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Jakobsn e la traduzione

Nella produzione di Romn Jakobsn, un saggio del 1959 risalta per la sua
importanza nell'mbito delle riflessioni generali e fondamentali sui
problemi della traduzione On Linguistic Aspects of Translation in sette
pagine concentra ci che oltre quarant'anni dopo costituisce ancora una
vera e propria miniera d'oro per chi si interroga sulle questioni della
traduzione.
Ancora
prima
di
entrare
nel
merito,

necessaria
un'avvertenza: non bisogna lasciarsi fuorviare n dal titolo del saggio,
e in particolare dall'aggettivo Linguistic, n dal titolo del libro che
lo ospita nella traduzione italiana, Saggi di linguistica generale. Il
concetto di linguistico per Jakobsn infatti assai esteso, e va ben
oltre i limiti tradizionali attuali di questa disciplina. Ci proponiamo
pertanto di darne qui una lettura commentata, soffermandoci su tutti gli
spunti di riflessione che ci vengono offerti. Pi che di un saggio sulla
traduzione, si tratta a nostro parere di un saggio sull'importanza che la
traduzione riveste nelle riflessioni in campo semiotico, sulla traduzione
come concetto, prima ancora che sulla traduzione come attivit. Le
citazioni verranno qui riportate in lingua originale, poich ci
sembrerebbe fuorviante tradurre riflessioni sulla traduzione che prendono
come esempi parole che sono state scelte appositamente in una certa
lingua per illustrare qualcosa di ben preciso.
Uno dei primi e importanti concetti il seguente: No one can understand
the word "cheese" unless he has a nonlinguistic acquaintance with cheese
afferma Bertrand Russell, citato da Jakobsn. In altre parole Russell
sostiene che le parole di per s non possono convogliare significati che
non abbiano alla loro origine un'esperienza diretta dell'oggetto del
discorso.
Per un traduttore, questo concetto ricco di spunti problematici perch
significherebbe affermare l'impossibilit, per un individuo estraneo a
una
cultura,
di
assimilare
parole
che
fanno
riferimento
a
concetti/oggetti propri di quella cultura ed estranei alla propria.
Questa affermazione viene contestata da Jakobsn che afferma che in
questo caso si tratta di spiegare che cheese significa food made of
pressed curds. quindi sufficiente che una persona appartenente a una
cultura dove non esiste il formaggio sappia cos' il latte cagliato per
farsi un'idea di cosa possa significare cheese. In effetti, quando per
esempio ci viene detto che gli ebrei in fuga dall'Egitto durante il loro
lungo percorso nel deserto si nutrirono di manna, noi lettori della
Bibbia, pur non avendo mai potuto assaggiare la manna, ci facciamo
un'idea di ci che possa essere: un'idea diversa per ciascun individuo,
ma che ha delle caratteristiche comuni. Da ci Jakobsn trae una
conclusione fondamentale: The meaning [...] of any word or phrase
whatsoever is definitely [...] a semiotic fact. Non ha perci senso
attribuire un significato (signatum) alla cosa in s e non al segno:
nessuno ha mai sentito l'odore n il sapore del significato di cheese o
di apple. Il signatum pu esistere solo se esiste anche un signum. Una
persona che assaggi il gorgonzola o l'emmenthal non pu riuscire, senza
l'ausilio del codice verbale, a inferire il significato della parola
cheese, perch per spiegare il significato di una parola sconosciuta
necessaria una serie di segni linguistici. Il significato di una parola
non altro che la sua traduzione in altre parole: e qui vediamo quale
importanza rivesta la traduzione, intesa in senso lato, per la
comunicazione in generale, e in particolare per la comunicazione tra
culture. Senza la traduzione sarebbe impossibile portare a conoscenza di
qualcuno oggetti che non fanno parte della sua cultura.
Secondo Jakobsn esistono tre modi per interpretare un segno verbale:
(1) La traduzione intralinguistica o riformulazione un'interpretazione
di segni verbali per mezzo di altri segni della stessa lingua

