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Lo spazio Rn :
rappresentazione delle
curve

La retta, il piano e lo spazio ordinario rappresentano dei modelli geometrici a


partire dai quali abbiamo, nei capitoli precedenti, costruito l'idea dell'asse reale,
del piano e dello spazio cartesiano. Ricordiamo che, una volta stabilite certe
convenzioni, un numero reale identi ca la posizione di un punto sulla retta.
Analogamente, coppie e terne ordinate di numeri reali (ovvero, elementi di R2
e di R3) identi cano punti del piano e dello spazio geometrico. Nel linguaggio
comune si dice che la retta ha dimensione 1, che il piano ha dimensione 2 e che
lo spazio ordinario ha dimensione 3; con cio si fa proprio riferimento al numero
dei parametri che e necessario assegnare, nei rispettivi casi, per identi care una
posizione.
Tuttavia, molto spesso nello studio di un sistema sico non e suciente
conoscere la posizione occupata da certi punti. Consideriamo, per esempio, un
corpo materiale che si muove sotto l'azione di una forza. Per descriverne la
traiettoria, bisogna speci care a quale istante una determinata posizione viene
occupata. Poiche il tempo viene a sua volta rappresentato contrassegnando ogni
istante mediante un numero reale, in totale per descrivere il moto e necessario
far uso di quattro variabili. Inoltre, una stessa traiettoria puo essere percorsa
dal corpo con diverse velocita. Il moto del baricentro puo essere accompagnato
da una rotazione. Inoltre, le condizioni in cui il moto avviene, possono essere
in uenzate dalla temperatura, dalla pressione atmosferica, dalla forma del corpo
ecc.
Per descrivere completamente un fenomeno sico, potrebbe dunque essere
necessario stabilire, istante per istante, i valori di un numero anche molto grande
di parametri. Possiamo ancora pensare, per comodita, che gli stati del nostro
1
2 Lo spazio Rn : rappresentazione delle curve
sistema sico corrispondano ai \punti" di uno spazio immaginario, ma per ssare
la posizione di tali punti si deve ora ricorrere ad un numero di \coordinate"
superiore a 3.
Si pone cos l'esigenza di operare in \spazi" di \dimensione" arbitraria, e di
studiarne le proprieta geometriche. Naturalmente, tali spazi non possono piu
essere introdotti a partire da un modello riconducibile all'esperienza quotidiana.
Seguiremo quindi una via puramente matematica, de nendoli direttamente come
formati da stringhe di numeri reali.

