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Introduzione alla cultura classica II


Spoudo (serio) – geloion (ridicolo, comico)
- Sono categorie particolari che mostrano qualcosa di innovativo  approccio critico =
Socrate, uno dei fondatori del pensiero filosofico e scientifico –> vivere nel dubbio
- Sono tutti quei pensieri non elevati, privi di formalismi, legati alla vita quotidiana, che
partono sicuramente da Omero => ci sono segnali sul funzionamento del pensiero critico
 Distinzione tra  - Serio – irrigidito
- Poco serio  dietro il riso c’è lo spirito critico, vedere
le cose con un assunto critico che mette in dubbio noi
stessi e la nostra società
- Il cervello funziona su livelli binari, ragiona per categorie opposte: serietà – riso, epica (alto)
– comico (basso)
- Riso = Aristotele dice che l’uomo si distingue dagli altri animali per la sua capacità di
ridere. Il riso è frutto di una sinapsi = contatto elettrico – logico  è un piacere intellettuale
così forte da provocare una reazione fisica; è condivisione collettiva ma è anche potente
strumento di critica. Tramite il riso la realtà viene vista quotidianamente =>
smascheramento – “straniamento” (Viktor Growsky) = vedere le cose come non le abbiamo
mai viste prima  infrangere la maschera della nostra stessa arroganza
- Luciano di Samosata
Alle origini della letteratura europea  “Epicade” (operette morali) = cfr Leopardi
Rivoluziona la letteratura europea  Voltaire: Opere satriche
II sec  “O Bacco” (traduzione di Settembrini, adepto della Giovine Italia)

Dionìso, dio amante del riso, con il suo esercito di Menadi, sileni,
va contro l’India. I principi indii, sugli elefanti, vedono questo buffo
esercito e ridono. Dietro all’edera di Dioniso c’è una punta di ferro e
vengono imprigionati

- “Spoudo – geloion”  serve per parlare di γέλως = riso => legato a Dionìso, dio del teatro e
“Philogelos” = amante del riso. È un dio inquietante (cfr. Le Baccanti di Euripide, tragedia
terrificante), dio del vino  è una divinità, quindi i mortali devono fare attenzione:
l’ebbrezza è qualcosa con cui gli uomini non possono scherzare  è amante del vino e
dell’ebbrezza ma è pur sempre un dio e noi uomini non possiamo prenderlo alla leggera.
- Riso = frutto di una sinapsi umana ma è anche strumento di distruzione ( si mostrano i
denti, come le scimmie). Gli eroi omerici talvolta si ridono in faccia
- Sorriso = dimensione non aggressiva del riso (“Sub – riso” => attenuazione del riso) 
inverso rispetto all’aggressività del riso, senza privarsi della dimensione bella del riso ma
attenuandone l’aggressività
- Poetica di Aristotele (Gr05 – Gr06) => Aristotele viene definito da Dante come “Il maestro
di color che sanno”.
Nella Poetica parla di letteratura, soprattutto di poesia  parola memorabile, biotica (=
dentro alla vita). Aristotele è al principio della nascita della letteratura, inizia ad analizzare
lo studio delle lettere per la prima volta.
Aristotele va in due direzioni: parla di tragedia, di teatro = spettacolo multimediale con
l’azione  attori che agiscono sulla scena  teatro è rappresentazione del mondo  noi
uomini siamo come degli animali e impariamo tramite mimèsi = principio
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dell’apprendimento, che è una delle cose che ci fanno più uomini e ci rende
contemporaneamente più simili agli animali
L’arte, che rappresenta la realtà, ci permette di imparare  ci dà emozioni e genera sinapsi.
Inoltre l’arte può rappresentare tutto  la tragedia rappresenta le istituzioni importanti, i
grandi eroi; la commedia rappresenta la vita più bassa, gli omiciattoli => la vita è
commistione di tutto. La commedia può mostrare un aspetto della vita che riequilibra il tutto
 la letteratura è principio di vita, perché ti fa confrontare con una parte della vita stessa
L’arte è fatta sia di rappresentazioni alte (tragedia) che basse (commedia) e ambedue sono
importanti  1) Tragedia – epica (= Iliade)
2) Commedia – parodia (“Viliade”  rovesciamento
“Batracomiomachia” di Omero)

Dice Bruno Gentili in Poesia e pubblico


La poesia è 1) “Epainos” = lode
2) “Psogos” = biasimo

La commedia mette sulla scena il quotidiano, gli aspetti più volgari e osceni della vita
umana ( tragedia: scene alte)  le risorse del comico sono maggiori rispetto all’austero,
rinnovano la tradizione, spazzano via ciò che c’era prima, sconvolgono
Nel racconto O Bacco di Luciano c’è il termine Χένος = straniero, ciò che è diverso e
strano, come Dioniso e le figure che lo circondano, definite “Allokota” => alterità rispetto
all’ordine

La vita non è ordine ma un pullulare di germi, qualcosa di bello ma


anche infernale  il comico guarda all’interezza della vita con senso
critico, dicendo anche cose aberranti = diverse dall’ordinario, che
possono produrre dei germi stimolandoci alla riflessione (cfr. Socrate)

All’epica si contrappone il giambo:


 Epica = fatta di “Epe”, esametri con ritmo dattilico, molto lontano dalla lingua
comune  è aulico, solenne, memorabile => viene anche usato in filosofia e da
Lucrezio per trattare di cose memorabili
 Giambo = il trimetro giambico è simile al parlato, è fatto per la quotidianità,
popolarità. C’è di tutto e di più: sesso, violenza ecc.
Non bisogna dimenticarsi che le contrapposizioni di Aristotele sono però solo delle
categorie per interpretare la realtà: tutto è fatto di opposizioni.
- Anche Omero vive in mezzo alla gente  c’è di tutto, non solo eroi
 Es: Canto XXIII Iliade  agoni per la morte di Patroclo (sport è per i Greci
bellezza) dove è presente il senso della competizione, non, però, finalizzato alla
distruzione, ma c’è il rispetto per l’avversario. Prima degli agoni c’erano dei sacrifici
di animali che lasciano lo sterco nelle strade. Uno degli eroi scivola e cade sullo
sterco e il pubblico ride, come faremmo noi. Virgilio imita Omero elegantemente,
riprendendo questa scena nei funerali di Anchise. Uno degli eroi scivola non sullo
sterco ma sul sangue degli animali.
 Omero è vita  in lui ci sono dimensioni legate al senso critico, al riso.
Es: siamo nell’isola di Scheria = punta di passaggio tra il nostro mondo e l’altro
mondo. Qui vivono i Feaci => definibili con le categorie dell’Utopia di T. Moro,
inventata da lui appositamente nel 1516
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 Utopia = non luogo, oppure buon luogo => proiezione ideale di un mondo altro
che funge come paradigma da cercare per risolvere una difficoltà. Tommaso Moro
nel 1516, nell’opera Utopia, parla di un’omonima isola (Utopia, per l’appunto) dove
tutto funziona al contrario rispetto al mondo contemporaneo (es: la gente di Utopia
disprezza l’oro, lavora solo 6 ore al giorno e passa il resto della giornata leggendo
ecc.)  cfr. Aristotele: la letteratura è finzione => è più della verità, è creazione
mentale che serve a confrontarsi con la realtà.
Un’utopia è qualcosa cui tendiamo ma non si può realizzare perché siamo uomini e
mortali  non possiamo essere felici: se un uomo cerca di realizzare un’utopia, crea
una distopia (es: nazismo, comunismo).
Ulisse, dopo la guerra di Troia, cerca di tornare a casa per 10 anni  νόστος =
ritorno, è una maledizione  è un eroe vincitore ma dopo 10 anni del viaggio di
ritorno perde tutto, trofei, uomini: perde la sua identità (coloro che sono vincitori
sono i più infelici  la guerra non porta bene nemmeno ai vincitori).
Ulisse vive 7 anni con Calipso in un’immortalità simile alla morte, da cui grazie agli
dei si libera (=> l’immortalità non compete agli uomini: a loro rimane solo la vita, la
cosa più bella). Calipso offre l’immortalità a Odisseo ma egli non accetta perché le
sue gesta si perderebbero  noi uomini siamo tenuti a stare nella storia e per fare ciò
Ulisse rema per 17 giorni su una zattera ma Nettuno scatena una tempesta. Aveva
visto Scheria, che sembra uno scudo ombelicato = simbolo di protezione, è l’isola
dove si sarebbe salvato. All’isola arriva nudo, sporco di sabbia, e si getta in mezzo a
delle ragazze che giocano a palla sulla spiaggia.

È un’isola utopica, un non dove felice. È una civiltà avanzata e il primo


segnale di civiltà sono le urla di ragazzine che giocano a palla  si
possono divertire perché è una società felice, che ha rimosso la guerra e
ha un buon governo (“eunomia – eirene = pace – dike)

Odisseo viene accolto da Nausicaa, che dice alle sue amiche che questo è un uomo,
non un nemico, quindi deve essere accolto. Lo portano alla reggia e viene accolto
con feste mentre viene chiamato il cantore Demodoco, che canta 3 canti su cose
recenti, tra cui la guerra di Troia, dove si parla anche dello stesso Ulisse. Il secondo
canto parla di dei, di cose imbarazzanti  l’adulterio tra Ares e Artemide => qui si
possono dire cose imbarazzanti su Dio.

- Parrhesia  parola composta da due pezzi 1) “Pan” = tutto


2) “Rhesis” = discorso, parola, espressione

 Dire tutto davanti a tutti => lat. “Licentia”: libertà d’espressione, uno dei
fondamenti della nostra società e della dimensione intellettuale e civica
 Il suo fondamento sta nella “Isegoria” = parlare in pubblico da pari  è
più antica => è la parola di una società nobiliare: i nobili parlano tra di
loro come pari nel consiglio  è un principio antimonarchico e
antitirannico: i nobili non ammettono che qualcuno prenda il potere sopra
di loro
 La Parrhesia è complessa  ha bisogno di un contesto, di una determinata prospettiva o
situazione  es: il canto di Demodoco (= accolto dal popolo, “Demo” – “dokos” =>
colui che appare tra il popolo: è come un divo –> il popolo lo guarda con
“Enthusiasmòs”); l’altro cantore è Phemios = “Pheme” => fama  il canto dà fama al
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soggetto cantato e al cantore che ha fama attraverso il canto: le canzoni creano il nostro
immaginario collettivo

o Es: Pindaro canta Xieron, tiranno di Siracusa, che vince la gara a Olimpia nel
476 a.c => noi ancora oggi parliamo di lui  la poesia è eternatrice: le muse
sono figlie di Mnemosyne (=Memoria) e i versi favoriscono la memoria
 La Parrhesia nasce con la Democrazia ateniese nel V sec. a.c  ci si riuniva in
assemblea e ognuno poteva dire ciò che pensava: ognuno si alzava in piedi e si prendeva
la responsabilità di mettere in gioco le proprie idee, una parola intelligente, logica e
retorica => ciò obbliga alla scelta della parola, “Tiranno potentissimo” (“Megas
dynastes”)
 Coloro che hanno responsabilità particolari (anche se tutti i cittadini le hanno)
dovrebbero farsi carico del bene comune: la cultura serve a capire quello che è giusto o
sbagliato
o V. 351 del Canto I dell’Odissea  a Itaca, Femio è sulla reggia di Ulisse assieme
ai pretendenti di Penelope. Il cantore, davanti ai pretendenti, canta il “maledetto
destino degli Achei”. Penelope è toccata da questo canto perché gli ricorda il
marito e dice a Femio di non cantare quest’argomento ma Telemaco,
dimostrando per la prima volta la propria indipendenza, le dice che è la Musa che
lo fa cantare, quindi lui è libero di cantare tutto, perché canta le storie che
riguardano il nostro presente e ne ha la libertà, anzi il dovere di cantare. Questa è
la libertà di raccontare la verità, quello che è avvenuto: segnale che anticipa la
parrhesia della democrazia (è però ancora una parola autorevole).
 La Parrhesia ha comunque dei freni inibitori  nel rapporto tra persone noi siamo altri
gli uni rispetto agli altri  quando parliamo, creiamo uno scontro, una discussione:
nessuno concorda con l’altro. Per questo, quando facciamo un’osservazione a un amico,
cerchiamo di usare tatto per evitare di creare uno scontro. In un contesto democratico la
Parrhesia può essere ancora più complicata (es: il caso della satira religiosa => “Charlie
Hebdo”)
o Canto VIII Odissea  società di Scheria, società felice, utopica: al centro di tutto
c’è la cultura e la poesia, che si può permettere di cantare di dei (es: Inno di
Hermès, il patrono dei ladri, il principe delle parole, è il messaggero degli dei ed
è a cavallo tra i due mondi => psicopompo = accompagna la anime
nell’oltretomba; è un dio di cui si può parlare male  es: i giambi di Ipponatte =
Hermès dammi delle babbucce, i soldi del mio vicino)

C’è rispetto degli dei ma anche molta ironia  ci aiutano a


comportarci => sono come gli uomini, con i medesimi vizi  è la
libertà di parola => creare realtà che possano mettere in dubbio,
creare scompiglio

Questo è un canto epico ma è anche un gioco


È una Parodia  composto da
1) “Parà”  a) Vicinanza: presso, vicino
b) Violazione: contro
2) Odè = canto

