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GEOMETRIA MODERNA E

SIMBOLISMO
TRADIZIONALE
Daniele Corradetti
29 Settembre 2008
PROPRIET LETTERARIA RISERVATA
2008 , FIRENZE
ISBN
2
A Tommaso Palamidessi e
Alessandro Benassai
3
4
Indice
1 Enti e Rapporti 9
1.1 Il Cerchio e il Punto . . . . . . . . . . . . . 9
1.2 Punti e linee . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.3 Teoria dei Gra . . . . . . . . . . . . . . . 14
Operazioni fondamentali sui gra 17
Genesi simbolica dei gra completi 27
1.4 La Genesi delle Forme Geometriche . . . 28
Gra completi e triangolo di Pascal 31
Generazione Geometrica delle For-
me . . . . . . . . . . . . . 34
1.5 Visione Geometrica della Materia . . . . . 36
Materia, Massa ed impenetrabilit 37
Mach e la nascita dellInerzia . . . 39
Il Meccanismo Geometrico dellU-
niverso . . . . . . . . . . 43
1.6 La Proporzione Aurea e Gerarchia Solidale 44
La Proporzione Aurea come me-
diazione . . . . . . . . . . 46
La Gerarchia Solidale e Bellezza . 51
2 Geometria e Musica 57
2.1 Il Triangolo Sacro . . . . . . . . . . . . . . 58
2.2 La Musica dei Poligoni . . . . . . . . . . . 66
5
Gli armonici naturali e i poligoni
regolari . . . . . . . . . . 67
2.3 I Numeri gurati . . . . . . . . . . . . . . 71
Numeri Simpliciali . . . . . . . . . 75
Tavola dei numeri poligonali . . . 79
Spettroscopia di un Numero . . . 82
Numeri Simpliciali ed Armoniche 83
3 Simmetria e lo Spazio 89
3.1 Simmetria e Invarianza . . . . . . . . . . 92
3.2 I Solidi Platonici . . . . . . . . . . . . . . . 96
Simmetrie dei Solidi Platonici . . . 104
3.3 Accordo Sacro e i Solidi Platonici . . . . . 107
3.4 La vita ritmata . . . . . . . . . . . . . . . . 112
4 La Quadratura del Cerchio 117
4.1 Il Problema Matematico . . . . . . . . . . 118
4.2 La Realt Spirituale . . . . . . . . . . . . . 123
5 Il Numero e le sue Forme 127
A La Dottrina degli Enti 133
Bene, Vero e Bello . . . . . . . . . . . 134
Potenza, Sapienza e Amore . . . . . 136
B Alcune Propriet dei Gra Completi 139
C Triangolo di Pascal e la nascita della Topologia 141
D Dimostrazione di alcune formule riguardanti 143
E Numeri Figurati e Funzioni Generatrici 147
La dimensione dello spazio . . . . . . . . . . 148
La forma del numero . . . . . . . . . . . . . 149
6
F Notazione di Schli 151
7
8
Capitolo 1
Enti e Rapporti
1.1 Il Cerchio e il Punto
I Numeri rappresentano delle
idee losoche assolute
E.Levi, La Chiave dei Grandi Misteri
Il primo e lultimo segno della geometria simbolica sono
il Punto e il Cerchio. Il Punto il principio della Geo-
metria, lorigine indivisibile di tutto. Il cerchio invece
ne rappresenta il limite ultimo, la delimitazione nale
fra ci che rappresentabile e ci che invece non lo .
Cos
Tra il punto e lo cerchio s come tra principio e
ne si muove la Geometria
Dante, Convivio, II, XIII
Ogni ente geometrico, ogni gura trova il suo spazio
tra il punto ed il cerchio. Ovviamente queste gure
non sono da intendersi in modo formale, bens in sen-
so astratto e privo di forma. Altrimenti, se queste realt
9
geometriche necessitassero di una forma per esistere, la
Sapienza non avrebbe potuto dire libro dei proverbi
1
:
io ero l; quando tracciava un cerchio
sullabisso;
Il Cerchio infatti o la delimitazione del nulla innito
la prima operazione compiuta dalla Potenza Cosciente
per portare allessere lUniverso.
La Bibbia non dice che Dio cre dal nulla, af-
ferma che cre, ma lex nihilo deduttivo dal
passo scritturale fa supporre un nulla che
qualcosa, ossia lo spazio uido presente ap-
pena lOnnipotente si contrasse, cio si ri-
trasse fuori entro se stesso, da s in s stes-
so per rendere possibile il mondo. LEssere
Innito, Onnipotente, Increato, dopo la con-
trazione proruppe con le Luci delle Serot
(divine energie increate), rivelandosi a quel
vuoto di potere. Il primo atto (quello di ri-
tirarsi) non stato di rivelazione, ma di oc-
cultamento, astrazione. Soltanto nel secon-
do atto cominci la rivelazione, il dispiegarsi
come Dio creatore, procedendo fuori di s in
quello spazio primordiale che in Lui. Que-
sta la creazione dal nulla della Genesi, teo-
fania e teogonia in certo qual modo. Emana-
zione con laggiunta di un plus, il at creato-
re
T. Palamidessi, La Costituzione Occulta dellUo-
mo e della Donna
1
Proverbi 8,27
10
Il Cerchio in senso astratto rappresenta un atto di limita-
zione. Esso infatti tornando su s stesso, con la sua circo-
larit, delimita, racchiude e cos facendo separa linter-
no dallesterno, ci che e che sar da ci che non n
sar. Il Cerchio in questo contesto cos il simbolo dello
spazio uido circoscritto, labisso, il nulla primordiale
dal quale sboccer tutta la creazione alla comparsa del
Sole Divino. In questo senso il cerchio il simbolo del
numero zero 0 che viene vivicato e dinamizzato dal
numero 1, il Punto.
Il Punto rappresenta lunit artmetica come la mona-
de losoca, esso il principio di ogni gura, la sorgen-
te di ogni geometria. In senso astratto esso rappresenta
la sorgente indivisibile dellessere. Al punto corrisponde
infatti lidea fondamentale di semplicit o indivisibilit
2
.
Allo stesso tempo, per gli corrisponde una forza attiva,
irradiante, per cui in senso astratto il Punto rappresenta
la sorgente indivisibile dellEssere. Il punto rappresenta
quindi la prima manifestazione dellEssere, cio l1.
Quando il Punto originale specchio della Suprema
Volont Divina sorge sullabisso dinamizzando e rischia-
rando le tenebre, ecco allora delinearsi il Cerchio con il
Punto, il simbolo del Sole, lOcchio del Mondo; il sim-
bolo di Ra, lOcchio di Dio.
Il Cerchio con il Punto uno dei simboli pi anti-
chi e densi di signicato simbolico per cui necessa-
2
Il punto infatti non pu essere diviso. Il punto come ci che
non ha parti la denizione fornita da Euclide nel primo libro degli
Elementi.
11
rio approfondirne, almeno sinteticamente, il signicato.
Esso infatti stato usato come simbolo del Sole, come
nome divino rafgurante Ra, come pure determinati-
vo di ogni concetto temporale. Successivamente stato
preso come simbolo del metallo Oro, come pure, da un
punto di vista di facolt umane, stato considerato co-
me il simbolo della volont che polarizza e dinamizza
lindividuo. In seguito questo simbolo ha assunto tan-
ti signicati, apparentemente diversi, ma tutti legati da
ununico tratto comune, unidea centrale: la pienezza
dellUnit e la sua perfezione dinamica.
Numericamente il geroglico formato da dallu-
nione di un cerchio con un punto che possono essere
accostati rispettivamente al numero 0 e al numero 1. Il
cerchio circoscrive e separa il luogo in cui si manifester
lazione dinamica e risvegliatrice del numero 1 il pun-
to. Lunione di questi due simboli genera dunque il cer-
chio con il punto che pu essere rappresentato nume-
ricamente
3
con il numero 1 come pure con il numero
10.
Questa ambiguit notazionale ricopre in realt una
notevole importanza losoca. Se infatti si addiziona il
numero 1 con il numero 0 si ottiene sempre il numero
1 perch lo 0 non contiene alcun principio attivo. Ma
dallunione del numero 1 con il numero 0 si ottiene il
numero 10 che si distingue nettamente dal numero 1. Il
numero 1 infatti rappresenta lUnit nel suo aspetto uni-
cato ed indeterminato, mentre il 10 rappresenta lUnit
nel suo aspetto esplicato e pienamente determinato.
Da un punto di vista teologico, l1 rappresenta il Prin-
cipio, la prima manifestazione dellEssere, mentre il 10
3
numericamente vale 1 in quanto 1 addizionato allo 0 rimane 1.
Ma vale dieci in quanto 1 unito allo zero uguale a 10
12
rappresenta la Pienezza e la Potenza della sua manife-
stazione. Da un punto di vista cosmico, l1 simboleggia
il Cosmo stesso nel suo primo stadio originale, mentre il
10 ne rappresenta la sua organizzazione e strutturazio-
ne nale, nella pienezza e completezza dellespressione
che viene spesso associata al corpo del Sole. Tutti questi
concetti, sebbene teologicamente distinti e riferentisi a
realt ontologicamente diverse, sono unite da un unica
rappresentazione geometrica: il Cerchio con il Punto.
Da una visione della geometria simbolica, il Princi-
pio anche la Fine. La Pienezza della manifestazione
e rivelazione divina racchiusa nel suo Principio ed
questo che si incarna ed in cui si identica il Cosmo
perfetto. Il Cosmo perfettamente strutturato e gerar-
chizzato diventa cos trasparente al Principio divino e
lo manifesta incarnandolo, unendosi a lui e realizzan-
do la suprema bellezza: la piena manifestazione della
Verit.
1.2 Punti e linee
Il punto, in matematica, un concetto primitivo, ovve-
ro un concetto che generalmente si rinuncia a denire
e che si assume come uno dei fondamenti dellesposi-
zione. Nel corso della storia varie denizioni sono sta-
te presentate
4
per cerare di approcciare il concetto di
punto e, sebbene queste differiscano nellapproccio ini-
ziale, la caratteristica fondamentale evidenziata rimane
sempre la stessa: lindivisibilit.
4
Bowman L. Clark, Individuals and Points, Notre Dame Journal
of Formal Logic Volume 26, Number 1, January 1985
13
Il punto, n dai tempi di Euclide, denito come
ci che non ha parti, ovvero come ci che indivisi-
bile. Il punto simbolicamente rappresenta la monade
della losoa greca: ununit fondamentale ed indivi-
sibile. Esso dunque utile nel rappresentare tutto ci
di cui consideriamo laspetto indivisibile. Gli elemen-
ti di un insieme, ad esempio, sono indicati come punti
quando consideriamo in essi il loro aspetto di individui
semplici.
Nella dottrina degli enti che abbiamo presentato in
precedenza, ogni ente contiene in s unidea di indivi-
sibilit e dunque -sotto questo aspetto- pu essere rap-
presentato grazie allausilio di un punto. Ogni punto
rappresenta dunque un nucleo fondamentale, un cen-
tro individuale, un soggetto. Se il punto dunque rap-
presenta lindivisibilit e lautonomia dellente conside-
rato, la sua azione con il mondo esterno rappresentata
dalle linee che fuoriescono da esso e vanno ad interagire
con gli altri punti. I mutui rapporti fra enti, le loro rela-
zioni dinamiche formano dunque una prima geometria
che pu essere sintetizzata da un oggetto matematico
noto con il nome di grafo.
1.3 Teoria dei Gra
Un grafo uno tra gli strumenti matematici pi sempli-
ci in grado che si rivela in grado di cogliere e risolvere
problemi geometrici estremamente profondi e comples-
si. Negli ultimi venti anni sono stati scritti circa 10.000
articoli lanno classicati come teoria dei gra e le loro
applicazioni variano dalla topologia algebrica, allinfor-
matica, alla teoria delle reti, alla genetica come pure alla
14
sociologia o alla lologia senza alcuna soluzione di con-
tinuit. Questa magnica adattabilit della teoria dei
gra data dal suo rappresentare in modo essenziale il
minimum geometrico.
Abbiamo detto infatti che un ente per essere tale de-
ve raccogliere in s tre aspetti fondamentali. Esso, infat-
ti, deve aver assicurata una sua individualit o autonomia
al pari di una sua qualit o caratteristica identicante e di
una sua forza con cui si relaziona con gli altri enti. Que-
sti tre concetti fondamentali che abbiamo chiamato di
atomo, idea e monade
5
sono rappresentati dai tre elemen-
ti fondamentali che costituiscono un grafo. Un grafo in-
fatti altro non che un insieme di punti, identicati da
un numero e collegati fra loro da delle linee
6
.
Ecco dunque che nella presentazione di un grafo ab-
biamo che:
lindividualit degli enti rilevata dallutilizzo di
punti,
la qualit dallidenticazione mediante un numero
7
e
5
cfr. la quinta lezione di Solovev Vladimir, Lezioni sulla
DivinoUmanit, JacaBook, 1990
6
Normalmente in matematica per presentazione di un grafo si
forniscono semplicemente una serie di numeri singoli (che rappre-
sentano gli elementi o i nomi assegnati a ciascun vertice) ed una
serie di coppie di numeri (che rappresentano i lati).
7
a volte in costruzioni generali e simmetriche, in cui non vi so-
no punti di particolare interesse rispetto agli altri, i numeri corri-
spondenti ai vertici non vengono riportati gracamente, ma nella
presentazione algebrica del grafo sono un elemento comunque in-
dispensabile. Da un punto di vista losoco questa distinzione fra
i punti una distinzione qualitativa, concetto questo che pu esse-
re compreso prendendo in analisi uno tra i gra tradizionali pi
importanti: quello delle Serot della tradizione ebraica.
15
le loro relazioni mediante le linee che ne denisco-
no la congurazione geometrica.
Questi tre elementi sono gli elementi minimi necessa-
ri al ne di poter parlare compiutamente di geometria.
Senza il punto non abbiamo alcun soggetto di cui par-
lare perci non possibile parlare di geometria. Senza
la qualit o numero identicativo che contraddistingua
i punti fra di loro, avremmo solo ununico punto. Al-
lo stesso modo se non avessimo dei rapporti o linee che
legano fra di loro questi punti essi sarebbero incommen-
surabili fra di loro.
Perci chiaro che la nozione di grafo, raccoglie in
se quegli elementi fondamentali ed imprescindibili del-
la geometria individuata. Uno studio delle propriet dei
gra si traduce naturalmente in uno studio delle pro-
priet potremmo dire della geometria stessa, tanto que-
ste nozioni sono imprescindibili e fondamentali. Per
avere una geometria diversa e prescindere da qualcuno
di questi elementi, dovremmo proiettarci in un mondo
di qualit non individuate in cui probabilmente lo stesso
concetto di spazio e di ambiente geometrico dovrebbe
essere rivisto svolgendosi questa geometria allinterno
di un punto
8
.
8
Filosocamente, infatti, vi un dualismo interno-esterno che
si traduce in un dualismo cerchio-punto. Tradizionalmente, infat-
ti, il Cosmo rappresentato come un cerchio da coloro che so-
no allinterno, ma rappresentato come un Punto se comparato al
Nulla Innito, il uido adinamico non circoscritto e quindi ad una
visione esterna.
16
Operazioni fondamentali sui gra
Come detto in precedenza lo studio dei gra ricorre in
numerose discipline e con le pi svariate applicazioni.
In questo contesto, dunque, sono denite innumerevoli
operazioni di cui non possiamo rendere di conto esau-
rientemente
9
. Per questo opteremo per presentare quel-
le operazioni minime indispensabili per comprendere
meglio il capitolo successivo e passaremo sotto silenzio
le altre.
Disegno di un Grafo Spesso il concetto di grafo viene
confuso con il disegno che lo rappresenta. La differen-
za fra un grafo e il suo disegno la stessa differenza
che passa fra una legge dinamica e la sua rappresen-
tazione geometrica, come ad esempio fra il quaternario
ed una sua rappresentazione simbolica tramite la gura
geometrica del quadrato. In realt un grafo non ha un di-
segno o una forma predenita a priori, ma una realt
puramente astratta e formata esclusivamente da punti e
relazioni fra punti.
Quando poi, per rappresentare questa realt geome-
trica, vogliamo ricorrere ad una rappresentazione for-
male, allora associamo ad essa unimmagine in cui -
canonicamente- gli enti individuali sono rappresentati da
punti e le relazioni fra essi sono rappresentati da dal-
9
Chi volesse approcciare largomento di teoria dei Gra pu
farsi unidea generale con J. Gross e J. Yallen, Handbook of Graph
Theory, CRC Press, 2004; da un punto di vista matematico pu con-
sultare lottimo libro di carattere introduttivo di Reinhard Diestel,
Graph Theory, Springer Verlag, 2005; per le applicazioni geometriche
pi avanzate S. Lando e A. Zvonkin, Graphs on Surfaces and Their
Applications, Springer Verlag, 2004
17
Figura 1.1: I due disegni sono due rappresentazioni diverse
dello stesso grafo chiamato grafo di Petersen. Ciascuna delle due
rappresentazioni evidenzia una particolare simmetria del grafo.
le linee. Questa rappresentazione formale del grafo si
chiama disegno del grafo.
Tuttavia, poich originariamente un grafo non spe-
cica il genere di relazione che lega i punti fra di loro,
il genere di percorso necessario per passare da un pun-
to ad un altro totalmente arbitrario. Uno stesso lega-
me fra due punti pu essere rappresentato come rettili-
neo, curvo, spezzato, di lunghezza arbitraria e rimane-
re comunque una rappresentazione formale fedele del
grafo.
Lo stesso identico grafo pu dunque essere rappre-
sentato da disegni distinti che, apparentemente, posso-
no avere poco in comune, ma in realt esprimono sem-
plicemente delle incarnazioni formali diverse della stes-
sa entit geometrica astratta. Ciascun disegno espres-
sione particolare di un aspetto generale contenuto nel
grafo originale.
Fra tutti i possibili gra, tuttavia, ve ne sono alcuni
che ricoprono un interesse particolare in quanto riesco-
18
no a manifestare pi esplicitamente delle qualit intrin-
seche del grafo che gli altri invece occultano. Nelle due
gure relative al grafo di Petersen possiamo vedere come
due disegni distinti dello stesso grafo possano eviden-
ziare due diverse simmetrie: quella speculare nel primo
caso e quella pentagonale nel secondo.
Entrambe queste simmetrie sono delle caratteristi-
che insite del grafo di Petersen, perci presenti in cia-
scuno dei suoi possibili disegni. Tuttavia in alcuni di
questi esse sono perfettamente manifestate e possono
dunque essere facilmente colte dallosservatore. Attual-
mente un intero settore di ricerca di teoria dei gra stu-
dia i metodi di disegno pi efcienti per rintracciare
strutture simmetriche allinterno dei gra
10
.
Grafo delle linee Un elemento importante per lo stu-
dio di un grafo costituito dal suo grafo delle linee. Que-
stultimo ottenuto assegnando un punto ad ogni linea
del primo e legando due punti fra loro solo nel caso in
cui le due linee condividevano nel grafo di partenza al-
meno un punto in comune. Se il grafo originale veniva
indicato con la lettera G, questo nuovo grafo costruito
dal primo sar indicato come L(G).
Da un punto di vista matematico il grafo delle linee
una costruzione che permette di comprendere meglio
i rapporti che intercorrono fra i singoli nodi o elementi
del grafo. In questa costruzione infatti i soggetti ori-
ginali (i punti) perdono di importanza in relazione ai
rapporti stessi.
10
Giuseppe Di Battista, Peter Eades, Roberto Tamassia and Ioan-
nis G. Tollis, Graph Drawing: Algorithms for the Visualization of
Graphs, Prentice Hall, 1991
19
Figura 1.2: Alcune tipologie di gra comuni classicati per
numero di vertici
20
Figura 1.3: I poligoni regolari ed alcune loro composizioni sono
uguali al loro grafo delle linee
Da un punto di vista prettamente simbolico, il grafo
delle linee rappresenta un modo per estrarre ed espli-
citare il signcato o comportamento di un grafo. In un
certo qual modo esso rappresenta lo sviluppo del grafo,
lesplicazione della sua dinamica. Il soggetto di investi-
gazione, infatti, non sono pi i punti, ma la loro mutua
interazione, che originariamente era rappresentata dal-
le linee del grafo. Simbolicamente, dunque, la costru-
zione di questo grafo coincide con un cambiamento del
piano di investigazione il cui scopo quello di vedere
gli sviluppi dinamici insiti in una congurazione geome-
trica. Questo strumento dunque pu essere daiuto nel-
lanalisi di un grafo, un po come, da un punto di vista
aritmetico poteva essere daiuto lanalisi del triangolare
di un numero o lo sviluppo di una sequenza.
Esempio di analisi simbolica dei Gra delle linee A
titolo di esempio possiamo analizzare la successione dei
gra delle linee di K
1,5
cio di una stella formata da 5
vertici esterni legati fra di loro da un unico punto cen-
trale. Simbolicamente tutta la successione sintetizzata
21
Figura 1.4: Sequenza dei gra delle linee di K
1,5
cio una stel-
la con 5 vertici esterni ed uno centrale che li connette. Sim-
bolicamente ogni grafo rappresenta levoluzione dinamica del
precedente.
dalla stella iniziale che ne denisce il soggetto. In que-
sto caso il soggetto rappresentato dal numero 5 come
espressione dell1.
In questo caso i cinque vertici rappresentano 5 di-
stinte espressioni attive dell1 che li ha originati, mentre
l1 rappresenta la sorgente segreta della loro forza. Ab-
biamo chiamato segreta, questa sorgente in quanto, co-
me si pu notare, sebbene sia presente nel primo grafo,
in ogni grafo successivo celata ed invisibile. Questa
sorgente rappresentata dall1 infatti trascendente e ge-
rarchicamente superiore agli altri 5 vertici, pertanto non
pi visibile in nessuna delle manifestazioni successive
sebbene rimanga come punto centrale attorno al quale
tutte le gure si strutturano.
22
Se, procedendo nella nostra analisi simbolica, con-
sideriamo il 5 come simbolo dellUomo Universale ed
interpretiamo questa successione in chiave messianica,
allora il primo grafo, cio K
1,5
, rappresenta il soggetto: il
rapporto fra lUomo e limmanenza Divina, rappresen-
tata dal punto centrale. Questo primo grafo rappresenta
il soggetto del discorso successivo ed da considerarsi
come al di fuori del tempo.
Il secondo grafo L(K
1,5
) rappresenter invece il pri-
mo sviluppo o la prima manifestazione del soggetto trat-
tato, in questo caso lo stato prima della caduta, lunione
naturale fra lUomo e la Divinit.
Il terzo grafo L(L(K
1,5
)) rappresenter lallontana-
mento dellUomo da Dio e la sua caduta mentre il quar-
to ed ultimo
11
grafo L(L(L(K
1,5
))) ne rappresenter la
11
In realt la successione pu essere continuata indenitamente,
tuttavia tender a ripetersi da un punto di vista qualitativo. Per
avere dunque una panoramica completa necessario considerare
una serie qualitativamente completa. In questo caso abbiamo scelto
la pi semplice cio quella formata dall1 (il soggetto) ed i 3 gra
successivi (lesplicazione in tesi, antitesi e sintesi) come spiegato
nel primo capitolo di questo libro.
23
Figura 1.5: Complemento di un grafo G indicato come G. Unen-
do insieme i due gra si ottiene un grafo completo, in questo caso
K
8
nale redenzione e la restituzione e perfezione del rap-
porto Umano-Divino.
Questo un esempio di interpretazione simbolica
realizzata tramite i gra delle linee. Chiaramente non
lunica, altri punti di partenza faranno scaturire al-
tre considerazioni e riessioni riguardo a queste gure,
tutte potenzialmente contenute in quellunica congu-
razione geometrica della stella iniziale formata da 1 e 5
punti.
Complemento di un grafo Unaltra operazione comu-
ne quella di costruzione del grafo complemento. Dato
un grafo G, il suo complemento G altro non che il gra-
fo formato dagli stessi vertici ma di lati i lati mancanti
al precedente. In pratica in G due punti saranno uniti
da una linea se e solo se nel grafo originale G non lo
24
sono. Se uniamo
12
un grafo al suo complemento otte-
niamo sempre un grafo completo, ovvero un grafo il cui
numero di archi il massimo possibile.
Da un punto di vista simbolico il complemento di
un grafo produce un grafo che qualitativamente afne al
grafo di partenza, ma chiaramente complementare nel-
lespressione di essa. Se ad esempio il grafo di parten-
za esprime lazione di numero nel suo aspetto attivo, il
complemento lo rappresenter nel suo aspetto ricettivo
e viceversa. A titolo di esempio riportiamo alcuni gra
con il loro rispettivo complemento.
Gra Completi Un grafo con il massimo di numero di
archi possibile viene chiamato grafo completo ed indicato
come K
n
dove la lettera n rappresenta il numero di ver-
tici presenti nel grafo. In particolare un grafo completo
di n vertici avr un numero di archi pari a (n 1) cio
il triangolare
13
del numero precedente.
Il modo pi semplice per ottenere un grafo comple-
to quello di unire un grafo al suo grafo complemento.
Cos facendo il grafo risultante conterr tutti gli archi
12
in questo caso per unione intendiamo lunione dellinsieme dei
lati lasciando sso linsieme dei vertici
13
Si indica con il termine triangolare di un numero n, (n) la
somma dei primi n numeri. In pratica (n) = 1 + 2 + ... + n =
n(n+1)
2
25
Figura 1.6: Successione di gra completi. Il grafo completo con
n vertici viene generalmente indicato come K
n
. Il numero di lati
distinti di K
n
sono (n 1)
possibili e sar dunque completo
14
. Da un punto di vista
matematico i gra completi sono degli elementi estrema-
mente interessanti in quanto costituiscono uno dei car-
dini fondanti della geometria e dellalgebra moderna
15
.
Simbolicamente i gra completi rappresentano la ple-
nitudine di un numero, la sua pienezza espressiva, le-
splicazione di tutti i rapporti contenuti in esso. Per com-
prendere meglio questo aspetto dei gra completi ne-
14
Unendo un grafo G al suo complemento G si ottiene
sempre un grafo completo, in questo caso K
10
15
Le simmetrie dei gra completi costituiscono un gruppo
Aut(K
n
)