1.1 Rn e le sue operazioni


Sia n un numero intero ssato una volta per tutte, n  1. Si dice n-pla ordinata
di numeri reali ogni sequenza (x1; : : :; xn), dove ciascun xi (i = 1; : : :; n) e un
numero reale. Due sequenze si considerano uguali se sono formate dagli stessi
numeri scritti nello stesso ordine. Ovviamente, uno stesso numero puo comparire
piu volte in una stringa. Si chiamano elementi di una data n-pla i numeri che la
compongono.
L'insieme di tutte le n-ple di numeri reali (cioe di tutte le stringhe composte
esattamente da n numeri reali) si indica con Rn e si chiama spazio reale n-
dimensionale. In maniera analoga, si potrebbe de nire lo spazio complesso Cn
come l'insieme di tutte le n-ple di numeri complessi, ma per il momento non
avremo bisogno di questa estensione.
Per analogia con i casi in cui e possibile far riferimento agli enti geometrici
(n = 1; 2; 3), le n-ple di numeri reali si diranno anche (sia pur impropriamente)
punti o, se n > 1, vettori. Capita spesso nei calcoli di dover operare contempora-
neamente con vettori di Rn e con quantita rappresentate da numeri reali: queste
ultime vengono spesso anche dette quantita scalari, o semplicemente scalari.
Le n-ple di numeri reali potranno essere scritte sia in orizzontale (ordine di
lettura da sinistra a destra) che in verticale (ordine di lettura dall'alto verso il
basso). Si parla anche, a seconda dei casi, di vettori-riga e di vettori-colonna.
In una trattazione piu avanzata, alle due notazioni dovrebbero essere attribuiti
signi cati diversi. Tuttavia, per il momento possiamo ritenere che le due rappre-
sentazioni siano completamente equivalenti, e che la scelta dell'una o dell'altra
dipenda soltanto dalla convenienza tipogra ca.
Estendendo la notazione gia usata per i vettori di R2 e di R3 , indicheremo
le n-ple con un'unica lettera scritta in neretto:
x = (x1; : : :; xn) ; y = (y1 ; : : :; yn) ; : : :
Avvertiamo tuttavia che nei testi piu avanzati, poiche si presume che il lettore
abbia acquisito maggiore sicurezza e non corra il rischio di confondersi, si usano
comunemente lettere in carattere normale.
Prendendo ancora spunto dai casi gia studiati, e naturale de nire la somma
di due n-ple x = (x1 ; : : :; xn), y = (y1 ; : : :; yn), e il prodotto di una n-pla
1.1 { Rn e le sue operazioni 3
x = (x1; : : :; xn) per un numero reale a, mediante le formule
x + y = (x1 + y1; : : :; xn + yn ) ; ax = (ax1 ; : : :; axn) :
Elenchiamo le principali proprieta di queste operazioni, che sono di semplice
veri ca:
 x+y =y+x
 (x + y) + z = x + (y + z)
 a(x + y) = ax + ay
 (a + b)x = ax + bx
 (ab)x = a(bx) :
L'unica n-pla x per cui x + y = y qualunque sia y e quella formata da tutti
zeri: essa sara indicata semplicemente con 0 = (0; : : :; 0) e sara detta origine o
vettore nullo di Rn. E chiaro che
 a0 = 0 qualunque sia a 2 R
 0x = 0 qualunque sia x 2 Rn
 x + (;1)x = x ; x = 0 qualunque sia x 2 Rn :
Ricorrendo ancora all'analogia con R2 e R3, possiamo introdurre in Rn anche
una nozione di prodotto scalare. Questa operazione associa ad ogni coppia di
vettori x = (x1; : : :; xn), y = (y1 ; : : :; yn ) lo scalare
x  y = x1y1 + : : : + xnyn :
Si faccia attenzione che, secondo le diverse tradizioni scienti che, il prodotto
scalare si puo trovare designato anche con altri simboli, per esempio x  y, hx; yi,
(xjy), ....
Elenchiamo le principali proprieta del prodotto scalare, gia riscontrate nel
caso di R2 e R3 :
 xy = yx
 (x + y)  z = x  z + y  z
 (ax)  y = a(x  y) qualunque sia lo scalare a
 x  x  0, e puo essere zero solo se x = 0 .
Sia x 2 Rn un vettore non nullo. L'insieme dei vettori della forma ax
descritto al variare di a 2 R costituisce la direzione di x. Possiamo immaginare
la direzione di x come una \retta" passante per x e per l'origine. I vettori che
de niscono la stessa direzione si dicono co-lineari o paralleli. L'insieme dei vettori
della forma ax descritto al variare di a 2 [0; +1) si dice un raggio: possiamo
immaginarlo come una \semiretta" uscente dall'origine e passante per x. In ne,
l'insieme dei vettori della forma ax descritto al variare di a 2 [0; 1] rappresenta
il \segmento" che unisce x con l'origine.
Si dice modulo, o norma del vettore x e si indica con kxk, il numero reale
4 Lo spazio Rn : rappresentazione delle curve

