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LA BIBLIOTECA DEL

TRADIZIONALISTA 1

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA MENSILE


CURATA DAL COMITATO PROMOTORE DEGLI
INCONTRI TRADIZIONALISTI DI CIVITELLA DEL TRONTO

Da qualche anno i convegni dottrinali che occupano la parte centrale degli Incontri Tradizionalisti di
Civitella del Tronto si concludono con la presentazione di alcuni volumi, selezionati, che vengono
raccomandati ai convegnisti. Il successo delliniziativa ha indotto il Comitato Promotore degli Incontri
tradizionalisti di Civitella del Tronto ad istituzionalizzare lappuntamento con ledizione elettronica di
una rassegna bibliografica a cadenza mensile, per recensire volumi che si inseriscono nel pensiero
cattolico antiliberale e tradizionalista.
Il successo incontrato dal primo numero della rassegna bibliografica ci spinge a dedicare ulteriori
sforzi alliniziativa ed allo scopo, nel ringraziare quanti ci hanno scritto ed incoraggiato, chiediamo a
chi legge di diffondere tra gli amici il foglio elettronico o di inviarci indirizzi di persone interessate a
riceverlo.

0006/2014 Danilo Castellano, COSTITUZIONE E COSTITUZIONALISMO. Prefazione di


Mario Bertolissi, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2013 . .

Il lavoro raccoglie quattro saggi del professor Danilo Castellano accomunati dalloggetto posto in esame
dallAutore, ovvero il costituzionalismo contemporaneo, cos da evidenziarne le aporie dopo averne individuato
le radici e gli esiti (gi in re o solo virtualmente dati.
La Prefazione del costituzionalista Mario Bertolissi arricchisce il volume instaurando un vero e proprio dialogo
con il testo dei quattro saggi; dialogo che travalica la Prefazione nella quale Bertolissi legge Castellano
ermeneuticamente mentre, ad esempio, Castellano, nellintroduzione (pag. 21, nota 3), si confronta criticamente
con il pensiero di Bertolissi.
Apre il libro una nuova introduzione nella quale Castellano fa chiarezza su molti aspetti della politica
contemporanea che troppo spesso vedono i cattolici assecondare dottrine intrinsecamente nichiliste.
LAutore, ad esempio, individua nel patriottismo costituzionale il trionfo definitivo del positivismo giuridico
(pp. 21 22). Si sofferma, poi, sulla funzione razionalizzatrice della vita politica assegnata alla Costituzione nei
sistemi statuali odierni; funzione che nessun riferimento dice alla giustizia e che, anzi, si pensa come via non
violenta alla rivoluzione.
C poi lo sguardo lucido sulla natura personalista delle Costituzioni patteggiate contemporanee che si
discostano da quelle della modernit forte per la centralit assegnata al pluralismo (inteso come pluralit di diritti
creati dal sistema p. 27) dalle prime rispetto alluniformismo del giuspositivismo moderno. Non che ci
rappresenti una negazione del giuspositivismo; tuttaltro, sottolinea Castellano; unicamente la declinazione
debole dello stesso, la sua versione anarchica. Da qui si apre la riflessione di Castellano sulla pretesa
contemporanea di fondare il diritto (anche costituzionale) sulla effettivit sociologica.

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Riconosciuta la complessit della dottrina del costituzionalismo, lA. segnala il legame originario della stessa con
lo Stato moderno, ovvero con lidea di sovranit e di libert negativa, evolutosi sino allaffermazione
contemporanea della sovranit popolare propria delle liberaldemocrazie, e ne mostra lincapacit s fondare un
vero ordinamento giuridico.
Lintroduzione si conclude rilevando listanza nichilista e, pi in generale, relativista insita nel costituzionalismo
contemporaneo.
Il primo capitolo Costituzione e costituzionalismo considera il legame tra le Carte costituzionali e la dottrina
del costituzionalismo. In questo capitolo si traccia la storia del costituzionalismo indicandone la genesi nel
contrattualismo e il fine nella limitazione e organizzazione del potere, per poi rilevarne le contraddizioni.
Contraddizioni tali da condurre ineluttabilmente alla dissoluzione del costituzionalismo stesso nella liquidit della
democrazia contemporanea. Passaggio dalla difesa moderna dei diritti individuali teorizzati dal liberalismo alla
promozione della libert intesa radicalmente come liberazione.
Il costituzionalismo si dissolve proprio quando coerentemente sviluppato cos che la Costituzione
evolutivamente realizzata rappresenta un rischio per il vero diritto e per lautentico bene comune (p. 55).
Il secondo capitolo affronta magistralmente la questione del potere costituente denunziando, sin dalle prime
righe, come i giuristi sembrino aver rinunciato sostanzialmente a indagare la questione (p. 557) limitandosi a
prendere atto (p. 57) della Costituzione intesa come Legge fondamentale.
Denuncia Castellano: mai si indaga su che cos realmente (ove il reale non sinonimo di effettivo ma di
ontologico) una Costituzione (p. 59). Qui lA. distingue almeno sette diverse realt tutte comunemente poste
sotto il nome Costituzione rilevando le contrapposizioni insite in tutte le diverse concezioni moderne e
contemporanee di Costituzione, siano esse il positivismo formalista, il convenzionalismo costituzionale, il
costruttivismo pattizio etc. Solo la concezione classica della Costituzione naturale della comunit politica
formulata da Aristotele, insegnata dalla Scolastica e precisata dal conte de Maistre consente la razionalit
dellordinamento giuridico.
Nel quadro classico della Costituzione naturale trova spazio lidea di Costituzione come patto giurato tra il re e il
popolo (ad es. linglese Magna Charta Libertatum del 1215), anzi il patto giurato fra re e popolo non solamente
non nega la Costituzione naturale (ovvero la comunit politica) ma, al contrario, lammette (pp. 72 73).
Castellano riconduce lidea moderna del potere costituente alla dottrina della sovranit e alla concezione nichilista
della libert come libert negativa. Da ci il riconoscimento del potere costituente come potere a-giuridico e
arbitrario. Contrariamente alla visione classico-cristiana che riconosce nel potere costituente un potere
ordinatore (p. 75), il potere costituente modernamente inteso si rivela cos contraddittorio e rispondente ad una
istanza totalitaria.
Nel terzo capitolo posto a tema il rapporto tra Costituzione e democrazia, tema che lAutore sviluppa avendo
prima chiarito il termine democrazia in tutta la sua equivoca polisemanticit. Polisemanticit ricondotta a due
categorie principali: la democrazia come forma di governo (la concezione classica) e la democrazia come
fondamento del governo (la concezione moderna). La prima presuppone la Costituzione naturale e la politica
come regalit. La seconda si d come evoluzione della sovranit moderna nella sovranit popolare e, dunque,
porta con s un intrinseco giuspositivismo destinato a sfociare nel nichilismo giuridico.
Nel quadro della democrazia moderna, la Costituzione, pensata per garantire diritti, finisce per essere
espressione di potere e mezzo di lotta (). Il che certifica la morte dello Stato moderno e la dissoluzione della
legge (p. 104).

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Lultimo capitolo segnala la svolta ermeneutica del costituzionalismo contemporaneo, la quale si d nella sempre
pi estesa competenza interpretativa assegnata alle Corti Costituzionali e nella teorizzazione della evoluzione
del diritto costituzionale per via interpretativa (legando la Costituzione al mutare dei costumi sociali). Ulteriore
tappa della progressiva auto corrosione dello Stato moderno, giunto ora nella sua fase terminale radical-
personalista.
Il volume rappresenta la pi recente lezione di Danilo Castellano sullassiologia della modernit/contemporaneit
giuridica. Merito di Castellano non solo la lucidit critica di cui sopra ma anche la fora della proposta:
necessario fare un salto di qualit. Lermeneutica deve portare () alla determinazione dei diritto in s ()
necessario () assurgere a quei supremi principi della filosofia che, come osserv Cicerone, sono la fonte delle
leggi e del diritto e che consentono di fare opera autenticamente giuridica attraverso lermeneutica non
soggettivistica () non effimera e non contraddittoria (p. 128). Cos si conclude lottimo saggio di Castellano,
ricordando che il diritto tale solo se determinazione della giustizia (p. 129). S. C.

0007/2014 Samuele Ceccotti. DELLA LEGITTIMITA DELLO STATO ITALIANO.