= S
n
, chiamato gruppo delle permutazioni di n elementi.
Il teorema di Cayley dice che ogni Gruppo G di ordine nito n pu
essere pensato come sottogruppo del gruppo delle permutazioni
corrispondenti, cio G

= H S
n
. Da un punto di vista teorico
dunque una vasta branca dellalgebra e della geometria che si oc-
cupa dello studio dei gruppi niti pu essere ricondotta allo studio
delle simmetrie di un grafo completo.
26
Figura 1.7: Ogni grafo completo K
n
pu essere pensato come il
grafo delle linee della stella S
n+1
.
cessario analizzarne la genesi. In La Metasica del Nu-
mero
16
abbiamo dedicato molte pagine a descrivere il
rapporto che incorre fra i singoli numeri e lUnit crea-
trice fondamentale, nelle pagine succesive vedremo che
lanalogo geometrico.
Genesi simbolica dei gra completi
I gra completi sono lesplicazione del rapporto fra un
numero lunit pertanto ne rappresentano la plenitudi-
ne. Ogni grafo completo infatti pu essere ottenuto a
partire da una stella avente tanti vertici esterni quanti il
numero che si vuole studiare ed un vertice centrale che
unisce fra loro tutti gli altri. Questo genere di grafo si
chiama a stella e viene a volte indicato con il nome S
n+1
oppure come K
1,n
. Il grafo delle linee di questa stella
sempre un grafo completo.
Questa propriet dei gra completi ne chiarisce an-
che il signicato simbolico. Un grafo completo altro non
che la massima espressione, la plenitudine di un nu-
16
D. Corradetti, La Metasica del Numero, ed. il Pavone, 2008
27
mero. Il ruolo dellunit in questo contesto determi-
nante. Se infatti togliamo lunit centrale agli altri verti-
ci, essi rimangono sconessi ed isolati e la loro espressio-
ne nulla.
La pienezza del grafo delle linee risultante trae la
sua origine dal convergere di tutti vertici verso luni-
co punto centrale. E infatti proprio questo legame la
causa che produce il massimo numero di lati possibi-
le. Poich ogni vertice in contatto con il punto centra-
le, ogni punto in contatto con tutti gli altri, cio ogni
punto ha un rapporto con tutti gli altri. Ovvero, in altre
parole il numero dei rapporti il massimo possibile
17
perci il grafo delle linee un grafo completo. Dun-
que solo nellunit ed in virt dellunit possibile rag-
giungere la totalit e formare dunque lunitotalit la pie-
na e perfetta affermazione dellunit nella sua forza e
potenza.
1.4 La Genesi delle Forme Geome-
triche
Riprendendo ci che stato detto nella prima sezione
di questo capitolo, tutte le forme geometriche in sen-
so astratto nascono dal Cerchio e dal Punto. Dal Cer-
chio in quanto limitazione di un spazio uido vuoto,
privo della potenza divina e nel quale sboccer tutta
la Creazione; e dal Punto in quanto sorgente originale,
polarizzatrice e dinamizzante di ogni Forza Spirituale.
17
Se il numero di vertici pari ad n ogni vertice avr un rapporto
con altri n 1 vertici. Eliminando le ripetizioni avremo un totale
di (n 1) rapporti ovvero il numero di lati del grafo completo
K
n
.
28
Nel luogo circoscritto dal Cerchio e dinamizzato dal
Punto avviene la Creazione ed in esso nascono e vivono
tutte le forme Geometriche. In La Metasica del Nume-
ro avevamo visto
18
come simbolicamente le tre forme di
energia fondamentali della teosoa classica
19
potessero
essere riunite in ununica costruzione geometrica nota
oggi sotto il nome di triangolo di Pascal, ma conosciuta
in passato come la Scala Sacra del Monte Meru
20
. Que-
sta costruzione, nota almeno dal III d.C., ma con ogni
probabilit ancora precedente, nella moderna notazione
assume questa forma:
1 1
1 2 1
1 3 3 1
1 4 6 4 1
1 5 10 10 5 1
1 6 15 20 15 6 1
1 7 21 35 35 21 7 1
.
.
.
.
.
.
Nella Metasica del Numero avevamo poi illustrato
un metodo algebrico che, fra i vari modi di ottenere il
triangolo di Pascal, ci sembrava particolarmente signi-
cativo. Questo metodo partiva dalla sequenza fonda-
mentale {1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, ....} che, una volta sviluppata
21
18
cfr. La Metasica del Numero cap.6
19
Energia di trasmissione, energia vitale ed energia di trasforma-
zione
20
La Scala del Monte Meru o Meru-prastaara il nome che viene
assegnato a questa costruzione nel commentario al Chandas Sutra
dal commentatore Halayudha
21
Ricordiamo che lo sviluppo di una sequenza come
{1, 2, 3, 4, ...} una nuova sequenza che si indica come
29
secondo le regole della matematica simbolica classica,
portava ad ottenre una nuova sequenza
{1, 1, 1, 1, ....} = {1, 2, 3, 4, ....}
A sua volta, questa poteva essere sviluppata otte-
nendo
{1, 1, 1, 1, ....} = {1, 2, 3, 4, ....} = {1, 3, 6, 10, 15, ....}
Il processo poteva essere reiterato indenitamente
portando cos ad ottenere tutte le colonne del triango-
lo di Pascal. Il triangolo in questione, dunque, risultava
essere formato dalla reiterazione di una sola operazione
tradizionalmente nota:
(1 1 1 1 1 . . . ) = 1 1 1 1 1 1 . . .
( 1 1 1 1 . . . ) = 1 2 3 4 5 . . .
( 1 1 1 . . . ) = 1 3 6 10 . . .
( 1 1 . . . ) = 1 4 10 . . .
( 1 . . . ) = 1 5 . . .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Il metodo in questione estremamente signicativo
perch illustra come la generazione di questo triango-
{1, 2, 3, 4, ...}= {1, 3, 6, 10...} e che formata dalla successione
delle somme parziali della prima, cio
1 = 1
1 +2 = 3
1 +2 +3 = 6
1 +2 +3 +4 = 10
30
Figura 1.8: Il grafo completo di cinque elementi K
5
contiene 5
K
4
ovvero quadrati, 10 K
3
ovvero triangoli, 10 K
2
ovvero linee, 5
K
1
ovvero punti e 1 K
0
dove per K
0
abbiamo inteso il cerchio senza
punti. E importante da un punto di vista simbolico notare come
le gure considerate suggeriscano un movimento ciclico interno al
grafo.
lo non sia altro che lesplicazione dellUnit. In que-
sto paragrafo vederemo come il senso di questa costru-
zione aritmetica possa essere espressa geometricamente
grazie allausilio dei gra.
Gra completi e triangolo di Pascal
Da un punto di vista puramente geometrico il triangolo
di Pascal pu essere considerato come una generazione
della successione gra completi. Per ottenere il trian-
golo di Pascal, infatti sufciente inscrivere ogni gra-
fo completo allinterno del cerchio e di ciascuno di essi
considerarne i sottogra precedenti.
31
Figura 1.9: Derivazione del triangolo di Pascal dalla successio-
ne dei gra completi. Il numero di sottogra completi contenuti
allinterno di un grafo completo forma il triangolo di Pascal. Ad
esempio K
5
contiene 5 K
4
ovvero quadrati, 10 K
3
ovvero triangoli,
10 K
2
ovvero linee, 5 K
1
ovvero punti e 1 K
0
dove per K
0
abbiamo
inteso il cerchio senza punti.
32
Ad esempio, Il grafo completo di cinque elementi
che abbiamo chiamato K
5
contiene
1 pentagono ovvero 1 grafo completo di ordine 5 o
(K
5
),
5 quadrati ovvero gra completi di ordine 4 (K
4
),
10 triangoli (K
3
),
10 linee (K
2
),
5 punti (K
1
) ed
1 K
0
dove per K
0
abbiamo inteso il cerchio senza
punti.
Ripetendo questo conteggio per ogni grafo completo ot-
teniamo cos il triangolo di Pascal.
Limmagine che abbiamo rappresentato per spiega-
re il conteggio permette di capire un altro aspetto fon-
damentale di questa generazione geometrica. Le gure
evidenziate che abbiamo usato per costruire il triangolo
di Pascal, suggeriscono infatti un movimento ciclico che,
dal punto di vista simbolico, assume un signicato inte-
ressante. Il movimento ciclico, infatti, rimanda al divenire
e allazione nel tempo, come se le gure usate per ottene-
re il triangolo di Pascal non siano altro che una messa
in opera nel tempo del concetto espresso fuori dal tempo
dal grafo completo.
Ogni riga del triangolo di Pascal altro non che uno
svolgersi nel tempo e nellazione di un modello, una gu-
ra geometrica atemporale e perfetta rappresentata dal
grafo completo. Ogni modello, iniziato nel tempo, d ori-
gine, come un meccanismo, ad un movimento ciclico o
meglio ad un ritmo geometrico, sintetizzato nella succes-
sione numerica del triangolo di Pascal.
33
Figura 1.10: Generazione simbolica delle forme geometriche. Da
un punto si passa al graco a stella
Generazione Geometrica delle Forme
Coordinando fra di loro i vari elementi visti possiamo
procedere in una costruzione simbolica del triangolo di
Pascal su base geometrica del tutto analoga alla costru-
zione precedente fatta su base aritmetica. Infatti anche
in questo caso abbiamo ad origine del triangolo luni-
t iniziale, il punto, dal quale procedono tutti i numeri
naturali rappresentati come una successione di gra a
stella.
LUno, rappresentato dal punto, si rivela tramite i
numeri naturali rappresentati come corona del punto
centrale. Questi, simbolicamente, rappresentano une-
manazione dellUnit, un sua prima espressione increa-
ta. Le singole qualit espresse dai numeri sbocciano
come Luci e si proiettano formando unimmagine nella
zona lasciata vuota di potere divino.
La concentrazione della Volont Suprema pro-
duce nella mente increata i punti-vortice o fuo-
chi che al momento della creazione rivelativa
inizieranno ad emanare le loro Luci. Queste
Luci illumineranno unimmagine, limmagi-
ne dellUomo Archetipico.
34
Figura 1.11: Generazione simbolica delle forme geometriche.
Da un punto si passa al graco a stella e da l al grafo completo
corrispondente.
Alessandro Benassai, Il Prologo del Vangelo di
Giovanni
I Numeri emanati si riettono poi nella Creazione,
rappresentata dal Cerchio. Questo cerchio, prima vuo-
to ed adinamico, ora, raccogliendo le qualit dei singoli
numeri, diventa vivo e dinamizzato e sotto la loro for-
za organizzatrice assume delle essenziali forme. Que-
ste, geometricamente rappresentate dai primi gra com-
pleti, sinteticamente, simboleggiano lArchetipo di tutto
ci che successivamente si svilupper nella forma e nel
tempo.
lEssere Uno o Unico dal quale ha inizio, at-
traverso lo sviluppo dei numeri emanati dal-
lUnit, la manifestazione occulta della Po-
tenza, che divenuta Sostanza e Vita, Spirito,
crea con il Verbo, il Figlio nella manifesta-
zione, dal Nulla, proiettando una immagine
di se stesso con i numeri emanati, lArchetipo
con il quale tutto ci che sar fatto passer
35
Figura 1.12: Generazione simbolica delle forme geometriche.
Da un punto si passa al graco a stella e da l al grafo completo
corrispondente.
dal non-informale allinformale e poi al for-
male.
Alessandro Benassai, LAngelo, la Donna e il
Messia
Le forme geometriche rappresentate dai gra completi
simboleggiano dei modelli perfetti che, iniziati nel tem-
po, danno origine al susseguirsi incessante delle forme,
secondo precisi ritmi geometrici sintetizzati dal triango-
lo di Pascal.
1.5 Visione Geometrica della Mate-
ria
Ubi materia, ibi Geometria.
22
22
Dove vi materia, vi geometria. Keplero, De fundamentis
astrologiae certioribus, Opera Omnia, Munich, 1941
36
Keplero
Cosa la materia? Da dove nasce? Quali le leggi che la
governano? Queste a buon diritto possono essere consi-
derate domande centrali della storia del pensiero uma-
no, la cui investigazione ci proietta direttamente nellin-
dagine pi profonda sui misteri della coscienza. Nel
corso dei secoli molti sono stati i loso che sono ricor-
si alla geometria per spiegare lorigine della materia e
della massa. Questi ripetuti e continui tentativi illustra-
no una relazione concettuale privilegiata fra materia e
geometria che merita di essere approfondita.
La materia, nellesperienza quotidiana, risulta sem-
pre occupare uno spazio essere associata ad una esten-
sione o forma geometrica. I rapporti e le cause che sono
alla base di questa apparente inscindibilit fra spazio e
materia sono stati loggetto di studio di numerosi lo-
so naturali dai tempi dellantica grecia no ai giorni
nostri. Per chiarire il nostro punto di vista sullargo-
mento necessario per distinguere alcuni concetti che
normalmente vengono confusi fra di loro.
Materia, Massa ed impenetrabilit
In primo luogo necessario distinguere il concetto di
materia dal concetto di massa, infatti mentre nella pra-
tica i due termini vengono identicati, essi rimandano
a due concetti in realt distinti: il primo pi losoco
e di carattere generale, il secondo con una connotazione
prettamente sica e specica.
La materia in senso losoco o pi astratto rimanda
principalmente al concetto di ricettivit, essa, infatti, si
potrebbe denire come il ricettacolo di una forza e dun-
37
que il veicolo della sua espressione; viceversa la massa
23
in
senso sico rimanda allidea di resistenza e rappresenta
la resistenza di un corpo a cambiare il suo stato di quiete.
Questi due concetti vengono generalmente identi-
cati perch, nella pratica quotidiana, una forza si espri-
me modicando lo stato di quiete di un corpo e quindi il
veicolo della sua espressione la resistenza di un corpo
a cambiare il suo stato di quiete. Nella pratica quotidia-
na dunque alla materia associata sempre una massa ma
i due concetti sono a priori distinti ed indipendenti.
Queste distinzioni fra materia e massa, per, non
sembrano rilevare laspetto pi immediato e comune-
mente associato al concetto di massa o materia ovvero
quello dellimpenetrabilit. La materia ci che si pu
toccare, ovvero che ci appare come impenetrabile. Gene-
ralmente infatti il senso comune associa al concetto di
materia lidea di uno spazio circoscritto ed impenetra-
bile. Questa visione coincide, almeno parzialmente con
la visione sica della struttura della materia per la qua-
le, sebbene la disciplina sia ancora in via di denizio-
ne ed elaborazione, la materia vista come una regione
delimitata, resa impenetrabile da un imponente uire
di forze provenienti da centri che, rispetto alla zona di
inuenza da essi delimitata, possono essere considerati
come puntiformi
24
.
23
Stiamo qui, chiaramente, riferendoci alla massa inerziale. In
questo contesto la massa gravitazionale trattata al pari di una
carica gravitazionale, cio come la sorgente di una forza specica
come pu essere la carica elettrica.
24
Nel contesto sico attuale la materia viene considerata come
originata da combinazioni di tre particelle o quark fondamentali di
dimensione puntiforme se rapportata alle dimensioni del nucleo
atomico e la cui costituzione ultima ancora oggetto di studio e
speculazione teorica.
38
Limpenetrabilit, cio lisolamento di una porzione
di spazio a mezzo di un potente campo di forza, una
caratteristica tipica della materia sica, losocamente
essa la manifestazione di una forza che trova il suo
ricettacolo nella materia sica. La materia non impe-
netrabile di per s, lo diventa solo in relazione al tipo di
forze che le sono accoppiate cio di cui ricettacolo.
Filosocamente ed in senso astratto, la materia sem-
plicemente un ricettacolo di forze a cui corrisponde una
funzione plastica
25
. Questa funzione plastica quella fun-
zione che rende possibile lespressione delle forze che
vengono da essa recepita. Essa , per sua natura, es-
senzialmente geometrica, per comprenderla ci rifaremo
al meccanismo di generazione della massa inerziale ac-
cennato da Ernst Mach nella sua critica alla teoria di
Newton
26
.
Mach e la nascita dellInerzia
Lipotesi di Mach sullorigine della massa inerziale, ed
eletto poi da Einstein a vero e proprio principio, costitui-
sce una delle intuizioni siche pi fulminanti del secolo
scorso. Esso appare a tuttora come un elemento di gran
lunga fuori dal suo tempo ed al quale la sica moderna
non ancora pienamente preparata
27
. Riprendendo un
25
cfr. Alessandro Benassai, La Genesi Svelata, ed. Archeosoca,
1996
26
In realt parafraseremo lidea di Mach espressa in Science of
Mechanics, Open Court, 1960 in modo pi facilmente comprensi-
bile a tutti. Lopera originale Die Mechanik in Ihrer Entwicklung:
Historisch- Kritisch Dargestellt, Brockhaus, Leipzig, 1883
27
periodicamente in campo accademico vengono presentate teo-
rie che si propongono di sfruttare questo basilare e fondamentale
principio senza tuttavia riuscire mai ad coglierne pienamente ed
39
discorso di Eulero
28
sullo spazio ed il tempo assoluti
29
,
Mach arriv a formulare una teoria olistica della mas-
sa profondamente geometrica per cui la massa inerziale
di un corpo deve la sua origine al rapporto del corpo
considerato rispetto a tutti gli altri corpi delluniverso.
La constatazione di Mach risiede su un principio fon-
damentale, un principio di simmetria noto come prin-
cipium identitatis indiscernibilium per il quale due realt
assolutamente indistinguibili, sono identiche. Partendo
da questo principio basilare, unito ad il principio di re-
lativit, Mach arriva a formulare la necessit logica per
cui la massa inerziale di un corpo deriva dallinuenza
di tutti gli altri corpi.
Nella sua dimostrazione euristica Mach prende in
considerazione due oggetti sferici uno accanto allaltro
e pone uno dei due in rotazione. Come noto, quando
un oggetto sferico posto in rotazione la forza centri-
in modo soddisfacente tutti gli aspetti. Per maggiori dettagli sul-
lutilizzo delle varie forme di questo principio nelle modrne teo-
rie siche, confrontare gli atti del congresso J. Barbour e H. Pster
(editori), Machs PrincipleFrom Newtons Bucket to Quantum Gravity,
Birkhauser, Boston 1995.
Esistono comunque diverse versioni del principio di Mach, ov-
vero di principi ispirati allidea di Mach, noi presenteremo qui
quella pi comune, per maggiori informazioni ed una codica di
10 principi funzionalmente diversi ispirati alla stessa discussione
euristica, consultare H. Bondi, J. Samuel, The LenseThirring Effect
and Machs Principle
28
L. Euler, Reexions sur lespace et le temps, Histoire de lAca-
dmie Royale des Science et des Belles Lettres de Berlin, 4, 324
(1748)
29
Eulero sostiene nel lavoro che prendendo come riferimento
inerziale le stelle sse invece che uno spazio tempo assoluti si arri-
verebbe allimplicazione -per Eulero assurda- che le stelle possano
inuire sullinerzia dei corpi.
40
Figura 1.13: Argomentazione di Mach: Caso 1, in assenza di altri
corpi non vi deformazione in quanto per il principio di relativi-
t non possibile distinguere quale dei due corpi stia ruotando e
quale sia fermo. Caso 2, in presenza di stelle sse, il corpo ruotan-
te veiene deformato. Poich la deformazione dipende dallinerzia
del corpo, Mach deduce che lorigine dellinerzia dei corpi dipende
dallazione delle stelle sse.
fuga tende a modicarne la forma trasformando il cor-
po in un ellissoide. Questo fenomeno di deformazione
trae la sua origine dalla massa inerziale del corpo ed era
pertanto considerato da Newton come metodo che per-
mettesse di discriminare loggetto in rotazione rispet-
to a quello in stato di quiete rispetto ad un riferimento
inerziale assoluto.
Tuttavia, fa notare Mach, per il principio di relativi-
t, poich esistono solo questi due corpi nellUniverso,
non possibile distinguere quale dei due corpi stia ruo-
tando rispetto allaltro. Non possiamo cio determinare
se sia quello di destra a ruotare in senso orario e quello
di sinistra fermo o viceversa sia quello di sinistra a ruo-
tare in senso antiorario e quello di destra fermo. Ci che
dice il principio di relativit che le due congurazioni
sono indistinguibili luna dallaltra e dunque identiche.
Quindi quale dei due corpi apparir deformato sotto
41
lazione della forza centrifuga? La risposta obbligata:
nessuno dei due. Se uno dei due corpi si deformasse,
questo rivelerebbe il suo stato di rotazione rispetto ad
un asse, le due congurazioni sarebbero distinguibili ed
il principio di relativit sarebbe violato. Quindi non vi
deformazione, ovvero non vi massa inerziale.
Supponiamo invece di avere in lontananza un insie-
me di stelle sse che fungano da punto di riferimento.
In questa condizione la simmetria viene violata, uno dei
due corpi infatti appare immobile rispetto a tutte le altre
stelle mentre laltro appare come ruotante. Il corpo in
rotazione rispetto alle stelle sse si deforma diventando
un ellissoide per effetto della sua massa inerziale.
Quale la spiegazione di Mach a questo esperimen-
to mentale? In assenza di altri elementi esterni, cio
nel primo caso con due soli corpi, non vi nulla che
si opponga al moto del corpo, perci non abbiamo de-
formazione. Nel secondo caso, invece, gli altri corpi
si oppongono alla rotazione del singolo corpo. Que-
sto, per ruotare attorno al proprio asse, deve vincere
lazione di tutti gli altri corpi che gli oppongono resi-
stenza, generando cos linerzia che causa della sua
deformazione.
Nella visione di Mach dunque tutti i corpi sono con-
nessi fra di loro ed ogni parte delluniverso interagisce
con ogni altra. Linerzia dei corpi trova dunque la sua
origine in virt del rapporto di interdipendenza dei cor-
pi. Tutti i corpi sono interdipendenti ed esercitano una
forza su tutti gli altri. Questa forza, la cui natura non
affatto specicata da Mach, contraria al movimento
del singolo corpo, si manifesta come linerzia del corpo
ovvero come la sua resistenza al moto.
42
Il Meccanismo Geometrico dellUniverso
Non c energia nella materia se non
quella che riceve dallambiente
Nikola Tesla
Mach, nella sua dimostrazione, non specica la natura
della forza che gli oggetti distanti esercitano sul singolo
corpo, egli si limita ad evidenziare una relazione micro-
macrocosmica fra il singolo corpo ed il tutto che, nel ca-
so specico, costituisce lorigine della massa inerziale,
ma che, in linea di principio, pu essere estesa ad altre
realt.
E estremamente plausibile che, nel contesto speci-
co, Mach avesse in mente la forza gravitazionale e che
considerasse la massa inerziale come la risultante della-
zione gravitazionale di tutti gli altri corpi dellUniverso.
Tuttavia, ci che in effetti illustra il suo ragionamento,
un rapporto di interdipendenza che esiste fra lUniver-
so e le sue singole parti, cio una congurazione geo-
metrica delluniverso e pi in generale un meccanismo
di inuenza reciproca.
Cio che illustra il ragionamento di Mach, in fondo,
lintricato tessuto cosmico fra i singoli enti e tutti gli
altri. Ogni punto delluniverso in relazione con ogni
altro perch tutto lUniverso formato dalla stessa ma-
teria. Tutto lUniverso formato da ununica materia,
ununica materia dotata di una funzione plastica capace
di farsi ricettacolo di altre forze.
La materia unica, cio indissolubilmente unita. I
suoi singoli elementi possono cambiare di rapporto re-
lativo assumendo cos congurazioni geometriche di-
stinte che diventano espressione delle forze che agisco-
no su di essa.
43
Ogni punto intimamente connesso a tutti gli al-
tri. Questo meccanismo di inuenza reciproca ed in-
terdipendenza provoca linerzia dei corpi quando la for-
za manifestata tramite di esso la forza gravitazionale.
Ma pu portare ad altri effetti nel caso di altre forze.
Nel caso della forza gravitazionale infatti, la risultan-
te dellazione del cosmo sul singolo quella di ostacolo
al movimento, di resistenza o inerzia. La materia sica,
diventando veicolo della forza gravitazionale, manifesta
linerzia o resistenza al cambio di moto.
Unaltra materia di carattere spirituale, ad esempio,
diventando veicolo dellAmore divino pu farsi manife-
starsi, invece che come ostacolo al moto od inerzia, co-
me dinamismo interiore e lievito spirituale. Sebbene leffet-
to sia diametralmente opposto il meccanismo assolu-
tamente identico.
Il cosmo agisce come un tuttuno per lintimo colle-
gamento delle sue parti. La connessione geometrica fra
un punto e tutti gli altri fa s che il cosmo agisca come
unimmensa cassa di risonanza o dissonanza a seconda
della forza o suono di cui si fa veicolo. Esso manifesta
cos ora inerzia ed ora dinamismo ardente, ora impe-
netrabilit ed isolamento, ora comunione ed unit so-
lidale, ora materia sica inerte, ora la sua abbagliante
trasgurazione.
1.6 La Proporzione Aurea e Gerarchia
Solidale
Colui che dimora nel fuoco
Colui che dimora nel cuore
Colui che dimora nel sole
44
Egli Uno
Maitri-Upanishad, VI, 17
30
Nella sezione precedente abbiamo visto come lorigine
dellinerzia dei corpi sia originata dal modo in cui il tut-
to si integra con il singolo. Nella visione machiana della
massa, i corpi distanti nelluniverso agiscono sul singo-
lo corpo costituendosi ad ostacolo al suo movimento e
causandone cos linerzia. Ogni corpo trova il suo osta-
colo allazione negli altri corpi, ovvero nel modo in cui
egli integrato nel tutto. In questa visione, lazione dei
corpi distanti, unita alla congurazione geometrica con
cui sono distribuiti, produce nel singolo individuo un
effetto paralizzante che egli deve vincere.
In questa sezione, invece, vedremo un rapporto par-
ticolare, chiamato proporzione aurea, che sintetizza una
condizione ideale di integrazione fra il singolo ed il tut-
to. In questa condizione ideale, linsieme, invece di es-
sere di ostacolo per il singolo, agisce come forza pro-
pulsiva ad aiuto dinamizzante. Questa condizione di
perfetta integrazione universale prende nella il nome
losoco di unitotalit.
Si ha lunitotalit quando gli elementi parti-
colari non si escludono a vicenda, ma al con-
trario si pongono reciprocamente luno nel-
laltro e sono reciprocamente solidali fra di
loro; quando in secondo luogo non escludo-
no lintero, ma fondano il proprio essere par-
ticolare su ununica base universale comune;
quando, interzo luogo, questo fondamento
30
R. Panikkar, Maitri-Upanishad, VI, 17 in I Veda. Mantramanjari,
BUR, 2001
45
unitotale o principio assoluto non schiaccia
e fagocita gli elementi particolari ma invece,
palesandosi in essi, concede ampio spazio in
se stesso.
Vladimir Solovev, Il signicato universale del-
larte.
La Proporzione Aurea come mediazione
Sezione aurea, numero doro o divina proporzione sono al-
cuni dei nomi assegnati ad una delle proporzioni geo-
metriche storicamente ed artisticamente pi importanti
dallantichit ai giorni nostri. Conosciuta n dallantico
Egitto
31
, su di essa sono stati scritti un numero inde-
nibile di libri e, a buon diritto, si pu dire che questa
proporzione ha ricoperto un ruolo centrale nella lette-
ratura matematica simbolica, accademica
32
e ricreativa
a partire dal tardo Rinascimento no ai giorni nostri
33
.
La propriet centrale della sezione aurea una pro-
priet estetica. Essa, infatti, percepita dalluomo come
una proporzione estremamente armonica, per cui il suo
uso conferisce armonia e bellezza a tutto ci al quale
viene applicata. Questa notevole propriet ha costituito
31
Indipendentemente dal riferimento di Erodoto per il quale la
costruzione della Piramide di Cheope era stata progettata con la
caratteristica fondamentale di essere in proporzione aurea, la co-
noscenza di questa proporzione da parte degli antichi egiziani
accertata almeno dal Medio Regno.
32
In questo contesto necessario citare il Fibonacci Quarterly, una
rivista accademica esclusivamente dedicata alla Proporzione aurea
e ai numeri bonacci, edita quadrimestralmente dal 1963 ad oggi.
33
Alcune pubblicazioni di carattere introduttivo sulla proporzio-
ne aurea possono essere Chiocchetti Gioni, La Proporzione Aurea,
2006 e Ghyka Matila, Le nombre dor, Gallimard, 1931
46
lattenzione di centinaia di artisti che, nel corso dei seco-
li, hanno impiegato questa proporzione per costruzio-
ni architettoniche
34
come per composizioni scultoree,
musicali e pittoriche.
Il motivo per il quale questa proporzione sia univer-
salmente percepita come bella ed armonica ancora ma-
teria di discussioni. Comunque ipotesi diffusa che la
bellezza di questa proporzione risieda nel grande uso
che la natura compie di questa proporzione. Questa
proporzione, infatti si ritrova pi o meno esplicitamen-
te in un alto numero di fenomeni naturali. Essa compa-
re quale costante in gran parte dei fenomeni accrescitivi
35
come la crescita di ori, foglie, alberi, conchiglie, gu-
sci, nonch in numerose proporzioni corporee di pesci,
volatili e mammiferi.
34
Limpiego della proporzione aurea nelle costruzioni architetto-
niche parte in modo massiccio con il Partenone dellAcropoli per
arrivare a Le Corbusier senza avere alcuna soluzione di continuit.
35
Una possibile spiegazione di questo fenomeno pu essere do-
vuta al fatto che essa appare come limite del rapporto fra termi-
ni consecutivi di tutte le successioni in cui un termine ottenuto
sommando i due precedenti. In pratica dati due numeri qualsia-
si a
1
e a
2
si denisce una successione {a
1
, a
2
, a
3
, ...}ricorsivamente
ponendo a
n
= a
n1
+ a
n2
. Data una successione cos formata
il rapporto a
n
/a
n1
tende a . Un caso tipico la successione di
Fibonacci, in cui a
1
= a
2
= 1 dando cos origine alla nota suc-
cessione {1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89...}. Come si pu notare gi
89/55

