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THREE BLACK KINGS

Partitura postuma, musica completamente riscritta, è inedito; anche incisioni Ellington inedite, mai pubblicate su disco; mettono in luce opera ritenuta minore
(a ragione) prima, poi, dopo certo laborìo fatto, e maggiore consapevolezza, in realtà opera peso specifico importante in carriera Ellington.

Primavera 1974, coloro che passavano padiglione “Harkness” Presbyterian Hospital NY, notavano, attaccato porta stanza, strano, bizzarro cartello recitava “no four kisses, please”;
nessun paziente potuto avanzare tale richiesta se non lui. Ellington, ricoverato, come saluto solito scambiare 4 baci con tutti: intimi amici, capi Stato, jazz fans, uomini chiesa,
spasimanti, rettori università, ecc. (interrogato su strano rituale diede una delle risposte più insolenti mai sentite: “io do un bacio a ognuna delle 2 guance”; leggenda vuole detto a
Nixon quando glielo chiese, anche se improbabile rivolto così a presidente USA; detto sicuramente a più di un’altra persona, esempio Willie Ruff, cornista, svelato invitato convegno
su Ellington a Portland); molto rincuorante pensare che non perso proprio spirito anche quando tumore stava divorando. Fu modo per Ellington prendersi beffa fato: malattia deciso
data ultimo concerto, India 22/3/1974; anche in quei 2 mesi ospedalizzazione, morte non potette niente contro Ellington, come solito lavoro finire e no tempo pensare morte; benchè
calore e visite parenti e amici rincuorassero (caviale spediva Norman Granz, o fiori quasi quotidianamente Sinatra), in realtà ben altro in testa, finire 2 partiture non ancora terminate.
Così 29/4/1974, quando tutta America lo festeggiava (addirittura sua orchestra senza lui tenne concerto in chiesa NY) e moltitudine iniziative lo salutavano, lui interessato solamente
musica e musicisti intorno per dettare coordinate per completare 2 partiture; tutti intorno Ellington, pentagramma in mano, a fianco piano elettrico, come compagno degenza.

Uno dei 2 score impensieriva meno: opera comica, “Queenie Pie”, fondamentalmente terminata, già estate ’73, anche se Betty McGettigan, principale collaboratrice di quest’opera,
comunque molto presente quei giorni, forse ultima arrangiatrice e donna che lo vide in vita, prima di morire; per quanto pronta fosse Queenie Pie, comunque voleva dare sue dritte.
Altra partitura impensieriva molto di più, bisogno molti interventi: balletto pensato per big band ma sua idea trasformarla concerto grosso, big band + orchestra sinfonica; Luther
Henderson, orchestratore Harlem, Night Creature, New World A-Comin’, alcune principali opere sinfoniche Ellington, avrebbe dovuto completare score. Incline com’era Ellington
giochi parole, specialmente francese, intitolò “Le Trois Rois Noir”, cioè “Three Black Kings”, “I Tre Re Neri”. Ellington sforzò comunicare figlio Mercer, non del tutto informato e
Gunther Shuller coordinate per completare opera, ma purtroppo Shuller dovette partire tournée.

Quando 24/5/1974, 3.10 mattino Ellington muore, “I Tre Re Neri” non ancora del tutto pronti, ma Duke Ellington Orchestra, capeggiata Mercer, ritenne comunque portare in giro
partitura e presentarla, prima volta, Vecchio Mondo, cioè tournée partì in Europa in primavera, inverno 1975 (primo tour europeo formazione capo Mercer).
Tale padre, tale figlio: giorno dopo funerale, Mercer concerto con orchestra a Bermuda, padre voleva obblighi contrattuali rispettati.
Three Black Kings primavera/inverno ’75 è in Europa: grazie nastri inediti appartenenti collezionisti, sappiamo che partitura viene proposta prima Parigi, febbraio, poi Hammersmith
Odeon Londra; ma partitura molto sfilacciata, diversi errori, più di una cosa non funziona (interpretazione di “Reading” -?- ad esempio, 21/3: probabilmente cattiva acustica di quello
che era grande ristorante, rifatto modo molto kitch, su foggia castello londinese, rombe suonano davvero male).
In qualche maniera partitura presentata in Europa e poi finalmente, un po’ malconci, 3 Re Neri arrivano in USA.
Lì ci fu maggiore attenzione: perché New York Times 20/4/1976 annuncia che, per volere Governatore e Sindaco di NY, 29 aprile (data nascita Ellington) sarebbe divenuto
ufficialmente “Duke Ellington Day”, a partire da stesso anno (‘76) e in quell’occasione, cattedrale “St. John the Divine” avrebbe ospitato Orchestra Ellington capeggiata dal figlio, e lì,
finalmente in USA , avrebbero ascoltato nuova partitura, Three Black Kings. Oltre sindaco, per occasione invitate molte figure spicco cultura nera, Count Basie, Ella Fitzgerald, ma
anche Muhammad Ali, e addirittura, piccolo discorso introduttivo Mrs. Betty Ford, First Lady, che si scomodò e si professò una tra tanti fan musica Ellington, felicissima ascoltarlo
quella sera (in realtà poi non rimase ascoltare concerto per impegno).
Alcuni nastri inediti, registrati probabilmente per volere Mercer, quella sera in chiesa, giorno compleanno Ellington;:opera dura circa 15 minuti, divisa 3 movimenti, appunto Three
Black Kings, ogni movimento dedicato re nero; Mercer disse 2 parole su questi re, introducendo concerto.