Significa conoscere un canto, qualcosa di condiviso e creare un effetto travolgente e


intelligente, oppure stravolgerlo creando un significato nuovo e un contesto diverso.
- Ipotesto = parodia
- Ipertesto = modello, testo originale
La parodia è vicina al modello e contemporaneamente è contro al modello (es:
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Altra parola chiave è “Aischrologia” = dire parolacce, cose turpi, usare linguaggio
estremamente basso (cfr. “Aischron” => brutto)
 Canto VIII Odissea: gli dei vengono spesso a trovare i Feaci, li amano, ciononostante i
Feaci fanno blasfemia su di loro, parlando del trauma provocato da un adulterio  però,
ciò non significa parlarne male, prenderli in giro ma parlare della vita quotidiana.
o Ares fa doni ad Afrodite e reca “oltraggio al letto” ed Elios (il sole) fa la spia 
non è un bel gesto.
o Efesto, saputo ciò, medita vendetta e prepara una trappola => piccolo ingegno
presente nei racconti popolari. Sono catene invisibili, “magiche”. Inoltre Efesto
finge di partire per Lemno e Ares, saputo ciò, va da Afrodite e si danno da fare.
Capiscono di essere caduti in una trappola quando è ormai troppo tardi.
o Ira => elemento della quotidianità, dove le sbagliamo tutte  Efesto, infatti, fa
un errore: chiama tutte le divinità a vedere i due amanti ridicoli e insopportabili,
ma le dee per pudore non vengono  gli dei arrivano e ridono di un riso
inestinguibile (ἄσβεστος = senza fine)  si tenta di fermarlo ma si ride ancora di
più, è un’esplosione crescente => inoltre gli dei ridono della loro quotidianità,
che non hanno.
o Efesto chiede indietro la dote, tutto quello che ha speso per il matrimonio con
Afrodite  v.319 => Afrodite viene definita “faccia di cagna” (aischrologia): il
termine cane è un’offesa perché esso è un animale ambiguo, promiscuo, va con
tutte  la promiscuità è un problema in una società patrilineare, gentilizia,
perché il valore di una persona si misura sulla sua ascendenza (es: nei duelli
omerici vince l’eroe che ha l’ascendenza più forte), non dà sicurezza => non si sa
di chi sia figlio una persona, quale sia la sua ascendenza
o Al verso 318 c’è un motto proverbiale: “il lento ha catturato il veloce”  i
proverbi sono presenti nello Spoudogeloion: sono tra le cose più antiche =>
siamo nel cuore del testo epico
o Si parlano di cose della quotidianità: si usano codici prossemici => si abbassa ciò
che è alto, elevato, al quotidiano, alla corporeità, alla fisicità, al basso corporeo
 dimensione ludica: fa ridere, è imbarazzante, pure gli dei lo fanno
 Apollo chiede a Ermes cosa ne pensa in merito e lui risponde: “magari
mi tenessero catene tre volte tante, e che gli dei mi guardassero, pur di stare a
letto con Afrodite che è una meraviglia”  cfr. Boccaccio = estrema libertà,
leggerezza, culto della vita, dell’eros, dell’amore, in tutte le loro sfaccettature,
nella loro quotidianità e anche nel basso corporeo.
o Poi si prosegue con l’organizzazione dei pagamenti per Efesto: Poseidone si offre
di pagare il debito qualora Ares si rifiutasse
o È un sistema narrativo legato alla quotidianità umana, con protagonisti gli dei

- Michail Bachtin
 Studioso russo che si occupa di letteratura europea, concentrandosi soprattutto su F.
Rabelais, medico di Liòn, studioso di classici, anche di Luciano di Samosata, che scrive
nel 1531 Gargantua e Pantagruel  dimensione del comico, corporeo che diventa testo
=> c’è di tutto
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 Bachtin ci insegna che c’è una parte del mondo e della letteratura che va controcorrente,
legata alla natura e al corpo: la definisce “Spoudogeloion”; parlerà poi anche della satira
menippea.

 Principi dello Spoudogeloion:


1) Lettura del mondo diversa: quello che noi mettiamo in gioco è un sentimento non
serioso, ma popolare, carnevalesco
2) Dimensione del riso, del corpo, tramite la quale superiamo i drammi, li
sdrammatizziamo
3) Scottante contemporaneità  nessuno pensa che gli dei intervengano. Qui,
invece, gli dei vengono contemporaneizzati, oltre alle figure storiche del passato
(cfr. Divina commedia => Dante porta anche personaggi mitici o del passato)
4) Ne risulta una totale assenza di categorie, cronologia  si può fare qualsiasi cosa
 A cosa serve tutto questo?  letteratura è prima di tutto tradizione: di fronte alla
tradizione c’è pensiero critico, m’inserisco e criticamente, sperimentando, inserisco
qualcosa di nuovo  tutta la letteratura europea nasce con questo principio
 Nella parola autorevole, nel realismo che parte da Omero, è presente una pluralità di voci
e stili. Viene riproposta la complessità del mondo.

Thersites = nome eroico, è un eroe epico dell’Iliade


- Psogos vs Epainos 1) Epainos = lode: legato all’epica (canto, lode) Entrambe
2) Psogos = biasimo necessarie

Ci sono parole simili:


a) “Momos” = biasimo, critica forte (cfr. L. B. Alberti, Momos  latinizzazione
del termine greco che indica la divinità del biasimo, che critica tutti gli dei,
persino Zeus)
b) “Oneidos” = insulto, invettiva, che si trova in Tersite  poesia giambica

 Bruno Gentili, in Poesia e pubblico c’è un articolo che ha fatto storia: Il


biasimo e la lode
- Nel racconto di Ares e Afrodite si parla di “Geloios”, riso comico. In Tersite le cose sono
più severe: siamo nella società della vergogna => l’essere tutto è formato nel riconoscimento
degli altri  si faceva parte della comunità, di una vita sociale (Aristotele: l’uomo è animale
sociale), non esisteva cosmopolitismo  es: quando Socrate viene condannato a bere cicuta,
in quanto provocava il dubbio, potrebbe fuggire in quanto ha amici potenti, ma rifiuta perché
obbedisce alle leggi della sua città => in realtà, non fugge perché l’uomo del V sec. vive
nella sua πόλις, con le sue istituzioni, divinità e la sua terra: gli uomini del V sec. vogliono
essere sepolti dove sono nati ( da oggi: cosmopolitismo)
≃ nazionalismo dell’800, sovranismo: è impossibile uscire dalla propria terra
- Tersite è un eroe particolare  un antieroe, un eroe paradossale
“Tarsos” = ardimento fastidioso, impudenza, altezzosità
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- Canto I Iliade  scontro Achille – Agamennone: ci si rende conto della rovina degli Achei a
causa dell’arroganza di Agamennone. Si apre l’assemblea e Achille dice ad Agamennone di
restituire Criseide al padre per il bene comune, il bene di tutta l’umanità. Agamennone
risponde di avere lui il potere e di poter fare quello che vuole
 Achille fa un’invettiva contro l’autorità, attacca il potere  Critica del potere
(“al re noi diamo le cose migliori”)
- Canto II  Achille abbandona gli Achei, Agamennone decide di saggiare l’esercito
fingendo di dire che la guerra sia finita ma non è così: Agamennone sbaglia a dire e con
l’aiuto di Ulisse i soldati ritornano in assemblea. A questo punto prende la parola Tersite:
mette in discussione il potere di Agamennone con le stesse argomentazioni di Achille, però
egli è una parodia di Achille, gli fa il verso in tono popolare.

È un anti – Achilleus, dove “anti” significa contrapporsi a qualcuno ma


pretendere di essergli pari:
- Achille: il più bello di tutti gli eroi giunti a Troia
- Tersite: il più brutto
Resta un eroe ma è anomalo e forse negativo [in Omero c’è varietà di
prospettive, anche la parodia].

 Tersite è paradossale ma è importante. È il contrario di un eroe (brutto, con la


testa a pera, spelacchiato) ma questo è anche un valore perché diventerà il
modello di comportamento dei filosofi cinici, in quanto attacca il potere
(Agamennone), lui che non è niente.

Filosofi controcorrente, che dicono tutto il contrario di


tutto. Eroi della critica: attaccano il potere nelle
piazze, sono fastidiosi come cani che abbaiano
(“cinici”).
- Socrate: πόλις
Es - Diogene: cosmopolitismo (parola
controcorrente) => vive in una
botte fittile, una giara abbandonata

 Tersite attacca il potere però, quando si parla in pubblico, tutto va misurato,


calcolato, in quanto si parla per ottenere un risultato => Tersite viene definito
“ameso epés” = non sa misurare le parole  gli eroi sono facitori di imprese
ma anche vincitori di parole: si misurano su come sanno dire una parola =>
crea la realtà collettiva.
Inoltre Tersite gracchia  quindi non fa bei discorsi
 V. 213: dice parole “akosma”, senza ordine e molte => “katakosmon”
= per raccontare qualcosa ci deve essere un ordine, un percorso. Qui,
invece, le parole sono buttate lì a caso  quindi Tersite fallisce perché
non sa parlare
 V. 214: parla invano e “katakosmon” = non secondo l’ordine. Inoltre
contende chi sa più di lui  il basso attacca l’alto: Tersite pretende di
parlare alla pari ma non può
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 V. 215: Tersite parlando sa quali tasti possono far ridere del


comandante in carica  è strategia della retorica: il riso collettivo è più
forte del riso singolo  se si attacca qualcuno e tutti ridono di lui, si
crea coesione contro un nemico comune, lo si mette ancora di più in
ridicolo: è un attacco di tutti contro qualcuno. Ci sono però delle forme
di mitigazione, delle regole e delle controindicazioni: si può ottenere
l’effetto opposto (es: barzellette sui carabinieri  forma di
riconoscimento dell’autorità del loro potere)
o In Tersite ci sono dei germi della protesta popolare (cfr. Greta Thunberg):
protesta dal basso di un emarginato (=> rivoluzioni giovanili)
o Tersite litiga con tutti, Achille, pure con gli eroi buoni come Odisseo. Ad alta
voce pronuncia insulti (“oneia”), mettendo in campo gli stessi discorsi di
Achille, però non ha le capacità retoriche giuste e finisce male
 Ingiuria gli Achei chiamandoli “cari” (dispregiativo), gente svergognata
 li chiama addirittura “Achee”, femmine, non maschi: li definisce
privi di forza, delle femminucce
o Agamennone non risponde ma risponde Odisseo, mago della parola  lo attacca
definendolo “senza criterio” (dalle parole senza giudizio), sonoro oratore (uno
che ciarla forte e basta), e dice che “non è bene che tu uno tra tutti attacchi un
re”, uno che sta in alto
Tizio, Tantalo, Sisifo
- Odissea di Omero, traduzione di I. Pindelmonte
- Siamo nell’Aldilà, negli Inferi  Odisseo va da vivo negli Inferi (“katabasi” => cfr. Dante)
 si chiama anche “altromondo” = mondo al di là del confine, opposto rispetto al nostro,
lontano e irraggiungibile da vivi

- 2 parole chiave 1) Ade


2) Κατάβασις => “Descensus ad inferos” (Virgilio)

- Andare nell’aldilà è un compito che Odisseo eredita da Gilgamesh  poema sumerico –


accadico.
- Odisseo deve chiedere a Tiresia come tornare in patria: questo viaggio diventa esperienza
straordinaria  incontra sua madre morta, i suoi compagni, gli eroi del passato, tra cui
Eracle, che, guardandolo, gli chiede cosa ci faccia da vivo.
 Eracle è il massimo di tutti gli eroi greci: è un eroe civilizzatore; scende nell’aldilà
per portare Cerbero e riportare sulla terra la moglie di Admeto.
 Eracle investe Odisseo  il vecchio eroe riconosce la grandezza del nuovo: Odisseo
scende nell’aldilà per compiere la stessa impresa di Eracle, però se Eracle è l’eroe
della forza, Odisseo è l’eroe della “métis” = la mente
- Quello che fa Odisseo è un viaggio di osservazione  si ferma a parlare con le anime (cfr.
Dante); inoltre Odisseo, parlando con Circe che gli consiglia di scendere nell’Ade per
parlare con Tiresia, dice che serve una guida  cfr. Virgilio guida di Dante
- C’è anche un catalogo delle eroine: le donne contano
- Vede anche le grandi figure dei dannati:
1) Tizio => principe dell’Eubea, figlio di Zeus ed Elara, che, per proteggerlo dalla
vendetta di Era, lo nasconde nella terra  diventa figlio della terra e assume
proporzioni gigantesche (27 metri).
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Fa una cosa sbagliata: sulla via che porta dall’Egeo alla Focide tende un agguato
a Latona, le salta addosso, le straccia la veste, tenta uno stupro.
Punizione: inchiodato al suolo e per l’eternità due avvoltoi gli divorano il cuore e
il fegato che ricrescono ogni volta   Prometeo (pena ha una fine); qui la pena
dura per sempre  se tu metti le mani addosso a una donna, verrai
implacabilmente punito
2) Tantalo => uno dei primi uomini sulla terra, dove gli dei erano partecipi dei loro
banchetti. Tantalo poteva bere l’ambrosia ma viola il confine (ὖβρις)  è un
uomo, quindi deve mangiare cose mortali; invece, mette via parte del nettare, lo
nasconde per portarlo via. Inoltre invita gli dei a un banchetto e, siccome non ha
nulla, cuoce suo figlio. Demetra gli addenta la spalla e gli dei, quando lo riportano
in vita, ricostruiscono il pezzo mancante della spalla con dell’avorio
Punizione: messo in una sorgente purissima perennemente assetato, non appena si
avvicina all’acqua per bere, l’acqua si ritira; inoltre, sopra di lui c’è un pero e,
come si avvicina per coglierne i frutti, l’albero si allontana.
3) Sisifo => è l’eroe della sapienza (“Sisifo”  raddoppiamento della radice *sof- =
sapienza). Per l’eternità deve spingere una pietra fino alla cima di una montagna,
che, arrivata alla cima, rotola giù costringendo Sisifo a ricominciare daccapo. È
una pena peggiore della morte: non c’è redenzione, è eterna.
- Connessione inferno – riso
 A cosa serve scendere nell’aldilà? A conoscere, ad acquisire la conoscenza che ti
permette di vedere anche le figure del passato, di parlarci senza problemi
cronologici. È fondamentale avere esperienza con le figure presenti nell’aldilà.
o I grandi dannati in Omero soffrono di pene spettacolari, che devono essere viste
perché tutti se ne ricordino. Servono da paradigma => insegnamento da sapere
sul comportamento, sono modelli da non seguire.
o È un discorso simile alla satira = costruisce testi con paradigmi, modelli da non
seguire: dimensione etica, indica come comportarsi (sperimentazione del reale
 cfr. fiabe – favole). È facile fare delle sciocchezze ma, se abbiamo dei
paradigmi morali, dei tabù, le evitiamo.
o I 3 paradigmi:
a) Tizio => desiderio sessuale violento: la pena più spietata, non si può
stuprare
b) Tantalo => ruba agli dei e si crede un dio  ὔβρις
c) Sisifo => ci sono dei germi particolari: non si può sfidare la morte
 Mito = rappresentazione della realtà  gli eroi e le divinità non
sono figure tragiche, gigantesche, ma grandi figure che, tuttavia,
sono tutto il meglio e il peggio dell’umanità
Es: Eracle è l’eroe civilizzatore, fonda le città (“Eraclea”), è pieno
di virtù, virilità, porta la civiltà, è il benefattore dell’umanità. Va
nell’Ade per portare fuori Cerbero, poi rientra a Tebe dai suoi cari
ma viene colpito dalla follia, mandatagli da Era, e pensa che essi
siano mostri e uccide i suoi figli => azione irrimediabile: può
succedere che l’uomo faccia cose del genere, è la realtà.
 Sisifo è il principe di Corinto, città meravigliosa, dai pini splendidi
(i cui aghi vengono usati come premio nelle gare sportive). Sposa
Merope, una delle Pleiadi, l’unica che ha il coraggio di sposare un
mortale. Zeus, il dio supremo, vede Agina, una figlia del fiume
Asolo, e la rapisce per sedurla. Sisifo, però, vede questa scena e lo
dice ad Asolo, che, in cambio, gli offre l’acqua per la città. Sisifo,
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pur sapendo il rischio, fa la spia  in realtà ha denunciato un


crimine, ha avuto il coraggio di denunciare il potere, ha detto la
verità sul potere => è spacciato: Zeus si vendica e manda Thanatos
a Sisifo, che, però, è sapiente e progetta una trappola per la morte
=> intrappola Thanatos con delle catene  problema: ora non
muore più nessuno  un uomo non può vincere la morte: gli dei
si riuniscono e Ares s’infuria, perché senza la morte la guerra non
ha più senso. Thanatos viene liberato e Sisifo deve morire ma egli,
che è intelligente, conosce gli usi e costumi umani. Prima parla
con Merope dicendole di non rendergli gli onori funerari, di
lasciare il suo cadavere disseppellito. Sisifo muore e scende
nell’Ade, dove c’è puzza di cadavere perché è insepolto. Sisifo
chiede a Plutone di tornare su per dire a sua moglie di seppellirlo.
Plutone gli accorda il permesso: Sisifo torna su e non torna più
giù, vivendo la sua vita.
 La pena di Sisifo è un tormento eterno: orgoglio vs immortalità 
è il riconoscimento dell’essere uomini, il farlo con umiltà:
dobbiamo accontentarci della nostra mortalità  questo è il
paradigma che serve per capire la bellezza della vita, dei piccoli
gesti quotidiani.

