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LEZIONE 31/05/2016 (Carpinteri)



Carichi ciclici e propagazione a fatica della frattura
I collassi per fatica sono molto frequenti (circa il 90% dei collassi totali); questi cicli
avvengono per un numero di cicli molto elevati (si parla anche di milioni di cicli).
Caricando ripetutamente un materiale, la resistenza diminuisce; quindi per un
numero di cicli molto elevato la resistenza è molto bassa.
Paris nel 1963 studiò la propagazione a fatica della frattura, scoprendo l’esistenza di
una propagazione sub-critica (che è lenta ed avviene per step molto piccoli).
Vediamo una prima rappresentazione della legge di Paris, riportata in scala bi-
logaritmica:

𝑑𝑎
= 𝐶 ∆𝐾 (
𝑑𝑁
questa rappresenta una legge di potenza.
C è l’intercetta all’origine.
m rappresenta la pendenza, che non è un numero
intero, ma da prove sperimentali si vede che m varia
(soprattutto negli acciai) da 2 a 4; mentre per altri
materiali si hanno dei valori più alti.
C assume una dimensione fisica a seconda dei diversi
valori di m, e ciò è tipico delle leggi empiriche.
I punti sperimentali si addensano attorno alla retta
tratteggiata.



La legge di Paris non è infinita, ma ha due asintoti verticali:

l’asintoto a destra si ha poiché


arrivata alla dimensione critica, per il
carico in gioco, la frattura non si
propaga da un certo punto in poi;
quindi da un certo punto in poi la
frattura non ha andamento sub-
critico, cioè stabile, ma si instabilizza
perché raggiungiamo il ∆𝐾 I tale per
cui si arriva al KIC. Quando
∆𝐾 raggiunge il KIC la frattura si deve
estendere in maniera rapida, quindi
la velocità tende ad infinito.
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L’altro “asintoto” è un punto di annullamento della funzione da/dN; l’annullamento


si ha per un ∆𝐾 th molto basso (∆𝐾 th è un delta di soglia (th=threasure)). Sotto questa
soglia la fessura non si propaga; questa soglia varia con la lunghezza iniziale della
fessura. Per vedere l’ordine di grandezza della pendenza possiamo dire che ∆𝐾 th
tipicamente potrebbe essere un millesimo di KIC; mentre per quanto riguarda le
velocità possiamo dire che più o meno è 10-9 metri per ciclo.
Vediamo alcuni esempi di prove sperimentali:


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Finora abbiamo espresso la legge di Paris per un carico ciclico che va da 0 ad un


massimo e così via. Adesso introduciamo il rapporto di carico R, che è il rapporto tra
tensione minima e massima (o Kmin/Kmax). Nel caso dei carichi ripetuti visti finora si
ha R=0; per carico carico ciclico sinusoidale si ha R=-1 e ciò presuppone una chiusura
della fessura: nella pratica gli R negativi non si considerano perché la richiusura è un
effetto positivo. Solitamente R è un numero piccolo e positivo (=0,5).
La vera escursione di R è tra 0 ed 1, ma nelle applicazioni i valori vicino all’unità non
si considerano.


Vediamo come influisce R nella legge di Paris:

aumentando R da 0 a 0,5 c’è una traslazione (spesso trascurabile) verso sinistra, e


ciò vuol dire che le velocità aumentano.
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Nel 1967 fu sviluppata una variante alla legge di Paris, ovvero la legge di Forman; si
tiene conto in maniera esplicita di R. La formula cambia cosi:



oltre a tenere in conto di R, si tiene in conto anche dell’asintoto verticale a destra
che la formula di Paris non considerava (ciò si vede bene ponendo R=0).
Mentre con la legge di Forman non si coglie l’asintoto di sinistra perché il ∆𝐾 è
molto piccolo e trascurabile rispetto a KIC e non si vedrebbe lo sfrangiamento. Per
vedere lo sfrangiamento sotto dobbiamo moltiplicare per 𝑎 − 𝑎+ , : a è la
lunghezza attuale della fessura, e quando a=a0 la funzione si annulla.


