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DOMEICA 19 APRILE - ICOTRO FORMATIVO DI ADULTI A.C.

“ei volti, il volto.”


Volti fraterni

L’incontro con l’altro

Accogliere lo straniero: per una cultura dell’ospitalità


(di Antonella Squillace)

Lo straniero che dimora fra di voi lo tratterete come colui che è nato tra di
voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati stranieri nel
Paese d’Egitto (Lev. 19,34)

Ero straniero e mi avete ospitato. (Mt. 25,35)

O uomini, noi vi abbiamo creato da un maschio e da un a femmina e


abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù perché facciate reciproca
conoscenza (Corano)

Camminavo nella foresta, e vidi un’ombra, ed ebbi paura, pensando che


fosse una bestia feroce. L’ombra si avvicinò, e mi accorsi che era un
uomo.
Quando si fece ancora più vicina, mi accorsi che era un fratello. (Apologo
Buddhista tibetano).

Oggi in ITALIA, ci troviamo di fronte a flussi migratori che portano


persone appartenenti a mondi fino a ieri estranei l’uno all’altro a vivere
accanto.
Questi mondi, che potevano tranquillamente ignorarsi, ora si trovano a
vivere a fianco a fianco.
Questa è una situazione nuova e comporta una primissima conseguenza
(impegnativa e che richiede tempi lunghi!): il dovere della conoscenza.
Non è più possibile ignorare lo straniero rifugiarsi nell’indifferenza verso
l’altro, intendo colui che è radicalmente altro: per colore della pelle, tratti
somatici, per lingua e cultura, per religione, etica, costumi, eccetera.
Certo, non c’è dubbio che il nostro paese stia vivendo un momento
particolarmente difficile e che investe vari campi, dall’economia, alla
politica, alla cultura, all’educazione.
Ed in questa situazione di difficoltà si inserisce il discorso migratorio a
cui il nostro Paese è relativamente nuovo, o meglio, i dati ufficialmente
fanno risalire le prime migrazioni agli anni 70, poi, dopo un periodo di
relativa latenza e ombra, l’Italia è passata ad una fase di emergenza, con
gli sbarchi degli albanese di fine anni 80/90, successivamente, ad una
situazione di relativa organicità, nell’affrontare la situazione dagli anni 98
al 2002, ed a un ritorno all’emergenza e alla gestione provvisoria dal 2002
con la Bossi-Fini, continuando a gestire l’immigrazione in modo
emergenziale come mera questione di ordine pubblico e sicurezza, senza
lavorare seriamente per l’integrazione, anche purtroppo con politiche poco
lungimiranti.
Perché quindi è importante, soprattutto per chi lavora nel campo della
formazione e dell’educazione ai valori occuparsi e studiare la realtà e i
pregiudizi etnici che si insinuano, nel nostro comunicare, nel nostro sentire
quotidiano, nel nostro agire?

