche cosa) come mediatore sia (1934). Ciò avviene primariamente attraver- zione senza riferimenti al contesto sporti-
della motivazione ma anche delle stesse so l'assunzione di ruoli nel corso del gioco e vo, hanno enucleato alcuni aspetti specifi-
reazioni di carattere affettivo ad una serie la partecipazione a processi sociali assai ci in cui l'impatto dei processi di socializ-
di pratiche sociali, incluse quelle sportive. dinamici come, ad esempio, l'emergere zazione si definisce e che sembrano parti-
Va peraltro detto che come può contribui- spontaneo di una leadership o di rapporti colarmente rilevanti per lo sport:
re all’autostima, la pratica dello sport può sociali particolari (es. di collaborazione e
anche determinare una percezione di ina- divisione dei ruoli) in un piccolo gruppo. Ciò 1. accettazione del proprio corpo
deguatezza in coloro che si ritengono ina- avviene meglio se viene mantenuta una dia- 2. comprensione dei ruoli sociali
datti o hanno difficoltà nell’espressione lettica costante tra il gioco spontaneo e le 3. capacità di costruire relazioni con altri soggetti
12 motoria (Patriksson 1995). In parte, ciò forme di gioco istituzionalizzato tipico dello 4. indipendenza emotiva
dipende presumibilmente dalla natura del- sport. D’altra parte, come per ogni processo 5. preparazione alla vita familiare e professionale
l’intervento didattico che accompagna la socializzante (Purdy, Richard 1983), va rite- 6. assunzione di responsabilità sociali
proposta sportiva, che può risultare più o nuto che se la proposta sportiva non va al di 7. creazione di un sistema di valori e comporta-
meno idoneo a trattare le differenze di là di una certa soglia di frequenza di pratica, menti sociali.
livello individuale. Talvolta in alcune disci- di adesione emotiva e di orientamento
pline anche la presenza un buon istruttore motivazionale, non si può certamente pen-
non è sempre in grado di neutralizzare del sare che gli effetti ipotizzati possano mani- L’attività motoria e sportiva può avere cer-
tutto il senso di frustrazione e inferiorità festarsi per il solo fatto che il bambino si è tamente un impatto significativo su tali
che la sfida sportiva implica. iscritto ad un centro sportivo (Segrave, aspetti del processo non solo perché forni-
Peraltro le ricerche mostrano che la prati- Hastad 1994). sce norme e regole, aspettative e compor-
ca sportiva può anche agire come accele- tamenti di ruolo con le forme corrispon-
ratore di spersonalizzazione, stress e isola- denti di identificazione, ma anche perché
Per socializzare attraverso lo sport è quindi
mento, a causa della restrizione delle reti necessario dapprima socializzarsi allo sport, in
favorisce continuamente la transizione tra
sociali disponibili al giovane atleta. Tali modo che lo sport costituisca una prolungata i ruoli, stimolando altresì forme del tutto
esiti non sono probabilmente riferibili esperienza “saliente” per l’individuo (Coalter originali di cooperazione (Orlick 1980) e
all'attività motoria e sportiva in quanto 2001). articolazione dei rapporti sociali.
tale, ma sicuramente alle sue accentuazio- Certamente l'attuazione dello sport in
ni agonistiche tipiche di contesti iperspe- contesto scolastico con forme e obiettivi
cializzanti e anticipatori. Non mancano tipici della scuola appare particolarmente
inoltre studi (Brettschneider, Klein 2001) idonea a garantire il massimo impatto
che non rilevano particolari vantaggi deri- educativo dell’attività motoria e sportiva,
vanti dalla pratica sportiva in termini di ma sicuramente esistono esperienze ed
stabilità emotiva e capacità di auto-con- evidenze che anche lo sport praticato nelle
trollo. associazioni sportive può portare a questi
risultati. Anzi in alcuni casi, il legame con i
Socializzazione allo sport – compagni di allenamento si presenta più
socializzazione attraverso forte rispetto a quello che si crea con i
lo sport compagni di scuola, proprio per la forza
emotiva del contenitore sportivo. Essa ben
Il carattere di “attivatore” e di supporto di è rappresentata dall’esultanza collettiva
processi di socializzazione svolto dallo sport dopo la vittoria o dalla frustrazione comu-
viene sottolineato in particolare per l'indivi- ne dopo la sconfitta.
duo in fase di crescita, anche se è erroneo Diverse ricerche declinano però in modo più
pensare che la socializzazione termini con la articolato questa visione ottimistica,
maggiore età. Lo sport può avere una impor- mostrando che l'effetto socializzante della
tante funzione di socializzazione o di ri- pratica sportiva non è né generalizzato, né
socializzazione anche per un adulto (Digel automatico né lineare, ma deve essere age-
1985), un pensionato, un immigrato, un pro- volato dalla presenza di opportune condi-
fessionista che si trasferisce da un contesto zioni in cui collocare l'apprendimento di
lavorativo ad un altro a chilometri di distan- valori, atteggiamenti e comportamenti.
za. Attraverso l’inserimento in un contesto Coerentemente con le più accreditare teorie
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sportivo, tende a crescere il potenziale di dell’apprendimento sociale (Bandura 1965;
contatti sociali, si sviluppano le capacità di Bandura, Walters 1963) che sottolineano il
comunicazione e nuovi ruoli possono essere Se torniamo ancora agli effetti socializ- ruolo del modeling e dell’apprendimento
appresi. Il valore dell’attività motoria e spor- zanti della pratica sportiva organizzata, osservativo, Cratty (1984), ad esempio, ha
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tiva per anziani è quasi sempre descritto ipotizzando che essa sia effettivamente evidenziato che il contesto in cui si pratica
anche in questi termini oltre che con riferi- sostenuta da tutto il contesto personale un'attività ne modifica e orienta assai
mento al contrasto degli effetti fisici più dello sportivo, notiamo che diversi studi di profondamente i significati. Friedrich et al.
marcati del processo di invecchiamento. carattere sociologico (Sage 1986; Svoboda (2002) hanno a loro volta indicato che il
Ma certamente è soprattutto per i bambini, 1994; Patriksson 1995; Argent 2004) sistema di relazioni sociali che si configura
in età compresa tra sette e undici anni, che hanno documentato la parziale trasferibi- all’interno delle società sportive giovanili
si ritiene che l'attività motoria e sportiva in lità di alcuni apprendimenti conseguiti non è necessariamente diverso da quello
generale possano assumere una elevata attraverso l'attività motoria e sportiva in che si riscontra al di fuori di esse con gli
funzione di carattere socializzante, come fu altre sfere della vita sociale. Abele, Brehm altri coetanei.
e la durata della pratica di uno o più sport e le modalità di correzione degli errori e
È quindi la combinazione di vari fattori che dà (Loy, Mc Pherson, Kenyon 1978). l'uso del feedback durante l'allenamento
conto dei diversi esiti dell’esposizione alla pra- In generale, è nelle fasi di transizione della (Madella et al. 1997; Maugham, Ellis 1991).
tica sportiva in termini di socializzazione e svi-
vita dell’individuo che cresce o si modifica Una delle esperienze più interessanti con-
luppo della personalità:
l’impatto relativo delle varie agenzie di dotta in Inghilterra, è stata quella del Leeds
1. fattori individuali, in particolare dipendenti
socializzazione: ciò si evidenzia particolar- United, club di Prima divisione che malgra-
dalla personalità e da bisogni specifici, dal mente nel periodo adolescenziale durante do il “marchio” affermato ha messo in
ruolo attivo svolto dall’individuo nelle situa- il quale i mutamenti biologici e cognitivi campo un nutrito staff, con una metodolo-
zioni di apprendimento e, soprattutto, dalla influenzano profondamente lo sviluppo gia di azione, studiata ad hoc, in occasione
percezione del proprio livello tecnico e del concetto di sé che emerge peraltro del programma Playing for success desti-
come prodotto dei processi di interazione nato a bambini in difficoltà scolare, non 13
motorio e delle proprie possibilità di suc-
cesso. È naturalmente molto probabile che sociale, in quel momento già fortemente limitandosi quindi ad offrire l’opportunità
un utente, soprattutto tra i ragazzi, che per- incentrati sul gruppo. A questo punto sono di giocare a calcio in un contesto prestigio-
cepisca di avere basse possibilità di suc- le comitive, i gruppi di coetanei, ad assu- so (Sharp et al. 1999). Esperienze e risultati
cesso sportivo risulti meno coinvolto e si mere un peso crescente nell’orientare le analoghi sono riportati da Coalter et al.
metta a coltivare altre esperienze che gli scelte e i comportamenti (Evans, Roberts (2000).
danno più successo e gratificazione; 1997; Loy, Mc Pherson, Kenyon 1978;
2. fattori dipendenti dalle esperienze vissute Silbereisen, Vaskovics, Zinnecker 1997).
nelle situazioni sportive che sono state Molte ricerche sull’abbandono sportivo Se le metodologie didattiche non rispondono
sperimentate durante la vita del ragazzo hanno messo in evidenza proprio la diffi- alle necessità degli allievi, aumenta la proba-
(ad esempio, il modo specifico in cui lo bilità della rinuncia alla partecipazione, dell’ab-
coltà delle proposte sportive di competere
sport è stato attuato nella scuola, nei club, bandono o di una partecipazione “alienata”, di
con successo con la pressione dei gruppi di
nei gruppi spontanei, ecc.); routine e rassegnata alle attività proposte.
pari (Brettschneider, Kleine 2001). Abbandono e mancata partecipazione non
3. fattori dipendenti dall’integrazione con l’a-
zione degli altri agenti di socializzazione, sono certamente fenomeni facili da analizzare:
ovvero dal modo in cui coloro che dovreb- La funzione socializzante è però realizzabile essi non hanno una sola causa ma molte
bero favorire la socializzazione dei giovani solo se prima la socializzazione alle attività ragioni tra loro spesso assai diverse: dalla
allo sport svolgono quotidianamente questo fisiche e sportive ha avuto successo, quindi se noia, dalla ripetitività alle aspettative eccessive
loro ruolo. Vanno compresi tra questi sog- l’individuo è “diventato” uno sportivo. Per chi di genitori o allenatori, all’eccessivo stress del-
getti soprattutto la famiglia, i pari, la scuola opera nel settore dello sport competitivo è l’allenamento o della competizione. A ciò va
e indirettamente gli stessi mass-media che importante rivolgere grande attenzione al pro- aggiunto che talvolta l’abbandono si manifesta
veicolano, tra l’altro, l’immagine degli idoli cesso attraverso il quale i bambini e giovani si anche in allievi soddisfatti dei loro istruttori e
sportivi. trasformano da principianti in atleti. della loro prestazione, in corrispondenza di
orientamenti esistenziali che vanno alla ricerca
di una maggiore autonomia e auto-determina-
Va soprattutto sempre tenuto in considera- Questo processo, letto anche in termini dif- zione, come avviene tipicamente nell’adole-
zione che la Società sportiva non costitui- ferenze di genere e status sociale, è stato scenza (Mantovani, Madella, Machetti 2004).
sce l’unico agente di socializzazione indivi- uno degli argomenti preferiti dell’analisi
duale data la compresenza di altre agenzie sociologica sullo sport già a partire dagli
socializzanti sicuramente prioritarie, capeg- anni ’70 (Allison 1982; Augustini et al. L’attività fisica e lo sport organizzato ven-
giate dalla famiglia e dalla scuola che ten- 1994; Greendorfer, Lewko 1978; Hasbrook gono spesso percepiti dai ragazzi come
denzialmente hanno maggiore influenza sui 1987; Loy, McPherson, Kenyon, 1978; un’attività del tutto “comandata” e guida-
processi di “trasmissione” di valori e di Snyder, Spreitzer 1976). ta da altri, ovvero dagli adulti, che tendo-
atteggiamenti. Su questa base ci sentiamo Tale processo ha l'obiettivo di consentire no a subordinare questa pratica non tanto
di dire che l’impatto educativo dello sport non solo l'incremento delle capacità tecni- alle necessità degli utenti, specie dei
risulta tanto più probabile quando esiste che e motorie dei ragazzi, ma anche di ragazzi, quanto alle proprie o a quelle dei
una convergenza di tutti o una gran parte favorire l'apprendimento di norme e modelli programmi scolastici, dei regolamenti e
di questi attori verso una trasmissione di comportamento che risultino poi adatti del sistema delle competizioni federali o
cosciente e intenzionale di valori, norme, ad accettare le necessità e le logiche delle scolastiche che siano (Madella 1994), ma
conoscenze e atteggiamenti specifici a attività di allenamento e di competizione. se vogliamo anche alle finalità educative
situazioni concrete, e di acquisizioni tangi- Vengono appresi in questo modo anche stesse. Tale sistema è spesso molto lonta-
bili risultanti dall’apprendimento. atteggiamenti come quelli verso l'impegno no da quello che i ragazzi vorrebbero e
In particolare, il ruolo della famiglia man- regolare, il controllo delle emozioni in gara, farebbero se fossero liberi di decidere e di
tiene la sua centralità nell’esporre il giovane il rispetto dell'avversario e delle regole, del- organizzarsi in modo spontaneo. Ognuno
ad un modello di relazioni interpersonali, e l'autorità dell'allenatore. può convincersi facilmente di ciò se si sof-
a standard di ruolo e atteggiamenti. La Elementi che sono stati spesso indicati agli ferma un attimo a pensare a come i bam-
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stessa partecipazione sportiva risulta forte- istruttori e ai tecnici per sostenere al bini gestiscono il tempo libero dalla scuola
mente influenzata dall’atteggiamento fami- meglio le potenzialità educative specifiche e dai compiti organizzando e partecipando
liare. Tuttora il ruolo primario nell’avvia- della pratica sportiva riguardano fattori spontaneamente a giochi e tornei sportivi
mento alla pratica di uno sport spetta pro- quali le forme della comunicazione, le tec- (Gasparini 2003).
prio alla famiglia, perlomeno fino a dieci- niche di programmazione didattica, le tec- Ovviamente non può essere messo in
undici anni, anche se l’autonomia decisio- niche di osservazione sistematica, le tecni- discussione il fatto che per raggiungere
nale dei giovanissimi appare crescente e che motivazionali e di coinvolgimento, le alti risultati agonistici nello sport o effetti
numerosi fattori come il sesso o l’apparte- strategie di presentazione dei compiti fisiologici specifici, bisogna allenarsi o
nenza a gruppi o a subculture possono (ovvero delle esercitazioni da realizzare e esercitarsi molto. In molte attività sportive
avere un’influenza significativa sulla natura degli obiettivi da raggiungere), le tecniche è necessario acquisire molto presto le abi-
lità tecniche necessarie. Ciò determina una
possibile contraddizione che non è facile Questo in effetti è uno degli argomenti princi-
da affrontare da parte delle organizzazioni pali del cosiddetto “Studio di Brettschneider”,
sportive: il sistema probabilmente potreb- (Brettschneider, Kleine 2001) accolto con
be essere meglio armonizzato rispetto alle una forte ostilità dalle organizzazioni sportive
esigenze dei ragazzi soprattutto attraverso tedesche. Lo studio considerava assai plausi-
una rivalutazione degli aspetti pedagogici bile che, in effetti, nelle associazioni sportive
e motivazionali, attribuendo agli allievi affluiscano ragazzi e ragazze con caratteristi-
spazi di autonomia maggiore, adottando che e qualità personali particolarmente “posi-
sostanziali innovazioni di metodo e di tive” e contestava che fosse il lavoro condotto
14 contenuto. nelle società sportive a migliorare le stesse
qualità. Nei giovani sportivi tedeschi lo studio
longitudinale di Brettschneider non ha rilevato
L’integrazione sociale
differenze significative per ciò che riguardava il
attraverso lo sport consumo di alcool e di droghe illegali, né per i
e la prevenzione comportamenti delinquenziali più gravi e rile-
dei comportamenti devianti vava solo una moderata differenza a vantaggio
degli sportivi per quanto riguarda la delinquen-
Un corollario di grande interesse della za minore e l’astensione dal fumo, con l’ecce-
funzione socializzante che lo sport può zione dei giovani calciatori che mostrano con-
svolgere in generale per tutti i cittadini, sumi particolarmente elevati tanto di birra, e
può essere individuato nella sua supposta stata evidenziato un significativo calo di di superalcolici che di tabacco. Crabbe
capacità di: 1. prevenire i comportamenti nuove incarcerazioni per coloro che ave- (2000) aveva ottenuto risultati molto simili sui
di carattere deviante, specie nei gruppi a vano partecipato al programma per oltre giovani giocatori di calcio inglese, affermando
rischio (Best 1999; Collins et al. 1999) e 2. otto settimane (Nichols, Taylor 1996; ad es. che le due esperienze (di giocatore e di
di favorire l’integrazione di gruppi social- Waddington 2000). consumatore di alcool e droghe) non erano
mente marginali, come le minoranze etni- Molti studi condotti a tal proposito presen- affatto mutuamente esclusive, ma anzi sem-
che e gli immigrati (Putnam 2000; Elling, tano risultati contraddittori e poca evidenza bravano avere qualche elemento di affinità.
Knopper, De Knop 2001; Jarvie 2003). (Bramham, Hylton, Jackson 2001; Coalter,
Sulla scorta di quanto da tempo accaduto Allison, 1996; Glyptis 1989; Hartmann
negli Usa, i progetti di intervento sociale 2003; Howell 1995; Long, Sanderson 1998), In altri studi, la devianza si è rivelata mag-
attraverso lo sport sono divenuti via via configurandosi come semplici aneddoti o giore tra gli sportivi piuttosto che tra i non
più popolari in Italia e in Europa negli ulti- life-histories, prive spesso di indicatori di sportivi, specie nel caso di pratica di sport
mi quindici anni e hanno ricevuto cre- efficacia scientificamente accettabili. Se, ad collettivi maschili. Messner (1990), Rees,
scente supporto. Tuttavia, mentre gli esempio, Segrave (1986) e Buhrman (1977) Howell, Miracle (1990), Begg et al. (1996),
effetti dell’impatto dell’attività fisica sulla hanno trovato una correlazione negativa tra Rowe (1998), partendo da prospettive disci-
salute o le capacità di prestazione motoria pratica dello sport e percentuali di devianza plinari e metodologie di indagine assai
sono abbastanza ben documentabili, gli e Narring et al. (2002) hanno mostrato che diverse, attestano una frequenza assai più
effetti della pratica sportiva sull’inclusione lo sport offre al giovane, specie all’adole- elevata di comportamenti violenti ed
sociale e sulla prevenzione della devianza scente, un contesto in cui tensioni di altra aggressivi negli atleti piuttosto che nei non
in generale sono molto più difficili da natura, associate alla crescita o al cambia- sportivi. Nelle donne, diversi studi hanno
dimostrare. In primo luogo ciò avviene mento dei ruoli sociali, possono essere atte- rilevato un’elevata associazione tra pratica
perché gli stessi programmi di prevenzione nuate o frenate, in altri studi non è stato sportiva e disordini alimentari, ben superiori
e recupero sociale hanno spesso obiettivi rilevato alcun effetto positivo significativo a quelli delle non sportive. Pfister (1986) e
piuttosto vaghi e generici, ma soprattutto della pratica sportiva per se in termini di Endresen, Olweus (2005) dimostrano che la
perché tali effetti richiedono periodi piut- prevenzione della devianza giovanile. maggior parte degli studi condotti sul tema
tosto lunghi di tempo per potersi eviden- Va aggiunto che, con riferimento agli studi non conferma il cosiddetto “effetto catarti-
ziare (De Knop, Elling 2004; Madella 2004; che evidenziano la correlazione negativa co” dello sport in termini di riduzione del-
Svoboda 1995). Infatti le ricerche scientifi- tra partecipazione sportiva e devianza, non l’aggressività e dei comportamenti antiso-
che in materia sono poco numerose e è sempre possibile escludere effetti di pre- ciali. Nel loro studio su studenti norvegesi
quelle disponibili sono spesso contraddit- selezione. In altre parole, non si può esclu- coinvolti in sport di potenza e combattimen-
torie e non decisive, malgrado il potenziale dere che allo sport vengano avviati soprat- to, essi rilevano invece un aumento dei
dello sport in questo campo sia molto tutto giovani e ragazzi con caratteristiche comportamenti antisociali, probabilmente in
atteso e desiderabile (Correira 1997; psicologiche e sociali tali da risultare più connessione con l’esposizione a modelli di
Hartmann 2003; Robins 1990; Witt, adeguati al processo di socializzazione allo ruolo machisti e altri apprendimenti conte-
Crompton 1996). Programmi di intervento sport e che, per le stesse ragioni, questi stuali, replicando così i risultati già conse-
molto noti e assai controversi in termini di soggetti risultino alla fine meno inclini a guiti da Trulson (1986) e Begg et al. (1996).
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effetto, come quelli delle cosiddette comportamenti di carattere deviante. Serok Non mancano peraltro per gli stessi sport,
Midnight basketball leagues, non sono (1975) e Sugden, Yiannakis (1982) avevano studi che non trovano alcuna relazione tra i
stati accompagnati in effetti da studi e già evidenziato che molti adolescenti a due aspetti (Anderson 1999) o studi con
monitoraggi significativi (Hartmann 2001; maggior rischio di devianza non si avvici- esito opposto come quelli condotti da
Nichols, Booth 1999; Pitter, Andrews nano allo sport perché vi ritrovano regole, Skelton et al. (1991), Twemlow, Sacco (1998)
1997). Dubbi metodologici (es. numero- regolamenti, mete importa dall’esterno e Biorkqvist, Varhama (2001), alcuni dei
sità del campione) sono stati avanzati a ovvero proprio quel complesso di elementi quali proprio sulle arti marziali, che invece
proposito di altri programmi come lo West che già tendono a rifiutare nei contesti mostravano una minore inclinazione dei
Yorkshire Sporting Scheme per il quale è scolastici e familiari. praticanti alla risoluzione violenta dei con-
riguardava la difficoltà di discriminare
l’effetto di tali schemi di intervento sociale
realizzati attraverso lo sport da quello di
altri programmi, che non coinvolgevano lo
sport, ma riguardavano le stesse aree ter-
ritoriali e in alcuni casi perfino gli stessi
soggetti. Date le difficoltà metodologiche
non ci si deve meravigliare se in effetti
l’influenza dei programmi di riduzione
della devianza sia così difficile da misura-
re. Da un lato, ci sembra di potere acco- 15
gliere la posizione espressa a suo tempo
da Sport England: “è ingenuo pensare che
lo sport da solo possa ridurre i livelli di
criminalità… tuttavia c’è una crescente
evidenza esperienziale che lo sport possa
giocare un ruolo qualche importanza …
specie dove c’era un vuoto nella vita dei
giovani” (1999, 17), al tempo stesso i risul-
tati raccolti sembrano attestare che certa-
mente i programmi di intervento sociale
attraverso gioco e sport non sono in grado
di produrre una riduzione permanente del
crimine e della devianza se non sono
accompagnati da altri tipi di misure e
forme di intervento sociale più stabili e
strutturali. Questo aspetto è ben eviden-
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ziato da Smith (2001), che avendo analiz-
zato i nove rapporti della Social Exclusion
flitti al di fuori dello sport e una tendenza agli altri. Non c’era inoltre modo di verifi- Unit del governo britannico con riferimen-
alla riduzione di tali comportamenti aggres- care la riduzione dei consumi di stupefa- to alle politiche pubbliche condotte nel
sivi col migliorare del livello sportivo. centi, mentre certamente era ben dimo- periodo 1997-2000, sottolinea che biso-
Ancora una volta qui sembrano importanti strabile il raggiungimento dell’aumento gna assicurare che “tutti gli interventi
le differenze tra sport (Elling, De Knop, della partecipazione sportiva nei soggetti finalizzati ad affrontare l’esclusione socia-
Knoppers 2001). Più efficaci nel ridurre target. le siano integrati, sostenibili e coinvolgano
l’effetto della devianza sembrano, sulla Nel periodo 2000-2001, sempre in Gran sempre iniziative locali e di self-help”, con
base anche di numerosi studi europei, gli Bretagna, è stato finanziato con circa due particolare riferimento alle società sporti-
sport non convenzionali e alcuni sport milioni di sterline, anche il programma ve, con volontari adeguatamente formati.
individuali, ma ancora una volta l’evidenza Summer Splash, diretto a giovani di tredi- Robins (1990), invocando un approccio
empirica non è certo sufficiente. ci-diciassette anni di aree deprivate, ai bottom up, aggiunge che più formali e
Su un piano non scientifico sociale sono quali venivano proposte attività sportive e rigidi sono i programmi di intervento, più
stati ovviamente effettuati numerosi ten- anche artistiche. Una valutazione assai essi saranno tendenzialmente rifiutati
tativi di valutare l’impatto delle azioni di approfondita, con strumenti metodologici proprio dai soggetti a maggiore rischio di
intervento, in considerazione dell’elevato avanzati, è stata compiuta su sei dei cen- comportamenti devianti.
impegno economico e della significativa tocinque progetti territoriali proposti Meno restrittiva o contraddittoria sembra
responsabilità politica assunta dai promo- (Loxley, Curtin, Brown 2001). Il numero di invece l’evidenza relativa ai progetti mirati
tori di tali azioni. Il programma Positive progetti che erano stati accompagnati da all’inclusione sociale: i legami che abbiamo
Futures, promosso in Inghilterra nel 2000 una riduzione della criminalità delle stesse descritto tra partecipazione sportiva e
con l’obiettivo di riduzione dei comporta- fasce d’età era esattamente lo stesso di acquisizione di confidenza, autostima,
menti criminali dei ragazzi tra 10 e 11 quelli che erano stati accompagnati da un capacità di costruzione di legami e contatti
anni attraverso l’aumento della partecipa- aumento della criminalità e dal manteni- sembrano generare più facilmente abilità
zione sportiva è stato oggetto di valuta- mento dei livelli precedenti. trasferibili in altre aree della vita sociale e
zione attraverso il monitoraggio di venti- Anche l’effetto di uno dei programmi tradi- concorrere così alla costruzione del capitale
quattro schemi specifici di intervento zionalmente più citati nelle rassegne inter- sociale dell’individuo (Long, Sanderson
messi in atto. Tale valutazione mostrava nazionali dell’intervento sociale attraverso 1998; Jarvie 2003), favorendone quindi l’in-
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che tutti i soggetti coinvolti percepivano lo sport, SPACE (Staffordshire Police tegrazione. Le conclusioni del monitoraggio
un effetto positivo dei progetti nel breve Activity and Community Enterprise), mal- di numerosi progetti evidenziano che sog-
termine, ma erano assai meno certi nella grado i riconosciuti risultati positivi in ter- getti deprivati e marginalizzati coinvolti in
prospettiva di lungo termine. Le statistiche mini di produzione di “capitale sociale” per simili azioni, almeno nel breve periodo, riu-
raccolte mostravano una riduzione dei i partecipanti, non era accompagnato da scivano ad inserirsi in nuove reti relazionali,
tassi di criminalità nelle aree in cui i pro- dati probanti con riferimento alla riduzione a partecipare a progetti e azioni comunita-
getti erano stati attuati, ma non c’era dei comportamenti criminali (Coalter, 1988; rie e perfino a assumere ruoli operativi (es.
modo di distinguere se questa riduzione Heal, Laycock, 1987; Robins, 1990). istruttori e animatori) in successivi progetti
dei comportamenti illegali riguardava più i Un problema metodologico addizionale destinati ad altri soggetti deprivati dello
soggetti coinvolti nei programmi rispetto che si è evidenziato in numerosi casi, stesso territorio (Sport England 1999).
Viene anche mostrato un generale apprez- nella maggior parte dei casi tali iniziative un disegno più generale di integrazione
zamento per queste iniziative di intervento sono generalmente rivolte ad un target sociale dei quartieri deprivati dei centri
sociale attraverso lo sport sia da parte degli maschile o comunque riproducono gli ste- urbani. Sulla base dell’osservazione parteci-
organizzatori che degli utenti. reotipi sessuali più comuni (Coalter 2001). pante dell’esperienza dell’operatore sportivo
Larry Hawkins con settantacinque studenti
afro-americani di età compresa tra dodici e
Tuttavia anche in questo caso lo sport non Complessivamente le ricerche sottolineano
sembra in grado di perseguire da solo l’obietti-
diciannove anni a Chicago, attraverso uno
che le potenzialità di integrazione richiedono specifico mix di sport, educazione e promo-
vo di integrazione, ma ha bisogno di collocarsi che misure addizionali di sostegno alla lotta
in una prospettiva di network nella quale diver- zione comunitaria, Waddington (2000) e
alla marginalizzazione vengano messe in atto
se agenzie di socializzazione e diverse proget- Hartmann (2003) concludono che molto
16 oltre alla semplice pratica sportiva (Bianchini
spesso i programmi di intervento sociale
tualità si muovono in direzione comune. In 1998; Hartmann 2003; Utting 1996). Sono
generale, la maggior parte delle ricerche con- inoltre necessari indicatori specifici e a lungo attraverso lo sport mancano di un quadro
dotte sul tema sembrano mostrare che quan- termine di inclusione sociale e/o di riduzione concettuale sufficientemente comprensivo.
do lo sport è il solo oggetto o contenuto di dei comportamenti devianti che possano esse- Il successo di progetti come quello gestito
queste progettualità, non riesce a raggiungere re sperimentati e valutati su un tempo suffi- da Hawkins, secondo Hartmann è da adde-
l‘obiettivo dell’inclusione (Hartmann 2003). cientemente lungo e quindi tecniche di valuta- bitare in primo luogo all’adeguato bilancia-
zione dei progetti che non prendano in consi- mento tra componente sportiva (certamen-
derazione solo gli aspetti tipicamente gestio- te fondamentale e da non sottovalutare) e
Nella maggior parte dei casi, le iniziative di nali di ciascuna iniziativa o gli effetti in termini componente non sportiva e alla chiara
inclusione attraverso lo sport sono state di partecipazione sportiva (Theboom, Van den assunzione di responsabilità degli operatori
percepite come occasionali e assai rara- Bergh, De Knop 2004). Un altro aspetto che coinvolti, che non devono considerarsi
mente hanno dato poi opportunità reale di si presenta assolutamente carente è l’analisi esclusivamente “istruttori di sport”. Nel
inserimento stabile dei partecipanti nelle della relazione tra risorse investite (denaro ero- programma Kansas City Night Hoop che è
organizzazioni sportive. Numerosi parteci- gato ai gestori dei progetti) e esiti specifici. stato assai celebrato per la supposta ridu-
panti a questi programmi hanno rilevato zione del 25% del tasso locale di criminalità
una insufficiente attenzione alla pratica (Wilkins 1997), la componente sportiva era
competitiva, un loro scarso coinvolgimento solo una parte di un insieme assai più arti-

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nell’organizzazione e nella scelta degli colato di azioni educative non tradizionali,
sport, che in genere sono loro imposti, dirette ad esempio ad aumentare anche il
senza quasi mai tenere conto dei loro biso- livello di abilità rilevanti per trovare un
gni percepiti. Per questa ragione numerosi impiego.
ricercatori hanno ritenuto consigliabili Peraltro si registrano anche esperienze di
soprattutto quei programmi in cui i parteci- segno contrario nelle quali i mediatori cul-
panti, soprattutto i più giovani, sono in turali professionali impiegati, ad esempio
grado di influenzarne i contenuti e la stessa in progetti di dialogo interculturale cen-
gestione, attraverso uno specifico processo trati attorno allo sport, dichiaravano di
di empowerment (Coalter, Allison 1996; non avere alcuna competenza sportiva o
Morgan 1998; Scott Porter Research and di non riuscire ad interagire in modo effi-
Marketing Ltd 2002; Witt, Crompton 1996). cace con i professionisti del settore (Cus
Oltre a ciò, la mancanza di un serio progetto Padova 2006).
a lungo termine di integrazione attraverso Queste considerazioni si allineano assai
lo sport, tende a rendere le iniziative intra- bene con le posizioni di un ricercatore come
prese, episodiche poco efficaci o perfino Furstenberg (1999), specializzato nello stu-
controproducenti (Waddington 2000). dio dei percorsi di vita, che indica la neces-
Questo si è evidenziato soprattutto nei casi sità di combinare nel tempo questi pro-
di immigrati africani o asiatici che si erano grammi con altre misure all’interno di una
creati elevate aspettative poi deluse dalla strategia assai più comprensiva. Coalter,
mancanza di un disegno stabile per prose- Allison, Taylor (2000) suggeriscono, ad
guire l’inclusione attraverso lo sport. Lo stu- Questi orientamenti sembrano già stati esempio, di sviluppare con i più piccoli stra-
dio di Elling (2002) evidenzia, inoltre, che è accolti ed integrati all’interno di alcune ini- tegie che offrendo attività sportive rompano
forte la possibilità che programmi di inte- ziative specifiche proposte in diversi Paesi: la territorialità tradizionale per ridurre il
grazione attraverso lo sport aumentino le si pensi alla rete Agita Mundo creata appo- rischio che i giovanissimi coinvolti finiscano
relazioni amicali tra partecipanti dello stesso sitamente in Brasile, e ai complessi network nelle bande di strada.
gruppo etnico o sociale, ma non agiscano di attori territoriali mobilitati nei paesi
necessariamente sul loro ampliamento all’e- anglo-sassoni o del Nord Europa (Taylor
sterno del gruppo di appartenenza. Il rischio 2004). Un esempio particolarmente interes- Il problema si sposta quindi alla creazione di
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di esperienze ghetto è piuttosto elevato sante è quello descritto da Theboom (2003) efficaci strutture di coordinamento e monito-
(Porro 2003). Ciò corrisponde a quanto indi- con riferimento al progetto Neighbourhood raggio di queste reti e delle azioni da esse
cato da Theboom, Van den Bergh, De Knop Sport che ha visto l’evoluzione di un riusci- attuate e alla sostenibilità dello sviluppo pro-
(2004) che negli immigrati nelle Fiandre to progetto di Streetsoccer, poi allargato a mosso attraverso i programmi di intervento.
hanno rilevato una forte preferenza per atti- pallacanestro e pallavolo, capace di attirare Ciò implica l’esistenza di strutture di volonta-
vità sportive “segregate” condotte quindi migliaia di giovani e decine di comuni riato specifiche di alta professionalità sia nella
con membri della stessa comunità (si veda fiamminghi, in uno strumento di intervento gestione delle attività sportive, che nella pro-
anche CUS Padova 2006, per un’esperienza sociale, aggregatore di diversi stakeholders gettazione e nel management di progetto.
italiana). Oltre a ciò è stato sottolineato che tradizionalmente indipendenti, all’interno di
Tradizionalmente molte delle strutture esi- e dell’integrazione può perfino impedire il modello di contatti sociali formali e infor-
stenti tendono a lavorare in modo indipen- conseguimento delle finalità ricercate, dal mali formativi. È bene però essere coscien-
dente e a non essere sempre pronte alla momento che l’effetto dell’intervento ti del fatto che questo non sempre si
collaborazione interorganizzativa. La ricerca sociale non sembra essere essenzialmente manifesta, perché nella pratica dello sport
già accennata di Theboom (2003), mostra associato allo sport di per sé, ma ad un sono presenti elementi costitutivi che
soprattutto quanto i Club sportivi tradizio- ambito più ampio di fattori chiave. Essi sicuramente possono portare in direzioni
nali abbiano difficoltà a collocarsi all’inter- includono l’azione specifica contingente opposte (Weis 1978).
no di reti di questo tipo. Osservazioni simili degli operatori, il loro riconoscimento degli Una cattiva gestione del proprio ruolo da
sono sviluppate da Porro (2003), con riferi- obiettivi di integrazione come driver primari parte degli operatori si realizza ogni volta
mento all’elaborazione di strategie di inclu- delle iniziative progettate, il corretto accor- in cui non viene data abbastanza impor-
sione sociale attraverso lo sport nella pro- do tra lo sport scelto e la popolazione tar- tanza alle esigenze dei partecipanti, alle 17
vincia di Torino. Nel caso dei progetti diretti get, la preparazione professionale ed espe- loro differenze e alle tappe della loro evo-
all’integrazione degli immigrati, queste rienza specifica dello staff coinvolto, un luzione sia fisica sia, soprattutto, psicolo-
strutture gestionali devono inoltre affron- modello efficace di governance e controllo gica. Questa mancanza di attenzione che
tare in modo corretto la sfida posta dalle e un budget orientato sulla base delle prio- troppo spesso si rileva in alcuni operatori
specifiche policies nazionali di integrazione rità (Madella 2004; Porro 2003). Nello stes- scolastici e sportivi, evidentemente, può
e assimilazione che mantengono, almeno so tempo è necessario che sia condotta una determinare un insieme di esperienze
nei vari paesi europei, una sostanziale valutazione sistematica delle esperienze e negative che impediscono o rendono inef-
diversità e un diverso grado di interazione dei progetti, specie con riferimento alle ficace il processo di socializzazione dell’u-
potenziale con le politiche pubbliche in diverse forme di co-operazione tra i diversi tente di sport, facendolo abbandonare
materia di sport (Henry, Amara, Aquilina attori sull’uso ottimale delle risorse. quasi immediatamente o non appena per-
2004). cepisca l’insostenibilità del carico fisico ed
emotivo associato alla partecipazione
Il valore educativo di uno sport, non può esse-
Conclusioni re quindi semplicemente considerato come il
sportiva.
risultato delle caratteristiche specifiche dell'at-
Oltre alle variabili individuali legate all’in-
Sulla base delle considerazioni che abbia- tività in sé, ma dipende soprattutto dalle segnante, ve ne sono altre, per così dire
mo svolto, sembra che l'attività motoria e caratteristiche del contesto, dalla competenza tecniche o strategiche, ovvero gli stili di
sportiva possa avere un ruolo importante degli operatori coinvolti e della loro capacità di insegnamento più o meno democratici
da giocare, dal momento che costituisce affrontare e sostenere i bisogni dei parteci- adottati dagli istruttori o i modelli orga-
probabilmente una delle opportunità più panti attraverso un'opportuna organizzazione nizzativi stessi dei Club, il sistema delle
efficaci e più largamente disponibili per i tecnica e metodologica delle attività proposte. competizioni sportive e la coerenza dei
giovani che vivono nelle società moderne Soprattutto dipende dalla qualità dell’azione comportamenti dei loro dirigenti con i
di dare significato alla propria esistenza e pedagogica che accompagna lo sport. Ciò valori educativi ricercati.
alle proprie esperienze individuali (Bretts- non esclude affatto lo sport agonistico. Si può Le considerazioni svolte fino a questo
chneider, Brautigam 1991; Madella 1995). infatti ipotizzare che la valenza emotiva dell’at- momento indicano chiaramente la neces-
Lo sport può costituire un fattore essen- tività agonistica, la progettazione delle mete, sità da un lato di promuovere maggiori e
ziale di sostegno dello sviluppo della per- la spinta all’autovalutazione in termini genera- migliori ricerche, con una maggiore cura
sonalità, di qualità della vita, spazio per li, rendano particolarmente efficace questa delle metodologie utilizzate per affrontare
emozioni e libertà che, in altri contesti, modalità di pratica rispetto a quella occasio- queste difficili tematiche, e una migliore
sono sottratti ai giovani dalla quotidianità nale, non finalizzata e più soggetta a rapidi comprensione dei meccanismi attraverso i
e dalla routine. cambiamenti e mode. Ciò rinforza, però, l'idea quali i programmi di intervento sociale
della necessità di una leadership appropriata potrebbero funzionare (Baldwin 2000;
alla situazione e capace di costruire un reale
Nichols 1997). Dall’altra parte, appare
Tutto ciò non corrisponde sempre con il modo rapporto uno-a-uno con i partecipanti, obietti-
opportuno rendere maggiormente consa-
in cui lo sport viene effettivamente proposto vo non sempre realizzato quando si lanciano
programmi di massa che puntano sostanzial-
pevoli di queste problematiche e dei risul-
nelle diverse circostanze in cui è praticato e tati delle ricerche soprattutto gli operatori
questo spiega perché esso può facilmente mente alla quantità dei partecipanti. I cambia-
menti in determinate condotte sociali e in che operano nel volontariato sportivo.
soccombere alla concorrenza di pratiche di Tutto ciò può volere dire però che assicu-
tempo libero non-sportive. "abilità sociali" come la comunicazione, l'inte-
razione, la collaborazione, negli atteggiamenti, rare condizioni di successo ai programmi
nei valori, avvengono con maggiore facilità, o di intervento sociale attraverso lo sport
addirittura non possono prescindere, da una può risultare più costoso in termini di
Sulla base dei risultati delle ricerche dispo- forma ottimale di supervisione del processo, allocazione di risorse, di intensità e durata
nibili, sembra anche che la retorica dell’e- quindi da quella fornita dagli operatori in delle attività, di quando si può supporre se
ducazione e della prevenzione sociale attra- modo consapevole. si accetta la tradizionale visione idealistica
verso lo sport possa essere di ostacolo anzi- Alla formazione e continuo aggiornamento di dello sport come rimedio automatico alle
questi ultimi deve quindi essere attribuita par-
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ché di vantaggio per dispiegare il potenziale carenze di socializzazione. Sulla base della
socializzante dello sport. Infatti essa può ticolare attenzione e condizioni favorevoli di rassegna delle principali esperienze anglo-
precludere la reale comprensione delle operatività (MacDonald, Tungatt, 1992). sassoni Collins et al. (1999), ad esempio,
dinamiche dell’integrazione sociale attra- hanno suggerito che la durata minima di
verso lo sport e di ciò che è necessario per questi programmi sia almeno di cinque
farla manifestare. Ci possono essere anche anni, partendo dall’idea che progetti di
delle conseguenze inattese che derivano da Quando le condizioni opportune vengono poche ore non hanno la possibilità di con-
questo fraintendimento. Una sopravvaluta- realizzate, l’attività sportiva appare parti- trastare in maniera adeguata anni di
zione della capacità “automatica” dello colarmente idonea alle finalità educative esposizione ad ambienti e condizioni
sport a conseguire le mete dell’educazione socializzanti, offrendo un vero e proprio deprivate. In ogni caso, lo sport non dovrà
mai essere considerato come uno stru-
mento miracoloso che da solo può “ripara-
re” guasti e deficit sociali, soprattutto in
un ottica di breve periodo.
Anziché invocare semplicemente i “veri
valori dello sport” o lo spirito olimpico,
pensiamo che sia più appropriato che gli
operatori sportivi riflettano sulle modalità
con cui una specifica attività sportiva
viene effettivamente accompagnata da un
esplicito progetto o da un “contenitore”
capace di mediarne efficacemente gli
effetti educativi e socializzanti, superando
le visioni ideologiche e idealistiche. Inoltre
va considerato che il potenziale di integra-
zione sociale dello sport interagisce con
una molteplicità di fattori quali lo status
sociale, il tipo di sport, le motivazioni e
identità individuali, le reti di relazioni
sociali e perfino lo stato di salute e la con-
dizione fisica personale.
Nello stesso modo, potrà essere utile stu-
diare più a fondo le caratteristiche dei
diversi programmi di intervento sociale,
valutando ad esempio meglio l’impatto
delle diverse tipologie specifiche. Ad
esempio, potrebbe risultare utile valutare
eventuali differenze tra programmi mag-
giormente orientati al controllo sociale
dei soggetti a rischio, alla promozione
delle opportunità o alla riduzione dei
deficit.

