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Scegli tra i seguenti capitoli del testo di Corbellini:

– preistoria e antichità
– medioevo e età moderna
– l'età contemporanea
presenta i principali concetti e argomenta in che senso questo periodo storico ha influenzato le
attuali idee di malattia e salute

2 - PREISTORIA E ANTICHITA'
2.1 - la malattia e le origini della religione
L'origine della concettualizzazione della malattia coincide con l'origine stessa della cultura
umana, ed in modo particolare con l'elaborazione religiosa dell'esperienza. Originariamente
l'uomo ha attraversato un fase magica, tipica di gruppi che vivevano di caccia e raccolta, a questa
seguì una fase animistica, caratteristica di popolazioni più sedentarie e, infine una fase
personalistica, propria delle culture più sviluppate che vivevano di commercio e allevamento in
cui prevaleva il patriarcato.
All'interno delle culture di tipo magico-animistico le malattie appaiono dovute all'influenza di
forze occulte. Gli spiriti possono essere malvagi per loro natura o possono arrabbiarsi per le
trasgressioni dell'uomo a qualche divieto. Originariamente quindi la malattia viene
concettualizzata come un fenomeno di possessione. Per guarire bisogna ricorrere ad uno
sciamano, che identifica lo spirito malefico e cerca di liberare il malato dalla possessione
attraverso appropiati cerimoniali (spesso collettivi e con uso di allucinogeni o danze) trasferendo
lo spirito in un animale o in un oggetto.
Successivamente la malattia viene associata a una responsabilità morale, la malattia diventa
punizione o castigo per aver oltraggiato una divinità e per guarire il malato deve confessare il suo
peccato e fare un'offerta espiatoria.
L'esperienza invalidante della malattia ha probabilmente influenzato e favorito la strutturazione
di un pensiero religioso, che ha rappresentato nelle forme concrete dei roituali e delle narrazioni
la prima strategia di categorizzazione della malattia. Per rispondere alla minaccia di una malattia
l'uomo è "naturalmente" portato a cercare un responsabile che sia una divinità oppure se stessi in
quanto impuri o peccatori. Secondo Walter Burkert esistono alcuni tratti universali come per
esempio la tendenza ad addossare ad altri le proprie colpe con la conseguenza di creare il capro
espiatorio, oppure la fretta di trovare una risposta per alleviare l'ansia e la paura.
Questi tratti comuni hanno spinto l'uomo ad affidarsi a sciamani e sacerdoti che sfruttano queste
necessità per guadagnare influenza e potere.
Trattandosi di un "universale" della mente umana è "naturale" constatarne il funzionamento
anche nelle società più moderne. L'intreccio tra malattia e religione è infatti molto profondo.
Ancora oggi molti malati ricorrono all'aiuto della religione nonostante la scienza abbia cancellato
ogni mistero sulle origini della malattia. Vi sono prove che il credente attraverso la pratica
religiosa ricavi dei benefici. La pratica religiosa infatti procura, attraverso specifici sistemi
neurofisiologici, un senso di controllo della situazione e aiuta a far fronte alle difficoltà e a
diminuire l'angoscia. (Hinde, 1999).
un altro elemento tipico delle religioni è la paura di essere impuri e di conseguenza la nascita di
riti di purificazione. La base biologica di questa paura nasce dalla necessità di tutti gli animali di
mantenersi puliti in quanto lo sporco intacca il normale funzionamento dell'organismo.
I rituali escogitati e utilizzati in queste occasioni possono apparire inappropiati o superstiziosi,
ma hanno un senso in quanto si rivelano efficaci sul piano del controllo dell'ansia e della paura.
