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N. R.G.

58627/2019

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di MILANO
PRIMA CIVILE
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Valentina Boroni
Visto l’art. 702 ter cpc ha pronunciato la seguente
ORDINANZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. r.g. 58627/2019 promossa da:

MARIO ANTONELLO SEMINERIO (C.F. XXXXXXXXXXXXXXX ), con il patrocinio dell’avv.


VIGEVANI GIULIO ENEA e dell’avv. , elettivamente domiciliato in VIA PODGORA, 13 20122
MILANO presso il difensore avv. VIGEVANI GIULIO ENEA

Ricorrente
contro

MICHELE NOBILETTI, (C.F.XXXXXXXXXXXXXXX ) con il patrocinio dell’avv. Xxxxxx


xxxxxx, elettivamente domiciliato in Milano, via xxxxxx xx presso il difensore avv. Xxxxxxx xxxxx

RESISTENTE

Oggetto: diffamazione a mezzo internet

Il Giudice, a scioglimento della riserva assunta nel corso della udienza del 13.4.2021,
OSSERVA
Mario Antonello Seminerio in data 22 gennaio 2020 ha proposto ricorso ex art. 702 bis cpc (notificato
unitamente a decreto di fissazione dell’udienza, fissata per il 5 maggio 2020) al fine di ottenere
l’accertamento e la dichiarazione del contenuto diffamatorio e lesivo del suo onore e della sua
reputazione del Tweet pubblicato in data 30 marzo 2019 da Michele Nobiletti nonché per ottenere la
condanna di quest’ultimo al risarcimento del danno non patrimoniale, nella misura di euro 15.000,00 o
nella maggiore o minore che sia ritenuta equa e di giustizia, con rivalutazione monetaria e interessi
legali dalla data dell’illecito al saldo. Nel ricorso ha chiesto altresì disporsi l’immediata cancellazione
del post dal contenuto diffamatorio dal profilo Twitter del resistente e la condanna di quest’ultimo al
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rimborso delle spese sostenute per l’esperimento del tentativo di mediazione obbligatoria, nella somma
complessiva di euro 250,00.
Il resistente Nobiletti si è costituito chiedendo il rigetto di tutte le domande poste dal ricorrente
eccependo che la risposta del resistente era stata determinata da una dichiarazione dello stesso
ricorrente dal contenuto provocatorio.
Di seguito si riportano i fatti che hanno dato origine alla controversia insorta tra le parti.
In data 30 marzo 2019 il Sig. Seminerio, mediante il suo account Twitter @Phastidio, pubblicava un
Tweet nel quale segnalava che, quella mattina, nella trasmissione “I conti della belva”, di Radio24, si
sarebbero affrontati i seguenti temi: “La scomparsa della crescita- L’alba del fascismo”.
Rispondendo a tale Tweet il sig. Nobiletti, tramite il suo account @MicheleNobilet1, commentava
scrivendo “L’alba del fascismo è iniziata quando @EnricoLetta ha consegnato il campanellino di
#montecitorio a @matteorenzi. Siate seri e guardate la realtà (…)”.
Il Sig. Seminerio replicava a sua volta, scrivendo “Trovo molto difficile restare serio davanti ad una
simile imbecillità. Però qualcosa posso fare. Farti sparire”; provvedeva poi a bloccare le interazioni
con l’utente Nobiletti. Lo scambio di battute tra i due veniva di seguito commentato da altri fruitori
della rete. Tra questi @Onofrio scriveva la seguente frase “della serie, ‘la tocco piano’”.
Il sig. Nobiletti dunque, commentava quest’ultimo Tweet, scrivendo “Quando senti la checca isterica
di @phastidio salutamelo caramente, anni di studio hanno completato la sua idiozia comunista (…) e
capisco anche sta a libro paga @pdnetwork, però un po’ di contegno per non andare nel ridicolo non
guasta”.
Tanto richiamato il ricorrente lamenta che le affermazioni contenute nel post di Michele Nobiletti,
costituiscano una palese lesione dei diritti della sua personalità; il. Nobiletti infatti ha travalicato i limiti
del diritto di cronaca, il quale può dirsi scriminato solo allorchè presenti specifiche caratteristiche, ben
delineate dalla giurisprudenza e rappresentate dalla verità della notizia; dalla continenza delle
espressioni, intesa come rispetto dei requisiti minimi di correttezza formale dell’espressione e, infine,
dalla pertinenza delle informazioni, per le quali sussista un interesse pubblico nonché del diritto di
critica per il quale assume particolare rilevanza il limite invalicabile della non gratuità dell’attacco
personale.
Nel dettaglio, ha rilevato che la prima l’espressione “Checca isterica” oltre ad avere un palese
contenuto offensivo, appare totalmente slegata dal dibattito in corso tra le parti nel noto social network
e non ha alcun rilievo “pubblico” posto che nella sfera pubblica il sig. Seminerio si occupa di temi
economici; la seconda espressione presenta una oggettiva idoneità offensiva con riguardo alla
espressione “idiozia” e, per altro verso, l’appellativo “comunista” che si associa all’ultima frase oggetto

