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A dIl Covilef B

ANNO XVII N971 26 OTTOBRE 2017

RIVISTA APERIODICA RISORSE CONVIVIALI


DIRETTA DA E VARIA UMANIT
STEFANO BORSELLI ISSN22796924
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Penetriamo nuovamente in epoche che non aspettano dal losofo n una spiegazione n una trasformazione del mondo, ma la costruzione di rifugi contro linclemenza del tempo. Nicols Gmez Dvila

A cura di A n d r e a G. Sciffo

A NT O L O G IA QU A DRE L L I A N A
Testi inediti o poco noti di Rodolfo Quadrelli
*8+

soltanto pi tardi la aspettano le espres-


a R
ealt e moralit nella sioni pi complete e clamorose.
letteratura lombarda. stato detto che Controriforma e Ba-
rocco sono, in parte, un ritorno al Medioe-

S oltanto nel periodo che comprende


i due Borromei la spiritualit reli-
giosa ambrosiana, con i suoi riessi
sulla letteratura, viene pienamente deni-
vo, e non errato ravvisare in essi un riu-
to, una critica e una correzione dellUma-
nesimo che ci sembrano in parte legittimi.
Altrettanto bene si potrebbe ravvisare in
ta. E a questo punto non soltanto la lette- essi, soprattutto se il Barocco accolto in
ratura ma le arti tutte e le memorie del vi- senso lato, come deve essere, un tentativo
ver civile dovrebbero essere chiamate a di ripristinare una tradizione possibile,
soccorso, perch qui la cultura milanese e senza ritorni storici impossibili: un tentati-
lombarda trova il suo baricentro, anche se vo di restituire e di catturare in modi obli-

Il Covile, ISSN 22796924, una pubblicazione non periodica e non commerciale, ai sensi della Legge sullEditoria n62 del 2001. Direttore: Stefano Borselli.
Redazione: Francesco Borselli, Riccardo De Benedetti, Aude De Kerros, Pietro De Marco, Armando Ermini, Marisa Fadoni Strik, Luciano Funari, Giuseppe
Ciro Lomonte, Roberto Manfredini, Ettore Maria Mazzola, Alzek Mishe, Pietro Pagliardini, Almanacco romano, Gabriella Rouf, Nikos A.
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qui il sacro che fugge. Il Dio ignoto, che Tansillo al Tasso e la trattatistica di S. Al-
Shakespeare oppone al dubbio metodico, fonso de Liguori).
il termine sso di questo agonismo, e lo Gli esempi di questo rigore non manca-
per tutti, cos che poeti e loso e artisti ci no: la pittura del Cerano, soprattutto nei
sembrano, simili agli eroi del Tasso, errare quadroni del Duomo, dimostra una reli-
in questo mondo alla ricerca struggente di gione benigna e severa, pronta a donare, a
un vero esito, di una vera storia, di un vero visitare, a consolare, col soccorso di una
destino che si opponga a quelli apparenti spiritualit senza cedimenti. E le nobili ar-
per i quali il mondo teatro. chitetture del Pellegrini e del Richini ne
Resa impossibile la visione intellettuale testimoniano ancor meglio e pi compo-
delle metasiche, ci si impegna a colmare stamente. Ma forse il senso di questa av-
quel vuoto con correlativi ed equivalenti ventura spirituale che sembra, e non , una
morali, palesi nel doppio aspetto del di- parentesi, meglio che mai dichiarato ed
lemma personale e dello zelo pratico. Di esaltato in quei monumenti che sono i Sa-
questo secondo aspetto i due Borromeo si cri Monti: Varallo soprattutto, ma anche
fecero rappresentanti, e si pu dire che la Orta, Varese, Crea. Qui il realismo, ovvero
pietas tridentina trov in loro lespressione il culto della realt sacra, cos accentuato
pi caritatevole e pi salda. Essi sono e sottolineato che sembra voler esclamare,
lespressione di una religione, o piuttosto contro tutti i dubbi delle nuove losoe e
religiosit, rinnovata; e noi non stentiamo delle nuove scienze: eppure, proprio co-
a vedere, con gli occhi della mente, questi s!. Non c frattura fra passato e presen-
monaci, come il padre Cristoforo manzo- te: la passione di Cristo, la vita della Ma-
niano, muoversi sulla scena di un mondo donna, la vita di S. Francesco sembrano es-
senza prospettiva e diventato dun tratto sersi svolte ieri e proprio l, in loco. So-
enorme: li vediamo guidati soltanto prattutto Gaudenzio Ferrari e i due dErri-
dallinfallibile e invisibile istinto della de- co, a Varallo, orirono la prova di questa
vozione e del desiderio di sacricio. E la ostinazione lombarda nel documentare la
loro opera rester ignota, n potr aspirare fede. In letteratura valga soprattutto un te-
al monumento individuale, come quella di sto, il Memoriale ai Milanesi di S. Carlo, nel
innumerevoli formiche che collaborino a quale lassenza di metasica colmata da
un edicio collettivo. Il mondo dei Borro- una intimazione morale cos forte da essere
meo, con le grandi istituzioni da loro fon- apocalittica.
date, proprio quello nel quale la devozio- La peste (la prima del 1576) un castigo
ne tiene il luogo della visione intellettuale: di Dio, contro la licenza della citt corrot-
dalla Societ delle scuole di dottrina cri- ta. Appaiono due simboli apocalittici e mo-
stiana di S. Carlo alle Scuole di catechismo rali che si spartiscono la Milano reale in
di Federigo. Per, va aggiunto, questo una citt di dannazione e in una di salvez-
mondo nelle sue espressioni artistiche za; e il santo si sforza di ricomporle
privo di quello horror vacui che ancora nellintegrit di una Milano interamente
meraviglia nel barocco meridionale e di salva. Appaiono anche le invocazioni con
quel languore sentimentale che sgradevol- le quali il caritatevole e straziato arcive-
mente inquieta nella religiosit meridiona- scovo personica Milano, trattandola co-
le (si vedano il poema devozionale dal me cosa salda, come una realt morale.