Note

(1)
Alcuni esempi, davvero da repertorio, di
famose frasi di coach importanti sono parti-
colarmente illustrativi in tal senso:
• La sconfitta è peggio della morte, perché
devi poi vivere con la sconfitta (Bill
Musselman)
• Nessuno impara mai nulla quando perde
(Don Shula)
• Un pareggio è come baciare tua sorella
(Duffy Daugherty)
(2)
Per un parere contrapposto si veda Lindner
1999.

Indirizzo dell’autore:
Alberto Madella, Scuola dello Sport, Largo G.
Onesti, 1, 00197 Roma.

La bibliografia del presente articolo può essere


consultata e scaricata dal sito:
www.calzetti-mariucci.it
METODOLOGIA DELL’ALLENAMENTO

Gilles Cometti, Facoltà di Scienze dello sport, UFR STAPS, Digione


Giampietro Alberti, Istituto di Esercizio fisico, salute e attività sportiva, Facoltà di Scienze motorie, Università degli Studi, Milano

19

Sport di squadra
e resistenza alla velocità
La resistenza alla velocità è la chiave della
preparazione atletica degli sport di squadra?

I modelli prestativi di molte discipline sportive richiedono


che gli atleti posseggano la capacità di ripetere azioni
muscolari ad alta e media intensità come sprint, salti
e altri movimenti caratterizzati da tensioni muscolari
massimali. In particolare negli sport di squadra serve
un'attitudine ad eseguire in rapida successione degli sprint.
Questa capacità atletica è identificata da alcuni ricercatori
e metodologi con la cosiddetta “resistenza alla velocità”.
Ci si chiede, però, quali siano le condizioni in cui questi sprint
o meglio questi scatti sono ripetuti, ossia quale sia la durata
dello scatto, quindi dello sforzo, e quale la durata del recupero.
In questo primo lavoro si cerca di rispondere a questa
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domanda e di analizzare, rispetto ai modelli prestativi degli


sport di squadra, le modalità di studio di alcune tra le molte
ricerche che si sono occupate di questa particolare qualità o
attitudine atletica. In un secondo lavoro si tenterà di valutare
la capacità di ripetere i salti che si potrebbe definire
“resistenza ai salti”, una qualità specifica di alcuni sport
(per esempio, la pallavolo).
Introduzione Sprint Ability (RSA). In questo articolo test per valutare la RSA: 5 sprint di 5 s con
saranno prima presentati i risultati degli 24 s di recupero tra uno sprint e il succes-
Gli sport di squadra sono caratterizzati da studi di Bishop sulla RSA e successiva- sivo. Per valutare correttamente il tipo di
azioni muscolari di intensità elevata e di mente le ricerche di Balsom e collaboratori impegno muscolare ha utilizzato un
tipo intermittente. In queste discipline che, a nostro avviso, rivestono importanza cicloergometro modificato allo scopo di
sportive serve essere “rapidi a ripetere”. È, fondamentale nel comprendere il ruolo riprodurre un movimento che si avvicinas-
quindi, del tutto normale che ci si interro- che riveste questa particolare “qualità se il più possibile a quello della corsa
ghi sul concetto di resistenza alla velocità atletica” nel modello prestativo degli sport (figura 1).
che potrebbe essere, in questo caso, la di squadra. Il fatto, però, che il movimento al cicloer-
capacità di ripetere in rapida successione Infine saranno presentati i risultati di una gometro modificato non preveda azioni
20 sprint brevi senza una evidente diminuzio- ricerca condotta su soggetti calciatori, muscolari eccentrico-concentriche e che
ne di efficacia. effettuata presso l’UFR STAPS di Digione non siano presenti fasi di volo potrebbe,
Ma come definire la resistenza alla velo- che sembrano essere in linea con quanto secondo alcuni, influire in modo tale da
cità? suggerito da Balsom. modificare i risultati che si otterrebbero in
In atletica leggera essa si identifica con la una azione di corsa vera e propria.
capacità di resistere al calo di velocità che La Repeated Sprint Ability (RSA) La tabella 1 illustra un esempio di dati rile-
solitamente gli sprinter subiscono nel vati in un test di RSA. Il primo sprint forni-
finale di gara, soprattutto negli ultimi 15- In un interessantissimo articolo pubblicato sce la potenza anaerobica del soggetto.
20 m nella gara dei 100 m e negli ultimi sulla rivista Teknosport (Bishop, Castagna Dalla diminuzione di potenza nel corso
30-40 m in quella dei 200 m. Ma con que- 2002), Bishop ha definito la resistenza alla degli sprint rispetto al lavoro totale si rica-
sto termine si potrebbe intendere anche velocità (RSA) come la capacità di sprinta- va la RSA. Sulla prima riga della tabella
uno dei differenti mezzi per allenarla, re, recuperare, sprintare di nuovo potendo sono riportate le cinque prove con il lavo-
quale ad esempio un lavoro per serie di ripetere la sequenza (sprint-recupero- ro realizzato: la somma dei cinque valori
ripetizioni su distanze di 60 m, con recu- sprint) più volte. Inoltre, ha proposto un fornisce il lavoro totale; questo risultato si
pero incompleto nella serie e completo tra può confrontare con il lavoro ideale otte-
una serie e la successiva. nuto moltiplicando per cinque il valore del
Negli sport di squadra la resistenza alla primo sprint. Il confronto trai due (lavoro
velocità si identifica con la capacità di con- totale e lavoro ideale) mostra un calo del
servare la capacità di esprimere velocità 7%. Un calo contenuto fornisce quindi la
massimale in sprint brevi e ripetuti (in que- misura di una buona RSA.
sto caso il termine “scatti” renderebbe
meglio il significato) con tempi di recupero La Repeated Sprint Ability (RSA)
brevi. Secondo alcuni Autori, però, non e gli sport di squadra
sarebbe corretto parlare di resistenza alla
velocità negli sport di squadra perchè, salvo Se si ragiona su una partita caratterizzata
pochissime eccezioni - nel calcio, i difensori da sprint di 20 e di 30 m, gli studi di
effettuano in media, in tutta la partita, due Bishop mostrano una buona correlazione
o tre sprint superiori a 30 m; anche gli tra i risultati al test RSA e gli sprint ripetu-
sprint dei rugbisti rare volte superano i 50 ti, ma la correlazione diventa più debole se
m - le distanze da correre sono molto brevi, gli sprint sono di 5-15 m. È lo stesso
dell’ordine di 15 m e i tempi di recupero Autore che fa notare che negli sport di
risultano superiori a 30 s. squadra, rispetto al test proposto, la fre-
I risultati di alcune ricerche (in seguito Figura 1 – Il dispositivo utilizzato da Bishop per quenza degli sprint risulta essere più
illustrati) sembrano indicare che per sprint misurare la resistenza alla velocità (Bishop, bassa. La ricerca infatti è stata condotta su
della durata di circa 3 s e separati da un Castagna 2002). atleti praticanti hockey su prato e, in que-
recupero superiore ai 30 s, non sarebbe
necessario fare ricorso al concetto di resi- Test di 5 cicli di 6 s
stenza alla velocità. E quasi tutti gli sport
di squadra, fatta esclusione per certi ruoli Ripetizioni Lavoro meccanico (kJ)
del rugby, hanno un modello prestativo
molto vicino a queste condizioni. 1 6,7
Se viceversa, gli sprint, fossero tutti con- 2 6,4
dotti a velocità massimale e avessero una 3 6,2
4 5,9
durata superiore a 6 s con recuperi infe-
5 5,7
riori a 30 s, allora la resistenza alla velocità
sarebbe certamente chiamata in causa.
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Lavoro totale (TtkJ) = 30,9


Alcuni fisiologi si sono interessati al con-
cetto di resistenza alla velocità e i loro Lavoro ideale (TikJ) = miglior lavoro in 6 s x 5
studi hanno suscitato interesse da parte di = 6,7 x 5 = 33,5
preparatori atletici e allenatori. Tra questi
le ricerche condotte da David Bishop Diminuzione (%) = 100 – (Tt/Ti x 100)
dell’Università Western Australia di Perth = 100 – (30,9/33,5 x 100)
sono certamente tra le più originali e inte- = 100 – 92,2 = 7,8%
ressanti. Bishop ha anche il merito di
avere proposto la definizione di Repeated Tabella 1 – Dati relativi a un test di RSA ( Bishop, Castagna, 2002).
sto sport, è raro che gli atleti effettuino - Per la pallacanestro, negli studi di prende in esame l’effetto di tre diversi tempi
più di uno sprint per minuto: le cifre stati- Castagna (Repeated Sprint Ability, di recupero in 15 sprint di 40 m, rispettiva-
stiche riferiscono di uno sprint della dura- Teknosport.com 05/09/2002) effettuati mente di 120, 60 e 30 s.
ta di 2-4 s ogni 2 min. in partite del Campionato italiano, si Dal grafico descritto nella figura 2 si osser-
A questo riguardo torna utile citare le valuta una media di 1,5 sprint ogni 50 s. va un sensibile aumento dei tempi di corsa
ricerche effettuate da Balsom, nelle quali L’Autore conclude che il modello di RSA per gli sprint effettuati con pause di 30 s;
si dimostra che sforzi intensi, effettuati non si può applicare alla pallacanestro. dopo l’undicesima prova si nota un peggio-
con un minuto di recupero, possono esse- Guillaume, Cometti (2003) hanno misu- ramento anche quando le pause sono di 60
re ripetuti molte volte senza che si registri rato, nel Campionato francese di palla- s. Per contro, gli sprint effettuati con pause
perdita di efficienza. canestro del 2002-2003, una media di di 120 s di recupero non determinano nes-
Alcune tra le numerose ricerche che hanno 1,5 sprint ogni 39 s. sun apparente calo di prestazione. 21
trattato la frequenza degli sprint nel calcio Se poi si considera l’andamento della velo-
e nella pallacanestro presentano i seguenti Sembrerebbe quindi che il concetto di cità misurata dai 30 ai 40 metri (figura 3) si
risultati: RSA, non si possa applicare a tutti gli vede un peggioramento statisticamente
sport di squadra. significativo per i tre diversi protocolli: a
- per il calcio, Relly propone, per l’intero partire dall’11° sprint per quelli effettuati
match, un modello di sprint di 15 m ogni Le ricerche condotte da Balsom con 120 s di pausa, dal 7° per gli sprint con
90 s; Colli, Bordon (2000) hanno rilevato, pause di 60 s e addirittura dal 3° nel caso
in partite del Campionato italiano, uno Come già affermato in precedenza i lavori delle pause di 30 s.
sprint ogni 77 s; Demangeot, Lacroix, prodotti da Balsom risultano molto utili per L’Autore considera poi l’evoluzione dei
Cometti (2003) in una ricerca effettuata comprendere il concetto di resistenza alla tempi espressi nei primi 15 m di ciascuno
nel Campionato francese hanno rilevato velocità applicato agli sport di squadra. In degli sprint (figura 4). Dal grafico non si
la frequenza di uno sprint ogni 60 s. una prima ricerca (Balsom e coll. 1992a) si nota nessuna variazione per gli sprint

8,6
6,4 *
* 8,4 *
* * *
Tempo di sprint (s)

6,2 30 s
Velocità (m/s)

* * 8,2
* 120 s
6,0 8,0 * *
* * *
* * *
5,8 * 7,8
60 s
7,6 * 60 s
5,6
120 s 7,4 *
5,4 *
7,2 *
* *
30 s

1 3 5 7 9 11 13 15 1 3 5 7 9 11 13 15
Numero di sprint Numero di sprint

Figura 2 – Andamento dei tempi ottenuti durante 15 sprint di 40 m in Figura 3 – Andamento della velocità di corsa dai 30 ai 40 metri in funzio-
funzione dell’utilizzo di tre diverse pause di recupero: 120 s (linea inferio- ne delle tre diverse pause di recupero: 120 s (linea superiore), 60 secon-
re), 60 s (linea centrale), 30 s (linea superiore) (Balsom e coll. 1992a). di (linea centrale), 30 secondi (linea inferiore) (Balsom e coll., 1992a).

2,9
Tempo di sprint (s)

2,8 * 30 s
* *
2,7
* *
60 s
2,6
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120 s
2,5

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15
Numero di sprint

Figura 4 – Evoluzione dei tempi di percorrenza dei primi 15 metri per le


tre diverse condizioni di recupero (Balsom e coll. 1992a).
6,5
40 m

6,0
Tempo di sprint (s)

5,5

5,0
22
30 m
4,5

3,0
2,62 s
2,63 s 15 m
2,5
0 40 120 200 280 360 440 520 600
Distanza cumulativa (m)

Figura 5 – Andamento dei tempi ottenuti su venti prove ripetute con un


tempo di recupero pari a 30 s per distanze rispettivamente di 15, 30 e 40
m (Balsom e coll. 1992b).

effettuati con pause di 120 s, mentre cità di correre velocemente il primo sprint. tra le venti accelerazioni massimali è stato
appare un aumento statisticamente signi- Che metodologicamente corrisponde a di 20 s (R 20).
ficativo a partire dall’11a prova quando i dire: è necessario migliorare la velocità I risultati ottenuti sembrano concordare
tempi di recupero sono di 60 s e addirittu- dell’atleta sulla singola prova e non alle- con quanto affermato da Balsom: le venti
ra dalla 3a accelerazione per le prove con nare la resistenza alla velocità che parreb- prove di accelerazione massimale effet-
pause di recupero di 30 s. be non incidere sul miglioramento della tuate con 30 s di intervallo non hanno evi-
In una successiva ricerca Balsom (Balsom capacità di accelerazione e sulla velocità denziato cali di prestazione (figura 6). Ma
e coll. 1992b) anziché far variare il tempo massima. la valutazione effettuata sui parametri di
di recupero usando sempre le stesse corsa ha mostrato che è diminuita la fre-
distanze di corsa, ha pensato di utilizzare La resistenza alla velocità quenza (figura 7) dei passi, mentre sono
una pausa di recupero costante e far dei calciatori aumentati la lunghezza e i tempi di con-
variare la durata dello sforzo. Gli sprint tatto dei piedi sul terreno (figure 8 e 9).
sono stati effettuati su diverse distanze: Sprint di 15 m con 30 s di recupero Le conclusioni della ricerca per il protocol-
15 m (40 ripetizioni), 30 m (10 ripetizioni) lo R 30 coincidono con quelle proposte da
e 40 m (8 ripetizioni) per una distanza Nell’ambito delle tipologie brevi di sprint Balsom nelle ricerche prima descritte: in
totale di 600 m, mentre i tempi di recupe- ripetuti, effettuati con un tempo di recu- sprint ripetuti di 15 m, se si utilizzano 30 s
ro erano di 30 s. pero costante, si è cercato di indagare di recupero, la prestazione non viene alte-
Per gli sprint ripetuti sui 15 m non si sono nella medesima direzione e, in particolare, rata dal numero (in questo caso venti) di
registrate diminuzioni di performance: si è cercato di verificare se i risultati di ripetizioni.
2,62 s nella prima prova di accelerazione e una ricerca, condotta su una decina di Tuttavia, anche se la velocità di corsa non
2,63 secondi per l’ultima. Al contrario, per soggetti (tutti giocatori di calcio di livello cambia, variano sia la frequenza sia l’am-
le distanze di 40 metri, si è verificato un regionale e studenti della Facoltà di scien- piezza del passo: la frequenza diminuisce
calo di velocità a partire dalla terza prova za dello sport di Digione, del corso UFR- con l’affaticamento, mentre la lunghezza
(figura 5). Quindi, per gli sprint su distanze STAPS - opzione calcio), fossero di signifi- del passo aumenta nelle ultime ripetizioni.
brevi (15 metri), ripetuti con 30 s di recu- cato affine a quelli ottenuti da Balsom. Conseguentemente aumentano i tempi di
pero non è comparso alcun calo di velocità Lo studio è stato condotto da Jérome appoggio e verosimilmente è proprio l’au-
nel corso delle quaranta ripetizioni. Méry presso il Centre d’Expertise de la mento dei tempi di contatto a determinare
Torna utile ricordare che in nessuno degli Performance dell’Università di Digione la diminuzione della frequenza.
sport di squadra considerati, secondo le (Méry, Cometti 2004).
diverse valutazioni di match analysis Allo scopo di verificare gli studi condotti Sprint di 15 m con 20 s di recupero
effettuate da autori diversi, si realizzano da Balsom, ma anche di ottenere informa-
sprint separati da una pausa media infe- zioni ulteriori sulle modalità di accelera- Rispetto al protocollo precedente, il recupe-
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riore ai 30 secondi di recupero. zione, si è pensato di misurare oltre al ro di 20 s tra le venti ripetizioni ha compor-
tempo espresso sui 15 m di sprint, anche tato un netto peggioramento dei tempi. È
Per concludere: come e cosa fare per la lunghezza e la frequenza dei passi di quindi interessante comprendere le moda-
migliorare la velocità di corsa dopo il qua- corsa. Lo schema del lavoro è stato il lità di questo peggioramento: nella figura
rantesimo sprint ripetuto? (In altre parole seguente: nel primo protocollo (R 30) i 10 si osserva un deciso aumento della lun-
cosa fare per contrastare la perdita di dieci soggetti hanno effettuato venti ghezza del passo, statisticamente significa-
velocità dopo il quarantesimo sprint?). sprint di 15 m, alla massima velocità con tivo dal 10o al 20o sprint, nella figura 11, un
La risposta sembra scontata: migliorando pause di recupero di 30 s; nel secondo calo della frequenza che risulta significativo
la capacità di accelerazione, cioè la capa- protocollo il tempo di recupero utilizzato a partire dalla quinta prova.
Tempo, s Frequenza, p/s
2,66 4,300
2,64 4,280
2,62 4,260

2,60
4,240 *
4,220 *
2,58 4,200
2,56 4,180
2,54 4,160 23
R 20 4,140
2,52
R 30 4,120
2,50 4,100
2,48 4,080
S10
S11
S12
S13
S14
S15
S16
S17
S18
S19
S20
S1
S2
S3
S4
S5
S6
S7
S8
S9

S1 – S5 S6 – S10 S11 – S15 S16 – S20

Figure 6 – Confronto delle prestazioni su sprint di 15 m durante 20 ripe- Figura 7 – Il grafico mostra una diminuzione della frequenza del passo
tizioni con 20 s (R20) e 30 s di recupero (R30). durante l’esercizio R30. Il calo di frequenza diventa significativo
(p<0,05) a partire dall’11o sprint e precisamente da S11-15 e da S16-20.

Tempo, s *
Lunghezza, cm
0,165
154,000 *
152,000 0,160
150,000
0,155
148,000
146,000 0,150
144,000
0,145
142,000
140,000 0,140
138,000
136,000 0,135

134,000
0,130
S1 – S5 S6 – S10 S11 – S15 S16 – S20 S1-5 S6-10 S11-15 S16-20

Figura 8 – Il grafico illustra la variazione della lunghezza del passo che Figura 9 – Il grafico mostra l’andamento dei tempi di appoggio e si osser-
aumenta in modo significativo tra il 16o e il 20o sprint (S16-20 p<0,05). va un progressivo aumento dei tempi. Il tempo di contatto aumenta pro-
gressivamente durante tutta la serie, ma diventa significativo nelle ultime
ripetizioni (S16-20 p<0,05).

Lunghezza, cm Frequenza, p/s


158,000
4,450
* *
156,000 4,350

154,000 4,250
*
152,000 4,150 ** **
150,000 4,050

3,950
148,000
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3,850
146,000
3,750
144,000 S1-5 S6-10 S11-15 S16-20
S1-5 S6-10 S11-15 S16-20

Figura 10 – Andamento della lunghezza del passo per il protocollo R20: Figura 11 – Andamento della frequenza del passo per il protocollo R20. Il
per la media dei primi 5 sprint (S1-5), per quelli da 6 a 10 (S6-10), poi da 11 grafico espone la media dei primi 5 sprint (S1-5), delle accelerazioni da 6 a
a 15 (S11-15) e infine da 16 a 20 (S16-20). Si può notare un aumento signifi- 10 (S6-10), da 11 a 15 (S11-15) e da 16 a 20 (S16-20). Come si può notare la
cativo della lunghezza del passo dal 10o al 20o sprint. diminuzione della frequenza diventa significativa a partire dal 5o sprint.
impiegato a correre un solo sprint) di un
soggetto può essere considerato un fatto-
Tempo, s Giocatori “lenti” Tempo, s Giocatori “veloci” re che influisce positivamente sulla resi-
2,800 2,800 stenza alla velocità?
* * Si potrebbe pensare che più un giocatore è
2,750 2,750
* veloce e più difficoltà potrebbe incontrare
2,700 2,700 ad effettuare sprint consecutivi e mante-
2,650 2,650 nere alta la sua velocità.
2,600 2,600
Per ottenere risposta al quesito, i soggetti
dello studio sono stati suddivisi in due
24 2,550 2,550 gruppi: il gruppo dei giocatori più veloci e
2,500 2,500 quello dei più lenti. Il grafico a della figura
2,450 2,450 12 illustra l’andamento dei tempi ottenuti
S1-5 S6-10 S11-15 S16-20 S1-S5 S6-S10 S11-S15 S16-S20 sui 15 m (media dei tempi per gruppi di
cinque sprint) dai giocatori “lenti”: si nota
un aumento significativo dei tempi. Questi
soggetti non sono riusciti a mantenere la
Figura 12 – A sinistra è riportato il grafico con le prestazioni ottenute dai giocatori più lenti: i
tempi peggiorano rapidamente e poi si stabilizzano (S6-10, S11-15 et S16-20 p<0,05). Il grafico di loro performance iniziale. Per contro il
destra si riferisce ai giocatori più rapidi: si nota che i tempi subiscono un lieve incremento che non gruppo dei giocatori “veloci” (grafico b
risulta significativo. Entrambi i grafici si riferiscono alle serie effettuate con 20 s di pausa. della figura 12) sembra in grado, anche
per le ripetizioni effettuate con 20 s di
pausa, di mantenere la performance (le
differenze tra i primi cinque sprint e gli
Velocità, m/s Giocatori “lenti” Velocità, m/s Giocatori “veloci” altri non sono significative).
6,8 6,8
La velocità espressa ad ogni falcata
6,7 6,7
6,6 6,6 Si è poi pensato di valutare la velocità che
6,5 6,5 ciascun soggetto aveva espresso ad ogni
*
6,4 ** 6,4 falcata. Nella figura 13 si può osservare
6,3 ** 6,3 l’andamento della velocità: contrariamente
6,2 6,2 a ciò che si verifica nei soggetti “veloci”, la
6,1 6,1 velocità dei soggetti “lenti” si abbassa in
6,0 6,0 modo significativo.
5,9 5,9
S1-5 S6-10 S11-15 S16-20 S1-S5 S6-S10 S11-S15 S16-S20 In conclusione: i giocatori più veloci non
“perdono” velocità e pertanto dimostrano
di essere più resistenti alla velocità.
Figura 13 – Per i soggetti più lenti (grafico di sinistra) la velocità misurata a ciascun appoggio
diminuisce nettamente nel corso delle ripetizioni (S6-10 p<0,05; S11-15 e S16-20 p<0,01). Il gruppo La frequenza dei passi
dei soggetti più veloci (grafico di destra) non mostra differenze significative tra i primi sprint e i
successivi. Le serie di sprint ai quali si riferiscono i due grafici della figura, sono quelli effettuati
con le pause di 20 secondi.
Se ora si osserva l’andamento della fre-
quenza dei passi, sempre negli sprint con

Conclusioni per il protocollo “R 20”

Al contrario delle ripetizioni effettuate con


Frequenza dei passi Giocatori “lenti” Frequenza dei passi Giocatori “veloci”
30 s di recupero, gli sprint con 20 s di
pausa fanno registrare un peggioramento 4,3 4,3
della performance. Ma la causa del calo di *
4,2 4,2
velocità, come nel caso delle ripetizioni *
con 30 s di pausa, si può ricondurre alla 4,1 ** 4,1
diminuzione della frequenza delle falcate
4,0 4,0
che non è compensato dal modesto incre-
mento della lunghezza del passo. 3,9 3,9
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3,8 3,8
Diversità di risposta alle serie
di sprint ripetuti tra giocatori 3,7 3,7
veloci e giocatori più lenti S1-5 S6-10 S11-15 S16-20 S1-S5 S6-S10 S11-S15 S16-S20

Evoluzione della performance


Figura 14 – Durante l’esercizio R20, la frequenza dei passi si abbassa più rapidamente nei giocato-
La domanda successiva che ci si è posti è ri lenti (a sinistra) e comporta delle differenze significative (S6-10 e S16-20 p<0,05 ; S11-15 p<0,01);
stata la seguente: la capacità di velocità per i soggetti più veloci la frequenza si abbassa leggermente e non compaiono differenze significa-
massima (in altre parole: il tempo record tive.
Tempo, s Giocatori “lenti” Tempo, s Giocatori “veloci”
0,165 0,165
**
0,160 0,160

0,155 0,155

0,150 0,150

0,145 0,145
25
0,140 0,140

0,135 0,135
S1-5 S6-10 S11-15 S16-20 S1-S5 S6-S10 S11-S15 S16-S20

Figura 15 – I grafici si riferiscono all’esercizio R30, a sinistra i tempi di contatto dei giocatori
lenti, a destra quelli dei soggetti rapidi. L’andamento dei tempi di appoggio per i soggetti lenti non
mostra nessuna variazione significativa, al contrario, per i soggetti rapidi, differenze significative
appaiono alla fine delle serie (S16-20 p<0,01).

Tempo, s
2,90

2,85 **

2,80
dopo
2,75
* prima

2,70

2,65
**
2,60 Test 1
Test 2
2,55

2,50
S10

S11

S12

S13

S14

S15

S16

S17

S18

S19

S20
S1

S2

S3

S4

S5

S6

S7

S8

S9

Figura 16 – In blu e in rosso le curve dei test effettuati rispettivamente prima e dopo le tre setti-
mane di allenamento dal gruppo “frequenza”.

20 s di recupero, si può notare che il calo In conclusione: la capacità di velocità (o netto calo della frequenza. Si è quindi
di frequenza nei giocatori più rapidi non più correttamente, di accelerazione) dei pensato di procedere ad un ulteriore
risulta statisticamente significativo, al soggetti più rapidi permette loro di man- indagine e distribuire i soggetti in due
contrario di quanto capita ai giocatori più tenere il livello di prestazione attraverso il gruppi di dieci. L’allenamento è durato tre
lenti: il calo è netto e le differenze sono mantenimento della capacità di frequenza. settimane in ragione di tre allenamenti
significative (figura 14). Si potrebbe anche dire, in anticipo rispetto alla settimana e si è così differenziato: un
Si può quindi pensare che il calo di perfor- a quanto verrà affermato alla fine dell’ar- gruppo (gruppo sprint-frequenza) si è
mance dei soggetti più lenti sia dovuto ticolo che la frequenza è legata alla qua- allenato utilizzando esercizi specifici per
alla diminuzione della frequenza dei passi lità dei tempi di contatto dei piedi al suolo migliorare la frequenza dei passi, mentre
visto che i dati sulla lunghezza dei passi e quindi alle capacità di potenza muscola- l’altro (gruppo potenziamento) ha svolto
non mostrano nessuna variazione. re (forza esplosiva). un lavoro per aumentare la lunghezza dei
passi attraverso un allenamento di forza
I tempi di appoggio Gli effetti dell’allenamento
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massimale.

Con i recuperi di 20 s non si registrano Come migliorare la capacità di conservare Risultati del gruppo “sprint-frequenza”
variazioni significative, mentre quando i la prestazione in serie di ripetizioni con
recuperi sono di 30 s appaiono diversità recupero breve (20 s)? La soluzione più Nella figura 16 sono illustrati nel grafico
statistiche: i soggetti rapidi si distinguono ovvia è che i soggetti più lenti dovrebbero i test del gruppo di allenamento sulla
da quelli lenti. allenare la velocità e non la resistenza alla frequenza effettuati prima e dopo le tre
Nella figura 15 sono illustrati i risultati dei velocità. Ma la velocità dipende da due settimane. Come si può notare l’anda-
giocatori rapidi: i tempi di appoggio aumen- fattori: la frequenza e lunghezza del mento delle due curve è pressoché iden-
tano alla fine delle ripetizioni. passo e i risultati ottenuti mostrano un tico e non compaiono differenze signifi-
Le conclusioni relative a questa ricerca
Tempo, s
** possono essere così riepilogate: un allena-
2,90
** mento di potenziamento muscolare orien-
2,85
tato all’incremento della forza massimale
sembra essere in grado di migliorare la
2,80 capacità di resistenza alla velocità in modo
prima
più efficace rispetto a un allenamento
2,75 orientato al miglioramento della frequenza
dei passi.
2,70 dopo
26 Breve discussione sugli studi
2,65
**
**
che hanno valutato
2,60 Test 1 la “resistenza alla velocità”
Test 2
2,55 Nel 2005 Spencer e coll. hanno pubblicato
un’eccellente review degli studi scientifici
2,50
relativi alla resistenza alla velocità con
S10

S11

S12

S13

S14

S15

S16

S17

S18

S19

S20
S1

S2

S3

S4

S5

S6

S7

S8

S9

particolare riferimento agli sport di squa-


dra e proponevano test specifici per valu-
Figura 17 – In blu e in rosso le curve dei test effettuati rispettivamente prima e dopo le tre setti- tare questa particolare qualità atletica.
mane di allenamento dal gruppo “potenziamento”. La performance peggiora in modo significativo
(tratto orizzontale con l’asterisco) a partire rispettivamente dalla 3a ripetizione per i test effettuati
prima e dalla 14a per i test effettuati dopo.
Ricerche riferite agli sport
di squadra

cative. I tratti orizzontali contrassegnati Risultati del gruppo “potenziamento” In questa review Spencer e coll. affermano
da asterisco indicano quando il tempo che quasi tutte le ricerche prese in esame
impiegato aumenta sullo stesso test in Se si osservano i risultati del gruppo “poten- assegnano agli sprint effettuati una durata
modo significativo: a partire dalla sesta ziamento” (figura 17) si può notare un netto compresa tra 2 e 3 s, per distanze varianti
ripetuta si verifica un peggioramento sia miglioramento dei tempi di corsa che indica da 10 a 20 m, intervallati da un recupero
nei risultati “pre” che in quelli “post”. un marcato miglioramento della perfor- superiore a 60 s. Relly, Thomas (1976), nel
L’unica differenza tra i due test (pre e mance in seguito alle tre settimane di alle- calcio professionistico avevano valutato tra
post) è la presenza di significatività da S4 namento. L’allenamento della forza massi- gli sprint un recupero complessivo di 90
a S6 nel test “pre”. Evidentemente l’alle- male sembra quindi essere molto efficace secondi, distinto in 79 secondi per i centro-
namento ha limitato l’affaticamento tra per evitare l’effetto dell’affaticamento nel campisti e 83 per gli attaccanti. Come già
le due ripetizioni. test di sprint ripetuti. ricordato in precedenza, sempre nel calcio,

Ricerca Tipo di esercizio Distanza Durata Ripetizioni Recupero Recupero


dello sprint (m) dello sprint (s) (n) (s) (tipo)

Aziz et al. Corsa 40 ~ 5,5 8 30 Stretching


Balsom et al. Corsa 15 ~ 2,6 40 30 Passivo
Corsa 30 ~ 4,5 20 30 Passivo
Corsa 40 ~6 15 30 Passivo
Balsom et al. Cicl 6 10 30 Passivo
Balsom et al. Cicl 6 10 30 NR
Balsom et al. Nastro m 6 15 24 Passivo
Balsom et al. Cicl 6 5 30 Passivo
Bishop et al. Cicl 6 5 24 LB
Dawson et al. Cicl 6 5 24 Ped
Dawson et al. Corsa 40 ~ 5,5 6 24 Camm
Fitzsimons et al. Corsa 40
~ 5,8 6 24 Camm
Cicl 6 6 24 LB
Gaitanos et al. Nastro sm 6 10 30 Passivo
Gaitanos et al. Cicl 6 10 30 Passivo
Hamilton et al. Nastro sm 6 10 30 Passivo
Hautier et al. Cicl 5 15 25 Passivo
Holmyard et al. Nastro sm 6 10 30 NR
Nastro sm 6 10 60 NR
Mujika et al. Corsa 15 ~ 2,3 6 24 NR
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

Signorile et al. Cicl 6 8 30 Cicl 60W


Stathis et al. Cicl 6 8 30 Passivo
Cicl 10 8 50 Passivo
Wadley, Le Rossignol Corsa 20 ~3 12 ~ 17 NR
Wragg et al. Corsa 34,2 ~ 7,5 7 25 Jogging

NR = non riferito; Cicl – cicloergometro; Corsa = corsa su pista o su terreno; Nastro m = corsa su ergometro a nastro con motore;
Nastro sm = corsa su ergometro a nastro senza motore; Ped = pedalando lentamente; Camm = recupero al passo; LB = a scelta del soggetto

Tabella 2 – Quadro sinottico degli studi che hanno proposto test per valutare la resistenza alla velocità (Spencer et coll., 2005).
Forse per questo, anche Castagna e coll.
(2005), che pure hanno studiato con preci-
Durata di sprint e recuperi sione i tipi di sprint effettuati nella pallaca-
Durata di sprint e recuperi
nei test proposti nestro, propongono un test di dieci volte
negli sport di squadra
dalle diverse ricerche 15 (o 30) m a navetta con 30 s di recupero,
quando il giocatore di basket non supera
15 metri. D’altro canto D’Ottavio e coll.
(2005), utilizzando lo stesso. protocollo,
constatano che il livello di VO2max non
Sprint Recuperi Sprint Recuperi influenza la resistenza alla velocità in gio-
catori di pallacanestro molto allenati. 27
Tornando alla review, Spencer e coll. fanno
notare che i protocolli utilizzati dai diversi
Autori non corrispondono ai modelli pre-
<3s > 60 s >6s < 30 s stativi degli sport di squadra (la durata
degli sforzi è troppo lunga e i recuperi
troppo brevi) e concludono affermando la
Figura 18 – Confronto tra i tempi e recuperi dei giochi di squadra e i test per valutare la resistenza necessità di realizzare altre ricerche i cui
alla velocità proposti dalle diverse ricerche. protocolli riproducano più fedelmente i

Colli, Bordon (2000) avevano stimato, nel


Campionato italiano, uno sprint ogni 77
secondi. Gli studi di Demangeot, Lacroix,
Cometti (2003) mostrano, per i centrocam-
pisti del Campionato francese del 2002 una
frequenza di uno scatto ogni 60 s.
Castagna nel 2002, nel Campionato italia-
no di pallacanestro ha misurato una acce-
lerazione media di 7,5 metri per 1,5 s ogni
50 s. Travaillant, Cometti nel Campionato
francese di pallacanestro del 2002-2003
hanno stimato uno sprint di 1,5 s ogni 39 s.

I test per valutare la “resistenza


alla velocità”

Nella loro rewiew Spencer e coll. presenta-


no una tabella sinottica di tutti gli studi
considerati (tabella 2) nella quale sono
schematizzate le modalità di ricerca che i
diversi Autori hanno utilizzato. Gli sprint
hanno una durata di circa 6 s con 30 o
meno s di recupero, forse per meglio evi-
denziare la comparsa della fatica, mentre
sembra che la riproduzione delle reali con-
dizioni di gioco sia stata valutata come
meno importante.

diversi modelli prestativi. Dalla tabella di


Spencer appare anche che undici ricerche
I parametri principali della resistenza alla velocità su venticinque sono state realizzate utiliz-
zando un cicloergometro che certamente
non riproduce le modalità esecutive della
corsa in accelerazione, perchè sia la bio-
meccanica sia il consumo energetico della
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

pedalata sono assai diverse da essa.