= 1.618....
Lo stesso fenomeno accade con ogni successione costruita nel
modo indicato, indipendentemente dai numeri presi in parten-
za. Unaltra successione di questa tipologia assai nota la
successione di Lucas a
1
= 1 e a
2
= 3 che da cos origi-
ne a {1, 3, 4, 7, 11, 18, 29, 47, 76, 123, ...}. Come si pu notare gi
123/76

= 1.618....
47
Figura 1.14: Segmenti in proporzione aurea, il segmento AC il
medio proporzionale fra AB e BC cio AB : AC = AC : BC. In
particolare AB : AC= = 1.6180339...
Denizione Matematica Da un punto di vista pretta-
mente matematico la sezione aurea viene introdotta nel
VI libro degli Elementi di Euclide
36
come divisione di
un segmento in media ed estrema ragione. Un segmen-
to pu essere diviso in molti modi, ma se il segmento
pi grande il medio proporzionale fra il pi picco-
lo ed il tutto, allora i due segmenti si chiamano media
ed estrema ragione ed il loro rapporto viene chiamato
proporzione aurea.
In termini aritmetici, dato un segmento AB esso pu
essere sempre diviso in due segmenti AC e BC. Se AB :
AC = AC : BC allora AC viene chiamata media ragione,
BC estrema ragione ed il modo di sezionare il segmento
viene chiamato sezione aurea.
La proporzione fra media ed estrema ragione chia-
mata proporzione aurea o divina e numericamente vale un
36
Per una visione storica sullintroduzione e luso della sezione
aurea si veda il libro Roger Herz-Fischler, A Mathematical History of
the Golden Number, Dover Publications, 1999
48
numero irrazionale
37
chiamato numero doro
AC
BC
= 1.61803398...
Questo numero, nella letteratura scientica moder-
na
38
, viene indicato con la lettera greca minuscola phi ,
mentre il suo inverso viene generalmente indicato con
la lettera maiuscola . Noi terremo questa notazione:
=
1

= 1.618033989... =

5
2
+
1
2
=
1

= 0.618033989... =

5
2

1
2
La Proporzione Aurea come mediazione e trasmissio-
ne di un rapporto Questa proporzione geometrica spe-
ciale ha ben presto attirato lattenzione dei loso, tan-
to da meritarsi in epoca rinascimentale lappellativo di
divina proporzione
39
. Molti sono gli aspetti e le proprie-
t di questa proporzione che hanno promosso conside-
razioni losoche tanto da far dire a Fra Luca Pacio-
li che senza la sua conoscenza numerose e valide cose
non sarebbero mai venute in luce, n nel campo della
losoa n nel campo di qualsivoglia scienza.
40
Le pro-
37
I numeri irrazionali sono formati da una serie innita di cifre
per cui non possono essere rappresentati in notazione decimale,
purtuttavia possono essere rappresentati come soluzioni di une-
quazione algebrica. Nel caso del numero doro lequazione corri-
spondente x
2
x
1
x
0
= 0, la quale, una volta risolta porta alla
formula =
1+

5
2
38
Pi raramente, specialmente nei libri un po datati si pu
trovare la lettera
39
Fra Luca Pacioli, De Divina Proportione, Venezia 1509
40
cfr. capitolo IV del De Divina Proportione, Fra Luca Pacioli
49
priet di questa proporzione sono infatti innumerevoli
e pertanto sono innumerevoli i modi con cui possibi-
le approcciare largomento, anche da un punto di vista
simbolico.
Per quanto ci riguarda, noi siamo interessati ad evi-
denziare un aspetto fondamentale di questa proporzio-
ne che deriva direttamente dalla sua denizione cen-
trale. Lelemento caratteristico della sezione aurea, quel-
lo che la distingue fra tutte le altre suddivisioni di un
segmento, un effetto di mediazione e di trasmissione.
Nella sezione aurea lestrema ragione, o segmento pi
piccolo, in rapporto con la media ragione, o segmento
pi grande, come questa in rapporto con il tutto, cio
linsieme dei due segmenti. I 3 elementi coinvolti, dun-
que, vivono tutti di un unico rapporto e formano dunque
un tuttuno inscindibile
41
.
Pur formando una struttura gerarchica ben denita in
cui tre segmenti hanno dimensioni diverse, che posso-
no essere ordinate dal maggiore al minore, tuttavia que-
ste differenze virtualmente si annullano grazie ununi-
co rapporto che si trasmette dal segmento pi grande al
segmento pi piccolo.
Lestrema ragione vive con la media lo stesso rappor-
to che la media vive con il tutto. La media dal canto suo
tramette allestrema il rapporto che essa ha con il tutto
e cos facendo le permette di vivere il suo proprio rap-
porto. La media dunque agisce da mediatore, trasmet-
tendo il suo rapporto personale allestrema ragione che,
41
E proprio questa considerazione che fa dire a Luca Pacioli che
questa proporzione pu essere presa a simbolo della Trinit e dun-
que meritare lappellativo di divina proporzione. Cfr. capitolo V
del De Divina Proportione di Fra Luca Pacioli
50
accogliendolo si riunisce a lei per formare lunit del
tutto.
La Gerarchia Solidale e Bellezza
Io credo che questa proporzione geometrica
sia servita al Creatore quando introdusse la
creazione di somiglianza dalla somiglianza,
che continua indenitamente
Keplero
42
Come abbiamo visto precedentemente, lelemento fon-
damentale della proporzione aurea risiede nel modo in
cui la media ragione trasmette allestrema ragione il rap-
porto che essa ha con il tutto. Questo modello di tra-
smissione stato identicato, n dai tempi di Keplero
come un modello di comunione e di trasmissione, tipi-
co della creazione ideale ed unitotale. In essa ogni esse-
re creato, per quanto piccolo, unito al cuore della luce
divina.
Questa trasmissione perfetta, secondo una struttu-
ra gerarchica prestabilita, realizzata tramite quel mo-
to interiore dellamicizia o dellamore
43
in cui lindivi-
duo trascende s stesso vincendo legoismo paralizzante o
inerzia, in uno slancio di autosuperamento nellamore.
Nelle condizioni spirituali di cui parlo, nulla
perde la propria individualit, tutto perce-
pito come qualcosa di interiore, di connesso
organicamente al resto, di collegato attraver-
so il libero eroismo del sacricio di s, qual-
42
Keplero, Lettera a Tanckius, 1608
43
P. Florenskij, La Colonna e il Fondamento della Verit, lettera XI
sullAmicizia
51
cosa di intimamente uno, intimamente inte-
gro, in altre parole come essere multi-uno.
P. Florenskij, La Colonna e il Fondamento della
Verit
44
Cos facendo, vincendo il suo proprio egoismo, lindivi-
duo si fa permeabile allinuenza divina e si compene-
tra dellidea dellunit divina. Il ne di questo processo
una reintegrazione spirituale totale, che, in un certo
senso, rappresenta il ne stesso dellevoluzione universa-
le. Il compimento di tutto il Creato mediante lassunzio-
ne del Principio Increato
45
.
Lo scopo generale del processo universale
la manifestazione attuale dellunit o della
spiritualit divina in tutta la realt o lincar-
nazione di Dio in tutti gli esseri, il che pu
anche denirsi come la materializzazione della
divinit
V. Solovev, La Soa
La completa e perfetta materializzazione della divinit
corrisponde alla perfetta incarnazione dellIdea di Dio
nella creazione, cio alla suprema bellezza, il cui simbolo
geometrico la proporzione aurea o numero doro.
Il numero doro rappresenta, dunque, la perfetta strut-
turazione gerarchica dellunit. La proporzione aurea
coglie unaspetto della Creazione ideale o archetipica.
Essa bella perch incarna il meccanismo stesso con cui
la bellezza si diffonde nella creazione. La bellezza di-
vina si diffonde nella creazione secondo un modo, una
44
P. Florenskij, La Colonna e il Fondamento della Verit, lettera X
sulla Soa
45
cfr. T.Palamidessi, LIcona, i Colori e lAscesi Artistica, ed.
Archeosoca, 1986
52
Figura 1.15: Serie geometrica di segmenti in proporzione aurea.
La somma dei segmenti
1

+
1

2
+
1

3
+ . . . = = 1.618...
struttura che potremmo chiamare legge di gerarchia soli-
dale
46
.
Formule matematiche La legge di gerarchia solidale espri-
me lunit della creazione nelladesione al principio crea-
tore e contemporaneamente la sua pienezza di contenu-
to espressa dalle molteplici individualit. Questo aspet-
to unitotale caratterizza univocamente il numero doro,
come testimoniano alcune formule generate ricorsiva-
mente
47
.
= 1 +
1
1 +
1
1+
1
1+
1
.
.
.
=

_
1 +

1 +
_
1 +
_
1 +

1 + . . .
Queste formule evidenziano laspetto di trasmissio-
ne o propagazione dellunit essenziale. E compito in-
fatti della gerarchia solidale trasmettere lidea dellunit
46
cfr. A. Benassai, I Principii Reali della Sapienza, ed. Associazione
Archeosoca, 2002
47
Per spiegazioni su come si arriva a questi risultati consultare
lAppendice
53
divina e cos facendo celebrare realizzare lunit della
creazione. Questo aspetto duplice aspetto di unione e
trasmissione realizzato dalla gerarchia solidale espresso
da due formule speculari che riguardano la serie geo-
metrica del numero doro e del suo reciproco
48
.
1

+
1

2
+
1

3
+ . . . =
La prima formula una serie geometrica convergen-
te che pu essere rappresentata come una successione
di segmenti in proporzione aurea fra di loro. In questa
successione indenita di segmenti, ciascuno trasmette
al segmento successivo ci che ha ricevuto dal segmen-
to precedente: il suo rapporto con lunit. Allo stesso mo-
do nella creazione ideale, come nelle gerarchie angeliche,
ogni gerarchia trasmette alle successive la Luce che rice-
ve dal proprio rapporto con il Padre delle Luci, illumi-
nando le anime che entrano in contatto con quel grado
gerarchico.
La somma dei rapporti di tutti i segmenti sintetiz-
zata da , il numero doro stesso, come a simboleggia-
re che proprio questo rapporto a rimanere immutatao
e a trasmettersi da una gerarchia allaltra: il rapporto
personale con il principio della creazione.
+
2
+
3
+ . . . = 1
La seconda formula, invece, una serie geometri-
ca divergente che come tale sintetizza laspetto interiore
48
La prima una serie geometrica convergente ed il risultato
trovato per via ordinaria , la seconda invece una serie geometrica
divergente, per una discussione sul modo con cui si arriva a questi
risultati vedere lAppendice. Per una trattazione pi ampia sulle
serie divergenti vedere il primo volume della Metasica del Numero.
54
ed essenziale di unazione che si esplica nel divenire
49
.
In tale ottica la parte sinistra della formula rappresen-
ta lazione dei singoli individui o della singola gerar-
chia esplicata nel divenire, mentre la parte sinistra, es-
sendo un numero negativo, rappresenta la connessione
interiore di questi elementi
50
.
Sommando le due formule otteniamo una nuova for-
mula
. . . +
1

