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Frasi di Gustave Flaubert


1. Gli affetti profondi somigliano alle donne oneste. Hanno paura di essere scoperte e passano nella vita
con gli occhi bassi.

2. Ritengo una delle fortune della mia vita il fatto di non scrivere per i giornali. Le mie tasche ci rimettono,
ma la mia coscienza è soddisfatta.

3. Un cuore è una ricchezza che non si vende e non si compra: si dona.

4. La vanità è alla base di tutto, anche la coscienza non è altro che vanità interiore.

5. Non c'è nulla di così umiliante come vedere gli sciocchi riuscire nelle imprese in cui noi siamo falliti.

6. L'orgoglio è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la vanità invece, come un pappagallo,
salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce.

7. Quando si guarda la verità solo di profilo oppure di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli
che sanno guardarla in faccia.

8. L'avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge.

9. Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere.

10. Il vero problema dello scrivere non è tanto di sapere ciò che dobbiamo mettere nella pagina, ma ciò che
da questa dobbiamo togliere.

11. L'autore nel suo libro deve essere come Dio nel suo universo, dovunque presente e in nessun luogo
visibile.

12. Ogni trovata narrativa è reale, ne potete star certi. La poesia è una scienza esatta quanto la geometria.

13. Perché voler essere qualcosa quando si può essere qualcuno?

14. Si fa della critica quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo che si diventa spia quando non si
può fare il soldato.

15. Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita.

[Attribuita anche a Federico Fellini]

16. Il successo è una conseguenza, non un obiettivo.


17. Tre cose occorrono per essere felici: essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute; ma se vi
manca la prima, tutto è finito.

18. Se c'è sulla terra e fra tutti i nulla qualcosa da adorare, se esiste qualcosa di santo, di puro, di sublime,
qualcosa che assecondi questo smisurato desiderio dell'infinito e del vago che chiamano anima, questa è
l'arte.

19. Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi:
bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell'esofago accogliente e infine si depone nello stomaco
che ride di folle contentezza.

20. Esistono cammini senza viaggiatori. Ma vi sono ancor più viaggiatori che non hanno i loro sentieri.

21. Eravamo allo studio, quando il Rettore entrò, seguito da un nuovo, vestito ancora dei suoi abiti
borghesi, e da un bidello che portava un gran banco. Quelli che dormivano si destarono, e tutti si alzarono
in piedi, come sorpresi in mezzo al lavoro.

22. La parola è un laminatoio che affila sempre i sentimenti.

23. L'amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei cieli che si
abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia
nell'abisso l'intero cuore.

24. (Rodolphe).."Eh, non sapete che ci sono anime in perenne tormento? Aspirano via via al sogno e
all'azione, alle passioni più pure, ai godimenti più furibondi, e così sprofondano in ogni sorta di fantasie, di
follie."
Allora (Emma) lei lo guardò come si contempla un viaggiatore che abbia visto paesi straordinari. Riprese :
"Non abbiamo nemmeno questa distrazione, noi, povere donne."
"Triste distrazione se non vi si trova la felicità."
"Ma è mai possibile trovarla?" lei domandò.
"Sì, prima o poi è possibile."
"Prima o poi è possibile- ripeté Rodolphe,- prima o poi, all'improvviso e quando ormai si disperava. Allora
orizzonti si schiudono e pare che una voce gridi :"Eccola". Si è spinti a confidarle la nostra vita a quella
certa persona, a darle tutto, a sacrificarle tutto. Non c'è bisogno di alcuna spiegazione, ci s'intende. Ci si
era già confusamente visti nei sogni e la guardava. Eccolo insomma quel tesoro tanto a lungo cercato,
eccolo a portata di mano, rifulgente, scintillante. Pure si dubita ancora, non si ha il coraggio di credere, si
è abbagliati, al pari di chi esce dalle tenebre alla luce."

25. Desiderava morire e al tempo stesso vivere a Parigi.

26. "Non vi ripugna questa congiura del mondo? C'è un solo sentimento che esso non condanni? Gli istinti
più nobili, le simpatie più pure sono perseguitati, calunniati, e se si trovano due povere anime, tutto è
organizzato perché non possano incontrarsi. Eppure esse tenteranno, sbatteranno le ali, si lanceranno
richiami. Facciano pure!
Presto o tardi, fra sei mesi o dieci anni potranno riunirsi, amarsi, perché lo esige la fatalità, perché sono
nate l'una per l'altra".
27. Rapiscimi, portami via, partiamo! A te, a te, tutti i miei ardori e tutti i miei sogni!