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di contestazione consistente nell’accusa, rivolta al Sig. Seminerio di essere “a libro paga di
@pdnetwork”, è lesiva della propria indipendenza. Secondo quanto sostenuto dal ricorrente, ciò che
costituisce lesione della sua reputazione non è, in sé, l’attribuzione di appartenere ad una determinata
area politica, quanto di rivolgere una simile attribuzione ad un soggetto che, come il ricorrente, si
presenta ed interagisce con il pubblico nella sua qualità di opinionista in materia economica. Una simile
affermazione sarebbe, in altri termini, lesiva dell’immagine indipendente, obiettiva e autorevole che
egli ha, di contro, interesse a preservare.
Inoltre il ricorrente ha precisato che difetterebbe il profilo della verità atteso che egli non ha mai avuto
alcun tipo di incarico o consulenza con il Partito Democratico, non ha mai percepito alcun compenso e,
addirittura, ha in più occasioni espresso valutazioni critiche dirette al Partito Democratico.
Tutto ciò premesso, il ricorrente allega la ricorrenza di una grave lesione dei propri diritti della
personalità, sub specie di danno non patrimoniale alla reputazione per la cui liquidazione ha dichiarato
di rimettersi alla valutazione discrezionale ed equitativa del giudice, che dovrà in ogni caso tenere
conto di una serie di indici quali: gravità del fatto, posizione sociale della persona offesa e diffusione
delle affermazioni lesive elementi dai quali il ricorrente “suggerisce” , alla luce dei valori medi indicati
nell’ambito delle tabelle 2021 dell’Osservatorio della Giustizia Civile di Milano un danno
quantificabile nella misura di euro 15.000,00.
Il resistente Nobiletti, nell’ambito dei suoi scritti difensivi, eccepisce che le affermazioni offensive
rivolte al Sig. Seminerio costituiscono, nient’altro che la conseguenza della provocazione rivoltagli da
quest’ultimo e rappresentata dal seguente Tweet: “Trovo molto difficile restare serio davanti ad una
simile imbecillità. Però qualcosa posso fare. Farti sparire”. Egli, in particolare, sostiene che, non
avendo particolare familiarità con il gergo di Twitter avrebbe frainteso l’espressione “Farti sparire” e,
sentendosi minacciato, avrebbe impulsivamente replicato nei termini già esposti. Inoltre, a
giustificazione della propria reazione, evidenzia l’esistenza di un chiaro squilibrio tra le parti in causa,
circostanza che, a suo avviso, determinerebbe l’esigibilità di un diverso grado di correttezza e di civiltà.
In definitiva, al fine di ottenere il rigetto delle domande del ricorrente, egli eccepisce che le espressioni
offensive rivolte al sig. Seminerio sarebbero scriminate dalla ricorrenza dell’esimente della
provocazione, così come stabilito dall’art 599 c.p..
Va preliminarmente descritto il contenuto del danno alla reputazione e va chiarito quando esso sia
meritevole di tutela risarcitoria.
Il danno non patrimoniale, la cui disciplina è affidata all’art 2059 c.c., è risarcibile nei soli casi previsti
dalla legge. Tuttavia, a seguito del consistente dibattito giurisprudenziale intercorso nei primi anni
2000 e culminato con le storiche sentenze gemelle SS.UU. Cass. Civ. 26972-26975/2008, si è giunti ad