q
kxk = px  x = x21 + : : : + x2n :
Tale formula generalizza quelle ben note che rappresentano la distanza di un
punto dall'origine in R, R2 e R3. La norma puo anche essere pensata come la
lunghezza del segmento che unisce x con l'origine.
Si noti che kxk  0, e che kxk = 0 se e solo se x = 0. Inoltre,
 jjaxjj = jaj  jjxjj
per ogni scalare a e ogni vettore x. Per ogni coppia di vettori x, y, sussistono
in ne le due seguenti disuguaglianze:
 jjx + yjj  jjxjj + jjyjj
 x  y  jjxjj  jjyjj
delle quali, la prima costituisce una generalizzazione della disuguaglianza trian-
golare, mentre la seconda, che mette in relazione la norma col prodotto scalare,
generalizza la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz. Utilizzaimo ancora il termi-
ne versore per indicare i vettori per cui kxk = 1. L'insieme dei versori si puo
immaginare come una \sfera" centrata nell'origine e di raggio 1.
Grazie alle nozioni di prodotto scalare e di norma, possiamo anche parlare
di \angolo" tra due vettori. Lo spunto e fornito dalla formula secondo la quale
in R2 , il prodotto scalare si ottiene moltiplicando i moduli dei due vettori per il
coseno dell'angolo da essi formato. In generale, diremo che due vettori non nulli
x; y 2 Rn formano un angolo di ampiezza  quando
 = arccos
xy
kxk  kyk :
In particolare, e naturale dire che due vettori x, y sono ortogonali quando
x  y = 0.
Esempi
1. E facile veri care che gli n vettori

e1 = (1; 0; 0; : : :; 0) ; e2 = (0; 1; 0; : : :; 0) ; : : : ; en = (0; 0; : : :; 0; 1)


sono tutti dei versori, e che sono a due a due ortogonali. Essi si chiamano i versori
fondamentali di Rn . La ragione e che se x = (x1; : : :; xn) e un qualunque vettore
di Rn , possiamo scrivere
x = x1e1 + : : : + xnen :
2. (Traslazioni) Per mezzo dei vettori si possono rappresentare alcune sem-
plici trasformazioni dello spazio Rn. Sia v 6= 0 un vettore dato. Si chiama
traslazione di vettore v l'operazione con la quale si trasforma un vettore z di Rn
nel vettore x = z + v . Se P e un sottoinsieme di Rn , l'insieme dei vettori della
1.2 { Curve parametriche 5
forma x = z + v con z che varia in P , si indica con P + v e si chiama traslato
di P secondo v .
Se x si ottiene traslando z per mezzo di un vettore v = (x1 ; : : :; xn), allora
z si ottiene traslando x per mezzo del vettore ;v: in componenti si ha

x1 = z1 + x1 ; : : : ; xn = zn + xn ; ovvero z1 = x1 ; x1 ; : : : ; zn = xn ; xn :

1.2 Curve parametriche


Nel linguaggio comune col termine \curva" si intende una linea (in generale, non
retta) disegnata nel piano o nello spazio. Nel seguito faremo un uso leggermente
diverso di tale termine: piu che ad una linea gia disegnata, siamo infatti interes-
sati al modo in cui la linea stessa viene tracciata. Quando vorremo sottolineare
questo aspetto, parleremo piu propriamente di curva parametrica.
1.2.1 De nizione, esempi, proprieta
De nizione 1 Dicesi curva parametrica in Rn una n-pla ordinata di funzioni
continue x1 = 1 (t); : : :; xn = n (t), tutte de nite su uno stesso intervallo I (che
puo essere chiuso, aperto, limitato o illimitato).
Le n funzioni che de niscono una curva possono essere disposte in modo da
formare un vettore
(t) = ( 1 (t); : : :; n (t))
che dipende attraverso le sue componenti dal parametro t. In altre parole, as-
segnare una curva signi ca speci care una regola che permette di assegnare un
vettore x ad ogni valore di t 2 I . Da un punto di vista matematico, una curva
viene quindi pensata come una funzione de nita su un intervallo di numeri reali
e a valori in Rn . Per sottolineare questo carattere funzionale della De nizione
1, useremo anche la notazione
x = (t) : I ! Rn :
Quando l'intervallo I e limitato e chiuso (diciamo I = [a; b]), i due punti di
Rn de niti da (a) e (b) si dicono gli estremi della curva; se (a) = (b) la
curva si dice chiusa. In ne, una curva si dice semplice se