28. Quanto agli eccessi, se n'era sempre astenuto, un po' per pusillanimità, un po' per delicatezza.

29. Entrò nella cucina della locanda con la gola stretta, le gote pallide e quella determinazione dei codardi
che nulla può fermare.

30. Il più mediocre libertino ha sognato sultane; ogni notaio si porta dentro le macerie di un poeta.

31. La domenica, a messa, quando alzava la testa, scorgeva, scorgeva, trai fumi azzurrastri dell'incenso, il
viso dolce della Vergine. Allora si intenerì: si sentì molle ed abbandonata come una piuma volteggiante
nella tempesta; e fu quasi senza rendersene conto che si incamminò verso la chiesa, disposta a qualsiasi
devozione pur di assorbirvi l'animo intero.

32. Immerse il pollice destro nell'olio, e cominciò le unzioni: prima sugli occhi, che avevano tanto bramato
tutte le magnificenze terrestri; poi sulle narici, ghiotte di brezze tiepide e di profumi d'amore; poi sulla
bocca, che si era aperta per la menzogna, che aveva mandato gemiti d'orgoglio e gridato alla lussuria; poi
sulle mani, che avevano goduto contatti soavi, e infine sulla pianta dei piedi, così rapidi un tempo, quando
ella correva a soddisfare i suoi desideri, e che ora non avrebbero camminato più.

33. "Ma stia zitto, signor Homais! Queste sono empietà! Lei non ha religione!" "Io ho una religione"
rispose il farmacista. "La mia religione, anzi ne ho più di loro, e senza tante commedie e tanta
ciarlataneria! Io adoro Dio, invece! Credo in un Essere Supremo, in un Creatore, quale che sia, non ha
importanza, il quale ci ha messi quaggiù per adempiere i nostri doveri di cittadini e di padri di famiglia; ma
non ho bisogno di andare in una chiesa a baciare piatti d'argento e a ingrassare di tasca mia un branco di
buffoni che mangiano meglio di me. Lo si può onorare benissimo in un bosco, in un campo, o addirittura
contemplando la volta celeste come gli antichi. Il mio Dio è lo stesso di Socrate, di Franklin, di Voltaire e di
Béranger. Sono d'accordo con la Professione di fede del vicario savoiardo e i principi immortali dell'89!
Così io non ammetto un Dio alla buona, che passeggia in giardino con il bastone in mano, alloggia i suoi
amici nel ventre delle balene, muore lanciando un grido e risuscita dopo tre giorni: cose assurde in se
stesse e d'altra parte in contrasto con tutte le leggi della fisica; e questo dimostra, per inciso, che i preti si
sono sempre crogiolati in una torpida ignoranza nella quale tentano di far sprofondare insieme con loro
tutti i popoli.

34. Ci risiamo sempre i doveri. Parole del genere mi escono dalle orecchie. È un'accozzaglia di vecchi
cretini dal panciotto di flanella e di bigotte con scaldino e rosario in mano, tutti accaniti a rifischiarci: "Il
dovere, il dovere!" Eh, perbacco! Il dovere è sentire ciò che è grande, privilegiare ciò che è bello e non
inchinarsi a tutte le convenzioni della società con le ignomie che ci impone.

35. Ce ne sono di più belle, ma io so amare meglio.

36. Come se la pienezza dell'anima talvolta non traboccasse attraverso le metafore più vuote perché
nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza,
e la parola umana è spesso come un paiolo fesso su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi
mentre vorremmo intenerire le stelle.
La parola umana è come una caldaia incrinata su cui battiamo musica per far ballare gli orsi, quando
vorremmo commuovere le stelle.

37. Un infinito di passioni può concentrarsi in un attimo come una folla in un piccolo spazio.

38. L'avvenire era un corridoio tutto nero, che aveva in fondo la sua porta ben chiusa.

39. L'ansietà d'una condizione nuova, e forse la tensione che le provocava la presenza di quell'uomo, erano
bastate a indurla a credere di possedere finalmente quella passione meravigliosa, che fin allora era stata là
ferma nell'alto, come un grande uccello dalle piume rosa, librando le ali nello splendore dei cieli poetici; e
adesso non riusciva a convincersi che quella calma in cui viveva fosse la felicità del suo sogno.