- Innanzitutto perché la nostra realtà è in trasformazione, la nostra è già


una società multietnica, e lo è diventata proprio in quegli anni, o da quegli
anni, in cui di immigrazione non se ne parlava..
- Dobbiamo occuparcene per i frequenti episodi di intolleranza a sfondo
etnico che ci sono e si manifestano sempre più nel nostro paese.
- Ma soprattutto è nostro dovere occuparcene per le quotidiane
manipolazioni dell’informazione pubblica, che volutamente e
sistematicamente stanno demonizzando il mondo migrante in Italia. Da
qualunque parte del mondo ,arrivi, a qualunque etnia appartenga, con le
differenze del caso che di volta in volta vengono messe in evidenza.
- L’ultimo motivo che ho individuato ed in cui vedo l’Azione Cattolica,
doverosamente chiamata in prima linea, è per la costruzione del benessere
della società del domani e quindi per la realizzazione della convivenza,
anzi, per dirla come Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, per quella
convivialità delle differenze, che dovrà essere la società futura, e a cui i
giovani di oggi sono chiamati a partecipare, come adulti di domani.
Quindi vorrei proprio partire dall’importanza che ha e deve avere in
campo educativo e associativo,ma anche familiare, visto che sono presenti
anche gruppi familiari, il linguaggio e la responsabilità che ha il
linguaggio.
Cito mons. Lambiasi, già assistente dell’A.C. per entrare nel tema:
“Extracomunitario è un parola da bandire nel linguaggio ecclesiale ma
anche in quello civile, perché è una parola escludente, ossia ad indicare chi
è posto fuori della comunità.
Il linguaggio quindi è il prerequisito della cultura dell’integrazione”.
Nell’immaginario collettivo infatti l’extracomunitario, non si riferisce
all’americano, ad esempio, che può correttamente essere definito tale
perché non fa parte della comunità europea, questa l’accezione corretta
con cui è nato il termine, ma nell’opinione pubblica, nell’immaginario
collettivo, infatti l’extracomunitario è la figura di uno che è escluso dalla
cerchia di persone che si conoscono e di cui si ha fiducia. Da bandire
quindi con il linguaggio anche la mentalità discriminatoria, in stridente
contraddizione con la fede in un solo battesimo.
Una mentalità che vede lo straniero solo un problema, mai una risorsa.
Questo anche se i dati ci dicono che, ad esempio, anche solo nell’ambito
economico, alcuni settori portanti dell’economia italiana sarebbero fermi
senza il contributo dei cittadini stranieri. (Es. Parma, Puglia, Imperia)
Diceva un sociologo: “L’economia li vuole, la società li respinge”.
Un altro termine da evitare e che invece ci viene propinato
quotidianamente e costantemente dai media è “clandestino”, che ha di per
se un’accezione negativa, ma che è anche etimologicamente scorretto se
riferito alle persone appena sbarcate, come ci viene detto dai mezzi di
comunicazione, perché nel momento in cui la persona, non ha ancora
definito la propria situazione come, ad esempio, capita per i rifugiati e i
richiedenti asilo politico, come sono molti degli stranieri che arrivano coi
famosi barconi, la persona non può essere definita di per se clandestina,
ma lo può diventare ad esempio, se, come spesso capita, entra in Italia, con
un regolare visto turistico, che poi scade e non viene rinnovato.
Infatti, se si vanno a leggere i dati dei Dossier Statistici della Caritas,
che vengono pubblicati tutti gli anni e che danno il quadro preciso
dell’immigrazione in Italia, anche per questure e prefetture, la maggior
parte di coloro che sono “dopo” clandestine nel nostro paese, in realtà vi
sono entrate regolarmente.
Ma questo alla televisione non lo dicono e nel nostro immaginario noi
siamo invasi, in particolare in estate da”clandestini”.
Mi sono fermata solo su due tra i termini più usati e sentiti, ma
purtroppo il linguaggio è ricco e per certi versi deprimente.
In una ricerca che abbiamo presentato proprio venerdì sugli adolescenti
italiani e il loro immaginario sul mondo dell’immigrazione, sono emersi
2800 attributi divisi in macrocategorie che riguardano la criminalità, la
diversità culturale, l’estraneità, il rifiuto, l’intolleranza, le categorie
etniche.
Per questo è importante ad esempio l’uso del linguaggio, anche in
politica: un sindaco che fa decreti “antibarboni”, testuali parole usate, da
chi li ha presentati nelle conferenze stampe, come sono stati fatti nella
scorsa estate, oltre ad essere ciò che di più lontano ci può essere
dall’accoglienza che il cristiano deve avere, sono anche lontani da un
