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15.1

Elementi di Geometria
Geometria Euclidea del piano

E noto che la geometria euclidea si basa su tre concetti primitivi, dei quali cio`e non viene data alcuna
definizione: punto, retta e piano.
Considerato un piano , `e possibile introdurre un sistema di riferimento ed una unit`a di misura
(riferimento cartesiano Oxy), che consente di associare ad ogni punto P le sue coordinate (x, y) R2
e viceversa. Si ottiene in tal modo una corrispondenza biunivoca tra i punti del piano e gli elementi di
R2 .
Definizione 15.1. Un segmento orientato QP `e un segmento che ha un estremo iniziale Q ed un
estremo finale P, dove P e Q sono punti distinti del piano; due segmenti orientati QP e Q0 P 0 si dicono
equivalenti se coincidono a meno di una traslazione del piano (cio`e se sono due lati opposti di un
parallelogramma, come nella figura sottostante).
Tra tutti i segmenti orientati equivalenti, ci sono quelli che hanno come primo estremo lorigine del
riferimento cartesiano. Questi segmenti orientati meritano una definizione a parte, in quanto ricoprono
un ruolo fondamentale per le rette.
Definizione 15.2. Un vettore geometrico del piano, o semplicemente vettore, `e un segmento orientato
con primo estremo lorigine del riferimento cartesiano O.

Figure 1: segmenti orientati equivalenti


Osservazione 15.3. La definizione di vettore geometrico del piano, o semplicemente vettore, del piano
`e stata semplificata in quanto richiede conoscenze pi`
u profonde. E possibile associare a ciascun vettore
delle coordinate in modo elementare; infatti basta considerare le coordinate del secondo estremo del
vettore. Inoltre, a partire da un segmento orientato, `e possibile calcolare le coordinate del vettore ad esso
equivalente (Figura 2): infatti basta considerare la coppia di coordinate ottenuta calcolando la differenza
delle coordinate degli estremi. Ad esempio, siano P (x1 , y1 ) e Q(x2 , y2 ) gli estremi del segmento orientato
QP come nella figura precedente. Allora il vettore u, che si indica col simbolo P Q, equivalente a QP
ha coordinate (x1 x2 , y1 y2 ). Il lettore `e invitato a dimostrare che le coordinate di tale vettore non
cambiano se invece di scegliere come rappresentante QP se ne sceglie un altro ad esso equivalente, ad
esempio Q0 P 0 .
Si osservi, infine, che da questa definizione di vettore segue che nessun vettore geometrico del piano
ha coordinate (0, 0).

Figure 2: coordinate di un vettore


In pratica, i vettori individuano tutte le possibili direzioni del piano. Si osservi anche che `e possibile
che vettori diversi individuano la stessa direzione, come ad esempio i vettori u = (2, 3) e v = (4, 6). La
seguente definizione mostra il legame tra rette e vettori.
Definizione 15.4 (Vettore direzionale di una retta nel piano). Siano r una retta e u = (l, m) un vettore
del piano cartesiano. Si dice che u `e un vettore direzionale di r oppure, equivalentemente, r ha la
stessa direzione di u, se u `e equivalente a qualche segmento orientato AB giacente su r. In tal caso, i
numeri reali l e m si dicono numeri direttori di r.
Teorema 15.5 (Sui numeri direttori). I numeri direttori di ogni retta r sono definiti a meno di un
fattore di proporzionalit`
a.

u
o

Figure 3: retta passante per lorigine individuata dal suo vettore direzione u
La dimostrazione del teorema precedente `e omessa, tuttavia il lettore osservi che se si considerano
due vettori proporzionali, essi individuano la stessa direzione.
Le rette di un piano cartesiano possono passare o meno per lorigine degli assi. Nel primo caso, una
retta `e individuata da un suo vettore direzionale.
Nel secondo caso, invece, per individuare univocamente una retta, non baster`a pi`
u darne semplicemente la direzione, sono infatti infinite le rette aventi la stessa direzione.
Alla direzione dobbiamo aggiungere unaltra informazione: le coordinate di un punto P0 per il quale
la retta in questione passa.
Quindi, una retta r `e individuata non appena sia fissato un suo punto P0 (x0 , y0 ) ed un suo vettore
direzionale u = (l, m).
Vale infatti, la seguente proposizione:
Teorema 15.6. Sia r la retta passante per il punto P0 (x0 , y0 ) e avente u = (l, m) come vettore direzionale. Il punto P(x,y) appartiene alla retta r se e solo se esiste un numero reale (parametro) t tale
che si abbia:

x = x0 + lt
(15.1)
y = y0 + mt
dimostrazione. Infatti, P (x, y) `e un punto di r se e solo se il vettore P P0 equivalente al segmento
orientato P0 P ha la stessa direzione di u, ossia, in virt`
u del teorema precedente, risulta che P P0 = tu,
dove t `e un numero reale.
Si ha allora la relazione vettoriale


cio`e

x x0
y y0



=t

l
m

x x0 = lt
y y0 = mt

u
o

Figure 4: rette con stessa direzione


Definizione 15.7 (Equazioni parametriche). Le equazioni 15.1, che determinano le coordinate dei punti
di una retta al variare di un parametro t, si dicono equazioni parametriche della retta r nel piano.
Osservazione 15.8. Una retta r ha infinite rappresentazioni parametriche che dipendono dalla scelta
di un suo punto P0 (x0 , y0 ) e di uno dei suoi vettori direzionali u = (l, m).
Esempio 15.9 (Sulle equazioni parametriche). Le equazioni parametriche della retta r passante per il
punto P (2, 4) e di vettore direzionale (1, 2) sono date da:

x=2+t
y = 4 + 2t
Il punto P (3, 2) non appartiene ad r, poiche da 3 = 2 + t si trae t = 1 e da 2 = 4 + 2t si trae
t = 1, il che `e impossibile. Il punto P (3, 6) appartiene ad r poiche corrisponde al valore del parametro
t = 1. Il vettore (2, 4) e ancora un vettore direzionale di r poiche e parallelo a (1, 2). Quindi unaltra
rappresentazione parametrica di r e data da :

x = 3 + 2t
y = 6 + 4t
Osservazione 15.10 (Equazioni parametriche di una retta passante per due punti). E noto che per
due punti passa una ed una sola retta. Di seguito, `e esposto il procedimento per scrivere le equazioni
parametriche di una retta, assegnati due suoi punti. Siano P0 (x0 , y0 ) e P1 (x1 , y1 ) due punti distinti di
una retta r, per quanto osservato in precedenza, `e possibile calcolare un vettore direzionale di r come
segue: P1 P0 = (x1 x0 , y1 y0 ). Allora, le equazioni parametriche della retta r passante per P0 e P1
sono, per il precedente teorema, le seguenti:

x = x0 + (x1 x0 )t
(15.2)
y = y0 + (y1 y0 )t
Si noti che per t = 0 si ottiene il punto P0 e per t = 1 si ottiene il punto P1 .

P
P0

u
o

Figure 5: retta passante per di vettore direzione u e passante per P0


Esiste un altro modo per associare unequazione ad una retta. Vale infatti il seguente teorema:
Teorema 15.11 (Equazione lineare cartesiana). Siano a, b, c costanti reali, con a e b non entrambi nulli.
Le coordinate (x, y) dei punti di una retta r verificano unequazione lineare del tipo:
ax + by + c = 0

(15.3)

dimostrazione. Se un punto P (x, y) appartiene a r, allora soddisfa le equazioni parametriche di r:



x = x0 + lt
y = y0 + mt
dove P0 (x0 , y0 ) `e un punto di r e u(l, m) `e un suo vettore direzionale. Esplicitando il parametro t
dalle due equazioni ed eguagliando i risultati ottenuti si ottiene:
y y0
x x0
=
.
l
m
Eseguendo i calcoli e portando tutto al primo membro, si ottiene:
mx ly mx0 + ly0 = 0.
Allora, posto a = m, b = l e c = mx0 + ly0 , si ottiene la tesi. Si osservi, infine, che a e b non sono
entrambi nulli perch`e, come osservato in precedenza, il vettore direzionale (l, m) `e sempre diverso da
(0, 0).
Si osservi che, per costruzione, i vettori (l, m) e (a, b) della dimostrazione precedente sono ortogonali
perch`e il loro prodotto scalare `e nullo; infatti:
al + mb = ml ml = 0.
Dalla dimostrazione di questo teorema si trae immediatamente che lequazione di una qualsiasi retta
r passante per il punto P0 (x0 , y0 ) `e della forma:
a(x x0 ) + b(y y0 ) = 0

(15.4)

dove (b, a) `e un vettore direzionale di r.