(2) La traduzione interlinguistica o traduzione vera e propria


un'interpretazione di segni verbali per mezzo di un'altra lingua.
(3) La traduzione intersemiotica o trasmutazione un'interpretazione di
segni verbali per mezzo di segni di sistemi segnici non verbali. Negli
esempi che facevamo sopra a proposito della parola cheese, c'era il
tentativo di darne una traduzione intralinguistica, ossia di spiegare con
una perifrasi, un giro di parole, ma senza usare un'altra lingua, il
significato di cheese. In sostanza si tratta di cercare delle parole
che siano, quasi, dei sinonimi. Per di norma la sinonimia non
equivalenza completa, ci ammonisce Jakobsn. Il modo di spiegare in
altre parole il significato di un'espressione sempre un'interpretazione
e pu variare a seconda di chi ne il protagonista. Di qui il variare
delle versioni possibili anche nella traduzione interlinguistica. All
cognitive experience and its classification is conveyable in any existing
language. Whenever there is a deficiency, terminology can be qualified
and amplified by loanwords or loan translations, by neologisms or
semantic shifts, and, finally, by circumlocutions. Naturalmente non
esiste un metodo universale empirico e ripetibile per decidere quando
tali deficienze si verificano, se occorre intervenire con la propria
capacit di mediazione e in che modo, tra quelli elencati da Jakobsn. In
altre parole non possibile affidarsi a un unico metodo per affrontare
il problema del residuo traduttivo. Per esempio, i ciukci, nella Siberia
nordorientale, chiamano la vite chiodo rotante, l'acciaio ferro duro,
la latta ferro sottile e il gesso sapone che scrive. Ma, come ogni
traduttore tecnico sa bene, non sempre sufficiente dire la cosa giusta,
molto spesso indispensabile dirla nel modo giusto.
Trattando della traduzione interlinguistica, quella che costituisce
l'attivit pi evidentemente riconoscibile del traduttore professionale,
ci si trova a dover affrontare lo stesso problema dell'equivalenza
impossibile. Dato che in due lingue molto difficilmente esistono due
parole che coprono lo stesso campo semantico 1, molto pi frequente che
a essere tradotte non siano singole unit di codice, ma messaggi
completi. The translator recodes and transmits a message received from
another source. L'esempio riportato da Jakobsn quello della frase
russa prinesi syru i tvorogu che, tradotta alla lettera, in inglese
suonerebbe cos: bring cheese and cottage cheese. Dalla versione
inglese di questa frase, con la ripetizione della parola cheese, ancora
di pi che dalla traduzione italiana, risulta particolarmente evidente
che cottage cheese rientra nella pi ampia categoria semantica di
cheese, e quindi all'orecchio di un anglofono la frase suona assurda,
ridondante, parzialmente ripetitiva. Il cottage cheese uno dei tanti
cheese, ma lo tvorg non uno dei tanti syr. Il problema comunicativo
dovuto al fatto che la parola russa syr rimanda soltanto ai formaggi
fermentati. Se in un testo di tipo tecnico, di carattere puramente
denotativo, possibile ovviare a questa differenza di campo semantico
tenendone conto e, se necessario, traducendo syr come formaggio
fermentato e non semplicemente formaggio, in un testo a carattere
maggiormente connotativo tradurre espressioni di questo genere, dove la
differenza culturale e non linguistica a creare l'ostacolo, diventa pi
complesso perch non sempre la specificazione, l'esplicitazione (in
questo caso fermentato) pu servire da equivalente pragmatico o
funzionale. Laddove in passato vi sono stati casi in cui, per studiare i
problemi della traduzione, si fatto ricorso alla linguistica, Jakobsn
per certi versi capovolge il problema. No linguistic specimen may be
interpreted by the science of language without a translation of its signs
into other signs of the same system or into signs of another systems.
Questo significa che la ricerca linguistica ha bisogno di fare ricorso
alla traduzione, che si tratti di traduzione intralinguistica o
interlinguistica o intersemiotica. Non esiste la possibilit di studiare
la lingua senza entrare nel merito della sua interpretazione, ossia delle

