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TROILO E CRESSIDA, Personaggi

William Shakespeare - GARZANTI LIBRI

William Shakespeare Troilo e Cressida Prefazione, traduzione e note di Francesco Binni

PERSONAGGI

Troiani PRIAMO, re di Troia ETTORE, figlio di Priamo PARIDE, figlio di Priamo DEIFOBO, figlio di Priamo ELENO, sacerdote, figlio di Priamo TROILO, figlio di Priamo MARGARELLONE, bastardo, figlio di Priamo ENEA, comandante troiano ANTENORE, comandante troiano PANDARO, principe, zio di Cressida CALCANTE, padre di Cressida, passato ai Greci ALESSANDRO, servo di Cressida ANDROMACA, moglie di Ettore CRESSIDA CASSANDRA, figlia di Priamo, profetessa Servi di Troilo, un ragazzo e un uomo Servo di Paride Soldati, gente del seguito Greci AGAMENNONE, comandante in capo dei Greci MENELAO, re di Sparta, fratello di Agamennone ULISSE, comandante greco ACHILLE, comandante greco AIACE, comandante greco NESTORE, comandante greco DIOMEDE, comandante greco
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PATROCLO, compagno di Achille TERSITE ELENA, moglie di Menelao, compagna di Paride a Troia Servo di Diomede Soldati, Mirmidoni, gente del seguito Dicitore del PROLOGO

PROLOGO 1

Entra il Prologo in armi PROLOGO Troia la scena. Dalle isole di Grecia i principi orgogliosi, 2 di fuoco il sangue nobile, ad Atene hanno spedito navi cariche di quello che bisogna a una guerra senza quartiere. Sessantanove teste coronate salpano dalla baia d'Atene, loro meta la Frigia, giuramento abbattere Troia, nelle cui salde mura Elena, la rapita moglie di Menelao, dorme con Paride lascivo: per questo guerra. A Tenedo lo sbarco, l vomita la flotta dal suo capace ventre il carico cruento. Ora sulla dardanica pianura, i rilucenti e ancora intatti Greci piantano i loro fieri padiglioni. Ma le sei porte serra la citt di Priamo, chiude Dardana e Timbria, Eliade e Chetade, Troade e Antenoride 3 con massicce sbarre, attorno ai figliuoli di Troia. Dall'una e l'altra parte ora gli animi inquieti solo l'attesa attizza; tutti, Greci e Troiani, mettono in gioco tutto cio che hanno. Ed io qui mi presento, Prologo armato, non per sostenere la penna dell'autore, la voce degli attori, ma, in piena concordia col soggetto, per dirvi, cortesi spettatori, che il dramma salter le iniziali schermaglie della guerra per cominciare nel mezzo, e poi passare a quello che in teatro puo essere ospitato. Vi piaccia o no, a voi sar la scelta: vincere o perdere il bello della guerra. Esce.

ATTO I

Scena I
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Entrano Pandaro e Troilo. TROILO Chiamate il mio scudiero - che mi ritolga le armi. Io battermi fuori delle mura di Troia quando ho dentro la battaglia pi dura? Al campo ci corra ogni Troiano che ancora padrone del suo cuore - Troilo del suo non lo pi. PANDARO Non si risolver mai questo groviglio? TROILO I Greci sono forti, nella forza astuti, nell'astuzia feroci, nella loro ferocia valorosi e io? pi debole d'una donna lagrimosa, pi mite del sonno e pi allocco dell'ignoranza, meno valente d'una vergine la notte, meno esperto dell'inesperta infanzia. PANDARO un bel pezzo che ne stiamo a parlare; per me basta cos. Solo: chi vuole col grano fare una focaccia deve aspettare la macinatura. TROILO E non ho forse aspettato, io? PANDARO S, ma solo la macinatura - c' anche la setacciatura. TROILO E non ho forse aspettato, io? PANDARO S, la setacciatura - ma c' anche la lievitazione. TROILO Anche questa ho aspettato. PANDARO S, la lievitazione, ma in questo verbo attendere ci sono anche l'impastatura, la panificazione, il riscaldamento del forno, la cottura. Ancora non basta, devi aspettare che raffreddi o sai che sbruciacchiatura di labbra! TROILO La Pazienza in persona, che vedi un po' una dea, il dolore lo sopporta molto meno di me. Mi capita nel mezzo di un pranzo accanto a Priamo, che di colpo nella testa m'entra la bella Cressida ma ho detto "entra", lo vedi come mento? Che, forse, ne mai fuori? PANDARO Dio, come faceva colpo ieri sera, tutta una luce come mai s' vista splendere una donna. TROILO Stavo proprio per dirtelo: il mio cuore, penosamente oppresso da un sospiro, stava per spaccarsi in due - io, per evitare che Ettore o mio padre s'avvedessero, simile al sole che stenta nel cielo procelloso, seppellii il mio sospiro nella piega di un sorriso. Ma la mestizia che alloggia in una parvenza d'allegria come euforia che il destino muta in una pena improvvisa.
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PANDARO Se i capelli non li avesse un tantino pi scuri di quelli di Elena - ma via, lasciamo perdere, non ci sarebbe neanche da paragonarle. Ora basta davvero: lei mia nipote e non vorrei, per questo, dirne troppo bene... vorrei soltanto che qualcuno l'avesse sentita parlare ieri sera, ecco tutto. Non vorrei sottovalutare l'arguzia di tua sorella Cassandra, ma... TROILO Oh Pandaro, Pandaro, se ti dico che sott'acqua giace ogni mia speranza non mi chiedere a che profondit. Se ti dico che son folle d'amore per Cressida, no, non rispondermi " stupenda". Se fai cos versi sull'ulcera aperta del mio cuore i suoi occhi, i suoi capelli, le guance, il portamento, la voce: le tue parole toccano quella sua mano al cui confronto il bianco pi splendido un inchiostro buono a scrivere la propria oscurit; la cui soffice stretta fa sembrar ruvida la lanugine del cigno e il tatto pi sensibile ottuso e duro come il palmo incallito del bifolco. Questo tu mi dici, come mi dici " vero", quando ti dico che l'amo. Cos tu parli e immergi, invece che olio curativo, in ogni ferita che l'amore m'ha inferto, il pugnale che l'ha aperta. PANDARO Dico solo la verit TROILO Non credo tutta. PANDARO Giuro, non voglio pi impicciarmene. Sia come sia, se bella, meglio per lei; se no, di rimedi ne vendono a bizzeffe. TROILO Pandaro, buon Pandaro, non fare cos! PANDARO Fatico e fatico e questo il risultato! Lei mi disprezza, tu pure. Corri, ti dai da fare per rappattumare la situazione, nessuno che ti dica"grazie". TROILO Con chi ce l'hai, Pandaro, con me? PANDARO Siccome si tratta di mia nipote ecco che tutti dicono che Elena pi bella. Non fosse mia parente sarebbe pi bella lei di venerd che Elena la domenica. Ma che m'importa, fosse anche negra, io me ne stropiccio. TROILO Ho forse detto che non bella? PANDARO Che tu lo dica o non lo dica non m'interessa punto. Io dico che stata una bella sciocca a non seguire suo padre dai Greci. 4 Dovrebbe andarci anche lei, e glielo voglio dire la prima volta che la vedo. Ma te lo ripeto, in questa faccenda non mi ci immischio pi. TROILO Pandaro... PANDARO Basta, basta. TROILO Pandaro, dolce Pandaro...

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PANDARO Fammi il santo favore, basta parlarne; lasciamo tutto come prima e mettiamoci sopra un bel pietrone. Esce. Suoni d'allarme. TROILO Silenzio, chiasso sguaiato! Basta, suoni brutali! Pazzi, da tutt'e due le parti; s, Elena bella se ogni giorno vi dissanguate per rifarle il trucco! Per questo motivo non so combattere. causa troppo triviale per la mia spada. Ma tu, Pandaro - oh dei, che cosa m'infliggete! La via che porta a Cressida passa per Pandaro e lui cos restio a lasciarsi sedurre a sedurla come lei resta dura, casta se la supplico. Apollo, dimmi, se davvero ami la tua Dafne, chi Cressida, chi Pandaro, chi tutti noi. Letto di Cressida l'India - l giace la perla, lei. Qui siamo a Troia e fra noi e lei fingiamo ci sia un mare selvaggio e molto infido; io faccio il mercante, questo Pandaro vela alla mia incerta speranza, la mia nave, la mia sola scorta. Suoni d'allarme. Entra Enea. ENEA Qui, principe Troilo? E perch non sul campo? TROILO Perch non ci sono. S, ti risponde una donna, proprio perch da donna non essere sul campo. C' qualcosa di nuovo oggi dalla battaglia? ENEA S' dovuto ritirare Paride, ferito. TROILO Da chi? ENEA Da Menelao. TROILO Che Paride sanguini, uno sgraffio da scorno Menelao l'ha trafitto col suo corno. Suoni d'allarme. ENEA Senti come si folleggia oggi, fuori delle mura! TROILO E dentro anche di pi, se "desidero" diventasse "posso". Ma tempo di uscire a divertirsi. Ci stavi andando, no? ENEA A spron battuto. TROILO Allora ci faremo compagnia. Escono.
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Scena II

