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Hans Urs von Balthasar INDICE

A riguardo dellintera opera ________________________________ 2


Introduzione ___________________________________________ 10
I - La verit in quanto natura ______________________________ 16
A. Precomprensione della verit ______________________ 16
B. Il soggetto ______________________________________ 21
Theologica 1 C. Loggetto ______________________________________ 28
D. Soggetto e oggetto _______________________________ 31
1. Loggetto nel soggetto _____________________________ 32
Verit del mondo 2. Il soggetto nelloggetto _____________________________ 34
3. La forma duplice della verit ________________________ 37
II - La verit come libert _________________________________ 41
A. La libert delloggetto ____________________________ 42
1. I gradi dellintimit ________________________________ 44
2. La segretezza dellessere ___________________________ 55
B. La libert del soggetto ____________________________ 58

Questa traduzione stata realizzata da Ida Soldini.


Il testo liberamente riproducibile, a condizione che se ne citi la fonte.
La paginazione indicata allinterno del testo segue ledizione tedesca del Johannes Verlag
Einsiedeln (1985), in modo da facilitare il confronto col testo originale.
Questa traduzione dedicata alla memoria della mia nonna materna, Annemarie Gnther.
Ringrazio fin dora i lettori che vorranno rendermi partecipe delle loro osservazioni.
ida.soldini@gmail.com Lugano, 30.8.2009 - Edizione Virtuale
VII Dal momento che la verit ne loggetto, trover qui spazio una
riflessione pi esplicita anche sui trascendentali gi trattati, e la cosa stessa
A riguardo dellintera opera ci condurr a vedere che, governando congiuntamente tutto lessere, essi
non solo sono indivisibili (cfr. Platone, Filebo 64e), o si compenetrano
reciprocamente, o che ciascuno di essi suppone tutti gli altri, ma qui la
La terza parte della nostra Trilogia dedicata alla Logica1 teologica, e ricerca attinger lunit, il trascendentale fondamentale, sulla struttura
cio semplicemente alla domanda di cosa possa significare il termine creaturale del quale si riflettuto nel primo volume di Gloria (pagg. 169ss,
verit nellavvenimento della rivelazione di Dio, lincarnazione del 186ss, 201, 283), per rivolgersi qui alla sua struttura divina (come
Logos e leffusione dello Spirito Santo. Una Logica compresa in questi VIII
termini dovr snche senzaltro chiedersi quali leggi di pensiero e di
linguaggio sottendano le proposizioni in cui si esprime ci che stato pu lunit assoluta essere trinitaria?). Cos risulter chiaro che dellunit
percepito ed sperimentato nell Esthetica, e ci che nella Drammatica trascendentale si pu trattare solo a partire dal momento in cui gli altri
stato esposto nel vivo confronto fra la libert divina e la libert umana, trascendentali siano gi stati tematicamente sviluppati.
ma il porre simili problemi acquista tutto il suo significato solo dopo che La meditazione dellanalogicit della verit dellessere non ci porter poi
si sia affrontata la domanda che li precede, quella circa il logos, circa la affatto a perderci in astrazioni, ma almeno tanto quanto lEsthetica e la
verit dellessere stesso. Drammatica, ci porr di fronte alle domande che per la vita cristiana sono
Fin dallinizio lintera Trilogia si articolata secondo le determinazioni pi vitali: come possibile, dal punto di vista ontologico, che Dio diventi
trascendentali dellessere, mentre, passo passo, la prospettiva dettata dal uomo; oppure, formulando diversamente la domanda: il logos mondano
rapporto analogico con cui esse attuano la loro validit e la loro forma di una capacit tale da poter portare dentro di s il Logos divino? E, una
nellessere del mondo e nellessere divino: cos nellEsthetica si volta che la densit di questo primo mistero si sia un po diradata, ci
corrispondono la bellezza del mondo e la gloria divina, nella chiederemo: com possibile che nel mondo esista, e come secondo nella
Drammatica la finita libert mondana e la libert infinita di Dio. Ora, nella sua logica pu essere pensato una imitazione di Cristo in esseri nei quali
Logica teologica, bisogner riflettere quindi sul rapporto fra la struttura non si riproduca affatto il mistero dellincarnazione? E poi, come pu
della verit creaturale e la struttura della verit divina; poi sulla questione essere concepita in termini ontologici la cornice che una simile imitazione
se la verit divina possa essere rappresentata nella struttura della verit presuppone, unentit cio come la chiesa (corpo e sposa di Cristo)?
creaturale in diverse forme, fino a giungere ad esprimersi. Il conoscere La circuminsessio dei trascendentali determina la necessit, e con ci
teologico circa la gloria, la bont e la verit di Dio, per sua natura non pu scusa, il fatto che si torni a parlare di questioni in parte gi accennate nelle
limitarsi alle strutture formali o gnoseologiche dellessere del mondo, ma precedenti ante del nostro trittico: e in effetti la teologia in quanto tale non
presuppone per la conoscenza della sua struttura ontologica: senza consente di essere esercitata se non come una ripetuta circumnavigazione
filosofia non c nessuna teologia. per ridire ci che, di suo, sempre intero, mentre allopposto una
parcellizzazione in trattati senza nesso reciproco ne rappresenta la morte

1 I nomi delle tre parti della Trilogia balthasariana sono stati resi con Esthetica, indicare con la forma inusuale di un termine il fatto che intende un significato diverso
Theodrammatica o Ethica e Theologica, perch si tratta quasi di nuove discipline, da quello che il lettore recepirebbe come immediato.
come fossero rifondate dallorigine, e occorreva distinguerle dallestetica, letica e la
teologia dei manuali scolastici, pur mantenendo il nesso con queste. Balthasar tende a
certa. E parlando damore, si porr inevitabilmente la domanda se non stia
proprio qui il fondamento nascosto del compenetrarsi reciproco dei
Se vero che pu essere teologo solo chi anche, e prima di tutto, filosofo,
trascendentali, cos che lapparente dualismo espresso dalla parola philo-
e dunque chi, anche proprio alla luce della rivelazione, si immerga nelle
sophia, ad una pi profonda osservazione, possa risolversi in una vivente
misteriose strutture dellessere creaturale - cosa che il semplice pu
unit, documentando cos nuovamente e in modo specifico lanalogia fra
altrettanto bene, se non meglio del sapiente e dellintelligente (Matteo
lessere del mondo e lessere infinito, perch di una tale unit si pu dire
11, 25) - costui si stupir sempre pi nel constatare quanto possano essere
identicamente che sapienza e che amore.
complesse le strutture dei trascendentali nellessere contingente, il cui
abissale mistero rende impossibile il venire definitivamente a capo anche In questi ultimi accenni gi si introduce la problematicit pi profonda di
di un singolo problema. Non solo tutto lessere finito attraversato e retto una Theologica, perch documentando nellanalisi della verit del
dalla distinzione reale fra lessenza e lesse-esistenza (e questultimo mondo (cos come in quella degli altri trascendentali) questa struttura
termine sfugge a sua volta allunivocit), ma occorrer mostrare che questi polare, nella quale apparentemente accentuato proprio il momento di
due poli possono essere compresi esclusivamente luno attraverso laltro. dissomiglianza dellessere creaturale rispetto allessere del creatore,
Non diversamente si comporta poi la polarit fra il particolare e ebbene, ci si deve chiedere se paradossalmente proprio in questa struttura
luniversale nellunit; polare, e in ragione della vitalit intima che lanima, non sia contenuto
nello stesso tempo anche un momento di positiva somiglianza, che
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permetta il paragone con Dio. Qui si pone in modo diretto la domanda
la polarit fra la forma e la luce nella bellezza (Non posso far altro
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che ridere diceva Goethe di quegli esteti che si tormentano nel tentativo
di costringere con poche affermazioni astratte lineffabile che esprimono su come lessere finito sia immagine e somiglianza dellessere assoluto
con la parola bello dentro un concetto. Lettera a Eckermann (senza voler ora distinguere fra immagine e traccia), ed una
18.4.1827); e nelletica, la polarit fra obbedienza e libert, ossia il domanda il cui senso e la cui stringenza si manifesta solo nel contesto di
problema del compimento della libert finita nella consegna di s alla una riflessione teologico-trinitaria.
libert infinita. Proprio queste opposizioni polari fanno la vivida Per approcciare in modo sensato una questione cos intricata, la ricerca
consistenza dellessere finito, conferendogli una dignit che lo eleva oltre deve articolarsi in due parti: una prima parte si occuper delle strutture
la fattualit, lo rende oggetto di un interesse inestinguibile, e persino di un intramondane della verit, dellessere del mondo e delle sue gerarchie, che
timore reverenziale e di uno stupore ammirato, che non fa che aumentare sono nel contempo anche le modalit in cui la verit esplica se stessa
con lapprofondirsi della conoscenza di queste strutture, tanto pi avvolte sempre pi profondamente. Questa ricerca stata svolta per la sua parte
di mistero quanto pi si svelano allo sguardo della conoscenza. Di tale essenziale e in modo sufficientemente approfondito in unopera apparsa
paradosso bisogner poi trattare esaustivamente come di una questione diverso tempo fa (Wahrheit der Welt, 1947), che riproponiamo qui
assolutamente centrale: che cio disvelamento sopporta perfettamente di come prima parte della Theologica. Questopera si presentava gi allora
essere coniugato con nascondimento e mistero, e dunque che il
come una prima parte, alla quale avrebbe dovuto poi seguire una ricerca
carattere di mistero dellessere non da intendersi in nessun modo come sulla verit di Dio; questultima non venne allora redatta per ragioni
irrazionalit. E cos si svilupper anche il tema della polarit fra sapere e estrinseche, biografiche, e viene presentata qui, dopo un lungo lasso di
credere, e non parr strano a nessuno che questo motivo venga trattato, tempo: con essa lintera Trilogia raggiunge il suo compimento.
tanto pi se applicato allambito del rapporto fra persone, allamore.
In questa prima parte si proceder in modo prevalentemente filosofico. o aree di neutralit. Il mondo come oggetto della conoscenza si trova gi
Verranno studiate le strutture della verit nellessere finito (le quali non comunque immerso in questa sfera sovranaturale, e cos pure la capacit
possono essere illuminate che dalla circuminsessio degli altri conoscitiva delluomo sottost sempre e preventivamente al segno
trascendentali, come si mostrato)2 ed emergeranno agli occhi del lettore positivo della fede o a quello negativo dellincredulit. Muovendosi in un
anche aspetti meno usitati, aspetti non pi notati dopo lantichit e la ambito relativamente astratto, e non considerando largine sovranaturale
patristica, ma che contemplando retrospettivamente la grande tradizione della natura creaturale, la filosofia pu senzaltro rilevare strutture
dimostrano chiaramente la propria validit. Questa tradizione non pu qui fondamentali nel mondo e nella conoscenza, che per il fatto di essere cos
essere presentata estensivamente e, per non distrarre lattenzione dal arginate non vengono certo annullate, o anche solo alterate nella loro
nostro oggetto, ci si limitati a rilevare in pochi accenni la corrispondenza essenza. Ma nella misura in cui andr avvicinandosi a questoggetto nella
con Tommaso dAquino, a testimonianza del fatto che non ci siamo sua concretezza, e nella misura in cui pi profondamente solleciter questa
allontanati molto dal grande flusso di ci che ci trasmesso. concreta potenza conoscitiva, la filosofia dovr, che sia di ci cosciente o
meno, necessariamente integrare sempre pi anche dei dati teologici. Il
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sovranaturale si radica infatti nelle strutture pi intime dellessere, per
Che le strutture di verit intramondane, qui oggetto della ricerca, farle levare come il lievito fa nella pasta, ed come il soffio di una brezza
rimandino a un Logos divino trascendente sar tematizzato, salvo pochi o di un profumo che si diffonda ovunque. Il profumo che viene dalla verit
altri punti, solo nellultimo capitolo, perch chiaro che per il pensiero sovranaturale non solo non pu essere bandito ed estirpato dalla ricerca
filosofico Dio e la sua verit non possono essere considerati che come filosofica, con qualunque mezzo ci si provi, ma anche folle lintenzione
principium et finis mundi (Concilio Vaticano I, DS 3004). di volerlo bandire ed estirpare;
La seconda parte tratter della verit su di s che Dio ci ha reso nota con XII
la sua libera rivelazione, una verit che con ci stesso diventa norma
il sovranaturale troppo fortemente compenetrato nella natura perch sia
ultima della verit del mondo. La descrizione e la comprensione di come
possibile ricostruirla in un suo stato di purezza (natura pura). poi cosa
in questo modo la verit del mondo non venga annullata, ma anzi elevata
diversa lintegrazione non consapevole dei dati teologici, che di necessit
oltre se stessa e compiuta, si poggia sulle analisi della nostra prima parte.
impastano qualunque filosofia, com il caso ad esempio per la filosofia
Se la prima parte distende il suo sguardo in una prospettiva filosofica e pagana di un Platone e di un Aristotele, dallesclusione consapevole di tali
lavora con concetti filosofici, la seconda parte proceder in prospettiva dati o da una loro secolarizzazione che li riconduca a strutture immanenti
teologica e con metodi teologici. Ma questa distinzione esige che vengano della verit, come fanno il metodo moderno del razionalismo, ma
sempre tenuti presente due aspetti. identicamente anche un certo nuovo idealismo, o misticismo, o
Prima di tutto questo mondo, cos come concretamente esiste, esistenzialismo come pure una dottrina esclusivamente filosofico-
originariamente in rapporto o positivo o negativo col Dio della grazia e personalistica dei valori; e unaltra cosa ancora sar infine riconoscere nel
della rivelazione sovranaturale, e in un simile rapporto non ci sono punti bel mezzo del concreto pensare filosofico linestinguibile presenza di tali

2 Perci si potuto e dovuto esporre qui in modo pi preciso quanto stato gi cos come lo espone la Theodrammatica II, 1 nel capitolo La libert come mossa di
anticipato per brevi accenni nelle parti precedenti dellopera. In particolare questa s (192-219). Si potrebbe poi confrontare molto di quanto qui si dice a proposito di
notazione riguarda la contemporaneit con cui nellatto autocosciente del soggetto si espressione, immagine, parola con la dottrina dellespressio di Bonaventura trattata
aprono lo spazio dellio e lo spazio dellessere (e in questo, lo spazio del tu e del noi), nellEsthetica (Gloria II,1, 288-311).
theologumeni, per valorizzarli come tali nel pensiero cristiano. mediata dal mondo creato? Non escludere a priori una simile terza zona
appare ad occhio nudo come meno pregiudiziale rispetto a un metodo che
La prima via non per noi pi percorribile; la seconda via, quella della
postuli per principio limpossibilit della rivelazione. La descrizione della
secolarizzazione della teologia, nutrita da un tale pregiudizio negativo
verit del mondo che qui tentiamo si preoccuper perci di portare alla
nei confronti di una rivelazione, sia considerata come solo possibile sia
luce ci che risplende come verit, senza preoccuparsi di voler distinguere
come effettivamente realizzata, che dovrebbe giustificare teologicamente
(dal momento che una simile distinzione appare intrinsecamente
un simile pregiudizio prima ancora di osare un tentativo dapproccio a una
impossibile) se sia illuminata da luce naturale oppure sovranaturale.
cosiddetta filosofia pura, nella quale pretenderebbe di trattare ed elaborare
la verit della rivelazione come appartenente alluomo stesso. Cos a noi Solo a questo punto, e in modo metodologicamente distinto, pu avere
resta aperta solo la terza via: descrivere la verit del mondo nella sua inizio la ricerca teologica: prendendo le mosse dallautorivelazione di Dio,
prevalente mondanit, senza escludere che una tale descrizione della nel Logos divino fattosi uomo e nel Pneuma che lo esplicita, essa assume
verit contenga elementi di immediata provenienza divina, di origine tale autorivelazione espressamente come suo oggetto. Ci si guarder dal
direttamente sovranaturale. Alcune descrizioni contenute in questa prima distinguere una autorivelazione trascendentale da una categoriale, come
parte bagnano in un chiaroscuro di questo tipo: non avrebbero potuto se fosse possibile distinguere come meramente categoriale la sfera di
essere dette cose come quelle che in effetti vi si dicono sullamore, la Cristo e della sua interpretazione per mezzo dello Spirito nella chiesa, da
grazia, la distrazione, la dimenticanza eccetera, se il raggio luminoso della una sfera che la inglobasse trascendentalmente comprendendo tutta la
teologia non ce le avesse mostrate. Ma forse necessario non limitarsi a storia. No, piuttosto occorre universalizzare il mistero della potenza
contrapporre le due sfere di natura e sovranatura, e occorre aggiungere ad efficace dello Spirito Santo di Cristo, il quale nella sua storica realt di
esse un terzo ambito di verit, quelle cio che pur appartenendo veramente resurrezione luniversale concretum, i cui raggi possono raggiungere
e in proprio alla natura creaturale, non possono accedere alla luce della gli estremi confini della terra (confronta su questo Teologia della
consapevolezza se non quando un raggio sovranaturale le abbia storia 61979).
illuminate. Non appartiene forse a questa sfera laffermazione del In secondo luogo dovrebbe emergere dalle ricerche che seguiranno il fatto
Vaticano I, secondo cui la ragione naturale sufficiente a conoscere con che la pienezza inerente alla verit filosofica - anche a
certezza lunico vero Dio
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prescindere dalla luce teologica che pu illuminarla - molto pi ricca di
come nostro creatore e Signore attraverso il segno della creazione. (DS quanto un buon numero di sue rappresentazioni lascino supporre. Se non
3026)? Non sar forse possibile allora intraprendere quella sintesi che ci si lascia sconcertare dallapparente esclusivismo di alcuni sistemi
storicamente sostanzialmente fallita nellambito di tutte le religioni filosofici - come empirismo e razionalismo, idealismo e realismo,
pagane: la sintesi fra un politeismo personale e unimpersonale mistica oggettivismo ed esistenzialismo - e si tenta invece di infiltrare questi
dellunit, fallita poich a queste religioni parve che laspetto personale sistemi semplicemente guardando alla realt - cos ad esempio Tommaso
inducesse una limitazione al divino, non risolvibile se non cercando dietro
ha infiltrato la supposta inconciliabilit di platonismo (o agostinismo) e
il mondo degli dei ununit impersonale. E non forse questa stessa luce aristotelismo - allora si riveleranno una vastit, una pienezza e una
ad illuminare laffermazione di san Tommaso, secondo la quale luomo diversit tali nellambito naturale, da consentire che lopera della grazia
finito, per natura (e dunque senza ricorrere a una dimensione esistenziale vi venga pienamente valorizzata: questultima ha bisogno infatti di tutta
sovranaturale) desidera di vedere Dio, aspira a una visione diretta, non
questa pienezza per potersi rappresentare, essa la imbeve di s, la forma, Integrazione: un simile programma esige un lavoro di squadra fra filosofia
la eleva e la porta fino alla sua ultima attualizzazione. A evitare questo e teologia, una collaborazione che risulter possibile solo se entrambe le
lavoro filosofico propedeutico, come abbiamo gi affermato, si danneggia discipline saranno reciprocamente e intimamente aperte luna per laltra.
anzitutto la teologia, che allora dovr appoggiarsi su un pugno di concetti E questa apertura sar possibile solo se entrambe le parti tenteranno
dallasciuttezza astratta, oppure rinuncer completamente alle proprie nuovamente di pensare come centrale lanalogia fra limmagine divina
fondamenta filosofiche, arrangiandosi in caso di bisogno con qualcosa di originaria e limmagine creaturale. E non potr trattarsi solamente di
fatto in casa e finendo cos facilmente per sostenersi su un materiale non quellimmagine che luomo di Dio - e della questione di quanto possa
sufficientemente sottoposto a riflessione, di colorazione spesso andare o non andare perduta questa immagine per una posizione contro
ideologica. Dio che luomo pu assumere -, ma in modo molto pi globale,
dellimmagine che lintero essere del mondo forma di Dio. Gli esseri
In questo modo le vicende della vita renderebbero sempre pi estranee la
dotati di spirito avranno nel mondo creato certamente un posto di rilievo,
filosofia e la teologia luna dallaltra. Una filosofia poi che faccia a meno
eppure, e questo riguarda per lo meno luomo, esso non sar separabile
di ogni trascendenza, trincerandosi nellimmanenza, non ci metter molto
dagli ordini dessere infraumani, perch la verit essenziale di quelli non
prima di rinunciare a parlare di cifre indecifrabili o di un essere cui
risolvibile dalla sua propria.
occorra un pastore per restringere a vista docchio il proprio campo e
limitarsi alle forme e variazioni di un positivismo comtiano, esaurendosi Per poter descrivere in modo adeguato questa verit essenziale, dobbiamo
in funzionalismi, logicismi, e analisi linguistiche del tutto sterili, dove per rifarci a quanto inizialmente detto: i trascendentali non sono
della verit come trascendentale dellessere non rimasto pi niente. categorie che possano delimitarsi reciprocamente per la finitezza del loro
Conseguentemente, la teologia fluttua in se stessa, anche e sopratutto contenuto; sono determinazioni che penetrano integralmente lessere
quando pretende di avere valenza esistenziale o quando tenta di come tale e perci ciascuno di essi ne comprende ogni altro. Siamo
annullare la voragine fra il Cristo della fede e il Ges della scienza; e il coscienti di esporci con queste affermazioni alle percosse di Nietzsche:
nudo riferimento a questo Ges non sufficiente a gettare un ponte verso Per un filosofo unindegnit dire che il bene e il bello sono una cosa
quello che la verit, risuonando come uneco, pu (eventualmente) sola; se poi dovesse aggiungervi anche il vero, bisogner picchiarlo.
significare ancora per un uomo ormai privo di filosofia e immerso in (Schlechta III 832). Ma non dobbiamo stupircene: basta considerare
unera tecnico-positivistica. In questo isolamento la teologia, colta da cosa siano diventati i trascendentali in Kant, e cio (nel 12 dellAnalitica
insicurezza e tende a voler tagliare il ramo su cui del concetto, allinterno della Critica della ragion pura) un pensiero forse
di veneranda antichit, ma vuoto, la cui verit consiste nel formare le
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categorie della quantit, e cio dellunit, della molteplicit, della
siede mettendo mano al razionalismo esegetico, oppure prorompendo nel totalit come esigenze logiche e criteri di ogni possibile conoscenza
politicismo, come fa una parte della teologia della liberazione, delle cose, che poi vengono trasformate imprudentemente in
erroneamente confondendo lo scandalo della povert terrena con lo caratteristiche
scandalo della croce e trasponendo la fede nellattivismo della prassi.
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Onoriamo sia lesegesi che limpegno etico del credente, ma affermiamo
che aspetti parziali della verit non possono far altro, se non integrati, che delle cose stesse. Nietzsche non si limita a mettere i trascendentali in
condurre a strade senza uscita. conflitto (la verit brutta, dice la frase successiva nel frammento
citato), ma ne dichiara lintima contraddittoriet, in modo da annullarli in
una negazione di ogni trascendenza ben pi appassionata dellaffettazione La
dindifferenza della parte positivista. XVII
A partire da Nietzsche e fino alla nostra contemporaneit lo svuotamento formula A non altro che ... identifica questa perversione in ognuna
dei trascendentali giustificato da quanto luomo pu, nella sua sfera e in delle dimensioni trascendentali. vero piuttosto che A sempre e ancora
forza della sua libert, commettere nei loro confronti: menzogna, qualcosa di diverso da ... . N lessere buono n la bellezza, n la verit
cattiveria, bruttezza, e lelevazione a principio di una discordia radicale possono essere esauriti da una de-finizione, lo spazio tridimensionale che
sembrano dominare il suo mondo, cos che ad uno sguardo che riesca a governano non pu essere violentemente ridotto a una superficie piatta a
sostenere la vista di tutto ci (ed lunico sguardo realistico), il pensiero due dimensioni, e il mistero della loro esistenza e della loro essenza non
dellessere come vero, buono e bello appare come disperatamente pu essere ricondotto a una formula. Certamente la ragione ultima per cui
illusorio. Lesistenza umana dominata dalla volont di potere, che si tutto il conoscibile ha carattere di mistero si mostrer solo quando si
serve dei trascendentali come le fa comodo: la verit la pravda, cio ci attinger il carattere creaturale di quanto conoscibile in modo oggettivo,
che utile al potere, eccetera. Eppure allapparente strapotere della libera cio si giunger a riconoscere il fatto che la sua verit ultima nascosta
disposizione delluomo si oppone la potenza della sua nello Spirito del creatore, lunico che abbia il potere di pronunciare il
autocontraddizzione, rendendola impotente e minandola dal suo interno nome eterno delle cose. Ma questo rinvia al di fuori della prima parte,
cos che presto o tardi, in modo palese oppure dissimulato, avverr filosofica, nella successiva, teologica3. Da questultimo punto
lazzeramento della libert stessa. La morale borghese dellAntico dosservazione i trascendentali saranno resi immuni - quale che sia il
Testamento (alla quale si oppone Giobbe) credeva di poter costatare danno loro arrecato - dagli attacchi che contro di essi pu sferrare la libert
empiricamente nella vita il naufragio di tale autocontraddizione. Non umana.
aveva del tutto torto, ma non poteva certo aspirare ad erigersi a legge
universale. Considerata da un punto di vista cristiano, la rivelazione
completa di questa autocontraddittoriet che attraversa la libert trascende La seconda parte della Theologica dovr a sua volta dividersi in due
luomo. Il regno dellanticristo crolla solo in un tempo escatologico. sezioni. Al centro della prima star il problema cristologico: come pu
Eppure uno sguardo non accecato pu riconoscere la contraddizione nello linfinita verit divina tradursi nella finita verit creata? Lanalogia entis
svolgersi della storia e il repentino crollo di imperi millenari pu essere proibisce che sopra le due sia postulato qualcosa di terzo che le unifichi:
oggetto desperienza. Il potere dellessere e delle sue inalienabili nessun concetto pu elevarsi al di sopra di Dio. E cos il problema resta
determinazioni pi forte del tentativo umano di annullare aperto fra Dio e il mondo: come pu Dio rendersi comprensibile al mondo
nichilisticamente queste determinazioni e di includere in un simile in quanto Dio, senza perdere il suo carattere divino e senza cadere quindi
annullamento anche lessere a cui ineriscono. vittima di una dialettica intra-divino-mondana (hegeliana)? Pu Dio
Possiamo esprimere la stessa cosa in un altro modo. Tutte le perversioni rivelarsi in quanto Dio allumanit - oltre che nei cenni profetici che le
di cui la libert umana pu fare oggetto lessere e le sue determinazioni ha destinato - senza che questa se ne scolpisca un concetto idolatrico?
tendono sempre ad annullarne la dimensione di profondit, quella stessa Lidea che luomo sia immagine di Dio consistente abbastanza da
che proprio anche nel momento in cui conosciuto, fa che resti un mistero. sopportare che luomo possa essere colui che comprende limmagine

3 Vedi a questo riguardo J. Pieper, Philosophia negativa (Ksel, Monaco 1953).


originaria? E per evocare il concetto-limite che qui emerge, pensabile lo spirito delluomo sar iniziato alladeguatezza della logica propria al
un essere che realizzi in se stesso la trasposizione dallimmagine Logos. Nella chiusa del credo trinitario, dopo laffermazione credo lo
originaria allimmagine riprodotta senza per questo corrompere la prima? Spirito Santo, la chiesa enumera le verit centrali che dovranno essere
Un uomo-Dio chiarificate in conclusione alla Theologica,: credo la santa chiesa
cattolica come il vivente permanere del corpo mistico del Logos fattosi
XVII
uomo;
forse un concetto in s contraddittorio (come affermano concordemente
XIX
lebraismo e lislam)? Il secondo volume della Theologica dovr quindi
circumnavigare da tutti i lati questa domanda centrale, la pi spinosa di la sua protostoria nella parola ispirata dei profeti; la sua realizzazione
tutta la dottrina della fede cristiana. Sar poi acutizzata dal fatto che la nei sacramenti che trasmettono il miracolo della remissione dei
formula di Giovanni verbum caro (dove per caro da intendersi luomo peccati nel battesimo e nella penitenza e la comunione nelle cose sante
estraniato da Dio, reso schiavo della vanit) sembra esprimere proprio (leucaristia); affinch si crei lumanamente inconcepibile comunione di
la traduzione di quanto vi di pi nobile e sacro in quanto di pi basso e coloro che sono santificati, e questa si realizzi fin dentro il mistero della
lontano ci sia, la major dissimilitudo (DS 806) nella quale veramente sostituzione vicaria reciproca nella sequela della croce, e finalmente anche
non si vede pi come un termine possa consentire la propria traduzione nella resurrezione dai morti e nella vita eterna. Tutte queste opere
nellaltro. La problematica esposta abbastanza ampia da poter essere hanno il loro fondamento realizzato in Ges, ma lo Spirito che il Padre
sviluppata nei suoi aspetti ascendenti (ana-logici) e discendenti (kata- invia e infonde le rende possibili agli uomini.
logici) senza che con ci sia necessario sviluppare una cristologia Con questultimo volume si conclude la nostra Trilogia, ricapitolando in
completa (diversi aspetti della quale sono comunque contenuti in s lEsthetica - la gloria di Dio - e la Drammatica - la vittoria della verit
precedenti parti della presente Trilogia). di Dio sulle potenze antagoniste che gli si oppongono nel mondo e
Ma una volta supposto che al Verbo incarnato sia riuscita una valida nelluomo.
traduzione dalla logica divina in quella umana, con ci non si ancora Gettiamo ora, prima di mettere mano allopera, un ultimo sguardo
risolta la questione se questa traduzione possa essere compresa dagli retrospettivo a come strutturata questa Trilogia. La sua disposizione non
uomini. I vangeli negano che perfino i discepoli pi vicini a Ges lo forse illogica, e contraria a qualunque elementare ordine nel
abbiano capito: Essi non capivano questa frase4; per loro restava cos concatenamento dei trascendentali, come pure ad ogni loro sensata
misteriosa che non ne comprendevano il senso (Luca 9, 45). Hanno successione allinterno di una trattazione teologica? Non si sarebbe dovuto
bisogno di unaltra spiegazione, che Ges promette loro: Quello che io cominciare piuttosto con la verit, che noi invece poniamo in conclusione,
faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo. (Giovanni 13, 7) . dal momento che essa il presupposto di qualunque valutazione, di
Quando per verr lo Spirito di verit, egli vi guider alla verit tutta qualunque comportamento etico e religioso, e perci del bene stesso? E a
intera. (Giovanni 16,13). Se Ges linterprete del Padre divino maggior ragione: com possibile che il bello sia anteposto al bene e al
(Giovanni 1,18), lo Spirito di verit colui che conduce a questa verit di
vero, dal momento che la sua trascendentalit stessa oggetto di
Ges, il quale ha detto di se stesso di essere la verit, lautentica contestazione, e che perci, se proprio bisognava farlo entrare nellelenco,
interpretazione di Dio. Introdotto in questa interpretazione divino-umana andava per lo meno messo allultimo posto? Non ci stato neppure

4 Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio delluomo sta per essere consegnato in mano degli uomini. Luca, 9, 44 (NdT)
risparmiato il seguente serio rimprovero teologico: per la fede cristiana, la Questo inizio ci parso tanto pi necessario, in quanto nel tentativo
rivelazione di Dio alluomo trinitaria: Dio Padre, la sorgente della odierno di riforma della teologia, nel postconcilio cattolico, esso non ha
divinit (DS 490, 525, 568) si rivela a noi solo in due ipostasi divine: il ricevuto una valorizzazione soddisfacente, e rischia di essere invece
Figlio, che ci annuncia la verit del Padre, e lo Spirito che infonde in noi sopraffatto dal razionalismo di certi approcci esegetici al fenomeno Cristo
il suo amore. E in questa rivelazione salvifica ci svela qualcosa del mistero - sostituendosi al modello razionalistico della tarda scolastica.
della sua immanente Tri-unit. .Questa dualit trascendentale [tra XXI
conoscenza e amore] non integrabile con ulteriori determinazioni (per
es., mediante un bello ugualmente originario, []) Ci non solo per il Fa parte della pratica perenne della chiesa introdurre chi sia stato colpito
motivo che altrimenti sarebbe compromessa irrimediabilmente una reale dallo splendore di Cristo - e in lui dal Dio unitrino - alla risposta che
comprensione della necessit di due sole processioni allinterno della occorre dare con la propria stessa vita: la praxis cristiana di cui oggi si
Trinit, n si potrebbe pi sostenere lassioma fondamentale dellidentit scrive a caratteri cubitali pu per sua essenza solo seguire la theoria,
della Trinit economica e immanente. Piuttosto qualora volont, libert, seguire cio il riconoscimento dellesigenza che il dono del Dio
bonum siano compresi nella loro piena essenza, cio innanzitutto non solo consegnatosi per amore implica, unesigenza che non altro se non dono
come tendenza, bens come amore verso la persona, il quale non solo tende anchessa: nel seguire il comandamento pi grande, formulato da Cristo
verso la persona, ma riposa nel pieno bene e splendore della stessa, allora come unico e duplice, avviene la liberazione dalle pastoie con cui luomo
non appare motivo alcuno di aggiungere a questa dualit una terza e legato in s, e cos pu essere data una risposta conveniente a Dio.
ulteriore possibilit. 5 Questa obiezione, che identifica il bonum e il Conseguentemente era necessario che il bonum fosse rimeditato fino
pulchrum (lo splendore) sembra supporre che il nostro progetto fosse nei suoi ultimi aspetti escatologici come il drammatico rapportarsi
strutturato in modo trinitario. Ma non cos; della Trinit si parla in realt reciproco della libert divino-trinitaria e della libert umana, peccatrice e
in tutte tre le parti. redenta. Anche questa Ethica di struttura trinitaria nei suoi tratti
fondamentali, dal momento che centrale in essa una duplice fattualit
Il porre linizio sotto il segno della Gloria pu essere paragonato allantica cristologica: ogni autentico essere-persona determinato dalla
apologetica, o anche con la teologia fondamentale; una volta posto di partecipazione alla missione compiuta da Cristo nellobbedienza
fronte al fenomeno Cristo luomo ateo-positivistico, cieco ormai non solo dellamore, e il singolare pro nobis del Dio-uomo si comunica ai
alla teologia ma anche alla filosofia, dovrebbe infatti reimparare a vedere: credenti e ai sofferenti nel mistero della communio sanctorum come
sperimentando nellalterit totale e senza paragone che Cristo gli rende possibilit di radicale solidariet reciproca, fino alla vicariet. Ma neppure
presente lirradiarsi della maest del Dio della gloria, per la quale egli, in il momento tragico di questa Ethica deve restare inevaso, quel momento
forza della sua stessa umanit, possiede comunque una precomprensione leggibile nel destino cui la vita di Cristo and incontro, e che resta decisivo
(Gloria III/1)6. Ma alla presenza reale di Dio viene reso ragione solo anche per il destino della sua chiesa: un amore sempre crescente evoca un
trattando la storia della salvezza, nellantico e nel nuovo Patto (III/2), odio sempre maggiore - lultimo libro della Scrittura lo mostra in modo
sviluppata tematicamente dalle grandi forme teologiche cristiane (II).