sue traduzioni possibili, perci la linguistica si impernia sulla


semiotica e sulla traduzione intesa in senso lato. Jakobsn in questo
modo propone una rivoluzione concettuale paragonabile al passaggio dalla
concezione tolemaica a quella copernicana. Gli studi sulla traduzione, da
ramo
marginale
dell'attenzione
dello
scienziato
della
lingua,
diventerebbero il Sole attorno al quale ruota la scienza della lingua. A
differenza dei linguaggi artificiali, nei quali possibile tracciare
linee di demarcazione abbastanza precise tra i significati dei vari
enunciati, il problema centrale della linguistica, secondo Jakobsn,
quello dell'equivalenza nella differenza. Non si pu certo negare che
la comunicazione verbale sia almeno in parte possibile, ma, nel contempo,
bisogna registrare che la comunicazione verbale lascia di norma un
residuo, e che due persone non condividono mai in modo totale la
corrispondenza tra segno, senso e immagine mentale.
Di conseguenza, il lavoro linguistico imperniato sulla traducibilit,
sulla possibilit di trasmissione di una comunicazione verbale da un
individuo all'altro e dalla mente di un individuo all'enunciato che
l'individuo predispone per comunicarlo all'esterno: imperniato sui
fenomeni che abbiamo delineato nelle unit precedenti. Dato che la
relazione tra materiale mentale e la sua espressione verbale di
influenza reciproca, esiste poi una differenza concettuale dovuta a una
diversa formulazione di fatti apparentemente uguali. Facts are unlike to
speakers whose language background provides for unlike formulation of
them afferma il noto linguista Whorf, citato nel saggio di Jakobsn.
Applicando rigidamente questo assunto ci ritroveremmo ancora al
riconoscimento di una impossibilit di qualsiasi tipo di traduzione.
L'espressione linguistica non viene in questo caso concepita come
funzionale al contenuto mentale, ma come forma che plasma il contenuto
mentale stesso. Con affermazioni di questo tipo, che mettono in risalto
le
esistenti
peculiarit
espressive,
percettive
e
cognitive
dell'individuo, non possiamo arrivare a scoprire i punti comuni, che sono
quelli utili in un discorso sulla traduzione, e dunque sulla comprensione
reciproca. Fortunatamente abilit linguistiche e metalinguistiche sono
sempre compresenti, e questo di grande utilit per capirsi. An ability
to speak a given language implies an ability to talk about this language.
Such a metalinguistic operation permits revision and redefinition of the
vocabulary used. Perci qualsiasi parlante in grado di esprimersi
relativamente a ci che sta esprimendo e, se necessario, di procedere ad
aggiustamenti
del
vocabolario
proprio
o
altrui
per
rendere
la
comunicazione possibile.
Un importante aspetto dei problemi della traduzione riguarda il peso che
le categorie grammaticali hanno sulla traduzione e sui suoi esiti
possibili. Di primo acchito, verrebbe da pensare che Passeggiare per il
parco piacevole e Una passeggiata per il parco un piacere siano
espressioni molto simili, qualcuno direbbe addirittura "equivalenti".
Jakobsn sostiene che questo aspetto, la differenza di categoria
grammaticale, per esempio l'uso di un sostantivo al posto di un verbo o
di un aggettivo, ha un peso notevole. In due saggi, Poesia della
grammatica e grammatica della poesia 1 e Il parallelismo grammaticale e
il suo aspetto russo, Jakobsn si sofferma sull'importanza strutturale
delle parti del discorso nel testo, in particolare nel testo letterario.
Non indifferente l'uso di un verbo al posto di un sostantivo, ha un suo
peso espressivo. Nel pi volte citato saggio sulla traduzione, viene
posta la necessaria enfasi proprio sui problemi derivanti dalle
traduzioni tra lingue che possiedono categorie grammaticali diverse. It
is more difficult to remain faithful to the original when we translate
into a language provided with a certain grammatical category from a
language lacking such a category. Un caso classico quello delle
traduzioni dall'inglese quando si incontra il simple past. In certi casi
impossibile capire dal contesto se si deve attribuire al verbo un senso