2.2 – le medicine preippocratiche
le civiltà mesopotamiche:
Con la nascita delle civiltà urbane anche le malattie sono cambiate, non solo ci furono nuove
infezioni passate dagli animali all'uomo, ma anche guerre e invasioni che causarono carestie che
a loro volta fecero comparire le malattie carenziali. L'articolarsi della società causò inoltre la
differenziazione delle malattie a seconda dei diversi strati sociali. In queste società le malattie e
gli organi venivano normalmente associati agli dei. Quindi un determinato dio poteva far
ammalare o guarire una determinata parte del corpo. Queste malattie potevano essere causate da
una colpa o un peccato commessi dall'ammalato che aveva fatto arrabbiare la divinità oppure
poteva essere vittima di un qualche sortilegio. Un'altra causa della malattia poteva essere la
presenza di un demone vagante. Il medico doveva stabilire, interrogando il paziente, quale era la
causa della malattia e se veniva scartato l'intervento di forze occulte la causa della malattia
veniva attribuita al freddo, al secco, le polveri sollevate dai venti o ai miasmi esalati dalle paludi.
Nelle società mesopotamiche il medico era affiancato dal sacerdote (interpretavano i sogni e
iniziavano ad associare il destino degli uomini agli astri) e entrambi cercano di presagire il futuro
del paziente. Le alternative erano elementari: vivrà o morirà. A volte queste prognosi venivano
fatte sulla base di elementi empirici (colore delle urine – tipo di febbre) ma in prevalanza
venivano influienzate da presagi.
La civiltà dell'antico Egitto:
Gli antichi egizi, diversamente dalla maggior parte delle altre società, non consideravano la
malattia come il castigo conseguente ad una trasgressione. Anche loro "dovevano" render conto
dei proprio meriti e demeriti davanti agli dei, ma questo succedeva solo alla fine della loro vita.
La malattia e la morte erano considerate un qualcosa di connaturato alla natura umana. La
malattia si introduce dall'esterno come un agente (animato o inanimato) spesso una sorta di
parassita che si insidiava nella carne o nelle ossa. Probabilmente questa idea di malattia causata
da parassiti o vermi che si insidiano nella carne è nata dalla schistosomiasi che è una malattia
causata da vermi parassitari che si trovano nell'acqua e che era molto diffusa nelle antiche
popolazioni fluviali. Gli egizi facevano risalire le loro conoscenze mediche a Imhotep, deificato
dopo la morte. Nonostante praticassero l'imbalsamazione la loro conoscenza del corpo umano era
molto poco precisa così come la conoscenza del funzionamento degli organi. Le prognosi dei
medici egizi erano simili a quelle dei medici della mesopotamia anche se si aggiunge la prognosi
incerta. Usavano 3 formule per identificare le 3 prognosi: "è un male che tratterò..." "è un male
che combatterò...." " è un male per il quale non posso far niente....".
La civiltà ebraica antica:
L'idea di malattia nella tradizione ebraica era influenzata dalla credenza in un unico Dio, infatti
per il popolo di israele la malattia era provocata da un solo esseresoprannaturale. Come per i
babilonesi, anche per gli ebrei il peccato che provoca la sanzione divina può consistere nella
semplice inosservanza di un rituale, oppure può essere una prova a cui Dio sottopone il malato.
Di fronte all'onnipotenza di Dio e alla sua onnipresenza c'era un certo scetticismo verso i medici
anche se in realtà lo stesso Jahvè dà dei consigli materiali su come porre rimedio alle catastrofi.
Nei testi ebraici troviamo informazioni di interesse clinico-patologico e prescrizioni che
possiamo considerare l'anticipazione di una medicina preventiva. Alcune di queste regole (divieti
alimentari, tabù sessuali, circoncisione...) hanno infatti una vera e propria utilità dal punto di vista
della salute.
La pratica della circoncisione porterà a descrivere per la prima volta l'emofilia parentale che
venne osservata come ricorrenza di emorragie mortali dai rabbini. La coseguenza di questa
"scoperta" fu un adattamento del dettato religioso che ammise che in presenza di due casi di
emorragie fatali in una linea parentale fosse giustificata l'esenzione per i discendenti di quella
famiglia. L'influenza della cultura egizia ellenista attenuò progressivamente l'intransigenza
religiosa verso i medici, e già verso la fine del III secolo troviamo l'invito a rendere onore al
medico in quanto è stato creato da Dio così come i medicamenti che si trovano in natura e che
l'uomo assennato non disdegna.