40. Le sue convinzioni filosofiche non ostacolavano le sue ammirazioni artistiche; il pensatore, in lui, non
soffocava per nulla l'uomo sensibile; egli sapeva stabilire le differenze, distinguere l'immaginazione dal
fanatismo. Di quella tragedia, per esempio, biasimava le idee ma ammirava lo stile; ne malediceva il
concetto, ma ne applaudiva ogni particolare; e i personaggi lo portavano all'esasperazione, ma i loro
discorsi lo colmavano d'entusiasmo. Quando leggeva quei grandi passi, era colto da trasporto; ma quando
pensava che i baciapile ne traevano un utile per la loro bottega, era desolato, e in questa confusione di
sentimenti in cui si dibatteva, avrebbe voluto insieme incoronare Racine con le sue mani e discutere con lui
per un buon quarto d'ora.

41. Il dovere è sentire ciò che è grande, prediligere ciò che è bello e non già accettare tutte le convenzioni
della società, con le ignominie che essa ci impone.

42. Eh, no! perché declamare contro le passioni? Non sono forse la sola cosa bella che ci sia sulla terra, la
fonte dell'eroismo, dell'entusiasmo, della poesia, della musica, delle arti, di tutto infine?

43. S'era sentito dire quelle cose tante volte, che non avevano per lui nulla d'originale. Emma rassomigliava
a tutte le amanti; e il fascino della novità, cadendo via a poco a poco al modo d'un vestito, lasciava
apparire a nudo l'eterna monotonia della passione, che ha sempre le stesse forme e lo stesso linguaggio.
Non distingueva, quell'uomo così ricco di esperienze, la diversità dei sentimenti che si cela sotto
l'uniformità delle espressioni. Poiché labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi simili, egli non
credeva che debolmente al candore di quelle; tutto andava sminuito, pensava, nei discorsi infocati si
nascondono gli affetti mediocri; come se la pienezza dell'anima non traboccasse qualche volta dalle
metafore più vuote, perché nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura delle proprie necessità, né dei propri
concetti, né del proprio dolore, e la parola umana è come una paiolo incrinato su cui veniamo battendo
melodie atte a far ballare gli orsi, quando vorremmo intenerire le stelle.

44. La tolleranza è il modo più sicuro per attirare le anime alla religione.

45. La sfrontatezza dipende dagli ambienti dove si posa: non parliamo al mezzanino come al quarto piano,
e la donna ricca sembra abbia intorno a sé, per conservare la propria virtù, tutti i suoi biglietti di banca,
come una corazza, nella fodera del busto.

46. Perché scrivere queste pagine? A cosa servono? Che cosa posso saperne io stesso? È alquanto sciocco,
credo, andare a chiedere agli uomini il motivo delle loro azioni e dei loro scritti. Voi stessi, sapete perché
avete aperto questi miseri fogli che la mano di un pazzo sta riempiendo di parole?
Un pazzo! è qualcosa che fa orrore, E tu cosa sei, tu, lettore? In quale categoria ti schieri? in quelle degli
sciocchi o in quella dei pazzi? Se ti dessero la possibilità di scegliere, la tua vanità preferirebbe certo
l'ultima condizione.

47. La denigrazione degli esseri che amiamo, sempre ci distacca un poco da loro. Non bisogna toccare gli
idoli: la doratura ci rimane sulle dita.

48. Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino il Villede-Montereau stava per partire e spandeva grosse
volute di fumo davanti al quai Saint-Bernard.
Arrivavano persone trafelate; barili, gomene, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non
rispondevano a nessuno; la gente si urtava, i bagagli venivano issati tra le due ruote, e il frastuono si
confondeva col sibilo del vapore che sfuggiva tra le lamiere e avviluppava tutto con una nube biancastra,
mentre la campana di prua rintoccava senza interruzione.
Finalmente il battello si mosse; e le due banchine, sulle quali erano allineati magazzini, cantieri e officine,
sfilarono come due grandi nastri che si srotolano.

49. Le persone "con i piedi per terra" dicono che l'amore è una follia. In realtà ciò che accade è che la
fantasia violentemente distorta da immagini piacevolissime, dove ogni passo ti avvicina alla felicità, viene
crudamente riportata alla dura realtà.

50. A poco a poco la serenità del lavoro lo placò. Immergendosi nella personalità degli altri, dimenticò la
sua, il che è forse il solo modo di non soffrirne.