perfettivo o imperfettivo, se si tratta di azione compiuta e definita o


ripetuta abitualmente o incompiuta, e quindi a quali tempi verbali
bisogna fare ricorso nella traduzione. Una complicazione ulteriore
consiste nel fatto che, per chi scrive in inglese, non nemmeno
necessario decidere se a un verbo al simple past vada attribuito un
valore perfettivo o imperfettivo; la possibilit, offerta dalla lingua
inglese, di esprimere il concetto di passato non meglio precisato uno
strumento espressivo in pi, perch permette allo scrivente inglese di
lasciare nel vago ci che la categoria grammaticale non impone di
precisare. Languages differ essentially in what they must convey and not
in what they can convey. Each verb of a given language imperatively
raises a set of specific yes-or-no questions, as for instance: is the
narrated event conceived with or without reference to its completion? is
the narrated event presented as prior to the speech event or not?
Naturally the attention of native speakers and listeners will be
constantly focused on such items as are compulsory in their verbal code.
Nel momento in cui il testo viene tradotto in una lingua in cui tale
ambiguit non prevista dalle categorie grammaticali, il traduttore
costretto a compiere un'interpretazione che l'autore non ha voluto dare,
costretto a operare una scelta e a propendere per una visione
sopprimendo le potenzialit dell'altra. Gli esempi che propone Jakobsn
sono molto interessanti. Si tratta di tradurre in russo la frase inglese
I hired a worker. Il traduttore russo deve compiere due scelte non
previste dall'autore inglese; la prima consiste appunto nell'attribuire
al verbo hired un aspetto di compiutezza o incompiutezza, che ha come
conseguenza la scelta tra nanjal e nanimal; la seconda riguarda il
sesso del lavoratore che viene assunto, che d come esito rabotnika o
rabotnicu. In compenso, dalla versione russa, astratta dall'originale,
non si capir se il lavoratore/la lavoratrice assunto/a un/una o
il/la, ossia se si tratta di una persona indefinita o di una ben
precisa a cui si gi fatto riferimento in precedenza, nel qual caso
l'articolo determinativo assume valore anaforico (questo avviene a causa
dell'assenza dell'articolo in russo). Le osservazioni fin qui fatte
sull'uso delle categorie grammaticali valgono perlopi per un uso non del
tutto razionale del linguaggio. Quando il linguaggio viene impiegato in
funzione razionale, il modello grammaticale passa in secondo piano,
perch la definizione della nostra esperienza strettamente correlata a
un continuo lavoro di interpretazione e ricodificazione, insomma di
traduzione.
Perci

inconcepibile
che
dati
razionali
siano
intraducibili, perch ci implicherebbe un'incomprensione dell'esperienza
razionale stessa. L'esperienza che pu risultare intraducibile quella
presente in jest, in dreams, in magic, briefly, in what one would call
everyday verbal mythology, and in poetry above all, dove le categorie
grammaticali hanno una notevole portata semantica. Il saggio di Jakobsn
sulla traduzione si conclude con un riferimento all'epigramma italiano in
rima: Traduttore, traditore.
Nella storia degli studi sulla traduzione, la quantit di banalit dette
in proposito cos grande, che ancora una volta stupisce come invece
Jakobsn sappia trarne spunto per riflessioni profonde, originali e di
grande respiro scientifico. In primo luogo, viene esaminato il problema
della traduzione di tale epigramma in inglese. Se lo si dovesse tradurre
the translator is a betrayer, lo si priverebbe di tutto il suo valore
paronomastico. (La paronomasa o paronomsia consiste nell'accostare due
parole che abbiano un suono simile, o nell'accostare due parole che sono
l'anagramma una dell'altra.) Si sarebbe quindi indotti ad assumere un
punto di vista cognitivo che ci costringerebbe a rendere pi esplicito
questo aforisma e a rispondere alle domande: traduttore di quali
messaggi? traditore di quali valori?
Con l'eleganza e la leggerezza di Jakobsn il lettore indotto cos a
intuire i motivi che caratterizzeranno la terza parte di questo corso, il

cui scopo di sgombrare il campo degli studi sulla traduzione dai luoghi
comuni che per anni l'hanno ingombrato. Traditore di quali valori? E, di
conseguenza, che cosa si intende per fedelt? Nessun traduttore, credo,
e nessun partner amoroso si vanterebbe di essere "infedele". Perci
affermare
che
le
traduzioni
sono
o
dovrebbero
essere
"fedeli
all'originale" ha lo stesso valore della frase: Bisogna comportarsi
bene. Non bisogna comportarsi male. I soldati del capitano francese J.
de Chabannes, signore di La Palice, morto nella battaglia di Pavia
(1525), che lo ricordarono con strofe del tipo Un quarto d'ora prima
della sua morte / era ancora in vita, in confronto sono dei dilettanti.
Ovviamente bisogna essere fedeli, ma questo non significa nulla di
preciso, ci dice tra le righe Jakobsn, se non si stabilisce fedeli a che
cosa.
Traduttore di quali messaggi? E questo quesito ci spinge a
indagare la complessit della traduzione, la sua natura molteplice e, di
conseguenza, la relativit della questione. Se non si definiscono prima i
termini del discorso, impossibile pensare di fare un lavoro serio in
campo scientifico. Su questo fronte, attingeremo generosamente dal lavoro
di Peter Torop, titolare della cattedra di semiotica dell'Universit di
Tartu, ed erede scientifico e accademico del grande studioso Jurij
Lotman, di cui stato allievo. La sua concezione della traduzione
totale ci sar di grande aiuto per rispondere alla domanda di Jakobsn.