Durata degli sprint Durata delle pause di recupero
Per concludere

Per meglio comprendere il concetto di


resistenza alla velocità e le conseguenze
3s 6s < 30 s > 30 s applicative per gli sport di squadra diventa
prioritario considerare:
Figura 19 – I fattori determinati per la qualità detta di “resistenza alla velocità”: durata degli scat- - la durata degli sprint o scatti
ti e durata delle pause di recupero tra essi. - i tempi di recupero tra di essi
Infatti, come risulta dagli studi preceden- questo fattore risulti decisivo: il recupe- - Anche se non è questo l’argomento pro-
temente citati, la durata degli scatti varia ro tra uno sprint e il successivo risulta posto in questo articolo, nessuno nega
da 3 a 6 s, mentre quella delle pause di quasi sempre superiore a 30 s, tempo è l’importanza dell’allenamento delle
recupero è collocata tra 20 e 30 s. sufficiente per consentire delle ripeti- componenti aerobiche (anche perché le
Per gli sprint di 3 s concatenati con 30 s di zioni senza perdita di performance. evidenze scientifiche sono numerose),
pausa il concetto di resistenza alla velocità - Per migliorare la velocità negli sprint ma è pur vero che c’è differenza tra
sembra non essere giustificato. Se invece finali (o anche solo per contenere il calo atleti maturi (evoluti) e atleti in età evo-
fossero di 6 s con 30 s di pausa o se gli di velocità in questi scatti), come dimo- lutiva nella priorità di sviluppo delle
sprint durassero 3 s con 20 s di pausa strano gli studi di Balsom, è necessario diverse e specifiche qualità fisiche.
allora sarebbe corretto parlare di resisten- allenare la velocità massimale. - Se si utilizzano le metodologie già note
28 za alla velocità, dato che in questo caso - La velocità è una qualità neuro-muscolare e utilizzate per migliorare la velocità,
questa particolare qualità atletica sarebbe complessa e il suo miglioramento dipende come il miglioramento della velocità
certamente chiamata in causa. dal miglioramento di fattori nervosi e massimale e l’allenamento della forza
muscolari. Se questi migliorano, migliora massimale ed esplosiva si aumenta
Conclusioni sulla capacità la capacità di prestazione del giocatore e anche la capacità di performance negli
di resistenza alla velocità anche la tecnica di corsa (e dunque l’eco- sprint ripetuti.
nomia di corsa, poiché il soggetto consu-
La resistenza alla velocità è dunque da rite- ma di meno) diventa migliore. Il recupero,
nersi la chiave della preparazione fisica negli in questo caso non sembra essere influen-
sport di squadra? La risposta risulta negati- zato dai cosiddetti fattori energetici.
va e le ragioni di questa affermazione sono - Più i giocatori sono veloci e meglio “resi-
state spiegate in questo primo lavoro: stono” a sprint ripetuti in serie. Se viene Indirizzo degli Autori:
ulteriormente allenata la capacità di G. Cometti: UFR STAPS, Digione, BP 27877,
21078, Digione Cedex (Francia);
- la frequenza di ripetizione degli sprint velocità migliora anche la resistenza utile G. Alberti: Istituto di Esercizio fisico, salute e
negli sport di squadra (con riferimento agli sport di squadra. A questo punto è attività sportiva, Facoltà di Scienze motorie,
principale al calcio, alla pallacanestro e utile programmare sedute specifiche per Università degli Studi di Milano, via Kramer 4/A,
alla pallamano) è troppo scarsa perchè la resistenza alla velocità? 20129, Milano.

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CALCIO

Luca Pagani, Matteo Levi Micheli, Mario Marella,


Laboratorio di Metodologia dell’allenamento e biomeccanica applicata, Settore Tecnico Figc, Coverciano

Allenamento respiratorio e prestazione nel calcio


29
Una ricerca sulle modificazioni indotte dall’allenamento
respiratorio in calciatori professionisti

FOTO UFFICIO STAMPA CLUB ITALIA FIGC


SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

Dopo aver descritto l’importanza che hanno i muscoli respiratori su una prestazione d’alto livello, si propone uno strumento
con il quale tale sistema muscolare può essere allenato: lo SpiroTiger. Questo nuovo mezzo permette un allenamento
specifico della muscolatura respiratoria, senza sovraccaricare l’apparato cardio-circolatorio nè portare alla iperproduzione di
acido lattico. I benefici indotti da tale sistema di allenamento all’interno di un programma individualizzato sono molteplici
sia in termini di prestazione sportiva sia nella fitness in generale. Scopo del presente studio è stato quello di capire quanto
un protocollo di allenamento respiratorio possa incidere sulla prestazione calcistica. Per raggiungere tale obiettivo è stata
proposta una serie di test su un gruppo di calciatori professionisti (serie C) prima e dopo un protocollo di allenamento
respiratorio, confrontandoli con un gruppo di controllo che non eseguiva la ginnastica respiratoria. I risultati emersi
evidenziano i benefici che gli atleti possano trarre da tale allenamento.
Introduzione Lo SpiroTiger®
La teoria dell’allenamento, in quanto scien- Lo SpiroTiger® è uno strumento che permet-
za applicata, risente delle scoperte che te di allenare in maniera intensa e specifica i
O2 O2
avvengono in altre discipline, quali la fisio- muscoli che presiedono alla respirazione.
logia dello sport, la biochimica, la biomec- CO2 CO2 Questo sistema di allenamento di resisten-
canica, e altre ancora. za per la respirazione nasce nei laboratori
È proprio da questi continui studi che di Fisiologia del Politecnico federale di
nascono nuovi sistemi integrativi nella pre- Zurigo grazie agli studi svolti dal prof. Urs
parazione fisica degli atleti, in grado di Boutellier (1982), uno dei maggiori espo-
30 migliorare la performance in ogni suo più nenti a livello mondiale riguardo il sistema
minuzioso tassello. Tra questi, negli ultimi muscolare respiratorio.
tempi, è emersa una metodica di allena- CO2 CO2 Lo strumento si compone fondamental-
CO2
mento, molto innovativa, in grado di svilup- CO2 mente di due elementi:
pare alcuni aspetti della preparazione fisica
che, sino a poco tempo fa, erano sconosciuti 1. una manopola portatile dotata di sacca
o tralasciati nella convinzione che fossero Figura 1 – Meccanismo con il quale lo SpiroTiger di respirazione;
trattati già sufficientemente nel training esercita il principio dell’iperpnea isocapnica. 2. una stazione base.
“convenzionale”.
La volontà di capire quanto i muscoli respi- Nella manopola portatile è presente l’unità
ratori incidano sulla prestazione è nata centrale, all’interno della quale risiede una
dalla presenza di una letteratura interna- valvola sospesa in un campo magnetico e
zionale abbastanza contrastante, che da grazie alla quale l’allenamento può svol-
una parte riporta importanti miglioramenti gersi rispettando i parametri precedente-
dopo lo svolgimento di protocolli di allena- mente impostati (quali quelli relativi al
mento, ma che dall’altra evidenzia l’incapa- volume della sacca di respirazione da uti-
cità di mostrare le cause che muovono tali lizzare e della frequenza di respiro).
miglioramenti. Uno studio del prof. Urs Attraverso un sistema di sorveglianza elet-
Boutellier, dimostra. come un’attività fisica tronico, facilmente utilizzabile, l’allenamen-
intensa (>85% del VO2max) può indurre un to si svolge in maniera sicura e precisa.
affaticamento del muscolo diaframma, L’aspetto rivoluzionario di questa recente
compromettendo in maniera importante metodologia è legato proprio al principio
l’intera performance (Perret et al. 2000); sul quale lo strumento si basa, ossia la pos-
Dempsey et al. (1998) affermano che i costi sibilità di eseguire dei cicli respiratori a fre-
metabolici dei muscoli che presiedono alla quenze e profondità elevate, senza appor-
respirazione in condizione di sforzi elevati tare a livello ematico un disequilibrio nel
richiedono sino al 16% della gettata cardia- rapporto ossigeno/anidride carbonica (prin-
ca. Da queste due importanti ricerche si cipio dell’iperpnea isocapnica1, figura 1).
evince: È esperienza comune come l’aumento della
frequenza respiratoria (nonché della profon-
1. la possibilità che la muscolatura respi- dità), senza una reale richiesta da parte del-
ratoria possa andare incontro ad affati- Boccaglio l’organismo, comporti da una parte un
Componenti
camento, se non opportunamente alle- per la respirazione aumento dei valori di ossigeno nel sangue
nata; Stazione base (iperossia), dall’altra una diminuzione della
2. l’elevata richiesta metabolica dei muscoli pressione parziale di anidride carbonica
respiratori durante esercizio fisico intenso. (ipocapnia). Tale condizione innesca dei pro-
Sacca cessi biochimici che portano ad una riduzio-
Il sistema di allenamento che verrà espo- di respirazione ne del flusso sanguigno a livello cerebrale,
sto permette di allenare in maniera seletti- dovuto al fenomeno vaso-costrittorio che si
va e intensa i muscoli che presiedono alla realizza. Gli effetti nocivi che tale situazione
respirazione, senza impegnare in maniera determina si ripercuotono sull'efficienza del
elevata il sistema cardio-circolatorio né metabolismo dei tessuti, sulla funzione
portare alla iperproduzione di acido lattico respiratoria, sul cuore, sull'attività nervosa e
da parte della muscolatura scheletrica muscolare (senso di vertigine, ipoacusia,
(Boutellier et al. 1986). riduzione della vista, irrigidimento muscola-
Sino ad oggi è stato utilizzato soprattutto re). Lo strumento (figura 2) previene tutti gli
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

dagli atleti che praticano attività di resi- effetti collaterali propri dell’iperpnea.
stenza quali lo sci di fondo, la maratona, il Figura 2 – L’utilizzo dello Spiro Tiger è molto
nuoto, il ciclismo; recentemente sono ini- semplice e intuitivo in quanto utilizza la natura- Materiali e metodi
le respirazione per allenare i muscoli che la
ziate alcune sperimentazioni in discipline
sottintendono. L’atleta (con il boccaglio pre-
di tipo misto, aerobico-anaerobico alter- sente nella manopola portatile introdotto nella
Soggetti
nato ed in particolare nel calcio, per valu- cavità orale) realizza l’allenamento respirando
tare se la mancanza di allenamento della alle frequenze e intensità che lo strumento gli In questo studio sono stati presi in ogget-
muscolatura respiratoria possa limitare la impone e che sono preventivamente impostate to venti calciatori professionisti apparte-
prestazione sportiva di alto livello. dall’allenatore. nenti ad una squadra partecipante al
GStudio N = 10 GCont N = 10
Protocollo

Età media 24,3 ± 4,7 anni Età media 25 ± 5,5 anni I soggetti del GStudio abbinava al normale
Altezza media 182 ± 5,6 cm Altezza media 181,4 ± 2,3 cm lavoro atletico e tecnico-tattico, svolto in
Peso medio 76,25 ± 6,7 kg Peso medio 74,2 ± 2,9 kg campo, il protocollo di lavoro respiratorio,
BMI 23 ± 1 BMI 22,4 ± 1 mentre i soggetti del GCont non svolgeva
alcun tipo di allenamento respiratorio in
Tabella 1 – Caratteristiche del GStudio e del GCont. aggiunta alle consuete sedute svolte in
campo.
Gli atleti del GStudio per tutta la durata
Fasi d’allenamento
del protocollo di lavoro hanno svolto due 31
di apprendimento di incremento dei volumi di mantenimento sedute di allenamento respiratorio la set-
a b c timana, per una durata complessiva di
Obiettivo: Obiettivo: Obiettivo: otto settimane (da marzo a maggio 2005)
20 minuti migliorare le riserve mantenere cosi suddivise:
senza della muscolatura la condizione
interruzioni respiratoria raggiunta
Rendimento

I fase (“di apprendimento”) (cfr. figura 3, a):


Durata: Durata:
comprendeva un periodo di allenamento di
≈ una settimana ≈ un mese
circa una settimana, all’interno della quale gli
atleti svolgevano mediamente tre sedute di
Riserve della muscolatura:
“familiarizzazione” con lo strumento. La discre-
muscoli respiratori allenati portano
ad un incremento del rendimento fisico
zionalità in merito al numero di sedute da svol-
gere era legata alla capacità dei singoli atleti di
Tempo acquisire quelli che erano gli obiettivi ricercati
in questa prima fase:
Figura 3 – Il programma di allenamento respiratorio svolto dal GStudio era cosi suddiviso: I fase di - familiarizzazione con lo strumento;
apprendimento (a), II fase di incremento dei volumi (b), III fase di mantenimento (c). - aumento della capacità di coordinazione
respiratoria;
- preparazione dell’apparato respiratorio alla
Campionato di Serie C2 di età 24,6 ± 5,0 punto di vista dei fattori anagrafici (età), resistenza e dunque aumento della durata
anni, altezza 181,7 ± 4,2 cm, peso 75,2 ± antropometrici (statura, peso, biotipo), orga- dell’allenamento.
5,1 kg e BMI 22,7 ± 1,0, suddivisi in due nico-funzionali (caratteristiche muscolari e
gruppi di dieci soggetti: Gruppo di Studio metaboliche). Inoltre si è cercato una distri- II fase (“di incremento dei volumi”) (cfr. figura
(GStudio) e Gruppo di Controllo (GCont) buzione equa tra calciatori titolari e riserve. 3, b): si cercava di aumentare sia il tempo
(tabella 1). Tali requisiti ci hanno permesso di avere due totale dell’allenamento respiratorio (volume),
Nessun soggetto presentava problemi di gruppi abbastanza omogenei tra di loro. sia le frequenze respiratorie (intensità). Gli
tipo muscolare o neuromuscolare. Gli atleti che hanno preso parte a tale speri- obiettivi ricercati in questa seconda fase
I due gruppi sono stati costruiti in modo tale mentazione erano tutti volontari ed erano erano:
da presentare caratteristiche simili sia da un stati informati sullo scopo della ricerca. - miglioramento della resistenza dei muscoli
respiratori;
- aumento dei parametri ventilatori (intensità
Fase Durata Obiettivi dell’allenamento);
- aumento del tempo di allenamento (volume
Di apprendimento 1 settimana • Familiarizzazione con lo strumento di allenamento);
• Aumento della capacità di coordinazione - aumento della prestazione.
respiratoria Durante questa seconda fase i soggetti esegui-
• Preparazione dell’apparato respiratorio vano delle sedute di allenamento respiratorio
alla resistenza e dunque aumento via via crescenti in impegno metabolico e psi-
della durata dell’allenamento cologico.
Di incremento Da 4 a 5 • Miglioramento della resistenza III fase (“di mantenimento”) (cfr. figura 3, c):
dei volumi settimane dei muscoli respiratori consisteva nell’affrontare delle sedute di alle-
• Aumento dei parametri ventilatori
namento di ginnastica respiratoria in cui si cer-
(intensità di allenamento)
cava di mantenere il regime respiratorio acqui-
• Aumento del tempo di allenamento
sito nelle fasi precedenti, dunque consolidare
(volume di allenamento)
• Aumento della prestazione
ciò che di buono era stato fatto nella fase
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

“d’incremento dei volumi”. Gli obiettivi ricercati


Di mantenimento Da 2 a 3 • Mantenimento dell’elevata resistenza erano:
settimane raggiunta da parte dei muscoli respiratori - il mantenimento dell’elevata resistenza rag-
• Mantenimento/miglioramento dei parametri giunta dai muscoli respiratori;
raggiunti nelle fasi precedenti - il mantenimento/miglioramento degli indici
• Mantenimento della coordinazione raggiunta respiratori raggiunti;
• Aumento della prestazione - mantenimento della coordinazione raggiunta;
• Riduzione dell’affanno - aumento della prestazione;
- riduzione dell’affanno.
Tabella 2 – Schema riassuntivo del protocollo di allenamento respiratorio.
È importante precisare come gli atleti pote-
vano passare alle fasi successive previste dal
protocollo di allenamento solo al raggiungi- Vivian test
mento degli obiettivi prefissati; dunque si
passa alle fasi successive solo attraverso il Si tratta di un test specifico della metodica di
allenamento utilizzata, di tipo massimale incre-
raggiungimento degli obiettivi raggiunti e
mentale in grado di fornire alcuni importanti
non su intervalli di tempo predeterminati.
parametri relativi alla massima frequenza
Il protocollo di allenamento esposto ha respiratoria raggiunta, all’andamento della fre-
come unico obiettivo quello di fornire quenza cardiaca durante lo svolgimento del
delle linee guida, all’interno delle quali test, al volume totale ventilato (VTV) ed al volu-
32 impostare il programma più idoneo alle me respiratorio medio al minuto (VRM al min).
caratteristiche dei soggetti (tabella 2). L’obiettivo del test è di determinare il massimo
volume di aria mobilitato dai soggetti in un
Test utilizzati lavoro di tipo incrementale massimale, nonché
la massima frequenza respiratoria raggiunta.
Nello svolgere questo disegno di ricerca
sperimentale ci siamo avvalsi di una serie di
test che ci hanno permesso di valutare i
livelli iniziali e finali degli atleti, sia attra-
verso delle prove specifiche della metodica, Test di Mognoni modificato
sia attraverso dei test da campo. Inoltre,
abbiamo ritenuto opportuno proporre, al Questa prova è stata scelta in quanto l’aspetto
termine del protocollo di lavoro, un que- motivazionale offerto dall’atleta che esegue il
stionario di valutazione soggettiva, all’in- test è trascurabile, a differenza di test massi-
terno del quale gli atleti riferivano, in forma mali che presuppongono, per fornire valori
del tutto anonima, quelle che erano le sen- attendibili, una buona propensione nell’esegui-
re la prova e nell’affrontare un notevole stress
sazioni in merito al lavoro di allenamento
psicofisico. Dovendo svolgere il test di verifica
respiratorio svolto. finale in prossimità del termine della stagione,
Nell’analisi dei risultati emersi verranno ad obiettivi agonistici raggiunti, infatti, era pre-
utilizzati dei suffissi ai vari test come “pre” sumibile supporre una diversa propensione
e “post”, indicando che il primo si è svolto all’esecuzione di prove massimali tra il GStudio
prima di affrontare il protocollo di allena- Test di Mognoni modificato: atleti impegnati
e il GCont. di percorrenza nell’esecuzione del test.
mento respiratorio e il secondo al termine
di tale lavoro. Il protocollo del test di Mognoni consiste nel
Vediamo di seguito la batteria di test uti- far percorrere agli atleti 1350 m in 6 min,
P 75 m P
lizzati nel disegno di ricerca: mantenendo costante una velocità di 13,5
km/h. Per rendere ciò possibile abbiamo rite-
nuto opportuno impostare un percorso in cui si
chiedeva agli atleti di percorrere una distanza A 150 m A
Test di valutazione iniziale
pari a 75 m in 20 s netti e di ripeterla conse-
P 75 m P
cutivamente per diciotto volte (nove passaggi)
Vivian test (figura 4, tabella 3, foto).
Test di Mognoni modificato 150 m
Ognuno di questi atleti era in possesso di un A A
cronometro attraverso il quale poteva regolare
la propria velocità di corsa (qualora ce ne fosse
stato bisogno) in prossimità delle delimitazioni Figura 4 – Rappresentazione grafica del Test
Test di valutazione finale di Mognoni modificato svolto dagli atleti.
del percorso.
Per motivi di natura organizzativa, non potendo
eseguire il test su di un tapis roulant abbiamo Metri Tempo Indicazioni
Vivian test
ritenuto opportuno impostare un percorso in
Test di Mognoni modificato cui erano presenti, ad intervalli regolari, dei 75 20 s Andata
Rilevazione delle frequenze cambi di direzione che alteravano evidente- 150 40 s Andata + ritorno
cardiache in telemetria mente i valori presi in esame, ma che rendeva- 300 1min20s II° passaggio
durante una gara no la prova più vicina al modello prestativo del 450 2 min III° passaggio
gioco del calcio. 600 2min40s IV° passaggio
750 3min20s V° passaggio
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

I parametri rilevati alla fine del test erano: 900 4s VI° passaggio
È opportuno precisare come il Vivian test, 1050 4min40s VII° passaggio
sia stato somministrato solo nel GStudio, in • frequenza cardiaca finale 1200 5min20s VIII° passaggio
quanto la strumentazione in nostro posses- • prelievo di lattato 1350 6s IX° passaggio
so non ci permetteva di eseguire tali test in • frequenza cardiaca dopo un minuto dal ter-
entrambi i gruppi. Per tali ragioni i risultati mine della prova
emersi da questo test, non potranno essere Tabella 3 – Test di Mognoni modificato:
messi a raffronto con quelli del GCont ma distanze e tempi.
analizzati solo all’interno del GStudio.
Volumi totali ventilati
Rilevazione delle frequenze cardiache L’indice maggiormente rappresentativo
in telemetria durante una gara della buona prova offerta nell’esecuzione
del Vivian test è il volume totale ventilato.
La valutazione degli atleti attraverso l’esecuzio-
Attraverso tale parametro è possibile
ne dei test visti precedentemente, fornisce un
quantificare in maniera chiara ed inequi-
quadro preciso, ma molto generale e poco
riconducibile al modello prestativo del gioco del
vocabile la capacità dei muscoli respiratori
calcio. Dunque test importanti ed efficaci, ma di mobilitare il maggior volume di aria
che non hanno potuto esimerci dal proporre possibile nel corso di una prova massimale
incrementale. 33
delle valutazioni maggiormente specifiche.
Perciò ci siamo indirizzati verso l’uso di una Il volume di aria medio mobilitato dal
valutazione più veritiera e vicina alla gara, GStudio nel corso del Vivian test pre è
facendo sì che si monitorasse l’andamento stato di 1984,33 ± 506,3 l, mentre il suo
delle frequenze cardiache proprio durante lo volume nel Vivian test post è stato di
svolgersi di una partita amichevole infrasetti- 2635,67 ± 600,5 l, facendo cosi registrare
manale, svolta all’interno del gruppo-squadra. un miglioramento pari al 32,8% (figura 7).
Il monitoraggio delle frequenze cardiache si è svolto grazie all’ausilio di un sistema in grado di tra-
smettere, in telemetria, i valori registrati sugli atleti durante la gara in tempo reale (Hosand TM 200). Box volumi ventilati
Le formazioni che si fronteggiavano erano state scelte in maniera tale da rendere equilibrato il match

Volumi ventilati
di due tempi di 35 min.
Al termine del protocollo di lavoro abbiamo ritenuto opportuno somministrare un questionario di valu-

pre
tazione soggettiva della metodica, in grado di rilevare quelle che erano le sensazioni, nonché il giudi-
zio globale degli atleti in merito al processo di lavoro svolto durante il disegno di ricerca. La compila-
zione del questionario consisteva nel rispondere a sette domande a risposta chiusa in forma del tutto
anonima con una scala di valutazione a cinque item. Le domande proposte erano relative, sia alle dif-

Volumi ventilati
ficoltà incontrate dagli atleti nell’acquisire la nuova metodica, sia ai benefici che tale metodica offre in
termini di: rendimento fisico, lucidità mentale e recuperi dopo attività.

post
Risultati A priori era presumibile aspettarsi un tale
1100 1600 2100 2600 3100 3600
incremento dei valori, in quanto ogni nuova Litri
Vivian test metodica di allenamento è spesso caratte-
rizzata da rapidi e importanti miglioramenti Figura 7 – Box medie e deviazioni standard
Volumi sacche respiratorie dei risultati, in virtù del “terreno fertile” su relativi ai volumi totali ventilati, nel Vivian test
cui si va a lavorare. prima e dopo lo svolgimento del protocollo
Analizzando i valori, emerge come il A rafforzare questo andamento, si nota d’allenamento.
GStudio (oggetto del protocollo di lavoro dal grafico delle frequenze come ci sia
respiratorio) ha utilizzato nel Vivian test stato un netto incremento di atleti che Dall’analisi delle frequenze degli atleti si
pre un volume di sacca respiratoria pari a hanno utilizzato delle sacche respiratorie osserva come si sia verificato uno sposta-
2,65 ± 0,27 l (media e deviazione stan- più grandi. mento verso destra dei valori, che si tra-
dard), mentre le sacche di respirazione uti- Questo è dunque sinonimo di acquisita e duce in un maggior numero di atleti che
lizzate nel Vivian test post erano di 3,03 ± accresciuta capacità dei muscoli respirato- sono riusciti a mobilitare una maggiore
0,18 l, evidenziando cosi un incremento ri di compiere sforzi maggiormente impe- quantità di aria rispetto al Vivian test pre
pari al 14,3% (figura 5). gnativi (figura 6). (figura 8).

Volume sacche Vivian test pre (litri) Vivian test pre


Box sacche Vivian test
5
Volume sacche

3
pre

(Numero atleti)

4
(Numero atleti)

Frequenza
Frequenza

0
1
Volume sacche

4
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70
post

8 5
1,0 1,5 2,0 2,5 3,0 3,5 4,0
2,3 2,5 2,7 2,9 3,1 3,3 3,5 2,2 2,5 2,8 3,1 3,4 3,7
Vivian test post (x 1000,0
Litri Volume sacche Vivian test post (litri)
Volume totale ventilato litri)

Figura 5 – Box medie e deviazioni standard Figura 6 – Box frequenze: si evidenziano il nume- Figura 8 – Box frequenze: si evidenziano il
relativi ai volumi delle sacche respiratorie uti- ro di atleti ed i relativi volumi delle sacche di numero di atleti e i relativi volumi ventilati nel
lizzate nel Vivian test prima e dopo lo svolgi- respirazione utilizzate nel Vivian test prima e Vivian test prima e dopo lo svolgimento del
mento del protocollo d’allenamento. dopo lo svolgimento del protocollo d’allenamento. protocollo d’allenamento.
Box tempi Vivian test Tempo totale Vivian test pre (s) Litri
4 35
Tempi raggiunti Tempi raggiunti

Frequenza (Numero atleti)


30 V totale
32,8
pre

2
25

20
0
15
post

34 2 10 V sacche
14,3
5 T totale
4 8,4
0
720 820 920 1020 1120 1220 700 800 900 1000 1100 1200
Tempo totale (s) Miglioramenti in %
Tempo totale Vivian test post (s)

Figura 9 – Box medie e deviazioni standard Figura 10 – Box frequenze: si evidenziano il Figura 11 – Vivian test, confronto fra test
relativi alla durata del test (in s) prima e dopo numero di atleti e i relativi tempi di durata del “pre” e “post”.
lo svolgimento del protocollo d’allenamento. Vivian test prima e dopo lo svolgimento del
protocollo d’allenamento.

Tempo totale impiegato Test di Mognoni modificato mento (+ 5,7%) più consistente (tabella 5).
Per quanto riguarda l’indice di recupero
Altro parametro di indubbio valore che In prima approssimazione, dall’analisi dei della frequenza cardiaca passato un minu-
scaturisce dal Vivian test è il tempo totale dati emersi dal test di Mognoni modifica- to dalla fine del test, si nota in entrambi i
impiegato dall’atleta prima di interrompe- to, non si notano sostanziali differenze fra gruppi un peggioramento dei valori, che
re la prova. il GStudio e il GCont. Paradossalmente, nel risulta essere però inferiore nel GCont.
Come tutti i test di tipo incrementale mas- GCont si evidenzia un miglioramento (pur Per quanto riguarda le concentrazioni ema-
simale, protrarre la durata del test il più a non significativo) di tutti i parametri ana- tiche di lattato, i valori indicano una dimi-
lungo possibile è indice di grande capacità lizzati, sia per quanto riguarda le frequen- nuzione in percentuale maggiore nel GCont,
di resistere nel tempo a sforzi che diventa- ze cardiache che i livelli di lattato ematico. confermando anche in questo caso l’ineffi-
no, man mano, sempre più impegnativi e Questo ci induce ad ipotizzare che la cacia della metodica di allenamento respira-
spossanti, sia per i distretti muscolari diret- metodica di allenamento non abbia influi- torio.
tamente impegnati che per l’intero organi- to (in questa valutazione) positivamente Come mostra il grafico della figura 12, la
smo. sui risultati emersi. diminuzione ematica del lattato è stata
Importante è ricordare come una simile Se si prendono in considerazione le fre- maggiore nel GCont (maggiore inclinazio-
comparazione tra i valori scaturiti nel quenze cardiache finali, si nota come il ne nella linea di tendenza). Il GStudio ha
primo test e il secondo siano poco pro- GStudio abbia abbassato in media di solo fatto registrare una diminuzione di lattato
duttivi, in quanto gli atleti hanno utilizza- 1 battito le frequenze (da 174,3 ± 11,2 a ematico pari a 1,05 mmol/l (valori medi del
to nel primo caso sacche respiratorie di 173,3 ± 7,0), facendo registrare un miglio- gruppo) corrispondente ad un migliora-
capienza molto minore rispetto al test ramento pressoché nullo (+ 0,5%) (tabella mento del 20,2%, mentre nel GCont il
finale (+14,3%); nonostante ciò i valori 4) rispetto al GCont, che è passato da una miglioramento è stato pari al 37,5% (dimi-
hanno evidenziato importanti migliora- frequenza finale di 184,0 ± 7,0 ad una di nuzione ematica media pari a 1,5 mmol/l)
menti, manifestando una acquisita capa- 174,1 ± 7,6, evidenziando un migliora- (tabella 6).
cità da parte degli atleti di assolvere a
sforzi respiratori sempre più impegnativi e Media ± DS FC FC dopo 1 min Lattato ematico (mmol/l)
per un tempo più lungo.
Dall’analisi dei dati si evidenzia che gli atle- Test 174,3 ± 11,2 137,6 ± 16,1 6,05 ± 1,7
ti del GStudio sono riusciti a protrarre lo di Mognoni pre
sforzo per un tempo totale medio pari a
926 ± 122 secondi nel Vivian test pre ed un Test 173,3 ± 7,0 139,8 ± 16,4 4,4 ± 2,2
di Mognoni post
tempo di 1004 ± 103,8 secondi nel Vivian
test post, mostrando così un miglioramen-
to pari al 8,4% (figura 9). Questo andamen- Tabella 4 – Test di Mognoni modificato: frequenze cardiache medie del GStudio.
to viene ad essere confermato anche dal
grafico delle frequenze (figura 10), che evi-
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denzia uno spostamento verso destra, ossia Media ± DS FC FC dopo 1 min Lattato ematico (mmol/l)
un numero maggiore di atleti in grado pro-
trarre il test per un tempo maggiore rispet- Test 184,0 ± 7,0 140,3 ± 16,5 6,9 ± 2,2
to al test pre. di Mognoni pre
La figura 11 riassume in ordine crescente,
Test 174,1 ± 7,6 132,2 ± 7,3 3,3 ± 1,4
i miglioramenti in percentuale di tutti e di Mognoni post
tre gli indici presi in esame nel Vivian test
(tempo totale test, volume sacche respira-
torie, volume totale ventilato). Tabella 5 – Test di Mognoni modificato: frequenze cardiache medie del GControllo.
Inoltre, in letteratura i test utilizzati nei
più importanti articoli scientifici sono
Gruppo di controllo Gruppo studio
7
rappresentati o da prove brevi massimali
7
o da prove prolungate sub-massimali. Un
6 6 importante articolo pubblicato sulla rivi-
sta Medicine & Science in Sports &
5 5
Exercise riporta: “..tuttavia, l’affaticamen-
to dei muscoli respiratori dopo un pro-
mmol/l

mmol/l
4 4
lungato esercizio sub-massimale, cosi
3 3
come un esercizio massimale breve, ha
suggerito che il sistema ventilatorio 35
2 2
potrebbe contribuire alla limitazione del-
1 1 l’esercizio[…]”(Volianitis et. al. 2001)
0 0
oppure “..l’affaticamento dei muscoli
inspiratori avviene dopo un prolungato
esercizio sub-massimale o un breve eser-
cizio massimale. La prova derivante da
Figura 12 – Rilevazioni dei valori di lattato ematico prima e dopo il protocollo di allenamento respi- numerosi fonti suggerisce che tale affa-
ratorio in entrambi i gruppi. ticamento potrebbe influenzare la tolle-
rabilità all’esercizio in giovani in salute”
(Romer et. al. 2002) . La necessità di uti-
Media ± DS Test di Mognoni “pre” Test di Mognoni “post” lizzare prove massimali brevi o submassi-
mali prolungate è confermata da:
Gruppo Studio 6,25 ± 1,7 5,2 ± 2,0 Spengler et al. 1999; Perret et al. 2000;
McMahon et al. 2002; Edward, Cooke
Gruppo Controllo 5,5 ± 1,4 4,0 ± 1,4 2004.
2. Alcuni dei giocatori appartenenti al
Tabella 6 – Valori (mmol/l) di lattato ematico rilevati nei test di Mognoni modificato pre e post. GCont, inizialmente non titolari, durante il
periodo di studio hanno avuto la possibi-
lità di disputare un maggior numero di
I dati della lattacidemia mostrano come la A conferma di ciò, a riposo e nel corso partite con probabili benefici nel loro stato
metodica di allenamento respiratorio non di lavoro leggero, il fabbisogno energe- di forma.
abbia apportato miglioramenti dei parametri. tico dei muscoli respiratori è relativa-
Riguardo ai risultati complessivi del test di mente basso (1,9-3,1 ml di ossigeno per Rilevazione delle frequenze
Mognoni si possono formulare due ipotesi: ogni litro di ventilazione polmonare) cardiache in telemetria
mentre con l’aumentare della ventila- durante una gara
1. Trattandosi di un test submassimale di zione, il fabbisogno energetico dei
breve durata non riesce a discriminare, muscoli respiratori passa a 2,1-4,5 ml I valori delle frequenze cardiache, registrate
nei gruppi, il livello di allenamento della per litro di ventilazione polmonare. Nel nel corso della gara, hanno messo in evi-
muscolatura respiratoria. Per calciatori corso di un lavoro che porti al massimo denza risultati interessanti, che contrastano
professionisti, quindi, un esercizio sub- consumo di ossigeno, il fabbisogno quelli ottenuti nel test di Mognoni modifi-
massimale della durata di 6 min, non è energetico dei muscoli respiratori rap- cato, dimostrando l’efficacia della metodi-
limitato dal grado di condizionamento presenta l’8-11% del consumo di ossi- ca. I valori di frequenza cardiaca sono
della muscolatura respiratoria geno totale (Levison, Cherniak 1968). espressi in percentuale rispetto alle massi-
me utili di ogni soggetto (ottenute tramite
test di Léger ad inizio stagione); non ver-
ranno quindi indicate le frequenze cardia-
che assolute, ma quelle relative.
Sono stati analizzati i seguenti parametri:

• Fcmin: frequenza cardiaca minima regi-


strata nel corso della gara
• Fcmax: frequenza cardiaca massima regi-
strata nel corso della gara
• Fcmedia: frequenza cardiaca media regi-
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

strata nel corso della gara


• Rec Fcmin: frequenza cardiaca minima
registrata al termine di ogni frazione di
gara
FOTO CALZETTI & MARIUCCI EDITORI

• Rec Fcmax: frequenza cardiaca massima


registrata al termine di ogni frazione di
gara
• Rec Fcmedia: frequenza cardiaca media
registrata al termine di ogni frazione di
gara
Media ± DS FCmin FCmax FCmedia

Gruppo Studio 52,8 ± 4,3 92,6 ± 3,7 81,1 ± 3,8

Gruppo Controllo 57,6 ± 8,5 96 ± 2,0 84,5 ± 2,0

Tabella 7 – Rilevazioni delle frequenze cardiache (battiti/min) dei GStudio e GControllo nella prima
frazione di gioco.

36 Media ± DS Rec FCmin Rec FCmax Rec FCmedia

Gruppo Studio 55,3 ± 4,1 80,1 ± 4,7 63,8 ± 3,1

Gruppo Controllo 54,6 ± 2,6 86,9 ± 6,4 64,8 ± 1,1

Tabella 8 – Rilevazioni delle frequenze cardiache (battiti/min) durante l’intervallo tra la prima e la
seconda frazione di gioco.