Generi letterari della parrhesia


Legati al riso, allo “Spoudogeloion” => dice cose serie, importantissime, paradigmi da seguire nella
realtà.
 Archiloco
1) Giambo (Iambos)  Ipponatte
 Simonide

2) Favola esopica: no fiaba, ha una morale etica => sono racconti brevi, popolari, che fanno
parte della nostra vita; ci fanno sorridere ma ci dicono anche qualcosa sulla vita.
3) Commedia (archaia): parla della vita, anche politica
4) Dramma satiresco: protagonisti sono i satiri, che vanno in giro per la scena con falli
giganteschi, mettendo in scherzo tutti i drammi della tetralogia
5) Satira menippea: nasce dai filosofi cinici, in particolare Menippo di Gadara. Sono dei
prosimetri, caratterizzati ovvero dalla mescolanza di prosa e versificazione.
a) Dialogo filosofico: impostazione quotidiana.
Es: i dialoghi socratici: Socrate incontra gli amici per la strada e li pungola, mettendo
tutto in dubbio
b) Diàtriba ( diatrìba => questione): è un genere letterario che consiste in un discorso
davanti alla gente su una questione particolare, è un’omelia filosofica, una predica.
6) “Satura”: mondo latino
 Trionfa il romanzo: forma sperimentale e popolare di comunicazione
Es: Satyricon di Petronio => sconvolgente, tocca la realtà
L’asino d’oro di Apuleio
 Fabula milesia = raccontino sagace, osceno (cfr. Decameron, Boccaccio)

Esiodo
11

Poeta epico dell’VIII sec., forse più vecchio di Omero. Scrive poesia didascalica
- Teogonia: la genealogia degli dei
- Le opere e i giorni: i lavori degli uomini e i giorni in cui si possono fare. È ricco di proverbi.
 All’inizio, Esiodo rivolge il testo al fratello Perses, destinatario primario  è quasi
un dialogo, dove si rivolge al fratello rinfacciandogli un comportamento fraudolento
e consigliandogli, piuttosto, la “dike” che Zeus ha stabilito nei rapporti tra gli
uomini.
 Si parla poi della storia dell’umanità.
o In principio dei e uomini vivevano insieme. Poi si decide la separazione e a
Micene Zeus decide di cambiare i modi di vita: si dividono gli dei olimpi
dagli uomini e si fondano regole nuove per il rapporto tra dei e uomini.
o Viene chiamato Prometeo, titano, appartenente alla vecchia generazione degli
dei (Prometeo => “pro” + “metis” = colui che sa progettare prima: dio
dell’intelligenza, paradigma dell’intelligenza). È un filantropo, amico degli
uomini. Si fa un banchetto per decidere le regole. Viene sacrificato l’animale,
un bue, e Prometeo deve decidere come dividere l’animale, scegliendo quale
parte va agli dei e quale agli uomini. Lo macella e divide le ossa, le budella e
il sangue avvolgendole nel grasso. Zeus vede il grasso e lo sceglie. Da quel
momento gli uomini bruciano il grasso degli animali e arrostiscono la carne
(il sacrificio degli animali è una vera e propria festa collettiva).
o Zeus per punizione fa in modo che gli uomini debbano ora conquistarsi il
pane col sudore della fronte. Prometeo allora ruba il fuoco dalla fucina di
Efesto e lo dona agli uomini => possono ora costruire la tecnologia
o Zeus si infuria: chiama tutti gli dei e decide di mandare loro una cosa strana,
la donna  Pandora  tutti gli dei contribuiscono alla sua creazione,
ognuno le dà doni e virtù (Pandora => “Pan” + “dora” = colei che riceve tutti
doni ma anche colei che è donata da tutti gli dei agli uomini). È una
meraviglia ma è anche il principio di tutti i mali degli uomini, con cui essi
devono confrontarsi giorno dopo giorno. Pandora viene donata a Epimeteo
 paradigma dei mortali (“colui che pensa dopo”)
 È un racconto misogino, la donna è altro da sé rispetto al potere
maschile. Inoltre Pandora apre il “pythos”, mandando tutti i mali nel
mondo, lasciando dentro la speranza  è un illusione
 Questa sorta di misoginia è tipica della commedia, dove le donne sono
messe in scena sempre in maniera critica. La donna è però anche un
dono: infatti, dopo Esiodo dice che “lento è l’uomo che si sposa a 30
anni”: stare insieme con una donna significa affrontare la vita.
 È presente un “ainos”, la favola dello sparviero e dell’usignolo dove si dice io, se
sono il più forte, farò di te ciò che voglio  è la legge del più forte, espressa con
una naturalezza che la rende simile a una tragedia => gli uomini dovrebbero vivere
secondo “dike”, giustizia, invece vivono secondo “bia” = violenza, forza
 “Aedon” = cantore (“aoidos”  ode): chi parla in questa favola è Esiodo, il cantore.
Se la favola ha funzione sapienziale, qui la morale è che chi è più forte ha sempre
ragione. Però contemporaneamente Esiodo dice che si vive nell’età del ferro, dove
non c’è più nulla di buono, non c’è rispetto tra i rapporti umani (genitori – figli,
fratelli – sorelle)
o Non bisogna, però, personalizzare: è “persona fitta” => maschera fittizia,
proiezione esemplare  la questione familiare di Esiodo non ci interessa ma
12

ci interessa che nell’epica c’è una dimensione didascalica: in versi diventa


memorabile.
o Nell’ainos c’è la morale, però generalmente la morale non si dice. Le
applicazioni morali della favola vanno lasciate implicite.
o La favola è presente in un contesto epico  appartiene alla rappresentazione
della realtà, che sfrutta il contesto epico per fungere da paradigma: nella
poesia, infatti, le parole assumono un significato cocente nel tempo.

 Nella prima parte de Le opere e i giorni è presente il mito delle cinque età:
1) Età dell’oro: tempo di Crono, prima della giustizia di Zeus. È simile all’Eden,
alla felicità utopica. Gli uomini sono giusti, felici, vivono senza fatica. La terra
produce spontaneamente i frutti;
2) Età dell’argento: gli uomini diventano violenti, è peggiore dell’era precedente;
3) Età del bronzo: uomini violenti, armi, guerra. La stirpe finisce per volontà degli
dei e a causa della malvagità umana (si sterminano tra di loro);
4) Età degli eroi (Eracle, Odisseo): ritorno a un’età migliore, caratterizzata dalla
comunione tra gli dei e gli uomini;
5) Età del ferro: la peggiore di tutte  no rispetto dei giuramenti, guerre,
distruzione. Qui si inserisce l’ainos dell’usignolo e dello sparviero, con la
speranza che forse la giustizia potrebbe arrivare.

Giambo  - ∪ – = piede giambico

- — ∪ — = trimetro giambico: Aristotele dice che è il ritmo più vicino al


parlato  la lingua parlata prevede una breve circondata da due sillabe
lunghe => ritmo facile per dire le cose di tutti i giorni: c’è di tutto, è un
ritmo basso ( esametro  dattilo => — ∪ ∪ —  2 brevi, ritmo
lontano dalla lingua parlata)
- Il giambo è la poesia della quotidianità, dell’ingiuria. C’è di tutto: basso quotidiano, anche
cose elevate che vengono, però, dette con un linguaggio meno serio ma soprattutto
l’invettiva = attacco, parolacce, “oneidos” (cfr. Agamennone vs Achille  Achille insulta
Agamennone definendolo “oinobares” = ubriacone, “occhi di cane”, cuore di cervo,
vigliacco, “demonoero basileus” = signore che si mangia i beni del popolo, corrotto)
- “Ìambos” => l’origine del termine è sconosciuta
 VII secolo: Inno omerico a Demetra, dea delle sementi. La figlia “Chore” (pupilla,
figlia), o Persefone viene rapita da Ade mentre raccoglie fiori in riva al mare.
Nessuno sa dove sia e Demetra la cerca disperata. È arrabbiatissima, se ne va in giro
per la terra e non nasce più nulla. Arriva al borgo di Eleusi, vicino ad Atene, e viene
accolta dal principe Cereo.
 Giunta lì, rimane senza né ridere né mangiare. Qui c’è una vecchia serva, molto
scherzosa, di nome Iambe. Questa fa un piccolo miracolo: fa degli scherzi a
Demetra, cercando di farla ridere e riuscendoci con degli scherzetti osceni  è un
“ludus” osceno, fatto di boccacce, parolacce.
o La poesia giambica è attribuita a Demetra e a Dioniso: divinità vitali
Es: i riti eleusini, in onore di Demetra, si celebrano in primavera, dove c’è
rinascita, luce, dove la natura si ridesta. Ci sono anche feste carnavalesche:
ci sono dei carri con dei personaggi che dicevano parolacce e portavano
enormi falli, simbolo di rinascita e fertilità  il sesso ha una funzione
importante nella vita, è la natura.
13

 Iambe spinge Demetra a ridere con “Skomma” = presa in giro, tipica del giambo e
del “geloion”  scommatico
Costringe Demetra (v. 204) a sorridere, a ridere e a diventare serena => sorriso =
riso irenico, pacifico; riso = festivo, sgangherato, trionfo della festa  fa sentire
bene
- Nel giambo ci sono varie valenze
 Collegamento con il mito e le religioni misteriche, che sconfiggono la morte =>
trionfa la vita sulla morte
 Funzione censoria  “momos” = biasimo, dio della satira

- Attacca e critica gli errori  è una società fondata tutta


sulla lode e sul biasimo, dove la funzione censoria è
pubblica => la poesia è biotica, legata alla πόλις, alla
politica, è fatta per la collettività (la recitazione è
pubblica)  la poesia diventa la nostra enciclopedia
tribale (Havelock): crea l’immaginario collettivo;
- Il giambo serve anche a creare un immaginario collettivo,
a creare dei paradigmi negativi, che diventano memoria
della collettività.

 Quando qualcuno viene attaccato, c’è emarginazione – condanna verso quella


persona
 Al giambo è connesso al riso
o “Iambikè idea” = invettiva, attacco
 Se si costruisce una derisione di qualcuno, ne determiniamo una
condanna
 Però, il riso e il giambo, anche se aggressivo, non sono un tribunale
=> è una condanna collettiva di un bersaglio, non sempre distruttiva.
L’attacco pubblico produce degli effetti critici nella società  si
critica e si ride del potere senza condannarlo, perché sappiamo che
possono abusarne. Sappiamo che il potere non deve essere assoluto,
lo relativizziamo, ci difendiamo.
 La funzione censoria è condivisione collettiva  il giambo è legato a una
performance nel simposio  pace dei sensi, eros, si parla anche di cose serie però si
ride e si scherza con il giambo (dimensione ludica):
serve a condividere dei pensieri, che possono essere
memorabili, produrre degli effetti

Momento di riunione elitario, aristocratico. Diventa paradigma,


momento utopico, sereno, estraneo alla quotidianità: puro
intrattenimento in un posto bellissimo, davanti a un cratere, vaso enorme
e costoso, ricco di immagini. Gli invitati indossavano corone di mirto,
simbolo di Afrodite.
- Invettiva:
1) Ostile: biasimo contro qualcuno, attacco contro dei valori violati => si attacca un vero e
proprio nemico, lo si maledice  è un riso distruttivo
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 Ognuno dei tre grandi poeti giambici ha un vero e proprio nemico, forse un
bersaglio fittizio.
Es: Archiloco  Licambe, che non gli concede la figlia, Neobule. I suoi
attacchi lo hanno portato addirittura al suicidio, assieme alle sue figlie: è
indice del fatto che l’invettiva possa essere terrificante. L’attacco rimane come
una bolla, che intacca per sempre il “kleos”, la fama del bersaglio.
 È una risata nei confronti di qualcuno di estraneo al gruppo: nemico.
2) Amichevole: si prende in giro un amico, un membro del nostro gruppo, magari triste, per
normalizzare, per sdrammatizzare la tensione => la collettività cura le sue ferite: lo
attacchiamo per riaccoglierlo nella comunità  è un’invettiva che consolida la
comunità: il riso scioglie la tensione
3) Contro un bersaglio altro: si può ridere di qualcuno che è altro rispetto a noi, che ci è
indifferente  è la satira contro determinate categorie o classi sociali (es: i carabinieri, il
potere generico), tra cui le donne => è una società maschile dove si ride e si scherza: le
donne sono facile bersaglio perché altro rispetto a loro nel bene e nel male. È un “ludus”.
 Archiloco: le figlie di Licambe, in particolare la sposa promessa Neobule, nome
parlante  la poesia è proiezione del reale, sperimentazione del reale: nasce
dalla nostra vita ma narra eventi spesso inventati.
 L’aggressività ha due valenze:
1) Critica
2) Piacere: funzione libidica => aggredire qualcuno dà piacere: libido
dell’aggressività provocata anche dalla trasgressione, dal fare qualcosa
che non si potrebbe fare.
 Inoltre quando si fa satira, giambo o commedia, e si attacca qualcuno, bisogna stare
in guardia.
o È necessario avere 1) Autoriflessività
2) Autoironia

