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Sa Morte Secada – Avvoltoi, Sciamani e Circoli

Megalitici. 2
di Giorgio Lecchi

Volevo riprendere il discorso fatto all’inizio dell’articolo sulle interpretazioni che sono state date ad
alcuni manufatti e dipinti di Catal Huyuk, perché potrebbero essere utili a prendere in
considerazione strade diverse da quelle percorse fin ora, non considerandoli scontati e vedendoli
sotto un altro aspetto.

Per esempio si parla sempre di dee madri, dee partorienti, di simboli come il toro paredro della dea,
di dee avvoltoi ma siamo sicuri dell’interpretazione data? Alcuni studiosi dicono che le “dee
partorienti” che non presentano tracce femminili, anche quella che, per esempio, sembra partorire
un bucranio, non sono dee madri.

Sembrerebbero molto più simili ad alcuni animali in altorilievo di Gobekli, Nevali Cori o ai glifi di
Jerf al Ahmar, certe protuberanze sui muri di alcuni ambienti di Catal H. che Mellaart aveva
definito come mammelle, all’interno contengono delle ossa di vari animali tra cui cinghiali,
avvoltoi, ecc., i tipici animali che accompagnano i viaggi dello sciamano come se fossero sue
visioni che fuoriescono dai muri.

Le figure di animali e di animali misti a caratteristiche umane non potrebbero rappresentare


divinità, demoni o mostri?

Il bestiario presente in altorilievo a Gobekli Tepe come serpenti, leopardi, leoni e altri animali
feroci, è, in alcuni casi, collocato come a fungere da deterrente per incauti visitatori o contro forze
del male ultraterrene, cioè ha funzione apotropaica. Per esempio nella struttura C si è potuto
ricostruire una specie di dromos che portava all’interno del circolo dedicato ai cinghiali (visto il
numero impressionante delle rappresentazioni contenute) del tempio di Gobekli T. L’entrata era
molto simile, con i sui doppi muri paralleli, la sua porta megalitica strutturata ad U e con,
all’entrata, posto di lato, un animale predatore con la bocca digrignante messo a guardia( molto
probabilmente, doveva esserci la coppia nell’altro lato) agli ingressi delle tombe a tumulo micenee
o alle porte urbiche di città ittite.

Apro una breve parentesi, ci sono affinità strutturali e stilistiche (forse anche di utilizzo ma che in
questo articolo non posso approfondire) con i templi megalitici di Malta oltre al già citato, in
precedenti lavori, sito delle “Taule” nelle Baleari ma per quanto concerne alcune monumentali
aperture di accesso ci sono stupefacenti similitudini. La ‘porta’ del tempio di Hagiar Quim è
identica, in modo sconcertante, a quella della struttura B di Gobekli Tepe come descrive lo studioso
Felice Cesarino:” entrambe tagliate in un solo blocco, sono dotate di un bordo a colletto, con angoli
superiori netti a 90° ed inferiori arrotondati. Sempre a Malta, sui megaliti di Tarxien compaiono
scolpiti ad altorilievo alcuni animali: una teoria di stambecchi, due tori e una scrofa. Vedremo, di
seguito, come questo sia uno dei caratteri precipui dei monoliti di Gobekli”. A queste porte io
aggiungerei anche la porta megalitica del cerchio di Pranu Muttedu costruita anch’essa in un unico
blocco di pietra.
Porta monumentale Pranu Mutteddu ha similitudini con quella di Gobekli T. e delle Baleari

Mentre per quello che concerne le raffigurazioni con più soggetti, sui pilastri di Gobekli T, abbiamo
più che una rappresentazione araldica o apotropaica, per come sono disposti, si potrebbe pensare a
una narrativa per cui i diversi serpenti, ragni, avvoltoi, leoni potrebbero essere entità malefiche che
si mischiano a quelle benefiche a rappresentare scene mitologiche.

Non potrebbero invece i tori e le dee di Catal H. non essere ancora le divinità ben definite che poi
ritroveremo perfino in Sardegna ma un passaggio o reminiscenza di un mondo ormai diventato
leggenda, un periodo d’oro che non tornerà più?