5 Karl Rahner, Il Dio trino come fondamento originairo e trascendente della precomprensione nellambito della modernit, ma occorre rilevare lattualit di una
storia della salvezza, in Mysterium Salutis, III (1969), 478. Non vogliamo in queste religione atea e impersonale (il buddismo), e infine di una irreligione (marxista e
sede formulare alcun giudizio sul valore dellassioma fondamentale formulato da positivista) che in questopera sono state invece troppo poco considerate; i miei pi
Rahner. recenti saggi su questi aspetti sarebbero da porre accanto a quellopera per integrarla.
6 Il III volume di Gloria si occupato dellitinerario storico di questa
stringente -, e per questo la vittoria di Cristo sul mondo non esclude Pag. 11
affatto il giudizio, il cui esito nessuno pu presumere calcolare in
anticipo, anche se ci si pu affidare alla parola di Cristo: Non temete, io
Verit del mondo
ho vinto il mondo (Giovanni 16,33).
Perch dopo tutto ci era necessaria anche una Theologica? La ragione Introduzione
sta nel fatto che nelle prime due parti si dava per assunto il fatto che Dio
possa farsi comprendere dalluomo, e lo possa rendere capace di
Per parlare della verit non sufficiente porre la domanda esiste la
imitazione di S, ma non vi si affatto riflettuto su come possano la verit
verit?, e magari rispondere affermativamente. Di questa questione si
infinita di Dio e il suo Logos esprimersi non solamente in modo vago e
occupa prevalentemente e in modo critico la teoria della conoscenza: e
approssimativo, ma adeguatamente, nellangusto contenitore della logica
certamente si tratta di una domanda la cui seriet merita una ricerca
umana. Non c forse nella parola stessa Theo-logia unintima
accurata. Prima di tutto per di essa dovrebbe occuparsi anche lontologia:
contraddizione, il significato di questa parola non forse
la verit non infatti solo una caratteristica della conoscenza, ma
XXII sopratutto una determinazione trascendentale dellessere come tale. Ma
espressione dellinesprimibile e dellimpensabile? Ma luomo non supponiamo pure che a questa questione si sia trovata una soluzione
solamente un essere sensitivo e agente, anche un essere pensante, soddisfacente, senza occuparci di valutare con quale metodo, e assumiamo
parlante e capace di formulazione. Che valore pu avere la quasi dunque che la ragione, nel suo conoscere, abbia raggiunto la convinzione
scientia che egli esercita sotto il nome di theo-logia, e nella quale egli che ci sia effettivamente qualcosa come la verit, e che essa inerisca al
intende intraprendere la traduzione della logica di Dio nella sua? Se prima pensiero e allessere regolando i loro reciproci rapporti: potr forse la
si detto che non esiste praxis senza la luce e la normazione da parte di ragione dichiararsi soddisfatta di una simile constatazione? O non
una theoria, cos pure occorrer chiarire come una simile prassi possa considerer piuttosto che la parte pi feconda del suo lavoro abbia ora da
esprimersi e giustificarsi in concetti e in parole umane. E neppure qui se incominciare, adesso che ha ottenuto il passaporto che lautorizza ad
ne uscir, se non fondando la questione a livello trinitario. La Theologia intraprendere il viaggio nel regno della conoscenza? E non si
non sar anzitutto unoperazione delluomo, ma piuttosto del Padre dimostrerebbe essere ragione, ma piuttosto follia se, contenta del primo
celeste, che nella sua Parola incarnata pu veramente esprimersi e rendersi successo, interrompesse proprio adesso la ricerca appena incominciata!
comprensibile, anche se solo a coloro che il dono dello Spirito Santo rende Certamente non possibile rispondere alla domanda sullesistenza di fatto
capaci di comprendere. E cos si realizza una cosa straordinaria: il Dio che della verit senza porre anche la domanda circa la sua essenza, giocando
non cessa di esprimersi e di dirsi senza alcun ritegno, con ci stesso non cos in anticipo sulla soluzione richiesta. Per sapere se la verit c,
cessa di essere mistero. Che questo non sia assurdo, e abbia nelle strutture bisogna avere prima un qualche genere di conoscenza riguardo a cosa essa
della verit intramondana una sua precomprensione, sar documentato sia. Ma fintanto che la ragione occupata con la domanda sul dato di fatto,
dallo studio sulla Verit del mondo che immediatamente segue. pone la domanda sullessenza solo in modo indiretto, solo per poter
risolvere la questione dellesistenza, e non si dedicher invece alla ricerca
della verit di cui ormai assume lesistenza con tutta la passione che
sa risvegliare la domanda sullessenza.
12
Ammettiamo anche pure che in filosofia non ci sono domande cui si possa dietro ogni risposta trova una nuova domanda, dietro ogni certezza, si apre
rispondere una volta per tutte con una soluzione definitiva, domande che una nuova, pi ampia prospettiva. Ma la domanda che sempre nuovamente
si possa esaurire e lasciarsi alle spalle. Su un altro piano, a un tornante pi posta, ha un carattere completamente diverso dal nudo chiedere mi
alto della spirale, in un punto pi profondo del carotaggio che la trivella ami? dellinizio. Essa si muove ora nello spazio creato dallamore stesso,
scava nel mistero abissale dellessere, tornano sempre le stesse, elementari parte della sua vita e concausa della sua vitalit, della sua essenza,
domande, e, dopo tutte le altre, la domanda sullesistenza fattuale della presuppone lesistere dellamore del quale chiede le prove desistenza. Il
verit. Lindivisibilit ultima di che e di cosa, di fattualit e idealit, presupporre lesistenza di quanto si ricerca esprime con ogni evidenza una
di esistenza ed essenza dimostra di essere pi potente dei tentativi sapienza molto pi profonda che non lapproccio interrogativo iniziale.
superficiali di distinguerli in modo metodicamente chiaro: proprio Cos trova conferma la giustezza dellaffermazione di quei filosofi
dallanalisi dell'essenza che veniamo rigettati nella situazione di partenza, secondo i quali alladepto dubitoso ed esitante davanti al problema
l dove, senza rete, si pone la nuda domanda sullesserci dellessere e della dellesistenza della verit, come prima cosa da suggerire che si tuffi nella
verit come tali. Eppure accade che lo stupore elementare per il fatto che corrente, per imparare nel corpo a corpo con londa cosa sia lacqua e
si dia qualcosa come esistenza, essenza e verit, questa meraviglia, che come ci si muova in essa. Chi non osasse il salto, non potrebbe mai fare
invece di diminuire nel corso del lavoro non fa che aumentare per chi un lesperienza di cosa sia nuotare, e cos, chi non osasse tuffarsi nella verit,
vero ricercatore, questa meraviglia sempre pi adorante e compenetrata di non avr mai la certezza della sua esistenza. Questo primissimo atto di
stupore per il miracolo che sono loggetto della sua conoscenza e il suo fede non ha nulla di irrazionale, e non altro che il presupposto per potersi
stesso conoscere, si discosta sempre pi dallastratto, infecondo dubbio accertare dellesistenza della razionalit stessa. Allo stesso modo, per
che uno scolaretto pu nutrire sullesistenza dellessere e della verit. Le tornare al primo esempio, luomo che da molti anni fosse sposato con una
esperienze con la verit che nel corso della sua vita ha collezionato chi la donna, abbia da lei avuto dei figli, e con lei condiviso gioie e dolori, non
ricerca sono in lui troppo profondamente radicate perch possa metterla in torner a domandarle con timore, ad ogni ora del giorno, se veramente
questione negli stessi termini con cui pot farlo un tempo. Linizio, lami. Un simile vaneggiare dubitoso, alla lunga, non sarebbe altro che il
quando da principiante intraprendeva i primi tentativi di pensiero chino miglior modo per rendere insopportabile il rapporto e addirittura
sul testo scolastico di gnoseologia, gli pare ora, se paragonato al peso degli distruggere lamore. Ma non si potrebbe per questo dire che egli si sia
anni di convivenza con la verit, ingenuo e commovente. Liniziale allontanato dalla sua originaria, iniziale domanda damore, che si sia
domanda c una verit? gli pare ora come il tentativo di un primo tranquillizzato e abituato al dato di fatto
approccio che un ragazzo impegnasse con una ragazza, e il cui esito fosse 14
poi la certezza: mi ama! Ma sarebbe un ben strano amante colui che si
accontentatasse della costatazione del dato di fatto, senza che questo fosse dellamore, e che in seguito ci non gli sia pi interessato. Cos come il
come lo spalancarsi di nuotatore deve nuotare sempre, per non andare a fondo, e questo anche se
nellarte del nuoto si ormai perfezionato moltissimo, cos anche lamante
13 deve quotidianamente rivivere e interrogare lorigine dellamore, e cos
una porta, linizio di una vita vissuta per amore. Nel corso della vita, ogni pure infine, il ricercatore di conoscenza deve porre quotidianamente di
giorno rivivr leterna domanda che gli amanti si rivolgono lun laltro nuovo la domanda sullessenza della verit, senza per questo esserne lo
chiedendo se si amino; lamore non mai interrogato abbastanza, perch sterile e dubbioso distruttore. Nellarte del nuoto, nellarte dellamore, e
non cessa mai il suo desiderio di ascoltare la conferma della risposta, e nel riconoscimento della verit esiste un vero progresso, ma nessuno sar
mai tale da permettere che si voltino le spalle al vivo istante dellinizio, e questo vale anche per tutte le determinazioni che gli ineriscono in quanto
allontanandosene definitivamente. Il punto originario della metafisica essere. Luniversalit della verit di tale ampiezza da non poter essere
talmente vitale da non poter mai essere oltrepassato, piuttosto esso raccolta in nessuna costrizione definitoria, e piuttosto, ogni atto definitorio
contiene in s, come un seme, tuttintera la metafisica, e pu a partire da presuppone di essere abbracciato dallo spazio della verit, allinterno del
s svilupparla interamente. Lestensione di un problema a un nuovo quale solo pu essere posto. Non esiste una geografia che delimiti il regno
ambito dindagine, o lampliarsi del problema stesso, sono sempre anche della verit, che nella sua essenza e nel suo ambito altrettanto priva di
e nello stesso tempo un porre la domanda originaria con una maggiore frontiera quanto lessenza e lambito dellessere stesso. Ci si guarder
intensit, quella domanda che sviluppandosi in questo modo non si perci dal partire da definizioni e concetti precostituiti ed esclusivi della
affatto allontanata dallorigine, ma anzi si sviluppata allinterno verit, tali da limitare fin da principio la sua validit o indirizzarla solo in
dellorigine stessa, diventando cos sempre pi originaria. una determinata direzione, ma si bader piuttosto ad attribuirle lintera
ampiezza che le compete in quanto determinazione non limitata
Quella prima domanda sulla verit ben lontana dallessere un
dellessere come tale. Solo cos potr comunicarci qualcosa della sua
impedimento a che la vita si dispieghi, come se la verit la limitasse
infinit, dimostrandoci come la sua natura sia sempre pi grande, pi
rinchiudendola; essa piuttosto ne esige potentemente lo sviluppo. Come
nobile di quanto noi non avessimo gi colto.
gli sposi solo nel lento corso della loro vita comune vedono compiersi la
pienezza, lampiezza, la profondit del loro amore, quale nel loro primo Tutti i pi grandi pensatori ebbero la convinzione che tale sia lampiezza
incontro non poteva essere neppure lontanamente immaginato, cos anche e linesauribile ricchezza della verit. E proprio colui che di preferenza
la verit dispiega la sua sempre inesauribile ricchezza solo quando si additato come esemplare nel procedere scolastico del suo pensiero,
diventi familiari con essa. Sarebbe ben strano infatti se poche asciutte Tommaso dAquino, nel suo trattato De Veritate abbraccia un tale cosmo
asserzioni potessero definire, classificare, esaurire e infine archiviare una di oggetti che chi esperto riconosce come evidente la loro pertinenza al
qualit trascendentale dellessere, una determinazione e formulazione problema della verit,
fondamentale di tutto ci che , che come tale ha dunque intimamente 16
parte a tutta lampiezza e profondit sia dellessere come tale, sia delle
diverse gerarchie e forme di enti. Ben piuttosto sar chiaro prima ancora mentre i profani ne hanno potuto parlare come di deviazioni e di
di cominciare che estrapolazioni arbitrarie. Ma vero piuttosto che Tommaso non ha
tematizzato e risposto nella sua pur vasta opera che a una piccola parte
15 delle domande che si possono legittimamente porre sotto il titolo della
la verit come caratteristica trascendentale dellessere, esattamente come verit, e addirittura non ne ha poste alcune che sarebbe invece stato
questultimo, sar impossibile da maneggiare con una definizione necessario porre. E Tommaso stesso sarebbe proprio lultimo a voler
esaustiva. Una definizione comporta, come dice la parola stessa, anche contraddire questa affermazione. Anchegli non ha potuto far altro che
una delimitazione rispetto ad altri contenuti, che sarebbero quindi esclusi quello che pu un uomo: cio cogliere negli sterminati campi della verit
da essa, com la determinazione di un genere in forza di una differenza e comporre in modo pi o meno casuale un mazzo coi fiori che vi
specifica. Ma lessere non un genere, perch tutte le differenze fioriscono, tale da poter forse trasmettere qualcosa come unidea della
dellessere, sono essere esse stesse. Solo pu essergli contrapposto il nulla, flora che nasce in simili campi, ma senza potere in nessun modo restituire
che per non atto a definire positivamente il contenuto dellessere. la ricchezza, labbondanza, latmosfera, la fecondit e la gloria di tutto
Cos lessere pu essere determinato e compreso solo attraverso se stesso, quanto il paesaggio. Quanto diciamo di Tommaso si potrebbe dire
ugualmente di Aristotele o di Agostino, i quali, non meno di Platone, erano sopratutto da parte cristiana, ha rallentato il suo corso ed ha finito col
profondamente persuasi del fatto che ogni conoscenza non che un formare pozze di acqua stranamente stagnante. Quanto dellessenza della
frammento, e anche di Hegel, che fa sperare di poter gettare uno sguardo verit era ancora ben noto ai padri della chiesa! A Clemente, a Origene, a
nellessenza della verit giusto solo al termine del suo sistema, con cui ha Gregorio di Nissa, ad Agostino; con che gesto profondo e originario ha
abbracciato tutto lessere e ha permesso che lo sguardo si stendesse in tutte riflettuto su tutto ci Anselmo, con quale ampiezza sovrana lha descritto
le direzioni. Tommaso, se confrontato con le poche, avare frasi con cui i manuali di
filosofia cristiana si riducono ad esprimersi! Forse la colpa di questo ha
Il modestissimo tentativo esposto nelle pagine che seguono non pretende
da ricadere su unimpostazione pratico-apologetica, che sempre pi
di essere altro che un ulteriore viaggio esplorativo nellimpero della verit,
ritirandosi su poche posizioni strategiche si trincerata in una specie di
sul quale il sole non tramonta mai. Il nostro itinerario non far lungamente
fortino intellettuale, nel quale la solidit di una difesa inattaccabile si
tappa al problema relativo alla garanzia della verit nella conoscenza,
sconta con la resa su tutto il resto di un indifendibile territorio - questa
perch questo lo si fatto gi fin troppo, ma riconoscer piuttosto
posizione identifica il suo compito nella dimostrazione dellesistenza della
lesistenza della verit come un dato di fatto originario per volgersi subito
verit in quanto tale, esaurito il quale le pare di non dover far altro. Ma
alle domande relative alla sua essenza. E in questo emergeranno senzaltro
una simile opposizione al
cose molto basilari ed elementari, cose che appartengono allessenza della
verit come leconomia domestica e la generazione di figli appartengono 18
al matrimonio, e purtuttavia delle quali i correnti trattati sulla verit ci razionalismo e allo scetticismo moderno rivela forse anche linfluenza che
dicono ben poco. E di queste cose queste correnti hanno esercitato su di essa, senza che di questo ci si
17 avvedesse: infatti lideale della verit viene identificato con la garanzia
della sua fattualit, o comunque invaso da un tipo di scientificit chiara
ce n una tale quantit e variet che saremo costretti, come un cicerone
e inconfutabile quale pu essere ottenuto solo in cambio del sacrificio di
in un treno in corsa, a limitarci ad accennare ad esse mentre a destra e a
vastissime regioni del regno della verit. Il ridurre la conoscenza della
sinistra gi le stiamo oltrepassando, e invece la maggior parte di quanto
verit a unevidenza puramente teoretica, dalla quale siano state asportate
sarebbe ben degno di menzione, per la rapidit del viaggio non pu essere
con diligenza tutte le vive, personali scelte etiche, rappresenta gi di per
mostrato che di sfuggita. Il sentimento schiacciante suscitato da questa
se un restringimento del campo della verit, tale che essa, anche solo per
inesauribile abbondanza non ci sopraff solamente di fronte alla
questa ragione, si trover ad essere defraudata della sua universalit e con
percezione a posteriori della molteplicit delle cose esistenti, perch tutte
ci stesso della sua essenza. Se la bont e la verit sono realmente
vorrebbero prendere parte a questo discorrere sulla verit, ma esso si
caratteristiche trascendentali dellessere, dovranno compenetrarsi
impossessa di noi gi di fronte alla semplice qualit a priori della verit,
reciprocamente; ma se invece i loro rispettivi ambiti vengono opposti
cio il suo appartenere ad ogni cosa che , un miracolo sempre nuovo che
luno allaltro come se si escludessero, lesito non potr essere che un
si ripropone a colui che pensa. Proprio nella convivenza con questo
misconoscimento di entrambe le loro essenze. Cos anche per lultima
miracolo ci soffermeremo qualche tempo.
caratteristica trascendentale dellessere, la bellezza: anchessa pretende di
Non crediamo di esserci con ci distanziati dalla grande tradizione valere universalmente, e perci non si potr mai separarla dalle sue due
occidentale del pensiero sulla verit, e in particolare da quella cristiana; al sorelle. A partire dal riconoscimento che solo le tre determinazioni
contrario, crediamo di riprendere una corrente che in tempi recenti, e trascendentali dellessere possono svelarne lintima ricchezza, si fa luce
la necessit elementare di sviluppare unetica ed unestetica sia della Conseguentemente si parla perci solo di contenuti senza rilevanza, in
verit, sia della conoscenza della verit. Solo le sue caratteristiche modo generico, mentre le pi grandi domande sulla verit, che non
trascendentali possono rivelare lessere cos com, cio svelarne la verit, possono essere approcciate al di fuori del gusto che se ne ha e dalla
e si vedr cos che solo la vivente e perdurante unit fra la posizione decisione che implicano, sono consegnate con falso pudore al silenzio. Se
teoretica, quella etica e quella estetica pu veicolare una conoscenza vera la verit non implica alcuna decisione, allora neppure nella decisione del
dellessere. Quanto pi vero che questi tre punti prospettici si singolo rispetto alla sua personale visione del mondo sar implicata alcuna
distinguono formalmente luno dallaltro nelle loro diverse angolature, e verit. Una simile neutralizzazione del dialogo sulla verit corrisponde
quanto pi una metafisica seria deve distinguerli fino in fondo, tanto pi esattamente - come si mostrer in seguito - a un annichilimento della verit
vera la necessit di non ignorare - e questo fin dallinizio e non a posteriori in quanto tale. Una filosofia cristiana dovr perci guardarsi dal favorire,
- la loro comune radice e il loro costante e reciproco fare gioco, che tanto magari in modo incosciente e non voluto, un simile razionalismo. Per
stringente da non consentire un discorso dal contenuto minimamente opporre a questo pericolo un contrappeso consistente dovr per volgersi
concreto su uno di essi, senza che anche gli altri siano perci stesso presi a quelle origini
in considerazione. Considerare e descrivere una tale unit dal punto di 20
vista della sua radice
in cui storicamente la vivente concatenazione di verit, bont e bellezza,
19 come pure delle scienze ad esse correlate, ha consentito il sorgere di
fa s che nel prosieguo della ricerca siano evitate fin dallinizio tutta una unimmagine del mondo cosmica e universale. Il razionalismo e
serie di situazioni di possibile perplessit, dovute esclusivamente alla lirrazionalismo possono essere vinti e superati entrambi solo sul
scelta di un punto di partenza troppo semplicistico. Cos ad esempio fondamento di una posizione dunit.
Newman ha riconosciuto con piena ragione il fatto che non si possa in La nostra ricerca si articola in due parti: la prima considera la verit cos
alcun modo risolvere adeguatamente il problema teologico che oppone il come prima di tutto la incontriamo nel mondo, come verit delle cose e
credere e il conoscere fintanto che lorigine filosofica di questa domanda delluomo, una verit che nel suo fondo ultimo rimanda al Dio creatore.
non abbia colto e descritto lunit di atteggiamento teoretico e di In questa prospettiva la verit di Dio appare come principio e fine
atteggiamento etico, lunit che sussiste fra levidenza e la decisione.
(principium et finis Concilio Vaticano I, Denz. 1785) della verit di questo
Nello stesso modo unestetica avr le sue belle gatte da pelare con la mondo. La seconda parte si occupa della verit che Dio ci ha comunicato
questione del supposto irrazionalismo del suo oggetto, fintanto che non su se stesso nella rivelazione, e che in questo positivo essere-rivelata
abbia colto il rapporto che sussiste alla radice fra lo svelamento dellessere diventa da qui in poi norma ultima alla verit del mondo. Cos la prima
e il suo movimento espressivo, e quindi fra la verit e la bellezza. Il fatto parte considera la verit come oggetto della filosofia, con metodi
che il regno del bene e del bello siano stati esclusi dal campo di quanto filosofici, la seconda parte come oggetto della teologia con metodi
verificabile in termini di conoscenza e siano invece stati assoggettati alla teologici. Ma bisogna prendere in considerazione due cose che non vanno
sfera dellarbitrario, del gusto e della credenza privata, frutto del mai dimenticate.
moderno razionalismo, che ha supposto di poter isolare su un piano
puramente teoretico lambito della verit. Con ci stesso limmagine Prima di tutto questo mondo, cos come concretamente esiste, fin
dellessere e la visione dinsieme del mondo sono state frantumate, dallorigine in rapporto o positivo o negativo col Dio della grazia e della
rendendo con ci stesso impossibile anche un reale dialogo sulla verit. rivelazione sovranaturale, e in un simile rapporto non ci sono punti o aree
di neutralit. Il mondo come oggetto della conoscenza si trova comunque effettivamente realizzata, e dovrebbe perci giustificare teologicamente
immerso in questa sfera sovranaturale, e cos pure la capacit conoscitiva un simile pregiudizio prima ancora di osare di avvicinarsi a una cosiddetta
delluomo sottost sempre e preventivamente al segno positivo della fede filosofia pura, nella quale pretenderebbe poi di trattare ed elaborare la
o a quello negativo dellincredulit. Muovendosi in un ambito verit della rivelazione come appartenente alluomo stesso. Cos a noi
relativamente astratto, e non considerando largine sovranaturale della resta aperta solo la terza via: descrivere la verit del mondo nella sua
natura creaturale, la filosofia pu senzaltro rilevare strutture prevalente mondanit, senza escludere che una tale descrizione della
fondamentali nel mondo e nella conoscenza, che per il fatto di essere cos verit contenga
arginate non vengono certo annullate, o anche solo alterate nella loro
22
21 elementi di immediata provenienza divina, di origine direttamente
essenza. Ma nella misura in cui andr avvicinandosi a un oggetto nella sua sovranaturale. Si pu costatare a occhio nudo che un simile metodo
concretezza, e nella misura in cui pi profondamente solleciter la meno pregiudiziale di quello che calcoli con un a priori per cui rivelarsi
concreta potenza conoscitiva, la filosofia dovr necessariamente, che sia sia per Dio impossibile. La prima parte della ricerca sulla verit nel mondo
di ci cosciente o meno, integrare sempre pi anche dei dati teologici. Il sar perci una specie di fenomenologia della verit a noi ben nota, cos
sovranaturale si radica infatti nelle strutture pi intime dellessere, per come la incontriamo, descrivendo quindi sopratutto ci che da
farle levare come il lievito fa nella pasta, ed come il soffio di una brezza, considerarsi come verit naturale. Solo a questo punto, e in modo
o di un profumo, che si diffonda ovunque. Il profumo che viene dalla metodologicamente distinto, potr cominciare la ricerca teologica, che,
verit sovranaturale non solo non pu essere bandito ed estirpato dalla partendo dallautorivelazione di Dio come da un nuovo inizio, si prover
ricerca filosofica, con qualunque mezzo ci si provi, ma anche folle a descrivere la verit divina: come a partire dal suo esistere in Dio essa si
lintenzione di volerlo bandire ed estirpare. Il sovranaturale troppo comunichi, e coinvolgendo nella comunicazione di s anche la verit del
fortemente compenetrato nella natura perch sia possibile ricostruirla in mondo, la ordini alla verit divina.
un suo stato di purezza (natura pura). poi cosa diversa lintegrazione In secondo luogo va notato il fatto che la pienezza inerente alla verit
non consapevole dei dati teologici, che di necessit impastano qualunque filosofica - anche a prescindere dalla luce teologica che pu illuminarla -
filosofia, com il caso ad esempio per la filosofia pagana di un Platone e
molto pi ricca di quanto un buon numero di sue rappresentazioni
di un Aristotele, dallesclusione consapevole di tali dati o dalla loro lascino supporre. Lantico adagio secondo il quale la grazia presuppone la
secolarizzazione che li riconduca a strutture immanenti della verit, come natura, rende necessarie una ricerca e una descrizione molto pi ampie di
fanno il metodo moderno del razionalismo, ma identicamente anche un cosa sia la verit naturale, molto pi di quanto non accada correntemente,
certo nuovo idealismo, o misticismo, o esistenzialismo, come pure una e questo proprio allo scopo di poter comprendere la sovranaturalit della
dottrina esclusivamente filosofico-personalistica dei valori; e unaltra grazia. Solo nel momento in cui si saranno poste in evidenza in modo
cosa ancora sar infine riconoscere nel bel mezzo del concreto pensare conveniente lintera ampiezza, profondit e molteplicit dellambito
filosofico linestinguibile presenza di tali theologumeni, per farli valere naturale potr anche mostrarsi degnamente come lopera della grazia
come tali nel pensiero cristiano. penetri con potenza ogni aspetto di questa ricca abbondanza, come si serva
La prima via non per noi pi percorribile; la seconda via, quella della di essa, come le dia forma, la elevi, la compia. A evitare questo lavoro
secolarizzazione della teologia, nutrita da un pregiudizio negativo nei filosofico propedeutico, come abbiamo gi affermato, si danneggia
confronti di una rivelazione, sia considerata come possibile, sia come anzitutto la teologia, che allora dovr appoggiarsi su un pugno di concetti
dallasciuttezza astratta, esponendosi cos al pericolo di non permettere pag. 25
che il suo stesso contenuto possa svilupparsi secondo tutte le prospettive
che gli apparterrebbero, semplicemente perch il lavoro preparatorio non
I - La verit in quanto natura
ha fornito un materiale sufficiente. Se poi la teologia dovesse diventare
consapevole di questa mancanza, si forger accanto alla concettualit
astratta della scolastica, una terminologia A. Precomprensione della verit
23
Ogni uomo che si sia destato alla coscienza non solo conosce il concetto
propria, finalizzata ai suoi scopi (come ad esempio ha fatto la teologia di verit e lo comprende, ma sa anche che una tale verit rinvenibile
kerygmatica) ma con ci stesso taglier definitivamente tutti i ponti che nella realt. La verit ha lo stesso grado di evidenza dellesistenza e
permettevano di oltrepassare labisso che ormai si apre fra la teologia e la dellessenza stessa, e cos anche per lunit, la bont e la bellezza.
filosofia. Un simile percorso definitivamente deleterio per entrambe, e Ciascuna di queste realt pu essere messa in dubbio, almeno
in realt non altro che lespressione della disperazione rassegnata della apparentemente; si pu argomentare contro di esse con mille cavilli, e
teologia rispetto allinsufficienza dei concetti filosofici che ha a alcuni di questi argomenti non mancheranno di impressionare qualche
disposizione. Le pu essere daiuto solo una rinnovata, originaria anima timida, inusata al pensare o in qualche modo malaticcia e indifesa.
percezione fenomenologica della verit e dellessere del mondo, che per Ma sono cose ben diverse il non sottrarsi allattacco, e magari ritrovarsi
proprio col non essere ansiosamente finalizzata nella scelta e per questo feriti e impotenti di fronte a unargomentazione abilmente
nellesposizione dei suoi oggetti alla susseguente trattazione teologica, le condotta che metta totalmente in questione la verit, e unaltra cosa
potr fornire i pi preziosi servizi. rinunciare allevidenza concreta, originaria della verit stessa. Allo stesso
Loggetto formale della ricerca la verit. Non verr per proposta modo possono esserci uomini che si siano abituati, per una qualunque
nessuna gnoseologia, nessuna ontologia e nessuna teodicea. inevitabile ragione, a dubitare che esista qualcosa come la bont in senso proprio: ci
che questi ambiti vengano sfiorati, perch la verit non pu essere che viene cos denominato e che incontrano nella realt quotidiana essi lo
descritta altrimenti che come caratteristica della conoscenza e dellessere. ascrivono allabitudine, alla moda, alla comodit, allegoismo, e insomma
Ma la scelta delle questioni e la forma proposta per il loro approccio a una naturale volont di potere che si nasconda sotto molte maschere
determinata esclusivamente dalloggetto formale della verit. Un simile diverse. Ma se un giorno sono messi di fronte allevidenza di un gesto