Traduzione intersemiotica
Si accennato in varie parti del corso, a cominciare dall'unit 8,
quando si richiamata la suddivisione dei tipi di traduzione secondo
Jakobsn, che la traduzione da un sistema di segni (per esempio il
sistema verbale) a un altro sistema di segni (per esempio un sistema non
verbale) e viceversa rientra a pieno titolo nel campo di studi della
traduttologia. Il fatto che in questo caso all'inizio, o alla fine, del
processo traduttivo non vi sia un testo verbale non solo non lo rende per
questo secondario ma, al contrario, ha implicazioni che lo rendono
fondamentale per cercare di descrivere il processo traduttivo in
generale. Per questo motivo, conveniente, anzich trascurare la
traduzione intersemiotica come un caso limite tirato in ballo chiss
perch da JAkobsn in quell'ormai classico saggio sugli aspetti
linguistici della traduzione forse il pi citato in assoluto nei saggi
traduttologici , prenderla in considerazione in quanto attivit che
permette di concepire il processo traduttivo da angolature inedite e, per
questo, molto interessanti. Per fare ci necessario ampliare il
concetto di testo. Segre dice: Nell'uso comune, testo, che deriva dal
lat. TEXTUS 'tessuto', sviluppa una metafora in cui le parole che
costituiscono un'opera sono viste, dati i legami che le congiungono, come
un tessuto. Questa metafora, che anticipa le osservazioni sulla coerenza
del testo, allude in particolare al contenuto del testo, a ci che sta
scritto in un'opera. Se interpretiamo quanto detto in senso lato, e
trascuriamo di soffermarci sul fatto che ci si riferisce a parole e a
scritto, possiamo trasferire il concetto di testo a qualsiasi opera,
anche musicale, pittorica, cinematografica e cos via. Anche in questi
altri casi l'opera infatti un tessuto coerente e coeso, un sistema di
strutture coimplicate a diversi livelli, in modo tale che ogni elemento
assuma un valore in rapporto agli altri. Anche Steiner d ragione a chi
coinvolge la traduzione intersemiotica nella pi ampia scienza della
traduzione:
A "theory" of translation, a "theory" of semantic transfer, must mean one
of two things. It is either an intentionally sharpened, hermeneutically
oriented way of the totality of semantic communication (including
Jakobson's intersemiotic translation or "transmutation"). Or it is a
subsection of such a model with specific reference to interlingual
exchanges, to the emission and reception of significant messages between
different languages. [...] The "totalizing" designation is the more

