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LICEO SCIENTIFICO “L.

PASTEUR” ROMA
QUADERNO DI RECUPERO DI SCIENZE ANNO SCOLASTICO 2010-2011

INTRODUZIONE

Il presente quaderno è stato pensato per facilitare lo studente nel recupero delle carenze accumulate
nella prima parte del corso. Per ogni argomento svolto nelle classi sono riportati: un insieme di
semplici definizioni, esempi esplicativi (quando è utile le figure del testo), esercizi guidati nella
soluzione e alla fine di ogni argomento alcuni esercizi di riepilogo per la verifica delle conoscenze
(sono 10 per Matematica, 10 di Fisica e 20 di Chimica). Alla fine del testo ci sono le soluzioni degli
esercizi (con qualche indicazione per le soluzioni).

Conoscenze di base per le Scienze della Terra

1. Dalla Matematica: rapporti, percentuali e grafici


1.1 Rapporti
Definizione: con il termine di “rapporto” si intende l’operazione di divisione tra due numeri o
grandezze. Il testo riporta l’esempio della grandezza fisica velocità: questa si calcola misurando il
rapporto tra spazio percorso e tempo impiegato per compiere lo spostamento v = spazio/ tempo. Il
rapporto aumenta quando cresce il numeratore della frazione o diminuisce il denominatore

Esercizio guidato:
Testo: Un atleta percorre i 100 metri in
10.00 secondi, Calcola la velocità
(espressa in metri/secondo) e indica come
può agire l’atleta per aumentarla.
Soluzione: Come visto nel testo, la
velocità misura il rapporto tra spazio e
tempo, quindi sarà: 100 (spazio percorso
in metri) / 10 (tempo impiegato in
secondi) = 10 metri/secondo- Essendo lo
spazio da percorrere fisso (100 metri)
l’atleta potrà, per aumentare la sua
velocità, solo diminuire il tempo (cioè il
denominatore della frazione.

1.2 Proporzioni
Definizione: Per proporzione si intende l’uguaglianza tra due diversi rapporti. Ogni proporzione si
esprime nella forma indicata in figura, dove i medi sono i numeri adiacenti al segno di eguale, e gli
estremi i numeri iniziale e finale della proporzione. In ogni proporzione il prodotto dei medi
eguaglia il prodotto degli estremi.

Esempio:
Supponiamo che in una popolazione di
animali ci siano 75 femmine ogni 90
maschi. Se sappiamo che questo rapporto
tra sessi è valido sempre, possiamo con
una proporzione calcolare il numero di
individui di un certo sesso conoscendo il
numero dell’altro. Ad esempio
se nella nostra specifica popolazione ci sono 1212 maschi, imposteremo la proporzione: 75 : 90 =
X : 1212, dove X indica il numero di femmine della nostra popolazione. Da cui X x 90 = 75 x 1212
→ X = 75x1212 / 90 da cui X = 1010.

1.3 Frazioni e percentuali


Definizione: Per percentuale si intende un rapporto tra due grandezze in cui il denominatore ha
valore 100. In altre parole avendo due grandezze a e b, la percentuale di b rispetto ad a (essendo a la
grandezza di riferimento) si ottiene dividendo a e b, moltiplicando per 100 e ponendo a destra del
risultato il simbolo %. In termini pratici: percentuale di b rispetto ad a = a/b x 100 %.

Esercizi guidati:
Testo: In una classe di 27 alunni sei di loro hanno insufficienza in Scienze al termine del primo
trimestre. Qual è nella classe la percentuale di alunni con voti maggiori al sei?
Soluzione: Per prima cosa bisogna calcolare la percentuale di alunni insufficienti: 6/27 x 100
=22,22%. Rispetto alla totalità di alunni (il 100%) bisognerà sottrarre la percentuale di alunni
insufficienti; nel nostro caso il numero di studenti con sufficienza sarà 100 – 22,22 = 77,78%.
Testo: Su 150 impiegati in un azienda 45 sono maschi. Qual è la percentuale di maschi
nell’azienda?
Soluzione: In questo caso conviene impostare una proporzione: 45 (maschi della nostra azienda) :
150 (totalità di impiegati nel nostro caso) = x (percentuale da calcolare ) : 100 (la totalità) →
45/150 x 100 = 30%

1.4 Grafici
Definizione: I grafici rappresentano un modo semplice di visualizzare come varia una grandezza in
funzione di un’altra- Ad esempio se vogliamo misurare la distribuzione dei voti in Scienze in una
classe di 27 alunni, possiamo usare delle frazioni o delle percentuali per ciascun voto. L’insieme dei
numeri ottenuto non è però di immediata lettura; in questo contesto è più pratico costruire un
grafico dove i diversi voti (posti ad esempio in ascissa) sono confrontati con il numero di studenti
(in ordinata). Nell’esempio indicato in figura, relativo ai voti di due differenti classi, si vede come i
grafici permettono di visualizzare immediatamente l’andamento di una grandezza variabile.

Classe 1 (numero studenti e relativi voti)


4 stud: 3
6 stud.: 4
7 stud: 5
5 stud.: 6
4 stud.: 7
1 stud.: 8
Classe 2 (numero studenti e relativi voti)
1 stud: 3
2 stud.: 4
5 stud: 5
7 stud.: 6
7 stud.: 7
5 stud.: 8

2. Matematica: multipli, sottomultipli, angoli

2.1 Multipli e sottomultipli


Definizione. Molte grandezze fisiche (es. massa, distanza, etc.) sono troppo variabili
numericamente per usare un’unica unità di misura. Per ovviare al problema si antepone al nome
dell’unità un prefisso che indica di quante volte (sempre multiple di 10) bisogna dividere o
moltiplicare l’unità di misura (es. il prefisso deci- significa dividi per 10, etto moltiplica per 100 ,
mega moltiplica per 1000000, etc.). In figura
è riportata la tabella di multipli e
sottomultipli del testo (da studiare).

2.2 Potenze e notazione esponenziale


Definizione: La notazione esponenziale (anche detta scientifica) è un modo conveniente di
esprimere i numeri molto grandi e molto piccoli, trasformando questi in un prodotto di due fattori. Il
primo fattore è un numero che può valere da 1 a 9 compreso (quindi deve avere una sola cifra prima
della virgola, se è decimale), mentre il secondo fattore è 10 elevato ad una potenza tale da
riprodurre, moltiplicata per il primo fattore, il numero originale. Ad esempio il numero 341,8
sarebbe espresso in notazione esponenziale come 3,418 x 102 . Per i numeri inferiori ad 1, per far sì
che il numero espresso in notazione scientifica sia compreso tra 1 e 9 la virgola dovrà essere
spostata a destra. Ad esempio nel numero 0,000477 la virgola deve essere spostata a destra di 4
posti. L’esponente del 10 sarà ovviamente negativo e sarà uguale al numero di posti di cui è stata
spostata la virgola (4,77 x 10-4).