trattato oggi inusuale, e si ascriver perci al beneficio del tentativo il gratuito, che magari un amico compia in loro favore, e daltra parte sanno,
procedere a tentoni e una certa insicurezza della presente ricerca. Molto a partire dalla loro stessa esperienza interiore, che possibile e pu essere
rester frammentario e aperto nella sua problematicit, altre questioni si richiesto il nudo superamento di se stessi per pura volont del bene, allora
illumineranno solo dopo essere state circumnavigate pi e pi volte. Le tutta la loro teoria sar come dimenticata, ed essi si potranno inchinare di
questioni sul rapporto fra la verit del mondo e la verit di Dio saranno fronte alla semplice, disadorna fattualit del bene. La teoria che avevano
poi trattate solo sommariamente alla fine della prima parte, perch costruito ha una falla, e forse cercheranno a posteriori di richiuderla,
andranno riprese integralmente nella seconda, in prospettiva teologica. 26
ma almeno una volta si sono ritrovati nudi e senza maschera di fronte al
bene. Se poi saranno leali nel loro pensiero, se daranno ascolto ai fatti, non
riusciranno a servirsi della teoria con cui cercavano di spiegare il bene con rapporto che sussistente fra ci che egli sa e ci che egli esprime.
un fenomeno apparentemente pi fondamentale, per scacciare dalla faccia Lo scettico potrebbe qui intromettersi e affermare che tutte quelle che
della terra a colpi di sillogismo questo incontro elementare con una reale chiamiamo verit non sono altro se non la corrispondenza arbitraria e
gratuit. puramente formale di apparenze qualsiasi, per esempio quelle che ci
Identicamente avviene alluomo per quanto riguarda la verit. Pu giungono attraverso i sensi, coi segni che convenzionalmente le designano
dubitare, e in moltissimi frangenti ha perfettamente ragione a dubitare che ed esprimono, segni grazie ai quali gli uomini cercano di intendersi fra
questa verit particolare, nella sua pretesa a tanto nome, lo meriti anche loro in modo del tutto pragmatico. Se le cose stessero cos, se la verit non
realmente; egli potr anche costruire sul fondamento della possibilit di fosse altro che una corretta corrispondenza formale, allora naturalmente
questo particolare dubbio, o di altre singole esperienze di disillusione, una la verit in senso proprio non avrebbe pi ragione di esistere. Per cogliere
teoria sulla non-esistenza o meglio sullinconoscibilit della verit, nel punto decisivo il concetto di verit, quello che tutti in modo irriflesso
affinandola poi nel modo pi accurato e scientifico: tutta questa attivit e ingenuo portano in se stessi, non ci si pu limitare a parlare di apparenze,
paradossalmente dovr coniugarsi, e lo potr, con il fatto che egli sar occorre parlare dellessere, qualunque sia la forma del suo svelarsi.
nello stesso tempo consapevole di cosa in realt sia la verit, una verit Proprio questo essere gi noto e accessibile nel pensiero stesso di chi
che luomo incontra tanto intorno a s, quanto allinterno di se stesso. Sar pensi, anche di chi pensi dubitando. E proprio questo essere-noto
sufficiente ricordare come convincentemente Agostino confuti gli scettici, dellessere costituisce la pi intima natura della verit.
dicendo che il dubbioso deve essere certo per lo meno del suo dubbio, e Nellatto del pensare, la consapevolezza svelata e presente a se stessa in
quindi del proprio pensiero, e perci in questo anche del proprio essere. una immediatezza tale, che le due parti di questa parola - Bewut-sein,
Linterdipendente stringenza di questo dato di fatto gli noto in modo essere-consapevole - non possono in nessun modo venire separate. Nella
tale che un atto di pensiero che vi obbiettasse potrebbe solo essere formale, consapevolezza non contenuta solo la caratteristica astratta della
vuoto, incompiuto da una qualsivoglia evidenza. Il dubbio a riguardo della coscienza, ma in modo altrettanto immediato anche lessere cui appartiene
verit si coniuga immediatamente in colui che dubita con la di essere cosciente, e proprio questo essere immediatamente scoperto e
consapevolezza previa della verit, perch proprio questo il presupposto presente alla consapevolezza. Il soggetto che pensa sempre anche un
inevitabile al suo stesso dubitare. E se anche il nostro scettico volesse soggetto esistente, che si riconosce tale. Sa dunque cosa sia essere.
radicalizzare il suo dubbio dicendo di non volerlo esprimere neppure come Possiamo soprassedere qui sulla domanda
unaffermazione, e provvedesse tutti suoi giudizi di un esponente che li
facesse valere non come verit, ma semplicemente come opinioni, incluso 28
anche quello sul dubbio quanto alla verit, ebbene anche cos ci avrebbe se al soggetto che pensa sia presente nella stessa immediatezza anche
guadagnato lessere delloggetto del suo pensiero. A questa domanda bisogner dare
27 una risposta in seguito; qui dove dobbiamo trattare del primissimo
approccio alla verit, ancora irrilevante. per il momento sufficiente
poco. Perch da un lato la vita lo induce continuamente ad esprimere
che anche solo in un unico punto la sfera delle nude, inessenziali,
opinioni e affermazioni rispetto alle quali egli deve per lo meno situarsi apparenze sia stata sfondata, e sia quindi lessere stesso ad apparire, e a
come colui che le ha poste, di modo che il problema solo rinviato, e presentarsi come tale alla consapevolezza. Cos data la dimostrazione
dallaltro non pu non riconoscere la reale possibilit che ha di esprimere che lessere pu venir scoperto e afferrato proprio nella sua caratteristica
la propria opinione, riconoscendo perci anche come valida la verit del
dessere. E cos, implicitamente, espressa anche la disvelabilit di tutto Se nel suo apparire veramente lessere stesso a svelarsi, e pu dunque
lessere. realmente testimoniare di se stesso nel suo disvelamento, allora si
stempera il sospetto di una mera sembianza, di un inganno, di una
La verit pu perci essere descritta inizialmente come essere-svelato,
menzogna, per fare luogo ad una certezza che per la consapevolezza il
essere-scoperto, essere-accessibile, essere-non-nascosto ().
riflesso della solidit, della validit, dellaffidabilit dellessere. un
Questo non-nascondimento significa entrambe le cose: che sia lessere ad
autentico conoscere perch il conosciuto autentico. Non si sta
apparire, come anche che lessere appaia. Che questa duplicit si risolva
inoltrandosi su di un terreno paludoso, ma si poggia sul terreno sicuro
in unit una caratteristica del disvelamento stesso, e in esso, della verit.
dellessere. La sicurezza affidabile che lessere conferisce consiste in
Lessere come tale non perci nascosto, come fosse un ignoto oggetto in
questo, che immediatamente sotto di esso c il nulla. Nel riconoscere
s, che non faccia sapere nulla di se stesso e del quale lapparire non
lessere, colui che conosce sa di avere di fronte a s il soggetto ultimo di
tradisca niente; e neppure lapparire un fluttuante miraggio, un riflesso
tutti i possibili predicati, di avere perci percorso tutta la sfera del
del nulla - o di un indecifrabile abisso - nellaer perso. Ben piuttosto,
conoscibile, e sa dunque che nulla fondamentalmente sfugge al suo
lessere stesso ad apparire, per quanto il rapporto che lo lega alla sua
conoscere, per lo meno nelle misura in cui si tratta di essere. La certezza
apparizione possa rimanere misterioso e indecifrabile, e la distanza fra i
di essere giunti fino alle frontiere del nulla, e che perci non si deve pi
due maggiore o minore, pi agevole o pi ardua da documentare. Lessere-
temere un oltre, un fondo sconosciuto che potrebbe mettere in questione o
disvelato (Enthlltheit) designa anzitutto una caratteristica assoluta
invalidare quanto gi si sia conosciuto, questa certezza conferisce alla
dellessere come tale. Ma racchiude in s una seconda caratteristica,
verit una seconda caratteristica: non solo , essere-disvelato,
relativa questa, perch immediatamente fa sorgere la domanda: a chi si
ma anche emeth:
svela lessere? Si potrebbe pensare che questa seconda considerazione si
affianchi alla prima solo a posteriori, sinteticamente, poich si pu ben 30
formulare limmagine di un ente che possedesse in s la caratteristica fedelt, costanza, affidabilit. Dov emeth, ci si pu fidare, ci si pu
assoluta della conoscibilit senza che per questo debba anche affidare. La verit agisce grazie a questa caratteristica in due diverse
29 direzioni: da un lato chiude, perch mette fine allincertezza e
allinterminabilit della ricerca, alle supposizioni e ai sospetti; per far
essere realmente conosciuto. Ma quanto pu valere per un ente, oggetto di
spazio, invece di questirrequietezza, alla forma dellevidenza,
conoscenza di soggetti concreti, non pu invece valere per lessere stesso
stabilmente fondata in s e nello stato di cose riconosciuto come disvelato.
ed il suo rapporto al conoscere. Vale qui piuttosto il fatto che se lessere
Daltro lato laver posto un termine allincertezza e alla sua cattiva infinit
fosse disvelato solo in s e non anche immediatamente per un soggetto
corrisponde allaprirsi di una vera infinit di feconde possibilit e
consapevole, non sarebbe in ultima analisi affatto svelato, ma piuttosto
situazioni: dalla verit resasi presenza scaturiscono come da un germe
nascosto e chiuso in se stesso. Che sia disvelato, analiticamente significa
mille conseguenze, mille nuove conoscenze; laffidabilit conquistata con
che lo anche per chi lo riconosce nel suo essere-disvelato. Questo
levidenza reca immediatamente in s la promessa di altre verit, essa
qualcuno il soggetto, a prescindere dalla questione se sia identico oppure
un portone dingresso, una chiave per la vita dello spirito. La caratteristica
no allessere disvelato, cio se lessere si disveli a se stesso oppure a un
di essere un inizio e unapertura che permette di uscire talmente
altro. Non appartiene al concetto della verit che tutto lessere sia
preponderante che emeth metter la sua prima funzione tipica, quella di
autocosciente, ma vi appartiene il fatto che tutto lessere si rapporti a una
chiudere, sempre e solo al servizio di questa seconda: la verit non
autocoscienza.
rinchiude mai chi la riconosca in uno spazio pi angusto; la verit piuttosto infinitamente pi grande della parte che ce n nota. Nel primo di questi
sempre unapertura, non solo su cio che essa stessa , ma su ulteriori due sentimenti, il soggetto racchiude in s loggetto, nella misura in cui
verit. La verit scopre lessere e perci anche le sue correlazioni, apre ci che afferrato trova posto nellatto dellafferrare da parte di colui che
prospettive in domini dellessere non ancora conosciuti, porta in se stessa afferra. Nel secondo invece il soggetto viene introdotto e iniziato ai segreti
un movimento che tende verso sempre ulteriori verit. delloggetto, la profondit e pienezza del quale possono essere
esplicitamente afferrati solo in minima parte, anche se sempre portano con
I due caratteri della verit, lessere-svelato e lessere-affidabile, sono
s la promessa di unulteriore susseguente iniziazione. Laspetto di
accomunati dal fatto che entrambi sono aperture, perch rinviano oltre s.
razionalit del momento iniziale, nel suo senso ristretto, trova il suo
Nello scoprirsi, lessente si apre per offrirsi alla conoscenza: ma non si
immediato completamento in questa apertura di prospettiva sul
apre per solo come questo singolo ente, esso si offre anche e ugualmente
conoscibile ancora sconosciuto, e addirittura conserva il suo carattere di
come essere, e in quanto essere. Cos ogni singolare, particolare apertura
razionalit solo nel momento in cui il singolo atto del conoscere emerga
di un ente reca in s la promessa della possibile rivelazione di tutto
dallo sfondo
lessere. Il fatto che la verit sia degna di fiducia e credibile invita
espressamente ad affidarsi a questa promessa di 32
31 del conoscibile in quanto tale, che pu anche non essere attualmente
conosciuto. Questi due momenti non si escludono a vicenda come il
apertura, a seguire la certezza che la verit trasmette, abbandonandosi al
razionale e lirrazionale, ma piuttosto lunit fra i due lindivisibile
movimento cui essa ha dato inizio. Cos si riesce finalmente a capire
struttura della ragione umana. La razionalit in senso stretto, come il
perch la verit implichi da un lato un trasparenza e una comprensivit
definitivo dischiudersi alla conoscenza di un singolo ente, esige come
totale mentre daltra parte non mai possibile rinchiuderla in una
condizione della sua possibilit la dischiusura di principio di tutto lessere
definizione. La verit comprensiva e quindi razionale, nel senso di una
noto. Solo sullo sfondo di questo essere, noto in s, ma indefinibile nella
delimitazione, perch lente si d cos come realmente, e perci proprio
sua infinit, pu in primo piano disegnarsi il rilievo della definibilit di un
una parte del mondo ad essere afferrata e colta nel suo senso e nella sua
singolo ente. Razionalit nel suo pieno significato esprime dunque
essenza. Ma questo pezzetto di mondo solo una piccolissima parte
entrambe le cose: sapere di possedere realmente un dato di fatto esistente,
dellessere nella sua interezza, e se in questo frammento lessere si svela
ma nel contesto di una totalit dessere che, pur essendo
radicalmente, nella sua totalit esso continua ad esserne immensamente
fondamentalmente disponibile alla conoscenza, concretamente la deborda
pi grande, e a conservare il suo segreto. Cos la verit di questo pezzetto
sempre.
sar una minuscola parte ritagliata dalla verit nella sua totalit, che sar
certamente rivelata totalmente nella sua verit particolare (perch ogni A questo rapporto di duplice inclusione fra soggetto e oggetto - nel quale
verit verit), ma nella sua interezza sar immensamente pi grande, e da un lato loggetto viene come catturato e circoscritto dal soggetto, e
nascosta, e proprio cos dester in colui che conosce il desiderio di un dallaltro lato il soggetto viene introdotto nella vastit del mondo
sempre di pi. Nella conoscenza vera si intrecciano due sentimenti, delloggettiva disponibilit dellessere alla conoscenza - consegue per la
apparentemente opposti: quello del possesso, che sorge per la chiarezza verit la caratteristica di possedere sempre due versanti, una caratteristica
luminosa con cui lo sguardo dello spirito domina ci che conosce, e quello da cui il suo destino sar profondamente segnato. Il concetto di
di essere travolti da qualcosa che allinterno della conoscenza stessa la dischiusura conteneva un versante assoluto e uno relativo: nella misura in
deborda, la coscienza cio di partecipare a qualcosa che in s cui lessere-dischiuso una caratteristica che appartiene oggettivamente
allessere, il soggetto conoscente ha da adeguarsi a questa dischiusura; in non consente che esso agisca comportandosi come un registratore
altre parole, la verit sar conosciuta nel momento in cui la conoscenza si oggettuale in alcuno degli atti nei quali la sua spontaneit trova
sar adeguata al dato di fatto (adaequatio intellectus ad rem) lasciandosi espressione, ma piuttosto come il con-creatore che lo determina. Se ci
misurare e determinare da esso. Nella proporzione che vogliamo disegnare fosse una sfera della conoscenza terrena nella quale il soggetto fosse
fra soggetto ed oggetto, la misura determinante sta perci dalla parte esclusivamente
delloggetto. Daltronde il soggetto non ha n il senso n il compito di 34
essere un semplice apparecchio registratore di stati di cose oggettivi. La
soggettivit nel suo senso pieno comprende la libert, lauto- commisurato dalla misura delloggetto e non anche contemporaneamente
ci che detta le sue proporzioni alloggetto, allora cadrebbe lanalogia fra
33 la conoscenza umana e quella divina. Cos la conoscenza creaturale si
determinazione, e lesplicarsi della sua efficacia creativa sul mondo distingue da quella divina, assolutamente creatrice, solo per il fatto che in
circostante. in funzione dei soggetti che ci sono degli oggetti, in essa la misura della verit appare come condivisa fra il soggetto e
funzione della loro reale conoscenza che essi sono offerti come possibili loggetto. La conoscenza creaturale sar sempre entrambe le cose:
oggetti di conoscenza, e cos sono correlati ai soggetti. E i soggetti non si ricettiva e spontanea, misurante e misurata. Questi due fattori possono
limitano a conservare chiusa in loro stessi la conoscenza, ma giudicano essere diversamente accentuati e distribuiti: la spontaneit della
riguardo alla verit come tale: solo nellatto che ponga sulla verit un conoscenza pu mettersi completamente al servizio della ricettivit,
giudizio si realizza verit in senso pieno: come possesso della dischiusura trasformandosi in una passivit apparentemente totale, per accogliere
dellessere di fronte ad una coscienza. E il centro di gravit della verit si quanto le viene offerto in modo il meno prevenuto possibile. Oppure, in
sposta: il metro di misura della verit resta loggetto, ma il soggetto a unaltra occasione, la stessa spontaneit pu esprimersi in una libera
misurare, e questa la sua propria, spontanea attivit creatrice. Ma non decisione creatrice su ci che in un dato stato di cose sia vero, o anche
basta. In quanto la dischiusura delloggetto ha un senso solo quando sia cosa in essa stessa debba essere vero. Ma in qualunque modo siano
rivolta a un soggetto conoscente, bisogna che si dica che loggetto trova distribuiti gli accenti: la conoscenza sempre sia misura di qualcosa, sia
pienamente il suo senso solo in questo soggetto, e che perci misurata da qualcosa, e in questa duplicit di una misura data e di una
questultimo a portare in se stesso la misura delloggetto. Alla libert e misura ricevuta sorge e consiste la verit. Nellatto del conoscere essa
alla mossa connaturale e spontanea del soggetto appartiene la possibilit viene sia generata dalla ragione (come intellectus agens) sia constatata
non solo di cogliere la verit, ma anche di porla. Lopera darte che uno (come intellectus passibilis). La verit si muove nello spazio fra queste
scultore o un compositore creano ha un contenuto di verit la cui misura due funzioni della ragione, costituendone lequilibrio: fra latteggiamento
sta nella concezione del suo autore. Identicamente avviene ovunque il del consegnarsi nellatto di percezione e di adeguazione, e quello di
soggetto determini a partire dal potere sovrano e creativo della sua libert decidere nellatto del giudizio.
e dalla sua sponataneit ci che ha da essere, e ci che ha da essere vero. Con ci abbiamo raggiunto un provvisorio concetto di verit. Questo
In questo il soggetto umano partecipa in modo particolare al potere-porre- concetto ci si documentato in tre stadi: inizialmente la verit ci apparsa
la-verit che appartiene alla ragione divina, la quale racchiude nelle sue come non-nascondimento e in questo come credibilit dellesistente nel
immagini archetipe la misura sia dellessere sia della verit di tutte le cose suo apparire. Questa caratteristica presupponeva che nellesistente che
che esistono. La soggettivit, con la quale conferita al soggetto umano appare si renda noto anche lessere nella sua totalit, ma non allo stesso
la libert e quindi il diritto a determinare liberamente il mondo circostante, modo di ci che fattualmente conosciuto in atto, quanto piuttosto nella
forma di un fondale che si possa sempre ulteriormente scoprire. Con ci 35
siamo giunti ad una polarit insolubile fra soggetto e oggetto, che si 35
circoscrivono reciprocamente, perch il soggetto viene introdotto nella
vastit del mondo della verit oggettiva in cui immerso, mentre
dalleminenza del suo punto dosservazione pu abbracciare con lo B. Il soggetto
sguardo e giudicare loggetto che di volta in volta gli appare. La forma pi
radicale di questa polarit si ha fra una posizione del soggetto che vedere La verit lessere in quanto scoperto e afferrato nel suo disvelamento,
loggetto e constatarlo (verit come ), e una posizione del soggetto o detto pi brevemente, la verit la misura dellessere. La sua misura
che invece creativit spontanea nel conferimento di misura alloggetto non pu venire applicata allessere dallesterno, come se gli fosse
(verit come ). estranea, perch al di fuori dellessere non c che il nulla. Lessere deve
piuttosto portare in se stesso la propria misura, rinvenirla su di s, e questo
suo essere-misurato non unaltra cosa rispetto al suo stesso essere-
scoperto. Nellesatta misura in cui esso si svela, diviene misurabile e
contemporaneamente capace di misurare con il metro della verit. Viene
poi chiamato soggetto quellesistente che pu misurarsi da s perch a
se stesso disvelato. In quanto scoperto a se stesso e non pi nascosto,
per se stesso luminoso, chiarificato, trasparente; il suo essere ha la forma
particolare dellauto-consapevolezza. Nellalone di questa luce il soggetto
pu misurare se stesso, e prendere da s la sua propria misura. E mentre si
riconosce essere afferra contemporaneamente cosa sia lessere in quanto
tale nella sua interezza; per questo nellatto di riflessione non gli
consegnata nelle mani solo la misura del suo essere proprio, ma la misura
di tutto quanto lessere. La misura con cui dora in poi misurer ogni
esistente sar la sua stessa luce, che in lui corrisponde al coincidere
dellessere con la consapevolezza, la compiuta commisurazione di ci che
a se stesso disvelato. In questa coincidenza, questa identit dellessere
con se stesso nella consapevolezza
36
nella quale il soggetto si costituisce come soggetto, gli diventa accessibile
sia la sua interiorit sia, radicalmente, ogni possibile ambito dellessere
esteriore. Lapertura di entrambe queste vie daccesso perfettamente
contemporanea ed esse sono completamente identiche. Se lapertura
dellaccesso allinteriorit soggettiva fosse primaria e quella allo spazio
degli oggetti esteriore solo conseguente, allora la misura con cui il
soggetto misura e giudica le cose sarebbe puramente soggettiva: essa c per essi alcun oggetto. Esseri con una interiorit incompiuta, come le
investirebbe di se stessa tutte le cose e non riuscirebbe mai a raggiungere piante, possono includere in s qualcosa del loro ambiente, ma senza
una conoscenza oggettiva. Se invece laccesso al mondo gli fosse aperto comprenderne anche lalterit come tale. Ad un livello ulteriore, lo stesso
prima che lo fosse il suo spazio interiore, non potrebbe possedere nessun vale anche per gli animali; la sensibilit li apre allesteriorit, essi
criterio con cui misurare gli oggetti, perch un simile criterio non pu comprendono altro da s, ma dal momento che non hanno autocoscienza,
essere altro che la compiuta commisurazione dellessere, cio non possono neppure situarlo come qualcosa daltro rispetto a s. Ma
lautocoscienza. Nella corrispondenza e nellidentit di entrambe queste alluomo, che con la consapevolezza di s riceve la misura dellessere, il
aperture, quella al s e quella al mondo, data la garanzia che sia la mondo si offre aperto come qualcosa che gli sta di fronte.
conoscenza di s, sia la conoscenza del mondo potranno essere veramente La ricettivit non significa per solo apertura nei confronti di altri esseri,
oggettive. ma intende esplicitamente anche la capacit di ricevere in dono la verit
In base allautocoscienza, cio alla riflessione, lesistente dunque aperto che loro propria. La capacit di ricevere la verit appartiene ai pi alti
sia nei confronti di s che nei confronti di altro. Ma questo altro si valori dellesistenza umana. Niente supera la gioia dello scambio e della
giustappone come oggetto rispetto al soggetto in quanto in possesso di comunicazione reciproca. Cos non sarebbe affatto un segno di perfezione
una sua propria legge essenziale, e con ci di una sua propria verit non quello di un soggetto che fosse di suo cos fornito di verit di ogni tipo,
deducibile dalla conoscenza generica dellessere come totalit, e che ben cos rimpinzato di verit da non aver affatto bisogno della comunicazione
piuttosto deve dichiararsi di suo per poter essere nota; e il soggetto di altri, e che perci di questultima non sapesse cosa farsene, se la verit
aggiunge alla sua precedente indeterminata apertura, come sua nuova fosse in lui innata, cos che al massimo potesse ritrovare al di fuori di s
determinazione, la possibilit di essere interpellato da questo oggetto, quello che gi in precedenza possedeva in se stesso. Sapere tutto in
affetto da lui, provocato alla conoscenza. Il soggetto diventa, nel senso pi maniera tale che non fosse pi possibile alcuna comunicazione, sarebbe il
generale di questa parola, ricettivo. sommo della noia, ed avere a che fare con un essere che dimostrasse di
possedere un simile sapere, sarebbe una cosa sprovvista di qualunque
La ricettivit in questa sua connotazione generale una precisa perfezione
fascino. E il rapporto con un simile essere non sarebbe reso pi
dellessere, e non esprime altro che il completamento corrispondente alla
sopportabile
autocoscienza. Essere ricettivo significa essere interpellabile da un essere
estraneo, essere aperto per qualcosa daltro che non il proprio spazio 38
interiore, avere finestre per tutto quanto , ed vero. La ricettivit se questi facesse finta di non sapere quello che in realt gi sa. Si pu forse
37 trattare cos dei bambini, ma un seria comunicazione della verit non pu
fondarsi su un simile facciamo-come-se come suo presupposto. Per
significa la possibilit di ospitare nella propria casa qualcosa di estraneo,
poter sperimentare e gustare tutta la ricchezza dellessere, occorre una
e la capacit di saperlo anche trattare adeguatamente. Quanto pi
povert specifica, la disponibilit a ricevere dellaltro, dellulteriore, la
compiutamente dunque un essere possiede se stesso, tanto pi sar libero,
capacit di ascoltare il rivelarsi dellaltro, il convincimento di poter e
accessibile e recettivo per quanto lo circonda. Esseri senza
dovere sempre imparare. Una spontaneit che non volesse essere nel
consapevolezza, come un sasso, non hanno alcuna ricettivit. La loro
contempo anche ricettivit, sarebbe un potere senza amore, un donare, ma
essenza loro preclusa, e essi non sono perci neppure capaci di
non se stessi, e cadrebbe sotto la maledizione con cui Zaratustra maledice
accogliere ci che li circonda; dal momento che non sono soggetti, non
se stesso nel suo canto notturno:
Luce son io: se solo fossi tenebra! Ma sta in questo la mia solitudine, un essere- gi-sempre-coinvolto con il mondo circostante. Lunit dellio
nellesser circoscritto dalla luce... come soggetto sempre anche l unit dellappercezione, la quale si
realizza nel giudizio che sinteticamente attua la conoscenza delloggetto.
Sta in questo la mia povert, che la mia mano mai non riposa dal donare;
sta in questo la mia invidia, nel fatto che vedo occhi pieni dattesa e notti Certamente con ci descriviamo gi la forma particolare della ricettivit
rischiarate dal desiderio. umana, della quale si usa supporre che sia lespressione di un essere
incompiutamente spirituale. In una simile valutazione sopratutto
O infelicit del datore di doni! O ottenebramento del mio sole!
considerata la determinazione della conoscenza umana da parte della
O brama di bramare! O famelicit di essere saziati!7 sensibilit corporeo-organica. Non vi dubbio che un simile legame
Perci la verit di Zaratustra gli porge il consiglio: Devi diventare pi intralci e oscuri la pura spiritualit della conoscenza umana. Questo non
povero, o saggio insipiente! Una povert che potesse nuovamente perch ricettiva in quanto tale, ma piuttosto per la particolare forma che
ricevere, ricondurrebbe alla vera vitalit della verit, che non pu la ricettivit vi assume. Perci limmaginare una conoscenza puramente
sussistere senza uno scambio reciproco. Il soggetto che possedesse in s spirituale che fosse priva di ricettivit una costruzione monca, che
tutta la sua verit sarebbe colpito dalla maledizione di re Mida: non deruba il puro spirito di una parte essenziale della sua congenita
potrebbe trovare ovunque se non se stesso e la sua verit. Come il re Mida perfezione. La ricettivit specificamente umana si determina come
non poteva mangiare, perch ogni cibo che toccava si trasformava in oro, imperfetta solamente per la sua partecipazione alle forme di conoscenza
cos un simile soggetto non potrebbe ricevere nessuna verit senza infraumane, che non sono spirituali
riconoscerla come la sua propria e gi conosciuta. Una vera spontaneit 40
esige perci unaltrettanto vera ricettivit, come comunque questa possa
e che corrispondono al legame che lanima umana ha con la vita
pi dettagliatamente venire compresa.
vegetativa e sensibile, determinata dal corpo. qui che la disponibilit del
39 soggetto ad aprirsi a verit a lui estranee non spontanea, ma
Si pu compiere un altro passo. Occorre comprendere la contemporaneit determinata nel suo destino dal fatto che pu essere, o di fatto scassinato
fra il prendere coscienza di s e la dischiusura del mondo come loro intima dal modo in cui, a partire dalle inferiori vie daccesso dei sensi, fluiscono
indivisibilit. Non occupandosi in solitudine anzitutto di s che il nel suo spazio spirituale una vita e una verit ad esso estranee. Tale
soggetto finito coglie alla propria luce la misura del proprio essere, imperfezione non determinata dal fatto che il soggetto umano sia
riconoscendo magari anche di avere la capacit di afferrare alcune verit orientato alla verit del mondo in modo ricettivo, ma piuttosto dalla
estranee al di fuori del proprio io. No, piuttosto nella contemporaneit modalit con cui questa relazione primaria si esplica. Ma anche qui
dellattuale essere interpellato da parte di una verit altra che si prende occorre grande prudenza, prima di dichiarare imperfetto un qualche
coscienza di s. Il metro dellessere, nella forma dell autocoscienza, viene aspetto della conoscenza umana. Perch anche la sensibilit, alla quale si
trasmesso al soggetto solo quando un richiamo estraneo lo suscita a imputa usualmente la ricettivit, a suo modo attiva e spontanea, cos
misurare con questa misura una verit altra. La soggettivit non in come la ragione, alla quale invece si attribuisce un ruolo di spontaneit,
nessun istante un permanere solitario e autosufficiente in se stesso, ma ricettiva in quanto apprende, come intellectus possibilis. La spontaneit