Entrano Cressida e il suo servo Alessandro. CRESSIDA Chi erano quelle? ALESSANDRO La regina Ecuba ed Elena. CRESSIDA Dove vanno? ALESSANDRO Alla torre di levante, quella dalla cui sommit si domina la valle, a veder la battaglia. Ettore, la cui pazienza costante come una virt, oggi era fuori di s se l' presa con Andromaca, le ha date all'attendente, poi, come se in guerra convenisse la frugalit, sul far dell'alba s' alzato, s' armato alla leggera ed partito per il campo dove ogni fiore diventato un profeta ha pianto prevedendo cosa la sua ira avrebbe fatto. CRESSIDA Cos' che l'ha fatto arrabbiare? ALESSANDRO Si dice questo: in mezzo ai Greci c' un principe di sangue troiano, cugino d'Ettore, che ha nome Aiace. 5 CRESSIDA Allora, che si dice di lui? ALESSANDRO Che un uomo senza pari, che sta in piedi da s. CRESSIDA Non lo fanno tutti, tranne gli sbronzi, gli invalidi o chi non ha pi gambe? ALESSANDRO Quest'uomo, mia signora, sapeste a quanti animali ha sottratto le loro peculiarit. valoroso come un leone, rude come l'orso, maestoso come l'elefante: un uomo in cui la natura ha talmente stipato tutti gli umori che in lui il valore tiene della follia e la follia condita con il buonsenso. Possiede un pizzico d'ogni virt e non c' vizio di cui non abbia macchia. melanconico senza alcun motivo e allegro a sproposito; un'associazione di tutte le cose, ma cos dissociato che si potrebbe definirlo un Briareo gottoso, tutto braccia senza che possa muovere un dito, o un Argo orbo, tutto occhi e niente vista. CRESSIDA Ma Ettore si arrabbia per uno cos, che a me fa venir da ridere? ALESSANDRO Si dice che ieri sera Aiace si sia scontrato con Ettore in battaglia e l'abbia sbattuto a terra e che Ettore, da allora, per la rabbia e la vergogna, non mangi e non chiuda pi occhio.
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CRESSIDA Chi che viene? ALESSANDRO Vostro zio Pandaro, signora. Entra Pandaro. CRESSIDA Ettore davvero un uomo gagliardo. ALESSANDRO Come nessun'altro, signora. PANDARO Allora, che bolle in pentola? CRESSIDA Buon giorno, zio Pandaro. PANDARO Buon giorno, nipote Cressida. Allora, di che state parlando? Buon giorno, Alessandro. Come stai nipotina? Sei stata a palazzo? CRESSIDA Stamattina, zio. PANDARO Di che stavate parlando quando sono arrivato? Ettore s'era gi armato ed era andato a combattere prima che tu arrivassi a palazzo? Elena s'era gi alzata? CRESSIDA Ettore se n'era gi andato, Elena non s'era ancora alzata. PANDARO Gi: Ettore s' alzato prestissimo. CRESSIDA Di questo stavamo parlando, e della sua rabbia. PANDARO Era proprio arrabbiato? CRESSIDA Cos dice lui. Esce Alessandro. PANDARO vero, e io ne conosco anche il motivo. Oggi far una strage, glielo dico io, e Troilo non gli sar da meno. Tengano gli occhi aperti su Troilo e vedranno, glielo dico io. CRESSIDA Perch? fuori di s anche lui? PANDARO Chi? Troilo? Troilo il migliore dei due. CRESSIDA Oh Giove! Non c' confronto. PANDARO Cosa? Fra Ettore e Troilo? Sei capace di riconoscere un uomo vero a vista? CRESSIDA Come no! se l'ho gi visto prima. PANDARO E dunque! Troilo Troilo, te lo dico io. CRESSIDA Siamo d'accordo allora! Anch'io sono sicura che Troilo non Ettore. PANDARO Vero, ed Ettore non Troilo, per certi aspetti. CRESSIDA Il che si applica a entrambi - ciascuno di loro se stesso. PANDARO Se stesso? Ahim, povero Troilo! Magari lo fosse.

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CRESSIDA Ma via, per forza lo . PANDARO Questo vero com' vero che sono andato in India a piedi nudi. CRESSIDA Certo lui non Ettore. PANDARO Lui se stesso? No, non se stesso, magari lo fosse! Ma gli dei, si sa, stanno lass, e il tempo guarisce o finisce. Povero Troilo, beh, vorrei che il mio cuore l'avesse in corpo lei... No, Ettore non pi in gamba di Troilo. CRESSIDA Col tuo permesso... PANDARO Ettore pi vecchio. CRESSIDA Scusa, scusa un momento... PANDARO Certo, l'altro non ancora arrivato al dunque, ma tu me la conterai diversa quando ci arriver. E poi Ettore non avr mai la sua intelligenza. CRESSIDA Perch dovrebbe averne bisogno, ha la sua. PANDARO N le sue qualit. CRESSIDA Poco importa. PANDARO N la sua bellezza. CRESSIDA Non gli si confarebbe, gli sta meglio la sua. PANDARO Non hai discernimento, nipotina. Elena in persona, l'altro giorno, giurava che Troilo per esser moretto, perch moretto , va riconosciuto, ma poi neanche tanto... CRESSIDA Neanche tanto, ma moretto. PANDARO Se vuoi la verit, lui e non moretto. CRESSIDA Se vuoi la verit, vero e non vero. PANDARO Elena stessa disse che il suo colorito era pi bello di quello di Paride. CRESSIDA E s che Paride di colorito ne ha abbastanza. PANDARO S s. CRESSIDA Allora vuol dire che Troilo ne ha pi del dovuto. Se Elena l'ha lodato pi di Paride, allora Troilo pi colorito; e se uno ha il colorito giusto, e l'altro ne ha di pi, allora la lode di Elena troppo infiammata per un buon colorito. come se quella lingua d'oro di Elena avesse elogiato Troilo perch ha un bel naso paonazzo. PANDARO Dai retta a me, a Elena piace pi lui che Paride. CRESSIDA Allora proprio una Greca allegra. PANDARO come dico. L'altro giorno gli si avvicinata sulla
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veranda - tu lo sai, Troilo sul mento avr in tutto tre o quattro peli... CRESSIDA Certo, l'aritmetica di un oste basterebbe a tirar la somma. PANDARO Beh, molto giovane, e tuttavia quando solleva i pesi l l per battere suo fratello Ettore. CRESSIDA Cos giovane e gi cos lesto di mano? 6 PANDARO Ma per provarti che Elena lo ama: dunque, gli si fa vicina e la sua bianca mano gli tocca lo spacchetto del mento... CRESSIDA Per Giunone! e come se l' spaccato? PANDARO Via, lo sai bene che ha la fossetta: in tutta la Frigia non ce n' uno cui stia cos bene il sorriso. CRESSIDA Ah s, a sorridere proprio valente. PANDARO Non vero, forse? CRESSIDA S, come una nuvola d'autunno. 7 PANDARO S, scherza pure! Ma per provarti che Elena ama Troilo... CRESSIDA Oh, Troilo ci starebbe a quella prova, se vuoi provarlo cos. PANDARO Troilo? Ma se la stima quanto io un uovo marcio. CRESSIDA Se un uovo marcio ti attrae quanto ti attrae una testa marcia, finir che ti pappi i pulcini nel guscio. PANDARO Non ce la faccio a non ridere quando penso a come gli faceva il solletico sul mento; ha una mano lei che un miracolo di candore, lo devo proprio confessare... CRESSIDA Anche senza tortura. PANDARO E non le viene la voglia di trovarci un pelo bianco su quel mento? CRESSIDA Povero mento! Ha pi peli una verruca. PANDARO Dio che ridere! La regina Ecuba rideva da piangere. CRESSIDA Eh s, da piangere macigni! PANDARO E come rideva Cassandra! CRESSIDA Certo il fuoco sotto la pentola dei suoi occhi era pi basso, oppure rideva anche lei fino a piangere? PANDARO Ettore, anche lui rideva. CRESSIDA E perch ridevano tanto? PANDARO Diamine, per quel pelo bianco che Elena aveva trovato sul mento di Troilo.