Esercizio guidato:
testo: esprimere in notazione esponenziale i
numeri 1283,5 e 0,00345
soluzione: Cominciamo dal primo numero: per
prima cosa si scrive il numero in modo tale da
avere un numero compreso tra 1 e 9 = 1,28350.
Per far ciò la virgola è stata spostata di 3 posti,
quindi tre dovrà essere l’esponente del 10.
Pertanto si ottiene 1,2835 x 103.
Per quanto riguarda il numero minore di 1
bisogna anzitutto riscriverlo in modo da avere
solo una cifra prima della virgola= 3,45. La
virgola è stata spostata di tre posti a destra,
quindi la potenza del 10 dovrà avere come
esponente -3. Si ottiene 3,45 x 10-3.

2.3 Angoli
Definizione: Si definisce angolo qualunque porzione di piano compresa tra due semirette, uscenti
dallo stesso punto. Se le semirette sono perpendicolari tra loro, l’angolo si dirà retto; se minore o
maggiore l’angolo si chiamerà rispettivamente acuto e ottuso. La novantesima parte dell’angolo
retto è per definizione l’unità di misura degli angoli, e prende il nome di grado. Nel sistema di
misurazione degli angoli detto sessagesimale il grado si suddivide a sua volta in sessanta minuti (‘)
e il minuto ancora in sessanta secondi (“). Ogni ulteriore frazione del secondo di grado segue il
sistema decimale.

Esercizi

1. Il numero 0,00000007 corrisponde a


A 7 × 10-8
B 1 × 10-6
C 7 × 10-7
D 1 × 107

2. Cancella l’alternativa sbagliata.


Un angolo di 30° è un angolo acuto/ottuso che è contenuto tre/sei volte nell’angolo piatto.

3. Qual è il più piccolo tra I seguenti numeri?


A 3 × 10-2 m
B 3 × 10-6 m
C 3 × 10-7 m
D 3 × 101 m

4. Sapendo che 12 oggetti costano complessivamente 2880 euro, quanto costeranno 28 oggetti?
A 1500 euro
B 1200 euro
C 7260 euro
D 6720 euro

5. Un operaio impiega 15 minuti per produrre 4 transistor. Quanti operai occorrono per
produrre 1200 transistor in un’ora?
A 75
B 100
C 120
D 150

6. Quanti secondi di grado sono contenuti in un angolo retto?


A 3600
B 324000
C 60
D 1200

7. Il valore 75% può essere anche espresso con la frazione


A 1/3
B 2/3
C 3/4
D 5/7

8. Quanti microsecondi sono contenuti in un minuto?


A 6 × 106
B 6 × 108
C 6 × 107
D 6 × 1012

9. Un hamburger venduto in un fast-food ha una massa totale pari a 200 grammi, dei quali 40
grammi si rilevano essere carne bovina. Qual è la frazione di carne in questo campione di
hamburger?
A 1/2
B 2/3
C 1/5
D 3/5

10. Per eseguire gli esercizi precedenti hai impiegato un’ora e un quarto. Quanto tempo
(espresso in secondi) hai sacrificato alla playstation?
A 1200 secondi
B 3600 secondi
C 4500 secondi
D Se hai impiegato un’ora e un quarto era meglio giocare alla play
3. Fisica: unità di misura e grandezze fisiche

3.1 Grandezze fisiche e unità di misura:


Definizione: Una grandezza fisica è
qualcosa di misurabile con strumenti e
quindi confrontabile con un campione
di riferimento. L’unità di misura è una
quantità dello stesso tipo di quella in
esame, il cui valore è stabilito pari a 1.
Misurare una grandezza fisica significa
determinare quante volte la quantità in
esame contiene l’unità di misura. Ad
esempio la distanza è qualcosa di
misurabile con strumenti (metro,
righello, etc..) e quindi è una grandezza
fisica. Il metro è la sua unità di misura, il
campione di riferimento.
Attualmente sono riconosciute sette
grandezze fisiche fondamentali, da cui si
derivano tutte le altre. In figura sono
indicate queste grandezze e le relative unità di misura.
Le grandezze fisiche derivate sono ottenute partendo da quelle fondamentali, mediante calcoli
algebrici tra due o più tipi di grandezze fondamentali. Degli esempi:
1- La superficie, che si misura in metri quadrati (simbolo m2), è un’unità derivata dal metro
2- La velocità si misura in metri al secondo (m/sec) ed è un’unità derivata dal metro e dal secondo.

3.2 Alcune importanti grandezze fisiche


Velocità e accelerazione
Definizione: Dato un corpo in movimento, il rapporto tra lo spazio che ha percorso e il tempo
impiegato si dice velocità (in formula Vel (media) = ΔS/ Δt) dove ΔS indica lo spazio percorso e Δt
il tempo impiegato (il simbolo Δ -si pronuncia delta- indica la variazione della grandezza fisica a
cui è anteposto). Nel sistema internazionale si esprime in metri al secondo, ed è ovviamente una
grandezza derivata.
Nella vita di tutti i giorni siamo più abituati ad usare l’unità di misura Km/ora. Per passare dall’una
all’altra unità basta ricordare che 1 km corrisponde a 1000 metri, e in un’ora sono contenuti 3600
secondi (60 min. X 60 sec.). Pertanto una velocità di 1 km/ora , espressa in m/sec sarà 1000/3600
→ dividendo numeratore e denominatore per 1000 otteniamo 1 (la vel. In m/sec) diviso 3,6 . Il
numero 3,6 è quindi il fattore di conversione delle due unità di misura della velocità (per passare da
m/sec a km/ora si moltiplica per 3,6 e si divide per lo stesso numero nella conversione inversa).

L’accelerazione è un’altra grandezza fisica derivata. Quando un corpo in movimento aumenta o


diminuisce la sua velocità, si dice che subisce un’accelerazione.
In formula si scrive: acc (media) = ΔV/ Δt, ossia l’accelerazione media di un corpo è uguale al
rapporto tra la variazione di velocità subita dal corpo e il tempo impiegato ad ottenere tale
variazione. Poiché nel S.I. la velocità si misura in m/sec e il tempo in secondi, l’accelerazione si
misura in m/sec/sec, ovvero in m/sec2. Ad esempio, un corpo che possiede l’accelerazione di 2
m/sec2, ogni secondo aumenta la sua velocità di 2 m/sec.

3.3 Massa, peso, densità e pressione


Definizione: La massa di un corpo si definisce come la quantità di materia di cui esso è costituito.
Nel S.I. l’unità di misura della massa è il chilogrammo (Kg). La massa è una proprietà della materia
conservativa, ossia essa rimane sempre costante, qualunque sia la trasformazione a cui il corpo è
sottoposto.
Il volume misura lo spazio occupato da una certa massa, e si misura, nel S.I., in metri cubi (è utile
ricordare che un litro – l’unità di volume più comunemente usata- è pari a un decimetro cubo, la
millesima parte di un metro cubo.
Il rapporto tra massa e volume di un corpo (che nei corpi costituiti dello stesso materiale è sempre
costante ) prende il nome di densità del corpo, in formula, d = M / vol.
Talvolta si definisce la massa in modo operativo (cioè fondato sul metodo di misurazione della
grandezza), come la grandezza che viene misurata con la bilancia. Nella realtà, la bilancia misura il
peso del corpo, ovvero la forza con cui il corpo viene attirato dalla Terra. Quando affermiamo che il
nostro peso è, poniamo, di 70 Kg, in realtà dobbiamo usare il termine massa. Le forze in Fisica sono
il prodotto di una massa per un’accelerazione (F = M x a) e il peso è la massa del corpo
moltiplicata per l’accelerazione di gravità g (9,8 m/sec2) → P = M x g.
Le forze in Fisica si trattano come se fossero applicate in un solo punto. In genere, però, in natura le
forze si distribuiscono su di una superficie, e i loro effetti variano molto a seconda dell’entità di
questa superficie. Per questa ragione si introduce una nuova grandezza fisica, la pressione, appunto
uguale al rapporto tra la forza applicata su una superficie in modo perpendicolare e l’area della
supeficie A. In formula P = F/A. Nel sistema internazionale l’unità di
misura della pressione è il Pascal (Pa), pari a un Newton (N) per m2 (1Pa =
1N/m2).