***musica di rarità assoluta, quando muore ellington non frega più niente a nessuno di ellingtoniani, come se orcehstra finita; anche inedito più prezioso e più raro di Ellington
probabilmente 50 nastri pubblicati che girano in mondo, ma di Mercer non si sa nulla, su internet 4 paginette, tutti libri chiudono con morte Ellington, nessuna biografia indaga ciò
venuto dopo 1974, qua siamo ’76, di conseguenza cosa molto rara***

((“È una musica che mio padre non ha mai avuto occasione di suonare dal vivo”)) “È una partitura di cui daremo la nostra interpretazione, si chiama Le Trois Rois Noir”, The Three
Black Kings”.
Non ha idee molto chiare neppure su chi fossero quasi i re, infatti dice: “Il 1° re è il re della natività”, noi chiamiamo re magio, e dice “Caspar”, Gaspar(r)e; in realtà re nero 90% casi è
Baldassarre, non Gaspare (indagheremo aspetto anche in storia arte, perché re nero, quando c’è, è Baldassarre; storia arte ispirato fortemente Ellington); 2° re Salomone, da Bibbia
(da capire perché lo vede nero, non lo è); 3° Martin Luther King; bello gioco parole, come se suo cognome completasse tutti e 3.

Ascolto: 1° movimento, dedicato re magio; tema re Salomone straordinario; ritorna primo tema, secondo movimento. Tutte forme bitematiche tripartite (ABA), per primi 2 movimenti;
sentiamo alla fine speaker radiofonico perché uscì poi trasmissione, una broadcast (streaming?) radiofonica intitolata “Ellington is forever”, trasmessa appunto da chiesa St. John the
Divine.

Nastri inediti registrai male, però già mostrano 3° movimento piuttosto debole, giro gospel 5-6 minuti, un solo tema, rispetto invece altri 2 movimenti che ne avevano 2 (come se
Ellington non l’avesse completato). Musica cambiò esecuzione dopo esecuzione, 1° movimento (quello pentatonico), cambiò circa 30 tacche metronomo, (accelerò Mercer), da
concerti europei a americani, no idee chiare, provato concerto dopo concerto migliorare e cambiare cose; effettivamente velocizzata funziona molto meglio.

In ogni caso opera mancano pezzi, manca personaggio, per realizzare vero piano che aveva in testa Ellington: si fa strada figura fondamentale legata a questa partitura, Alvin Ailey,
grande coreografo afroamericano.
NY Times, nel ’75, dichiarato che NY State Theater, del Lincoln Center, agosto anno nuovo ospitato ben 2 settimane celebrazione Elllington; in sontuoso progetto, da 1 milione
dollari, Ailey voluto coinvolgere giganti coreutica come Jerome Robbins o George Balanchine, esempio, tutti, molti ballerini e molti coreografi avrebbero realizzato partiture; 2 maestri
in realtà (Balanchine e Robbins) non si concederanno mai a questo progetto, ma in ogni caso, agosto, Lincoln Center diede vita celebrazione Ellington con 10 diverse penne, 10
diversi coreografi che lavorarono, per spettacolo piuttosto importante. Alcuni giovani coreografi, ma talentuosissimi: esempio scrisse coreografia Caravan Louis Falco, conosciuto per
film “Fame” (Saranno Famosi).
Progetto nato 1964, intento omaggiare, celebrare, per dirla come Alvin Ailey, “il nostro Stravinskij nero” (Stravinskij era appena morto epoca), Ellington quando ancora in vita, con
festival di balletto dedicato a quest’ultimo; alla fine non ce la fece.
Prima versione di quello che sarebbe stato chiamato “(Alvin) Ailey Celebrates Ellington” fu televisiva, 1974, qualche mese dopo morte Ellington, nel ’75 non trovarono fondi per
rifarla, nel ’76 finalmente a teatro come voleva lui; nell’edizione, trovò posto anche coreografia Three Black Kings che Ellington aveva già concepito come balletto.
Tra 10 e 22 agosto molti coreografi coreografarono molte opere Ellington, Afro-Eurasian Eclipse, Caravan, Liberian Suite, Night Creature, Reflections in D (per ballerino solo, su
incisione per piano, 1953, Ellington).

Alvin Ailey conosciuto Ellington sin da 1963, anzi sua musica da ben prima, ma da 1963 collaborò come coreografo con Ellington nell’opera “My People”, per “Century of Negro
Progress Exposition”, cento anni da proclamazione libertà (abolizione schiavitù Lincoln 1863); Chicago serie eventi tra cui quest’opera, che prevedeva 2 compagnie danza, una livello
palcoscenico, una che ballava sopra pedane 3-4 metri altezza (Ailey faceva parte di una di queste); negli anni riuscì addirittura a fargli scrivere musica di balletto, scritto proprio da
Ellington ad hoc, che si chiamava “The River”, 1970. Questo balletto postumo (3 Black Kings) coreografa lui, Ellington teneva fare balletto, ma viene a mancare e ci pensa Ailey. In
occasione Ailey Celebrates Ellington 1976, presente in prima fila anche Coretta King (tenne anche discorso da palcoscenico), vedova Martin Luther King, ucciso Memphis 1968; 3
ballerini solisti impersonavano 3 re neri.