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CRESSIDA Fosse stato verde avrei riso anch'io. PANDARO Ma non ridevano tanto del pelo quanto per come lui le ha risposto. CRESSIDA E che cosa ha detto? PANDARO Dice lei: "Hai cinquantadue peli sul mento e uno bianco". CRESSIDA Questo lo dice lei. PANDARO Esatto. Nessun dubbio. "Cinquantadue peli - risponde lui - e uno bianco. Quello mio padre, gli altri son tutti suoi figli". "Per Giove", continua allora lei, "e quale di questi mio marito Paride?" "Quello biforcuto", ribatte lui, "strappalo e regalaglielo". E tutti si misero a ridere. Elena arross, Paride s'arrabbi; e tutti a ridere tanto che impossibile raccontarlo. CRESSIDA Bene, non raccontarlo, l'hai tirata fin troppo in lungo. PANDARO Bene, nipote. Ieri ti ho detto una cosa, pensaci su. CRESSIDA Ci penso. PANDARO Ti giuro che vero: piange per te come se fosse nato sotto un acquazzone d'aprile. CRESSIDA E io germoglier per le sue lacrime come un'ortica prima di maggio. Suona la ritirata. PANDARO Ascolta! tornano dal campo. Fermiamoci qui a vederli passare mentre vanno al palazzo. Sta' qui con me, nipotina, resta qui, dolce Cressida. CRESSIDA Come vuoi tu. PANDARO Qui, qui, che un posto magnifico, qui si vede magnificamente. Per filo e per segno te li indicher man mano che ci passano davanti - ma pi di tutti, attenta a Troilo. CRESSIDA Abbassa un po' la voce. Enea attraversa la scena. PANDARO Quello Enea. Non un vero eroe? uno dei fiori di Troia, giuraddio lo . Ma attenta a Troilo, adesso arriva. Passa Antenore. CRESSIDA Quello chi ? PANDARO Antenore, uomo dalla testa fina, credi a me, di pasta buona; di lui, come di pochi, a Troia ci si puo fidare, e poi prestante. Ma dov' Troilo? Un attimo, te lo far vedere: quando mi vedr, osserva bene l'ammicco che mi far. CRESSIDA Ti far un ammicco? PANDARO Aspetta e vedrai. CRESSIDA Allora sarai ancora pi micco. 8
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Passa Ettore. PANDARO Ecco qua Ettore, eccolo, eccolo, guarda: quello s un uomo! Forza, forza Ettore! Guarda un eroe, nipotina! Oh prode Ettore! Guarda se non bello! - E che portamento! Non un tipo in gamba? CRESSIDA S, un tipo in gamba. PANDARO Vero? Basta guardarlo e ti si apre il cuore. E guarda che ammaccature ha l sull'elmo! Guarda, le vedi? Son mica bazzecole, quelle; guarda guarda: son colpi che chi li ha, si dice, se li tiene: quelle s che son botte! CRESSIDA Colpi di spada? PANDARO Spada o altro gliene importa assai. Gli fosse addosso il diavolo sarebbe pari e patta. Per l'occhio di Dio, ti si scalda il cuore. Ecco che viene Paride, eccolo l, Paride. Passa Paride. Guarda un po', nipotina, se non anche lui un bel campione, non ti pare? Proprio un bel campione! Chi ha detto che oggi tornato a casa ferito? Macch ferito. Ah, Elena se ne rallegrer, non ti pare? Ma ora vorrei che si vedesse Troilo! Vedrai che adesso arriva. Passa Eleno. CRESSIDA E quello? PANDARO Eleno. Mi chiedo dove sia finito Troilo. Quello Eleno. Forse oggi non andato al campo. Eleno quello l. CRESSIDA Combatte anche Eleno, zio? PANDARO Eleno? No... Beh, si batte alla bell'e meglio. Mi chiedo dov' Troilo. Ascolta, non stanno forse gridando "Troilo, Troilo"? un sacerdote, Eleno. CRESSIDA Chi quello che va come di soppiatto? Troilo attraversa la scena. PANDARO Dove? L? Deifobo. No, Troilo! Che uomo, nipote mia! Evviva! Ardimentoso Troilo, principe della cavalleria! CRESSIDA Zitto, vergogna, zitto! PANDARO Considerarlo devi, osservarlo bene. Audace Troilo! Ma dagli un po' un'occhiata, nipotina. Guarda di quanto sangue gronda la sua spada, quanti colpi ha sull'elmo, pi di Ettore; guardane la figura, il portamento! Che giovane stupendo, e ancora non ha ventitr anni: avanti Troilo, avanti! Avessi per sorella una Grazia, per figlia una dea, gli lascerei la scelta. Che uomo ammirevole! Paride? Paride, in confronto, spazzatura. Scommetto che Elena darebbe un occhio per fare il cambio. Passano dei soldati semplici. CRESSIDA Eccone ancora. PANDARO Asini, buffoni, pagliacci! Pula e crusca, pula e crusca! Brodaglia dopo carne di prima scelta! Potrei vivere e morire guardando in viso Troilo. Su, che guardi a fare? Le aquile sono passate, e questa
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la parata dei corvi e delle cornacchie! Preferirei essere Troilo piuttosto che Agamennone e tutti quei di Grecia! CRESSIDA Ma fra i Greci c' Achille, e vale pi di Troilo. PANDARO Achille! S, un carrettiere, un facchino, Dio che cammello! CRESSIDA Sar, sar. PANDARO Macch sar! Ma tu, hai discernimento? Li sai usare gli occhi? Un uomo, lo sai che ? Non sono forse natali, bellezza, prestanza, eloquenza, virilit, sapienza, gentilezza, virt, giovinezza, liberalit e cose simili, il sale e le spezie che insaporiscono un uomo? CRESSIDA S, un uomo affettato e poi da metter nel forno ma senza aggiunta di frutta, perch la sua frutta l'ha gi sfruttata. 9 PANDARO Sei un bel tipo! Non si sa mai come ti metti n che armi conti di usare contro le mie battute. CRESSIDA Mi metto cos di schiena, per difendere il mio pancino; conto sull'astuzia, per difendere i miei capricci; sulla mia segretezza, per difendere il mio onore; mi metto la maschera 10 per difendere la mia bellezza; e conto su di te, per difendere tutto questo. Adotto tutte queste posizioni di guardia, e tengo mille occhi aperti. PANDARO Dinne una, delle tue posizioni di guardia. CRESSIDA Per cominciare, mi guardo da te; anzi, questa una delle mie posizioni principali. Se non posso difendere cio che non voglio che sia colpito, almeno posso impedire che tu vada in giro a dire come ho incassato il colpo; a meno che non si gonfi cos che non si puo pi nascondere, perch allora, beh, mi resterebbe poco da stare in guardia. 11 PANDARO Sei davvero un bel tipo, vai! Entra il paggio di Troilo. PAGGIO Signore, il mio padrone vorrebbe parlarvi subito. PANDARO Dove? PAGGIO A casa vostra, l che si toglie l'armatura. PANDARO Bene, ragazzo, digli che arrivo. Esce il paggio. Temo che l'abbiano ferito. Addio, nipotina. CRESSIDA Arrivederci, zio. PANDARO Torno presto da te, nipote mia. CRESSIDA Per portarmi cosa, zio? PANDARO Vedrai, un pegno d'amore di Troilo. Esce. CRESSIDA E proprio per questo sei un ruffiano.
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Parole, voti, doni, lacrime, il sacrificio pieno dell'amore lui offre per conto di un altro; ma in Troilo io vedo mille volte pi di quello che si specchia nelle lodi di Pandaro. Per resisto. Quando son corteggiate, le donne sono angeli, ma men che niente valgono quando si sono date; la gioia solo nel farlo. La donna amata non sa nulla se non sa questo: a quello che non hanno gli uomini danno pi valore di quello che ha. Non ancora nata la donna che ricordi sempre che l'amore non mai cos dolce come quando corteggiamento. E quindi v'insegno questa massima dell'amore: "Chi ha fatto, comanda; chi non ha fatto supplica". Quindi anche se il cuore ho certo del mio amore neanche un istante lo mostreranno gli occhi. Esce.