Risorgimento e Repubblica nellanalisi di un polemista italiano. Prefazione di Giovanni Turco.
Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2012, in 8, pagg. 246, . 24,00

Il volume la parziale rielaborazione di una tesi di laurea. Magistrale che ha vinto il premio bandito dal periodico
Instaurare nel 2008. Espone e analizza un aspetto del pensiero di Carlo Francesco DAgostino (1906 1999),
cio del giurista che nella seconda met del secolo XX mantenne alta in Italia la bandiera del cattolicesimo
politico anche per rispondere alle esigenze della (classica) razionalit. Risorgimento e Repubblica che ne
rappresenta la continuit (insieme con Fascismo e Resistenza sia pure come ideologie alternative ma dalla
comune matrice) sono eventi storici che impongono la questione della legittimit dello stato italiano; legittimit
non acquistata (e non acquistabile) con la sola partecipazione delle masse che con il Fascismo ma, soprattutto,
con lavvento della Repubblica, furono immesse nella vita politica: il consenso, infatti, di per s, cio da solo, non
sufficiente a legittimare lesercizio del potere politico, anzi di nessun potere.
Lautore dottore magistrale in Storia e Civilt europee ed in base agli studi effettuati sviluppa con logica
sequenzialit una costruzione che ben si evince da questi pochi periodi che di seguito di presentano: Che cosa
significa porre come problema la legittimit dello Stato risorgimentale italiano? Il tema della legittimit antico e
complesso, ricco di sfaccettature ed insidioso nella sua potenziale ambiguit, tanto pi per noi contemporanei,
costretti nellangusto recinto del positivo ovvero adusi a ricondurre la legittimit alla legalit (magari
costituzionale o internazionale, ma pur sempre legalit) nella esclusione di una dimensione giuridica pi alta del
mero ius positum. Il termine stesso, ad un orecchio minimamente istruito, richiama quella sua particolare
declinazione storica che, attribuita (nella formulazione pi riuscita) al genio politico del Metternich e posta a
fondamento della Restaurazione pu definirsi principio di legittimit dinastica, bandiera del legittimismo, in
specie di quello borbonico (francese, spagnolo e napoletano). Ora, indagare la legittimit dello Stato italiano
risorgimentale, significa certamente valutare le ragioni delle Dinastie private del proprio Principato, ovvero
giudicare il presunto diritto del Re di Sardegna a rivendicare, come legittima, la costituzione del nuovo Regno
dItalia, ma non solo. Infatti, il Risorgimento pi che indicare un processo politico militare di espansione
territoriale di uno Stato, si rivela evento rivoluzionario: la rivoluzione non semplice scacciata degli stranieri per
avere libera la casa che i fati ci diedero e poterci vivere pi comodamente. Il che chiede un giudizio di merito

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sullideologia rivoluzionaria dello stesso e, pi ancora, sulla rivoluzione in quanto categoria storico filosofica. Il
principio di legittimit dinastica un caso del pi vasto principio di legittimit e, peraltro, non il pi rilevante. Nel
nostro esporre ci atterremo alla dottrina classico cristiana sulla legittimit dei poteri temporali e i doveri dello
Stato, cos come formulata da Tommaso dAquino e dal Magistero della Chiesa, e non alla dottrina del
Metternich, che troppi ingegni, anche autenticamente cattolici, trasse in confusione. Per la dottrina classico-
cristiana la legittimit si d come legittimit dorigine e legittimit desercizio. La prima si riconduce alla seconda,
essendo prevista anche la legittimazione dellusurpatore, a determinate condizioni e in virt dellesercizio buono e
giusto della potest usurpata. Ora, pi che disperderci in dispute sulla legittimit di origine della potest regia di
Casa Savoia sullItalia, le quali, peraltro, quando condotte con onest e dottrina, non possono che denunziare
come illegittime le acquisizioni e le annessioni territoriali al Regno di Sardegna dellep popolazioni degli antichi
Stati italiani (non perch lo ius gentium erri nellattribuire legittimit dorigine alla titolarit ottenuta per diritto di
conquista, bens perch tale legittimit frutto unicamente di una guerra giusta, mentre la guerra ingiusta non
solo non legittima, ma fa ingiuste anche le conquiste), cercheremo di valutare la legittimit dello Stato italiano
risorgimentale nel suo esercizio. Questo lavoro intende essere indagine sulla rispondenza dello Stato
risorgimentale ai criteri classici di legittimit, ai doveri della regalis potestas ed alle funzioni naturali della comunit
politica avendo per guida il giurista cattolico Carlo Francesco DAgostino, alla sequela del quale ci avventureremo
nella Rivoluzione italiana. La considerazione della legittimit nella riflessione del DAgostino risulta
consequenziale alla sua adesione alla concezione razionale classica della politica. Tale concezione sposata dal
DAgostino e fedelmente mantenuta in una coerenza durata una vita la sola a contemplare lidea stessa dun
giudizio razionale-oggettivo di legittimit, e la sola a consentirlo logicamente. La politica, modernamente
concepita come ideologia, non ammette dessere oggetto di giudizio, volendosi lideologia quale criterio unico
ed assoluto di ogni giudizio. Nella visione ideologica qualunque sia lideologia lazione concreta sar sempre
misurata con il metro della conformit allideologia assunta, mentre lideologia stessa (ovvero la natura essenziale
della politica moderna) sar, per definizione, ingiudicabile, mancando il riconoscimento di un piano di razionalit
superiore, precedente ed esterno al sistema ideologico. Apparentemente antitetica alla concezione ideologica della
politica, la postmodernit (ovvero la modernit debole) esprime una visione prassistica della politica, la
quale si concepisce come la negazione dellideologismo, oltre che come affermazione di realismo politico. In
verit, tale concezione politica anchessa ideologica, essendo attuazione politica del sistema agnostico-
soggettivista-relativista-pragmatista e non del realismo nel suo significato teoretico proprio. Nel prassismo
politico la determinazione dei fini, che nellideologismo forte assegnata allideologia, affidata ai singoli
(individualmente o collettivamente) ed alle contingenze (tanto che si pu asserite esservi una sorta di ideologismo
debole). Ogni soggetto politico portatore di una propria ideologia (soggettivistica) continuamente mutabile
e/o sostituibile, ma proprio ingiudicabile, in un conclamato relativismo. Si comprende facilmente come, anche in
questo secondo caso, ogni giudizio di legittimit sia escluso a priori dal sistema. Anche nella versione utilitaristica
dellideologismo non si intende pensare la realt in quanto tale (per se stessa intelligibile), ma, unicamente, la
fattualit e anchessa unicamente nella sua accezione strumentale rispetto ai fini individuati
volontaristicamente. Non il principio di legittimit sar invocato dallutilitarismo, ma il giudizio dei risultati,
essendo la dimensione del fine (sottratta alla discussione) asserita auto evidente. In sostanza, il concetto di
legittimit , complessivamente, estraneo alla Modernit politica, perch essa consiste essenzialmente
nellattitudine ideologica, nonostante le professioni contrarie dei diversi sistemi ideologici, forti e deboli.
Solo riconoscendo la politica quale scienza etica, se ne pu individuare la natura razionale e, come tale,
giudicabile universalmente secondo criteri oggettivi di vero/falso (scienza) e buono/cattivo (etica). Proprio ci

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fece DAgostino, il quale fedele allinsegnamento del Magistero della Chiesa ed alla tradizione classico-cristiana
non si oppose ai partiti (ideologici) italiani avversari del C.P.I. (Centro Politico Italiano) in nome di una
ideologia alternativa (fosse anche unideologia cattolicista), bens si oppose alla Modernit politica, in ragione
della fedelt alla razionalit della politica come scienza etica. ( pagg. 53, 54, 55, 56 e 57).

