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APPENDICE – ELEMENTI DI MEDICINA TRASFUSIONALE: REAZIONI TRASFUSIONALI E EMODERIVATI Le

trasfusioni possono dar luogo a complicanze classificate in base al criterio temporale di insorgenza:
  non emolitica, reazione allergica orticarioide,
Acute (se avvengono entro 24 ore): emolisi intravascolare acuta, reazione febbrile
reazioni anafilattiche, edema polmonare acuto da scompenso cardiaco, TRALI.

Ritardate (se la loro insorgenza si verifica dopo giorni o settimane dalla trasfusione): emolisi extravascolare, allo-
immunizzazione post-trasfusionale, GVHD, sovraccarico di ferro, trasmissione di agenti infettivi.

In base alla patogenesi dell’eventovengono invece classificate come:


 Reazioni di tipo non immune

Reazioni di tipo immune (se sono la conseguenza di una attivazione del sistema immunitario)

Reazioni di tipo non immune si possono manifestare:


Durante la terapia infusionale
Dopo la terapia infusionale

Reazioni di tipo immune comprendono:


Sindrome brivido-ipertermia (dovuta alla presenza di leucoagglutinine acquisite per immunizzazione precedente del paziente, è
necessario somministrare globuli rossi filtrati).
16/12/2016

Porpora trombocitopenica post-trasfusionale


Reazioni allergiche: orticaria, prurito, asma (dipendono dalle componenti plasmatiche, somministrare globuli rossi lavati)
Reazioni emolitiche trasfusionali

IDENTIFICAZIONE DELLE REAZIONI


Le reazioni trasfusionali vengono identificate e classificate quando presenti uno o più dei seguenti segni e sintomi:

Reazione emolitica: dolore in sede di infusione, febbre, shock, dolore lombare, brividi, oliguria, emoglobinuria,
sanguinamento, arresto cardiaco.
Reazione febbrile non emolitica: aumento di temperatura di 1 °C o più durante o in seguito alla trasfusione e senza
nessun’altra causa.
Reazione da contaminazione batterica dell’unità: shock, febbre elevata, coagulazione intravascolare disseminata,
insufficienza renale, delirio, vomito con striature ematiche, diarrea, dolore muscolare.
Reazione allergica del tipo orticaria: pomfi, eritema locale, prurito.
Reazione allergica del tipo anafilattico: shock, tosse, insufficienza respiratoria, instabilità pressoria, nausea, dolore
addominale del tipo colico, vomito, perdita di coscienza dopo infusione di pochi millilitri di sangue in assenza di febbre
(che può comparire 50-60 minuti dopo).
TRALI (Transfusion Related Acute Lung Injury): insufficienza respiratoria con quadro clinico e radiologico di edema
polmonare non cardiogeno (ARDS), senza sofferenza cardiaca.
Sovraccarico circolatorio: quadro di scompenso cardiaco acuta con edema polmonare cardiogeno.
Coagulopatia: quadro di coagulopatia da diluizione nel caso di trasfusione massiva senza contemporaneo supporto di
plasma fresco congelato mentre nella trasfusione di emazie incompatibili può verificarsi un quadro di coagulazione
intravascolare disseminata.
Ipotermia: si verifica solo nel paziente gravemente compromesso che ha perso la capacità termoregolatoria e che viene
trasfuso in maniera massiva (le unità di emazie NON devono venir routinariamente portate a temperatura ambiente
prima della trasfusione tranne nel caso suddetto)
Tossicità da citrato: il citrato, utilizzato come anticoagulante, se trasfuso in grandi quantità come nel caso della
trasfusione massiva può portare in un organismo già compromesso ad una situazione di alcalosi metabolica.
Iperkaliemia: le emazie concentrate riportano un progressivo danno da conservazione a livello della membrana
cellulare con rilascio del potassio intracellulare.