Passiamo ora a delle figure che possono aiutarci a comprendere, siamo qualche millennio più
avanti, età di Obeid ovvero nel V/IV millennio A.C. Su sigilli soprattutto iraniani abbiamo la figura
del demone capra, metà uomo e metà animale con testa caprina e scarpe a becco. Ha intorno a sé
serpenti e scolopendre che tende ad ammansire o dominare. Gli studiosi parlano di prime entità
sovrannaturali del Vicino Oriente ma come facciamo a capire se parliamo di un dio o di un demone,
che caratteristiche devono avere per definirsi tali?

Un dio lo si prega, si fanno sacrifici in suo onore, di solito ha un nome, il demone dal greco δαίμων,
è un essere che sta a metà strada tra il divino e l’umano.

In Esiodo, vissuto tra i secoli VIII e VII a.C., il demone è lo stato post mortem che assumono gli
esseri della prima generazione aurea quella di Crono, divennero protettori del genere umano dopo
che Zeus, sopraffatti dal sonno, li trasformò quindi in demoni:

” «Poi, dopo che la terra questa stirpe ebbe coperto, essi sono, per volere del grande Zeus, dèmoni
propizi, che stanno sulla terra, custodi dei mortali, e osservando le sentenze della giustizia e le
azioni scellerate, vestiti di aria nebbiosa, ovunque aggirandosi sulla terra, dispensatori di ricchezze:
questo privilegio regale posseggono»

(Esiodo, Le opere e i giorni traduzione dal greco da Cesare Cassanmagnago).


Torniamo in Mesopotamia e facciamo un po’di chiarezza sulla definizione di demone – mostro,
cioè quelle entità che incorporano caratteristiche di animali miste a fattezze umane. I mostri
camminano a quattro zampe, i demoni su due, queste rappresentazioni hanno origine dal periodo
fine Halaf/Obeid, Uruk V fino agli inizi del millennio A.C. per passare al II millennio (periodo
Accadico) con la formazione di esseri strutturati e ostili, che vengono presi e puniti come
dimostrazione di forza della regalità accadica.

In
alto Dea Gobekli Tepe, Pazuzu Demone Babilonese, Divinità di Alatri, Sacerdotessa Sarda in
posizioni analoghe

Nel periodo proto babilonese abbiamo in contrasto sia entità benevole che malevole ed arriviamo al
neo Babilonese con demoni dalla testa di animale sotto forma di forze spaventose e personalizzate
come Pazuzu e Lamathsu, non abbiamo ancora però l’anello che colleghi questi personaggi con
quelli del neolitico anche se qualcosa è presente a Catal Huyuk dove abbiamo degli esseri che
dominano su animali. Compaiono a Nevali Cori statue di uomini uccello e a Gobekli T i totem di
esseri ibridi non bene identificabili che non possono, al momento, essere ancora considerati demoni
o mostri.
Ci sono altre manifestazione di questi demoni con testa di animale addirittura nel Sahara, uomini
con testa di cane dalle forze sovrumane che spostano animali giganteschi. Abbiamo le
rappresentazioni dell’arte rupestre dell’Arabia nord occidentale cosiddetta di Jubba, dove sono
rappresentati di nuovo, come nei sigilli mesopotamici, esseri con testa di capra o in Turchia a Latmo
esseri con testa a forma di M e di T anch’essi somiglianti ai demoni capra come il sigillo di Tepe
Gyan con due demoni capra con in mezzo un essere anfibio, in atteggiamento danzante molto simile
al vaso di Nevali Cori, tutti di un periodo che precede l’età del bronzo. Rimaniamo in ambito proto-
elamita, ci sono altri sigilli di questo tipo tipici della cultura Obeid con demoni capra antropomorfi
con le mani alzate, con segni sulle pelli che ricoprono il corpo, uno sembra avere il comando su dei
serpenti, che potrebbe richiamare l’immagine della Potnia Theron, un altro stringe invece due
uccelli che sembrerebbero avvoltoi (avvalorato dal fatto che, anche se successivamente, questa fu
una zona dove si praticava la scarnificazione).

Demone Alato Mesopotamico Demone Monte Latmos Turchia

Non abbiamo ancora nessuna congiunzione reale tra queste figure, non possiamo quindi ritenerle
ancora demoni, divinità o mostri afferma Klaus Schmidt, io non ne sono così convinto anche perchè
una risposta ce la potrebbero dare ancora una volta i rituali sciamanici come quello scarnificatorio e
il passo di Esiodo sopra citato che a me ricorda appunto le caratteristiche di queste figure alla
ricerca di uno stato di post mortem per potersi connettere con le anime degli antenati o col mondo
dell’aldilà, per intenti profetici o anche protettivi/curativi.