0008/2014 Joseph de Maistre. SAGGIO SUL PRINCIPIO GENERTORE DELLE


COSTITUZIONI POLITICHE E DELLE ALTRE ISTITUZIONI UMANE. Il Cerchio, 2012,
pag. 86, . 12,00

Celebre testo teorico del legittimismo antirivoluzionario dei principi del XIX secolo, il Saggio costituisce un
classico del pensiero politico contemporaneo. La presente edizione ripropone quella pubblicata da Vanni
Sceiwiller nel 1975 per le edizioni Allinsegna del pesce doro che fu tradotta dal francese da Roberto de Mattei
e Agostino Sanfratello, con introduzione di Roberto de Mattei, che in questa edizione manca.
Il saggio, scritto nellesilio russo nel 1809, di contro alle teorizzazioni di Voltaire e Diderot riconduce il
fondamento di ogni costruzione politica non allarbitrio di un monarca n al consenso della massa, ma al
fondamento religioso che nella tradizione del realismo cattolico trova la sua massima espressione teorica.
Il primo assioma del saggio demaistriano il seguente: Uno dei grandi errori di un secolo che li profess tutti, fu
di credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata a priori, mentre ragione ed esperienza si
uniscono per dimostrare che una costituzione unopera divina e che proprio ci che vi di pi fondamentale ed
essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe mai essere scritto. Lopera si conclude
con il seguente ammonimento: E per aver chiuso gli occhi a queste grandi verit che lEuropa colpevole; ed
perch colpevole che soffre. Essa tuttavia respinge ancora la luce e misconosce il braccio che la colpisce. Ben
pochi uomini, di questa generazione materiale, sono in grado di conoscere la data, la natura e lenormit di certi
delitti commessi dagli individui, dalle nazioni e dalle sovranit; un numero ancora inferiore in grado di
comprendere il genere di espiazione di cui tali delitti necessitano, e il prodigio adorabile che costringe il male a
spazzare con le sue stesse mani il terreno che leterno architetto ha gi misurato con locchio per le sue
meravigliose costruzioni. Gli uomini di questo secolo hanno preso la loro risoluzione. Essi hanno giurato a s stessi
di guardare sempre a terra. Ma sarebbe inutile, forse anche pericoloso, entrare in maggiori particolari. A noi
ingiunto di professare la verit con amore. Pi ancora, in certe occasioni, non bisogna professarla che con rispetto; e,
nonostante tutte le precauzioni immaginabili, il passo sarebbe rischioso per lo scrittore anche pi pacato e meglio
intenzionato. Il mondo, daltronde, racchiude sempre una moltitudine innumerevole di uomini cos perversi, cos
profondamente corrotti che, se potessero sospettare certe cose, potrebbero anche raddoppiare di malvagit, e
rendersi, per cos dire, colpevoli come angeli ribelli. Che il loro abbruttimento, piuttosto, si rafforzi ancora, se
possibile, affinch neppure possano divenire tanto colpevoli quanto degli uomini possono esserlo.
Laccecamento senza dubbio un castigo terribile, tuttavia qualche volta lascia ancora intravedere lamore: tutto
ci che pu essere utile dire in questo momento.
Come facile intuire, questopera non un sistematico trattato di filosofia politica. Lo dice il titolo stesso. E un
saggio polemico che risponde a quei polemisti politici che teorizzano lavvento di costituzioni scritte,
teorizzandole sulle basi dellintellettualismo di origine illuministica e perci rivoluzionaria. Costoro, per de
Maistre, disprezzano le lezioni della storia e della politica sperimentale, in nome di teorizzazioni astratte. A queste
teorizzazioni, il filosofo Savoiardo oppone lapologia della Sovranit legittima che confuta il giusnaturalismo

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laicista ed illuminista. La legge naturale alla base della Sovranit diviene metro di giudizio della storia e non gi
espressione di questa. Perci de Maistre, come ha correttamente scritto Roberto de Mattei, pu essere in realt
correttamente inteso solo allinterno della scuola contro-rivoluzionaria e cio di quellampio filone dottrinale che
sorto in Francia come reazione al fenomeno rivoluzionario inteso nella sua realt metafisica si dirama in tutta
Europa, fino a prolungarsi ai nostri giorni con andamento progressivo e consapevolezza sempre maggiore. A
questo pensiero in formazione de Maistre ha offerto preziose armi polemiche, senza che in lui si esaurisca
evidentemente la Contro-Rivoluzione, come pretenderebbe chi, negli autori successivi, vede solo pedissequi
ripetitori di una scuola che nella Restaurazione avrebbe trovato il suo apice. De Maistre non lultimo, e neppure
il primo, ma solo un anello di una catena dalle maglie imprevedibilmente tenaci: il pi brillante forse, per lo stile
ironico e allusivo che non cessa di affascinare; il pi noto, certamente, e il pi citato e rispettato dagli avversari,
senza che questo rispetto costituisca necessariamente motivo di onore.

0009/2014 Ludwig Richard Zimmermann. MEMORIE DI UN EX CAPO BRIGANTE.


Traduzione note e commento di Erminio De Biase. Arte Tipografica Editrice, Napoli, 2007, in
8, pag. 293, . 22

Ludwig Richard Zimmermann un figura singolare nella storia della guerriglia antipiemontese nel Mezzogiorno
dItalia. Impegnato in prima persona nella sporca guerra, ne usc vivo e scrisse una lunga memoria sulla sua
esperienza. Il suo racconto, perci, assume unimportanza di primo piano per i fatti narrati e per il clima
psicologico che lascia trasparire. Erminio De Biase, curatore e traduttore del testo, ci fornisce la prima
traduzione integrale in italiano del testo scritto dallo Zimmermann mettendo le proprie competenze di
germanista al servizio della rivalutazione storica della Monarchia Mediterranea di cui sente di essere erede e
discendente.
Desideriamo lasciare la penna ad Erminio che ci incanta per la sua prosa e ci riempie di curiosit per il mondo di
cui narra le gesta: Fino allestate del 2002 di Ludwig Richard Zimmermann e del suo scritto non avevo mai
sentito parlare. Me ne accenn per la prima volta la signora Roswitha Blum, vedova del compianto Michele
Topa, raccontandomi di come il marito ne avesse rintracciato ed utilizzato il testo per il suo libro: I Briganti di
Sua Maest. Ed infatti, nellelenco bibliografico, alle ultime pagine, accanto al titolo Erinnerungen eines ehemaligen
Briganten-Chefs, si legge che esso non era mai stato tradotto in italiano e che lunica copia reperibile in Italia si
trovava nella biblioteca di Benedetto Croce. Fu come una folgorazione: motivato dal mio interesse storico per
quello che fu il Regno delle Due Sicilie e forte del mio ultra quarantennale rapporto con la lingua di Goethe,
decisi di cimentarmi nella traduzione. Un mese dopo, dalla Staatliche Bayerische Bibliothek di Monaco di Baviera
mi giungevano le fotocopie del testo che mi ero imposto di rendere, per la prima volta, a quasi centoquarantanni
dalla sua stesura, in italiano. Da allora in poi, ogni fine settimana, ogni giorno festivo, anche durante qualche
convalescenza che mi impediva di lavorare, Luigi Riccardo stato mio ospite fisso, spesso anche a pranzo e a
cena. Limpegno, certo, stato notevole, ma non mi ha gravato: contribuire a far conoscere ulteriormente la
storia taciuta del mio Paese era una pi che valida motivazione che ha messo da parte qualsiasi stanchezza o
ripensamento. Pur avendo avuto a che fare con un linguaggio obsoleto e, a volte, alquanto barocco, credo di
aver fatto un discreto lavoro e lo testimonia il fatto che quei quattro o cinque termini granitici contro cui ho
impattato, sono risultati impenetrabili anche per qualche madrelingua a cui ho chiesto aiuto. Cosa che ha messo

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definitivamente in pace la mia coscienza. Ad ogni modo, i pregi dellopera non sono pochi. Ad esempio,
abbiamo per la prima volta la testimonianza diretta dei canti che allietavano le serate dei briganti al bivacco sulle
montagne dellAbruzzo che guardava verso la Ciociaria. Ecco alcuni esempi: Pacifico, ancora sveglio, sedeva sul
ciglio dello spuntone, facendo penzolare le gambe sul profondo precipizio e cantando qualche motivetto, uno dei
quali mi commosse cos tanto che non potei pi dimenticarlo. Lo trascrivo qui di seguito, liberamente adattato:

Su dura roccia, nella selva scura,


Volte le spalle alla casa avita,
Fedelmente per la patria sua combatte
Cruenta, estrema pugna il Brigante!

Damor voce non sente, qua,


Dove piange la civetta e il vento mugghia,
Invan getta mesto lo sguardo,
Verso sua moglie, verso il suo bambino!

Al suo Re tien fede,


Fino alla morte, e al suo Paese,
Senza tetto alcun che lo ripari,
Carne davvoltoio, se muore!

Uomini che giammai ha offeso,


Uomini che mai ha conosciuto,
Ora vietan, con artiglio insanguinato,
Un brandello di patria al Brigante!

Ed ancora: Quando non ce la feci pi a sentir raccontare fandonie, mandai Pacifico ed i miei sergenti di bivacco
in bivacco e feci dire agli uomini che avrebbero potuto meglio esaltare la battaglia del giorno prima con i canti
piuttosto che con le bugie. Il napoletano certamente un grandissimo bugiardo, ma per niente ostinato: se non
gli si crede ben disposto a trattare. I Briganti cessarono di lapidare la verit e cominciarono a cantare. Apr le
danze linevitabile, allegro Zoccolaio col meraviglioso refrain:

Se vuoi far lamore con me


Butta gli zoccoli, vieni da me!

Intonarono, poi, una delle arie pi serie e pi semplici che, da allora, abbia cos spesso ascoltato e sempre con
profonda commozione, lInno dei Briganti. E la stessa melodia popolare che risuona nelle bocche di molte
centinaia di banditi, dalle rocce dellAbruzzo fino alle tenebrose selve della Maiella e del Gargano e sulle lande
della Capitanata e che, accompagnata dal tuono dei fucili, salzava dovunque per atterrire i piemontesi. Ci che
del testo mi rimane nella memoria, riporto qui di seguito:

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Garrisce alto lantico vessillo


Mentre danzano le armi insanguinate!
Sui monti, nelle selve
Regna ancora il nostro Re Francesco.