Effetto della temperatura sulla propagazione a fatica di cricche
La temperatura incide sulla meccanica della frattura, ad esempio il KIC in certi casi
varia con la temperatura. Si sa che la transizione duttile –fragile si ha a circa -40°C.
Diminuendo la temperatura da -40 in giù la situazione peggiora poiché aumenta la
fragilità; la cosa strana è trovare la temperatura di +23°C ancora più a sinistra di
-150°; ciò si ha perché la frattura si mescola con meccanismi quale creep e plasticità
del materiale, per cui a temperatura ambiente la fatica è ancora più pericolosa.
Per temperature ancora più alte di 23°C (da 24 a 650°C) la propagazione di una
cricca è facilitata.



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Effetto della frequenza sulla propagazione di cricche a fatica


Creep vuol dire viscosità, e con un carico costante si ha che la deformazione
aumenta nel tempo. Facendo riferimento alla frequenza si ha che il creep collabora
con la fatica: se il carico oscilla per tempi lunghi, allora il creep può avere
un’influenza. Nella legge di Paris la frequenza non appare nella legge empirica,
ovvero incide poco, e quindi non conviene considerarla.
La frequenza incide poco e non è dovuta alla fatica, ma ai fenomeni collaterali di
creep. Immaginiamo di applicare un milione di cicli in pochi minuti, poi rifacciamo la
prova ma applichiamo lo stesso numero di cicli in tre mesi: allora la legge di Paris
non si interessa di questo perché il risultato più o meno è lo stesso. Allora per
frequenze molto basse passa molto tempo e il creep fa traslare la curva verso
sinistra facendola diventare più pericolosa.

Legge di Wohler
La resistenza è sempre funzione del numero di cicli (sigma di diminuisce
all’aumentare del numero di cicli). Nella resistenza vi è un limite inferiore, al di sotto
della quale, la vita residua in termini di cicli diventa infinita. Quindi se c’è una
fessura, il difetto non sente più la sollecitazione e il materiale avrebbe vita infinita.
IMPLEMENTARE NON HO CAPITO UN CAZZO






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FATICA-CORROSIONE
Il limite di fatica, a causa dei deterioramenti dovuti agli agenti chimici, si abbassa e
in certi casi va a 0. Uno degli effetti dell’aggressione chimica è quello di far spostare
le curve verso sinistra.









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Influenza della forma d’onda del carico:



Non ci sono differenze sui risultati al variare del tipo di carico.



Come vediamo l’ambiente aggressivo fa spostare la curva verso sinistra ed inoltre le
differenze tra i vari tipi di carico applicati sono minime. Quindi l’aggressione chimica
può fare la differenza, la forma del carico no.

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TENSO-CORROSIONE



Vi sono tre fasi (ricorda il diagramma di Paris e lo contraddice, quasi, nella parte
centrale): al centro vi sono solo i fenomeni chimici, mentre abbiamo effetti
meccanici nelle parti laterali.

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CUMULATIVE FATIGUE DAMAGE (CFD) APPROACH

Questa è la curva di Wohler: ∆𝜎 ha un’intercetta all’origine pari a 𝜎. (1 − 𝑅); 1-R


mette in conto in maniera precisa il fatto di R diverso da zero del carico. Sotto c’è
∆𝜎fl (fatigue limit) che è un asintoto orizzontale, al di sotto del quale la vita è
infinita. Invece di considerare un asintoto, qua si considera questa pendenza 1/n.
I punti caratteristici di questa curva sono due: la sigma y che è lo snervamento e il
delta sigma fl che rappresenta il limite inferiore. Altro numero importante è l’ascissa
di questo ginocchio, ovvero 107: numero di cicli dopo il quale la variazione della
resistenza diventa trascurabile, rispetto alla prima fase.

