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RISARCIMENTO DEL DANNO

Il risarcimento del danno per fatto illecito è previsto nell'ordinamento giuridico italiano
dall'articolo 2043 del codice civile: "Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un
danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno"
La disciplina dell’illecito fa espresso rinvio alle norme sul risarcimento per inadempimento. Il
risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli articoli:

 Art. 1223: tale norma specifica che il danno patrimoniale consta del danno emergente
(cioè le perdite economiche che il soggetto subisce) e del lucro cessante (che indica il
mancato guadagno) che siano conseguenza immediata

 Art. 1226: l'articolo richiamato ammette una valutazione equitativa del pregiudizio
ogni volta che non sia possibile stabilirne la misura precisa.

 Art. 1227: tale norma disciplina al primo comma il concorso di colpa del danneggiato
stabilendo che quando questo incide sulla causazione dell'evento il risarcimento deve
essere diminuito; al secondo comma, invece, tratta l'ipotesi in cui la condotta aggravi i
danni e sancisce che non sono risarcibili quelli evitabili con la diligenza ordinaria.

Norme sul risarcimento del danno contenute nella disciplina dell’illecito sono:

 Art. 2056: il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle
circostanze del caso

 Art. 2057: quando il danno alle persone ha carattere permanente (1) la liquidazione
può essere fatta dal giudice, tenuto conto delle condizioni delle parti e della natura del
danno, sotto forma di una rendita vitalizia La commisurazione del quantum è in
correlazione al soggetto leso.

 Art. 2058: la legge consente due diverse modalità di risarcimento del danno :

 diretta rimozione del danno se possibile e non troppo oneroso per il debitore (es.
sostituzione della cosa)

 risarcimento per equivalente: valutazione monetaria del danno che deve


corrispondere.

 Art. 2059: Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati
dalla legge.
DANNO NON PATRIMONIALE

Un profilo di indagine attiene al 2059. Per lungo tempo si è interpretata restrittivamente la


norma in esame (c.d. tipicità dell'illecito), ritenendo che essa si riferisse solo al caso di danno
da reato (185 c.p.) e che la ratio giustificatrice fosse da ravvisarsi nel fatto che in caso di reato
il pregiudizio è maggiore e, quindi, meritevole di migliore tutela.

Tuttavia, oggi si ritiene che l'illecito sia atipico e che il danno non patrimoniale debba essere
risarcito ogni volta che l'illecito incide su valori della persona garantiti costituzionalmente.
Pertanto, il limite di cui ai casi di legge è inteso come rinvio alle norme della Costituzione.

Intendere la riserva di legge come riserva alla legge penale è un criterio restrittivo poiché
alcune situazioni di danno non trovavano ristoro.

Rivisitazione del concetto di danno non patrimoniale e del suo fondamento giuridico: in
seguito all’emanazione della Costituzione il 2059 che deve essere letto in un’ottica di
conformità della costituzione.

La norma sul piano civilistico è stato proprio il 2043, in forza della generalità ed astrattezza, a
dar luogo all’effettivo cambio di visione. Ogni danno obbliga risarcimento, anche gli
accadimenti non penalmente rilevanti. Il 2043 cc. è quindi una clausola generale.

Il sistema si scardina attraverso gli artt. 2 Cost., 32 Cost., 2043 c.c. : è allora evidente che il
2059 deve aprirsi a contenere queste ipotesi di danno. In un sistema così aperto di rimedio
extracontrattuale, si sono riprese a più pronunce della corte costituzionale e della corte di
cassazione, che ha aperto nella definizione della risoluzione di danni non patrimoniali.

BIPOLARISMO COSTITUZIONALE E IL DANNO NON PATRIMONIALE


Viene così a definirsi quello che viene chiamato bipolarismo costituzionale, espressione con
cui si stigmatizza il duplice profilo del danno: viene riaffermata la bipolarità del sistema
risarcitorio del danno che vede contrapposti quello patrimoniale (art. 2043 c.c.) e quello non
patrimoniale (art.2059 c.c.)

A fronte di un interesse non patrimoniale occorre di ripartire il danno non patrimoniale in


sottocategorie. il sistema del danno non patrimoniale era costituito da tre sottocategorie:

1. il danno biologico (che consiste in una lesione psico-fisica)

2. il danno morale (che si riferirebbe ad un mero patema d’animo interiore di tipo


soggettivo)

3. il danno esistenziale (che sarebbe definibile come “qualsiasi compromissione delle


attività realizzatrici della persona umana”, non avente natura emotiva o interiore).
1) IL DANNO BIOLOGICO

In primo luogo è emerso il cd. danno biologico inteso come danno all’integrità psicofisica e
alla salute del soggetto.

