Sei sulla pagina 1di 2

HENRY CORBIN: L’EURASIA COME CONCETTO SPIRITUALE

HENRY CORBIN: L’EURASIA


COME CONCETTO SPIRITUALE
di Claudio Mutti

Dall’Irlanda al Giappone

“Eurasia, dall’Irlanda al Giappone” (1) è, per il ventenne Henry Corbin (1903-


1978), un “concetto spirituale” (2) fornito di “particolare valore” (3), che, trascendendo
il livello delle determinazioni geografiche e storiche, viene a costituire la “metafora
dell’unità spirituale e culturale da ricomporre al termine dell’età cristiana ed in
vista dell’oltrepassamento degli esiti di questa” (4). Tali sono, quanto meno, le
conclusioni di uno studioso che nell’opera corbiniana ha evidenziato le indicazioni
idonee a fondare “quella grande operazione di ermeneutica spirituale comparata, ch’è
la Cerca d’una filosofia - anzi: d’una sapienza - eurasiatica” (5). In altri termini, la
stessa categoria geofisica di “Eurasia” altro non sarebbe che la proiezione di una
realtà geosofica connessa all’Unità originaria, poiché “l’Eurasia è, nella percezione
interiore, nel paesaggio dell’anima o di Xvarnah (“Luce di Gloria”, nel lessico
mazdaico), la Cognitio Angelorum, l’operazione autologica dell’Anthropos Téleios;
o anche, infine, l’unità fra Lumen Naturae e Lumen Gloriae. Di qui la possibilità
d’accostare l’Eurasia interiore alla conoscenza immaginale della Terra come Angelo” (6).
È lo stesso Henry Corbin a rievocare l’esperienza visionaria del filosofo tedesco
Gustav Theodor Fechner, che identificò con la figura di un Angelo il volto della Terra
circonfuso di luce gloriosa, e a citare il passo concordante di un rituale avestico: “Noi
celebriamo questa liturgia in onore della Terra che è un Angelo” (7). Infatti secondo
la dottrina mazdaica la Terra viene percepita nella “persona” del suo Angelo, allorché
l’anima, proiettando l’immagine di se stessa, instaura una Imago Terrae che la riflette.
L’angelologia mazdaica traduce il mistero di questa proiezione nei termini seguenti:
Spenta Armaiti, l’Arcangelo femminile dell’esistenza terrestre, è la madre di Daênâ,
l’Angelo femminile che sostanzia l’Anima caelestis, il Corpo di Resurrezione. In tal
modo, “la formulazione medesima della categoria geofisica di ‘Eurasia’ appartiene al
processo della Palingenesi, ch’è la Resurrezione alla Luce della Transfigurazione” (8).
La geosofia mazdaica, intimamente connessa all’essenziale carattere sofianico di
EURASIA

Spenta Armaiti, si riferisce in primo luogo ad una Terra celeste; applicata allo spazio

25
EURASIATISMO

terrestre, essa ci presenta un kyklos, un orbis, analogo a quello che Omero ha


simboleggiato con lo Scudo di Achille e Virgilio con quello di Enea (9), ovvero, per
restare in ambito iranico, a quell’attributo dell’Uomo Universale (insân-e kâmil) che
è la Coppa di Jamshid. In tale raffigurazione, la Terra è circondata dall’Oceano cosmico
ed è suddivisa in sette zone (keshvar) (10); al centro della zona centrale, chiamata
Xvaniratha (“ruota luminosa”), “si trova Airyanem Vaejah (pahlavi Erân-Vêj), la culla
o il germe degli Ariani (= Iranici). È là che furono creati i Kayanidi, gli eroi leggendari;
è là che fu fondata la religione mazdea, da dove si diffuse negli altri keshvar; è là che
nascerà l’ultimo dei Saoshyant che ridurrà all’impotenza Ahriman e porterà a
compimento la resurrezione e l’esistenza ventura” (11). Situato al centro della superficie
terrestre, l’Iran ci appare dunque come “cerniera, non solo geografica, ma anche e
soprattutto spirituale” (12), dell’ecumene eurasiatica.
La raffigurazione mazdaica, successivamente rielaborata, entrò a far parte del
retaggio culturale che l’Iran trasmise all’Islam. Nel Kitâb al-Tafhîm di Abû Rayhân
Mohammad ibn Ahmad Bîrûnî (362/973 - 421/1030) (13) si trova uno schema in cui il
cerchio centrale, l’Iran, è circondato da altri sei cerchi, tangenti fra loro, che
corrispondono ad altrettante regioni: India, Arabia ed Abissinia, Siria ed Egitto, area
slavo-bizantina, Turkestan, Cina e Tibet.

Oriente e Occidente

Secondo la prospettiva islamica, al centro del mondo terrestre si trova la Ka‘ba, il


più antico fra i templi di Dio, sorto inizialmente all’epoca di Adamo, poi edificato da
Abramo nella sua forma attuale. Sulla pianta e sulla struttura di questo santuario
primordiale e centrale meditò Qâzî Sa‘îd Qommî (1042/1633 - 1103/1691-’92) nel
primo capitolo del Kitâb asrâr al-Hajj (“Libro dei sensi esoterici del Pellegrinaggio”),
che costituisce l’oggetto di un approfondito studio di Henry Corbin (14). “Il principio
- spiega quest’ultimo - è sempre lo stesso: le forme di luce (sowar nûrîya), le figure
superiori, sono ‘impresse’ nelle realtà di quaggiù, che le riflettono come specchi
(notiamo che, da un punto di vista geometrico, queste considerazioni sarebbero valide
anche per la forma del tempio greco)” (15). Ora, sul piano superiore delle realtà
archetipiche vi sono quattro “limiti metafisici” (16), due dei quali (l’Intelligenza universale
e l’Anima universale) si trovano ad oriente della Realtà ideale, mentre gli altri due
(Natura universale e Materia universale) si trovano ad occidente. In virtù della legge
delle corrispondenze, gli angoli della Ka‘ba terrena si trovano disposti secondo un
ordine analogo: “due di questi angoli sono a oriente, cioè quello in cui è incastonata la
Pietra Nera (l’angolo iracheno) e quello yemenita; gli altri due sono a occidente e
sono l’angolo occidentale e il siriano” (17). Sono questi i due orienti (mashriqayn) e
i due occidenti (maghribayn) ai quali fa allusione il versetto 17 della Sura del
Misericordioso, puntualmente citata da Corbin.
Il versetto coranico ne richiama un altro, quello che inizia con le parole: “A Dio
EURASIA

appartengono l’Oriente e l’Occidente” (Sura della Vacca, 115). “Gottes ist der Orient!

26