3
+
1

2
+
1

+ +
2
+
3
+ . . . = 1
Questa simboleggia lunit della creazione ideale nel-
la sua struttura gerarchia. Tutto uno, un unico es-
sere creato, ununico spirito ricettacolo ogni virt. In
questa formula la gerarchia interna di ciascuna anima si
ripete nella gerarchia esterna della creazione e linterno
dellanima personale come lesterno dellanima univer-
sale. Luno ed il tutto si fondono per costituire ununico
essere creato, una cosa una, che manifesta nella pienezza
e nella gloria il Principio Creatore, l1 divino.
49
Per maggiori dettagli su come si debbano intendere in senso
simbolico le serie divergenti consultare, La Metasica del Numero
50
Per maggiori dettagli su come si debbano intendere i numeri
negativi consultare, La Metasica del Numero
55
56
Capitolo 2
Geometria e Musica
Se alla Geometria corrisponde la qualit della Bellezza,
alla Musica allora corrisponde al moto del sentimento
che trasporta lindividuo oltre se stesso per unirlo a ci
che egli percepisce come Bello.
Questo moto che abbiamo chiamato sentimento, un
trasporto di attenzioni, di energie o, in ultima analisi,
di vita che unisce lanima del cantante al soggetto evo-
cato dal canto, in virt di dinamismi consci e inconsci
disciplinati e orientati dalla musica stessa. La Musica
, dunque, per sua stessa natura, indiscutibilmente vi-
va. Da un certo punto di vista si potrebbe dire che essa
lessenza stessa della vita.
Il Suono appare come il veicolo della vita per cui se il
Numero con la Geometria si riveste di una forma o di un
ordinamento gerarchico, con la Musica esso diffonde la
vita animando e trasmettendo la propria geometria alla
materia circostante. La Musica, in questottica, dun-
que il modo in cui il numero agisce plasmando la natura
secondo linee perfettamente geometriche. Daltra parte,
vedendo la stessa situazione in senso ascendente, il can-
57
to un moto damore che unisce spiriti ed anime afni
come dimostrano i canti dei cori Angelici della tradizio-
ne cristiana. Tale unione e comunione sancita dalla
potenza e dalla forza della musica che plasma e model-
la le anime rendendole sempre pi afni e dunque unite
fra loro. Il canto dunque una forma di comunione ani-
mica e spirituale, come attesta luso liturgico di questa
disciplina presente in quasi ogni cultura.
Queste brevi righe non sono certo sufcienti a svi-
scerare gli intimi rapporti fra geometria e musica, ma
servono a concepire che la relazione fra queste due di-
scipline, prima di essere formale, essenziale. In questo
capitolo, infatti, vedremo alcune semplici e classiche re-
lazioni geometrico-musicali. Queste analogie non sono
analogie formali e, quindi, fondamentalmente arbitrarie
ed episodiche. Le relazioni che andremo a presentare si
basano invece su delle ineliminabili caratteristiche del-
la natura ed inattaccabili leggi della matematica. I casi
qui presentati, dunque, non devono essere presi come
casi isolati e contingenti, bens come esemplicativi di
una identit essenziale che richiederebbe molti libri per
essere esplicitata esaurientemente.
2.1 Il Triangolo Sacro
Deus numerorum aeternorum fons et locus
SantAgostino, De Musica
Uno tra gli oggetti geometrici pi antichi e pi impor-
tanti rappresentato dal triangolo di Pitagora di lati 3,
4 e 5 chiamato anche Triangolo Sacro o Triangolo doro.
Questo triangolo, conosciuto ben prima di Pitagora, era
considerato sacro da numerosi popoli dellantichit, ma
58
non solo dato che ancora in era moderna la Chiesa dO-
riente usava questa forma come base per la costruzione
di icone sacre dedicate al culto personale o collettivo
1
.
Pur essendo conosciuto n dalla pi remota antichit,
questo triangolo deve la sua notoriet grazie a Pitagora
il quale dimostr la relazione generale che lega cateti ed
ipotenusa fra loro, nota oggi sotto il nome di Teorema
di Pitagora.
Da un punto di vista prettamente matematico non
possibile sopravvalutare limportanza del Teorema di
Pitagora. Esso coglie un propriet fondamentale del-
lo spazio dalla quale non possibile prescindere come
attesta il matematico e divulgatore Jacob Bronowski:
Allo stato attuale il Teorema di Pitagora ri-
mane il pi importante singolo teorema del-
lintera matematica. Questa sembra unac-
centuazione ed una strana cosa da dire, ep-
pure non stravagante, perch ci che Pita-
gora stabil una fondamentale caratteriz-
zazione dello spazio in cui ci muoviamo, e
questa la prima volta che stata tradotta
numericamente. E lesatta scelta dei numeri
descrive le esatte leggi che legano luniver-
so.
2
La meraviglia del Teorema di Pitagora e quella di
permettere di legare fra loro quantit e realt totalmen-
te indipententi e svincolate fra di loro. Due realt or-
togonali, indipendenti luna con dallaltra, vengono qui
1
cfr. T.Palamidessi, LIcona la Pittura e lAscesi Artistica, ed.
Archeosoca, 1975
2
J. Bronowski, The Ascent of Man, 1973
59
Figura 2.1: Triangolo doro con costruzione dei quadrati sui
cateti ed ipotenusa
legate tramite un processo costruttivo e cos riconcilia-
te. Per questo motivo il triangolo 3:4:5 nella simbologia
massonica era considerato simbolo di autorit teurgica.
Infatti, in questottica, esso veniva interpretato come il
simbolo dellindustria umana che, illuminata dal vole-
re divino, salda insieme il divino con lo spirituale e lo
spirituale con il corporeo trasgurandoli in ununica e
nuova realt.
Nellantica Cina il Triangolo Sacro era chiamato Kou-
Ku ed era considerato simbolo della Scienza. Nel libro
di Chou Pei Suan Ching
3
si legge infatti
La conoscenza di Kou-Ku d la Saggezza. Per
3
Da Lettere Edicanti, tomo 26, pag.146, Parigi, ed.Mrigot, 1783
riportato in Louis Claude de Saint-Martin, La Simbologia dei Nume-
ri. Per una moderna trattazione sul libro di Chou Pei Suan Ching
vedere Christopher Cullen. Astronomy and Mathematics in Ancient
China: The Zhou Bi Suan Jing, Cambridge University Press, 2007
60
Do Re Mi Fa Sol La Si Do
1
9
8
5
4
4
3
3
2
5
3
15
8
2
Figura 2.2: Rapporti della scala diatonica naturale. Do = 1, Fa
=
4
3
Do, La=
5
3
Do. Quindi Do:Fa:La = 3:4:5
mezzo di essa si conosce la terra. Median-
te questa conoscenza della terra si perviene
a quella del cielo e si molto saggi e senza
passioni: si Ching. I lati del Kou-Ku hanno
i loro numeri. La conoscenza di questi numeri
procura quella di tutte le cose.
Da un punto di vista musicale il triangolo sacro trova il
suo equivalente nellaccordo Do-Fa-La chiamato anche
accordo sacro
4
. Infatti se consideriamo i reciproci rap-
porti delle note della scala musicale diatonica naturale
le tre note Do:Fa:La risultano essere in rapporto 3:4:5.
Lequivalente musicale del triangolo sacro risulta dun-
que essere laccordo sacro Do-Fa-La. Gli stessi rapporti
3:4:5 sussistono inoltre, in materia di frequenze, fra i tre
colori primari Rosso
5
, Verde e Blu che si integrano per-
fettamente con i rispettivi analoghi musicali. I tre colo-
4
T.Palamidessi, Trattato di Melurgia Archeosoca, ed. Archeoso-
ca, 2007
5
Facendo la media delle frequenze del rosso otteniamo 440 THz.
Considerando il Rosso fondamentale a 440Hz come simboleggiante
il primo cateto di dimensione 3, gli altri due cateti diventano un
Verde pieno a 586 THz ed un Blu profondo a 733 THz
61
Figura 2.3: La corrispondenza tradizionale fra i sette colori del-
larcobaleno (Rosso, Arancione, Giallo, Verde, Azzurro, Blu e Viola)
ed le sette note musicali (Do, Re, Mi, Fa, Sol, La e Si) trova una
sua naturale spiegazione considerando le proporzioni fra le rispet-
tive frequenze. Abbiamo posto il Do a 420 THz per dare unidea
indicativa, risultato simili possono essere ottenuti ponendo altri
valori
ri primari Rosso, Verde e Blu, infatti, sono tradizional-
mente
6
associati alle note Do-Fa-La e poich le rispetti-
ve frequenze sono in rapporto 3:4:5 il simbolismo risul-
tante perfettamente coerente. Il triangolo sacro 3:4:5
trova quindi un naturale analogo musicale nellaccordo
Do-Fa-La ed un naturale analogo cromatico nei tre colori
primari Rosso, Verde e Blu.
Da un punto di vista simbolico sia i tre colori pri-
mari che le tre note formanti laccordo sacro, vengono
usate come simboli atti ad illustrare il processo creativo
secondo analogie cromatico-luminose oppure secondo
analogie tipicamente musicali. In rapporto allanalogia
cromatica del processo creativo, infatti, i tre colori pri-
6
La corrispondenza fra i 7 colori dellarcobaleno (Rosso, Arancio-
ne, Giallo, Verde, Azzurro, Blu, Viola) e le 7 note musicali (Do, Re, Mi,
Fa, Sol, La, Si) canonica, si trova per sviluppata ed amplita nel
I volume di Lacuria P.,Harmonies de ltre exprimes par les nombres,
Paris : Comptoir des imprimeurs-unis, 1847
62
mari vengono spesso usati nelliconograa cristiana per
indicare le tre sfere emanate da Dio:
Nel linguaggio dei profeti Dio emana tre sfe-
re: la prima sfera rossa ed ritenuta la sfera
dellamore; la seconda la sfera della Saggezza
ed blu; la terza la sfera della creazione ed
verde.
7
Lo stesso discorso trova unestensione in ambito mu-
sicale dove il valore simbolico dei tre colori primari
rilevato dalle tre note fondamentali Do, Fa e La. In tal
senso sono emblematici gli scritti di A. Benassai, teo-
logo e noto compositore di musica sacra che, in alcu-
ni suoi scritti, sviluppa lanalogia musicale del processo
creativo partendo proprio dallaccordo sacro Do-Fa-La.
Il Divino Verbo inizi la sua divina armonia
con il misterioso accordo di bianca luce; tre
sfere di luce furono emanate, tre note fonda-
mentali: la prima di luce rossa, la seconda di
luce verde, la terza di luce azzurra.
8
Nella prima fase (Rosso-Amore) (Neshamah)
domina lazione (trina) del Padre, il Bianco,
la Volont creatrice, lAmore, il Rosso e la
Saggezza, il Blu divini. Nella seconda fase
(Blu-Saggezza) (Ruah) abbiamo lazione del
Verbo, il Blu, mediante il sofo dello Spiri-
to Santo. Nella terza fase (Verde-Creazione)
(Nefesh) lazione dello Spirito Santo, il Blu,
7
T.Palamidessi, LIcona, la Pittura e lAscesi Artistica, ed.
Archeosoca, 1975
8
A.Benassai, Colore e Musica, ed. Archeosoca, 1999
63
si unisce alla Rivelazione, il Giallo, per la Ri-
generazione, il Verde, delluomo.
9
La bianca luce si dispieg nei sette colori, e le
sette note risuonarono nei sette mondi e for-
marono l ottava, la scala cosmica che da
Dio discende sino agli uomini. A sua volta
ognuno dei sette Piani o Mondi dellUniver-
so unottava completa che rispecchia lin-
sieme, una scala che ha una sua tonalit, le
cui modulazioni sono le manifestazioni della
Vita Una su quel medesimo Piano cosmico.
10
Come dalla luce bianca diparte la gamma cromatica di
tutti i colori e come dallaccordo sacro simbolicamente
dipartono tutte le note, allo stesso modo dal triangolo
sacro dipartono tutte le qualit espresse dai numeri. Il
triangolo sacro infatti contiene in se ogni numero la-
spetto qualitativo di ogni numero. Fin dai tempi di Pi-
tagora
11
era noto infatti che la terna 3:4:5 fosse generata
dai numeri 1 e 2. Allepoca si conosceva un caso partico-
lare della formula generale per ricavare le terne pitago-
riche e che si trova negli Elementi di Euclide. Essa dice
che se p e q sono coprimi
12
allora possibile costruire
a = p
2
q
2
, b = 2pq, c = p
2
+ q
2
9
A.Benassai, Origine e Signicato delle Costellazioni, ed. Archeo-
soca, 1993
10
A.Benassai, Colore e Musica, ed. Archeosoca, 1999
11
Lo attesta Proclo nel commentare la proposizione 47 degli Ele-
menti di Euclide affermando che n dai tempi di Pitagora e di Plato-
ne erano noti i metodi per ricavare le terne pitagoriche in cui uno
dei generatori lunit.
12
coprimi vuol dire che non sono entrambi multipli dello stesso
numero
64
Di modo che la terna (a,b,c) sia una terna pitagorica.
La terna 3:4:5 in particolare generata
13
dai numeri 1 e
2.
Fin dai tempi di Pitagora era dunque noto il modo di
ritrovare simbolicamente i primi 10 numeri allinterno
del triangolo sacro:
1. generatore
14
2. generatore
3. cateto minore
4. cateto maggiore
5. ipotenusa
6. area del triangolo
7. somma dei cateti
8. cateto minore ed ipotenusa
9. cateto maggiore ed ipotenusa
Il Triangolo Sacro dunque una delle colonne fondan-
ti della geometria simbolica, una miniera di corrispon-
denze non ancora esaurientemente esplorata. Keplero
lo individua, assieme alla proporzione aurea, come uno
dei tesori della geometria antica
13
essendo cos 3 = 2
2
1, 4 = 2 2 e 5 = 2
2
+1.
14
Oltre ad essere uno dei generatori, esso pu anche essere -
gurativamente rappresentato come il raggio del cerchio inscritto
nel triangolo di sacro. Questo raggio infatti risulta essere r =
p(q p)ovvero r = 1(2 1) = 1. Il cerchio inscritto allinterno
del triangolo 3:4:5 ha infatti raggio 1.
65
La geometria ha due grandi tesori: uno il
teorema di Pitagora; laltro la divisione di
un segmento in media ed estrema ragione.
Possiamo paragonare la primo ad una misu-
ra doro, e chiamare il secondo un prezioso
gioiello.
15
2.2 La Musica dei Poligoni
Larmonia unaderenza del sensibile allintelligibile,
delle gure nello spazio e nel tempo che si conformano
alla legge eterna. Sulla base di questa riessione Keple-
ro
16
ritenne che le leggi dellarmonia dovessero poter
essere risolte interamente per via geometrica. La geo-
metria costituisce infatti lanello di congiunzione per-
fetto tra ci che puramente astratto ed esclusivamente
intelligibile e ci che invece ha una forma ed dunque
anche sensibile.
Questo studio geometrico dellarmonia port Keple-
ro a notare lintima connessione fra armonici naturali
e poligoni regolari e ad estendere questa analogia alle
armonie celesti ed i poliedri regolari
17
.
15
citazione in Karl Fink, Wooster Woodruff Beman, and David
Eugene Smith. A Brief History of Mathematics: An Authorized Transla-
tion of Dr. Karl Finks Geschichte der Elementar-Mathematik, Chicago:
Open Court Publishing Co., 1903
16
F.Warrain, Essai sur lHarmonices Mundi, Hermann & C.le
Editeurs, Paris 1942
17
J. Kepler, Mysterium Cosmographicum, 1596
66
Gli armonici naturali e i poligoni regolari
Gli armonici naturali in musica, i poligoni regolari in geo-
metria, la successione armonica in analisi matematica, lequazione
ciclotomica
18
in algebra sono tutti concetti simbolicamen-
te equivalenti che esprimono la naturale progressione e
propagazione che procede per la risonanza di elementi
afni.
Quando una nota viene suonata, ad esempio ponen-
do in oscillazione una corda su un pianoforte, questa
oscillazione, amplicata dalla cassa di risonanza del-
lo strumento, si trasmette nellaria e raggiunge lorec-
chio dellascoltatore che traduce loscillazione meccani-
ca in un segnale elettrico. Questo, successivamente, ver-
r tradotto in una percezione auditiva dipendente dalla
frequenza di oscillazione della corda.
Agli effetti pratici un suono non mai puro, ma
costituito da un amalgama in cui, oltre al suono fonda-
mentale, se ne aggiungono altri, pi acuti e meno inten-
si. Questi suoni accessori si chiamano armonici e sono
importantissimi nel determinare il corpo, la limpidezza
o lasprezza del suono risultante.
Gli armonici naturali sono quei suoni accessori che
vengono naturalmente prodotti da uno strumento a cor-
da o da un ottone come pure dalla voce umana. La
18
Lequazione ciclotomica lequazione che si deve risolvere per
cercare le radici n-sime dellunit. In pratica lequazione
z
n
= 1
Nel campo dei numeri complessi le soluzioni di questa equazio-
ne disegnano si trovano su una circonferenza di raggio unitario e
se unite disegnano un poligono regolare. Le possibile permutazioni
di queste radici possono essere rappresentate tramite luso di un
grafo completo K
n
.
67
caratteristica di questi armonici quella di avere una
frequenza esattamente multipla della frequenza fonda-
mentale
19
. La loro formazione pu essere facilmente
compresa analizzando la dinamica di una corda in oscil-
lazione.
Quando una corda viene posta in vibrazione dal piz-
zico di un dito, oltre alloscillazione fondamentale pa-
ri allintera lunghezza della corda, altre oscillazioni so-
no possibili e ricevono una parte dellenergia meccanica
trasmessa dal dito. Le altre oscillazioni possibili si dif-
ferenziano dalloscillazione fondamentale in relazione
al numero di creste dellonda che le formano. Il nume-
ro di creste donda unindicatore della frequenza del
suono risultante. Poich virtualmente ogni numero in-
tero di creste donda possibile, cos idealmente
20
ogni
frequenza esattamente multipla della fondamentale
possibile.
Keplero si rese conto che riunendo idealmente i due
estremi della corda no a formare un cerchio, era pos-
sibile ottenere questi armonici naturali inscrivendo un
poligono regolare allinterno del cerchio. I vertici di un
triangolo, infatti avrebbero indicato i nodi
21
doscilla-
zione del terzo armonico, i vertici di un quadrato quelli
19
Per cui -ad esempio- ad un suono Do a 33 Hz, corrisponder un
secondo armonico pari ad un Do a 66 Hz. A questo si aggiunger un
terzo armonico corrispondente ad un Sol a 99 Hz. Il quarto armonico
sar un Do a 132 Hz. Il quinto armonico corrisponder ad un Mi (165
Hz), il sesto ad un un Sol (165 Hz), il settimo sar un Si Bemolle a 231
Hz. Il procedimento continua cos allinnito per tutti gli armonici
in corrispondenza di tutti i numeri naturali.
20
nella pratica la maggior parte degli strumenti arriva alla quinta
armonica, rari strumenti raggiungono la decima
21
I punti della corda che rimangono immobili durante loscilla-
zione ad una determinata frequenza
68
Figura 2.4: La successione armonica con il relativo poligono
formato dai nodi dellonda una volta riuniti gli estremi della corda
69
Figura 2.5: Riunendo idealmente due estremi della corda i no-
di delloscillazione si dispongono secondo i vertici di un poligono
regolare.
del quarto, e quelli di un pentagono quelli del quinto e
cos via.
Ogni armonico poteva dunque essere considerato co-
me simbolicamente originato dalliscrizione di un poli-
gono regolare avente numero di lati pari al numero del-
larmonica che si intendeva produrre. La successione
armonica appariva cos interamente risolta per via geo-
metrica con la successione dei poligoni regolari. Inol-
tre, poich la scala diatonica naturale con le sue sette
note nascono dagli intervalli di questa successione ar-
monica e da queste sette note poi diparte tutto lo stu-
dio dei modi musicali e dellarmonia, questa equivalen-
za fra successione armonica e poligoni costituisce una
chiave per interpretare su base geometrica i fondamenti
di tutta larmonia musicale.
Ispirandosi a questa corrispondenza fra poligoni ed
armoniche , infatti, possibile assegnare a determinati
accordi o composizioni musicali delle costellazioni di
poligoni regolari equivalenti. Ad esempio supponen-
do poich la nota Sol rappresenta la III armonica di un
Do fondamentale, pu essere rappresentato simbolica-
mente con un triangolo dove il Do pu essere rap-
presentato con un cerchio con il punto . Cos Lac-
70
Figura 2.6: Esempio su come ispirarsi allequivalenza fra succes-
sione armonica e poligoni regolari per rappresentare geometrica-
mente degli accordi o temi musicali. In questo caso abbiamo asse-
gnato al Do il Cerchio con il Punto perch nota fondamentale, al
Sol il Triangolo perch III armonica e al Mi la stella a cinque punte
perch V armonica.
cordo Do-Sol pu essere rappresentato con un triangolo
inscritto in un cerchio con il punto, mentre laccordo Sol-
Do con un triangolo circoscritto. Allo stesso modo lag-
giunta di un Mi pu essere visualizzata con una stella a
5 punte perch il Mi rappresenta in questo contesto la V
armonica.
2.3 I Numeri gurati
I Numeri gurati sono una specie di numeri che riman-
dano automaticamente a delle gure geometriche re-
golari ben denite. Il motivo di questa associazione
dato da una caratteristica simmetrica insita nel numero
stesso. I numeri triangolari, ad esempio, sono tutti quei
numeri che possono essere geometricamente disposti a
forma di triangolo regolare. Allo stesso modo i numeri
quadrati sono tutti quei numeri che possono essere di-
sposti in modo da rappresentare geometricamente un
71
quadrato. In linea generale si chiamano numeri poligona-
li tutti quei numeri la cui disposizione interna rimanda
ad un poligono regolare.
Come gi detto il senso di questa associazione risie-
de nellesplicitazione di una propriet di simmetria in-
trinseca del numero. Poich in generale la massima sim-
metria associata alla massima perfezione
22
, quando la
disposizione interna di un numero ricalca le linee di una
gura regolare, questa viene considerata importante ai
ni di comprensione del numero ed associata alla sua
massima e perfetta espressione.
Un numero triangolare dunque rimander inevita-
bilmente ai concetti espressi dalla gura geometrica del
triangolo, come un numero pentagonale a quella del
pentagono. In caso in cui un numero possieda entram-
be queste simmetrie, ambedue questi valori simbolici
devono essere tenuti in considerazione come signica-
tivi.
Labitudine a classicare i numeri in relazione a que-
ste congurazioni geometriche ad alta simmetria an-
tichissima e considerata di estrema importanza
23
. Eva-
grio Pontico, nellIntroduzione al suo libro sulla Preghie-
ra, fa riferimento al signicato simbolico di alcune classi
di numeri poligonali, testimoniando cos un uso avan-
zato del simbolismo numerico fra i primi Padri della
22
Il concetto di simmetria da sempre stato associato al concet-
to di perfezione in quanto dovuto al fatto che la simmetria per
sua stessa natura rimanda ad una invarianza e quindi ad una im-
mutabilit, pertanto gli oggetti simmetrici rimanendo uguali a loro
stessi sono stati spesso associati alle realt immutabili e perfette al
di l delle contigenze del mondo fenomenico.
23
Basti pensare limportanza rivestita nel pensiero pitagorico
dalla Tetraktys o quarto triangolare.
72
Chiesa Cristiana
24
. Egli infatti fornisce nella sua intro-
duzione un dettagliato insieme di spiegazioni e corri-
spondenze simboliche associate ad i numeri gurati
Numeri triangolari: la Scienza della Santa Trinit,
alla gura triangolare corrisponde poi la fede, la
speranza e la carit come loro, largento e le pietre
preziose.
Numeri quadrati: il Quaternario delle Virt, a que-
sto corrisponde poi lincenso, la cassia, lonice e la
mirra.
Numeri esagonali: la linea che connota lattuale or-
dinamento del mondo.
Numeri sferici
25
: associati al corso ciclico del tem-
po. In questo contesto il numero 25 viene indica-
to come simbolo della vera conoscenza di questo
secolo.
Accanto ad i numeri gurati bidimensionali esistono
anche altre forme di numeri gurati ispirati ad oggetti
geometrici a tre o pi dimensioni. Un esmpio sono i nu-
meri piramidali
26
come pure i numeri relativi ai solidi
platonici
27
che godono di una certa importanza.
24
Altrettanto fa Origene nelle sue Omelie sui Numeri riguardo al
numero 28 e al numero 6 i quali sono visti sia come triangolari che
come numeri perfetti.
25
I Numeri sferici, chiamati anche numeri circolari o automor,sono
quei numeri che una volta elevati al quadrato presentano se stessi
nella parte nale del numero. La successione dei numeri sferici
_
1, 5, 6, 25, 76, 376, 625, ...
_
26
tramite i quali possibile formare una piramide la cui base pu
essere un qualsiasi poligono regolare.
27
vedi capitolo successivo
73
Figura 2.7: Esempio di numeri gurati con la loro
rispettiva rappresentazione geometrica
74
Figura 2.8: Successione di numeri tetraedrici
3
. La formula
generale per ricavare lennesimo numero tetraedrico
3
(n) =
1
6
n (n +1) (n +2)
Numeri tetraedrici
28
: in relazione al tetraedro
_
1, 4, 10, 20, 35, 56, 84, . . .
_
Numeri cubici
29
: in relazione al cubo
_
1, 8, 27, 64, 125, 216, . . .
_
Numeri ottaedrici
30
: in relazione allottaedro
_
1, 6, 19, 44, 85, 146 . . .
_
Numeri icosaedrici
31
: in relazione allicosaedro
_
1, 12, 48 124, 456, 742 . . .
_
Numeri dodecaedrici
32
: in relazione al dodecaedro
_
1, 20, 84, 220, 455, 816, . . .
_
Numeri Simpliciali
Una classe di numeri gurati molto importante per gli
argomenti da noi intrapresi quella che abbiamo deci-
28
La formula generale per i numeri tetraedrici
1
6
n (n +1) (n +2)
29
La formula generale per i numeri cubici n
3
30
La formula generale per i numeri ottaedrici
1
3
n
_
2n
2
+1
_
31
La formula generale per i numeri icosaedrici
1
2
n
_
5n
2
5n +2
_
32
La formula generale per i numeri dodecaedrici
1
2
n (3n 1) (3n 2)
75
so di chiamare la classe dei numeri simpliciali. Il nome
simpliciale preso in prestito dalla geometria moderna
in quanto la gurazione di questi numeri in relazione
con quegli oggetti che nella geometria moderna vengo-
no chiamati simplessi. Questi altro non sono che una
generalizzazione in pi dimensioni del tetraedro.
Il tetraedro in tre dimensioni, al pari del triangolo
in due dimensioni, gode di una caratteristica particola-
re che lo rende unico ed utilissimo da un punto di vista
geometrico: esso il poliedro regolare con minor numero
di vertici. Lessere il poliedro regolare con minor nume-
ro di vertici, fa s che questa forma possa essere usa-
ta per scomporre
33
tutte le altre forme tridimensionali,
perci in un certo senso il tetraedro pu essere conside-
rato come il generatore o latomo geometrico fondamentale
della geometria solida.
Allo stesso modo il triangolo il poligono regolare
con minor numero di vertici possibili. Poich il triango-
lo il poligono con minore numero di vertici, esso viene
usato per scomporre tutte le altre forme della geometria
piana e pertanto in un certo senso il triangolo pu es-
sere considerato il generatore o latomo fondamentale della
geometria piana.
Come per il tetraedro in tre dimensione ed il trian-
golo in due dimensione, allo stesso modo per ciascu-
na dimensione maggiore di 3 esister una gura fonda-
mentale contenente il minor numero possibile di vertici,
questa gura sar chiamata k-simplesso in relazione alla
33
Questo processo di scomposizione di un oggetto geometrico
nello spazio in simplessi relativi allo spazio considerato chiamato
triangolazione in virt dellanalogia esistente sul piano bidimensio-
nale per la quale la gura viene divisa in triangoli aventi al pi un
solo lato in comune.
76
dimensione k considerata
34
. Questa gura ricoprir nel-
la sua rispettiva dimensione la stessa importanza che il
triangolo o il tetraedro ricoprono rispettivamente in due
o tre dimensioni: questa sar dunque considerata come
il generatore o latomo fondamentale delle gure della
sua dimensione.
I numeri gurati la cui disposizione geometrica in-
terna rimanda a questi simplessi si chiamano numeri sim-
pliciali. Questi vengono indicati con il simbolo
k
in
relazione alla dimensione k considerata:
numeri triangolari
35