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Linterpretazione delle calamit naturali, cos fosse, la parentela con i programmi il-
qui come anche dopo nei secoli vien fatta luministici, al tempo loro, e le anticipazio-
valere, pi di una dimostrazione losoca, ni di quelli marxisti, ai tempi nostri, sareb-
a provare lesistenza del male e del pecca- bero innegabili. Per demisticazione si in-
to, e lesigenza della salvezza e della Gra- tende generalmente una critica cos forte
zia. stata lesigenza di concretezza che che riesce a svelare una sostanza meschina
ha condotto a respingere lumanesimo e il o inconfessabile dietro brillanti apparenze.
suo idealismo acristiano. Apparentemente lopera del Maggi, del
Parini, del Porta, del Manzoni critica di
M Dal Maggi al Manzoni. qualcosa, oltre ad essere rappresentazione
Ho soltanto accennato ad alcuni mo- e descrizione; e non stato dicile alla
menti, nei quali si rivela una vocazione cultura progressista, da De Sanis in poi,
lombarda alla letteratura e alla spiritualit. ravvisare in questi autori un capitolo della
Ma se una continuit vera e propria ne- emancipazione delluomo dai pregiudizi, di
cessaria a denire una vocazione, essa si la- classe o di religione, e un contributo a
scia scoprire, come ho gi detto, nella linea unidea della storia come storia della liber-
che unisce Maggi, Parini, Porta, Manzoni. t. Ebbene, tale prospettiva, se non pu es-
Sar opportuno avvertire che i giudizi da sere negata in toto, contraddetta dalla
me formulati su questi autori, talvolta bre- rappresentazione intera nei momenti pi
vemente talvolta pi estesamente, non profondi e negli scrittori pi profondi.
hanno alcuna ambizione di completezza, Il senso pi genuino di questa tradizione
ma sono sempre e soltanto in relazione con una versione dellammonimento paolino
i due termini del rema, realt e moralit. e cristiano a non conformarsi a questo se-
La grande letteratura che arontiamo colo. Il pregiudizio, termine capitale per
pu ormai presentarsi, senza pi pudori, gli illuministi, non appare nei massimi
come alternativa e antagonista della tosca- poeti di questa tradizione, che sono Maggi
na. E non conta che tale possiamo ricono- e Manzoni, come una sopravvivenza di
scerla noi; conta che tale libert fosse con- tempi barbari che tenti perpetuarsi dietro
sapevole anche in chi la esercitava. sontuose, anzi barocche, apparenze: esso
C un segno, quasi uno scopo comune consiste piuttosto nella fallacia intellettua-
in questi scrittori, che spiega la doppia le generata dalle passioni e derivante dalla
qualit realistica e moralistica, gi cos evi- miseria originale delluomo.
dente in Bonvesin. Esso pu essere denito La loro opera non una critica bens
cos: la rivelazione della verit, nascosta die- una rivelazione e uno smascheramento, te-
tro lapparenza mondana. Gi sparsi accen- stimoniando, in letteratura, delleterna
ni ci avevano messo su questa strada, ma lotta tra bene e male.
ora ci troviamo di fronte a un programma e La demisticazione, che dominante
a un metodo, consapevoli o inconsapevoli. nel metodo critico di oggi, gi presente
Sembra, a tutta prima, che, in taluno di negli illuministi sotto la specie di un dub-
questi autori, o in certi momenti di ognuno bio scettico che pu risolversi in negazione
di essi, ci si trovi di fronte a ci che moder- totale, o in critica costruttiva, almeno nelle
namente vien detto demisticazione; e, se intenzioni. Ed chiaro che non soltanto