Se le rappresentazioni di Catal Huyuk e di Gobekli T. le vediamo nell’ottica dei rituali che venivano
compiuti in quei luoghi sacri cioè culto dei crani, scarnificazioni, rituali di guarigione, di
comunicazione con gli antenati, di culti astrali, le figure di questi animali, di cui alcuni con
sembianze umane, possono assumere anche un significato diverso, cioè gli animali diventano gli
accompagnatori o le reincarnazioni degli sciamani nei loro viaggi estatici.

Questa tesi è suffragata da questi esseri metà uomini, metà animali, quasi sempre con testa di
animale e la parte inferiore umana. Userò le parole di Klaus Schmidt che mi sembrano assai
esplicative” Lo sciamano delle società di cacciatori, documentato su base etnografica, segue spesso
lo stesso schema di base. Attraverso la danza e l’assunzione di droghe egli va in trance. In questo
egli crede di trasformarsi in un animale e di poter entrare in contatto con le forze di un altro mondo.
La danza quindi costituisce una parte importante del rituale.

Se si vuole rappresentare figurativamente questo concetto, è quasi obbligatorio che esso venga
espresso per mezzo di un corpo antropomorfo che si muove su due gambe. La testa di animale rende
manifesta la trasformazione, appunto in un animale. Ciò spiega perché ci imbattiamo sempre in
corpi con testa di animale e mai in animali con testa di uomo.

Le figure dotate di testa di animale quindi non sono da interpretare come uomini travestiti da fiere
ma rappresentano piuttosto lo sciamano che si è trasformato in bestia. Per questo motivo talvolta
vengono rappresentate anche le zampe dell’animale in cui egli di volta in volta si trasforma.”

Una prova importante di quello che stiamo affermando sono gli scavi effettuati negli anni 50 in
località Shanidar ai piedi di monti Zagros in Kurdistan, dai paleontologi americani Ralph e Rose
Solecki.

Cosa hanno trovato in queste caverne, suddivise in 16 livelli per una copertura di un periodo di
100.000 anni? Sono state rinvenute ossa di vari animali, quello che più interessa la nostra ricerca
sono il rinvenimento di teschi di capra e resti di uccelli predatori, quasi tutte ali deposte
volontariamente nell’unica struttura in pietra del sito perlopiù coperti di ocra rossa (come avveniva
in diverse sepolture umane nel neolitico).

Dagli studi effettuati risultò che gli uccelli erano aquile ma soprattutto avvoltoi tra cui il grifone
euroasiatico, le ossa identificate quasi tutte come ali che avevano l’articolazione, al momento della
sepoltura, con segni di selce a dimostrazione del fatto che erano state troncate con uno strumento
affilato. Erano state private della carne e delle piume, inoltre non trovarono tracce di combustione
per cui si esclude che fossero stati cotti per essere mangiati. Vicino vi erano crani di capra il che
fece pensare a una sorta di cerimonia cultuale. La datazione risale al 8.870 A.C(effettuata con
carbonio 14).

I quindici crani caprini invece cosa rappresentavano? Ci sono diverse tradizioni sia Kurde che
Yezidi che parlano di vigilanti una sorta di figura gigante, una via di mezzo tra l’angelo e il demone
o nel Pentateuco dove si narra che una volta l’anno si porta nel deserto un capro e lo si sacrifica in
onore di “Azazel e” Semyaza” per espiare i peccati del popolo ebreo.

Nella bibbia si parla di questi esseri mostruosi a cui venivano dedicati culti osceni. Alcuni studiosi
vedono questi esseri come dei giganti con fattezze caprine e umane e questo può ricondurre alla
descrizione di uno sciamano. Interessante è anche un culto accado dove si celebra un demone capra
di nume UZ simile al nome ebreo visto prima, tra l’altro azza, uzza in ebraico significa la forza
mentre uz in accadico vuol dire capra. In una tavoletta trovata a Sippar, in Iraq, il demone
antropomorfo compare ricoperto di pelli di capra su un trono e cura la rivoluzione di un disco solare
per mezzo di una corda.

Questa scoperta fa da ponte al culto di Gobekli T. e lo collega a quello di Catal H., il popolo kurdo
attribuiva, evidentemente, grande importanza all’avvoltoio e i ritrovamenti sono la prova che il tutto
faceva parte di un corredo rituale che sarebbe servito per creare, probabilmente, costumi e oggetti
per gli sciamani.