7 Nello Zaratustra - la seconda parte, Das Nachtlied -, Nietzsche dice: O (NdT)


famelicit nella saziet. Forse Balthasar cita a memoria, ma un errore ben strano.
della sensibilit anzi a prima vista pi grande che non quella della offre da se stessa venisse in qualche modo anticipata, sotto forma di idee
ragione, perch essa genera le energie sensibili con cui loggetto nella sua innate, di schemi o di categorie; sarebbe come un classificare in anticipo
semplicit esplicato nella ricchezza del suo quintuplo spettro, mentre la ci che al soggetto si rivela invece come novit originaria, e
spontaneit spirituale sembrerebbe limitarsi a riprodurre loggetto cos documenterebbe il fatto che, in totale controtendenza allobbediente
com. Anche se questa prima impressione, a una pi attenta osservazione percepire, vi si oppone la saccenza. Sarebbe come avere gi esaurito
potr rivelarsi erronea, perch solo a uno sguardo pi acuto diventa chiaro quello che un altro pensasse di comunicare prima ancora che questi abbia
quanto sia creativa lattivit del pensiero che percepisce e giudica, certo aperto bocca. Alla prima parola del suo discorso lo si interrompe perch
che la sensibilit molto lontana dallessere una passivit. comunque quello che ha da rivelare gi archiviato secondo una griglia
Col crescere della spontaneit cresce e si perfeziona anche la ricettivit. 42
Detto altrimenti: col crescere della capacit di autodeterminarsi, crescono predefinita, nei suoi schemi e nei suoi paragrafi. Delle idee innate
anche la possibilit e la capacit a lasciarsi determinare da altro. La impedirebbero ogni autentico dialogo, offenderebbero la cortesia,
passivit che questo richiede proviene dalla pi intima libert dello spirito, renderebbero impossibile lamore. Una verit altra vuole essere accolta
il quale si dischiude nella libert nellindifferenziazione della totale disponibilit, che in quanto tale pura
41 potenza. Ma questa potenza radicalmente attiva, perch reca in s la
capacit di conoscere tutto. Essa non ha nulla della pesantezza della
dellamore, nel libero lasciarsi determinare per amore. Qui occorre
materia, che invece si lascia formare da quanto una volont ad essa
esercitare la massima prudenza nellutilizzo dei concetti di potenza e atto.
estranea le imprima senza parteciparvi volontariamente. La sua
Qualunque anticipazione autonoma della verit del tu in spregio
indifferenziazione piuttosto una prontezza a balzare in qualunque
allamore reale, e particolarmente quando perfetto: senza la bench
direzione la cosa che le si segnali la indirizzi o la disponga. Essa attende
minima ombra di ipocrisia desidera piuttosto ricevere tutto quello che gli
come un servitore il comando del suo padrone: non sa in anticipo lordine
dona il tu come un nuovo, reale arricchimento. Lamore rinuncerebbe
che le sar impartito, e non calcola come lo porter a termine.
volentieri a qualcosa di gi saputo, se potesse per questo riceverlo
paragonabile ad una stanza luminosa che essendo per completamente
nuovamente dallamato, e potrebbe addirittura realizzare questa
vuota fa s che la luce non vi diventi visibile essa stessa. Solo lemergere
meraviglia: arrivare ad ignorare delle cose che sapesse, al solo scopo di
di un oggetto al suo interno, per il fatto di essere illuminato, documenta
poterle ricevere nuovamente in dono dallamato. La disponibilit del
che presente unenergia in attivit. Ma la potenza attiva del soggetto non
soggetto della conoscenza ad accogliere in s le cose conosciute pu
neppure lespressione e lo sfogo di una pura attualit senza potenzialit
perci essere espressa solo impiegando contemporaneamente i concetti di
(actus purus), perch lattiva disponibilit nei confronti di ogni cosa
potenza e di atto: essa non atto puro, perch non anticipa la reale
(quodammodo omnia) determina unaltrettanto immediata determinabilit
generazione della verit, ma allo stesso modo non neppure pura potenza,
attraverso ogni cosa, cos che il soggetto pu venire designato come una
perch il medium della conoscenza fornito di tutte le capacit attive
necessarie a disporlo ad accogliere la conoscenza a venire. Per la sua specie di materialit spirituale ().
potenzialit questo spazio di conoscenza ha la disponibilit totale e Lapertura nei confronti di qualsiasi verit gli si segnali corrisponde a
indifferenziata nei confronti di qualunque occasione di conoscenza le si uninalienabile perfezione del soggetto conoscente - essa perci non potr
offra, e la specificazione lasciata integralmente alloggetto stesso. La diminuire con il crescere della conoscenza, ma si amplier piuttosto
portata di questa pura disponibilit verrebbe diminuita se la verit che si sempre pi - e poggia sullapertura della verit stessa, descritta nel
capitolo precedente. Essa esprime il fatto che lessere nella sua interezza, conoscere, e in esso della certezza, insieme al fatto che ogni nuovo passo
pur essendo fondamentalmente dischiuso alla conoscenza, non pu essere non fa che allargare sempre pi il campo del vero e del conoscibile,
interpellato come se fosse una singola cosa, e neppure come se fosse una estendendolo allinfinito. Quanto pi il soggetto possiede la verit, tanto
somma di cose, ma resta piuttosto al di l di ogni limite, esso stesso infinito pi viene
e illimitato. A ci corrisponde il gi menzionato carattere della verit 44
come apertura,
da essa sopraffatto. La disponibilit piena di attesa che sta al punto di
43 partenza della conoscenza e determina la fondamentale costituzione del
come inizio e promessa di ulteriori verit. Se non si comportasse in questo soggetto, non viene progressivamente indebolita o saziata dal carattere
modo, la verit sarebbe finita ed esauribile, e per il soggetto si potrebbe dapertura e di promessa delle verit che gli si offrono, ma allopposto, ne
dare un istante di tempo nel quale la verit cominciasse a perdere il proprio viene esaltata sempre pi. Quanto pi gli si danno a conoscere delle
carattere di apertura e si avviasse sempre pi rapidamente verso una singole verit, tanto pi viene sovrastato come dallaltezza sconfinata del
conclusione. La verit sarebbe allora in se stessa completa ed esauriente. firmamento costituito dalla verit nella sua interezza.
Il soggetto conoscente ne avrebbe disegnato i pi esterni confini, e come In ogni atto della conoscenza, in cui la disponibilit indifferenziata del
Colombo, ne avrebbe circumnavigato la sfera; in un campo cos definito soggetto si dedica ad un oggetto particolare nel suo apparire, il soggetto
potrebbe ancora al massimo restare da entrare analiticamente nel dettaglio.
sperimenta una duplice limitazione. Loggetto gli si presenta come un
Non sarebbe possibile accrescere la conoscenza se non nella direzione di particolare, ed esso conosciuto e riconosciuto come singola possibilit
una maggiore esattezza; la terra ormai conquistata potrebbe essere realizzata di quellessere che nella sua interezza gli noto senza che possa
coltivata ed utilizzata meglio; ma non ci sarebbero pi in realt nuove terre abbracciarlo con un unico sguardo. Cos loggetto delimitato si rileva dallo
da scoprire. sfondo illimitato e sempre maggiore dellessere. Al soggetto la forma
Se la verit avesse queste caratteristiche, cesserebbe di essere la verit. dellessere in quanto tale per nota a partire dallautocoscienza, da dove
Sarebbe diventata finita, e sarebbe possibile abbracciarla con lo sguardo attinge il metro dellessere, per applicarlo poi alloggetto. Ma esattamente
da un unico punto di vista, il quale starebbe, come tale, al di fuori della qui, dove il soggetto diventa visibile a se stesso, e con lui lo diventa anche
verit stessa. Ma con ci stesso starebbe al di fuori dellessere, e perci il metro dellessere, esso incappa nel secondo limite. Lessere che gli
nel nulla, e da un simile punto dosservazione non potrebbe guadagnare offerto nellautocoscienza non lessere in quanto tale. Perch la radura
che una visione nichilistica, cio distruttiva dellesistente e della verit che il suo s costituisce, nella quale egli coglie se stesso sperimentando
stessa. In particolare la verit, che non si da mai in altro modo che come che cosa sia lessere, non gli rischiara perci stesso tutto quanto lessere,
provino, come assaggio di una verit che la oltrepassa e verso la quale lo rischiara solamente nella misura in cui comprende che ogni essere deve
alletta ed apre, avrebbe ingannato il ricercatore con questa apparenza di avere in se stesso il proprio chiarore8. Nellidentit puntiforme fra essere
infinit, dimostrando perci di essere non vera. e consapevolezza, nella cui luce il soggetto trova la misura tanto di s
quanto delloggetto da misurare, gli diventa chiaro che anche lessere
Ma il soggetto che si apra alla verit sperimenta nel familiarizzarsi con
assoluto deve essere misurato da se stesso, deve quindi essere presente a
essa lesatto opposto di un simile progressivo, supervisionabile
se stesso, e perci deve essere autocoscienza. Perch sperimenta che la
esaurimento. Vive la paradossale esperienza di una reale progressione del

