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LA PRESCRIZIONE

è un modo generale di estinzione dei diritti causato dal trascorrere del tempo e dall'inerzia del
titolare.

Il trascorrere del tempo determina delle conseguenza di natura giuridica poiché con il passare del
tempo diviene difficile provare una determinata situazione giuridica, il ricordo di fatti lontani
inevitabilmente diviene confuso, e può anche accadere che si perdano i documenti idonei a render
chiara l'esistenza stessa di un diritto.

Da solo il trascorrere del tempo però non è sufficiente a giustificare la perdita di un diritto; è infatti
vero che sin quando il titolare di un diritto fa uso dei poteri che ad esso sono connessi, dimostra la
sua volontà di non abbandonarlo. Se, all'opposto, non ne fa alcun uso, implicitamente dimostra il
suo disinteresse che, protrattosi per un tempo più o meno lungo, produrrà come conseguenza la
perdita di quella posizione giuridica.

Per cui da quanto abbiamo detto possiamo considerare fondamento della prescrizione sia l'inerzia
del titolare del diritto sia l'esigenza di certezza dei rapporti giuridici. Accade, infatti, che nelle
singole norme che si occupano della prescrizione spesso rileva l'una o l'altra esigenza, facendoci
intendere che entrambe (e non l'una o l'altra come ritiene parte della dottrina) contribuiscono a
creare le fondamenta dell'istituto.

Non tutti i diritti si prescrivono; ve ne sono infatti alcuni che non si prescrivono a causa della loro
natura. Ad esempio, i diritti della personalità che non si prescrivono mai.

Diritti non soggetti a prescrizione:

1. tutti i diritti indisponibili quali I diritti della personalità, come il diritto al nome,
all'immagine, alla riservatezza; I diritti di stato relativi alle qualità delle persone che indicano
la loro posizione nella società; pensiamo lo status di padre, il figlio, di coniuge e così via; I
diritti patrimoniali che scaturiscono da rapporti familiari, come il diritto agli alimenti.
2. il diritto di proprietà
3. l'azione volta a far dichiarare la nullità di negozi giuridici
4. le azioni in materia familiare (disconoscimento di paternità, azione di reclamo della
legittimità, riconoscimento di paternità o maternità naturale)

Da quanto detto quindi per la prescrizione sono necessari due elementi:


1. Il trascorrere del tempo;
2. L'inerzia del titolare del diritto.
Il termine di prescrizione ordinario è di dieci anni. Ciò vuol dire che se la legge non dispone
diversamente tutti i diritti si prescrivono in questo lasso di tempo. Però, sono previsti termini più
brevi o più lunghi rispetto a quello ordinario. I diritti reali su cosa altrui si prescrivono in venti anni.
Nel caso di prescrizioni brevi il termine è inferiore a quello ordinario di dieci anni. Se, però, il diritto
soggetto a prescrizione breve è accertato con sentenza di condanna passata in giudicato, si
prescrive in dieci anni e non più in cinque.

Il legislatore ha chiaramente identificato la prescrizione con l'estinzione. E' da notare però, che
alcuni autori ritengono che, nonostante il dettato dell'art. 2934 c.c., non si può parlare di estinzione
del diritto, ma di perdita della sua forza. Questi autori ritengono che la prescrizione non provochi
l'estinzione basandosi su diverse norme relative proprio alla prescrizione:
1. in primo luogo l’articolo 2940 codice civile secondo cui non è possibile chiedere la ripetizione
di quanto è stato spontaneamente pagato per un debito prescritto,
2. ed ancora l'articolo 2938 del codice civile secondo cui la prescrizione non può essere rilevata
d'ufficio.
Queste due norme non sono compatibili con l'idea che la prescrizione provochi l'estinzione del
diritto; se infatti il diritto fosse realmente estinto, si dovrebbe ottenere la ripetizione di quanto si è
spontaneamente pagato.
In merito poi alla impossibilità da parte del giudice di sollevare d'ufficio l'eccezione di prescrizione,
questa può spiegarsi solo considerando che il diritto è ancora esistente; se ciò non fosse il giudice
dovrebbe rilevare d'ufficio l'eccezione di prescrizione in quanto rientra nei suoi poteri verificate le
situazioni giuridiche attualmente esistenti. Se, quindi, il diritto fosse realmente estinto il giudice non
dovrebbe fare altro che prenderne atto; se invece il diritto non è estinto il giudice non potrà agire
d'ufficio. Tale potere spetterà solamente alla parte che potrà sollevare la relativa eccezione.