L’autoriflessività è fondamentale in tutte le nostre tradizioni. Non si attacca


qualcun altro definendosi migliore di lui ma lo si attacca pur sapendo di
essere dentro il processo critico. Quindi giambo è autoconsapevolezza del
proprio limite. Archiloco è colui che sa prendere in giro se stesso 
“ripsapis” = è colui che abbandona lo scudo di fronte al nemico 
Archiloco incrina un’etica distruttiva: vale di più la vita o l’onore, lo scudo?
Dice qualcosa che in un linguaggio normale non si potrebbe dire e si
autoprende in giro.
 Commento all’illustrazione di Charlie Hebdo
- È un’invettiva, giambo che si permette di prendere in giro gli dei (es:
Ipponatte, o Ermes, maledetto, perché non mi dai soldi  Ipponatte =
“signore dei cavalli”, nome aristocratico ma egli si ritrae come un pitocco)
- Dice Senofane che siamo noi che abbiamo inventato gli dei
 Senofane = “colui che appare come straniero”. È un filosofo che
viene da Colofone, Anatolia, e vive tra il VI e il V sec. a.c.,
durante l’avanzata persiana sulla costa anatolica. Lui scappa in
esilio assieme ad alcuni compagni che fondano Elea (Velia), sulla
punta della penisola sorrentina.
- È una buona immagine satirica: esprime l’intolleranza islamica verso il riso.
Ma anche con il trionfo del cristianesimo, con Teodosio, era proibito ridere
(il cristianesimo trionfa perché è una religione monoteista, un unico dio, un
15

unico potere => religione è “instrumentum regii” = Dio e la figura


dell’imperatore si sovrappongono). La vignetta di Charlie Hebdo è una
critica a una religione intransigente, che pensa di possedere la verità.
- Questa vignetta dice cose terrificanti, parla di una strage. Parla del dio dei
cristiani, che ha anche i sandali  contemporaneizzazione della divinità,
rivendicano la dignità umana per la libertà di pensiero, la libertà di dire la
propria verità.
 C’è una “persona fitta” = critica tutte le religioni, in particolare la
propria, quella cristiana  è una strategia retorica, filosofica che
obbliga a una certa responsabilità: bisogna fare attenzione quando
si parla, bisogna misurare le parole, fare un attacco autoironico
senza credere di dire o avere la verità assoluta
 C’è dimensione ludica => fa ridere: “spoudo – geloion” = fa ridere
ma dice anche qualcosa di serio
 Parrhesia = libertà di pensiero e di parola davanti alla collettività,
la libertà intellettuale: bisogna fare attenzione però a quello che si
dice, prendersi la responsabilità di quello che si dice, perché tutto
quello che si dice può avere valore pubblico. Però, bisogna mettere
in gioco anche la dimensione del riso – sorriso, la possibilità di
ridere, perché sono forme di costruzione della società.
 391 = Teodosio mette al bando tutte le altre religioni
all’infuori di quella cristiana
 A Efesto è stata trovata un’iscrizione in un cippo,
sopra il quale v’era una statua, che recita: “io ho
abbattuto la statua di Demetra che c’era prima,
bellissima in bronzo, e vi ho innalzato la croce. Ho
infierito sulla statua, basta con questi barbari dei
pagani”
 Mito delle persecuzioni contro i cristiani
A Roma, quando arrivava un dio nuovo (es: Mitra), i
romani gli facevano una festa, lo accoglievano. Era
una religione politeista, molto tollerante e
accogliente. Quando arriva il cristianesimo, i romani
vogliono mettere il dio cristiano assieme a tutti gli
altri dei ma i cristiani rifiutano  esiste un solo dio e
voi dovete adeguarvi: i cristiani credevano di essere
gli unici ad avere la verità. Il cristianesimo ha dei
principi logici che sono per natura intolleranti.
Es: Giustiniano nel 529 d.c chiude le scuole
filosofiche e l’università ad Atene. I filosofi superstiti
fuggono alla corte persiana di Cosroe

- Intorno alla dimensione bassa e popolare del giambo, il riso a cosa serve?
 Tradizionalmente il riso della satira e di ogni genere poetico sembra aggressivo,
invece esso ha una funzione conservatrice.
Es: il cristianesimo abolisce il riso, il teatro, soprattutto quello comico, che però
rientra in un’altra maniera
 Carnevale => festa cristiana con reminiscenze pagane, dove si può fare
tutto ciò che è proibito. In esso sono presenti forme di riso che
coinvolgono le istituzioni  es: “missa asinorum” = messa dove c’era
un asino con il mitra, vestito da vescovo con un coro di ragli.
16

 Il riso sdrammatizza le cose, funziona come una valvola di sfogo a un potere, alla
repressione, garantisce la solidità del sistema.

- Quando si fa satira contro il potere, succedono due cose:


1) Si attacca il potere: s’inserisce un pensiero critico all’interno della società. Non posseggo
la verità però la dico  butto lì la proiezione che scardina il comportamento sbagliato.
Semina dei germi del dubbio.
2) Semina dei germi di dubbio, che possono arrivare al potere
 Quando attacchiamo il potere, significa che lo riconosciamo: la satira fa piacere al
potere => Marco Aurelio nel suo A se stesso dice che bisogna accettare le critiche.
- Quindi il riso non è così eversivo, solo un po’. Crea dei germi, è frutto di una sinapsi, di un
movimento. C’è un principio di innovazione (Aristofane in una sua commedia mette al
governo le donne).
- Quando si attacca qualcuno, si evita di dire il nome  è eleganza e progettazione degli
effetti: la parrhesia è progetto, non si parla a vanvera.
Si può attaccare per nome le persone però:
A) Non è indispensabile
B) Senza nominare l’oggetto dell’invettiva, l’attacco può essere più forte: si mettono in
gioco delle idee utilizzabili liberamente.
C) Se attacco qualcuno, non posso correggere i suoi vizi. Quando si attacca qualcuno
c’è reazione del soggetto  nel mondo antico si cavava gli occhi e si tagliava la
lingua: li si privava della vista e della parola, strumenti fondamentali per fare satira.
- Nel giambo spesso compare l’io del poeta, che compariva raramente nell’epica, il quale
risulta fittizio: è un’operazione intellettuale che coinvolge => ci metto la faccia
È l’io poetico, che diventa compartecipazione  mettersi in gioco con gli altri, quotidianità.

- Autori:
 Archiloco
o Vive durante il VII sec.  l’epoca la conosciamo con una certa precisione
perché lo stesso Archiloco parla di un’eclisse totale del sole, verificatasi con
assoluta certezza nel 648 a.c
o Viene considerato il primo dei giambografi nel bene e nel male: dice il
peggio di se stesso, non a caso viene definito come il figlio della schiava
Enipò = nome parlante che significa “ingiuriona”
o Si dice che abbia gettato lo scudo: segno di intelligenza (sopravvivenza) ma
è anche una bestemmia (prima forma di preghiera. La prova della vita,
qualcosa di profondamente religioso) per il mondo greco.
o È il principe della poesia dionisiaca
o È autoironico => abbandona lo scudo; parla dei generali dicendo di preferire
un generale tracagnotto ma coraggioso, a quello alto dalla belle chiome
o La poesia giambica è riso, condivisione della quotidianità
o Principio della “klemosyne” = resistenza di fronte alle difficoltà
o Ha un nemico: Licambe e la figlia, Neobule
 Semonide
o Nasce nel VII sec. a Samo, da cui, a causa di un periodo di grandi
sconvolgimenti, si trasferisce ad Amorgo
o Ha un nemico: Orodocide
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o Celebre il giambo contro le donne: è spettacolare, le donne sono considerate


un male per gli uomini  è sperimentazione, proiezione del reale: le donne
sono per l’uomo l’altro, il nemico con cui è necessario, però, avere rapporti.
 Alterità e molteplicità:
1) Alterità: diversa è l’indole della donna al principio: è altro rispetto
a noi
2) Molteplicità: usa un catalogo per descrivere l’indole della donna
in giambi => è una parodia della donna ma vale la pena farci un
poema comico
 La donna del mare ha due indoli:
1) Mare tranquillo => gioiosa, luminosa
2) Mare in tempesta => attenzione …

 Ipponatte
o Seconda metà del VI sec.
o Nome aristocratico ma davanti agli amici si presenta come un pitocco,
squattrinato, ladro
o Nemico: Bupalo
o Satira contro gli dei molto esplicita: parodia delle preghiere
o Gioca con i modelli: sono parodie simili ai proemi dei canti epici  è poesia
che parte dal basso ma al tempo stesso raffinatissima, erudita,
intellettualmente potente  creatività estrema: sono generi profondamente
rivoluzionari, alla base dello sviluppo della letteratura europea
 Se nell’epica c’è rigidezza, qui ci sono neologismi, aberrazioni e
forestierismi => si trova anche dal punto di vista linguistico quello
che non si potrebbe dire.
 Per esempio, ci sono degli esametri che suonano come proemi epici
ma che hanno dei composti mostruosi. C’è un patronimico (“figlio di
Euridimonte”) dove il soggetto in questione viene poi paragonato a
Cariddi, mostro ingordo  il figlio di Euridimonte, quindi, viene
definito ingordo (“coltello che inghiotte oltre misura”). Il poeta
utilizza dei versi ridondanti per deridere un compagno di banchetto.
o La poesia giambica è caratterizzata da una fortissima sperimentazione
poetica, in particolare nella parodia epica e nelle preghiere rivolte alle
divinità, caratterizzate da forme epiclettiche (es: “Padre nostro”, “o Ermes”
ecc.).
 Es: “batte i denti”: forma onomatopeica che indica il freddo => basso
corporeo: in una preghiera è imbarazzante
 Parla anche del furto definendo Pluto, un dio, vigliacco
o Le sperimentazioni toccano anche il campo metrico
 Inventa il coliambo (da “kolòs” = zoppo): giambo zoppo o scazonte,
incespicante (da “skazo” = zampettare). A differenza del trimetro
giambico normale, semplice e popolare, caratterizzato da una certa
regolarità, nel coliambo c’è una zeppa nella parte finale: è un errore
metrico fatto apposta per dare inquietudine e certezza ma è anche il
germe per creare un mondo nuovo  è esplorazione semantica
 È una violazione ritmica sulla penultima sillaba, dove era più
facile memorizzare => è uno stravolgimento tecnico
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1) “ainos”
Favola 2) “mythos”
3) “logos”

Esopo
- Figura mitica, come Omero.
- È uno schiavo che vive a Samo, di fronte alla costa anatolica.
- È strano: è deforme, balbuziente ma si trasforma in un filosofo, sapendone più del padrone.
- È una figura molto marginale, in basso della società, fa ridere però è l’unica persona che
dice qualcosa di vero. Scardina i principi della società.
 È il clichè dei filosofi antichi dopo Socrate.
 Socrate fa la figura dell’”idiotes” = colui che non sa, ma sa di non sapere e, a partire
da questa consapevolezza, mette in dubbio le certezze degli altri
Fondamento della ricerca occidentale: dice “io non ho mai preteso di essere il
maestro di nessuno, se poi gli altri mi ascoltano, noi dialoghiamo
- No verità assoluta => dialogo socratico = si forma uno scontro
dialettico, superiore alle idee dei contendenti
- “la vita senza ricerca non . vale la pena di essere vissuta”
Spaventoso
1) È il fondamento della nostra ricerca
2) Significa vivere di incertezza => infelicità
perenne

- Esopo, stolto, diventa paradigma di sapienza  è un nome che permette la circolazione


delle storie, della verità, che permette di inventare un mondo nuovo
- Di Esopo abbiamo varie raccolte, circa 500, spesso introdotte da un “promythion” e
concluse con un “epimythion”, coincidenti con la morale, espressa o all’inizio o alla fine
dell’ainos.
- Il racconto ha per protagonisti animali, uomini – dei, oggetti parlanti. La narrazione è
semplice, ricca di battutine argute  sono raccontini morali per mettere in gioco un
pensiero, una verità, fatta per la vita quotidiana
- Sono dei raccontini in prosa ma vengono composti e trasmessi oralmente
 Oralità: forma di comunicazione straordinaria
o Terzo verso prologo Odissea: “conobbe le idee e i pensieri di molte genti”
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Verso quasi identico a Gilgamesh  indica la potenza della poesia e del


canto che supera le epoche
 Sono brevi raccontini popolari con schemi simili, personaggi tipici (es: topo e la
donnola, uomo che vuole diventare ricco, il mare che parla ecc.)
- Una dei vari racconti, la favola il topo e la ranocchia, viene ripresa nell’inizio della
Batracomiomachia, pometto epico attribuito a Omero, in stile perfettamente omerico:
Psicarpa (“ruba briciole”), un topolino giovane figlio del nobile “Rodipane”, fa amicizia con
una rana (“Gonfiagote) che lo porta a spasso per il laghetto. Arriva una serpe e il ranocchio
si tuffa in acqua facendo annegare il topolino. Sono tutti nomi eroici, fatti di composti.
- È cultura popolare  sistema di significati, elementi sapienziali, che sono da un lato
conservatori dando sicurezza e aiutando a risolvere i problemi, dall’altro possono incrinare.
- Queste favolette nascono in prosa e poi vengono messe in versi (cfr. Favole di Fedro,
composte in senari giambici)
- La lingua è il greco κοινή = greco diffuso, internazionale  le favole sono state fissate in
questo periodo ma sono frutto di una lunga tradizione