Tre Re Neri, come Ellington decretato, ancora necessitavano investitura sinfonica, o meglio, big band + orchestra sinfonica (tutte versioni tour europeo sono per big band): Mercer
non riuscito trovare orchestra sinfonica disposta a rivestire partitura per big band in panni sinfonici; questo avvenne Yale, 1977, Duke Ellington Orchestra, diretta Mercer, avrebbe
suonato come parte programma “Duke Ellington Scolarship Program”, istituito da Willie Ruff, cornista, conosciuto tardo Ellington, per raccogliere fondi per far studiare giovani
musicisti, quindi serie concerti per sorta raccolta fondi (attiva ancora oggi).

In quella occasione prima mondiale Three Black Kings con orchestra sinfonica (come testimoniano manoscritti) Yale, che si unì a big band Ellington (purtroppo no documenti sonori);
arrangiamento Luther Henderson.
Risposta pubblico, come riportano giornali Yale, assolutamente straordinaria e anche Mercer colpito da modo orchestra, giovanile tra l’altro, interpretò partitura.
Così 1977 Mercer intraprende secondo tour europeo, durante quale si esibisce festival polacco “Jazz Jamboree”, suonando Three Black Kings con orchestra sinfonica Varsavia,
soprattutto incidendola per 1° volta per big band e orchestra sinfonica, come avrebbe voluto padre (in realtà qualcosa anche lì non funzionò).
Quella musicareperibile da 3 fonti: uscirono 2 LP (editi) quel concerto, uno solo con pezzi jazz, l’altro solo quelli sinfonici; anche tv polacca riprese (inedito) concerto, tuttavia tagliando
qualche pezzo (motivi probabilmente tempo), ma ci sono frammenti non presenti su nessuno 2 LP, come “Sir Duke” Stevie Wonder (uscito quell’anno). 3 fonti ci danno idea cosa
avvenne quel concerto, speciale, perchè non in cartellone nel festival, o meglio, suonato per aprirlo ma poi aggiunta data dopo fine festival, con orchestra sinfonica, quando ha
eseguito Three Black Kings. Festival tra l’altro organizzato da Dipartimento Stato Americano, che mandò Orchestra in Polonia, in Unione Sovietica, per far vedere che jazz, americani,
neri “esportavano la democrazia” (motivi politici-diplomatici).

Entriamo vivo partitura, analizzando i 3 movimenti, scopriamo più in dettaglio questi 3 re neri, perché siamo periodo funk, l’ha scritta ’74, ma Ellington testa ancora su rinascimento Harlem anni ’20.
Partiamo da 1° re, re della natività, re magio nero.

I re - Baldassarre - re della natività

È Mercer presentarci, da “Palau de la Música Catalana” Barcellona 14/3/1975 (uno dei nastri inediti), 1° re, introducendo 1° movimento con queste parole: “Per il primo dei Three
Black Kings sono certo che Duke Ellington abbia tratto ispirazione da “Santa Maria del Mar”, dove vi è una vetrata con i re magi, e uno di questi è nero”.
Ellington suona straordinaria Cattedrale di Santa Maria del Mar di Barcellona più di un’occasione, 24/11/1969, e a pochi mesi morte, il 10/11/1973; ma sbagliato, in quella straordinaria
cattedrale Ellington probabilmente rimase bocca aperta per grandi mosaici, in particolare rosone centrale, uno degli esempi mosaici più belli, ma non ce n’è uno che ritrae re nero. In
quella chiesa quindi non vide quel re magio nero; non sappiamo dove lo vide, ma lo conosceva molto bene.

Storia dei re magi molto pasticciata, scritture non indicano né erano re, né erano 3; anche nomi usciti da leggenda; nessuna scrittura sacra indica 3 nomi re magi (Melchiorre,
Gasparre, Baldassarre) come li conosciamo.
Ma secolo dopo secolo, leggende iniziano prendere corpo, re magi iniziano diventare 3, questo primi secoli cristianità, poi intorno X secolo 3 re magi, con 3 nomi, avrebbero
rappresentato 3 età uomo: guardiamo qualsiasi rappresentazione natività con re magi, famosa adorazione magi, ce n’è uno vecchio con barba bianca, uno con barba non bianca, e
uno quasi senza o addirittura imberbe; 3 età uomo, intorno anno 1000 quando si crea questa idea; dopo ancora, 3 personaggi non sono solo 3 età uomo, ma 3 continenti allora
conosciuti, Europa, Asia e Africa.

Allora 3 re magi rappresentati anche punto vista fisiognomico, affinchè ci sia quello rappresenta Africa, sempre più giovane e piu’ distante Cristo; quello vicino, inginocchiato è quello
vecchio, quello leggermente più distante è quello mezza età, quello più giovane, molto distante, è del nero, il giovane, l’africano, quasi sempre Baldassarre. Tuttavia, benchè
iconografia re “fuscus” (re nero, come riportano scritture) riporti questo re (come) nero già intorno 1300, questa scomoda figura nero stentò imporsi.
Galleria Sabauda Torino esempio, adorazione magi Defendente Ferrari, re vecchio barba, ma re tutti bianchi; in quella pinacoteca quasi tutte adorazioni 3 re magi bianchi. Siamo nel
‘500, 200 anni nero c’è, ma fatica imporsi. National Gallery Londra potremmo incontrare adorazione (Lippi, sempre un italiano) che prevede re magi bianchi (vecchio vicino Cristo). Re
magio nero cosa non scontata e in storia arte, come luce stroboscopica, esempi magi bianchi e neri: movimento intitolato re magio nero non è quindi banalità, come se Ellington
ribadire re magio è nero. Anche se grandi maestri italiani Botticelli, Raffaello, Leonardo, rappresentato bianco, come se dicesse “per me il re magio è (solamente) nero”, è un black
king; come se Ellington fece su pentagramma quello che pittore tedesco Hans Memling fece su tela, ripreso adorazione magi collega/maestro, Rogier van der Weyden, ritratto tutti
magi bianchi (vecchio sempre vicino); quando Hans Memling, come si usava allora, riprende quadro maestro riproducendolo quasi uguale, piccola variante: terzo nero.