PRESCRIZIONI PRESUNTIVE

Sono previste in particolari casi dove il pagamento di un debito avviene, di solito, senza che il
debitore provveda a farsi rilasciare una quietanza. In queste ipotesi, passato un breve lasso di
tempo si presume che il debito sia stato già soddisfatto e quindi il diritto estinto.

Come si vede dalla definizione, non si tratta di vere e proprie prescrizioni, ma di "presunzioni di
estinzione di diritti", regolate dal codice civile agli articoli 2954 e seguenti.
Si tratta di ipotesi " minori ", cioè di casi relativi a diritti patrimoniali di tenue entità; si fa riferimento,
infatti, alle somme dovute agli osti ed agli albergatori per il vitto ed l'alloggio, alla retribuzione
dovuta di insegnanti per le lezioni che impartiscono a mesi, a giorni o ad ore oppure alle somme
dovute ai farmacisti per il prezzo dei medicinali.
Si tratta quindi di ipotesi relative alla vita di tutti giorni, dove normalmente non ci si preoccupa di
rendere troppo formali i rapporti attraverso l'uso di documenti; il legislatore in questo caso è venuto
incontro alle esigenze del debitore ritenendo che questi abbia già pagato o, comunque, abbia
posto in essere un'attività che ha portato all'estinzione del diritto del creditore (novazione,
remissione del debito ecc.). Potrebbe accadere, però, che a differenza da quanto presunto dal
legislatore il diritto del creditore non sia stato soddisfatto; per questo motivo al titolare del diritto è
riconosciuto il potere di provarne l'esistenza, ma l'unico mezzo a sua disposizione sarà il
giuramento.

1. il creditore cita in giudizio il debitore per ottenere il pagamento


2. il debitore eccepisce l'estinzione del diritto
3. il creditore non può fare altro che far giurare il debitore sull'estinzione del diritto.
4. se il debitore ammette sotto giuramento che il diritto non si è estinto, il creditore vince la
causa;
5. se il debitore sotto giuramento conferma l'estinzione del diritto, il creditore perde la causa
anche se in un giudizio penale si dimostrerà che il debitore ha giurato il falso.

Al di fuori del giuramento il creditore non ha altri mezzi per provare l'esistenza del suo diritto;
l'ultima sua speranza potrebbe consistere, però, nell'attività stessa del debitore. Se questi, infatti,
confessa in giudizio che il diritto non si è estinto, oppure semplicemente ne ammette l'esistenza,
tale attività sarà sufficiente per togliere efficacia all'eccezione di estinzione che ha sollevato.

SOSPENSIONE
Rappresenta un periodo di tempo in cui non si calcola il decorso della prescrizione a causa di
eventi previsti dalla legge che impediscono al titolare del diritto di esercitarlo o ne rendono poco
probabile l'esercizio, costituisce una parentesi che s'inserisce nel periodo prescrizionale.

Ad esempio nel caso relativo alla prescrizione ordinaria; il periodo di tempo è calcolato in dieci
anni. Cioè un soggetto titolare di un diritto di credito, avrà dieci anni di tempo per farlo valere. Può
accadere, però, che questo debba prestare servizio sotto le armi in caso di guerra e che tale
situazione duri per due anni consecutivi. In questo caso i due anni trascorsi sotto le armi si
inseriranno nel periodo di prescrizione ordinaria portandolo, in pratica, a 12 anni.

I casi sospensione sono previsti dagli articoli 2941 e 2942 del codice civile e sono tassativi. Ciò
vuol dire che non potranno essere invocati altri impedimenti idonei a sospendere la prescrizione al
di fuori di quelli previsti dalla legge.