t1 ; t2 2 I ; t1 6= t2 =) (t1 ) 6= (t2 ) :

dove con I si intende l'intervallo I eventualmente privato degli estremi.
6 Lo spazio Rn : rappresentazione delle curve
Se una curva e semplice, facendo muovere il parametro sull'intervallo I con
velocita uniforme nel senso positivo (cioe secondo l'ordine naturale dei numeri
reali) il punto (t) descrive la curva senza mai ripassare su una stessa posizione
e senza mai invertire la direzione del moto. Si dice in tal caso che sulla curva
viene ssato un senso di percorrenza.
Esempi
3. (Equazioni parametriche della retta nel piano) Siano x1; x2; v1; v2 numeri
reali dati, e consideriamo nel piano R2 la curva di equazioni
n x1 = x1 + tv1
x2 = x2 + tv2 t2R: (1.1)
Se le costanti v1 ; v2 sono entrambe diverse da zero, possiamo ricavare t da una
delle due equazioni e sostituire nell'altra. In questo modo t viene \eliminato" e
si ottiene
(x1 ; x1) ; (x2 ; x2 ) = 0 : (1.2)
v1 v2
La (1.2) e l'equazione cartesiana di una retta passante per il punto x = (x1; x2).
Viceversa, ogni retta di equazione cartesiana
a(x1 ; x2) + b(x2 ; x2) = 0 (1.3)
con a 6= 0, b 6= 0, puo essere scritta come una curva scegliendo come parametro
t il valore del rapporto
x ; x x ; x
t= 2 2 =; 1 1 :
a b
Geometricamente, la (1.1) corrisponde alla seguente costruzione: si parte
dal punto x e si aggiungono tutti i vettori paralleli al vettore v di componenti
(v1 ; v2). Il vettore v identi ca dunque la direzione della retta. I coecienti
(1=v1; ;1=v2) che compaiono nella (1.2) possono essere a loro volta interpretati
come le componenti di un vettore u: e immediato veri care che v e u sono
ortogonali. In particolare, le equazioni di una retta passante per un generico
punto x~ = (~x1 ; x~2) ed ortogonale alla (1.1) si scrivono parametricamente come
8 t
>
>
< x1 = x~1 + v2
t2R: (1.4)
>
: x2 = x~2 ; t
v1
Una retta di equazioni parametriche

x1 = x~1 + tw1 t2R (1.5)
x2 = x~2 + tw2
e la retta (1.1) sono parallele se e solo se il vettore di componenti (w1 ; w2) e
parallelo a v. Due rette parallele si possono sempre ottenere l'una dall'altra
1.2 { Curve parametriche 7
mediante una traslazione. In particolare, la retta generica (1.1) si puo alter-
nativamente costruire prendendo la retta uscente dall'origine la cui direzione e
de nita dal vettore v, e quindi traslandola mediante il vattore x .
E chiaro che la rappresentazione (1.1) non e unica: x puo essere sostituito
da un qualunque altro punto della retta e v da un qualunque altro vettore ad
esso parallelo1. In particolare, si puo sempre pensare che v sia un versore. In
tal caso, le sue componenti rappresentano i coseni degli angoli che la retta forma
rispettivamente con l'asse delle ascisse e l'asse delle ordinate, e si dicono coseni
direttori della retta.
Se uno dei due numeri v1; v2 e uguale a zero, la (1.1) rappresenta ancora una
retta, questa volta parallela ad uno dei due assi coordinati. Se v1 = v2 = 0 la
(1.1) ovviamente non rappresenta piu una retta.
4. (Equazioni parametriche della retta nello spazio) Nello spazio R3 la curva
di equazioni
( x1 = x1 + tv1
x2 = x2 + tv2 t2R (1.6)
x3 = x3 + tv3
rappresenta una retta passante per il punto x = (x1; x2; x3). Si possono ripetere
molte delle considerazioni svolte al punto precedente. In particolare, la retta
data (1.6) e la retta
( x1 = x~1 + tw1
x2 = x~2 + tw2 t2R (1.7)
x3 = x~3 + tw3
sono parallele o ortogonali se e solo se tali sono rispettivamente i vettori di
coordinate (v1 ; v2; v3 ) e (w1; w2; w3).
5. La coppia ordinata di funzioni x1 = cos t, x2 = sin t con t 2 [0; ] ( < 2),
de nisce una curva semplice corrispondente ad un arco di circonferenza. Infatti,
elevando al quadrato e sommando, il parametro t viene eliminato e si ottiene la
nota equazione cartesiana x21 + x22 = 1.
Facendo variare t in [0; 2] si ottiene una curva chiusa e semplice, e cioe
l'intera circonferenza percorsa un'unica volta dal primo al secondo estremo. Se
invece si prende per esempio t 2 [0; 4] si ottiene la stessa circonferenza percorsa
due volte, quindi ancora una curva chiusa ma non piu semplice. In ne, con
t 2 [0; 3] si ha una curva che non e ne semplice ne chiusa.
6. Sia data la funzione reale di variabile reale y = x2 . Identi chiamo x
col parametro t, ponendo x = t. Consideriamo quindi la curva di R2 de nita
dalle funzioni x = t, y = t2 con t 2 R. Tale curva corrisponde, come facile
1 Per esempio, la (1.4) si scrive piu comunemente come
n 1 = ~1 ; 2
x