Scena III

Fanfara. Entrano Agamennone, Nestore, Ulisse, Diomede, Menelao e altri comandanti greci. AGAMENNONE Principi, quale rovello vi ha colorato le guance d'itterizia? Le grandi prospettive che la speranza apre a ogni disegno ideato quaggi mai sono pari alle promesse avute. Incidenti si generano, disastri dentro le vene delle pi nobili azioni come per l'ingorgarsi di diverse linfe crescono nodi che infettando il pino pi sano, distorcono l'essenza dal retto sviluppo. No, principi, non per noi una novit esser delusi molto nelle nostre speranze dacch sette anni gi dura l'assedio e le mura di Troia sono ancora in piedi. Ogni impresa degli anni passati di cui dicono le cronache ha subto rovesci e scarti di un destino avverso, e nell'attuarsi si separata dal piano originale e dall'incorporea figura del pensiero che plasm la sua prima forma. Perch, allora, principi, con volti contriti abbassate gli occhi davanti alle nostre azioni e le giudicate vergognose? Esse non sono altro che le prove dilatorie con cui il sommo Giove saggia la pazienza perseverante degli uomini, un metallo il cui pregio reale non va calcolato dal favore della Fortuna. No, perch allora coraggioso e codardo, saggio e stolto, colto e incolto, forte e debole, sembrano tutti di una pasta. Ma quando la fortuna si corruccia in tempesta che allora, solo l, d'impeto scuote ogni cosa
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il soffio sventagliante della differenza e liquida via l'effimero - soltanto quello che ha massa o sostanza genuina resta l intatto, ricco d'intrinseca virt. NESTORE Grande Agamennone, con ogni rispetto dovuto pel tuo divino rango, Nestore far una chiosa a quello che per ultimo hai detto. L'uomo tale quando soffia malora. Se il mare calmo, barchette da due soldi traversano il suo seno paziente, osando battere la rotta dei pi forti navigli! Ma appena quel farabutto Borea stuzzica Teti gentile, allora vedi la nave dalle costole robuste tagliare le liquide montagne balzando fra i due umidi elementi come il cavallo di Perseo. E dov' ora quel guscetto smargiasso i cui deboli fianchi mal fasciati osavano competere coi grandi? riparato in tutta fretta in porto o ha fatto da spuntino al gran Nettuno. E cos che l'apparenza del valore e il valore si differenziano nelle tempeste della sorte, perch quand'essa coi suoi raggi risplende il gregge teme il tafano pi di una tigre; ma quando il vento tagliente mette in ginocchio la nodosa quercia e le mosche scappano al riparo, il coraggioso allora, acceso dalla furia, con la furia consna e s'accorda al registro della fortuna avversa e le risponde a tono. ULISSE Agamennone gran comandante, nerbo e ossatura della Grecia, cuore del nostro esercito, anima e spirito unico in cui dovrebbero chiudersi umori e idee di tutti noi, ascolta quello che dice Ulisse. Oltre all'applauso e all'approvazione che, o tu potentissimo per comando e rango, (a Nestore) e tu reverendissimo per la tua lunga vita, io qui tributo ai vostri due discorsi tali che, mio signore, le mani della Grecia dovrebbero innalzare il tuo nel bronzo; mentre il tuo, Nestore, venerabile, cesellato in argento, dovrebbe, con un legame d'aria, ma forte come l'asse su cui ruota il cielo, congiungere ogni orecchio greco alla sua saggia lingua vogliate tuttavia, tu grande e tu saggio, degnarvi di ascoltare Ulisse. AGAMENNONE Parla, Principe d'Itaca: non facile che schiuda la tua bocca materia vana,
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non importante eloquio, cos come non facile dalla bocca d'inferno di Tersite laido 12 udire armonia, intelligenza e oracoli. ULISSE Troia, che ancora salda in piedi, sarebbe gi in rovina, e orfana di mano vedremmo la spada del grande Ettore se non per i seguenti motivi. Il principio sull'autorit stato trascurato, e quante sono le tende greche che inutili stanno su questa pianura, tante sono le inutili fazioni. Quando l'autorit non pi l'alveare cui tutte le api operaie fanno capo, che miele ci si puo aspettare? Se la gerarchia mascherata, i pi indegni fan bella figura anch'essi nella mascherata generale. I cieli stessi, i pianeti, e questa terra ch' centro di ogni cosa, rispettano grado, priorit, rango, stabilit, corso, proporzione, tempo, forma, dovere e fedelt col massimo rigore. Per questo l'astro glorioso, Sole, troneggia col suo globo in nobile eminenza nel mondo celestiale - e il suo occhio benefico corregge l'influsso dei pianeti maligni, e come il proclama d'un re arriva senza fallo a buoni e a cattivi. Ma se i pianeti si mischiassero a caso in maligno disordine, quali pestilenze, mostruosit, rivolte, tempeste marine e terremoti, turbini di vento, terrori, mutazioni, orrori, spaccherebbero, frantumando e sradicando, l'unit e il sereno connubio dei ceti dal loro saldo posto! Quando la gerarchia scossa, che la scala ad ogni grande impresa, l'azione volge a male. Le comunit, i ranghi nelle scuole, le corporazioni, il pacifico commercio fra terra e terra, la primogenitura e il diritto di nascita, le prerogative dell'et, della corona, degli scettri, degli allori, come potrebbero, senza gerarchia, conservare il timbro del legittimo? Si spezzi la gerarchia, si porti a dissonare quella corda, e sentirete quale discordia seguir! Tutto litigher con tutto, l'acqua dall'alveo strariper oltre riva e il solido globo ridurr a fanghiglia; la forza asservir la debolezza, il figlio violento uccider il padre, forza e giustizia sar una cosa sola anzi, il giusto e il torto, il cui eterno litigio controllato dalla giustizia, perderanno i nomi, e la giustizia il suo. Tutto avr nome potere, e il potere volont, e la volont desiderio, e il desiderio, lupo universale, assecondato doppiamente dalla volont e dal potere far dell'intero universo la sua preda
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per poi, alla fine, divorar se stesso. Grande Agamennone, quando la gerarchia soffocata questo il caos che segue lo strangolamento, e l'abbandono della gerarchia tale che ogni ascesa diventa inarrestabile discesa: il generale disprezzato dal suo sottoposto, questi da chi gli sta sotto, e quest'ultimo da chi lo segue: e cos ogni grado, sull'esempio del primo che sia insofferente del superiore, colto da una febbre di pallida e spossante emulazione. E questa la febbre che tiene Troia in piedi, non il suo nerbo. Per farla corta, Troia si regge perch siamo deboli noi, non perch forte. NESTORE Con grande saggezza Ulisse ha indicato la febbre di cui questo nostro potere soffre. AGAMENNONE Ulisse, trovata la malattia, qual la cura? ULISSE Il grande Achille, che l'opinione comune esalta nerbo e braccio del nostro esercito, pieni gli orecchi della sua aerea fama, s'innammora del proprio merito, e riposa nella sua tenda, facendosi scherno di tutti i nostri piani. Con lui c' Patroclo, che su un pigro letto, passa tutto il giorno a inventare lazzi sconci, e con gesti ridicoli e sguaiati che lui, impudente, chiama imitazione, di noi tutti fa una grande farsa. A volte, grande Agamennone, impersona il tuo smisurato potere, e come un attore vanaglorioso la cui presunzione sta tutta nei garretti, e che si gloria tutto nell'udire il legnoso dialogo tra il suo goffo andirivieni e l'assito, recita la tua grandezza s da sembrar pietoso e pi che esagerato; quando parla sembra una campana fessa, quel che dice cos rozzo da sembrare iperbolico sulla lingua del ruggente Tifone. E, di fronte a questo guitto, Achille grande e grosso stravaccato sul suo letto sfatto, si mette ad applaudire con risatacce sonore e grida: "Bravissimo! Agamennone sputato! Ora fammi Nestore, schiarisciti la gola e accarezzati la barba come fa lui quando sta per parlare". E Patroclo lo fa, avvicinandosi al suo modello quanto due parallele fra loro, e gli somiglia quanto Vulcano simile a sua moglie. Ma il divo Achille ancora l che grida: "Bravissimo! Nestore sputato! E ora fallo quando deve alzarsi di notte e prendere le armi per un allarme improvviso". Ecco che gli acciacchi
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dell'et diventano oggetto di divertimento, e lui tossisce, sputa, brancica con mani malferme la gorgiera e non gli riesce mai d'allacciarla. E l di fronte c' Ser Valore tutto sbellicato: "Basta Patroclo, oppure fammi costole d'acciaio che le mie non reggono a questo grande ridere". Cos ogni nostra abilit, virt, forma, natura, ogni talento di ognuno e di tutti, le nostre gesta, i nostri piani, ordini, difese, incitamenti a battersi, trattative, vittorie, sconfitte, tutto cio che o che non diventa oggetto di beffa per quei due. NESTORE E molti altri si sono infettati imitando quei due cui l'opinione di tutti, come dice Ulisse, attribuisce merito altisonante. Aiace s' fatto protervo, avanza a testa in su, assume pose superbe come l'immenso Achille; come questi s'imbuca nella tenda, organizza riunioni da cospiratore, sputa sentenze come un oracolo su tutto cio che si dovrebbe fare; infine aizza Tersite - un poveraccio la cui bile conia calunnie come una zecca a coprirci di tutte le lordure e d'ogni fango, a indebolirci e a screditarci mentre noi siamo esposti ai pericoli pi gravi, da ogni parte. ULISSE Biasimano la nostra strategia, e la chiamano codardia, la saggezza per loro non ha posto nella guerra; disprezzano la prospettiva sul futuro, non vedono altro che il menar le mani. Le doti silenziose della mente che considerano le forze giuste nel momento giusto, la valutazione precisa della forza del nemico, beh, tutto cio per loro men che nulla. Sapete cosa dicono, che guerra da lenzuola, da tavolino, da studio; come se l'ariete, quando abbatte un muro, con la forza e l'impeto del colpo, fosse pi importante della mano che l'ha costruito o dell'intelligenza di quelli che, col calcolo, ne guidano l'effetto usando la ragione. NESTORE Fosse cos, il cavallo di Achille varrebbe molti figli di Teti. Squillo di tromba. AGAMENNONE Cos' questa tromba? Guarda un po', Menelao. MENELAO Viene da Troia. Entra Enea. AGAMENNONE
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Cosa volete davanti alla nostra tenda? ENEA Vi prego, questa la tenda del grande Agamennone? AGAMENNONE Proprio cos. ENEA Pu uno che ambasciatore e principe portare un messaggio ai suoi orecchi regali? AGAMENNONE Con pi garanzia che sotto la protezione del braccio d'Achille, e avanti a tutti i signori greci che a una voce chiamano Agamennone loro comandante in capo. ENEA Gentile consenso e ampia garanzia. Ma chi pu, non conoscendo il suo imperiale sguardo, distinguerlo da quello di altri uomini? AGAMENNONE Cio? ENEA S, voglio dire per poter destare in me la riverenza e ordinare alle guance un rossore come l'Aurora quando, intirizzita, adocchia il giovane Febo. Chi dunque il dio in carica, il duce di tutti, il grande e potente Agamennone? AGAMENNONE O questo Troiano ci prende per i fondelli, o a Troia son tutti cortigiani raffinati! ENEA Quando s' in pace, cortigiani franchi e affabili come angeli benevolenti: cos siam noti. Ma quando vanno in guerra hanno fegato forte, braccia potenti, salde membra, spade ardite, e, Giove lo puo dire, coraggio senza pari. Ma piano, Enea! Frenati, Troiano, mettiti il dito sulle labbra. Il valore della lode diventa disvalore se chi lodato lui stesso a lodarsi; quello che il nemico concede a denti stretti, di quel fiato che la Fama fatta, quella la lode che, sola, sempre pura. AGAMENNONE Signor Troiano, il vostro nome Enea? ENEA S, Greco, lo .
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AGAMENNONE Di grazia, che volete? ENEA Chiedo scusa, lo dico solo ad Agamennone. AGAMENNONE Non ascolta nulla, in privato, se viene da Troia. ENEA N io vengo fin qua per stargli a bisbigliare qualche cosa. Ho qui con me una tromba che sveglier il suo udito, per mettere i suoi sensi sull'attenti, poi parler. AGAMENNONE Parla franco come il vento: Agamennone il sonno l'ha gi fatto, e perch tu sappia, Troiano, che sta in piedi te lo dice lui stesso. ENEA Soffia, trombettiere, forza, entra con la tua voce d'ottone in queste pigre tende e sappia ogni nobile Greco cosa Troia ha deciso di dire forte e chiaro. Squilli di tromba. Abbiamo a Troia, grande Agamennone, un principe chiamato Ettore, figlio di Priamo, che in questa sonnacchiosa e lunga tregua, si sente arrugginire. 13 Cos m'ha ordinato di prendere un trombettiere e di proclamare: "Re, principi, signori, se uno v' tra i nobili di Grecia che tenga pi al suo onore che ai suoi agi, che cerchi la gloria pi di quanto non tema il pericolo, che non conosca la paura, ma solo il suo valore, che ami veramente la sua donna, pi che a parole, o con lodi inutili alle labbra di lei, e osi quindi affermarne la bellezza, e il valore affrontando braccia che non sono di lei, costui io sfido. Davanti a Greci e Troiani Ettore prover, o si prover di provare, che la sua donna pi bella, saggia, fedele, di tutte quelle che Greco abbia mai stretto. Domani la sua tromba suoner proprio a met fra il vostro campo e Troia per stanare un Greco che sia genuino in amore. Si faccia uno avanti, Ettore l'onorer; se poi nessuno viene, tornato a Troia potr annunciare a tutti che le Greche hanno la pelle bruciata dal sole 14 e non valgono la scheggia d'una lancia". E questo tutto. AGAMENNONE Lo diremo ai nostri innamorati, Sire Enea.
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Se nessuno di loro ha animo in questo caso segno che i veri amanti sono restati a casa. Ma noi siamo soldati, e possa rivelarsi un vile quel soldato che non stato, , o sta per essere innamorato. Se dunque uno c' che lo sia stato, lo , o sta per esserlo, costui si batter con Ettore. Se poi non c' nessuno, combatter io stesso. NESTORE Fategli pure il mio nome, un uomo fatto al tempo che il nonno d'Ettore poppava. vecchio, ora, ma se non c' tra i Greci chi abbia quel tanto di fuoco per rispondere del suo amore, ditegli che la mia barba canuta la nasconder in una celata d'oro, il muscolo avvizzito in un bracciale, poi gli dir in faccia che la mia donna era pi bella di sua nonna, e casta come nessuna al mondo. Sia pure nel pieno del suo vigore, questa verit io la sosterro con le mie tre gocce di sangue. ENEA Il cielo non voglia che ci sia tale scarsit di giovani! ULISSE Amen. AGAMENNONE Principe Enea, lasciate che vi prenda per mano: vi condurr anzitutto nel nostro padiglione. Anche Achille dovr conoscere questa sfida, e con lui, di tenda in tenda, tutti i nobili greci. Voi pranzerete con noi prima d'andarvene, e assaggerete il benvenuto d'un nobile nemico. Escono tutti tranne Ulisse e Nestore. ULISSE Nestore... NESTORE Cosa dice, Ulisse? ULISSE Ho in testa un'idea adolescente: sii tu il tempo per darle una qualche forma. NESTORE Di che si tratta? ULISSE Ecco: a nodo imbrogliato cuneo smussato. Il germe d'orgoglio di Achille cresciuto talmente che dev'esser subito falciato; se si propaga generer un tale vivaio di superbia da soffocarci tutti. NESTORE S, ma cosa fare? ULISSE Questa sfida che il prode Ettore lancia, sebbene sia rivolta a tutti quanti noi,
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ha in mente in realt soltanto Achille. NESTORE Vero: lo scopo del tutto evidente, come un bene il cui ammontare consti della somma di cifre limitate; quando la sfida avr piena pubblicit non ho dubbi che Achille, avesse il cervello anche pi arido delle dune della Libia - ma che abbastanza secco ben lo sa Apollo intender subito, con il suo alato ingegno, che Ettore ce l'ha con lui. ULISSE E pensi davvero che si scomoder a rispondere? NESTORE Sarebbe la cosa migliore. Chi altri mai potremmo, con onore, contrapporre a Ettore? Anche se si tratta di una sfida per gioco, pero in gioco la nostra reputazione. I Troiani assaggeranno qui la nostra fama migliore col loro palato pi fine; e credimi, Ulisse, la nostra rinomanza, in quest'azione voluta, sar messa in gioco pericolosamente, perch l'esito, anche se individuale, sar tale da misurare, bene o male, il valore di tutti. da questi indici - sia pur guide minime dei volumi che li seguono - che si ricava la figura infantile del gigantesco cumulo di cose che di s fa l'opera tutta. Si presume che chi incontra Ettore lo faccia per nostra propria scelta, la quale essendo unanime, non puo che basarsi sul merito, e scelta e merito uniti produrranno, quasi espresso da noi tutti, un uomo distillato dalle nostre stesse virt. Se costui abortisce, immagina quale cuore ne ricava la parte che vince per rafforzare una ferrea fiducia in se stessa! Che, quando coltivata, le membra sono suoi strumenti non meno efficaci di spade e archi maneggiati da quelle membra stesse. ULISSE Scusa un po': ma proprio per questo bene che Achille non incontri Ettore. Perch non facciamo come i bottegai? Esponiamo prima la merce pi scadente e cerchiamo di venderla; se poi non ci riusciamo, il pregio di quella ch' migliore attrarr di pi perch mostrata dopo. Quindi che per nessun motivo Ettore e Achille s'incontrino. Sia in caso di vittoria che in quello di sconfitta la sfida porterebbe a due grossi inconvenienti. NESTORE Quali? Fin l la mia vista non arriva.