3.4. Energia, calore e temperatura


Definizione: L’energia è qualunque cosa in grado di produrre un lavoro.
Il concetto scientifico di lavoro ha un significato molto più specifico di
quello che nel senso comune. In generale una forza compie un lavoro
quando è in grado di spostare oggetti (infatti in formula il lavoro è: L = F
x M (spostamento)) o di trasferire calore da un corpo ad un altro. L’unità di misura dell’energia è il
Joule (J); un joule si definisce come il lavoro eseguito dalla forza di un Newton che sposta il suo
punto di applicazione di un metro.
L’energia termica che viene trasferita da un corpo a temperatura alta ad un corpo a temperatura
inferiore viene detta calore, ed è anch’essa, come già detto, una forma di energia (quindi anche il
calore si misura in joule).
La temperatura di un corpo è una misura quantitativa dello stato termico di un sistema. Nel S.I la
temperatura è una grandezza fondamentale e si misura in gradi assoluti (o Kelvin). Il grado kelvin è
corrispondente ad un grado centigrado (o Celsius- il grado usato nei comuni termometri), ma
diverso numericamente. La temperatura centigrada di 0° gradi corrisponde a + 273,15 gradi kelvin.

Esercizi

11. Quale delle seguenti grandezze fisiche non è una grandezza


fondamentale?
A Quantità di una sostanza
B Tempo
C Temperatura
D Forza

12. Il volume di un litro corrisponde a


A un centimetro cubo
B un decimetro cubo
C un gallone
D un metro cubo

13. L’unità di misura del peso nel S.I. è


A Il chilogrammo
B Il grammo
C Il newton
D Il joule

14. Il centimetro cubo (cm3 o cc) è un volume pari al


A millilitro
B centilitro
C decimetro cubo
D centimetro

15. A quanti metri/sec. corrisponde la velocità di 120 Km /ora?


A 432 m/sec
B 33,33 m/sec
C 66,66 m/sec
D 50 m/sec

16. Un corpo viaggia alla velocità di 180 km/ora. Quanti sec. impiega per compiere 150 metri?
A 12
B 3
C 69
D 240
17. In quale delle seguenti fasi l’acqua ha il valore più alto di densità?
A solida (ghiaccio)
B liquida
C vapore (< 374 gradi)
D gas (> 374 gradi)

18. La benzina ha densità pari a 0,66 grammi/ml. Quale sarà la massa di 2 dm cubi di
benzina?
A 122 grammi
B 666 kg
C 1320 grammi
D 1,2 kg

19. Un corpo in caduta libera sulla Terra (in assenza di aria) a quale velocità andrebbe dopo
10 secondi?
A 100 m/sec
B 98 m/sec
C 9,8 m/sec
D 980 m/sec

20. Un acquario ha dimensioni (l x p x h) 60 cm x 40 x 50. Quanti litri di acqua contiene?


A 60
B 100
C 120
D Nessuno perché è vuoto

4. Chimica
4.1 Atomi, molecole, elementi e composti
Definizione: Immaginiamo idealmente di prendere una goccia di mercurio e di cominciare a
frazionarla in parti sempre più piccole: si arriverà ad un certo punto in cui la particella conserverà
ancora le proprietà del mercurio, ma non si potrà ulteriormente suddividere, l’atomo di mercurio.
L’atomo è l’unità fondamentale della materia, ed è costituito di tre “mattoni” strutturali semplici, le
particelle elettroni, protoni e neutroni.
Guardiamo la figura del testo (atomo di litio):
due dei tre tipi di particelle che abbiamo citato,
i protoni e i neutroni, si trovano saldati assieme
nella parte centrale dell’atomo (il nucleo),
mentre gli elettroni si muovono attorno al
nucleo.
Una proprietà fondamentale della materia è la
carica elettrica, e questa è associata ai protoni e
dagli elettroni, che hanno carica opposta e per
questo si attraggono (al contrario le particelle
cariche dello stesso segno si respingono). Per
convenzione si è stabilito che la carica del
protone è positiva e quella dell’elettrone
negativa. Il movimento dell’elettrone
compensa la forza attrattiva del nucleo e
stabilizza l’atomo.
Ogni elemento chimico (es. idrogeno, carbonio, etc.) si differenzia dagli altri quindi non per il tipo
di particelle che lo compongono, ma per il numero di queste. Nello specifico ogni elemento è
definito dal numero di protoni che possiede, quantità detta numero atomico Z. La somma di protoni
e neutroni si chiama invece numero di massa A dell’elemento.
Gli atomi sono complessivamente neutri elettricamente, e questo significa che le particelle cariche
di segno opposto, elettroni e protoni, sono uguali in numero (a meno che l’atomo non sia uno ione).
Gli elettroni (con massa circa 2000 volte più piccola di protoni e neutroni) si muovono nella parte
esterna dell’atomo (che risulta essere costituito quasi interamente di spazio vuoto). Le regioni
dell’atomo occupate dagli elettroni si chiamano orbitali. Gli orbitali hanno diversa forma e ciascuno
di essi può contenere una coppia di elettroni.

Esercizio guidato
Testo: L’atomo di ossigeno ha numero atomico 8 e numero di massa 16. Definisci il numero dei tre
tipi di particelle contenute nell’atomo.
Soluzione: Il numero atomico Z indica il numero di protoni, e quindi otto saranno i protoni
dell’elemento. Per sottrazione dal numero di massa (protoni + neutroni) i neutroni saranno anch’essi
otto. Gli elettroni in un atomo neutro uguagliano i protoni e pertanto sono otto.

