Sei sulla pagina 1di 3

Allarme Terra dei Fuochi: la verit sullinquinamento del cibo.

Su
642 campionamenti di latte crudo, pesce e mangime, solo 12 criticit

Pubblicato da Eleonora Vigan il 10 gennaio 2014

Con lespressione Terra dei fuochi si identifica una area situata tra le province di
Napoli e Caserta, che copre l8% della superficie del territorio campano,
caratterizzata dalla presenza di roghi di rifiuti. Citata per la prima volta nel 2003 nel
Rapporto Ecomafie curato da Legambiente, la zona si caratterizza per lo sversamento
illegale di rifiuti, anche tossici, da parte della camorra. In molti casi i cumuli situati
nelle campagne, o ai margini delle strade, vengono incendiati dando luogo ai famosi
roghi. Come si vede sulla mappa interattiva sotto, i comuni interessati sono 57,
corrispondenti al 10% del totale dei comuni della Regione (551): se consideriamo il
numero di residenti (al censimento 2011) questo problema riguarda il 42% della
popolazione.

Negli ultimi mesi linteresse mediatico sulla Terra dei Fuochi cresciuto in maniera
esponenziale, dopo un servizio allarmistico proposto dal programma televisivo Le iene.
La preoccupazione evidenziata nelle immagini riguarda la possibilit che gli inquinanti
presenti nellaria possano arrivare al terreno e quindi al cibo. Per quello di origine
vegetale la contaminazione pu avvenire durante la coltivazione, attraverso luso di
acque irrigue o per ricaduta di polveri originatesi durante i roghi. Per gli alimenti di
origine animale la contaminazione pu avvenire direttamente quando i capi leccano
staccionate o vengono a contatto con il terreno, oppure attraverso il foraggio.
La Terra dei Fuochi, dopo 25 anni, diventata un argomento di attualit. Il presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano il 3 gennaio ha scritto una lettera a don Maurizio
Patriciello, il parroco di Caivano che guida la lotta contro i rifiuti tossici, promettendo
attenzione e impegno per la bonifica delle aree avvelenate.

LA PRIMA INDAGINE NEL 1991. Il 4 febbraio 1991 un camionista, Mario


Tamburrino arriv all'ospedale di Pozzuoli dicendo di non vederci pi dopo che
"qualcosa" gli era entrato negli occhi. Si trattava alcune gocce della sostanza
corrosiva fuoriuscita dai 571 fusti pieni di rifiuti tossici, che Tamburrino avrebbe
dovuto abbandonare sul terreno affinch fossero sepolti. I magistrati e l'opinione
pubblica vennero per la prima volta a conoscenza del vocabolo Ecomafia e del colossale
business che gi dalla met degli Anni 80 era in atto tra la camorra, l'imprenditoria
del Nord e la classe politica napoletana e campana.

LA TERRA DEI ROGHI. Il primo a definire Terra dei fuochi l'area interessata al
fenomeno dei rifiuti tossici sepolti illegalmente fu Giuseppe Ruggiero, dirigente
campano di Legambiente, che nel 2003 us tale etichetta in riferimento ai roghi di
pneumatici e di materiali tossici che ogni pomeriggio tra le ore 18 e le 23 ignoti
appiccavano - succede ancora - lungo l'Asse mediano, che collega Napoli ai paesi del
Casertano.

LA MAPPA DEI VELENI. I siti inquinati sono duemila. I territori colpiti dai veleni di
camorra sono quelli tra le province di Napoli e Caserta. A firmare il Patto per la Terra
dei fuochi, l'11 luglio 2013, sono stati ben 57 comuni tra Napoli e Caserta: ma nessuno
sa quanti e dove siano i rifiuti tossici sepolti nel corso degli anni nell'area.

IL BUSINESS DEI RIFIUTI. Per capire perch la camorra si butt fin dagli Anni
80 a capofitto sul traffico dei rifiuti, bisogna sapere che smaltire in maniera lecita
rifiuti urbani costava 300 lire al chilo. Se si trattava di fanghi di conceria o peggio, il
prezzo saliva fino a 1.200 lire. Le ditte dei clan si facevano pagare tre le 120 e le 130
lire al chilo.

LE INCHIESTE E I PENTITI. Dal 2000 a oggi, le inchieste giudiziarie sui rifiuti


tossici sono state 33 a Napoli ad opera di 4 procure e 73 in Campania. Ben 311 sono le
ordinanze di custodia cautelare; 448 le persone denunciate; 116 le aziende coinvolte.
Il primo boss di Ecomafia pentito risale al 1988. Si chiamava Nunzio Perrella. Finora i
pentiti sono stati 22.

IL GIALLO DEI SITI DI STOCCAGGIO. Sono trenta i siti che avrebbero dovuto
temporaneamente ospitare balle di rifiuti trattati e resi innocui in attesa di essere
distrutti. Sei milioni di tonnellate, cio 4 milioni e 274.616 pacchi di maleodorante
immondizia mai trattata giacciono ammassati nelle campagne del Giuglianese. Per
bruciare le balle ci vorrebbero almeno 50 anni.

LA STRAGE DEL CANCRO. Su 500 pazienti operati per neoplasia al polmone nel 2013
a Napoli, il 35% proviene dalla Terra dei fuochi. L'incremento dei casi di cancro in
Campania negli ultimi 10 anni del 13%. Antonio Giordano ha predetto che il 60% dei
residenti in Terra dei fuochi svilupper tumori o altre gravi patologie.

IL MIRAGGIO DELLE BONIFICHE. Gi nel 2001 la Commissione parlamentare di


inchiesta sui rifiuti ammise di non poter intervenire perch la montagna di soldi
necessaria per le costosissime bonifiche non ci sono e non ci saranno mai. In alcune
aree gi troppo tardi. Inoltre poco o nulla si sta facendo per individuare e punire il
traffico illecito dei camion che ogni giorno scaricano i veleni fra Napoli e Caserta.

Interessi correlati