REAZIONI EMOLITICHE TRASFUSIONALI


Oggi piuttosto rare, sono provocate dall’infusione di sangue immunologicamente incompatibile. Possono comportare:
Distruzione dei Globuli Rossi del donatore
Distruzione dei Globuli Rossi del ricevente

Distruzione dei GR del donatore


Nel caso di errore di tipizzazione del gruppo o scambio di sacche, l’emolisi può essere provocata da anticorpi naturali verso il
sistema ABO. Questi anticorpi sono IgM, possono fissare il complemento e danno emolisi intravascolare. Immediatamente
dopo l’inizio della trasfusione il paziente riferisce: cefalea, dolori lombari, nausea, vomito, palpitazioni, tachipnea, brividi,
ipotensione, febbre. Sono presenti tutti i segni di emolisi intravascolare:
Diminuzione aptoglobina
Emoglobinuria
Ittero (entro 12 ore)
Il rischio più grave è quello di shock irreversibile con insufficienza renale acuta da necrosi tubulare. Nel caso di paziente
politrasfusi, l’emolisi può essere provocata da anticorpi dovuti a precedenti immunizzazioni e diretti soprattutto contro il sistema
Rh, Kell, Duffy e Kids. Questi anticorpi sono IgG e danno emolisi extravascolare. Il paziente manifesta nausea, brividi, febbre. Il
rischio di shock e insufficienza renale è raro.
In entrambi i casi la gravità della reazione dipende dalla quantità di globuli rossi trasfusi e dal titolo anticorpale.

Distruzione dei GR del ricevente


un’evenienza molto rara che si verifica qualora sangue di gruppo O contenente anticorpi anti-A o anti-B a titolo elevato
(1:200/300), venga trasfuso ad un paziente di gruppo A o B. In alcuni casi la reazione di emolisi può risultare ritardata (da 3 a 15
gg dopo la trasfusione) e manifestarsi con ittero e riduzione dell’emoglobina. Ciò si verifica soprattutto in pazienti già
precedentemente immunizzati (trasfusioni, gravidanze...) con anticorpi a titolo molto basso, non accertabili con le comuni
tecniche.

TERAPIA PER INCIDENTE TRASFUSIONALE


Il sospetto di incidente trasfusionale impone:
Sospensione immediata della
trasfusione In caso di reazione allergica:
Antistaminici
Antipiretici
Corticosteroidi
In caso di CID:
Eparina
Infusione di fattori plasmatici della coagulazione, ATIII, piastrine, fibrinogeno provvedimenti da adottare in caso
di shock o insufficienza renale acuta.

EMODERIVATI
Il sangue intero appena prelevato mantiene tutte le sue proprietà per un limitato periodo di tempo: 24 ore. Per tale motivo le
unità di sangue intero deve essere considerata esclusivamente come fonte di materiale e non usata, escluso rarissimi casi, per
essere direttamente trasfusa. Le unità di sangue intero devono essere “lavorate” con centrifughe refrigerate in maniera da
separare i loro componenti. Da una unità di sangue intero è possibile ottenere:

Globuli rossi concentrati: si ottengono dal sangue intero mediante la rimozione di parte del plasma, senza ulteriori
manipolazioni. Sono utilizzabili entro 45 giorni. Vengono usati per i soggetti con carenza di emoglobina (anemici).
Vanno conservati ad una temperatura tra +2 e +6 gradi centigradi.
In seguito ad ulteriori lavorazioni, dai globuli rossi concentrati si possono ottenere:
Globuli rossi concentrati privi di buffy coat (cioè privi della maggior parte dei globuli bianchi e delle piastrine),
riducendo in tale maniera le reazioni febbrili dovute ai globuli bianchi; vanno conservati ad una temperatura tra +2 e
+6 gradi centigradi.
Sono utilizzabili entro 45 giorni.
Globuli rossi concentrati lavati (cioè privi delle proteine presenti nel plasma): si riducono le reazioni febbrili da eventuale
allergia alle proteine; vengono prodotti appunto per pazienti con problemi di allergia alle proteine del plasma.
Globuli rossi concentrati filtrati (cioè privi di tutti i globuli bianchi): in questo caso vengono adoperati particolari
filtri che trattengono i globuli bianchi rimasti nelle unità di globuli rossi concentrati. Vengono adoperati nei pazienti
che devono ricevere molte trasfusioni (talassemici, politrasfusi); in tale maniera vengono ridotte o eliminate del tutto
le reazioni febbrili dovute ai globuli bianchi.
Globuli rossi concentrati filtrati pre-storage: si ottengono utilizzando particolari filtri per trattenere i globuli bianchi,
trattando il sangue ancora intero e prima della conservazione nelle frigoemoteche. Servono per ridurre ulteriormente
le reazioni di tipo febbrile legate a sostanze liberate dai globuli bianchi.