8 riporto il testo originale: da alles Sein an sich selbst gelichtet sein mu. (NdT)
verit nella cui luce egli misura loggetto, verit che non altro se non la 46
radura stessa dellessere, non limitata alla puntiformit della sua essa ne partecipa, ma in quanto non essa stessa il metro infinito che
autocoscienza. Sa misura, la sfera della verit divina le rester trascendente.
45 Non possibile perci parlare di una conoscenza immediata di Dio, o di
che mentre adopera il suo proprio metro per conoscere loggetto, non unintuizione immediata della verit divina. Immediata per il soggetto
utilizza per questo un metro soggettivo, ma partecipa invece a un metro solo levidenza della propria contingenza, ma in questa stessa
oggettivo, ultimamente infinito e assoluto. Sa dunque che nella sua contingenza, che gli fa conoscere immediatamente il fatto di non essere
funzione di misuratore viene contemporaneamente anche misurato dalla Dio con tutta la chiarezza che si possa desiderare - e senza che occorra per
verit dellessere in quanto tale, dalla quale completamente compreso. questo affatto parlare di una velata intuizione del divino - in forza di un
La sua luce una limitata partecipazione ad una luce infinita. Il suo legame causale implicito e come presupposto di tutta la realt e verit del
pensiero scorre negli argini del pensiero infinito dellessere, e pu essere mondo portata alla sua coscienza anche lesistenza di una sfera di
impiegato come metro solo perch esso stesso misurato da un metro non assoluta identit. Non c conoscenza di Dio che non passi attraverso la
pi a sua volta misurabile, ma infinito, e origine della misura di tutto. contingenza dal mondo, ma non c neppure una via che conduca pi
direttamente a Dio che non questa. Se la trascendenza di Dio non ci fosse
La misura infinita e immisurabile sta nellidentit fra il pensiero e lessere
originariamente nota come fondamento del nostro esistere, non potremmo
divino, la cui presenza la condizione necessaria di qualsiasi soggettivit
mai dallesistenza del mondo concludere che ci sia Dio.
e di qualsiasi conoscenza finite. Senza mai potere applicare questa stessa
piena misura - perch la pienezza dellessere non appare al soggetto finito Che il soggetto debba necessariamente aspettare un oggetto a lui estraneo
neppure lontanamente realizzata n in s, n in un qualunque oggetto che semplicemente per potere accedere allatto della conoscenza, fa percepire
gli appaia - esso pu misurare solo alla luce di questo metro, dal quale nel modo pi acuto possibile questa trascendenza. Per attingere fino a
esso stesso misurato. In ogni atto di autocoscienza, come in ogni atto di quella somiglianza con Dio che lautocoscienza, egli inizialmente
conoscenza oggettuale, esso riconosce perci implicitamente Dio (omnia sospinto via da s, in territorio straniero. E diverr cosciente della sua
cognoscientia cognoscunt implicite Deum in quolibet cognitio. De somiglianza con Dio esattamente nella misura in cui riconoscer di
Veritate q.22 a 2 ad 1), allo stesso modo in cui non pu riconoscere s e dipendere da altro, e ammetter perci la propria creaturalit. La pura
le cose se non attraverso Dio. Ma altrettanto riconosce che n il suo disponibilit, potenziale e indifferenziata, quale il suo stato prima della
conoscere, n lessere delle cose sono lessere divino, il quale non si conoscenza, non pu che attuarsi nellatto di servizio ad un oggetto, il
rapporta alla consapevolezza come un suo accrescimento, ma come la quale a sua volta si documenta essere, per la sua finitudine e misuratezza,
misura al misurato, e non si rapporta alloggetto come una sua dilatazione, qualcosa di creaturale.
ma come il suo presupposto trascendente. Cos per il soggetto sar Nellatto del soggetto diventa cos visibile una necessaria analogia con il
certamente dischiusa la verit, che in quanto verit toccher sempre la soggetto infinito, ma in modo tale che questa sua analogia non pu in
sfera dellassoluto, dellinfinito, del divino. Ma essa non gli sar dischiusa
nessun caso diventare unidentit.
in modo tale che la misura di verit affidata al soggetto diventi linfinita
verit divina stessa. In quanto questa misura essa stessa misurata 47
dallinfinita verit divina, Mentre per il soggetto conoscente si accresce la conoscenza del mondo e
della verit che vi si trova, si accresce nel contempo anche il suo sapere
rispetto alla propria non-divinit. La potenzialit attivo-indifferenziata questelementare distanza fra lio e Dio, non si capirebbe come mai gli
aperta a ogni verit, che il punto dorigine del suo conoscere la verit, oggetti che emergono nellambito del soggetto non siano da questultimo
non pu essere da lui oltrepassato. Egli pu avvicinarsi allideale che interpretati come forme, espressioni e apparizioni dellio, e riconosciuti
lidentit divina unicamente distinguendosene sempre pi chiaramente. come tali; non si capirebbe dunque perch gli uomini, nella loro
Diviene ora finalmente possibile comprendere il senso ultimo del carattere quotidianit, non siano dei convinti idealisti. Che essi non lo siano affatto,
di apertura e di promessa della verit, perch si vede come vi si esprima e che invece attribuiscano alle cose conosciute al di fuori di s una
linsuperabile analogia fra Dio e la creatura: quanto pi il soggetto sussistenza e una validit propria, senza che nessun argomento possa
conoscendo accresce la propria certezza nella verit, tanto pi gli appare convincerli del fatto che questaffermazione abbia ragioni solo
grande la distanza fra la sua misura misurata e la misurante misura divina. pragmatiche, eventualmente da superarsi in una qualche prospettiva
La verit propria allessere creato non tanto il possesso della verit speculativa, che cio essi invece approvino, riconoscendola come corretta,
assoluta, quanto piuttosto la disponibilit a riceverla e concepirla sempre lintenzionalit della conoscenza nella sua primaria direzione di uscita dal
di nuovo. Concepisce la propria autocoscienza l dove a partire soggetto, tutto ci trova il suo ultimo fondamento nel fatto che nellatto
dallobbediente indifferenziazione nei confronti delle verit possibili se ne originario in cui colgono se stessi come soggetti si percepiscono come
esce da s per servire la verit del mondo. nella distanza dalla verit posti e afferrati, confrontati e sottoposti ad un Altro. Precisamente in
divina che diviene consapevole della sua prossimit ad essa. Lapertura questo spazio aperto fra Dio e la creatura dal timore reverenziale
totale e infinita della verit, la cui essenza proprio unapertura a compaiono le altre con-creature nellindipendenza del loro essere proprio.
dimensioni sempre pi ampie, non si chiarisce agli occhi dellessere creato Nel momento in cui il soggetto finito deve decidersi a riconoscere la
se non a partire dal fondamento ultimo che la verit del suo stesso essere- propria finitezza rispetto allinfinit di Dio, deve anche decidersi a
creato, a partire cio dal suo proprio obbediente essere-a-disposizione concedere lindipendenza allessere delle altre creature. Rispetto a Dio,
(potentia oboedientialis) rispetto alla verit divina. Ma questa apertura, e riconoscer che tutto lessere non gli ignoto, senza per essergli anche
anzi in special modo questa, egli non la possiede da se stesso: persino ci aperto nella sua totalit. Perci sar facilitato a formulare unammissione
che in s gli appare come pi radicalmente opposto alla forma divina di bruciante umilt riconoscendo che anche un oggetto finito gli potr
dellessere e della verit, diviene comprensibile solo a partire essere noto, senza che debba perci anche essergli accessibile nella sua
dallanalogia con lessere divino: anche questultima apertura opera e intimit. Lidealista panteistico, che in qualunque modo sia
dono della verit di Dio, che tutto apre. Il rapporto di familiarit con la 49
verit, che gli fa riconoscere presente in ogni incontro finito con gli oggetti
del mondo lampiezza sempre maggiore della verit divina, dilata il pone lidentit fra il soggetto finito e quello infinito (e lo pu solo in forza
soggetto finito secondo le dimensioni di questultima. del fatto che Dio sufficientemente magnanimo da non opporgli
unobiezione) dimostra la sua inconsistenza di fronte al fatto
48 dellintersoggettivit, al fatto irriducibile che i soggetti finiti sono una
Nellelementare differenza allinterno dellautocoscienza fra la verit molteplicit. Solo il riconoscimento dellanalogia fra Dio e la creatura
dellio e la verit del soggetto divino da cui infinitamente compresa rende sopportabile lulteriore analogia tra i diversi centri di autocoscienza
(cogitor ergo sum come forma fondamentale del cogito ergo sum), e di possesso di verit. La verit appare allora come distribuita nel mondo
fondata infine anche la possibilit delloggettivazione di oggetti estranei su un numero indeterminato di soggetti, che stanno originariamente in una
in quanto tali, cio lintenzionalit della conoscenza. Se non ci fosse posizione di disponibile apertura luno nei confronti dellaltro, in
reciproca attesa che si partecipi loro quella parte di verit che Dio ha loro s una correlazione al soggetto al quale lessere, di fatto, sia disvelato.
destinata come partecipazione alla sua propria verit divina. In questa Solo dal momento in cui il disvelamento non solamente possibile, ma
reciproca apertura luno nei confronti degli altri, e in questo essere- fattuale, lessere chiarificato in se stesso e commisurato come tale. La
disponibile, i soggetti finiti rispecchiano la misura pi alta di quanto il misura e la luce sono per le due indivisibili caratteristiche della verit.
mondo creato pu cogliere dellinfinita apertura della verit divina. Perci non possibile supporre che un ente abbia misura, e con ci
conoscibilit, senza stare nella luce di un suo reale essere-misurato.
Questa condizione facilmente realizzabile l dove un ente prenda da se
stesso la sua propria misura e in essa divenga a se stesso chiaro, cio l
C. Loggetto
dove loggetto immediatamente anche soggetto. Ma non tutti gli oggetti
sono anche soggetti, perch ci sono oggetti che sono invece chiarificati
Di primo acchito sembrerebbe che sulloggetto della conoscenza ci sia solo per altri, e non per se stessi. E secondariamente, come si mostrato,
poco da dire. Lunica condizione che il soggetto sembra porre alloggetto anche il soggetto si chiarifica solo nella misura in cui si dedica ad un
per permettergli di accedere alla conoscenza sembra essere questa: che oggetto, che in s pu anche essere un soggetto, ma che nella misura in
esso si trovi in un qualche modo, diretto o indiretto, allinterno della sfera cui oggettivato, non lo . Un essere consapevole di s pu diventare
dellessere. Dal momento che il soggetto conosce solo rispetto allessere oggetto della consapevolezza di un altro, senza che per ci che a lui
come tale, e che questa lunica forma a priori del suo conoscere, sembra stesso presente in modo oggettivo coincida immediatamente con quanto
che loggetto soddisfi alla condizione della propria conoscibilit con il viene oggettivato dallaltro. In tal modo la questione della
fatto di essere. Ma questa semplice determinazione necessita di un pi commisurazione delloggetto posta a prescindere dal soggetto
preciso esame, che verter sulle condizioni di conoscibilit delloggetto, misurante.
le quali non devono necessariamente coincidere con le condizioni della
conoscenza stessa. Nella storia della teoria 51

50 Per essere conoscibile, un oggetto non pu limitarsi ad essere misurabile,


ma deve essere invece gi misurato. Dal momento per che in quanto
della conoscenza accaduto spesso che le condizioni di conoscibilit oggetto non pu essere misurato da se stesso, mentre il soggetto finito
siano state derivate dalle condizioni della conoscenza, se non addirittura presuppone il suo essere misurato, se ne ricava che la sua misura deve
identificate con esse, e che dunque lontologia non fosse per finire altro essere nel soggetto infinito, in Dio. Un ente che non fosse conosciuto da
che una proiezione delle strutture della conoscenza sullessere. Ma una Dio non potrebbe essere conosciuto da nessun soggetto finito, in ultima
simile trasposizione non consentita. Lessere ha leggi sue proprie, che analisi perch non potrebbe neppure esistere come ente. Ma la ragione per
non devono per forza essere identiche a quelle della conoscenza; queste cui non esisterebbe che, non essendo conosciuto da Dio, non avrebbe
leggi devono essere sottoposte ad analisi in modo originale, in una ricerca una misura del proprio essere e quindi neppure alcuna verit. Nella
ad esse specificamente dedicata. conoscenza di Dio le cose sono perci interamente disvelate e
Nelle descrizioni preliminari, la verit stata tratteggiata come commisurate da lui. La loro verit in Dio, e chi vuole conoscerla, deve
disvelamento dellessere, e si sottolineato come questo disvelamento farlo conformandosi allintelligenza divina. Questo non significa che fra
non debba essere compreso unicamente come una caratteristica il soggetto creato e il suo oggetto non ci sia un rapporto immediato e che
appartenente allessere in modo assoluto, ma anche come ci che porta in loggetto sia conoscibile solo deviando su Dio. Si intende invece che la
conoscibilit delloggetto gli deriva dal suo essere attualmente conosciuto questo senso pi alto - per lo meno altrettanto importante per la verit e la
da Dio, e che la sua verit solo a Dio interamente conosciuta. conoscenza degli esseri quanto lentelechia che abita ed immediatamente
visibile in essi - venga per lo meno in parte affidato allamministrazione
Perch il conoscere di Dio non avviene attraverso la riproduzione di
di intelligenze mondane, che siano a noi note o meno. Ma queste stesse
immagini, ben piuttosto essa crea limmagine originaria che fonda ci che
intelligenze sarebbero a loro volta inserite nel grande gioco del mondo
in se stesso e lo determina in tutte le sue correlazioni. Dio non assume il
senza vedere direttamente come, perci neppure loro possiederebbero in
metro delloggetto da un suo essere che fosse gi disponibile, al contrario
se stesse tutta la loro verit, che sar invece in Dio. La trascendenza della
loggetto a trovare la propria misura nellidea che Dio ne ha. In quanto
verit oggettiva delle cose, che le attraversa tutte, sar particolarmente
corrisponde a questa idea, il suo essere partecipa alla verit. Questa stessa
sensibile l dove una creatura possa determinare liberamente se stessa.
idea divina in parte consegnata e immessa nellesistenza di ci che ;
Perch anche lautodeterminazione sottost a delle norme, e non
essa gli immanente come suo piano interiore, sua essenza, suo senso.
Essa ha il suo cuore nel centro vivente che sviluppa lefficacia, la vitalit 53
e la sensibilit, rappresentandosi in molti modi e dispiegandosi in una solo alle norme generali e astratte della moralit, ma alle concretissime
storia. Cos il principio vitale di una pianta dimostra di possedere ununit norme di una legge individuale e personale, che non altro se non quanto
di senso disposta secondo un piano intelligente, pur non essendo la volont divina in ogni istante prescrive alla libert creata. Questa
intelligente la pianta stessa e non potendo certo pianificare nulla, volont le ad ogni istante sufficientemente disvelata, ed in essa sta di
52 volta in volta la misura del suo essere e con ci anche la sua verit.
Assecondando questa volont, obbedisce nel contempo alla propria
dando cos direttamente corpo allidea dellintelletto infinto, nella misura
essenza, la cui misura ultima si trova in Dio.
in cui immessa nella creatura come sua interiore entelechia. Appartiene
alla sua essenza di creatura infraspirituale il comportarsi secondo un In questo modo si disegna una verit che trascendente loggetto, senza
piano, esattamente come se fosse dotata di spirito intelligente. come se soluzione di continuit rispetto a quella da cui inabitato, alla quale
la misura che le stata attribuita fosse pi capiente del suo stesso essere. appartiene la misura del suo esistere e che non esprime altro se non la sua
Come se la sua verit sovrastasse la consistenza di quanto c fattualit attuale, una fattualit superata dal progetto unitario di
fattualmente, e questo gi solo considerando la pianta come viva e vitale unentelechia vivente, la quale a sua volta trascesa dal disegno in cui
morph. Ma la trascendenza della verit rispetto allessere non fa che questessere singolare compreso, tale da non poter essere conosciuto se
crescere quando si consideri il singolo oggetto nella sua relazione con tutti non da una provvidenza che ordina reciprocamente gli esseri fra loro, e il
gli esseri che lo circondano. Cos considerato, esso inserito in un cui centro segreto svetta nellidea totale che nella sua libert sovrana Dio
contesto di relazioni e di leggi la cui totalit non pi deducibile dalle ha concepito di questessere, secondo la quale lo considera e misura,
singole entelechie. Gli esseri realizzano scopi che non sono unidea che Dio non rivela nella sua interezza a nessuno. In forza di questa
immediatamente dati nella loro essenza, considerata in se stessa, in modo trascendenza diventa chiaro che lessere delle creature del mondo non
tale da far sorgere lidea di una potenza che ordini reciprocamente le concluso in se stesso, ed invece un essere aperto al di l di s, a Dio. Non
essenze, che operi con esse come con le figure degli scacchi (ciascuna possibile identificare lessere delle cose con il semplice esistere,
delle quali segue la propria regola nel gioco, senza che da ci possa opponendolo allessenza, ma altrettanto impossibile definire la loro
dedursi landamento di una concreta partita), rivestendole al di l di se essenza come un qualcosa di concluso e separato dallidea che Dio ne ha,
stesse di un senso pi alto. E potr dunque darsi che almeno una parte di perch egli pu, in quanto creatore, modificarla a suo piacere nel corso
della storia di una creatura. Questa possibilit di impredicibilit e di nuova perch non solo la sua esistenza temporale gli fluisce come sempre nuova
disposizione di unessenza non riguarda certo la sua individualit e da Dio, ma in particolare anche la sua idea da Dio che gli viene
lappartenenza al suo genere, perch queste determinazioni sono inabitate originariamente
da una garanzia di stabilit conferita loro dal creatore stesso, ma pu 55
riguardare il senso ultimo dellesistere, lorientamento decisivo di una
vita, la sua salvezza o la sua perdizione, lelezione riassegnata e riproposta. Loggetto non detiene mai la propria norma in un
modo tale da non avere pi bisogno di riceverla di nuovo da Dio.
54 Loggetto cos caratterizzato fin nel profondo come un qualcosa in
o il rigetto, il suo essere ricolmata di grazia senza misura o rinchiusa in un divenire. Il suo divenire non significa perci solo che il tempo sia la forma
arido deserto spirituale. Sarebbe perci molto ingenuo il credere che la della sua esistenza, mentre la sua essenza, sottratta al flusso temporale del
verit di una cosa sia una grandezza fissata una volta per tutte, rinvenibile sorgere e del trascorrere, ne rappresenterebbe la verit sovra-temporale.
nel suo essere, se non addirittura nel suo apparire. Ci che pu essere Proprio la sua essenza infatti ci che esiste, e non perci affatto
concepito in questo modo sar al pi una parte della sua verit, e sottratta al cambiamento. Se anche lindividualit e la specie nel
certamente non la sua misura ultima e decisiva, quella con cui questessere cambiamento restano identiche, consentendo cos una conoscenza valida,
sar misurato di fronte alleternit. generale e necessaria, il contesto di senso in cui un essere immerso
invece mutevole, sia per quanto riguarda la sua situazione nel mondo, sia
Mai una cosa un semplice dato di fatto. In quanto ente ha gi parte ad
anche per limmediato intervento di Dio, il quale pu conferire ad un
unessenza, che in forza della sua unit individuale supera listante
essere quando pi gli aggradi nuovi scopi e nuovi compiti, per realizzare
fuggente, e supera anche la sua individualit in forza dellessenza di
i quali gli dar certo anche la dotazione necessaria.
genere cui d corpo insieme ad altri. E chi potrebbe presumere di tracciare
il confine fra limmanenza di questessenza nellesistenza (come morph) Questo determina la particolare posizione sospensiva del soggetto nei
e la sua trascendenza crescente (come eidos), che la eleva per finire fino confronti di un oggetto caratterizzato in tal modo. In quanto questultimo
allidea divina, e fino a coincidere con essa? Cos le cose sono sempre pi possiede - fino a un certo punto - la propria misura in s, come espressione
di se stesse, e questa trascendenza che di continuo le supera infine aperta singolare e individuale dellappartenenza a una determinata specie, il
ad unidea che non sono pi loro stesse, ma Dio, e la loro misura in Dio. soggetto pu per la peculiare struttura della sua conoscenza impadronirsi
A questa idea sono orientate, e da qui esse ricevono come sempre nuova di tale misura, e nel lasciarsi commisurare da questa, mentre a sua volta la
la propria verit ultima. Cos il disvelamento dellessere assume un volto misura, la conosce. Ma ci che conosce non lintera verit delloggetto.
nuovo. Esso diviene la partecipazione alla sfera della verit divina stessa, Per poter penetrare nella sua verit integrale, occorre che, per quanto gli
in una commisurazione sempre rinnovata della verit del mondo a partire dato, il soggetto cerchi di avere accesso anche alle relazioni che la verit
da Dio. Nei confronti di questazione divina, le cose sono aperte e in realizzata nella morph immanente alloggetto intrattiene con la verit
attesa, e la loro apertura piena di attesa del vero compimento che Dio dar trascendente che lo determina dallesterno, e che gli assegnata dal
non che lulteriore forma con cui esse partecipano alla verit. contesto del mondo in cui si trova, dalla provvidenza generale e da quella
speciale. Questa verit altrettanto oggettiva e altrettanto indipendente
Cos si completa sul versante delloggetto ci che sul versante del soggetto
dal pensiero del soggetto quanto lo la struttura essenziale delloggetto.
era una prossimit a Dio nellaccentuazione della distanza rispetto a Lui.
Ma non diventa conoscibile se non dal momento in cui
Anche la verit ontologica delloggetto ha la forma di una ricettivit,
56 ricettivit. Solo chi ha imparato a rinunciare ai propri giudizi e alle unit
di misura create da lui, per invece considerare il mondo in intima unione
il soggetto partecipi, secondo la modalit accordatagli, alla verit che Dio
con Dio e come attraverso gli occhi di Dio pu, nella misura in cui gli sia
dona e dispone a riguardo delle cose. Per conoscere in modo oggettivo le
dato tale compito e i mezzi per realizzarlo, assegnare alle cose la loro
cose, cos come sono in verit, deve imparare e cercare di vederle cos
verit: dire cosa esse siano, e dire anche ci che esse debbano essere nella
come sono davanti a Dio, dal punto di vista di Dio, in Dio. Il soggetto
prospettiva dellassoluto.
ottiene cos di avere parte, limitatamente, allo sguardo creatore con cui
Dio considera le cose, e nel quale sta la loro misura. Questo non significa
che il soggetto finito diventi cos immediatamente creatore, ma piuttosto
che egli pu lasciare che la sua conoscenza sia commisurata secondo la
misura della verit trascendente che si trova nellidea che Dio ne ha, D. Soggetto e oggetto
piuttosto che dalla misura della verit immanente nelle cose. E come
nelloggetto non possibile tracciare in modo preciso la frontiera fra la
Finora i due poli della conoscenza sono stati considerati come a s stanti,
misura immanente - la morph - e quella trascendente - lidea -, cos
in ci che presuppongono e nel come siano predisposti allatto della
neppure dal punto di vista del soggetto sar possibile distinguere in via
conoscenza. Si pu paragonare questa ricerca a unindagine sul maschile
definitiva fra queste due modalit di sguardo. La luce nella quale il
e sul femminile cos come sono in s, che indaghi le loro funzioni e
soggetto realizza il suo conoscere, unico a priori della conoscenza, in
dotazioni, e il come esse li predeterminino allunione. Ma lunione stessa
modo indivisibile entrambe queste cose: sia il potere di cui esso stesso
qualcosa di terzo, di nuovo, qualcosa in cui il senso delle predisposizioni
dotato per misurare le cose cos come sono nella loro immanente essenza,
svela tutto il suo vero significato. Il soggetto pronto ad accogliere
sia, come intellectus principiorum, la capacit irraggiata a lui dalla sfera
loggetto nel suo spazio, ma ci che in questo evento accadr non dato
divina che lo rende partecipe alla luce della conoscenza di Dio e cos gli
calcolarlo in precedenza. Ugualmente, loggetto pronto a svelarsi nello
permette di considerare le cose nella prospettiva dellassoluto. In questa
spazio a lui messo a disposizione; ma non possibile indovinare o dedurre
prospettiva non dato solo il senso ultimo conferito alla realt come tale,
a partire dalloggetto quale possa essere il dispiegamento che esso in tal
in modo pi eminente ancora vi si trova lidealit dalla quale tale senso
modo sperimenter. Non appartiene allessenza della materia lassumere,
conferito, il dovere-essere, come misura ultima della verit della realt
quando fosse compresa da una capacit sensibile, precisamente una forma
(inquantum intuemur inviolabilem veritatem, ex qua perfecte, in quantum
che sia colore o suono, cos come non appartiene alla generica
possumus, definimus, non qualis sit ... [res], sed qualis esse sempiternis
disponibilit della conoscenza lessere determinata in questo modo
rationibus debeat. Tommaso, De Veritate, quaestio 10, articulus 8, concreto piuttosto che in un altro. La conoscenza, in quanto la
corpus). Il soggetto che nel conoscere lidealit si lascia misurare dallidea compenetrazione e il completamento reciproco di soggetto e oggetto, resta
che Dio ha delloggetto, secondo la modalit analogica a lui consentita, per entrambi un avvenimento inatteso, in nessun modo deducibile da ci
ammesso a partecipare al giudizio con cui Dio commisura la verit stessa. che essi stessi sono. Un uomo che intraprenda un viaggio nel vasto mondo
La sorprendente spontaneit che il soggetto finito non sa che cosa incontrer,
57 58
dimostra nei confronti delloggetto, sar oggettiva e legittima se n quanto cambiato ritorner a casa anni dopo, e cos il soggetto non sa
possieder rispetto alla verit divina il presupposto di una perfetta
cosa gli porter lavventura della conoscenza. E come un ospite entra in esempio un paesaggio resta lo stesso, che sia ritratto da un pittore o da un
una casa forestiera, e non sa in che modo verr ospitato e trattato, cos fotografo in unimmagine oppure no. Il movimento e lefficacia sono cos
loggetto non sa quale sar la sua sorte nello spazio ad esso estraneo del attribuiti interamente al soggetto, che si assimila alloggetto, si appropria
soggetto. Entrambi si compiranno nellincontro, ma per entrambi il della sua immagine, e la elabora fino a raggiungerne la conoscenza
compimento avr il carattere di un miracolo, di un regalo. Il loro incontro obbiettiva. In una simile concezione, il mondo dei soggetti sarebbe un
li riveler luno allaltro, ma per ciascuno dei due la rivelazione allaltro mondo di moto, di bisogno e perci un mondo creaturale, mentre il mondo
implicher la rivelazione a se stesso, la quale non pu realizzarsi se non degli oggetti possiederebbe nella sua immutabilit e autosufficienza dei
nellaltro. tratti paragonabili a quelli divini.
La rivelazione delloggetto non pu aver luogo che nello spazio del Ma le cose di questo mondo hanno bisogno, per essere se stesse, dello
soggetto. Perch solo in questo spazio ha a sua disposizione la luce spazio soggettivo. Esse non sorgono in questo spazio segnalando se stesse
creatrice capace di far emergere le possibilit che da esso stesso loggetto alla lontana, come fossero dei messaggeri che diano testimonianza
non potrebbe mai sviluppare, cos come il seme di una pianta non potrebbe dellautocratica esistenza del loro signore, ma ben piuttosto, esse
svilupparsi senza la luce del sole. Ma la rivelazione del soggetto non pu pretendono di accedere a questo spazio per realizzare i loro pi intimi
avvenire altrimenti che nellincontro con loggetto; solo in forza della scopi. Un albero senza il suo verde, o senza la sua tavolozza autunnale, lo
resistenza che loggetto gli oppone, gli consentito di trasformare la sfarzo rosa e bianco dei suoi fiori in primavera, il suo profumo, la sua
propria luce, finora solo possibile, in luce reale, cos come la luce del sole durezza e la sua ostinata presenza, la sua altezza, le sue relazioni con il
diventa chiarore solo nellatmosfera. La conoscenza di s da parte del paesaggio che lo circonda, e le mille caratteristiche che lo rendono tale
soggetto per potersi realizzare deve percorrere la via indiretta attraverso quale noi lo conosciamo, ebbene, non sarebbe un albero. Gli necessita lo
la conoscenza di altro da s; e solo nelluscire da s, e nel mettersi spazio del senso, per potersi in esso dispiegare. Disvela il suo essere
creativamente al servizio del mondo, il soggetto fa esperienza del suo colorato in un occhio capace di vedere il colore, risuona in un orecchio
proprio senso, e con ci stesso della propria essenza. capace di udire, costituisce il sapore unico dei suoi frutti in una bocca, ad
esso perfettamente estranea, che lo assapori. Per sviluppare se stesso si
serve dello spazio che cos gli offerto esattamente nello stesso modo in
cui si serve della terra e dellaria che lo circondano. Senza gli spazi
1. Loggetto nel soggetto interiori della soggettivit, esso non sarebbe qual ; non potrebbe
compiere il senso, lidea che destinato a rappresentare. Il compimento
Nulla sarebbe pi disastroso per la ricerca dellessenza della verit del della propria essenza esso lo trova solo nel mondo dei soggetti, allinterno
presupporre che il mondo degli oggetti fosse un cosmo in s conchiuso, del quale si accresce. Questo compimento non un qualcosa di accessorio,
che del mondo dei soggetti sostanzialmente non avesse necessit, avendo un ornamento susseguente
a che fare con questultimo solo in modo accidentale. Spesso ci si 60
rappresenta loggetto della conoscenza come un qualcosa di completo, di
consistente in s, di cui lalbero possa fare anche a meno, esso gli necessario cos come lo
sono gli elementi esterni della natura. O addirittura, se si considera la cosa
59 secondo il senso ultimo della sua essenza, gli ancora pi indispensabile,
e in s immoto, che non viene toccato da colui che conosce, cos come ad perch gli offre la possibilit di compiersi accedendo ad un mondo ad esso
superiore, ed per questultimo che con ogni evidenza esso esiste. Lo della sensibilit del soggetto fa parte della natura, e la superiore
spazio di luce che gli si apre nellessere soggettivo gli offre migliori spontaneit dello spirito che crea il concetto, in cui la sfera soggettiva e
possibilit per essere ci che , rispetto a quelle dello spazio degli elementi quella oggettiva trovano la loro sintesi, obbedisce ad una legge che, per
privi di vita, ad esso inferiore. Terra, aria e luce sono assunte dalla pianta quanto sia spirituale, di ordine naturale. Non contrasta con loggettivit
nella propria integrit vivente, ed loro conferita con ci una forma della verit il fatto di realizzarsi grazie al soggetto conoscente, nella
organica desistenza, superiore a quella inorganica loro propria. E nel misura in cui la posizione di questultimo non sia diversa da un porgere
venire a sua volta elevata negli spazi della percezione sensibile, la pianta aiuto per rendere servizio. La verit delle cose deve essere trovata dalla
acquisisce la possibilit di compiersi in un medium che le superiore, e di conoscenza, e in essa deve essere portata alla luce; ma senza laiuto
esprimere in questa sua elevazione la totalit della sua essenza. E chi prestatole dalla forza inventiva del soggetto conoscente non potrebbe
vorrebbe mai osare dire che, al di fuori dalla conoscenza, denudato di tutte essere trovata in modo da corrispondere allidea che il Creatore ha delle
le sue qualit sensibili e ridotto ad essere un ignoto principio vitale cose. Questidea indivisibile, pur avendo bisogno sia delloggetto
questalbero sarebbe ancora lessere pieno di bellezza, di senso e di utilit, conoscibile che del soggetto conoscente per potersi rivelare nella sua
quale con ogni evidenza lha pensato il suo Creatore? Ci che, unit. Lo spontaneo inventare la verit da parte del soggetto rimane cos
prescindendo dallo spazio soggettivo, esso pu ancora essere non niente orientato alloggettivo rinvenire la verit, cos com ordinato nellattivit
pi di un materiale, un sostrato, che bench sia indispensabile allidea della vera conoscenza.
compiuta di albero, tuttavia non sa produrre di questultimo alcun
Nellimmaginario del realismo ingenuo, che considera le qualit sensibili
concetto. Alla formulazione di un concetto che esprima pienamente senzaltro degli attributi appartenenti alloggetto anche al di fuori dello
lessenza dellalbero occorre, oltre a questo substrato, anche uno che lo spazio della sensibilit, loggetto evidentemente non ha nessun bisogno di
concepisca, e nel cui spazio - ad esso eterogeneo, seppur analogo - siano dispiegarsi allinterno dello spazio soggettivo. Esso si fonda in se stesso,
messe alla sua disposizione quelle caratteristiche complementari che sono e al massimo rinvia ai soggetti delle immagini di s, allo scopo di
richieste perch, insieme al principio vitale presente, si costituisca il suo arricchirli, immagini che diano loro una visione della sua essenza. Queste
intero e organico concetto essenziale. Solo un simile concetto esprime ci immagini dunque non sarebbero altro che una duplicazione delloggetto,
che lalbero in verit, e quindi la verit dellalbero. Questa verit il suo e in nessun modo invece lo sviluppo della sua essenza. La sfera della
essere disvelato; ma al disvelamento nel quale si costituisce la verit sensibilit non uno spazio nel quale le cose si esprimano prendendo
necessaria la collaborazione di soggetto e oggetto. Non una caratteristica
che riguardi unicamente loggetto, e che debba unicamente 62
61 la parola; perch esse avrebbero gi in se stesse la propria espressione
essenziale. Esse sarebbero sufficienti a se stesse per quanto riguarda la
essere scoperta dal soggetto, ma piuttosto, la scoperta in cui consiste la loro verit. Ma una simile concezione del mondo carente: manca del
principale attivit del soggetto a sua volta una parte costitutiva del meraviglioso mistero della crescita di oggetto e soggetto luno nellaltro,
disvelamento delloggetto. Questultimo possiede la sua verit oggettiva e del loro reciproco aiuto nel formulare e nel trovare la verit. Loggetto
in parte in se stesso, e in parte nello spazio del soggetto, il quale attraverso porterebbe definitivamente dentro di s la sua verit ontologica, e la verit
la sua attivit lo aiuta a diventare ci che destinato ad essere. E con ci della conoscenza non sarebbe altro che un adeguamento del soggetto a
non affatto detto che la verit delle cose sia trasformata in qualcosa di questo dato di fatto. Cos diventerebbe impossibile valutare e interpretare
puramente soggettivo, o addirittura di arbitrario. Infatti anche lo spazio positivamente il fenomeno dellapparire, che solo conferisce alla cosa-in-
s la sua interezza e la sua ricchezza, il senso pieno e definitivo del suo specifiche dei singoli sensi - colore, suono, gusto, odore, ecc. - per lasciare
essere essenziale, lirraggiarsi della sua gloria. Solo se si riconosce che loro invece solo quelli primari: la temporalit e lestensione. Ma neppure
lapparenza cos come ci si presenta, e cio come lemergere delloggetto questi finiranno col reggere alla critica, e ammetteranno di non essere altro
nello spazio del soggetto, che a ci predisposto, un qualcosa di che lapriori soggettivo dellintuizione sensibile, cos che alle cose non
primordiale, di originario e di indispensabile per loggetto stesso, solo resteranno per finire altro che pochi, astratti concetti per nulla evidenti,
allora lapparenza acquista tutto il suo peso ontologico. Perch allora il come lessere-in-s, la sostanza ecc. Per difendersi dalla minacciosa
campo despressione dellessenza delloggetto diventa la sfera delle accusa di soggettivismo, un certo ramo del realismo moderno ha effettuato
apparenze allinterno di un soggetto ad esso estraneo, in un modo una ritirata di questo tipo, eseguendo un mossa che la critica stessa
altrettanto essenziale quanto lo quello per cui il corpo il campo rendeva apparentemente necessaria, e lasciandosi cos fuorviare fino al
espressivo dellanima. Il sorridere di un volto non solo lo sbiadito punto da considerare perduto per la verit tutto il campo despressione dei
riflesso della gioia interiore, ma ne la rappresentazione, la sensi, limitando la verit ad un minimo, tanto nelle cose quanto nella
comunicazione, la formulazione, la liberazione. Cos lapparenza conoscenza.
delloggetto non lo sdoppiamento approssimativo della sua essenza, che Meglio si far nel non considerare la soggettivit dello spazio sensibile
resterebbe in s immota, ma il suo necessario sviluppo, nel quale la sua unobiezione a che esso dia il suo contributo alla verit delloggetto.
interiore ricchezza fornisce uniniziale notizia di s. Anche qui il centro si trova nelloggetto stesso. Da questo centro,
Se il realismo ingenuo sottovaluta lautentico significato dellapparenza, consistente in s, esso irraggia nello spazio della conoscenza, per qui
la posizione critica opposta minaccia di non considerarlo affatto. Il presentarsi compiutamente. Con ci non solo loggetto ad ottenere una
realismo ingenuo comporta una certa consapevolezza della ricchezza della nuova possibilit: quella di dispiegarsi
verit del mondo, in quanto attribuisce le qualit sensibili di cui tale 64
multicolore ricchezza costituita alla verit delle cose stesse, alla loro
natura essenziale, cos com in se stessa. La teoria della conoscenza in uno spazio ad esso superiore, senza per questo perdere la propria
critica - di fronte oggettivit. Anche al soggetto viene attribuito un nuovo compito: quello
di essere lo spazio nel quale la verit delle cose diventa se stessa. Una
63
parte delloggetto non pu che dispiegarsi nel soggetto, e il soggetto cos
alla quale quella ingenua tracolla - comincia col distinguere lapporto costituito da dovergli servire come luogo del suo dispiegamento. Il ruolo
soggettivo da quello oggettivo nel costruirsi della conoscenza. Un simile del soggetto non si compie perci per il fatto di possedere in s loggetto,
atto non del tutto ingiustificato, ma pone il concetto di verit del mondo ma solamente nella disponibilit a servirlo, perch possa attingere al
di fronte ad una scelta il cui esito avr conseguenze di estrema gravit. proprio compimento.
Poich inevitabilmente ci si domander se lapporto soggettivo alla verit
debba essere detratto e negato dallessenza delloggetto, oppure se sia
possibile concedere che loggetto possa dispiegare la propria verit
oggettiva allinterno dello spazio della conoscenza. La prima via porta ad 2. Il soggetto nelloggetto
un impoverimento terrificante del patrimonio di verit del mondo. Perch
conseguentemente si deruberanno le cose di tutta la ricchezza del loro Meno dibattuta della precedente tesi quella secondo cui il soggetto
apparire: i cosiddetti caratteri sensibili secondari, che sono le energie necessita delloggetto per svilupparsi e per attingere alla sua propria
verit. Senza un oggetto che si segnali allinterno dello spazio della sua da sempre impegnato nel lavoro di dare formulazione al mondo. Senza
ricettivit il soggetto resta incapace di trasporre le sue potenzialit che fosse precedentemente informato, e senza chiedere il suo parere,
conoscitive in reale conoscenza. Il palcoscenico aperto resta stato lanciato nellimpresa della conoscenza. Fin da sempre stato
completamente vuoto; il dramma della conoscenza non viene sequestrato perch desse formulazione al mondo, e tutto il suo apparato
rappresentato. Solo quando ci che estraneo entra nello spazio del gi intento allopera nel momento stesso in cui se ne rende conto. Perci
soggetto, esso come la bella addormentata si risveglia dal sonno: nello da sempre che il soggetto stato messo a disposizione delle cose. Nel
stesso istante si ridesta al mondo e a se stesso. mondo non stava conducendo privatamente unesistenza ritirata e
aristocratica, cos da poter decidere di sua volont di fare la conoscenza
Questa conoscenza di s non solamente suscitata dallesterno,
delle cose quando e come gli convenisse. Deve piuttosto cominciare a
dallapparire delloggetto. La soggettivit del soggetto non una
risalire dal fondo della scala, dalla condizione proletaria, dura e spoglia di
grandezza predefinita, gi latente, che si limiti a comparire essa pure per
diritti, nella quale non pu rifiutarsi al contatto con le cose, e al lavoro che
il fatto che un oggetto entrato nel suo orizzonte. Come loggetto non
esse da lui esigono. Bisogna che, semplicemente per potere esistere come
attinge a se stesso se non nel soggetto, cos il soggetto non attinge a s se
soggetto, fornisca questo lavoro. La sua stessa ricettivit, con la quale ha
non attraverso il mondo che in lui si costituisce e giunge al suo
inizio il processo della conoscenza, lo condanna ai lavori forzati. Deve
compimento. Il soggetto non ritrova se stesso solo rispecchiandosi nelle
anzitutto imparare ad obbedire, prima di potere signoreggiare ed imporsi
cose, non si limita a riconoscersi in ci che non lui stesso, ma lui stesso
al mondo. Nel primo atto della sua costituzione, il sapere un servire,
ad essere anzitutto formato nellattivit del conoscere. Senza il mondo
perch ha inizio nellessere interpellati dal mondo senza che questi chieda
esso resta un io informulato. Non ha forma, non ha profilo, non ha
nessun permesso, mentre il giudizio sar solo la conclusione di questo
peculiarit, non ha carattere. Acquista formulazione nella misura in cui
itinerario. Il sapere comincia con lesatto contrario di ci che sembrerebbe
assume in s il mondo e aiuta a formularlo. Ma ci non avviene come se
essere la caratteristica principale
lio, per attingere a se stesso, decidesse liberamente
66
65
della conoscenza: un giudicare che definisca un ordine - e questo perch
di uscire da s per andare allavventura nel mondo. Non si sta affatto
alla sua origine c linvasione senza preavviso di una masnada di cose
dicendo che lio pu porre di fronte a s, a partire da qualsivoglia
disparate, che vengono buttate alla rinfusa negli spazi ancora disoccupati
riflessione, qualcosa che sia non-io. E neppure cos che gli oggetti si
del soggetto. E altrettanto inaspettata come esse stesse la loro sequenza:
dispongano di fronte allio come davanti ad uno spettatore, come se una
lordine del loro arrivo non logico, ma al contrario qualcosa di
pellicola venisse riprodotta davanti ad un osservatore perch questi
eminentemente irrazionale; e solo in forza del lavoro di passarle in
esprima su di essa il suo parere. Il mondo non quel materiale che si rende
rassegna, di suddividerle, di distinguerle e riunirle nuovamente il soggetto
disponibile al soggetto perch questi porti su di esso il suo giudizio, e detto
riacquister la sua libert. Inizialmente un essere che il mondo espropria
ci, lo archivi. Piuttosto, accade che le cose si presentino nello spazio del
totalmente, e solo in forza della sua attivit ottiene il salario del suo lavoro:
soggetto senza avergli chiesto nulla prima. Esse lo pongono di fronte al
il suo carattere di io conchiuso, formato, signore di s. Questo salario di
dato di fatto della propria esistenza, e il soggetto si risveglia a se stesso
una ricchezza del tutto insperata. Perch proprio nel suo lavoro, il soggetto
nel bel mezzo del suo indaffararsi con le cose. Egli attinge a se stesso come
si rende conto che il caos da cui emerge cos penosamente la pienezza
uno che fin da sempre immerso nellatto di offrire spazio e formulazione
del mondo, e che proprio questa ricchezza gli stata riversata dentro, nei
a un mondo di cose. Le sue porte gi da sempre sono spalancate e lui stesso
suoi spazi interiori. Dapprima aveva pensato di essere perduto nel mondo; lio. Nel mentre che lio conforma e commisura consapevolmente a s le
ma nella misura in cui egli, vagliando, si desta a se stesso, comprende che misure delle cose che si sono formate al suo interno, conquista la sua
il mondo altrettanto dentro di lui che al di fuori. Non reca in s solo propria misura, ottiene la sua interiore struttura, la sua proporzione, come
copie delle cose, ma qualcosa delle cose stesse; e proprio qualcosa che accade a una statua sotto la gragnuola dei colpi di martello, o come una
esse non possiedono in se stesse: la loro esplicazione, il loro massa informe che si cristallizzi strutturandosi progressivamente al suo
dispiegamento nelle forme dellapparire sensibile. E grazie a questa parte interno. Da un lato i contenuti e le forme della verit sono proposti
della verit oggettiva cos appropriata al soggetto, egli inoltre accede alla dallesterno: a partire dallesperienza e dalla tradizione, il tesoro di verit
partecipazione alla verit essenziale che le cose possiedono in se stesse e del soggetto cresce accumulandosi nel tempo. Daltra parte il soggetto
nella loro idea. qualcosa che non ha niente a che fare con una abilitato, non appena si desta alla consapevolezza, a vagliare con la sua
soggettivit chiusa in se stessa che esca a tastoni dalla propria prigione propria misura questo tesoro in cui sono ammassati i materiali della verit,
poggiando su difficili sillogismi, alla conquista di una verit in s situata e a conferire a questa ricchezza il volto che corrisponda alla sua personale
sempre e comunque oltre s, sempre incerta e soggetta al pericolo di misura, preferendo e scartando, ordinando per livelli di significato,
sfuggire, - perch invece il soggetto si trova gi nel bel mezzo della verit accentuando e valutando nei modi pi
in s, deve solo impossessarsene e in questopera di elaborazione 68
conferire forma anche a se stesso, trasformandola in una verit per s -
cio per il soggetto. diversi. E quanto pi progredisce nella sua abilit, tanto pi sar capace
da un lato di vedere le cose cos come sono in se stesse, e daltra parte di
67 valutarle secondo quanto corrispondono alla sua propria verit. Ed
Il soggetto , allinizio della sua attivit di conoscenza, talmente poco solo entrambe le cose tendono, quanto pi la formazione progredisce, a
con se stesso, da trovarsi invece nel bel mezzo di oggetti che si esprimono coincidere sempre pi perfettamente. Con il crescere dellesperienza, il
vociando e offrendogli ciascuno la sua propria verit, cos che la fatica soggetto acquista una conformit sempre maggiore col mondo, perch una
della conoscenza consister nel comprendere queste voci e sempre pi ampia verit del mondo viene formulata in lui. Ma proprio per
nellinterpretare i loro diversi linguaggi. Imparer ad intendere le parole questo anche limmagine del mondo diventa sempre pi personale, perch
sensibili come espressione di un contenuto spirituale, a leggerle come il metro della consapevolezza di s, impiegato nella conoscenza, diventa
significato e come rivelazione di un senso che inabita il segno, e mentre sempre pi onnicomprensivo e capace di formulazione. Quanto pi il
in questo modo (che bisogner descrivere pi dettagliatamente) abbraccia soggetto comprende se stesso come una parte del mondo, con il procedere
con lo sguardo la distanza che intercorre fra lespressione e ci che in essa della sua formazione fa saltare le strettoie della sua soggettivit giovanile,
si esprime, ottiene la misura delloggetto, e con ci anche la sua verit. ripiegata su se stessa, e quanto pi si inserisce nel senso totale delle cose,
Queste misure stanno gi scolpite nel suo spazio interiore (species tanto pi acquista un pi ampio diritto ad affermare la sua propria parola
impressa) e in forza della sua spontaneit (come intellectus agens) come giudizio creativo che contribuisce a formulare la verit del mondo.
vengono trasformate in misure consapevoli, commisurabili alla misura Il contributo creativo che il soggetto cos formato pu dare alla verit, non
della sua stessa consapevolezza di s (species expressa). In questa sar mai un arbitrario perseguire solo gli interessi e gli scopi di unangusta
primordiale commisurazione del soggetto attraverso le cose, e la soggettivit. Perch il senso della conoscenza non ha nulla a che fare con
susseguente misurazione da parte del soggetto della propria stessa misura la volont di potere. Il compito soggettivo sar una creazione solo
e di quella delle cose, si costituiscono contemporaneamente il mondo e rimanendo lo sbocco della posizione conoscitiva originaria, alla quale il
soggetto era allora costretto della sua ricettivit: disponibile al servizio affatto: essa verr da s, come conseguentemente, nel bel mentre che esso
della verit. Nella conoscenza non viene prima il dominio, ma il servizio. stia compiendo la sua opera al servizio nel mondo. Come essere spirituale,
E neppure verr prima la tensione a soddisfare la propria sete di non deve far altro che acconsentire al movimento nel quale gi immerso
conoscenza (appetitus naturalis); questa infatti non ha inizio se non dopo da sempre in quanto essere naturale.
che abbia gi preso piede la funzione di accoglienza disinteressata delle
forestiere rappresentazioni di verit. La prima lezione che lesistenza
impartisce al soggetto quella della disponibilit, di contro
allimpossessarsi calcolatore, mentre la seconda segue immediatamente: 3. La forma duplice della verit
in questa disponibilit, il mondo si apre pi ampiamente al soggetto, che
ne ricava pi verit di quanto avrebbe fruttato un atteggiamento Il soggetto afferra loggetto a partire dallintuizione delle immagini
interessato e calcolatore, generate dalloggetto nella sfera sensibile del soggetto. Limmagine
69 sensibile