Senofane di Colofone
- La Persia invade le coste dell’Anatolia, lui si reca in occidente a Velia (Elea), dove per
mantenersi fa il rapsodo e il filosofo, studiando con Anassimandro
- Cantava i canti di Omero per mantenersi, però è anche filosofo e poeta in proprio.
Solitamente, dopo aver cantato Omero, cantava qualcosa di suo dicendo che i canti di
Omero erano solo “canzonette”.
- Temi:
1) Teologia: canta le guerre di successione degli dei e dei loro peccati, dicendo che la
divinità è altro, qualcosa di onnipresente => mette in dubbio la tradizione religiosa;
2) Etica del simposio:
o Simposio = momento del pensiero: condivisione, ricerca della bellezza
o Inserisce tutti gli elementi che rendono il simposio un momento utopico:
 Spensieratezza e l’attenzione a trasformare il simposio in qualcosa di
assoluto: deve essere una delle cose più belle in assoluto
 Tutto costruito all’insegna del piacere e della bellezza: le parole
vengono misurate, non si parla di delitti e violenza, che deve essere
esclusa
 Si versa il vino: si rimuove ogni fatica  “automatos” = le cose
vengano in automatico
- Opere: Silloi = satire, invettive, attacchi

Batracomiomachia
- Poemetto di grande successo, inserito dopo la trascrizione dell’Iliade e dell’Odissea. È il
rovesciamento di Omero, l’abbassamento della materia elevata: gli eroi sono topolini e
ranocchi, è la dimensione quotidiana
- È una parodia => cfr. Ulysses di Joyce

La poesia – letteratura è un sistema letterario: quando si scrive un’opera,


mettiamo in gioco tutta la nostra esperienza sulla letteratura mondiale.
- G. Genette, Palinsesti (“Palinsesto” = grattato di nuovo): quando
facciamo letteratura usiamo una superficie moderna (Ipertesto)
ma sotto c’è il sostrato dei riferimenti antichi (Ipotesto). Il
rapporto tra ipertesto e ipotesto è caratterizzato dall’intertestualità
= c’è la trasposizione del testo per amplificarne l’effetto
- La parola è metonimia di un sistema di significati, per cui
stravolgere o riprendere un modello non significa distruggerlo
20

- Il testo inizia con l’assemblea degli dei. I topi dichiarano guerra ai ranocchi, iniziano gli
armamenti. Gli dei guardano e decidono chi aiutare. Zeus manda degli aiutanti magici, dei
granchi giganteschi. Finisce la guerra che dura solo un giorno

Commedia
- Κωμῳδια  κῶμος
- Coro: ragione collettiva, più importante del singolo
- Orazio, Satire I,4,1: “Eupolis atque Cratinos Aristophanesque poetae” => i tre grandi autori
della commedia antica, da cui deriva la potenza e la sapienza della satira di Orazio, che
vengono da lui definiti “multa cum libertate notabant”  questi poeti definivano con grande
libertà (parrhesia) colui che aveva qualche vizio, lo notavano subito.
- La commedia era fondata sulla “licentia” – “parrhesia”, che è diversa dalla libertà
democratica e da quella del pensiero di stampo filosofico, ma si intreccia con esse  il
poeta ha la libertà di dire quello che vuole senza moralismi o interessi politici da difendere.
 Nella democrazia non c’è censura eccetto alcuni casi. Per esempio ad Atene, tra il
440 e il 415 a.c, furono banditi degli editti che limitavano la libertà della commedia:
è la crisi della guerra.
 Aristofane a 19 anni mette in scena I babilonesi, dove attacca Cleone, che lo
querela. Aristofane vince la causa perché la libertà di parola è più importante.
- La commedia è oltre gli schemi. È tradizionalmente ritenuta di carattere frivolo, in realtà
può dire cose anche serie.
- Periodi della commedia antica:
1) “Archaia”: dalla nascita, nel V sec., fino al 388 a.c.
È commedia politica: critica e satira sono la regola, il suo fondamento  la libertà di
parola è fondamentale
2) “Commedia di mezzo”: dal 388 fino al 321 a.c., morte di Alessandro Magno. Mescola
le carte, tendendo ai nuovi filoni.
3) “Commedia nuova”: dopo il 321. Muore Alessandro Magno, non ci sono più le πολείς
e Atene assume un ruolo marginale. Nasce il concetto moderno di commedia con
Menandro => racconta delle storie, degli individui. È una commedia “borghese”, con
protagonisti individui privati e le loro questioni (soprattutto l’amore). Avrà successo
nella letteratura europea, in particolare a partire da Terenzio.
Tutti questi nuovi filoni, così come il romanzo moderno, nascono dal genio di
Euripide: guarda dentro agli uomini, come sono dentro gli uomini.
- La commedia “Archaia” è satira politica, sociale e culturale. Mette in scena la città, il
quotidiano e, diversamente dalla tragedia, mette in gioco una visione straniante della città di
Atene nella sua quotidianità  si parla di attualità, di concretezza, dati reali, mostrando una
critica, un qualche errore.
 Il “geloion” fa i conti con la realtà concreta, quotidiana. Però questo porta con sé dei
problemi: se faccio della satira contro un potente, passato un po’ di tempo, essa non
ha più valore
- È poesia biotica, per un pubblico, per gli ateniesi
 C’erano due feste
1) Grandi Dionisie (486): grande festa di Dioniso
2) Lenee, in onore di Dioniso Leneo: a partire dal 482
a.c. prevedono le rappresentazioni comiche, mentre
prima solo tragiche
21

Vengono messe in scena tre commedie che a gara si contendono il favore del
pubblico. Raramente le commedie e le tragedie vengono replicate  le
manifestazioni sono un “unicuum”. Dopo la morte dei tre grandi tragediografi, le
tragedie che avevano avuto più successo iniziano a essere ripetute. Le commedie no
 sono legate al quotidiano, funzionano al momento e poi muoiono
- Le strutture della commedia sono più difficili di quelle della tragedia: fa fatica a trovare una
sua natura
 Sia tragedia che commedia sono i due grandi generi della πόλις  la poesia è
spettacolo perché noi, ascoltando il poeta, condividiamo un pensiero e ci uniamo
attorno a esso => la spettacolarità è collegata alla memorabilità
 Teatro: da θεἀω = guardare  luogo dove si guarda
Quando viene inventato, si crea una σκενή = tenda dove recitavano gli attori. Il
teatro deriva dalla lirica corale (canto, danza e musica). Nel teatro si aggiunge
l’azione (δρᾶμα)  le storie mitiche diventano azione nella tragedia
- Commedia deriva dalla parola “komos” = ultima parte del simposio, durante la quale si
urlava in città e si andava di casa in casa ubriachi, dopo il simposio vero e proprio. In uno
dei “komoi” in onore di Dioniso, si portavano in processione dei giganteschi falli, talvolta si
andava in giro travestiti da animali  “komos” = processione
- La commedia si costruisce nel tempo e gli attori diventano tre, anche se con molta fluidità.
Attorno agli attori, nell’orchestra (“luogo della danza”), sotto la σκενή, entrano 24 coreuti
che cantano e danzano a ritmo di musica  coro = vertice dell’espressività artistica del
poeta e dell’espressione corale e condivisa della città
- Struttura della commedia:
1) Prologo: già un primo episodio. Inizio “in media res”
2) Parodo (“entrata dal fianco”): coro entra sulla scena. Inizia il dialogo tra le azioni del
coro e degli attori
3) Agone: gara, lotta tra l’eroe comico e i suoi antagonisti (es: La pace, scontro tra
Trigeo e Polemos)
4) Parabasi (“sfilata”): dal punto di vista metapoetico e metaletterario, è il cuore della
commedia. Il coro sfila davanti al pubblico con degli anapesti di marcia e dice il
pensiero e l’intento del commediografo, riflettendo sulle dinamiche e i problemi della
commedia  costanti segnali metaletterari: riflessione su quello che si sta facendo
5) Episodi: al centro c’è l’eroe comico e degli incontri con alcuni personaggi
6) Intermezzi corali: in mezzo agli episodi  la voce della collettività
7) Esodo: gran finale
- Secondo Aristotele, la commedia può derivare anche da κόμη = villaggio, contrario della
città. È correlato alle feste agrarie, processioni  tutto questo è presente nella commedia
C’è dimensione politica ma anche scherzo, riso, gioia in una dimensione di evasione: pace e
sfarzo mostrati in una società che, magari, sta vivendo una pesante carestia.

- Cratino: “forzuto”
 Dionisalessandro (Dioniso – Paride) del 430 a.c.  Dioniso fa la parte di Paride,
portando via le donne degli altri.
 Il termine “Dionisalessandro” è un composto: la commedia ne inventa di tutti i
colori
22

 È satira contro Pericle, all’inizio della guerra del Peloponneso. Come Paride se ne
ritorna nella città assediata

- Eupoli: “bella città”


 Celebre per l’invettiva, compone due commedie:
1) Gli Adulatori, dove attacca i sofisti e Socrate (421 a.c.)
2) Demi (“popoli”): sono i rioni di Atene. È la vigilia di una grande crisi e
vengono messi in scena i grandi personaggi del passato di Atene: Milziade,
Solone, Aristiade il giusto e Pericle. Questi personaggi danno dei consigli per
salvare la città. L’eroe comico va nell’aldilà per riportare qualcuno che possa
aiutare la città.

- Aristofane: “colui che appare come più nobile”


 È l’unico di cui conserviamo commedie intere, 11 per la precisione.
 Gli Acarnesi (425 a.c.): protagonista è Diceopoli, un contadino, il coro è composto
dai carbonari di Acarne. Diceopoli si è stufato della guerra di Pericle e vuole fare la
pace per conto suo.
 Le nuvole (423 a.c.): commedia contro Socrate. Un nobile, Strepsiade, ha un figlio,
Filippide, amante dei cavalli e scialacquatore, che rovina la famiglia con frequenti
debiti. I sofisti insegnavano a rivoltare i discorsi facendo vincere la parte più debole
contro la parte più forte, così come Socrate. Il protagonista decide di andare a scuola
da Socrate per vincere contro i creditori. Però è vecchio, non riesce a capire nulla.
Allora vi manda il figlio, che impara bene la lezione da Socrate, a tal punto che
bastona il padre. Allora Strepsiade va a incendiare il “frontisteion”, pensatoio, di
Socrate.
 La pace: Trigeo sale in cielo, libera la pace e Opora e la festa. Sono 3 figure
femminili che simboleggiano l’utopia della pace  come sarebbe la vita se ci fosse
la pace.

o Paragrammatismo  critica costruita giocando sulle parole (es: “notre


dame” > “notre drame” => tocca tutti noi: il nome è un potente strumento di
comunicazione, una sola in lettera in più può cambiare la percezione
dell’evento  straniamento: vedere le cose in modo diverso, provocando un
effetto condiviso (resta una ferita profonda sulla nostra vita).
È questa la dimensione dello “spoudo – geloion” = gioco di parole che
provoca una sinapsi, un collegamento, una sensazione.

 Gli uccelli (414 a.c.), una delle commedie più complesse e formidabili.
Protagonisti sono Piseltero (“colui che convince l’amico”) ed Evelpide (“colui che è
di buona speranza”), due cittadini ateniesi, stanchi della guerra e dei numerosi
processi e cause che andavano in voga al tempo [la commedia mostra la realtà della
città, mostra che la democrazia ateniese è un grande laboratorio, dove si sperimenta
di tutto]. I due viaggiano e incontrano, tra le montagne e i boschi, un’upupa e
decidono di vivere tra gli uccelli, stanchi di vivere tra gli uomini  dicono che ora
gli uomini comandano sulla terra e gli dei in cielo ma in principio comandavano gli
uccelli. Decidono di fondare l’impero degli uccelli con capitale “Nephelokokkygia”
= città delle nuvole e dei cuculi. Piseltero si proclama re degli uccelli e fonda una
città utopica, tra le nuvole. C’è una muraglia che impedisce il passaggio del fumo
dei sacrifici dagli uomini agli dei, che giungono affamati, in particolare Eracle, da
Piseltero, che risponde che questo è il nuovo potere. A un certo punto Piseltero
23

chiede se qualcuno sia d’accordo con le sue idee e alcuni uccelletti rispondono di
no. Piseltero in risposta li fa grigliare, in quanto ribelli.
 Lisistrata (411 a.c.): “colei che scioglie l’esercito”  è il femminile che entra in
guerra contro la guerra, contro l’universo maschile bellicoso, in favore della pace. È
una commedia utopica, paradossale ma per la prima volta si dicono determinate
cose: Lisistrata è stata usata come paradigma pure nelle guerre tribali africane.
C’è una guerra fratricida tra Atene e Sparta, greci contro greci, la peggiore.
Lisistrata vede questo e chiama la sua amica spartana per mettersi d’accordo. Fanno
lo sciopero del sesso  li facciamo morire di desiderio fino a quando non ci sarà la
pace => Aristofane sta dicendo che spartani e ateniesi sono tutti fratelli.
Il coro è formato dalle donne  ai margini della società, quindi hanno il potere di
dire qualcosa che non va.
 Le rane (405 a.c.): incredibile la potenza metapoetica, metaletteraria, si parla del
teatro di Atene. Protagonista è Dioniso, che viene a sapere della morte di Euripide.
Non ci sono più tragedie e decide di sentire alcuni suoi versi. Ad Atene c’era il
teatro di Dioniso, dove nell’orchestra si trovava la statua del dio, accanto alla quale
vi erano i posti riservati ai sacerdoti del dio e alle grandi personalità. Aristofane
mette in scena Dioniso, il dio del teatro, che ha voglia di teatro, che vuole teatro
buono. Decide allora di andare a recuperare nell’aldilà un grande poeta, che dica la
verità delle cose (“una parola di un poeta potrà salvare questa città disgraziata”) 
Atene è crollata perché non c’è un poeta che dica la verità delle cose.

404 a.c. => disfatta di Atene: congresso di Corinto = i vincitori decidono


cosa fare degli ateniesi. Corinto dice di uccidere i maschi adulti, stuprare le
donne e vendere i bambini come schiavi, provandoli dei diritti, e radere al
Dionisosuolo
scendeAtene. Sparta,
nell’aldilà però, rifiuta.
per scegliere Considera
le parole del poetal’avversario come
che salveranno un
la città.
Avvieneindividuo, pur poetica
una contesa essendogli più forte. ed
tra Euripide LaEschilo
città resta.
nell’Ade. Prevale Eschilo, che
viene portato ad Atene e dice che, per salvare la città, non bisogna fidarsi dei
demagoghi ma di quanti dicano le cose nobili, che fondano la vita della città.
È una cosa comica  Dioniso, il dio del vino, comico, inquietante, ma se provi a
non rispettarlo, finisci male (cfr. Le baccanti: Penteo, re di Tebe, mette in galera
Dioniso. Verrà squartato vivo in un rito bacchico dalla madre e dalle sorelle).
Ciononostante, Aristofane, sotto lo sguardo della statua del dio e dei suoi sacerdoti,
lo rende protagonista della commedia, lui che è un dio.