Pur se darmi nemiche ricoperta


Ogni provincia del nostro Paese:
nel cuore del popolo fedele
vive ancora il nostro re Francesco!

Nelle selve e sui monti


Germoglia nel sangue la corona gigliata
Nel sangue che versammo
Per la giustizia e per Re Francesco.

E concludo con il riferimento che Zimmermann fa allultimo canto dei Briganti perch spiega come esso nacque.
Il pi bravo cantore della truppa era quel tale Giacomo Angelone che, due giorni prima nel bosco di San
Silvestro, si era distinto in maniera cos strana. Da tre settimane Giacomo era venuto da noi, dai boschi della
Maiella, dopo che aveva perso padre e fratello in combattimento contro i piemontesi. Quel giorno il ricordo della
mala sorte della sua famiglia doveva essere particolarmente vivo in lui poich, invece dei soliti motivi allegri,
inton con demoniaco e feroce trasporto il Canto di morte dei Briganti che riporto qui di seguito, liberamente
adattato:

Lo portano legato
Sullorlo della fossa:
Qui morir devi ignominiosamente
Quale Brigante senza onore!

E se devo morir con ignominia


Vi colga solo infamia;
con orgoglio e con coraggio
passo a miglior vita!

Rido alla faccia vostra di carnefici,


piena di boria e di scherno per chi muore;
i miei occhi guardano i monti,
dove a voi spesso sono sfuggito!

Saluto tutti i luoghi


Dove un tempo, libero, dimorai;
benedico ogni pallottola
che nel cuor vha sibilato!

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Io benedico te, Terra,


che presto mi abbraccerai
Tu, terra della Patria mia
Di tanto sangue cos imbevuta!

Addio, popolo dei dolori,


per il quale con tanta fede lottai;
il mio cuore porter con s lamore
per Te anche nella tomba!

Quattro colpi smorzati,


con la mano insanguinata, saluta
ancora una volta i suoi monti,
mentre muore, il Brigante!

Una annotazione finale. Lopera, di estremo interesse per gli studiosi, presenta una lacuna: priva dellindice
onomastico, strumento indispensabile per le ricerche. Ma, come si sa, lottimo nemico del buono.

0010/2014 Mario Agnoli, DOSSIER BRIGANTAGGIO. Controcorrente, Napoli, 2003, in 8,


pag. 390, . 20

Antichi Stati e la rivoluzione borghese, la tradizione e la sovversione., il Regno delle Due Sicilie e il centralismo
oppressivo sabaudo giacobino, lesercito piemontese e la guerra di guerriglia dei briganti. E la guerra di due
mondi, che dal 1789 si contrappongono senza tregua e senza esclusione di colpi. In Italia, in Europa, ovunque.
Ma non la contrapposizione tra il Male assoluto e il Bene assoluto. La normalizzazione della storia mente: passa
attraverso archivi distrutti, verit manipolate, documenti falsi e nevrosi necessitanti. La tenebra dei tempi
moderni e del borghesismo esige una nuova espressione degli storici, non necessariamente accademici e
gettonati. Lanalisi storica deve indagare fino in fondo per poter comprendere il prepolitico, lidentitario e
lanomalia del ribellismo antico e contemporaneo alla Grande Menzogna. Questa complessa percezione deve
poter guardare con gli occhi di allora e di oggi, nutrirsi di fantasie e di penetrazioni. Occorre avere una mente
insolitamente aperta e una capacit empatica, sapere entrare dentro le persone, conoscere i luoghi e le mentalit e
soprattutto essere liberi da qualsiasi tipo di conformismo intellettuale, per comprendere i sentimenti, le ragioni e
le ribellioni del brigantaggio sociale, politico e guerrigliero. E ci che ha fatto Francesco Mario Agnoli con
questo suo viaggio, durante il quale ha incontrato guide, scrittori, letterati e cartografi, briganti e brigantesse
cafoni e gentiluomini, cavalieri e militari senza onore. Gli uni accanto agli altri vengono richiamati dallo storico
ad un nuova e trasfigurata vita. Il percorso intellettuale di Francesco Mario Agnoli comune a molte generazioni
di uomini e donne del nostro Paese cresciuti scolasticamente secondo programmi ministeriali che non lasciavano
spazio ad ipotesi alternative, come si evince dalle pagine introduttive al Dossier Brigantaggio: Mio padre, nato
alla fine del secolo XIX, era liberale e carducciano, il che significa necessariamente risorgimentalista. Ammirava

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Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, entrambi, come lui, liguri. Dovevo avere circa dieci anni quando, per
introdurmi alla conoscenza della storia patria (cos suonavano allincirca le due righe di dedica) mi regal un libro:
ho dimenticato il nome dellautore o, pi probabilmente dellautrice, ma ne ricordo molto bene il titolo, Disceso da
Roma, i cui protagonisti buoni erano i cospiratori e i combattenti per lUnit italiana, primo fra tutti Garibaldi,
disceso, appunto, da Roma, mentre gli austriaci e, peggio, i reazionari in genere e gli austriacanti avevano il
ruolo dei personaggi negativi della vicenda. Pi tardi ebbi occasione di leggere unedizione critica da lui stesso
curata del libro di Giulio Cesare Abba Da Quarto al Volturno Noterelle di uno dei Mille. Queste influenze familiari
non facevano che rafforzare, in perfetta concordia di intenti, gli insegnamenti della scuola, sui quali non ebbe
influenza alcuna il passaggio, pressoch contemporaneo al mio transito dalle elementari alle medie, dalla
monarchia alla repubblica e dal fascismo alla democrazia. Se alle elementari avevo sentito esaltare tutti i imiti
unitari, negli anni successivi dovetti subirmi tutta la retorica tanto del Primo quanto del Secondo Risorgimento, i
cui protagonisti aspiravano a presentarsi come i continuatori e i perfezionatori dellopera mazziniana e,
soprattutto, garibaldina (non per nulla nelle elezioni del 1948 la testa di Garibaldi era stata scelta a simbolo del
Fronte Popolare, il cartello elettorale cui avevano dato vita i comunisti e, in posizione subalterna, i socialisti di
Pietro Nenni). Al termine del ciclo scolastico la mia cultura storica era, quindi, almeno per quanto riguarda il
Risorgimento e il processo unitario, ancora pi salda di quella della maggior parte dei miei condiscepoli. Difficile
dire quanto siano cominciati i primi dubbi, certamente non dovuti alla frequentazione della mia parrocchia e degli
annessi circoli giovanili dal momento che la scelta a favore del cosiddetto cattolicesimo democratico sembrava
avere cancellato, in quegli ambienti, perfino il ricordo dellopposizione cattolica nella seconda met del XIX
secolo e nei primi anni del XX, In parrocchia mi capit pi di una volta di sentire parlare dei contrasti fra
fascismo e Azione cattolica, mai delle difficolt che questa aveva avuto coi governi liberali e ancor meno
dellOpera dei Congressi. Probabilmente si tratt di una mia naturale tendenza, se non proprio a parteggiare per
gli sconfitti della Storia, a volerne conoscere motivazioni e punti di vista sugli avvenimenti per loro dolorosi, di
cui erano stati protagonisti (pagg. 5 6).