La medicina sacerdotale:
Le religioni dei greci (ma anche l'induismo) antropomorfizzavano nelle divinità le forze della
natura, il pantheon dei greci e quello induista avevano infatti una marcata impronta naturalistica.
Il concetto della malattia si situava all'interno del binomio colpa/impurità, ma i greci
distinguevano tra malattia che era inviata dalle divinità, e quindi fatalità ineluttabile, e malattia
causata da una violenza fisica, e pertanto evitabile. La medicina tipica dell'età omerica continua a
considerare la malattia come una macchia prodotta dalla collera degli dei che solo una
purificazione poteva cancellare. Al tempo dei misteri e del culto di Asclepio la guarigione era
demanata da forze miracolose che agivano durante il sonno attraverso i sogni. La medicina
sacerdotale sviluppatasi nei centri in cui si praticava il culto di Asclepio era basata su pratiche
rituali che includevano formule liturgiche, credevano infatti che la parola potesse agire
magicamente modificando la realtà fisica. Un'altra pratica molto importante era "l'incubatio".
Una pratica rituale in cui il malato doveva recarsi al tempio, purificarsi attraverso un rapido
bagno e entrare alla sera sotto i portici di un edificio a due livelli chiamato abaton. Qui si
coricava su un letto di foglie e aspettava che nel sonno le divinità lo andassero a visitare per
comunicargli la natura del suo male e quali rimedi poteva porvi. Secondo la narrazione
mitologica Ippocrate era un membro della confraternita degli asclepiani e ordinò le conoscenze
trasmesse orientandole verso un'analisi e una spiegazione razionale dei fenomeni morbosi.

2.3 – le medicine ippocratiche e postippocratiche

La medicina ippocratica:
L'emergere di un pensiero razionale e naturalistico influenzò la nascita di una setta medica che si
richiamava a Ippocrate, e che per la prima volta concepì la malattia come un fenomeno naturale
che interferisce con uno stato di buon funzionamento dell'organismo che è la salute.
Alcmeone di Crotone definisce la salute come una condizione di equilibrio (o isonomia) delle
forze organiche (umido-secco, caldo-freddo, amaro-dolce) e la malattia può essere causata da un
eccesso o un difetto di alimentazione, da una variazione repentina nel clima, da un agente esterno
che possono provocare nell'organismo una perturbazione. La guarigione si ottiene ripristinando
l'equilibrio. La malattia non viene concettualizzata come evento primario ma come perturbazione
di una condizione naturale: la salute. La medicina ippocratica adotta questa idea di malattia e
concepisce il corpo come un contenitore di quattro umori: sangue, flegma, bile gialla e bile nera.
Ogni umore corrisponde a una coppia di qualità e a un elemento
– sangue: caldo/umido aria
– flegma: freddo/umido acqua
– bile gialla: caldo/secco fuoco
– bile nera: freddo/secco terra
quando questi principi sono in giusta proporzione c'è salute, diversamente c'è malattia.
Rispettando le forze regolatrici e autoriparatrici della vita organica questa medicina non si mise
in contrasto con la religione e non ci fu una rottura troppo brusca.
La malattia passa attraverso fasi e ritmi ben precisi: incremento – apice – declino. Al centro c'è il
processo della "cozione" dove gli umori agiscono per espellere il principio nocivo e l'atto finale è
la crisi dove la malattia decide il proprio esito. Viene introdotto il concetto di vis medicatrix
naturae che implicava l'esistenza di un modo naturale di reagire del corpo per espellere "umori
peccanti". Il medico ippocratico cerca di rispettare la forza automedicante della vita e si limita a
prevedere il corso della malattia piuttosto che intervenire. Gli interventi suggeriti dal medico
erano principalmente rimedi naturali i diete.
Le malattie infettive che hanno un decorso ciclico hanno probabilmente ispirato la dottrina dei
"giorni critici". Il medico grazie alla sua esperienza riusciva a pronosticare l'esito della malattia
proprio sulla base dei giorni critici.