Solitamente una figura marginale, che può produrre una prospettiva


speciale nella vita, una critica, un qualcosa di nuovo. Questi
protagonisti possono diventare eroi, eroi comici che sanno inventare
cose incredibili (es: la pace) con tutte le loro aberrazioni e ambiguità.
Lo stesso Dioniso è un dio ambiguo, che viene preso in giro pure dal
suo servo.
Viene messo in scena un luogo terribile, l’Ade, i cui nomi dei fiumi sono un
esempio della sua tenebrosità: cocìto = fiume del gemito; acheronte = fiume del
dolore; flegetonte = fiume del fuoco bruciante. Inoltre gli dei non hanno rapporto
con la morte  è un tabù: non si mette in scena la morte a teatro (le morti vengono
solo annunciate). Invece, Dioniso, un dio, scende nell’Ade e discute con il suo servo
su come scenderci. Il servo gli consiglia di rivolgersi ad Eracle, che lo vede e si
mette a ridere. Dioniso vuole fare l’eroe, il deficiente. Infatti, Dioniso, quando entra
nell’Ade, è preso da grande paura e se la fa addosso, e tutti gli spettatori si mettono
a ridere. Questa è la potenza della commedia: Dioniso è un dio e dice che la poesia e
il teatro sono l’unica fonte di salvezza per la nostra città, invita a tornare a pensare.
24

Coro: rane che accolgono Dioniso nell’aldilà, dicendo “Brekekex koax koax”,
prendendo in giro il dio, che risponde loro a tono.
 Ecclesiazuse (392 a.c.): le donne prendono il potere ad Atene e fondano la loro
assemblea, creando un ordine nuovo
 Pluto (388 a.c.): Plutos è il dio della ricchezza maschile. È un dio grande, vecchio e
cieco, errante. Un padre è preoccupato per il figlio e decide di commettere un atto
criminale: decide di curare la cecità di Pluto.
Problema  la vita facile è un principio della ὕβϱις, fonte di rovina e di “penia”
(povertà). La povertà è un bene perché nella ricchezza non si vive più.

- Eroe comico
 Nella commedia c’è un protagonista che comincia in una realtà ostile.
 È un ometto, una figura marginale, una persona comune che si inventa qualcosa, che,
per mezzo di un’invenzione fantastica, diventa un eroe (cfr. Micromegàs di Voltaire:
un personaggio strano, paradossale, gigantesco arriva sulla terra da Sirio e osserva i
comportamenti umani. Si stupisce del fatto che, nonostante abbiano inventato cose
meravigliose, siano schiavi del tempo, dell’orologio). Sono questioni legate alla
quotidianità, è il comune che vuol fare l’eroe.
 Questi eroi cercano di risolvere un’aporia = cosa irrisolvibile (es: guerra, presenza
del male). Inventano un’impresa fantastica con l’obiettivo di creare un nuovo ordine
universale => inventare mondi fantastici e nuovi, anche con conseguenze strane e
problematiche  la commedia può trasformarsi in una distopia = contrario
dell’utopia  la commedia insegna a vedere le complessità del mondo, formato
anche da cose aberranti. Bisogna fare attenzione quando si legge o si interpreta: è
commedia politica
 Nella commedia elemento ricorrente è il banchetto comico, c’è un gioco di
travestimento, mutamento delle forme  la commedia è il regno della
sperimentazione poetica e intellettuale (parodia, giochi di parole, sperimentazione
musicale, gioco col realismo, sesso e basso corporeo)
 La commedia ha funzione paideutica, didattica, ti insegna a vivere => sdrammatizza
il reale, senza nascondere nulla
 Caratteristiche dell’eroe:
1) “Polymetheis” = dai molti pensieri
2) “Polytlas” = chi sopporta molte cose
3) “Tlemosyne” = avere il coraggio di resistere
4) “Polytropos” = colui che viaggia molto, sperimentando molte realtà.
 “Onomastì komodein” = attaccare, prendere in giro qualcuno per nome  problemi:
dire una verità, una critica scomoda è difficile. È una cosa che va studiata.
3 regole
1) Verità: dimostrare la verità delle accuse
2) “Continentia”: non si deve esagerare con l’ingiuria, bisogna
mostrare dominio delle parole  no parolacce, no accuse
esagerate
3) Bene comune: bisogna usare determinati modi

Inoltre, un tale attacco risulta particolarmente duro e pesante. Bisogna evitare


l’attacco frontale, bisogna usare l’invettiva moderata. L’attacco può suscitare delle
reazioni (una buona democrazia lo permette). Quando l’”onomastì komodein” è
lecito, significa che è presente una grande libertà intellettuale => Giovenale, “non
faccio nomi altrimenti finisco in croce bruciato vivo”.
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 Caratteristiche dell’eroe comico:


1) C’è compartecipazione con l’eroe, empatia
2) Ha vizi e virtù  è paradossale (sono categorie valide per tutta la letteratura
europea)
3) Ha un’impresa (“le gesta”)  cfr. le 12 fatiche di Eracle, “Alexikakos”, colui
che porta soccorso contro il male, l’eroe civilizzatore, “Evergetes” =
benefattore
 L’eroe è da solo, solo contro tutti. Nella commedia inizia facendosi gli
affari propri. Anche nelle fiabe l’eroe è sempre da solo contro il
mostro. L’eroe è l’unico che può fare quest’impresa.
4) Si trova degli oppositori: mostri, approfittatori, malvagi, dei ecc… (es: Trigeo
Polemos e Zeus, da lui accusato di essere menefreghista)
5) Ha anche degli aiutanti (=> secondo eroe comico  coppia eroicomica) e
coinvolge la collettività
 Virtù dell’eroe
a) È ibrido, bastardo. È mescolanza, quindi ha più risorse
 È mortale ma è anche un eroe con tratti talora divini (“beato come un
dio”), talora animaleschi e mostruosi (es: Trigeo usa lo scarabeo per
volare in cielo  si mettono in gioco risorse di tutti i tipi)
 Ha anche tratti sia maschili che femminili  effeminatezza (cfr.
Dioniso)
b) Marginalità: è il sottouomo che può cambiare le sorti dell’umanità => un
vecchio messo in disparte, un ragazzetto, carbonai, operai, le donne
c) È folle  la follia, l’ubriachezza, il sogno sono forme logiche altre, diverse
dall’ordinario: sono sinapsi che producono un significato nuovo  la follia
può diventare un paradigma
d) Ha sia virtù positive che negative:

1) Va controcorrente => ὕβϱις (“chi si crede di


 Negative essere”)  coraggio e spudoratezza
2) Opportunismo: sembra tradire gli uomini e gli
dei  definito “maledetto”

1) Σοφός = saggio
2) Nobile
3) Coraggioso
4) Sa resistere a tutte le difficoltà
 Positive 5) È abile: sa trovare soluzioni
6) Metamorfico: si trasforma, ha esuberanza
fisica, può ringiovanire  il vecchio diventa
giovane
7) Esuberanza, sia dal punto di vista alimentare,
che fisico - sessuale

e) L’eroe può anche diventare un “tyrannos”: gli eroi fanno di tutto per la gloria,
per essere ricordati nel tempo ( il problema più grande per i mortali: noi
viviamo per il κλέος) => l’eroe suscita sensazione collettiva di ammirazione e
riconoscenza (es: Trigeo riconosciuto come benefattore da tutti per aver
riportato la pace)
 Le gesta, gli “erga” degli eroi comici sono:
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1) Grandiose, stupefacenti: prevedono una progettazione, un confronto con


nemici e aiutanti
2) Grande problema: la guerra, il grande pericolo
3) Obiettivo finale: la “soteria” = salvezza => abbondanza: tutto ciò che forma la
felicità umana, no sofferenze ecc…
4) Destinazione impossibile
5) Grande ardimento  “mexanè” = grande ingegno, rimedio incredibile
6) Rovesciamento delle prospettive: novità e incredulità. Paradossale e
incomprensibile.
7) L’eroe comico ha paura  sentimento legittimo

Satira
- Deriva dalla commedia, giambo ecc.
- Bisogna tenere conto della figura di Socrate
 Socrate dice che il pensiero si confronta con la realtà, smonta le nostre convinzioni e
convenzioni sociali. Socrate mette in gioco il suo pensiero contro tutto e tutti. Non
scrive una parola. Attraverso la dialettica mette in discussione qualsiasi cosa
 Alcibiade dice di lui che sembra un “sileno”. Non fa filosofia come i sofisti  “non
sono mai stato maestro di nessuno”, se qualcuno mi ascolta, bene: “la vita senza
ricerca non è vita”
 Socrate è paradigma dello “spoudo – geloion”: rivela qualcosa partendo da una
dimensione opposta.
 L’arte di Socrate è dialettica => cercare la verità non attraverso dei dogmi  la
verità per i greci non è assoluta e fissa ma qualsiasi verità è discutibile. Solo gli dei
possiedono la verità, non gli uomini.  tutto questo nasce con la democrazia: tante
teste, tanti pensieri; si mettono insieme più opinioni.
 Socrate in tutte le descrizioni viene mostrato come un emarginato, un ibrido
pseudocomico  è straniante, sconcertante, non ha vestiti belli, non è bello
(καλοκαγαθία ateniese), si disinteressa della bellezza, è fuori dalle regole. Inoltre è
vecchio, pelato, un sileno. Suscita anche inquietudine e timore. È un po’
controcorrente => non si lava, è scalzo, usa sempre gli stessi vestiti ed è indifferente
alle cose esterne  principio del dominio di sé.
 Socrate è uno che guarda il mondo e la realtà  associa, capisce e interpreta con i
suoi occhi sporgenti (“oxyderkes”).
 Proviene da una buona famiglia, appartiene a un clan potente, prende e rivolta le
condizioni sociali  “atopia” = fuori luogo. È un paradigma di comportamento 
mette in dubbio gli aspetti convenzionali della città: essere intellettuali significa, di
conseguenza, aderire alla realtà.
 Questa alterità è importante dal punto di vista intellettuale: serve a guardare la realtà
da una prospettiva diversa. Si definisce “idiotes” = colui che non sa ma proprio per
questo sa indagare le aporie => per la Pizia è il più sapiente di tutti gli uomini perché
sa di non sapere  sulla porta del santuario di Delfi c’è scritto γνῶθι σαυτόν.
 Fondamenti del pensiero socratico:
1) Γνῶθι σαυτόν: sapere riconoscere i propri limiti, sapere di non sapere  in
quanto mortali, noi non possediamo la verità assoluta, il dogma.
Peccheremmo, altrimenti, di ὕβϱις = oltraggio. Secondo Socrate, infatti,
nessuno può permettersi di ritenere di possedere la verità, di sapere tutto.
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2) Tutto è “aporia”: non esiste una risposta assoluta. Ciononostante, bisogna


tentare di trovare una risposta. Quindi, bisogna vivere della ricerca della verità
 filosofia = cercare la sapienza, amarla
3) Ironia (“eiron”): è una figura retorica che presenta le cose in maniera altra da
come sono realmente  Socrate si definisce “idiotes”, non sa niente e
chiedeva agli altri di spiegargli le cose. Tuttavia, tramite la discussione, la
dialettica, smonta tutto  finge di non sapere, ma proprio per questo sa più di
tutti, come dice la Pizia.
 Socrate non è una persona facile  mette in dubbio tutti i valori della sua società, è
un tafano che tormenta continuamente. È, inoltre, sempre secondo Platone, una
torpedine: una scossa elettrica che sconvolge, crea dei dubbi e delle perplessità =>
gli ateniesi non lo sopportavano: stava ai margini, osservava le cose in maniera
diversa, in una prospettiva di sofferenza, di distacco.
 Viene considerato come una ὕβϱις, un problema  la sua critica ha ampio raggio,
critica qualsiasi cosa (convenzioni sociali, religiose ecc…)
 Omero viene considerato la figura più influente nella società greca. Socrate non
scrive nulla  le società antiche sono fondate sulla parola, che è nell’aria => una
volta è per sempre, è un assoluto: è memorabile
o La Repubblica di Platone  dialogo: διαλέγω = incontro tra due idee diverse
che producono un qualcosa di superiore
 Socrate viene condannato a morte, in quanto era un personaggio scomodo: è
impossibile vivere con tutte queste domande
 Con Socrate cambia la storia della filosofia:
o Prima la filosofia andava di pari passo con la scienza e l’etica; dopo Socrate,
il discorso si concentra sull’uomo.
o Nascono le più grandi scuole filosofiche: l’accademia di Platone, il Liceo di
Aristotele.
o Assieme a queste ci sono anche delle scuole filosofiche successive, oggi
considerate minori, che all’epoca erano, invece, la potenza e la vita del
pensiero antico: la scuola di Epicuro, di Aristippo ecc…
Queste scuole sono socratiche, in quanto, guardano all’uomo.
o Da Socrate nasce una scuola filosofica paradossale, i Cinici
 Seguono le tracce di Socrate, annusano come i cani, fanno una vita da
cani (“cane” => animale impudente, promiscuo)
 Il primo dei cinici è Diogene di Sinòpe (colonia greca in Turchia)
 Arriva ad Atene e impara da Socrate a vivere una vita
controcorrente
 Il suo primo principio è “paracharàttein to nòmisma” =
falsificare la moneta  stravolgere le convenzioni sociali (da
“paracharattein” = deriva da “charatter”, impronta che ci rende
riconoscibili: quindi, stravolgere l’impronta, falsificare o, per
meglio dire, sovvertire, stravolgere; “to nòmisma” = la
moneta, che inizia ad essere coniata nel V sec. È una
convenzione che diventa legge di riferimento, è una
convenzione sociale)
 Diogene prende questo principio come programma filosofico
 va controcorrente per partito preso, non gli va bene niente.
Quando la gente usciva da teatro, egli entrava => è una vita
scomoda
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 Viene chiamato “il cane”  caratterizzato da “anàideia” =