Media ± DS FCmin FCmax FCmedia


I miglioramenti più marcati si sono eviden-
Gruppo Studio 60,9 ± 6,1 92,8 ± 4,3 80,5 ± 5,7 ziati nel Vivian test, anche se, ad onor del
vero, l’accresciuto miglioramento dei risul-
Gruppo Controllo 64,6 ± 8,9 95,8 ± 2,0 85 ± 3,3 tati emersi non è solo legato ad una
migliore capacità prestativa dei muscoli
Tabella 9 – Rilevazioni delle frequenze cardiache (battiti/min) dei GStudio e GControllo nella secon- respiratori, ma anche ad una maggiore abi-
da frazione di gioco. lità dei soggetti nell’eseguire i test “post”
rispetto a quelli “pre” con lo strumento.
La mancanza di miglioramenti emersa nel
Media ± DS Rec FCmin Rec FCmax Rec FCmedia
test di Mognoni modificato, è probabil-
Gruppo Studio 54,6 ± 5,3 81,1 ± 7,2 65 ± 4,4 mente dovuta all’inefficacia del suddetto
test (sub-massimale di breve durata) nello
Gruppo Controllo 55,3 ± 7,7 83,8 ± 8,9 68 ± 7,5 stimare la capacità dei muscoli respiratori
di influenzare la performance nel campio-
Tabella 10 – Rilevazioni delle frequenze cardiache (battiti/min) nei dieci minuti successivi al termi- ne esaminato .
ne della gara. Per contro, i valori positivi scaturiti dall’a-
nalisi delle frequenze cardiache in teleme-
Mettendo a raffronto il GStudio con il Nelle tabelle 8 e 10 sono indicate le diffe- tria rilevate durante un gara, mostrano
GCont, si nota come le frequenze cardiache renze relative agli indici di recupero moni- come un allenamento specifico della
rilevate durante lo svolgersi del match torati al termine della prima frazione di muscolatura respiratoria, in calciatori pro-
siano più basse in tutti e tre gli indici trat- gioco e alla fine del match. Anche in questo fessionisti, contribuisca a ridurre l’affati-
tati (Fcmin, Fcmax, Fcmedia), e come queste si caso (ad eccezione della Fcmin nel corso del camento durante la gara.
discostino (per le Fcmedie) in maniera più primo tempo) tutti i dati mostrano delle Al termine del protocollo di lavoro abbia-
marcata nel secondo tempo di gioco, evi- frequenze cardiache minori nel GStudio, mo ritenuto opportuno somministrare un
denziando una maggiore difficoltà nel con delle differenze che vanno da un mini- questionario di valutazione soggettiva
GCont di contrastare l’affaticamento indot- mo dello 0,7% ad un massimo del 6,8%. Ciò della metodica, in grado di rilevare quelle
to dalla gara. conferma come il GStudio riesca a recupe- che erano le sensazioni, nonché il giudizio
In maniera più precisa il GStudio rispetto rare meglio e più velocemente del globale degli atleti in merito al processo di
al GCont ha raggiunto in media delle Fcmin GControllo, denotando una maggiore capa- lavoro svolto durante il disegno di ricerca.
inferiori del 4,8% per quanto riguarda il cità nel ristabilire una condizione di basso La compilazione del questionario consiste-
primo tempo e del 3,7% per il secondo; impegno cardiocircolatorio. va nel rispondere a sei domande a risposta
mentre i valori relativi alle Fcmax indicano chiusa in forma del tutto anonima con
come in media il GStudio abbia raggiunto Conclusioni una scala di valutazione a cinque item, a
dei valori pari al 92,6% rispetto al 96% ciascuno dei quali è stato attribuito un
del GCont (-3,4% I° Tempo, -3% II° I risultati di tutte le valutazioni eseguite valore numerico (tabella 11).
Tempo). nel corso dello svolgimento del disegno di
Il parametro, che meglio rappresenta, l’im- ricerca confermano quanto già presente Metri Valore numerico
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pegno cardiocircolatorio nelle due frazioni nella letteratura internazionale.


di gioco, risulta la Fcmedia. Si nota come gli Dall’analisi generale dei dati è emerso Molto positiva 5
atleti del GStudio facciano registrare nel come la metodica di allenamento respira- Positiva 4
corso del primo tempo una Fc media pari torio con lo SpiroTiger ha apportato dei Intermedia 3
all’81,1% rispetto all’84,5% del GCont (- miglioramenti in tutti i parametri analiz- Negativa 2
3,4%). Questa differenza si accresce nella zati, ad eccezione del test di Mognoni Molto negativa 1
seconda frazione di gioco, raggiungendo modificato, prova per la quale risulta
un gap del 4,5% a favore del GStudio molto difficile analizzare le capacità pre- Tabella 11 – Attribuzione numerica dei giudizi
(tabelle 7 e 9). stative dei muscoli respiratori. del questionario di valutazione soggettiva.
Note
5,0
4,5
4,0
4,3 (1)
L’isocapnia è lo stato nel quale la pressione
3,5 3,9
3,7 dell’anidride carbonica arteriosa rimane
3,0 costante e non varia.
3,4 3,4
2,5 3,1
2,0
1,5
1,0 37
0,5
0
domanda 1 domanda 2 domanda 3 domanda 4 domanda 5 domanda 6
facilità benefici affanno lucidità recupero coordinazione
Gli Autori: Dott. L. Pagani, Dott. M. Levi Micheli,
Prof. M. Marella, Laboratorio di Metodologia del-
Figura 13 – Valutazione soggettiva: risultati del questionario proposto. l’allenamento e biomeccanica applicata, Settore
Tecnico FIGC, Coverciano

La 1 a domanda verteva sulle difficoltà domanda cercava di stabilire se si fosse Indirizzo degli Autori:
incontrate dagli atleti nell’acquisire la nuova verificata una migliore coordinazione respi- Dott. L. Pagani, Via Della Ripa, 21, 50136 Rov-
ezzano (FI)
metodica di allenamento; la 2a domanda era ratoria. I risultati sono riassunti nella figura E-Mail: paganiluca@libero.it
relativa alla valutazione dei benefici appor- 13. Si può osservare l’assenza di valutazioni
tati; la 3a domanda aveva come obiettivo negative e che i giudizi migliori sono quelli Dott. M. Levi Micheli
specifico un giudizio sulla riduzione della relativi alla facilità di apprendimento ed alla Via degli Angeli, 8, 50014 Fiesole (FI)
sensazione di affanno; la 4a domanda era diminuzione dei tempi di recupero. Ad una E-Mail: matlevi@libero.it
formulata con l’intento di stimare un’even- 7a domanda, infine, inerente alla possibilità
Prof. M. Marella, Laboratorio di Metodologia del-
tuale accresciuta lucidità mentale; la 5a di consigliare questa metodologia di allena- l’allenamento e biomeccanica applicata, Via
domanda era posta per analizzare la possibi- mento ad altri colleghi, è stato risposto D’Annunzio, 138 – 50135 Firenze
le riduzione dei tempi di recupero; la 6a positivamente in maniera unanime. E-Mail: laboratorio.cov@figc.it

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Atlete e allenamento con i pesi
Che allenare atlete sia diverso dall’allenare atleti è più che ovvio. Il nume-
ro primaverile di Olympic Coach, la pubblicazione quadrimestrale della
Coaching Division del Comitato olimpico statunitense ha deciso di
affrontare questo argomento da vari punti di vista, tra i quali quello di
Meg Stone della East Tennessee State University, un’autorità mondiale
nel campo dell’allenamento della forza, che nel suo intervento (Coaching
the female atlete – Specifically in the Weight Room, Olympic Coach, 18, 1,
2006, 14-16) espone quali siano le sue idee per quanto riguarda questo
38 tipo di allenamento con le atlete. La Stone, all’inizio del suo articolo ricor-
da come, alcuni anni fa, l’atteggiamento degli allenatori e delle atlete
verso l’allenamento con i pesi rappresentasse il suo principale argomento
di discussione, mentre, attualmente, con l’aumento delle consapevolezza
dei benefici che può apportare un buon allenamento della forza e, in
generale, della condizione fisica, questo atteggiamento è cambiato e, sia
atlete sia allenatori, accettano e comprendono i benefici che si possono
ricavare dall’utilizzazione dei pesi come anche dalla preparazione fisica
generale. Secondo Meg Stone, la prima cosa che atlete e allenatori deb-
bono comprendere è che i pesi e gli esercizi diretti a sviluppare la forza, e
con essa la condizione fisica generale delle atlete, rappresentano il tassel-
lo di un puzzle, nel quale forza, condizionamento fisico, biomeccanica,
fisiologia, alimentazione, psicologia, tecnologia e medicina dello sport
formano un tutto e rappresentano tutte componenti di un programma
globale di allenamento, nessuna delle quali può essere trascurata.
Venendo all’allenamento della forza, le domande che occorre porsi quan-
do si elabora un programma per lo sviluppo di tale capacità riguardano: i
gruppi muscolari sui quali si deve lavorare; le catteristiche tempo-movi-
mento che debbono essere allenate (comprendere bene questo punto
significa orientarsi verso i sistemi energetici coinvolti in uno sport specifi-
co); le azioni muscolari coinvolte (concentriche, eccentriche, ecc.) e, infi-
ne, le zone più interessate da traumi sia in allenamento sia in gara. Si
tratta di domande rilevanti per ambedue i generi, senza differenze tra
atleti e atlete, e solo quando si è trovata la risposta a queste domande è
possibile elaborare un adeguato regime di allenamento nella sala pesi per
quanto riguarda la scelta, il volume e l’intensità degli esercizi, ecc.
Secondo la Stone, se si prendono in considerazione le differenze tra
maschi e femmine, e il loro approccio al lavoro sulla forza, appare eviden-
te che le donne migliorano la loro forma fisica, le loro prestazioni sportive
e prevengono traumi attraverso l’allenamento della forza esattamente
come gli uomini; che la loro risposta all’allenamento con i pesi e più in
generale con resistenze sono simili a quelle degli uomini, per cui vi sono
più somiglianze che differenze. Ma è proprio su queste che si deve con-
centrare l’allenatore nell’elaborare e applicare un programma di allena-
mento. Così nel mettere a punto un programma di allenamento per atlete
principianti è opportuno conoscere e interpretare i risultati delle ricerche
compiute su una potenziale donna atleta, ricordando che, anche se non vi
è una differenza nella distribuzione del tipo di fibre tra i due generi, le
donne hanno una minora massa muscolare con meno fibre e una sezione
trasversale muscolare minore, ma non vi sono differenze nella capacità di
produrre forza per unità di sezione trasversale del muscolo. In termini di
valori assoluti un uomo medio è del 30-40% più forte della donna media,

Trainer’s
anche perché ha dimensioni corporee maggiori e un rapporto più favore-
vole tra massa magra e massa grassa. Ma ciò non è vero per tutti i gruppi
muscolari. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che una atleta principiante
è comunque dal 40 al 60% più debole nella parte superiore del corpo e
circa del 25% nella parte inferiore, del suo equivalente di sesso maschile.
Comunque, se la forza viene espressa in termini relativi alla massa corpo-
rea magra, in alcuni casi non esistono differenze di genere. La ragione
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

digest
principale dei minori livelli di forza della parte superiore del corpo femmi-
nile è la distribuzione dei muscoli: nella donna la proporzione maggiore
della massa corporea si trova nella parte inferiore del corpo. Si deve sot-
tolineare che l’allenamento della forza e il condizionamento fisico offro-
no gli stessi benefici sia all’uomo sia alla donna. Le donne possono miglio-
rare la forza allo stesso tasso degli uomini e il risultato è rappresentato da
un incremento della massa magra corporea e un decremento della per-
centuale di grasso, due fattori che hanno ambedue implicazioni per il
miglioramento della prestazione. In una sua ricerca, Hakkinen nel 1989 ha
notato che le donne in un programma intensivo di incremento della forza
(carichi superiori all’80%) tendono a un plateau dopo tre-cinque mesi.
Secondo Meg Stone esistono molti metodi che, potenzialmente, permet-
tono di compensare questo plateau. Ad esempio, per ottenere un conti-
nuo miglioramento della prestazione è importante variare il programma e
lo si può realizzare in vari modi cambiando l’intensità, il volume, la scelta
degli esercizi, ecc. Durante il processo di allenamento, per mantenere vici-
ni al massimo i livelli di forza e l’optimum di produzione di potenza, è
possibile che le atlete abbiano bisogno di un maggiore lavoro con carichi
all’80%, od oltre, della loro controparte maschile. Si tratta di programmi
definiti di “rifinitura” (topping up) e richiedono che l’allenatore dedichi 39
molta attenzione alla loro pianificazione. Con le atlete giovani, se si desi-
dera incrementare il loro livello di condizione fisica, può essere opportuno
tornare ad un programma di condizionamento generale con volume ele-
vato e esercizi con carichi di scarsa intensità. Generalmente, ricorda la
Stone, le donne presentano un sistema scheletrico con ossa più corte, un
bacino più largo e il femore inclinato all’interno verso il ginocchio. La
maggior larghezza del bacino nelle ragazze accentua il valgismo fisiologi-
co delle ginocchia. Ciò può rappresentare una difficoltà per l’allenatore
della forza in quanto la tecnica di piegamento sugli arti inferiori (squat)
richiede che le ginocchia vengano ruotate leggermente all’esterno in linea
con le punte dei piedi. Per questa ragione le atlete con un notevole ango-
lo Q (cfr. riquadro A) e un notevole ginocchio valgo, durante il movimen- FOTO SAGINARIO
to di piegamento possono avere bisogno di dedicare una maggiore atten-
zione alla posizione corretta degli arti inferiori. Nello squat ciò può porta-
re a utilizzare carichi di lavoro più leggeri, fino a quando non si è stabiliz- A
zata la posizione corretta. Naturalmente tutto ciò presenta la stessa diffi-
L’angolo Q
coltà in ambedue le tecniche di strappo (accosciata e divaricata) partico-
larmente nella fase di ritorno alla posizione iniziale e in ogni altro eserci-
L’angolo Q rappresenta l’angolo d’inserzione della linea di trazione del
zio nel quale è richiesto un movimento di piegamento completo sugli arti
quadricipite sulla rotula con la linea di connessione del centro della
inferiori. Nel progettare un programma per una atleta è interessante
rotula e del centro della tuberosità della tibia dove s’inserisce il tendine.
notare, secondo Meg Stone, che negli Usa le ricerche mostrano che le
Si misura tracciando una retta dalla spina iliaca antero-superiore al cen-
atlete hanno una probabilità sei volte maggiore di lacerarsi i legamenti
tro della rotula, e dal centro della rotula alla tuberosità tibiale. È ritenuto
crociati anteriori del ginocchio degli atleti praticanti lo stesso sport (cfr.
un fattore nel maggiore tasso di lesioni del legamento crociato anteriore
riquadro B). È probabile che ciò non sia provocato da un singolo fattore,
nelle atlete.
ma sia dovuto a numerosi fattori anatomici, ambientali, ormonali e bio-
meccanici. Generalmente queste lesioni si producono in situazioni in cui
non vi è contatto fisico, in attività che richiedono movimenti laterali,
rotazioni e decelerazioni. Vi sono varie cause che meritano attenzione.
Anzitutto, generalmente, la donna atleta può presentare una carenza di
forza negli arti inferiori, sia dal punto di vista generale, sia dal punto di
vista relativo, a causa del minore stato di allenamento rispetto all’uomo.
Poi può avere bisogno di più tempo per sviluppare lo stesso livello di forza
relativa della sua controparte maschile (la velocità di sviluppo della forza
è minore). Per mantenere l’integrità del ginocchio, poi, può essere impor-
tante il rafforzamento dei muscoli posteriori della coscia (bicipite femora-
le, m. semitendinoso, m. semimembranoso). Un ginocchio nel quale domi- 12° 16°
na la forza del quadricipite può produrre una maggiore traslazione ante-
riore e, quindi, è più esposto a traumi. Infine durante movimenti di piega-
mento su un solo arto inferiore le donne non assumono la stessa posizio-
ne dell’uomo, c’è una maggiore flessione dorsale della caviglia e una
extrarotazione del bacino. Si tratta di due fattori che contribuiscono,
ambedue, ai traumi del legamento anteriore del ginocchio (cfr. riquadro
B). La Stone ricorda poi che l’analisi di numerosi programmi di forza fa
ipotizzare che le atlete tendono a sospendere o a ridurre i loro programmi
di forza e di condizionamento fisico durante la stagione di gara. La giusti-
ficazione che viene addotta è necessità di ridurre il carico legata a consi-
derazioni dovute al tapering o al peaking. I preparatori atletici, quindi,
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

possono trovare difficoltà nel convincere l’allenatore che una riduzione


calcolata del carico d’allenamento è desiderabile, ma se il programma di
allenamento della forza e di condizionamento fisico non viene pianificato
accuratamente prima di qualsiasi tipo di competizioni, siano esse maggiori
o minori, si produce un disallenamento che può portare ad una riduzione
del risultato e ad un aumento del potenziale di traumi. Un ulteriore fatto-
re che può contribuire a traumi è una cattiva tecnica di corsa, immanca-
bilmente prodotta dal fatto che si è trascurato un valido protocollo di Maschio Femmina
aumento della forza. Inoltre, generalmente, gli arti delle donne sono più
corti e le spalle più strette. Il preparatore atletico ha a che fare con una
B
Differenze di genere e traumi dei legamenti crociati del ginocchio

Negli Stati uniti, negli sport che prevedono salti e movimenti di rotazione,
le atlete incorrono in lesioni del legamento crociato anteriore in una per-
centuale che è da quattro a sei volte maggiore che atleti praticanti gli stes-
si sport. Un fenomeno che è stato spiegato con differenze di natura biolo-
gica, cioè anatomiche, ormonali e biomeccaniche. Ma vi sono anche stati
tentativi di spiegazione di natura sociale. Le atlete, specialmente se giova-
40
ni, presenterebbero una minore disponibilità a costruire attraverso un alle-
namento della forza la muscolatura che protegge l’articolazione del ginoc-
chio e a migliorare, attraverso programmi adeguati, il controllo neurmusco-
lare degli arti inferiori. Ciò non avverrebbe nei ragazzi grazie alla loro pratica
precoce di un grande numero di sport tra i quali il football americano, che
notoriamente è, con il baseball, lo sport nazionale statunitense. Alcuni
ricercatori statunitensi della Cincinnati Children’s Hospital Research
Foundation (Ford K. R., Myer G. D., Toms H. E., Hewett T. E, Gender diffe-
rences in the kinematics of unanticipated cutting in young athletes, Med.
Sci. Sports Exerc., 37, 2005, 1, 124-129) hanno studiato su 126 gioca-
trici e giocatori di pallacanestro (72 femmine e 54 maschi) dell’età di 14
anni, due settimane prima dell’inizio della stagione, servendosi di otto
FOTO SAGINARIO
videocamere e di otto piattaforme dinamometriche (poste a una distanza
di 8 cm) movimenti improvvisi (non anticipati) di rotazione sugli arti inferio-
ri, come quelli che si presentano frequentemente nella pallacanestro. I soggetti della ricerca, partendo da una posizione da fermo fissa, di base (utilizzata
come posizione iniziale in tutte le misurazioni), eseguivano un salto in avanti (0,40 m) con arresto e dopo 0,3 s veniva mostrata loro, attraverso l’accensio-
ne di una freccia verde, la direzione verso la quale dovevano eseguire un passo laterale e quindi uno scatto in avanti di 2,50 m. Quando i giocatori scatta-
vano verso destra dovevano spingere con la gamba sinistra. Se incrociavano il passo la prova non era considerata valida. Nell’esecuzione dei movimenti
furono rilevate significative differenze di genere: in generale, le femmine presentavano un angolo d’ abduzione del ginocchio significativamente maggiore
(valgismo), per cui una maggiore percentuale delle forze reattive agiva sui legamenti piuttosto che sull’apparato muscolare. Anche nella ricaduta dopo il
salto, le femmine ruotavano i piedi verso l’esterrno in modo significativamente maggiore, mentre non si evidenziavano differenze negli angoli di flessione del
ginocchio. Secondo gli Autori, quindi, le differenze di genere nella cinematica sul piano frontale durante questo tipo di movimento possono spiegare le diffe-
renze tra maschi e femmine nella percentuali di traumi dei legamenti crociati anteriori del ginocchio. Considerato che una parte del problema si trova già
nella posizione iniziale (e nei movimenti della vita quotidiana) gli Autori raccomandano di migliorare le posizioni statiche dell’angolo del ginocchio prima di
allenare i cambiamenti dinamici, in modo da ottenere una dominanza dei muscoli nei movimenti di rotazione.
A cura di Arnd Krüger

struttura corporea più leggera e un centro di gravità più basso. Tutto ciò bono aggiungere alcune che sono determinate da fattori ormonali, legate
può avere implicazioni sulla corsa e sulla meccanica del sollevamento di soprattutto al ciclo mestruale. Per varie ragioni, soprattutto a causa delle
pesi, ambedue elementi chiave di un valido programma di allenamento variazioni nella struttura del ciclo, il ciclo mestruale della donna atleta
della forza e di condizionamento fisico. Il preparatore atletico deve anche non è stato ben studiato. Vi sono dati contrastanti che hanno collocato il
prestare attenzione ad un altro fattore che deve essere considerato quan- momento migliore per incrementi della forza in tempi diversi tra ambe-
do si cerca di aumentare la forza della parte superiore del corpo, legato due le fasi, follicolare e luteale. Ciò che sappiamo è che esiste un picco nel
all’angolo del gomito, un problema strutturale che può esigere che si rilascio del testosterone durante l’ovulazione, ma come utilizzare questo
dedichi un’attenzione supplementare al rafforzamento dei legamenti e incremento di testosterone nello sviluppo della forza è ancora incerto. Per
dei tendini del polso, del gomito e della spalla, in particolare come prere- concludere, secondo Meg Stone, il programma di allenamento di una
quisito per sollevamenti sopra la testa, come avviene nello strappo, che atleta dovrebbe essere caratterizzato da sedute di allenamento strutturate
viene normalmente usato in molti sport per rafforzare tutti i movimenti su più serie; da una prevalente utilizzazione di pesi liberi e macchine con
sopra la testa. Per quanto riguarda i movimenti di corsa la minore dimen- pesi liberi; da esercizi sopra la testa e a carico naturale per incrementare il
sione delle spalle rispetto alla larghezza del bacino può portare ad una lavoro diretto a rafforzare il tronco; dalle alzate olimpiche, insegnate ed
notevole rotazione del busto, come si osserva in alcune giovani velociste. eseguite correttamente, per migliorare l’esplosività. Un simile programma
Ciò può essere rettificato accentuando, durante la prima fase di prepara- deve prevedere sempre i tre elementi chiave di qualsiasi programma di
zione generale dell’allenamento, gli esercizi di rafforzamento della parte allenamento: specificità, variazione e carico crescente. Per riassumere,
superiore del corpo nel lavoro iniziale delle giovani velociste. L’ipertrofia e secondo Meg Stone, nei programmi di allenamento con i pesi utilizzati
il lavoro d’irrobustimento possono servire a ridurre il problema dell’ecces- con le atlete vi dovrebbero essere poche differenze rispetto a quelli usati
so di rotazione del busto, aumentando così una buona meccanica della con gli atleti, poiché le differenze individuali sono più determinate dall’al-
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

corsa veloce. Un ulteriore problema, sul quale pone l’accento Meg Stone, lenamento specifico in uno sport che dal sesso. Una atleta principiante
è che molte atlete tendono a realizzare un grande volume di lavoro assu- potrebbe avere bisogno di un periodo maggiore di preparazione generale
mendo una quantità minore di calorie di quella necessaria. Questa restri- della sua controparte maschile per elevare il suo livello generale di prepa-
zione nell’assunzione di calorie produce una riduzione di quella di razione fisica. Inoltre, le atlete potrebbero avere bisogno di realizzare una
nutrienti essenziali per una prestazione ottimale. Per questa ragione chi quantità maggiore di lavoro per il rafforzamento della parte superiore del
segue la preparazione della forza delle atlete deve osservare e controllare corpo. Infine, per comprendere quali siano per la donna atleta i vantaggi
il loro comportamento per quanto riguarda i segnali di fatica in generale, e i potenziali svantaggio del ciclo mestruale è necessario un approfondi-
ma anche i segnali direttamente collegati a un’assunzione minore di calo- mento delle ricerche.
rie e, se è il caso, consigliare all’atleta di ricorrere ai consigli di un nutri-
zionista. Inoltre, alle considerazioni esposte precedentemente se ne deb- A cura di Mario Gulinelli
TRAUMATOLOGIA SPORTIVA

Gian Nicola Biscotti, Cattedra di riabilitazione funzionale dell’atleta, Centro di ricerca e d’innovazione per lo sport,
Facoltà di Scienze dello sport, Università Claude Bernard, Lione

La pubalgia dell’atleta 41

La pubalgia dell’atleta:
inquadramento clinico e strategie terapeutiche

SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

FOTO CALZETTI & MARIUCCI EDITORI

La pubalgia è una patologia di difficile e controversa interpretazione, soprattutto in virtù della complessità anatomica
della regione pubica, nonché del frequente sovrapporsi di diverse ed ulteriori patologie che rendono il quadro clinico
spesso non chiaro. La prima parte di questo lavoro passa in rassegna le differenti interpretazioni e le diverse scuole
di pensiero, riguardanti le variegate forme cliniche. In seguito viene illustrato il protocollo conservativo maggiormente
indicato nel quadro pubalgico. Infine, vengono descritte le tecniche chirurgiche a tutt’oggi maggiormente utilizzate.
Introduzione importanza di una corretta diagnosi, senza
la quale, risulta di fatto impossibile poter
La pubalgia è una patologia la cui epidemio- impostare un piano di trattamento razionale
logia resta poco chiara, soprattutto in ragio- ed efficace. Il primo passo in questo senso ci
ne della complessità di tipo anatomico della sembra l’adozione di un corretto e razionale
regione pubica e del frequente sovrapporsi, quadro di riferimento nosologico.
al quadro clinico, di altri tipi di patologia Attualmente, uno dei riferimenti nosologici
(Bouvard e coll. 2004). Anche il termine maggiormente sistematico e funzionale, ci
stesso di pubalgia si presenta, secondo alcu- sembra quello derivante dai lavori di Brunet
ni Autori, come ambiguo, o per lo meno (1983) e di Durey e Rondineau (1976).
42 riduttivo e comunque non consono alla Secondo l’esperienza di questi Autori, la
complessità della patologia in questione pubalgia dello sportivo, farebbe riferimento
(Vidalin e coll. 2004). A dispetto di questa a tre entità anatomo-cliniche, tra loro spes-
“disomogeneità concettuale”, sia in termini so associate:
diagnostici, sia per ciò che riguarda i possi-
bili interventi terapeutici, la pubalgia è dive- 1. la patologia parieto-addominale, che inte-
nuta, da patologia tipica dei soli atleti di alto ressa la parte inferiore dei muscoli larghi del-
profilo agonistico, un problema sempre più l’addome (grande obliquo, piccolo obliquo e
diffuso ad ogni livello sportivo, tanto da traverso) e gli elementi anatomici che costi-
interessare attualmente soprattutto gli atleti tuiscono il canale inguinale2;
di livello intermedio, in ragione delle condi- operare meccanicamente la colonna del cal-
zioni di pratica spesso non idonee ad una ciatore costretto, dalle esigenze biomeccani- 2. la patologia dei muscoli adduttori , che
sua prevenzione (Puig e coll. 2004). La prima che di gioco, ad un costante atteggiamento riguarda prevalentemente la loggia superfi-
diagnosi di pubalgia si deve a Spinelli e risa- iperlordotico. Questa particolare situazione ciale, ossia l’adduttore lungo ed il pettineo;
le a più di settanta anni fa (Spinelli 1932), provoca, a livello della cerniera dorso-lom-
da allora non ha mai smesso di suscitare bare, un conflitto tra le articolazioni verte- 3. la patologia a carico della sinfisi pubica.
polemiche interpretative e concettuali brali ed il piccolo ed il grande nervo addo-
(Irschad e coll. 2001). Da quanto reperibile mino-genitale, responsabile, quest’ultimo,
in bibliografia, in Europa le attività sportive dell’innervazione sensitiva della regione Interessante e degna di nota è anche la teo-
maggiormente a rischio sarebbero rappre- inguinale. ria di Bouvard e coll. (2004), che hanno
sentate in primo luogo dal calcio e, ad un recentemente riproposto una rivisitazione
livello minore, dall’hockey, dal rugby e dalla I quadri clinici della classificazione di Brunet, Durey e di
corsa di fondo (Arezky e coll. 1991; Berger Rondineau. Questi Autori, propongono di
2000; Durey, Rodineau 1976; Durey 1987; I quadri clinici inerenti la patologia pubalgi- definire con il termine di pubalgia, un’unica
Ekstrand, Hilding 1999; Gibbon 1999; ca, vengono distinti in base al tipo di lesione patologia, caratterizzata da una sintomato-
Gilmore 1998; Le Gall 1993; Volpi 1992; Gal, anatomo-patologica ed alla sintomatologia logia dolorosa della zona pubica, derivante
2000). Tuttavia, occorre sottolineare che riportata del paziente. Tuttavia, molto spes- dalla pratica sportiva che raggruppa, in
nessuno dei lavori citati rapporta l’incidenza so diagnosi imprecise, alle quali conseguono modo isolato od associato, quattro forme
della patologia al numero dei tesserati nelle degli inadeguati interventi terapeutici, cliniche:
varie discipline sportive in questione, e che, fanno della pubalgia una patologia molto
soprattutto, la maggior parte di questi studi invalidante che, a volte, costringe l’atleta a 1. l’osteoartropatia pubica, che interessa l’arti-
sarebbe scartata se si seguissero i criteri lunghe sospensioni dall’attività sportiva, che colazione sinfisaria e le branche ossee ad
minimi di una meta analisi (Orchard e coll. possono talvolta arrivare a compromettere essa adiacenti. In questo caso l’analisi clinica
2000). In ogni caso nell’ambito del calcio un’intera stagione agonistica. A nostro avvi- permetterà di differenziare le sofferenze della
esistono senza dubbio molti gesti tecnici so tale difformità di giudizi clinici, viene sinfisi di eziologia microtraumatica dalle rare
che possono favorire l’insorgenza della principalmente generata dall’eccessiva osteo-artriti pubiche infettive (Baril e coll.
patologia: salti, dribbling, movimenti di cut- sovrapposizione di possibili quadri clinici, 1998; Durey 1987, Ross, Hu 2003). In que-
ting in generale, contrasti in fase di gioco peraltro di per sé molto sovrapponibili dal sto quadro clinico, le alterazioni ossee posso-
effettuati in scivolata (e quindi con gamba punto di vista sintomatologico, che rendono no essere talvolta molto evidenti, presentan-
abdotta e muscolatura abduttoria in tensio- inevitabilmente difficile la formulazione di dosi sotto forma di erosioni, oppure di veri
ne), costituiscono indubbiamente dei fattori una corretta diagnosi. A titolo d’esempio, propri “colpi d’unghia”, a volte con presenza
che causano forti sollecitazioni a livello della ricordiamo come alcuni Autori (Jarvinen e di frammenti. Occasionalmente le erosioni
sinfisi pubica, innescando un meccanismo di coll. 1997; Gal 2000) individuino da quindici possono presentarsi in modo così marcato e
tipo sinergico e combinato tra muscolatura a settantadue cause di pubalgia, che com- vistoso, tanto da far comprendere, nella dia-
abduttoria ed addominale (Benazzo e coll. prendono per la maggior parte patologie gnosi differenziale, anche le osteopatie erosi-
ve neoplastiche (Ferrario e coll. 2000);
1999). Oltre a ciò, il gesto stesso del calciare muscolari e tendinee (tendinopatie inserzio-
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

e la corsa effettuata su terreni che possono nali, calcificazioni ectopiche1, avulsioni,


2. le sofferenze del canale inguinale, la cui dia-
risultare in un certo qual modo sconnessi, ernie) ma anche patologie di tipo osseo ed gnosi fu per la prima volta formulata da
costituiscono ulteriori fattori di intensa ed articolare, come fratture da stress, osteo- Nesovic (Brunet e coll. 1984), arbitrariamen-
abnorme sollecitazione funzionale della sin- condrosi od osteonecrosi, alle quali si te denominate, dal momento che non esiste
fisi pubica (Benazzo e coll. 1999; Scott, aggiungono patologie di tipo infettivo e in questo caso una vera e propria ernia,
Renström 1999). Sempre a questo proposito tumorale, borsiti, intrappolamenti nervosi, “sport ernia” (Durey, Rondineau 1976; Fon,
è importante ricordare la teoria formulata e pubalgie di tipo viscerale ecc. Ci sembra Spencer 2000; Gilmore 1998). Anche se
proposta da Maigne (1981), basata sullo chiaro quindi, come tutto questo, non faccia numerosi Autori riferiscono di un’alta percen-
squilibrio funzionale nel quale si trova ad altro che sottolineare la fondamentale
costituite dalle tendinopatie inserzionali e
inserzione sul tubercolo pubico. A questo qua-
dalle osteo-artropatie pubiche, che
tuale, che va dal 36 all’84%, di ernie non
palpabili nelle forme ribelli di pubalgia dro si può inoltre associare un’alterazione dovrebbero essere considerate nell’ambito
(Ekberg 1981; Fon, Spencer 2000; ossea secondaria della sinfisi pubica. Questo della diagnostica differenziale. Inoltre,
Renstrom, Peterson 1980; Smedberg e coll. tipo di lesione sarebbe, secondo gli Autori, occorre ricordare come alcuni Autori
1985; Srinivasan, Schuricht 2002), alla defi- quella più diffusa nell’ambito del calcio. (Fredberg, Kissmeyer-Nielsen 1996) non
nizione di “sport ernia”, si è più recentemen- concordino con la diagnosi di patologia
te sostituito il termine di “groin disruption” Gruppo 2: in questo gruppo ritroviamo le lesio- del canale inguinale contemplata come
(Morelli, Smith 2001). In questo ambito rica- ni, di varia rilevanza e natura, della parete eziologia isolata ma, al contrario, la consi-
dono tutte le sintomatologie dolorose causa- addominale, e in particolar modo del canale derino come associata ad un quadro
te da difetti anatomici della parete posterio- inguinale, come l’ernia inguinale vera, la debo- pubalgico più generale. Al di là di questo, 43
re, nella quale la muscolatura striata è lezza strutturale della parete posteriore del è importante sottolineare che le forme
assente (Fon, Spencer 2000). Le sofferenze canale inguinale e le anomalie del tendine con- inguinali, concernono quasi esclusivamen-
della parete posteriore del canale inguinale, giunto. te la popolazione maschile, e come que-
possono essere evidenziate attraverso due st’ultima sia costituita per il 70% da cal-
esami strumentali: l’ erniografia (Ekberg Gruppo 3: questo gruppo comprende tutte le ciatori, seguiti dai giocatori di hockey, dai
1981; Ekstrand, Hilding 1999; Smedberg e cause meno frequenti di pubalgia, che non rugbisti e dai corridori di fondo (Gilmore
coll. 1985) e l’ecografia (Bradley e coll. sono direttamente riconducibili a patologie a 1998; Vidalin e coll. 2004).
2003; Orchard e coll. 1998). Tuttavia esisto- carico della parete addominale. In questi qua- Tuttavia, altri considerano che il termine
no anche lesioni della parete anteriore del dri, che possiamo definire con il termine di
pubalgia, debba essere utilizzato esclusi-
canale inguinale (Irschad e coll. 2001), che “pseudo-pubalgici”, ritroviamo: distrazioni o
vamente per quello che concerne le lesioni
possono occasionalmente comportare soffe- lacerazioni dell’ileopsoas, del quadrato del
femore, dell’otturatore interno, sindromi da
parietali, e che tutte le altre forme abbia-
renze dei rami nervosi del nervo ileo-inguina-
le ed ileo-ipogastrico (Fon, Spencer 2000; compressione nervosa (soprattutto a carico dei no una diversa e ben specifica nomencla-
Irschad e coll. 2001; Morelli, Smith 2001; nervi ilioinguinale, femorocutaneo, femorale, tura (Vidalin e coll. 2004).
Orchard e coll. 2000; Srinivasan, Schuricht perineale, genitofemorale) compressione dei Secondo questi Autori, tra tutte le forme
2002; Ziprin e coll. 1999). In questo secon- rami perforanti dei muscoli retti addominali, non parietali, le principali sarebbero:
do gruppo ritroviamo inoltre le lesioni dell’a- patologie delle radici anteriori (sindrome della
ponevrosi dell’obliquo esterno, le lesioni del cerniera). Una condizione, ascrivibile a questo
tendine congiunto, del legamento inguinale e gruppo, e relativamente frequente nel calcio, è
della fascia trasversale (Christel e coll. 1997; costituita dalla sindrome da intrappolamento
- le tendinopatie del retto addominale;
Combelles 1993; Gilmore 1998; Jaeger del nervo otturatore, la cui patogenesi, anche
- danni muscolari e tendinei dell’adduttore
1982; Lynch, Renström 1999; Morelli, se non ancora chiaramente definita, sembre-
lungo, del pettineo e del gracile (entesopa-
Smith 2001; Ziprin e coll. 1999); rebbe riconducibile ad un processo di tipo
tie, tendinopatie, lesioni della giunzione
infiammatorio a carico della fascia, che potreb-
muscolo-tendinea o, più raramente, del ven-
3. le tendinopatie inserzionali del retto addo- be a sua volta causare una compressione della
tre muscolare);
minale (Durey, Rondineau 1976; Ghebondini branca anteriore del nervo otturatore a livello
- danni a livello del muscolo ileopsoas;
e coll. 1996; Gibbon 1999; Martens e coll. del suo passaggio al di sopra del muscolo
- le osteo-artropatie pubiche;
1987; Volpi 1992); adduttore breve (Benazzo e coll. 1999). A que-
- le fratture da fatica del pube;
sto gruppo appartengono inoltre le lesioni di
- le patologie coxo-femorali;
4. le tendinopatie inserzionali e pre-inserziona- tipo osseo, come l’ostetite pubica, le fratture
- la sindrome intervertebrale di Maigne3 anche
li degli adduttori, passibili di complicazione da stress a carico delle ossa iliache e della
se quest’ultima presenta, comunque, un’in-
attraverso la sindrome del canale del nervo testa del femore, lesioni da stress o diastasi
cidenza ben più rara (Bradshaw e coll.
otturatore (Bradshaw e coll. 1997; Bruckner della sinfisi pubica, osteocondriti disseccanti,
1997).
e coll. 1999; Srinivasan, Schuricht 2002). osteomieliti e patologie tumorali.

Molto vicina a questo quadro clinico, Oltre a questi due tipi di inquadramento Anche altri Autori, si allineano, in un certo
soprattutto in termini di razionalità nosolo- clinico, ritroviamo, comunque, molti qual modo a questa visione clinica.
gica, è la classificazione proposta da Autori che considerano ancora la pubalgia, Secondo Gilmore (1988), nel quadro clini-
Benazzo e coll. (1999), che suddivide didat- alla stregua di un’entità clinica “unica” che co da lui definito con il termine di groin
ticamente i possibili quadri clinici in tre si riassume, sia in una patologia del canale pain disruption, è possibile ritrovare sia
gruppi. inguinale (sport ernia) (Berger 2000; una lesione del tendine congiunto, sia una
Christel e coll. 1993; Christel e coll. 1997; disinserzione di quest’ultimo sul tubercolo
Gilmore 1998), sia ad una tendinopatia pubico, sia una lesione dell’aponeurosi
adduttoria (Nicholas, Tyler 2002; Orchard dell’obliquo esterno, oppure una deiscenza
Gruppo 1: costituito dalle tendinopatie inserzio-
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e coll. 2000) inserzionale, che ad un osteo- tra il tendine congiunto ed il legamento


nali dei muscoli adduttori e/o dei muscoli addo- artropatia pubica (Chanussot, Gholzane, inguinale. Oltre a ciò, nel 40% dei casi si
minali, occasionalmente associate ad un’o- 2003). associa una debolezza della muscolatura
steoartropatia della zona pubica, di origine
Tuttavia, come già sottolineato da alcuni adduttoria. Secondo Albers (2001), in ben
verosimilmente microtraumatica. Il danno ana-
studi (Christel e coll. 1997; Djian 1997), ci il 90% dei casi di pubalgia trattata chirur-
tomico di base, sarebbe costituito da una
distrazione muscolo-tendinea inserzionale degli
sembra di rilevante importanza, effettuare gicamente, è possibile riscontrare una
adduttori riguardante, nella maggior parte dei una distinzione tra le cosiddette “pubalgie protrusione focale della fascia, altrimenti
casi, l’adduttore lungo con un possibile interes- vere”, vere e proprie patologie pubiche definibile con il termine di “bulge”. In par-
samento del retto addominale a livello della sua passibili di eventuale trattamento chirur- ticolare è sovente rilevare un’inserzione
gico, e le “false pubalgie”, che sarebbero anormalmente alta del tendine congiunto.
Per questi motivi l’Autore sottolinea il clinica, è la ricerca di un eventuale segno di costituisce un esame di scarsa specificità. In
fatto che la pubalgia sia dovuta ad un Malgaigne, ossia, della presenza di una cur- effetti ogni tipo di lesione ossea sinfisaria,
anormalità pubalgiaco-addominale mio- vatura oblunga posta tra l’arcata crurale ed sia di tipo traumatico, che tumorale od
fasciale (Pubalgic Abdominal Myofascial il bordo inferiore dei muscoli obliqui infettivo, indurrebbe un ipercaptazione a
Abnormality, PAMA). Abbracciando la tesi (Fournier, Richon 1992). Per ciò che riguar- livello della sinfisi stessa. Tuttavia, un’iper-
che vede il termine pubalgia, utilizzabile da la diagnostica per immagini, è sempre captazione che si normalizzi dopo un trat-
solamente nel caso di patologia parietale, consigliabile effettuare un esame radiogra- tamento conservativo, costituisce un
e dal momento che, a livello bibliografico, fico del bacino che evidenzi la situazione importante elemento che può deporre a
si ritrova un diffuso consenso sui fattori della sinfisi pubica, in modo tale da poter favore di un’eventuale ripresa dell’attività
dominanti nel quadro pubalgico, ossia: verificare la presenza di eventuali erosioni, sportiva (Lejeune e coll. 1984; Zeitoun e
44 deiscenza dell’anello inguinale, deficienza dismetrie della branche pubiche, presenza coll. 1995). L’esame d’elezione si dimostra
della parete posteriore del canale inguina- di artrosi (frequente anche in soggetti gio- comunque la RM (Ghebontini e coll. 1996;
le, groin pain disruption e PAMA, il termi- vani), o patologie delle articolazioni coxo- Berger 2000), che può dare informazioni
ne pubalgia potrebbe essere a tutti gli femorali. A questo proposito è importante dettagliate sia sulla situazione ossea, che
effetti sostituito con quello, maggiormen- sottolineare come attraverso un esame RX sulle strutture inserzionali.
te adatto di “insufficienza parietale mio- dinamico, effettuato in appoggio monopo- Anche l’ecografia, soprattutto se effettuata
aponevrotica profonda” (Vitalin e coll. dalico alternato, si possa formulare la dia- in dinamica, è in grado di evidenziare zone
2004). gnosi d’instabilità sinfisaria, nel momento di edema flogistico, ematomi (in caso di
in cui si riscontri tra le branche orizzontali lacerazioni muscolo-tendinee), zone di
Sintomi, clinica e diagnosi del pube uno sfalsamento verticale mag- degenerazione mixoide, di metaplasma con-
giore di 3 mm (Christel e coll. 1993; Death drale o calcifico4 di fibrosi. L’esame clinico si
I dolori causati dalla pubalgia sono bilatera- e coll. 1982; Ghebontini e coll. 1996). basa su alcuni test muscolari di semplice
li nel 12% dei casi, interessano per il 40% L’ecografia trova una sua indicazione nel esecuzione basati sulla contrazione e sulla
dei casi la regione adduttoria e solamente caso di sospetta ernia inguinale o crurale e distensione passiva. Di seguito presentiamo
nel 6% dei casi la zona perineale (Gilmore può, eventualmente, essere completata da alcune manovre, su cui basare l’esame clini-
1998). I due terzi dei pazienti affetti da una peritoneografia. La scintigrafia ossea co stesso (figure 1-7).
pubalgia riferiscono un insorgenza della
sintomatologia dolorosa di tipo progressivo,
mentre solamente un terzo denuncia un Figura 1 – Test per il muscolo ileopsoas. A
insorgenza brutale (Gilmore 1998). Il qua- paziente disteso in posizione supina, lo si
dro clinico della pubalgia è caratterizzato invita a flettere la coscia sul bacino ruotan-
da una sintomatologia di tipo soggettivo ed do contemporaneamente la gamba esterna-
obiettivo. I sintomi soggettivi sono identifi- mente. Lo stesso tipo di test può essere
effettuato in modalità eccentrica chiedendo
cabili principalmente nel dolore e nell’im-
al paziente, posto supino con la coscia fles-
potenza funzionale. La sintomatologia sa sul bacino, di resistere alla trazione del-
dolorosa presenta intensità molto variabili, l’operatore, tendente ad estendere la coscia
che possono andare dal semplice fastidio, la sul bacino ruotando, nello stesso tempo,
cui insorgenza è determinata dalle solleci- internamente la gamba stessa, che era
tazioni delle zone anatomiche interessate, stata preventivamente extra-ruotata.
sino al dolore acuto di intensità tale da
compromettere anche la normale vita di
relazione del paziente, in attività quotidiane
come la deambulazione, il vestirsi, la salita e
la discesa delle scale, arrivando talvolta
anche ad impedire il sonno. L’insorgenza Figura 2 – Test per il muscolo retto dell’ad-
dolorosa può comparire in seguito a gara dome. Il paziente assume la posizione rap-
e/o allenamento, essere già presente prima presentata in figura, lo si invita quindi a sol-
della prestazione e scomparire durante la levare il busto sino a portare i gomiti a con-
fase di riscaldamento, per poi ricomparire tatto con le anche. In tal modo viene valuta-
to specificatamente il retto addominale,
nel prosieguo dell’attività. Nei casi estremi
essendo escluso biomeccanicamente l’inter-
la sintomatologia algica impedisce di fatto vento del muscolo ileopsoas.
la prestazione stessa. Il dolore può irradiar-
si, estendendosi lungo la muscolatura
adduttoria e/o addominale, in direzione del
perineo e degli organi genitali, generando, Figura 3 – Test per i muscoli retti ed obliqui
in tal modo, dei possibili errori diagnostici.
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dell’addome. Partendo dalla posizione ripor-


L’impotenza funzionale è ovviamente diret- tata in figura, s’invita il paziente ad aprire
tamente correlata con l’intensità della sin- lateralmente un braccio ruotando il capo in
tomatologia dolorosa. Dal punto di vista direzione di quest’ultimo, quindi gli si
oggettivo, il paziente lamenta dolore alla domanda di portare il gomito rimasto addot-
palpazione ed allo stiramento contro resi- to al corpo verso l’anca corrispondente. Il
stenza, inoltre, in quest’ambito, riveste una test, che va effettuato bilateralmente, si
grande importanza l’osservazione di come il dimostra particolarmente adatto alla valuta-
paziente si muova, cammini e si spogli. Un zione dei muscoli grandi obliqui.
altro fattore d’importante aiuto nella visita
I fattori predisponesti
Esisterebbero dei fattori intrinseci ed estrin-
seci, che potrebbero predisporre l’atleta
all’insorgenza della pubalgia. Tra i fattori
intrinseci, quelli che raccolgono il maggior
consenso tra i vari Autori (Durey 1987;
Figura 4 – Test per i muscoli adduttori. Bouvard e coll. 2004) sarebbero:
Posizionando una resistenza a livello
delle ginocchia (a), si chiede all’atleta di
- una patologia a carico dell’anca o del-
effettuare la massima forza in adduzio- 45
ne degli arti inferiori, quindi si procede l’articolazione sacro-iliaca;
a ad una seconda prova, ponendo la resi- - un franca asimmetria degli arti inferiori;
stenza distalmente a livello delle cavi- - l’iperlordosi;
glie (b). La contrazione contro resisten- - uno squilibrio funzionale tra muscoli
za distale aumenta la sintomatologia addominali e muscolatura adduttoria: la
dolorosa. Occorre comunque ricordare muscolatura addominale si rivelerebbe
che la contrazione isometrica degli debole se rapportata alla muscolatura
adduttori può causare, nelle forme adduttoria che, al contrario, si presente-
canalari inguinali, un dolore di proiezio- rebbe forte ed eccessivamente rigida;
ne sovra-pubico (Durey 1984). - una muscolatura ischio-crurale poco
elongabile.