Il metodo ippocratico consiste nell'usare l'esperienza per costruire una visione concreta della
storia patologica. Cercano di inserire la malattia nella trama biografica individuale inrtoducendo
la "dottrina dei temperamenti". Tentavano di "predire" il comportamento di ogni individuo su basi
psicologiche, morfologiche, fisiologiche determinando il profilo costituzionale dell'individuo
stesso.
Con ippocrate la malattia perde ogni connotato morale o religioso per diventare un fenomeno
naturale.
Cnido e le origini dell'idea di specificità clinica:
La scuola di Cnido privilegia un approccio nosologico, ovvero cercava di elaborare una
classificazione delle malattie. Si contrappone a quella di Cos (Ippocrate) poichè considera la
malattia come configurazioni specifiche di segni e sintomi che rendono possibile una
classificazione della malattia che è vista come una realtà concettualizzabile in modo indipendente
e riconducibile a qualche aspetta materiale della realtà organica (lesione o parassita)
Le scuole mediche antiche:
La tradizione ippocratica diete luogo a due fondamentali tradizioni mediche: una di impostazione
razionalista e una caratterizzato da un atteggiamento empirista.
Presso le scuole di Alessandria e Antiochia l'osservazione dell'ammalato era anxche intesa come
ricerca per ampliare le conoscenze anatomiche e fisiologiche. L'intento era quello di trovare una
correlazione tra la malattia e un qualche tipo di disfunzione degli apparati. Erofilo ed Erasistrato
furono protagonisti di diverse scoperte come per esempio la distinzione tra vene e arterie grazie
alle dissezioni fatte su corpi umani.
La tradizione empirica invece considerava la scienza priva di qualunque utilità. La malattia era
un insieme di sintomi osservati dal medico che li riconosce sulla base dell'esame del paziente
trovando analogie tra i casi. Gli empirici utilizzavano l'epilogismo, ovvero cercavano di collegare
eventi precedenti ai sintomi attuali.
La medicina a Roma:
A roma non si sviluppò una tradizione madica autonoma. Catone riteneva che i malati potessero
guarirsi da soli seguendo gli impulsi provenienti dal loro corpo.
La fonte principale per avere un'idea delle malattie che colpivano i romani è il "De re medica" di
Celso che assume come dottrina quella ippocratica e fornisce descrizioni di numerose malattie. È
un contributo non originale che cerca solo di mettere ordine. Molti libri latinoi di agricoltura e
architettura contenevano consigli su come evitare l'aria malsana e suggerimenti efficaci per
evitare febbri e altre malattie (per esempio precauzioni per chi viveva vicino alle paludi o
suggerimenti su dove era meglio costruire la casa). Tra le scuole mediche che si svilupparono a
Roma va ricordata la setta dei metodici secondo i quali la medicina era un sapere in evoluzione e
la sua pratica doveva fondarsi sul ragionamento, sull'osservazione e sulla cura. Le malattie
avevano una realtà ontologica e una sede da cui traevano origine e da cui prendevano il nome. La
pratica medica doveva fare uso di strumenti per migliorare l'osservazione (per esempio lo
speculum vaginale).
Le idee atomistiche arrivano a Roma con Asclepiade di Prusa. Secondo queste teorie il corpo e le
sue funzioni sarebbero il risultato del movimento, dell'unione e della suddivisione di piccoli
corposcoli. La salute sarebbe il movimento normale di questi corpuscoli, la malattia invece una
perturbazione di questo movimento.
Sulla base dello stesso modello Temisione sviluppò una prima schematizzazione binaria delle
cause delle malettie per cui queste erano dovute a uno stato di rilassamento o di tensione e la
terapia che ne consegue si basa sul principio contraria contraris curantur che prescriveva
astringenti (bagni freddi per esampio) o lassativi (salassi etc).
