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VOGLIA DI SpA

VOGLIA DI SpA
di Fabio Mini*

Un giorno dovremo ringraziare la crisi economica in atto per aver messo allo
scoperto le incongruenze ideologiche, politiche ed economiche che ci hanno governato
per oltre mezzo secolo. Per ora la lezione non sembra appresa. Il capitale si è dimostrato
inefficace nel contenere i suoi stessi prodotti: la speculazione e la logica del profitto
prevalente su quella dell’equilibrio sociale. L’impresa privata si è dimostrata fallimentare
e soprattutto legata a filo doppio con la speculazione e la corruzione, l’autorità pubblica
non ha saputo né voluto controllare e intervenire in tempo fingendo di salvaguardare
il cosiddetto libero mercato, il comunismo di mercato cinese, quello che si basa sul
capitalismo di stato, è diventato il salvatore dell’umanità e il capitalismo di stato (una
volta detto statalismo) è corso in aiuto di banche e imprese con l’acqua alla gola
versando fondi pubblici nel pozzo senza fondo del debito privato. Siccome, comunque,
neppure gli Stati hanno un centesimo da sciupare , tutti gli interventi anticrisi si sono
risolti nell’aumento del debito pubblico. E questo è sembrato l’unico sistema per
impedire il fallimento di altre banche, la chiusura del credito alle imprese e la
disoccupazione mentre in realtà si è rivelato il mezzo per perpetuare le incongruenze
e le inefficienze, per salvare regimi politici pseudoliberisti (con i soldi dei contribuenti),
per ingrassare gli speculatori e per far gravare sulle fasce meno protette e più tar-
tassate i costi della crisi e del salvataggio del sistema. I governi di tutto il mondo
hanno adottato provvedimenti più o meno drastici attribuendo allo Stato nuovi ruoli di
regolazione e supervisione dell’interesse pubblico di fronte al fallimento economico e
sociale di quello privato. Ma in qualche caso si è fatto di meglio, o di peggio. In Italia
si è riusciti a vanificare ogni esperienza proprio nel momento in cui doveva insegnare
qualcosa. Alcune attività prettamente pubbliche sono state sottratte al controllo e alla
tutela dello Stato. O meglio, il Governo ha costituito strumenti operativi economico-
finanziari di natura privatistica che consentono ai propri organi politico-amministrativi
(i ministeri) di eludere le procedure ed i controlli dello Stato. Questo è avvenuto in
particolare con l’istituzione della Banca del Sud Spa, della Protezione Civile Spa e la
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Difesa Servizi Spa. Tutto in un anno e tutto all’insegna dell’aggiramento della


responsabilità amministrativa degli organi istituzionali. La Banca del Sud Spa dovrà

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gestire gli aiuti al Mezzogiorno d’Italia con le logiche della Banca, ma senza un minimo
rischio. I capitali verranno da fondi pubblici e dalla facoltà di emettere certificati di
credito con i quali rastrellare il già eroso risparmio privato. In un mercato globale di
banche sofferenti e di credito limitato, l’istituzione di una banca di Stato che s’inserisce
nel mercato aprendo nuove possibilità di contrarre debiti da parte di operatori senza
soldi e senza prospettive non sembra molto sensata. E anche se la volontà di aiutare
chi non ha mezzi per aprire o sostenere le imprese fosse sincera, rimarrebbe il dubbio
sulla capacità di assicurare la sopravvivenza delle imprese in un periodo di stagnazione
economica. Rimangono poi tutte le perplessità relative ai meccanismi di selezione dei
beneficiari in un ambito fortemente condizionato dalla criminalità e ai sistemi di controllo
gestionale su imprese che potranno proliferare soltanto nel settore terziario o in quello
speculativo. Per bene che vada si può prevedere l’indefinito indebitamento di altri
cittadini esattamente come avvenuto nel caso dei mutui sub-prime in America o della
indefinita speculazione da parte di soggetti che non hanno alcun interesse a sostenere
le aziende, come accaduto in America e in Italia con l’emissione dei derivati. Per
male che vada assisteremo alla nascita di un nuovo carrozzone clientelare in mano ai
referenti politici travestiti da operatori privati. Un carrozzone peggiore della vituperata
Cassa del Mezzogiorno che aveva comunque il vantaggio di essere sotto diretto controllo
politico e amministrativo dello Stato. La Banca del Sud quindi preoccupa ma non è
una soluzione drammatica. Lo Stato non rischia la delegittimazione. Si limita ad
intervenire in un settore finanziario collaudato in cui può rimetterci “soltanto” soldi,
può alimentare “soltanto” la criminalità e favorire “soltanto” la speculazione. Nulla di
grave. Ci siamo abituati.