2
: in relazione al triangolo
atomo geometrico fondamentale in 2 dimensioni.
_
1, 3, 6, 10, 15, 21, 28, . . .
_
numeri tetraedrici
3
: in relazione al tetraedro ato-
mo geometrico fondamentale in 3 dimensioni.
_
1, 4, 10, 20, 35, 56, 84, . . .
_
numeri pentatopici
4
: in relazione al pentatopo
atomo geometrico fondamentale in 4 dimensioni.
_
1, 5, 15, 35, 70, 126, 210, . . .
_
numeri 5-simpliciali
5
:in relazione al 5-simplesso
atomo geometrico fondamentale in 5 dimensioni.
_
1, 6, 21, 56, 126, 252, . . .
_
. . .
Non difcile notare come questi numeri non siano al-
tro che le colonne del triangolo di Pascal che abbiamo visto
34
Hyun Kwang Kim, On Regular Polytope Numbers
35
In questo contesto preferiamo usare la notazione
2
per i
numeri triangolari per facilitare lanalogia con le dimensioni su-
periori. Pi avanti nel testo indicheremo i numeri triangolari
semplicemente con il simbolo tralasciando il pedice.
77
nel secondo capitolo. Se riproduciamo infatti il trian-
golo di Pascal noteremo che le colonne di questo for-
mano delle serie innite in relazione agli atomi geometri-
ci fondamentali o numeri simpliciali che abbiamo appena
descritto:

2
1 1
3
1 2 1
4
1 3 3 1
5
1 4 6 4 1
.
.
.
1 5 10 10 5 1
.
.
.
1 6 15 20 15 6 1
1 7 21 35 35 21 7
.
.
. 8 28 56 70 56 28
Come i simplessi possono essere considerati gli ato-
mi geometrici fondamentali delle gure della loro dimen-
sione, cos i numeri simpliciali possono essere considerati
i mattoni fondamentali di tutti numeri gurati. Ad esem-
pio ogni numero quadrato pu essere scritto come somma
di due numeri triangolari consecutivi
36
, come pure ogni
numero poligonale pu essere decomposto in somma nu-
meri triangolari consecutivi
37
. Allo stesso modo ogni
numero riferentesi ad un poliedro regolare pu essere
scritto come somma di numeri tetraedrici ed ogni nume-
36
(n)=(n) +(n 1)
37
in questo caso vale un risultato pi generale essendo, per il teo-
rema poligonale di Fermat che ogni numero pu essere scritto co-
me somma di al pi tre numeri triangolari. Ovvero, come appunt
Gauss nel suo diario n = ++
78
ro facente riferimento ad un politopo regolare
38
pu esse-
re scritto come somma di numeri simpliciali relativi alla
dimensione in cui concepito
39
.
Fra tutte queste formule costruttive abbiamo pensa-
to per di evidenziarne una decisamente pi affascinan-
te di tutte le altre e che permette di derivare tutti i nu-
meri gurati da una semplice somma reiterata di numeri
triangolari.
Tavola dei numeri poligonali
Come abbiamo detto nel paragrafo precedente la gura
triangolare pu essere considerata come una specie di
atomo geometrico fondamentale per la geometria pia-
na. Non esiste infatti gura piana con minor numero
di vertici e dunque tale gura non pu essere scompo-
sta che in altri triangoli. Viceversa il coordinarsi di pi
triangoli tra di loro da origine a tutti i poligoni regola-
ri
40
.
La stessa situazione geometrica trova il suo analo-
go aritmetico nella tavola che costruiremo e che abbia-
mo chiamato tavola dei numeri poligonali. Linsieme
38
politopo: una generalizzazione a pi dimensioni di un
poliedro regolare
39
Hyun Kwang Kim, On Regular Polytope Numbers
40
Il discorso fatto nel paragrafo precedente in realt di caratte-
re pi generale rispetto alla generazione o scomposizione dei po-
ligoni regolari. Esso infatti coinvolge tutti gli oggetti geometrici
bidimensionali che sono triangolarizzabili. La triangolarizzazione
un processo topologico il quale, per dirla brutalmente, non tiene
di conto della forma dei lati del triangolo. In questo contesto un
triangolo sostanzialmente un oggetto formato da tre vertici e tre
curve chiamati lati che uniscono questi vertici. Con queste speci-
che possibile dimostrare che ogni oggetto geometrico euclideo e
triangolarizzabile.
79
dei numeri poligonali
41
pu essere generato facilmente a
partire dalla serie dei numeri triangolari coniugata alla
successione dei numeri naturali.
Consideriamo infatti la successione dei numeri trian-
golari che in questo contesto rappresenta la nostra riga
chiave:
(n) 1 3 6 10 15 21 28 ...
spostando questa successione di un termine e som-
mandola con quella dei numeri naturali otteniamo nuo-
vamente la serie dei numeri triangolari.
triangolari 1 3 6 10 15 21 ... +
naturali 1 2 3 4 5 6 7 ... =
triangolari 1 3 6 10 15 21 28 ...
Per ottenere la successione dei numeri quadrati
sufciente sommare nuovamente la riga chiave dei nu-
meri triangolari ed abbiamo
triangolari 1 3 6 10 15 21 ... +
triangolari 1 3 6 10 15 21 28 ... =
quadrati 1 4 9 16 25 36 49 ...
Sommando nuovamente la successione dei triango-
lari otteniamo i numeri pentagonali
41
Si chiamano numeri poligonali quei numeri gurati facenti
riferimento ai poligoni regolari.
80
triangolari 1 3 6 10 15 21 ... +
quadrati 1 4 9 16 25 36 49 ... =
pentagonali 1 5 12 22 35 51 70
Cos facendo si ottengono tutti i numeri poligona-
li costruendo, grazie alla somma ripetuta dei numeri
triangolari, quella che abbiamo chiamato tavola dei nu-
meri poligonali.
Chiave simpliciale dei numeri poligonali
(n) 1 3 6 10 15 21 28 ...
La riga chiave da sommare a ciascuna riga per costruire la
successiva.
Figura 2.9: Tavola dei Numeri Poligonali: ogni riga data dalla
somma della precedente con la riga generatrice rappresentata dai
numeri triangolari. Algebricamente questa propriet pu essere
descritta considerando che ogni numero m, ennesimo numero po-
ligonale, relativo ad un poligono di q lati pu essere scritto come
somma m = pol
q
(n) = (n) + (q 3)(n 1)
81
Figura 2.10: Teorema Poligonale di Fermat afferma che ogni nu-
mero pu essere scritto come somma di al pi 3 numeri triangolari,
4 quadrati, 5 numeri pentagonali, 6 esagonali e cos via...
Spettroscopia di un Numero
Uno tra i teoremi pi importanti e colorati riguardante i
numeri gurati certamente il teorema poligonale di Fer-
mat e pertanto abbiamo pensato di riportarlo. Questo
afferma che ogni numero pu essere scritto come som-
ma di al pi 3 numeri triangolari, 4 numeri quadrati, 5
numeri pentagonali, 6 esagonali e cos via.
Per il teorema poligonale di Fermat, dunque, ogni
numero pu essere scritto come somma di numeri trian-
golari richiedendone al pi 3, oppure come somma di
quadrati richiedendone al pi 4, e cos via richiedendo
ogni volta un numero che limitato dal grado di sim-
metria del poligono preso in considerazione
42
. Questo
42
E bene chiarire che il teorema poligonale non dice che che il
numero in questione dato dalla somma esatta di 3 numeri trian-
golari, ma al pi di 3 numeri triangolari. Allo stesso modo un nu-
82
vuol dire che, per il teorema poligonale, ogni numero
pu essere ambivalentemente pensato come somma di
triangoli, quadrati, pentagoni ed ogni altra sorta di po-
ligono regolare ovvero pu essere pensato come aven-
te queste simmetrie e caratteristiche geometriche tutte
latenti in s.
Il teorema poligonale di Fermat attesta in un certo
senso la convivenza armoniosa di tutte le possibili sim-
metrie e congurazioni geometriche allinterno di ogni
numero. Ogni numero, pur esprimendo in modo spe-
cico una disposizione geometrica ed una caratteristica
simmetrica, allo stesso tempo le manifesta tutte, anzi ne
come la sintesi organica. Egli raccoglie in s tutte le
qualit degli altri numeri espresse nel loro aspetto puro
e non mediato da altri. Infatti il teorema attesta che ogni
numero pu essere pensato come somma di soli trian-
goli, di soli quadrati e di soli pentagoni, senza richiedere
mai una commistione di gure distinte.
Quello che dice il teorema poligonale di Fermat, dun-
que, che ogni numero pu essere pensato come conte-
nente la pienezza espressiva di tutte le gure geometri-
che regolari. Tutte queste gure vivono riunite in lui
esattamente come i colori nella luce bianca, pronti ad
essere espressi.
Numeri Simpliciali ed Armoniche
Lo studio sistematico dei numeri gurati nasce con lo
studio sistematico della scala musicale ad opera di Pita-
gora. In tale ottica le relazioni analogiche fra i due con-
mero pu essere scritto come somma di al pi 4 quadrati, ma po-
trebbe richiederne solo 2 oppure essere lui stesso un quadrato e
quindi non richiederne nessuna.
83
cetti sono numerose
43
, perci sceglieremo di analizzare,
fra queste, una meno nota che lega le armoniche mu-
sicali e alle dimensioni spaziali in cui i numeri gurati
sono rappresentati.
Infatti se sommiamo i reciproci dei numeri sempliciali
otteniamo la successione delle armoniche naturali. Se
infatti sommiamo il reciproco
44
dei numeri triangolari
la somma risultante 1.
triangolari
1
3
+
1
6
+
1
10
+
1
15
+ . . . = 1
Se invece sommiamo il reciproco dei numeri tetrae-
drici, quindi ci spostiamo in 3 dimensioni, la somma
risultante
1
2
cio il secondo termine della successione
armonica
tetraedrici
1
4
+
1
10
+
1
20
+
1
35
+ . . . =
1
2
Se continuiamo sommando il reciproco dei numeri
pentatopici, quindi ci spostiamo in 4 dimensioni, la som-
ma risultante sar in relazione alla terza armonica natu-
rale
pentatopici
1
5
+
1
15
+
1
35
+
1
70
+ . . . =
1
3
43
basti pensare che esiste una intera specie di numeri gurati
chiamati numeri speculari o rettangolari o oblunghi dedicati apposi-
tamente allo studio dei rapporti musicali. Questi numeri gurati
possono infatti essere rappresentati come un rettangolo avente lati
in un rapporto che rimanda alla successione armonica.
44
Il reciproco di un numero la sua inversa moltiplicativa.
Ad esempio il reciproco dei numeri triangolari 3 6 10 15
consiste in
1
3
1
6
1
10
1
15
84
Sommando i numeri 5-simpliciali, e quindi spostan-
doci in 5 dimensioni, la somma risultante sar in rela-
zione alla quarta armonica naturale
5 simpliciali
1
6
+
1
21
+
1
56
+
1
126
+ . . . =
1
4
In generale avremo una formula che lega la somma
dei reciproci dei numeri k-simpliciali con la k-1 armonica
naturale secondo la legge
45
k simpliciali

n>1
1

k
(n)
=
1
(k 1)
Simbolicamente dunque le leggi musicali espresse
dalla successione armonica non regolano solamente la
forma degli oggetti geometrici regolari come nel caso
dei poligoni, ma persino la loro dimensione. Osservan-
do nuovamente il triangolo di Pascal, vediamo come la
successione delle colonne corrisponde analogicamente
alla successione delle armoniche successive alla prima
nota fondamentale espressa dalla prima colonna.
45
La formula riportata semplicemente una generalizzazione
delle formule precedenti scritta secondo una notazione compatta.
Il simbolo
k
sta ad indicare il numero k-simpliciale cio quel nume-
ro gurato simpliciale in relazione alla dimensione k. Il simbolo

sta ad indicare la somma ripetuta.


85

2

1
1
1 1
3

1
2
1 2 1
4

1
3
1 3 3 1
5

1
4
1 4 6 4 1
.
.
.
1 5 10 10 5 1
.
.
.
1 6 15 20 15 6 1
1 7 21 35 35 21 7
.
.
. 8 28 56 70 56 28
Ad ogni armonica musicale corrisponde una succes-
sione di numeri simpliciali e dunque unintera dimen-
sione in cui le gure geometriche vengono ambientate.
Ogni colonna rappresenta indica i numeri gurati rela-
tivi allatomo geometrico fondamentale di una dimensione
spaziale. La colonna
2
ad esempio produce tutti i nu-
meri triangolari, dando cos vita ai triangoli che genere-
ranno tutte le forme a due dimensioni. La colonna
3
dar origine alle forme tridimensionali indicando i nu-
meri gurati tetraedrici. La colonna
4
quelle quadri-
dimensionali indicando i numeri gurati che possono
essere rappresentati come tetraedri quadridimensionali
e cos via.
La somma dei reciproci dei numeri presenti in cia-
scuna colonna fornisce un elemento della serie armo-
nica ed risulta dunque naturalmente associata ad essa.
Questo processo illustra la nascita delle dimensioni del-
lo spazio che come armoniche naturali si susseguono in
una produzione innita dando origine a tutte le forme.
Per cui partendo dalla serie dei numeri naturali e
dando origine al triangolo di Pascal, vediamo come per
risonanza dalla prima colonna si formino tutte le altre
86
colonne, come armoniche successive che danno vita a
tutte le forme geometriche relative ad ogni dimensione
spaziale.
87
88
Capitolo 3
Simmetria e lo Spazio
LUniverso costruito sulla base
di una profonda simmetria
che, in un qualche modo, si ripresenta
nellintima struttura del nostro intelletto
Paul Valery
Lo spazio comprende come lintelletto e lo studio del-
le propriet dello spazio geometrico corrispondono in
modo sottile allo studio delle propriet dellintelletto
stesso e della coscienza. Le leggi astratte che regolano
la disposizione degli oggetti nello spazio sono le stesse
che regolano la disposizione delle idee quando vengono
comprese
1
.
1
In questo senso al momento la topologia pu essere forse la
branca geometrica pi utile essendo anche, in un certo senso, la
pi astratta accomunando fra loro forme che possono essere defor-
mate con continuit. Non a caso le leggi della topologia possono
essere usate con protto nello studio della mutua relazione delle
proposizioni logiche o dei concetti di vari sistemi losoci. Un ar-
ticolo che tenta un primo fondamentale approccio in tal senso
J.Baez, M.Stay, Physics, Topology, Logic and Computation: A Rosetta
Stone, 2008
89
La tradizione ebraica associa la funzione spaziale pro-
prio allintelletto, facendo cos corrispondere allo spazio
esterno lintelligenza interna. Cos alle 32 classi di sim-
metria puntuale dei cristalli ovvero ai 32 modi di ordi-
nare una sezione dello spazio, fanno da specchio i 32
modi di intelligere la sapienza
2
e di pervenire intellet-
tivamente al centro delle cose nascoste
3
. Spazio esterno
e spazio interno sono legati dalla coscienza delluomo,
per cui alle 3 dimensioni della visione esteriore, fanno
da specchio le usuali 3 dimensioni dellimmaginazio-
ne interiore e, in ultima analisi, il numero di dimen-
sioni presenti nello spazio in cui immerso luomo
nellocchio di chi le vede
4
.
2
Lanalogia fra gruppo cristallograco puntuale come modo di
organizzare una sezione dello spazio in relazione alle vie della
saggezza come modo di intelligere la spaienza si trova in Francis
Rolt-Wheeler,Le Cabbalisme Initiatique, dition Astrosophie, Nice,
1940
Il gruppo cristallograco puntuale descrive lorganizzazione degli
atomi allinterno di una cella o lattice. Ogni cella pu possedere
una particolare simmetria che le permette di essere interamente ri-
costruita a partire da una parte della cella stessa tramite operazioni
di rotazione, riessione e inversione. Le operazioni compatibili con
la periodicit reticolare sono loperazione di identit, 4 operazioni
di rotazione attorno ad un asse secondo angoli di