51. Benché quelle teorie, nuove come il giuoco dell'oca, fossero state abbastanza discusse da quarant'anni a
questa parte, ce n'era da riempire intere biblioteche, tuttavia spaventavano i borghesi, come una gragnuola
d'aeroliti; e la gente se ne indignò, in forza dell'odio che ogni idea nuova suscita sempre, e semplicemente
perché è un'idea.

52. Vi è un momento nelle separazioni in cui la persona cara ha cessato di essere con noi.

53. Una domenica mentre tutti erano ai Vespri Federico e Deslauriers, dopo essersi fatti radere e arricciare
i capelli, avevano raccolto dei fiori nel giardino della signora Moreau, erano usciti dalla parte dei campi e,
fatto un lungo giro attraverso i vigneti, eran tornati per la Peschiera e si erano infilati dalla Turca, sempre
coi loro mazzi di fiori in mano. Federico aveva offerto il suo come un pretendente a una fidanzata. Ma un
po' per il caldo che faceva là dentro, un po' per lo sgomento dell'ignoto, per una specie di rimorso,
fors'anche per il piacere di vedere con una sola occhiata tante donne tutte a sua disposizione, Federico
s'emozionò a tal punto che si fece pallidissimo e restava lì senza muoversi, senza parlare. Le ragazze,
rallegrate dal suo imbarazzo, s'erano messe a ridere; credendosi beffato, Federico era scappato via, e dato
ch'era lui ad avere i soldi, Deslauriers era stato costretto a seguirlo. Li avevan visti uscire, e n'era nata una
storia di cui si parlava ancora dopo tre anni. Se la raccontavano da capo con tutti i particolari; ciascuno
completava i ricordi dell'altro. Quand'ebbero finito: "Non abbiamo mai avuto niente di meglio, dopo" disse
Federico. "Già, forse hai proprio ragione: non abbiamo avuto di meglio" disse Deslauriers.

[Explicit]
54. Dal dubbio su Dio, arrivai al dubbio sulla virtù, fragile idea che ogni secolo ha fondato come ha potuto
sull'impalcatura delle leggi, idea ancor più vacillante.

55. Ma era Roma che amavo, la Roma imperiale, questa bella regina che si rotola nell'orgia, sporcando la
sua nobile veste con il vino dela depravazione, fiera dei suoi vizi più che delle sue virtù. Nerone! Nerone,
con i suoi carri di diamante che volano nell'arena, le sue mille vetture, i suoi amori di tigre e i suoi
banchetti di gigante.

56. L'umanità si è messa a girare le sue macchine e, vedendo che ne sgorgava oro, ha esclamato: È Dio! E
quel Dio, essa lo mangia!

57. Il mio dolore è amaro, la mia tristezza profonda, | E vi sono sepolto come un uomo nella tomba.

58. La vanità mi spinse verso l'amore; no, verso la voluttà; neppure, verso la carne.

59. Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! Voler raffigurare
l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una
tela verniciata.

60. L'arte! L'arte! Che bella cosa questa vanità.

61. Vorrei il bello nell'infinito, invece vi trovo soltanto il dubbio.

62. Era a Megara, sobborgo di Cartagine, nei giardini di Amilcare.


i soldati ch'egli aveva comandato in Sicilia si concedevano un grande banchetto per celebrare
l'anniversario della battaglia d'Erice: e siccome il padron di casa era assente ed essi si vedevano in tanti,
mangiavano e bevevano in tutta libertà.

63. Sorse la luna: cetra e flauto si misero a un tempo a suonare.


Salambò si tolse i ciondoli degli orecchi, la collana, i braccialetti, il lungo camice bianco; sciolse la benda
che tratteneva i capelli e li agitò qualche minuto sulle spalle, dolcemente, per rinfrescarsene
sparpagliandoli. Fuori la musica seguitava: erano tre note, sempre le stesse, concitate, frenetiche; le corde
stridevano, il flauto rendeva un suono sordo; Taanach segnava la cadenza schioccando le mani; Salambò,
con un ondeggiamento di tutto il corpo, salmodiava preghiere ed i vestiti uno ad uno le si afflosciavano
intorno.