1. Articolo 2941 c.c. - casi di sospensione della prescrizione dovuti a particolari rapporti tra le
parti
2. Articolo 2042 c.c. casi di sospensione della prescrizione dovuti alla condizione del titolare.
INTERRUZIONE
Si verifica quando il titolare del diritto compie un'attività idonea a mostrare la sua volontà di
esercitarlo. Dal momento in cui quest'attività è stata compiuta si calcola un nuovo periodo di
prescrizione, nulla più valendo quella già trascorso. A differenza della sospensione, con
l'interruzione non si apre una semplice parentesi nel periodo di prescrizione, ma, per così dire,
muore il periodo già trascorso e comincia a decorrere un nuovo periodo pari a quello iniziale.
Esempio: se sono titolare di un diritto di credito (che ordinariamente si prescrive in dieci anni) e
dopo sei anni di inattività mi decido a citare in giudizio il mio debitore, dal momento della notifica
della citazione comincerà a decorrere un nuovo periodo di prescrizione di dieci anni entro il quale
potrò sempre richiedere l'adempimento. La mia richiesta ha quindi annullato il periodo di
prescrizione già trascorso; anche se avessi aspettato nove anni ed 11 mesi e 20 per notificare la
citazione al mio debitore, questa attività fa sorgere un nuovo periodo di prescrizione di dieci anni,
nulla contando il periodo di nove anni ed 11 mesi e 20 giorni già trascorsi.
Si ritiene che le cause di interruzione siano tassative, nel senso che non ne esistono altre oltre
quelle previste dalla legge; l'articolo 2943 codice civile ne elenca le più comuni, ma altre sono
sparse in altre leggi e nello stesso codice civile.

DECADENZA
Provoca l'estinzione di un diritto per non aver svolto determinate attività previste dalla legge o dalle
parti nel termine stabilito. Normalmente si verifica quando un diritto deve essere esercitato con
particolari modalità e in un termine stabilito. Il trascorrere del termine ne comporterà l'estinzione.

L'istituto della decadenza è molto simile a quello della prescrizione, la dottrina si è sforzata di
ricercare le differenze tra i due istituti; in realtà fino ad oggi non si è giunti ad una distinzione
convincente.

Le differenze fondamentali tra i due istituti, possono essere così riassunte:

Prescrizione Decadenza
i tempi necessari per maturare la i tempi necessari per far maturare una
prescrizione sono in genere lunghi decadenza sono in genere brevi
è frequente nella maggior parte dei diritti è più frequente in quella categoria di diritti
soggettivi soggettivi detti diritti potestativi
l'attività necessaria per impedire la l'attività necessaria per impedire la
prescrizione non è di solito rigidamente decadenza e normalmente rigidamente
predeterminata predeterminata
una volta interrotta la prescrizione, nasce una volta impedita la decadenza non si
un nuovo periodo prescrizionale uguale al produrrà un nuovo periodo di decadenza
precedente uguale al precedente, ma il diritto potrà
essere normalmente esercitato col solo
limite della prescrizione

Normalmente accade, però, che sia lo stesso legislatore ad indicare quando ci troviamo davanti a
un termine di prescrizione e quando davanti a uno di decadenza.
La precisazione non è senza importanza perché molto diverso e il regime giuridico dei due istituti.
Alla decadenza non si applicano istituti della sospensione e della interruzione (art. 2964 c.c.)

Altra differenza importante riguarda la possibilità di stabilire decadenze convenzionali, cioè limiti
temporali all'esercizio del diritto sempreché, si tratti di diritti disponibili; nella prescrizione ciò non è
possibile in quanto le sue norme sono inderogabili (art. 2936 c.c.).

Questo riferimento ai diritti disponibili ci fa intendere che possono esistere due tipi di decadenza,
una di natura convenzionale e l'altra di natura legale.
Il codice civile agli articoli 2966, 2968 e 2969 affronta ipotesi di decadenza in merito a quattro
specifici problemi. In particolare:

1. gli atti necessari per impedire la decadenza sono solo quelli previsti dalla legge o dal contratto;
2. il riconoscimento compiuto dal soggetto passivo del diritto ha valore solo quando riguarda
diritti disponibili o decadenze contrattuali;
3. quando la decadenza riguarda diritti indisponibili non è possibile la modifica della disciplina
legale relativa alla decadenza. In questi stessi casi non è possibile nemmeno la rinunzia alla
decadenza;
4. il giudice può rilevare la decadenza d’ufficio solo quando riguarda diritti indisponibili.