Ma non rimarcò solo presenza re nero, suo “king of the nativity” dovuto essere, innanzitutto, nobile, aggraziato, dignitoso; come detto un “new negro”, “beauty”, “black beauty”, bello.
Cosa non scontata, perchè re nero presente altamente probabile ritratto minstrel show, toni molto grotteschi. Quando Mantegna pittura re magio nero, non proprio una bellezza, anzi
abbastanza mostruoso, labbra turgide, ecc.; stereotipi razzisti trovato, 400 anni dopo, minstrel show. Ellington invece come se dicesse: “il re magio è nero, e anche bello”.
Spesso re magio nero addirittura incarna idea bruttezza o talvolta anti-Cristo: adorazione Hieronymus Bosch, nero bello, ma secondo molti studiosi anti-Cristo addirittura. Comunque
quando re nero presente, lontano o fuori scena (es. fuori finestra, in miniatura bibbia illustrata, come poveraccio non invitato festa costretto sbirciare vetri cosa succedendo, finito
fuori cornice).
Ideologo Harlem Reinassance Alain Locke, non sarebbe stato per nulla contento: come tutti intellettuali neri aveva visione cultura molto ampia, si occupava letteratura e filosofia,
ma sapeva di musica e anche pittura, tanto più scrisse diversi articoli dedicati storia arte, addirittura (scrisse) libro su “nero” dell’arte, 1940, “(The) Negro in Art”, “a pictorial record of
the Negro artist and of the Negro theme in art”, elenco artisti di colore e neri ritratti in storia arte. Quando parla re magio nero lo descrive come più fasullo tra tutti stereotipi del nero
presenti in storia arte. Quando parla re magi, dice: “la figurazione del re magio di colore è il più fasullo di tutti gli stereotipi del nero presente nella storia dell’arte” e lamentando
completa mancanza realismo conclude con “aggiunto ben poco al vero ritratto del nero”; lui dice “non solo il re magio nero c’è poco, ma quando c’è è grottesco. Non siamo noi, noi
non siamo così”, e in suo elenco adorazioni (cioè quando si concentra su tema re magio nero, tra personaggi molto ritratti storia arte, molto presente), esclude tutti quadri, magari
anche bellissimi, dove re magio ritratto in maniera grottesca (stesso Mantegna), elenca maestri, soprattutto nordici, olandesi, in cui re magio è nero, ma anche bello (come se
dicesse “conosco Leonardo, ma lo ha fatto bianco; conosco Mantegna, ma lo ha fatto brutto; preferisco Albrecht Dürer o altri che hanno ritratto il nero nella sua bellezza, con delle
vesti molto belle, ecc.).
Sicuramente Ellington no tempo leggere questo libro Locke su storia arte, però vibravano all’unisono, entrambi stessa idea: Ellington come se avesse messo un solo magio, come
se sua adorazione un solo protagonista, nero, che spesso o non c’è, o è brutto, o sta fuori, sempre più lontano.
Lezione probabilmente ben ascoltata invece da Langston Hughes, letterato, amico di Locke (entrambi omosessuali), forse anche mezzo matto, ma probabilmente libri collega
importante leggeva; non un caso Hughes concepì musical intitolato “Black Nativity”, dove tutto cast nero, dove tutti e 3 re neri, e varie edizioni musical, re magi interpretati da
personaggi non cantano, personaggi autorevoli data comunità: es. a Washington prende 3 figure importanti, non musicisti, ma invece politici, pastori, figure riferimento, avevano
parti solo parlate, non cantate, che rappresenteranno simboli comunità; tra l’altro si occupò coreografie all’inizio (poi se ne andò perché litigarono) Alvin Ailey, che avrebbe potuto
parlare con Ellington progetto, ed Ellington probabilmente gli parlò di Langston Hughes (si conoscevano bene).
Diretto o indiretto, potrebbe non parlato con Hughes, con Ailey, non letto libro Locke, ma idea è quella: ritratto re nero, no novità, perchè nero, unico e bello; aveva peso piuttosto
importante (purtroppo balletto, come eseguito Alvin Ailey, nessun documento).

Questa musica racconta re magio e incontro con Cristo in 2 momenti, narrativo (legato al movimento) e contemplativo: 1° tema 1° movimento e’ carovana che arriva da deserto, 2°
tema è incontro, estatico, davanti Cristo; in quel momento re magio vicino figura Cristo, come se tempo fermasse.
Il motivo SOL-DO-SIb-FA, pentatonico, reiterato, quasi Steve Reich, minimal music, tra l’altro impreziosito da molti cambi metro, ogni tanto sentiamo interrompersi e sentiamo
suonare scala ottofonica, che in storia musica spesso rappresentato soprannaturale (spesso usata in classica, specie russi). C’è quindi arrivo, movimento carovana, poi
soprannaturale (l’incontro).