2
,

3
,

4
e

6
(e lo-
ro multipli interi), loperazione di riessione attraverso un piano e
quella di inversione. Nel loro insieme esse danno luogo a 32 grup-
pi di simmetria puntuale. Per chi fosse interessato ad approfondire
largomento si consiglia il libro divulgativo del grande geometra
Hermann Weyl, Symmetry, Princeton University Press, 1952
3
A. Kircher, dipus gyptiacus, Roma, 1653
4
Per una discussione critica su percezione rappresentazione tri-
dimensionale si veda H.Poincar, Il Valore della Scienza, ed. De-
dalo,1992. Per quanto riguarda la possibilit di concepire intellet-
tivamente dimensioni maggiore della terza possibile trovare in
Regular Polytopes la testimonianza di Coxeter riguardo al noto egit-
tologo Flinders Petrie capace tramite unintensa concentrazione di
90
In queste tre dimensioni e nella loro sostanziale iden-
tit, risiede la fondamentale simmetria della geometria
euclidea e delle sue principali varianti. La larghezza,
la lunghezza e la profondit infatti non solo sono com-
mensurabili
5
, ma sono essenzialmente identiche
6
. Esse
possono essere rappresentate dalla stessa linea retta che
si dirama in tre direzione ortogonali fra loro. Questa
dunque la prima ed essenziale simmetria dello spa-
zio euclideo e sulla quale si fonda il nostro intuitivo
concetto di simmetria.
In questo capitolo partiremo proprio dal concetto di
simmetria per introdurre i solidi platonici secondo il ti-
po di simmetria che li caratterizza. Questo ci porter
ad identicare tre tipologie di simmetrie dello spazio
tridimensionale che daranno origine a tre coppie di so-
lidi duali fra loro che immagineremo come pulsanti e
vibranti, trasformantisi luno nellaltro secondo un loro
proprio ritmo vitale.
Lidea di questi paragra, infatti, quella di presen-
tare una visione simbolica della geometria solida in cui
essa vivente, unincessante produzione pulsante ori-
ginata da un accordo intelligibile fondamentale corri-
spondente, nel dominio musicale delludibile, allaccordo
sacro Do-Fa-La.
rispondere a domande geometriche su solidi quadridimensionali
semplicemente visualizzandoli.
5
A priori le tre dimensioni potrebbero non essere neanche com-
mensurabili se fossero rappresentate da tre curve frattali di dimen-
sione frattale distinta. Questo vorrebbe dire che se avessi un ri-
ghello per misurare una di queste dimensioni, il righello sareb-
be totalmente inutile per misurare laltra dimensione che quindi
apparirebbero incommensurabili.
6
Anche per propriet metriche e topologiche
91
3.1 Simmetria e Invarianza
Il concetto di simmetria uno dei concetti pi importan-
ti della matematica moderna, si pu infatti dire che gran
parte della geometria moderna e parimenti dellalgebra
siano interamente dedicata ad approfondire ed esplici-
tare lo studio della simmetria in tutte le sue forme
7
.
Questa speciale e rinnovata attenzione verso lo stu-
dio della simmetria dovuto essenzialmente alla nuo-
va visione che di essa hanno fornito Felix Klein, ma so-
prattutto Sophus Lie
8
. Fino al tempo di Klein e di Lie
la simmetria era concepita con una una analogia di for-
me, cio essenzialmente come una pura relazione spa-
ziale. I due matematici notarono invece come questa
analogia spaziale potesse essere risolta come uninva-
rianza di una regione delloggetto geometrico rispetto
ad un certo gruppo di trasformazioni. Quella che era in
qualche modo unanalogia spaziale, si risolse dunque
nellessere in un certo qual modo uninvarianza di tipo
temporale
9
. Simmetria spaziale ed invarianza tempo-
7
Consideriamo infatti che la teoria dei gruppi nasce proprio dal-
lidea di Galois di studiare le simmetrie interne delle soluzioni di
equazioni algebriche. Inoltre per il teorema di Cayley ogni gruppo
nito di ordine n isomorfo ad un sottogruppo del gruppo sim-
metrico S
n
. Perci, in ultima analisi, lo studio dei gruppi niti
si pu facilmente ricondurre allo studio delle simmetrie dei gra-
completi corrispondenti oppure delle simmetrie del n-simplesso
corrispondente. Ad esempio lo studio delle permutazioni di 4 ele-
menti pu facilmente essere ricondotto allo studio delle permuta-
zioni dei vertici di un tetraedro, o 3-simplesso, come pure pu esse-
re identicato con linsieme degli automorsmi del grafo completo
con 4 elementi.
8
I.M. Yaglom, Felix Klein and Sophus Lie: evolution of the Idea of
Symmetry in the Nineteenth Century, Birkhaus, Boston, 1988
9
Il tempo dato, infatti, solo in funzione del cambiamento fra
92
rale vennero dunque identicati in ununico essenziale
concetto
10
.
Una simmetria di tipo triangolare dunque venne con-
cepita come linvarianza della gura rispetto a rotazioni
pari ad
1
3
di angolo giro, la simmetria quadrangolare a
rotazioni di un angolo rettangolo, una simmetria penta-
gonale a rotazioni di
1
5
di angolo giro e cos via. Il con-
cetto di simmetria, no a quel momento assolutamen-
te statico, appare cos dotato di una nuova componente
dinamica.
Il Progamma di Erlangen
11
si tradusse dunque in unim-
pulso a studiare la geometria nel suo aspetto dinamico
di trasformazioni o movimenti pi che nel suo aspetto
statico di oggetti geometrici. Ad ogni oggetto geometri-
co furono dunque associati quei movimenti per i qua-
li esso appariva immutato e dunque ne esprimevano
lintima simmetria.
Questo modo dinamico di concepire la simmetria ne
ampli il concetto portando ad identicare simmetrie
che prima non venivano percepite come tali. Questo
due stati quindi in relazione al concetto di trasformazione. cfr.
E.Mach, La Meccanica nel suo Sviluppo Storico-Critico, Universale
Bollati Boringhieri, 1977
10
La simmetria per lo spazio ci che linvarianza per il tem-
po. Questo semplice concetto costituisce uno dei capi saldi della
Fisica moderna. Questo infatti lenunciato del teorema dimostra-
to di Noether per il quale una simmetria geometrica di un siste-
ma si traduce automaticamente nellinvarianza di un integrale del
moto ovvero in una quantit che rimane costante nel tempo. Em-
my Noether, ispirata dalle idee di Felix Klein, illustr sicamente
ci a cui Klein alludeva geometricamente dando a queste teorie un
signicato sico che ne ha poi rappresentato la grande fortuna.
11
Lavoro di Felix Klein che pi di tutti inu sulla visione moder-
na della geometria diventando il nuovo approccio paradigmatico
allargomento.
93
nuova visione della geometria operata da Lie e da Klein
evidenzia due aspetti fondamentali risiedenti nel con-
cetto di simmetria e che, in un certo qual modo ne chia-
riscono alcuni lati losoci.
Il primo aspetto evidenziato da questa visione quel-
lo, pi volte implicitamente sottoeso nellesegesi medie-
vale, di simmetria come espressione di perfezione. La
perfezione in questo caso data dallinvarianza della -
gura nei confronti delle trasformazioni che agiscono su
di essa.
Una sfera, gura massimamente simmetrica, pu es-
sere ruotata, girata, riessa eppure rimane sempre ugua-
le a se stessa. Essa dunque non cambia e cos facendo
esprime la sua superiorit gerarchica rispetto al tipo di
trasformazione che hanno agito su di lei. Essa appare
dunque immutabile nel tempo, inalterabile, transtem-
porale. Per questo motivo la simmetria intrinseca di
una gura sempre stata segno o sintomo di elevazio-
ne, segno di una realt archetipica superiore al mondo
fenomenico. Forme asimmetriche sono invece spesso in
relazione con realt in evoluzione o incompiute per le
quali necessario correggere la simmetria mancata.
Il secondo concetto che si reso evidente nella nuova
concezione di simmetria quella espressa da un nuovo
tipo di simmetria, una simmetria pi sottile della pre-
cedente in cui forme simili si ripetono indinitamente
senza, tuttavia ripresentarsi mai perfettamente uguali.
In questo genere di gure, la cui simmetria poteva
essere colta dalla nuova denizione di Klein, ogni pic-
cola porzione dellimmagine contiene in se unanalogia
essenziale con limmagine nel suo insieme senza tutta-
via esserne la pedissequa ripetizione. E chiaro che que-
sto genere di simmetrie assumono un signicato diver-
94
so rispetto alle precedenti esprimendo una comparteci-
pazione delle varie parti alla stessa idea essenziale, che
si manifesta in aspetti distinti ma armonici. Oppure, per
dirla con le parole di Mumford
12
,
Essa simbolizza un cosmo in cui vi sono in-
nite e ripetute interrelazioni fra tutti i
suoi membri. Questa relazione detta
di mutua identit e mutua inercausalit [...]
Facendo unaffermazione che sia ugual-
mente fedele alla matematica quanto alla
religione, potremmo dire che ogni parte
di queste immagini, queste contengono
in s lessenza del tutto.
In questo contesto dunque la simmetria non necessa-
riamente segno di una realt fuori dal tempo e dalle-
voluzione, ma anzi pu proprio rappresentare la sinte-
si espressiva di unidea che nellincessante gioco feno-
menico assume sempre conformazioni e caratteristiche
nuove pur rimanendo essenzialmente la stessa.
Dunque riassumendo, questa nuova visione del con-
cetto di simmetria che si andato delineando durante
la ne del XIX e gli inizi del XX secolo, ha evidenziato
un aspetto dinamico della geometria ed ha permesso di
individuare due aspetti fondamentali di questa:
laspetto della simmetria come invarianza rispetto
alle trasformazioni e dunque come segno di una
realt superiore al mondo fenomenico
12
David Mumford, Indras Pearls : An Atlas of Kleinian Groups,
Cambridge University Press, 2001.
David Mumford, medaglia Fields nel 1974, i suoi maggiori contri-
buti sono nel campo della Teoria degli Invarianti alla quale il suo
libro ha ridato linfa vitale.
95
la simmetria come compartecipazione delle parti ad
ununica idea e dunque essenziale armonia delle
parti con il tutto
Da un punto di vista matematico questa nuova visione
della geometria, che ricorre allo studio delle simmetria
di un oggetto considerata come linsieme di quelle tra-
sformazioni che lo lasciano immutato, molto utile in
quanto permette di trattare in modo unitario oggetti ap-
parentemente molto distinti fra loro. Ad esempio usan-
do questo approccio possibile ricondurre lo studio del-
le tassellazioni uniformi della sfera, del piano euclideo
e del piano iperbolico al semplice studio delle simme-
trie del triangolo
13
. Oppure, come vedremo, permette
di identicare poliedri regolari apparentemente distinti
fra loro.
3.2 I Solidi Platonici
Come abbiamo visto nel capitolo precedente, i poligo-
ni regolari ricoprono nello studio della geometria eucli-
dea unimportanza speciale. La famiglia dei poligoni
regolari quella famiglia di poligoni che gode infatti
di una particolare simmetria: in tutti i poligoni regola-
ri i vertici ed i lati che li compongono appaiono come
assolutamente identici.
Se ad esempio prendiamo un triangolo equilatero e
ne osserviamo i vertici ed i lati, noteremo subito che
essi sono a priori assolutamente indistinguibili. Infat-
ti ogni volta che ruotiamo di 120 il triangolo portan-
do alla nostra attenzione su un vertice diverso, ci ri-
troviamo sempre nella stessa identica congurazione di
13
vedi appendice sul Gruppo Triangolare
96
prima, quindi nella totale impossibilit di distinzione.
Allo stesso modo se scambiassimo due lati fra di loro
non riusciremmo ad accorgerne perch ogni lato appare
esattamente uguale allaltro.
Questa caratteristica dei poligoni regolari si ritrova,
a dimensione maggiore, in una classe molto speciale di
solidi, chiamati Solidi Platonici. I Solidi Platonici sono gli
unici poliedri convessi
14
a godere di una totale simme-
tria rispetto ai propri vertici, ai propri lati e alle proprie
facce e, dunque, a meritare lappellativo di regolari.
Mentre quella dei poligoni regolari forma una fami-
glia innita, quella dei solidi platonici una famiglia
molto ristretta ed i suoi elementi sono esclusivamente
5 noti n dalla pi remota antichit: il tetraedro, il cubo,
lottaedro, il dodecaedro, licosaedro.
Nonostante il nome sia dovuto a Platone, che nel Ti-
meo pose questi solidi a fondamento dei 4 elementi co-
smogonici, ben noto come questi solidi fossero gi co-
nosciuti almeno mille anni prima di Platone nellInghil-
terra del periodo neolitico
15
. Il loro studio teorico siste-
14
Il termine poliedro non ha una denizione vera e propria, sta
ad indicare una gura solida limitata da poligoni, proprio come il
poligono sta ad identicare una regione delimitata da segmenti. Il
termine convesso, invece, specica che stiamo parlando dei solidi
convessi cio di quei solidi per i quali se tracciamo una linea fra
due punti appartenenti al solido, la linea giace allinterno del soli-
do stesso. Come nel caso bidimensionale esistono i poligoni con-
vessi come il pentagono accanto a poligoni non convessi o stellati
come il pentagramma, cos nel caso tridimensionale accanto ad i
Solidi Platonici o poliedri regolari convessi esistono i loro equivalen-
ti non convessi o stellati. Questi vengono anche chiamati i 4 solidi
di Keplero-Poinsot e hanno tutti simmetria icosaedrale non essendo
altro che stellazioni di un dodecaedro o di un icosaedro.
15
Sir M. Atiyah e P. Sutcliffe, Polyhedra in Physics, Chemistry and
Geometry, Milan j. math. 71 (2003) 3358. La collezione completa
97
Figura 3.1: i 5 Solidi Platonici: il tetraedro, lesaedro o cubo,
lottaedro, il dodecaedro e licosaedro.
matico sembra sia stato approcciato per la prima volta
da Pitagora
16
, come attesta il famoso Proclo inserito nel
dei solidi platonici scavata nella pietra datata verso il 2000 a.C. si
trova ora allAshmolean Museum di Oxford.
16
A causa di uno scolio al XIII libro degli Elementi di Euclide ap-
prendiamo che ai Pitagorici risalirebbe soltanto la costruzione di 3
solidi platonici (il tetraedro, lesaedro o cubo ed il dodecaedro) mentre
la costruzione completa di tutti e 5 i solidi sarebbe da attribuire a
Teeto. Francamente questa interpretazione lascia alquanto perples-
si, considerando che con ogni probabilit lottaedro era gi cono-
sciuto dalla civilt egiziana e quindi sarebbe dovuto a buon diritto
rientrare nel bagaglio di conoscenze pitagoriche, cfr. L. Giacardi e
S.C. Roero, La matematica delle civilt arcaiche, Stampatori, Didatti-
98
Commentario al I libro degli Elementi di Euclide:
Dopo Talete e Mamerco ci fu Pitagora che
dello studio della geometria fece un insegna-
mento liberale, risalendo con lindagine ai
principi primi e studiandone i problemi da
un punto di vista puramente astratto e teo-
retico. Egli infatti inizi la trattazione delle
grandezze irrazionali e trov la costruzione
delle gure cosmiche.
Le gure cosmiche di cui parla Proclo sono i proprio i po-
liedri regolari o Solidi Platonici che furono associati da
Platone nel Timeo ai 4 elementi fondamentali serviti al
demiurgo per la creazione del Cosmo
17
. In tale ottica
ciascun poliedro regolare corrisponde ad un elemento
cosmico secondo lormai nota corrispondenza:
fuoco: il tetraedro
aria: ottaedro
acqua: icosaedro
terra: cubo
ca, Torino, 1979. Pi avanti nel testo forniremo una presentazione
molto intuitiva dei solidi platonici che pone simbolicamente il te-
traedro in relazione al numero 3, il cubo al numero 4 ed il dode-
caedro in relazione al numero 5. Un ragionamento di questo tipo
permetterebbe di spiegare una maggiore attenzione dei pitagorici
verso questi 3 solidi che pu poi essere stata interpretata come una
conoscenza esclusiva.
17
Platone, Timeo, 54-55 in Platone, Tutti gli Scritti, a cura di
G.Reale, Rusconi, 1996
99
A questi si aggiunge poi il dodecaedro di quale il De-
miurgo si servi per decorare lUniverso
18
e che viene tra-
dizionalmente associato alletere o quinto elemento
19
.
Questi poliedri furono usati da Platone per spiegare le
realt atomiche, realt dove a tuttora trovano una cer-
ta fortuna
20
, e furono quindi usate come base per una
18
ibid.
19
Il Dodecaedro ha poi tutta una sua simbologia particolare es-
sendo dedicato al culto solare e posto in relazione con esso. Le
ragioni di questa associazioni sono da ritrovare in motivazioni di
tipo principalmente astronomico-astrologico. Il Dodecaedro pu
essere infatti ricoperto da 360 triangoli scaleni fondamentali (vedi
nota successiva), organizzati in 12 facce contenti 30 triangoli cia-
scuno esattamente come lo zodiaco ha 360 organizzati in 12 segni
di 30 ciascuno. Ciascuna delle facce contiene poi 5 lati rimandan-
do dunque alla dottrina dei 72 geni zodiacali. cfr. A.Benassai, Il
Nome di 72 lettere, ed.Archeosoca, 2007
20
Sir M. Atiyah e P. Sutcliffe, Polyhedra in Physics, Chemistry and
Geometry, Milan j. math. 71 (2003) 3358. I solidi Platonici sono
infatti utili nel descrivere le congurazioni dei protoni allinterno
di un nucleo, o comunque ad identicare le congurazioni a mi-
nor energia potenziale di un certo numero di cariche puntiformi,
noto come problema di Thomson. Il problema posto da Thomson
era quello di determinare la posizione di n protoni, che in quan-
to dotati tutti di carica positiva agiscono fra di loro con una forza
repulsiva, vincolati a rimanere su una sfera. Essendo per ipotesi i
protoni tutti uguali fra di loro, le congurazioni da essi disegna-
te assumevano una forma pi simmetrica possibile, coinvolgendo
cos, quando possibile, i solidi platonici. Altri poliedri relativi al
problema di Thomson sono riportati qua sotto.
100
101
prima ed intuitiva chimica
21
.
Mentre Platone si serv dunque di questi solidi per
spiegare le realt del microcosmo, Keplero circa duemi-
la anni dopo se ne serv per ricondurre ad un principio
unitario le realt del macrocosmo. Nel suo celebre My-
sterium Cosmographicum, infatti, Keplero illustra come le
orbite dei pianeti nel sistema copernicano possano esse-
re ricavate grazie allausilio dei solidi Platonici
22
. Que-
21
Alla base della chimica Platonica vi era la considerazione che
ogni poliedro poteva essere tassellato da due tipogie di triango-
li che egli chiama i triangoli elementari. Questi sono il triangolo il
triangolo scaleno di 30, 60 e 90 ed il triangolo isoscele di 45, 45,
90.
Con 6 triangoli del primo tipo si otteneva 1 triangolo equilatero,
da 4 del secondo un quadrato e da 30 del primo un pentagono. Da
queste relazioni fondamentali si ottenevano i seguenti valori per i
poliedri regolari:
24 triangoli scaleni per ricoprire un tetraedro
48 triangoli scaleni per un ottaedro
120 triangoli scaleni per un icosaedro
360 triangoli scaleni per un dodecaedro
48 triangoli isoscele per un cubo
Da questi ricoprimenti si ottenevano dunque le indicazioni chi-
miche Lacqua quando viene dissolta dal fuoco o dallaria, fa luo-
go, nel ricomporsi ad una particella di fuoco e due di aria: ovvero
numericamente
acqua = f uoco + 2 aria
120 = 24 + 2 48
22
Il ragionamento di Keplero seguiva indicativamente queste li-
102
Figura 3.2: Costruzione delle orbite dei pianeti operata da Keple-
ro nel suo Mysterium Cosmographicum. Nonostante Keplero avesse
ventisei anni alla pubblicazione del libro, continuer a considerare
questa come la sua pi grande scoperta tanto che continu a rite-
nerla valida anche dopo aver determinato lorbita dei pianeti come
ellittica e non pi circolare.
sto risultato, a tuttora inspiegato se non in virt di una
mirabile coincidenza, fu sempre considerato da Keplero
il suo pi bello ed importante risultato.
nee: partendo dallorbita di Mercurio, poich questo pianeta cor-
risponde allelemento aria gli si circoscrive un ottaedro ottenendo
cos la sfera di Venere, poich questo pianeta corrisponde allele-
mento acqua gli si circoscrive un icosaedro ottenendo cos lorbita
terrestre, alla terra si assegna lelemento etere e cos le si circoscri-
ve un dodecaedro ottenendo la sfera di Marte, poich marte sta al
fuoco gli si circoscrive un tetraedro ottenendo cos la sfera di Gio-
ve. Lultimo solido che manca il cubo che viene dunque usato per
torvare lorbita di Saturno che corrisponde appunto allelemento
terra. Il modello di Keplero pur basandosi su concetti totalmente
non convenzionali era straordinariamente preciso portando uner-
rore di pochi minuti nellarco di un anno. cfr. Kepler, Mysterium
Cosmographicum, Tbingen, 1596
103
Simmetrie dei Solidi Platonici
Attualmente i Solidi Platonici sono studiati in quanto
indicatori di precise simmetrie dello spazio tridimensio-
nale. Per capire il senso di questo approccio dobbiamo
ritornare, per, allo studio del caso a bidimensionale re-
lativo ai poligoni regolari. Il triangolo, il quadrato co-
me il pentagono e tutti gli altri poligoni regolari godo-
no infatti ciascuno di una propria peculiare simmetria
che rende i vertici e lati indistinguibili fra loro e dunque
interscambiabili.
Come abbiamo visto nel paragrafo precedente se in
un triangolo equilatero spostiamo la nostra attenzione
da un vertice allaltro, operando una rotazione di 120,
ci ritroveremo in una situazione esattamente identica
alla precedente e perci indistinguibile da essa
23
.
Allo stesso modo i lati del triangolo, essendo tutti di
pari lunghezza
24
, sono indistinguibili gli uni dagli altri.
Perci ogni rotazione o riessione che mirer a sostitui-
re un lato del triangolo con un altro, porter sempre ad
ottenere lo stesso identico triangolo equilatero.
Tutte quelle trasformazioni
25
che lasciano invariate
laspetto del triangolo equilatero si dicono formare il
gruppo di simmetria triangolare. Da qui tutte le gu-
re che risulteranno invarianti sotto queste trasformazio-
ni si diranno gure a simmetria triangolare
26
. Il trian-
23
questo non accade ad esempio nel caso di un triangolo isoscele
in qui un vertice spicca rispetto agli altri, oppure in un triangolo
scaleno in cui ogni angolo appare diverso dallaltro.
24
Abbiamo infatti detto che il triangolo equilatero
25
come le rotazioni di 120 o riessioni rispetto alle bisettrici dei
vertici
26
Il tipo di simmetria triangolare non infatti una prerogativa dei
soli triangoli, ma di tutte quelle gure che, per quanto complica-
104
golo dunque, in questa visione, non rappresenta pi
esclusivamente un oggetto geometrico statico, ma ri-
manda implicitamente ad un insieme di trasformazio-
ni isometriche come riessioni, rotazioni che lasciano la
sua immagine invariata.
Allo stesso modo il quadrato pu essere interpretato
come rappresentante simbolico di tutte quelle trasfor-
mazioni, quali rotazioni di 90 e riessioni rispetto alle
bisettrici dei vertici, che lasciano la sua gura invaria-
ta. Da qui tutte le gure che risulteranno invarianti ri-
spetto a queste trasformazioni sono chiamate gure a
simmetria quadrata.
Lo stesso concetto e metodo associativo valente per
i poligoni regolari
27
trova una sua naturale estensione nei
poliedri regolari. I Solidi Platonici, infatti, sono quei po-
liedri per i quali i vertici, al pari dei lati, al pari delle
facce sono indistinguibili, meritando cos lappellativo
di regolari.
In ogni Solido Platonico infatti possibile sostituire
ogni vertice con qualsiasi altro, ogni lato con qualsiasi
altro ed ogni faccia con qualsiasi altra, senza alterare il
solido risultante
28
. Ad ogni solido platonico, come nel
caso dei poligoni regolari, corrisponde dunque un insie-
me di simmetrie o di trasformazioni che lasciano il soli-
te siano indistinguibili dopo rotazioni di 120 come un ore a tre
petali, limmagine frattale risultante dallapplicazione del Newton
per trovare le radici complesse di unequazione cubica, e cos via.
27
pi in linea generale si pu sempre denire per ogni poligono o
poliedro il gruppo di simmetria relativo ovvero linsieme di quelle
trasformazioni per le quali il poligono o poliedro invariante.
28
I Solidi Platonici sono gli unici poliedri convessi a godere di
questa propriet (nel caso concavo dovremmo considerare anche i
poliedri di Poinsot-Kepler). Ogni altro poliedro viola una di queste
simmetrie
105
Figura 3.3: Coppie di Solidi Platonici duali. Il tetraedro autodua-
le, lottaedro ha come duale il cubo, licosaedro ha come duale il
dodecaedr
do invariato. Tuttavia, a differenza del caso dei poligoni
regolari in cui ogni poligono regolare dava luogo al pro-
prio gruppo di simmetria, nel caso dei poliedri regolari
solo tre di questi insiemi sono diversi tra loro e vengono
generalmente indicati come il gruppo di simmetria:
del tetraedro indicato con la lettera T
dellottaedro indicato con la lettera O
dellicosaedro indicato con la lettera I
Il motivo per il quale i poliedri regolari non danno tut-
ti origine a dei gruppi di simmetria distinti, risiede nel
fatto che alcuni di questi sono duali fra loro ovvero pos-
sono essere inscritti luno nellaltro in modo da far cor-
rispondere i vertici delluno con il centro delle facce del-
laltro.
Se infatti uniamo i centri delle facce triangolari di un
ottaedro otterremo un cubo e viceversa unendo fra di
loro i centri delle facce quadrate di un cubo otterremo
106
un ottaedro. Lunione dei centri delle facce di un polie-
dro regolare infatti un altro poliedro regolare che ne
rappresenta il duale
29
. I poliedri duali sono:
tetraedro con il tetraedro si chiama autoduale
ottaedro con il cubo
icosaedro con il dodecaedro
Ciascuno di questi poliedri pu essere ricavato dallal-
tro semplicemente unendo fra loro i centri delle facce
del poliedro. Questo processo di costruzione permet-
te anche di capire il perch poliedri duali fra loro diano
origine esattamente allo stesso gruppo di simmetrie. In-
fatti tutte le simmetrie che lasciano inalterato lottaedro,
lasciano inalterati anche i centri delle sue facce e dun-
que lasciano inalterato anche il cubo inscritto allinter-
no. In generale ogni gruppo di simmetria di un poliedro
lo stesso gruppo di simmetria del suo duale.
Perci da un punto di vista di simmetrie e grup-
pi di simmetrie i solidi platonici propriamente distinti
sono 3: il tetraedro, la coppia cubo-ottaedro e la coppia
dodecaedro-icosaedro.
3.3 Accordo Sacro e i Solidi Platoni-
ci
Le indicazioni ricavate dallo studio delle simmetrie dei
Solidi Platonici, ci suggeriscono di considerarli come
29
In linea generale ogni poliedro ha il suo poliedro duale ottenu-
to dallunione o pi tecnicamente dallinviluppo convesso dei centri
delle facce del poliedro considerato
107
appartenenti a 3 famiglie distinte in relazione alle lo-
ro simmetrie e trasformazioni. Dal punto di vista delle
simmetrie, infatti come se esistessero solo tre realt
geometriche distinte che si manifestano in 3 coppie di
solidi duali fra loro.
Nel capitolo precedente dedicato ai rapporti fra mu-
sica e geometria piana, abbiamo accennato allimpor-
tanza simbolica del triangolo sacro 3-4-5 che trova il suo
equivalente musicale nellaccordo sacro Do-Fa-La.
In questo paragrafo ci inseriremo armonicamente in
questo contesto, facendo derivare i poliedri regolari e
poi pi in generale tutti i poliedri uniformi da 3 numeri
fondamentali: 3, 4 e 5. Le tre simmetrie fondamentali
relative ai solidi Platonici derivano dallunione simbo-
lica
30
del numero 3, nella fattispecie rappresentato da
30
A volte per capire meglio linuenza di determinati numeri al-
linterno di un gruppo di simmetrie utile considerarne la presenta-
zione. La presentazione di un gruppo un metodo per descrivere il
gruppo per il quale si fornisce uninsieme di generatori ed un insie-
me di relazioni che questi generatori devono soddisfare. Nel caso
dei 3 gruppi di simmetria la loro presentazione mette in evidenza
il nucleo fondamentale dovuto ai numeri 3, 4, 5. Se infatti consi-
deriamo i 3 gruppi di simmetria formati dalle trasformazioni che
preservano lorientamento in relazione ai 3 poliedri regolari (con-
sideriamo solo quelle che preservano lorientamento per semplicit
nella comprensione della presentazione, ma gli stessi numeri si ri-
presentano anche nei gruppi di simmetria completi), otteniamo le
seguenti presentazioni:
tetraedro: < s, t | s
2
, t
3
, (st)
3
>
ottaedro-cubo: < s, t | s
2
, t
3
, (st)
4
>
icosaedro-dodecaedro: < s, t | s
2
, t
3
, (st)
5
>
Come intuitivamente avevamo indicato gracamente unendo un
triangolo con un triangolo, un quadrato ed un pentagono ottenen-
do rispettivamente un tetraedro, un ottaedro ed un icosaedro, qui
108
un triangolo equilatero, con i numeri della terna pitago-
rica 3,4 e 5. A questi, nel caso specico, vengono fatti
corrispondere le forme geometriche di un triangolo, un
quadrato ed un pentagono
31
.
Se infatti consideriamo i tre deltaedri
32
fondamentali
che danno origine alle simmetrie dei solidi platonici ab-
biamo che ciascuno di questi formato esclusivamen-
te da facce triangolare che si coniugano con tre poligoni
regolari:
il triangolo: dando cos origine al tetraedro
il quadrato: dando cos origine allottaedro
il pentagono: dando cos origine allicosaedro.
evidenziato algebricamente. Ci che infatti distingue i tre gruppi
di simmetria li uni dagli altri la relazione fondamentale fra i due
generatori espressa in funzione dei numeri 3, 4 e 5 ovvero(st)
3
,
(st)
4
, (st)
5
.
31
In realt vi sono molti modi per evidenziare come lunione del
numero 3 con i numeri 3, 4 e 5 generi i poliedri dello spazio eu-
clideo. Un modo ad esempio pu essere quello di considerare la
notazione di Schli dei poliedri, ottenendo cos {3, 3}per il tetrae-
dro, {3, 4}per lottaedro e {3, 5} per licosaedro. Un altro modo
pu essere quello di ricorrere alla presentazione dei gruppi di sim-
metria dei tre solidi che evidenziano nuovamente i numeri 3, 4 e 5.
Noi abbiamo scelto il modo geometricamente pi intuitivo usando
una commistione di poligoni in relazione ai numeri 3, 4 e 5. In ul-
tima analisi i tre modi qui descritti di presentare largomento sono
essenzialmente descrizioni con notazioni diverse della stessa realt
geometrica.
32
deltaedri: si chiamano deltaedri quei poliedri che hanno esclusi-
vamente facce triangolari. La lettera greca delta ha infatti nella sua
maiuscola la forma di un triangolo . In questo caso i tre deltaedri
fondamentali sono il tetraedro, lottaedro e licosaedro.
109
Figura 3.4: I tre deltaedri fondamentali che danno origine alle sim-
metrie dei solidi platonici e che sono in relazione ai numeri 3, 4 e 5.
Al lato rappresentata la rispettiva notazione di Schli
110
Figura 3.5: Generazione simbolica dei Poliedri fondamentali: il
triangolo equilatero disegnato di colore bianco si unisce alle tre for-
me generatrici fondamentali del quadrato e del pentagono che ab-
biamo disegnato di colore rosso (Do), verde (Fa) e blu (La), otte-
nendo cos i 3 deltaedri fondamentali. Da questi per dualit deri-
vano gli altri Solidi Platonici. I numeri tra parentesi che eviden-
ziano i numeri che contribuiscono alla generazione del poliedro ne
costituiscono la notazione di Schli (vedi in Appendice).
111
Da queste tre gure fondamentali, possiamo poi tra-
mite loperazione di dualit
33
ricavare altri tre solidi pla-
tonici. Questi non sono niente di qualitativamente di-
verso dai precedenti, in quanto il gruppo di simmetria
esattamente identico, ma, a differenza dei preceden-
ti, manifestano la qualit particolare che nei solidi prece-
denti era occultata.
Infatti mentre nellottaedro il tre era evidentemente
manifestato come triangolo presente in tutte le facce del
solido mentre il quadrato era nascosto, viceversa nel cubo
proprio il quadrato a manifestarsi come faccia del soli-
do mentre il triangolo nascondersi. Allo stesso modo
nellicosaedro il cinque nascosto, mentre viceversa nel
dodecaedro esplicitato sotto forma di faccia pentago-
nale.
Dunque, procedendo in questo modo simbolico ab-
biamo ottenuto 3 coppie di solidi platonici fondamenta-
li:
il tetraedro con il tetraedro: dato dallunione del 3 e
3
il cubo con lottaedro: dati dallunione del 4 e del 3
il dodecaedro con licosaedro: dati dallunione del 5
e del 3
3.4 La vita ritmata
Ogni cosa ha le sue fasi;
ogni cosa uisce e riuisce
33
chiamiamo operazione di dualit il passaggio di un solido al suo
duale ottenuto unendo fra loro i centri delle facce del solido
112
Kybalion
Abbiamo dunque visto che le 3 coppie fondamentali
di solidi platonici possono essere pensate come tre real-
t geometriche astratte in relazione ai numeri 3, 4 e 5.
Queste 3 coppie fondamentali rappresentano laccordo
geometrico solido da cui scaturiranno tutti i poliedri uni-
formi.
Infatti dal passaggio di un solido al suo duale otte-
niamo inniti altri solidi aventi tutti la stessa simmetria
ed appartenenti perci alla stessa famiglia. Se immagi-
niamo la coppia cubo-ottaedro non come un coppia sta-
tica di solidi separati, ma come due facce di una stessa
realt geometrica pulsante che uisce da un solido al
suo duale mostrando ora un aspetto e ora laltro, allora
vediamo che nelle fasi del suo passaggio la coppia cubo-
ottaedro d vita ad inniti altri solidi, alcuni dei quali
semiregolari
34
e degni di nome, mentre altri sconosciuti.
Come il battito di un cuore geometrico che oscilla fra
diastole e sistole, cos ogni coppia di solidi platonici bat-
te il suo battito fondamentale da cui prendono vita in-
niti altri solidi. Questi, generati dal moto di pulsazio-
ne
35
della loro coppia fondamentale ne rappresentano
34
Un solido si dice semiregolare se formato da poligoni regolari.
Questo non implica necessariamente che siano necessariamente gli
stessi poligoni, potendo avere lati diversi.
35
Il metodo con cui abbiamo ottenuto i vari solidi si chiama per
troncamento, non labbiamo descritto perch le immagini sono pi
eloquenti e semplici delle parole. Per dare lidea di ci che succe-
de descriviamo comunque il processo nel caso della coppia cubo-
ottaedro. Essendo solidi duali fra loro possiamo concepire un ot-
taedro incritto nel cubo di partenza ed un cubo inscritto nellottaedro
nale. Con lo scorrere del tempo trasformiamo lottaedro inscritto
nel cubo nellottaedro nale aumentandone la dimensione e vice-
113
Figura 3.6: in alto: il passaggio da un Solido Platonico al suo dua-
le genera altri inniti poliedri aventi la stessa simmetria; in basso
sono riportati i cui nomi dei poliedri semiregolari ottenuti durante
la trasformazione
114
in un certo qual modo come le prime armoniche, i pri-
mi discendenti che a loro volta daranno vita con la loro
pulsazione ad altri inniti poliedri
36
.
Ogni cosa uisce e riuisce, dice il Kybalion, una
raccolta anonima di assiomi ermetici. Ogni realt ha il
suo ritmo fondamentale ed oscilla fra due stati di ma-
nifestazione ed occultamento. Nella visione geometrica
che abbiamo presentato i solidi si susseguono in unin-
cessante produzione pulsante, ciascuno con un suo rit-
mo, ciascuno con una sua pulsazione fondamentale, cor-
rispondente ad una nota metasica. Queste sono il fon-
damento di uninnito gioco di produzione di forme
geometriche, originato da un unico accordo intelligibile
fondamentale, laccordo sacro, Do-Fa-La.
versa diminuiamo la dimensione del cubo no a farlo coincidere
con il cubo nale inscritto nellottaedro. Lintersezione risultante
in ogni momento il solido ottenuto per troncazione. Abbiamo scel-
to questo metodo di trasformazione perch il metodo pi intuiti-
vo per rappresentare una situazione di pulsazione in cui lesterno
del solido ne diventa linterno e linterno ne diventa lesterno.
36
I poliedri che si ottengono dalla trasformazione di un solido al
suo duale posseggono, infatti, tutti la stessa simmetria e sono perci
appartenenti alla stessa famiglia.
115
Figura 3.7: Il processo di trasformazione messo in atto per la cop-
pia cubo-ottaedro si ripete fra i solidi semiregolari ottenuti ed i loro
duali dando cos origine ad altri poliedri a simmetria ottaedrica
116
Capitolo 4
La Quadratura del
Cerchio
Un libro sul simbolismo geometrico tradizionale non sa-
rebbe completo se anche solo non accennasse ad uno
dei problemi pi importanti della geometria antica: la
quadratura del cerchio.
Nessun problema geometrico stato infatti cos im-
portante ed ha polarizzato lattenzione pi di questo.
Geometri e matematici di ogni nazione e di ogni cultura
hanno, per migliaia danni cercato la soluzione a que-
sto problema e persino oggi, dopo pi di un secolo dal
lavoro denitivo di Lindemann sulla trascendenza di ,
matematici ed appassionati di ogni nazione continua-
no a studiare il problema alla ricerca di una semplice
approssimazione.
La continua e ripetuta attenzione rivolta dalluomo
alla soluzione di questo problema deve, a nostro avviso,
affondare le sue radici nella sua profondit simbolica. Il
mistero sprigionato da questo problema percepito da
tutti, anche se non viene pienamente compreso ed af-
117
fascina gli studiosi ed i ricercatori della verit. Come
il ferro cerca la calamita senza sapere perch, cos lin-
telletto degli studiosi, per secoli, rimasto polarizzato
sul problema della quadratura del cerchio nello sforzo
titanico di alzare un velo dalla faccia del mistero.
In questo volume accenneremo semplicemente al pro-
blema della quadratura del cerchio, di cui parleremo
pi diffusamente in un libro di prossima pubblicazione
dedicato ai misteri dellInnito.
4.1 Il Problema Matematico
Prima di delineare alcuni aspetti sulle implicazioni -
losoche della quadratura del cerchio necessario for-
mulare il problema in modo matematicamente corret-
to perch mai come altri, questo problema si presta a
maleinterpretazioni e fraintendimenti.
Quando si parla di quadratura del cerchio ci si riferisce
alla possibilit di trasformare un cerchio in un quadrato
avente la stessa area tramite un numero nito di opera-
zioni coinvolgenti esclusivamente la squadra e il compas-
so. Questa la formulazione tradizionale del problema.
Una variante del tutto equivalente, sia nellaspetto
simbolico che nellaspetto matematico, del problema ri-
guarda invece la trasformazione di un cerchio in un qua-
drato avente equivalente perimetro. Nel corso di questa
panoramica tenderemo a preferire questa formulazione
relativa al perimetro delle gure piuttosto che a quella
relativa allarea per via di una mirabile approssimazio-
ne alla soluzione del problema in questa sua variante
che vogliamo presentare pi avanti nel capitolo.
118
Indipendentemente dalla variante presa in conside-
razione, il problema in questione, con queste ipotesi,
matematicamente impossibile da risolvere. E bene per
evidenziare la dipendenza cruciale da alcuni elementi
chiave delle ipotesi che, a volta vengono sorvolati e che
rendono impossibile il problema:
La quadratura del cerchio deve avvenire tramite
squadra e compasso: il termine squadra e compas-
so sta ad indicare la possibilit di disegnare so-
lo rette e circonferenze. Questa ipotesi unipo-
tesi cruciale, infatti, introducendo altri strumen-
ti e quindi coinvolgendo altre curve oltre rette e
circonferenze, la quadratura del cerchio diventa
relativamente semplice e nota n dallantichit
1
.
La quadratura del cerchio deve avvenire in un nu-
mero nito di passaggi: anche questa rappresenta
unipotesi cruciale. Fin dallantichit erano noti
infatti molti metodi che procedendo per esaustio-
ne approssimano la circonferenza con poligoni re-
golari e quindi con gure che possono essere ri-
condotte facilmente ad un quadrato
2
. Ci che in-
vece viene esplicitamente richiesto che il metodo
1
Ad esempio gi dallantichit erano note soluzione che
facessero ricorso ad altre curve, come attesta Pappo di Alessandria
Per la quadratura del cerchio fu usata da Dinostrato,
Nicomede e, successivamente, da alcuni altri, una cur-
va che prende il nome proprio da questa propriet; essa
detta quadratrice
in T. L. Heath, A History of Greek Mathematics I,Oxford, 1921.
2
Tutti i poligoni regolari sono quadrabili. Questo per non vuo-
le dire che tutti i poligoni regolari possano essere costruiti con
quadra e compasso.
119
Figura 4.1: Variante del problema della quadratura del cerchio.
Supponendo di avere un cerchio di raggio unitario, il quadrato
avente uguale perimetro misura lato