Plasma fresco congelato: è il secondo emocomponente prodotto normalmente dalla lavorazione del sangue intero; è costituito dal
plasma che contiene tutti i fattori della coagulazione e piccole quantità di proteine e albumina. Viene adoperato per i pazienti con
problemi di coagulazione. La quantità di plasma che si può ottenere da una unità di sangue intero è di circa la metà di quello che si
ottiene da una donazione di plasma tramite aferesi; per questo motivo, per la terapia di pazienti adulti,
meglio utilizzare unità di plasma ottenute tramite separatore cellulare. Va congelato entro 3 ore dal prelievo e va conservato
a –30 °C: può essere utilizzato entro 6 mesi.
Piastrine da singolo donatore (piastrine random): utilizzando particolari procedure di centrifugazione, si possono ottenere dal
sangue intero anche dei concentrati di piastrine che vengono definiti random; però, per ottenere una quantità idonea alla
trasfusione di un soggetto adulto, sono necessari 6 concentrati piastrinici random, che espongono il paziente ad un rischio infettivo e
immunologico 6 volte maggiore a quello di un concentrato piastrinico ottenuto mediante separatore cellulare (vedi sotto:
piastrinoaferesi). Vanno conservate a temperatura ambiente e in agitazione continua; vanno usate entro 5 giorni dal
prelievo ed entro 6 ore dalla preparazione.
Buffy coat: come abbiamo visto sopra, il buffy coat (cioè globuli bianchi e piastrine sospese in una piccola quantità di globuli
rossi e di plasma) rappresenta uno scarto della produzione di globuli rossi concentrati; però anche lo scarto può essere
utilizzato; infatti possono essere prodotti (in situazioni di emergenza e tramite particolari procedure) dei concentrati
piastrinici che hanno le stesse caratteristiche dei concentrati piastrinici random. Vanno conservati a temperatura ambiente e
in agitazione continua; vanno usati entro 5 giorni dal prelievo ed entro 6 ore dalla preparazione.

CHI PUÒ DONARE SANGUE INTERO?


Tutte le persone sane la cui età è compresa tra i 18 e i 65 anni di età e i cui test virologici (HBsAg, HIV, HCV, VDRL- vedi sotto) e
laboratoristici siano negativi o nella norma. Inoltre i valori dell’emoglobina (vedi sotto) devono essere superiori a 13.5 gr/dl per
l’uomo e a 12.5 gr/dl per la donna.

QUANTO SANGUE VIENE PRELEVATO?


L’attuale legge prevede un prelievo di 450mL+/-10%.

OGNI QUANTO TEMPO SI PUÒ DONARE IL SANGUE INTERO?


Secondo la legge italiana possono donare ogni 3 mesi gli uomini e le donne non in età fertile; ed ogni 6 mesi le donne in età fertile.

QUANTO DURA UNA DONAZIONE DI SANGUE INTERO?


La donazione di sangue intero dura mediamente dai 6 ai 10 minuti; avviene per caduta dal donatore alla sacca di raccolta che è
posizionata in basso rispetto al donatore. La durata della donazione dipende essenzialmente dal calibro della vena del donatore.

COSA SIGNIFICA PLASMAFERESI? Afero significa: portare via da... Nel caso nostro si tratta di portare via dal sangue, con l’ausilio
di un separatore cellulare, la parte non corpuscolata e cioè il plasma.

COSA SIGNIFICA PLASMAPIASTRINOAFERESI? Portare via dal sangue, con l’ausilio di un separatore cellulare, il plasma in una
sacca e le piastrine in un'altra sacca.

COSA SIGNIFICA PIASTRINOAFERESI? Portare via dal sangue, con l’ausilio di un separatore cellulare, le piastrine.

COSA SIGNIFICA LEUCOAFERESI? Portare via dal sangue, con l’ausilio di un separatore cellulare, i globuli bianchi.

COSA SIGNIFICA ERITROPLASMAFERESI? Portare via dal sangue, con l’ausilio di un separatore cellulare, la parte corpuscolata
più abbondante e cioè i globuli rossi in una sacca e in un'altra sacca il plasma.

COSA SIGNIFICA ERITROAFERESI? Portare via dal sangue, con l’ausilio di un separatore cellulare, la parte corpuscolata
più abbondante e cioè i globuli rossi in una sacca o in due sacche separate.

COSA SIGNIFICA ERITROPIASTRINOAFERESI? Portare via dal sangue, con l’ausilio di un separatore cellulare, la parte
corpuscolata più abbondante e cioè i globuli rossi in una sacca e in un'altra sacca le piastrine

COSA SIGNIFICA STAMINOAFERESI? Le cellule staminali o totipotenti sono presenti anche nel sangue periferico e si possono
prelevare con il separatore cellulare per essere poi trasfuse a scopo trapiantologico.