Poi finalmente uno temi più belli tardo Ellington, questo incontro con Cristo; sentiamo modulazioni per terze.
Forma bitematica tripartita, quindi ritorno 1° tema.

Poi entra 2° movimento, piuttosto bello, più del primo; 3° movimento disastro, vediamo come si è riusciti recuperarlo e tirarne fuori invece musica grande bellezza.

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opera postuma ellington dettato da letto figlio mercer e luther henderson, che poi curato arrangiamento sinfonico, opera che divenne balletto, 1977, e stesso anno riceve finalmente
rivestimento sinfonico, prima eseguita Mercer per big band, poi da ’74 a ’77 occasione in quei 3 anni concerto Varsavia avere 1° travestimento sinfonico e 1° registrazione (video da
cui tratto doppio LP).

1° re natività, nero, visto diversi dipinti era bianco, Ellington posto centro scena come unico re, di natività (punto e basta), quando solitamente o bianco, se nero relegato margini
scena, più giovane e più lontano da Cristo; dentro questo c’è consapevolezza orgoglio nero che risale probabilmente rinascimento Harlem; ricordiamo libro storia arte grande
intellettuale Locke in cui piuttosto critico nei confronti, in particolare, grandi maestri, sopratutto italiani, ritratto questo re nero maniera grottesca, dato poco a vera immagine nero,
anzi, perpetuato e perpetrato idea grottesco giunta fino oggi. È come se re di Ellington, questo re nero, bello, (“black is beautiful”, sua composizione “Black Beauty” 1928), posto
centro scena, avesse profondo significato politico.
Il re - Salomone

2° re è re Salomone. Baldassarre a parte, mori/neri (paio eunuchi etiopi, uno salvò figlia profeta Geremia; egiziana Agar, da quale, come narra Genesi, Abramo ebbe figlio Ismaele;
faraone etiope Tiraca; egiziana Asenat, che rifiutati idoli, divenne moglie Giuseppe; moglie Mosè, Sefora; santi: nordafricano Sant’Agostino, nessuna immagine vedremo mai nero, ma
era africano; comandante romano San Maurizio, ecc.) in Bibbia non mancano, ma tra tutti no re Salomone, nero non era, ma Ellington mette 2° tra i 3 re neri; perché per quanto
Mercer sostenuto fosse di colore in quanto progenitore imperatore Etiopia, quasi nessuna genesi depone verso pelle scura questo personaggio, anche iconografia Salomone mai
ritratto nero.

Probabilmente Ellington, più che per pigmentazione personaggio biblico, ritenne includerlo in partitura per via suo rapporto con mondo nero, perché noto interesse Salomone per
donne brune: cantico dei cantici, donna si presenta, 1° verso “sono nera ma bella”; avversativo “ma” certo peso, ma quasi viene fuori “black is beautiful”, lui fortemente innamorato alla
fine prese in moglie. Bibbia 1465 ritrae proprio re Salomone sta baciando sposa nera: tra varie spose che ebbe molte nere (circa 600, più concubine), ma più celebre fu regina di
Saba, anche iconografia ricorda nera; quindi Salomone no nero, ma vicino mondo nero e Ellington consapevole, conosceva bene questo aspetto.

Tanto più che 1959, in “Queen Suite”, dedicata Regina Elisabetta (fece incisione sola diede a lei, per fortuna venne stampata postuma), ci sono riferimenti altre regine. Movimento,
grande bellezza, “Apes and Peacocks”, scimmie e pavoni (riferimento dimostra Ellington conosceva bene storia regina nera di Saba, che poi avrebbe sposato Salomone, famoso per
imparzialità e giustizia), è composizione descrittiva: suoni orchestra riproducono versi scimmie e pavoni, perché primo libro dei re riporta passo in cui regina di Saba si presenta
Salomone con carovana (anche qui si sente maniera molto chiara “rumore” carovana dal deserto) con serie doni, tra cui scimmie e pavoni; in iconografia spesso abbiamo regina di
Saba con suo seguito, davanti a re Salomone, intorno molto spesso rappresentati pavoni.

Ellington consapevole, perché, ricorda figlio, annotato precisamente passo primo libro dei re; quando biografo Stanley Dance chiese Ellington perché strano titolo, quest’ultimo lo
rimproverò severamente dicendogli “ma non conosci la Bibbia? Vai a rileggerti immediatamente tutta la Bibbia, vecchio e nuovo testamento”, perchè Ellington in questa composizione
voleva, maniera diretta, rifarsi a regina di Saba; allora re Salomone, marito, riferimento diretto a bellezza di questa regina, spesso ritratta vesti appunto da regina, magnificenti, ma
soprattutto nera. 2° movimento racconta questo.

2° movimento, come 1°, prevede 2 temi (3° movimento abbiamo un tema solo): 1° tema, grande bellezza, esposto da arpa, indichiamo con A; variazione quel tema, che indichiamo
con A1, esposta da tromba; 1° melodia A, 16 misure, la melodia A con variazioni, riproposta da tromba, A1, 16 misure, poi abbiamo melodia B 16 misure, bossanova. Poi ancora A.