Definizione 15.12 (Equazione cartesiana). Lequazione ax + by + c = 0, con a e b non entrambi nulli,
si dice equazione cartesiana della retta r nel piano.
4

Osservazione 15.13 (Importante). Vale anche il viceversa del Teorema 15.11, cio`e ogni equazione
lineare ax + by + c = 0 con a e b non entrambi nulli `e unequazione cartesiana di una retta di vettore
direzionale u = (b, a).
Esempio 15.14. Lequazione 3x2 y = 0 non rappresenta una retta poich`e lequazione non `e lineare.
Lequazione 7x 6y + 1 = 0 rappresenta una retta di vettore direttore (6, 7).
Teorema 15.15. Ogni retta ha, a meno di fattori di proporzionalit`
a, ununica equazione cartesiana,
cio`e se ax + by + c = 0 e a0 x + b0 y + c0 = 0 sono equazioni di una stessa retta r, allora esiste un certo
parametro tale che a0 = a, b0 = b e c0 = c.
In precedenza, `e stato esposto un metodo per la ricerca delle equazioni parametriche di una retta assegnati due suoi punti. Nellosservazione seguente, partendo dallo stesso problema, si arriver`a allequazione
cartesiana della retta.
Osservazione 15.16 (Retta per due punti). Se P0 (x0 , y0 ) e P1 (x1 , y1 ) sono due punti distinti di una
retta r, allora, per quanto osservato in precedenza, la retta ha unequazione cartesiana del tipo
a(x x0 ) + b(y y0 ) = 0,
poich`e in particolare passa per P0 . Inoltre, P1 P0 = (x1 x0 , y1 y0 ) `e un vettore direzionale di r;
infine, per lOsservazione 15.13, risulta a = y1 y0 , b = (x1 x0 ) e lequazione cartesiana della retta
r passante per due punti P0 eP1 `e
(y1 y0 )(x x0 ) (x1 x0 )(y y0 ) = 0.

(15.5)

Osservazione 15.17 (Passaggio dalla rappresentazione cartesiana alla parametrica e viceversa). Si noti
che `e facile passare da una rappresentazione parametrica allequazione cartesiana di una retta r, come
fatto nella dimostrazione del Teorema 15.11: infatti, basta ricavare il parametro t da una delle equazioni
parametriche e sostituire il valore trovato nellaltra; equivalentemente, si esplicita il parametro t da
entrambe le equazioni e si eguagliano i valori trovati. Viveversa, per passare dallequazione cartesiana
ax + by + c = 0 ad una rappresentazione parametrica di r, basta porre una delle due variabili uguale a
parametro, ed esplicitare laltra. Poich`e a e b non sono entrambi nulli, allora distinguiamo i casi:
se b 6= 0, bisogna porre x = t e ricavare y, ottenendo cos` le equazioni:

x=t
y = ba t bc
che sono le equazioni parametriche della retta r passante per il punto P (0, bc ) e avente come vettore
direzionale il vettore (1, ba );
se a 6= 0 bisogna invece porre y = t e ricavare x, ottenendo cos` le equazioni:

x = ba t ac
y=t
che sono ancora equazioni parametriche della retta r che passa anche per il punto ( ac , 0) ed avente come
vettore direzionale il vettore ( ba , 1).
Esempio 15.18. Una retta r parallela allasse y (risp. allasse x) ha equazione cartesiana x x0 = 0
(risp. y y0 = 0) ovvero x = x0 (risp. y = y0 ) ed equazioni parametriche:




x = x0
x=t
risp.
y=t
y = y0
Osservazione 15.19. Una retta r di equazione ax + by + c = 0 passa per lorigine O(0, 0) se e solo se
a 0 + b 0 + c = 0, cio`e c = 0.
Una retta r di equazione ax + by + c = 0 non parallela agli assi e non passante per lorigine, cio`e tale
che a 6= 0,b 6= 0 e c 6= 0 incontra gli assi nei punti P1 (0, bc ) e P2 ( ac , 0), come in figura:
5

