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27/5/2021 "Pop, Rock, Jazz...

e non solo" Vanessa Tagliabue Yorke

“Pop, Rock, Jazz… e non solo”


Vanessa Tagliabue Yorke
Di Andrea Pedrinelli - Marzo 25, 2021

Ospite della rubrica di Andrea


Pedrinelli “Pop, Rock, Jazz… e
non solo”:
Vanessa Tagliabue Yorke
Diverso lontano incomprensibile
(Artesuono)

Vanessa Tagliabue
Vanessa Tagliabue Yorke
Yorke: “Diverso
lontano
incomprensibile”
Per “Diverso lontano incomprensibile”, la cantante e
compositrice Vanessa Tagliabue Yorke ha portato a
compimento anni di studi ed esperimenti sia a livello vocale che
a livello di scrittura, mirando a proporre nuove possibilità
armoniche -mescendo la tradizione con spunti orientali e
mediorientali, la Francia del Novecento o il Free Jazz- sia un
utilizzo innovativo della voce -i cui timbri lei vuole guardino
anche, tramite l’uso di vari idiomi, ad approcci ritmici, sviluppi
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27/5/2021 "Pop, Rock, Jazz... e non solo" Vanessa Tagliabue Yorke

melodici e accenti molto diversi da quelli che ascoltiamo per


solito.
Un progetto ambizioso, dunque: che Vanessa sintetizza nel
termine “diverso” in quanto “non reitera forma e consuetudini
del nostro far musica”, approfondisce nel termine “lontano”
perché mira insieme a comunicare qui e ora e a far pensare ad
un Altrove e a un futuro, e però sente quale “incomprensibile”
solo perché fuori da ogni territorio sinora seminato, e non -
beninteso- in quanto impossibile da capire.

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27/5/2021 "Pop, Rock, Jazz... e non solo" Vanessa Tagliabue Yorke

Vanessa Tagliabue Yorke

Il punto è: questo progetto, tanto


colto e complesso, è riuscito?
E la risposta è positiva, anche sul piano del godimento
dell’ascolto; al netto di qualche eccentricità che probabilmente
era inevitabile (“Alf Leila Wa Leila” pare un brano tradizionale
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tout-court, in cui non s’avverte il portato della ricerca


dell’artista) e d’un paio di brani (“Monkey Improvisation”,
“Zebra”) che paiono velleitari tentativi di trovare una nuova
grafia compositiva e vocale senza riuscire però a raggiungere
null’altro che esercizi di stile.

In linea di massima, però, “Diverso lontano incomprensibile”


affascina. E qua e là fa ben intravedere complessità e originalità
del percorso osato a più livelli da Vanessa; richiamando in
chiave moderna se non contemporanea spunti di jazz d’antan,
Free Jazz ed eco colte, che si sviluppano però dentro atmosfere
diverse o tramite spunti che ne dischiudano potenzialità “altre”
dalle solite; e in due passaggi forse più difficili dell’album ma
senza dubbio da lodare, “Indonesiana” e “Grazie degli incubi”, si
ha pure un riscontro intrigante del tentativo dell’interprete di
sfruttare le migliaia di potenzialità d’un accordo solo, proposto di
continuo ma mutandone le alterazioni, o di proporre micro-
concerti grossi… futuribili, nel dialogo fra le note raggiunte col
canto e quanto da esse poteva sviluppare la band.

L’album di Vanessa Tagliabue Yorke, suonato con la sua ottima


Yorkestra ed ospiti classici ad archi e clarino, su brani composti
e/o arrangiati dall’autrice, usa inoltre la parola -in più lingue- a
rinnovare il fraseggio jazzistico portandolo dentro
l’interculturalità del Duemila, mesce cultura jazz e non solo a
sperimentazione d’immenso coraggio, impone all’ascolto
l’apertura mentale di affrontare contemporaneamente più mondi
e più epoche, restando però incisivamente concentrati su una

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27/5/2021 "Pop, Rock, Jazz... e non solo" Vanessa Tagliabue Yorke

contemporaneità sonora che guarda anche al domani, cui qua e


là propone percorsi davvero fascinosi.

I pezzi
Si parte nel CD con un viaggio molto composito, che
dall’elettronica passa per Skrjabin e mostra un canto-strumento
fra gli strumenti con dei botta e risposta davvero anomali: è la
traccia “Indonesiana” cui si è già accennato sopra. Poi, a parte
qualche pausa già citata e l’astratto minimalismo jazz-world
music di “Con Khi”, sono diversi i passaggi che colpiscono nella
tracklist.
Fra essi la frastagliata “Leon”, che apre e chiude continuamente
orizzonti sonori sia antichi che inediti, il piglio classico sviluppato
fra cantato orientale e muscolatura jazz di “Skrjabin”, gli sviluppi
infiniti d’un accordo solo ben tenuti però sotto controllo -sempre
tramite il jazz- da “Grazie degli incubi”, la potenza dell’usare la
voce in modo “altro” e al contempo dello sviluppare la
composizione in maniera alternativa che emerge dalle ultime
due tracce, “T.G.T.T.” e “I’ll Be Seeing You”.
E forse il brano che meglio esemplifica, almeno per concetti
essenziali, il lavoro poderoso quanto coraggioso di Vanessa
Tagliabue Yorke in questo CD è “Mlyana”, continuo gioco di
equilibri fra una vocalità sperimentale palesemente addestrata a
dimensioni colte e un tessuto ritmico e improvvisativo che
abbina a essa eco gustose della storia del jazz: osando dunque
accostare pagina scritta e libertà, sperimentazione e innovazione
stando pure in bilico fra mondi, culture, epoche, linguaggi; e
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quasi senza farsene accorgere, alla fine creando ipotesi nuove su


cui lavorare sia per gli interpreti che per gli autori della musica
del Duemila.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare: “Mlyana”

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora
con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e
d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto

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27/5/2021 "Pop, Rock, Jazz... e non solo" Vanessa Tagliabue Yorke

importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il
massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco
Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto
Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua
rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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