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lilluminismo lombardo ma tutto lillumi-


nismo italiano (salvo talune eccezioni, so- Diversamente la nobilt del Maggi e la
prattutto piemontesi) si conforma a questo nobilt del Manzoni sono un simulacro
secondo esito. Ma preme dire che la criti- particolarmente specioso della vanit uma-
ca, o la demisticazione, molto pi su- na sempre risorgente, vinta magari una
perciale e molto meno temibile per lav- volta, ma mai una volta per tutte. La loro
versario di ci che chiamiamo rivelazione o opera dunque una fenomenologia della
smascheramento. Infatti: se il metodo cri- ineliminabile vanit del cuore umano, e, in
tico porta comunque a un progresso, per- Manzoni, soprattutto dellerrore, e dei
ch questa la legge riconoscibile della modi con i quali un uomo inganna e perde,
storia moderna e forse di tutta la storia, gli prima che gli altri, se stesso.
oggetti polemici appaiono pretesti e fan- La demisticazione, invece, condanna
tocci storici, gi vinti in partenza. Cos la soltanto la maschera perch giustica il
nobilt di Parini, pretesto di un elegante tornaconto come movente fondamentale
poema descrittivo prima che satirico. Cos dellumanit: esige per che esso sia senza
la nobilt del Porta, mostruosa soltanto maschera, cos da essere riducibile pi fa-
perch rappresentata secondo i modi di cilmente allinteresse sociale o pubblica fe-
unepica rovesciata e negativa, ma meno licit. Pietro Verri teorizza esplicitamente
temibile ancora di quella pariniana: prete- questa condizione nel Discorso sulla felici-
sto, nel Porta, pi artistico che critico, so- t, essendo stato preceduto per dal Mura-
praatto com senza sforzo della parte tori in La pubblica felicit o dei buoni prn-
positiva ed esplicitamente progressiva della cipi. Ma un pensiero che sottende quasi
sua opera. sempre il pensiero di tutto lilluminismo.

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La rinuncia al mondo e la condanna del spirituale e che non degli Arcadi. Eccone
mondo, presenti in almeno due commedie un esempio, dal sonetto Pensiero damor
del Maggi come I consigli di Meneghino e Il costante:
manco male, unitamente al riuto di distin-
guere, come fa il pensiero moderno, le due Lamo cos che non sar mai senza
morali mondana e divina (dai copp in gi il puro aetto, e vi si adagia il core
ai copp in s, si dice in un intermezzo del con lalma sicurt dellinnocenza.
Falso losofo): ecco una losoa non illu- Eppure non dicile constatare che ta-
ministica n disposta a diventarlo, che, in- le poesia in lingua non riesce a rappresen-
sieme allintelligenza della provvida sven- tare pienamente la realt e ad esprimere
tura presente un po dappertutto in Man- pienamente una moralit, proprio perch
zoni, ore soluzioni drammatiche e deni- quella liturgia, prima ancora che quel lin-
tive, non comiche, parodistiche, cari- guaggio poetico, non pu esprimerla e rap-
caturali e momentanee. Esse andranno presentarla.
dunque considerate alla stregua di scelte Non si capisce sucientemente che la
morali, e non meramente civili, e credo scelta del dialetto anche conseguenza
che a questo punto non sia pi necessario della forza centrifuga che irrompe nella
dichiarare la dierenza. La stessa scelta del realt e alla quale la letteratura colta non
dialetto, accanto alla lingua, e con risultati sa pi rispondere in nessun modo se non
spesso pi felici in pi di un poeta, straor- restringendosi e chiudendosi. lirruzione
dinariamente signicativa. noto che la del modello copernicano, che sconvolge
letteratura dialettale propriamente detta lordine della prospettiva umanistica e ri-
nasce nel 500, e che a Milano conosce i nascimentale non meno delluniverso me-
suoi iniziatori in G.P. Lomazzo, soprattut- dievale, aprendo alla mente attonita degli
to per il dialetto della Val Blenio, e in F. uomini un doppio innito: quello dei cieli
Varese. noto che essa una reazione in che la pittura del 600 ci presenta in una
senso realistico e anche morale contro una fuga virtualmente illimitata e che la poesia
letteratura che ha perso i rapporti con la del Tasso rappresenta con indenita sug-
realt: il petrarchismo nel 500, il mari- gestione e vibrazione; e quello degli ogget-
nismo nel 600. ti, spesso nature morte, osservati con at-
Tale fu comunque il senso della scelta di tenzione lenticolare nella loro vita silen-
Carlo Maria Maggi giacch di scelta si ziosa.
tratta. Per essa la produzione in lingua, e Lapparizione del dialetto in letteratura
ladesione allArcadia, e il culto del Petrar- non ha soltanto valore polemico ma anche
ca (testimoniato soprattutto nelle lettere), fatale. uno dei mezzi per inseguire e rap-
vengono, se non proprio rinnegati, almeno presentare un reale che non sta pi dentro i
allontanati. La poesia in lingua del Maggi, conni linguistici di ogni gerarchia e di
tanto, e non a caso, ammirata dal Muratori ogni aristocrazia; uno dei modi per aderi-
(nella Vita del Maggi e in Della perfetta re a un reale in qualche misura impazzi-
poesia italiana), ha pregi di semplicit e di to.
castit negli aetti e nello stile che sono In Dante la soluzione genialmente
subito evidenti; ma ad essi va aggiunta una eclettica del volgare aulico, illustre, cardi-
capacit di abbandono che veramente