P1
P2
o

Figure 6: retta passante per due punti sugli assi


Esempio 15.20 (Rette). Siano dati i punti P0 (1, 2) e P1 (0, 3). Lequazione parametrica della
retta passante per P0 e P1 `e
x+1
y2
=
.
1
1
Per ottenere una rappresentazione parametrica di tale retta, si pu`o porre

x=t
y =3+t
` facile verificare che un vettore direttore di tale retta `e u = P1 P0 = (1, 1).
E
Data lequazione parametrica della retta r:

x = 2t + 4
y =1t
si verifica facilmente che un vettore direttore `e (2, 1) e che la retta passa per il punto (4, 1).
Lequazione cartesiana si ottiene esplicitando il parametro t da una delle equazioni parametriche, ad
esempio la prima
x4
,
t=
2
e sostituendo il valore trovato nellaltra equazione
y =1

x4
;
2

per cui lequazione cartesiana della retta `e


x + 2y + 1 = 0
Osserviamo inoltre che il vettore di componenti (a, b) = (1, 2) `e un vettore ortogonale al vettore direttore
della retta, infatti
(2, 1) (1, 2) = 2 2 = 0.
6

15.2

Geometria euclidea dello spazio

In maniera analoga allanalisi svolta nel piano, verranno esposti alcuni risultati della geometria dello
spazio.
Considerato uno spazio S, `e possibile introdurre un sistema di riferimento ed una unit`a di misura
(riferimento cartesiano Oxyz), che consente di associare ad ogni punto P S le sue coordinate (x, y, z)
R3 e viceversa. Si ottiene in tal modo una corrispondenza biunivoca tra i punti delo spazio e gli elementi
di R3 .
Definizione 15.21. Un segmento orientato QP `e un segmento che ha un estremo iniziale Q ed un
estremo finale P, dove P e Q sono punti distinti dello spazio; due segmenti orientati QP e Q0 P 0 si dicono
equivalenti se coincidono a meno di una traslazione dello spazio (cio`e se sono due lati opposti di un
parallelogramma).
Tra tutti i segmenti orientati equivalenti, ci sono quelli che hanno come primo estremo lorigine del
riferimento cartesiano. Questi segmenti orientati meritano una definizione a parte, in quanto ricoprono
un ruolo fondamentale per le rette.
Definizione 15.22. Un vettore geometrico dello spazio, o semplicemente vettore, `e un segmento
orientato con primo estremo lorigine O del riferimento cartesiano.
Osservazione 15.23. E possibile associare a ciascun vettore delle coordinate in modo elementare;
infatti basta considerare le coordinate del secondo estremo del vettore. Inoltre, a partire da un segmento
orientato, `e possibile calcolare le coordinate del vettore ad esso equivalente: infatti basta considerare la
terna di coordinate ottenuta calcolando la differenza delle coordinate degli estremi. Ad esempio, siano
P (x1 , y1 , z1 ) e Q(x2 , y2 , z2 ) gli estremi del segmento orientato QP . Allora il vettore u, che si indica
col simbolo P Q, equivalente a QP ha coordinate (x1 x2 , y1 y2 , z1 z2 ). Il lettore `e invitato a
dimostrare che le coordinate di tale vettore non cambiano se invece di scegliere come rappresentante QP
se ne sceglie un altro ad esso equivalente, ad esempio Q0 P 0 .
Si osservi, infine, che da questa definizione di vettore segue che nessun vettore geometrico del piano
ha coordinate (0, 0, 0).
In pratica, i vettori individuano tutte le possibili direzioni dello spazio. Inoltre, si verifica facilmente
che vettori proporzionali individuano la stessa direzione, cos` come accade nel piano.
Definizione 15.24 (Equazione cartesiana del piano nello spazio). Unequazione del tipo
ax + by + cz + d = 0

(15.6)

con a, b, c, d R e con a, b e c non tutti nulli, rappresenta un piano nello spazio. Lequazione (1)
prende il nome di equazione cartesiana del piano.
Teorema 15.25. Siano : ax + by + cz + d = 0 e 0 : a0 x + b0 y + c0 z + d0 = 0 due piani. Allora:
a) e parallelo a 0 se e solo se esiste un tale che a0 = a, b0 = b, c0 = c.
b) coincide con 0 se solo se esiste un tale che a0 = a, b0 = b, c0 = c, d0 = d.
c) `e perpendicolare a 0 se e solo se (a, b, c) e (a0 , b0 , c0 ) sono ortogonali, ossia aa0 + bb0 + cc0 = 0.
Osservazione 15.26. Si considerino un piano rappresentato dallequazione ax + by + cz = d e il piano
0 di equazione ax + by + cz = 0. Allora i piani e 0 sono paralleli per il teorema precedente, con = 1.
Inoltre il piano 0 passa per lorigine in quanto il vettore nullo soddisfa lequazione ax + by + cz = 0. Un
vettore (, , ) appartiene al piano 0 se e solo se, per definizione, a + b + c = 0. Pertanto il vettore
(a, b, c) `e ortogonale a tutti i vettori del piano 0 e dunque `e ortogonale anche al piano . Si ottiene cos`
uninterpretazione geometrica dei coefficienti di x, y e z dellequazione di un piano: il vettore (a, b, c) `e
ortogonale al piano di equazione ax + by + cz = d. In particolare, un vettore v `e ortogonale al piano se
`e parallelo al vettore (a, b, c).
Verr`
a ora esposto un altro modo per rappresentare un piano. Intuitivamente, `e chiaro che per individuare in maniera univoca un piano nello spazio, occorrono due vettori non proporzionali e un punto,
come nellimmagine.