instructive because it argues the fact that all procedures of expressive


articulation and interpretative reception are translational, whether
intra- or interlingually.
Ora cercheremo di mostrare l'utilit metodologica dell'inclusione della
traduzione intersemiotica nella ricerca di una descrizione del processo
traduttivo.
Innanzitutto necessario precisare che esistono alcune differenze tra i
linguaggi verbali, che sono discreti, e i linguaggi iconici (come per
esempio la pittura e le arti figurative in generale), che sono
continuiiv. Che cosa significa questo? Che nei linguaggi discreti
possibile distinguere un segno dall'altro, mentre nei linguaggi continui
il testo non divisibile in segni discreti. Se un quadro raffigura un
albero, questo testo non verbale non facilmente scomponibile in singoli
segni. Lo ha spiegato in modo efficace Lotman: L'impossibilit di una
traduzione precisa dei testi da linguaggi discreti a linguaggi non
discreti/continui e viceversa discende dalla loro struttura diversa per
principio: nei sistemi linguistici discreti il testo secondario in
relazione al segno, ossia si divide distintamente in segni. Distinguere
il segno come unit elementare iniziale non costituisce difficolt. Nei
linguaggi continui primario il testo, che non si divide in segni, ma
esso stesso segno, o isomorfo a un segno. Si detto pi volte che
qualsiasi tipo di atto comunicativo, ivi compreso qualsiasi tipo di
processo traduttivo, non mai completo: si ha sempre un residuo, una
parte di messaggio che non arriva a destinazione. Nella prossima unit
vedremo cosa ci comporta nella traduzione intersemiotica.
Nella traduzione intersemiotica, come in generale in qualsiasi tipo di
traduzione, anzich fingere che sia possibile tradurre/comunicare tutto,
negando l'evidenza, opportuno tenerne conto fin dall'inizio e, di
conseguenza, impostare una strategia traduttiva che razionalmente
consenta di decidere quali "parti", quali componenti del testo sono le
pi caratterizzanti, e quali invece possono essere sacrificate in nome
della traducibilit di un'altra parte del testo. Come afferma Clver,
inevitabile che una traduzione non sia equivalente all'originale, e che
contenga, nel contempo, di pi e di meno dell'originale.
Any translation will inevitably offer both less and more than the source
text. A translator's success will depend [...] also on the decisions made
as to what may be sacrificed [...].
In sostanza, il discorso di Clver affine al discorso sulla dominante
che abbiamo gi affrontato, in particolare nell'unit 19. L'insieme delle
decisioni che un traduttore deve prendere prima di affrontare un testo
riguarda l'individuazione della dominante del testo, non solo in senso
intrinseco, ma anche in funzione del contesto culturale in cui si situa
l'originale nella cultura in cui nato, e del contesto culturale verso
cui si proietta il progetto traduttivo nella cultura ricevente. Quando si
compie la traduzione di un testo in un altro testo, tale insieme di
decisioni pu risultare non del tutto evidente al lettore della
traduzione (se, per esempio, manca una postfazione del traduttore o
un'altra forma di metatesto o apparato critico che dia conto delle scelte
compiute). In certi casi, nemmeno il traduttore consapevole delle
proprie scelte, perch le ha compiute in modo irrazionale: ha affrontato
la traduzione, se mi si passa il termine, con incoscienza. In questo caso
la sua strategia traduttiva affidata al caso. Uno dei motivi per cui
tale attivit pu sfuggire al controllo razionale che, comunque, tanto
all'inizio che alla fine del processo traduttivo si ha un testo. Se non
se ne analizzano le differenze in modo approfondito, pu sfuggire cosa
andato perduto nel passaggio. Aspetti denotativi, connotativi, immagini,
suoni, ritmi, strutture sintattiche, coesione lessicale, riferimenti
intratestuali, intertestuali e cos via: alcune di queste componenti
possono non ritrovarsi nel testo tradotto senza che questo salti subito
all'occhio. Quando invece nella traduzione intertestuale uno dei due

