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Specie protette dalla Direttiva Uccelli Specie particolarmente protette dalla Direttiva Uccelli

BALIA DAL COLLARE NOME SCIENTIFICO: Ficedula albicollis

Balia dal collare, di A. Scuderi Balia dal collare, di O. Janni Balia dal collare, di Giors57/Arch. CHM LIPU
Ostia

Ordine: Passeriformes Famiglia: Muscicapidae

La Balia dal collare nidifica esclusivamente in Europa, e in particolare nell’Europa orientale. Migratrice, compie
lunghissimi viaggi per raggiungere i quartieri di svernamento, il più delle volte posti in Africa a sud dell’Equatore. Pur
essendo una specie abbastanza rara, la sua distribuzione in Italia è piuttosto omogenea, e comprende sia una ristretta
fascia disposta per l’intera lunghezza di Alpi e Prealpi, sia ampie zone dell’Italia peninsulare, prevalentemente l’area
appenninica.

Particolarmente caratteristico il piumaggio del maschio, bianco nelle parti inferiori e nero, invece, in capo, ali e coda.
Fanno da contrasto evidenti macchie bianche poste su ali e coda, quindi una piccola formazione sotto agli occhi, e infine
il collare, bianco anch’esso, che prosegue dal collo per circondare l’intero dorso, altrimenti completamente nero.

Risaltano le abitudini prevalentemente forestali di questo uccello, legato in modo particolare, alle nostre latitudini, a
boschi di querce, faggi, tigli, ma anche castagneti e betulleti. Similmente ad altre specie dipende essenzialmente dalla
presenza di vecchie piante con cavità, ove trovare riparo e costruire il nido. Per il resto, si alimenta prevalentemente di
insetti, catturati abilmente in volo.

In Italia la sua presenza appare particolarmente legata ai vecchi castagneti e, più localmente, a querceti o faggete mature
posti a quote di poco inferiori ai 1.000 m. È in questi habitat che la specie raggiunge le densità più alte, ed è proprio la
sempre maggiore rarefazione di queste formazioni, lasciate decadere a vantaggio del bosco generico, a causare una delle
principali difficoltà per la popolazione italiana di Balia dal collare.

Prospettive

Il mantenimento di vecchie piante rimane una priorità per la conservazione di questa e altre specie forestali che nidificano
nelle cavità degli alberi. La prima indicazione utile per garantire un futuro a queste specie è dunque quella di diffondere
pratiche di gestione forestale sempre più attente e sensibili alle esigenze ecologiche della fauna selvatica.

Ad oggi, per esempio, le massime densità della specie si rilevano in quelle aree protette – come il Parco Nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise – dove il problema della salvaguardia delle vecchie piante è stato da tempo considerato una
priorità. Qui, nelle faggete del Parco, sono presenti fino a 1,2 coppie ogni 10 ettari, anche 3 coppie nelle situazioni più
favorevoli. Densità incoraggianti sono presenti anche sulle faggete dei Monti Reatini, a quote anche superiori – fino a
1.500 m – con circa 157-219 coppie stimate, pari a una densità di 2,8 coppie per km².

Non stupisce come densità importanti si rilevino soltanto laddove le pratiche di gestione forestale siano condotte nel
rispetto delle esigenze ecologiche della specie, con particolare riferimento alla salvaguardia delle piante più vecchie.
Un’alternativa è rappresentata dalla posa di cassette nido – anche se la loro dimensione e posizione può influenzare non
poco l’esito della riproduzione – che può rappresentare una soluzione in grado di compensare parzialmente, a medio
termine, la diminuzione di siti idonei per la specie.

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In termini di Valore di Riferimento Favorevole (FRV), è utile distinguere due popolazioni, una appenninica e una
alpina-prealpina. Ipotizzando tassi di mortalità medi pari al 60% il primo anno e al 45% successivamente, e considerando
un successo riproduttivo attorno al 70% – nonché una vita massima pari a 12 anni e un numero medio di pulcini involati
per coppia pari a 3,7 – si può stabilire una Minima Popolazione Vitale pari a 6mila individui, ossia 3mila coppie. Questa
soglia, proposta come Valore di Riferimento Favorevole (FRV) è da intendersi valida sia per la popolazione alpina che
per quella appenninica. Nei boschi d’alto fusto dell’Appennino centro-settentrionale, in particolare, occorre puntare al
mantenimento di densità di almeno 2-3 coppie ogni 10 ettari in aree idonee.

Minacce

Il calo consistente verificatosi a partire dagli anni Ottanta nell’intero settore prealpino è molto probabilmente da mettere
in relazione al susseguirsi di primavere fresche ed eccezionalmente umide, che hanno influito sul successo riproduttivo e
provocato, in definitiva, una contrazione di areale. Molto probabilmente il declino non si è arrestato neppure negli ultimi
anni, come dimostra la popolazione lombarda, praticamente scomparsa, mentre popolazioni più stabili si ritrovano tuttora
in Italia centrale, per esempio nel Lazio, con poco più di 500 coppie in provincia di Rieti, oppure in Basilicata dove la
specie è estremamente localizzata ma relativamente abbondante in alcune vecchie faggete montane.

Questi trend sono in gran parte spiegabili se si analizzano le peculiari esigenze ecologiche di questa specie che, per
costruire il nido, ha bisogno di vecchie foreste di querce, faggi, tigli, betulle ma soprattutto castagni, con ampia
disponibilità di vecchie piante con cavità. Piuttosto ridotta la fascia altimetrica di presenza, tra i 400 e gli 800 m sulle
Alpi, poco sotto i 1.000 m sugli Appennini, in pratica tutte quelle fasce in cui vi è – o meglio, vi era – relativa abbondanza
di vecchi castagneti in cui nidificare.