Figure 7: Piano individuato da due vettori non proporzionali e un suo punto


Pertanto, un piano `e univocamente individuato da un suo punto P0 (x0 , y0 , z0 ) e da due vettori
u = (l, m, n), u0 = (l, m, n) non proporzionali (ossia linearmente indipendenti). I due vettori u e u0
individuano in maniera univoca un piano O , ossia il piano che li contiene e che quindi passa per lorigine
del riferimento. Si osservi che un punto dello spazio P (x, y, z) appartiene a se e solo se il vettore P P0
appartiene a O , ossia se e solo se i vettori P P0 , u e u0 sono linearmente dipendenti. Quindi, esistono
due numeri reali s e t tali che:
P P0 = us + u0 t
Questa equazione vettoriale equivale alle tre seguenti equazioni

x = x0 + ls + l0 t
y = y0 + ms + m0 t

z = z0 + ns + n0 t

(15.7)

che, al variare dei parametri s e t, forniscono le coordinate x, y, z di tutti i punti del piano , passante per
il punto P0 (x0 , y0 , z0 ) e parallelo al piano O individuato dai vettori u = (l, m, n) e u0 = (l0 , m0 , n0 ).
Definizione 15.27 (Equazioni parametriche del piano nello spazio). Le equazioni (15.7), cio`e

x = x0 + ls + l0 t
y = y0 + ms + m0 t

z = z0 + ns + n0 t
si dicono equazioni parametriche del piano passante per il punto P0 (x0 , y0 , z0 ) e di vettori
u = (l, m, n) e u0 = (l0 , m0 , n,0 ); i vettori u e u0 prendono il nome di vettori direttori del piano .
Si osservi che uno stesso piano pu`
o essere espresso in infiniti modi attraverso le equazioni parametriche, in quanto la scelta di un suo punto P0 `e arbitraria, cos` come la scelta di due qualsiasi vettori da
esso individuati che siano linearmente indipendenti.
Osservazione 15.28 (Passaggio dalla rappresentazione parametrica di un piano alla cartesiana). Consideriamo una rappresentazione parametrica di un piano del tipo (15.7). I vettori (l, m, n) e (l0 , m0 , n0 )
sono non nulli in quanto linearmente indipendenti, possiamo quindi ricavare s e t da due delle tre
equazioni parametriche e sostituire i valori trovati nella restante ultima come, ad esempio, segue:
s = ((x x0 )m0 (y y0 )l0 )/(lm0 l0 m)
t = ((y y0 )l (x x0 )m)/(lm0 l0 m)
e quindi, sostituendo nellultima equazione, risulta
(mn0 m0 n)(x x0 ) + (l0 n ln0 )(y y0 ) + (lm0 l0 m)(z z0 ) = 0.
8

Posto a = mn0 m0 n, b = l0 n ln0 , c = lm0 l0 m, si ottiene lequazione


a(x x0 ) + b(y y0 ) + c(z z0 ) = 0.
Dalla precedente si ha che
ax + by + cz (ax0 + by0 + cz0 ) = 0.
Infine, posto d = (ax0 + by0 + cz0 ), si ottiene la rappresentazione cartesiana del piano ; infatti, si
osservi che i numeri reali a, b, c non sono tutti nulli, altrimenti le terne (l, m, n) e (l0 , m0 , n0 ) sarebbero
0
0
proporzionali (basta osservare che, se per assurdo a=b=c=0 e se (l 6= 0), allora l0 = ( ll )l, m0 = ( ll )m,
0
n0 = ( ll )n, e quindi i vettori u = (l, m, n) e u0 = (l0 , m0 , n0 ) sarebbero dipendenti, contro lipotesi).
Esempio 15.29. Il piano parallelo ai vettori u = (1, 0, 1) e v = (0, 1, 1) e passante per P0 (2, 1, 2) ha
equazioni parametriche:

x=2+s
y =1+t

z =2+st
e ha equazione cartesiana
(x 2) + (y 1) + (z 2) = 0
cioe
x y z + 1 = 0.
Osservazione 15.30 (Passaggio dalla rappresentazione cartesiana di un piano alla parametrica). Per
passare da unequazione cartesiana di un piano ad una rappresentazione parametrica, `e sufficiente sostituire due variabili con due parametri e ricavare la terza variabile, ossia, data lequazione cartesiana
ax + by + cz + d = 0,
si pone x = s e y = t e si ricava che z = dc ac s cb t. Si ottengono cos` le equazioni
x=s
y=t
b
d a
z = s t
c
c
c
che rappresentano le equazioni parametriche del piano considerato.

15.3

Rappresentazione di una retta nello spazio

Definizione 15.31 (Equazione cartesiana della retta nello spazio). Un sistema di equazione del tipo

ax + by + cz + d = 0
(15.8)
a0 x + b0 y + c0 z + d0 = 0


a b c
dove il rango della matrice A =
si suppone sia 2, rappresenta una retta r nello
a0 b0 c0
spazio. Il sistema di equazioni (15.8) prende il nome di rappresentazione cartesiana della retta
nello spazio.


a b c
Osservazione 15.32. Lassunzione nella definizione precedente che il rango della matrice A =
a0 b0 c0
0 0 0
sia 2, implica che i vettori (a, b, c) e (a , b , c ) sono linermente indipendenti. Allora le equazioni del sistema
(15.8) rappresentano due piani che non sono coincidenti e nemmeno paralleli. Pertanto la rappresentazione cartesiana di una retta consiste geometricamente nellintersezione di due piani non paralleli o
coincidenti.

Si osservi che una retta r `e univocamente determinata da un vettore u = (l, m, n) e da un suo punto
P0 (x0 , y0 , z0 ).
Un punto P (x, y, z) dello spazio appartiene ad r se e solo se il vettore P P0 `e proporzionale ad u, cio`e
se esiste un numero reale t tale che
(x x0 , y y0 , z z0 ) = (l, m, n)t
Questa equazione vettoriale `e equivalente al sistema

x = x0 + lt
y = y0 + mt

z = z0 + nt

(15.9)

che al variare del parametro t, fornisce le coordinate (x, y, z) di tutti i punti di r.


Definizione 15.33 (Equazioni parametriche della retta nello spazio). Le equazioni (15.9) si dicono
equazioni parametriche della retta r passante per il punto P0 e di vettore u = (l, m, n); il vettore
u prende il nome di vettore direzionale della retta r.
Osservazione 15.34. Si dimostra che date le rappresentazioni parametriche di due rette, esse sono
parallele se i loro vettori direzionali sono proporzionali, invece sono perpendicolari se i loro vettori
direzionali sono ortogonali.
Definizione 15.35 (Equazioni parametriche di una retta passante per due punti nello spazio). Sia
P1 (x1 , y1 , z1 ) un qualsiasi punto di r, distinto da P0 (x0 , y0 , z0 ). Allora P1 P0 = (x1 x0 , y1 y0 , z1 z0 )
e un vettore direzionale di r e le :

x = x0 + (x1 x0 )t
y = y0 + (y1 y0 )t
(15.10)

z = z0 + (z1 z0 )t
sono equazioni parametriche della retta r passante per i due punti P0 e P1 . Si noti che ponendo in 15.10
t = 0 si ha il punto P0 e ponendo t = 1 si ha il punto P1 .
Dalle 15.9 e 15.10 si ricavano facilmente il seguente teorema e il suo corollario:
Teorema 15.36. Sia r una retta passante per il punto P0 (x0 , y0 , z0 ) e di vettore direzionale u = (l, m, n).
Allora P (x, y, z) e un punto di r se e solo se:
m(x x0 ) l(y y0 ) = n(x x0 ) l(z z0 )
= n(y y0 ) m(z z0 ) = 0
Corollario 15.37. Sia r una retta passante per due punti P0 (x0 , y0 , z0 ) e P1 = (x1 , y1 , z1 ). Un punto
P (x, y, z) appartiene ad r se e solo se:
y y0
z z0
x x0
=
=
x1 x0
y1 y0
z1 z0
Osservazione 15.38 (Passaggio dalla rappresentazione parametrica di una retta alla cartesiana). Consideriamo una rappresentazione parametrica di una retta r del tipo (15.9). Per ottenere la rappresentazione cartesiana basta esplicitare il parametro t da una qualsiasi delle tre equazioni, ossia
t = (z z0 )/n
e quindi sostituire il valore di t nelle altre due equazioni
x = x0 +