4.2 Ioni e molecole


Definizione: Non tutti gli atomi in natura sono presenti in forma neutra: alcuni hanno un numero di
elettroni diverso (maggiore o minore) dall’atomo fondamentale, gli ioni. Gli ioni sono quindi atomi
carichi elettricamente, di segno positivo se i protoni eccedono gli elettroni (cationi) o negativo in
caso contrario (anioni).
Per comprendere la formazione degli ioni bisogna dire qualcosa in più sulla collocazione degli
elettroni sugli orbitali. La distribuzione degli elettroni negli orbitali dipende dalla loro energia, e
questa aumenta man mano che ci si allontana dal nucleo, che li attrae a causa della carica elettrica
opposta. Orbitali con energia simile si raggruppano in livelli energetici (con energie crescenti
dall’interno all’esterno dell’atomo). Il primo livello energetico è costituito di un unico orbitale (e
quindi contiene due elettroni), mentre i livelli più esterni per lo più di quattro orbitali, per un totale
di otto elettroni per ciascun livello. L’ultimo
livello energetico esterno è molto importante,
perché il numero degli elettroni in esso
contenuti (da uno a otto) determina la
maggiore o minore stabilità dell’atomo e, di
conseguenza, la sua reattività chimica. La
configurazione più stabile coincide con un
livello energetico esterno contenente tutti gli
otto elettroni (il cosiddetto “ottetto”). Ogni
altra situazione determina una reattività
dell’atomo, che cerca in qualche modo di
acquisire la stabilità, aggiungendo o perdendo elettroni (o, come vedremo, anche mettendoli in
comune) fino ad avere l’ultimo livello completo (regola dell’ottetto). Ad esempio il cloro ha sette
elettroni esterni, e quindi ha convenienza ad aggiungerne un altro per raggiungere l’ottetto. Con un
elettrone in più diventerà stabile e carico elettricamente (l’anione Cl-). Al contrario il sodio
(simbolo Na, vedi figura) ha un solo elettrone sul guscio esterno: perdendo questo anch’esso
diventa stabile perché, senza l’elettrone, il guscio più esterno diventa quello che prima era il
penultimo livello, già pieno degli otto elettroni dell’ottetto. Il sodio possiede adesso un elettrone in
meno rispetto all’atomo neutro, trasformandosi in uno ione positivo (catione) Na+.
Una molecola é un insieme di due o più atomi legati fra loro, ed è la più piccola frazione di una
sostanza con determinate proprietà chimiche. Gli atomi si legano tra loro nella molecola per la
stessa ragione per la quale si formano gli ioni: in questo modo gli atomi legati diventano più stabili
(nella maggior parte dei casi seguendo la regola dell’ottetto).

Esercizio guidato
Testo: Cerca di prevedere quale ione stabile formerà lo zolfo, sapendo che possiede sei elettroni nel
livello energetico più esterno.
Soluzione: La regola dell’ottetto mi permette di prevedere che lo zolfo cercherà di acquistare
dall’ambiente esterno i due elettroni mancanti alla configurazione stabile di otto elettroni. Con due
elettroni in più, lo zolfo avrà un eccesso di due cariche negative (sarà quindi un anione) con carica
S2-.
4.3 Elementi e composti
Definizione: Un elemento è una sostanza elementare che non può più essere scissa in unità più
semplici. Un composto invece può essere suddiviso in parti più semplici (che quindi ovviamente
sono sempre due o più di due); ad esempio l’acqua è un composto perché si può ridurre negli
elementi componenti (idrogeno e ossigeno).
Ogni elemento chimico è
contraddistinto da un simbolo,
un’abbreviazione fatta di una o due
lettere (anche tre per gli elementi
artificiali), in molti casi iniziali del
termine antico con cui si indicava la
sostanza (es. aurum = oro → simbolo
Au).

4.4 Le leggi ponderali


Definizione: Già dall’inizio del 19° secolo i chimici avevano individuato tre importanti leggi
ponderali, vale a dire riguardanti le masse.
La prima di queste, anche in senso temporale, è la legge di conservazione della massa (detta anche
legge di Lavoisier), secondo cui in una reazione chimica la massa dei reagenti è sempre uguale
alla massa dei prodotti. Quando vediamo del legno bruciare (la combustione è una reazione
chimica) ci sembra apparentemente violata la legge: la cenere ha una massa sempre inferiore al
combustibile. Nella realtà, tenendo conto dell’anidride carbonica e del vapore acqueo prodotto
durante la reazione, la massa totale dei prodotti eguaglia sempre la massa dei reagenti (si può
verificarlo facendo avvenire la reazione in recipienti chiusi, in modo tale da non disperdere i
prodotti gassosi).
Abbiamo visto che ogni composto presenta sempre la stessa composizione qualitativa, cioè è
sempre formato dagli stessi elementi: per esempio, l’acqua è sempre formata da idrogeno e
ossigeno. La legge delle proporzioni definite (detta anche legge di Proust) aggiunge che ogni
composto presenta sempre la stessa composizione quantitativa, ovvero gli elementi che lo
compongono hanno le medesime quantità relative, in genere espresse in percentuali. Ad esempio, il
composto acqua è sempre costituito dall’89% di ossigeno e dall’11% di idrogeno, a prescindere
dalla quantità di acqua considerata.
Se, per esempio, si vogliono preparare 200 grammi di acqua serviranno 178 gr di ossigeno e 22 di
idrogeno; un eccesso di una delle due sostanze produrrà sempre 200 gr di acqua.
L’ultima legge ponderale, la legge delle proporzioni multiple (o legge di Dalton), afferma che
quando due elementi dello stesso tipo si combinano a formare composti di diverso tipo, il rapporto
tra le masse di un certo elemento nelle diverse reazioni, con una certa massa fissa dell’altro
elemento, è costituita di numeri interi e piccoli. Quest’ultima legge, delle tre, è certamente la meno
intuitiva per gli studenti e va chiarita con un esempio.
Idrogeno e ossigeno formano due composti, ben noti, l’acqua e l’acqua ossigenata. Nelle reazioni di
preparazione dell’acqua e dell’acqua ossigenata, si hanno i seguenti rapporti di combinazione tra
idrogeno e ossigeno:
acqua → 2 grammi di idrogeno si combinano con 16 grammi di ossigeno
acqua ossigenata → 2 grammi di idrogeno si combinano con 32 grammi di ossigeno.
Diverse quantità di ossigeno (16 e 32 grammi) reagiscono con la stessa quantità di idrogeno (2
grammi). Il rapporto tra le due quantità di ossigeno nelle due reazioni è 16:32 = 1:2. I numeri 1 e 2
sono in effetti numeri piccoli e interi.

Fig. Un altro esempio della legge di Dalton (2,66 : 1,33 = 2 : 1)

Dalton, sulla base di osservazioni sperimentali sulle leggi ponderali, propose la seguente teoria :

• la materia è fatta di atomi piccolissimi, indivisibili e indistruttibili;


• tutti gli atomi di uno stesso elemento sono uguali e hanno la stessa massa;
• gli atomi di un elemento possono essere convertiti in atomi di altri elementi;
• gli atomi di un elemento si combinano solo con numeri interi di atomi di un altro elemento;
• gli atomi non possono essere né creati né distrutti, ma si trasferiscono interi da un composto
all’altro.
4.5 Gli isotopi. La massa atomica e la massa molecolare
Definizione: Abbiamo visto che un elemento è definito dal suo numero atomico (numero di protoni
del nucleo Z). L’idrogeno è l’elemento chimico più semplice; tutti gli atomi di idrogeno
dell’universo ad esempio hanno un solo protone nel nucleo; se li potessimo studiare singolarmente
ci accorgeremmo che non sono tutti identici.
In effetti, esistono tre tipi diversi di idrogeno,
che si differenziano per il numero di neutroni
del nucleo (nessuno, uno o due, vedi figura). I
numeri piccoli in basso e in alto, posti a
sinistra del simbolo dell’elemento, indicano
rispettivamente il numero atomico Z e il
numero di massa A dell’elemento): queste
diverse versioni dell’atomo, tutte presenti in
natura ma in percentuali molto differenti (gli
atomi di idrogeno con i neutroni sono molto
rari) prendono il nome di isotopi dell’elemento, e hanno tutti le stesse proprietà chimiche.
Con il termine di massa atomica si intende il valor medio della massa di tutti gli isotopi di un certo
elemento (tenendo conto della relativa percentuale di ogni isotopo). L’unità di massa atomica
(u.m.a., o dalton) è uguale a 1/12 della massa di un atomo preso come riferimento , il 12C.