2
.
non sia un metodo di approssimazioni successive,
ma sia un metodo composto da un numero nito di
operazioni.
In queste ipotesi il problema della quadratura del cer-
chio non pu essere risolto. Lo schema della dimostra-
zione semplice e risiede nel fatto che le uniche due cur-
ve che possono essere costruite con squadra e compasso
sono cerchi e rette.
Supponiamo di voler trovare un quadrato di peri-
metro uguale ad un cerchio di raggio unitario. Poich
il cerchio ha raggio 1, la sua circonferenza misurer 2.
Questo signica che il quadrato da noi cercato sar un
quadrato di lato

/2 . Una riformulazione del proble-
ma pu dunque essere quella di trovare con operazioni
di squadra e compasso un segmento di lunghezza

/2
, cio il lato del quadrato, a partire da un segmento di
lunghezza unitaria, cio il raggio del cerchio. La soluzio-
120
ne di questo problema determiner automaticamente la
soluzione della quadratura del cerchio.
Qui entra in gioco lipotesi cruciale della squadra e
compasso, ovvero delluso di rette e cerchi. Infatti le-
quazione di una circonferenza coinvolge i punti legati
fra loro da unespressione quadratica del tipo
3
:
y
2
+ x
2
= r
2
dove r rappresenta un numero razionale
4
vicever-
sa le rette che possono essere costruite a partire da un
segmento di lunghezza unitaria hanno la forma
y = mx + q
Dove similmente sia m che q possono essere scritti
sottoforma di frazioni. Intersecando fra loro rette e cir-
conferenze un numero nito di volte tutti i numeri che si
possono ottenere sono numeri che possono essere otte-
nuti sommando, sottraendo, moltiplicando o dividendo
frazioni o radici quadrate
5
.
3
lespressione generale deve in realt tenere conto che il cen-
tro della circonferenza pu essere spostato e trovarsi nel punto
di coordinate (a,b) per cui lequazione generale sarebbe (y b)
2
+
(x a)
2
= r
2
4
numero razionale: un numero che pu essere scritto sottoforma
di frazione. Riportando in direzione orizzontale ed in verticale il
segmento di lunghezza unitaria si possono identicare tutti i punti
di coordinate intere, poi pi in generale si possono trovare tutti i
punti corrispondenti a numeri razionali
5
Intersecando rette a coefcienti razionali, si ottengono solo
punti relativi a numeri razionali. Intersecando le circonferenze solo
radici quadrate e gli stessi numeri sono ottenuti intersecando rette
e cerchi fra di loro
121
Poich

/2 non pu essere scritto
6
sotto forma di fra-
zioni o di radici quadrate di numeri interi, ecco dimostra-
ta limpossibilit di ottenere un segmento di dimensio-
ne

/2 a partire dal segmento unitario. Ecco dunque
spiegata limpossibilit della quadratura del cerchio con
i mezzi di squadra e compasso.
Abbiamo voluto riportare per intero lo schema del-
la dimostrazione dellimpossibilit della quadratura del
cerchio con squadra e compasso di modo che risultasse
chiara la dipendenza nel ragionamento dagli strumen-
ti usati. Argomentazioni simili sono usate per risolvere
tutti i problemi costruttivi dellantichit quali la duplica-
zione del cubo
7
, la trisezione dellangolo
8
che risultano im-
possibili con squadra e compasso al pari della quadratu-
ra del cerchio. Similmente possibile dimostrare con la
stessa argomentazione che non possono esistere metodi
esatti di costruzione tramite squadra e compasso di po-
ligoni regolari
9
aventi lati un numero di lati pari a 7, 9,
6
Questa la parte complessa del teorema. Ovvero la dimostra-
zione che un numero trascendente, ovvero non esprimibile sot-
to forma di frazione o espressione algebrica. La trascendenza di
con la conseguente dimostrazione dellimpossibilit della qua-
dratura del cerchio fu dimostrata da Lindemann solo nel 1882. cfr.
Lindemann, F. ber die Zahl , Mathematische Annalen 20, 1882
7
Duplicazione del Cubo: costruire tramite procedimenti di squa-
dra e compasso un cubo avente volume pari al doppio di un cubo
dato
8
Trisezione dellangolo: trovare un modo tramite squadra e
compasso per dividere in 3 parti uguali un angolo arbitrario.
9
Il caso generale fu risolto da Carl Friederich Gau nel 1796.
Egli dimostr che in generale possono essere costruiti con squadra
e compasso poligoni regolari tali che il numero di lati n sia:
n = 2
m
con m intero qualsiasi
n primo del tipo n = 2
k
+1
122
11, 13, 14, 18, 19, 21, 22, 23, 25...
Tuttavia, questo stesso risultato che attesta limpos-
sibilit matematica di risolvere questi problemi, dallal-
tro, affermando la possibilit di ottenere con procedi-
menti di squadra e compasso tutti i numeri razionali,
sancisce lesistenza di innite approssimazioni costrut-
tive arbitrariamente precise per ciascuno di questi pro-
blemi
10
.
4.2 La Realt Spirituale
Il Grande Arcano, larcano indicibile,
larcano pericoloso, larcano incomprensibile,
si pu formulare denitivamente cos:
lUomo-Dio.
E. Levi
11
Avendo chiarito la formulazione matematica del pro-
blema relativo alla quadratura del cerchio, cerchiamo
di penetrarne il problema losoco. Cosa risiede dietro
la quadratura del cerchio? Qual quel mistero capace
di polarizzare le menti degli uomini per migliaia e mi-
gliaia danni lasciandoli senza risposta? Qual il grande
arcano, nascosto dietro la quadratura del cerchio?
n prodotto del tipo n = 2
m

