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Tomba delle Leonesse

La Tomba delle Leonesse è sita a Tarquinia nella necropoli di Monterozzi o


del Calvario. ​La tomba è costituita da un'unica camera funeraria con al
centro sulla parete di fondo una piccola nicchia: probabilmente non era di
un personaggio ricco o molto importante perché in caso contrario avrebbe
avuto più stanze funerarie.

Nelle pareti è raffigurata una scena probabilmente una festa con due
suonatori rispettivamente di cetra e doppio flauto, che accompagnano le
danze di due figure, attorno a un cratere (vaso); la figura a sinistra è altra
danzatrice vestita con un velo trasparente, l’altro danzatore invece è
nudo, probabilmente ricoperto di olii: da questa tomba si può capire che
gli Etruschi organizzavano molti banchetti e che a volte, secondo alcune
fonti, essi erano accompagnati da danze orgiastiche, ai banchetti etruschi
si mangiava sdraiati su dei lettini, posizione di solito legata
all’immaginario romano che ci può permettere di intuire che il popolo
etrusco si è fuso o ha influenzato il popolo romano.

Il nome della tomba deriva dalle due leonesse, a mio parere non sono
leonesse ma leopardi per le macchie presenti sul manto degli animali,
situate in alto sopra il cratere.

Tomba degli Auguri


La Tomba degli Auguri è sita a Tarquinia nella necropoli,è databile tra il
530 - 520 a.C. e fu ritrovata nel 1878.

Il nome deriva dalle due figure a fianco della grande porta dipinta, alcuni
pensano che sia la porta dell’Ade o simili, che probabilmente sono due
Auguri, coloro che predicono il futuro grazie alla lettura del volo degli
uccelli, da essa si può capire che gli etruschi davano molta importanza a
questa azione.

Da questa tomba possiamo anche capire che questo popolo era molto
legato anche allo sport, raffigurato dal pugilato dei due uomini nudi nella
parete di destra; una cosa che mi ha colpito è la raffigurazione a fianco
dei pugilisti, sono andato a informarmi e a quanto pare era una pratica
“sportiva” che consiste nel far combattere un uomo incappucciato armato
di clava contro un cane al guinzaglio, alcuni pensano che era per questa
pratica che i romani pensavano che gli etruschi fossero crudeli.

Se questa tomba fosse stata di un auguro vorrebbe dire che gli auguri
erano dei cittadini molto rispettati e importanti visto la qualità della tomba
e dei suoi affreschi.

Tomba dei Leopardi


La Tomba dei Leopardi è sita a Tarquinia, è datata verso il 470 a.C. e
l'anno del suo rinvenimento fu il 1875.
Viene chiamata così per la presenza di due leopardi sul timpano circondati
con rami e foglie.

La parete di fondo a presentare la scena principale; qui vediamo una


complessa scena di banchetto con tre coppie sdraiate sui lettini,
probabilmente una scena di vita quotidiana, una festa, accompagnata da
dei suonatori di flauto sui lati, da questo si può capire che per la vita
nell’aldilà si pensava fosse come quella terrena, facendo le stesse azioni
della propria vita e che vedeva la vita oltre la morte come un certezza,
rappresentata dall’uomo sulla destra che tiene in mano un uovo, simbolo
di rinascita.

Tomba dell’Orco
Le Tombe dell'Orco I, II e III sono situate a Tarquinia e l'anno del suo
rinvenimento fu il 1868.
Questa tomba divisa in più camere funerarie collegate era di una grande
famiglia etrusca, gli Spurinas; in principio erano tombe scollegate.
La prima tomba è anche la più antica ed è composta da una sola camera
funeraria, probabilmente sulla parete di fondo si vedono scene
rappresentanti la vita e la morte di Velthur Spurinas intento a banchettare
con la moglie Ravnthu e sulla parete di destra è presente il demone
Charun, dal viso blu, con i serpenti in testa ed il martello (bastone) in
mano: probabilmente è a lui che fu dedicato il nome tomba Dell’Orco
essendo la prima cosa che i ricercatori videro.
Questa tomba rappresenta una visione della morte diversa da quella delle
altre tombe, probabilmente si pensava che l’aldilà fosse pieno di demoni e
che alla fine non fosse poi un posto così bello.
Nella seconda tomba, sempre una sola camera funeraria che per molti è
solo un corridoio, è rappresentata la morte del ciclope Polifemo, qui
rappresentato con un solo occhio, da parte di Ulisse.
Nella terza tomba sono presenti vari affreschi riguardanti leggende e miti
come le figure di Ade (Aita), Persefone (Plhersipnai) e Gerione (con
ancora visibile in basso a sinistra la zampa del suo cane), la guerra di
Troia con Agamennone; sono presenti anche alcuni morti nudi in
compagnia di demoni.
Osservazioni Personali
Queste tombe sono diverse da quelle contemporanee perché trasmettono al visitatore una
sensazione di semplicità e spontaneità che i cimiteri odierni non trasmettono: sembra che
per gli etruschi la morte non fosse un impedimento e che ponessero tante speranze nella
vita dopo la morte cercando di allietare la morte con banchetti e feste, dando alle tombe
un'aria familiare e gioiosa che rispecchi il loro stare in pace con la natura

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Mi scuso per il ritardo, ho tralasciato questo compito essendo facoltativo e avendo anche dei
problemi con i compiti per le vacanze degli altri professori ma comunque il ritardo non è
accettabile, la ringrazio per la sua pazienza.
Il sabato e la domenica non tendo a fare compiti dovendo aiutare la mia famiglia a gestire la
casa, al contrario del pensiero di qualcuno anche avere una casa con proprietà terriere
intorno obbliga le persone a dedicarci tanto tempo e impegno ed è quello che cerco di fare
io.

Il discorso che abbiamo fatto durante l’ultima videolezione era finalizzato più a capire il
perché stiamo facendo così tanti argomenti in poco tempo ( ho capito la risposta) e non ad
approfondire più di tanto perché stavo cercando di dirle che mi sarei trovato in difficoltà
nell’affrontare una verifica facendo un argomento alla settimana; ma questo è un MIO
problema e ho gia trovato una soluzione.

P.S. avevo praticamente pronta la ricerca in cartaceo già prima perché cercavo di prendere
informazioni la sera quando non posso usare il computer, mi è bastato praticamente copiarle
e correggerle sul computer. Spero che il compito sia venuto bene.

Scusi per il disturbo e l’incomprensione.

Matteo Rozza