Le coxopatie, ovviamente, sia che risultino


b essere malformative, oppure di tipo dege-
nerativo, costituiscono un fattore peggio-
rativo supplementare (Durey 1984; Joliat
1986; Morelli e coll. 2001; Rochcongar,
Durey 1987).
Tra i fattori estrinseci ritroviamo invece
(Brunet 1983; Brunet e coll. 1984; Volpi
1992):
Figura 5 – Test per i muscoli adduttori. - inadeguatezza dei materiali utilizzati:
L’atleta è in posizione supina con le ginoc- un esempio tipico nell’ambito del calcio
chia flesse a 90°. Ponendo la resistenza tra
è costituito dall’utilizzo di tacchetti
le ginocchia, si chiede al paziente di effettua-
re un adduzione delle stesse. Generalmente troppo lunghi su terreni secchi, oppure
questo tipo di manovra risulta dolorosa quan- troppo corti in caso di terreni morbidi
do nell’entesopatia è coinvolto il muscolo (Puig e coll. 2004);
gracile. - inidoneità del terreno di gioco;
- errori nella pianificazione dell’allena-
mento.

Nello sportivo quindi la pubalgia sarebbe


indotta dalla combinazione di eccessive
Figura 6 – Test per i muscoli adduttori. trazioni muscolari da parte della muscola-
Mantenendo le ginocchia flesse a 90°, l’ope- tura addominale ed adduttoria, da stress a
ratore divarica gli arti inferiori del paziente livello osseo causati da torsioni ed impatti
chiedendo a quest’ultimo di opporre resi- che si verificherebbero durante la corsa,
stenza al movimento d’apertura. Anche que- da movimenti violenti effettuati con scar-
sto tipo di manovra, come la precedente, so controllo muscolare (come ad esempio
suscita dolore in caso di coinvolgimento dei
tiri, tackles, cambiamenti di direzione, ecc.)
muscoli gracile e semitendinoso.
e da costrizioni meccaniche, soprattutto di
tipo torsionale, della sinfisi pubica (Gibbon
1999; Orchard e coll. 1998; Wodecki e coll.
1998). La maggioranza degli Autori con-
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corda con il fatto che, in condizioni di


normalità funzionale, i muscoli dell’addo-
me e la muscolatura adduttoria, hanno
una funzione antagonista, ma biomecca-
nicamente equilibrata. Nelle pubalgie esi-
Figura 7 – Test per il muscolo otturatore sterebbe un disequilibrio tra adduttori
esterno. Il paziente è disteso in posizione troppo potenti e muscoli larghi dell’addo-
supina, lo si invita a ruotare esternamente, me di tonicità insufficiente. Di fatto, que-
contro resistenza, la coscia abducendola.
sto disequilibrio funzionale si ripercuote-
rebbe negativamente a livello pubico
46

Figura 8 – L’albero dell’imbarcazione rappre- Figura 9 – Il rinforzo dei muscoli obliqui, rap-
senta il muscolo retto addominale, la vela i presentato nel disegno dalla fissazione della
muscoli obliqui, la chiglia i muscoli adduttori, vela allo scafo, permette di eliminare le forze
infine, lo scafo della nave rappresenta il pube. perturbanti a livello del pube.

(Anderson e coll. 1989; Brunet 1983; uno scarso equilibrio monopodalico. vativo della pubalgia deve necessariamen-
Brunet e coll. 1984; Christel e coll. 1993; Tuttavia, la nostra esperienza terapeutica te conformarsi ai seguenti criteri:
Christel e coll. 1997; Kremer, Demuth non ci permette di condividere quest’a-
1998). Per alcuni Autori (Kremer Demuth spetto, essendo peraltro la gestione dell’e- - la tipologia anatomo-clinica;
1998), l’ipertonia del muscolo quadricipite quilibrio, sia statico, che dinamico, ricon- - l’età e la motivazione del paziente;
femorale parteciperebbe a questo disequi- ducibile ad una modalità di controllo - il livello sportivo dell’atleta;
librio funzionale, aggravandolo. estremamente multifattoriale, che rende - l’intensità e la tipologia della sintomato-
A titolo esemplificativo, possiamo utilizza- difficile ogni tipo di inferenza, ancor più logia dolorosa.
re l’esempio della barca a vela. Come è in questo campo specifico.
possibile osservare in figura 8, il muscolo A livello anatomico, è importante ricorda- Normalmente, alla terapia conservativa, si
retto addominale è paragonabile all’albero re che ben sei, dei sette muscoli adduttori, associa un periodo di riposo completo suffi-
di un’imbarcazione, la vela rappresente- sono innervati dal nervo otturatore 5 e cientemente prolungato, per ottenere un
rebbe i muscoli obliqui, mentre lo scafo e come la loro origine si situi nelle imme- consolidamento degli elementi tendineo-
la chiglia costituirebbero rispettivamente il diate vicinanze del pube, permettendogli muscolo-aponevrotici interessati dalla lesio-
pube ed i muscoli adduttori della coscia biomeccanicamente di agire come degli ne. Oltre a ciò, generalmente, è prevista una
(figura 8). Se i muscoli obliqui sono troppo adduttori dell’anca in catena cinetica terapia antalgica a base di FANS (Brunet e
deboli, accade quello che si verificherebbe aperta, ma di ricoprire anche un impor- coll. 1984; Fournier e Richon 1992; Zeitoun
nel caso in cui la vela non fosse ben fissa- tante ruolo di stabilizzatori in catena cine- e coll. 1995) e/o di steroidi per os (Batt e
ta e brandeggiasse sotto un forte vento: in tica chiusa. Non a caso, gli atleti affetti da coll. 1995). In casi particolarmente acuti e
questo caso le forze eccessive, trasmesse pubalgia, mostrano un forte potenziale ribelli può essere indicata una terapia infil-
all’albero causerebbero una suo cedimen- muscolare concentrico della muscolatura trativa (Holt e coll. 1995). Molte volte nella
to. Quindi, nel caso specifico della pubal- dell’arto inferiore in toto, ma contestual- terapia infiltrativa vengono utilizzati anche
gia, le forti tensioni a livello della musco- mente dimostrano un deficit di forza resi- farmaci ad azione anestetica (normalmente
latura addominale, causerebbero dei danni stente dei muscoli posturali (Bouvard e xilocaina al 2%), allo scopo di poter rendere
a livello pubico, in corrispondenza delle coll. 2004; Nicholas, Tyler 2002). disponibile l’atleta all’attività agonistica. È
inserzioni del retto addominale e della chiaro che questo tipo d’intervento presup-
muscolatura adduttoria. In questo caso, il Il trattamento conservativo pone componenti di rischio non indifferenti
rinforzo dei muscoli obliqui, che nel nostro per l’integrità fisica dell’atleta, che non rice-
esempio equivarrebbe alla fissazione della Allo stato attuale delle conoscenze, i dati vendo più stimoli nocicettivi, può superare i
vela allo scafo (figura 9), ridurrebbe drasti- ritrovabili in letteratura non permettono limiti funzionali imposti dalla patologia, con
camente le forze tensive a livello pubico. di trovare un unanime consenso per ciò tutti i rischi che ne conseguono. Nelle forme
Occorre comunque ricordare come altri che riguarda la durata di un possibile trat- cronicizzate è anche in uso utilizzare una
Autori identifichino, come ulteriore fattore tamento di tipo conservativo della sindro- tecnica di ricostruzione del tessuto tendi-
di rischio pubalgico, un rapporto minore me pubalgica nell’atleta. La durata di que- neo, che consiste nell’iniettare in loco
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all’80% tra forza tensiva dei muscoli st’ultimo, va infatti da due a tre settimane sostanze solubili, appartenenti ad altre spe-
adduttori e quella dei muscoli abduttori secondo alcuni Autori (Gilmore 1988), cie animali, ottenendo in tal modo, per
(Nicholas, Tyler 2002) ed altri ancora, un sino a sei mesi secondo altri (Holt e coll. rigetto biologico, la formazione di nuovo
rapporto deficitario tra forza dei muscoli 1995). In linea di massima comunque la tessuto fibroso. Tale tessuto di neo-forma-
estensori del busto e muscoli flessori. maggior parte degli Autori concorda su di zione viene poi plasmato con programmi di
Anche in questo caso il valore normativo un trattamento conservativo la cui durata lavoro basati su contrazione eccentrica,
di riferimento sarebbe pari a 0,8 (Gal, è di circa tre mesi (Brunet e coll. 1984; stretching assistito e posture, in modo tale
2000). Infine altri studi (Bouvard e coll. Fournier, Richon 1992; Zeitoun e coll. da ottenere un corretto orientamento delle
2004), includono tra i fattori predisponenti 1995). In ogni caso il trattamento conser- fibre neo-formate lungo le linee direzionali
di forza del tendine. In tal modo si otterreb-
be lo sviluppo di un neo-tendine che può Esercizio 1 – il crunch e le sue varianti rap-
sostituire, o comunque rinforzare, la strut- presentano gli esercizi migliori per sollecitare
tura tendinea deteriorata (Ferrario e coll. il retto addominale. Occorre assumere una
2000) A queste prime fasi, segue un secon- posizione piuttosto “chiusa” mettendo le
do periodo basato sul trattamento fisiokine- mani sulle tempie ed effettuare un movimento
siterapico (Fournier, Richon 1992). Secondo molto breve portando i gomiti verso le anche.
i dati desumibili in letteratura, il trattamen- Il movimento dovrà essere molto “corto”, la
to conservativo permette di raggiungere la colonna deve rimanere in una posizione di
cifosi accentuata e soprattutto non dovrà mai
guarigione completa in circa l’80% dei casi,
toccare terra. Il numero delle serie da effet- 47
ed è comunque raccomandato, come prima tuare è compreso tra 3 e 5 e in ogni serie
scelta terapeutica, dalla maggioranza degli occorre cercare di effettuare il massimo
Autori (Bouvard e coll. 2004; Irschad e coll. numero di ripetizioni possibili, indipendente-
2001; Morelli, Smith 2001; Orchard e coll. mente dal loro numero, le ultime due o tre ripetizioni dovrebbero effettivamente provocare
2000; Baquie 2000; Fon, Spencer 2000; una sensazione di forte bruciore. Siccome gli addominali sono prevalentemente composti da
Linch, Renström 1999; Gilmore 1998; fibre a contrazione lenta (Polgar e coll. 1973; Caix e coll. 1984), occorre farli lavorare
Kremer, Demuth 1998; Wodecki e coll. 1998; rispettando i principi di base dell’allenamento della forza resistente; per questo motivo la
Christel e coll. 1997; Djian 1997; Arezki e pausa tra le serie deve essere molto breve: si potrà iniziare con una pausa di circa 30 s e,
coll. 1991; Durey 1984; Brunet 1983; Durey, con il miglioramento del tono della parete addominale, portarla progressivamente a 10 s.
Rondineau 1976). Solamente nel caso del
fallimento di un trattamento conservativo, Esercizio 2 – Il V Up e le sue varianti. Anche
condotto secondo appropriate tecniche se non è corretto suddividere gli esercizi per
terapeutiche, e protratto per un tempo suf- la muscolatura addominale in esercitazioni
ficientemente lungo, occorre giocoforza per i cosiddetti, quanto inesistenti da un
considerare la soluzione chirurgica (Christel punto di vista anatomico, “addominali bassi”
ed “addominali alti”, possiamo comunque
e coll. 1993). In base alla nostra esperienza ragionevolmente affermare, soprattutto in
terapeutica, un trattamento conservativo virtù della diversa innervazione tra la parte
deve rispettare i seguenti punti: superiore e la parte inferiore della muscolatu-
ra addominale, che esercizi come il V Up, sol-
- rinforzo della muscolatura addominale lecitano maggiormente la parte bassa del
in toto ed in particolar modo dei retto addominale, mentre esercizi come il
muscoli obliqui e del terzo inferiore del crunch, interessano maggiormente la porzio-
retto addominale; ne alta di quest’ultimo (Sarti e coll. 1996; Tyson 1997a; Tyson 1997b; Iscoe 1998). Per
- allungamento e detensione della musco- eseguire l’esercizio di V Up occorre assumere la posizione supina, con le braccia lungo i fian-
latura adduttoria; chi in modo tale da stabilizzare la posizione stessa. Contraendo gli addominali si devono sol-
- condizionamento muscolare della levare da terra bacino e glutei, portando i piedi verso l’alto. Si deve escludere ogni movimen-
muscolatura adduttoria contestuale al to di spinta delle gambe concentrandosi sulla sola contrazione della muscolatura addomina-
le. I criteri da adottare per quanto riguarda il numero delle serie, delle ripetizioni e l’entità
progressivo rinforzo della muscolatura della pausa di recupero, sono gli stessi adottati per l’esercizio precedente.
addominale;
- condizionamento e rinforzo sinergico
Esercizio 3 – Un efficace variante del crunch
della muscolatura addominale, addutto-
è costituita dal crunch obliquo. Questo eser-
ria e lombare. cizio permette, se ben eseguito, un forte
coinvolgimento del muscolo grande obliquo.
Inoltre, occorre sottolineare che, anche in Come nel crunch, bisogna assumere una
caso di sintomatologia unilaterale, è sem- posizione piuttosto “chiusa” mettendo le
pre buona norma, soprattutto a scopo mani sulle tempie ed aprendo un gomito
preventivo, effettuare tutti gli esercizi verso l’esterno. Per ottenere il massimo
contemplati nel piano di lavoro, in forma impegno del muscolo grande obliquo, è
bilaterale (Renström, Peterson 1980). necessario ruotare la testa in modo tale da
Analizzeremo ora i quattro punti sopra avere lo sguardo rivolto verso il gomito ester-
citati, fornendo anche, seppur in linea no, effettuando un movimento molto breve,
generale, i principi ed i mezzi terapeutici ai portando il gomito interno verso l’anca.
quali attenersi in ognuna delle quattro
tappe considerate.

Rinforzo della muscolatura


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addominale

La tonificazione della parete addominale Esercizio 4 – Nel crunch eseguito in modalità


deve essere effettuata gerarchizzando eccentrica, il paziente dovrà resistere alla
opportunamente i tipi di contrazione pro- spinta che l’operatore applicherà sul suo
posti al paziente. Durante il primo periodo busto in direzione del suolo. Il movimento
di trattamento gli esercizi addominali deb- dovrà essere lento, controllato, ed accompa-
bono essere eseguiti in modalità isometri- gnato da una profonda espirazione.
ca, nella parte centrale del programma
conservativo si potrà passare alla contra-
zione concentrica e solamente nell’ultima
fase del trattamento potrà essere proposta
la contrazione eccentrica. Gli esercizi fon-
damentali sui quali basare il programma di
rinforzo della parete addominale sono
essenzialmente costituiti dal Crunch e dal
V Up, con le loro relative varianti (esercizi
1-4).
48 Allungamento e detensione
della muscolatura adduttoria
Esercizio 5 – Mantenimento della posizione
L’allungamento e la detensione della isometrica, stringendo una palla, con ginoc-
muscolatura adduttoria, deve essere impo- chia flesse a 90°, per un tempo compreso
stato, oltre che sugli esercizi classici di tra i 30 ed i 90 s, in funzione del livello del
stretching e sulle posture globali, anche e programma riabilitativo proposto.
soprattutto applicando i principi dello
Stretch & Spray enunciati e descritti da
Travell, Simmons (1988). Il raffreddamento
a b
muscolare diretto, che si esegue in questa
particolare tecnica fisokinesiterapica,
determina infatti un fenomeno di miori-
lassamento, verosimilmente dovuto ad un
inibizione dei fusi neuromuscolari, la cui
attività cala di circa il 50% per ogni 10° C
di riduzione termica. Questo fenomeno
permette un’elongazione del complesso
muscolo-tendineo, altrimenti impossibile
attraverso le tradizionali tecniche di stret-
ching.

Il condizionamento muscolare
della muscolatura adduttoria

Dopo una prima fase di rinforzo essenzial- Esercizio 6 – Mantenimento della posizione isometrica a ginocchia tese, con resistenza a
mente a carico della muscolatura addomi- livello prossimale (riquadro a), oppure distale (riquadro b).
nale, deve seguire un contestuale condi-
zionamento della muscolatura adduttoria,
soprattutto nei casi in cui la situazione
tendineo-inserzionale di quest’ultima sia a b
carente dal punto di vista strutturale. Le
linee guida del condizionamento dei
muscoli adduttori seguono la stessa gerar-
chizzazione, in termini di tipo di contra-
zione proposta, utilizzata per la muscola-
tura addominale: contrazione isometrica
seguita da contrazione concentrica ed
infine da contrazione eccentrica.
La contrazione di tipo isometrico prevede
due tipi di angolazione: a gambe tese (a
carico prevalentemente dell’adduttore
lungo) ed a gambe flesse (gracile e semi- c
tendinoso). Riportiamo a fianco alcuni
esempi esercitativi (esercizi 5-6).
La contrazione di tipo isotonico, preferibil-
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mente effettuata con resistenza manuale


offerta dall’operatore o con resistenza ela- Esercizio 7 – Una volta ottenuta la stabiliz-
stica deve prevedere l’utilizzo delle tre zazione del bacino da parte del paziente gra-
posizioni (a, b, c dell’esercizio 7). zie ad un movimento di retroversione, le tre
Anche per quello che riguarda la contra- posizioni base di lavoro della muscolatura
zione di tipo eccentrico è consigliabile l’u- adduttoria sono a gambe estese sul piano
frontale (a), a gambe flesse (b), a gambe
tilizzo delle tre posizioni di lavoro sopra
tese con movimento di adduzione a 45° (c).
menzionate lavorando contro resistenza
manuale offerta dall’operatore.
La core stability

L’ultima tappa del piano di lavoro conser-


vativo, consiste nell’allenamento conte-
stuale e sinergico della muscolatura addo-
minale, adduttoria e lombare, al fine di
creare un armonico ed equilibrato sinergi-
smo muscolare di questi tre gruppi musco-
lari. A questo scopo ci sembra particolar-
mente adatta la “core stability”, intendendo
con questo termine tutta una serie di eser- 49
citazioni specifiche che si eseguono grazie a b
all’utilizzo della Swiss ball. Gli esercizi di
core stability coinvolgono la muscolatura Esercizio 8 – Il movimento di “Jack knife” effettuato sulla Swiss ball, prevede l’estensione
addominale in toto (retto, traverso, obliqui completa delle gambe, partendo da una posizione di accosciata completa, per questo motivo
e piramidale) associando a ciò una richiesta ricorda l’apertura di un coltello a serramanico, da cui deriva il suo nome.
di stabilità segmentale, soprattutto a carico
del tratto lombare, che coinvolge attiva-
mente la muscolatura della loggia lombare
(quadrato dei lombi) i muscoli paraverte-
brali, il multifido e l’erettore della colonna
(Behm e coll. 2002; Hodges e Richardson
1996; McGill 2001). Il dato importante da
sottolineare è che grazie agli esercizi di
base facenti parte del programma di core
stability si è in grado di ottenere un livello Esercizio 9 – L’estensione della gamba in
appoggio sulla Swiss ball permette un com-
di attivazione maggiore dei muscoli coin-
pleto coinvolgimento di tutta muscolatura
volti nel movimento, rispetto allo stesso stabilizzatrice del bacino.
tipo di esercizio effettuato su di una super-
ficie stabile (Marshall, Murphy 2005). Di
fianco proponiamo alcuni esempi esercita-
tivi desunti dal programma di core stability
da noi utilizzato (esercizi 8-10).

Il trattamento chirurgico
Di norma, l’indicazione chirurgica, dovrebbe
essere riservata ai pazienti che non abbiano
fatto registrare nessun tipo di miglioramen-
to clinico evidente, dopo essere stati sotto- a b
posti ad un adeguato trattamento conserva-
tivo della durata di almeno tre mesi e che
Esercizio 10 – Sulla Swiss ball è possibile effettuare l’esercizio di crunch (a) e tutte le sue
presentino un’eziologia parieto-addominale varianti (b).
(Durey 1984; Gilmore 1988; Fournier,
Richon 1992; Christel e coll. 1993; Moyen e
coll. 1993; Christel e coll. 1996). In linea
generale la pubalgia può essere corretta chi-
rurgicamente sia attraverso una detensione
dei muscoli adduttori, che attraverso un
ritensionamento dei muscoli larghi dell’ad-
dome (Christel e coll. 1993, 1996). La deten-
sione della muscolatura adduttoria può
essere realizzata sia grazie ad una tenotomia
per-cutanea, essenzialmente a carico del-
l’adduttore lungo (Vidalin e coll. 2004), sia
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

attraverso un accesso chirurgico diretto, con


asportazione delle lesioni fibrocicatriziali a
livello inserzionale. Quest’ultima tecnica chi-
rurgica è comunque ritenuta, in linea gene-
rale, come troppo distruttiva, soprattutto nel
caso di atleti di alto profilo prestativo
(Christel e coll. 1993, 1996) ed è, di norma,
riservata alle forme di pubalgie secondarie
ad una tendinopatie “pura” degli adduttori,
senza segni clinici che permettano di avan-
Novità
Jens Bangsbo
zare l’ipotesi di una insufficienza della pare- periostio pubico. A questo consegue un
te addominale (Moyen e coll. 1993). La tec- tempo di riparazione superficiale rappresen-
nica a tutt’oggi maggiormente utilizzata è tato dalla sutura dell’aponeurosi superficiale
quella di Nesovic (Fournier, Richon 1992), (Fournier, Richon 1992; Jaeger 1984).
consistente in un riequilibrio, effettuato tra-
mite plastica addominale, delle forze Conclusioni
muscolari che entrano in gioco a livello sin-
fisario (Moyen e coll. 1993). Questo tipo di La pubalgia resta comunque un interessan-
tecnica chirurgica presenta notevoli simili- te e controverso oggetto di discussione per
tudini con l’intervento di Bassini utilizzato ciò che concerne il suo iter terapeutico, sia
nella cura dell’ernia inguinale (Fournier, nel caso in cui questo sia di tipo conservati-
Richon 1992). Riprendendo la già citata vo,oppure chirurgico. In ogni modo, ci sem-
analogia con la barca a vela, il fatto di fissa- bra fondamentale sottolineare l’enorme
re la vela sulla plancia della barca, ossia sul- importanza che riveste in questo campo
l’arcata crurale, ridistribuisce, di fatto, in una corretta e precoce diagnosi. Infatti,
maniera ottimale i vettori di forza, scarican- solamente dopo aver diagnosticato con
do di conseguenza la base dell’albero, che precisione, l’eziologia del dolore pubalgico,
rappresenta le inserzioni del retto addomi- si è in grado di indirizzare il paziente verso
nale e dei muscoli adduttori. L’intervento di il tipo di trattamento maggiormente conso-
Nesovic presenta un tempo di dissezione ed no al suo caso. Per questo motivo, l’esame
uno di riparazione. L’incisione ha inizio a clinico deve, nella maggioranza dei casi,
livello della spina del pube in direzione della essere supportato da adeguati esami stru-
spina iliaca antero-superiore. In seguito mentali, che possano aiutare lo specialista
LA PREPARAZIONE viene scollata l’aponeurosi del grande obli- nella formulazione della diagnosi. Anche il
FISICO-ATLETICA quo, che viene inciso dall’orifizio superficiale
del canale inguinale sino alla spina iliaca. A
trattamento conservativo, nei casi in cui
quest’ultimo sia indicato, deve seguire dei
DEL CALCIATORE questo livello si constata spesso una dei-
scenza tra il bordo inferiore del tendine
criteri d’intervento ben precisi, dettati dai
progressi funzionali del paziente e nel pieno
Allenamento AEROBICO congiunto6 e l’arcata crurale. Il tempo di rispetto della sintomatologia dolorosa da
e ANAEROBICO nel calcio riparazione avviene sia sul piano profondo, questi riportata.
che su quello superficiale. Il tempo di ripa-
razione sul piano profondo, definito da Indirizzo dell’Autore:
G. N. Bisciotti, Via IV Novembre 46, 54027,
Pagine: 208 • Euro 25,00 Nesovic come tempo di miofascioplastica, Pontremoli
consiste nel portare a contatto la parete
L’Autore ha già trattato gli argomenti fondamentali addominale con l’arcata crurale grazie ad La bibliografia del presente articolo può essere
sul tema della preparazione fisica del calciatore nelle una sutura tra l’estremità inferiore del retto consultata e scaricata dal sito:
precedenti sue pubblicazioni che hanno ottenuto un addominale e del tendine congiunto al www.calzetti-mariucci.it
notevole successo nel mondo. Forte dell’esperienza
italiana e basandosi sulle esigenze dei preparatori
che intendono ottenere la licenza B dell’Uefa,
Note
Bangsbo ha rielaborato e ammodernato le sue teorie (1)
Ectopico: è detto di organi, strutture anatomiche o di un feto localizzati in posizione anormale.
in questo primo volume al quale ne intende far (2)
Canale inguinale: in anatomia umana definisce il canale (o tragitto) che dà il passaggio al funicolo
seguire altri tre di specializzazione ulteriore per chi spermatico nell'uomo e al legamento rotondo nella donna e che attraversa la parete addominale
vorrà ottenere la licenza A dell’Uefa. Caratteristiche anteriore con un percorso obliquo dall'alto al basso, dal laterale al mediale, dal dorsale al ventrale. Lo
dell’allenamento, sviluppo fisico dei giovani calciatori, caratterizzano: 1. un orifizio esterno, aperto nel contesto dell'aponeurosi del muscolo obliquo esterno,
riscaldamento, programmazione e monitoraggio subito prima che questo si inserisca sul pube; 2. un orifizio interno, fessura longitudinale il cui bordo
della seduta, sono gli argomenti che introducono la mediale è rinforzato dal margine laterale del legamento interfoveolare; 3. una parete anteriore costi-
teorizzazione degli allenamenti aerobico e anaerobico tuita dall'aponeurosi del muscolo obliquo esterno; 4. una parete posteriore costituita dalla fascia tra-
applicati al calcio in sinergia con un eserciziario
sversale, rinforzata dal legamento interfoveolare, dal tendine congiunto e dalla plica inguinale; 5. una
parete superiore formata dal margine inferiore del muscolo obliquo interno e di quello trasverso; 6.
pratico di lavori con la palla. Un apparato teorico- una parete inferiore formata dalla porzione inferiore del legamento inguinale, conformata a doccia.
pratico che diventa, proprio per questo connubio, (3)
Sindrome di Maigne o sindome della cerniera dorso-lombare: insieme di manifestazioni, isolate od
di grande utilità anche nel lavoro da programmare associate, conseguenti alla sofferenza di uno o più segmenti vertebrali nella zona di transizione dorso-
tutti i giorni da parte di chi non deve ottenere lombare (T11-T12, T12-L1, oppure L1-L2). Tali manifestazioni sono legate ad ipersensibilità dei tessuti
qualifiche federali ma semplicemente risultati dei metameri corrispondenti, che si concretizzano in lombalgie basse di tipo lombo-sacrale, dolori
organizzativi nell’allenamento e nella pianificazione addominali bassi di tipo pseudo-viscerale, dolori pelvici, pseudo-coxalgie e pseudo-pubalgie.
(4)
del lavoro stagionale, argomento al quale è dedicato
Metaplasma: termine con il quale viene indicata ognuna delle componenti cellulari non riconducibili
al protoplasma (principalmente le inclusioni) o le componenti strutturate del tessuto connettivo non
l’ultimo importante capitolo. Bangsbo è forse fra i
riconducibili agli elementi cellulari (principalmente le fibre).
preparatori quello che in Italia ha svolto più di ogni (5)
I muscoli adduttori sono sette: nel piano superficiale si trovano il m. pettineo, l’adduttore lungo ed il
altro un ruolo anche di panchina vicino a Lippi e per m. gracile, nel secondo piano si trovano l’adduttore breve e nel piano profondo l’adduttore lungo. Il
questo risulterà molto vicino alle esigenze della m. pettineo è innervato dal nervo femorale e dal nervo otturatore, il m. grande adduttore dal nervo
figura diffusissima, per necessità, dell’allenatore otturatore o dal nervo ischiatico e dal nervo tibiale, l’adduttore lungo, l’adduttore breve ed il gracile
che deve essere anche preparatore atletico. sono innervati dal solo nervo otturatore. Nella regione glutea i muscoli che presentano un’azione
adduttoria sono due: il m. otturatore esterno, anch’esso innervato dal nervo otturatore, e il muscolo
quadrato del femore, innervato dal nervo ischiatico e dal nervo quadrato del femore.
(6)
Tendine congiunto: fibre arcuate che si irradiano dall’aponeurosi del muscolo traverso dell’addome nel
legamento pettineo.
PER INFORMAZIONI E ORDINI:
tel. 075 5997310 • fax 075 5990491
www.calzetti-mariucci.it
sport@calzetti-mariucci.it
CALCIO

Rosario D’Onofrio, Vincenzo Manzi, Corso di Laurea in scienze motorie, Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Antonio Pintus, Juventus F.C., Università degli Studi di Torino
Stefano D’Ottavio, Corso di Laurea in scienze motorie, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Federazione Italiana Giuoco Calcio

Le lesioni muscolari nel calcio internazionale 51

Epidemiologia delle lesioni muscolari nel calcio internazionale:


fattori di rischio legati alla gestualità tecnico-atletica

Si analizzano le evidenze scientifiche sulle lesioni muscolari nel calcio internazionale alla ricerca di sinergie e
convergenze, tra le varie scuole calcistiche, che potrebbero portare a un decremento dei fattori di rischio. In campo
europeo dal punto di vista eziopatogenico il denominatore comune primario di queste lesioni è rappresentato da
squilibri muscolari in termini di forza, flessibilità e strutturazioni errate nella pianificazione dell’allenamento.
Le percentuali maggiori di infortuni sono state riscontrate durante la preparazione pre-campionato rispetto alla
stagione sportiva, durante gli allenamenti rispetto alla gara e negli ultimi 15 minuti di entrambi i tempi di gioco.
La fatica muscolare è stata identificata come un alto fattore di rischio e sembra che possa parzialmente spiegare
l’aumento dell’incidenza delle lesioni osservate nella seconda metà del tempo di gara. Si evince ulteriormente come il
rischio di recidive e di complicanze nel trattamento delle lesioni muscolari nel calciatore, siano tutt’altro che secondari.
Particolare attenzione deve essere posta alla riorganizzazione del ritorno allo sport agonistico rispettando sia i ruoli
nella gestione multidisciplinare, sia i tempi e le modalità di guarigione clinica e sportiva dell’atleta infortunato.

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FOTO UFFICIO STAMPA CLUB ITALIA FIGC
Epidemiologia traumatologica
nel calcio internazionale
Il calcio è considerato da molti lo sport più
popolare del mondo essendo praticato da
almeno duecento milioni di atleti.
Fisiologicamente, è caratterizzato e classi-
ficato come esercizio non continuo ad
alta-intensità, intermittente (Hoy et al.
1992).
52

FOTO CALZETTI & MARIUCCI EDITORI


Anche se un numero considerevole di studi
ha descritto l'incidenza delle lesioni nel cal-
cio (Hoy et al. 1992; Heidt et al. 2000;
Junge, Chomiak, Dvorak 2000; Nielsen, Yde
1989), in misura minore sono conosciuti i
fattori di rischio e i meccanismi di lesione. Il
rischio di lesione sembra essere influenzato
dall’età, dal sesso e dal livello di gioco.
L'incidenza delle lesioni nella pratica spor-
tiva, in generale, è valutata approssimati-
vamente da dieci a quindici eventi lesivi
per 1000 ore di gioco. 1 4 7 10 13 16
La maggior parte delle lesioni si verifica nel-
l’arto inferiore, in particolare il 61,2% a cari-
co del ginocchio e della caviglia (Heidt et al.
2000). Oltre un quarto degli infortuni nel
calcio sono rappresentati da lesioni muscolo 2 5 8 11 14 17
scheletriche, principalmente localizzate nel
quadricipite (14%), nei muscoli ischio-crurali
(28%) e negli adduttori (8%) (Nielsen, Yde
1989; Junge, Chomiak, Dvorak 2000).
Nielsen, Yde (1989), in uno screening 3 6 9 12 15 18
effettuato su centoventitrè giocatori par-
tecipanti ai vari Campionati di calcio dane-
se, hanno trovato che l’incidenza delle
lesioni muscolari, durante le varie situazio-
ni di gioco, era più elevata a livello della Figura 1 – Zone di gioco demarcate per l’analisi degli eventi (Rahnama et al. 2002).
massima divisione (18,5/1000 ore) e più
bassa nelle categorie minori (11,9/1000 Uno studio recentissimo effettuato in Il campo di gioco è stato diviso in diciotto
ore). La distribuzione dell’incidenza duran- Inghilterra per conto del Research Institute zone (figura 1): sono state registrate la
te l’allenamento risultava invertita. Nei for Sport and Exercise Sciences (Rahnama posizione e il tempo di gioco di ogni even-
giovani calciatori (da sedici a diciotto anni) 2002) ha stimato l'esposizione dei giocatori to traumatico.
il quadro epidemiologico, se comparato a rischio di lesione durante gli incontri della Al termine della ricerca sono state regi-
con i giocatori senior era più elevato. English Premier League Soccer. L’Autore ha strate circa 18000 azioni di gioco, una
L’arto inferiore era maggiormente interes- valutato i potenziali fattori di rischio delle media di 1788 azioni per partita (una
sato con l’84% delle lesioni totali. Le pato- azioni di gioco, analizzando anche la loro ogni tre secondi), delle quali 766 azioni
logie da overuse erano presenti nel 34% collocazione “sul campo” durante la com- furono giudicate tali da possedere un
dei casi. Le distorsioni della caviglia rap- petizione. certo livello potenziale di lesione (una
presentavano il 36% del totale a tutti i A questo riguardo, su dieci gare della ogni sei secondi), mentre in media due
livelli di competizione. English Premier League nel periodo 1999- azioni produssero realmente un trauma
Le lesioni da contatto/contrasto si verifica- 2000, è stata effettuata un’analisi sul: (una ogni 45 minuti) con una incidenza
vano maggiormente nelle categorie dilet- di 53 lesioni complessive per 1000 ore di
tantistiche, spesso nei più giovani e rap- 1. tipo di azione di gioco gioco.
presentavano il 45% dei casi. Nella massi- 2. periodo di gara Nei primi 15 min di gioco, si è verificato il
ma serie calcistica, invece, gli eventi trau- 3. zona del campo numero più alto di azioni con lesioni di
matologici muscolari si verificavano nel 4. giocare in casa o fuori lievi entità; gli ultimi 15 min di gioco,
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30% dei casi durante il contrasto/contatto, caratterizzati dal numero più alto di azioni
e per il 54% durante la corsa. Il 35% dei Le sedici specifiche azioni di gioco analiz- di gioco, sono quelli con lesioni di grado
giocatori infortunati risultavano assenti zate, sono state classificate in tre catego- elevato (p<0,01).
per più di un mese dal calcio giocato. rie: La maggior parte delle lesioni di lieve entità
Lo studio di Nielsen (Nielsen, Yde 1989) si è verificata all’interno dell'area di rigore,
dimostra, quindi, che l'incidenza del “danno 1. quelle che provocano lesioni quelle moderate, nella zona adiacente l’area
muscolare” e il modello di lesione variano 2. quelle con un potenziale indice di lesione di rigore, mentre i grandi eventi traumatici
tra i giocatori in relazione ai diversi livelli di (classificato come lieve, moderato, alto) si sono riscontrati quasi sempre nella 3/4 di
competizione nel gioco. 3. quelle a basso rischio di lesione1 attacco (p<0,001).
I° e II° grado. I due terzi di questi erano
Zona PL lieve PL moderato PL elevato Traumi Totale (PL + T) riscontrabili nelle fasi finali degli allenamen-
ti/partite; la percentuale maggiore di casi
1 124 21 11 156
2 633 146 36 1 816 riguardava gli attaccanti.
3 143 28 15 1 187 Hawkins, Hulse (2001) in una ricerca che
4 187 41 18 246 ha interessato novantuno dei novantadue
5 538 140 66 2 749 Club di calcio di quattro Leghe professioni-
6 169 64 21 2 256 stiche inglesi (Premier e le tre Football
7 463 141 56 1 661 Leagues) nel periodo dal luglio 1997 a fine
8 305 92 37 2 436
9 306 87 32 425 maggio 1999, su un totale di 2376 gioca-
tori (tabella 2) hanno osservato 6030 lesio- 53
10 321 109 42 1 473
11 234 72 31 334 ni, tra gara ed allenamento, con una media
12 397 114 50 4 565 di 1,3 traumi per giocatore per stagione
13 164 44 13 221 con una percentuale di lesioni prodottesi
14 595 142 87 824 durante gli allenamenti pari al 34% e
15 188 37 21 246
16 86 26 13 128 durante la competizione pari al 63%
17 638 124 32 3 797 (Hawkins, Hulse 2001).
18 127 21 19 167 L'incidenza dei traumi variava durante la
stagione, con un picco percentuale di
Totale 5618 1449 600 20 7687 lesioni durante l'allenamento nel mese di
luglio (p<0,05) e con un picco massimo
Tabella 1 – Azioni potenzialmente lesive (PL) e traumi reali (T) per zona del campo (Rahnama, nelle gare durante il mese di agosto (p
Reilly, Lees 2002). <0,05) (figura 2) (Hawkins, Hulse 2001).