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ULISSE La gloria che Achille ricavasse da Ettore, se non fosse superbo, sarebbe certo anche nostra: ma gi cos insolente che per noi morire di sete sotto il sole africano sarebbe meglio che sotto l'orgoglio e il disprezzo salato dei suoi occhi, se la spuntasse con Ettore. E se fosse battuto allora guai per la nostra reputazione, a pezzi nello smacco del nostro uomo di punta. No, tiriamo a sorte e con un trucco facciamo che tocchi a quel fesso d'Aiace combattere con Ettore. Diamogli tutti d'accordo il titolo di uomo migliore. E vedremo il grande mirmidone sorbettarsi la purga, lui che si crogiola di applausi per lui solo! Vedrai che abbasser la cresta che inarca con pi orgoglio di Iride azzurra. Se poi l'ottuso e scervellato Aiace ne esce vivo lo copriremo di applausi; se fa cilecca avremo sempre la reputazione di possedere uomini migliori. Ma, che si picchi sodo o se ne buschi, in tutti i casi la vita del nostro progetto assume questo senso: Aiace verr usato per strappare le penne ad Achille. NESTORE Ulisse, comincio ad apprezzare il tuo piano, e ne dar subito un assaggio ad Agamennone. Andiamo direttamente da lui. Due cani si domeranno a vicenda. Solo l'orgoglio aizza i mastini, come fosse un osso. Escono.

ATTO II

Scena I

Entrano Aiace e Tersite. AIACE Tersite! TERSITE Ma Agamennone - e se avesse una foruncolosi, se fosse pieno di pustole, dappertutto, ovunque?... AIACE Tersite! TERSITE E se dalle pustole scorresse il pus? Dimmi un po': non sarebbe un generale che scorre? Non sarebbe un grumo di marcio? AIACE Cane! TERSITE Finalmente qualcosa la manderebbe fuori, mentre ora non ne vedo uscire nulla.
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AIACE Figlio d'una lupa, mi stai a sentire o no? E allora senti questo. Lo picchia. TERSITE Ti pigli la peste greca, bastardo, testa di lardo! AIACE Parla, lievito ammuffito, parla! Ti faccio diventare bello a forza di botte! TERSITE Faccio prima io a darti un po' d'intelligenza e di grazia a furia d'insulti; ma credo che farebbe prima il tuo cavallo a comporre un'orazione che tu a imparare a pregare senza il messale. Le botte le sai dare, vero? Venga la peste rossa ai tuoi trucchi da cavallaccio sfiancato. AIACE Fungo velenoso, dimmi il proclama. TERSITE Ma di', che forse io non ho sensi, che mi picchi cos? AIACE Il proclama! TERSITE Ti si proclama fesso, credo. AIACE Piantala, porcospino, piantala, mi prudono le mani. TERSITE Ti prudesse tutto, dalla testa ai piedi, ti presterei servizio per grattarti e farei di te la crosta di rogna pi schifosa di tutta la Grecia. 15 (Quando esci in campo nelle incursioni tu batti la fiacca come chiunque altro.) AIACE T'ho detto, il proclama! TERSITE Brontoli malignit su Achille ogni momento e sei invidioso della sua grandezza quanto Cerbero lo della bellezza di Proserpina, proprio cos, passi il tempo ad abbaiargli dietro. AIACE Comare Tersite! TERSITE Prova a picchiarlo piuttosto... AIACE Pagnottina! TERSITE S, con un pugno ti ridurrebbe in briciole come un marinaio che spezza una galletta. AIACE (picchiandolo) Figlio di puttana, cagna! TERSITE Picchia, forza, picchia! AIACE Cesso di strega! TERSITE Picchia, picchia, cervello rammollito, c' pi materia grigia in uno dei miei gomiti! Un asinello 16 potrebbe farti da maestro. Somaro d'un eroe schifoso, sei qui solo per bastonare i Troiani, e chi ha un po' di cervello ti tratta come un barbaro schiavo. Se seguiti a picchiarmi, te lo snocciolo io che cosa sei - parto dai piedi e su per ogni centimetro, massa di carne senz'anima che non sei altro! AIACE Cagnaccio! TERSITE Signore dei miei stivali!
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AIACE (picchiandolo) Bastardo! TERSITE Grande idiota marziale! di, bruto manesco, di cammello, battimi ancora! Entrano Achille e Patroclo. ACHILLE Che succede, Aiace, perch lo picchi cos? E tu, Tersite, che c', cosa succede? TERSITE Lo vedi anche tu, no, lo vedi? ACHILLE S, lo vedo, e allora? TERSITE Dagli una bella occhiata. ACHILLE Lo sto facendo; e allora? TERSITE No, non lo guardi come si deve. ACHILLE Perch, com' che si deve? TERSITE No, non lo guardi bene; perch, checch tu ne pensi, lui pur sempre Aiace. 17 ACHILLE Questo lo so, idiota. TERSITE S, ma quell'idiota non conosce se stesso. AIACE Per questo ti picchio. TERSITE Ma senti, senti, senti, senti come ripete quei quattro soldi di spirito di patata! Le sue giustificazioni hanno le orecchie lunghe! Gli ho rimescolato pi io il cervello che lui il costato a me. Io con un soldo ci compro nove passeri, ma la sua corteccia cerebrale non vale la nona parte di uno. Questo Sire, Aiace, che ragiona con la pancia e con la testa ci fa i suoi bisogni, caro Achille, adesso ci penso io a smontartelo pezzo per pezzo... ACHILLE Come dunque? TERSITE Questo tipo qui, Aiace... Aiace fa per colpirlo, Achille interviene. ACHILLE Fermo, fermo, buon Aiace... TERSITE ...di cervello ce n'ha cos poco... ACHILLE Aiace, buono, o dovr farti star fermo io! TERSITE ...che non ci tura neanche la cruna dell'ago di Elena, per la quale venuto a far la guerra. ACHILLE Smettila anche tu, scemo! TERSITE S, io la vorrei smettere e starmene quieto in pace, ma questo scemo qui che non la vuol capire; lui, quello l. Guardalo bene. AIACE Maledetto bastardo, io ti...

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ACHILLE Su, Aiace, ti vuoi mettere con un pagliaccio? TERSITE No, un pagliaccio se ne mangia cento... PATROCLO Modera le parole, Tersite. ACHILLE Ma perch litigate? AIACE Ho ordinato a questo gufo schifoso di dirmi il tenore del proclama, e lui mi insulta. TERSITE Non sono il tuo servo. AIACE Di, continua, continua... TERSITE Io qui sono un volontario. ACHILLE Il tuo ultimo servizio l'hai sofferto involontariamente; nessuno le busca di sua spontanea volont. Aiace stato il volontario qui, tu quello che le prende a forza! TERSITE Proprio cos; per lo pi il vostro cervello si ritrova fra la muscolatura dei bicipiti. Altrimenti si vede che chi lo dice un bugiardo. Ettore si far un misero bottino con le cervici che vi schizzer dalle orecchie! Tanto varrebbe schiacciare una noce ammuffita senza nulla dentro. ACHILLE Ma come, ora insulti anche me, Tersite? TERSITE Ulisse e il vecchio Nestore, il cui cervello era gi tutto pappa prima che i vostri nonni avessero unghie ai piedi, vi legano all'aratro come foste buoi da tiro e vi fanno arare questa guerra. ACHILLE Cos' che dici? TERSITE La pura verit! Spingi, Achille, tira, Aiace, tira! AIACE Quella lingua te la taglio. TERSITE Fallo pure, che comunque sar pi spiritoso di te. PATROCLO Tersite, ora basta davvero! TERSITE Star dunque zitto perch me lo ordina la cagna d'Achille? 18 ACHILLE E questa per te, Patroclo. TERSITE Voglio vedervi appesi per il collo come un mazzo di cipolle prima di tornare qui alle vostre tende. Vado a respirare l'aria della ragione, e lascio il reparto dei folli. Esce. PATROCLO Ora si respira! ACHILLE Vedi, Aiace, il proclama letto a tutto l'esercito dice: che domani Ettore, di mattina presto, sar, con trombettiere, tra il nostro campo e Troia per sfidare a duello quel cavaliere dei nostri
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che abbia il fegato di battersi e sostenere... non so cosa. Idiozie. Addio. AIACE Addio. Chi gli deve rispondere? ACHILLE Non lo so, si far a sorteggio Altrimenti Ettore saprebbe gi il suo uomo. AIACE Tu, vuoi dire? Voglio saperne di pi. Escono.