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affermare che “In virtù di una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., unica norma
disciplinante il risarcimento del danno non patrimoniale, la tutela risarcitoria di questo danno è data,
oltre che nei casi determinati dalla legge, solo nel caso di lesione di specifici diritti inviolabili della
persona, e cioè in presenza di una ingiustizia costituzionalmente qualificata”. Nel novero dei diritti
fondamentali, la cui tutela rientra nella fattispecie dell’art 2059 c.c. vi è il danno alla reputazione. Quest’ultima
va intesa come l’opinione che i consociati hanno dell’onore e del decoro di un determinato soggetto, ossia la
stima di cui un soggetto gode all’interno della società.
La tutela della reputazione manca, nel nostro ordinamento, di una specifica protezione civilistica.
La giurisprudenza, tuttavia, al fine di tutelare tale diritto ha talvolta fatto ricorso all’art 2 Cost,
interpretando tale disposizione alla stregua di una norma aperta, fonte di tutela per i diritti fondamentali
dell’uomo. Altre volte la giurisprudenza ha invocato la fattispecie di ingiuria -ormai illecito
amministrativo- intesa quale offesa all’onore e al decoro, ovvero il reato di diffamazione di cui all’art
595 c.p., che protegge la reputazione, lesa attraverso la comunicazione tra più persone.
Stanti tali richiami normativi, si può dunque affermare l’illegittimità di qualunque espressione di
mancato rispetto dell’integrità morale della persona manifestata, attraverso parole o scritti,
direttamente all’interessato ovvero anche solo a terzi.
La tutela di tale diritto della personalità, considerato di rilievo costituzionale, va tuttavia bilanciata con
altri diritti di pari rango, tra i quali la libertà di manifestazione del pensiero, sancito all’art 21 Cost, del
quale costituiscono espressione il diritto di cronaca e, per quanto interessa al caso di specie, il diritto di
critica e satira.
Quanto all’onere della prova, secondo l’insegnamento tradizionale delle SS. UU. della Corte di
Cassazione (SS.UU. sentenze nn. 26972/08, 26973/08, 26974/08, 26975/08) il danno non patrimoniale,
anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno
conseguenza (Cass. 8827/03 e 8828/03, 16004/03) che deve essere allegato e provato. Attenendo il
pregiudizio (non biologico) ad un bene immateriale, il ricorso alla prova presuntiva è destinato ad
assumere particolare rilievo, e potrà costituire anche l'unica fonte per la formazione del
convincimento del giudice non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri.
Con specifico riferimento alla tutela del danno alla reputazione si è recentemente affermato , in plurime
occasioni, che “la liquidazione del danno dev'essere compiuta dal giudice, con accertamento in fatto
non sindacabile in sede di legittimità, sulla base non di valutazioni astratte, bensì del concreto
pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e dimostrato, anche
attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, che siano fondate, però, su elementi indiziari
diversi dal fatto in sé, ed assumendo quali parametri di riferimento la diffusione dello scritto, la