nel quale in ultima analisi non si percepisce se non ci che si desidera 70


udire, e non invece ci che in s, ed in s vero. e la sua intuizione costituiscono in questatto ununit inscindibile, nella
Il primo assalto del mondo al soggetto pu anche avere laspetto brutale quale si mantengono bilanciati il versante ricettivo e il versante spontaneo
di un atto di violenza. Il soggetto viene costretto ad aprirsi alle cose; e solo della capacit immaginativa, cio lattivit delloggetto nella sfera del
in seguito gli sar data la possibilit di aderire volontariamente a ci cui soggetto, e lattivit del soggetto come riproduzione creativa degli stimoli
in precedenza era obbligato. Ma cos come un uomo e una donna che ricevuti dalloggetto. Il fatto che limmagine si trovi ora dentro lo spazio
vogliano un bambino devono sottomettersi a leggi naturali sottratte alla del soggetto esaurisce lintuizione, ed essa non costituisce in alcun modo
loro volont, cos anche il frutto spirituale della conoscenza non potrebbe gi per questo un conoscere. Perch in quanto intuizione, essa
maturare se la natura non costringesse inizialmente il soggetto in questa incomunicabile: nessuno pu esprimere adeguatamente in parole come
direzione. Non perci vero che lio attinga alla conoscenza di se stesso veda il rosso e come gusti la dolcezza. Cos limmagine sensibile un
opponendosi, in una libert comunque compresa, a un non-io, per poi incontro straordinariamente intimo fra soggetto e oggetto, intimo al punto
ritrovare la strada a se stesso a partire da quello. Se lio possedesse una da non poter essere raccontato ad altri. Loggetto si reso noto nel
simile libert sarebbe un io divino fin dal suo inizio, che per allora non soggetto con una parola, la quale non inizialmente altro che espressione,
avrebbe nessuna necessit di un non-io per attingere alla consapevolezza e che come tale non disvela n lessenza delloggetto come in se stesso,
di s. La creaturalit del soggetto finito si documenta invece nel modo pi n quella del soggetto. Eppure questespressione delloggetto nel
acuto proprio nellessere gi preso a servizio prima ancora di risvegliarsi linguaggio delle immagini sensibili esaurisce ci che il soggetto riceve
a se stesso come soggetto. Nel servire, si risveglia, e sempre di nuovo si immediatamente dalloggetto. Anche se in forza di queste immagini
risveglier, nella misura in cui, dimentico di se stesso, si dedicher a riuscir a penetrare fino allessenza invisibile e allessere delloggetto,
servire. Per quanto possano apparire grandiosi gli spazi che si aprono nel questa essenza e questessere non gli verranno mai incontro in altro modo
soggetto, essi resteranno vuoti e infecondi fintanto che non siano popolati che nellespressione dellimmagine sensibile; e il senso delle parole non
dagli oggetti, e non acquistino forma attraverso lelaborazione di queste lo ritrover mai altrove che nelle parole stesse.
presenze. Della sua propria dotazione, il soggetto non deve preoccuparsi Che il soggetto possa attingere questo senso, e cio possa attraversare
lespressione e raggiungere ci che in essa si esprime, si fonda nel fatto del soggetto, ma esplicitamente lessere nella sua interezza, e cio in modo
che la sensibilit del soggetto non chiusa in se stessa, ma sta allinterno altrettanto immediato il proprio essere e lessere del mondo esistente al di
dello spazio totale della conoscenza, del quale una parte. Allinterno di fuori. Latto spontaneo con cui il soggetto crea lessere e il senso non
questo spazio spirituale, la cui essenza la consapevolezza di s, cio perci interpretabile in modo univoco come un prestito sussidiario che il
lunit dellessere che afferra se stesso, limmagine diventa comprensibile soggetto, attingendo dalla propria sostanza, concederebbe ad un oggetto
come espressione delloggetto, mentre esso stesso non appare. A partire che in fondo gli fosse estraneo, ma piuttosto come un attribuire alloggeto
dallunit della consapevolezza di s, il soggetto capisce tre cose: pu ci che da sempre e originariamente gli appartiene nella consapevolezza
anzitutto cogliere sinteticamente questimmagine molteplice come che di s il soggetto ha.
contenuto unitario, e fonda con ci lunit dellintuizione. Avendo poi Potendo interpretare lintuizione dellunit dellimmagine anche come
71 unit di senso e perci di essenza, il soggetto pu leggere nellimmagine
stessa anche un significato e un contesto intelligibile,
72
allinterno del suo spazio soggettivo una conoscenza immediata della
relazione che sussiste fra il significato interiore e la sua espressione non presenti come tali nel sensibile. Limmagine sensibile piatta e
sensibile esterna, pu procedere ad attribuire allimmagine unificata bidimensionale, ma dal momento che il soggetto possiede, e ne
dallintuizione, al di l di essa, anche ununit di senso interiore, un consapevole, come terza dimensione quella della profondit costituita dal
contesto essenziale: lunit del concetto. E terzo, facendo esperienza nella senso intelligente, pu anche considerare limmagine in una prospettiva
consapevolezza di s dellunit dellessere esistente, e questo dotata di profondit. Il soggetto pu vivificare la molteplicit dis-organica
originariamente nellanalogia e nellinteriore distanza che sussiste fra il che gli si offerta nellintuizione accentuando i tratti essenziali e
proprio essere e quello assoluto, al contesto essenziale intuito sospingendo invece nello sfondo ci che inessenziale, pu chiarire il
nellimmagine sensibile pu attribuire unesistenza oggettiva, senso di una figura come conseguenza di unaltra che necessariamente stia
indipendente dal pensiero che la pensi: il soggetto fonda lunit dellesser- dietro di essa, pu comprendere la presenza di forze anche se esse stesse
ci. non appaiono, pu integrare quanto ha visto ordinandolo in contesti pi
ampi e in concetti che gli fossero gi noti. In questa molteplice attivit si
Questi tre atti sintetici - lintuizione dellimmagine, dellessenza o del
realizza nel contempo lassunzione dellintuizione sensibile nel concetto
concetto, e dellesistenza - fluiscono e sono accomunati tutti e tre dal
(abstractio speciei a phantasmate) e limmissione di senso intelligibile
potere sintetico di uno spirito autocosciente, una forza che fonda lunit
nellintuizione (conversio intellectus ad phantasma). E ancora una volta
perch fonda lessere. Ma ci che qui sembra essere un atto sovrano e
entrambe queste cose accadono contemporaneamente: come se il soggetto
puramente creativo della conoscenza, da ascrivere in modo altrettanto
esercitasse una sorta di divinazione, indovinando per la forza del tutto
decisivo alla ricettivit della capacit di conoscere. Perch da un lato
spontanea della conoscenza la presenza nel sensibile di ci che
lunit della consapevolezza di s non sorge se non a partire dagli stimoli
intelligibile, mentre, nello stesso tempo, tale divinazione evocata
che loggetto induce alla capacit immaginativa, e perci a partire da un
dalliniziativa e dallesigenza categorica delloggetto. Che nella
processo perfettamente naturale e totalmente indipendente da qualunque
conoscenza umana si tratti realmente di un indovinare e non invece di una
scelta intelligente. Daltra parte lessere che nella consapevolezza di s si
visione diretta dellessenza documentato dal frequentissimo errore
disvela e viene afferrato non affatto solo lessere proprio dello spirito
dovuto allinterpretazione errata dellimmagine sensibile.
Identicamente avviene per la pi alta e la pi audace delle creazioni della (lintellectus agens inteso come strumento dellintellectus possibilis, della
conoscenza: il porre lesistenza, perch come abbiamo gi mostrato, ragione che afferra comprendendo), la conoscenza della verit e la verit
limmagine sensibile non tradisce nulla di una tale esistenza, n la porta della conoscenza sono sinonimo della pi rigorosa oggettivit. La verit
in se stessa. Eppure sufficiente che limmagine si presenti, perch il come misura dellessere lespressione di ci che . Qualsiasi deviazione
soggetto divenga allo stesso tempo consapevole di s e sappia anche che dallesatta riproduzione del dato di fatto nello stesso tempo una
il contesto di senso annunciatosi nellimmagine non pu essere esaurito deviazione dalla verit. Lo spirito impegnato nel conoscere non ha il
dal centro costituito dalla sua propria esistenza di soggetto, ma esige compito di inventare un mondo magari migliore e pi bello di quello che
immediatamente che sia posta una realt non dipendente dal pensiero. gi c. Il suo compito dire ci che c. E la sua prima posizione quindi
Nella conoscenza si compone perci qualcosa come unidentit del quella di una volont di totale realismo. Deve perci
soggetto e delloggetto, perch in questa parola che limmagine sensibile 74
73 offrirsi alloggetto in modo che questi possa mostrarglisi con la pi grande
diviene udibile e comprensibile unaltra parola, espressione dellessenza fedelt possibile. Non ha da entrare nellatto della conoscenza con un
delloggetto, e questo in forza della mediazione di una parola espressa dal pregiudizio nei confronti delloggetto, o munendosi di una teoria su di s,
soggetto stesso (verbum mentis). Queste due parole coincidono, e in perch lo scopo primo percepire quale sia esattamente il messaggio che
questa coincidenza il soggetto pu prendere la misura delloggetto, la loggetto gli d. Per chi conosce deve inizialmente anche essere
misura del suo esser-ci come pure del suo esser-ci. Egli cos comprende indifferente quale sia il medium nel quale loggetto si esprime; cio se
la verit delloggetto allinterno di s, racchiusa dentro lunit della sua questo medium sia soggettivo oppure no. Se dovesse perci catalogare
propria misura, cio la consapevolezza di s. Ma nel momento stesso in come soggettivo ci che appare, solo perch appare in un medium
cui si costituisce, questa identit cede di fronte allopposizione fra chi soggettivo - che inevitabilmente determina in modo soggettivo la
conosce e ci che conosciuto, proprio perch allinterno della modalit dellapparire delloggetto - riducendolo ad esempio alle forme a
conoscenza ci che conosciuto presente in quanto conosciuto, come priori soggettive dellintuizione e della formulazione intelligente fino ad
altro da colui che conosce. E solo a questo punto il soggetto ha azzerarlo come oggetto, allora lo avrebbe approcciato con un pregiudizio
compiutamente in s la misura della verit delloggetto, perch lo di dimensioni tali da negargli anche la semplice possibilit di manifestare
comprende come un qualcosa-che--per-s, qualcosa che gli sta di fronte. e presentare se stesso secondo la propria originalit. Fintanto che il
limmanenza delloggetto nella sua consapevolezza a permettere che il soggetto reca in s la volont di oggettivit, e dispone il proprio spazio -
soggetto possa anche comprenderne la trascendenza. sia lo spazio della sensibilit sia quello dellintelligenza - come strumento
al servizio dellapparire delloggetto, non deve affatto preoccuparsi di
Ricettivit e spontaneit nella conoscenza sono indissolubilmente legate,
intralciare con la sua soggettivit la via della verit. A questa verit, la
determinando cos il fatto che il rapporto fra soggetto e oggetto, e dunque
funzione di pura mediazione che ha la sensibilit non pu arrecare nessun
anche la verit, ha un particolare e caratteristico duplice versante. Di
danno (fintanto che considerata nella sua integrit, e non invece come
questo carattere abbiamo pi volte parlato, ma esso acquista ora un nuovo
unastrazione sprovvista di soggettivit). La posizione fondamentale del
volto, e le due forme parziali della verit possono essere denominate con
soggetto conoscente non pu perci che essere quella esigita in termini
nuovi nomi, ricchi di conseguenze.
fenomenologici di una totale e indifferenziata disponibilit
In quanto la spontaneit della conoscenza tutta al servizio della ricettivit allaccoglienza, che inizialmente non desidera altro se non ricevere e
riprodurre il fenomeno nella maniera pi pura possibile. Un simile forse fugace, e forse irrilevante, viene resa eterna nel sapere e nella
atteggiamento merita il nome di giustizia, perch con integrit memoria del soggetto spirituale. E la conoscenza non consiste nello
incorruttibile conserva alloggetto ci che suo, e glielo attribuisce. Se schizzare
questa posizione venisse a mancare in una qualche conoscenza, essa 76
cesserebbe perci stesso di essere vera conoscenza.
i contorni dellimmagine delloggetto nellinteriorit del soggetto: come
75 visione dellessenza, essa unattivit efficace e divinatoria, e come
Daltra parte per, per il puro atto del conoscere, fra soggetto e oggetto si oggettivazione, riconoscere e affermare, giurare sulla validit e
instaurato un rapporto totalmente nuovo e del tutto particolare. Perch dichiarare lintangibilit dellesistenza delloggetto. Se mai loggetto
la giustizia che il soggetto mette in atto rispetto alloggetto, non pu essere fosse tentato di dubitare della propria esistenza, della sensatezza della
riferita semplicemente a un diritto che loggetto detenga. Infatti ci che il propria essenza, potrebbe appoggiarsi a questa affermazione del soggetto
soggetto ha messo a disposizione dellapparire delloggetto, la sua sfera per ritrovare tutta la sua sicurezza. Il suo essere-disvelato non vano, esso
interiore, non solo perch esso potesse in questo spazio dispiegarsi e ha trovato compimento nella relazione di verit, nella quale entrato come
rappresentarsi - e rappresentarsi in una modalit tale che loggetto di suo oggetto, e nella quale gli confermato che la misura del suo essere stata
mai avrebbe saputo sviluppare - ma affinch potesse anche diventare commisurata, ed trovata giusta. Questa misura, loggetto non avrebbe
comprensibile gli ha inoltre messo a disposizione come strumento la sua potuto, in quanto oggetto e non anche soggetto, prenderla da s, e non
sfera spirituale pi interiore, cio ci che il soggetto ha di pi personale. avrebbe potuto perci neppure guadagnare ununit con se stesso tale,
Tale rigorosa oggettivit ha perci il significato di una concessione che il quale non pu venire che dal penetrare nella luce di uno spirito
soggetto fa alloggetto, come gi lapertura del suo spazio sensibile ha consapevole di s. Perch questa unit essenzialmente superiore allunit
significato un favore concesso alloggetto. Che questo spazio gli venga che si trova realizzata concretamente nelloggetto. unit dellessenza,
aperto, e che possa in esso quindi sviluppare tutte le sue potenzialit, non che nello stato transitorio dalla morph trova unespressione solo parziale,
pu essere in alcun modo una pretesa delloggetto. E un soggetto, che dalla contestualit del mondo in cui viene a trovarsi viene precisata nella
uninteriorit di spazio personale, sovrana e libera, molto lontano dal sua definizione, e trova il suo compimento originario nellidea che Dio
poter essere considerato una lavagna vuota, sulla quale sia possibile creando ha. A partire da questo compimento la vera unit delloggetto
scrivere quello che a uno passi per la testa. Questa lavagna fatta del posta come atto di creazione, ed a questa attivit produttiva che il
materiale pi prezioso che esista al mondo: fatta di spirito. Ogni soggetto conoscente prende parte. La parola dello spirito intelligente
impressione che venga in essa tracciata ha conseguenze incalcolabili (verbum mentis), in cui si esprime tanto il significato quanto lessere
nellinteriorit della sua vita personale, non possibile infatti toccare la delloggetto, molto pi di uneco della nuda fattualit delloggetto. Solo
sensibilit del soggetto della conoscenza senza raggiungere perci stesso in grazia del soggetto loggetto pu sperimentare quale sia il suo senso
il nucleo pi interiore e personale del suo spirito, perch in questa sfera compiuto, perch nel superiore spazio spirituale del soggetto che esso si
che la sensibilit ha il suo luogo. realizza. Nello specchio del soggetto viene creata e mostrata alloggetto
limmagine di ci che esso , di ci che potrebbe essere e di ci che ha da
Il soggetto, nella misura in cui spirito e ha consapevolezza di s, libero
essere. Questa attivit creatrice del soggetto non ha pi nulla a che vedere
e si determina da s; ma quando un essere libero si rende disponibile ad
con un atteggiamento che sia unicamente giustizia, essa piuttosto un
un altro essere perch questi realizzi i sui scopi, questultimo risulta
gesto - indeducibile da parte delloggetto - di amore. Anche se il soggetto
obbligato rispetto al primo. Limmagine di un oggetto, che in s sarebbe
nel suo conoscere damore della misericordia. Ma di questo bisogner trattare pi avanti.
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si sottomette con zelo alla maggior oggettivit possibile, proprio questa
tensione grazie alla quale egli aiuta loggetto ad attingere alla sua verit, II - La verit come libert
qualcosa che va al di l della pura giustizia, e affonda le sue radici in un
amore di carattere naturale. Questo non ancora lamore compiuto, libero,
spirituale: il conoscere non ha infatti inizio nel volgersi libero del soggetto La verit in senso pieno si realizza solo nellatto di conoscenza di uno
alloggetto, perch il suo inizio sta invece nellessere lanciato nella spirito intelligente. Ma lo spirito, in quanto tale, libero, perch essere-
necessit di conoscere. Ma dal momento che questa disponibilit affidata per-s. Necessariamente perci la verit svetta nella sfera della libert. Il
al soggetto fin dallorigine, e poich egli la esercita in ciascun singolo atto realizzarsi della verit non solo un processo naturale, lavvenimento
di conoscenza, conferendole cos sempre nuova validit, diviene visibile spirituale per il quale, come in un lampo, si incontrano e si fondono luna
la radice ontologica della disponibilit, che nella sua realizzazione libera nellaltra due parole, quella del soggetto e quella delloggetto. Al di fuori
e consapevole viene nobilitata fino a diventare amore spirituale. Essa di questo avvenimento non c verit. La verit delloggetto sussiste solo
conferisce perci una sua colorazione gi anche ad un atteggiamento che fintanto che il soggetto finito o il soggetto infinito gli si rivolgono per
fosse di giustizia, perch questo contiene in s e presuppone, come volont conoscerlo; e la verit del soggetto sussiste solo fintanto che persista
di servire la verit, un tratto di gratuit. Una rigorosa giustizia, quale nellatto della conoscenza. Al di fuori di questincontro si danno
esigibile dalla verit, non sarebbe possibile senza questo momento, che precondizioni per la verit: potenzialit e dotazioni sia nel soggetto che
per gi di suo la supera, la addolcisce, elevandola e integrandola secondo nelloggetto, predisposizioni allatto della verit che lo rendono possibile
diversi modi e gradi ad una sfera superiore. e contribuiscono in modo essenziale a determinarlo. E neppure in Dio la
libert della verit arbitraria, perch il suo ordine stabilito dalla misura
Il versante creativo della conoscenza umana perci una partecipazione
della natura divina stessa. Nelluomo poi, a tutto ci si aggiunge il fatto
analogica della creatura alla commisurazione creatrice della verit da parte
che il suo spirito emerge dalla natura infraspirituale e i suoi atti spirituali
delloriginaria e produttiva conoscenza di Dio. Ci che da conoscere
devono muoversi nei binari che gli sono prescritti dalla sua natura.
dal soggetto ammesso in qualche modo graziosamente allinterno della
propria sfera spirituale, per consentirgli di dispiegarsi grazie alla forza e Finora questa ricerca si occupata anzitutto delle precondizioni naturali
alla luce del soggetto stesso, fino a costituirlo nella sua obbiettivit come dellatto spirituale che realizza la verit. Per questo si evidenziato anche
oggetto della conoscenza. E la sua obbiettivit stessa, alla quale il soggetto come vi fosse in questatto un aspetto non libero. Esso da un lato si
ha collaborato, nella piena conoscenza delloggetto viene compiuta e riscontra nel fatto che il soggetto e loggetto sono essenzialmente correlati
acutizzata allimprovviso, l dove esso attinge alla sua vera misura e alla luno allaltro nella loro espressione di s. Per quanto latto della verit
sua vera immagine, quali solo linventiva dellamore sa vedere. significhi per il soggetto un attingere a se stesso, significhi che lo spirito
afferra e comprende se stesso, altrettanto, per poter giungere a se stesso,
Solo lo sguardo creatore dellamore pu commisurare alloggetto la
lo spirito costretto a realizzarsi in un altro, al quale correlato, che lo
misura e porgli davanti lo specchio che contengano la sua ultima e perci
fronteggia e che non lui stesso. E neppure gli concesso di optare
oggettiva verit, perch anche lo sguardo con cui Dio contempla le sue
liberamente se rivelarsi oppure no,
creature non lo sguardo di condanna della giustizia, ma lo sguardo
80
perch fin da sempre egli si ritrova immesso nella necessit di rivelarsi. 81
Da sempre egli dischiuso per il mondo, cos come il mondo da sempre qualcosa di suo vive al di fuori di esso, e potrebbe essere qualcosa di
dischiuso per lui. E non sottost al suo buon volere neppure come debba assolutamente essenziale, qualcosa di cruciale. Ora questo strano tipo di
rivelarsi, perch le strutture dellessere e della conoscenza, prestabilite per esistenza in spiriti estranei, che perlopi sar ignota alloggetto stesso,
natura, gliene prescrivono i binari. Le condizioni di possibilit per la forse gli pu essere indifferente, ma potrebbe invece addirittura essere per
rivelazione di s non sono prefissate solo in lui stesso, ma sono prestabilite lui desiderabile. Esso concede in tal caso implicitamente il suo assenso
anche in ci che gli sta di fronte, di modo che non gli resta nessunaltra alla moltiplicazione della sua stessa essenza. Che altri si rallegrino e si
via se non quella di realizzare la sua libert proprio nel modo in cui risulta
arricchiscano grazie a sue immagini, non per lo pi considerato
obbligato a realizzarla. Viene costretto ad esercitare la sua propria libert, dalloggetto come un attentato o una conculcazione del suo buon diritto.
nella misura in cui fin dallinizio e per natura mosso e orientato ad essa. Ma una simile posizione non va affatto da s. Si potrebbe dare il caso di
Lunica cosa che gli sia richiesta, iscritta come unesigenza nel pi intimo un oggetto che avesse buone ragioni per non volersi considerare una preda
della sua stessa essenza, che al movimento in cui gi immesso egli dia indifesa esposta alla conoscenza altrui. Potrebbe anche darsi che non
la forma di un volontario e libero movimento-di-s. Fin da sempre egli ha desideri consegnarsi al primo che, passando di l, voglia afferrarlo per
vissuto nella trascendenza, cosa che non significa altro se non che la sua incorporarselo. Le cose possiedono ciascuna un essere-s nel quale
natura di dovere essere necessariamente spirito. Gli atti pi nobili, quelli fondato come valore unico e inalienabile il loro essere-per-s, che
pi liberi, che lo qualificano come spirito, sono iscritti in lui come natura.
inizialmente donato e affidato in proprio solo a loro. Se invece ciascuna
Ma questa dotazione non lo dispensa dalla possibilit e dal dovere di cosa non fosse altro che il caso concreto di una grandezza senzalcun
essere spirito e di brandire in prima persona la sua propria libert. residuo, che fosse intercambiabile con altri enti, allora non possiederebbe
Loriginario stato di apertura per il mondo disegna in lui le fondamentali in quanto individualit nessun valore particolare, e neppure potrebbe
modalit di comportamento del ricevere e del donare, del servire e del pretendere ad una sfera di suo esclusivo diritto. Nel momento in cui uno,
creare, della giustizia e dellamore, cio delle diverse espressioni del dono conoscendola, afferrasse lessenza della specie incarnata in ciascuna di
di s. Lassenso che gli chiesto di dare a questa trascendenza di carattere esse, avrebbe afferrato anche lessenza individuale di ciascun esemplare
naturale e il realizzarla in un trascendimento spirituale e libero di quella specie, che cos non avrebbe per lui pi alcun segreto. La
ladempimento del compito affidato allumano esistere. conoscenza del particolare non sarebbe allora diversa dallapplicare a
Mentre lesistere umano emerge dalla natura e diventa spirito, anche la volont la conoscenza delluniversale, cos come in matematica un
verit si eleva da un ambito di non-libert al regno della libert. teorema pu essere applicato tutte le volte che si vuole, o come con una
tortiera si possono fare un numero indefinito di torte. Lessenza
delloggetto si esaurirebbe nellessere loggetto di un soggetto; e non si
potrebbe pi parlare di una sua libert nel rivelare se stesso. La sua
A. La libert delloggetto rivelazione sarebbe gi compiuta, ed esso sarebbe quindi completamente
privo di qualsiasi protezione. Si troverebbe sotto lo sguardo della
conoscenza come la sezione di un preparato sta sotto la lente di un
Non affatto privo di significato per un essere il fatto di divenire oppure microscopio. Non potrebbe avere nessuna sua personale parola da dire nel
no oggetto della conoscenza di un altro. Con il fatto di essere immaginato processo della conoscenza.
e impresso in uno spirito che gli estraneo,
82 dellessere-per-s degli enti, e si compie a livello dellautocoscienza
spirituale. A questo livello la possibilit dellespressione di ci che
Sarebbe una cosa del tutto priva di diritti, completamente alla merc della
interiore viene affidato alla libera misura dello spirito stesso, che cos
volont di colui che conosce. In un mondo cosiffatto lesistenza non
protetto dallinvadenza meccanica di una conoscenza che fosse a lui
avrebbe pi nessun senso, perch lessere avrebbe perduto la caratteristica
estranea. Ma anche gli esseri infraspirituali non sono del tutto privi di una
che sola rende il suo possesso desiderabile: la sua singolare unicit, e con
simile protezione. Ciascun livello dellessere possiede una sua propria
ci stesso la sua intimit. In un mondo simile ci sarebbero forse ancora
custodia, distinta da quella di tutti gli altri, uno speciale manto donatogli
problemi che la conoscenza non abbia risolto, ma sarebbero problemi non
dal Creatore. Questa protezione conferisce alla sua attuale dischiusura,
ancora dominati. Non ci sarebbe per pi quellessenziale segretezza che
alla sua rivelazione, il carattere di un atto unico, in un certo qual modo
avvolge ogni singolo essere, in quanto per s. Sarebbe come se il
solenne, nel quale si dimostra in modo invincibile il valore sempre nuovo
procedere della conoscenza gettasse in ogni angolo una luce fredda e
della verit.
crudele, senzombra, senza che ci fosse pi alcuna possibilit di sfuggire
a un sole tanto ustionante. Lessere, senza pi segreto, sarebbe come Questo dato di fatto cos potente, da essere un contrappeso efficace alla
prostituito. Che a noi per anche solo immaginare un simile ordinamento brama di onnipotenza che caratterizza la conoscenza. bens vero che
dellessere non appaia appena come impossibile, ma anche ci urti per la caratteristico di ogni conoscenza spirituale, inclusa quella umana, il fatto
sua oscenit, dimostra chiaramente quanto siamo compenetrati dalla che nessun ente possa restarle estraneo. Il suo sguardo, preordinato ad
percezione della nobilt inerente allessenza di ciascun essere esistente. accogliere tutto lessere, sar anche in grado di coglierlo, qualora le si
Solo un radicale cinismo ha potuto a volte avvicinarsi ad una offrisse. Ma appunto solo quando le si offrisse in realt. Il potere di
immaginazione cos devastante, e il suo godimento nel rifiuto di ci che accogliere la rivelazione delle cose infinito da parte della conoscenza.
ha valore ne rende riconoscibile il male e la perversione. Una simile Ma non lo il potere di ottenere il loro rivelarsi. E questo non solo in
immaginazione diventa possibile l dove luomo non percepisce pi il ragione del fatto che la nostra capacit di accogliere sia finita e la nostra
mistero al cuore dellessere, dove ha disimparato il timore reverenziale, coscienza angusta, e che perci la nostra effettiva esperienza del mondo
non sa pi ammirare e adorare, e fa quindi immediatamente seguire al non risulta essere che una piccolissima parte di ci che conoscibile, ma
rinnegamento di Dio, la cui essenza ha sempre caratteristica di miracolo, altrettanto, e forse ancor di pi, perch la spontaneit del soggetto
la cecit volontaria per la meraviglia che ciascun singolo essere creato . confrontata alla corrispondente spontaneit delloggetto, e da essa
Fintanto che invece luomo riverir in Dio il mistero di uninsondabile limitata.
intimit, non potr non accorgersi del riverbero di questa caratteristica Se cos - e si dovr ancora mostrarlo - perde tutto il suo vigore un certo
nelle immagini creaturali di Dio. Con lessere-per-s, Dio ha dato a tutti tipo di concezione della conoscenza umana secondo il quale essa sarebbe
gli esseri creati anche di agire-da-s, e con ci la spontaneit di potersi divisa in due funzioni radicalmente distinte: una meccanico-pratica per la
esprimere, come fosse uneco reale, per quanto lontana, della sua infinita, quale lessere, e in particolare lessere materiale, sarebbe integralmente
maestosa libert. Ogni essere, in quanto esiste come essere-per-s, sottoposto
possiede uninteriorit e unesteriorit, una sfera intima e una sfera
pubblica. Lintimit di un essere 84
83 al dominio della volont umana, un substrato completamente sprovvisto
della pretesa di possedere un qualunque aspetto interiore o segreto; e
pu assumere forme e gradi diversissimi; essa aumenta con laccrescersi
invece una funzione nobile, disinteressata, dedita allintuizione per gli esseri privi di vita. Neanche questi sono una preda solo passiva
simpatetica di quellunicit storico-temporale che lesistere umano. Una della conoscenza. Perch anche in essi operano forze che si esprimono,
simile frantumazione della conoscenza in due parti quasi nemiche fra loro cio realizzano un movimento dallinterno verso lesterno. Le
espressione dellimpotenza a rendere allintelligenza moderna manifestazioni di queste forze nel campo della sensibilit non sono affatto
loriginario timore reverenziale per il suo oggetto, e a distoglierla da una identiche a ci che suscita il loro apparire. Se lo fossero, le scienze naturali
visione del mondo ormai vuoto di divinit e di mistero. Nellaccentuare non dovrebbero con tanta fatica ricercare quale sia lessenza nascosta della
radicalmente la differenza fra il pensiero profano e quello sacrale, cos materia. Questa essenza non semplicemente un qualcosa di ignoto che si
come fa per esempio Bergson, si assolutizza una frattura, per sanare la nasconda al di l delle sue manifestazioni. Perch il fatto che le leggi
quale ormai non si vede pi alcun mezzo. Si divide lacerando naturali, scoperte e formulate sulla base di apparizioni sensibili, sono
definitivamente quello che in Tommaso dAquino era ununit applicabili al nucleo stesso della natura, a ci stesso che non visibile,
indissolubile: il pensiero giudicante (intellectus agens, dividens et dimostra sufficientemente come attraverso le sue manifestazioni
componens) e il pensiero ricettivo (intellectus possibilis). La razionalit lessenza stessa ad apparire, senza quindi sottrarsi interamente alla
del pensiero viene privata in tal modo del suo carattere di mistero, mentre conoscenza. Daltra parte le leggi formulate dalla scienza conservano
si sottrae alla capacit di intuizione e di comprensione il carattere sempre un carattere di provvisoriet. Sono ipotesi di lavoro, la cui validit
dimostrativo e la struttura logica che le competono, condannandola invece pu essere pi o meno ben confermata. Esse possono essere superate da
alla solitudine e allirrazionalit. Ma la vera forza e pienezza del pensiero una nuova ipotesi, se questultima pu dimostrare di raggiungere uno
umano sta solo nellunit di questi suoi due aspetti, certo ciascuno distinto strato pi profondo o di estendersi ad un campo pi vasto della realt. Le
dallaltro e diversamente accentuabile. Un unico oggetto, afferrabile leggi naturali, alle quali non va affatto negata una reale oggettivit,
razionalmente e dallintimit unica e singolare, sta di fronte ad ununica mostrano fin troppo chiaramente come la loro validit limitata. Da un
capacit di conoscere, ed essa pu sia giudicarlo secondo logica sia lato, in un campo ben definito, possono essere applicate con successo, e
accoglierlo comprendendolo. Il non vedere fra questi due versanti in questo particolare ambito sembrano offrire lunica spiegazione
dellessere una contraddizione, e finanche neppure unopposizione, da possibile, lunica corretta interpretazione dei fenomeni. Ma non appena si
sempre segno distintivo di una filosofia che goda di buona salute. tenti, con una deduzione apparentemente legittima da un punto di vista
logico, di trasporle ad un campo confinante dellessere, spesso risultano
invece molto meno adatte ad interpretare la realt. Inversamente, ci sono
ipotesi che pur avendo validit ottimale in un determinato ambito,
1. I gradi dellintimit dimostrano di valere anche al di l di quel perimetro, senza che risulti
immediatamente possibile stabilire come i diversi metodi di ricerca
possano conciliarsi. Le ipotesi scientifiche possono poi venire sconfitte
Il carattere dintimit dellessere, che si compie nello spirito consapevole, sul loro stesso campo, quando entrano in scena fenomeni inattesi o nuovi,
si ritrova in grado minore anche nella natura inconsapevole. Non si d un che esigono una nuova ipotesi di spiegazione globale.
ente che non disponga dellabbozzo di una pur rudimentale interiorit. Per
i viventi si pu in linea di massima facilmente ammetterlo, ma questa 86
affermazione vale non meno anche per i gradi pi bassi dellessere: E cos, perfino nelle cosiddette scienze esatte la ricerca
85 unapprossimazione alla verit essenziale della materia, un inesausto
corteggiamento del nucleo invisibile del mondo materiale. E se a un primo ricerca scientifica potr mai giungere a sapere cosa sia il principio vitale
sguardo poteva sembrare che la nostra ragione pratica, cos incline in se stesso. Vediamo dei dati di fatto, che ci appaiono come puri miracoli:
allanalisi e alla quantificazione, fosse lo strumento adeguato per la ricerca un vivente, strutturato come un progetto unitario, possiede in s il potere
scientifica in questo che il grado pi basso dellessere, - mentre e la capacit di reintegrare questa unit quando essa dovesse venire ferita,
linteriorit dellessere vivente e dellessere spirituale vi si sottrae, perch pu rigenerare membri mancanti, adattarsi a condizioni di vita
lapplicazione del metodo delle scienze esatte alla vita psichica e spirituale diversissime pur conservando il suo proprio piano unitario, pu riprodurre
con ogni evidenza fallimentare - a causa della perplessit che colpisce le se stesso unendosi ad un membro della sua stessa specie, o anche senza di
scienze della materia di fronte alla sua essenza ultima, ci si pu chiedere esso, e ha in s una tal potenza plastica che la divisione di un unico essere
se una tale prima impressione non sia in realt falsa, e se ad esserci pi vivente pu dare origine a due esseri viventi della stessa specie, dotati
familiare in fondo non sia il regno dei viventi, al quale noi stessi della sua stessa integrit architettonica. Siamo abituati a etichettare questi
apparteniamo, piuttosto che non la materia inanimata. Non che con ci si eventi come semplici realt di fatto, ormai stranote, e abbiamo disimparato
intenda dire che questa essenza debba restare semplicemente ignota, come a renderci conto di quanto queste cose, cos quotidiane, manifestino
se si opponesse alla conoscenza e fosse un qualcosa di irrazionale e di misteri inconcepibili. Dal nucleo segreto dellinteriorit del vivente, fin
totalmente non proporzionabile ad essa. Contro un simile agnosticismo dal grado pi basso della scala della vita, si annuncia e irraggia una tale
parla il fatto stupefacente che si possano applicare leggi concepite pienezza e una tale potenza, che noi dovremmo come esserne accecati e
astrattamente ai dati dellapparire sensibile, e perfino, entro certi limiti, indietreggiare incespicando davanti a ciascuna delle sue manifestazioni.
dedurle a priori; e per finire anche linnegabile progresso nella ricerca. Ma Cos il mistero dellintegrit della vita (davanti al quale qualunque
altrettanto chiaro che la realt sar sempre pi ricca del sapere di cui spiegazione meccanicistica radicalmente fallisce) che di una tale unit
oggetto, e questo di necessit e per essenza e non solo di fatto e per caso, da potersi affermare contro ogni influsso e ogni pressione esterna, eppure
perch gi solo al grado pi basso dellessere essa dimostra di possedere cos poco una da poter dare origine alla dualit a partire dalla sua
un tale insondabile contenuto di verit da poter occupare i ricercatori di unit? Di quale arcana propriet testimone questa potenza riproduttiva?
tutti i tempi senza mai ridursi a un cumulo totalmente calcolabile di fatti Forse di una tale eccedenza di potenza e di unit che, senza patirne alcun
ormai sprovvisti di qualunque segreto. Qualcosa della civetteria del danno, pu originare da s altre unit della stessa specie; oppure la sua
nascondimento che governa tutto il regno dei viventi sembra appartenere unit tanto carente da doversi accontentare e proseguire a vivere, dopo
anche alle cose materiali, perch proprio nel momento in cui si crede di la divisione, come due individui indipendenti? Il porre domande simili
tenerle definitivamente fra le mani, esse sfuggono sempre a colui che le documenta il fatto che possiamo pure registrare con precisione, e magari
vuole conoscere, abbandonando dietro di s solo il manto della propria sempre pi precisamente, quelle che sono le manifestazioni dellessere
apparenza. vivente, ma che nessuna scienza
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L dove linteriorit dellessere si condensa in vita vegetativa, appare con sar mai in grado di diradarne i misteri. Essi sono in se stessi cos ben
ancor maggior forza la tensione fra ci che interiore e ci che esteriore. custoditi, e portano in fronte cos chiaramente il loro essenziale carattere
di mistero, da far s che la ricerca scientifica che pretendesse spiegarli -
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ora o in futuro - si coprirebbe solo di ridicolo. Essa dichiarerebbe in tal
Linterno avvolto da un velo quasi impenetrabile: nessun genere di modo semplicemente la sua cecit per ci che con tanta evidenza
lessenza ultima del suo oggetto stesso. Con dita impure si protenderebbe lintima essenza della vita, di essere penetrato fino al centro segreto dal
per afferrare il nucleo sacro della vita. Applicherebbe allignoto nomi e quale scaturiscono tutte queste sue espressioni. Perch sa - e pu leggerlo
concetti, senza rendersi conti di stare cos solo incollando unetichetta su in queste manifestazioni stesse - che le possibilit della vita sono
di un vaso dal contenuto sconosciuto: infinitamente pi ricche di quante non ne vengano rappresentate;
circostanze diverse, influssi diversi, avrebbero fatto di questessere
Encheiresis naturae afferma la chimica,
qualcosa daltro, e magari alcune delle sue capacit sono rimaste anche
e non sa quanto cos si renda comica.
del tutto inespresse. Allessenza della vita appartiene un inconcepibile
Eppure abbiamo accesso allessere vivente. Conosciamo le sue spreco. Di milioni di cellule seminali solo un piccolissimo numero giunge
manifestazioni. Lui stesso ci viene incontro in esse. lui stesso a farsi a svilupparsi. Di milioni di predisposizioni e di possibilit, che giacciono
avanti e a rappresentarsi, uscendo dal suo nascondimento. Quale pi nascoste nella traboccante ricchezza della vita, solo ununica successione
eloquente parola potrebbe mai dire la muta natura rispetto a questa: il seme giunge ad esprimersi, quella della vita reale.
germoglia, fende il suolo e si sviluppa, dispiega una foglia dopo laltra e
Ora, sarebbe sbagliato rammaricarsi perch il possibile non si
per finire produce da se stesso quel miracolo totalmente inaspettato che
sviluppato, e guardare alla realt come al regno della ristrettezza e
la corolla del fiore; quando poi questa forma cos integra e tutta racchiusa
dellindigenza. La sovrabbondanza del grembo della vita ha molto pi lo
in se stessa sinclina verso la sua conclusione, proprio l dove ci saremmo
scopo di esplicitare il suo carattere di ricchezza e di esuberanza. Sarebbe
aspettati che finisse, ci sorprende con il dono del frutto e con la bella
al contrario segno di una povert dellessere, e ultimamente di povert del
duplicit del suo significato: il poter essere consumato nella terra perch
Creatore, se tutto ci che possibile divenisse anche reale. Cos com
ci sia nuova crescita, oppure dalla bocca, diventando nutrimento per un
caratteristico dellartista veramente grande il fatto che le sue opere
essere di pi alto grado. Nessuno che abbia colto tutto ci potr mai dire
rivelino il potere sovrano con cui sono state create, e come la forza del
di non avere conosciuto nulla del segreto della vita. Questo mistero sacro
loro inventore non sia per questo stata affatto impiegata ed esaurita fino
e comune ad un tempo non solo definitivamente nascosto, ma anche
allorlo, cos caratteristico della natura vivente il fatto che il suo stesso
definitivamente annunciato, e in realt ne sappiamo di pi se ci atteniamo
apparire riveli linfinita eccedenza di ci che ancora possibile.
al suo apparire, invece d cercare di scrutare i segreti presupposti dai quali
Lapparire finito in quanto tale il venire alla luce di una certa infinit.
queste apparizioni muovono incontro a noi. La verit discoprimento
Non che non sia perfettamente finito,
dellessere, e il vivente si disvela nel vivere la propria vita: sviluppa il
proprio senso grado a grado, esplicitandolo in modo quasi pedante. Non 90
rappresenta nulla se non se stesso. Nessuno come se la sua forma sfumasse in un crepuscolo ignoto. La pienezza del
89 suo essere finito proprio come tale la rivelazione della sua interiore
infinit. Tale infinit diventa veramente e realmente visibile, ma visibile
che abbia seguito il ciclo di vita di una pianta pu dire di avere visto solo
in quanto eccedenza, che non essa stessa visibile, disvelata come ci che
lapparenza e non invece anche lessenza stessa della vita. Ci che di
perdurantemente velato, nota come lo linsopprimibile segreto
questa vita poteva essere comunicato, ci che era stabilito dovesse
dellessere. La verit in quanto il disvelamento di un essere per qualcuno
diventare di pubblico dominio ed stato dal Creatore considerato degno
che lo conosca, non si realizza come corrispondenza esatta fra loriginaria
di venir reso noto, proprio questo stato anche formulato, parola per
parola. Ma nessuno si pu permettere per questo di dire di conoscere forma interiore [innerem Vorbild] e la forma esteriore in cui si
rappresenta[uerem Abbild], ma piuttosto come lelementare
movimento di uninesauribile interiorit che sfocia nelle forme quella stessa luce? E non si obietti a questa domanda il fatto che non si
attualizzate dallesteriorit. Le cose dimostrano in questo modo di vivere tratterebbe daltro che di sfumature dellappercezione, di chiaroscuri
la propria vita, e di non esaurire affatto il senso del proprio esistere nel soggettivi di ununica, comune verit, cose che dunque per quanto
divenire oggetto di conoscenza. Esse non si sottraggono alla conoscenza, riguarda loggettivit della conoscenza non giocherebbero certo un gran
ma le offrono qualcosa della propria pienezza interiore come se fossero ruolo. Si tratta piuttosto di questa domanda, elementarmente semplice: ci
intente ad altro; e chi le volesse conoscere deve coglierne lui quel che pu. che soggettivo in quanto tale oggettivabile, oppure no? E, nel caso in
Ci che egli riesce ad afferrare, certamente non gli sfuggir, ma questaltro cui dovesse verificarsi questultima possibilit, laffermazione a riguardo
insegnamento forse di unimportanza ancora maggiore: che la verit di della conoscibilit di tutto lessere sembrerebbe venir sottoposta ad una
un ente sar sempre pi ricca e pi grande di quanto egli possa afferrare. nuova limitazione, che per lo meno appare tale: nella misura in cui due
soggetti conoscono uno stesso oggetto, il loro conoscere pu forse anche
mutarsi da soggettivo in oggettivo, perch possano intendersi a suo
Con lentrata in scena del mondo animale, lintimit dellessere si situa in riguardo, ma la soggettivit della loro propria conoscenza, questa non
una nuova fase. La vita priva di sensibilit lasciava intuire uninteriorit sarebbe condivisibile, e neppure comunicabile. Tale questione, che nella
di una ricchezza sovrabbondante, ma questa interiorit restava celata a se sfera spirituale e nei rapporti che vi si instaurano viene spesso dimenticata
stessa. Nellanimale linteriorit comincia a rischiararsi, a diventare per se fino quasi al punto di estinguerla, nel regno animale e della vita sensibile
stessa luminosa e accessibile. Compare qui per la prima volta un dato di si pone invece in modo straordinariamente acuto. Cosa vede, cosa sente,
fatto totalmente nuovo, e tale da mettere tutta la teoria della conoscenza cosa prova un animale? Non lo sappiamo, e non lo sapremo mai. Il mondo
di fronte ad una situazione completamente diversa: loggetto esso stesso delle immagini sensibili puramente soggettivo, e come tale non
soggetto. La rivoluzione che cos si realizza ha un numero incalcolabile di oggettivabile. A riguardo degli organi di senso degli animali possono
conseguenze. Non sar pi possibile parlare del soggetto come se fosse essere intraprese delle analisi comparative, dalle quali possibile trarre
una grandezza predefinita, ma occorrer parlare di una pluralit di per analogia alcune conclusioni riguardo alle loro percezioni. Non vi
soggetti, ciascuno dei quali inizialmente possiede e conosce la sua propria dubbio che essi comprendano, e che comprendano in modo analogo a
verit, come comprende il soggetto impegnato in questa analisi comparativa. Il
91 dubitarne, riducendo gli animali a meccanismi riflessi