_
2
k
+1
_
... (2
r
+1) dove
_
2
k
+1
_
, ..., (2
r
+1)sono primi distinti
Poligoni regolari che possono essere costruiti con squadra e com-
passo risultano dunque essere poligoni con numero di lati pari a 3,
4, 5, 6, 8, 10, 12, 15, 16, 17, 20, 24...
10
I numeri razionali infatti approssimano con precisione arbitraria
ogni altro numero reale.
11
Eliphas Levi, Il Grande Arcano, ed. Atanr, Roma, 1973
123
Per avvicinarci al nodo centrale cominciamo dicen-
do che Cerchio e Quadrato sono due gure antitetiche,
complementari, viventi di due nature incomunicabili
12
.
Il Quadrato dispiegandosi nelle 4 direzioni cardinali sim-
boleggia la Creazione plasmata dalle 4 forze cosmiche o
potenze universali i cui simboli tradizionali sono il To-
ro, il Leone, lAquila e lUomo. Queste quattro potenze
simboleggiate da quattro strumenti rappresentano le 4
forze elementari che dispongono la natura e che vengo-
no guidate dalla mano del Sapiente che conosce il nome
divino ineffabile di 4 lettere.
AllUniversalit del Quadrato si contrappone la Tra-
scendenza rappresentata dal Cerchio. Mentre il quattro
misura i tempi della rivelazione, il cerchio rimane im-
moto, trascendente e immanifesto, ineffabile ed innito.
Esso corrisponde alla vita trascendente.
La Quadratura del Cerchio dunque in relazione al-
lesperienza del risveglio alla pura trascendenza da par-
te di quegli individui capaci di assurgere alla suprema
liberazione
13
. Essa non il passaggio alla trascenden-
za rappresentato dal cerchio circoscritto al quadrato, n
il ritorno allimmanenza, rappresentato invece dal qua-
drato circoscritto al cerchio, essa molto di pi. La
Quadratura del Cerchio il volontario coesistere delle
due realt, dei due stati, di una doppia vita nellimma-
nenza e nella trascendenza. Essa lopportunit della
comunicazione fra queste due realt.
La quadratura del Cerchio dunque lunione delle
due nature, delle due volont, delle due azioni riuni-
12
Questa incomunicabilit nei confronti degli altri numeri il
senso del termine trascendente assegnato ai numeri come
13
T. Palamidessi, Esperienza Misterica del Santo Graal, ed
Archeosoca, 1971
124
te in ununica persona teandrica, lUomo-Dio. Essa il
simbolo del sacricio supremo, sacricio umano e sa-
cricio divino. Il Mistero che risiede dietro la quadratu-
ra del cerchio dunque giustamente considerato il mi-
stero pi incomprensibile, il mistero di colui che ha la
Scienza: il mistero del Messia.
Sono invecchiato ed incanutito sui libri pi
sconosciuti e misteriosi delloccultismo, i
miei capelli sono caduti, la mia barba si
allungata come quella dei padri del de-
serto, ho cercato e trovato la chiave dei
simboli di Zoroastro, sono penetrato nel-
le cripte dei Mani, ho scoperto i segre-
ti Ermete [...] Conosco qualche segreto
che Simon Ben Jochai ha sepolti con lui
nella sabbia; per dodici anni le clavico-
le perdute di Salomone mi sono apparse
risplendenti di luce ed ho letto corrente-
mente nei libri che Mestofele stesso non
sapeva tradurre a Faust. Ebbene in nes-
sun luogo, n in Persia, n in India n fra
i palinsesti dellAntico Egitto, n nei testi
maledetti sottratti ai carneci del Medio
Evo, io non ho trovato un libro pi pro-
fondo, pi rivelatore, pi luminoso nei
suoi misteri, pi affascinante nelle sue ri-
velazioni splendide, pi certo nelle sue
profezie, pi profondo scrutatore degli abis-
si delluomo e delle tenebre immense di
Dio, pi grande, pi vero, pi semplice,
pi terribile e pi dolce che il vangelo di
Ges Cristo.
125
Eliphas Levi, Il Grande Arcano
14
14
Eliphas Levi, Il Grande Arcano, ed. Atanr, Roma, 1973
126
Capitolo 5
Il Numero e le sue Forme
Il mondo della Geometria vasto come quello dellintel-
letto ed i suoi conni, ora pi che mai, appaiono incerti.
Evidentemente non era possibile rendere conto del-
lintero simbolismo geometrico in ununico volume ed
in questo scritto abbiamo perci deciso di evidenziare
quegli aspetti che ci sembravano fondanti pi di altri
e che permettessero allo studioso di avere delle solide
basi per gettarsi nei suoi studi.
Luso dei gra ci ha permesso di presentare allo stu-
dioso una geometria molto astratta fatta di puri rap-
porti e disposizioni gerarchiche che rivelano una pri-
ma forma geometrica, pur essendo privi di forme ben
denite. Questo approccio, decisamente nuovo per gli
scritti sul simbolismo numerico, permette a mio avvi-
so, pi di ogni altro, di avvicinarsi allessenza informa-
le della geometria. In questo approccio la geometria
tutta presente, in tutte le sue qualit, in tutte le sue di-
mensionalit, in tutte le sue forme, eppure ancora non
immagine.
A partire dai gra completi, composti da punti e re-
127
lazioni gerarchiche fra punti, abbiamo dato origine a
tutte le forme geometriche, a due dimensioni come a
pi dimensioni. Abbiamo visto come la stessa realt
geometrica rappresentata da un grafo pu essere con-
cepita come una realt avente un numero di dimensio-
ni dipendenti dalla coscienza che la osserva e dunque
dallo spazio in cui questunica realt immersa.
Avendo chiari questi punti abbiamo poi evidenzia-
to le basi musicali che risiedono nella geometria piana
con lo studio dei poligoni regolari e poi con quello dei
poliedri regolari rappresentati dai solidi platonici di cui
abbiamo presentato laspetto di pulsazione vitale e mu-
sicale riconducendoli simbolicamente allo studio di un
unico accordo fondamentale, laccordo sacro, Do-Fa-La.
Nellillustrare poi la disposizione geometrica insi-
ta nel numero abbiamo presentato i numeri gurati ed
abbiamo visto come ogni numero abbia una sua for-
ma preferenziale in relazione alla congurazione mas-
simamente simmetrica che pu assumere. Dallo studio
dei numeri gurati siamo risaliti allo studio delle for-
me piane come dei complessi simpliciali e abbiamo ri-
condotto questo nuovamente allo studio delle armoniche
naturali. Abbiamo cos illustrato una relazione simbo-
lica fra numeri, forme geometriche ed armoniche mu-
sicali rappresentata dal triangolo di Pascal. Abbiamo
infatti visto come la somma dei reciproci
1
delle colon-
1
Abbiamo visto che le colonne del triangolo di Pascal sono for-
mate da quei numeri che abbiamo chiamato simpliciali ad esem-
pio la terza colonna del triangolo in relazione ai numeri trian-
golari
2
={1, 3, 6, 10...} la cui somma dei reciproci -a cui stato
opportunamente tolto il primo termine cio l1- diventa:
1
3
+
1
6
+
1
10
+... = 1
128
ne del triangolo di Pascal sia associata ad un elemen-
to specico della serie armonica e come questa relazio-
ne possa essere interpretata simbolicamente come una
generazione, secondo le leggi dellarmonia musicale, di
tutti quegli atomi geometrici fondamentali relativi ad ogni
dimensione spaziale
2
.
Questi argomenti non sono chiaramente gli unici pos-
sibili, anzi certamente non sono i primi che uno si aspet-
terebbe parlando di simbolismo geometrico. Tuttavia
ho scelto di trattare questi argomenti in quanto essi so-
no anche gli argomenti fondanti di gran parte della geo-
metria moderna e che dunque pi di altri permettono di
gettare un ponte fra simbolismo tradizionale e geome-
tria moderna:
lo studio dei gra che rimanda naturalmente allo
studio di una geometria discreta che si sta rivelan-
do al momento una delle aree pi proliche della
moderna ricerca.
I complessi simpliciali rimandano allo studio del-
la topologia ed il nostro approccio apre la porta ad
I triangoli danno poi simbolicamente origine a tutte le forme bi-
dimensionali, come i tetraedri le daranno a quelle tridimensionali,
etc.
Allo stesso modo dei numeri triangolari la quarta colonna rap-
presenter i numeri tetraedrici
3
e la cui somma dei reciproci sar
1
/2, la quinta colonna produrra i numeri rafgurabili come tetraedri
quadridimensionali la cui somma dei reciproci far
1
/4 e cos via
2
Abbiamo chiamato atomo geometrico fondamentale di una certa
dimensione la forma corrispondente al complesso simpliciale rela-
tivo a quella dimensione. Ad esempio in due dimensioni il trian-
golo considerato latomo geometrico fondamentale perch la
prima gura piana quindi inscomponibile in gure con minor nu-
mero di lati ed, inoltre ogni poligono pu essere scomposto in uno
o pi triangoli.
129
una facile generalizzazione in tal senso. Ad esem-
pio, il triangolo di Pascal nel modo che abbiamo
presentato permette di ricavare costanti topologi-
che interessanti
3
.
Lo studio dei gra completi e della simmetria nel
modo presentato permettono di presentare lo stu-
dio dei gruppi niti
4
e quindi apre le porte ad una
grossa fetta dellalgebra moderna.
Dunque nella nostra presentazione, pur non avendo no-
minato se non di sfuggita queste branche di studio, ne
abbiamo tenuto conto, scegliendo ad hoc gli argomenti
di cui trattare con il ne di gettare le basi per un riavvi-
cinamento fra laspetto puramente matematico e quello
losoco-simbolico.
Altri aspetti che avremmo reputato fondamentali, co-
me le tassellazioni, le geometrie frattali, le rappresenta-
zioni frattali associate ad gruppi algebrici astratti, pur-
troppo non trovano posto in questo libro che stato
mantenuto volutamene scarno per favorire la lettura e
promuovere lo studio personale. Lo scopo di questo li-
bro non infatti quello di insegnare una geometria nuo-
va, ma quello di illustrare un nuovo modo di compren-
derla.
3
In questottica, si scelga una riga del Triangolo di Pascal e si som-
mino i coefcienti della riga assegnando loro un segno alterno. Il
risultato sar sempre 0 oppure 2 in relazione alla caratteristica di
Eulero-Poincar di una sfera avente dimensione il numero della riga
presa in esame.
4
Questi infatti possono essere sempre pensati per il teorema di
Cayley come sottogruppi di un gruppo di permutazioni dello stes-
so ordine, il quale gruppo di permutazioni di ordine n pu es-
sere pensato come linsieme delle simmetrie relative ad un grafo
completo di ordine n.
130
La comprensione intima delle cose corrisponde sem-
pre ad una conquista personale e questa non pu essere
insegnata, ma solo indicata. In questottica ho indicato
nel corso del volume numerosi testi che possono indi-
rizzare verso una metasica sperimentale, da operare in
prima persona, nella propria coscienza con laiuto divi-
no. Ciascuno ha il diritto e il dovere di procedere con
i suoi propri passi verso la verit che, come dice Henri
Poincar
5
, deve essere lo scopo della nostra attivit, lunico
ne degno di essa.
5
H. Poincar, Il Valore della Scienza
131
132
Appendice A
La Dottrina degli Enti
Lintenzione di questa appendice quella di sviluppare pi
approfonditamente la dottrina degli enti usata nello svolgimen-
to del volume. Lapproccio losoco che abbiamo usato
una rielaborazione del sistema losoco di Vladimir Soloveev
unito ad alcune modiche ispirate dai lavori di Tommaso Pa-
lamidessi.
Il senso di questa appendice, pi che essere propriamente
losoco, quello di evidenziare alcuni parallelismi e divi-
sioni sinottiche che, a mio avviso permettono di farsi unidea
pi ampia sul senso e sulla sfera di inuenza propria della
Geometria e pi in generale di quelli che abbiamo chiamato i
tre aspetti metasici del Numero.
Nel primo volume di questa serie abbiamo esposto sinte-
ticamente una dottrina degli enti
1
che fosse utile per chiarire
alcuni punti fondamentali relativi alla metasica del numero.
In quelloccasione abbiamo detto che cercando di analizzare
il concetto di ente racchiude in s tre concetti fondamentali
studiati separatamente da diversi sistemi metasici, ma che
devono essere riuniti per ottenere una certa forma di comple-
1
ente: letteralmente la contrazione di essente, in questo caso
lo intendiamo in senso generale come un essere
133
tezza. Essi sono il concetto di atomo, quello di monade e quello
di idea. Lassenza di uno qualsiasi di questi concetti portereb-
be alla formulazione di un essere in un certo senso mutilato,
o incompleto. Ogni ente, infatti, per essere degnamente tale
deve essere:
atomo: cio deve costituire ununit singola indivisibi-
le, altrimenti non sarebbe autonomo ma un accessorio
di uno o pi enti.
idea: cio deve avere un contenuto qualitativamente
determinato, una qualit specica che lo contraddistin-
gua rispetto agli altri enti.
monade: cio deve possedere una forza attiva, essere
atto allazione e al mutamento.
Lidea o essenza rappresenta dunque il contenuto proprio di
ogni ente, una caratteristica individuale incondizionata che
lente manifester in tutte le circostanze e condizioni e di cui
stamper limpronta su ogni azione e percezione. Qualsiasi
azione compiuta, qualsiasi opera intrapresa, qualsiasi realiz-
zazione operata, contiene limpronta di colui che lha com-
piuta.
Luomo agisce nella sua vita come un trasformatore di
energia, rielaborando e trasformando lenergia che egli rice-
ve. In questo processo di manipolazione e trasformazione
lascia la sua impronta sensibile, limpronta della sua idea o
essenza.
Bene, Vero e Bello
Ciascun essere ha una sua idea o tratto distintivo che lo carat-
terizza ed identica qualitativamente nei confronti di tutti gli
altri enti. I rapporti fra lente e la sua idea o essenza ricoprono
perci un posto speciale e, in questa visione losoca, vanno
134
a costituire ci che viene chiamato come bene, vero e bello. In-
fatti in questa ottica il bene, il vero e il bello sono tre aspetti con
cui lente sperimenta la sua propria idea o essenza.
In ogni ente o essere individuale si possono distingue-
re tre aspetti fondamentali che possiamo momentaneamen-
te chiamare volont o spirito, intelletto o anima e amore o eros.
Lente dunque, conciliando in s questi tre aspetti, si relazio-
na alla propria idea secondo tre rapporti o modi dessere di-
stinti. Egli cio vuole la propria essenza, la rappresenta e la
sente.
In relazione dunque a questi tre modi dessere, lidea o
essenza viene sperimentata dallente sotto tre aspetti diversi:
quando voluta sperimentata come bene,
quando intelletta sperimentata come verit
quando amata sentita come bellezza.
Ad esempio, se consideriamo lUomo nel suo insieme come
ente, in particolare come essere creato, nella dottrina cristia-
na la sua essenza la Parola divina o Logos. In questottica
dunque lUomo vuole il Logos quale bene, lo intellige come
verit e lo ama come suprema bellezza.
E importante sottolineare un ultima volta in questottica
il bene, il vero e il bello non sono tre cose o realt distinte, ma
solo tre aspetti distinti con cui ogni ente sperimenta la pro-
pria idea o essenza. Lente relazionandosi con la propria idea
o essenza secondo modi dessere diversi ne coglie aspetti di-
versi. Con gli occhi della volont vede la propria essenza co-
me bene, con quelli dellintelletto la vede come verit mentre
con quelli dellamore la vede come bellezza, ma essa rimane
sempre ununica essenza.
Considerata prevalentemente nella sua assolutez-
za interiore, come lassolutamente desiderabile o
135
voluto, lidea il bene; considerata nella pienez-
za delle determinazioni particolari che abbraccia,
come il contenuto pensato per lintelletto, lidea
la verit; considerata nella perfezione o com-
pletezza della sua incarnazione, come realmente
percepibile allessere sensibile, lidea la bellezza.
Vladimir Solovev, La bellezza nella natura
2
Potenza, Sapienza e Amore
Nel paragrafo precedente abbiamo detto che in ogni essere
si possono distinguere tre soggetti fondamentali che possono
essere chiamati volont, intelletto e amore. Avevamo para-
gonato questi soggetti a tre occhi diversi tramite i quali len-
te poteva cogliere distinti volti della stessa essenza che ap-
pariva una volta come bene, unaltra come verit e unaltra
ancora come bellezza. Allo stesso modo questi tre soggetti
tipici di ogni ente (volont, intelletto e amore) quando si rela-
zionano con altri enti danno luogo a tre rapporti fondamen-
tali. Ogni essere, infatti, conosce laltro secondo tre aspetti
fondamentali: potenza, sapienza e amore.
Ogni essere possiede infatti:
una sua propria volont in relazione della quale si fa
conoscere come potenza,
un suo proprio intelletto e perci conosciuto come sa-
pienza
una propria dinamica per quale si fa conoscere come
presenza o amore.
2
Vladimir Solovev, La bellezza nella natura (1886) in
Sulla Bellezza, ed. Edilibri, 2006
136
Questi sono i tre rapporti fondamentali che intercorrono fra
enti ovvero potenza in relazione alla propria volont, sapien-
za in relazione allintelletto ed presenza in relazione al suo
amore. Ecco infatti che i tre attributi fondamentali con cui si
fa conoscere lEssere supremo sono quelli dellOnni-potenza,
dellOnni-scienza e dellOnni-presenza o Onni-amore.
137
138
Appendice B
Alcune Propriet dei Gra Completi
Un grafo completo ha un polinomio cromatico che il falling
factorial ovvero una piramide la cui somma delle righe zero
la cui colonna sono i numeri triangolari
il gruppo degli automorsmi il gruppo delle permuta-
zioni e dunque ogni gruppo deriva dal prodotto semidiretto
di questi.
139
140
Appendice C
Triangolo di Pascal e la nascita della Topologia
I gra completi sono dei k-simplessi. Kn uguale un n-simplesso
Punti e linee sono gli elementi che uniscono categorial-
mente stringhe, coomologia, logica. Sono gli elementi fon-
damentali della topologia ed usati per sturiare la topologia
mentale (che studia le implicazioni topologiche del pensiero)
141
142
Appendice D
Dimostrazione di alcune formule riguardanti
Formula 1
=

_
1 +

1 +
_
1 +
_
1 +

1 + . . .
Dimostrazione:

2
= +1
quindi
=
_
+1 =
_
1 +
_
1 + =

1 +
_
1 +
_
1 +
_
1 +

1 + . . .
Formula 2
= 1 +
1
1 +
1
1+
1
1+
1
1+
.
.
.
Dimostrazione:
1

= 1
quindi
= 1 +
1

= 1 +
1
1+
1

= 1 +
1
1+
1
1+
1

= 1 +
1
1+
1
1+
1
1+
1
1+
.
.
.
143
Formula 3
1

+
1

2
+
1

3
+ . . . =
Dimostrazione:
1 +
1

+
1

2
+
1

3
+ . . . =
1
1
1

=

1
=
2
Formula 4
1 + +
2
+
3
+ . . . =
Dimostrazione:
1 + +
2
+
3
+ . . . =
1
1
=
1
( 1)
=
1
1

=
unita alla formula precedente, considerando che
0 =
si ottiene la presentazione simbolica
1 = . . . +
1

3
+
1

2
+
1

+ +
2
+
3
+ . . .
Luno, il sole, originatore di tutto, principio di ogni vita e
qualsiasi luce, nutre con il suo stesso sangue i suoi gli, tra-
smettendo loro la Sapienza, la Potenza e lAmore che riceve
dal Padre delle Luci
1

+
1

2
+
1

3
+ . . . =
2
1 =
viceversa
144
1 + +
2
+
3
+ . . . =
1
1
=
1
( 1)
=
1
1

=
1 + +
2
+
3
+ . . . =
da queste si ottiene
1 = . . . +
1

3
+
1

2
+
1

+ +
2
+
3
+ . . .
145
146
Appendice E
Numeri Figurati e Funzioni Generatrici
Una funzione generatrice una serie formale di potenze as-
sociata ad una successione di numeri. Data dunque una suc-
cessione di numeri, possiamo considerare questa successione
come una successione di coefcienti da applicare ad una se-
rie di potenze e studiare cos tale serie di potenze in via sosti-
tutiva allo studio dellintera successione. Lutilit di questo
modo di procedere risiede nella possibilit di ricondurre una
successione innita di numeri ad una singola espressione pi
facile da gestire e studiare simbolicamente.
Ricavare la funzione generatrice di una successione di
numeri non semplice ed esula decisamente dallo scopo di
questo libro
1
. In questa appendice illustreremo per un mo-
do per ricavare le funzioni generatrici delle successioni dei
numeri gurati. La funzione generatrice di un numero gu-
rato una funzione razionale data dal rapporto di due po-
linomi che chiamiamo g(x) per il numeratore e h(x) per il
denominatore. La funzione generatrice f (x) sar dunque
1
Esistono comunque manuali contenenti le funzioni gene-
ratrici di successioni notevoli. Fra questi citiamo S.Plouffe,
1031 Generating Function, 1992.
147
f (x) =
g(x)
h(x)
I due polinomi h(x) e g(x) determinano rispettivamente
la dimensione dello spazio in cui si trova il numero gurato
e la forma della gura da considerare.
La dimensione dello spazio
Per determinare la dimensione dello spazio in cui ambientare
il numero gurato dobbiamo assegnare un valore al polino-
mio h(x). Se ad esempio vogliamo trovare la funzione gene-
ratrice dei numeri triangolari o dei numeri quadrati, questa
sar distinta dalla funzione generatrice dei numeri tetraedra-
li e dei numeri cubici. I primi infatti vivono in un ambiente a
2 dimensioni, i secondi in un ambiente a 3 dimensioni.
Per rappresentare un numero gurato in uno spazio di di-
mensione n, allora h(x) deve essere uguale a (1 z)
n+1
. Ad
esempio se volessimo rappresentare dei numeri gurati piani
(dimensione 2) dovremmo porre h(x) = (1 z)
3
, se volessi-
mo rappresentare dei numeri gurati solidi dovremmo porre
h(x) = (1 z)
4
etc. Cos facendo abbiamo trovato le funzio-
ni generatrici dei nostri primi numeri gurati corrispondenti
alle colonne fondamentali del triangolo di Pascal:
(dimensione 1) Numeri Naturali:
1
(1z)
2
{1, 2, 3, ...}
(dimensione 2) Numeri Triangolari
1
(1z)
3
{1, 3, 6, ...}
(dimensione 3) Numeri Tetraedrici
1
(1z)
4
{1, 4, 10, ...}
...
148
Con questo metodo per possiamo per analogia estendere il
discorso non solo alle dimensioni intere quanto ad ogni di-
mensione frazionaria o reale trovando lequivalente dei numeri
triangolari, tetraedrici etc. in dimensione frazionaria.
La forma del numero
In questa appendice tratteremo solo come trovare il denomi-
natore per numeri gurati ambientati nel piano. In un am-
biente con dimensione diversa da 2 il discorso pi compli-
cato. Deciso dunque di considerare un ambiente bidimen-
sionale, ed impostando dunque h(x) = (1 z)
3
per ottene-
re la funzione generatrice dei numeri quadrati basta imporre
g(x) = 1 + z, per i numeri pentagonali g(x) = 1 + 2z per
quelli esagonali g(x) = 1 + 3z e cos via. In linea generale
g(x) = 1 + az sar il numeratore relativo ad un poligono con
a+3 lati cio con a lati pi di un triangolo.
Ecco dunque che possiamo facilmente ottenere le funzio-
ni generatrici relative ai numeri gurati bidimensionali:
Numeri Triangolari:
1
(1z)
3
{1, 3, 6, ...}
Numeri Quadrati
1+z
(1z)
3
{1, 4, 10, ...}
Numeri Pentagonali
1+2z
(1z)
3
{1, 5, 12, ...}
Numeri Esagonali
1+3z
(1z)
3
{1, 6, 15, ...}
...
149
150
Appendice F
Notazione di Schli
La notazione di Schli
1
un sistema simbolico usato per
classicare poligoni, poliedri e pi in generale politopi
2
re-
golari. Al momento noi la applicheremo esclusivamente ai
poligoni regolari. Nel caso dei poligoni regolari, infatti, la
notazione di Schli diventa infatti semplicissima: un poli-
gono regolare formato da n vertici viene indicato con il sim-
bolo {n}. Per distinguere poligoni regolari con uguali nume-
ro di vertici, ad esempio poligoni convessi come il pentago-
no, da poligoni regolari stellati come il pentagramma, Schli
introdusse luso di un denominatore.
1
Ludwig Schli (1814-1895) pu essere considerato assie-
me a Bernhard Riemann e Arthur Cayley uno dei primi fau-
tori della geometria multidimensionale. Il suo pi grande
lavoro Theorie der Vielfachen Kontinuitt, e che non fu mai
pubblicato mentre era in vita, contiene le basi della geome-
tria n-dimensionale, introduce il concetto di quelli che oggi
vengono chiamati politopi, e per essi generalizza la formu-
la di Eulero ad una dimensione qualsiasi. Quando non stu-
diava matematica passava il tempo studiando il sanscrito e
traducendo i Rig-Veda.
2
generalizzazione a pi dimensioni dei poligoni e poliedri
151
Il denominatore in questa notazione sta ad indicare il nu-
mero di giri che bisogna compiere attorno al punto centrale
prima di ritornare al vertice di partenza. Il pentagono, ad
esempio, avr {5}come simbolo di Schli perch proceden-
do lungo i lati del poligono si ritorna al punto di partenza do-
po aver effettuato 1 giro completo, la gura del pentagramma
avr come simbolo
_
5
2
_
perch prima di ritornare al punto
centrale seguendo i lati si devono effettuare due giri completi
attorno al punto centrale.
Possiamo dunque stabilire una classicazione dei poligo-
ni regolari secondo la notazione di Schli.
152
Figura F.1: Classicazione di tutti i poligoni regolari
153
Indice analitico
accordo sacro, 91, 115
Agostino, 58
armonici naturali, 67
Benassai, 35, 36, 63
Bronowski, 59
Chou Pei Suan Ching, 60
Dante Alighieri, 9
divina proporzione, 46, 49
Einstein, 39
Euclide, 48, 64, 99
Eulero, 40
Evagrio Pontico, 72
Florenskij, 52
gra completo, 26
grafo complemento, 24, 25
grafo completo, 25
grafo di Petersen, 19
Halayudha, 29
Keplero, 37, 51, 65, 66, 68,
102
Klein, 9294
Kou-Ku, 60
Lie, 92, 94
Louis Claude de Saint-Martin,
60
Luca Pacioli, 49
Mach, 3941, 43
Maitri-Upanishad, 45
Mamerco, 99
Mumford, 95
Newton, 39, 41
numeri cubici, 75
numeri dodecaedrici, 75
numeri esagonali, 73
numeri icosaedrici, 75
numeri ottaedrici, 75
numeri pentatopici, 77, 84
numeri piramidali, 73
numeri poligonali, 72, 79
81
numeri quadrati, 71, 73
numeri sempliciali, 84
numeri sferici, 73
numeri simpliciali, 76, 78
154
numeri tetraedrici, 75, 77,
78, 84
numeri triangolari, 71, 73,
77, 78, 80
numero doro, 46, 49
Origene, 73
Palamidessi, 10, 61
Pitagora, 58, 59, 64, 98, 99
Platone, 97, 102
poliedri regolari, 106
poligoni regolari, 105
politopo regolare, 79
Proclo, 98
Progamma di Erlangen, 93
proporzione aurea, 46, 49
Rolt-Wheeler, 90
serot, 10
sezione aurea, 46, 48
Solidi Platonici, 97
Solovev, 46, 52
sviluppo di una sequenza,
29
Talete, 99
teoria dei gra, 15
Tesla, 43
Timeo, 97
triangolo sacro, 58, 60
Valery, 89
Weyl, 90
155
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