impudenza, mancanza di rispetto: s’indigna di fronte a
qualsiasi autorità, reagisce con critica a qualsiasi
comportamento della società. È necessario che questo tafano
ci porti dei dubbi sulle nostre sicurezze.
 Diogene vive ad Atene da povero, pur essendo ricco. Rifiuta le
sue proprietà. Lascia tutto per cercare la verità, vivendo
secondo i bisogni più semplici  la vita serve per cercare un
nuovo equilibrio, che cerchi la verità fuori dalle convenzioni.
La ragione è parametro di vita.
 La sua filosofia è poco teorica ma molto pratica. Si racconta
che andasse in giro con un lanternino dicendo: “vado cercando
l’uomo”. Non vede uomini infatti ma solo macchine
condizionate dalle convenzioni sociali.
 Diogene si comporta in maniera scandalosa, mettendo in
dubbio le sicurezze delle persone  “io sono la pietra dello
scandalo”. Il cristianesimo prende molto da questo. Cristo
diceva, infatti, che gli uomini erano tutti uguali. Diogene dice
di essere “cosmopolités”, cittadino dell’universo (=> specie di
vagabondo che non ha legami con nessuno, quindi può
osservare). All’epoca dire una cosa del genere era scandaloso.
 I filosofi cinici si definiscono come “episkopos” (= colui che osserva
dall’alto) e “kataskopos” (= colui che fa l’esploratore, la spia)  i
filosofi cinici guardano e stanno sempre attenti ai valori in gioco.
Fanno discorsi aggressivi, latrati, ingiuriano i presenti.
 Il loro principio fondante è osservare la realtà per criticarla.
 Cratete di Tebe
 IV sec. È allievo di Diogene e maestro di Zenone. Distribuisce
tutte le sue ricchezze e ha come allieva Ipazia, una delle prime
donne filosofe
 Scrive Pere (“bisaccia”)
 I filosofi cinici avevano un mantello umile come unico
vestito e dei sandali. Praticavano l’elemosina, non
possedevano soldi. Avevano una bisaccia dove mettevano
le cose che la gente dava loro.
 È un componimento in esametri  usa le tecniche di
parodia e, tramite gli esametri omerici, costruisce un testo
su una bisaccia, che diventa una città utopica, una sorta di
“isola che non c’è”, un’isola in mezzo al mare fatto di
boria, bella e fiorente, tutta circondata di sozzura. Inoltre
non possiede nulla, quindi non ci sono uomini stolti, o
parassiti, ingordi o ruffiani – papponi. Qui c’è solo timo,
aglio e pane, i cibi essenziali. Di conseguenza gli abitanti
non si fanno la guerra e non possiedono armi, né per la
ricchezza, né per la fama – gloria.
 È il principio utopico della cancellazione dei mali
dell’uomo
a) La ricchezza
b) La stoltezza e l’ingordigia
c) La guerra - Civile
- Esterna (contro nemici esterni)
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d) L’ambizione
 Menippo di Gadara
 Viene dalla Palestina
 III sec., Alessandro Magno  ellenizzazione
 Menippo è il filosofo cinico che inventa il cosiddetto
“prosimetrum” = la mescolanza di prosa e versi  nel sistema
intellettuale greco la mescolanza non era contemplata.
Mescolare la poesia, il solenne, con la prosa, il basso, era
qualcosa di aberrante.
 Menippo diventa un paradigma: mette in gioco il concetto dello
“spoudogeloion”  è “il cane che morde ridendo” (Orazio:
ridendo si può dire la verità)
 Grande successo a Roma e nella cultura europea

- II sec. d.c  impero greco – romano  Roma ha conquistato la Grecia. Tuttavia la cultura
romana si fonda su quella greca

Uno dei momenti più felici della storia antica:


- Epoca di Traiano
- Adriano Massima estensione dei confini dell’impero
- Marco Aurelio
Grande prosperità dell’impero romano: la gente può essere libera 
revival culturale, con grandi modalità comunicative

Seconda sofistica: culto della parola in una società dove tutto è studiato, curato

Luciano di Samosata
- Nasce nei confini orientali della Turchia, lungo il fiume Tigri
- Il nome Luciano è un nome latino grecizzato
- È figlio di un impiegato dell’impero romano e di una donna aramaica. È un bastardo, una
specie di extracomunitario. Va a scuola e impara il greco, innamorandosi della letteratura.
Ha fin da subito uno sguardo differente.
- Diventa avvocato e retore ad Antiochia e comincia a tenere delle conferenze pubbliche, non
come Erode Attico e altri, molto inquadrati (=> sistema spettacolarizzato della cultura), ma
criticando, invece, la spettacolarizzazione, superficializzazione della cultura e usa i suoi
stessi strumenti per criticare ciò.
- Riprende gli strumenti dei cinici, scrive dei dialoghi di tipo socratico, con particolare
attenzione alle tecniche della retorica. Vive ai margini della società ed entra in critica con
essa  è scomodo ma è anche molto conosciuto (tant’è vero che l’imperatore Giuliano
l’Apostata scrive dei dialoghi ispirati a Luciano)
- Fa performances dei suoi testi ma le sue opere sono strane, fuori da ogni schema.
Costruisce una testualità strana, imbarazzante. Sono quasi tutte opere satiriche, che mettono
in dubbio gli elementi della cultura antica tramite la “mixis” di elementi che normalmente
non starebbero insieme.
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Mette insieme
1) Retorica
2) Dialogo filosofico
3) Commedia
4) Dramma satiresco
5) Giambo
6) Menippo di Gadara con il suo prosimetro e il suo “mordere
ridendo”  spoudogeloion = sembra ridere ma in realtà attacca
7) Tragedia
8) Epica
- Storia vera
 All’inizio l’autore dice che, quando si fa letteratura, è necessario un periodo di
relax. Dice delle cose non solenni e che proporrà una storia che non è vera, che
non esiste. Non mente come fa Odisseo alla corte dei Feaci, o Erodoto, che dice
molte fandonie. Però, poi, dice che saranno guai a chi non crederà a quello che
racconta.
 Inizia il racconto dicendo di essere giunto con 52 compagni presso le colonne
d’Ercole, per conoscere cose nuove… (v. riassunto del libro)
 È un’opera paradigmatica per la letteratura europea
 È un miscuglio di verità e finzione: non dobbiamo avere fede su quello che ci
racconta, però si può sperimentare il reale.
- Queste opere vengono messe da parte con il cristianesimo e nell’epoca bizantina. Nel 1453,
crollo dell’impero Bizantino, arriva in Europa Bessarione con molti codici, tra cui le opere
di Luciano, che diventano bandiera del rinscimento europeo. Erasmo da Rotterdam studia il
greco sui suoi testi.
- Negromanzia
 Protagonista è Menippo, alias dell’autore, protagonista dell’impresa satirica
 C’è un’aporia = problema, crisi che non si riesce a risolvere, problema
collettivo. Menippo decide egli da solo di trovare la soluzione, andando, prima
dai filosofi caldei seguaci di Zoroastro, e poi nell’aldilà per chiedere a Tiresia il
miglior modo di vivere la vita.
 Andare nell’aldilà è un’impresa impossibile  obiettivo: conoscere una cosa e
tornare a vedere il mondo in maniera diversa => criticare la realtà  fare
satira.

- Eroe (mito/epos/tragedia)  eroe comico  eroe satirico


o Secondo le regole stabilite da A. Brelich in Gli eroi greci, l’eroe greco non è
qualcosa di monolitico e solenne ma ha le stesse ambiguità della vita umana
 compie grandi imprese che fondano la civiltà umana (è benefattore,
“evergetes”) ma ha in sé tutto il meglio e il peggio dell’uomo
o L’eroe comico discende da quello mitico. È paradossale, strano, aberrante.
Compie una grande impresa per risolvere un grande problema, un’impresa
che rovescia il mondo: fa una rivoluzione, cambia il mondo ma solo per il
tempo di una rappresentazione teatrale, finzione.
- Eroe satirico
 Il termine è inventato da Camerotto in Gli occhi e la lingua della satira.
 Comincia con la figura di Menippo nella Negromanzia
 L’eroe satirico è in gran parte come l’eroe comico  Menippo, nella
Negromanzia, decide di andare nell’Aldilà (cfr. Dioniso in Aristofane).
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Nell’Icaromenippo vola con delle ali e va in cielo, arrivando sulla luna.


Menippo è l’eroe “per tutte le stagioni” (cfr. “topolino”). Inventa la satira
menippea, è una figura strana, paradossale, aberrante
o È il primo uomo che va sulla luna e da lì guarda l’”aiuola che ci rende
tanto infelici”, vede gli uomini che si affannano per la gloria, la
ricchezza, quando in realtà esse sono cose minuscole e insignificanti. Se
si esce dal nostro punto di vista, si vedono le cose in maniera diversa, si
possono vedere le cose nei loro limiti  è la chiave di tutto il pensiero
satirico europeo. Attorno a una figura paradossale che vuole fare l’eroe,
si costruisce l’impresa satirica
 Differenza tra eroe comico e satirico: l’eroe comico vuole fare la rivoluzione
paradossale, l’eroe satirico vuole semplicemente osservare, vedere e dire  per
fare satira, bisogna osservare il mondo con occhi speciali, paradossali, anomali
come Socrate e i Cinici. Bisogna avere occhi attenti, che sappiano vedere
nuove problematiche, nuove sinapsi, nuovi collegamenti. Se si riesce a fare
questo, si è in grado di mettere insieme i dati e dire qualcosa.
 5 facoltà fondamentali dell’eroe satirico:
1) Essere  l’eroe satirico è alterità, diversità: per vedere in modo diverso
bisogna essere diversi dall’ordinario, per vedere lucidamente.
2) L’impresa paradossale, impossibile  come l’eroe comico, l’eroe
satirico ha un’impresa strana e impossibile, che, però, non è fine a se
stessa. L’obiettivo è, infatti, quello di creare un punto di osservazione
diverso per comprendere i problemi della realtà, i suoi limiti. Crea una
“specula” della realtà. Nella commedia l’impresa serve, invece, a
cambiare il mondo, possiede un certo grado di spettacolarizzazione che
la rende fine a se stessa, anche se non sempre.
 La satira non cambia nulla, è un’osservazione disincantata,
diversa, che smaschera, critica e talvolta porta con sé un
messaggio moralistico ma non pretende di cambiare il
comportamento delle persone. La commedia, invece, mette in
scena un mondo nuovo e paradossale.
3) Osservazione a) “oxyderkia”  vista acuta che vede i dettagli
b) “panopsia”  vista totale di tutti i sistemi (si
4) Parrhesia: virtù intellettuale dellaluna
sale sulla letteratura, della
per vedere poesia
bene e della satira
le cose)
 libertà di dire tutto davanti a tutti, con tutti i rischi che questo
comporta
5) Riso come paradigma di guerra => smaschera i vizi degli uomini e,
creando dei contatti inediti, produce il riso. La satira, partendo dalla
parrhesia, ha come obiettivo la comunicazione. Inoltre essa non ha la
pretesa di dire la verità: c’è quindi autoironia, autocritica.
 Conclusioni:
a) La satira non cambia il mondo ( commedia)
b) È autocritica, autoironica e parte da una prospettiva umile e bassa
 Luciano, nella sua Quomodo historia coscribenda sit (“Come si deve scrivere
la storia”), definisce come deve essere uno storico, colui che dice la verità,
quindi perciò anche l’eroe satiro, nella sua attività di osservazione.
 Lo storico/eroe satirico deve essere:
a) Impavido
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b) Incorruttibile
c) Libero e indipendente
d) Amico della parola libera e della verità
e) Pronto a chiamare le cose col proprio nome
f) Imparziale nella ricerca della verità
g) Essere autocritico (“straniero nei propri libri”)
h) Espositore delle cose così come stanno
 Luciano nella sua La vita dei filosofi all’asta mette alla berlina i filosofi
fingendo di venderli come schiavi. Subisce la critica intellettuale delle scuole
filosofiche.
Finge allora, nell’opera Il pescatore, di chiamarsi “Parrhesiades” => l’uomo
della libertà di parola, figlio di “Alethion” (= veritiero) e nipote di “Elenxikles”
(= la gloria dell’attacco satirico, della confutazione).
Ha varie caratteristiche, le stesse dell’eroe satirico
 È contro le convenzioni (“paracharattein to nomisma”)
 È soggetto a minacce, a rischi (gli cavano gli occhi e gli tagliano la
lingua) perché mette in dubbio il potere, incluso le opinioni della folla
in democrazia. Rischia il rogo dei suoi libri controcorrenti
 È ambiguo, sembra un nemico, dice cose controcorrente apparendo
come un nemico pubblico. Sembra malefico, blasfemo, che ingiuria chi
è più potente di lui
 È “filaletes” = amante della libertà, che odia i cialtroni, chi si dà arie,
boria e chi inganna
 3 virtù fondamentali 1) Parrhesia
2) Aletheia
3) Elenchos = confutazione,
smascheramento

 La parrhesia non è solo dire tutto davanti a tutti. Infatti, la parola satirica deve
essere progettata in modo da essere comprensibile a tutti, da dare un risultato. Il
riso produce consenso pubblico, tramite la risata collettiva, e può essere
talvolta un principio sovversivo  smaschera l’arroganza del potere
 Se si deve dire qualcosa, bisogna creare discorsi che producano effetti, che
producano risultati, che siano efficaci (“retorica” = arte del discorso  “rhesis”
= discorso  come creare discorsi efficaci)
 Quando si dice qualcosa, si deve prendere la responsabilità di quello che si
dicembre
 Chi si prende a cuore la responsabilità di dire tutto davanti a tutti è “evergetes”
= benefattore

Satira latina
- La satira latina in realtà non nasce dai satiri ma nasce a Roma
- Quintiliano nella sua Istitutio oratoria, dove parla dell’origine dei vari generi letterari e della
loro derivazione greca, dice a un certo punto che “satura tota nostra est”. Quintiliano è il
primo professore di oratoria dell’impero romano.
- La parola satira deriva da “satur” = pieno

1) “Saturalanx” = vassoio da portata dove ci metti tanti stuzzichini di


vario tipo  varietà => trionfo della vita
2) “Lex per saturam” = procedimento/decreto giudiziario alla fine di tanti
processi caratterizzati da tante questioni, una diversa dall’altra.
Decreto che mette dentro tante cose
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 2 valenze