0011/2014 Massimo Viglione, LE INSORGENZE CONTRORIVOLUZIONARIE NELLA


STORIOGRAFIA ITALIANA. Dibattito scientifico e scontro ideologico (1799 2012). Leo S.
Olschki Editore, Firenze, 2013, pagg. XI 130, . 18

Dopo lunghi decenni di interpretazioni unilaterali finalmente unopera bio bibliografica che spazia anche nel
campo delle ragioni degli altri, importando nel dibattito scientifico sul tema le idealit della contro
rivoluzione. Il tutto traspare chiaramente dal titolo del volume e dalla presentazione che lautore ne fa. Da essa
riportiamo la pagina iniziale: Gli anni Novanta dello scorso secolo e i primi del terzo millennio hanno segnato il
bicentenario della Rivoluzione Francese, dellinvasione napoleonica dellItalia e del dominio francese su di essa.
Ci ha costituito loccasione per una consistente rinascita editoriale e convegnistica in Europa, e nello specifico
in Francia e in Italia, su tali fondamentali avvenimenti della modernit. Nel caso poi dellItalia in modo
particolare, non solo a causa dellovvio interesse per la Rivoluzione madre del 1789, quanto soprattutto per gli
sconvolgenti avvenimenti accaduti nella Penisola a seguito della conquista napoleonica, che tanto hanno influito
sul futuro risorgimento e quindi sulla storia contemporanea degli italiani. Le repubbliche rivoluzionarie nate nella
Penisola al posto degli antichi Stati preunitari e il giacobinismo in genere godevano da decenni di una vasta e

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approfondita letteratura, come noto; ci che invece decisamente latitava erano gli studi sulle rivolte popolari
antigiacobine e antinapoleoniche avvenute in contemporanea e in concreto in tutta la Penisola dai primi anni
rivoluzionari fin quasi alla fine dellavventura del Bonaparte. Il lungo bicentenario (1989 2014 nella massima
estensione, nello specifico 1996 primi anni del Duemila), se da un lato ha ancor pi rilanciato gli studi sul
giacobinismo italiano, dallaltro ha iniziato a porre rimedio alla lacuna sulla parte controrivoluzionaria. Eppure,
ancora fino a oggi, uno studio specificamente incentrato sullintera storia della storiografia sulle insorgenze
controrivoluzionarie non esiste. Per questo, giunto ormai al termine del lungo bicentenario (le ultime importanti
insorgenze avvengono proprio negli anni 1809 1812, pi qualcuna del tutto sporadica fino al 14), ho ritenuto
utile fornire una presentazione generale dellintero sviluppo bisecolare della storiografia sulle insorgenze, dalle
prime opere coeve fino al 2012. Come facile immaginare e si potr verificare, il cuore quantitativo e qualitativo
costituito proprio dal ventennio del bicentenario (senza per questo dimenticare importanti autori dei decenni
precedenti) (pag. V).

0012/2014 Mons. Ferdinando Dal Pozzo. CRONACA CIVILE E MILITARE DEL REGNO
DELLE DUE SICILIE SOTTO LA DINASTIA BORBONICA.
I TOMO: dall1 gennaio 1734 al 31 dicembre 1824; pagg. XII 1 343;
II TOMO: dal 4 gennaio 1825 all8 novembre 1857; da pag. 344 a pag. 670;
III TOMO: Continuazione dal 9 novembre 1857 al 20 marzo 1861, a cura di G. Catenacci e F.
M. Di Giovine; pagg. 1 275 Rilegatura cartonata in cofanetto. Ripostes, Battipaglia, 2011.

Nel 1857 mons. Luigi Del Pozzo pubblicava per i tipi della Stamperia Reale la Cronaca giornaliera del regno
delle Due Sicilie a far data dalla nascita del regno indipendente sotto la dinastia borbonica sino all8 dicembre
1857, giorno nel quale si compie lanno vigesimo settimo dellascensione al trono dellAugusto Nostro Sovrano
Ferdinando II di Borbone come lo stesso autore dichiara nellintroduzione. L0pera, appena pubblicata, ebbe
lapprezzamento dei critici ed una calorosa accoglienza di pubblico in quanto veniva a dotare anche il Regno delle
Due Sicilie di una Cronaca analogamente a quanto accadeva per gli altri Regni dEuropa. Ora il modo
migliore per contestualizzare limportanza dellopera e scorrerne il contenuto ci sembrato quello di riportare per
intero la recensione della stessa apparsa nel fascicolo 14 del settimanale Poliorama Pittoresco del novembre
1858:
La Storia, che giustamente vien detta Maestra della vita, si sempre giovata moltissimo dellaiuto delle
Cronache, ed andata allo stesso debitrici alle pazienti e solerti cure di quegli uomini operosi, che non indolenti
spettatori delle vicende umane, vanno queste giorno per giorno registrando, onde serbarne memorie ai posteri.
N solo coloro che assumono il solenne officio di storici, possono giovarsi delle Cronache. Noi tutti chi pi, chi
meno, nella vita sociale ci troviamo spesso nel caso di trarne positivo vantaggio, potendo in esse rintracciare le
notizie di ogni maniera intorno ai fatti accaduti in una data epoca. Ora fra questi solerti e lodevoli scrittori va
noverato il nostro egregio Monsignor D. Luigi del Pozzo, il quale, in questo suo nuovo lavoro ci mette
sottocchio, come in un quadro ordinato, tutto che di notevole avvenuto in unepoca importantissima, che pi
da vicino ci riguarda: quella cio che corsa dacch limmortale Carlo III, nel 1734 venne a fondare la Monarchia
delle Due Sicilie, lAugusta borbonica Dinastia, sino al prossimo scorso anno 1857. E quindi:

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Per gli avvenimenti religiosi, tu vi trovi lelezioni de Pontefici, le Bolle riguardanti la Chiesa napoletana, le nuove
Diocesi istallate e le antiche soppresse, i Concordati e le Convenzioni con la S. Sede, la soppressione o istituzione
di Ordini Religiosi, le Feste stabilite, od abolite, i Giubilei, le Canonizzazioni dei Santi del Regno, la erezione di
nuovi templi, la fondazione de Campisanti, le opere di cristiana piet, i Cardinali nati nel Regno, i Nunzii
Apostolici, i Cappellani Maggiori ecc.
Per gli avvenimenti diplomatici, la successione de Sovrani con le loro Reali famiglie, i Congressi, i Trattati, le
Convenzioni stipulate con le esterne potenze, le alleanze, le coalizioni, gli Ambasciatori, i Ministri plenipotenziari,
le Legazioni ecc.
Per gli avvenimenti civili e letterari, le prammatiche, gli editti, i dispacci, i bandi, le leggi e decreti, le opere pubbliche,
le imposte, pesi e tributi, strade, commercio, ferrovie, manifatture, navigazione, forme diverse degli ordini
giudiziario amministrativo e municipale, nomine di Consiglieri, Ministri e Segretari di Stato. Direttori delle Reali
Segreterie, Consultori di Stato, Intendenti delle province, Sindaci e Prefetti di Polizia della Capitale, lo
stabilimento della Regia Universit degli Studi, e di nuove Cattedre, Accademie, Licei, Istituti Religiosi scientifici,
Collegi, Gabinetti di scienze naturali, Specole astronomiche, Musei, Biblioteche, Scuole di belle arti e manifatture,
Educandati per le fanciulle, Scuole normali, e di arti e mestieri; Necrologie di uomini distinti nelle scienze e nelle
arti, Opere pubblicate, invenzioni e scoperte fatte nel Regno.
Per gli avvenimenti militari, le diverse organizzazioni dellesercito, le imprese dellarmata, le vicende della flotta, le
sue spedizioni, il numero delle Regie navi, i porti costruiti, i fari eretti, le macchine di guerra, i bacini, i nomi dei
militari che hanno occupato i pi eminenti posti, e che si sono distinti sul campo dellonore.
Per gli avvenimenti naturali, le meteore, i tremuli, leruzioni vulcaniche, le tempeste, le inondazioni, le pestilenze, le
carestie, le malattie delle piante ecc.
Dopo questa succinta esposizione del contenuto dellOpera, chi potr trovare a ridire, sulla nostra precedente
assertiva, che possa ciascun in molteplici riscontri trovar utile di consultarla? E ci prescindendo dal comodo e
dal vantaggio che essa offre di poter vedere a colpo docchio, la tela degli avvenimenti avveratisi in questi 123
anni a noi pi vicini, che sono linfanzia, possiamo dire, della nostra moderna vita politica, ma infanzia piena di
avvenimenti straordinarii, che meglio si addirebbero alla virilit. E poi qual mezzo pi acconcio per passare a
rassegna e giudicare imparzialmente il progresso della nostra civilt?
L0de adunque allegregio Monsignor del Pozzo che lungi dal poltrire negli agi, si occupa utilmente a provvederci
di utili libri, come questo di cui parliamo.
L8 novembre 1857, termina la Cronaca di Monsignor del Pozzo il quale avverte, sotto tale data, che la nostra
Cronaca proseguir pubblicando, alla fine di ogni anno nel periodo VI la continuazione del Regno di Ferdinand II di Borbone. Il
convulso succedersi degli eventi che portarono alla gloriosa fine dellantico Regno non consent, per, a
Monsignor del Pozzo di mantenere tale impegno. Vi hanno provveduto a distanza di 154 Giuseppe Catenacci e
Francesco Maurizio Di Giovine, sicuri che lo scorrere degli avvenimenti che contrassegnarono i 127 anni di vita
del Regno delle Due sicilie dal 15 maggio 1874, data di ascensione al Trono delle Due Sicilie di Carlo di Borbone,
al 20 marzo 1861, data in cui fu ammainata la bandiera del Re Francesco II sulla Fortezza di Civitella del Tronto,
sia stato senzaltro degno di una Nazione, quella napolitana e di una dinastia, quella dei Borbone, allaltezza di
tutti gli Stati dEuropa a cavallo tra il 1700 ed il 1800.