64. L'uomo è nulla. Il lavoro è tutto.

65. La bianca luce pareva circonfonderla d'una nebbia d'argento; l'ombra umida dei passi brillava sulle
lastre; stelle palpitavano in fondo all'acqua. il serpente la stringeva contro di lei le nere spire tigrate di
placche d'oro. Sotto quel peso eccessivo Salambò ansimava, le reni le si piegavano, si sentiva mancare,
mentre lui con l'estremità della coda le batteva piano piano la coscia. Poi, al cessare della musica, ricadde
giù.

66. D'un colpo, quell'uomo aprì il petto di Matho, ne strappò il cuore, lo porse sulla spatola; e
Sciahabarim, alzato il braccio, lo offrì al sole.
Il sole calava dietro i flutti; i suoi raggi arrivavano come lunghe frecce su quel cuore rosseggiante. Via via
che i battiti scemavano l'astro s'immergeva; all'ultimo palpito sparì.
Allora dal golfo alla laguna e dall'istmo al faro, per tutte le strade, su tutte le case e in cima a tutti i templi
fu un grido solo; cessava, ripigliava; gli edifici ne tremavano; Cartagine pareva presa da un convulso:
nello spasimo d'una gioia titanica, nel delirio d'una speranza senza limiti.
Narr'Havas, ebbro di orgoglio, passò il braccio intorno alla vita di Salambò, in segno di possesso; e
sollevando con la destra una patera d'oro bevve al Genio di Cartagine.
Salambò s'alzò in piedi con lo sposo, una coppa in mano, per bere anche lei. Ricadde col capo indietro sulla
spalliera del trono livida, irrigidita, le labbra aperte. I capelli sciolti le pendevano a terra.
Così morì la figlia di Amilcare per aver toccato il mantello di Tanit.

67. Poiché la temperatura era di 33 gradi, il boulevard Bourdon era completamente deserto.
Più giù il canale San Martino, tra le due chiese, stendeva in linea retta la sua acqua colore dell'inchiostro.
C'era nel mezzo un battello pieno di legna, e sull'argine due file di botti.
Oltre il canale, tra le case intercalate alle fabbriche, il grande cielo puro si sfaldava in lamine di colore
oltremare, e sotto il reverbero del sole, le facciate bianche, i tetti d'ardesia, le rive di granito mandavano
barbagli. Un rumore confuso saliva lontano nella calda atmosfera; e tutto sembrava intorpidito nell'ozio
della domenica e la tristezza delle giornate estive.

68. L'arte, in certe circostanze, scuote gli animi mediocri, e interi mondi possono essere rivelati loro dai
suoi interpreti più grossolani.

69. Eccezione: dite che "conferma la regola" ma non azzardatevi a spiegare come.

70. Risparmio: bell'insegna di bottega, ispira fiducia.

71. Tempo: eterno argomento di conversazione. Causa universale delle malattie. Lagnarsene sempre.

72. Agenti di cambio. Tutti ladri.

73. Architetti. Tutti imbecilli. Nelle case, dimenticano sempre la scala.

74. Bionde. Più calde delle brune (vedi Brune).

75. Brune. Più calde delle bionde (vedi Bionde).

76. Calvizie. Sempre precoce, è provocata dagli eccessi di gioventù o dalla concezione di grandi idee.

77. Cantanti. Il tenore ha sempre una voce «incantevole» e «tenera», il baritono un organo «simpatico» e
«ben timbrato», il basso un'emissione «potente».

78. Cigno: Canta prima di morire. Con la sua ala può rompere la coscia di un uomo. Il cigno di Cambray
non era un uccello, ma un uomo chiamato Fénelon. Il cigno di Mantova è Virgilio. Il cigno di Pesaro è
Rossini.
79. Corano. Libro di Maometto che parla solo di donne.

80. Crocefisso. Fa bella figura nell'alcova e sulla ghigliottina.

81. Erezione. Si dice solo parlando di monumenti.

82. Estate. Un'estate è sempre «eccezionale», calda o fredda, secca o umida che sia.

83. Imbecilli. Tutti quelli che non la pensano come noi.

84. Italiani. Tutti musicisti, traditori.

85. Macellai. Terribili in tempo di rivoluzione.

86. Malato. Per tirar su un malato, ridere della sua malattia e negare le sue sofferenze.

87. Mare. Non ha fondo. Immagine dell'infinito. Fa venire grandi pensieri. In riva al mare bisogna sempre
avere un cannocchiale. Quando lo si guarda, dire sempre: «Quanta acqua!».