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nale, curiale non contraddice aatto, anzi cientemente testimoniarne. il risultato di


esalta, la specicit dei linguaggi partico- una dolorosa ironia, che allontana lopera
lari, senza che il contesto ne sora. Dopo del Maggi dallinterpretazione che ne die-
la chiusura petrarchistica, la soluzione de Muratori non meno che dai programmi
dantesca riuscita impossibile, e la scelta dellArcadia. Non emancipazione dal cat-
del dialetto equivale nel 500 e nel 600 a tivo gusto, ma restringimento in una misu-
soluzioni che in altri poeti possono essere ra di saggezza limitata e minore, per au-
la metafora, lacutezza, lanalogia, tutti tentica. interessante osservare come il
mezzi per ripossedere una realt che sta Parini, che pochissimo scrisse in milanese,
perdendo senso o che lo sta cambiando. ottiene in lingua risultati interessanti ed
Cos in Maggi la scelta del dialetto ha eleganti, ma anche ambigui nellindecisio-
senso antimarinistico ma non gi antiba- ne tra morale e civile. Tale ambiguit
rocco, ch anzi esiste una continuit tra la non mai del Maggi, sempre sicuramente
spiritualit borromaica e quella maggiana. morale entro i suoi limiti. Sar Manzoni il
Sicuramente in lui il dialetto il diziona- solo che riuscir a una rappresentazione
rio della verit e della sincerit; e gi in morale della realt, per in lingua. que-
una poesia italiana egli aveva predicato il sto uno dei suoi miracoli, e a nessuno sfug-
necessario disinganno che non conduce ge perch la questione della lingua sia stata
allo scetticismo. Il dialetto milanese, del per lui cos assillante. Si trattava di orire
quale fa apertamente lapologia, in lui il una lezione morale, se non proprio meta-
linguaggio della verit, che altres il lin- sica, senza un mezzo linguistico limitato
guaggio della poesia (Intermezzo secon- bench idoneo come il dialetto, bens con
do del Barone di Birbanza), mentre la lin- un altro potenzialmente pi ricco ma con-
gua e il parlar corretto, o lingua imbastar- taminato. Contaminato da che cosa? Dagli
dita, sono perlopi i linguaggi dellappa- scopi pratici o addirittura utilitaristici delle
renza e della menzogna. Egli strappa cos nuove losoe vincenti, nelle quali esiste
al mondo la sua maschera mondana di la demisticazione o la critica, non la rive-
sempre, che la giusticazione per manca- lazione o lo smascheramento: nelle quali
re di carit, e di fronte a questa onnipoten- esiste lo scopo civile piuttosto che la nali-
za egli sottolinea talvolta, come uniche so- t morale. poi inutile aggiungere che la
luzioni, la rassegnazione e il ritiro, senza soluzione puristica apparve sempre inac-
prevedere palingenesi individuali e sociali. cettabile e irreale a tutti i nostri autori. (R.
Ma tale rappresentazione universale Q.)
raggiunta, come sempre avviene, attraverso
una terribile pittura di precisi costumi con-
temporanei, nei quali non dicile ravvi-
sare lepoca di transizione, come anche
quella di oggi o di sempre. Per testimonia-
re di una verit non fallace, egli sente il bi-
sogno di scendere di grado, no alla sag-
gezza di Meneghino e di Beltramina, che
la saggezza del manco male; la lingua
colta, cio la lingua sua, non riesce a su-

