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PAESE :Italia DIFFUSIONE :(500000)

PAGINE :6 AUTORE :Dario Braga


SUPERFICIE :14 %
PERIODICITÀ :Quotidiano

3 aprile 2018

UNIVERSITÀ/1.LECONTRADDIZIONI
DI UNSISTEMADARIFORMARE

Le tre ipocrisie dei nostri atenei


Accessinon programmati, fuoricorso,confusionesul valoredei titoli danneggianogli studenti
ecc.) e al sovraccarico di alcuni docenti
di Dario Braga (turni d’esame, decine di tesi di laurea
da leggere ecc.) ascapito della loro ca-
pacità di fare ricerca. Dovrebbe essere
l tema “università” non ha certo do-

I
chiaro anche ai più ideologizzati che, in
minato la recente campagna eletto- queste condizioni, “libera scelta” non
rale. Altre priorità. Potremmo tut- significa affatto “pari opportunità di ac-
tavia assumere, come “ipotesi di la- cesso allo studio”.
voro”, che chiunque si troverà domani a La seconda ipocrisia èquella del titolo
governare il Paesesappia di dover pun- di studio. L’Italia è l’unico Paeseal mon-
tare sul rilancio del nostro sistema for- do dove l’importanza “percepita” del ti-
mativo, apartire dall’Università, per co- tolo di studio, dalla laurea triennale alla
struire il futuro culturale e occupazio- magistrale e al dottorato (PhD), sembra
nale del Paese. essere inversamente proporzionale al-
Ovviamente servono risorse, e tante, l’impegno e alla durata della formazio-
ma servirebbe anche affrontare urgen- ne. Una università normale non fa cre-
temente alcune profonde contraddizio- dere alle famiglie e agli studenti che ba-
ni – ma forse dovrei dire ipocrisie –del stino tre anni per diventare “dottori”.
nostro sistema universitario. Può andare bene achi lucra sulle “vaffa-
La prima ipocrisia èla relazione tra li- lauree” eai festaioli per ogni occasione,
bere scelte degli studenti e risposta da ma non va bene in un Paeseserio. Come
parte dell’università. Un sistema uni- si può pensare che il PhD venga ricono-
versitario normale non è regolato da sciuto dal mondo del lavoro come mas-
una domanda di formazione variabile, simo gradino della formazione se la
ma da una offerta definita - in maniera stessa istituzione universitaria –fatte le
bipartisan - sulla base delle esigenze e debite eccezioni – non lo valorizza?
delle strategie di sviluppo del Paese. So Una terza ipocrisia è quella della du-
di toccare il tasto delicato della pro- rata degli studi. Ogni anno accademico
grammazione degli accessi. Un terreno comincia in autunno e termina nell’au-
continuo di scontro in nome del diritto tunno dell’anno successivo, ma lo stu-
di ciascun cittadino di accedere alla for-
dente può sostenere esami, e anche
mazione in modo libero. Ma qui sta ap-
laurearsi “in regola” sia per la laurea
punto il problema: l’università non èuna
triennale sia per quella magistrale, an-
fisarmonica enon può espandersi econ-
che sei mesi dopo. In questo modo 3+2
trarsi seguendo i flussi di interessi degli
facilmente diventa eguale a 7. Risulta-
studenti. Tutti ne abbiamo contezza: ci
vogliono anni per creare corsi di studio e to al quale contribuisce il fatto di poter
docenza e strutture didattiche adeguate ripetere esami enne volte rifiutando
e ce ne vogliono ancora di più per ripor- qualunque voto.
tarle indietro quando la “bolla” del mo- Quello che sembra sfuggire è che
queste pratiche, ancorché pensate in
mento si fosse eventualmente sgonfiata.
L’impossibilità di calibrare gli acces- senso liberale, si risolvono oggettiva-
si sulle risorse in alcune aree/sedi porta mente in un danno per gli stessi studen-
a sofferenze didattiche (aule sovraffol- ti, e in costi maggiori per le famiglie.
late, laboratori e biblioteche insuffi- Non solo questo. Affrontare i percorsi
cienti), a un maggiore ricorso al preca- universitari senza regole, senon quelle
riato (professori a contratto, assegnisti autoimposte, non aiuta gli studenti me-
e dottorandi utilizzati nella didattica no brillanti, anzi, tende a emarginarli
ecc.) e al sovraccarico di alcuni docenti

Tutti i diritti riservati


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3 aprile 2018

nel percorso formativo. E non avvan-


taggia nemmeno i più bravi perché chi si
laurea “presto e bene” si trova spesso a
pagare in preziosi mesi di attesa l’aper-
tura di altri percorsi, come per, esem-
pio, quello di accesso al dottorato.
Queste ipocrisie (non torno su quel-
le “concorsuali”, di cui ho già scritto in
precedenza) sono tutte figlie di
un’epoca di compromessi estremi e di
riforme stratificate che, oggi come og-
gi, ingessano il sistema, dissipano ri-
sorse e creano disoccupazione intel-
lettuale efalse aspettative.
È vero, il nostro Paesesoffre di un de-
ficit spaventoso di formazione univer-
sitaria. Le statistiche ci ricordano ogni
giorno che siamo tra gli ultimi Paesi in
Europa. Tuttavia, per allargare il nume-
ro di laureati egarantire quel diritto alla
formazione sancito dall’art. 34della Co-
stituzione abbiamo sì bisogno di inve-
stimenti (alloggi, mense, biblioteche,
infrastrutture, docenza), ma abbiamo
anche bisogno di onestà intellettuale
davanti agli studenti e alle famiglie.
Stiamo avedere.
Presidente dell’Istituto di studi superiori
e direttore dell’Istituto di studi avanzati
Alma Mater Studiorum University of Bologna
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