La dottrina medica di Galeno:
la medicina ippocratica si divise in diverse scuole e fu organizzata in un sistema ben congeniato
da Galeno. Galeno, che per primo associò salute e malattia al funzionamento o non
funzionamento di particolari organi, fu un medico famosissimo nella Roma imperiale. La qualità
e la portata dei sui studi, soprattutto quelli di anatomia e fisiologia, resero il suo sistema medico
una fonte autorevole e indiscussa per quasi quattordici secoli dopo la sua morte. Per Galeno il
medico doveva essere amico della verità e utilizzare il "metodo razionale". Il ragionamento
clinico era volto a una diagnosi che localizzava la malattia a livello degli organi: il sintomo era
per il medico un'indicazione circa la lesione di un determinato organo. Non c'è alcuna lesione
della funzione senza che la parte dell'organismo dipendente sia malata. La malattia era per
Galeno una "diatesi preternaturale" ovvero il risultato di un disturbo, riguardante una parte
particolare del corpo. La concezione organicistica della malattia di Galeno arrivava a considerare
il peccatore un malato. La malattia perdeva definitivamente ogni carattere personale e si risolveva
nel turbamento delle forze della meccanica corporea.

L'idea che la malattia sia un processo dovuto ad alterazioni di equilibri armonici fra umori,
elementi o componenti immateriali era alla base anche delle teorie mediche concepite dalle
culture cinesi e indiane:

2.4 – la medicina cinese


La medicina tradizionale cinese è stata influenzata da due antiche concezioni filosofiche: la
scuola taoista e quella naturalista. Sullo sfondo il testo divinatorio Yi Ying che tratta di Yin e
Yang. Yin e Yang sono concepiti come nozioni opposte e complementari, in grado di generarsi
l'un l'altro e costringono a pensare alla realtà in modo dinamico.
Il più antico testo di medicina cinese è "canone di medicina interna dell'imperatore giallo" .
Viene elaborata la teoria delle cinque fasi (legno, fuoco, terra, metallo e acqua) che unitamente
alla dottrina yin – yang fu la base dell'approccio naturalistico. Yin e yang insieme alle 5 fasi
consentono di stabilire corrispondenze tra i fenomeni con lo scopo di riconoscere ordine e
regolarità nei processi naturali nonchè di spiegare i cambiamenti.
La scuola taoista immaginava una circolazione all'interno del corpo del "qi" (soffio, energia).Le
diete, gli esercizi e l'autocontrollo sessuale aiutano a mantenere un "qi" sano. La malattia è lza
conseguenza di uno sbilanciamento tra yin e yang che disturba la circolazione del qi che a sua
volta compromette il funzionamento dei sistemi viscerali e dei fluidi vitali. Il disturbo può essere
causato sia da fattori esterni che da squilibri generati internamente.
La medicina della patologia alla luce della concezione naturalistica sul qi avveniva tra il XII e
XIV secolo. Veniva introdotta la distinzione tra 3 agenti patogeni: endogeni ( emozioni), esogeni
( freddo, caldo, vento...) nè endogeni nè esogeni ( ferite, morsi di serpente).
La malattias compare in un organismo meno resistente come conseguenza di un eccesso emotivo
o di qi climatico.
A fronte di una prevalenza di disturbi digestivi fu elaborata una teoria che metteva al centro della
fisiologia e della patologia la milza e lo stomaco, per cui indipendentemente dalla causa della
malattia, questa limitava la funzione della milza o dellp stomaco che hanno il compito di
elaborare il qi.
2.5 – La medicina indiana
La medicina indiana è nota anche con il termine sanscrito ayurveda che significa conoscenza per
il prolungamento della vita. Le testimonianze scritte della fisiologia umorale alla base della
medicina ayurvedica sono contemporanee di Galeno. Alla base della pratica medica indiana ci
sono una teoria umorale e un approccio diagnostico che cerca di definire il temperamento
individuale considerando la persona nella sua integrità, senza separazione tra corpo e
mente/spirito. La materia è costituita da cinque elementi: terra, acqua, fuoco, vebnto ed etere. Le
malattie sono dovute a una cattiva regolazione del flusso di vento, bile e flegma che sono gli
umori che circolano nelle profondità dell'organismo. Prescindendo da una qualsiasi conoscenza
anatomica gli indiani concepiscono il corpo come un fascio di fluidi energetici non visualizzabili,
che si diffondono attraverso un intricata rete di canali invisibili.