Una prova ulteriore viene, oltre che dal nostro protagonista, da altri volatili e da un articolo
pubblicato nel 2003 da Nerissa Russell e Kevin J. McGowan studiosi delle Università di Cambridge
e Oxford. Riguarda un ritrovamento avvenuto in un tumulo della zona orientale di Catal H. Hanno
rinvenuto corna di bovidi e capre selvatiche, una testa di cane, una testa di mazza in pietra e cosa
più importante un’ala di gru.

Sciamani con piume di gru

Già queste associazioni di bovini, canidi e gru da sole potrebbero essere una correlazione degna di
nota con la rappresentazione del secondo pilastro di Göbekli Tepe ma l’analisi dell’ala con ancora
le piume attaccate e segni di selce sulle ossa è la cosa più interessante. I tagli mostrano la volontà di
aver separato l’ala dalle articolazioni e di aver praticato fori che l’attraversano da parte a parte in
modo che l’ala avrebbe potuto essere montata su un sacco di cose, gli autori suggeriscono,
plausibilmente, che potrebbe aver costituito parte di un costume: le fibre che attraversavano i buchi
potevano facilitare il montaggio su una spalla di un uomo.

Uno degli aspetti più intriganti sono le danze che compiono le gru che sono famose proprio perché
il loro movimento ritmico serve a scopi di socializzazione e accoppiamento ma anche per
scongiurare l’aggressività. Questo è un’animale che i raccoglitori e cacciatori di Gt e non solo
vedevano come molto vicino alla loro sensibilità ma sembra che rivestisse un ruolo importante e
non sorprenderebbe che nel neolitico ci fossero dei rituali a lui dedicati. Resti di ossa di questi
volatili sono stati trovati anche a Gerico, Catal H.e Gobekli T.

Sempre a Gobekli T oltre i rilievi del pilastro 2 con le gru dalle gambe umane, abbiamo anche altri
pilastri: il 33 e il 38 con simili rappresentazioni. Altri dipinti del genere sono presenti in Siria, nel
sito di Bouqras dove 18 gru incise ripetutamente, danno l’idea che danzino. Infine a Catal H. ci
sono coppie di gru dipinte una di fronte all’altra che potrebbero essere collegate al simbolismo dei
pilastri gemelli di GT.

La rappresentazione delle gambe umane evoca in qualche modo l’impressione di persone


mascherate (cosa che non sorprenderebbe, data la scoperta di diverse maschere di pietra a Göbekli
Tepe), ma rimane la raffigurazione ancora piuttosto simile a un uccello a causa delle tre (o quattro)
dita dei piedi .Quindi ritorniamo all’ipotesi di Schmidt che suggerì non solo di identificarlo come
uomo in costume che compie dei riti ma di vederlo nell’ottica di rituali sciamanici e incarnazioni in
animali totemici che non si fermano al solo avvoltoio e toro ma includono altri animali che avevano
una certa importanza come per esempio il serpente o la volpe della quale sono state trovate, sotto al
pilastro con il perizoma di pelle di volpe del circolo D, le ossa della coda proprio di una volpe che
fanno pensare a un ennesimo costume per questi rituali.

Pilastro da Gobekli Tepe con Toro e Gru con gambe


umane (sciamano?)

Lo sciamano oltre che conoscitore di suoni e danze, a volte, è anche artista perchè è stato addestrato
a rappresentare questi animali spesso su pareti di roccia o sulle pareti di ambienti come a Catal
Huyuk dove, forse, Mellaart aveva sbagliato a definire mammelle le protuberanze sulle pareti e a
ritenere tutto ciò residui di simboli funerari. Queste protuberanze contenevano becchi, mandibole,
crani di vari animali selvatici quindi, come ritiene Lewis-Williams, sono teste che fuoriescono dal
muro, evocate dagli sciamani; lo sciamano trasformatosi in bestia lui stesso, per svolgere
determinati compiti, ha bisogno di ottenere forze sovrumane.