OPEN ISSUES
- Problema dei crack corti (short cracks)
- Effetti scala che riguardano la lunghezza della fessura o la dimensione del
provino (ad oggi si tende a fare prove su provini sempre con stessa lunghezza,
trascurando l’effetto scala)
- Effetto microstrutturali: dimensione dei grani
- Incidenza del loading ratio (modelli a due parametri: K ed R)

Vediamo le grandezze in gioco nel CFD approach:


Abbiamo:
- Parametri del materiale: tensione di snervamento; tenacità del materiale,
limite di fatica, delta K threasure, modulo elastico;
- Parametri del carico: delta sigma, frequenza w (che però non si considera), R
(parametro meccanico)
- Parametri geometrici: h (scala), a (lunghezza fessura iniziale), d (lunghezza
grano).
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Se applicassimo il teorema di Buckingham dovremmo decidere quali di queste


grandezze sono fondamentali e ne scegliamo due: KIC e 𝜎. . Avremo:



Le grandezze vengono adimensionalizzate.
Si introduce il concetto di incomplete self-similarity: quando abbiamo il limite di una
certa grandezza che tende a zero o ad infinito della funzione 𝜓 :allora se noi abbiamo
un valore del limite finito, si parla di autosomiglianza completa; se il limite va a zero
o all’infinito (caso della frattalità) allora si parlerà di autosomiglianza incompleta



Il limite diventa finito moltiplicando per un numero adimensionale (pi greco elevato
ad alfa, con alfa grandezza frattale). Con questo passaggio si arriva a:



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Basquin nel 1910 propone quest’altra legge:



E’ un passo avanti rispetto a Wohler.
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P&F - Carpinteri: Propagazione a fatica delle fessure (continuo)

Riprendiamo il discorso della propagazione a fatica della fessura.


Siamo arrivati a parlare del concetto di auto-somiglianza completa o incompleta,
concetto un po astratto che va applicato al caso di interesse.
Si è introdotto il concetto di fatica, partendo da Wöhler (dell’ 800), criterio molto semplice
che dice che la resistenza va calando con il numero di cicli. Una formulazione posteriore
è quella di Basquin (1910) che generalizza un po introducendo il fattore (1-R) e
adimensionalizza con il ∆𝜎.

Oggi come oggi il problema non è tanto il collegamento tra le curve di Paris e di Wöhler
(entrambi mettono in relazione il numero di cicli con la frattura) ma più che altro sono le
deviazioni della legge di Paris, dovute a cause precise come ad es. l'asintoto verticale
dovuto alla propagazione instabile della fessure oppure l'azzeramento della funzione
che consiste in una soglia (threshold).
Importante considerare la dimensionalità dei parametri e la frattalità della fessura. Il
primo che si è accorto di questi concetti è Barenblatt, con l'applicazione del Teorema di
Buckingham.

Si trova che la frattalità è di tipo browniano, non una frattalità qualsiasi! Dimensione della
fessura=2,5.
Vediamo ora la situazione nel piano, quindi considerando come dimensione limite quella
di 1,5 ; mentre per situazioni non limite (crack abbastanza lunghi) dimensione =1.
La cinematica entra in maniera diretta: il crack si può aprire e chiudere, la frattalità arriva
sino a 2,5 per scala piccola (geometria frattale), dimensione 2 per scala grande dove
invece prevale la geometria euclidea.

Oggi vedremo soprattutto la Legge di Paris generalizzata.


Partiamo dalla funzione generale:

al primo membro (da/dN) si ha la dimensione di una lunghezza, al secondo membro


troviamo tutti i parametri che entrano in gioco. Nella prima parte si trovano i parametri
legati al materiale: i primi due sono i parametri meccanici fondamentali (𝜎y e K1C), poi
altri due parametri meccanici che vengono della legge di Paris, che consideriamo
costanti ma in realtà variano un po con la scala: ∆𝜎fl e ∆Kth.
Un altro parametro del materiale è il modulo elastico E anche se non entra proprio in
modo esplicito. Nella seconda parte si trovano i parametri di carico: a differenza di
Wöhler, trovo il ∆K al posto del ∆𝜎, entra in gioco anche 𝜔, quindi la frequenza (che in
realtà non entra) e il rapporto di carico R. Infine i parametri geometrici, dove h=scala,
a=lunghezza del crack iniziale, d=dimensione del grano che entra già nel 𝜎y.