Divisione N° % Posizione di gioco N° % Distribuzione per età N° %

Premier 618 26 Portiere 223 9 17–22 970 41

1° 712 30 Difensore 817 34 23–28 817 34

2° 550 23 Centrocampista 739 31 29–34 508 21

3° 496 21 Attaccante 597 25 35+ 81 3

Totale 2376 100 2376 99 2376 99

Tabella 2 – Divisione, posizione di gioco ed età degli atleti della ricerca di Hawkins, Hulse 2001.

Nei dettagli, (cfr. tabella 1) il maggior Per Hawkins, Fuller (1996), in una loro
numero di azioni con potenziale di lesioni ricerca sulle lesioni durante i Campionati
lievi sono state individuate ai limiti dell’a- mondiali del 1994, la posizione di gioco può
rea di rigore (suddivisa nella figura 1 in essere un fattore influente, in quanto i
zona 2 e zona 17). difensori ricoprono un “ruolo a rischio di
Le azioni di gioco a moderato ed alto lesione” rispetto ai ruoli degli altri giocatori.
potenziale di rischio hanno trovato una Inoltre vari studi epidemiologici indicano
collocazione nelle zone adiacenti all'area che le lesioni subite dai calciatori sono
di rigore (suddivise nella figura 1 in zona 5 approssimativamente tre volte più probabili
e 14). in gara che in allenamento (McGregor, Rae
Sempre in relazione agli eventi traumatici, 1995).
è stato notato, inoltre, che il 50% di essi è Dadebo et al. (2004) hanno raccolto in uno
stato riscontrato nelle zone di campo 12, studio i risultati di uno screening eseguito
16 e 17. su trenta squadre distribuite nelle quattro
Il minor numero di azioni potenzialmente divisioni della Lega calcistica inglese
lesive è stato individuato nella zona 16, durante la stagione 1998/99.
lateralmente all’area di rigore (cfr. tabella 1). Le lesioni degli ischio crurali, rappresentava-
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Non è stata rilevata una differenza signifi- no l’11% di tutti i danni ed un terzo di tutti
cativa tra le partite giocate in casa e quelle gli stiramenti muscolari.
giocate in trasferta2. Le azioni di gioco, con Approssimativamente il 14% delle lesioni
un alto indice traumatologico, sono state dei flessori del ginocchio erano reinjuries. La
messe in relazione con la fase del possesso percentuale di lesioni era più elevata nella
palla (Rahnama 2002), anche se la maggior Premiership (13,3 (9,4)/1000 ore), l’incidenza
parte di ricercatori ha notato che la posizio- più bassa si evidenziava nella 2a Divisione
ne di gioco non influenza l'avvenimento (7,8 (2,9)/1000 ore). La maggior parte (97%)
lesivo (Engstrom, Johansson, Tornkvist degli stiramenti dei flessori del ginocchio,
1991; Hawkins, Fuller 1998). erano clinicamente inquadrabili in lesioni di
incidenza (71%) che si verifica durante le
4,0 gare di campionato (tabella 3).
3,5
La maggior parte dei meccanismi lesivi è
Partita
Allenamento
stata classificata come da non-contatto
3,0 (58% del totale), mentre il 38% è riferito al
Numero di lesioni

contatto con la palla o con un avversario.


2,5
Nello studio di Hawkins, Hulse (2001) su
2,0 6030 lesioni, 1143 vennero riscontrate
durante la corsa, inquadrabili in 589 durante
1,5 la gara, 540 durante gli allenamenti (rispet-
54 tivamente il 16% e il 26% delle lesioni in
1,0
allenamento, e in gara).
0,5 Le recidive da lesioni incidono per il 7%
rispetto a tutti gli altri infortuni; il 66% di
0
queste vengono classificate come uno stira-
Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Dicembre

Gennaio

Febbraio

Marzo

Aprile

Maggio
mento o una distorsione (rispettivamente
48% e 18%). La gravità della lesione da
recidiva è maggiore rispetto alla prima
Figura 2 – Numero medio delle lesioni durante l’allenamento e le partite (da Hawkins, Hulse 2001,
lesione (p<0,01) (Hawkins, Hulse 2001).
modificata). In una ricerca condotta in due stagioni
agonistiche su novantuno Club professioni-
sti inglesi (Woods et al. 2004), gli stiramenti
30 degli ischio crurali incidevano per il 12%
delle lesioni totali, del quale quasi la metà
25
(53%) interessavano il bicipite femorale.
Nei Club inglesi fu osservata una media di
cinque lesioni dei flessori del ginocchio
20 per stagione. A causa degli stiramenti dei
Lesioni (%)

flessori del ginocchio si perdeva un totale


15 di 2029 gare, mentre le gare perse per sta-
gione erano quindici per ogni Club.
10
Nel 57% dei casi, il danno anatomico si
verificava durante modelli diversificati di
corsa, con un riscontro maggiore durante
5 le gare (62%) rispetto agli allenamenti,
con un incremento dell’incidenza alla fine
0 di ogni tempo di gioco (p<0,01).
0-15 16-30 31-45 46-60 61-75 76-90 I giocatori che presentavano una più eleva-
Tempo (minuti) ta percentuale di lesioni dei flessori del
ginocchio partecipavano alla Premiership
Figura 3 – Periodi in cui si producono lesioni nelle partite di calcio (da Hawkins, Hulse et al. 2001, (p<0,01), mentre i giocatori maggiormente
modificata). coinvolti erano: giocatori “esterni” (p<0,01),
giocatori “di origine etnica di pelle nera”
Il maggior numero di patologie da overuse, La fatica muscolare è stata identificata (p<0,05), giocatori “più anziani” (p<0,01).
incluso tendiniti e paratendiniti, sono state come un altro fattore di rischio e sembra Le percentuali di reinjury per i flessori del
riscontrate durante la preparazione pre- che possa spiegare, in parte, l’aumento del- ginocchio era del 12%.
campionato rispetto all’intera stagione l’incidenza delle lesioni osservate nella Secondo Orchard (1998), nei giocatori pro-
(10,2% v 5,8%, p<0,01). Il numero di traumi seconda metà del tempo delle partite di fessionisti di football australiano, quattro
subito in allenamento diminuisce gradual- campionato, specialmente nelle parti finali. lesioni muscolari degli ischiocrurali su sei
mente durante tutta la stagione. Una fre- L’arto inferiore, anche in questo caso, è sono dovute a squilibri di forza tra agoni-
quenza maggiore alla media di lesioni è interessato nel 87% delle lesioni. Le pato- sti ed antagonisti del ginocchio.
stato osservato (Hawkins, Hulse 2001) negli logie muscolari (37%), riguardano i flesso- In ognuno dei giocatori infortunati, la
ultimi 15 min del I tempo e negli ultimi 30 ri del ginocchio con il 67% vs il 33% a forza dei flessori del ginocchio, era inferio-
min del II tempo (figura 3). carico del quadricipite, con la maggior re al 60% della forza del quadricipite.
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

Tutte le lesioni Lesioni durante le gare Lesioni durante gli allenamenti


Gruppi muscolari N° % N° % N° %

Ischiocrurali 749 67 499 71 242 60

Quadricipite 376 33 202 29 164 40

Totale 1125 100 701 100 406 100

Tabella 3 – Lesioni muscolari del quadricipite e degli ischio crurali (Hawkins, Hulse 2001).
Inoltre, era più probabile che le lesioni ischiocrurali e del gastrocnemio. Sembra
muscolari dei flessori del ginocchio si veri- invece non influire sulle lesioni a carico
ficassero quando lo squilibrio tra forza iso- del muscolo quadricipite.
metrica dei flessori di destra e sinistra era Le lesioni del quadricipite sono significati-
superiore a un range del 10% della forza vamente più comuni nell’arto calciante,
massima teorica isometrica. mentre non ci sono differenze significative
Da studi ecografici risulta che il retto femo- nella frequenza tra arti dominanti e non,
rale è l'ubicazione clinica più frequente dello sia per i muscoli flessori del ginocchio sia
stiramento del quadricipite, mentre nei per quelli della gamba. Tali lesioni sono
muscoli del polpaccio le lesioni si collocano riferite soprattutto a terreni di gioco
solitamente nella giunzione muscolo-tendi- bagnati, ricollegabili al gesto specifico del 55
nea, al terzo medio distale del gastrocnemio calciare con un’incidenza maggiore nel-
(Speer, Lohnes, Garet 1993). l’arto calciante.
L'evidenza scientifica generalmente suggeri- Non è stato stabilito se una lesione del
sce che gli stiramenti del gastrosoleo si veri- quadricipite si verifica durante:
ficano durante la fase di accelerazione della
corsa, gli stiramenti dei muscoli ischiocrurali 1. il calciare
durante la contemporanea estensione del- Come è stato comunemente riconosciuto 2. il contatto con la palla
l’anca e del ginocchio o alla massima velo- (Garret 1996), i muscoli flessori del ginoc- 3. la fase preparatoria-oscillatoria dell’arto
cità di uno sprint, oppure durante un cam- chio sono quelli che maggiormente incor- calciante
bio di direzione, mentre gli stiramenti del rono in stiramenti, in relazione a intense 4. oppure nello step finale, cioè quando il
quadricipite si verificano durante il movi- contrazioni eccentriche piede calciante, dopo aver toccato il pal-
mento di calcio o la fase di decelerazione. Le implicazioni funzionali e biomeccaniche lone, è nella fase del contatto a terra
di queste lesioni includono: un decremento
Analisi epidemiologica del range articolare e della flessibilità, con Durante il cammino e la corsa, i flessori
delle lesioni muscolari: un decremento della velocità di accorcia- del ginocchio lavorano primariamente
i fattori di rischio legati mento muscolare. Ma quella che è estesa- eccentricamente “concentrati” nel frenare
alla gestualità tecnico/atletica mente più riconosciuta è la perdita prolun- l’estensione del ginocchio opponendosi,
gata di forza. prima che il piede tocchi il suolo. Lo stesso
La patogenesi delle lesioni muscolari a cari- Nelle perdite eccessive di forza inquadrabili avviene per l’attività del quadricipite che
co degli ischiocrurali (bicipite femorale, nell’ordine del 35-50% post lesione, il recu- termina con un’assistenza sul controllo
semimembranoso, semitendinoso) è stata pero dei normali livelli può portare ad una dell'estensione dell'anca dopo che il piede
studiata estensivamente nella letteratura assenza dall’attività sportiva anche per un ha toccato il suolo.
internazionale. L'unico incontrovertibile fat- lungo periodo (Ingalls, Warren, Armstrong Studi attuali, sull'eziologia delle lesioni
tore di rischio per le lesioni muscolari è prio- 1998). sportive, richiedono valutazioni di modelli
ritariamente un deficit di forza inquadrabile L’età rimane un’importante e non secon- biomeccanici riferiti alla gestualità tecni-
nel rapporto flessori/estensori del ginocchio. dario fattore di rischio per le lesioni degli ca/atletica (figura 4).
Esistono numerosi studi che correlano
decrementi di forza e di flessibilità dei fles-
sori del ginocchio con future lesioni musco-
lari (Yamamoto 1993; Orchard et al. 1997).
La perdita di flessibilità è definita come una
diminuzione nell'abilità di un muscolo alla
deformazione (Billi, D’Onofrio 2005).
Le lesioni muscolo-scheletriche sono il
risultato di un trauma diretto (da impatto)
15
o da stiramento, quest’ultimo ricollegabile 14
13 15
12
ad uno status di contrazione eccentrica. È 10 11
9 14
noto anche che allenamenti eccentrici pro- 8
ducono microscopiche lesioni delle strut- 1 2 3
4
5 6
7
8
13

ture muscolari. Si ipotizza che queste pos- 2


1 2 3 4
5
12 15
3
sano progredire nel tempo verso uno stira- 1 4
11 14
9
mento muscolare. 5
8
10
13
Una lesione muscolare è tanto maggiore 7
6 12
quanto è maggiore l’impegno muscolare, 6
2
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così come l'ammontare della lesione micro- 3 4 5 11 pallone


7
scopica dipende dalla lunghezza ottimale del 11

10 pallone
muscolo durante uno stato di tensione attiva 8
9 10
2360 cm/s
85 f/s
(Warren Gordon, Ingalls, Christopher 2001). 16° 38 m/h
Brockett et al. (2004), affermano che i grup- 9 pallone
pi muscolari “lesionati”, presentano un
accorciamento non fisiologico post lesione,
che li predispone maggiormente ad una
ulteriore lesione sotto regime eccentrico Figura 4 – Cinegramma del movimento della coscia e della gamba durante un movimento di tiro (da
(Brockett, Morgan, Proske 2004). Plangenhoef 1971, modificata).
Bisogna, insomma, prendere in considera- elaborativa da parte del SNC ovvero: viene Diventa interessante soffermarsi anche sulle
zione la sequenza degli eventi che possibil- alterata la capacità di rilevare uno stimolo e lesioni degli adduttori. Sport di squadra,
mente conducono o concorrono alla lesio- di trasformare rapidamente l’informazione come il calcio e l’hockey su ghiaccio ad
ne. La maggior parte di questi fattori di ricevuta in una risposta ottimale. Una com- esempio, richiedono, infatti, una forte con-
rischio, sono difficili da stimare e quantifi- promissione dei meccanorecettori, implica trazione eccentrica, stabilizzatrice, della
care, data la diversità delle variabili. una diminuzione del controllo automatico muscolatura degli adduttori durante l’e-
rivolto alla regolazione della coordinazione spressione della gestualità tecnico-atletica,
neuromuscolare. Con la lesione muscolare sia essa semplice o complessa.
Comunque i fattori di rischio delle lesioni
si verifica una crescente “deafferentazione”. Stiramenti acuti sono il risultato di una con-
muscolari nel calcio includono, come emerge
Il black–out delle informazioni predispone trazione eccentrica che eccede la forza della
56 dalla letteratura internazionale:
l’apparato muscolo scheletrico a lesioni giunzione muscolo-tendinea.
1. deficit di forza muscolare (Orchard et al. recidivanti. Recentemente, un decremento della forza e
1997; Bennel et al. 1998; Yamamoto Da una parte della letteratura, attualmen- della flessibilità degli adduttori, così come
1993); te, è ampiamente discusso il ruolo dello uno squilibrio muscolare adduttore-addut-
2. deficit di flessibilità (Ekstrand, Gillquist stretching: l’applicazione degli esercizi di tore (arto destro comparato con quello sini-
1982; Worrell et al. 1991); allungamento prima dell’allenamento/gara stro) sono stati collegati all’incremento del-
3. incremento della stiffness (Wilson et al. non riduce il rischio di lesioni muscolari l'incidenza dei stiramenti di questi muscoli.
1991); (Ekstrand 1983; Pope 2000; Mac Kay Altro tassello importante, che concorre ad
4. infelice postura lombare (Hennesy, Watson 2001; Wiemann 2001; D’Onofrio 2002; elevare i rischi di lesioni muscolari a carico
1993); Amako 2003; Witvrouw 2004; Anderson, degli adduttori sono i deficit del ROM (range
5. riscaldamento insufficiente (Dornan 1971); Strickland, Warren 2001). of motion) dell’articolazione dell’anca.
6. fatica muscolare (Mair et al. 1996); In contrapposizione c’è da evidenziare che Specificamente, è possibile evidenziare,
7. episodi pregressi di lesioni muscolari molti studi presenti in letteratura mostra- che anche un’alterazione del rapporto di
(Orchard et al. 1997; Ekstrand, Gillquist no al riguardo forme di studio incomplete forza adduttori/abduttori è stata identifi-
1982; Worrell et al. 1991; Hennesy, Watson e di valutazione non omogenee (Witvrouw cata come un fattore di rischio.
1993) et al. 2004). Tuttavia parte di queste con- Studi sul calcio scandinavo hanno riporta-
traddizioni, possono essere spiegate consi- to lesioni agli adduttori con frequenza di
derando il tipo di attività sportiva. dieci e diciotto casi ogni cento giocatori
La scansione ulteriore ci porta a dedurre È noto, invece, che un incremento della (Nielsen, Yde 1989; Engstrom, Johansson,
che l’incremento dell’età anagrafica, rap- flessibilità, in generale, corrisponde ad un Tornkvist 1991).
presenti un fattore evidente di rischio e diminuzione delle lesioni muscolari nel Ekstrand (Ekstrand, Gillquist 1983) ha docu-
questa influenza è riferita soprattutto alle calciatore. mentato trentadue lesioni agli adduttori in
ricadute da lesioni degli ischiocrurali e dei Gli allenamenti eccentrici incrementano e centottanta giocatori di calcio, con una per-
muscoli del polpaccio, ma non sicuramen- migliorano l’elasticità dei muscoli flessori centuale del 13% rispetto a tutte le lesioni
te alle lesioni del quadricipite. Il calciatore, del ginocchio rispetto a sedute di allunga- riscontrate nella stagione sportiva, oggetto
dai 28-30 anni in su, ha maggiori probabi- mento statico. dello studio.
lità di incorrere in lesioni muscolari (Lee, Atleti che allenano eccentricamente i pro- Il più delle volte il muscolo interessato alle
Garraway 1996; Orchard 1998). Un pri muscoli possono ridurre l’indice di lesioni è l'adduttore lungo. Il primario fat-
aumento nell’età di un anno, incrementa infortunabilità (Dudley et al. 1991). tore di rischio è, e rimane, come per gli
la probabilità di lesione ai flessori del È poco chiaro come altezza, peso e stile di altri gruppi muscolari, una lesione prece-
ginocchio di 1,3 volte. corsa dell'atleta con patologie alla colonna dente degli stessi muscoli.
Per Wilmore, Costill (2004) con l’aumenta- vertebrale e al ginocchio, per esempio,
re dell’età, diminuisce la massa magra che possano essere fattori di rischio e concor-
PSIS
è associata, parlando di apparato schele- rere ad una lesione muscolare degli ischio-
Orizzontale ASIS
trico, ad un calo significativo dei minerali crurali. Un osservazione interessante, fatta
ossei. da Verrall et al. (2001), ha rilevato che gli
Anteversione
È noto che la forza muscolare decresce atleti operati al legamento crociato ante- Estensione del bacino
con l'età. L’invecchiamento anagrafico ha, riore (LCA), durante la stagione sportiva dell’anca
quindi, un importante influsso sul decre- possono incorrere più facilmente in lesioni
mento della forza e sulle fibre muscolari. dei flessori del ginocchio, indipendente- Flessione
Si pensa che ad un aumento dell’età corri- mente dalla tecnica ricostruttiva utilizzata. dell’anca
sponda un incremento delle fibre ST, con Negli atleti con storie di lesioni il rischio di
un decremento delle fibre FT. Il motivo stiramento degli ischiocrurali del ginocchio Angolo
esatto della diminuzione di fibre FT non è lievita a 4,9 volte in più rispetto a quelli di estensione
dell’anca (-ve)
evidenziato chiaramente in letteratura, di senza lesioni, come è confermato da
certo è che si assiste complessivamente a numerosi studi presenti in letteratura
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una diminuzione delle dimensioni e del (Garret 1996). Può essere presupposto che
numero di fibre muscolari. dopo una lesione al ginocchio o agli
In letteratura è stato anche evidenziato adduttori, le proprietà biomeccaniche e
che gli atleti con una prevalenza di fibre FT posturali subiscano uno “sconvolgimento”
(tipo II) sono più predisposti a lesioni che interessa tutto l'arto inferiore. Figura 5 – Rappresentazione schematica delle
muscolari. Ciò potrebbe essere causato dalla lesione misurazioni dell’anteversione del bacino e il
Sempre in letteratura è riportato che l’in- stessa o dal regime di riabilitazione intra- picco del range di estensione dell’anca durante
vecchiamento è associato anche ad un preso nella fase di recupero o da una com- la corsa. PSIS (spina iliaca antero-posteriore);
significativo cambiamento della capacità binazione dei due. ASIS (spina iliaca antero-superiore).
Studi precedenti (Ekstrand, Gillquist 1983)
hanno mostrato una correlazione tra defi- Test di Thomas 1
cit di flessibilità e/o di forza, alterazioni (valutazione dei flessori dell’anca)
posturali e lesioni muscolari. Dalle analisi
posturali si evidenzia, che i giocatori con Serve a valutare i muscoli flessori dell’anca (o
stiramenti degli adduttori, mostrano, un della coscia), in modo particolare l’ileo psoas
ridotto range di movimento all’articolazio- e il retto femorale.
ne dell’anca.
Tra l’altro, all’inverso, anche una limitata Esecuzione: il soggetto è supino su un lettino
flessibilità dell'estensione dell'anca, dovuta con le cosce appoggiate per tre quarti e le
all'accorciamento della muscolatura fles- gambe libere e flesse. Con questa postura si 57
evidenzierà subito l’accentuarsi della lordosi
soria o alle strutture capsulo legamentose
lombare per l’azione dei muscoli flessori del-
anteriori dell'anca, è causa di una possibile l’anca. A questo punto, afferrando una coscia, 2
inclinazione anteriore della pelvi durante si cerca di avvicinare il più possibile il ginoc-
la corsa, con una relativa accentuazione chio al petto cercando l’appiattimento del
della lordosi (figura 5). tratto lombare (cioè la retroversione del baci-
Anche se le lesioni muscolari del cingolo no). Per non compromettere la buona riuscita
pelvico, ricoprono una percentuale piutto- del test è importante che l’arto non venga
sto bassa, va messo in evidenza che, secon- “tirato” eccessivamente.
do Schache et al. (2000), le lesioni muscola-
ri del complesso “lombo-pelvico-coxo- Valutazione: da questa nuova postura si
femorale” da un punto di vista clinico e bio- osserva l’arto libero: se la coscia rimane nor-
meccanico necessitano di periodi prolunga- malmente appoggiata (1), è indice di buona
ti di riabilitazione rispetto ad altri eventi elasticità; se la coscia tende a sollevarsi con il 3
traumatici da sport. Questa considerazione ginocchio ben flesso (2), è identificabile un
è il risultato anche di altri studi (Emery et accorciamento dell’ileo psoas; se la coscia
al. 1999) che descrivono lesioni in questa tende a sollevarsi con il ginocchio non com-
regione anatomica. pletamente flesso (3), è indice di tensione
Appare evidente, comunque, che un’ante- oltre che dell’ileo psoas, dei muscoli flessori
versione del bacino è associata con un biarticolari (retto femorale, sartorio e tensore
della fascia lata). Solitamente il muscolo
aumento del grado di lordosi lombare
maggiormente interessato è il retto femorale.
durante la corsa.
Ovviamente, il test va eseguito testando
L'accorciamento dei flessori dell'anca, dell’ entrambi gli arti inferiori.
iliopsoas, del tensore della fascia lata, del
retto femorale, dell’apparato capsulo
legamentoso e delle strutture fasciali, può
ridurre la flessibilità dell'estensione del- Esercizi di potenziamento muscolare degli litazione atti ad evitare le ricadute da lesio-
l'anca durante la corsa e predisporre così adduttori, soprattutto di natura eccentrica, ni (Clanton, Coupe 1998; Kujala et al.
l’atleta ad infortuni. La valutazione ese- sembrano essere un efficace metodo atto a 1997). Uno stiramento dei flessori si verifi-
guita nella fase di pre-campionato, attra- ridurre i fattori di rischio delle lesioni. ca di solito alla giunzione muscolo tendinea
verso il test di Thomas (cfr. riquadro) può (Garrett 1990). Si pensa che il tessuto cica-
mettere in risalto un quadro biomeccani- Discussione triziale, neo formato, non sia funzionale
co-posturale atto ad attivare delle strate- come il tessuto originale, perciò il rischio
gie d’intervento finalizzate a ridurre i fat- Le lesioni dei muscoli ischiocrurali sono per un ulteriore danno è incrementato.
tori di rischio. Questa alterazione postura- fra le lesioni muscolari più comuni negli Ekstrand, Gillquist (1983) hanno attribuito
le rimane, alla lunga, un chiarissimo fat- atleti. La percentuale di reinjury ovvero di il 17% delle lesioni riportate nel loro studio
tore di rischio sia per gli adduttori, ma recidive rimane molto alta soprattutto nel ad una riabilitazione inadeguata; similmen-
soprattutto per gli ischiocrurali per via calcio (Agre 1985; Choiak 2000). Le lesioni te anche Nielsen, Yde (1989) hanno trovato
della continua tensione eccentrica a cui muscolari pregresse, sia recenti (entro le che il 25% dei giocatori ricadeva nello stes-
sono sottoposti. otto settimane) che passate (maggiori di so tipo di lesione e nello stesso punto a
L’incidenza degli stiramenti degli adduttori, otto settimane) rimangono un importante causa di una riabilitazione inadeguata. Le
ha subito un notevole incremento negli ulti- fattore di rischio (Bennell et al. 1998; ricadute da lesioni sono responsabili per il
mi sei anni. La percentuale di lesione è più Orchard 1998). 22% di tutti i danni riportati.
grande durante la fase preseason, quando Sembra ormai chiaro che gli squilibri in ter- La presenza di elevate forme di recidive è
questa viene comparata con la regular o con mini di flessibilità e di forza, la fatica ricollegabile a una condizione di “debolezza
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la post-season. muscolare, un inadeguato riscaldamento e muscolare” e squilibrio nel rapporto di ago-


Tyler, in una ricerca su giocatori di hockey dissinergie della contrazione rappresentano nisti/antagonisti (D’Onofrio et al. 2003). Per
su ghiaccio riporta che, quattro su nove altri e chiari fattori predisponenti alle lesio- altri, come Hennessey, Watson (1993) una
stiramenti inguinali (44%) presentano sto- ni muscolari. Lesioni ricorrenti possono lordosi lombare può avere una correlazione
rie di lesioni ricorrenti (Tyler et al. 2001). essere anche la conseguenza di una riabili- significativa con gli eventi lesivi a carico dei
Quanto affermato, è riscontrabile anche tazione inadeguata, accelerata (Bennell et flessori del ginocchio.
dai risultati da un studio di Seward, che al. 1998). Croisier et al. (2000) consapevoli delle limi-
riporta una percentuale del 32% di recidi- La maggior parte degli Autori enfatizza la tazioni scientifiche e del carattere contro-
ve per le lesioni agli adduttori (Seward et necessità di chiarire i fattori eziologici, ma verso della percentuale convenzionale del
al. 1993). soprattutto l'efficacia dei protocolli di riabi- rapporto flessori/quadricipite, hanno pro-
posto un rapporto di valutazione funziona- estrogeni e progesterone durante il ciclo Conclusioni
le flessione eccentrica/estensione concen- e quindi ipoteticamente a ridurre l’inci-
trica, atto ad ottenere un indicatore mirato denza delle lesioni. L’indagine epidemiologica internazionale,
e soddisfacente dello squilibrio. Nella prati- A conclusione di questa review non pos- ha evidenziato che nel calcio le lesioni
ca gli Autori costruiscono un rapporto iso- siamo non evidenziare che in letteratura muscolari interessano maggiormente i
cinetico combinato tra due velocità estre- esistono idee diversificate in merito alla flessori del ginocchio e nella fattispecie, il
mamente diverse (30 deg/s eccentrico e strutturazione dei protocolli riabilitativi. bicipite femorale. In tutti i livelli del calcio
240 deg/s concentrico) al fine di rendere il In un lavoro di Sherry et al. (2004) apparso europeo è stata riscontrata una elevata
test e la valutazione più vicina alle condi- recentemente, è stata confrontata l'effica- percentuale di ricadute da lesioni.
zioni biomeccaniche coinvolte nello sprint cia di due programmi di riabilitazione per Prematuri ritorni all'attività e una riabilita-
58 e nel gesto tecnico del calciare. le lesioni dei flessori del ginocchio. zione inadeguata sono stati riportati come
Dato che le lesioni dei muscoli ischiocru- Ventiquattro atleti con una lesione dei fles- fattori di rischio delle ricadute da lesioni.
rali si verificano di solito durante movi- sori del ginocchio furono assegnati casual- La persistenza dei deficit di forza muscola-
menti eseguiti ad alte velocità, sarebbe mente a due gruppi di riabilitazione: re, dello squilibrio nel rapporto agonisti/
preferibile selezionare lo stesso test isoci- antagonisti e di flessibilità, concorrono in
netico ad alte velocità angolari per 1. gruppo A: undici atleti eseguivano un primis alle lesioni e alle ricadute a carico
entrambi i gruppi di muscolo implicati. protocollo di stretching statico e un dell’apparato muscolare dei calciatori.
L’esercizio eccentrico produce lesioni micro- allenamento a carichi crescenti della Sembra ragionevole presumere che i fat-
scopiche delle fibre muscolari e dolore forza per i muscoli posteriori della tori che contribuiscono ad incrementare i
muscolare tardivo (Delayed Onset Muscle coscia con sovraccarichi ed applicazioni rischi di reinjury devono essere assoluta-
Soreness, DOMS), il giorno successivo. Il di ghiaccio; mente risolti (per esempio, deficit nella
DOMS che viene generato dalle contrazioni 2. gruppo B: tredici atleti eseguivano un propriocezione, instabilità articolare, ROM
eccentriche, è un fattore di rischio di lesioni allenamento progressivo di agilità, eser- ridotto).
muscolari. Ciò spiega la prudenza iniziale cizi di stabilizzazione del tronco e appli- I processi di riabilitazione classici, devono
nei programma strutturati per il ritorno allo cazioni di ghiaccio. essere migliorati iniziando un programma
sport degli atleti. A tal uopo vengono pro- di forza individualizzato che utilizzi in parti-
poste inizialmente una serie di contrazioni In termini di risultati, la media del tempo colar modo il regime eccentrico che deve
submassimali eccentriche dirette ad evitare richiesto per la ripresa dell’attività per gli essere alla base del progetto terapeutico.
il DOMS (Nosaka et al. 1991). atleti del gruppo A era di 37,4 ± 27.6 gior- Nella fase di “pre-season” appare utile ese-
I recenti studi sugli effetti sulla perfor- ni, mentre il tempo medio per gli atleti del guire test di flessibilità al fine di identificare
mance, hanno mostrato che adattamento gruppo B era di 22,2 ± 8.3 giorni. i giocatori a rischio di lesioni muscolari.
e miglioramento della resistenza si verifi- Nelle prime due settimane successive alla
cano rapidamente dopo un solo turno ini- ripresa dell’attività, la percentuale di rica-
ziale di esercizio eccentrico e durano per dute da lesioni era significativamente più Note
molte settimane (Clarkson, Tremblay 1988; elevata (p = 0,00343, test esatto di Fisher)
Sherry, Best 2004). nel gruppo A, dove sei atleti su undici (1)
Nella ricerca di Rahnama (2002) per lesione
Sulla base di questa considerazione, l'in- (54,5%) che avevano completato il pro- s’intende un evento che richiede un interven-
tensità di contrazione proposta, dovrebbe gramma di allungamento e di allenamento to e un trattamento in campo da parte del
essere aumentata progressivamente, fino della forza lamentava uno stiramento reci- medico, che può comportare o meno l’ab-
a diventare massima dopo quattro o cin- divante dei flessori della gamba; mentre bandono del gioco:
(2)
que sessioni per evitare il DOMS. nel gruppo B nessuno dei tredici atleti È interessante riportare quello che gli Autori
chiamano Messaggio da portare a casa nel
Secondo Witvrouw et al. (2003) i giocatori (0%) incorreva in una ricaduta da lesione. quale sintetizzano i principali risultati della
di calcio con un decremento della flessibi- Dopo un anno dal ritorno in attività, la loro ricerca: il rischio di traumi nel gioco del
lità dei flessori del ginocchio o del musco- percentuale di reinjury era significativa- calcio può essere rapportato alle azioni di
lo quadricipite statisticamente sono a più mente più elevata (p = 0,0059) nel gruppo gioco, al periodo della partita e alla zona
elevato rischio di lesione . A nel quale sette atleti su dieci (70%) di specifica del campo. I giocatori sono più
esposti a rischio quando subiscono un tackle
Alcuni dati sperimentali suggeriscono quelli che avevano completato il program- o una carica o quando eseguono un tackle.
implicazioni cliniche secondo cui l’unità ma di stretching e potenziamento incorse- Questo rischio è maggiore durante i primi e
muscolo-tendinea è maggiormente predi- ro in un’altra lesione muscolare, mentre gli ultimi quindici minuti della partita - ciò
sposta a una lesione dopo un danno da nel gruppo B solamente un atleta su tredi- riflette, da un lato, l’intenso impegno dei
stiramento rispetto ad un muscolo sano. I ci (7,7%), incorse in una ricaduta da lesio- primi minuti di gioco e dall’altro il possibile
effetto della fatica nella fase terminale della
regimi terapeutici progettati per realizzare ne muscolare dei flessori della gamba. In partita - e nelle zone specifiche di attacco e
un primo ritorno alla competizione sporti- definitiva, sembra che un programma di di difesa dove il possesso della palla viene più
va, che eliminano i meccanismi protettivi riabilitazione basato su un allenamento di intensamente contestato.
di dolore, possono aumentare ulterior- agilità ed esercizi di stabilizzazione del
mente il rischio di danno supplementare tronco sia più efficace rispetto ad un pro-
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(Taylor et al. 1993). gramma che enfatizzi lo stretching e il


Nel calcio femminile le variazioni periodi- potenziamento analitico degli ischiocrurali Indirizzo degli Autori: Università di Roma Tor
che degli ormonali sessuali influiscono (Zachezewski et al. 1989). Vergata, Facoltà di medicina e chirurgia, Corso di
sul sistema metabolico e nervoso, con Comunque, è nella complessità della strut- Laurea in scienze motorie, via Columbia s.n.c.
riflessi sulla prestazione sportiva e sugli turazione del progetto terapeutico che si
infortuni durante le varie fasi del ciclo deve tener conto degli elementi multifatto-
(Hartad et al. 2004). Il contraccettivo riali che concorrono ad una personalizza- La bibliografia del presente articolo può essere
orale, di cui fan largo uso le atlete, con- zione del ritorno allo sport che varia tra consultata e scaricata dal sito:
corre a stabilizzare le fluttuazioni degli l’altro al variare dell’entità della lesione. www.calzetti-mariucci.it
FISIOLOGIA

Massimiliano Noseda, Istituto ortopedico


Galeazzi, Milano, Federazione Italiana
di Canottaggio a sedile fisso
Annamaria Storelli, Studio Oasi, Como

59
Attraverso
la cute…
Principi di istologia,
fisiologia ed igiene della
cute applicati allo sport
La cute costituisce il rivestimento
esterno dell’organismo umano e
si trova in diretta continuità, a livello
degli orifizi, con le muscose degli
apparati respiratorio, digerente e
uro-genitale, a livello oculare con la
congiuntiva e l’epitelio di rivestimento
dei canali lacrimali e, a livello acustico,
ricopre interamente il meato acustico
esterno e la superficie laterale della
membrana timpanica. Per tali ragioni
è l’organo più esteso e pesante del
corpo umano, e come tale svolge una
serie di importanti funzioni. Attraverso
l’esposizione sintetica delle principali
nozioni di istologia, fisiologia e igiene
che caratterizzano la cute e i suoi
annessi si forniscono alcune
informazioni per permettere agli
operatori sportivi di conoscere i segreti
di questo organo per sfruttare al
meglio le sue potenzialità nello sport
e si forniscono alcuni consigli che
possono aiutare l’atleta a migliorare il
rapporto con la propria cute, evitando
in tal modo le più comuni affezioni
ad essa connesse.

