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FONDAZIONE GUIDO PICCINI per i diritti dell’uomo onlus L’INSEGNAMENTO DEL “FATTO RELIGIOSO” 1 IN UNA

FONDAZIONE GUIDO PICCINI per i diritti dell’uomo onlus

L’INSEGNAMENTO DEL “FATTO RELIGIOSO” 1 IN UNA SCUOLA LA I CA

Nell’intero arco del processo storico, le varie culture religiose, e le comunità che ad esse si rifanno, sono state, e sono, in bene e in male, rilevanti nella società civile, nell’ordinamento pubb lico, nell’istituzionalità di ogni pa ese.

Le religioni hanno una specifica rilevanza culturale, sociale e politica.

Il “fatto religioso” va ben oltre l’ambito in cui si è soliti collocarlo, così come ogni simbolo (croce, velo, immagini, gesti, regole, segni…) incarna una realtà più complessa del significato che si pensa possa esprimere.

Il cosiddetto “velo islamico”, per esempio, rappresenta un insieme di fattori più ampi del sen timento religioso, è espressione culturale, affermazione di identità… e non è sem pre un’imposizione o un ostacolo per la libera scelta delle donne.

La conoscenza del “fatto religioso”, seriamente affrontato, permette di comprendere più a fon do società, storia, patrimonio culturale, espressioni artistiche… di ogni popolo; sottovalutarne il ruolo ostacola la comprensione della realtà del mondo contemporaneo. È diffic ile cogliere la cultura attuale, la politica e la geopolitica mondiale ignorando le religioni che oggi, come scrive Jan Assmann 2 , «da oppio sono diventate d i namite».

Uno degli atteggiamenti più diffusi, e più deleteri, del mondo attuale è, infatti, il fondamentalismo, da qualunque parte venga ed a qualsiasi corrente di pensiero si rifaccia. È n ecessario trovare gli strumenti idonei per prevenire il suo impatto negativo su cultura, libertà individuale, edu cazione.

L’ignoranza del fenomeno religioso e delle sue dinamiche è pericolosa perché spesso la rel igione serve come strumento di potere in campo politico, sociale, culturale, economico… e viene usata anche come mezzo di coesione, di aggregazione del disagio, un alibi per scat enare tensioni, violenze e guerre.

Per ridurre la complessità dello scontro sociale prodotto dal radicalismo religioso, è n ecessaria un’educazione che cancelli e superi stereotipi, false interpretazioni e pericolose pressioni sulla coscienza attraverso dogmi e regole dottrinali.

Una positiva “alfabetizzazione” del “fatto religioso” a livello globale è essenziale per affrontare l’emergenza in cui ci troviamo oggi: una conoscenza veritiera e autentica aiuta a “smontare” la strumentalizzazione della religione a fini geopolitici e ad aprire la strada

1 Riprendo l’espressione “fatto religioso” dal rapporto uscito in Francia nel 2002, su richiesta del ministero dell’educazione, L’enseignement du fait religieux dans l’école laïque, perché, a mio parere, esprime bene il concetto della complessità della problematica legata alle varie religioni.

2 Jan Assmann, Non avrai altro Dio. Il monoteismo e il linguaggio della violenza, IL MULINO 2007

Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo onlus via Terzago 11 25080 Calvagese della Riviera (BS) – Italy www.fondazionegpiccini.org

FONDAZIONE GUIDO PICCINI per i diritti dell’uomo onlus a rapporti basati su rispe t to,

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a rapporti basati su rispe t to, dialogo, convivenza.

Diviene, così, necessaria un’analisi più complessa del pensiero e della prassi delle varie religioni, un’analisi che non deve rimanere all’interno di circoli intellettuali e/o istituzionali, ma diffondersi ad ogni livello della società per costruire una massa critica di cittadini con coscienza laica… e tutto ciò richiede un lungo percorso di educazione.

Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile e urgente un insegnamento critico

e storico delle religioni. Ed uno degli strumenti essenziali dovrà essere la scuola.

Opporsi al l’insegnamento confessionale di una religione, non significa rifiutare ogni tipo di i n segnamento della problematica religiosa; significa denunciare ogni manipolazione, difendere e fa vorire un insegnamento laico, nel metodo e nei contenuti, all’interno del percorso educativo pubbl ico. Non un’operazione dottrinale, ma uno studio in una prospettiva “scientifica”, quindi laica e a - confessionale.

L’attuale “ora di religione” si rivela insufficiente, per non dire inutile, per preparare persone aperte alla realtà e d ai profondi cambiamenti a livello gl obale:

«Nell'ora di religione si continua a far e di tutto: a discutere di droga e di sessualità, a studiare la dogmatica cattolica, a esplorare i mondi dell'ebraismo o dell'islam, a inte r rogarsi sulle nuove espressioni di religiosità. Ma questa babele di contenuti e di me todi didattici esprime un malessere ed un problema:

quale deve essere lo spazio della religione nel sistema dell'istruzione pubbli ca?» 3 .