senso civico che dovrebbe appartenere a ciascuno di noi.
In questo chiaramente ha grande responsabilità l’informazione che deve
sempre essere seguita con criticità, ma il senso di discernimento tanto caro
all’A.C, che io ricordo bene e che mi ha aiutata in tante situazioni, credo
che sappia aiutare adulti, educatori, responsabili giovani e giovanissimi a
guidare i nostri soci e simpatizzanti in questa società così complessa.
Ma cerchiamo di vedere un po’ più da vicino il mondo migrante, che
non sto e non intendo idealizzare, che comporta sicuramente dei problemi
di diverso ordine, come sempre comporta il confronto e l’incontro con
l’altro, chiunque esso sia, diverso da noi.
Chi è l’altro, questo nostro fratello migrante, che ci pone così tanti
problemi e ci interpella nelle nostre sicurezze, nelle nostre certezze, nel
nostro, diciamolo pure, benessere?
Ne ho tracciato una sorta di identikit che non ha la pretesa di essere
esaustivo di tutti i tratti che contraddistinguono il migrante:
- E’ una persona che lascia il proprio paese di origine alla ricerca di
un miglioramento delle proprie condizioni di vita;
- ha vissuto la propria inculturazione e il proprio processo di
socializzazione altrove;
- ha un senso etico diverso dal nostro;
- usa altri codici linguistici;
- ha abitato un contesto diverso;
- ha studiato un’altra storia; (i nostri programmi scolastici sono
etnocentrici ed europacentrici);
- raramente O sogna di tornare a casa;
- molto facilmente si ritrova imbrigliato in una situazione economica
difficile che non gli lascia molte speranze di tornare migliore di quanto
è partito;
- è connotato da una cultura processuale percorsa da due momenti
distinti e pur pregnanti della sua identità: l’identità di partenza, il m
omento della tradizione e della memoria della comunità di origine, e
l’identità di approdo, il momento del presente e della consapevolezza
della situazione che sta vivendo, che gli fa rivisitare e rielaborare il passato
alla luce di come vede il futuro.
NEL MEZZO CI STA IL PROGETTO MIGRATORIO.
CHE è
- SOFFERTO;
- Carico di aspettative sia personali che collettive, da parte della
comunità di origine;
- Messo in discussione, influenzato, e modificato da continue variabili;
- Dipendente dalle situazioni che il soggetto si trova a vivere e dalle
persone che incontra nelle società di accoglienza;
- In grado di fornire al migrante solo un’identità provvisoria, precaria e
fragile.
Questo solo per citare alcuni aspetti problematici dell’identità generale
del migrante, in cui forse, ciascuno di noi, facendo un’attenta analisi e
riflessione sulla storia della propria famiglia, ci può ritrovare una
situazione, un anello di fragilità della propria storia, del proprio percorso
migratorio familiare, che gli italiani, in particolar modo, non dovrebbero
mai dimenticare.
Per quanto riguarda la nostra realtà locale, presenza dei cittadini
stranieri, do solo alcuni dati numerici per fare il quadro della realtà nel
nostro territorio, che poi però, come sempre i numeri, significano molto
poco a fronte delle diverse sfaccettature del mondo migrante.
Ad ogni modo nel Distretto Socio-sanitario 2 Sanremese siamo oltre le
4500 presenze appartenenti a circa 100 nazioni.
Sanremo si caratterizza in particolare per la forte eterogeneità delle
comunità straniere anche se lo Stato più rappresentato è il Marocco con
936 unità (mentre per la Provincia di Imperia la comunità maggioritaria è
l’Albania), al secondo posto l’Albania a seguire Romania, Ecuador,
Francia, Germania e Cina.
La nostra è una provincia che si caratterizza anche per un alto numero di
stranieri comunitari, in particolare nell’entroterra.
Complessivamente si riscontra una lieve prevalenza femminile, più
accentuata per le rumene, equadoriane, ucraine e peruviane, mente per
quanto riguarda i maschi sono più numerosi i marocchini, i senegalesi e i
pakistani.
Dai dati emerge una popolazione piuttosto giovane, con un 48 %
compresa tra i 18 e i 39 anni, mentre sappiamo che la Provincia di Imperia
è la Provincia più vecchia d’Italia, e questo comunque è una ricchezza.
Rispetto al 2004 c’è stato un incremento della popolazione straniera del
16 %, in particolare nel Comune di Sanremo.
Interessante anche il dato dei minori stranieri, il 6,67% dei minori, che è
poi il dato di presenza nelle scuole dell’obbligo, in particolare la scuola
Media, con i ragazzi albanesi al primo posto per numero.
L’aumento è dovuto ai numerosi ricongiungimenti familiari, indice di
stabilizzazione delle famiglie straniere in Italia.