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Ricordiamo che porre R=0 vuol dire carichi ripetuti, mentre R>0 vuol dire che il Kmin ≠ 0.
L'unica variante sostanziale rispetto alla funzione vista in precedenza di Wöhler è la
presenza del ∆K al posto del ∆𝜎.
Una differenza sostanziale è invece al primo membro, dove troviamo una dimensione di
lunghezza mentre nella funzione di Wöhler c’era il numero di cicli N quindi
adimensionale.
Si applica ora a questa funzione il Teorema di Buckingham, quella che Barenblatt
chiama “auto-somiglianza completa". Poiché al primo membro abbiamo una lunghezza
si parte subito andando ad adimensionalizzarla rispetto alle due grandezze fondamentali
che devono avere dimensioni fisiche diverse (indipendenti). Queste due grandezze sono
la tenacità alla frattura (K1c) e la resistenza allo snervamento (𝜎y). L'applicazione è
analoga a quella vista per determinare il numero di fragilità.

Nel rapporto elevato al quadrato tra K1c e 𝜎y, si ritrova la lunghezza equivalente dei
microcrack nel materiale a0. In teoria mancherebbe il fattore (1+π) ma poiché stiamo
considerando problemi di scala si può non tenerne conto perché non varia nulla. La
dimensione risultante dal rapporto è proprio una lunghezza: al numeratore [F][L]-3/2 e al
denominatore [F][L]-2. É un applicazione classica del teorema di Buckingham.

La rimanente funzione 𝛷 è indeterminata, si possono analizzare soltanto i parametri


dalla quale dipende. Si farà poi l'ipotesi che questa funzione sia un prodotto di leggi di
potenza. Per ora non siamo ancora sotto questa ipotesi.
Dentro le parentesi rimangono tutti i parametri adimensionalizzati con l'unica eccezione
di dove c'è la a perchè l'adimensionalizzazione non è effettuata con le grandezze scelte
(non è comunque un errore è solo per coerenza di scrittura).
Notare che compaiono il raggio plastico rp (o apc) e l’a0 (lunghezza caratteristica dei
micro-difetti).

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Si assume ora, come ulteriore ipotesi secondo Barenblatt, che la funzione non sia
generica, ma una produttoria, cioè prodotto dei vari termini in gioco nella funzione.

Si nota che il K1c è inglobato nel primo fattore al


numeratore.
Trovo quindi che, isolando il ∆K𝛽1, tutto il resto
è l'intercetta C introdotta nella legge di Paris. Il
ruolo del coefficiente angolare m ce l'ha invece
𝛽1, con riferimento sempre alla legge di Paris di
partenza.

Osservazione importante:
con m=𝛽1≠2 si ha questa auto-somiglianza incompleta che in pratica significa frattalità.
Con m=2 invece la frattalità sparisce in quanto viene a mancare la dipendenza da K1c
come parametro della legge di Paris.
Esponente 2 ora importante: discrimina la situazione di frattalità da quella di non
frattalità (quando c'è esponente 2).

Con m=3 la frattalità della fessura è 1,5, quella di interesse come limite.
Partendo quindi da concetti molto teorici come Buckingham ma applicandoli ai casi di
interesse, si vede che i numeri 2 e 3 sono quasi dei limiti. L'esponente viaggia tra questi
due valori.
Con geometrie più complesse si può arrivare anche a m=4 (doppio di 2 non a caso!) che
vuol dire danneggiamento diffuso come se fosse volumetrico.
Sperimentalmente: per i metalli m=2÷3, per materiali fibro-rinforzati m>4. In ogni caso
mai minore di 2, è un limite inferiore in quanto la frattalità è di tipo invasiva non lacunare!