Esempio: Per spiegare il concetto di massa atomica, usiamo un esempio. Immaginiamo che
l’idrogeno sia presente in natura solo nelle due più semplici forme isotopiche, idrogeno (Z = 1) e
deuterio (Z = 2), in percentuali identiche. Prendendo una qualunque quantità di idrogeno la massa
media di un atomo sarebbe 1 + 2 / 2 = 1,5 (es. su 100 atomi 50 avrebbero un protone e gli altri 50
un protone e un neutrone- ci sarebbero in totale 150 particelle, cioè in media 1,5 per atomo). In
questo caso la massa atomica dell’idrogeno sarebbe precisamente 1,5 dalton. Il valore reale della
massa atomica dell’idrogeno 1,008 ci dice che gli isotopi pesanti dell’elemento (deuterio e trizio)
sono assai più rari dell’isotopo più comune e contribuiscono pertanto in minima misura alla massa
atomica dell’elemento.
La massa molecolare è semplicemente la somma delle masse atomiche degli atomi componenti una
molecola. Ad esempio nel biossido di carbonio CO2 sono presenti due atomi di ossigeno e uno di
carbonio, quindi la massa molecolare risultante sarà: (16,00 -m.atomica dell’ossigeno- x 2- atomi
di ossigeno-) + 12,01 (m. atomica del carbonio) = 44,01 dalton.

4.6 La mole
Definizione: supponiamo che per produrre un chilogrammo della sostanza C, bisogna far reagire
assieme le sostanze A e B (A + B ↔ C). Quale quantità prendiamo di A e B per non avere eccessi
di reagente? Istintivamente la risposta corretta sembrerebbe 500 grammi di ciascuna sostanza, ma
purtroppo (soprattutto per chi studia chimica) non è così (se non in rari casi, come si vedrà dopo).
La reazione dell’esempio è una reazione di sintesi, e in questa, per formare la sostanza C, ogni
molecola di reagente deve incontrare (e quindi reagire con) una molecola di B. Per non avere
eccessi, quello che risulta essere importante non è quindi che i due reagenti abbiano massa identica,
ma che sia identico il loro numero di molecole. Solo nel caso in cui i reagenti siano la stessa
sostanza, la loro massa potrà essere identica.
Facciamo un esempio:
H + H ↔ H2 - in quest’esempio i reagenti (atomi di idrogeno) sono uguali, e quindi si potranno
prendere quantità identiche dei due per non avere eccessi.
Diversamente nella reazione (ideale, ma semplice per comprendere il concetto):
H + O ↔ OH prendere uguali quantità (in
grammi ) di idrogeno e ossigeno non
sarebbe una buona idea. Spieghiamo
perché: l’idrogeno ha solo un protone
(massa atomica 1), mentre l’ossigeno ha
16 particelle nel nucleo (8 protoni e 8
neutroni, massa atomica 16). Ricordiamo
che gli elettroni sono 2000 volte più
piccoli delle particelle del nucleo e quindi
possono essere trascurati nei calcoli di
massa. Quindi ogni atomo di idrogeno è 16 volte più L’unità di massa atomica (u.m.a.,
piccolo (più correttamente ha massa 16 volte inferiore) o dalton) è pari a 1/12 della massa
dell’atomo di ossigeno e uguali quantità (in grammi, ad del carbonio 12C. Essa vale 1,661
esempio) delle due sostanze conterranno un numero di x 10–24 grammi
atomi di idrogeno 16 volte maggiore di quello
dell’ossigeno. Se, poniamo, al posto dell’ossigeno avesse reagito lo zolfo (massa atomica 32),
sarebbe stato necessario prendere una quantità dell’elemento 32 volte maggiore di quella
dell’idrogeno, per avere un identico numero di atomi delle due sostanze.
Per ovviare a questo problema i chimici utilizzano una nuova unità di massa che prende il nome di
mole. La mole è proprio uguale alla massa atomica dell’elemento (sarebbe 1 per l’idrogeno e 16
per l’ossigeno, nel nostro esempio) espressa in grammi; vale a dire che una mole di atomi di
idrogeno è uguale a un grammo di idrogeno, e una mole di atomi di ossigeno coincide con sedici
grammi di ossigeno. La mole è la sesta grandezza fondamentale del S.I. (Sistema Internazionale).
Nel caso avessimo una molecola, e non atomi semplici come nell’esempio, sarebbe necessario
calcolare la massa molecolare della sostanza, che, come abbiamo già visto, non è altro che la
somma delle masse atomiche dei singoli componenti della sostanza. Ad esempio l’acqua è costituita
di due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno; la sua massa molecolare sarà 1,008 + 1,008 +
16,00 = 18,01 unità di massa atomica, e quindi 18,01 grammi di acqua coincideranno con una mole
della sostanza.
In altre parole una mole indica la quantità di una sostanza che contiene un definito numero di unità
semplici. Nel linguaggio non scientifico usiamo comunemente i termini paio (2 unità), decina (10
unità), dozzina (12 unità) etc, per indicare “pacchetti” di un numero costante di unità base. La mole
è un termine con significato del tutto simile a quelli citati, in cui il numero di unità contenute è
soltanto molto più elevato. Ogni mole di una sostanza contiene infatti 6,022 x 1023 atomi (o
molecole), il cosiddetto Numero di Avogadro.
Quindi una mole di atomi di ossigeno (16 grammi, come visto prima) contiene 6,022 x 1023 atomi di
ossigeno, e una mole di atomi di idrogeno (1 grammo) contiene sempre 6,022 x 1023 atomi di
idrogeno.

Esercizio guidato
Testo: Calcola quante moli sono contenute in 320 grammi di ossigeno molecolare O2
Soluzione: La massa molecolare è data dalla somma della massa atomica dei due atomi di ossigeno,
per cui 16 + 16 = 32. Si imposta quindi la proporzione 32 (grammi corrispondenti ad una mole) : 1
(mole) = 320 (grammi di O2 del mio esercizio) : x (moli in 320 grammi), da cui x = 320 : 32 = 10
moli.

Esercizio guidato
Testo: Calcola quante molecole di acqua sono contenute in 1 kg della sostanza.
Soluzione: abbiamo visto nel testo che una mole di acqua è numericamente uguale alla massa
molecolare (18 nel caso dell’acqua) della sostanza espressa in grammi. Quindi una mole di acqua
coincide con 18 grammi , e per trovare il numero di moli contenute in 1000 grammi (1 Kg) basta
usare una proporzione:
18 (grammi corrispondenti ad una mole) : 1 (mole) = 1000 (grammi del mio esercizio) : x (moli in
1000 grammi), da cui x = 1000: 18 → 55,55 moli. Come visto, ogni mole di una sostanza contiene
6,022 x 1023 atomi o molecole semplici, quindi essendo le moli di acqua 55,55, dobbiamo
moltiplicarle per il numero di Avogadro per ottenere il numero totale di molecole. 55,55 x 6,022 x
1023 a= 1445,52 x 1023 da cui 1,44552 x 1026.