Come si pone allora la comunità ecclesiale in questa situazione? Fermo


restando che la chiesa cattolica, attraverso la caritas, ma non solo, le
parrocchie, le Associazioni, è da sempre e da subito, prima della politica,
forse insieme alla scuola, per necessità, prima delle istituzioni, a
fronteggiare, ma soprattutto ad accogliere l’altro bisognoso, al di là delle
risposte emergenziali, noi, laici cristiani nella vita di tutti i giorni come ci
poniamo .

La questione islam, è necessario toccarla, perché ad esempio, sempre


nell’indagine che abbiamo presentato l’altro giorno emergeva come. Ad
esempio, rispetto alla Francia, nei confronti del fenomeno migratorio è più
sentita dai nostri giovani italiani, che sappiamo però non essere così
praticanti religiosi.

O non è piuttosto come diceva il cardinal Martini, che solo un’identità


debole, quale è la nostra attuale di fede, può temere e sentirsi minacciata
da una religione diversa, forse più marcatamente identitaria come è per
certi versi e in parte, perché sappiamo che poi un altro stereotipo è quello
di amalgamare un mondo fatto in realtà di mille sfaccettature, e non
monolitico, quale è quello musulmano?

(ATTIVITA’ Associazione)
Il prezzo che si deve pagare per vivere in una società pluralistica è
impegnarsi nel tracciare sentieri che non possono essere predefiniti senza
la nostra partecipazione.
Occorrerà sviluppare una cultura dell’ospitalità con quel che implica in
quanto a diritti e doveri reciproci, di chi accoglie e di chi è accolto: come
accogliere gli immigrati accogliendo anche le loro differenze?
Come resistere alla tentazione di assolutizzare le differenze dividendo il
campo tra il “noi” e il “loro”, creando così logiche di scontro e di
inimicizia?
In questo io vedo la grande responsabilità della comunità ecclesiale in
campo educativo e dell’AC., in particolare: come è possibile respingere lo
straniero e continuare a pregare Dio che rende giustizia all’orfano e alla
vedova, ama lo straniero e gli dà pane e vestito? Come affrontare il giudice
giusto che ci chiederà conto: “ero straniero e non mi avete ospitato”?
Come porsi, da cristiani, di fronte al fenomeno
dell'immigrazione?

Quanto siamo capaci di capire davvero il vissuto dell’altro, di entrare in


empatia, senza che pregiudizi, atteggiamenti stereotipati, linguaggi ci
condizionino e quindi, come il mio essere cristiano mi pone in rapporto
all’altro, estraneo da me per cultura, per religione, per tradizioni, per
codici etici?
La società di oggi non ci sta forse portando verso una subdola
intolleranza?

Quale modello come comunità cristiana possiamo porre in rapporto alla


società multietnica, che si sta delineando, quello dell’assimilazione,
dell’inclusione, dell’integrazione, del dialogo?
Quali i nostri comportamenti quotidiani dall'incontro con gli
immigrati?

Quanto il processo migratorio è una questione di tipo culturale o sociale


e ha al suo centro la capacità di ristabilire, anche a partire dal conflitto, il
dialogo, il confronto, il riconoscimento dell’Altro come portatore
comunque di valori?
Quanto conta la diversità religiosa nella accettazione o non
accettazione dello straniero?

Quanto la mia identità religiosa di cristiano, cattolico, italiano, con


radici e storia ben presenti nella vita quotidiana di tutti noi, è realmente
messa in discussione dell’altro diverso da me per credenza e fede?
Bibliografia e sitografia a cura del Gruppo Cras (Centro Risorse Alunni Stranieri) di
Imperia. Per iscriversi al gruppo: http://it.groups.yahoo.com/group/crasimperia/
E. Damiano (a cura di), Homo migrans, F. Angeli, Milano, 1998, pgg. 39-40
Provv. agli Studi di Bergamo, Uff. Interventi Educativi, Attività per l’integrazione degli alunni stranieri, ‘98
L. Rota, Identità culturale, scuola e migrazione: la difficile realtà dei bambini e dei preadolescenti
extracomunitari, 1996
Provveditorato agli studi di Bergamo, materiali, 1995, 1997, 1998, 1999

F. Susi, Come si è ristretto il mondo, Armando editore, Roma, 1999 [utile ed estesa la bibliografia nel testo]

Cfr. Minori stranieri: cercare se stessi tra due culture, in M. Mazzetti, Strappare le radici, L’Harmattan Itali,
Torino, 1996

Durino Allegra Alessandra, Fabi Francesca, Traversi Miriam


Dall'accoglienza alla convivenza: il capo di istituto e gli insegnanti nella scuola interculturale. – Roma,
Meltemi, 1997

Favaro, G., Luatti, L. (a cura di)


Accogliere chi, accogliere come: vademecum per insegnanti della scuola dell'obbligo. - Nuova ed. ampliata.
– Arezzo, Centro di Documentazione Città di Arezzo, 2001

Favaro, Graziella
I bambini migranti: guida pratica per l'accoglienza dei bambini stranieri nelle scuole e nei servizi educativi
per l'infanzia. – Firenze, Giunti, 2001

Green, Phil (a cura di),Traversi, Miriam (ed. it. a cura di)


Alunni immigrati nelle scuole europee: dall'accoglienza al successo scolastico. – Trento, Erickson, 2000

Marcato P., Giolito A., Musumeci, L.