Scena II

Entrano Priamo, Ettore, Troilo, Paride, ed Eleno. PRIAMO Dopo tante ore, vite, parole spese, ora Nestore ci ripete le condizioni greche: "Consegnate Elena, e ogni altro danno onore, tempo perso, fatica, spese vive, ferite, amici, quello che caro e spento gi nel ventre ardente di questa guerra rapace sar cancellato per sempre". Cosa ne dici, Ettore? ETTORE Nessuno meno di me ha paura di questi Greci per quanto mi concerne personalmente, tuttavia, grande Priamo, non c' donna pi dedita a tremori, pi spugnosa a inzupparsi di paura, pi pronta a gridare "Chi sa che succede poi" di quanto non sia io. La piaga della pace la sicumera, la sicumera spavalda, ma il dubbio modesto lo si chiama il faro del saggio, il bisturi che fruga alla radice del peggio. Lasciamo andare via Elena. Da quando la prima spada fu sguainata in questo affare, ogni singolo caduto 19 fra le molte migliaia di periti stato prezioso quanto Elena - dei nostri, dico. Se abbiamo perso tante decine dei nostri per tener in consegna una cosa non nostra, che non varrebbe un decimo dei nostri, avesse pure il nostro nome, che senso ha l'argomento che rifiuta che la si debba restituire? TROILO Vergogna, fratello, vergogna! Vuoi calcolare la dignit e l'onore di un re grande e temuto come nostro padre su una bilancia ordinaria? Si puo forse ricavare col pallottoliere la sua incalcolabile infinit, confinare un busto d'insondabile virt
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con unit di misura cos umilianti come paure e ragioni? Vergogna, per gli dei! ELENO Non mi sorprende che tu attacchi a morsi le ragioni. Non ne possiedi un'acca. E cos nostro padre non dovrebbe governare con le ragioni perch glielo dici tu quando sragioni? TROILO Tu pensa ai sogni e ai sonni, fratello prete, di ragioni tu ci foderi i guanti. Ecco le tue ragioni: tu sai che un nemico intende farti del male, sai che una spada alzata pericolosa, e la ragione fugge l'oggetto di ogni male. Chi si sorprende se quando vede un Greco con la spada, Eleno si mette ai calcagni le ali della ragione, e scappa che sembra Mercurio bambino che fugge da Giove, o una stella schizzata via dall'orbita? No, se parliamo di ragione, chiudiamo le porte e andiamo a dormire. La virilit e l'onore avrebbero cuore di lepre se s'impinguassero il pensiero ingozzando ragione. Ragione e prudenza fanno il fegato anemico e fiaccano ogni vigore. ETTORE Fratello, Elena non vale ci che costa tenerla. TROILO Cos' che vale pi del valore che gli dai? ETTORE Ma il valore non consiste nel tuo volere darlo: mantiene il suo criterio e la sua dignit in se stesso oltre che in chi lo d. folle idolatria subordinare il dio al servizio che gli tributiamo; bell'e andata una testa che adora ci che lei stessa desidera morbosamente senza una prova del merito che gli attribuisce. TROILO Io oggi prendo moglie, e la mia scelta guidata in tutto e per tutto dal mio volere; il mio volere sorretto dai miei occhi e orecchi, che sono nocchieri avvezzi a regger rotta fra gli scogli fatali al volere e del giudizio. Ora, come posso disfarmi della moglie che ho preso anche se poi il mio volere non apprezza ci che ha scelto? fuor di questione che si possa ritrarsi e insieme tener fede al proprio onore. Non si restituisce la seta al bottegaio dopo averla macchiata, n si buttano le vivande in eccesso nel pattume perch ormai siamo sazi. Fu giudicato bene
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che Paride si prendesse una rivincita sui Greci; il soffio del vostro consenso gonfio le sue vele: i mari e i venti, vecchi litiganti, fecero tregua e gli dettero mano; tocc i porti desiderati, e in cambio di una vecchia zia prigioniera dei Greci, si port via una regina greca, la cui fresca giovent fa rugosa la belt di Apollo e rende scialba l'aurora. Perch ce la teniamo? I Greci si tengono nostra zia. Ma, merita tenerla? Ecco: ella una perla il cui prezzo ha messo a mare pi di mille navi e trasformato in mercanti dei re coronati. Se riconoscete che Paride fu saggio ad andare, e per forza dovete farlo, gli gridavate tutti: "Vai, vai!". Se ammettete che ha riportato a casa un nobile bottino, e per forza dovete farlo, battevate le mani gridandogli "Inestimabile!", perch ora svalutate il risultato della vostra stessa saggezza e fate qualcosa che mai la Fortuna ha fatto, rendete misera la stima di cio che valeva per voi pi che il mare e la terra? Il pi basso dei furti: aver rubato una cosa che poi si ha paura di tenere! Ma noi ladri indegni di quest'oggetto rubato, che, rubandolo, abbiamo inflitto ai Greci una vergogna in patria, temiamo di risponderne qui, nella nostra terra! CASSANDRA (dall'interno) Piangete, Troiani, piangete! PRIAMO Cos' questo rumore, chi grida? TROILO quella pazza di nostra sorella, riconosco la sua voce. CASSANDRA (dall'interno) Piangete, Troiani! ETTORE Cassandra. Entra Cassandra, vaneggiando, i capelli scomposti. CASSANDRA Piangete, Troiani, piangete! Prestatemi diecimila occhi e ve li riempir di lacrime profetiche. ETTORE Calmati, sorella, calma! CASSANDRA Vergini e ragazzi, uomini maturi e vecchi rugosi, debole infanzia, che puoi solo piangere, unitevi alle mie grida! Paghiamo in anticipo una parte della massa di lamenti che ci aspetta. Piangete, Troiani, piangete! Allenatevi al pianto! Troia non puo vivere, la nobile Ilio non puo sopravvivere; nostro fratello Paride il fuoco che ci brucia tutti. 20. Piangete, Troiani, piangete! Un'Elena, una sventura!
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Piangete, piangete! Troia brucia, oppure mandate via Elena. Esce. ETTORE Ora, giovane Troilo, non ti danno rimorso gli alti accenti profetici di nostra sorella? O il tuo sangue cos infuocato dalla follia che nessun discorso ragionevole, nessun timore di insuccesso in una causa cattiva puo moderarlo? TROILO Sta' a sentire, Ettore, fratello, il fatto che non si puo n prendere per giusto solo ci, quello solo, che va a finire bene, n andare di colpo gi di morale perch Cassandra matta. Non c' sua crisi che possa intaccare la bont di una lotta che sacra perch ci impegna fino in fondo nell'onore. Ti dico che la cosa mi tocca tanto poco come ogni vero figlio di Priamo; Giove non voglia che proprio fra di noi si facciano cose tali da distogliere i pi deboli dal combattere e resistere. PARIDE Senn tutti potrebbero accusarmi di aver agito leggermente, e pensare i vostri consigli frivoli. Invece, gli dei lo sanno, il vostro pieno consenso diede ali a quello che pensavo e cancell ogni timore per quel progetto tremendo. Perch, ahim, che possono queste mie sole braccia? E che pu fare il coraggio di un solo uomo contro l'impeto ostile dei molti aizzati da una simile sfida? Con tutto questo, giuro, fossi io solo ad affrontare le difficolt, e potessi tanto quanto io voglio, Paride non rinnegherebbe mai quello che ha fatto, n avrebbe dubbi su cosa fare. PRIAMO Paride, tu parli come uno che istupidito dal suo piacere: tu hai sempre il miele, questi qua il fiele; nel tuo caso, avere coraggio non un merito. PARIDE Sire, io non miro soltanto ad assicurarmi i piaceri che porta con s una donna cos bella; ma vorrei cancellare la macchia del suo felice ratto custodendola qui con ogni onore. Che tradimento sarebbe verso la regina catturata, che danno alla vostra nobile immagine, che onta per me, se ora ne cedessimo il possesso in seguito a una vile costrizione! mai possibile che una tale degenere tendenza
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abbia messo piede nei vostri petti generosi? Tra i nostri non c' spirito cos meschino che non abbia cuore da osare, o spada da sguainare per difendere Elena; n uno cos nobile che la sua vita sia mal sacrificata, o la cui morte sia infame se il motivo Elena. E allora, dico, facciamo bene a batterci per lei, che, lo sappiamo bene, non ha pari in tutto l'ampio mondo. ETTORE Paride e Troilo, avete parlato bene entrambi, e, sulla causa e il problema che abbiamo per le mani avete commentato, ma in superficie non molto diversamente da quei giovani che Aristotele riteneva inadatti a seguire la filosofia morale. 21 Le ragioni che adducete son pi dirette a infiammare il sangue sregolato, che a dare un giudizio imparziale tra il giusto e il torto. Piacere e vendetta sono pi sorde delle serpi alla voce di una giusta decisione. Natura vuole che il dovuto sia reso al proprietario. Ora, c' mai nell'umanit una cosa pi dovuta che la moglie al marito? Se questa legge di natura viene corrotta per passione, se grandi spiriti la negano per indulgere alle proprie voglie ottuse in ogni stato ben ordinato c' una legge che frena gli insensati appetiti che sono pi disubbidienti e refrattari. Se dunque Elena moglie del re di Sparta, com' noto, queste leggi morali della natura e dei popoli gridano che sia restituita. Insistere nel torto non attenua il torto, lo aggrava. Cos Ettore giudica, secondo verit. E tuttavia fratelli miei focosi, io propendo a pensare come voi che Elena dev'essere trattenuta; perch causa da cui dipende assai la nostra dignit, comune e individuale. TROILO Ecco, ora tocchi il vivo della nostra idea: se non ci stesse pi a cuore la gloria che soddisfare il nostro crescente risentimento, non una goccia, una, del nostro sangue vorrei veder versare per difenderla. Ma, nobile Ettore, essa un segno di onore e di fama, stimolo a gesta audaci e magnanime, il cui ardire puo oggi sconfiggere il nemico, e che in futuro ci render immortali. Forse che uno valoroso come te darebbe via il vantaggio d'una gloria promessa, quale sorride in fronte a questa azione, per le ricchezze del mondo intero?

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ETTORE Io sono con te, ardita progenie del grande Priamo. Mi son fatto fautore di una fiera sfida lanciata agli sciocchi e faziosi principi greci, che riempir di stupore i loro spiriti sonnolenti. Mi stato detto che il loro generale dorme mentre nell'esercito serpeggia la rivalit. E questo, immagino, lo risveglier. Escono.