x
x

x
tv

2 = ~2 + 1
tv
t 2R :
8 Lo spazio Rn : rappresentazione delle curve

6 6

4 4

2 2

0 0

-2 -2

-4 -4

-6 -6

-4 -2 0 2 4 -4 -2 0 2 4

Figura 1.1.

riconoscere, ad una parabola. Piu in generale, data una qualunque funzione


reale di variabile reale y = f (x) il cui dominio coincida con un intervallo I , il suo
gra co puo sempre essere pensato come una curva assumendo x come parametro,
cioe ponendo x = t e y = f (t) per t 2 I .
7. Consideriamo in R2 la curva di equazioni

x = t2
y = t3 ; t t 2 R :

In questo caso la tecnica di eliminazione del parametro t non e praticabile


a meno di una discussione complicata, in quanto le equazioni possono avere piu
soluzioni al variare di x e y. Possiamo cercare di visualizzare il moto del punto che
descrive la curva studiando separatamente l'andamento delle due componenti.
Si ottengono facilmente i due gra ci mostrati nella Figura 1.1.
Torniamo adesso al piano xy. Al variare di t, immaginiamo la x e la y che si
spostano ciascuna sul proprio asse trascinando nel loro moto rispettivamente la
x una retta verticale, e la y una retta orizzontale. La curva resta disegnata dal
punto di intersezione delle due rette, ed e presentata nella Figura 1.2.
Si tratta di una curva che non e semplice, in quanto il punto di coordinate
(x; y) = (1; 0) viene \ripassato" due volte.

L'idea di chiamare curve delle particolari funzioni e suggerita dalle piu co-
muni applicazioni della Fisica: come abbiamo gia osservato, un punto materiale
soggetto all'azione di una forza si muove, descrivendo una certa traiettoria. Assu-
mendo il tempo come parametro t, la descrizione del moto del punto corrisponde
esattamente alla nozione di curva cos come espressa dalla De nizione 1.
1.2 { Curve parametriche 9

-1

-2

-3

-4
-5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5

Figura 1.2.