testi non verbale, la scelta delle parti da tradurre e di quelle da


sacrificare ben pi evidente. Il traduttore intersemiotico infatti
costretto, volente o nolente, a dividere il testo originale in parti (non
importa in che modo: denotazione/connotazione, espressione/contenuto,
dialoghi/descrizioni, rimandi intertestuali/intratestuali ecc.) e a
smontare l'originale in queste parti, trovare per ciascuna un traducente,
e rimontarle ricreando la coerenza e la coesione che, come abbiamo appena
detto, sono l'essenza di un testo.
Prendiamo l'esempio della traduzione filmica. Su questo si pronunciato
in modo interessante Torop:
La differenza fondamentale tra film e opera letteraria sta nel fatto che
la letteratura viene fissata sotto forma di parola scritta, quando invece
nel film l'immagine (rappresentazione) sostenuta dal suono, sotto forma
di musica o di parole.
La differenza messa in evidenza da Torop quella tra parola scritta e
parola pronunciata. Nel film difficile trovare posto per la prima,
mentre assai possibile che vi sia spazio per il dialogo. Una
composizione filmica pu essere scomposta in diversi elementi: il dialogo
tra i personaggi, l'ambientazione naturale, le eventuali voci fuori
campo, la colonna sonora, il montaggio, l'inquadratura, la luce, il
colore, il piano, lo scorcio, nel caso della voce umana anche il timbro e
l'intonazione, la composizione del fotogramma. Per realizzare la
traduzione filmica di un testo verbale, inevitabile compiere
un'operazione razionale di suddivisione dell'originale per decidere a
quali elementi della composizione filmica affidare la traduzione di
taluni elementi stilistici o narratologici dell'originale. Facciamo
alcuni esempi. Supponiamo di avere a che fare con la traduzione filmica
di un romanzo. L'autore della sceneggiatura pu decidere di prendere i
dialoghi dell'originale testuale e riportarli tali quali nel film sotto
forma di dialoghi. la scelta compiuta, per esempio, nella quasi
totalit dei casi, per la versione filmica di Pride and Prejudice
realizzata da Nick Dear per la BBC. Esistono per altri aspetti
dell'originale che possono essere resi in vario modo. Restando alla
versione filmica di Austen, nel testo, quando Elizabeth Bennet riceve una
lettera, il narratore ovviamente la riporta. Nel film, invece, si vede
l'attrice Jennifer Ehle aprire la busta, leggere la lettera, per una
parte del testo lo si sente sotto forma di voce fuori campo (dell'attrice
stessa), mentre altre parti servono da sfondo sonoro per scene successive
(si ha, in sostanza una prolessi o flashforward delle immagini rispetto
al sonoro), e altre parti ancora vengono viste dal punto di vista del
mittente mentre le scrive, come nel caso di una lettera di Darcy, con un
rapido flashback, o analessi. Altre parti della traduzione filmica
necessariamente sono interpretate in modo molto pi libero. Solo per fare
alcuni esempi citeremo: la musica che accompagna i numerosi balli. In
assenza di un'indicazione precisa dell'autrice, lo sceneggiatore si
visto costretto a scegliere arbitrariamente, all'interno del repertorio
delle
musiche
ballate
nell'Inghilterra
di
fine
Settecento-inizio
Ottocento, quelle della colonna sonora. E lo stile, il modo di raccontare
di Jane Austen forse rappresenta un residuo traduttivo. Si detto che la
traduzione
intersemiotica
comporta
una
sorta
di
scomposizione
dell'originale in elementi e l'individuazione di componenti atte a
tradurre tali elementi nell'mbito della coesione del testo tradotto. Ci
vale anche per la traduzione testuale e intertestuale. Pi in generale si
pu dire quindi che tradurre un'operazione razionalizzante. Se
nell'originale compaiono elementi ambigui o polisemici, il traduttore
deve innanzitutto leggerli, individuarli, interpretarli e, razionalmente,
cercare di tradurre il traducibile. Ci indurrebbe a pensare che in un
testo tradotto fosse pi facile discernere i vari elementi dell'opera, vi
fossero meno passi ambigui, la polisemia delle parole si attenuasse.
Quando per il testo tradotto in un codice extraletterario, come nel

caso della traduzione filmica, si riscontra il paradosso che in un film


pi complesso distinguere il piano dell'espressione dal piano del
contenuto; la serie delle immagini in movimento e dei suoni e delle
parole pi difficile da analizzare rispetto a un testo scritto. Per
questo motivo, in un film, come anche in poesia, si pu manifestare in
modo pi marcato un procedimento artistico basato su un principio pi
irrazionale rispetto alla prosa scritta. Ma allora la versione filmica di
un romanzo nel contempo pi razionale e meno razionale dell'originale?
Nonostante il prevalere intrinseco della componente irrazionale nel film,
o nel quadro, o in musica ossia nel prodotto del processo traduttivo ,
evidente che il processo comunque pi razionale. Quantomeno nella
mente del "traduttore", esplicito quale traducente corrisponde a una
certa componente. Prendiamo il caso di Pierino e il lupo di Prokofev: in
alcune versioni per bambini, vi addirittura una sorta di "prefazione"
nella quale si spiega a quale personaggio della fiaba corrispondono
determinati strumenti musicali, di modo che, una volta che l'interprete
ha compiuto la sua scelta, questa sia trasparente anche per il fruitore.
In questo caso i criteri traduttivi sono evidenti, evidente cosa
stato trasposto in musica e cosa era presente nella fiaba ed rimasto
come
residuo
traduttivo.
Un
ultimo
aspetto
della
traduzione
intersemiotica che vorremmo prendere in considerazione quello della
traducibilit. Dato che il testo originale e il testo tradotto, o
metatesto, sono difficilmente raffrontabili con parametri precisi, i
concetti di traducibilit e adeguatezza possono essere considerati
solo in termini convenzionali. Se gi per la traduzione testuale vale il
principio in base a cui un originale pu originare numerose traduzioni
diverse
ma
tutte
potenzialmente
adeguate,
per
la
traduzione
intersemiotica tale potenzialit ulteriormente amplificata, al punto
che inconcepibile qualsiasi tentativo di ritradurre un testo nel
linguaggio originario sperando di ritrovare, come frutto di tale
processo, il testo originale. Come afferma Torop, impossibile
riconoscere il testo che sia stato ritradotto all'inverso, poich risulta
un testo nuovo.