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rilevanza dell'offesa e la posizione sociale della vittima (ex multis Cassazione civile sez. VI,
06/10/2020, n.21365, Cass. Civ. n. 4005/2020).
Poiché il pregiudizio lamentato dal ricorrente attiene ad interessi di natura non economica aventi
rilevanza sociale, la prova del danno si risolve nella dimostrazione di due condizioni, ossia l'esistenza
di un fatto produttivo di conseguenze pregiudizievoli (il fatto ingiusto) e l'idoneità del medesimo ad
ingenerare una ripercussione "dolorosa" nella sfera personale del soggetto leso (il danno). Si tratta, in
entrambi i casi, di requisiti allegati dall'attore, secondo il riparto dell’onere della prova sancito dall’art
2043 c.c.. Tale secondo presupposto, poi, può ritenersi integrato anche sulla base di presunzioni
semplici.
Quanto alla portata diffamatoria delle espressioni specificatamente individuate dalla parte ricorrente si
osserva quanto segue.
Vi è oggettiva portata diffamatoria delle espressioni esaminate: con specifico riferimento
all’espressione “Checca isterica” è di tutta evidenza la portata lesiva della reputazione del ricorrente.
Tale frase, oltre a riferire informazioni concernenti l’ipotetica identità sessuale del sig. Seminerio
nell’ambito di un dibattito in cui tale circostanza non ha alcun rilievo, ricorre ad un’espressione
offensiva, diretta, evidentemente ad associare all’attributo della personalità una valenza spregiativa.
Con riguardo all’affermazione di essere “a libro paga di @pdnetwork”, è ravvisabile una seria offesa
alla reputazione, in quanto l’attribuzione, rivolta ad un giornalista, di essere prezzolato, equivale a
negare che egli sia indipendente, obiettivo ed autorevole, attributi, questi ultimi essenziali ai fini dello
svolgimento di tale professione.
Presenta, viceversa differenti caratteri l’espressione “idiozia comunista” che ben si distingue dalla
affermazione di essere “a libro paga di @pdnetwork”. Mentre con la prima espressione il resistente si
limita ad esprimere un’opinione, con la seconda affermazione si vuole sostenere l’esistenza di un fatto
specifico, ossia la sussistenza di un vincolo che, come già chiarito, sarebbe tale da minare i requisiti di
indipendenza che si richiedono a chi svolge la funzione di pubblicista.
L’offensività delle espressioni vanno rapportate ed assumono ulteriore valenza diffamatoria alla
notorietà dell'attore nello specifico settore del dibattito su temi economici: il Sig. Seminerio è
infatti un noto giornalista e pubblicista, molto presente nel dibattito pubblico. È stato editorialista per le
testate LiberoMercato, il Tempo e Il Fatto Quotidiano e lo è attualmente per Il Foglio e Linkiesta;
inoltre dal 2014 al 2019 è stato co-autore e conduttore della trasmissione “I Conti della Belva” su
Radio24. Attualmente il suo profilo Twitter conta, un numero di follower superiore a 59.000;

Va dunque accertata la portata lesiva della reputazione del ricorrente con riguardo alle