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0013/2014 Gaetano De Felice. IL RE: ALFONSO DI BORBONE CONTE DI CASERTA. A


cura di Giuseppe Catenacci e Francesco Maurizio Di Giovine. DAmico Editore, 2013, Nocera
Superiore, in 8, pagg. 112, . 10,00

Ricorre questanno lottantesimo anniversario della morte, in terra desilio, di S.A.R. Alfonso di Borbone delle
due Sicilie, conte di Caserta (1841 1934). Il giovane editore Vincenzo DAmico ha pensato bene di rievocare
lanniversario pubblicando un agile pamphlet che apparve allindomani della morte del Re Francesco II (1894), a
puntate, sul giornale legittimista napoletano La Discussione. Allepoca la serie completa degli articoli fu
raccolta in volume e pubblicata. Ma ebbe poca fortuna perch lopera fu immediatamente sequestrata dalle
autorit di Pubblica Sicurezza con laccusa di offese alla dinastia regnante. Il volume che qui presentiamo
preceduto da una introduzione curata da Giuseppe Catenacci e Francesco Maurizio Di Giovine i quali
ricostruiscono il profilo biografico dellautore del pamphlet, marchese Gaetano de Felice. Costui fu un valido
giornalista impegnato nella divulgazione della stampa cattolica e legittimista di fine ottocento. Un personaggio
interessante poco trattato dalla storiografia cattolica probabilmente per il suo acceso legittimismo che lo port a
polemizzare fortemente con Don Albertario ed i cattolici milanesi. Segue unappendice documentaria su Alfonso
di Borbone ed il marchese De Felice. Vengono proposte rare foto del Principe Reale. E allegato il suo atto di
nascita ed alcuni documenti riguardanti il matrimonio con la principessa Maria Annunziata, tra i quali compare il
contratto matrimoniale, costituito da 15 articoli, e sottoscritto dal protonotario del regno marchese Pietro Cal
Ulloa. Segue la riproduzione di uno scambio epistolare tra il conte di Caserta, il maggiore Pietro Quandel, il re
Francesco II, il Cardinale di Napoli. E ancora, il testamento di Francesco II, gli articoli della Discussione sulla
pubblicazione del pamphlet di Gaetano de Felice, un ulteriore carteggio tra Pietro Quandel ed Alfonso di
Borbone. Il tutto arricchito con documenti provenienti dal prezioso archivio Catenacci. Vi ancora il testamento
olografo del Conte di Caserta, cos come esso fu depositato presso il consolato generale dItalia a Nizza, con i
suoi numerosi codicilli, nonch il resoconto della riunione di famiglia che segu allapertura del testamento.
Da questo libro emerge una nuova pagina di storia del legittimismo italiano legato alla Dinastia che regno per
oltre 130 anni sul Mezzogiorno dItalia.

0014/2014 Guido VIGNELLI. FINE DEL MONDO? O AVVENTO DEL REGNO DI


MARIA? Fede & Cultura, Verona, 2013, in 8 piccolo, pagg. 158, . 12,50

Il saggio di Guido Vignelli un inno alla fede, alla speranza, alla certezza di un domani caratterizzato dal regno
di Maria. Sullo sfondo il tempo presente, contrassegnato dal caos generale. Lautore si pone tanti interrogativi. E
non a caso. Il mondo di oggi si trova in una drammatica fase di crisi o di passaggio? Lattuale fallimento della
modernit prepara forse la fine della storia e del mondo, come da pi parti si fa credere? I pronunciamenti di
molti santi, profeti, apostoli e Papi ci suggeriscono una risposta negativa. Non siamo alla fine dei tempi, ma solo
alla fine di un tempo o di unepoca: quella della Rivoluzione gnostica e anticristiana, della Babele planetaria e
totalitaria. Allepoca attuale ne succeder una nuova in cui la Chiesa rinnovata otterr il maggiore trionfo della sua
storia; la Cristianit risorta realizzer con maggiore santit il Regno sociale di Cristo. Lepoca ventura sar non
solo genericamente cristiana ma anche specificamente mariana, realizzando socialmente il celebre motto ad Jesum
per Mariam. La fiduciosa ed operosa aspettativa del Regno di Cristo in Maria quindi non solo lecita ma anche
doverosa, poich lo esige la fede nella Divina Provvidenza. Questaspettativa svolge anche un salutare ruolo

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pedagogico, impedendo che i cristiani silludano di sopravvivere adattandosi al sistema rivoluzionario, o


allopposto si rassegnino alla inerzia e alla sconfitta. Alla falsa alternativa tra compromesso e isolamento, tra
complicit e resa, tra illusione e disperazione, bisogna dunque opporre la prospettiva di quella speranza
soprannaturale che anima la lotta per una nuova epoca di civilt cristiana. Lautore del saggio, Guido Vignelli
nato a Roma nel 1954, dove vie tuttora. Studioso di etica, dottrina sociale della Chiesa e scienza delle
comunicazioni, si dedica alla difesa dei principi e delle istituzioni della civilt cristiana. Dapprima allievo del prof.
Augusto Del Noce, si poi perfezionato alla scuola contro-rivoluzionaria ispirata dal prof. Plinio Correa de
Oliveira. Dal 1993 dirige il Progetto SOS Ragazzi.

0015/2014 UN CASO CHE FA DISCUTERE: I FRANCESCANI DELLIMMACOLATA, (a


cura di Carlo Manetti). Fede & Cultura, Verona, 2013, in 8, pagg. 240, . 19,00

Nellestate del 2013 esploso il caso dei Francescani dellImmacolata, listituto religioso fondato da padre
Stefano Maria Manelli, da sempre contraddistinto per lausterit della vita religiosa e la fedelt alla regola
francescana. commissariato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata. Un provvedimento dettato
da un dissidio interno allOrdine? Oppure dalla volont di colpire la Liturgia Tradizionale? Quel che certo che
il commissariamento ha subito travalicato le dimensioni interne dellOrdine e ha suscitato la reazione
dellopinione pubblica cattolica, prestandosi a diverse letture e interpretazioni sulla situazione attuale della Chiesa
cattolica. Il provvedimento del Commissariamento - come dimostreranno i vari e autorevoli interventi riportati
integralmente nel libro - sembra dettato dalla volont' di colpire la liturgia tradizionale. Quel che certo che il
commissariamento ha subito travalicato le dimensioni interne dell'Ordine e ha suscitato la reazione dell'opinione
pubblica cattolica di fronte alle incredibili decisioni del Commissario (molte testate cattoliche on line hanno
aperto una sottoscrizione di solidariet con i padri francescani chiedendo le dimissioni del commissario p. Volpi):
isolamento di p. Manelli (figlio spirituale di San padre Pio), chiusura degli ordini laici, il TOFI (Terz'Ordine
Francescano Immacolata), chiusura dei seminari, sospensione delle ordinazioni sacerdotali - i frati
dell'Immacolata erano l'unico Ordine nella Chiesa che avesse fiorenti vocazioni - chiusura di tutte le riviste vicine
all'Ordine tra cui "La Voce di padre Pio" e "Fides Catholica", l'esilio della stragrande maggioranza dei frati
rimasti "sotto il Manto della Madonna" fedeli all'Ordine e al suo fondatore, le minacce alle suore accusate di "fare
resistenza" (sic) al Commissario. Questo volume offre uninformazione della vicenda, presentando un quadro
delle posizioni che sono state prese a livello mediatico, sui giornali e su internet. Con i contributi di Sandro
Magister, Roberto de Mattei, Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro, Corrado Gnerre, Cristina Siccardi, Francesco
Agnoli, Lorenzo Bertocchi, Pucci Cipriani, Marco Bongi, Emmanuele Barbieri, Massimo Viglione, Francesco
Colafemmina, Mauro Faverzani, Alessandro Speciale, Maria Pia Ghisleri, Giovanni Turco.