Riassumendo: melodia A(16), A1(16), B(16) latin, A1(16). A è re Salomone, magnificenza, dopodiché, per restituire pantagruelico appettito sessuale re Salomone, festa che faceva,
Ellington utilizza tempo doppio, progressione armonica rimane quella, forma AABA di 64 misure, e sax tenore improvvisa (2° chorus, , impro, dopo 1° di tema). Ellington toglie
melodie: noi sezioni sentite come 2 grandi temi, tema A estatico, melodico, tema B bossanova; in realtà per Ellington sono sezioni di grande forma AABA 64 misure, che svuotata di
melodia, tempo doppio, diventa terreno su cui improvvisa (in frammento anche tempo quadruplo addirittura) sassofonista; è una sorta di 2° tema (2° chorus, impro), accordi sono
sempre quelli, però orecchio suona come altro, lì entriamo in jazz e c’è momento improvvisativo del movimento.

Tema: melodia A e B, in realtà scoperto essere 2 sezioni di grande forma AABA 64 misure, scritta.

Impro: a parte interventi orchestra, resto tutto improvvisato, per lo meno ritmica, sassofonista improvvisa. Toglie melodie, tiene accordi, e quel chorus lì, tempo doppio, rappresenta
festa, parte meno interessante rispetto 1° tema, che invece grande bellezza, o meglio, sezione A di 1° tema, sconvolgente cosa fa punto vista armonico Ellington.

* sassofonista David Young sostituito da Ricky Ford nel tour europeo *


Straordinaria melodia della A (prime 8 di 16) basata su ciclo quinte, stessa idea “Melancholia", grande capolavoro piano solo 1953; se confrontiamo melodie notiamo che Ellington usa
in più occasioni; tra l’altro notiamo anche uso accordo 6/9, accordi alterati e sus; quindi abbiamo sia idea ciclo quinte oltre utilizzo alcuni tipi voicing simili, che Ellington utilizza per 2
composizioni.

Ciclo quinte cosa banalissima, eppure nessuno sente Melancholia o re Salomone a 1° ascolto si rende conto catena quinte; molto d’effetto, molto ben congegnata, ma una tra idee
più utilizzate e banali progressioni armoniche, ma con questi voicing tutto un altro sapore.

(il secondo chorus diventa swing, sempre a16a’16b16a’16, ci improvvisa il sax; il terzo chorus va a tempo quadruplo in questo nastro)

Anche qui forma bitematica tripartita, dopo assoli, torna melodia pazzesca tema. Questo è 2° re.

III re - Martin Luther King

3° re Martin Luther King. In giorni stava preparando marcia Washington, 8/1963, 16/8 salì su un palcoscenico per ricevere direttamente da mano Ellington
manoscritto, perché quella sera Ellington aveva suonato, con altra orchestra (sua costava troppo), opera di narrazione, danza e musica, intitolata “My People",
in cui arrangiò vecchio spiritual, “Joshua Fit the Battle of Jericho”, reintitolandolo “King Fit the Battle of Alabama”, trasformando antico spiritual in inno per
lotta diritti civili, consegnando composizione a Martin Luther King.
Da quel 1963, in cui i 2 si incontrarono, abbracciarono anche (sembra che King addirittura si commosse per dedica e manoscritto - allo stesso modo King diede
poi targa ad Ellington per suoi grandi contributi ambito musica americana), i 2 rimasero buoni rapporti.

Arrangiamento vecchio spiritual si inserisce in catalogo piuttosto ampio (moltissime) composizioni dedicate Martin Luther King, quasi tutte scritte dopo 1968,
cioè da morte Martin Luther King; Rostropovich commissionò concerto per violoncello, “Memorial to Martin Luther King” (1968), Luciano Berio scrisse “O
King” (1968), l’americano Holly Winson (???) opera per coro e nastro magnetico, “In Memoria”, Mary Lou Williams, George Russell (per passare jazz), scrissero
opere dedicate; per non parlare composizioni più tarde, sino ninna nanna “MLK” U2 (1984), anche composizione “Happy Birthday”, Steve Wonder. Però
composizioni postume; pochissimi, tra questi Mary Lou Williams (insieme Ellington), hanno dedicato opere a grande reverendo quando ancora in vita.

Ellington adorava King, secondo Mercer, quella dedica fece con molto piacere; quando 4/4/1968 colpo fucile freddò a Memphis, in albergo, Martin Luther King,
Ellington decise mitigare dolore vedova Coretta King, rimasta sola, con diversi concerti raccolta fondi e scrivere movimento (3°) sua opera, che probabilmente
già in testa, appunto Three Black Kings, dedicandolo proprio a Martin Luther King, inserendosi quindi in quel catalogo composizioni dedicate a King dopo
morte, benché avesse già dedicato arrangiamento vecchio spiritual prima morte.

Come disse Mercer, tra sottoscrizioni Ellington non scrivere finale sino giorno prima performance (sorta scaramanzia come sappiamo); sfortunatamente
Ellington morì prima e così portò finale con sé. Figlio Mercer cercò completare movimento dedicato Martin Luther King miglior modo possibile.

Composizione, in questo caso, monotematica (differenza altre 2 presentano forme bitematiche tripartite), c’è poco e nulla, schema è: sezione A e sezione B 4
misure, quest’ultima talvolta dilatata a 8, insieme formano chorus, ripetuto più volte, dove abbiamo modulazione da C a Eb, poi ancora C. Rispetto altri 2
movimenti dove abbiamo 2 temi, A e B, orchestrati in schema formale bitematica tripartita ((quindi ABA)), qua piccolo tema, ritorna più volte, su metro 12/8,
gospel.
Fin dei conti risulta essere movimento più debole di Three Black Kings, orchestrazione, pesante riff (c’è in orchestrazione big band, affidato archi in
orchestrazione sinfonica), da Platters, non aiutano molto.