1.2.2 Sostegno di una curva


Data una curva x = (t) : I ! Rn , l'insieme delle posizioni che vengono
occupate da x al variare di t in I prende il nome di sostegno della curva. Il
sostegno non e quindi altro che l'insieme immagine in Rn della funzione .
Si noti che ciascuna curva determina univocamente il sostegno, ma dalla
conoscenza del sostegno non e possibile risalire in maniera unica all'espressione
parametrica della curva.
Esempi
8. Abbiamo gia osservato che una curva puo essere rappresentata parametri-
camente in piu modi. Si noti che se nella (1.1) si sostituisce v con il suo opposto
(o con un qualunque suo multiplo negativo), il senso di percorrenza cambia. Lo
studente veri chi che le due espressioni
 
x=t t 2 R ; x = ;2t + 3 t 2 R
y = t+1 y = ;2t + 4
de niscono la stessa retta, con diversi sensi di percorrenza.
9. Le due curve
 
x = cos t ; x = sin t ; t 2 [0; 2]
y = sin t y = cos t
hanno come sostegno la stessa circonferenza. Si noti che si tratta in ogni caso di
curve chiuse ma gli estremi non sono gli stessi, ed anche i sensi di percorrenza
sono diversi.
10. Una retta non e necessariamente rappresentata mediante espressioni
polinomiali di primo grado. Per esempio, le due curve
 
x=t ; x = t3 ; t2R
y=t y = t3
10 Lo spazio Rn : rappresentazione delle curve
hanno come sostegno una stessa retta.

1.2.3 Vettore tangente, curve regolari


Un'informazione importante che viene persa se si assegna soltanto il sostegno di
una curva, riguarda la \velocita" con cui tale sostegno viene percorso. Cerchiamo
di rendere piu precisa questa nozione.
De nizione 2 Sia data una curva x = (t) = ( 1 (t); : : :; n (t)) : I ! Rn, e
supponiamo che le funzioni 1 (t); : : :; n(t) siano tutte derivabili in I . Si dice
derivata di rispetto a t e si indica col simbolo
d
0 (t) = (t)
dt

la funzione che associa ad ogni t 2 I il vettore di Rn le cui componenti sono
formate ordinatamente dalle derivate delle componenti del vettore (t). Inoltre,

per ogni t 2 I , il vettore 0 (t) = ( 10 (t); : : :; n0 (t)) si chiama vettore tangente
alla curva nel punto x = (t) corrispondente al valore del parametro t.
Ricorrendo ancora all'analogia sica, interpretiamo la de nizione precedente
dicendo che direzione, verso e modulo del vettore tangente forniscono rispetti-
vamente, istante per istante, direzione, verso e velocita del moto del punto che
descrive la curva secondo la parametrizzazione data.
Esempi
11. Il vettore tangente alla curva dell'Esempio 5 e dato da
0 (t) = (; sin t; cos t) :
12. Se x = (t) = ( 1 (t); 2 (t)) rappresenta una curva di R2, il modulo del
vettore tangente e dato da
q
( 10 (t))2 + ( 20 (t))2 :
In particolare, una retta rappresentata da equazioni lineari del tipo (1.1) ha
in ogni punto vettore tangente costante, e coincidente col vettore v.

Se il vettore tangente e diverso da zero per ogni t 2 I , la curva si dice regolare.
Nel precedente Esempio 10, la prima parametrizzazione da luogo ad una curva
regolare, la seconda no: infatti, per t = 0 si annullano le derivate di entrambe le
componenti.
1.2 { Curve parametriche 11
1.2.4 Cambiamenti di parametro
Data una curva (t) : I ! Rn, un modo naturale di ottenere un'altra curva
che possiede lo stesso sostegno e quello di e ettuare una sostituzione t = ( ) :
J ! I , dove J e un intervallo (non necessariamente diverso da I ). Poniamo
 ( ) = ( ( )) : J ! Rn. Che il sostegno di  descritto al variare di  in J
sia lo stesso di descritto al variare di t in I e evidente: cambia tuttavia, in
generale, il modulo del vettore tangente. Infatti, ammesso che sia derivabile,
per la regola di derivazione delle funzioni composte applicata componente per
componente si ha