Scena III

Entra Tersite. TERSITE Allora, Tersite! Ma come, smarrito nel labirinto della tua furia? Non darla vinta a quell'elefante di Aiace! A ogni botta sua io gli rispondo a tono. Sai che soddisfazione! Magari fosse il contrario: avessi io la botta e lui la risposta! Per Giove, far una bella pratica di magia nera pur di mandare a segno tutte le mie maledizioni. E quell'Achille, che grande ingegno! Se per prendere Troia l'unica fosse che questa bella coppia pensasse lei alla breccia, le mura cadrebbero, ma di vecchiaia! Tu, gran fulminatore dell'Olimpo, dimentica che sei Giove, re degli dei, e tu, Mercurio, scordati l'arte serpentina del tuo caduceo, se non riuscite a togliere a quei due quel poco, che dico, pochissimo cervello che gli resta! Il pi deficiente degli uomini sa che il cervello di quei due cos abbondantemente scarso, che per liberare una mosca dalle grinfie d'un ragno non sa far altro che tirar fuori la ferraglia e tagliare la tela. Dopodich, il vento si porti via l'intero accampamento, o, meglio, lo faccia il mal napoletano! 22 Perch questa la punizione giusta per chi fa la guerra per una sottanella. Ora le orazioni le ho dette, "Amen" lo dica pure il diavolo Invidia. Oh, dico!, Sua Signoria Achille! Entra Patroclo. PATROCLO Chi ? Tersite! Ecco, bravo, vieni dentro a dire i tuoi improperi. TERSITE Se potessi ricordarmi d'ogni moneta falsa, tu non fuggiresti alla mia considerazione, ma tanto lo stesso, a te basta guardarti nello specchio! Pazzia e ignoranza, morbo comune dell'umanit, ti vengano addosso in gran quantit! Ti salvi Dio dai precettori, e l'istruzione non ti si avvicini! Che tu sia guidato dal tuo sangue fino alla morte! E quel giorno, se colei che ti prepara per la sepoltura dice che sei un bel cadavere, giuro e spergiuro che lei non ha insudariato che lebbrosi. Amen. Dov' Achille? PATROCLO Come, ti sei convertito? Stavi pregando? TERSITE S, e il cielo mi ascolti! PATROCLO Amen. Entra Achille.

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ACHILLE Chi c'? PATROCLO Tersite, mio signore. ACHILLE Dove, dove? Sei venuto, formaggio mio, mio digestivo, perch non ti sei pi servito alla mia tavola da tanti pasti in qua? Dimmi un po', che cos' Agamennone? TERSITE Il tuo comandante, Achille. Adesso dimmi tu, Patroclo, Achille che cos'? PATROCLO Il tuo signore, Tersite. Adesso dimmi tu, ti prego, tu cosa sei? TERSITE Il tuo conoscitore, Patroclo; e adesso dimmi tu, che cosa sei tu? PATROCLO Dillo tu che mi conosci. ACHILLE Su, dillo, dillo. TERSITE Vi declino tutto il complesso: Agamennone comanda Achille; Achille il mio signore; io sono il conoscitore di Patroclo, e Patroclo un fesso. PATROCLO Furfante! TERSITE Calma, fesso, manca ancora qualcosa. ACHILLE Ha licenza di dir tutto. Continua, Tersite! TERSITE Agamennone un fesso; Achille un fesso; Tersite un fesso, e, come gi detto, Patroclo un fesso. ACHILLE Dimostralo, forza! TERSITE Agamennone fesso a pretendere di comandare Achille; Achille fesso a lasciarsi comandare da Agamennone; Tersite fesso a servire un fesso simile, e Patroclo fesso per definizione. PATROCLO Perch io sono fesso? TERSITE Rivolgiti al creatore, a me basta di sapere che lo sei. Ma guardate l, chi che arriva? ACHILLE Patroclo, io non ci sono per nessuno. - Vieni dentro con me, Tersite. Esce. TERSITE Che buffonate, che imbroglio, che furfanterie! Stringi stringi, di una puttana e di un cornuto si tratta: un gran bel litigio per lanciare schiera contro schiera e farle dissanguare a morte. Che venga la serpgine secca a tutta questa bella causa! Che guerra e lussuria riducano tutti in cenere! Esce. Entrano Agamennone, Ulisse, Nestore, Diomede, Aiace e Calcante. AGAMENNONE Dov' Achille? PATROCLO Nella sua tenda, ma non si sente bene, signore.

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AGAMENNONE Gli sia notificato che noi siamo qui. Ha respinto tutti i nostri messaggeri. Ora, messe da parte le nostre prerogative, siamo noi che lo visitiamo. Che gli si dica, perch non gli venga in mente che non osiamo far valere il nostro grado, o che non siamo coscienti di chi siamo. PATROCLO Glielo dir. Esce. ULISSE L'abbiamo visto sulla soglia della tenda; malato di certo non . AIACE S, di morbo leonino, superbia galoppante! Si pu anche chiamarla ipocondria, volendo risparmiarlo; ma ci giocherei la testa, puro orgoglio. Ma perch poi? Vogliamo un motivo. Una parola, signore. Prende da parte Agamennone. NESTORE Perch Aiace ce l'ha tanto con lui? ULISSE Achille gli ha soffiato il buffone. NESTORE Chi? Tersite? ULISSE S. NESTORE Allora Aiace sar a corto di battute se ha perso chi gli dava lo spunto. ULISSE No, vedi, il suo spunto colui che gli ha tolto lo spunto, cio Achille. NESTORE Tanto meglio. Meglio la loro frazione che la loro fazione. Ma doveva essere solida l'alleanza di quei due se c' voluto un pazzo per spezzarla. ULISSE Se l'amicizia non la lega la saggezza, un lampo per la mattana farla a pezzi. Ecco che torna Patroclo. Entra Patroclo. NESTORE Achille non si vede. ULISSE L'elefante ha le giunture, ma non per far riverenze. Le zampe ce l'ha per ogni altra necessit che il genuflettersi. PATROCLO Achille m'incarica di dirvi che molto spiacente se altro che non sia per voi diporto o piacere ha qui portato la vostra grandezza e il nobile concilio a fargli visita; spera sia solo per la salute e la buona digestione, una boccata d'aria dopo il desinare. AGAMENNONE Ascolta bene, Patroclo: Ormai queste risposte le conosciamo bene.
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Ma il suo pretesto, reso veloce dalle ali del disprezzo, non pu sfuggire alle grinfie della nostra intelligenza. Ha molte qualit, e sono molte le ragioni per cui le riconosciamo. Ma tutte le sue virt che da parte sua non esercita virtuosamente, cominciano a perdere lustro ai nostri occhi; gi, come frutta splendida su un vassoio sporco, rischia di marcire non assaporata. Vagli a dire che siamo venuti apposta per parlargli; e non farai peccato a dirgli che lo consideriamo ultrasuperbo e sottoeducato; pi grande nella presunzione che sul piano del senno; che qui persone di lui molto pi degne si mettono a disposizione del selvaggio capriccio ch'egli ostenta, e, celando la sacra forza della loro autorit, assecondano con tolleranza il gigantismo dei suoi umori; s, spiano le sue lune storte, i suoi flussi e riflussi come se l'andamento e la condotta della guerra galleggiassero sulle sue maree. Diglielo e aggiungi che se gonfia troppo il proprio prezzo faremo a meno di lui e lo metteremo in canto come un pezzo da guerra intrasportabile, con su questo avviso: - Da riparare, non puo essere impiegato. Meglio un nano in azione che un gigante che dorme. Diglielo pure. PATROCLO Vado, e torno con la risposta. Esce. AGAMENNONE Niente interposte persone; siamo venuti per parlare con lui: Ulisse, entra tu. Esce Ulisse. AIACE Chi lui pi di un altro? AGAMENNONE Non pi di chi pensa di essere. AIACE Davvero? Ma non pensate che si creda meglio di me? AGAMENNONE Senza dubbio. AIACE Ma, voi, sottoscrivereste la sua opinione e direste che lo ? AGAMENNONE No, nobile Aiace, tu sei altrettanto forte, valoroso, saggio di lui, non meno nobile, molto pi cortese e, soprattutto, molto pi trattabile. AIACE E poi perch un uomo deve fare il superbo? Come nasce la superbia? Io neanche so dove sta di casa. AGAMENNONE Perci il tuo pensiero ci guadagna in chiarezza, la tua virt in bellezza. Il superbo alla fine divora se stesso: la superbia gli fa da specchio, da trombettiere, da cronista, e chi si loda indipendentemente dall'azione affoga la sua azione nella lode. Entra Ulisse.

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AIACE Detesto i superbi pi della gena dei rospi. NESTORE (a parte) Per si ama, non strano? ULISSE Domani Achille non sar sul campo. AGAMENNONE E che scusa accampa? ULISSE Di scuse non ne adduce, continua a fare come e perch gli gira, senza riguardo o rispetto per nessuno; caparbiamente vuole e se ne compiace. AGAMENNONE E perch non si degna, se glielo richiediamo, di uscire dal chiuso a respirare con noi? ULISSE Fa importanti le cose da nulla, solo perch gli vengono richieste. Ha la mana della grandezza, e quando parla a se stesso lo fa con un'alterigia che gli mozza il fiato. Il valore che s'attribuisce gli accende nel sangue un tal frenetico discorso che lo stato di Achille gira in vuoto furore fra la mente che pensa e il corpo che agisce e alla fine si autodistrugge. Che dire di pi? cos impestato dalla superbia che i suoi sintomi letali proclamano: "Impossibile guarire". AGAMENNONE Mandiamo da lui Aiace. Caro signore, va' a trovarlo nella tenda: si dice che ti stimi e, magari, se glielo chiedi tu, pu darsi che esca un poco da se stesso. ULISSE Oh, no, Agamennone! Non cos! Sian benedetti i passi che Aiace fa per allontanarsi da Achille. Questo superbo, uso a imbrodare la propria arroganza col proprio sego, e che mai lascia entrare gli affari del mondo nei propri pensieri, tranne ci che rimugina e rumina da s, sar venerato da colui che noi teniamo a idolo maggiore? No, questo signore tre volte degno e valoroso non deve svilire la sua palma, nobilmente vinta, n, per mia volont, subordinare il suo merito, lui che merita almeno quanto Achille, andando da Achille. Sarebbe ingrassare l'orgoglio panciuto di costui, aggiungere carbone al Cancro che gi fiammeggia perch vien visitato dal grande Iperione. Questo signore da lui! Giove non voglia e tuoni per risposta: "Vada Achille da lui!".

