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Zerai Deres (in amarico: ???? ???, Z�r?'ay?

D�r�s, a volte traslitterato Zeray o


Zer'ai e Derres o Deress; Hazega, 1914 � Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1945)
� stato un traduttore e patriota eritreo considerato nella sua patria e in
Etiopia[1] un eroe nazionale[2] dell'anticolonialismo[3] e dell'antifascismo[4].

Nel 1938 fu protagonista a Roma di un fatto di sangue che in patria fu considerato


come un episodio di protesta contro il colonialismo italiano,[5] in seguito al
quale fu condannato all'internamento in un ospedale psichiatrico giudiziario, in
cui rimase per sette anni fino alla morte.[6] Il gesto, mitizzato nel dopoguerra,
[7] � considerato dalla storiografia eritrea ed etiope un evento collegato alla
resistenza etiopica contro l'occupazione italiana.

Negli anni 1970 venne insignito postumo del titolo onorifico di degiasmacc,[8]
massimo titolo dignitario militare etiope.

Primi anni
I primi fratini cappuccini eritrei con i loro superiori a Sagan�iti il 6 novembre
1934: Zerai Deres (quarto da sinistra in alto e contraddistinto con il numero 3)
prese il nome di Francesco da Adiyeheys.

Zerai Deres, di etnia tigr�, nacque nel 1914 (il 1908 secondo il calendario
etiopico) nel comune di Hazega, nel kebel�[N 1] di Adiyeheys, nella provincia di
Serae, all'epoca facente parte della colonia eritrea italiana. All'et� di due anni
rimase orfano di padre, cosicch� la famiglia si trasfer� ad Hazega, villaggio di
origine della madre.[9] Convertitosi alla fede cattolica, studi� presso le scuole
italiane della colonia, dove impar� la lingua italiana.[10]

Il 6 novembre 1934, insieme ad altri tredici giovani eritrei, entr� con il nome di
Francesco da Adiyeheys nel primo seminario serafico dei frati cappuccini di
Sagan�iti,[11][12] fondato da padre Prospero da Milano. Abbandon� quindi gli studi
per trovare impiego come interprete.[12]

Il 6 ottobre 1936, firmandosi come "Un indigeno" invi� una lettera di protesta
all'editore del Corriere dell'Impero di Asmara[13][14][15], il quale aveva proposto
l'abolizione di qualunque forma di promiscuit� con gli "indigeni". Secondo Zerai, i
nativi avevano fornito agli italiani i mezzi necessari per il loro sopraggiungere:
[13][15] nella sua ottica, il fraintendimento di quelli che per lui erano cos�
tanti meriti e atti di eroismo compiuti a favore dell'Italia poteva essere
indicativo solo di un governo straniero e imperialistico.[13][15]

�Gli indigeni di cui tanto schifi la presenza, molte volte si gloriarono di essere
sudditi d�Italia. In Libia, in Somalia e nella recente guerra contro la loro
Patria, in estranei cimenti, vi fecero scudo del loro petto, e talvolta perdettero
anche la vita. Io vi posso assicurare, senza incorrere in nessuna esagerazione, che
gli indigeni costituirono per Voi, un mezzo di conquista. La misconoscenza a tanti
meriti ed eroismi a pro dell�Italia, non pu� essere che di un Governo prettamente
straniero ed imperiale.�
(Un indigeno, Corriere dell'Impero, 6 ottobre 1936[16])

Nell'aprile 1937, poco prima di partire per l'Italia, si spos�[17] con una ragazza
chiamata Alemash, conosciuta a Sagan�iti.[12]

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