L’abbandono dei castagneti “a lungo termine”, infatti, o la loro conversione in impianti più giovani e a ricambio più
ravvicinato negli anni – con la conseguente impossibilità di formazione delle tipiche cavità nei tronchi – è probabilmente
la minaccia che più pesa sulla popolazione italiana di Balia dal collare. Il resto lo fa una gestione forestale raramente
attenta, al di fuori delle aree vincolate, alle esigenze ecologiche di questa come di altre specie di uccelli per le quali dalla
disponibilità di vecchie piante dipende l’intero ciclo riproduttivo.

Uno di questi è il Picchio rosso maggiore, che però per la Balia dal collare costituisce un importante predatore naturale di
uova e pulcini, insieme alla Martora e ai Grilidi. Come nel caso del Picchio, anche la Balia dal collare può nidificare in
formazioni artificiali come le cassette nido, anche se le sue dimensioni troppo ridotte possono influenzare negativamente
l’esito della riproduzione.

Stato di salute

La Balia dal collare mostra uno stato di salute relativamente buono nell’intera Unione Europea, che ospita circa
150-360mila coppie della specie, una popolazione grossomodo stabile negli ultimi 40 anni. Il giudizio sulla popolazione
comunitaria – pari a una frazione compresa tra il 5 e il 24% della popolazione continentale complessiva – è estendibile
anche a scala pan-europea, che potrebbe ospitare anche 1,4-2,4 milioni di coppie della specie.

L’Italia, con una popolazione stimata pari a 2-4mila coppie, ospita una frazione pari a non più dell’1% di quella
complessiva nidificante nell’Ue. Considerata stabile nell’ultimo decennio del Novecento, potrebbe essere in realtà in
significativo decremento, essendo le stime più recenti state riaggiornate a non oltre 1.000-3.000 coppie.

Alla popolazione nidificante, particolarmente protetta in Italia dalla legislazione venatoria, si aggiunge poi ogni anno un
congruo numero di individui in migrazione post-riproduttiva. I dati su ricatture e inanellamenti hanno mostrato una
particolare abbondanza in autunno di individui provenienti da aree piuttosto circoscritte della Germania meridionale e del
Baltico svedese.

Riguardo al contingente nidificante, sono probabilmente le fluttuazioni locali ma anche alcune estinzioni nelle zone
marginali dell’areale a spiegare la stima oggi più contenuta sulla consistenza della popolazione. In Piemonte, per esempio,
dove la decina di coppie stimate in provincia di Alessandria negli anni Ottanta sono praticamente scomparse. O in Val
d’Ossola, dove non sono state più osservate in anni recenti coppie riproduttive ma solo pochi maschi cantori.

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Semaforo

La contrazione di areale – con la scomparsa della Balia dal collare da diverse aree marginali – e la frammentazione e la
riduzione delle popolazioni soprattutto del nord Italia, determinano un quadro poco positivo per la specie. Nello
specifico, a pesare sulle popolazioni residue è la progressiva sostituzione o abbandono dei vecchi castagneti, e in
generale una gestione forestale non sempre attenta alla salvaguardia delle vecchie piante. L’ampia disponibilità di
grandi alberi con cavità rappresenta infatti una condizione per il completamento del ciclo riproduttivo di questa ed altre
specie forestali, che potrebbe essere favorita da una gestione più attenta dei boschi d’alto fusto.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione


Range* in contrazione cattivo
Popolazione localmente in calo; inferiore cattivo
all’FRV
Habitat della specie in calo e degrado (nord Italia) inadeguato
Complessivo cattivo

*Variazione della popolazione negli anni

Il decremento e degrado dei castagneti, uniti alla già ridotta dimensione delle popolazioni, determinano un quadro
particolarmente critico per la Balia dal collare nella “bioregione alpina e continentale”, in pratica nell’intera Italia
settentrionale, dove la persistenza della specie a lungo termine risulta fortemente a rischio.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione


Range* in leggera contrazione cattivo
Popolazione localmente in calo; inferiore cattivo
all’FRV
Habitat della specie in calo e in degrado cattivo
Complessivo cattivo

*Variazione della popolazione negli anni

Relativamente comune nei boschi maturi dell’Italia centrale, anche la popolazione appenninica è però attualmente al di
sotto dell’FRV. Tra le cause principali, una gestione forestale che al di fuori di alcune aree vincolate non tiene spesso
conto delle esigenze ecologiche della specie. Solo da una migliore e differente gestione dei boschi discenderà un
eventuale inversione di tendenza, mentre il quadro complessivo per la specie può dirsi abbastanza critico anche per
quanto riguarda la popolazione appenninica posta all’interno della “bioregione mediterranea”.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione


Range* variazioni in gran parte cattivo
sconosciute
Popolazione inferiore all’FRV cattivo
Habitat della specie variazioni poco conosciute inadeguato
Complessivo cattivo

*Variazione della popolazione negli anni

Canto

Inconfondibile per l’ampio collare bianco, questa specie si riconosce facilmente anche dal richiamo, acutissimo e

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composto da un lungo “trillo” fischiante, inframmezzato di tanto in tanto da brevi suoni più melodici, comunque acuti.
Specie forestale, condivide l’habitat con il più grosso Picchio rosso maggiore, che non di rado fa strage di uova e pulcini.
Entrambi però hanno un “nemico” comune: la gestione forestale indirizzata all’eliminazione delle vecchie piante.

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