e a riguardo della coordinazione intersoggettiva fra di essi sorgono una 92


quantit di nuove, spinose domande. A un primo sguardo sembrerebbe che indegno di una scienza naturale che sia seria. Ma come realmente
per un soggetto debba essere fonte di totale confusione il fatto che gli vedano, cosa veramente provino quando esprimono dolore oppure
oggetti proposti alla sua conoscenza posseggano a loro volta uno spazio contentezza, ebbene, questo noi non potremo mai sperimentarlo con loro.
interiore, e possano essi stessi conoscere. Questo spazio, ricolmo di Ci si potrebbe spingere fino a ritenere possibile una sorta di percezione
conoscenze spirituali e soggettive, potr forse diventare a sua volta immediata dello stato danimo di un altro essere sensibile (come ad
oggetto di conoscenza? E come potr mai accadere, dal momento che ci esempio quando una madre si sveglia dal sonno al pi sommesso cenno
che soggettivo, appunto in quanto tale, non oggettivo? Sar forse del suo bambino, oppure quando accade che essa come per istinto presenta
possibile venire a sapere ci che anche un altro sa. Ma sar mai possibile la malattia del piccolo mentre di questa non appare ancora nessun segno
saperlo cos come egli lo sa, nella stessa soggettivit, e illuminato da esterno; e semplicemente tutto ci che listinto sa realizzare e che per la
sua inspiegabilit lascia perplessa la conoscenza intellettuale): ma tutte poi far menzione della profonda scissione che nel regno animale attraversa
queste forme di misteriosa comunicazione non possono abbattere ogni vita cosciente: il divario fra il maschile e il femminile. Sappiamo
totalmente le barriere della soggettivit. qualcosa della vita e della sensibilit dellaltro sesso. Ma non sapremo mai
che cosa significhi vedere il mondo ed accoglierlo dal punto prospettico
La soggettivit intimit, unintimit garantita dalla sua stessa modalit
che laltro sesso occupa.
dessere, che non solo non pu essere forzata, ma che come tale non pu
neppure essere condivisa. Chi possiede un essere-per-s ha la possibilit Nel regno animale si genera una quantit multicolore di immagini
di esprimersi, ma non ha la possibilit di abolire la propria essenziale soggettive del mondo, e ciascuna segregata rispetto a tutte le altre.
solitudine. Dovr limitarsi a tener per s e a portare la responsabilit Ciascuna di queste immagini del mondo perfettamente finita, possiede il
dellimmagine di mondo che ha, n potr mai attribuirne la responsabilit suo proprio ambiente di vita, corrispettivo e ordinato alla conformazione
a qualcun altro. Limmagine che del mondo un altro possiede gli infatti della sua propria sensibilit; sono ambienti di vita che non possiamo
ignota. Neppure se di fatto fosse la stessa, egli potrebbe mai avere la neppure pensare di immaginarci, perch alcuni dei sensi posseduti dagli
certezza definitiva che sia effettivamente la stessa. E il soggetto animali a noi mancano, o perch altri li possediamo secondo una
conoscente che raggiungesse la barriera costituita dallessere-s di un strutturazione totalmente diversa (ci manca per esempio locchio
altro, dovr a sua volta limitarsi, lasciando allaltro soggetto il suo s. Solo sfaccettato degli insetti, e non sappiamo proprio come immaginare il
sul fondamento di questa resa elementare diventa nuovamente possibile mondo visto senza integrazione prospettica, come per gli occhi di un
ogni vera condivisione della verit. Senza questa rinuncia non possibile uccello o di un pesce), e sopratutto perch infine, molto meno ancora
il dono reciproco, senza questa distanza non possibile la prossimit possiamo immaginarci come sia una sensibilit priva di intelligenza. Tutte
spirituale, senza questa reverenza di fronte allessere-s dellaltro non queste immagini del mondo vivono vicinissime a noi, e in parte
possibile nessun amore. La solitudine del soggetto si origina inizialmente coincidono con la nostra: il nostro mondo attraversato da mondi estranei
nellambito della sensibilit, nel quale diventa subito evidente il fatto che che non conosceremo mai; gli esseri sensibili sono divisi gli uni dagli altri
la sua abolizione impossibile. Ma essa rester tale anche nellambito e vivono a distanze per le quali non esiste quasi neppure una comune
spirituale, malgrado le possibilit di comunicazione qui siano molto misura.
maggiori. Fra i soggetti si ergono nella sfera della sensibilit 94
93 Eppure tutti questi esseri hanno come fondamento un medium comune, la
delle mura che li dividono, a loro salvaguardia e per loro utilit. Esse vita. E tutti possiedono una forma esteriore, che piena di significato e
svettano poi fino nella sfera spirituale. Se si tentasse di abbatterle, dotata di una forza espressiva paragonabile a quella con cui viene
disdegnando la segretezza dellaltro soggetto, si perpetrerebbe un delitto formulata una parola. La natura produce un numero incalcolabile di tali
contro il carattere di mistero dellesserci, e contro lintimit della verit. parole: tanti quanti sono i generi e le specie degli esseri viventi. E mentre
A tutta prima parrebbe una cosa di poco conto che io percepisca o meno le piante sono solo parole pronunciate, gli animali sono anche parole
suoni e colori allo stesso modo di un altro, ma su una diversa sfumatura parlanti. Essi non sono solo, come la vita vegetale, dellargilla che dal suo
della percezione pu costruirsi quella del gusto artistico, sul quale non proprio interno dia forma a se stessa, essi sanno di questo processo di
sempre consentito dissentire. Uno stato danimo pu essere esplicitato formazione perch lo sentono mentre si dispiega. Essi non si limitano ad
ad unaltra persona solamente in modo molto indiretto, eppure esso pu esprimere qualcosa: esprimono se stessi. Prendono parte essi stessi al
avere uninfluenza determinante sulla propria visione del mondo. Senza movimento che procede dallinterno allesterno, alla consegna che di s
fanno al di fuori di s, alla loro verit. Stanno a met fra la libert e la non- percepibile una pi profonda solitudine.
libert. Hanno la libert di potersi esprimere, in un qualche linguaggio
sonoro o muto. Ma non hanno ancora la libert di esprimersi quando
vogliono e come vogliono: il loro movimento espressivo si compie Nelluomo la consapevolezza si interiorizza fino a diventare
necessariamente, ed connesso ad un linguaggio naturalmente consapevolezza di s. Lo spazio interiore non solo, come per lanimale,
predeterminato. Noi non possiamo immediatamente comprendere questo illuminato, esso luce a se stesso. Luomo il primo essere che
linguaggio. Crediamo di poterlo in parte interpretare: dal suo abbaiare possedendo se stesso, libero. Il suo spazio interiore non ha solo, come
riconosciamo che un cane rabbioso, dal suo uggiolare riconosciamo che nellanimale, tratti di coscienza, ma spirito esso stesso, in modo
ha dolore. Ma la maggior parte di questi linguaggi ci resta sconosciuta. sostanziale. E pu, nella misura in cui spirito, disporre di se stesso. Pu
Solo una cosa riconosciamo con sicura certezza: espressione vivente, perci disporre sul quando e sul come dellespressione di s. La libert si
una vita che parla di s in modo sensato, perch la sua espressione insinua fra il possesso spirituale e la sua espressione, fra la parola interiore
corrisponde alla sua interiorit. Nel grande linguaggio della natura e la parola esteriore, e diviene cos essenzialmente parte costitutiva della
ciascuna parola dice se stessa, senza comprendere il senso delle altre. Che verit. Luomo libero ha la verit a sua disposizione, essa gli consegnata
ne risulti una frase dalla gigantesca consistenza di senso testimonia del nelle mani, affinch lamministri consapevolmente. il primo essere che
fatto che tutte emergono da una comune profondit vivente, che procura pu dire liberamente la verit, e perci stesso anche il primo a poter
di esprimersi in mille diversi modi. Oltre la solitudine della singola parola, mentire.
che testimonia dellinteriorit che la distingue, sta la testimonianza della Finora la verit delle cose consistita solamente nella relazione fra la loro
vita stessa, che per la coordinazione di tutte queste voci e tutti questi essenza e il loro apparire: esse partecipavano alla verit con il movimento
diversi campi espressivi si testifica come ununica realt. nel quale la loro essenza si svela nella rappresentazione di se stessa.
95 96
per questo che lanimale ci pi accessibile nella sua verit che non la Nelluomo, a questa verit oggettiva si accompagna la verit soggettiva:
pianta, pur essendo ben pi misterioso. Dellinteriorit di una pianta non gli possibile avere in mano il metro con cui misurare una cosa rispetto
sappiamo nulla: vediamo solamente come si struttura esteriormente, nelle alla sua espressione di s. Loggetto del conoscere diventa soggetto del
forme e nelle manifestazioni della sua vita. Con questo per sappiamo conoscere. Accade nellautocoscienza, nellistante in cui lessere e la
anche tutto ci che di una pianta pu avere accesso alla consapevolezza. consapevolezza diventano una cosa sola, perch lessere diventa oggettivo
Dellanimale invece ci sfugge tutto quanto diviene s consapevole, non a se stesso. In questatto di autopossesso qualunque distinzione fra essere
per a noi, ma a lui. In compenso non cogliamo dellanimale solo le e pensare diventa inapplicabile. E questo il vero senso del cogito ergo
manifestazioni oggettive, ma anche quelle soggettive. Cos esso si situa sum. Lunit in cui la verit riconosciuta, ha una duplice forma:
contemporaneamente pi vicino a noi, ma anche pi lontano: pi vicino, dapprima essa ununit immediata, lautopossesso afferrato
perch pu esprimere ci di cui fa esperienza in un linguaggio che, per intuitivamente. E poi anche ununit mediata, nella misura in cui lo
quanto non sia della stessa specie del nostro, per paragonabile quanto spirito pu formulare concettualmente il proprio essere se stesso, e pu
al genere; e pi lontano, perch non potendo interpretare questo affermare in un giudizio dotato di evidenza lunit sintetica fra questo
linguaggio, il carattere di mistero della vita e dellesistere come tale ci predicato e se stesso come soggetto. La fonte dellevidenza di questo
stringe ora dassedio nella nostra stessa carne. La maggiore affinit rende primo giudizio loriginaria, immediata unit dello spirito con se stesso.
Il disvelarsi dellessere coincide con la possibilit di offrire un concetto e che riceve la comunicazione assumono perci una posizione del tutto
unespressione autentici di s. La verit del sapere e la verit del dire sono nuova. In colui che partecipa la comunicazione, e che dispone liberamente
due doni che lo spirito riceve contemporaneamente. Non pensabile che della sua verit, lorigine la libera decisione di rendere un altro partecipe
riceva solo il primo, e possa essere privo invece del secondo. Perch la di ci che gli appartiene in proprio. Questa decisione un atto morale la
pienezza di verit posseduta interiormente alla quale non potesse dare cui valutazione sottost alle leggi delletica. La comunicazione stessa
espressione lo consumerebbe come fuoco. Sarebbe come una luce che avviene in modo tale che la verit intimamente posseduta ottiene
dovesse brillare in se stessa senza potere irraggiare al di fuori. Sarebbe unespressione esteriore. Ma la relazione fra il contenuto e la sua
una comunicazione che non potesse essere comunicata, una parola che non espressione non ha pi il carattere di necessit che gli era proprio nella
potesse essere detta. Lintensit dello spirito esige immediatamente, per vita infraspirituale. Il rapporto del segno esterno al contenuto interiore non
poter esistere, la possibilit di estendersi al di fuori. La rivelazione quello che vige in un linguaggio comprensibile naturalmente, come
dellessere a se stesso immediatamente anche la possibilit, e con ci invece per un simbolo. Se cos fosse, la libert dellintimit spirituale
stesso lesigenza, della sua rivelazione ad altri. sarebbe totalmente vanificata nel momento stesso in cui se ne realizzasse
lespressione. Allora la libert dello spirito sarebbe limitata alla decisione
Ma la sua rivelazione sar dora in poi libera. Anche se luomo orientato
fra
alla comunicazione in senso assoluto, egli non per necessitato per
natura ad alcuna comunicazione particolare di ci di cui sia consapevole. 98
Non deve per forza dire quel che sa. Egli pu amministrare il suo tesoro il tenere per s quanto in suo possesso, oppure il consegnarlo ad altri. Si
di conoscenza in modo tale da limiterebbe ad aprire la porta, del suo spazio interiore finora chiusa, e a
97 darvi accesso a chi entri da fuori, comportandosi come un qualunque altro
dato di fatto naturale. Tutta la sua libert consisterebbe nel decidere se
fare di ciascuna singola sua manifestazione un dono libero. Nessuno pu
reificarsi oppure no. Ma questa sarebbe una forma di libert radicalmente
estorcergli la sua verit, nessuno pu disporne senza che egli lo sappia e
frantumata, tragica, lopposto stesso di quanto per essenza spirito. Se lo
lo voglia. La verit come svelamento di s diventa un atto libero, e con ci
spirito libero, allora deve esserlo non solo prima di parteciparsi, ma
stesso un atto responsabile, colmo di rilevanza etica. Potr darsi una
anche nella comunicazione di s, e ancora dopo essersi partecipato. Deve
scienza dellanima e dello spirito umano in generale; ma non pu darsi
perci essere dotato della possibilit di parlare di s, di rivelarsi in modo
scienza di un uomo concreto e singolare senza che questultimo, di sua
vero, senza per questo alienare la sua intimit, il suo essere-per-s. Deve
spontanea volont, non si disponga a rendere accessibile a tale scienza il
avere la possibilit di darsi allaltro senza che allaltro sia possibile
suo oggetto e il suo contenuto. Lintimit della consapevolezza animale,
prenderselo. Deve possedere la strana capacit di poter concedere che gli
essenzialmente solitaria e incomunicabile, sembrerebbe annullata per il
si veda dentro, senza che un altro abbia la possibilit di vedergli
fatto che lo spazio interiore dello spirito pu esprimere se stesso in una
immediatamente nellanima. Questo reso possibile per il fatto che anche
parola spirituale; ma nello stesso istante la forma dellintimit si
la relazione fra il contenuto e la sua espressione affidata alla libert. La
ricostituisce a un livello molto pi prezioso e nobile: quello della libert
parola che il libero spirito delluomo dice una parola liberamente
della comunicazione come tale. Nello stesso istante in cui diventa
formata, priva di predeterminazioni naturali. E questo non dipende solo da
veramente se stessa, perch il discoprimento dellessere comprende s e
una incompiutezza della conoscenza discorsiva delluomo, che sarebbe
si possiede, la verit cessa di essere una cosa generalmente accessibile,
costretta a servirsi di una molteplicit di segni carenti e arbitrari per potersi
per diventare una libera realt personale. Colui che comunica come colui
rendere comprensibile ad altri e per poter circuire il segreto di altri spiriti, espresso e la forma dellespressione, cosa che da un punto di vista esterno
mentre invece esseri spirituali dotati di una conoscenza pi perfetta non non verificabile, e impegna se stesso come garante del fatto che lidentit
avrebbero bisogno di errare per questa deviazione, perch senza discorso da lui affermata valida. Nel momento in cui garantisce con la propria
alcuno potrebbero intuitivamente e immediatamente guardare luno nello persona, egli fornisce al destinatario della sua comunicazione
spirito dellaltro. In realt questa non-naturalit del segno dovuta a una unalternativa alla possibilit di verificare immediatamente la validit
ragione molto pi decisiva: alla fondamentale dignit dello spirito della sua affermazione. Se perci da un lato lespressione della verit
personale, il cui essere-per-s non pu in alcun modo essere aperto ad un acquista il carattere di garanzia testimoniale, ad essa corrisponde da parte
altro senza che egli lo decida liberamente. La pretesa dello spirito ad una del destinatario il carattere di un credere fondato sulla fiducia. Senza
verit che gli appartenga in proprio, non disponibile senza il suo assenso, questo momento, lo scambio e la comunicazione di verit fra due esseri
potrebbe apparire eccessiva liberi non concepibile. Se si volesse escludere dalla modalit con cui gli
esseri spirituali comunicano, il carattere determinante del testimoniare e
99
del credere
se, cos com stato documentato, non si fondasse su come lintimit della
100
verit costantemente si accresce in tutti i gradi dellessere. Lo spirito di
una qualit del tutto nuova rispetto agli altri esseri naturali, eppure porta a si scaccerebbe la libert dal cuore della loro intelligenza, per concederle
compimento una direzione che la natura stessa andava disegnando sempre nel migliore dei casi solo una quasi - esistenza in alcuni remoti angoli
pi esplicitamente. dellagire morale. In questo modo, dal centro del loro essere-per-s si
sarebbe estromesso il loro rapporto alla verit, e dal momento che il
Quella stessa libert che neppure latto di auto-rivelazione dello spirito
possesso della verit e la sua comunicazione non sono affatto scindibili,
che comunica se stesso pu annullare, determina una particolare, nuova
anche la loro verit stessa, facendo cos decadere lo spirito dalla sua
posizione anche nello spirito che ne riceva la comunicazione. Di fronte ad
dignit ad un esistere infrapersonale.
una verit che si comunica senza libert spirituale, colui che la coglie
giudica la relazione che nellente sussiste fra il contenuto e la sua Non appena la parola che lo spirito pronuncia diventa una parola libera, e
espressione. Ora, un rapporto di questo tipo sempre presente, e perci larbitrio nella scelta dei segni per le lingue umane rende questa libert
nessuna verit sar mai del tutto priva di segreto: nessuna sar mai portata piuttosto evidente, essa diventa visibile anche nellespressione stessa. E
alla luce fino al punto da dissolvere totalmente ci che si rivela nella sua appare cos: lo spirito libero si pone con la sua libert a garante della verit
rivelazione. Da questo punto di vista non esiste quindi una verit che sia della sua creazione. In questo modo, e unicamente in questo modo, il suo
totalmente positiva, puramente oggettiva. Ma nella misura in cui il essere pi interiore, il suo essere-per-s, si d nellapparire. La libert non
disvelarsi un processo naturalmente determinato, esso sottost alla pu rivelarsi ed esprimersi altrimenti che assumendosi la responsabilit
verifica del soggetto conoscente. Questo dato di fatto cambia radicalmente della sua stessa espressione, e cos rende noto il peso del suo valore e la
nel momento in cui la comunicazione partecipata diventa libera. Perch sua dignit in quanto libert. Se la libert stessa appartiene alla parola
ora la verifica della relazione di corrispondenza fra contenuto ed espressa, in quanto realizza la verit dello spirito che la dice, per lo spirito
espressione non pi immediatamente accessibile al giudizio di colui che che la riceve non si da altra possibilit per testificare che ha riconosciuto
conosce. In mezzo si inserito il momento della libert in colui che rivela. questa parola nella sua libert, se non il riconoscere la libert di colui che
La parola detta non pi solo espressione della parola interiore, essa ne la dice. Ma il riconoscimento della libert di un altro pu avvenire solo
la testimonianza. Colui che parla stabilisce unidentit fra il contenuto rinunciando allillimitato potere di giudizio che pur sarebbe proprio dello
spirito, cosa che pu esprimersi solo affidandosi fiduciosamente a quanto che lorientamento ad oggetti a lui estranei. Nel cerchio chiuso del suo
stato liberamente mostrato. Con ci non si intende dire che lo spirito essere-per-s si apre la profonda e ineliminabile breccia della ricettivit.
conoscente si privi del diritto di verificare e di sottoporre a ricerca la verit Solo ricevendo ci che gli estraneo, e nella permanente disponibilit a
che gli viene offerta, ma solo che in questa messa alla prova non potr mai quanto gli estraneo, solo offrendosi a ci che gli estraneo e nel servizio
fare a meno, in un momento precedente o susseguente, di credere a chi ad esso lo spirito umano pu elevare la sua pretesa ad essere-s.
quella verit glielha data. 102
Finora abbiamo descritto luomo come se fosse unicamente un libero, puro E solo il servizio fattivamente reso al mondo gli assicura quella misura di
spirito. Ma non lo . indipendenza che in quanto spirito gli spetta. Perci il suo dire-se-stesso
101 resta legato al linguaggio simbolico e naturale della sensibilit. Egli vi
trova sia una limitazione che un aiuto. Un limite, perch lo spirito possiede
Lintimit spirituale ha nelluomo il particolare carattere di essere
s i contenuti della sua sensibilit, ma non li pu comunicare come tali. La
inestricabilmente connessa a tutte le forme infraspirituali di interiorit, in
solitudine determinata dallambito sensibile non viene affatto superata.
particolar modo con lintimit sensitiva. E per questa ragione lo spazio
Essa resta in lui, come un qualcosa di eternamente incomunicabile, e
interiore della verit acquista nelluomo una ricchezza che nella sua
forma parte del suo particolare destino. Gli conferisce la tonalit cupa
complessit quasi inesauribile. Da un lato la sua interiorit ben lontana
della natura infraspirituale, lo fa partecipare sia della necessit, sia della
dal realizzare un puro essere-per-s. Perch il suo spirito gli presente ed
protezione che custodisce lessere in quanto non partecipa alla luce piena
disvelato a se stesso solo quando egli ritorna in s da quellestraneit a
dello spirito. Ma dominare lespressione simbolica del linguaggio lo aiuta
se stesso che la conoscenza oggettuale; inoltre questautopossesso non
e lo arricchisce. Il suo linguaggio spirituale non uninvenzione
raggiunge mai la compiutezza del conoscere per essenza. Lo spirito
liberamente fluttuante, esso si riveste della lingua naturale e assume le
svelato a se stesso solo nel su esistere, e in determinate caratteristiche
leggi dellespressione naturale. Come nel volto umano, e in tutta la figura
fondamentali del suo contenuto essenziale; quale sia la sua essenza pi
delluomo, sono espressi inscindibilmente sia la sua natura animale sia la
intima, secondo tutta la profondit della sua origine, della sua struttura,
sua libert spirituale, e come lo spirito in grado di realizzare la sua libera
delle sue possibilit, della sua libert non gli invece immediatamente
creativit esprimendosi nel linguaggio simbolico dellapparire sensibile
visibile e gli resta velato. Pu per il momento restare non esplicitato se il
della materia, cos pure loggetto di conoscenza che uno spirito offre ad
limite posto al suo discoprimento di s, e quindi alla libert della sua
un altro rivestito dallabito dei sensi e della loro simbolicit. Voler
verit, sia connesso alla sua corporeit, o se non sia piuttosto, e molto di
definire la frontiera fra anima e spirito, fra lespressione sensibile e
pi, radicato nella sua creaturalit, in forza della quale gli sono preclusi
lespressione spirituale di ununica anima impresa impossibile da
un autopossesso e unautonomia completi. Se cos, il suo nascondimento
realizzare. Da un lato il linguaggio dello spirito scritto in modo non
a se stesso perch si cerchi e si ritrovi non in se stesso, ma nello spirito
misconoscibile nei tratti del campo espressivo animo-corporeo, e daltra
infinito che lo ha creato, e che solo perfetto autopossesso. La
parte nessuna fisiognomica o altra arte ad essa apparentata potr mai
caratteristica di un ultimo essere-sottratti a se stessi sarebbe dunque
costringere la libert dello spirito a sottostare alle sue leggi. E cos
comune alluomo e agli spiriti incorporei, essi stessi creati. Ma daltro
lintimit umana si trova in un misterioso stato di transizione,
canto lo spirito umano costitutivamente legato alla ricettivit di una
partecipando a due diverse forme di interiorit, al discoprimento e al
sensibilit corporea. E questo ha a sua volta un duplice significato: il suo
nascondimento cos come si esplicano in due diversi sistemi, che nella loro
autopossesso non disgiungibile da quelloriginaria depossessione di s
molteplicit combinatoria consentono un gioco di luci e di ombre cio nel quale egli diviene trasparente a se stesso, ed per se stesso oggetto
dallincalcolabile ricchezza. di conoscenza. vero daltra parte che allaccrescersi dellessere-per-s
si accompagna unaccresciuta possibilit espressiva e comunicativa.
103
Abbiamo formulato questo dato dicendo che i gradi dellessere fra la
Nella gerarchia degli esseri, al di sopra delluomo si trova lo spirito materialit e lo spirito possono essere
incorporeo creato. Conosciamo la sua esistenza solo per rivelazione; ma
104
sulla base di questa conoscenza si pone una serie di significative domande
filosofiche sulla sua essenza e sulla sua costituzione. Dal momento per rappresentati anche come gradi di sempre maggiore intelligibilit
che non abbiamo nessun dato desperienza riguardo agli angeli, possiamo dellessere. Ma a partire da quanto finora detto deve risultare chiaro che
solo dedurre a priori a partire dallidea di questi esseri, che da un lato, in questo accrescersi dellintelligibilit non significa che le cose dello spirito
quanto esseri incorporei, non possono avere la caratteristica ricettivit siano pi conoscibili nella loro essenza, n che siano pi razionali di quelle
materiale della conoscenza umana, ma che daltra parte, in quanto esseri materiali, n che siano di fatto pi conosciute che non quelle. Per quanto
creati, non possono avanzare la pretesa di unintelligenza puramente attiene al primo punto, non vero perch la conoscibilit una
creatrice, com quella divina. Per dare contenuto allo spazio vuoto fra caratteristica che appartiene a tutte le cose che sono, e a tutte nello stesso
questi due dati di fatto stabiliti a priori, si adotter un buon metodo quando grado. Non appartiene affatto alla materia in quanto tale lopporre una
si presti attenzione alle indicazioni che possono essere desunte dalla resistenza alla conoscenza, che lo spirito invece non eserciterebbe. Non
direzione ascendente nella gerarchia della creazione. Certo questa curva abbiamo fatto ancora nessuna affermazione sulla relazione di conformit
ascendente si dimostrata prima di tutto discontinua, e per nulla affatto fra le diverse potenze conoscitive e la conoscibilit delle diverse classi di
quantitativamente determinata: ciascun nuovo grado dellessere possiede esseri, e neppure rispetto ai diversi gradi di intimit che costituiscono
anzitutto una forma totalmente nuova di interiorit, completamente loggetto di questa ricerca, perch nessuna di queste due domande mette
distinta da quella che lha preceduta, e dalla quale non in alcun modo in questione il dato di fatto dellintelligibilit, che appartiene a tutti gli
deducibile in termini di intensit o di maggiore quantit. Allo stesso modo esseri come loro comune e identica caratteristica. Ma pi importante che
anche lintimit della personalit puramente spirituale sar qualcosa di non questa costatazione, che laccresciuta intelligibilit dello spirito non
completamente diverso da una semplice prosecuzione o nuova pu significare un essere-conosciuto pi pieno. Una simile concezione si
combinazione dei tratti gi presenti nellambito umano. Di un dato non si scontrerebbe con la libert e lintimit dello spirito pi sopra descritta. In
potr dubitare: questo essere spirituale, non pi legato ad alcuna materia, particolare su questo punto la dottrina filosofica riguardo alla creatura che
definisce in ogni caso il grado pi alto di libert raggiungibile a questo puro spirito dovr guardarsi da possibili costruzioni erronee. Partendo
mondo. dalla riflessione secondo la quale allangelo non pu appartenere nessuna
ricettivit passiva, e quindi possiede in se stesso il tesoro delle conoscenze
stato stabilito che il progressivo avvicinarsi dei diversi gradi dellessere
a lui possibili nella forma di idee e rappresentazioni in qualche modo
alla forma propria allo spirito ha lo stesso significato di un progressivo
innate, si potrebbe essere inclini a concluderne che egli conosca a priori
diradarsi interiore, un diffondersi della luce, una luminosit dellessere9.
anche i contenuti spirituali di esseri a lui congeneri, e a maggior ragione
Lessere spirituale luce in se stesso, gli possibile la riflessione, latto
quelli degli uomini, che gli sono inferiori di grado. Se per cos fosse,

9 Balthasar scrive qui: Es steht fest, da die allmhliche Annherung der Lichtung, Durchleuchtung, Erhellung des Seins. [NdT]
Seinsstufen an die geistige Daseinsform gleichbedeutend ist mit einer inneren
allora proprio nel mondo degli spiriti, cio l dove lintimit personale essere simile allopera darte di un artista terreno: si eleva al di l delle
dovrebbe raggiungere il suo compimento, verrebbe meno la possibilit convenzioni dellespressione linguistica e porta in fronte il segno della sua
stessa di una tale intimit. Nel regno di questi esseri non ci sarebbe unicit creativa. Cos come questa lingua pu solo essere quella di Haydn
segreto, non ci sarebbe un aprirsi spontaneo dello spirito come vero 106
avvenimento personale. Qualunque discorso, qualunque scambio fra
questi esseri liberissimi si ridurrebbe o di Mahler, cos la parola di un angelo pu essere detta solo da questo
angelo. La verit non cessa con questo di essere universalmente
105 comprensibile, ma resta lespressione dello svelamento di un essere
ed essere la comunicazione di un qualcosa di gi noto, di gi posseduto, e spirituale, che come tale comprensibile a tutti quelli che sono svelati a
sarebbe per ci stesso superfluo. se stessi. Ma essa definitivamente sottratta allambito della mediocre,
impersonale tiepidezza nella quale si vive per lo pi fra gli uomini,
Lapproccio di Tommaso, il quale ha considerato gli esseri puramente
elevandosi invece ora totalmente nello spazio della libert e dellessere
spirituali come distinti luno dallaltro in modo esclusivamente qualitativo
personale. Corrispondentemente alla libert del dirsi, occorre contare su
(come species), era una buona cosa. Veniva sottolineata con forza la loro
una libert dellaccogliere: latteggiamento dellofferta di s in chi parla
unicit e irripetibilit, anche se in parte a discapito delluomo, per il quale
implica latteggiamento corrispondente di offerta di s in chi ascolta. E
unindividuazione quantitativa puramente materiale non potr di per s
neanche lascolto del puro spirito pu essere concepito senza un momento
quasi pi distinguersi da quella degli esseri infraspirituali. Meno felice
di fiduciosa fede che presuppone la verit.
stata lidentificazione di questi esseri spirituali, distinti per la specie, con
idee sussistenti, e anche il semplice paragone con esse. Perch con questo Solo ora che abbiamo percorso tutti i gradi dellintimit spirituale, con un
spostamento si espongono al grave pericolo di venire svalutati a contenuti ultimo sguardo verso lalto possiamo supporre anche nellinfinito spirito
intelligibili (noemata) del tutto sprovvisti di segreto, spogli di qualunque del Creatore la libert assoluta e lintimit. Dio il puro essere-per-s, che
pienezza interiore, come pure di ogni spontaneit. Di contro, il mondo non necessita di nessunaltro essere. La sua luce eterna pienezza a se
angelico non pu venir rappresentato che come la pi alta forma creaturale stessa, non si perde riversandosi al di fuori di s per natura, piuttosto,
di libert, e questo anche per quanto riguarda la verit. Che un angelo parli, quando vuole partecipare se stessa, si rivela per sua libera disposizione.
e la sua parola sar un avvenimento creativo ben al di l di quanto non lo La parole creatrice sia, che causa di ogni essere extradivino, pu essere
sia la parola delluomo. laccadere di un qualcosa di elementare, che unicamente una parola espressa nella libert assoluta. E cos anche la
non sconvolge solo luomo, ma anche la pi intima essenza dei suoi rivelazione di Dio contenuta nella creazione, per quanto essa avvenga
fratelli, che gli sono uguali per specie. Pone un inizio, qualcosa che non attraverso la natura creata, resta unopera della libert. Di questa libert
aveva precedentemente luogo nel sapere a priori di altri spiriti. Molto parla ogni fiore, ogni montagna, ogni uomo. In quanto creatura, ogni
meno di quanto un uomo non possa leggere nel pensiero di un altro uomo, essere creato rivela certo necessariamente il Creatore, ma esso rivela con
un angelo pu avere accesso al nobile spazio interiore di un altro angelo, ci il proprio esistere come non-necessario, e rivela perci la libert del
se questi non glielo apre in piena libert. Perch anche il linguaggio Creatore. Nella misura in cui la creatura, conformemente alla sua pi
corporeo, che spesso tradisce il pensiero lasciando trasparire molto di intima essenza, non pu non parlare del suo Creatore, la sua contingenza
quanto spirito, negli angeli viene meno. Nel loro discorso, la parola un per la ragione creaturale una valida traccia
atto libero, libero non solo nellintenzione, ma anche nella modalit 107
espressiva, nella forma che la parola assume. La parola di un angelo deve
dellevidente e necessaria esistenza del Creatore. Ma la rivelazione del interamente nel possesso della conoscenza. Ciascun essere e ciascun
Creatore che di necessit la creatura testifica, non porta lo spirito creato evento ha significato, carico di senso, espressione e segno. Il rapporto
che alla soglia del mistero insondabile della sua interiore essenza. Davanti fra il fatto che si documenta alla luce del giorno e il retroterra a cui
allintimit della vita personale in Dio, la conoscenza naturale di Dio si rimanda e dal quale sorge, da un lato non sopporta alcuna frattura, e
arresta irrevocabilmente. E si rende necessaria che una nuova rivelazione dallaltro non sopporta neppure che i due poli siano fatti collassare luno
di grazia partecipi alluomo che vi si apre nella fede il permanente mistero nellaltro. Il significante non consente di essere totalmente assimilato al
di cosa nella sua pi intima essenza sia Dio. significato, ma neppure di esserne realmente distaccato. Dal riconoscere
lintimit dellessere matura proprio questo importante contenuto di
conoscenza.
Questa affermazione basta per rigettare come insostenibile qualunque
2. La segretezza dellessere
divisione fra il bene e lessere in due regni distinti, e anzi per rigettare una
Da ci che precede consegue con grande chiarezza che quanto pi sono simile divisione come mortifera per il segreto dellessere. vero che da
preziosi e rilevanti gli esseri che esistono, tanto pi vengono circondati da un lato lessere creato non necessario, e che la sua esistenza resta
una custodia che, come a proteggerne la sacralit, li sottrae alla presa di esteriore alla sua essenza. Ma la distinzione fra essenza ed esistenza non
chi non sia iniziato. Solo unintelligenza refrattaria a quanto nobile e alla ha affatto lo stesso significato di quella fra bene ed essere, dal momento
protezione che necessariamente tale nobilt esige si lamenter perch che lesistenza, come essere dellessenza, deve avere gli stessi suoi tratti,
quanto vi di migliore nascosto. Forse finir con il confondere tale e deve perci avere parte a quanto ne determina il valore. vero ancora
caratteristica con una carenza di razionalit, e parler perci che non tutti i valori vengono realizzati: si danno scopi esigenti che
dellirrazionalit di tutti quegli oggetti che non sono accessibili sembrano restare come sospesi al di sopra della realt, senza mai
allanonima, pubblica conoscenza di chicchessia. Ma il castello di un re giungere a realizzarsi in essa. Ma con ci non certo detto che non
non inaccessibile solo perch a pochi consentito visitarlo. Ogni verit esistano valori realizzati nella realt, o che la realt come tale sia
razionale, ma non ad ogni intelletto consentito conoscere ogni verit. sprovvista di un carattere di valore. Piuttosto, la scissione fra valore ed
Cos come fra gli uomini esistono segreti, che se svelati in modo indebito essere dovuta a quello stesso gruppo di ideologie moderne che gi
vengono profanati nella loro pi intima essenza, vanificando lo scopo al precedentemente stato caratterizzato con la scissione fra intelligenza
quale erano destinati, cos anche in ogni essere e in ogni conoscenza c pratica ed intelligenza intuitiva, espressione di una forma di rassegnazione
un segreto che esige di essere rispettato. davanti allessenziale problema che lessere pone. Il moderno pensiero
Questo carattere di segretezza proprio ad ogni essere dato insieme alla tecnico suppone di essere venuto a capo di tutto un ambito dellessere, e
sua interiorit, cos come stata or ora descritta. la dimensione crede di poterlo dominare fino al punto che non possa pi nascondergli
dellinteriorit a far s che non possano esistere solo nudi dati di fatto che alcun segreto. pur vero che un essere conosciuto fino in fondo e di parte
si esauriscano nella loro fattualit, senza svelare oltre s un rapporto a una in parte non ha pi segreti per colui che lo conosca, ma non ha perci pi
profondit di senso, senza avere un altro significato, diverso da quello neppure un fascino che stimoli ad occuparsene ancora,
piattamente evidente, 109
108 non ha pi valore. Quanto pi dunque si diffonde la persuasione che sia
e che, sciolti da qualunque nesso, fossero nella loro pura fattualit possibile venire a capo di un certo ambito dellessere, tanto pi si
allontaner anche la sfera dei valori, che dora innanzi rappresenter un sempre qualcosa di pi di quanto non venga fattualmente realizzato. Un
qualcosa di pi alto, di trascendente, qualcosa che non sar possibile uomo resta essenzialmente lo stesso dalla culla alla tomba, anche se
dominare con la sola razionalit. E di fronte alla conoscenza del fattuale, fattualmente cambia continuamente. Eppure anche la sua essenza
totalmente priva di segreti, la sfera dei valori richieder perci una forma partecipa di questo cambiamento. Senza che sia possibile costatare una
specifica di conoscenza: la sensibilit per i valori. soluzione di continuit, la sfera essenziale si estende dalla realt fino
allidealit, dalla figura che si informa nellesistere, mutando nel tempo e
Ma la scissione di queste due sfere si fonda su una barbarica
nello spazio, fino allidea che sovrasta ogni cambiamento reale,
semplificazione delle cose. La considerazione dellintimit dellessere,
fornendogli la sua norma. Qualunque tentativo di istituire una distinzione
che appartiene alla sua struttura essenziale in tutti i diversi gradi della sua
precisa fallisce davanti allinsolubile reciproco rapportarsi fra loro delle
gerarchia, permette di concludere che la conoscibilit delle cose non solo
due sfere. Tanto quanto inevitabile ricorrere al fenomeno della polarit
ne sopporta benissimo il carattere di segretezza, ma addirittura, che non
per poter spiegare lessere, altrettanto impossibile intendere questo
da esso divisibile. La verit discoprimento dellessere; ma anche quando
fenomeno secondo lo schema mentale di una composizione, come se
ci che si scopre discopre s, continua ad essere pi del suo stesso
fosse il costrutto di diverse parti o elementi.
svelamento. Le cose non sono mai rivelate a un punto tale da non potersi
pi ulteriormente rivelare. Un certa circostanza pu essere interamente La polarit lassoluta reciprocit dessere dei poli che determinano la
conosciuta, ma una circostanza non un essere esistente, solo uno dei tensione reciproca. E ci visibile nel modo pi inequivocabile nella
suoi molteplici aspetti in connessione con moltissimi altri, i quali non sono polarit fra essenza ed esistenza nellessere finito. La loro connessione
a loro volta tutti conosciuti. lintimit delle cose a determinarne il tale, da costituire nella sua unitariet il mistero stesso dellessere finito, e
valore. Qui esse sfuggono alla nuda quantificazione, questo le fa uniche, da frustrare ogni tentativo di identificare solo uno dei poli come sede di
piene di segreto e degne di essere amate. Qui esse sono pi che non nuda questa misteriosa segretezza, allo scopo di impadronirsi poi dellaltro
fattualit. Daltra parte il loro apparire esteriore non si lascia distaccare in come se ne fosse del tutto sprovvisto. Si sarebbe indotti a identificare la
alcun modo dal loro nucleo essenziale; e infatti questultimo non pu sfera dellinteriorit delle cose con la loro segreta essenza, che non
rivelarsi altrimenti che in ci che appare. Perci quanto appare partecipa potremo mai conoscere totalmente, - e si adduce il fatto che la nostra
essenzialmente al valore della sfera intima, e per colui che conosce esso ragione sia discorsiva e non attrezzata per vedere le essenze - mentre
ha linestimabile valore di essere un accesso allessenza, addirittura una la sfera dellesistere fattuale nella sua indivisibile semplicit non
rivelazione dellessenza stessa. sembrerebbe porre alcuna questione. Noi tutti infatti sappiamo bene cosa
sia esistere. Lesistere in fondo un concetto cos elementare da
Quanto lapparenza esteriore non si lascia distaccare dallessenza interiore
sconsigliare per la sua stessa evidenza manifesta qualsiasi spiegazione e
come da un qualcosa di puramente fattuale, altrettanto non consentita
analisi ulteriore. Come pensava Husserl, il pensiero filosofico pu,
rispetto allintero essere esistente, che sarebbe fattuale, lastrazione di
allinizio,
un non-esistente regno dei valori
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110
mettere semplicemente fra parentesi lesistere, per dedicarsi interamente
o di un dover-essere. Perch gi allessenza delle cose appartiene un
al campo che gli pi congeniale, quello dellindagine delle essenze. E
genere di essere che non semplicemente assimilabile a quello
forse questo itinerario condurr poi ad affermare che anche il porre
dellesistenza, intesa nel senso di fattualit constatabile. Lessenza
lesistenza non che una fondazione derivata dal mondo essenziale.
Oppure come fanno alcuni pensatori, lesistere pu essere considerato la sfera dellesistenza solo per se stessa. Ci che inevitabilmente doveva
come ci che sempre gi noto, e pu perci essere supposto e messo da accaderle, ed immancabilmente le accaduto, che nel focalizzarsi sulle
parte nel corso della ricerca, oppure al contrario pu essere invece singole categorie dellesistenza non ha potuto far altro che darne una
abbandonato sulla strada come un resto del tutto irrazionale, imbarazzante descrizione essenziale. Quando uno cercasse di cogliere il pi spoglio dato
per il pensiero concettuale, un qualcosa che irriducibilmente si prenda desistenza (Da) , non pu farlo altrimenti che dicendo ci (was) che esso
gioco di ogni sforzo logico che tenti di analizzarlo. La filosofia .
esistenzialista si opposta con ragione ad una simile semplificazione della E avviene uno strano fatto: sia lessenza sia lesistenza, non appena
questione. Lesistenza non in ultima analisi divisibile dalla sfera delle
ciascuna venga considerata concettualmente, indicano entrambe laltro
essenze. Indagare il carattere dintimit di un singolo ente, porre la polo come luogo del proprio segreto. L dove la sfera essenziale
domanda circa la sua unicit, e quella sulla sua personalit, significa porre considerata il campo di ricerca in senso proprio, si premura essa stessa di
nello stesso tempo la questione sulla sua esistenza e sulla sua essenza. Nel far sapere che non concettualmente esaurita fintanto che non si sia risolto
nucleo pi intimo della domanda sullessenza, l dove il pensiero vien anche lenigma dellesistere. E dove invece si suppone lesistere come gi
posto davanti allabisso dellessere particolare, emerge inaspettatamente e noto, esso rimanda allintimit dellessere, come a ci la cui eterna
di bel nuovo, quando si era creduto di averlo lasciato fuori, il problema superflua ricchezza superer sempre qualsiasi concettualizzazione.
dellesistenza. E se anche tutto di unessenza fosse stato racchiuso in Ognuno dei due poli ha in s un momento concepibile, che
concetti: una domanda troppo intrusiva respinta da una spada infuocata
immediatamente rinvia oltre s allaltro polo come a ci che invece resta
brandita con maest abbacinante, perch pur sempre inconcepibile resta la inconcepibile. In questa reciproca supposizione di essenza ed esistenza
realt di questessenza. diventa sempre pi esplicito il mistero dellunico essere, che nel suo esser-
Che il pensiero si disponga ad essere intelligente quanto vuole, che ci e nel suo esser-tale si discopre in modo sempre nuovo, per dimostrare
costruisca altissime sommit speculative a riguardo dellessere e in questa sua rivelazione come esso sia sempre anche ci che nascosto,
dellessenza, della libert e della necessit, riuscendo anche a ci che di pi di quanto non se ne riveli. Un pensiero che non frema
raggiungerne la sintesi: baster il semplice dato di fatto che una qualche davanti al permanente mistero dellessere, davanti al mare della verit, che
cosa ci sia, che una cosa emerga dal nulla, che la sua esistenza venga per sua stessa essenza non pu essere esaurito, non ha compreso nulla n
preferita al suo non-essere, che abbia linconcepibile grazia di essere di s, n del proprio oggetto. Lessere nella sua totalit ha stabilmente la
presente e di offrirsi come oggetto alla conoscenza, perch come davanti caratteristica di essere pi di quanto non se ne sia colto concettualmente.
alla pi alta rivelazione esso sia scaraventato gi da cavallo. E non sar Possiede questa caratteristica perch ha una caratteristica ancora pi
per un segreto diverso, estraneo a quello dellessenza, che invece gli misteriosa, quella di essere pi di quanto esso stesso non sia. Pur non
sarebbe ben nota, ma per lincandescente nucleo segreto dellessere in cui essendo irrazionale, sempre pi di quanto unintelligenza ne possa aver
racchiusa ad un tempo lintimit segreta dellessenza. colto. Lessere finito non ha infinit, eppure non sar mai possibile
possederlo in modo tale da
Per quanto riguarda
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non poter pi aver da concepire niente a suo riguardo. Come una grazia
la reciproca dipendenza fra i due poli e il loro supporsi lun laltro, la
che lo accompagna nel cammino, ha ottenuto di partecipare
filosofia dellesistenza ha mostrato dove conduca una ricerca che indaghi
allinesauribilit della suo origine. Reca in s una ricchezza che non pu
essere dissipata come fosse una somma finita di denaro. Con nessun essere questa caratteristica del soggetto, in quanto la soggettivit significa
si arriva ad una conclusione, e anche se si trattasse della pi piccola mosca, anzitutto uno spazio aperto verso lesterno, il quale anche da sempre
del sasso pi ordinario, possiede una segreta apertura attraverso la quale posto sotto sequestro dagli oggetti dai quali occupato, mentre il suo
gli fluiscono dalleterno sempre nuove provvigioni di senso e di aprirsi spontaneo, o anche il suo chiudersi, sempre e comunque
significato. successivo rispetto alla sua prima apertura. La posizione da cui la
conoscenza parte, per cui il soggetto come un luogo ospitale nel quale le
E cos anche la sfera dellesserci stata coinvolta nella libert della verit.
cose possono dispiegare se stesse, perdurer anche in tutto ci che avverr
Non solo la sfera dellessenza, come sfera dellintimit, a possedere un
successivamente. E se ci nonostante occorre parlare della libert del
segreto che la protegge e la custodisce dallinvadenza della conoscenza,
soggetto della conoscenza, ci non pu avvenire che in senso relativo, un
mentre la sfera dellesistenza delle cose le sarebbe completamente
senso che non metter mai in questione la sua ricettivit primaria. E
abbandonata, senza nessuno scampo. Anche il fatto di esserci appartiene
neppure la spontaneit del pensiero spirituale potr sganciarsi interamente
ai titoli di nobilt di unessenza e allimpossibilit di racchiuderla in
da questa ricettivit. I concetti, se sprovvisti di intuizione, sono vuoti; ogni
concetti, ed essa potrebbe sempre rimandare a questultimo suo segreto,
contenuto di conoscenza, anche quando superi il sensibile, ha avuto
anche quando tutti gli altri fossero stati scoperti, ed esso si opporrebbe a
origine dai sensi. E infine, il soggetto non libero di pensare quel che
qualsiasi risoluzione definitiva. Lesserci probabilmente la rivelazione
vuole. Non ha la libert delloggetto, il quale pu rivelarsi oppure
pi incontrovertibile dellessere, ma nello stesso tempo cos
chiudersi nel suo silenzio. Il soggetto per sua struttura deve orientarsi
meraviglioso da essere anche il suo nascondimento pi impenetrabile.
secondo la norma di ci che gli si rivela. Il dono essenziale che il soggetto
Nessuna conoscenza potr mai venire a capo del miracolo di unesistenza,
riceve nella conoscenza il poter cogliere in se stesso le cose cos come
e se anche un amante credesse di conoscere veramente come sia lamato,
sono. Pu arricchire ed ampliare la sua propria limitata pienezza attraverso
non potrebbe per mai fare a meno di ringraziarlo ogni giorno per
la pienezza altrui, quella degli esseri che come lui sono, e cos diventare
linconcepibile miracolo che il fatto del suo esserci.
grande, un riflesso dellintero universo. Per ottenere un tale bene, colui
che conosce deve prima di tutto disporsi a servire le cose.
Eppure la conoscenza anche spontaneit, e in essa si esprime linteriorit
B. La libert del soggetto del soggetto. Se nellatto del conoscere non ci fosse nessuna libert, non
potrebbe neppure
La verit dellessere, considerato in quanto oggetto della conoscenza, il 115
suo disvelamento di s, che andato assumendo sempre pi la forma della
libert. La rivelazione di s divenuta un gesto affidato allessente stesso, trattarsi di un atto spirituale. E cos anche per il soggetto finisce col porsi
alla sua responsabilit. E con ci pare quasi che, rispetto a quanto se ne lidentica domanda che si posta a riguardo delloggetto.
pensa di consueto, il rapporto fra soggetto e oggetto sia stato capovolto In quanto persona, il soggetto ha anzitutto la libert di rivolgersi a quegli
nel suo contrario. Loggetto non pi il materiale impartecipe della oggetti che voglia accogliere dentro di s per conoscerli. Pu considerare,
conoscenza, il cui supporto attivo e creativo sarebbe il solo soggetto, e si leggere, scegliere come oggetto della sua ricerca ci che corrisponde alla
trasforma invece esso stesso quasi nel partner attivo, mentre il soggetto, sua propria tensione alla conoscenza. Pu ritagliarsi, allinterno
per la sua originaria ricettivit, sembra venir confinato al ruolo di dellinfinito ambito di ci che conoscibile, quella parte che a lui pare
unindifesa passivit. Abbiamo sottolineato con forza e fin dallinizio
adeguata, e che andr ad integrare la particolare sfera che egli vorr possibilit positiva di accogliere liberamente qualcosaltro.
considerare la sua immagine del mondo. E poich pu rivolgersi A una chiusura liberamente posta di fronte ad una verit intempestiva,
liberamente alle cose, possiede nel contempo anche la libert di corrisponde lapertura liberamente scelta rispetto a una verit ricercata,
distogliersi da quelle che non gli corrispondono, che egli trova di disturbo che invece si ben disposti a ricevere. Questa apertura, questa
o superflue per la costruzione del suo mondo spirituale. Se anche molto di inclinazione a muoversi incontro alla verit, un requisito essenziale
quanto penetra nel campo della sensibilit vi si introduce senza esservi perch si costituisca e riesca pienamente latto della conoscenza. dunque
stato invitato, al soggetto resta pur sempre la possibilit di vagliare questa un momento squisitamente intellettuale, che determina e pu favorire la
moltitudine, di lasciare la maggior parte di tutto ci come in anticamera,
conoscenza. Ma questo non impedisce affatto che sia nello stesso tempo
e di dedicarsi al proprio interno solo a ci che ora desta il suo interesse. un momento della libert e della volont, e di fare perci ingresso nella
Questa chiusura alla maggior parte di quanto ci assedia, questa severa sfera delletica. Cos, la semplice preferenza per ci che uno conosce e
censura che lo spirito esercita rispetto al materiale fornito dai sensi, indica con cui formula la sua immagine del mondo condeterminata dalla sua
senzaltro anche la limitatezza della nostra potenza conoscitiva, che non libera disposizione etica nei confronti del mondo e delle domande ultime
sa accogliere nellangusta sua coscienza che una piccolissima parte di dellesistenza. Egli possiede la visione del mondo che preferisce avere,
quanto le offerto; ma nello stesso tempo anche la dimostrazione della nella misura in cui il vaglio di ci che si propone al suo spirito non avviene
libert ordinante e costruttiva dello spirito, che si sceglie fra tutta la massa senza il concorso della sua libert. Non accade mai che la volont prenda
di materiale offertole solo quello che le conviene per la costruzione del
possesso solo a posteriori di una conoscenza che fosse gi acquisita,
suo edificio spirituale. La libert di scelta non sta solo nel preferire certi scegliendola e valutandola solo in un secondo tempo, no, essa piuttosto
elementi e nel rigettarne altri, ma comporta anche la notevole capacit di partecipe dellatto stesso della conoscenza, che in quanto tale un atto del
potere liberamente sorvolare su ci che a quella costruzione non si adatti. vagliare e del preferire. Ci sono sempre uninfinit di possibilit secondo
Si pu non accorgersi affatto a livello spirituale di ci che a livello dei le quali sarebbe possibile considerare un oggetto. Quale di queste io
sensi si costretti a vedere, addirittura non si d unappercezione in cui scelga, dipender a quale fra esse mi spinga maggiormente la mia
una simile cernita e scelta non avvenga. Appartiene alla nobilt dello predilezione.
spirito il non essere costretto a frequentare
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Questa osservazione ci conduce ad unaltra, che ci consente di penetrare
nessuno senza averne scampo. Pu ricusare di aver a che fare con tutta una la libert nel modo in cui essa si realizza nello spazio della conoscenza
serie di inessenziali dati di fatto per dedicarsi ad un pi alto compito al spirituale. Non solo la scelta delle singole conoscenze condeterminata
servizio della verit. un segno distintivo di colui che veramente conosce, dalla volont, ma laprirsi stesso del soggetto non pensabile senza che vi
il fatto che abbia deciso una volta per tutte di non volere sapere tutta una giochi un momento della volont. Va da s che il suo aprirsi non pu
serie di cose, e con ci stesso proprio anche non le sappia per nulla. Una essere considerato un gesto di libera scelta personale; esso piuttosto la
smemoratezza produttiva come a sua disposizione grazie alla quale, prefigurazione naturale nella volont (voluntas ut natura) di ci che sar
negando laccesso a quelle cose, consente alle conoscenze essenziali di la libert personale (voluntas elicita). Se un soggetto non volesse nulla,
venire innanzi in vece loro, formando il mondo della verit come fosse un non potrebbe neppure mai conoscere niente. Parte della sua volont
bassorilievo vivente. In forza della possibilit negativa di trascurare impiegata nella ricerca della conoscenza e qui, quando essa sia raggiunta,
qualcosa per questo tipo di dimenticanza, compare in piena visibilit la si esaurisce; ma unaltra parte corre parallela alla conoscenza, e al di sopra
di essa, utilizzandola come un mezzo per raggiungere i suoi fini. Solo nella possibile pensare che esista una conoscenza senza la volont, cos non
traiettoria gi messa in atto dalla volont pu realizzarsi lopera della possibile pensare la verit senza lamore. Lamore non un aldil della
conoscenza. E qui si incontrano le due domande a riguardo del senso del verit, nella verit ci che le assicura oltre qualunque suo svelamento un
soggetto e di quello delloggetto. Nelloggetto, la verit consisteva in una segreto sempre nuovo; il perdurante di-pi-del-gi-saputo, senza del
crescente rivelazione di se stesso, nella quale ci che si rivela resta sempre quale non ci sarebbe nulla n di conosciuto n di conoscibile; nellessere
maggiore e pi ricco di quanto nella sua manifestazione non se ne riveli. ci che non consente che sia mai ridotto a un puro dato di fatto, ed ci
Questo movimento non per diverso da quello dellinteriore diradarsi e che non permette alla conoscenza di adagiarsi in se stessa, mettendola
illuminarsi dellessere, per il quale loggetto diventa soggetto. Allora, dal invece sempre al servizio di qualcosa di ulteriore. Il concetto di amore
punto di vista prospettico del soggetto, possiamo constatare come appartiene al concetto di verit, cos come quello di volont appartiene al
completamento che, oltre il dato di fatto della sua apertura, sta il suo concetto di conoscenza. cio ben possibile che anche chi non ama
movimento di aprire-s, e che cio al di l della sua luminosa lucidit riconosca correttamente delle circostanze. Ma la sua ragione
intelligente, sta la sua permanente volont di apertura di s, di accessibile paragonabile alla vista di un miope: nitida, addirittura acuta per quanto
dischiusura. E neppure in questa prospettiva c irrazionalit, come riguarda il particolare, ma incapace di cogliere pi ampie prospettive di
sarebbe se si considerasse il campo del pensiero come limitato e verit. Non un caso se si dice del diavolo che astuto e stupido ad un
determinato, mentre quello della volont sarebbe illimitato e tempo. Perch la verit piena non raggiungibile se non nellamore, la
determinante. Una voluta dischiusura non in quanto tale per nulla vera visione della verit pu averla solo uno che ami. Solo un amante pu
irrazionale, essa ben piuttosto il pi alto e definitivo senso della ratio essere disposto a dischiudersi veramente e con ci portare a compimento
stessa: lultima giustificazione per ogni essere nella sua essenza e nella il movimento nel quale sorge la verit dellessere. Solo un amante in
sua esistenza, il fondamentale pre-supposto al quale qualunque ulteriore grado di rispondere gratuitamente alla domanda e al richiamo di un altro
costruzione deve riferirsi, e senza del quale 119
118 che gli si affidi, gli si apra, e magari cerchi presso di lui aiuto. E compie
lessere e quanto avviene resterebbe incomprensibile e senza senso. Ci cos a sua volta il movimento nel quale sorge la verit della conoscenza.
che , ha un senso solo se ha un essere-per-s, ma cio-che--per-s ha Si pu perci dire che la verit sgorga dallamore, che lamore pi
senso solo quando possiede il movimento della comunicazione, della originario, pi onnicomprensivo della verit. Esso il fondamento della
condivisione di s. Lessere-per-s e la comunicazione sono in effetti una verit, perch la spiega e la rende possibile. Eppure non si pu dire che
cosa sola; insieme essi costituiscono lunica e indivisibile, chiara radura lamore ci fosse prima della verit, o che sarebbe concepibile senza la
dellessere10. Ma questo significa allora che il senso dellessere verit. Perch lapertura che di s attuano lessere e il conoscere, il cui
nellamore, e che dunque anche la conoscenza non spiegabile se non nome in modo originario quello di amore, porta immediatamente anche
attraverso lamore e in funzione dellamore. Che un oggetto sostanziale il nome di verit.
voglia dischiudersi per rivelarsi, e che un soggetto voglia aprirsi per Ma per il momento ci occupa anzitutto la libert del soggetto, intesa come
ricevere una percezione, la duplice forma di un unico dono di s, che la possibilit di volgersi in modo personale alloggetto, potendogli come
manifesta se stesso in questi due diversi modi. E cos si guadagna venire incontro con unattenzione particolare. Bench essa appartenga
levidenza che non possibile dividere lamore dalla verit. Come non