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Q uesto stralcio la porzione di un


pi ampio saggio intitolato Realt
e moralit nella letteratura lom-
che il nesso sia pi robusto e che passi per
Manzoni, lamato Manzoni della lettura
quadrelliana; infatti, in tempi di critiche
barda, che usc nel 1977 sulla rivista mila- feroci ma banali (come quella di Moravia,
nese Otto-Novecento: si lascia leggere an- per esempio) si ricordi che Quadrelli osava
che di per s, slegato ed estrapolato dal re- eleggere a propri padri spirituali Dante,
sto, perch grande prosa critica. Shakespeare, Eliot, Manzoni. Ricordando
Come nei tratti incisi di una stampa del cos in modo implicito che la semiscono-
Da Re (vedi qui sopra) o nel mio tentativo sciuta Introduzione de I Promessi Sposi
di disegnare a penna biro (vedi supra, p. 4) consiste gi in una pagina secentista pura,
la Rotonda della Besana a volo duccello, con quellincipit: LHistoria si pu vera-
anche le righe vergate da Quadrelli resti- mente denire una guerra illustre contro il
tuiscono la vita al soggetto trattato poich tempo. E se nella vulgata gli italiani-medi
ritraggono gli scorci di una Milano lom- ritengono che linizio del romanzo manzo-
barda e fascinosa, che non c pi ma che niano sia Quel ramo del lago di Como,
vive latente nei regni del possibile. ci molto pi di un indizio di una volon-
Sarebbe facile rubricare queste pagine taria distorsione della cultura media italia-
come un mero estro, di uno scrittore impe- na: la prova della mediocrit del suo ceto
gnato nella lode del Seicento per sfoggio di intellettuale egemone.
originalit controcorrente: mi pare invece

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Torniamo per allo stralcio in oggetto. Mezzo secolo dopo, gli siamo immensa-
Come in pochi altri casi, le frasi di Qua- mente grati: grazie al suo sacricio, forse
drelli si componevano di parole per espri- anche noi adesso possiamo reculer pour
mere le cose, il loro ritmo essendo lo stesso mieux sauter, arretrare per saltare meglio,
del parlato di un uomo sensato che volesse secondo il detto che Leibniz pronunci in
contemplare la realt senza distorcerla: a polemica con Bayle (cfr. On the radical
parte il dono di natura, inarrivabile per al- origination of things, 1697). E a una socie-
tri, di saper scrivere cos bene, era anima t in cui il turista o il former president de-
allintero discorso il motivo critico e pole- gli USA vanno a Milano per ammirare so-
mico anticrociano in quanto antidesani- lamente il Cenacolo vinciano, ricordare
siano. Del Seicento detestato dai letterati che ci sarebbero altre cento meraviglie da
della Nuova Italia, Quadrelli recuperava vedere, se soltanto ognuno pensasse con la
non la pirotecnia del Barocco o del Mari- propria testa. (A. G. S.)
nismo mirante a meravigliare a tutti i costi:
no, rivalutava i fasti della testa e della coda
del XVII secolo: da Shakespeare al John
Donne riletto attraverso Eliot (e quindi
anche a un Pascal non teologico) sino, in
segreto ma non troppo, al barocchetto
lombardo dei Maggi e De Lemene.
Sarebbe lunga la rassegna dei loci in cui
Quadrelli alluse alle meraviglie di ne Sei-
cento: gli strali verso il Bacone e il prag-
matico sapere potere o gli attacchi an-
che personali contro Cartesio e poi contro
Mandeville non si contano. Sullo sfondo,
implicita, la confutazione completa del
trattato allora in voga di Paul Hazard, La
crisi della coscienza europea: viene invece in-
gaggiato un duello con il presente, alla
stregua della Querelle des Anciens e des Mo-
dernes per evidenziare linsucienza grave
di ambedue le posizioni. La tradizione
quadrelliana era un atto, non un fatto, e
perci si attuava in unalacre risalita verso
il senso e il signicato: rileggere il secente-
sco Don Chisciotte; tenere carteggio con
Hans Sedlmayr critico darte amante del
Tardobarocco austriaco; citare parlando
della storia del teatro i nomi di Della Val-
le, Bossuet, Dryden, furono capi dimputa-
zione, nel clima intimidatorio della cultura
degli anni 70.

dIl Covilef Wehrlos, doch in nichts vernichtet / Inerme, ma in niente annientato (Konrad Wei Der christliche Epimetheus) N 971