Benvenuto!: come cominciare l'attività formativa col piacere di conoscersi e liberi dai questionari
d'ingresso. Con 32 giochi d'accoglienza. - Molfetta (BA), La Meridiana, 1997

Materiali didattici

Demetrio D., Favaro G.


Didattica interculturale : nuovi sguardi, competenze e percorsi. – Milano, Franco Angeli, 2002

Demetrio D., Favaro G.


Bambini stranieri a scuola. Accoglienza e didattica interculturale nella scuola dell’infanzia e nella scuola
elementare. – Firenze, La Nuova Italia, 1997

Durino Allegra, A.
Verso una scuola interculturale. – Firenze, La Nuova Italia, 1993

Wiedemann, Horst
A scuola di mondo : percorsi didattici per capire e vivere il mondo globale. – Bologna, EMI, 1998

Sclavi, Marianella
L'arte di ascoltare e mondi possibili: come si esce dalle cornici di cui siamo parte. – Pescara : Le vespe, 2000

Servizi a distanza per scuole plurilingui e interculturali (CROss CUltural Satellite service)
Ventura G.
Lexico minimo Vocabolario Interculturale illustrato per bambini.

Lingua: inglese, albanese, araba, cinese, serbo croata, urdu. – Bologna, EMI, 1998

Favaro, G.
Bambine e bambini di qui e d’altrove. La migrazione dei minori e delle famiglie. – Milano, Guerini e
associati, 1998.

Gardner, H.
Intelligenze multiple. – Milano, Anabasi, 1994

Giusti M.,
Una scuola tante culture. Un percorso di autoformazione interculturale. - Firenze, Fatatrac, 1996

I quaderni del CD/LEI. 37 fascicoli con proposte didattiche per un’educazione interculturale. – Bologna,
Centro di Documentazione / Laboratorio per un’Educazione Interculturale

Lorenzoni, Franco
L’ospite bambino. – Perugia, Era nuova, 2002

Maalouf, Amin
L’identità. – Milano, Bompiani, 1999

Mezzini M, Rossi C.
Gli specchi rubati. – Roma, Meltemi, 1997

Giovanni Catti, “Quando la vicina di banco pensa Rom”, ed. fuori THEMA, Bologna, 1994
Nanni, A.
Una nuova paideia : prospettive educative per il 21. Secolo. – Bologna: EMI, 2000

Quaderni dell’interculturalità: collana. – Bologna, EMI

· Didattica interculturale della geografia (A. Pitaro)

· Didattica interculturale della storia (A. Nanni, C. Economi)

· Didattica interculturale della religione (Gruppo IRC-Diocesi di Latina)

· Didattica interculturale della lingua e della letteratura (A. Fucecchi)

· Noi visti dagli altri. Esercizi di decentramento narrativo (G. Grillo)

· Fiabe e intercultura (P. Gioda, C. Merana, M. Varano)

· L’educazione interculturale in Europa (A. Surian)

· Il gioco nella didattica interculturale (P. D’Andretta)

· Didattica interculturale della matematica (A. Cappelletti)

· Didattica interculturale delle scienze (C. Baroncelli)


· Didattica interculturale della geometria (A.M. Cappelletti)

· New Media, Internet e intercultura (A.M. Tosolini, S. Trovato)

· Didattica interculturale dell’arte (G. Bevilacqua)

· Intercultura, ambiente, sviluppo sostenibile (E. Elamé)

Guide bibliografiche

CD/LEI
Apriti Sesamo. Catalogo multiculturale: libri, musica, video, ,film– Bologna, CD/LEI, 2004

Luatti, Lorenzo (a cura di)


Il mondo in uno scaffale: percorsi di lettura per la scuola elementare– Arezzo, Ucodep, 2003

Periodici
Per la consultazione di questi link occorre disporre di una connessione ad internet