Inoltre, analizzando un pilastro del cerchio D, forse il più rappresentativo per la presenza degli
avvoltoi e dell’ uomo itifallico privo di testa che ci hanno portati a legarli al rituale di
scarnificazione, si possono fare altre considerazioni in virtù della presenza delle tre misteriose
borse, come ha fatto lo studioso Ozgur Etli che dice:” le 3 borse o canestri potrebbero rappresentare
3 periodi dell’anno in cui avvengono eventi particolari, cosa riscontrata per esempio nel Pentateuco
(Torah), i tre canestri sono definiti come “tre giorni”. Forse simboleggiano tre giorni specifici
dell’anno. I tre canestri potrebbero riguardare le porte in tutto l’orizzonte a “due solstizi e il punto
dell’equinozio” verso est / ovest. Il pilastro con questo simbolo guarda in direzione est.
I motivi di questo pilastro – dal basso verso l’alto – possono rappresentare la corsa dello spirito
dello sciamano dopo la morte, prima della rinascita. Vivere la morte e la rinascita è il passaggio più
importante per ottenere il potere sciamanico. Questo, forse, sta all’origine dell’ascesa celeste di
Etana nella mitologia sumera. L’avventura di Etana nel cielo sul dorso dell’aquila rappresenta il
volo dello sciamano per il mondo superiore.

Cilindro Sumero con Entità Alate

Nello sciamanesimo turco, lo spirito degli sciamani resuscita tre volte, solo nei giorni 21 Giugno,
21 Marzo / 23 Settembre e il 21 dicembre in cui gli sciamani beneficiano delle energie presenti in
questi periodi.

La mia ipotesi invece vede in quei contenitori, la borsa della medicina. Gli sciamani avevano
oggetti sacri che utilizzavano nei loro rituali, abbiamo accennato al tamburo, ai sonagli, al flauto e
infine al contenitore dei poteri dello sciamano, un estensione di lui, serviva per chiamare gli spiriti,
per muovere energie, era in genere fatto da tessuto intrecciato, come lo stesso omphalos. Il fatto che
siano tre potrebbe richiamare i tre mondi in cui operava lo sciamano, e comunque avere nello stesso
tempo valenze astronomiche, infatti esiste una ruota detta della medicina che sarebbe una sorta di
osservatorio astronomico celeste (utilizzata da varie tribù sciamaniche), dove, i vari pilastri come
quelli di Gobekli T., puntavano specifiche stelle e pianeti in determinati periodi dell’anno. Per
giunta il 3 ricorre, come abbiamo visto diverse volte, in molti monumenti sardi, chissà che non
siano ricordi ancestrali sciamanici.

Ritorniamo all’ipotesi dello studioso turco che dice:” Il pilastro-18, che viene identificato come una
statua antropomorfa, ha una pelle di leopardo sul ventre. Essa non solo simboleggia un uomo
cacciatore, ma c’è molto di più. A mio parere, la pelle di leopardo simboleggia il potere cosmico
dello sciamano. Nei miti egizi, la dea dell’astronomia Seshat indossa sempre una pelle di leopardo
che rappresenta le stelle del cielo. Posso indicare chiaramente che gli sciamani del Paleolitico,
Neolitico in seguito, si erano trasformati in divinità della mitologia egiziana e sumera”.

A questo punto mi pongo una domanda:”I famosi serpenti di diversi pilastri come nel pilastro L,
quasi tutti rivolti verso il basso e uno verso l’alto, la stessa griglia di serpenti, scambiata
inizialmente per onde marine con vicino un quadrupede forse un ariete, potrebbero rappresentare, le
forze terrestri che scaturiscono dal basso cioè telluriche e le forze cosmiche dei pianeti e delle stelle
a seconda della direzione dei serpenti?

Sulla rete Klaus Schmidt e i suoi collaboratori, che hanno scoperto essere un intreccio di serpenti
sempre sul medesimo pilastro, ma non è l’unica, fanno un’interessantissima ipotesi sul primo
“capro espiatorio” della storia umana, si chiedono se questa rappresentazione non voglia illustrare
un rito tramandato dal mondo ittita dal II millennio A.C. e in seguito ebraico, aggiungo io, come
visto prima. Ritengono la rete dei serpenti un intreccio di forze oscure, maligne che vengono
“caricate” sul dorso dell’animale che alla fine del rituale viene condotto nel deserto e abbandonato
al suo destino con tutto il carico di negatività.