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espressioni poc’anzi sottolineate.
Il resistente eccepisce, a sua difesa, la ricorrenza dell’esimente di cui all’art 599 c.p.. Con riguardo a
tale eccezione, va precisato che essa, secondo l’insegnamento della Corte di Cassazione, esclude la
punibilità del reato di diffamazione ma non anche la natura di illecito civile del fatto, né la conseguente
obbligazione risarcitoria del danno subito dal soggetto leso. Essa, dunque, si configura non tanto come
esimente ma quale scusante, idonea ad eliminare solo la rimproverabilità della condotta dell’autore
del fatto in ragione delle motivazioni del suo agire, pur restando il fatto imputabile a titolo di dolo e,
dunque, illecito (Cass. Civ. Sent. n.2197/2016)
Ne consegue che ove sia compiuta una lesione dell’onore o della reputazione, l’eventuale ricorrenza
della provocazione, di cui all’art 599 c.p. ( che peraltro nel caso di specie non è neppure dato ravvisarsi
ben essendo interpretabile l’espressione “ti faccio sparire” come riferibile esclusivamente al profilo
twitter) non esclude la configurabilità di un atto ingiusto, fonte di obbligo risarcitorio.
La portata lesiva alla reputazione ed all’onore del ricorrente delle espressioni sopra richiamate si
traduce in un danno apprezzabile.
Infatti da un lato la totale gratuità del riferimento all’orientamento sessuale del ricorrente unito alla
aggettivazione “isterica” è stato percepito dal ricorrente come un immotivato e dispregiativo
commento alla propria persona, con conseguente danno da sofferenza interiore, e dall’altro, l’essere
stato qualificato come giornalista al soldo del partito democratico ha comportato un danno in termini di
tenuta della fiducia dei lettori nelle attività del ricorrente di ricerca oggettiva delle fonti.
Passando alla quantificazione del danno deve considerarsi che le frasi offensive sono state pubblicate
su Twitter, ossia nell’ambito di un social network di larga diffusione i cui contenuti sono accessibili
anche ai non iscritti. Si tratta di un'ipotesi di diffamazione aggravata con altro mezzo di pubblicità -
anziché con il mezzo della stampa - ai sensi dell'art. 595 co. 3 c.p. in quanto rientrante in una categoria
più ampia, comprensiva di tutti quei sistemi di comunicazione e, quindi, di diffusione - dai fax ai social
media - che, grazie all'evoluzione tecnologica, rendono possibile la trasmissione di dati e notizie ad un
consistente numero di persone (Cass. Pen. N. 4873/2016). Attualmente il profilo Twitter del ricorrente
conta, un numero di follower superiore a 59.000
Si deve infine tenere conto altresì che alla data del ricorso, successiva di diversi mesi alla comparsa del
tweet, il commento non risultava ancora rimosso e che non risulta che esso lo sia stato nel corso del
processo.
Di contro si tratta di una espressione solitaria non reiterata e che ha determinato un danno contenuto
tenuto conto del numero modesto dei follower del ricorrente e della tipologia di social utilizzato.
Sulla base delle considerazioni che precedono si stima equa la quantificazione del danno nella misura
di euro 5.000,00 pari ad un valore di lieve entità.
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Accertata la portata diffamatoria delle espressioni, deve ora esaminarsi la domanda tesa alla
cancellazione delle indicate espressioni dal profilo Twitter del sig. Nobiletti.
Potendosi ritenere allo stato ancora non cancellate le espressioni offensive e la loro cancellazione nella
disponibilità del resistente, può essere accolta la domanda di cancellazione delle espressioni dal profilo
twitter del ricorrente al fine di ottenere la cessazione degli effetti dannosi della pubblicazione. In tema
di spese processuali, tenuto conto del principio di soccombenza, si condanna parte resistente a rifondere
le spese di lite sostenute dal ricorrente come liquidate nel dispositivo in relazione alla attività
difensionale svolta e con esclusine della fase istruttoria. Vanno anche riconosciute le spese per il
procedimento di mediazione, documentato. Viceversa non risultano documentate le spese di notifica.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così
dispone:
1) Accerta la natura diffamatoria dell'onore e della reputazione di Mario Antonello Seminerio delle
espressioni “checca isterica” e “sta a libro paga @pdnetwork” scritta da Michele Nobiletti, sul proprio
profilo Twitter, in data 30.03.2019.
2) Condanna Michele Nobiletti al pagamento in favore di Mario Antonello Seminerio, a titolo di
risarcimento del danno non patrimoniale, della somma di Euro 5.000,00, oltre agli interessi legali dalla
presente sentenza al saldo.
3) condanna Michele Nobiletti alla rimozione dal proprio profilo twitter del commento oggetto della
presente pronuncia;
4) Condanna Michele Nobiletti alla rifusione delle spese processuali in favore di Mario Antonello
Seminerio, liquidate in Euro 3.235,00 per compenso, oltre al rimborso forfetario delle spese generali
nella misura del 15%; IVA e CPA come per legge, oltre euro 150,00 per il procedimento di
mediazione, comprensivo di compensi e spese, euro 145,00 a titolo di contributo unificato e marca da
bollo.

Milano, 22 aprile 2021


Il Giudice
dott. Valentina Boroni

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