CEM Mondialità: mensile di educazione interculturale, Centro Educazione alla Mondialità - Brescia

www.saveriani.bs.it/cem

Cooperazione educativa, Bimestrale, Edizioni Junior

www.mce-fimem.it

Educazione interculturale. Culture, esperienze, progetti. Quadrimestrale Erickson - Trento

www.erickson.it

Intercultural education, quadrimestrale, Carfax publishing

www.tandf.co.uk/journals/titles/14675986.asp

Nigrizia, mensile, Missionari Comboniani

www.nigrizia.it/

Bibliografia che dovrebbe essere presente nella biblioteca civica di Sanremo


Nigris E., cura di, Educazione Interculturale, Mondadori, Milano, 1996

Santagati M., Mediazione e Integrazione, Franco Angeli, Ismu, Milano, 2004

Di Rosa R., Mediazione tra culture, Plus, Pisa University Press, 2005

Fravega E., Queirolo Palmas L., Classi Meticce, Carocci, Roma, 2003

Giovannini G., Queirolo Palmas L., Una scuola in comune, Ed. Fondazione Giovanni Agnelli,
Torino, 2002
Belpiede Anna (a cura), Mediazione culturale. Esperienze e percorsi formativi, Torino, UTET
libreria, 2002

Demetrio, D., Favaro, G., Bambini stranieri a scuola : accoglienza e didattica interculturale nella
scuola dell'infanzia e nella scuola elementare, La Nuova Italia, Firenze, 1997

Demetrio D., Favaro G., Didattica interculturale : nuovi sguardi, competenze, percorsi, Franco
Angeli, Milano 2005

AAVV, Educare all'intercultura. Materiali e proposte per costruire percorsi di educazione


interculturale a scuola, APS-CIDI, Torino 1992

ISMU (a cura di G.GIOVANNINI), Allievi in classe, stranieri in città. Una ricerca sugli insegnanti
di scuola elementare di fronte all'immigrazione, Franco Angeli, Milano 1996

Sitografia di materiale on-line per la mediazione culturale:


http://www.cestim.it Ricco sito sui fenomeni migratori e mediazione culturale, a cura di CESTIM (Centro
studi per l'Immigrazione). Nella pagina "materiale didattico" moltissimi link utili.

http://www.didaweb.net/index.php All'interno si trova il canale "mediatori culturali"


(http://www.didaweb.net/mediatori/index.php ) con molte informazioni utili sull'argomento. Interessanti
documenti da scaricare sotto la sezione "mediazione linguistica a scuola"

http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/immigrazione/Linkutili.htm
Pagina dedicata all'immigrazione, a cura di Emilia Romagna Sociale on line (regione molto avanti
sull'argomento…)

http://www.logos.it/pls/dictionary/new_dictionary.home_project?pjCode=10&lang=it&u_code=4395
Il "dizionario dei Bambini". Molto utile per una traduzione immediata di molte parole in quasi tutte le
lingue del mondo.

http://www.logoslibrary.eu/users/calendario/home.html Simpatico Calendario per bambini con tutte le


festività delle principali religioni.

http://www.stranieriinitalia.it/ Nella sezione "scuola e docenti", una guida alle famiglie,


tradotta in 8 lingue (italiano, francese, inglese, spagnolo, rumeno, polacco, arabo, e cinese)
che illustra il sistema italiano e i servizi scolastici dall'asilo nido alla scuola superiore, come
compilare moduli...

http://www.tolerance.kataweb.it/ita/ sito creato e curato da Umberto Eco, Furio Colombo e Jaques Le


Goff, unpercorso verso la tolleranza e l'accettazione.

http://www.interground.it/ Iscrivendosi a questo sito si può avere accesso a materiale didattico


sull'intercultura.

http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/ rivista on line di letteratura della migrazione.

http://www.educational.rai.it/corsiformazione/intercultura/default.htm Pagina sull'educazione


interculturale di Rai Edu Lab.
http://www.ilmondoascuola.rai.it/ Bel sito dedicato ai bambini sull'argomento immigrazione e intercultura
della Rai

http://www.indire.it/intercultura/ Portale sull'educazione interculturale di Indire (Agenzia Nazionale per lo


sviluppo dell'Autonomia Scolastica)

http://www.dienneti.it/intercultura.htm utile pagina di link a siti sull'intercultura.

http://csa.scuole.bo.it/intercultura/ utilissimo sito dove trovare file in PDF con la traduzione in 10 lingue di
tutte le principali comunicazioni tra scuola e famiglia, e una sezione dove scaricare alcuni software gratuiti
per giocare con le parole.

http://www.scuolenuoveculture.org/ Centro Scuole e Nuove Culture di Genova. Interessante e utile la


sezione "materiale", dove trovare file per giocare e tradurre in diverse lingue.

http://www.scudit.net/mdindice.htm Moltissime lezioni, con relativi test di comprensione, di lingua


italiana per stranieri, con diversi livelli di difficoltà.

http://www.cshg.it Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri


Un progetto educativo e formativo per la scuola interculturale