Gli altri parametri in gioco hanno


tendenze ben precise: funzioni di
potenza con esponente positivo o
negativo a seconda dei casi.
Nel grafico si evidenzia
l'andamento dei singoli parametri,
ad esempio la lunghezza iniziale
della fessura a e il rapporto di
carico R.

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All'aumentare delle sperimentazioni si sono susseguite varie


relazioni che comunque rientrano nel caso generale di Barenblatt:

1) Barenblatt-Botvina: il rapporto elevato al quadrato consiste in


pratica in quella che Barenblatt chiama autosomiglianza completa.
Analizzando le dimensioni si trova che il fattore C1 è adimensionale.
Infatti avevamo trovato che il fattore C1 ha delle dimensioni che
dipendono da m e, solo in questo caso particolare, si trova che è
adimensionale.

2) Chan: in questo caso al denominatore trovo il modulo elastico E,


quindi con stessa dimensione della tensione di snervamento. Infatti il
concetto non cambia, varia solo il tipo di studio da parte dell'autore.

3) Neumann: altra relazione sperimentale dove al denominatore


trovo la radice del prodotto tra la tensione di snervamento e il
modulo elastico. Notare che dimensionalmente torna sempre
uguale!

Tante leggi empiriche con il medesimo concetto variando solamente il parametro di


riferimento tra quelli che rientrano nel teorema di Buckingham.
Interessante il riferimento alla variabilità del rapporto di
carico R: in genere, nelle strutture civili R=0, in campo
aeronautico R ≠0!

Molto importante il concetto di m=2 che è un valore di riferimento per poter capire poi
tutti gli altri casi con m≠2. Con m=3 ad es. considerando la prima relazione (macroscala,
posso non considerare la frattalità):

Concetto di multifrattalità: alle piccolissime scale la frattura assume dimensione max


frattale, infatti la dimensione di frattalità vale per dei range precisi di ordini di grandezza.
Trovo che al primo membro a diventa di dimensione [L]3/2, quindi una dimensione poco
visualizzabile. Il secondo membro deve avere stessa dimensione fisica!
Si trova quindi esponente = 3 invece di 2.

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Considerando dunque, al posto della legge di Paris sulla completa autosomiglianza


(senza frattalità), l'altra estremità cioè le piccolissime scale, trovo m=3 che è un limite
superiore.
Con materiali aventi struttura più complessa, come polimeri o ceramici fibrorinforzati, la
frattalità è molto più complessa —> nuova frontiera della ricerca.
Quindi si è spiegato come, nella Legge di Paris, l'esponente del primo membro può
assumere al max valore di 3/2 (1,5) e nel secondo membro, di conseguenza, m= 2 ÷ 3.

Vediamo cosa succede nelle situazioni intermedie tra 2 e 3 e per gli altri parametri in
gioco, ad es. il ∆Kth che varia in funzione della dimensione della fessura iniziale.
Molto importante quindi l'influenza della dimensione della fessura nella legge di
Paris.

Generalizzando, considero la "misura" iniziale della fessura a* (non posso parlare ne di


area ne di lunghezza):

d𝒢 sarebbe la sovradimensione di cui si è parlato nelle scorse lezioni per tener conto
della multifrattalità. Prima abbiamo visto il caso browniano cioè con d𝒢 =0,5 quindi a con
esponente 1,5. Adesso vediamo il caso più generale della multifrattalità, con esponente
compreso tra 1 e 1,5.
Altra formula importante è quella che introduce il K1*, cioè il fattore di intensificazione
degli sforzi che descrive il campo tensionale di fronte ad una fessura frattale.

Considerando un crack molto rugoso vedo che la singolarità si attenua sempre più, ecco
perché l'esponente negativo che indica proprio un attenuazione.
Con d𝒢 =0 (non frattalità) --> il K1* coincide con il K1;
con d𝒢 =0,5 —> ho a-¼;
con d𝒢 =1 —> dimensione frattale 3 allora danneggiamento volumetrico.
ottengo il K1 classico che moltiplica una lunghezza elevata -½, quindi forza per
lunghezza alla -2 che vuol dire 𝜎! Situazione limite per cui non c'è più intensificazione
(danneggiamento classico).