Abbiamo davvero molto poco: no caso che tutte varie edizioni Three Black Kings volte a rendere meno volgare, banale e pesante questo movimento:
arrangiatore e direttore d’orchestra Maurice Peress 1988 riarrangia cercando rendere riff meno pesante e introducendo Jimmy Heath sax soprano, che
improvvisa sopra, ricolmando mancanza idee melodiche, melodia tutta lì, non ci sono melodie cantabili; Buffalo Philarmonic Orchestra registra, 2012,
rifacendosi score Luther Henderson, mette parti clarinetto qua e là, per colorare un po’ questo 3° movimento. Varie orchestre che inciso cercato migliorarlo e
quando non riuscite valutato anche interventi più “trancianti” (?): quando Civica jazz Milano fatto disco, 1998, opere sinfoniche Ellington, 3°movimento Three
Black Kings tranciato di botto, non c’è, non stato suonato; non assurdo, questo 3° movimento molto debole e molte idee piuttosto banali, riff pesantissimo,
c’è anche cadenza che chiude sezione in modo davvero molto volgare.

Anche ballerino Dudley Williams, che ballò figura King (ricordiamoci sempre che è balletto Alvin Ailey coreografato dopo morte Ellington), anche di fronte
vedova Coretta, quando anziano, intervistato su quella performance ‘77, mostrò apprezzare moltissimo coreografia ma meno musica; tanto più che
intervistatore, non esperto danza, bolla movimento come “insolitamente gospel” per Ellington.
In realtà gospel Ellington scritti a bizzeffe, tra quali (sparpagliati), My People, 3 concerti sacri, pregevolissimo Portrait of Mahalia Jackson, su groove proprio
12/8, con ance che imitano organo da chiesa; non tanto che gospel non caratteristico Ellington, è che qui, intervistatore vuole dire maniera molto
diplomatica, per essere Ellington gospel un po’ da battaglia, no raffinatezza composizioni di Ellington.
Figlio Mercer quasi scusato per questo movimento, dicendo non trovata nessuna indicazione o registrazione di traccia pianoforte per quel movimento che
potuto aiutarli completare opera; ma se invece arrovellarsi, avesse cercato nastro un po’ meglio forse sarebbe venuto fuori qualcosa.

Sam Shaw, stato grande fotografo, soprattutto per foto su set cinematografici, molto belle, molto d’effetto, fotografo altissimo livello: 1961, nonostante
sempre sui set (?) scattare foto, si ritagliò nuovo ruolo, produttore, divenendolo in film “Paris Blues” (Sidney Poitier, Paul Newman, parla 2 musicisti jazz a
Parigi), a cui Ellington fornito colonna sonora; purtroppo unico loro progetto andare in porto, vedere luce, perché carriere dei 2, Shaw e Ellington,
tendenzialmente toccate per ventina anni prima, ma nessuno loro progetti andò in porto; Sam Shaw infatti da ragazzo avrebbe voluto dedicarsi arte, e
divideva studio con giovane Romare Bearden, tra grandi pittori afroamericani, molto conosciuto da Ellington, comprato molti suoi quadri e pittore aveva
dedicati molti.
In quel periodo Shaw lavorava per testata giornalistica con giornalista Harry Henderson: 1° faceva foto, 2° servizi (testi); un loro reportage, pubblicato su
numero 30/1/1943 solleticò Ellington, si risolse farne musical, tuttavia di quello show non fatto nulla (quindi si conoscevano fin da 1943). Insieme ai 2 e un
collaboratore di Henderson, tutti e 3 decisero buttare in piedi questo musical, uno tanti progetti Ellington per teatro che non videro mai luce.
2 decenni dopo, li troviamo, 1961, realizzare unica loro pellicola insieme (Shaw produttore, Ellington colonna sonora) Paris Blues, e amicizia si rinfrancò e
pensarono altre cose insieme. 1968, Sam Shaw si ritaglia altro ruolo cinema, direttamente regista, e decide realizzare alcuni documentari su storia arte, e
chiamò Ellington, perché lo apprezzava molto, Ellington dipingeva e amava moltissimo storia arte (era collezionista di Romare Bearden, Charles Alston, di
grandi pittori afroamericani). Anche stesso Shaw ne sapeva molto arte: da ragazzo, insieme a Romare Bearden, volevano studiare arte, uno diventato grande
artista, l’altro grande fotografo; condividevano stesso studio. Siccome Shaw faceva articoli con Harry Henderson, Henderson e Bearden si sono conosciuti;
questi ultimi scrissero più importante storia arte afroamericana mai pubblicata, con 20 anni ricerche spalle, pubblicata dopo morte Bearden, lavoro
sconvolgente.
Quindi Henderson super esperto storia arte, Ellington ne sapeva molto, Shaw era lì in mezzo, avrebbero fatto cose potenzialmente potute diventare
capolavori; “potenzialmente” perché non venne fuori nulla, mentre Ellington aveva già scritto musica. Una parte, dedicata Degas, rimase per aria, una,
Matisse, neanche iniziata; ma noi interessa 3° questi documentari, dedicato Far West.
Era tutto ciò che si sapeva: fortuna vuole che figlia Shaw, Edith, all’epoca, ’68, appena laureata Pratt Institute Chicago e stava curando parte pubblicitaria
(grafica, cartellone) progetto; che non era su Far West, ma era “Remington and Russell West”, documentario su 2 più grandi pittori Far West; idea abbiamo
Far West, anche film, proviene da loro quadri, 2 pittori differenti (Remington qualche anno più vecchio), ma spesso associati insieme, stile molto simile, un
po’ impressionista, da tardo ‘800 fino primi ‘900 dipinto West; quadri molto belli, e tutti e 2 anche grandi scultori, sculture di bronzo, spesso cowboy domando
(?) cavallo, quindi grandissimo senso dinamismo, molto plastiche, molto d’effetto, come se fossero fotografi dell’epoca.
Edith Shaw dice cosa era piuttosto avanzata, probabilmente suo padre stava valutando oltre musiche Ellington, anche musiche (magari qua e là) più adatte,
esempio “concerto per banjo”, 1968; era destinato cinema ma purtroppo saltò tutto per soldi.