88. Massoneria. Un'altra causa della Rivoluzione! Le prove di iniziazione sono terribili, c'è che ne è morto.
Causa di litigi in famiglia. Guardata di traverso dagli ecclesiastici. «Quale mai sarà il loro segreto?».

89. Materasso. Più è duro, più è igienico.

90. Pensare. Increscioso. Le cose che ci costringono a farlo vengono di solito accantonate.

91. Proprietà. Una delle basi della società. Più sacra della religione.

92. Rima. Non va mai d'accordo con la ragione.

93. Servigio. Sculacciare i bambini, picchiare gli animali, cacciare i domestici, punire i malfattori significa
rendere loro un servigio.

94. Stampa. Scoperta meravigliosa. Ha fatto più male che bene.

95. Voltaire. Celebre per il suo spaventevole «rictus». Conoscenze scientifiche superficiali.

96. Ama l'arte. Fra tutte le menzogne è ancora la meno menzognera.

97. Ci sono due categorie di poeti. I più grandi, i rari, i veri maestri, compendiano in sé l'umanità; senza
preoccuparsi di sé o delle proprie passioni, annullando la loro personalità per assorbirsi in quella degli
altri, essi riproducono l'Universo, il quale si riflette nelle loro opere scintillante, vario, molteplice, come un
cielo specchiantesi tutt'intero nel mare, con tutte le sue stelle e tutto il suo azzurro. Ce ne sono altri a cui
basta gridare per essere armoniosi, piangere per commuovere, parlare di sé per durare eterni. Forse,
facendo altrimenti, non si sarebbero potuti spingere più lontano, ma, in mancanza dell'ampiezza, hanno
l'ardore e l'estro, tanto che se fossero nati con un altro temperamento, non avrebbero forse avuto nessun
genio.

98. Il dono di creare esseri umani manca a questo genio. Se avesse questo dono, Hugo avrebbe sorpassato
Shakespeare.

99. L'artista deve fare in modo che la posterità creda ch'egli non abbia vissuto.

100. La foglia caduta si agita e vola via col vento. Non diversamente io vorrei volare, andarmene, partire
per non più tornare, e non importa dove, pur di lasciare il mio paese. La mia casa mi pesa sulle spalle: sono
troppe volte entrato e uscito dalla stessa porta, ho tante volte alzato gli occhi allo stesso punto, sul soffitto
della camera, che dovrebbe essersi ormai consumato.

[da Novembre]

101. Lascia che ti ami a modo mio, secondo il mio essere, coi segni originali che conosci. Non forzarmi mai,
farò tutto.

102. Marie non era forse né più bella né più appassionata di un'altra; temo di non amare in lei che una
creazione del mio spirito e dell'amore che mi aveva fatto sognare.

[da Novembre]

103. [Le metamorfosi] Mi dà le vertigini, mi abbaglia: la natura in se stessa, il paesaggio, l'aspetto


puramente pittoresco delle cose vi sono trattati alla maniera moderna e con un soffio antico e cristiano ad
un tempo che li pervade. Vi si sente l'incenso e l'orina: la bestialità si congiunge al misticismo.

104. ...mi trovo ora in una bella città, una vera bella città: Genova. Si cammina sul marmo, tutto è marmo:
scale, balconi, palazzi. I suoi palazzi si susseguono fitti; passando per le vie, si scorgono grandi soffitti
patrizi tutti dipinti e dorati.

[da Lettere]

105. Non bisogna chiedere arance ai meli, sole alla Francia, amore alle donne, felicità alla vita.

106. Parliamo un po' di Graziella. È un libro mediocre, sebbene sia il migliore che Lamartine abbia scritto
in prosa. Ci sono particolari graziosi [...] ed è tutto o quasi.

107. Quando urla, come la voce, il cuore diventa rauco.

108. Se si è coinvolti nella vita, la si vede poco chiaramente; la vista è oscurata dalla sofferenza, o dal
godimento. L'artista, secondo me, è una mostruosità, qualcosa al di fuori della natura.

109. L'artista deve essere nella sua opera come Dio nella creazione, invisibile e onnipotente, sì che lo si
senta ovunque, ma non lo si veda mai. E poi l'Arte deve innalzarsi al di sopra dei sentimenti personali e
delle suscettibilità nervose. È ormai tempo di darle, mediante un metodo implacabile, la precisione delle
scienze fisiche.

110. Nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo
incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far
ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.

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