Nel caso della frattura browniana di dimensione intermedia 1,5 c’è ancora
intensificazione ma più bassa. Il campo tensionale è r-¼.
Il fattore K1 deve essere rivisto dal punto di vista dimensionale mediante il K1*.
(Questo concetto c'è anche nel caso dell'angolo rientrante: quando l'angolo rientrante si
apre fino a sparire si ha un attenuazione molto simile del campo tensionale, ovviamente
la geometria è diversa).

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Trovo dunque le nuove dimensioni fisiche del fattore K1*, utile per l'estensione della
legge di Paris.
Si parte dalla legge di Paris generalizzata per poi ricondurci al caso classico visto prima.
Nel caso generale a* ha dimensione di lunghezza con esponente compreso tra 1 e 1,5.
Al secondo membro il fattore C ha delle dimensioni ancora indefinite, trovo poi il ∆K1* e
l'esponente m compreso tra 2 e 3.

In pratica sto studiando la multifrattalità, andando quindi da 1 a 1,5, variando la scala del
problema! (aumento la scala di osservazione).
Per applicare la trasformazione inversa (mi voglio ricondurre alla forma classica della
Legge di Paris) devo eseguire dei differenziali, considerando le formulazioni di a* e K1*.
Mi interessa esplicitare il differenziale da per trovare la legge classica di Paris. Analogo
discorso per il ∆K1 a parte il fatto che stavolta non è un differenziale ma una differenza
finita.

Sostituendo tutto nella legge di Paris generalizzata:

trovo la legge di Paris riformulata con la novità del fattore a𝛽!


Dove per ricavare 𝛽 si è raccolto a fattor comune -d𝒢 e si è tenuto conto che il ∆K1* è
elevato m! Questo 𝛽 è funzione sia della dimensione frattale d𝒢 sia di m, a sua volta
sempre legato alla dimensione frattale.

6
h a n g e Vi h a n g e Vi
XC e XC e
F- w F- w
PD

PD
er

er
!

!
W

W
O

O
N

N
y

y
bu

bu
to

to
k

k
lic

lic
C

C
w

w
m

m
w w
w

w
o

o
.d o .c .d o .c
c u -tr a c k c u -tr a c k
mercoledì 1 giugno 2016

Vediamo il caso limite: per le piccolissime scale m=3 allora 𝛽 =-5/2d𝒢 dove d𝒢=½ nel
caso limite quindi trovo 𝛽 =-5/4, poco più di 1.
Solo alle piccolissime scale l'andamento è quasi lineare.
Nella legge di Paris, per trovare il "threshold" (la soglia), devo elevare a 𝛽.
Si vedrà che la a0 non ha dimensione del difetto microscopico ma deve essere
dell'ordine della distanza interatomica nei reticoli cristallini che riguardano il materiale.

Questo ci porta a trovare quella soglia (threshold) con l'ipotesi di a con dimensioni alla
nanoscala (<< dimensione dei difetti); si potrebbe mettere a0 =0 e quindi a𝛽 ma nella
realtà si ha (a-a0)𝛽. Trovo in automatico la situazione di soglia.

Per lo studio della multi-frattalità del problema, nella C


equivalente (CMF) si pone (1+a0/a) in quanto ho normalizzato e
cambiato di segno, è tutto lecito! Infatti devo tener conto che la
legge di multi-frattalità ha ben definiti gli estremi ma tutto il
resto è un processo di “best fitting" (migliore approssimazione).

Vediamo le relazioni del K1C:

nella seconda si applica l'equivalenza dei criteri di Paris e di Wöhler, rientra l'a0 però alla
nanoscala! Il Kth rispetto al K1C è meno di un millesimo, per la precisione il rapporto è di
10-4.