Introduzione
La cute costituisce il rivestimento esterno
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dell’organismo umano, ponendosi in diret-


ta continuità, a livello degli orifizi, con le
muscose degli apparati respiratorio, dige-
rente e uro-genitale, a livello oculare,
rispettivamente con la congiuntiva e l’epi-
telio di rivestimento dei canali lacrimali, e
ricoprendo, a livello acustico, interamente
il meato acustico esterno e la superficie
laterale della membrana timpanica (3).
FOTO SCUOLA DELLO SPORT
Per tali ragioni è l’organo più esteso e
Fototipo Sensibilità Suscettibilità Capacità Classi
cutaneo al sole a scottature solari di abbronzarsi di individui pesante del corpo umano: si calcola, infatti,
approssimativamente che rappresenti circa
I Molto sensibile Sempre Nessuna Melano-compromessi un quinto-un sesto del peso totale dell’inte-
II Moderatamente Alta Leggera Melano-compromessi ro organismo con una superficie media nel-
sensibile l’uomo adulto di 1,6-1,85 m2 e un peso
III Moderatamente Moderata Media Melano-competenti medio di 12-15 kg (3, 4, 6). Spessore, ade-
insensibile
renza, levigatezza e colore sono le caratteri-
IV Moderatamente Bassa Scura Melano-competenti
resistente
stiche macroscopiche fondamentali che
diversamente combinate tra loro ne caratte-
60 V Resistente Molto Bassa Pelle naturalmente Melano-protetti
rizzano l’aspetto (4, 6, 12). Lo spessore risul-
marrone
VI Molto resistente Estremamente Pelle naturalmente Melano-protetti ta variabile principalmente in relazione a tre
bassa nera fattori: sesso, distretto corporeo ed età; la
cute appare, infatti, estremamente sottile
Tabella 1 – Classificazione dei fototipi cutanei secondo Fitzpatrick (Wheater 1994). fino a 0,5 mm a livello della membrana tim-
panica, del meato acustico esterno, delle
palpebre e del pene e particolarmente spes-
sa a livello del palmo delle mani, della pianta
Classe Caratteristiche cutanee Caratteristiche dell’abbronzatura del piede, della nuca e del dorso dove può
raggiungere anche i 3-6 mm (6).
I Soggetti con pelle molto chiara, L’abbronzatura è molto tenue, talvolta inesistente;
spesso associata a capelli biondi le scottature sono rapide e frequenti; c’è il rischio di Relativamente invece alle diverse fasi della
o rossi, occhi chiari ed efelidi danni solari permanenti per esposizioni inappropriate vita, il suo trofismo è massimo nel bambi-
no e si riduce progressivamente con la
II Soggetti con pelle chiara, capelli L’abbronzatura è lieve e dorata; tendono a scottarsi senescenza (5). In merito all’aderenza ai
biondo scuro o castano chiaro facilmente
piani profondi, la cute si presenta più
III Soggetti con pelle abbastanza Sviluppano un’abbronzatura intensa e omogenea; tenace a livello della faccia anteriore della
scura e capelli castani si scottano solamente dopo esposizione prolungata tibia, del sacro, della pianta del piede e del
palmo della mano e più lassa in prossimità
IV Soggetti con carnagione Sviluppano rapidamente un’abbronzatura molto intensa
olivastra, occhi e capelli neri ed omogenea color cioccolato; non si scottano mai
delle articolazioni al fine di agevolare il
movimento (3). Particolarmente liscia è
solitamente in corrispondenza del dorso
Tabella 2 – Classificazione pratica dei fototipi cutanei modificata su quella di Fitzpatrick.
delle mani, mentre tipicamente ruvida
appare sulla pianta del piede posterior-
mente a livello del calcagno e anterior-
mente a livello dell’arcata plantare traver-
sa (3). Per ciò che riguarda il colore, que-
sto è il risultato dell’interazione di diversi
fattori genetici ed ambientali (6). Tra i
primi fondamentale importanza rivestono
l’etnia e la razza (4). Il differente colorito
di base, più propriamente detto fototipo, è
dovuto principalmente alla diversa produ-
zione di melanina e, quindi, a differenze di
numero, forma e distribuzione di organuli
citoplasmatici detti melanosomi, piuttosto
che a differenze nella quantità di melano-
citi (tabella 1 e 2, figura 1 e 2) (6).
In ogni individuo è prevista, tuttavia, non
solo una quota di melanina geneticamente
Figura 1 – Esemplificazione di un fototipo chiaro e uno scuro in due giocatrici di tennis. determinata, ma anche una quota induci-
bile mediante esposizione a raggi ultravio-
letti (UV) naturali, ovvero al sole, o artifi-
ciali, ovvero a lampade abbronzanti (tabel-
la 3 e 4) (4).
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Sottotipo Lunghezza d’onda

UVA UVA 1 315-340 nm


UVA 2 340-400 nm

UVB 280-315 nm

UVC 100-280 nm

Figura 2 – Differenti fototipi: fototipo chiaro in un’atleta praticante nuoto sincronizzato e fototipo Tabella 3 – Classificazione delle radiazioni
scuro in due giocatori di pallacanestro. ultraviolette (Wheater 1994).
Tuttavia, differenze cromatiche si riscontra- Principi di istologia e citologia
no anche tra le diverse regioni corporee dello Positivi Indispensabile per la vita
stesso individuo (3, 6). Ciò è invece imputabi- Riscaldamento La cute può essere suddivisa in tre strati
Stimolazione della sintesi
le principalmente alla aumentata concentra- di vitamina D. ben distinti tra loro: un epitelio, detto epi-
zione locale di melanociti; infatti, presentano Effetto antidepressivo dermide, un tessuto connettivale, detto
un aspetto più scuro l’areola mammaria, i e stimolante derma, e un tessuto adiposo, detto ipo-
genitali, la regione estensoria degli arti e l’or- derma (3, 4, 5, 6, 11, 12).
Negativi Scottature e colpi di sole
lo roseo delle labbra. Tuttavia, altri importan- Fotosensibilizzazioni L’epidermide è lo strato più superficiale
ti fattori in grado di determinare variabilità (fotoallergia e fotosensibilità) della cute, posto direttamente a contatto
cromatica sono lo spessore cutaneo e la Fotoinvecchiamento cutaneo con l’ambiente circostante (figura 4).
vascolarizzazione locale (6). Anche l’età con- Fotocancerogenesi Costituisce, pertanto, la prima barriera 61
diziona, poi, il colorito della cute; infatti, l’a- contro i danni meccanici esogeni, la disi-
spetto omogeneo ed uniforme tipico del Tabella 4 – Effetti dell’esposizione al sole dratazione e l’aggressione batterica.
(Wheeater 1994).
bambino si perde progressivamente con il Embriologicamente deriva dall’ectoderma
sopraggiungere della senescenza, caratteriz- come il sistema nervoso e di esso conser-
zata dalla comparsa di aree iperpigmentate va alcune caratteristiche (neurotrasmetti-
prevalentemente in regioni fotoesposte tori e recettori) importanti per la vita di
come le mani, il volto, il decolté e le spalle (3, relazione (3, 4). L’epidermide non possiede
6). Discromie spesso transitorie si associano una propria vascolarizzazione e si nutre
anche tipicamente a particolari periodi della per processi di diffusione dal derma sotto-
vita come la pubertà, la menopausa o la gra- stante (3, 5, 6, 11). È costituita da un epi-
vidanza (6). In quest’ultimo caso si riscontra telio pavimentoso stratificato, il cui spes-
spesso una tendenza all’iperpigmentazione, sore varia da 50 mm a 1,5 mm, e si carat-
fenomeno che prende il nome di cloasma terizza per la presenza di quattro differen-
gravidico e che sembrerebbe dovuto almeno ti popolazioni cellulari: il cheratinocita, il
in parte alla situazione di stress che tale Figura 3 – Il tatuaggio cutaneo costituisce un melanocita, le cellule del Langherans e le
situazione induce nell’organismo umano con esempio di variazione cromatica indotta, volon- cellule di Merkel, con funzioni rispettiva-
conseguente aumento di cortisolo e ormone taria e permanente. mente di sostegno, produzione di pigmen-
adenocorticotropo (ACTH). L’ormone che sti- to, immunitaria e sensoriale (3, 4, 6, 11).
mola la produzione di melanina, detto mela- La stratificazione dell’epidermide in cin-
notropo, deriva, infatti, dallo splicing alterna- que strati riflette i vari stadi maturativi
5
tivo del RNA dell’ACTH. che la sua linea principale, ovvero il che-
Tra i fattori ambientali, invece, il più impor- ratinocita, attraversa nel processo fisiolo-
tante è sicuramente l’esposizione ai raggi gico di citomorfosi cornea (6). Si calcola
4
solari (4, 6). Tale evento induce, infatti, la 3
che il tempo medio necessario al cherati-
formazione di melanina, uno schermo chi- nocita per passare dallo strato basale allo
mico naturale finalizzato a ridurre il danno strato corneo sia di ventotto giorni (6).
cutaneo dovuto ai raggi solari (4). Altri fat- 2
Scarti temporali in eccesso o in difetto
tori acquisiti in grado di determinare discro- possono tuttavia essere considerati fisio-
mie indesiderate sono il fumo, che conferi- 1 logici e frequentemente si osservano
sce un aspetto giallognolo alla cute a causa Figura 4 – Nel reperto istologico possiamo anche in relazione a fattori esterni come
dell’azione di radicali liberi ed alla microan- osservare: 1. lo strato basale detto anche o temperatura, umidità e forze di frizione
giopatia conseguente all’ipossigenazione germinativo o malpighiano; 2. lo strato spinoso; applicate. Lo strato basale, detto anche
locale, e l’alimentazione, in quanto i pig- 3. Lo strato granuloso; 4. Lo strato lucido; 5. lo germinativo o malpighiano, è il più
menti, in particolare delle carote, ma in strato corneo. I cheratinocini originano nello profondo e, pertanto, è posto a diretto
genere di tutti i vegetali e i frutti colorati, strato basale e durante il processo di matura- contatto con la membrana basale (3, 6, 11,
possono accumularsi nel sottocute confe- zione cellulare risalgono agli strati epidermici 12). È costituito da una o due file di che-
rendo un aspetto sui toni dell’arancio e del arricchendosi progressivamente di cheratina. ratinociti di forma cuboide o prismatica
marrone (6). Vi sono poi alcune patologie con l’asse maggiore perpendicolare alla
epatiche come la cirrosi, o cardio-polmonari affetti da patologie congenite, come cardio- giunzione dermo-epidermica. Il loro
come la broncopneumopatia cronica ostrut- patie, o acquisite, come l’anemia post-chi- nucleo è grosso e allungato e il citoplasma
tiva, che conferiscono invece una colorazio- rurgica o da carenza di ferro. A questo tipo presenta un’elevata basofilia; questo per
ne tendente rispettivamente al giallo e bian- di alterazione cromatica si aggiungono poi via dell’elevata attività mitotica. Le cellule
co-blu, tanto più evidente quanto più avan- quelle indotte da farmaci, come ad esempio dello strato basale sono unite alla mem-
zato è lo stadio della malattia. Nelle patolo- da cordarone che in seguito all’esposizione brana basale, mediante emidesmosomi, e
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gie da insufficienza respiratoria o nelle ane- solare determina frequentemente macchie tra loro mediante blande e primordiali
mie, importante è anche la quantità di emo- grigie o blu (6). Infine, esistono casi in cui interazioni desmosomiali (6, 11, 12). Tali
globina circolante e la sua capacità intrinse- l’alterazione è appositamente ricercata e legami diventano più evidenti nello strato
ca di legare l’ossigeno. L’emoglobina legata indotta volontariamente dell’uomo. È questa soprastante, detto appunto spinoso, per la
all’ossigeno, detta ossiemoglobina, conferi- la moda dei tatuaggi che si realizzano iniet- comparsa dei desmosomi che al microsco-
sce, infatti, alla cute un aspetto roseo-rosso, tando localmente sostanze indelebili come il pio elettronico appaiono come strutture
mentre in assenza di ossigeno si parla di carbone (blu-nero), i sali di cadmio (giallo), spiniformi (11, 12). Queste sono costituite
emoglobina ridotta che determina invece un sali di ferro (bruno), sali di cromo (verde), da citocheratina, organizzata in tonofibril-
aspetto variabile dal bianco al blu. Ciò giu- sali di cobalto (azzurro ) e cannibar (rosso) le e tonofilamenti, e permettono alle cel-
stifica il colorito pallido di alcuni pazienti (figura 3). lule interazioni dinamiche di ancoraggio,
i melanosomi sono spesso piccoli e con-
globati; in quella nera, invece, sono più
grossi e disposti singolarmente; pertanto,
è la dimensione, la forma e la velocità di
produzione dei melanosomi che varia
principalmente tra individui della stessa
razza e tra gruppi etnici differenti.
Il sole, innescando un processo chimico,
oltre a determinare un ulteriore annerimen-
to della melanina precedentemente prodot-
62 ta, favorisce la sintesi di nuovo pigmento
attraverso un processo biochimico che par-
tono da un substrato amminoacidico: la
tirosina (4), che viene trasformata dall’enzi-
ma tirosinasi, attraverso composti intermedi
quali la 3-4diidrossifenilamina (DOPA) e il
DOPA-chinone, da cui origina la melanina
(6). Mediante un processo noto come cito-
crinia, i melanosomi sono trasferiti dai
melanociti alle cellule epiteliali circostanti,
ovvero si formano e si dissolvono all’oc- corneo (3, 6, 11, 12). Qui i cheratinociti che si arricchiscono in tale pigmento pur
correnza per consentire la migrazione del sono ormai appiattiti e assumono una non essendo in grado di produrlo autono-
cheratinocita verso gli strati sovrastanti. Le forma a lamella sottile, detta anche scaglia mamente. La secrezione basale di melanina
cellule dello strato spinoso sono disposte cornea, piena di cheratina, priva di nucleo è invece regolata dalla produzione di ormo-
su circa cinque file e tendono ad aumenta- e di ogni attività metabolica, posta a pro- ne melanostimolante (MSH), polipeptide di
re di dimensione progressivamente pur tezione degli stati sottostanti. Lo spessore natura aminoacidica, prodotto dalla parte
appiattendosi. Inoltre, salendo verso gli di tale strato dipende essenzialmente dagli intermedia dell’ipofisi. L’importanza di tale
strati superiori, la cromatina nucleare si stress meccanici a cui la regione cutanea è pigmento cutaneo consiste nella protezione
addensa progressivamente e il citoplasma sottoposta; infatti, ad esempio, il palmo degli strati epidermici profondi dal danno
perde progressivamente la sua basofilia delle mani e la pianta dei piedi hanno uno cromosomiale dovuto alle reazioni UV (3).
per l’aumento delle tonofibrille. Sempre a strato corneo duro e spesso fino a 80 µm, Quest’ultime possono, infatti, alterare irre-
livello dello strato spinoso vengono pro- mentre il viso è più delicato e sottile da 6 a versibilmente le catene nucleotidiche di
dotti l’involucrina, proteina responsabile 30 µm (3). L’alterazione progressiva delle DNA con possibile degenerazione neoplasti-
della formazione di un manto corneo subi- componenti desmosomiali promuove la ca. La presenza dei melanociti in prossimità
to sotto la membrana plasmatica, e la lori- desquamazione; è, pertanto, possibile del bulbo pilifero è responsabile invece del
crina, proteina facilitante l’adesione dei distinguere uno strato corneo profondo, colorito del pelo che si arricchisce in melani-
filamenti di cheratina con tale involucro detto compatto, da uno strato corneo na durante la sua crescita. Generalmente, in
(6). Lo strato sovrastante, costituito da una superficiale, detto disgiunto (6, 11, 12). La ogni individuo volto e genitali sono mag-
a quattro filiere cellulari, è invece detto produzione di sebo attribuisce a tale strato giormente pigmentati rispetto ad altre
granuloso per la comparsa nel citoplasma maggior elasticità, riducendo la desqua- regioni come il tronco o il palmo delle mani.
di granuli di cheratoialina, detti anche mazione (6). L’abbondanza di sostanze lipi- La terza linea cellulare dell’epidermide è
corpi lamellari di Odland, segnale d’inizio diche dello strato corneo, sia a livello rappresentata dalle cellule del Langherans
del processo di cheratinizzazione cellulare intracellulare (eleidina), sia extracellulare (3, 6, 11, 12). Tali cellule costituiscono il 3-
(6, 11, 12). La natura di tale sostanza è dif- (sebo ), conferisce alla cute una tipica 4% della cellularità epidermica e si localiz-
ferente da quella delle citocheratine delle untuosità e un caratteristico aspetto luci- zano principalmente a livello soprabasale.
proteine tonofibrillari; si ritiene comunque do, agendo inoltre da barriera chimica nei Originano dal midollo osseo e, come dimo-
che il processo di cheratinizzazione com- confronti di acqua e sostanze idrofile. strato dall’espressione di molecole di isto-
porti l’assemblaggio di tonofibrille e chera- Dopo i cheratinociti, i melanociti sono le compatibilità di classe II (HLA-DR), appar-
toialina. In tale strato, che costituisce la cellule più presente dell’epidermide (3, 6, tengono alla linea monocito-macrofagica.
zona di transizione tra gli elementi epider- 11, 12). La loro ultrastruttura suggerisce Esse hanno, infatti, la funzione di presen-
mici sottostanti ancora attivi e il materiale che si tratta di cellule neuro-ectodermiche, tare l’antigene (APC cells), dopo averlo
cheratinico posto superficialmente, le cel- localizzate prevalentemente nello strato processato ed espresso in associazione a
lule si appiattiscono ulteriormente e il basale (3, 11). I lunghi processi dendritici MHC di classe II, ai linfociti T CD4 median-
nucleo appare ridotto o assente. Lo strato di cui sono dotati si ramificano tra le cel- te migrazione ai linfociti regionali, parteci-
lucido, posto sopra al precedente, è poco lule epiteliali senza formare però giunzioni pando pertanto alla prima fase dei proces-
presente nella specie umana (3, 6, 11, 12). cellulari con queste in un rapporto costan- si difensivi (8). Al microscopio elettronico
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Risulta, tuttavia, più spesso a livello pal- te tra melanocita e cheratinociti di 1:36 appaiono prive di tonofilamenti o desmo-
mare e plantare dove è costituito da uno- (6). Tale raggruppamento è pertanto detto somi e presentano caratteristici organelli
tre filiere. Il citoplasma presenta residui unità funzionale melanino-epidermica. Il citoplasmatici, detti granuli di Birbeck (3,
nucleari, una porzione centrale caratteri- numero di melanociti è relativamente 6, 11, 12).
stica per la sua intensa eosinofilia dovuta costante nelle diverse razze, cosicchè la La quarta linea cellulare dell’epidermide è
ad una sostanza ricca di zolfo e lipidi, l’e- differenza di colore cutaneo è dovuta prin- costituita dalle cellule di Merkel, situate a
leidina, ed una porzione periferica accen- cipalmente alla quantità di melanina pro- ridosso dello strato basale e ancorate a
tuata dalla progressiva trasformazione dotta piuttosto che al numero dei melano- cheratinociti mediante desmosomi (3, 6,
cornea. Lo strato più superficiale è detto citi presenti (6). Nella razza bianca, infatti, 11, 12). Di derivazione epidermica, sono
provviste di un nucleo lobato e di granuli
citoplasmatici di forma sferica con core
elettrodenso, contengono filamenti di che-
ratina e producono neuropeptidi. Hanno la
funzione prevalente di rilevare stimoli tat-
tili e, pertanto, sono associati ad una sotti-
le terminazione nervosa non mielinizzata.
Il derma è un tessuto di origine mesenchi-
male, costituito da una membrana bianca-
stra e, pur essendo variabile nelle differenti
regioni corporee, ovvero 1 mm sul viso e 4 63
mm su dorso e cosce, rappresenta lo strato
più spesso della cute (3, 5, 6, 11, 12). È
pertanto, lo strato cutaneo che maggior-
mente va incontro ad involuzione e assot-
tigliamento con il progredire dell’età (5). È
una struttura al tempo stesso solida ed
elastica che svolge, quindi, principalmente FOTO CALZETTI & MARIUCCI EDITORI
una funzione di sostegno. È costituito da
una sostanza fondamentale amorfa in cui
sono contenute fibre connettivali (reticola- si possono osservare in forme immature mente perpendicolare alla superficie cuta-
ri e collagene, responsabili principalmente (oxitalano) ancorate alla membrana basale. nea, a differenza del derma reticolare dove
di coesione e compattezza, ed elastiche, Da un punto di vista funzionale, mentre il tali fibre hanno un decorso prevalentemen-
responsabili soprattutto di resistenza alla collagene permette l’estensione della cute, te parallelo alla stessa. Il derma papillare è
trazione e indeformabilità) e cellule proprie l’elastina ne consente il ritorno allo stato costituito da tipiche sporgenze coniche,
del derma come i fibroblasti, responsabili originale dopo trazione (11). Le fibre colla- dette papille dermiche, ciascuna delle quali
della biosintesi della matrice e delle fibre gene ed elastiche nel contesto dermico contiene plessi arteriosi, venosi e linfatici
in essa contenute, o di altra derivazione, sono opportunamente assemblate in una con un’ampia rete capillare e terminazioni
come ad esempio i macrofagi o i leucociti sostanza fondamentale costituita prevalen- libere sensitive associate, in taluni distretti
di provenienza ematica, responsabili della temente da glicosamminoglicani, tra i quali ad alta sensibilità, a piccoli corpuscoli sen-
sorveglianza immunitaria e della difesa l’acido ialuronico e i condroidin-solfati ne sitivi di Meissner. Tali strutture sono gene-
aspecifica (8). Nel derma, infatti, avvengo- sono i maggiori rappresentanti. Tali mole- ralmente rare e di volume ridotto in quasi
no anche alcune reazione difensive dell’or- cole, tutte prodotte dal fibroblasto, essendo tutta la superficie corporea; in taluni
ganismo, mediante liberazione di serotoni- fortemente idrofiliche, sono responsabili distretti, invece, come il palmo della mano
na ed istamina, la cui secrezione è influen- dello strato d’idratazione della cute e facil- o la pianta del piede, appaiono invece più
zata da stimoli locali (come agenti chimici mente evidenziabili con colorazioni tipo grandi e strettamente associati. In entrambi
irritanti ) o centrali (come manifestazioni alcian blu e ferro colloidale. Infine, la fibro- i casi, comunque, si ingranano con gli zaffi
cutanee da stress ) (6). Nel derma, infine, si nectina è una molecola glicoproteica epiteliali sovrastanti, determinando la
osservano fascicoli di fibre muscolari, sia importante per la sua funzione di ancorag- cosiddetta giunzione dermo-epidermica (3,
lisce che striate, vasi ematici e linfatici, gio del fibroblasto alla matrice extracellula- 6, 11, 12). Il derma è, infatti, separato dal-
terminazioni nervose e, nella sua parte più re (11). Il derma può essere ulteriormente l’epidermide da una membrana basale che
profonda, ghiandole sudoripare, sebacee e distinto, infine, in due parti: una profonda, appare al microscopio elettronico come una
formazioni pilifere (6, 11, 12). detta reticolare, e una superficiale, detta struttura trilaminare composta da una
Il fibroblasto produce l’intera gamma di papillare (6, 11, 12). La porzione reticolare è lamina lucida, una lamina densa e una sub-
proteine collageniche sotto forma di pro- una lamina connettivale paragonabile alla lamina densa (11, 12). Il suo andamento
collagene, che solo dopo essere stato secre- tonica propria delle mucose, costituita prin- complessivo ondulato è funzionale ad
to nello spazio intercellulare viene trasfor- cipalmente da fasci collagene ed elastici. La aumentare la superficie tra le due parti in
mato in collagene propriamente detto da direzione di tali fasci variamente intrecciati, modo da incrementare gli scambi nutritivi e
proteasi specifiche (11). Qui più molecole di che conferisce il nome a tale regione del l’ancoraggio. A tal proposito, l’increspatura
collagene si organizzano tra loro nello spa- derma, è differente in diversi distretti ana- è più marcata nelle zone sottoposte a mag-
zio in fibrille collageniche, assumendo al tomici e costituisce il substrato delle cosid- gior forze di frizione esterne, come ad
microscopio elettronico una tipica bandeg- dette linee di Langer. Un’eccessiva disten- esempio a livello del cuscinetto palmare (3).
giatura periodica. Quella del collagene è in sione dovuta ad esempio ad ingrassamento Costituisce, infine, una barriera fisica e chi-
realtà una famiglia di dodici differenti o gravidanza ne può determinare la rottura mica selettiva, consentendo, ad esempio, il
molecole: il tipo I è prevalente nel derma con formazione di linee biancastre, note passaggio nell’epidermide delle cellule pro-
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reticolare, il tipo III in quello papillare e il come smagliature o strie distensae (6). Tale infiammatorie, quali macrofagi e linfociti
tipo IV della membrana basale (11). Anche strato è, infine, attraversato da numerosi (8). L’adesione del cheratinocita alla lamina
le fibre elastiche sono prodotte dal fibrobla- annessi cutanei che si spingono in profon- lucida si realizza mediante emidesmosomi,
sto e sono costituite da un core centrale di dità. Lo strato papillare, localizzato più che ultrastrutturalmente si presentano
elastina circondato da microfibrille. In superficialmente, invece, presenta un mag- come addensamenti, regolarmente distri-
microscopia ottica, è possibile evidenziarle gior numero di fibroblasti e risulta ricca- buiti lungo il polo basale dei cheratinociti,
con colorazioni all’orceina o alla resorcina mente vascolarizzato e pertanto più lasso caratterizzati da una porzione intracellulare
(6, 11). Allo stato maturo, le fibre elastiche del precedente, pur essendo ricco anch’esso adesa alla membrana cellulare, detta placca
sono presenti solo negli strati più profondi di fibre collagene ed elastiche (6). Qui la di attacco, su cui si inseriscono i tonofila-
del derma, mentre in quelli più superficiali direzione delle fibre collagene è prevalente- menti, e una porzione extracellulare e, sem-
pre adesa alla membrana cellulare, detta Alla cute sono infine associate alcune Principi di fisiologia
placca densa sub-basale. Le principali pro- strutture dette annessi cutanei: le unghie
teine che determinano l’ancoraggio sono (formazioni cornee simil-trasparenti del- La cute, grazie alle caratteristiche struttu-
note come BPAG1, BPAG2, integrina α6β4, l’epidermide a forma di lamina quadran- rali precedentemente descritte, può svol-
HD1, laminina 5 e laminina 6 (6). golare a convessità superiore poste sulla gere simultaneamente diverse funzioni.
L’importanza di tali proteine nel garantire superficie dorsale delle falangi distali di
l’adesione tra derma ed epidermide è ben mani e piedi, caratterizzate da una radice, La funzione protettiva
nota poiché esse, ad esempio, rappresenta- un corpo e un’estremità libera) i peli (sot-
no i principali antigeni bersaglio in patolo- tili filamenti cornei prodotti dai follicoli La cute annulla o riduce i danni prove-
gie bollose autoimmuni (BPAG1 nel pemfi- piliferi); le ghiandole sebacee (associate ai nienti da insulti di varia natura: chimici,
64 goide bolloso e BPAG2 nell’herpes gestiona- follicoli, producono il sebo, una sostanza fisici, termici e biologici (6). Ciò è possibile
lis). La lamina sub-densa contiene altre protettiva e nutriente per l’epidermide); le principalmente grazie al cheratinocita a
strutture specifiche della giunzione dermo- ghiandole sebacee merocrine (ghiandole livello epidermico, al fibroblasto a livello
epidermica dette fibrille di ancoraggio. tubulo-glomerulari semplici che secernen- dermico e all’adipocita a livello ipodermico
Queste sono molto ricche di collagene di do direttamente sulla superficie cutanea il che conferiscono consistenza e integrità
tipo IV che, sfioccandosi a ventaglio dalla sudore attraverso un processo merocrino all’apparato tegumentario integrandosi tra
lamina densa, consentono la fissazione alle svolgono un ruolo primario nei processi di loro in un’efficace barriera naturale (8). In
strutture amorfe del derma. Tale ruolo è termoregolazione), e le ghiandole sebacee caso di urto, la cute è coadiuvata in tale
dimostrato dal fatto che una riduzione del- apocrine (localizzate a livello ascellare e funzione protettiva anche da altre parti
l’adesione tra derma e epidermide si mani- genitale nell’uomo, si differenziano dalle molli, ovvero dai muscoli e dallo strato
festa sia nell’epidermolisi bollosa acquisita, precedenti in quanto il secreto fluido adiposo, che complessivamente facilitano
dove tale tipo di collagene risulta essere il viene liberato nel follicolo pilifero anziché la dissipazione della forza e prevengono,
principale bersaglio antigenico della rispo- sulla superficie cutanea) (3, 5, 6, 11, 12). entro certi limiti, danni sottocutanei e
sta immunitaria, sia nell’epidermolisi bollo- fratture. Tale proprietà è notoriamente
sa distrofica, dove vi è ipoplasia e mancan- sfruttata in alcuni sport, come ad esempio
za di tale molecola (6). Altre strutture fibril- il sumo; in altri casi, invece, l’uso di ginoc-
lari della lamina sub-densa sono le fibre chiere, gomitiere o caschi non è altro che
ossitalaniche ed eluaniche (6). un metodo per potenziare artificialmente
L’ipoderma o strato sottocutaneo è lo stato tale funzione fisiologica (figura 5 ).
più profondo della cute a diretto contatto La resistenza ad insulti fisici è poi ulterior-
con le fasce muscolari, il periostio e il peri- mente incrementata dalla presenza dei
condrio (3, 4, 6, 11, 12). Lo spessore dell’i- melanociti, cellule che in presenza di raggi
poderma è variabile in relazione all’età, alla ultravioletti producono un’efficace scher-
razza, al sesso e alla regione corporea; in mo protettivo chimico: la melanina (10).
generale varia da 0,5 a 2 cm ed è virtual- Modificazioni del gene della tirosinasi,
mente assente in naso, palpebra e padiglio- enzima chiave in tale processo biochimico,
ne auricolare e massimo nella regione glu- determina una condizione clinica nota con
tea, sulla pianta del piede e sul palmo delle il nome di albinismo (6).
mani (3, 11, 12). È un tessuto di derivazione Anche i capelli svolgono una funzione
mesenchimale organizzato in lobi e lobuli, protettiva contro possibili danni attinici,
separati tra loro da setti connettivali, in cui salvaguardando il capo che costituisce la
scorrono vasi arteriosi e venosi che si dira- regione corporea primariamente esposta
mano in una rete capillare attorno alle cel- all’insulto solare. Mentre nella razza cau-
lule adipose. Laddove l’ipoderma è più casica sono presenti diverse varianti cro-
spesso, il diverso decorso dei retinacola, matiche (biondo, rosso, castano e nero),
più perpendicolare superficialmente e più nelle altre prevale il colore nero. Altre dif-
tangenziale profondamente, consente di ferenze si possono osservare riguardo alla
suddividere lo strato ipodermico in due forma che il capello assume nello spazio,
regioni, dette semplicemente ipoderma classificando così gli esseri umani in lisso-
superficiale e profondo (3, 6, 11, 12). trichi, chimotrichi o ulotrichi a seconda
Ciascuna di queste è delimitata in profon- che abbiano rispettivamente capelli lisci,
dità da una fascia, detta superficiale la mossi o crespi (3). Fisiologicamente, è
prima e profonda la seconda. L’adipocita è interessante osservare che la crescita del
la cellula situata in questo strato. Presenta capello non è continua nel tempo, ma
una forma rotondeggiante, un citoplasma attraversa tre momenti successivi: anagen
ricco di lipidi, soprattutto trigliceridi, e ovvero la fase di crescita, catagen ovvero
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vitamine liposolubili. Il tessuto adiposo, la fase di involuzione e telagen ovvero la


così strutturato, è in grado di svolgere fase di riposo e caduta (6). In seguito a
diverse funzioni: morfologica, modellando quest’ultima, le cellule della matrice del
la forma corporea; termoregolatrice, agen- Figura 5 – Un lottatore di sumo con un tipico bulbo pilifero producono un nuovo capello
do come isolante; di riserva metabolica, habitus costituzionale adiposo facilitante la in modo da rimpiazzare col tempo il pre-
consentendo l’accumulo di lipidi in forma funzione ammortizzante del sottocute e un cedente. Tale meccanismo diventa pro-
anidra; e meccanica, ammortizzando gli football americano con abbigliamento rinforza- gressivamente meno efficiente con il tra-
urti e consentendo lo scivolamento della to a diversi livelli (casco, gomitiere, spalliere, scorrere dell’età, quando si hanno modifi-
cute sui piani sottostanti. ginocchiere). che quantitative e qualitative di follicoli
capillari e, quindi, delle loro potenzialità La funzione metabolica
produttive (5). Calvizie e capelli bianchi
costituiscono la manifestazione macrosco- La vitamina D sintetizzata dalla cute in
pica di tale fenomeno. Diverso significato seguito all’esposizione solare integra il fab-
ha invece la presenza di pelo in altre bisogno giornaliero con la quota assunta
regioni corporee: ad esempio, a livello attraverso la dieta. Infatti, a livello cutaneo,
ascellare facilita la ritenzione dell’umidità l’esposizione a raggi ultravioletti solari tra-
locale conseguente alla sudorazione, ridu- sforma il colesterolo in 7-deidrocolesterolo,
cendo in tal modo le forze di attrito che si altrimenti detto anche vitamina D3 endo-
generano dal movimento dell’arto superio- gena. Questa, insieme a quella esogena, per
re e agevolando la gestualità. L’odore è essere attivata deve essere idrossilata prima 65
purtroppo l’aspetto svantaggioso legato a in posizione 25 a livello epatico e poi in
tale processo (4). posizione 1 a livello renale. Mentre la prima
idrossilazione è favorita dagli estrogeni, la
La funzione sensoriale-comunicativa seconda è promossa dal paratormone, oltre
che dall’ipocalcemia e dall’ipofosforemia. La
La cute è il più grande organo di senso del vitamina D attivata, biochimicamente detta
corpo umano. È, infatti, provvista di recet- 1,25(OH)2D3 o anche calcitriolo, stimola il
tori sensibili a stimoli differenti (tattili, pres- ricambio fisiologico del tessuto osseo e
sori, termici e dolorifici) (9). Mentre in pas- favorisce l’assorbimento di calcio a livello
sato, secondo la teoria della specificità di intestinale e renale.
Von Frey, si attribuiva ad uno specifico Il tessuto adiposo costituisce, inoltre, un’e-
recettore la rilevazione di un’unica modalità norme riserva di energia sotto forma di tri-
sensitiva, oggi si sa che diversi recettori gliceridi, immagazzinati allo stato anidro
possono rilevare stimoli di natura differente l’abitudine di depilarsi, di utilizzare profu- all’interno degli adipociti (6). Per motivi
a diverse soglie1. Diverse sono le evidenze mi, di truccarsi per camuffare gli inesteti- genetici ormonali, mentre gli uomini tendo-
sperimentali in tal senso: a livello corneale e smi o di cambiare taglio o colore dei capel- no ad accumulare grasso prevalentemente
dell’orecchio è per esempio possibile perce- li sono strategie diffuse per potenziare in regione addominale, le donne tendono a
pire il caldo o il freddo in assenza di corpu- ulteriormente tale comunicazione sublimi- farlo a livello gluteo e femorale; si parla
scoli di Ruffini e Krause; inoltre, le termina- nale positiva. Un’ulteriore estensione di così metaforicamente di forma “a mela” nel
zioni libere della cornea sono in grado di tale strategia riguarda la scelta dei vestiti, primo caso e “a pera” nel secondo (7).
percepire allo stesso tempo caldo, freddo, degli accessori dell’automobile e dell’arre- Alcuni animali, a tal proposito, hanno inol-
tatto e dolore (1). Tali informazioni vengono damento. tre sviluppato la capacità di sfruttare molto
poi elaborate e integrate a livello del siste- lentamente tali scorte nel periodo invernale
ma nervoso centrale (SNC), al fine di con- La funzione termoregolatrice in uno stato di rallentamento metabolico
sentire all’uomo un’armonica interazione noto come letargo.
con l’ambiente circostante. È opportuno A seconda delle necessità contingenti del- Quantità variabili di adipociti sono presenti
tuttavia ricordare che il sistema sensoriale- l’organismo umano, la perdita di calore può non solo a livello sottocutaneo, ma anche a
comunicativo della cute è bidirezionale e, essere incrementata dalla vasodilatazione, livello viscerale, dove il tessuto adiposo svol-
pertanto, prevede non solo un sistema di grazie alla presenza a livello dermico di una ge anche alcune funzioni endocrine. Oltre a
input, ma anche uno di output. Infatti, le ricca rete vascolare, e dalla produzione del costituire, infatti, il principale produttore di
risposte vagali emozionali associate alle sudore, un secreto ipo-osmolare. Con esso estrogeni nella donna in menopausa, è in
attività muscolari mimiche del volto con- vengono eliminati alcuni microelementi, in grado di liberare la leptina, un ormone che
corrono a creare un complesso linguaggio particolare sodio, ma anche cloro, potassio, controlla l’appetito e regola il peso corporeo
di comunicazione sociale (3). Senza far magnesio, urea e acido lattico. Benché la agendo principalmente a livello ipotalamico,
ricorso alla parola è, infatti, possibile in tal perdita di acqua sia in eccesso rispetto a e la resistina, un ormone che riduce la sen-
modo esprimere sentimenti di rabbia, gioia, quella di soluti, la proporzione di questi sibilità dei tessuti all’insulina.
preoccupazione, dolore e tristezza. Negli aumenta progressivamente fino a 10-17 g/
ultimi due casi, la comunicazione extraver- die in caso di sudorazione profusa, soprat- La funzione di secrezione
bale può essere ulteriormente intensificata tutto in sport di resistenza (2). Tale mecca-
dalla produzione di lacrima. Un altro esem- nismo fisiologico, attivato mediante stimo- Mediante le ghiandole contenute nei tegu-
pio di partecipazione del sistema simpatico lazione del sistema simpatico colinergico, è menti è garantita la produzione di sostanze
nelle relazioni sociali è l’intensa sudorazio- deputato alla dispersione di parte del calore lubrificanti come la lacrima, nutrienti come
ne o la secchezza delle fauci che possono generato dal lavoro muscolare. Tuttavia, produzione di latte nella donna dopo il
invece associarsi ad uno stato di ansia. alcuni fattori esterni come l’alto tasso di parto, e protettive come il sebo.
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Vale, infine, la pena di ricordare che più in umidità possono rendere difficoltoso tale Quest’ultimo è costituito da una miscela di
generale l’aspetto della cute e la sua cura processo (7). lipidi, in particolare di squalene, esteri di
giocano un ruolo fondamentale sia in Il corpo umano è però in grado all’occor- cere e trigliceridi, che si presentano allo
ambito personale che professionale: una renza anche di incrementare la ritenzione stato liquido a temperatura corporea. La
cute opaca, secca, deasquamata, sudata o di calore. Ciò è possibile stabilmente gra- secrezione sebacea è influenzata dal livello
maleodorante trasmette messaggi di tra- zie alla presenza di tessuto sottocutaneo e di androgeni circolanti, e in particolare dal
scuratezza e ostacola il rapporto interper- all’occorrenza mediante vasocostrizione e deidroepiandrosterone solfato, che varia
sonale. Al contrario una cute pulita, lucida, piloerezione. Negli animali, il pelo costitui- con il sesso e l’età. Le ghiandole sebacee,
morbida ed abbronzata induce messaggi sce un ulteriore mantello protettivo in infatti, sono ben sviluppate nel neonato per
positivi in ambito sociale. A tal proposito, grado di ridurre la dispersione termica. lo stimolo ormonale materno, subiscono
quindi un’involuzione nei primo decennio di mente su superfici, come nastri adesivi o
vita e si riattivano con la pubertà conse- vetri, in grado di conservarne la memoria
guentemente all’inizio della produzione anche per lungo tempo. Tale complessità
ormonale gonadica e surrenalica (6). strutturale, come quella dell’iride, è inoltre
utilizzata dai più moderni sistemi di ricono-
La funzione di assorbimento scimento informatizzati per inserire un ele-
vato controllo nell’accesso fisico o virtuale
La cute rappresenta una barriera selettiva in ad ambienti protetti o a banche dati riser-
grado di acquisire solo alcune sostanze vate.
mediante diffusione passiva: non esistono,
66 infatti, carrier specifici in grado di promuo- Prevenire è meglio che curare
vere attivamente tale processo. Per tale
motivo alcuni Autori preferiscono non uti- Alcuni semplici consigli possono aiutare l’a-
lizzare il termine “assorbimento” per descri- tleta a migliorare il rapporto con la propria
vere tale fenomeno e parlano solamente di cute, evitando in tal modo le più comuni
permeabilità selettiva (4). Inoltre, la liposo- affezioni ad essa connesse.
lubiltà del farmaco, le dimensioni delle par- Le comuni pratiche igieniche devono essere
ticelle, lo spessore dello strato corneo ed il eseguite al termine di ogni seduta di allena-
suo grado di idratazione sono alcune delle mento o di gara quanto prima possibile.
Figura 6 – I dermatoglifi o impronte digitali.
principali variabili che possono rendere Sono presenti sulla superficie cutanea palmare
Durante lo svolgimento delle stesse, l’atleta
ragione della possibilità di penetrazione di o plantare rispettivamente di mani e piedi (da dovrà essere educato ogni volta ad auto-
una sostanza attraversato lo strato epider- Balboni 1993). osservarsi, prestando particolare attenzione
mico. La cosmesi moderna sta lavorando in a macerazioni o arrossamenti soprattutto in
tal senso al fine di studiare forme fisiche, corrispondenza delle pieghe cutanee (addo-
chimiche e associazioni con promotori in altro (figura 6) (3, 6). Alterazioni caratteri- minali o inguinali) o nelle regioni sottopo-
grado di facilitare il passaggio di nutrienti stiche a carico dei dermatoglifi sono tutta- ste a intensa sudorazione o deodorazione
attraverso lo stato corneo. Alcune sostanze via presenti in patologie cromosomiche (ascelle). L’esame delle callosità della mano
per tale via possono, perfino, raggiungere il come la sindrome di Down, di Turner e di potrà suggerire durante la pratica sportiva
derma e, quindi, attraverso questo il circolo Klinefelter. In criminologia o medicina l’uso di guanti, ove necessario e permesso,
ematico. Tale strategia è oggi abitualmente forense, la presenza di un’impronta digitale o la modifica dell’impugnatura degli attrez-
utilizzata per la somministrazione di farma- costituisce spesso una prova fondamentale zi sportivi con opportune imbottiture ergo-
ci per via topica sfruttando il rilascio con- in quanto consente di risalire con precisio- nomiche. La comparsa di insolite manife-
trollato di cerotti medicati2. Variegata è poi ne al suo autore, individuandolo tra diversi stazioni cutanee dovrà indurre l’atleta a
la gamma di prodotti cosmetici edonistici sospettati. Quotidianamente tale reperto consultare tempestivamente un medico al
(creme, maschere, ecc.) volti a migliorare viene, infatti, apposto spesso involontaria- fine di consentire una rapida diagnosi e
lucentezza, morbidezza e trofismo della
cute. Da quanto qui esposto si deduce che
la permeabilità cutanea è più che altro una Biotipo Sotto-biotipo Caratteristiche
possibilità secondaria sfruttata dall’uomo e
non una funzione primaria dell’apparato 1. Normale È la pelle ideale con una equilibrata idratazione,
una buona elasticità, una adeguata produzione di sebo
tegumentario. e assenza di patologie. Per tali motivi rappresenta
il biotipo più raro
La funzione immunitària
2. Secca 2a. Disidratata Appare poco morbida, priva di luminosità, evidenza
di rughe, scarsa tenuta del make-up, per via
La cute rappresenta un organo di inizio e della ridotta idratazione locale successiva a scarsa
regolazione di risposte immuni ed infiam- capacità di ritenere localmente l’acqua o a scarso
matorie, possibili mediante mediatori solubi- apporto idrico generale
li, in particolare anticorpi, citochine, neuro-
peptidi, e componenti cellulari, come le cel- 2b. Arida Appare sottile, asciutta, ruvida al tatto, facilmente
asteatosica desquamante, con rughe evidenti per via
lule di Langherans situate a livello epidermi- della diminuzione della componente lipidica locale.
co o cellule dendritiche e mastociti localiz- Presenta inoltre una diminuita resistenza agli agenti
zate invece a livello dermico (8). Tuttavia, la esterni e un pH tendenzialmente acido
presenza di cellule immunocompetenti, che
3. Sebborroica 3a. Sebborroica Appare lucida e untuosa per via dell’aumentata
per motivi patologici non riconoscono più oleosa secrezione di sebo che fluisce liberamente attraverso
alcune strutture dell’organismo umano i pori dilatati di uno strato corneo inspessito.
scambiandole per agenti esterni nocivi, è Tipicamente presenta comedoni
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alla base di alcune patologie cutanee3 (6).


