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Nel Vangelo di Matteo, e solo in quello, si narra la storia dei Re Magi.

Scritto ad Antiochia, questo testo


apologetico subisce evidentemente le influenze della grande comunità zoroastriana presente in città. I
Maghi sacerdoti erano tra le figure centrali di questa antica religione, incardinata nel moto degli astri, ed
ordinata dagli eventi che si svolgevano «nei cieli, cosi come in terra». Partono dunque i Re Magi, sacerdoti e
sapienti, si incamminano da Oriente verso l’annuncio di un prodigio seguendo un segno astrale. Li muove la
fede, cioè la forza in un disegno superiore, che tutto connette; non sanno cosa o chi troveranno ma sanno
che solo andando, mettendosi in cammino, troveranno. I loro doni hanno un valore simbolico archetipico:
da una parte troviamo l’oro, che simboleggia la regalità, cioè l’eternità della Vita, della Zoé, nella sua
continua ricreazione, nella sua insopprimibile ciclicità. Alla polarità opposta ecco invece la mirra: simbolo
della morte, essenza con la quale si conservavano i corpi, di sapore amaro come il transito verso l’oltre
tomba. Ed infine, nel mezzo, l’incenso, che bilancia gli altre due elementi; simbolo della purificazione,
ovvero del percorso di una vita che vuole arrivare alla morte in modo consapevole, chiudendo un ciclo
affinché se ne possa aprire un altro.

Il Bambino, cui rendono omaggio, non «adorano» come erroneamente viene tradotta l’originale parola
greca, è il destinatario altrettanto simbolico dei doni: per questo a sua volta morirà e risorgerà in ogni cosa,
in ogni altra vita, come ciascun essere consapevole della propria esistenza, del proprio esserci. I Re magi
rappresentano dunque la rosa, la rosa tea, la sapienza orientale, e la portano verso la croce, simbolo sia
della realtà contingente, manifestata, le sue braccia orizzontali, sia di quella trascendentale, che riflette
l’infinità spirituale del Principio creatore attraverso quello verticale. E sarà cosi, molto secoli dopo, che la
Confraternita dei Rosa Croce richiamerà per così dire i Magi al loro ruolo di testimoni nelle nozze necessarie
tra scienza e fede. E dunque, come dice Gesù nel Vangelo apocrifo di Tommaso, i Magi si mettono in
cammino: «mettevi in cammino, andate oltre, inoltratevi», perché solo nel viaggio, nel pellegrinaggio verso
se stessi, agito nelle vie del mondo, ci sarà la salvezza.

Ed allora oggi chi porta i doni al Bambino luce del Mondo? Chi è questo bambino? E chi sono i Magi in
cammino seguendo il prodigio della stella che illumina la strada? Ieri, nella situazione storica della Palestina
dominata dai Romani e dall’odio di Erode che fa strage di innocenti perché cosi crede di fermare la Vita che
continuamente rinasce, così come oggi nel mondo delle nuove schiavitù e dei corpi migranti, il Bambino è
ogni bambino ed i Magi chiunque sia in cammino per rendere omaggio alla Vita trovando per se stesso una
nuova vita, per poter «far girare i propri talenti». Dalle ascendenza iraniche alle scuole misteriche di
Oriente ed Occidente, il viaggio del Magi si rispecchia così ancora una volta nella forza dell’esistenza, nella
nuda vita di ogni persona che non si ferma dinanzi a nulla perché mosso dalla fede nella Vita e ed in se
stesso come parte di essa. In ogni migrante rifulge ciò cui resero omaggio i Magi: la vita che vuole esistere,
exsistere, cioè uscire, levarsi (dalla terra) e quindi apparire, essere nel Mondo, essere la luce del Mondo.
L’oro della regalità brilla allora in ogni bambino da qualunque parte arrivi o nasca, la mirra servirà a
ricordare il nome dei morti, e l’incenso a purificare i miasmi del razzismo e dei settarismi di chi professa a
volta fedi trascendenti ma vuote di ogni contenuto immanente.

Ogni giorno dunque i Magi arrivano, perché ogni giorno qualcuno si mette in cammino seguendo la stella
del proprio destino, ogni momento rinasce il Salvatore in ogni creatura che ha bisogno di aiuto poiché chi lo
accudisce trova la strada per essere pienamente se stesso. Tutto questo, l’allegoria dei Magi e dei loro doni
al Salvatore, ricompone così, come il compasso e la squadra della simbologia latomistica, ciò che è sparso,
spesso artatamente, tra chi crede in un Dio trascendente e chi invece nella saggezza della Madre Materia.
Poiché, a ben vedere, se si percepisce l’intento che sottende al Tutto, chi è alla ricerca di un «altro mondo
possibile», che sia questo o quello che verrà, deve comunque mettersi in cammino ed onorare i Magi ed Il
Bambino in ogni luogo ed in ogni momento.
Raffaele K. Salinari