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Lo sport e i giochi sportivi nell’Antica Roma

I principali sport nell'antica Roma erano: il pancrazio, la lotta, il pugilato, la corsa, il lancio del


giavellotto, il lancio del disco, il lancio del peso, che erano stati presi a modello dalla Grecia.
La concezione dello sport nell'antica Roma[1] però non rifletteva la predilezione della cultura greca per le
attività atletiche non professionali, per gli agoni), gare incruente riguardanti non solo lo sport ma anche
diversi campi delle attività umane, dove il vincitore riceveva un premio per aver dimostrato, secondo la
mentalità greca, le sue superiori doti fisiche e morali.
Per moderare la virulenza dei cruenti spettacoli del circo, che scandalizzava la parte più moderata dei
Romani, Augusto ripropose i tentativi sporadici di Silla, Pompeo e Cesare di introdurre a Roma i giochi
greci dove prevaleva lo spirito agonistico e nei quali la gara serviva a fortificare il corpo non a
distruggerlo.[5]
Per celebrare la sua vittoria su Marco Antonio e Cleopatra nel 28 a.C. istituì ad Azio e a Roma
gli Actica di cui però già nel 16 d.C. gli autori romani avevano perso memoria. Come pure non durarono
i giochi Troiani che egli Nerone cercò di rinnovare in Roma i giochi greci con i Neronia che dovevano
essere celebrati in Roma periodicamente e che consistevano in prove di resistenza fisica, di canto e
poesia. Vi fu qualche senatore che partecipò alle prime gare ma nessuno osò gareggiare nelle seconde
dove primeggiava lo stesso imperatore.

Modello ricostruttivo dell'Odeon (al centro) e dello Stadio di Domiziano (in basso).

Anche queste furono dimenticate e solo Domiziano riuscì a rendere duraturi i giochi greci istituendo
nell'86 l'Agon Capitolinus dove venivano premiate dallo stesso imperatore in occasioni alterne le gare di
corsa, di eloquenza, di pugilato, di poesia latina, del lancio del disco, di poesia greca, del lancio del
giavellotto, di musica. Le gare atletiche si svolgevano nel Circus Agonalis, fatto appositamente erigere
dall'imperatore, mentre per quelle intellettuali fu costruito l'Odeon.
L'Agon Capitolinus rimase in voga anche dopo la morte del suo fondatore: Marziale ne scrisse le lodi e
l'imperatore Flavio Claudio Giuliano continuò ad interessarsene, ma le gare si tenevano ogni quattro
anni e i luoghi destinati ad accoglierle avevano una disponibilità di posti molto limitata rispetto a quelli
del Colosseo. In effetti questi giochi erano poco apprezzati dal pubblico e l'alta società romana ne
criticava la prevalenza di motivi stranieri e l'immoralità dei nudi degli atleti.
I giochi greci continuarono così ad essere osteggiati dai romani: Plinio il Giovane approvò la decisione
del Senato di proibirli a Vienna Lugdunense e scrisse: «Vorrei che si potesse sopprimerli anche a
Roma.»[6]
I munera invece vedevano una folta partecipazione del popolo che ne apprezzava la brutalità che
alcuni imperatori tentarono di diminuire: Adriano proibì che della schiera dei gladiatori facesse parte
uno schiavo senza il suo consenso, Traiano, Marco Aurelio, tentarono di estendere la parte dello
spettacolo dedicata alla lusio diminuendo così il tempo per i combattimenti reali dei gladiatori e
cercarono di ridurre le spese statali per i munera che tuttavia mantennero l'aspetto di quello spettacolo
dove «l'uomo gode di nutrirsi del sangue umano» (iuvat humano sanguine frui)[7]
Finalmente l'imperatore cristiano Costantino il 1º ottobre 326 decretò che le condanne ad
bestias fossero sostituite dai lavori forzati ad metalla ed eliminò la primaria fonte di reclutamento
dei gladiatori.
Approfondimento pancrazio
Il pancrazio è un antico sport da combattimento, un agone atletico, che faceva parte dell'atletica
pesante di origine greca antica e consisteva in un misto di lotta e pugilato. Il termine in greco
antico: παγκράτιον, pankrátion, significa ‘tutta forza’, da πᾶς pâs (in combinazione πᾶν pân) ‘tutto’ e
κράτος krátos ‘potere, forza’, ad indicare che il lottatore sconfiggeva il suo avversario utilizzando tutta la
sua forza e tutte le parti del corpo, con ogni tecnica a mano nuda ammessa, tranne togliere gli occhi
all'avversario. Alla lotta e al pancrazio venivano attribuite origini mitologiche e divine: si diceva
che Teseo, l’eroe vincitore del Minotauro, l’avesse insegnata agli uomini dopo averla appresa dalla dea
Atena.

Questa disciplina fu ammessa ufficialmente ai Giochi olimpici nel 648 a.C.


Il pancrazio era un agone da combattimento totale in cui tutte le tecniche erano ammesse, tranne il
mordere e l'accecare: queste venivano punite severamente con frustate dall'arbitro o dall'allenatore di
turno.
Pankration è l'unione di due termini greci: Pan, tutto, e Krathos, potenza. Il significato di questo legame
è proprio "Onnipotenza", che annuncia già lo scopo e il fine di questa disciplina: sottomettere
l'avversario ed assurgersi a diventare il più potente. Logicamente con questo asserto, le prese e i colpi
di potenza e la spettacolarità nel sottomettere con forza, la facevano da padrone.
Questa disciplina era un insieme di tecniche prese dalla lotta (Pale) e dal pugilato (Pygme), e adattate
ad un nuovo sistema di combattimento; inoltre erano inserite tecniche sviluppate solo per questo
contesto, le Pankration techne, che davano modo di fluire durante l'azione totale e permettere l'uso di
qualsiasi abilità che in uno sport totale è ed era ritenuto essenziale. Infatti la caratteristica peculiare era
il poter combattere a tutti i livelli di altezza e a tutte le distanze. Fino all'arrivo contemporaneo delle
nuove discipline come il vale tudo prima e le arti marziali miste poi, il pancrazio fu l'unico "sport" da
combattimento totale dell'umanità.
Gli incontri di pancrazio venivano effettuati a mani nude.