4.7 La tavola periodica


Definizione: I simboli chimici di tutti gli elementi esistenti sono raggruppati in uno speciale elenco:
la tavola periodica. Gli elementi sono raggruppati in ordine crescente di numero atomico, in alto a
sinistra i più leggeri fino agli elementi più massicci in basso a destra. Le righe orizzontali prendono
il nome di periodi e sono sette (questo perché sono sette i livelli di energia degli elettroni più
esterni). Le righe verticali della tabella sono 18 e si chiamano gruppi. Ogni gruppo contiene
elementi che hanno lo stesso numero di elettroni nel livello più esterno, e conoscere questa
caratteristica è essenziale per poter prevedere la reattività e le proprietà chimiche di un elemento.
Anche se oggi i gruppi sono numerati da 1 a 18 la tavola raffigurata menziona anche (tra parentesi)
la vecchia nomenclatura dei gruppi, con i numeri romani (I, II,III…VIII). Questa versione era più
comoda per gli studenti, poiché il numero del gruppo coincideva con il numero di elettroni esterni,
essenziale per poter prevedere, come già detto, il comportamento chimico di un elemento.

4.8 I legami chimici


Definizione: Nell’universo molti atomi non esistono da soli, ma legati ad altri atomi, formando le
molecole. Gli atomi tendono a formare legami chimici se non sono stabili ( come già visto, il
concetto di stabilità di un atomo è connesso con la struttura dei suoi elettroni esterni e la
conseguente regola dell’ottetto, valida per molti elementi chimici). I legami chimici forti sono di
due tipi, ionico e covalente.

Legame ionico: Il legame ionico è un legame elettrostatico (ovvero causato dalla differente carica
elettrica dei due atomi legati) forte, che si istaura tra due ioni di carica opposta. Abbiamo già
esaminato la formazione degli ioni sodio Na+ e cloro Cl-; quando degli atomi neutri di questi due
elementi vengono a contatto trasferiscono un elettrone dal sodio al cloro e gli ioni di opposta carica
elettrica così formati si legano per attrazione elettrica (vedi figura).
Va ricordato che il legame ionico non è il passaggio
dell’elettrone in eccesso del sodio sul cloro, ma è
l’attrazione elettrostatica che lega i due atomi di
cloro e sodio dopo che essi si sono scambiati
l’elettrone.

Legame covalente: Prendiamo in considerazione due


atomi di idrogeno vicini: ricordiamo che ognuno dei
due è formato da un protone e un elettrone. Ad una
certa distanza si generano delle forze elettriche
attrattive tra il protone di uno dei due atomi e
l’elettrone dell’altro (hanno carica elettrica opposta):
contemporaneamente però si formano anche forze di
repulsione tra i due protoni e i due elettroni (hanno la
stessa carica elettrica). La molecola di idrogeno H2 si
forma perché, ad un determinata distanza tra i due
atomi, la forza attrattiva è più forte di quella repulsiva.
In altre parole, ognuno dei due elettroni “sente” contemporaneamente l’attrazione elettrica dei due
nuclei positivi dei due atomi e questa reciproca attrazione elettrica lega i due atomi di idrogeno.
Generalizzando, si può dire che il legame covalente è quel legame caratterizzato da una
condivisione di elettroni da parte di due atomi.
In termini grafici, il legame covalente viene rappresentato in chimica da un trattino interposto tra i
due atomi, poiché un trattino rappresenta una coppia di elettroni.
Il numero di legami che un atomo forma dipende, nella maggior parte dei casi, da quanti elettroni
mancano nell’ultimo livello energetico (ricorda la regola dell’ottetto).

Legami covalenti semplici, doppi e tripli:


Prendiamo in considerazione il solito atomo di cloro: abbiamo visto che questo elemento ha sette
elettroni nel livello esterno, e quindi gli manca un
elettrone per diventare stabile. Non avendo a
disposizione altri elementi, come il sodio, in grado di
fornirgli l’elettrone mancante, un atomo di cloro
mette a comune questo singolo elettrone con quello
corrispondente di un secondo atomo di cloro. In
questo caso viene condivisa soltanto una coppia di
elettroni e il legame si dice covalente semplice.
Nella molecola di ossigeno O2, ad ognuno dei due
atomi di ossigeno mancano due elettroni, e quindi
serviranno due coppie di elettroni condivisi per far
raggiungere ai due atomi la condizione di stabilità. Il
legame, in questo caso, si chiama covalente doppio, e
si indica graficamente con un trattino doppio che
lega i due atomi .
Allo stesso modo l’azoto (simbolo chimico N), a cui
mancano tre elettroni nell’ultimo livello, formerà una molecola biatomica N2; questa sarà
caratterizzata da tre coppie di elettroni condivisi, in altre parole un legame covalente triplo.
Legame covalente apolare, polare ed elettronegatività:
Se i due atomi che condividono gli elettroni in un
legame covalente sono dello stesso elemento (come ad
esempio nelle molecole di ossigeno e cloro degli esempi
precedenti), i nuclei dei due atomi che attraggono gli
elettroni condivisi, sono identici, e uguale sarà la forza
con cui ciascuno dei due nuclei attrae gli elettroni di
legame. Questo è un esempio di un legame covalente
apolare (il termine indica l’assenza di polarità elettriche
nella molecola).
Il legame chimico però può formarsi anche tra atomi di
elementi diversi, come ad esempio l’idrogeno e il cloro
nella molecola di cloruro di idrogeno HCl (vedi figura.).
In questo caso il cloro, avendo più protoni nel nucleo, li
attira a sé con maggiore forza. Gli elettroni, pur sempre
condivisi, trascorreranno più tempo in prossimità del
nucleo di cloro, che assumerà in questo modo una
parziale carica negativa (e ovviamente l’idrogeno una
parziale carica positiva). In altre parole si creerà una
separazione di cariche elettriche (il termine tecnico è un
dipolo elettrico; nella parte in basso della figura i
simboli δ+ e δ- indicano le parziali cariche elettriche dell’idrogeno e del cloro): il legame prende il
nome di legame covalente polare.
Non sempre il legame tra due elementi diversi è di tipo covalente polare: ne è un esempio il legame
tra carbonio e idrogeno, non polarizzato (quattro legami di questo tipo sono presenti nella molecola
di metano, rappresentata nella figura della pagina precedente). Come si può prevedere il tipo di
legame (ionico, covalente apolare o polare) che due diversi elementi formeranno legandosi
assieme? Si può rispondere affermativamente alla domanda se si conosce, di ciascuno dei due
elementi, il valore di una grandezza chiamata elettronegatività. Questa viene definita come la forza
con cui il nucleo di un certo atomo attrae a sé gli elettroni di legame. Secondo la scala di
elettronegatività più usata, i valori vanno da un minimo di 0,70 (l’elemento francio) al massimo di 4
(il fluoro). Quando due diversi atomi sono legati si sottrae al valore più alto di elettronegatività dei
due atomi il valore minore: se il risultato di questa differenza è algebricamente inferiore a 0,5, il
legame covalente è apolare, se compreso tra 0,5 e 1,9 è covalente polare, e se infine risulta essere
superiore a 1,9 il legame è ionico.