Noi sappiamo da biografo Ellington, Stanley Dance (lì con lui), Ellington fortemente colpito quadro famiglia indiani che cavalcavano a tramonto, e andò in
studio per incidere un pezzo, mai pubblicato, intitolato “Elos”, 3/12/1968, sarebbe stato tra temi questa colonna sonora. Ellington spesso faceva prove,
qualcun’altro magari arrangiava o metteva a posto; lui invece scrivere su carta, buttava giù appunti, dava a musicisti, poi registrava direttamente per sentire
nastro.

Purtroppo non si è trovato quadro, non venuto fuori, tuttavia idea su quale potrebbe essere quadro c’è: non certezza, ma altamente probabile che quadro sia
“Plegans”, Charles Russell, 1918 (colori impressionisti, contrasti forti).
Questo quadro potrebbe ispirato Ellington che registrò composizione rimasta inedita intitolata Elos; Elos traccia che Mercer non ha trovato. Ellington già
scritto pezzo dedicato Martin Luther King, nel 1968; aveva dato altro titolo, evidentemente non ancora dedicato Martin Luther King, ma voleva dedicarlo
fierezza popolo indiano, per quel documentario. Documentario andò gambe all’aria, e Ellington prese musica, non utilizzata ma registrata solo per prova,
apportò alcune migliorie e la trasformò in Martin Luther King; ma siccome arrangiamento non fece lui, su letto morte, ma Luther Henderson, in questo caso
quest’ultimo pessimo lavoro. Benchè Elos sia prova registrata, solo schizzo, 10 volte più bella; potenzialmente, partendo da lì, già qualcosa grande bellezza,
riff banale non c’è, armonia dilatata doppia, cambi armonici più dilatati, dà idea grande spazio.
Ellington percepì punto contatto tra fierezza popolo indiano, avviando verso tramonto, non più metaforico (anni ’10 morendo indiani, foto grande fotografo
Curtis, si occupò fotografare indiani tra tardo ‘800 e anni ’10, rappresentano proprio tramonto quella cultura), e il popolo nero.
Fin dei conti, idea Ellington era riprendere questa vecchia traccia 1968, e 1974 ripartire farne movimento 12/8 dedicato Martin Luther King. Nessuno ascoltato
questo suggerimento ellingtoniano, questa traccia ellingtoniana persa.

Elos: 12/8, ritmo armonico doppio, cambia tutto, ogni accordo 2 misure, già altra cosa; tema (sezione B); (ritorno ad A?)

Bruno Tommaso riarrangiato, per orchestra sinfonica, 3° movimento alla luce questa musica (Elos) e anche indicazioni Bragalini; scritto tutto a matita, senza
pianoforte, su tavolino albergo, partitura per orchestra sinfonica direttamente.
Ha mutuato idea di piccolo motivo pentatonico che contrappuntisticamente ritorna in questa introduzione, divisa in 2 parti, qui appunto contrappuntistica con
motivo a imitazione, 2° parte intervengono armonici, danno idea spazi molto larghi (prateria, indiani), sconfinati. Tema affidato più sezioni (es. parte ai
tromboni), e nel frattempo, ogni tanto, ritorna qua e là da flauti motivo pentatonico introduzione, ogni tanto fa capolino.
Forma è A(A?)BA; partitura per clarinetto concertante (Bepi D’Amato). L’idea è: cadenza (improvvisata), assolo di clarinetto, ma ultime note scritte, nei
sovracuti, poi introduzione torna come coda per chiudere sipario. Elos perduto viene disseppellito e viene costruito sopra arrangiamento sinfonico (orchestra
teatro Marrucino di Chieti?).
Questo è 3° movimento Three Black Kings, come potuto essere, in ogni caso assai più significativo rispetto versioni sentite da ’77 oggi.
Effettivamente partendo da Elos, per quanto sia prova pezzo gospel, ha tutt’altro sapore, già ritmo armonico doppio rende tutto più dilatato e rilassato, riff
brutto Ellington non scritto manco morto, brutte cadenze volgari non ci sono.
*riascoltare three black kings*

celebration ultima lezione ?

celebration ultima partitura di cui ci occupiamo

la big band di Ellington non aveva i finanziamenti per spostare un’intera orchestra sinfonica.

la radio danese custodisce opere inedite in studio registrate da dio, donate da mercer per via della moglie (modella svedese) collezione di 3-400 nastri

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