La proposta di uno studio del “fatto religioso” nel curriculum scola stico crea pareri contrastanti in settori laici e credenti. Da una parte si vede come “un cavallo di Troia” per salvaguardare la di ffusione della dottrina cattolica nella scuola pubblica; dall’altra, viene considerato uno stru mento per confondere le coscienze di ragazzi e giovani con il conseguente, inevitabile relativismo e allont a nam ento da principi morali ed etici assicurati dalla Chi esa.

Se ne parla da anni, sotto governi di ogni tendenza, ma oggi pregiudizi, superficialità, integralismo e dogmatismi, condanne reciproche lo rendono davvero essen ziale e urgente perché le religioni hanno acquisito, e non certo in senso positivo, un posto importante sulla scena mondiale; si è affermata , ripeto, una dimensione pubblica, politica, sociale del “religioso”, che rende improrogabile una conoscenza rigorosa e veritiera.

Di conseguenza, diviene sempre più indispensabile una profonda revisione e

rinnovamento dell’insegnamento religioso a scuola, fuori dai ristretti a m biti della confessionalità e “opzionalità”, con pari dignità rispetto ad altri insegnamenti. Chi lo

impartisce deve avere preparazione culturale, pedagogica, educativa ricon osciuta dallo Stato secondo le modalità di ogni materia e non lasciata ad li bitum di istituzioni ecclesiastiche di ogni tipo.

Flavio Pajer, pedagogista e presidente del Forum europeo per l'istruzione religiosa nelle scuole pubbliche, afferma:

3 Gian Mario Gillio, Un’ora di scuola davvero singolare, Confronti novembre 2003

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FONDAZIONE GUIDO PICCINI per i diritti dell’uomo onlus «Il carattere democratico e laico dello Stato

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«Il carattere democratico e laico dello Stato e della scuola pubblica non consente trat tamenti di privilegio ai membri di una o di poche religioni; il diritto individuale di li bertà religiosa impegna le chiese a non servirsi della scuola pubblica a scopi confessionali ma impegna nel contempo la scuola di Stato a garantire alla totalità della popolazione scolastica adeguati strumenti di lettura e comprensione del fenomeno religi oso».

Nel 2002 uscì in Francia, su richiesta del ministero dell’educazione, il rapporto di Régis Debray su L’enseignement du fait religieux dans l’école laïque .

Nel 2003 Debray affermava:

«La laicità non è un’opzione spirituale sulle altre, essa è ciò che rende possibile la loro coesistenza, perché ciò che è comune sul piano del diritto a tutti gli uomini deve avere la precedenza su ciò che li s e para sul piano di fatto».

Le parole con cui Enzo Pace 4 sintetizza l’argomento centrale del Ra p porto di Debray ci aiutano a comprendere meglio un concetto valido non solo per la Fra n cia:

«Siamo uno Stato laico, ma non possiamo rimanere indifferenti all’ignoranza religiosa che sta aumentando nelle nuove generazioni; se non vogliamo assistere impotenti alle manifestazioni d’intolleranza religiosa, ai conflitti etno - religiosi che esplodono diff u samente nelle banlieues e nelle scuole delle periferie delle grandi città francesi, occorre che educhiamo i nuovi cittadini della Francia laica alla conoscenza del fatto religioso».

Non si deve dimenticare che la laicità, espressa anche nella netta sep a razione Stato- Chiesa, non combatte la religione in sé, ma l’imposizione di dottrine dogmatiche nell’ordinamento di una nazione.

Laicità di uno Stato di diritto non richiede la negazione del “fatto religioso”, ma impedire che il “clericalismo”, di qualsiasi matrice esso sia, rivendichi la pretesa di esercitare il potere sull’intera società, di condizionare il potere civile. Parlare di neutralità dello Stato non significa una scelta di “ateismo di Stato” che, di fatto, assumerebbe un a posizione ideologica, non di taglio laico, non “neutrale”.

Le drammatiche situazioni legate all’uso (e abuso) del “religioso” in conflitti e legislazioni, la sua sempre maggiore rilevanza pubblica, impongono allo Stato il diritto/dovere di farsi carico a n che di questo tipo di formazione in tutte le fasce d’età.

Da qui deriva il “dovere” delle istituzioni statali di porsi (e risolvere) il problema dell’insegnamento del “fatto religioso” nella scuola pubblica. Non si tratta, ripeto, di promuovere un insegn amento religioso, ma del “fatto religioso”, tralasciando, logicamente, sia il fattore “trascen denza”, sia “la verità ultima” delle religioni. Uno studio critico dei fenomeni religiosi, sot tratto ad ogni forma di indottrinamento, apologia, dottrina e difesa confessionale.

Concludo con un’espressione che può ben riassumere l’intera analisi:

4 www.seer.ufrgs.br/debatesdoner

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FONDAZIONE GUIDO PICCINI per i diritti dell’uomo onlus «L’analfabetismo sulle questioni collegate alla religione non

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«L’analfabetismo sulle questioni collegate alla religione non ci fa più laici, ma più ignoranti» 5 .

E, come ogni tipo di ignoranza, provoca quel pericoloso “sonno della r agione” da cui sorgono, ovunque, “mostri” di ogni segno : culturale, sociale, politico, economico, religioso…

5 Intervista a Rafael Diaz-Salazar, Exodo febbraio 2018

Renato Piccini

25 m aggio 2018

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