l
(z z0 )
n

m
(z z0 )
n
che costituiscono una rappresentazione parametrica della retta r.
y = y0 +

10

Osservazione 15.39 (Passaggio dalla rappresentazione cartesiana di una retta alla parametrica). Per
passare da unequazione cartesiana di una retta r ad una rappresentazione parametrica, `e sufficiente
sostituire una variabile con un parametro t e ricavare le altre due variabili, ossia, data la rappresentazione
cartesiana
ax + by + cz + d = 0
a0 x + b0 y + c0 z + d0 = 0
si pone z = t e si ricava
x = (db0 bd0 + t(cb0 bc0 ))/(ab0 a0 b))
y = (ad0 a0 d + t(ac0 a0 c))/(ab0 a0 b))
che insieme allequazione z = t, rappresentano le equazioni parametriche dela retta r.
Esempio 15.40 (Esempi di rette particolari). Si vogliono scrivere le equazioni di alcune rette di tipo
particolare. Una retta r parallela allasse x ha vettore direzionale (1, 0, 0) e quindi per le (15.9) ha
equazioni parametriche

x = x0 + t
y = y0

z = z0
e equazioni cartesiane


y = y0
z = z0

Similmente una retta parallela allasse y ha equazioni cartesiane



x = x0
z = z0
una retta parallela allasse z ha equazioni cartesiane

x = x0
y = y0
In particolare gli assi x, y, z hanno rispettivamente equazioni:



y=0
x=0
x=0
z=0
z=0
y=0
Una retta che giace sul piano xy ha equazioni cartesiane:

ax + by + d = 0
z=0
Una retta che giace sul piano xz ha equazioni :

ax + cz + d = 0
y=0
Una retta che giace sul piano yz ha equazioni cartesiane:

by + cz + d = 0
x=0
Una retta r passante per lorigine ha equazioni:

ax + by + cz = 0
r:
a 0 x + b0 y + c 0 z = 0
come si ottiene subito sostituendo (0, 0, 0) nelle equazioni (15.8).

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15.4

Fasci di piani nello spazio

Definizione 15.41. Si dice fascio F di piani, linsieme dei piani che passano per una retta r (fascio
proprio) oppure linsieme dei piani paralleli ad un piano dato (fascio improprio).Nel caso proprio, la
retta r si dice asse del fascio proprio.
Consideriamo due piani distinti : ax + by + cz + d = 0 e 0 : a0 x + b0 y + c0 z + d0 = 0. Se non e
parallelo a 0 , essi individuano un fascio proprio che ha come asse la retta intersezione di e 0 . Se e
parallelo a 0 , essi individuano un fascio improprio, che e costituito dai piani paralleli a e 0 .
Quindi un fascio di piani F pu
o sempre essere individuato da due piani e 0 distinti nello spazio.
Teorema 15.42. Siano : ax + by + cz + d = 0 e 0 :a0 x + b0 y + c0 z + d0 = 0 due piani distinti di un
fascio F . Allora tutti e soli i piani di F hanno equazione:
(ax + by + cz + d) + (a0 x + b0 y + c0 z + d0 ) = 0

(15.11)

dove e sono due numeri reali non entrambi nulli. Inoltre due coppie (, ), (0 ,0 ) che soddisfano
la (15.11) danno luogo allo stesso piano se e solo se (0 ,0 )= k (, ) con k 6= 0.
Osservazione 15.43. Un generico piano parallelo al piano : ax + by + cz + d = 0 ha equazione:
(a)x + (b)y + (c)z + d = 0
e quindi, posto

= k, la sua equazione diventa:


ax + by + cz + k = 0

(15.12)

Pertanto lequazione del fascio improprio di piani paralleli a e data, pi


u semplicemente, dalla (15.12)
al variare del parametro reale k.

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