0016/2014 Miguel Ayuso (ed.). A LOS 175 AOS DEL CARLISMO. Una revision de la
Tradicion politica hispanica. Actas del Congreso Internacional celebrado en Madrid los dias 27
y 28 de septiembre de 2008. Itinerarios. Fundacion Elias de Tejada. Madrid, 2011, in 8 grande,
pag. 582, . 35,00

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Nei giorni 27 e 28 di settembre del 2008, ricorrendo il 175 anno dalla nascita del Carlismo, si svolse a Madrid un
Convegno Internazionale per studiare le chiavi di interpretazione di questo movimento politico. Una cinquantina
di specialisti fra le diverse discipline, provenienti da una decina di Paesi, risposero alla convocazione accademica
il cui risultato pu considerarsi il pi completo sforzo realizzato fino ad ora per offrire una visione complessiva
della poliedrica realt carlista.
Il volume che qui si recensisce raccoglie unampia selezione delle conferenze svolte nel corso del Convegno e
ricostruisce la storia del Carlismo nei distinti regni della penisola iberica, mette in evidenza come tale movimento
stato visto dagli altri universi culturali, non esclusa la letteratura ed il cinema. Indaga infine le ragioni della sua
dottrina e la sua contrapposizione allideologismo dellora presente.
Gli atti del Convegno, pubblicati con la denominazione editoriale Itinerarios rimandano alle variegate attivit
del Consiglio di Studi ispanici Filippo II, essendo leditoriale una espressione del Consiglio di Studi Ispanici
Filippo II che prolunga nel tempo il lavoro intellettuale del prof. Francisco Elias de Tejada e non a caso essa
funziona nellambito della fondazione di cui porta il nome, come una sorta di Real Accademia dellHispanidad,
sotto lalto patronato di S.A.R. Don Sisto Enrico di Borbone.
Gli atti del Convegno, curati dal prof. Miguel Ayuso, costituiscono la base intellettuale per chi voglia iniziare a
studiare le idee del pi antico movimento politico dellEuropa contemporanea.
La storia del Carlismo inizi pochi giorni dopo la morte di Ferdinando VII (1833) quando un impiegato delle
poste, Manuel Gonzales, a Talavera de la Reina, il 2 ottobre 1833 grid: Viva Don Carlos V!. Da quel giorno
aveva inizio una lunga storia che non si ancora conclusa. Il Carlismo, per, non fu solo un fenomeno dinastico.
Gi durante la guerra di Indipendenza, con il Manifesto de los Persas di ispirazione Realista, si deline il campo delle
forze legate alla tradizione, separandole da quelle legate alla Rivoluzione e contrapponendole a questa. Da quella
data, il Carlismo ha compiuto un lungo cammino intellettuale sfornando in ogni epoca pensatori che sono stati
sempre in grado di attualizzare il pensiero politico del movimento tradizionalista. Il Carlismo, perci, supera la
questione dinastica, per affondare le sue radici nella pi grande tradizione delle Spagne. Nellintroduzione agli
atti, il prof. Ayuso scrive in proposito: Il Carlismo suppone la continuit venerabile della tradizione ispanica. E
la Christianitas minima, una volta che la Christianitras minor della monarchia ispanica, in lotta per difendere la
christianitas maior dei secoli medi, fosse sconfitta dal nemico europeo ossia moderno. Il Carlismo , per,
anche altro. E radicare la hispanidad nella Cristianit. Ayuso, a tale proposito, ricorre al pensiero di grande
Alvaro dOrs, facendolo suo, come la seguente citazione: Se abbandoner i suoi principii e abbonder in quella
interpretazione assolutista della libert religiosa, incorrer nella pi grave contraddizione, perch la prima
esigenza del suo ideario Dio Patria Re precisamente quella dellunit cattolica di Spagna, dalla quale
dipende tutto il resto.
Ed ora una veloce carrellata ai testi degli atti, limitandoci per ovvie necessit, allautore ed al titolo. Gli Atti
presentano 5 sezioni, precedute e seguite da una parte a s stante.
La prima parte che introduce al tutto un saggio di Manuel de Santa Cruz dal titolo Lo stile dei Carlisti. E un
saggio agile quanto breve che ci impegniamo a tradurre in lingua italiana per divulgarlo tra i tradizionalisti della
nostra penisola. Manuel di Santa Cruz il testimone vivente di una lunga esperienza storiografica carlista. Sono
suoi i 30 volumi dal titolo Apuntes y documentos para la historia del tradicionalismo espanol 1939 1966 che
prolungano i monumentali 30 volumi di Melchor Ferrer dal titolo Historia del Tradicionalismo Espanol che
dalle origini giunge al 1936.
Le cinque sezioni degli Atti sono le seguenti:

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I. I Carlismi peninsulari. Il Carlismo in Castiglia la Vieja, di Jos Antonio Gallego; Il Carlismo Catalano, di
Javier Barraycoa; Il Carlismo Galaico, di Jos Diaz Nieva; Il Carlismo e il ritorno a madre Spagna, di Jorge
Azvedo Sorreia e Juan Matias Santos; il Carlismo nel regno di Valencia.
II. Il Carlismo nellUltramare. Il Carlismo in America, di Luis Corsi; Il Carlismo nel Per, di Fernan Altuve
Febres Lores; Carlismo e Carlisti nel Rio de la Plata, di Jos Manue Gonzales; Il Carlismo in Argentina. Una
presenza ininterrotta, di Luis Maria De Ruschi; Presenza Carlista in Uruguay, di Juan Maria Bordaberry; Carlismo
in Cile, di Cristian Garay Vera; Brasile e Carlismo, di Ricardo M. Dip.
III. Visioni del Carlismo. Carlismo spagnolo e legittimismo francese nei secoli XIX e XX: tra convergenza
dottrinale e incomprensioni di successione, di Guillaume Bernard; Charles Maurras ed il Carlismo, di Yves
Chiron; Le relazioni tra lItalia ed il Carlismo in 175 anni (1833 2008), di Francesco Maurizio Di Giovine; Il
Carlismo visto dalla Polonia, di Jacek Bartyzel; Primo impatto del Carlismo da parte di un americano, di William
Carroll.
IV. Rappresentazioni del Carlismo. Il Carlismo nella Novella, di Rafael Botella y Garcia Lastra e Juan
Manuel Rozas Valds; Carlismo e cinematografia, di Estanislao Garcia Martin Vicente; Musei Carlisti, di Inigo
Prez de Rada.
V. Dottrina Carlista. Monarchia e Legittimit. Appunti per una introduzione alla questione, di Danilo
Castellano; Il Carlismo e la libert religiosa, di Jos Miguel Gambra; La dichiarazione della libert religiosa del
Concilio Vaticano II: una impostura irrisolta, di Juio Alvear Tllez; Lavvenire della Tradizione dalla Societ
liberal Capitalista alla Societ Forale proprietarista. Il decalogo forale, di Pedro Bronso Ayars
Gli atti si concludono, come accennavamo, con due colophon: uno per lideario, laltro per la buona stampa. Il
primo costituito dalla predica che Mons. Ignacio Barreiro Carambula tenne la domenica, durante la Santa
Messa domenicale per i Convegnisti e che molto opportunamente porta per titolo La Tradizione Cattolica;
laltro chiude il volume e racchiude uno stile di stampo cattolico, purtroppo perso nella stragrande maggioranza
delle pubblicazioni, anche di stampo cattolico. Lo riproponiamo cos come impaginato augurandoci che diventi
modello da imitare:

Este volumen se termin de imprimir el


Dia 24 de octubre de 2011, festividad
Del Arcangel San Rafael, en los
Talleres de Artes Graficas
Cofas, de Mostoles
(Madrid)

LAVS DEO VIRGINIQUE MATRI

0017/2014 Julio Alvear Tllez. LA LIBERTAD MODERNA DE CONCIENCIA Y DE


RELIGION. El problema de su fundamento. Madrid, Fundacion Francisco Elias de Tejada,
Marcial Pons, 2013, pp. 336, s. p.

Il poderoso saggio viene pubblicato nella prestigiosa collezione Prudentia iuris diretta dal professor Miguel Ayuso
Torres, giunta al 24 volume edito. Lautore, Julio Alvear Tllez, laureato in Diritto presso lUniversit