La Protezione Civile SpA

Più grave è invece il progetto di privatizzazione di un altro settore toccato dalla


voglia morbosa di SpA fino all’orgasmo: quello della Protezione Civile. Il Consiglio dei
ministri del 17 dicembre ha approvato la realizzazione di una società di servizi che
possa “alleggerire” i compiti del dipartimento di Protezione Civile. L’alleggerimento
in realtà non è nei compiti, ma nei controlli e quindi s’intuisce chi venga veramente
“alleggerito”. Alla società sarà affidata «la gestione della flotta aerea e delle risorse
tecnologiche, la progettazione, la scelta del contraente, la direzione dei lavori, la vigilanza
degli interventi strutturali ed infrastrutturali, l’acquisizione di forniture o servizi di
competenza del Dipartimento, compresi quelli concernenti le situazioni di emergenza
socio-economico-ambientale». In pratica la Protezione Civile Spa potrà fare tutto
quello che fa un privato rischiando il proprio denaro e il proprio futuro, con la differenza
che gestirà il denaro pubblico e il futuro dei cittadini. La Presidenza del Consiglio avrà
così uno strumento extra-statale al quale far fare tutto ciò che desidera senza i controlli
politici o amministrativi previsti. Dovrà solo affermare che esiste un’emergenza e
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non avrà più sul collo il fiato della Corte dei Conti. Per quei progetti così cari al potere
che non hanno nulla a che vedere con le emergenze e con la protezione dei cittadini si

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potrà eludere anche il Cipe, che è l’organo di decisione politica in ambito economico
e finanziario. Il Cipe svolge funzioni di coordinamento in materia di programmazione
della politica economica da perseguire a livello nazionale, comunitario ed internazionale;
esamina la situazione socio-economica generale ai fini dell’adozione di provvedimenti
congiunturali; individua gli indirizzi e le azioni necessarie per il conseguimento degli
obiettivi di politica economica; alloca le risorse finanziarie a programmi e progetti di
sviluppo; approva le principali iniziative di investimento pubblico del Paese. Con la
Spa, tutto questo diventa inutile e chi decide è anche chi fa e chi dovrebbe controllare.
In realtà con la Protezione Civile Spa, non si vuole sottrarre la responsabilità
dell’erogazione dei servizi di emergenza agli organi istituzionali, ma si vuole sottrarre
la spesa di questi servizi, esclusivamente pubblica, al controllo amministrativo pubblico.
Da tempo la Protezione Civile è un ente irresponsabile. Non c’è stata emergenza
nella quale il Dipartimento abbia ammesso una minima parte di responsabilità neppure
in relazione al dovere di vigilanza. Regioni, Province, Comuni e comitati di quartiere
sono stati criminalizzati per ogni tragedia, che veniva fortunatamente affrontata dai
salvatori della Protezione Civile e che spesso si limitavano ad assegnare dei soldi che
se assegnati prima avrebbero forse evitato le tragedie. L’abitudine all’irresponsabilità
e il malvezzo di credere alla propria propaganda hanno anche consentito che la nostra
Protezione Civile si pronunciasse contro i governi di Haiti e degli Stati Uniti. Da
tempo la Protezione Civile è anche un centro di spesa molto importante ed è un ente
appaltatore. La sua giurisdizione è passata dalla gestione delle emergenze e dei disastri
naturali alla gestione di qualsiasi cosa venga definita emergenza: per decreto, per
sollecitazione emotiva o per semplice convenienza politica. La semplificazione
amministrativa che compete alle emergenze è stata estesa a opere e iniziative che
sono definite urgenti solo perché sono state fatte diventare urgenti. Da tempo la
Protezione Civile è diventata il principale elusore dei controlli e dei rilievi della Corte
dei Conti ed è uno dei più grandi bacini d’interessi privati, di clientelismo politico e di
favoritismo economico finanziario. I beneficiari di un sistema che dispone di soldi
contanti in abbondanza e che può ignorare le procedure regolari previste dalla contabilità
dello Stato sono ormai una rete di potere che gestisce fiumi di denaro pubblico e
persone, compresi i cosiddetti volontari. Con la Protezione Civile Spa non si vuole
privatizzare di certo la fonte dei finanziamenti o togliere le competenze d’intervento,
ma si vuole soltanto gestire la spesa dei fondi pubblici senza i controlli
dell’amministrazione pubblica. Nessun ente amministrativo deve interferire e i metodi
privatistici devono garantire l’impunità per tutti quegli illeciti e reati che gravano sui
funzionari pubblici che non amministrano seguendo le regole della contabilità dello
Stato. Il progetto di SpA in questo settore è stato rinviato a “tempi migliori” alla luce
degli scandali emersi nella gestione di questi ultimi anni. Sono scandali importanti che
mettono in risalto la perdita etica di funzionari pubblici, la vocazione boccaccesca di
integerrimi “servitori dello Stato” e la potenzialità dell’arroganza, della corruzione e
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della concussione in un sistema che la privatizzazione renderebbe ancor meno