4.9 Gli stati della materia


Stati di aggregazione della
materia e passaggi di stato
Definizione: Solidi, liquidi e
aeriformi costituiscono i tre stati
fondamentali della materia. In
modo schematico, questi tre stati si
possono definire nel seguente
modo:
I corpi allo stato solido hanno
massa, forma e volume proprio; i
corpi allo stato liquido hanno
massa e volume propri, ma
assumono la forma del recipiente dove si trovano, e i corpi allo stato aeriforme, pur avendo massa
ben definita, assumono la forma ed anche il volume del recipiente che li contiene. Solidi e liquidi
sono virtualmente incomprimibili, vale a dire non diminuiscono il loro volume (lo spazio che
occupano) se compressi; gli aeriformi invece sono facilmente comprimibili. Fino ad un certo valore
di temperatura (temperatura critica) gli aeriformi possono ritrasformarsi in liquidi se soggetti a
compressione: in questo caso vengono detti vapori. Al di sopra della temperatura critica (nell’acqua
il valore è di 374°) ciò non è più possibile e l’aeriforme prende il nome di gas.
Variazioni dei valori di
temperatura e pressione,
possono causare una
trasformazione di uno stato
di aggregazione in un altro
(passaggio di stato).
I vari passaggi di stato e la
loro variazione in funzione
della temperatura sono
rappresentati nella figura a
destra.
E’ importante ricordare che
i passaggi da solido a
liquido (fusione) e da
liquido ad aeriforme
(evaporazione) avvengono con assorbimento di calore, mentre i passaggi di stato opposti
(solidificazione e liquefazione) aavvengono con liberazione di calore.

4.10 Sostanze pure, miscugli e soluzioni


Definizione: Una sostanza è pura se i processi fisici di separazione (ad esempio filtrazione,
centrifugazione) non sono in grado di dividerla nei suoi componenti semplici. Un insieme di due o
più sostanze pure prende il nome di miscuglio (miscela).
I miscugli si dicono omogenei, (sovente chiamati soluzioni) quando i loro componenti semplici non
sono più distinguibili, in quanto mescolati anche su scala atomica.
I miscugli eterogenei presentano i componenti distinguibili in due o più fasi, in rapporti di massa
altamente variabili e mantenenti le
caratteristiche originarie. I miscugli
eterogenei formati da solidi e da liquidi sono
detti sospensioni (ad esempio il latte); quelli
costituiti da liquidi non miscibili si chiamano
emulsioni ( ad esempio la miscela acqua-
olio).
In una soluzione il componente presente in
maggiore quantità prende il nome di solvente
(spesso è l’acqua); il componente in minore
quantità si chiama soluto. La quantità
massima di soluto che, ad una determinata
temperatura, può essere sciolta da una data
quantità di solvente prende il nome di
solubilità. Una volta che il solvente ha sciolto tutto il soluto possibile, la soluzione si dice satura.

4.11 Proprietà e trasformazioni fisiche e chimiche


Definizione: Ogni sostanza si distingue sulla base delle sue proprietà fisiche e/o chimiche. Esempi
di proprietà fisiche sono il colore, la densità, la conducibilità termica ed elettrica. Esempi di
proprietà chimiche sono la reattività con determinate sostanze (ad esempio con l’ossigeno o con gli
acidi) e l’infiammabilità (la combustione è
una reazione chimica).
Le trasformazioni fisiche non alterano la
composizione chimica delle sostanze
interessate e sono generalmente reversibili.
Se ad esempio si spezzetta un pezzo di
gesso in piccoli frammenti non se ne altera
la composizione chimica; inoltre si può
sempre polverizzarlo e pressarlo per farlo
tornare alla forma originale.
Le trasformazioni chimiche (più
propriamente reazioni chimiche) alterano
la composizione chimiche delle sostanze
che si trasformano. In una reazione
chimica le sostanze di partenze prendono il
nome di reagenti e le sostanze presenti alla
fine prodotti. Esempi di processi chimici
sono le trasformazioni dove si liberano gas
(si pensi all’effervescenza di certe medicine), o dove le sostanze interessate cambiano colore (lo
schiarimento del tè dopo l’aggiunta di limone).

4.12 Equazioni chimiche


Definizione: Un’equazione chimica è un modo grafico di sintetizzare ciò che realmente si verifica
durante una trasformazione di sostanze chimiche di partenza (reagenti) in qualcosa di
chimicamente diverso (prodotti). Osserviamo la figura del testo (riportata qui), dove è rappresentata
la reazione di formazione dell’acqua (prodotto) dai gas biatomici idrogeno e ossigeno (reagenti). I
reagenti e i prodotti sono separati da una freccia, che rappresenta il processo di trasformazione
chimica. Nel caso in questione la freccia è unica e rivolta verso destra: ciò significa che i reagenti si
trasformano completamente in prodotti (reazione a completamento). Non sempre ciò accade, e in
realtà in altre reazioni solo una quantità parziale dei reagenti si trasforma in prodotti. Ogni processo
chimico è dinamico, e anche i prodotti possono reagire tra loro, ritrasformandosi in reagenti. Per
questa ragione, molte reazioni chimiche sono scritte con una doppia freccia posta tra reagenti e
prodotti.
Nella reazione chimica in figura
la molecola di idrogeno
(reagente) e l’acqua (prodotto)
hanno il numero due scritto
prima del simbolo chimico.
Questi numeri si chiamano
coefficienti ed indicano il
numero di molecole che
reagiscono nella reazione.
Bisogna ricordare che in ogni
reazione deve essere rispettata la legge di conservazione della massa. In assenza di coefficienti ci
sarebbero, nei reagenti, due atomi di idrogeno e due di ossigeno, mentre l’acqua ha un solo atomo di
ossigeno. Per eguagliare le masse, bisogna prendere due molecole di idrogeno e produrre di
conseguenza due molecole d’acqua (appunto gli stessi numeri dei coefficienti della reazione). Il
processo che abbiamo appena descritto prende il nome di bilanciamento della reazione.
Gli studenti che hanno studiato il concetto di mole possono comprendere che i coefficienti possono
riferirsi anche alle moli (proprio perché una mole contiene un dato numero di molecole, pari al
numero di Avogadro). Quindi la nostra reazione potrebbe essere letta nel seguente modo: ogni due
moli di idrogeno che reagiscono con una mole di ossigeno, si producono due moli di acqua.