 0( ) = 0( ) 0 ( ( )) ;  2 J : (1.8)
In particolare, si ha che se e regolare, anche  risulta regolare a condizione
che 0 ( ) 6= 0 per ogni  2 J . Quest'ultima condizione implica che e crescente
o decrescente su J e quindi in ogni caso invertibile. Cio signi ca che se e
semplice anche  risultera semplice.
1.2.5 Lunghezza di una curva
Sia x = (t) una curva semplice di Rn, de nita su un intervallo chiuso [a; b].
Per andare dal primo estremo (a) al secondo estremo (b) muovendosi lungo la
curva bisogna in generale fare \piu strada" che non procedendo in linea retta. Si
pone il problema di de nire in maniera rigorosa il concetto di \distanza tra due
punti" misurata lungo una data curva ovvero, come piu comunemente si dice, il
concetto di lunghezza di una curva. Una prima idea potrebbe essere quella di
immaginare la curva (o meglio, il suo sostegno) fatta di un materiale malleabile,
ma non estesibile. La forma della curva potra quindi essere modi cata senza
alterarne la lunghezza, no a distenderla in linea retta. Tale procedimento di
\retti cazione" e intuitivo, ma non e chiaro come possa essere formalizzato da
un punto di vista matematico. Seguiamo invece un'altra idea, la cui ispirazione
e di nuovo tratta dall'analogia col moto di un punto in un campo di forze. Se e
nota una rappresentazione parametrica (t) della curva, la lunghezza di un tratto
molto piccolo si otterra moltiplicando la velocita istantanea (che, come abbiamo
detto, e espressa dal modulo della derivata di (t)) per un intervallo molto piccolo
di tempo. Ripetendo questa operazione in tutti i punti e integrando, si avra la
lunghezza totale.
De nizione 3 Sia : [a; b] ! Rn una curva semplice e regolare. Si dice lun-
ghezza della curva il numero reale positivo
Z bq
l= ( 10 (t))2 + : : : + ( n0 (t))2 dt : (1.9)
a

Sia : [a; b] ! Rn una curva semplice e regolare, e sia t = ( ) : [c; d] ! [a; b]


una funzione derivabile, tale che 0 ( ) > 0 per ogni  2 (c; d). Sappiamo che
12 Lo spazio Rn : rappresentazione delle curve
 ( ) = ( ( )) e ancora una curva semplice e regolare avente lo stesso sostegno.
Mostriamo che la De nizione 3 attribuisce a e a  la stessa lunghezza. Infatti,
usando la (1.8) e ricordando che 0( ) > 0,
Z dq
(10 ( ))2 + : : : + (n0 ( ))2 d =
c
Zd q
= 0( ) ( 10 ( ( )))2 + : : : + ( n0 ( ( )))2 d =
Zc b q
= ( 10 (t))2 + : : : + ( n0 (t))2 dt :
a

dove nell'ultimo passaggio si applica la regola di integrazione per sostituzione.



Alla stessa conclusione si arriva anche se 0 ( ) < 0 per ogni  2 J .
In altre parole, come l'intuizione stessa suggerisce, la lunghezza dipende dal
sostegno e non dalla sua particolare rappresentazione parametrica.
Esempi
13. Sulla retta di equazioni parametriche

x=t
y = 2t + 1
si vuol misurare la lunghezza del segmento
p descritto quando il parametro t varia
tra 0 e 2. Usando la (1.9), si ottiene 2 5. Naturalmente lo stesso risultato si
poteva ottenere con metodi elementari.
14. La lunghezza della curva dell'Esempio 5 per t 2 [0; 2] e data da 2.
Anche in questo caso si ritrova un ben noto risultato di geometria elementare.
15. Si vuol misurare la lunghezza dell'arco della parabola di equazione car-
tesiana y = x2 che si trova al di sopra dell'intervallo [0; 1]. Parametrizzando la
parabola
p come p indicato nell'Esempio 6 e utilizzando la (1.9) si trova il valore
5 + 1 log[2 + 5] (per il calcolo dell'integrale conviene ricorrere alle tavole).
2 4
Questo risultato non poteva essere ottenuto per via elementare.