- La molteplicità, la mescolanza, l’ibrido, la “mixis”, viene identificata come “leitmotiv” di


tutto questo discorso  la capacità di mettere dentro tutti gli aspetti della vita quotidiana,
anche quelli stilistici
- La satira romana parte dal principio della molteplicità: commistione di tutti gli aspetti della
vita quotidiana e di tutti gli aspetti metrici e linguistici (un vero e proprio “pastiche”) in
totale libertà (es: forestierismi, aischrologia => è la mescolanza in totale libertà, potenza
creativa).
- Quintiliano, poi, parla di Lucilio, dicendo che ha tuttora degli estimatori che lo preferiscono
non solo agli scrittori di satire ma addirittura a tutti i poeti.
- Lucilio
 Poeta. Cavaliere romano che rinuncia alle cariche, al “cursus honorum” per darsi
alla poesia.
 Viene definito l’”inventor” della satira romana da Quintiliano e anche da Orazio
 Pubblica 30 libri di satire, di varie forme e metri. È originario di Sessa Aurunca, tra
il Lazio e la Campania. Da lì nel II sec. a.c. va a Roma e inventa la satira. Conosce il
greco, in quanto vive vicino a Napoli. A un certo punto, Lucilio decide di fare satira
a Roma in esametri (=> il verso più elevato della tradizione poetica), dove ci mette
dentro qualsiasi cosa: vizi, parolacce, aberrazioni, oltre a vari forestierismi, tra cui il
greco, osco, punico ecc.
 Crea stilisticamente un “ossimòro” = acuta sciocchezza, follia:
aberrazione  dinamica intellettuale potentissima
 Caratteristiche
a) Eruditio
b) Libertas
c) Acerbitas: pungente sincerità
d) Salis: arguzia
 Da questo momento in poi a Roma la satira si farà in esametri
 Varietà nella forma, nella lingua e nello stile
- La satira a Roma è di due tipi
1) Lucilio
2) Terenzio Varrone  riprende Menippo di Gadara e la sua satira menippea,
caratterizzata dal prosimetro  cfr. Apokolokyntòsis di Seneca

- La satira a Roma mantiene i paradigmi della commedia, del giambo e della diàtriba
filosofica stoico – cinica  diàtriba = passatempo intellettuale per riflettere sulle cose:
filosofia che fa discorso di condanna sulla società.
- Lucilio è colui che per primo scrive testi satirici che “strappano la pelle”, che tirano via la
maschera dei vizi, che perseguitano la città  la satira ha valore civile e politico 
Giovenale, “l’indignazione mi fa scrivere versi”, è dovere del poeta parlare di quello che
vede, anche se non si otterrà nulla.
- Le satire di Orazio sono chiamate anche “Sermònes” = discorsi morali, etici e filosofici di
carattere basso e quotidiano (“sermo” = parola di tutti i giorno)  Orazio, anche se usa
l’esametro, dice che la propria poesia è più vicina alla parola di tutti i giorni, alla parola in
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prosa. Orazio definisce la propria poesia “sermo humilis”  “musa pedestris” = deriva da
Callimaco, che definisce così il giambo. È la musa che va a piedi, mentre l’epica va in alto.
La poesia di Orazio non è nemmeno poesia, non viene composta per avere successo ma
viene composta per esporre i difetti e i vizi.
- Orazio è il vertice della poesia antica  parla di cose quotidiane usando l’esametro,
mantenendo una certa eleganza
- Persio
 È un giovane nobile romano, legato per parentela anche a Seneca. È protagonista
della scena romana degli anni 50 => epoca di Nerone, caratterizzato da un folle
narcisismo (“faccio quello che voglio”)
 Ci sono giunte solo 6 Saturae
 Riprende la tradizione oraziana usando però delle arditezze stilistiche ( Orazio:
“aurea mediocritas” = parla di cose quotidiane mantenendo, però, l’eleganza
dell’esametro).
 Satira I  critica la letteratura contemporanea, attaccando la ricerca del successo
letterario indipendentemente dal contenuto dell’opera
 In una breve satira, critica il rapporto tra gli uomini e gli dei, caratterizzato dal “do
ut des”  Persio è poeta filosofo, legato allo stoicismo rigoroso  filosofia che ha
più successo a Roma. È basata sulla razionalità del λόγος. Il loro dio è assoluto e
onnipresente, simile alle realtà monoteiste cristiane. È divinità della mente e della
ragione, non dice bugie come le divinità pagane: è divino filosofico che si distingue
dalla mera superstizione.
 Persio critica la religione tradizionale  tutte le offerte che gli uomini
recano agli dei sono un “fare mercato delle religioni”.
 Il linguaggio di Persio assume arditezza per programma
 La satira è fatta per la comunicazione  l’adozione, infatti, da parte di
Orazio del “sermo humilis” serve a renderla comprensibile a tutti.
 In realtà il messaggio satirico è di difficile comprensione. La satira critica il
potere, rappresentato dall’impero o dalla collettività in un regime
democratico. È qualcosa di pericoloso e talvolta deve nascondersi, ricorrere
all’allusione  dice Persio: “seppelirò il mio riso, nascosto in questo
libretto”, lo legga chi ha studiato Eupoli e Cratino.
 A Roma la parrhesia è detta “licentia” o “libertas”  libertà di dire quello
che si pensa.
- Giovenale
 Nasce nel 50 d.c as Aquino.
 È celebre perché lascia le prospettive di Orazio, praticando una satira aggressiva,
caratterizzata da una spietatissima invettiva
 Celeberrima la satira contro le donne (cfr. Semonide di Amorgo)
 Nella sua satira è presente uno spirito fortissimo di critica con un tono quasi
predicatorio  Principio fondamentale della sua satira è: “non si può tacere la
verità”, provocata dall’indignazione.
 C’è deformazione concettuale, toni sinistri, mostruosi. All’indignazione si
accompagna anche un totale nichilismo  nessuna speranza per gli uomini. In
Giovenale l’attacco è frontale ed è ispirato da un totale scetticismo e disillusione
( Orazio  no attacco frontale, pura e semplice riflessione sui vizi).
 2 satire
1) Satira programmatica - “difficile est saturam non scribere”  di
fronte al mondo, se uno ha la forza critica
per guardare le cose, non può tacere, deve
scrivere satira
- “facit indignatio versum”  l’indignazione
produce versi travolgenti, pieni di “pathos”
sarcastico => attacco violento, critico
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Sceglie il genere di Lucilio  da Deucalione e Pirra in poi i vizi degli


uomini sono aumentati e in questo tempo siamo al culmine => non
resta che fare satira

 Nella parte finale ci sono alcune indicazioni notevolissime:


 Sceglie di parlare attraverso la “semplicitas”, abbandonando le
arditezze di Persio per tornare a parlare liberamente  è
alternativa alla “licentia” e alla “libertas”
 Di fronte ai problemi, si possono fare i nomi dei bersagli?
Se si nomina l’avversario (es: Tigellino), si finirà a “fare la
torcia nel circo”, si verrà crocifissi e bruciati vivi. Quindi
meglio parlare solo dei morti.
 è il grande problema della satira: ogni volta che si dice
qualcosa, c’è reazione  la parrhesia va studiata e progettata
per ottenere un risultato che è soprattutto etico e sociale, non
solo politico.
2) Satira 7: come funziona il sistema della letteratura.
 “I versi non danno pane”. Senza un patrono, un mecenate (=> assenza
di libertà), se vuoi fare il poeta, la cultura al tempo di Giovenale è un
sistema di mercato, basato sulla spettacolarizzazione  “recitationes” =
“performances”. C’era una grande apertura, grande diffusione e grande
degenerazione.
 La poesia non dà soldi. Se trovi qualcuno, un nobile, un potente,
disposto a sostenerti economicamente, in realtà il noleggio delle sedie te
le paghi tu per le performances  studiare paga poco: devi essere
disposto a qualsiasi cosa, che tu faccia l’avvocato, il poeta o
storiografo. Questo vale anche per i maestri di scuola, che non vengono
più rispettati (l’allievo picchia il maestro).
 Si spende molto in apparati e cose superflue ma quasi nulla per la
cultura.

- Accanto alla satira in esametri, abbiamo anche altri generi caratterizzati da una certa forza
satirica
 Epodi: schemi ritmici di tipo giambico, caratterizzati da una grande scurrilità,
presenti in Orazio ma anche in Catullo.
 Epigramma: Marziale ne fa una composizione di tipo satirico. È una
composizione breve ed elegante, caratterizzata spesso dalla presenza del “fulmen
in clausola” = colpo o sorpresa sul finale
 Marziale dice “hominem pagina nostra sapit” => le nostre pagine parlano
di come è fatto concretamente l’uomo
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 Ripresa a Roma delle favole di Esopo: Fedro le mette in versi giambici


 Fedro viene descritto come uno schiavo al serivizio della “domus”
augustea tra il 20 e il 50 d.c.
 Le sue favole danno vita alla tradizione favolistica europea
- Apokolokyntòsis
 Seneca, siamo nel 54 d.c  muore Claudio, con cui Seneca aveva avuto dei
problemi. Alla sua morte Seneca scrive un pamphlet, una satira potentissima, che si
configura subito come una satira menippea, riproducendo gli schemi di Menippo.
1) Carattere spietato
2) Parodia spietata dei discorsi funebri.
 Quando muore qualcuno, si faceva un diuscorso funebre con
funzione celebrativa, per ricordarlo (l’unico modo per superare la
morte è la memoria, il ricordo)
 La morte impone un conformismo tale che entra in gioco una sorta
di rispetto, anche per coloro che non lo meritano.
 Roma era una società fondata sulla “gens”, sul clan. Quando moriva
qualcuno a Roma, si faceva una processione con i “lares”, le statue
degli antenati. Successivamente si celebrava il clan familiare con un
discorso che celebra le imprese dei personaggi in questione, il
“cursus honorum” o le “res gestae”, nel caso di un imperatore.
 Seneca prende la figura di Claudio costruendoci una satira
menippea. Anziché ritrarre le gesta, i grandi discorsi. Addirittura
scrive che le sue ultime parole furono “me concacavi” (=> “me la
sono fatta addosso”).
3) Piglio fantastico
 Claudio sta per morire e Mercurio va dalle parche per accelerarne il
trapasso. Claudio va nell’aldilà e non si accorge della sua morte
fino a quando non vede che stanno facendo il suo funerale. Lì vede
che la gente è presa da felicità incontenibile. Viene portato su in
cielo tra gli dei per essere divinizzato e lì incontra Eracle…
4) Prosimetro e Parodia
 Mescolanza di prosa e versi sia in latino che in greco
 Vengono ripresi versi di Omero, Virgilio.
 Incontro di Claudio con Eracle  Eracle gli chiede in greco, citando Omero,
“chi sei, qual è la tua città, quali sono i tuoi genitori”. Claudio sentendolo
parlare in greco pensa subito di essere in un paese di filologi e intellettuali e
pensa che lì scriveranno le storie delle sue imprese. Poi viene portato al
giudizio degli dei e cerca di farsi passare per un santone ma emergono tutti i
suoi crimini e malefatte e viene condannato.
 Il titolo “Apokolokyntòsis” indica la trasformazione del termine “apoteosi”  non
è la trasformazione in un dio ma la trasformazione in zucca  è la trasformazione
dello stupido, “apoteosi dello stupido”.
 Claudio viene spedito all’inferno, luogo delle pene, e viene condannato alla
maniera delle pene dei grandi dannati, alla stessa pena delle danaidi.
 Le danaidi, 50 figlie di Danao, vengono costrette a sposarsi i loro cugini. 49
di loro li uccidono durante la loro prima notte di nozze  paradigma di una
violenza e di una sofferenza => il rapporto tra uomini e donne non è fatto
per essere conflittuale ma deve essere concorde.
 Le danaidi vengono condannate per l’eternità a fare una cosa vana, inutile e
inconcepibile  sono costrette a prendere dell’acqua da una fonte con un
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vaso sfondato  non c’è niente di peggio della conflittualità, che non
genera mai niente => per contrappasso la pena deve essere il paradigma del
vuoto e del nulla.
 Claudio è condannato per l’eternità a giocare a dadi con un bussolotto
sfondato. Inoltre deve essere al servizio per l’eternità di un liberto, Eaco,
giudice infernale, e sbrigargli le sue carte.
 È un testo straordinario per la mescolanza di lingue, generi letterari, motti
proverbiali, basso corporeo “me concacavi”) e quotidiano (volgarità più spiccia).
Inoltre, essendo una satira menippea, è un prosimetro.

- Satyricon
 Forse un’opera di quello che viene chiamato “Petronius arbiter”  Tacito lo
definisce come “arbiter elegentiae” alla corte di Nerone.
 È forse l’opera più impressionante di tutta la letteratura antica
 L’autore può essere definito come il maggior narratore ≃ Ulysses di James Joyce
 Ha i tratti di un romanzo con dentro di tutto. È un grande racconto con tratti
spietatamente realistici, con uno stile leggero ricco di ironia, mescolando le cose
più alte alle cose più basse.
 Questo Petronio, come Seneca, finisce suicida perché coinvolto nella congiura dei
Pisoni  ma a differenza di Seneca, il suo suicidio è beffardo, una sorta di parodia
della morte stoica
 È un romanzo di viaggi e di avventure erotiche.
 A partire dal III sec a.c. si diffondono dei romanzi cosiddetti di consumo,
rosa , d’avventura. Solitamente storie d’amore di due giovani che, separati
da varie vicissitudini, poi si ritrovano.
 Protagonista è Eumolpo, termine che significa “averlo nel ventre”. Eumolpo è
anche il narratore, similmente a Odisseo. Encolpio è perseguitato da Priapo: è
impotente proprio quando non dovrebbe. Si crea un triangolo erotico omosessuale
con un ragazzetto. I 3 viaggiano per il mediterraneo. Arrivano a Pozzuoli dove
incontrano un maestro di scuola, Agamennone, che critica la società contemporanea
(non ci sono più i maestri di una volta).
 “Cena di Trimalchione”: cena organizzata da un parvenu, ex liberto, che
ostenta le sue ricchezze. Critica a una società che si impolsisice con la sua
ricchezza e arroganza, vanità.
 Intertestualità
1) C’è paradigma dell’Odissea: viaggi, avventure, peripezie, persecuzione
divina
2) Parodia e rovesciamento del romanzo greco d’amore: triangolo d’amore
omosessuale ricco di tradimenti
3) “fabula milesia”: racconto osceno e divertente
4) Satira menippea: prosimetro e “spoudogeloion”
5) Sperimentalismo poetico: poemetti  poemetto sulla caduta della città di
Troia (pura provocazione)
6) Parodia del simposio come incontro filosofico (“Cena di Trimalchione”)
7) Viaggio filosofico alla ricerca della verità, inutile, fatta per un riso
sconvolgente
8) Eros realistico
9) Mondo del basso corporeo

- Leggerezza cristallina
- “Varietas” stilistica e metrica: grecismi, volgarismi, “sermo
plebeus”, sgrammaticature fatti apposta per produrre degli effetti
straordinari.
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 Stile