Esercizi

21. Un atomo ha numero atomico 12 e numero di massa 25. Quanti


elettroni ha?
A 12
B 25
C 13
D 24

22. Quale forza lega gli elettroni al nucleo dell’atomo?


A la forza elettrica
B la forza nucleare
C la forza gravitazionale
D forze sconosciute
23. Perchè i gas nobili non sono reattivi?
A hanno l’ottetto incompleto
B sono gas leggeri
C sono molto rari
D hanno l’ottetto completo

24. Il calcio (simbolo Ca) ha due elettroni nel livello più esterno. Quale ione stabile formerà?
A Ca+
B Ca2+
C Ca-
D Ca2-

25. Gli isotopi sono


A Atomi con uguale numero di massa e uguale numero atomico
B Atomi con uguale numero atomico e diverso numero di massa
C Atomi con uguale numero di massa e diverso numero atomico
D Atomi con uguale numero di elettroni

26. L’atomo di cloro ha numero atomico 17. Se un isotopo del cloro ha numero di massa 36,
quanti neutroni saranno presenti nel suo nucleo?
A 36
B 17
C 8
D 19

27. Il cloro (Cl) ha sette elettroni negli orbitali esterni. Sapendo che il magnesio (Mg) ne ha
due, prevedere la formula del composto ionico che si formerà dall’unione dei due elementi
A Mg2Cl
B MgCl2
C Mg2Cl2
D MgCl

28. Gli atomi di elementi diversi reagiscono in modi diverso l’uno dall’altro a causa del
A numero di protoni del nucleo
B numero degli elettroni negli orbitali esterni
C numero di massa dei diversi elementi
D numero atomico dell’elemento più elettronegativo

29. Quanti elettroni sono coinvolti in un legame covalente doppio?


A 2
B 3
C 4
D 8

30. Cosa hanno in comune gli elementi di uno stesso gruppo della
tavola periodica?
A il numero atomico
B il numero di elettroni totale
C il numero di elettroni esterni
D il numero di particelle del nucleo (protoni + neutroni)

31. Quanto vale la massa molecolare dell’acqua ossigenata (H2O2)?


A 18,02
B 34,02
C 16
D 1,26 x 1023

32. In un composto formato da zinco (Zn) e ossigeno (O) il rapporto di


combinazione in massa tra i due elementi è 4 : 1. Quanto ossigeno è
necessario perché si formi il composto se nella reazione sono
utilizzati 17,2 grammi di zinco?
A 12,45 g
B 4,3 g
C 8,6 g
D 12 kg

33. Una mole è


A una massa uguale per ogni elemento (o molecola)
B una massa che contiene un numero di atomi uguale per ogni elemento (o molecola)
C la massa di un atomo campione
D il numero di atomi contenuti in un kg della sostanza
34. Il numero di Avogadro indica
A quanti atomi della sostanza sono contenuti in un grammo della
sostanza
B quante molecole della sostanza devono essere presenti perché possa
reagire
C quante unità semplici sono presenti in una mole della sostanza
D quanti atomi della sostanza sono contenuti in un chilogrammo della
sostanza

35. Quanti grammi di acqua contengono 6,022 x 1023 molecole di acqua


A 1000
B 1,008
C 36,04
D 18,02

36. Quale delle seguenti non è una caratteristica dello stato liquido?
A ha massa propria
B è comprimibile
C assume la forma del recipiente in cui è contenuto
D ha densità media

37. Un composto è
A una sostanza pura
B un miscuglio omogeneo
C un miscuglio eterogeneo
D un elemento

38. Quale delle seguenti non è una trasformazione chimica?


A L’acqua diventa ghiaccio
B Il metano viene bruciato
C La preparazione di un caffè
D Si forma la ruggine su un oggetto di ferro

39. In una reazione chimica


A Il numero dei reagenti corrisponde sempre al numero dei prodotti
B Non sempre si conserva il numero di atomi di ciascun tipo
C La massa viene sempre conservata
D I reagenti devono avere massa sempre leggermente superiore a quella dei prodotti

40. Indica tra le seguenti reazioni di combustione quella correttamente bilanciata


A C + O2 → 2CO2
B C + O → 2CO2
C 3C + O → 4CO2
D C + O2 → CO2

Soluzione degli esercizi

1. A (la prima cifra intera dopo la virgola è dopo otto posti, quindi quello (-8) è l’esponente
negativo che devo usare)
2. L’angolo è acuto (minore di 90°) e 1/6 dell’angolo piatto (180°)
3. C
4. D (si imposta la proporzione: 12 . 2880 = 28 : x. Da cui x = 2880 . 24 / 12 = 6720)
5. A (se l’operaio produce 4 transistor in un quarto d’ora, in un’ora ne produrrà 16. Da cui 1200 /16
= 75)
6. B. (un grado e costituito di 3600 secondi di grado (60 x 60). Da cui 90 x 3600 = 324000
7. C
8. C (in un secondo ci sono 106 microsecondi; un minuto contiene 60 secondi, pertanto in un minuto
ci sono 6,0 x 107 microsecondi)
9.C
10. C (anche D)
11. D
12. B
13 C (domanda trabocchetto: il peso è una forza, non una massa. Se avessi scritto chilogrammo-
peso, quella sarebbe stata la risposta corretta)
14. A
15. B (devi dividere per 3,6)
16. B ( 180 /3,6 = 50 m/sec. Da cui V/s = t , da cui t = 3 secondi)
17. B
18. C ( un dm cubo contiene 1000 ml. La densità è d = m/v, da cui m = v . d . Quindi 2000 . 0,66 =
1320)
19. C (vol in cm3= 50 . 40 . 60 = 120000 cm3 . 1200000/1000 = 120 dm3 (ricorda che un decimetro
cubo è equivalente ad un litro)
20. C (spero non D)
21. A (gli elettroni sono in numero uguale ai protoni)
22. A
23. D (sono reattivi e formano legami chimici e quindi molecole gli elementi che non hanno
l’ottetto completo)
24. B (il calcio deve perdere entrambi gli elettroni per diventare stabile; in questo modo raggiunge
la configurazione dell’ottetto completo, ma ha due protoni in eccesso, diventa pertanto lo ione Ca2+)
25. B (cambia il numero dei neutroni)
26. D
27. B (il magnesio si trova nel secondo gruppo della tavola periodica, quindi ha due elettroni in
eccesso- vedi es. 24- e formerà pertanto lo ione Mg2+. Il cloro ha sette elettroni nel livello più
esterno, quindi ha bisogno di un solo elettrone per diventare stabile, formando lo ione Cl -. La
molecola complessiva deve essere neutra elettricamente e quindi, per bilanciare le cariche, la
formula sarà MgCl2)
28. B
29. C (due coppie di elettroni)
30. C
31. B (bisogna sommare le masse atomiche degli atomi. Dalla tavola periodica: massa atomica di H
= 1,008- Massa atomica di O = 16. da cui 1,008 + 1,008 + 16 +16 = 34,02)
32. B (Il rapporto 4 : 1 è sempre valido. Da cui 17,2 / 4 = 4,3 g)
33. B
34. C
35. D (per definizione una mole contiene un numero di Avogadro di molecole (6,022 x 1023), ed
è numericamente uguale alla massa molecolare – appunto 18,02- espressa in grammi)
36. B (solidi e liquidi sono incomprimibili)
37. A
38. A (la solidificazione è una trasformazione fisica)
39. C
40. D (la reazione è già bilanciata, verificalo contando il numero degli atomi a sinistra e a destra
della freccia)

Buon lavoro