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Computense di Madri, titolare della cattedra di Diritto Costituzionale e Direttore del Dipartimento di Diritto
Pubblico nellUniversit dello Sviluppo di Santiago del Cile. Al tempo stesso, dirige la rivista Derecho Publico
idero-americano ed membro del Consejo de Estudios Hispanicos Felipe II de Madrid.
Prima di analizzare lopera, possiamo offrire la seguente sintesi: Le libert di coscienza e di religione sono alla
base degli ordinamenti giuridici moderni e contemporanei. Tanto che al di fuori di queste libert non
concepibile n lo Stato costituzionale, n lordine internazionale. Di qui nasce limportanza di comprenderle
nella loro genesi e nel loro sviluppo. Si scopre, cos, che laffermazione della libert di coscienza e di religione il
mezzo pi sicuro affinch lo Stato detenga il monopolio sui giudizi morali. I presupposti della filosofia moderna
ed i principi del magistero ecclesiastico tradizionale (oggi sviato dalle vicissitudini del Concilio Vaticano II, con la
discutibile dichiarazione Dignitatis humanae e sue successive) si evidenziano rispettivamente negli errori e nelle
ragioni, contrastati dalla prassi postmoderna.
Fatta questa sintetica premessa, passiamo allanalisi vera e propria dellopera. Lautore, poggiando le basi su un
ricco apparato bibliografico, sostiene la seguente tesi: la dottrina che permea la libert moderna di coscienza e di
religione scaturisce cinque momenti concettuali e storici.
Il primo momento corrisponde alla genesi della libert di coscienza e di religione, che si origina come libertas
christiana sedimentata nel principio del libero esame e si decanta nei diritti della coscienza erronea di Pietro Bayle
e, parallelamente, nella libert agnostica del pensiero e del culto di Baruch Spinola. Il suo fondamento nel culto
dellincredulit e della rottura con il principio di autorit religiosa e morale che si respirava nella cristianit.
Il secondo momento corrisponde allIlluminismo in generale e allIlluminismo francese in particolare. Avvolta
nelle pieghe della tolleranza, la libert illuminista si formula direttamente contro Cristo e la nozione ed il
contenuto della sacralit (verit rivelata e legge morale cristiana) cos come la sua influenza nella societ e
nellordine politico. Nelle dottrine di Locke, Montesquieu, Voltaire, Rousseau e nellEnciclopedia si incontra,
ognuna a modo su, il cuneo del giacobinismo rivoluzionario e la matrice del dispotismo statale laico del secolo
XIX.
Il terzo momento rappresentato da Kant e dalleredit della Aufklarung in Fiche ed in Hegel. Nello studio si
dimostra come il filosofo di Konigsberg approfondisce la nozione moderna di libert di coscienza e di religione
rivendicandola contro la nozione stessa di legge morale non disponibile dalluomo. Il fondamento della libert
segnato in questa tappa per la rottura con la legge morale trascendente e oggettiva. Appare cos un concetto
Faustiano della libert in intima connessione con il progetto prometeico della piena autonomia dellindividuo e la
societ umana, questione teorizzata in tutta la sua ampiezza da Fichte ed Hegel. Il vincolo tra libert di coscienza
e costruzione del potere stabile omnicomprensivo si pianta come un ideale da realizzare.
Il liberalismo politico-ideologico il quarto momento nella elaborazione della moderna dottrina della libert di
coscienza e di religione, non perch approfondisce il suo concetto, ma perch lo consacra e lo estende come una
delle basi teoriche del costituzionalismo. Appaiono qui tre rappresentanti storici delle diverse sensibilit liberali:
Constant, Tocqueville e Stuart Mill. Il grande apporto dei teorici liberali consiste nello strutturare un modello di
organizzazione politico-costituzionale che ha tra i suoi pilastri la libert. In questo modo, la libert di coscienza e
di religione si converte in strategia politica per dissolvere lunit religiosa degli Stati cristiani e instaurare lavvento
del potere statale laico.
Lultimo momento del processo di elaborazione della libert moderna di coscienza e di religione cristallizza
nellateismo postulatorio, che raccoglie tutte leredit precedente e apre un nuovo solco nella espansione del
concetto. In questa tappa culminante si postula il ripudio alla condizione umana di creatura per riaffermare una
nozione di libert separata da ogni vincolo religioso, morale e ontologico previo, incluso quel che viene

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determinato dalla natura stessa e per la finalit della libert. I suoi migliori propagandisti sono Nietzsche e Sartre.
Le loro proposte applicate al tema che ci interessa servono a concedere alla libert in analisi la pienezza del suo
significato mediante un fondamento teologico-filosofico immanentista e antiteista, che ci che si percepisce, la
maggior parte delle volte edulcorato e implicito, per non per questo meno effettivo, nella radice del suo
concetto giuridico contemporaneo.

A questo punto lautore si chiede: fattibile studiare tale libert senza lo spazio politico storico che
concettualmente lo rese possibile? La risposta allinquietudine orienta linvestigazione verso la genesi e lo
sviluppo dello Stato moderno dallangolo specifico della sua laicit. Il processo di costruzione di questo immenso
artificio politico che chiamiamo Stato costituisce nelle sue liee fondamentali, dalla Rivoluzione Francese, lambito
politico adeguato per ossigenare la libert di coscienza di religione. La massima concentrazione umana del potere
politico lungo la storia coincide paradossalmente con la massima difesa della unione separata.
Il concetto moderno della libert studiata, cos come il suo doppio gioco di relazioni con lo Stato in quanto
artificio secolarizzatore della Modernit politica, non pu comprendersi senza lo studio della dottrina fatta realt
nei secoli vicini alla Rivoluzione Francese e sostenuta dal Magistero Pontificio della Chiesa Cattolica fico al
concilio vaticano II.
E sorprendente considerare ci che oggi stato completamente dimenticato: il Magistero Pontificio svel, in
maniera esplicita a partire da Leone XIII, i fondamenti antiteisti della libert moderna di coscienza e di religione
cos come i suoi vincoli con la costruzione dello Stato. Su questo piano i pontefici romani insistettero affinch i
concetti forti di religione e di trascendenza divina presuppongono la nozione mediatrice e non assoluta della
coscienza morale, lidea che esiste una religione vera, la possibilit e conoscibilit di una verit e di una legge che
lo Stato e la libert umana devono rispettare, e la conseguente necessit di relegazione morale e religiosa
dellindividuo, della societ e dellordine politico. Tutto ci si oppone in recto alla pretesa autonomia immanentista
della Modernit politica, che non altro se non il desiderio impossibile di auto redenzione umana collettiva.
La gerarchia cattolica, senza dubbio, sembra aver cambiato opinione a partire dalla Dichiarazione Dignitatis
humanae del Concilio Vaticano II la cui influenza fu determinante nel diritto spagnolo e in generale in tutta la
tradizione del diritto pubblico cristiano di Occidente. Da questa angolazione si analizza il problema se il Concilio
Vaticano II appoggi in qualche modo la libert moderna di coscienza e di religione e la dottrina dello Stato laico
su di essa fondato.
Tuttavia, nelle interpretazioni specialistiche del Concilio non c la risposta decisiva. Essa si incontra nellanalisi
del Magistero postconciliare. Se da un lato appare chiaro che le relazioni di tensione tra libert di coscienza e di
religione e lo Stato totalmente secolarizzato, i Pontefici postconciliari optano per rivalorizzare i diritte e le libert
della persona umana, indiscutibile che nel farlo hanno finito per assumere in vari punti le concettualizzazioni
del mondo moderno. Dallaltro lato, specialmente Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, hanno elaborato la
dottrina della laicit, rinunciando a principi precedentemente essenziali dellordine politico cristiano
avvicinandosi ad un sistema politico di inequivoca matrice liberale.
In questo modo lautore dimostra che nel nostro tempo il principio di immanenza e limpulso anti-teista fondano
la libert di coscienza e di religione dal risvolto agnostico e scettico nel quadro di uno Stato che port a
termine il suo obiettivo secolarizzatore.

n. 2 febbraio 2014
LA BIBLIOTECA DEL

TRADIZIONALISTA 19

0018/2014 Pierre Gourinard, LES ROYALISTES EN ALGERIE DE 1830 A 1862. De la


colonization au drame. Prface de Pierre Dimech. Collection Xnophon, www.atelier-
folfer.com. pag. 140, . 25,00

I legittimisti colonizzatori dellAlgeria, dal 1830 al 1840, pensavano che la conquista di Carlo X costituisse il
simbolo di una nuova Francia, che avrebbe permesso il rinnovamento della Cristianit. Come la maggior parte di
essi, il conte di Chambord, nella Lettre sur lAlgrie, non dissociava colonizzazione ed evangelizzazione,
prefigurando cos il sogno di padre Charles de Focault. Prolungamento materiale della Metropoli, lAlgeria non
poteva essere conservata che nel quadro di una sovranit francese intangibile. Quando lidea monarchica riprese
vita con lAction Franaise, questa sovranit non poteva essere difesa che nel quadro del nazionalismo integrale,
difensore dei particolarismi locali. DellAlgerino, uscito dai colonizzatori, Charles Maurras diceva: E un uomo
di spirito, fiero, fermo, solido, un cittadino.
Pierre Gourinard, nato ad Algeri, uscito da due famiglie di coloni: luna del Vivarais laltra del Limousin,
trasferitesi rispettivamente in Kabiria nel 1882 e nella pianura dello Chtif nel 1895. Professore onorario di storia
e geografia ad Aix-en-Provence, dottore in Storia, lautore di una tesi dottorale sostenuta a Poitiers nel 1987 dal
titolo: les Royalistes devant la France dans le monde, 1820 1859. Ha pubblicato varie comunicazioni presentate
ai colloqui Maurras dAix-en-Provence, negli Etudes Maurrassiannes (Tomi II, IV, V).

22 MARZO 2014 23 MARZO 2014

44 INCONTRO TRADIZIONALISTA DI CIVITELLA DEL TRONTO

Convegno di studi sul tema:

la tradizione come responsabilita

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LA BIBLIOTECA DEL

TRADIZIONALISTA 20

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