Ritorniamo all’ipotesi dello studioso turco che dice:” Il pilastro-18, che viene identificato come una
statua antropomorfa, ha una pelle di leopardo sul ventre. Essa non solo simboleggia un uomo
cacciatore, ma c’è molto di più. A mio parere, la pelle di leopardo simboleggia il potere cosmico
dello sciamano. Nei miti egizi, la dea dell’astronomia Seshat indossa sempre una pelle di leopardo
che rappresenta le stelle del cielo. Posso indicare chiaramente che gli sciamani del Paleolitico,
Neolitico in seguito, si erano trasformati in divinità della mitologia egiziana e sumera”.

A questo punto mi pongo una domanda:”I famosi serpenti di diversi pilastri come nel pilastro L,
quasi tutti rivolti verso il basso e uno verso l’alto, la stessa griglia di serpenti, scambiata
inizialmente per onde marine con vicino un quadrupede forse un ariete, potrebbero rappresentare, le
forze terrestri che scaturiscono dal basso cioè telluriche e le forze cosmiche dei pianeti e delle stelle
a seconda della direzione dei serpenti?

Sulla rete Klaus Schmidt e i suoi collaboratori, che hanno scoperto essere un intreccio di serpenti
sempre sul medesimo pilastro, ma non è l’unica, fanno un’interessantissima ipotesi sul primo
“capro espiatorio” della storia umana, si chiedono se questa rappresentazione non voglia illustrare
un rito tramandato dal mondo ittita dal II millennio A.C. e in seguito ebraico, aggiungo io, come
visto prima. Ritengono la rete dei serpenti un intreccio di forze oscure, maligne che vengono
“caricate” sul dorso dell’animale che alla fine del rituale viene condotto nel deserto e abbandonato
al suo destino con tutto il carico di negatività.

Pilastro da Gobekli Tepe con serpenti e ragni

Certo che sono passati millenni, è difficile pensare che fosse rimasta quella tradizione ma sappiamo
bene che alcune si dimenticano altre perdurano nei secoli e perfino nei millenni. Come alcuni rituali
funebri dei raccoglitor-cacciatori che sono perdurati per 12.000 anni.

Questa rete di serpenti mi fa rammentare anche l’ὀμϕαλός di Delfi fatto da un intreccio che
potrebbe somigliare a questo di G.T., Gobek in turco significa ombelico, i pilastri a T posti al centro
del cerchio hanno le braccia che si piegano e con le mani si toccano l’ombelico. Gobekli può, a mio
avviso, essere considerato come centro catalizzatore di forze energetiche, luogo ideale per riti
sciamanici che con i suo alti pilastri a forma di T o Tau che simboleggia l’albero della vita mette in
comunicazione il cielo e la terra e permette allo sciamano l’attraversamento dei vari mondi. Per cui
i due pilastri centrali potrebbero essere non due divinità, non due demoni ma due antenati sciamani,
i sommi sacerdoti al cospetto di una specie di assemblea costituita da altri sciamani in circolo che
assistono.

C’è un sigillo sumero che raffigura il dio del sole Shamash tra due colonne posto su una doppia
cima montuosa, qui abbiamo concentrati i simboli principali visti finora, le colonne possono
rappresentare anche la dualità come il cielo e la terra, la notte e il giorno, l’uomo e la donna o i
genitori celesti e nel contempo la porta che mette in comunicazione le varie dimensioni, la
montagna con la doppia cima ( come anche nei dipinti di Catal H. dove svettano le due cime del
Hasan Dag o i monti del Tauro di GT) in cui sorge il sole e vivono i primi dei che poi diverranno,
nella mitologia greca, le due colonne d’Ercole che sorvegliano il passaggio verso l’ignoto.

Abbiamo detto che forse qui è nato il primo osservatorio astronomico ma anche il primo calendario
astrologico. Gli sciamani turchi, asiani e siberiani credono ancora che il dio del cielo Tengri Ulgen
salga al trono sulla stella polare che sarebbe il punto di creazione di tutto l’universo. Gli animali che
abbiamo fin qui visto sono animali potenti, utilizzati in parte anche da altre culture di questo tipo.
Egli si trasforma in queste creature, basti pensare alla gru con gambe umane viste poco fa, lo
sciamano attraverso la metamorfosi in determinati animali compie voli verso il basso ma anche
verso il cielo. Che questi animali con l’andare del tempo abbiano rappresentato anche delle
costellazioni? Uno di questi cerchi potrebbe sembrare una specie di zodiaco ante litteram con dodici
pilastri e una determinata serie di animali che non sono, a mio parere, rappresentazioni della natura
reale.