controllabile e penalmente perseguibile. L’orgasmo della Protezione Civile spa è stato

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fermato da un elemento di protezione: un preservativo. Per ora.

La Difesa Servizi SpA

Una intensa voglia di Spa continua invece ad impegnare, in silenzio, gli organi di
governo e i vertici delle Forze Armate dopo l’approvazione della Difesa Servizi SpA.
Il testo della legge finanziaria di quest’anno (L.191/09) dice:
«Comma 27. Ai fini dello svolgimento dell’attivita’ negoziale diretta
all’acquisizione di beni mobili, servizi e connesse prestazioni strettamente
correlate allo svolgimento dei compiti istituzionali dell’Amministrazione della
difesa e non direttamente correlate all’attività operativa delle Forze armate,
compresa l’Arma dei carabinieri, da individuare con decreto del Ministro della
difesa di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nonche’ ai fini
dell’articolo 7 della legge 24 dicembre 1985, n. 808, nonche’ delle attivita’ di
valorizzazione e di gestione, fatta eccezione per quelle di alienazione, degli
immobili militari, da realizzare anche attraverso accordi con altri soggetti e la
stipula di contratti di sponsorizzazione, è costituita la società per azioni
denominata «Difesa Servizi Spa», con sede in Roma. Il capitale sociale della
società di cui al presente comma è stabilito in 1 milione di euro e i successivi
eventuali aumenti del capitale sono determinati con decreto del Ministro della
difesa, che esercita i diritti dell’azionista. Le azioni della società sono
interamente sottoscritte dal Ministero della difesa e non possono formare oggetto
di diritti a favore di terzi.
28. Le Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, ed il Corpo della
guardia di finanza hanno il diritto all’uso esclusivo delle proprie denominazioni,
dei propri stemmi, degli emblemi e di ogni altro segno distintivo. Il Ministero
della difesa, anche avvalendosi della società di cui al comma 27, ed il Corpo
della guardia di finanza, anche avvalendosi dell’apposita società, possono
consentire l’uso anche temporaneo delle denominazioni, degli stemmi, degli
emblemi e dei segni distintivi di cui al presente comma,……..
29. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque fabbrica, vende,
espone, adopera industrialmente ovvero utilizza al fine di trarne profitto le
denominazioni, gli stemmi, gli emblemi e i marchi di cui al comma 28 in violazione
delle disposizioni di cui al medesimo comma è punito con la multa da 1.000 a
5.000 euro.
30. Le disposizioni contenute nel comma 29 non si applicano ai collezionisti
e agli amatori che operano per finalità strettamente personali e non lucrative.
31. Con regolamenti da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della difesa, di concerto
con i Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze, sono
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individuati le denominazioni, gli stemmi, gli emblemi e gli altri segni distintivi di
cui al comma 28, nonché le specifiche modalità attuative, con riferimento alle

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