10 Balthasar scrive: Ja, Fr-sich-sein und Mitteilung sind sogar ein und dasselbe; sie bilden zusammen die eine, untrennbare Lichtung des Seins. [NdT]
esplicitamente alla libera decisione di colui che conosce, questa attenzione come in tribunale si sta sul banco dellimputato, sapendo, come unico dato
parte integrante della piena riuscita della relazione di verit. E pu, in positivo, che il giudizio sar imparziale. Ma una simile giustizia non
forza della duplice caratteristica della verit prima descritta, assumere due sarebbe per il soggetto propriamente un andare allincontro, non sarebbe
forme diverse. un movimento della conoscenza verso loggetto. Eppure stato descritto
precedentemente come le cose debbano compiere se stesse allinterno
Il volgersi cosciente e libero alloggetto della conoscenza ha anzitutto il
della sfera della soggettivit. Questo spazio loro destinato e messo a
carattere di vero e serio essere-disponibile. Come se il soggetto
disposizione affinch abbiano a svolgere alcune delle loro potenzialit pi
accantonasse tutta la sua soggettivit, per disporsi a non essere altro che
determinanti, che non possono invece rappresentare altrove. Lapertura
pura apertura percettiva per loggetto. In questa rinuncia a quanto
del soggetto rispetto alle cose stato descritto inizialmente, al livello della
proprio per potere cogliere meglio quanto estraneo a s, si situa lo
natura, come non volontario. Ma qui esso si erge nella sfera della libert.
smantellamento di tutto quanto pregiudizio, e di quanto impedisce la
E occorre che le cose che devono potersi esprimere nel soggetto, si trovino
pura concezione delloggetto. Ed necessario un impegno non piccolo
qui anche a loro agio, come fossero a casa loro. Potrebbe darsi da parte
della spontaneit del soggetto perch questo non voglia essere altro che
delle cose qualcosa come un pudore nel disvelamento di s, e sarebbe
capacit daccoglienza, ricettivit. Il soggetto rinuncia alla sua propria
allora compito del soggetto vincerne la timidezza grazie alla cortesia
parola per non udire altro che la parola della cosa stessa. disposto a non
dellinvito rivolto ad esse. Non raro che dei penitenti vengano dal padre
interrompere il discorso delle cose che vogliano esprimere se stesse. Si
confessore senza osare esprimersi
proposto
121
120
e preghino il prete in questi termini: Mi interroghi lei. E cos pure latto
di esercitare la giustizia nei confronti delle cose. Questa volont di
di conoscenza pu avere il compito di sostenere e aiutare loggetto ad
giustizia gi un gesto damore, perch alla propria propriet e alla
attingere alla sua verit. Perch accade spesso che una cosa attenda di
propria verit, preferisce la propriet e la verit altrui. Nella relazione di
essere conosciuta in un modo che non quello con cui essa stessa si
verit latteggiamento determinato a volere ascoltare realmente non potr
conosce. Entra al cospetto di colui che conosce con una grande aspettativa
mai essere superato. Esso rester lineliminabile base sulla quale tutto il
nel potere del suo conoscere. Vorrebbe essere colta con uno sguardo dello
resto si costruisce, e bisogner tornare a verificarne la saldezza, perch
spirito che le svelasse ci che ha di pi intimo, davanti al quale potesse
qui che si documenta lautenticit e la sanit dellamore, anche se verr
mostrarsi nella sua nudit senza patirne danno, cos come un paziente si
compresa poi nella forma di un altro atteggiamento.
spoglia davanti al suo medico. Lo spogliarsi non fine a se stesso, ma
Nella misura in cui infatti latteggiamento di giustizia gi unespressione piuttosto il medico deve poter rilevare e riconoscere sul corpo nudo
dellamore originario, si trasforma in un altro, nel quale loriginariet qualcosa che il malato forse percepisce, ma non capace di definire. Il
dellamore si esprime pi esplicitamente. Se questo secondo medico possiede uno sguardo esperto con cui vede cose realmente
atteggiamento non la correggesse, la possibilit di volgersi liberamente presenti, ma che nessuno al di fuori di lui pu, dal nascondimento in cui
alloggetto potrebbe pervertirsi in qualunque momento, e diventare una sono, portare alla luce del sole. Anche un modello si spoglia davanti
fredda oggettivizzazione, come un pesante silenzio che imponga il timore, allartista, nellattesa di essere da lui guardato in un modo in cui nessun
e nel quale risuonasse come sperduta e priva di protezione la voce altro saprebbe guardare, in un modo tale come neppure il modello stesso
delloggetto. Le cose starebbero di fronte a questo tipo di conoscenza saprebbe vedere se stesso quando per caso si vedesse allo specchio.
Questo sguardo cos particolare, dal quale tanto si attende loggetto, della verit di quanto gli stato proposto. Al comando dellamore, osa
conduce a penetrare allinterno del sacrario della conoscenza. essere ci che avrebbe potuto essere, ma che da solo non avrebbe mai
stimato possibile. Ma lamante considerer sempre come oggettiva
Per descriverlo correttamente, occorre porre due affermazioni
limmagine che indica allamato. Egli lo sa: la possibilit che vede
contemporaneamente, senza che una possa disgiungersi dallaltra: questo
incarnata nellamato, essa non viene inventata dallamante, ma
particolare sguardo, che non possibile al di fuori dellinclinazione
semplicemente costatata. Perderebbe ogni valore ai suoi occhi se dovesse
amorosa del soggetto, nello stesso tempo uno sguardo oggettivo e ideale.
considerarla solo un prodotto della sua capacit immaginativa. Questa
La grande speranza delloggetto della conoscenza che sia possibile
immagine era solo nascosta nellamato, e deve giungere lo sguardo
lunit di queste sue due propriet. Spera di poter attingere, allinterno
dellamore per poterla far emergere dal profondo. Cos, lamante
dello spazio offertogli da un altro essere, allidealit che gli impossibile
considerer la realizzazione dellideale sempre e solo una prodezza
realizzare da se stesso. Sa, o ha sentore, di ci che potrebbe essere, di come
dellamato. Se riesce, si rallegra per avere sempre saputo che lamato ne
ci siano in lui gloriose possibilit. Ma per poterle realizzare ha bisogno di
capace, e di non essersi sbagliato a suo riguardo.
uno che le creda possibili, anzi no, che le veda gi essere nascostamente
presenti, oggettivamente, ma visibili solo a chi ritenga la loro 123
realizzazione possibile, e cio a colui che creda e ami. Ci sono alcuni che Lamato al contrario, sapr che la realizzazione delle sue migliori
aspettano solo uno che li ami, per diventare ci che possibilit non sono merito suo, ma frutto dellopera creatrice dellamore,
122 che gliene ha dato labbrivio, gliene ha mostrato limmagine ideale nello
specchio, e gliene ha dato la forza. In questo avvenimento creativo ogni
avrebbero potuto essere da sempre. anche possibile che solo lamante,
distinzione fra oggettivo e soggettivo risulta inadeguata. Limmagine che
con questo suo sguardo misterioso e creatore, scopra nellamato delle
lamore ha visto e innalzato come uno stendardo senza alcun dubbio
possibilit del tutto ignote a colui che le possedeva, e che sarebbero
unimmagine delloggetto. Non delloggetto com, ma come potrebbe
risultate a lui non credibili. Questi somiglia a uno di quegli alberi a
essere. la realt ideale e non reale delloggetto. E questa realt ideale
spalliera che non possono portare frutto se non sono sostenuti nella
non esiste da alcunaltra parte se non nellamore di un soggetto. Solo in
crescita da pali e filo di ferro ad essi del tutto estranei.
questo spazio lideale pu svilupparsi. Non esiste nessuna realt ideale
Lautentico mistero della libert nella conoscenza perci questo. E come fluttuante nelletere, in un qualche impersonale e astratto regno dei
tutti i veri misteri, un mistero dellamore. Limmagine ideale di ci che valori. Il luogo proprio di queste immagini ideali lamore personale di
conosciuto, che lamante conosce per amore, altrettanto oggettiva un altro essere.
quanto soggettiva. E non soggettiva in quanto non corrisponderebbe alla
Porre una tale immagine, e lentamente o rapidamente realizzarla, deve
verit; soggettiva perch solo in grazia di un soggetto la sua verit
essere considerata a tutti gli effetti un atto di creazione, nel quale lamante
diventa verit reale e oggettiva, cos come un frutto non pu giungere a
e lamato agiscono di concerto tendendo a dare forma allideale proposto.
maturazione se non in un determinato clima. Se colui che conosce non gli
Quando si realizzasse una corrispondenza, o anche solo
indicasse lideale, al conosciuto non sarebbe mai venuta lidea di tendervi,
unapprossimazione somigliante, in questa loggetto avrebbe attinto alla
oppure sarebbe venuto meno cammin facendo perch il tentativo gliene
sua propria verit, ci che in esso era nascosto disvelato, il possibile
sarebbe parso fantastico alleccesso. Occorre il credere e la fiducia animati
realizzato, e tutto ci lattuazione della sua idea originaria. Ma lidea
dallamore di colui che conosce perch anche il conosciuto creda e si fidi
stessa stata contemplata ed espressa creativamente dallamante; il suo
ideale a conferire realmente forma allamato, tanto che dora innanzi ha valenza, non ha peso, non legittimata ad esistere. come se fosse
lamato sar grato allamante per ci che , come a colui che gli ha donato radiata ed esiliata dal cosmo delle cose esistenti. Non le viene tributato
la vera immagine di ci che egli . lonore della conoscenza. Non le viene data tanta importanza da far s che
debba essa stessa svelarsi, come se potesse possedere una propria verit
Lassimilazione dellimmagine formulata nel reale alloriginaria
che possa essere intesa seriamente. Per il fatto che non le si presta
immagine ideale non avviene per gradi. Non si realizza in modo che si
attenzione, per il fatto che non le viene data loccasione di disvelarsi, si
possa, da un periodo allaltro, identificare quanto sia avanzato il processo
elabora in modo attivo e efficace la sua nullificazione. Un essere a cui
di assimilazione, per esempio in modo proporzionale agli sforzi e
venga negato il diritto a disvelarsi, e cio il diritto alla verit,
allimpegno che ci mette loggetto, che con zelo si preoccupasse di
raggiungere limmagine posta come obiettivo. Una simile 125
124 alla lunga viene distrutto dalla mancanza daria e di luce. Ci che non-ha-
da-essere viene trattato dallamore come qualcosa a cui lessere di diritto
concezione del gesto creativo che la conoscenza amorosa, resterebbe
non appartiene, e che si punisce nel modo migliore semplicemente non
completamente prigioniero della raffigurazione che abbiamo dato della
considerandolo. La rappresentazione ideale ha quindi come sua
prima possibilit inerente al conoscere libero. Secondo questultima, colui
controparte una sorta di estinzione dellimmagine reale. E lamato deve
che conosce si limiterebbe a proporre al conosciuto unimmagine con una
attenersi a questa duplice azione creatrice della conoscenza amorosa. Per
sorta di giustizia impartecipe, mentre lascerebbe che lassimilazione ad
raggiungere quellideale che viene trattato come fosse la sua realt, egli
essa fosse integralmente opera delaltro. Ci che nel suo conoscere vi di
non deve far altro che agire come se quello gi fosse realt; per lasciare
produttivo si limiterebbe allimmagine conosciuta, e si esaurirebbe in
che il reale che deve essere estinto possa davvero scomparire, non deve
questa, lasciando il gesto della realizzazione alloggetto conosciuto. Ma
far altro che comportarsi come se gi non esistesse pi. Lamato deve
questa non sarebbe conoscenza amorosa secondo la piena accezione di
prendere piena coscienza di ci che accade nel processo creativo della
questa parola. No, nellamore ben piuttosto limmagine proposta a
conoscenza dellamante. Deve sapere che questi ha conosciuto la sua
contenere essa stessa una forza di realt e di realizzazione. Lamante
carente realt, che dunque a questo riguardo un conoscitore oggettivo, e
considera limmagine la vera realt dellamato, e orienta in tal senso il suo
non invece uno che preferisca abbellirla o che ne sia ingenuamente
agire. Egli tiene fisso lo sguardo sulla vera immagine dellamato, lo
innamorato. Deve quindi sapere che il movimento dellamore partito da
interpella in funzione di questa immagine, lo tratta come se esso stesso
un momento di conoscenza oggettiva in cui al reale stata fatta
fosse quellimmagine. E non considera laltra immagine, quella reale e
giustizia, ma che questo punto iniziale lo ha abbandonato, ormai gli
imperfetta. Ma non come se una cieca ebbrezza, quale d
volge la schiena, e in sua vece tiene alta la realt dellideale come quella
linnamoramento, lo ingannasse e gli facesse vedere la realt e lidealit
valida e vera. Deve sapere: in forza di costui, che mi conosce nellamore,
come realmente assimilate nellamato, sorvolando invece sulla sua reale
io dora innanzi sar un altro. Per il potere di questa affermazione, lamato
incompiutezza. Egli vede la distanza, e nello stesso tempo la trascura. Non
trover a sua volta la forza di portare a compimento la sua trasformazione.
gli interessa dettagliare gli errori dellamato. E trascurandoli, permette che
vengano superati. E con ci si guadagnata una conoscenza dalle innumerevoli
conseguenze: nel conoscere e nella verit non c solo qualcosa da
Lascia che limmagine reale e incompiuta dellamato semplicemente
scoprire, ma anche qualcosa da nascondere, e da coprire. Non c niente
sprofondi nel non essere. Allo sguardo dellamante questa immagine non
di pi sbagliato dellidea che si debba approcciare ci che non-ha-da-
essere smascherandolo nella sua verit solo apparente. Nessun errante aprono. Sar in grado di portare a compimento
verr mai corretto per il fatto di essere sollecitato a prestare attenzione ai 127
suoi propri errori. Egli potr diventare capace di concepire un dispiacere
per la sua reale condizione solo considerando lideale. E solo sapendo che questavventura creatrice? E non correr il pericolo di proporre agli
lideale, che gli pare irraggiungibile, oggetti degli ideali fasulli, i suoi convincimenti soggettivi, dando loro
occasione di smarrirsi o di venire sedotti? Non ha forse bisogno il soggetto
126 stesso per realizzare questopera in cui crea la verit, di unimmagine-
anticipatamente considerato nella conoscenza di un altro soggetto come guida secondo la quale possa formulare lideale del conoscere?
la realt vera, trover il coraggio di tendervi. Stupefatto, costater che Un conoscere che non sia immagine derivata, ma immagine originaria
possibile ci cui non avrebbe mai osato credere: lannientamento della della realt, che cio non sia misurata dalle cose, ma le misuri invece essa
realt che non-ha-da-essere in forza di una creazione della conoscenza. Si stessa, appartiene in prima istanza a Dio. Il conoscere di Dio crea la verit;
abituer a comprendere che ricadendo nei suoi vecchi errori vive in una pura spontaneit, senza che vi si mescoli alcuna ricettivit per qualcosa
realt ormai superata, e non pi reale. E solo in questo modo, attraverso che venga dalle cose conosciute. La verit posta dal suo conoscere la
una conoscenza che nasconde, possibile essere daiuto allamato. Il non misura della verit delle cose. Il conoscere umano non pu ambire a porre
voler vedere questo dato di fatto una delle imperdonabili mancanze della una verit originaria intesa in senso assoluto. Ma conforme alla legge
psicoanalisi, come pure della maggior parte delle scuole di psicologia
dellanalogia dellessere e a quella della causalit seconda che Dio
applicata. Con la sola analisi non si ottiene alcuna verit, per quanto possa condivida con la creatura qualcosa della sua potenza creatrice, anche
propalarsi in modo realistico quanto viene scoperto. Resecando il vivente nellambito della verit. Se luomo possedesse una funzione conoscitiva
nelle sue parti si distrugge la vita. Nel discoprire ci che gli dei hanno per che fosse esclusivamente misurata dalle cose, da questo punto di vista egli
clemenza nascosto con loscurit della notte e con lorrore non si non sarebbe pi una causa, ma solo un effetto. Il suo apporto sarebbe
costruiscono condizioni favorevoli alla vita. Solo quando le radici della limitato a rendere possibile la pura riproduzione di verit esistenti.
pianta restano nascoste nella terra, la sua corona di rami pu svilupparsi Luomo verrebbe s arricchito dalla conoscenza di quanto c nel mondo
sanamente. E cos fa parte della verit del vivente che una parte di s debba intorno a lui, ma senza avere alcuna possibilit di intervenire egli stesso
necessariamente restare nascosta. E appartiene alla verit dellessere
per conferire forma alla verit delle cose. Il suo potere in quanto causa
spirituale libero che una parte di s venga di necessit consegnata alla seconda non gli apparterrebbe che nellambito dellazione, e non invece,
dimenticanza. Non ogni verit ha la pretesa di valere in eterno, e vi come per Dio, anche in quanto soggetto della conoscenza. Oppure
abbiamo gi accennato in precedenza. Il cosmo ordinato della verit si glielo si accorderebbe per determinate limitate tipologie di conoscenza,
costituisce solo nella scelta e nella preferenza: molto di quanto nascosto come per esempio quella artistica, nella quale egli avrebbe il potere di dare
deve essere portato alla luce, e molto di quanto discoperto deve essere forma ad un brano di realt secondo unidea liberamente prodotta. Ma pare
riposto nuovamente nello stato di nascondimento. che in questo modo non si renda alla legge dellanalogia dellessere quanto
dunque chiaro che un simile rapporto creativo con la verit pone luomo le dovuto. La potenza attiva che Dio ha conferito alle sue creature non
di fronte a una serissima responsabilit. Non deve disporsi a conoscere pu esercitarsi nellambito della verit solo accidentalmente; occorre che
solo ci che , ma anche ci che ha-da-essere, ed al suo conoscere che possieda un significato pi centrale di quanto non le venga comunemente
affidato il compito di conferire validit e realt a ci che ha-da-essere. Egli riconosciuto.
deve proporre unimmagine-guida agli oggetti che pieni di fiducia gli si
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Bisogna che ci sia unanalogia della conoscenza creatrice, e in questo sta
la chiave per rispondere alla domanda a riguardo dellimmagine-guida per
la quale si genera lideale. La conoscenza che Dio ha delle cose quella
originaria e normativa in senso assoluto. Egli possiede in s lidea delle
cose. E questa limmagine giusta, non perch Dio veda le cose in modo
pi oggettivo che non noi, ma perch limmagine che Dio realizza in
quanto tale quella vera, al contempo soggettiva e oggettiva. Poich Dio
guarda cos le cose, esse devono essere cos come Egli le vede. La
conoscenza creativa delluomo deve volgere il suo sguardo a questa idea
delle cose, che riposta in Dio. Solo in Dio un uomo pu guardare un altro
uomo vedendolo come dovrebbe essere. E solo muovendo da Dio pu
proporgli la sua immagine ideale. Solo indicando Dio pu incoraggiarlo a
corrispondere a questa immagine. Se tutto ci lo facesse senza Dio, laiuto
fornito non sarebbe altro che presunzione e vanit. Si arrogherebbe di
essere migliore e pi intelligente del suo prossimo; esigerebbe che questi
si legasse totalmente allideale prescrittivo di unimmagine, senza avere
in quanto uomo n il potere n lautorit di pretendere questassolutezza
da un altro uomo. Senza Dio, questo sommo atto dellumano conoscere
risulterebbe irresponsabilmente prometeico. Solo quando possibile
indirizzare gli uomini a Dio, quando si render credibile ai loro occhi il
fatto che limmagine che lamore ha conosciuto quella che Dio
custodisce per ciascuno di loro, solo allora sar possibile cominciare a
partecipare allopera di dar forma alla verit del mondo. Per questo
occorrer che si sia imparato, o meglio, che si sia ricevuta da Dio la grazia,
di amare gli uomini in Dio stesso, di guardarli nella sua prospettiva, l
dove nella loro origine limmagine della conoscenza e limmagine
dellamore coincidono.