3b. Asfittica Appare secca, ma untuosa per via del sebo
che ristagna nei pori ostruiti di uno strato corneo
La funzione di identificazione inspessito. Tipicamente presenta microcisti e aree
desquamate su naso, sopracciglia e fronte
I dermatoglifi, comunemente detti impronte
4. Sensibile Appare facilmente arrossabile soprattutto
digitali, attribuiscono alla pelle un ruolo pri- conseguentemente al contatto con acqua e detergenti.
mario nell’identità individuale: ogni essere Presenta un marcato dermografismo e un pH instabile
umano ha, infatti, una sequenza di solchi e
depressioni che lo differenzia da chiunque Tabella 5 – Classificazione del biotipo di Bartoletti e Ramette (Borellini 1993).
protezione è coerente con quello UVB.
Livello Protezione Protezione Protezione
di protezione UVA (PPD) UVA (IPD) UVB (SPF/IP) L’effetto di quest’ultimo tipo di radiazione
è invece ben visibile in quanto si manifesta
Bassa >15 >50 2-6 con vistosi e prurigginosi eritemi. Nei pro-
Moderata >8 >25 8-12 dotti solari la protezione UVB che si indica
Alta >6 >15 15-25 con le sigle IP (indice di protezione) o SPF
Altissima >5 >12 30-50
Ultra >5 >12 oltre 50
(Sun Protective Factor), si basa sul tempo
di comparsa dell’eritema e varia da 0 a 50-
60 aumentando progressivamente con
Tabella 6 – Interpretazione del potere protettivo di un solare contro radiazioni UVA e UVB. l’incremento della capacità protettiva. In
termini pratici tale numero indica quante 67
un’idonea terapia in caso di necessità. È violetti. Questi ultimi possono poi essere volte è possibile moltiplicare il tempo di
utile, inoltre, ribadire che alcune malattie ulteriormente classificati in UVA, UVB e permanenza al sole prima che il soggetto
cutanee possono trasmettersi per via ses- UVC a seconda della differente lunghezza si scotti (tabella 6). Soprattutto per i feno-
suale: a tal proposito è necessario evitare d’onda (10). Per ciò che concerne gli UVC, tipi chiari è consigliato, comunque, esporsi
comportamenti a rischio e ricordare che, a questi dovrebbero essere praticamente gradualmente, evitando, se possibile, le ore
differenza degli altri metodi contraccettivi, assenti in condizioni ambientali standard di punta, in quanto tra le 11 e le 15
il preservativo è l’unico che, se corretta- poiché non sono in grado di superare la diffondono il 50% degli UVB quotidiani
mente e costantemente utilizzato, previene barriera di ozono. In passato, anche gli che tra le radiazioni solari sono le più dan-
anche tale tipo di contagio (6). UVA venivano considerati a torto inoffen- nose nel breve termine (4).
Durante la doccia è preferibile utilizzare sivi; oggi, invece, si sa che tali radiazioni Per chi pratica sci o nuoto è opportuno
detergenti e prodotti per capelli delicati ed sono in grado di danneggiare le strutture ricordare, inoltre, che stazionare nei pressi
adatti a lavaggi frequenti, con un pH vici- di sostegno della cute, costituendo i prin- di specchi d’acqua, sul ghiaccio o sulla
no a quello cutaneo, ovvero intorno a 5,5; cipali responsabili dell’invecchiamento neve aumenta il riverbero talvolta anche
in caso, invece, di cute particolarmente cutaneo, detto anche photoaging. Poiché, fino al 90% e, pertanto, anche l’effetto
secca o grassa consultare un medico al tuttavia, il loro effetto sulla cute non è lesivo sulla cute. In montagna, infine, la
fine di studiare soluzioni adatte alle esi- visibile, in quanto non sono in grado di percentuale di ultravioletti incrementa con
genze individuali (tabella 5) (4). Utilizzare, determinare arrossamento della cute, non l’altitudine di circa il 6-15 % ogni 1000
inoltre, spugne morbide per la pulizia del è facile stabilire agevolmente l’efficacia di metri. Una volta individuato il grado di
corpo, avendo cura di detergere scrupolo- schermi chimici contro tale tipo di insulto protezione necessario sulla base del fototi-
samente ogni regione ed evitando eccessi- attinico. Raramente, inoltre, i solari ripor- po (figura 7) e della durata del tempo di
vi strofinamenti. tano l’indicazione di protezione contro esposizione prevista, è bene distribuire il
Al fine di prevenire ustioni e scottature, è UVA; tuttavia, nei rari casi in cui questa è prodotto in modo uniforme, massaggian-
utile sapere che le radiazioni solari posso- presente, è indicata con la sigla PPD o IPD. do delicatamente la cute al fine di favorir-
no essere suddivise in infrarossi ed ultra- In genere, comunque, questo livello di ne l’assorbimento.

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Figura 7 – Differenti fototipi in tre atleti: scuro (a sinistra); intermedio (al centro); chiaro (a destra).
esterna naturale o artificiale. Ad ogni Gli Autori: dott. Massimiliano Noseda, membro
modo, soprattutto nel periodo estivo, si della Commissione federale e del Comitato anti-
consiglia di sfruttare le prime ora della doping presso la Federazione italiana di canot-
mattina e le ultime del pomeriggio per gli taggio a sedile fisso, specialista in medicina fisi-
ca e riabilitazione, esperto e consulente in medi-
allenamenti al fine di evitare lo stress ter- cina ad indirizzo estetico.
mico e ridurre il rischio del colpo di calore Annamaria Storelli, estetista, Studio Oasi, Como.
(7). Gli indumenti dovranno essere comodi
e non eccessivamente aderenti in modo da E.mail: massimiliano.noseda@tin.it
poter consentire un agevole gesto sportivo
ed una corretta traspirazione cutanea.
68 Quando possibile, si consiglia di evitare di
rimanere per tempi prolungati con indu- Note
menti bagnati o sudati, per prevenire
macerazioni cutanee o fenomeni irritativi,
e di sostituirli tempestivamente, meglio se (1)
I corpuscoli di Meissner per il tatto, i dischi di
dopo una rapida doccia. Indossare calza- Merckel per la pressione, i corpuscoli di
ture idonee per attività sportiva, numero e Ruffini per il caldo, i corpuscoli di Krause per
forma del piede, valutando la necessità di il freddo, i corpuscoli di Pacini per la vibra-
solette interne personalizzate per sport zione ed il solletico e le terminazioni libere
per il dolore.
che prevedono cammino o salto in modo (2)
È il caso della terapia ormonale sostitutiva
da ottimizzare il sistema ammortizzante: della menopausa, di alcuni farmaci attivi sul
l’usura interna della scarpa, e quella ester- sistema cardiocircolatorio come la clonidina,
na della suola e le callosità cutanee o di farmaci antidolorifici disponibili in forma
potranno essere un utile strumento per la di schiuma o di gel come il diclofenac.
(3)
progettazione e realizzazione di calzari su Ad esempio la dermatite atopica, l’alopecia
misura. In caso di sostituzione delle scar- areata, la vitiligine, il pemfigo, il pemfigoide,
pe, provarle preferibilmente in allenamen- la dermatite erpetiforme di Duhring e la sin-
to e per tempi progressivamente maggiori drome di Behcet.
al fine di evitare tendinopatie da compres-
sione, sovraccarico funzionale o problemi
Valutare, quindi, in relazione all’ora della cutanee come bolle calcaneari da sfrega-
giornata e alla temperatura ambientale mento. Evitare di scambiare con altri atleti Bibliografia
l’intervallo ottimale di riapplicazione, ciabatte, asciugamani ed indumenti in
ricordando che, fatta eccezione per i pro- modo da ridurre il rischio di trasmissione
dotti water-resistent, la maggior parte dei di malattie cutanee come le micosi (6). 1. Adams R.D., Victor M., Ropper A. H., Principi
solari viene rimossa dopo una doccia o un Utilizzare sempre le ciabatte in luoghi di neurologia, Milano, McGraw-Hill, 1998,
bagno in piscina, richiedendo pertanto una comuni come la doccia o gli spogliatoi e 146.
nuova applicazione. Evitare preparati oleo- interporre sempre un asciugamano tra il 2. Alloatti G., Fisiologia dell’uomo, Milano, Edi.
si o a scarso assorbimento soprattutto proprio corpo ed il piano di seduta in spo- Ermes, 2002, 436, 510.
3. Balboni G., Anatomia umana (3° ed.),
sulle mani, in modo da non compromette- gliatoi, saune o in palestra, avendo cura di
Milano, Edi. Ermes, 1993, 521-560.
re la presa o ridurre l’attrito, o sul volto, al utilizzalo sempre dalla stessa parte nel 4. Borellini U., Cosmetologia (4° ed.), Milano,
fine di evitare congiuntiviti chimiche pro- passaggio da un attrezzo all’altro. Ala Editrice, 2000, 6-10, 105-109, 201-221.
mosse dalla sudorazione della regione Per ciò che concerne l’idratazione, l’atleta 5. Bracaglia R., Gentileschi F., Cenni di anato-
frontale. Usare sempre una crema doposo- dovrebbe assumere mediamente due litri mo-fisiologia della cute ed in particolare
le al termine di un’esposizione solare, sia di acqua al giorno, diluendo l’introito idri- della cute dell’anziano, TOI, 2005, 7, 7-8.
essa volontaria o obbligata, per idratare la co in più assunzioni al fine di evitare un 6. Cainelli T., Giannetti A., Rebora A., Manuale
pelle e lenire l’eritema fotoindotto (4). sovraccarico di circolo, e adattando tale di dermatologia medica e chirurgica (3°
Controllare, infine, sempre la data di sca- quantità opportunamente in relazione non ed.), Milano, Mc Graw-Hill, 2004.
denza dei prodotti solari ed evitare solo all’acqua contenuta in altri alimenti 7. McArdle W.D., Katch F.I., Katch V.L.,
Fisiologia applicata allo sport, Milano, Casa
comunque di utilizzarli dopo nove mesi della propria dieta, ma anche al tipo, dura- Editrice Ambrosiana, 1998, 58-59.
dall’apertura della confezione. ta e intensità dell’attività sportiva, oltre 8. Noseda M., Torno M., Langosco P., Faraoni
In caso, invece, di ferite accidentali, lavare che alla temperatura e all’umidità esterna. S., Cassiano L., Medicazioni avanzate e col-
abbondantemente l’area interessata con Ricordarsi, infine, che la sudorazione ture cellulari, Ortho 2000, 2005, 6, 4-7.
acqua corrente, quindi detergere accurata- intensa può causare non solo uno stato di 9. Pazzaglia P., Clinica neurologica, Bologna,
mente con cotone sterile e disinfettante, disidratazione, ma anche una deplezione Esculapio Editore (1° edizione), 1998.
rimovendo per quanto possibile terriccio e di sali minerali e in particolare di sodio (7). 10. Regione Lombardia, Prevenzione dei rischi
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

corpi estranei. Comprimere la regione Un’alimentazione equilibrata è di norma in da esposizioni a sorgenti artificiali di radia-
cutanea in caso di perdita ematica, ricor- grado di compensare tale depauperamen- zione ultravioletta in ambito estetico, luglio
2003.
rendo anche al bendaggio, e contattare to, pertanto la necessità del ricorso ad
11. Rosati P., Istologia, Milano, Edi-ermes (4°
prima l’allenatore ed successivamente integratori dovrebbe essere sempre sog- ed.), 2002.
anche un medico se necessario. getta a parere medico e presa in conside- 12. Wheater R., Atlante di istologia e anatomia
Per quanto concerne l’abbigliamento spor- razione, soprattutto in sport di resistenza, microscopica (3° ed.), Milano, Casa editrice
tivo, esso dovrà essere scelto non solo in e personalizzata per ciò che riguarda tipi Ambrosiana, 1994, 153-170.
funzione della specifica disciplina sportiva, di microelementi, dose di ciascuno e tempi
ma anche della specifica temperatura di somministrazione.
dott. Wilber in vari punti mostrano un inquinamento da 6 a 7, che scende

Trainer’s
a 4-5 nel Parco olimpico e a meno di 5 nei dintorni. Per un confronto, a
Los Angeles l’inquinamento si colloca a circa 5. I cinesi comunque hanno
un piano per ridurre l’inquinamento, prevedono di chiudere le fabbriche
prima dei Giochi e di provocare artificialmente la pioggia per ridurre la
polvere, anche se ciò potrebbe non essere necessario in agosto che è un
mese piovoso. La pioggia porta ad un’altra preoccupazione, l’umidità

digest
atmosferica che, unita alla temperatura elevata, è il secondo problema
ambientale. In agosto la temperatura media di Pechino è di circa 29° con
una umidità relativa del 69% che equivale ad una temperatura tra i 32-
34°. Nella Heat Index Chart (tabella dell’indice di calore) ci troviamo nella 69
zona indicata con “cautela”. Per questa ragione gli Autori consigliano:

- di non arrivare a Pechino troppo presto a causa dei problemi ambientali;


- di usare una mascherina a carbone attivo e quanto necessario per cer-
care di limitare gli effetti dell’inquinamento;
- di assicurarsi che i propri atleti siano stati sottoposti ad un esame della
funzione polmonare in quanto le condizioni di Pechino possono scatena-
re un attacco d’asma da sport.

Il secondo problema, secondo gli esperti americani, è il cibo, in quanto l’a-


limentazione dei cinesi non è quella alla quale sono abituati gli atleti
occidentali, soprattutto quelli americani, malgrado la diffusione della
cucina cinese anche negli Usa, che però, secondo gli Autori non ha nulla a
che vedere con vera cucina cinese. La familiarità con il cibo è la chiave di
una corretta alimentazione dell’atleta di alto livello e cambiare una stra-
tegia alimentare e tentare nuovi cibi è altrettanto irrazionale quanto
cambiare una strategia di gara prima di una competizione importante. Per
questo le raccomandazioni sono quelle:

- di chiedere aiuto. Se non si lavora con un nutrizionista professionista,


identificare chi contattare per essere aiutati sui problemi alimentari;
- avere un piano. Una volta disponibile un menu assicurarsi che un esper-
to nutrizionista lo esamini per garantirsi che risponda ai bisogni nutrizio-
Pechino 1 nali degli atleti ed essere pronti ad integrarlo, se necessario, con prodotti
facilmente trasportabili;
I Giochi olimpici di Pechino (ma il vero nome della città che noi conoscia- - se si vive fuori dal villaggio, considerare l’ipotesi di servirsi di un cuoco
mo come Pechino è Beijing) saranno una grande occasione per la personale per la propria squadra.
Repubblica popolare cinese di affermarsi come grande potenza non solo
economica e politica, ma anche sportiva. E rappresenteranno una sfida per
tutti i Paesi, ma soprattutto per gli Usa che dovranno faticare per mante- Per quanto concerne i trasporti si deve tenere conto che gli stranieri non
nere il loro predominio olimpico di questi ultimi anni. Le preoccupazioni hanno il permesso di guidare in Cina e che i trasporti pesanti possono cir-
per quanto riguarda le Olimpiadi del 2008 non riguardano la preparazione colare in città solo tra mezzanotte e le sei del mattino per cui la conse-
degli impianti, quanto le condizioni nelle quali si svolgeranno. Gli statuni- gna delle attrezzature può avvenire solo nella notte o al mattino presto.
tensi Randy Wilber, Karen Daigle, Caterine Sellers dell’Usoc Coaching and Allenatori e chi dirige le squadre debbono prendere in esame come piani-
Sport Sciences (R. Wilber, K. Daigle, C. Sellers, Any where, any time, we will ficare e fissare i mezzi di trasporto e chi li guida. Potrebbe essere necessa-
be ready: planning for B, Olympic Coach, 18, 2, 14-15) dopo una recente rio compilare una check list in modo tale che allenatori e atleti abbiano a
visita di alcuni allenatori e direttori tecnici delle squadre nazionali statuni- portata di mano quanto necessario quando lasciano il villaggio o dove
tensi hanno identificato tre aree critiche che debbono essere segnalate a sono alloggiati. Pechino dispone di un sistema di metropolitane, del quale
dirigenti, allenatori, tecnici, atleti: i problemi ambientali, il cibo, i trasporti. farà parte una linea che avrà il suo terminal nel Parco olimpico. Le racco-
Per quanto riguarda i primi sembra che Pechino sia una delle città più mandazioni sono quelle di:
inquinate del mondo. Secondo Wilber, fisiologo dell’Usoc (United States
Olympic Commitee, il Comitato olimpici degli Stati uniti) l’inquinamento è - pianificare gli spostamenti garantendosi un abbondante margine di
dovuto ad una combinazione di sabbia, polvere, monossido di carbonio, tempo;
diossido d’azoto, anidride solforosa e ozono. La polvere ha due origini. La - seguire il principio: “parti presto, non rischiare, e arriva presto”;
prima è il deserto del Gobi: proprio il giorno prima della visita degli - studiare metodi che permettano di comunicare con autisti che potrebbe-
Autori, circa trenta tonnellate di sabbia caddero su Pechino a causa di ro non conoscere l’inglese;
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

una tempesta nel Gobi. Normalmente queste tempeste colpiscono in pri- - imparare a servirsi efficacemente dei trasporti pubblici.
mavera, per cui potrebbero non rappresentare un problema durante i
Giochi che si svolgerano dall’8 al 24 agosto. La seconda fonte di polvere è
rappresentata della enorme quantità di costruzioni attualmente in corso a In conclusione, anche se a meno di due anni dall’apertura dei Giochi olim-
Pechino, ognuna delle quali semina mucchi di terra polverosa per la città, pici di Pechino è giusto che dirigenti, allenatori e atleti siano avvertiti dei
che, malgrado si cerchi di ricoprirli con incerate verdi, restano comunque problemi che si troveranno di fronte, leggendo quanto scritto dagli esper-
una importante sorgente di inquinamento. Il problema principale per gli ti dell’Usoc Coaching Science non ci pare che essi porranno a chi vi parte-
atleti sarà però il monossido di carbonio, un gas inodore, incolore e insa- ciperà problemi maggiori di quelli già incontrati in altre sedi olimpiche,
pore che potenzialmente può influire molto negativamente sulle presta- non meno inquinate, calde e umide e con minori problemi di alimentazio-
zioni degli atleti. Su una scala da 1 a 10 i campioni di aria prelevati dal ne e trasporto.
Pechino 2 trampolini elastici tutti dotati di corde con cinture di sicurezza – e l’altra
per gli esercizi di forza e la ginnastica a corpo libero, soprattutto per gli
Con il secondo posto per numero di medaglie d’oro (32) dopo gli Stati esercizi acrobatici (salti). Oltre agli edifici, il Centro prevede un campo
uniti, trentatrè piazzamenti in più tra i primi dieci di ogni gara, con un sportivo in cemento, sul quale viene realizzata la ginnastica mattutina. Si
incremento del 20,8% rispetto ai precedenti Giochi olimpici, una squadra può quindi affermare che vci sia tutto ciò che è necessario per un allena-
d’età media di 23,3 anni e un tasso di rinnovamento del 45,5 %, la squa- mento ordinato, senza perdite di tempo. L’allenamento dei tuffatori, da
dra olimpica cinese è stata protagonista dei Giochi olimpici di Atene. Con anni, si svolge secondo lo stesso schema, come hanno avuto modo di veri-
questi presupposti non si è certamente lontani dal vero se si pensa che ficare, successivamente, gli Autori in occasione dei Campionati mondiali
essa sarà la dominatrice della prossima Olimpiade. Soprattutto negli sport juniores svoltisi in Russia e attraverso un colloquio con l’allenatore dei tuf-
tecnico-compositori, ad esempio i tuffi, gli atleti cinesi sono ai vertici fatori inglesi, cinese di nascita. L’allenamento prevede che vengano eserci-
70 mondiali da decenni. Una occhiata su cosa vi sia dietro ai successi degli tati tuffi con coefficienti di difficoltà da elevati a massimi, ogni tuffo da
atleti cinesi in questo sport ci è offerto, nella rubrica Aktuelles in Kürze da dieci a dodici volte. Le istruzioni degli allenatori non sono molto differenti
Kondrad Gruda, che ci riporta quanto riferito, dopo una loro visita in Cina, da quelle in uso in altri Paesi. Ecco un esempio tra i tanti del lavoro svolto:
dai polacchi Anna Wierniuk, allenatrice nazionale dei tuffi dal trampolino gli esercizi di riscaldamento alcuni giorni iniziano alle 6,30. Un gruppo di
e dalla piattaforma e Bartomiej Krynicki, anche esso allenatore di tuffi e bambini di circa 10 anni lavora sulle scale del suo internato eseguendo
collaboratore dell’Accademia dello sport di Varsavia, nel 2° numero del salti a piè pari sugli scalini, fino al terzo piano, con una cavigliera da 1 kg
2005 della rivista polacca Forum Trenera (Konrad Gruda, Trainingsalltag in ad ogni gamba e un giubbetto zavorrato di oltre 15 kg. Più una tortura
Cina, in Aktuelles in Kürze, Leistungssport 2, 2006, 27). In Cina, l’allena- che un allenamento, durante il quale bambini e bambine piangono, grida-
mento nei tuffi inizia con bambini di cinque anni e fin dall’inizio l’atteg- no, anche perché l’istruttore non solo li incita, ma li sferza con un frustino
giamento è quello verso un allenamento estremamente intensivo e il suc- fatto di corde intrecciate, ma continuano a esercitarsi. Chi si ribella o
cesso. La qualità viene raggiunta attraverso il numero delle ripetizioni. interrompe l’allenamento viene punito. Una punizione normale è mezz’ora
L’idea guida è quella che la prima cosa che si deve insegnare è il “senso per di verticale rovesciata alla parete. La differenza rispetto agli atleti che
il tuffo”. Secondo gli Autori polacchi, i carichi che si utilizzano con ragazzi sono seguiti dagli Autori è nel fatto che i giovani cinesi sono disposti a
da 7 a 10 anni non sarebbero pensabili nel loro Paese. Infatti, in Polonia, sottoporsi ad un regime intensivo di allenamento (cfr. tabella), a soffrire,
come in tutti i Paesi europei in primo piano c’è la salute dell’atleta e l’alle- diremmo a farsi “torturare”, coscientemente e con impegno, realizzando
namento è programmato in modo tale che se gli atleti terminano di prati- accuratamente i loro compiti d’allenamento. E non occorre, come invece
care sport a livello agonistico possono condurre una vita normale. In Cina avviene altrove, che l’allenatore controlli se stanno svolgendo il loro pro-
invece conta solo il successo a qualsiasi costo, indipendentemente dalle gramma di allenamento. Se ciò sia connaturato alla cultura del loro Paese,
conseguenze che potrebbe comportare. E la filosofia, vista anche l’ampiez- o frutto della pressione (o meglio repressione) sociale alla quale sono sog-
za del materiale umano sul quale possono contare, sembra essere quella, getti resta una domanda senza risposta. Ai Giochi olimpici di Pechino
propugnata qualche anno fa anche da qualche nostro allenatore, che un mancano solo due anni ed è legittimo chiedersi come sarà possibile oppor-
vero talento non si “rompe” mai. Un esempio della pratica dell’allenamen- si ad un impegno di allenamento così gigantesco visto che questo non
to in Cina è quello che i due allenatori polacchi che hanno ricavato da una riguarda solo i tuffi o gli sport tecnico-compositori. Sembra, infatti, che
visita al Centro d’allenamento olimpico di Bao Ding a circa 130 km da l’allenamento sia organizzato allo stesso modo anche in discipline nelle
Pechino, specializzato per i tuffi dal trampolino, dalla piattaforma e il quali gli atleti cinesi non hanno (per ora) un ruolo molto importante. Per
nuoto. Il Centro si compone di un edificio nel quale ha sede la direzione, questa ragione è certo che gli atleti degli altri Paesi non avranno vita faci-
una mensa per 150 persone e un internato nel quale alloggiano gli atleti. le in una edizione dei Giochi olimpici che il Governo cinese vuole che
Vi sono poi due settori. Nel primo si trovano una piscina di 50 m ad otto siano un’Olimpiade cinese, che deve mostrare a tutto il mondo la rinnova-
corsie e una di 25 m per il riscaldamento, una sala pesi e una palestra. Il ta potenza di un popolo che, non dimentichiamolo, ha subito l’umiliazione
secondo, il Centro tuffi, è dotato di una vasca tuffi con macchina per le di vedere scritto sulle cancellate delle concessioni europee che avevano
bollicine in acqua e una torre con una piattaforma larga circa 15 m, quat- sede sul suo proprio territorio: "Vietato ai cani e ai cinesi". Malgrado tutto
tro trampolini da 3 m e 4 da 1 m. Ne fanno parte anche due palestre – ciò, comunque, è bene non essere troppo pessimisti, perché il bello della
una attrezzata con sei trampolini da 3 m, quattro da 1 m per i tuffi a competizione sportiva rimane sempre l’imprevedibilità del suo esito.
secco su cumuli di materassoni e in fosse paracadute e quattro grandi A cura di Mario Gulinelli

Giorno della settimana Orario Contenuto dell’allenamento


Lunedì 06.00-07.30 Allenamento di riscaldamento, prevalentemente esercizi di forza
14.30-16.00 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
16.00-19.20 Allenamento di tuffi in vasca tuffi

Martedì 08.30-10.15 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico, più esercizi di forza
10.15-11.45 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)
14.30-16.00 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
16.00-19.20 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)

Mercoledì 14.30-16.00 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
16.00-19.20 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)

Giovedì 08.30-10.15 Esercizi di forza e allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
10.15-11.45 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)
14.30-16.00 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

16.00-19.20 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)

Venerdì 06.00-07.45 Allenamento di riscaldamento, prevalentemente esercizi di forza


14.30-16.00 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
16.00-19.20 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)

Sabato 08.30-10.15 Allenamento acrobatico dal trampolino “a secco” e sul trampolino elastico
10.15-11.45 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)
13.30-15.00 Tuffi dal trampolino e dalla piattaforma (in vasca tuffi)
15.00-16.30 Esercizi di forza e di salto

Domenica Riposo
Scuola dello Sport
Corsi
di

formazione
MANAGER SPORTIVI

TECNICI SPORTIVI DI ALTO LIVELLO


IL PROCEDIMENTO EDILIZIO SPORTIVO ALTO LIVELLO DI PRESTAZIONE E ALIMENTAZIONE
3° Corso di formazione di management dell’impiantistica sportiva 4° Seminario per tecnici sportivi
Obiettivi Obiettivi
Supportare i gestori e i responsabili degli impianti sportivi nella prospettiva Fornire indicazioni atte a risolvere i problemi della gestione
di superare le criticità più ricorrenti in tema di edilizia sportiva dell’alimentazione degli atleti di alto livello durante la preparazione e in gara

Contenuti Contenuti
Legislazione di riferimento • sport e impianti sportivi • pianificazione I problemi della gestione dell’alimentazione degli atleti di alto livello
e programmazione • sostenibilità ambientale dello sport, degli impianti e nelle situazioni di preparazione alla gara e di gara • le problematiche
degli eventi sportivi • fasi dell’intervento edilizio • criteri preliminari alimentari nelle condizioni estreme della gara specie in contesti non abituali
di progettazione e normative tecniche di riferimento • costi di costruzione
e gestione • criteri, forme e soggetti della gestione • introduzione Periodo e modalità di svolgimento
ad argomenti specialistici • casi di studio Il seminario si svolgerà il 13 ottobre 2006

Periodo e modalità di svolgimento Quota e domande di partecipazione


Il corso si svolgerà il 6-7 ottobre 2006 La quota di partecipazione al corso è di Euro 230,00 comprensive
dei materiali didattici. Le domande di partecipazione dovranno pervenire
Quota e domande di partecipazione entro il 6 ottobre 2006
La quota di partecipazione al corso è di Euro 650, comprensive del volume
di G. Brandizzi, E. Carbone “Edilizia per lo sport”, Utet, 2004
Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 29 settembre 2006

Tutti i Corsi si svolgeranno a Roma alla Scuola dello sport,


c/o Centro di preparazione olimpica Acqua Acetosa,
Largo Giulio Onesti 1, 00197, Roma
PARTNER: Innovare Stadi
Informazioni dettagliate sui Corsi e i seminari possono
essere richieste rivolgendosi alla Scuola dello Sport,
fax: 06 3685 9236 – e-mail: scuoladellosport@coni.it
IMPIANTI SPORTIVI

PROGETTARE IMPIANTI SPORTIVI


Corso per la progettazione
TECNICI SPORTIVI DI ALTO LIVELLO

Obiettivi
Offrire un approccio culturale, una metodologia di riferimento, un quadro
LO STRETCHING: ATTUALITÀ E PROSPETTIVE
delle conoscenze tecniche e delle normative necessarie a progettare 5° Seminario per tecnici sportivi
gli impianti e complessi sportivi Obiettivi
Fornire le informazioni più attuali sull’importanza e l’utilizzazione
Contenuti dello stretching nella preparazione degli atleti e nel riscaldamento
L’attività di progettazione: scelta, localizzazione, dimensionamento pre-gara
dell’impianto • l’inserimento ambientale • le fasi di definizione tipologica
e tecnologica del progetto • approvazione, finanziamento, realizzazione, Contenuti
gestione dell’impianto Esperienze e conoscenze scientifiche sulle procedure per gestire in modo
integrato il recupero fisiologico-psicologico degli atleti dopo carichi notevoli
Periodo e modalità di svolgimento di allenamento e di gara • le modalità d’intervento del tecnico,
Il corso si svolgerà il 2-3 novembre 2006 del preparatore atletico, del medico, dello psicologo

Quota e domande di partecipazione Periodo e modalità di svolgimento


La quota di partecipazione al corso è di Euro 650,00 comprensive Il seminario si svolgerà il 1 dicembre 2006
dei materiali didattici. Le domande di partecipazione dovranno pervenire
entro il 26 ottobre 2006 Quota e domande di partecipazione
La quota di partecipazione al corso è di Euro 230,00 comprensive
Per informazioni rivolgersi alla Segreteria del Corso: tel. 06 3685 4171; dei materiali didattici. Le domande di partecipazione dovranno pervenire
fax 06 3685 4172; e-mail: formazione impianti@coni.it entro il 24 novembre 2006
72
Summaries
Management and motivation
C. Handford
A subsequent work will attempt to assess the capacity to repeat jumps, which
could be defined as the “resistance to jumps”, a specific feature of some
After highlighting the importance of understanding the motives leading peo- sports (volleyball, for example).
ple to behave in a certain way, various aspects of motivation are discussed:
motivational orientation (task-orientation, self-orientation), convictions Respiratory training and performance in football
about the factors underlying success, the motives of behaviour and the moti- L. Pagani, M. Levi Micheli, M. Marella
vational climate. Finally there is a series of criteria to be followed to create After describing the importance of the respiratory muscles in high level per-
the ideal task-oriented motivational climate. formance, an instrument, the SpiroTiger, is proposed for training the muscular
system. This new means enables specific training of the respiratory muscles
Sport and social intervention without overloading the cardio-circulatory system or leading to the overpro-
A. Madella duction of lactic acid. There are many benefits provided by this training sys-
The topic under discussion is the real capacity of the practice of sports to tem in a customised programme in terms of sports performance and general
achieve the educational and socialising results which are often said to be an fitness. The aim of this study is to understand how much a respiratory training
automatic effect of participation. In this regard, there is an analysis of the protocol con affect football performance. In order to achieve this aim, a series
sociological research that has partly challenged this assumption, providing a of tests have been performed on a group of professional football players (C
starting point to move towards a greater focus on the context of the practice Division) before and after a respiratory training protocol by comparison with
of sports. There is an analysis of the requirements for achieving an education- a control group that did not do the respiratory exercises. The results show the
al function, without which the socialising and learning aspects of sports may benefits that the athletes can obtain from this training.
not occur significantly; the effects could even be quite the opposite. The key
to the analysis is the concept of socialisation defined as a process of social Pubic Pain
learning of skills, attitudes, values behaviour required to participate in the G. N. Biscotti
society in which we live. The next topic discussed is whether the systematic Pubic pain is a pathology that is difficult and controversial to interpret, due
practice of sports actually does lead to compliance with socially shared values to the anatomical complexity of the pubic region and the frequent overlap-
and behaviour that is desirable from the social point of view, contributing to ping of further different pathologies that often make to clinical picture
the education of the public, the strengthening of community or national unclear. The first part of this work examines the different interpretations and
identity, the prevention of crime and the fight against delinquency. Another different schools of thought on the various clinical forms. There follows an
issue is the capacity of participation in sports to counter social exclusion and explanation of the protocol most recommended for countering public pain.
support the integration of persons who are disadvantaged, vulnerable and Finally there is a description of the most widely used surgical techniques.
sociologically different (i.e. different ethnic groups, the disabled, people suf-
fering from illness, drug addicts, the prison population etc.). There is a review Epidemiology of muscular injury in international football
of the reasons provided to support motor and sports activities as useful occa- R. D’Onofrio, V. Manzi, A. Pintus, S. D’Ottavio
sions for education and socialisation and as “driving forces” to support sociali- There is an analysis of scientific evidence on muscular injury in international
sation processes, especially, but not only, for individual in the growth stage. football, with a view to seeking synergy and co-operation between the vari-
There is a review of the results of research showing that the socialising impact ous football schools and to reduce risk factors. In the European sector,
of sports practice is neither generalised nor automatic, but that it requires the etiopathology shows that the common denominator of these injuries is mus-
proper conditions for learning values, attitudes and behaviour and the focus- cular imbalance in terms of strength, flexibility and mistaken structures in the
ing of all the socialising factors that may affect individuals. It is pointed out planning of training. The highest percentages of injuries are recorded in pre-
that it is difficult to demonstrate the effects of sports practice on social inclu- championship preparation with respect to the sports season, in training with
sion and the prevention of delinquency, because the research methods and respect to matches and in the last 15 minutes of play in both halves. Muscular
the fact that social prevention and recovery programmes are often vague and fatigue has also been identified as another risk factor, this may partially
generic; likewise, these effects require long periods of time to emerge. explain the higher rate of injuries observed in the second half of the match. It
Initiatives for inclusion through sports are often occasional, and rarely pro- also emerges that the risk of relapse and complications in the treatment of
vide real opportunities for the long term insertion of participants in sports muscle injury in football players is an important factor. Special attention must
organisations. These considerations focus the attention of policy makers on be paid to the reorganisation of re-entry into competitive sports, taking into
the creation of effective structures for the co-ordination and monitoring of account roles in a multidisciplinary approach as well as the time required for
the actions implemented and to assess the sustainability of development pro- the clinical and sports recovery of the injured athlete.
moted by programmes of social intervention through sport. This requires spe-
cific, highly qualified volunteer groups for conducting the activities, develop- Through the skin…
ing the plans and managing the projects. M. Noseda, A. M. Storelli
The skin is the external coating of the human body. Through the orifices, with
Team Sports and speed resistence the mucous membranes of the respiratory, digestive and uro-genital tracts,
G. Cometti, G. Alberti through the eyes with surrounding membrane and the epithelium coating the
SdS/Rivista di cultura sportiva Anno XXV n.70

Performance models in many sports require athletes to be able to repeat high tear ducts, and through the ears with the external acoustic apparatus and the
and medium intensity muscular actions such as sprints, jumps and other lateral surface of the eardrum membrane, it is in continuous contact with the
movements characterised by maximum muscular strain. In particular, team external environment. It is thus the heaviest and most extensive structure of
sports require an aptitude for performing a rapid series of sprints. Some the human body, and has a number of major functions. The work provides a
researchers and method theorists identify this athletic capacity with so-called brief illustration of the main notions of histology, physiology and hygiene
“resistance to speed”. However, the question is under what conditions these regarding the skin and related parts, with information to enable people in the
sprints or efforts can best be performed, and what is the duration of the sports sector to become more familiar with the secrets of the skin so as to
effort and of the recovery. This work attempts to answer these questions, and better exploit its potentials in sports. There is also advice on how to help ath-
to make an analysis for team sports performance, focusing on some of the letes have a better relationship with their skin and thus prevent some of the
many studies that have dealt with this particular athletic quality or aptitude. most commonly occurring problems.