Si è detto che il danno biologico è un danno in re ipsa, cioè non è una conseguenza della
lesione del danno psicofisica, ma la stessa lesione psicofisica è un danno, quindi come c’è
lesione c’è danno.

L’esigenza di uniformare i criteri di valutazione del danno biologico ha portato all’esistenza di


tabelle indicative della prassi da seguire. Le tabelle di situazioni consentono di valutare sulla
base di criteri

2) DANNO MORALE

Creata l’ipotesi normativa di danno biologico come danno evento il passaggio successivo è
stato creare il danno morale soggettivo.

Danno da patema d’animo è un danno psicologico soggettivo dovuto all’evento iniziale.

La cassazione ha indagato inoltre i confini tra danno esistenziale e danno morale, sempre
all’interno della categoria di quello non patrimoniale, arrivando alla precisazione, per cui il
danno esistenziale si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore (propria del
danno morale) ma oggettivamente accertabile del pregiudizio, attraverso la prova di scelte di
vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso.

3) DANNO ESISTENZIALE

Creata questa duplice struttura si è andati oltre, ipotizzando la figura del danno esistenziale,
che viene definito danno alla vita di relazione.

Si tratta di una costruzione recente della giurisprudenza, che individua il danno esistenziale
nella più ampia categoria dei diritti costituzionali garantiti dalla Carta, attinenti alla persona
umana.

In quest'ambito sarebbero, dunque, ricompresi il diritto alla corretta informazione,


soprattutto in ambito medico, il diritto alla famiglia, il diritto al gioco, il diritto al lavoro, ecc..
Allo stato attuale è, tuttavia, dubbio quale sia il criterio idoneo a selezionare i beni-interessi
idonei a giustificare la tutela giuridica, sub specie di diritto al risarcimento del danno di tipo
esistenziale.

La Cassazione e la Corte Costituzione sono arrivate nel 2009 ad una serie di importanti
pronunce (sentenze gemelle) con cui stabilisce lo statuto normativo del danno patrimoniale.
Viene affermato:
1. il bipolarismo costituzionale: pone un filtro notevole di una rilevanza giuridica, perché
va dimostrato il danno effettivo. I principi fondamentali sono quelli del 2058 e il 2043
cc.. Non ti nego la tutela ma ti impongo la prova. Non può essere rimessa la valutazione
equitativa del giudice se non si è fornita la prove del danno e deve dimostrare la
quantificazione del danno stesso.

2. In quelle sentenze la Corte di Cassazione si occupa anche del rapporto tra la


responsabilità extracontrattuale e contrattuale, affermando la non cumulabilità delle
domande (Es. responsabilità medica : paziente, struttura sanitaria e medico operante -
il contratto di spedalità lega il paziente alla struttura, ma il chirurgo non è detto che sia
legato alla struttura)

ESTENSIBILITÀ
DEL 2059 C.C. AI DANNI NON PATRIMONIALI DA INADEMPIMENTO
CONTRATTUALE

La forme del 2059 non esclude che l’evento di danno della sfera non patrimoniale possa
derivare dal mancato inadempimento patrimoniale. Entra in gioco l’art. 1174 c.c., posto in
relazione al 1321 e 1322 nel contratto in forza del quale ultimo art. le parti sono libere di
determinare l’accordo (se è così nella determinazione negoziale nulla impedisce alle parti di
legare il loro rapporto ad interessi anche di natura non patrimoniale).

Quest’ambito apre due distinti profili :

1) legato all’oggetto del contratto ossia al contenuto dell’accordo

2) legato alla specificazione nel contratto stesso della rilevanza non patrimoniale degli
effetti

Il mancato adempimento di questi ambiti può giustificare anche l’eventuale richiesta del
risarcimento del danno non patrimoniale. In relazione alla natura, il contenuto, dichiarazione
delle parti dell’accordo. La Corte di Cassazione ammette la risarcibilità del danno non
patrimoniale da inadempimento contrattuale quando c’è lesione e quindi dimostrata lesione
di interessi costituzionalmente protetti. È risarcibile il danno non patrimoniale solo in ipotesi
tipizzate dalla costituzione.

INIBITORIA
È l'azione mediante la quale si chiede la cessazione di un comportamento lesivo di un
interesse giuridicamente rilevante. È un'azione autonoma rispetto a quella di risarcimento del
danno.

L'azione di inibitoria è, quindi, uno strumento di tutela preventivo, volto ad impedire o quanto
meno a far cessare il comportamento lesivo.
Essa è prevista espressamente per la tutela di alcuni diritti della personalità

 Diritto al nome

 Identità personale

 Diritto all’immagine

 Violazione diritti d’autore

 Concorrenza sleale