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NESTORE (a parte) Bene cos: gli sta dando corda. DIOMEDE (a parte) Come si beve in silenzio la lusinga! AIACE Se ci vado, gli spacco la faccia col mio pugno ferrato. AGAMENNONE Ah no, non devi andarci! AIACE Ci provi a farmi l'altezzoso, gliela faccio vedere io. Lascia che ci vada. ULISSE Oh no, per quanto in gioco in questa guerra. AIACE Insolente lavativo! NESTORE (a parte) Come si descrive bene! AIACE Non riesce a essere educato? ULISSE (a parte) Senti il corvo che critica il buio. AIACE Gli faccio un salasso al suo cattivo umore. AGAMENNONE (a parte) Fa il medico, ma dovrebbe fare il malato. AIACE Se tutti la pensassero come me... ULISSE (a parte) S, il senno passerebbe di moda. AIACE ... non la passerebbe liscia, sai le spade che dovrebbe ingoiare. Che debba sempre averla vinta la superbia? NESTORE (a parte) Sarebbe per met merito tuo. ULISSE (a parte) No, non per met, l'avrebbe tutto quanto. 23. AIACE Io lo impasto, lo ammollisco. NESTORE (a parte) Non s' ancora riscaldato in pieno. Ubriacatelo di lodi, versate, versate, ch la sua ambizione ha sete. ULISSE (a Agamennone) Signore, date troppo peso a questo dissapore. NESTORE Non fatelo, nobile generale. DIOMEDE Dovete prepararvi a combattere senza Achille. ULISSE Ecco, questo invocarlo di tutti che gli nuoce. Qui c' un uomo... ma basta, non in sua presenza.
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NESTORE E perch no? Lui non ambizioso come Achille. ULISSE Il mondo deve sapere che altrettanto valoroso. AIACE Cane d'un figlio di troia, menarci cos per il naso! Vorrei che fosse un Troiano! NESTORE Pensa un po' che guaio se adesso Aiace... ULISSE ... montasse in superbia... DIOMEDE O smaniasse per essere lodato... ULISSE Gi, oppure facesse l'arrogante... DIOMEDE O facesse lo strambo, il pallone gonfiato! ULISSE Grazie al Cielo, signore, sei una pasta d'uomo; sia lode al genitore, a lei che ti allatt. Memoria imperitura a chi ti educ, tre volte lodate le doti che hai per natura, e che son meglio, meglio d'ogni possibile erudizione. Ma chi delle tue braccia fece armi da guerra, sarebbe poco se Marte dividesse in due l'eternit e facesse a mezzo con lui. E, quanto alla forza, tempo che Milone taurifero passi il suo titolo al forzuto Aiace. Non loder la tua saggezza, che come un confine, un limite, una costa cinge le tue membra ampie e spaziose. Qui c' Nestore reso saggio dall'et veneranda; egli deve, , non puo non essere saggio - pure, con licenza, padre Nestore, se foste in et verde come Aiace, con il cervello ben stagionato che avete, voi non sareste superiore a lui, solo suo pari. AIACE (a Nestore) Posso chiamarti babbo? NESTORE Certo, figliolo. DIOMEDE E come un padre ascoltalo, signor Aiace. ULISSE Su, non perdiamo tempo. Il cervo Achille resta alla macchia. Si compiaccia il nostro generale di convocare il consiglio di guerra. A Troia sono giunti nuovi re. Domani dovremo resistere con tutta la nostra forza, e qui c' un signore che, venga pure il fiore della cavalleria dall'est all'ovest, Aiace terr testa al migliore. AGAMENNONE
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Andiamo al consiglio. Lasciamo dormire Achille. I legni leggeri sono veloci anche se le grosse chiglie pescano a fondo. Escono.

ATTO III

Scena I

Musica dall'interno. Entra Pandaro con un servo. PANDARO Ehi tu, di' un po', amico, non sei mica al seguito del giovane signor Paride? SERVO Sissignore, lo seguo quando avanti. PANDARO Insomma, sei un suo dipendente. SERVO Signore mio, io dipendo dal Signore. 24 PANDARO Dipendi da un nobile gentiluomo; non posso che lodarlo. SERVO Il Signore sia lodato! PANDARO Ma tu mi conosci, vero? SERVO S, mi pare, superficialmente. PANDARO Conoscimi meglio, amico, sono il signor Pandaro. SERVO Spero di conoscere vostro onore in modo migliore. PANDARO quello che mi auguro. SERVO Siete in stato di grazia? PANDARO Grazia? No, amico mio; posso farmi chiamare "vostro onore" e "vostra signoria". Ma cos' questa musica? SERVO La conosco in parte, signore; una partita. 25 PANDARO Conosci i suonatori? SERVO In tutto, signore. PANDARO E per chi suonano? SERVO Per chi li ascolta, signore. PANDARO Amico, per piacere di chi? SERVO Per il mio, signore, e di quelli che amano la musica. PANDARO Voglio dire comando, amico.

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SERVO Chi devo comandare, signore? PANDARO Amico, qui non ci si capisce. Io son troppo cortese e tu troppo accorto. A richiesta di chi suonano costoro? SERVO Ora s che capisco, signore. Diamine, signore, a richiesta del mio padrone Paride, che l in persona; con lui c' la Venere mortale, il cuore della bellezza, l'anima visibile dell'amore. PANDARO Chi, mia nipote Cressida? SERVO No, signore, Elena: non l'avete capito da ci che ne dicevo? PANDARO Si direbbe, brav'uomo, che non hai visto la signora Cressida. Io sono qui per parlare a Paride da parte del principe Troilo. Far su di lui un assalto di complimenti, perch la mia richiesta scottante. SERVO (a parte) Un affare che bolle! Questo s che un modo di dire da bordello! Entrano Paride e Elena col loro seguito. PANDARO Belle cose a voi, mio signore, e a tutta questa bella compagnia! Possiate desiderare cose belle e in bella misura, specialmente voi, regina bella! E siano il vostro bel cuscino una messe di bei pensieri! ELENA Caro signore, belle parole davvero. PANDARO A vostro bel gradimento, dolce regina. Bel principe, che bel contrappunto! PARIDE Caro mio, sei tu che hai rotto i suoi punti; e per l'anima mia ti tocca rappezzarlo; vuol dire che lo rattopperai con una pezza del tuo repertorio. Elenina, costui ha la musica nel sangue. PANDARO Veramente signora, non affatto vero. ELENA Oh, signore... PANDARO Non so cantare, davvero; ve lo giuro, non so affatto cantare. PARIDE Ben detto, signor mio; bene, ripetilo cantando. 26 PANDARO Cara regina, son qui per un affare col principe. Mi concedete una parola, monsignore? ELENA Eh no, questa scusa non ci lascer a bocca asciutta; vogliamo sentirvi cantare, e canterete! PANDARO Beh, volete scherzare con me, bella regina. Ma, sul serio, mio signore, signore carissimo e amico stimatissimo, vostro fratello Troilo... ELENA Via, messer Pandaro, dolcissimo sire... PANDARO Ma s, dolce regina, ma s... si ricorda affettuosamente a
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voi... ELENA Non ci priverete del vostro canto melodioso; se lo fate, avrete sulla coscienza la nostra melanconia! PANDARO Dolce regina, dolce regina; parola mia che dolce regina... ELENA E rattristare una dolce signora una brutta offesa. PANDARO Ma no, in questo modo non la spuntate, non la spuntate certo, via. Non mi lascio vincere da queste paroline, no di certo; per tornare a noi, signore mio, egli vi prega, se il re stasera a cena chiedesse di lui, di fare le sue scuse. ELENA Signor Pandaro... PANDARO Cosa dice la mia dolce regina, la mia dolcissima, dolcississima regina? PARIDE Che cos'ha per le mani, dove cena stasera? ELENA No, ma davvero signore... PANDARO Dite, dite, mia dolce regina! Mia nipote vi terr il broncio. ELENA (a Paride) Non lo devi sapere dove lui cena. PARIDE Ci gioco la testa, con la nostra tirannella Cressida. PANDARO No, no, non cos, sbagliate di molto! Via, la vostra tirannella indisposta. PARIDE Va bene, ci penso io a scusarlo. PANDARO Bene, mio buon monsignore. Ma perch dite Cressida? No, la vostra povera tirannella sta male. PARIDE Io tengo gli occhi aperti. PANDARO Tenete gli occhi aperti? E su che cosa? Su, datemi uno strumento. Eccomi pronto, dolce regina. ELENA Vedete che sapete essere gentile! PANDARO Mia nipote Cressida innamorata cotta di qualcosa che in vostro possesso, dolce regina. ELENA sua, mio signore, a patto che non sia il signor mio Paride. PANDARO Lui? No, non ne vuol sapere di lui; una volta le era entrato nel cuore, ma adesso ne uscito. ELENA Gi, ma a forza di entrare e uscire, finisce che da due diventano tre. PANDARO Su, su, non ne parliamo pi; ora vi canto una canzone. ELENA Oh, s, per favore! Ma lo sai, mio dolce signore, hai proprio una bella fronte.

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PANDARO Continuate, continuate! 27 ELENA E che sia una canzone d'amore: oh, questo amore ci distrugger tutti. Oh Cupido, Cupido, Cupido! PANDARO L'amore? Eh s! Lo far. PARIDE Allora, d'accordo, amore amore e nulla pi. PANDARO A dire il vero cos che attacca. Canta. Amor, amore e nulla pi, ancora amor, ancora! Perch, oh, l'arco d'amore daino e cerva trafigge, la sua freccia stordisce, e non ferisce, ma dove punge d un continuo pizzicore. Oh, oh - gridan gli amanti, - Oh! Godono da morire! Ma cio che pareva ferita mortale cambia lo oh! in ah! eh! ih! Cos l'amore, morendo, vive; Oh! Oh! per un po'. Ma poi ah, ah! E il gemito, oh oh, diventa ah, ol! ELENA Siamo cotti, aff mia, sino alla punta del naso. PARIDE L'amore una dieta di colombelle, e il sangue cos si scalda, e il sangue caldo sforna caldi pensieri; e i pensieri caldi generano azioni ardenti, e le azioni ardenti sono l'amore. PANDARO Sarebbe questa la genesi dell'amore? Sangue caldo, pensieri caldi, azioni calde? S, proprio come le vipere. L'amore dunque una nidiata di vipere? 28 Chi in campo oggi, mio signore? PARIDE Ettore, Deifobo, Eleno, Antenore e tutto il meglio di Troia. Volevo prendere le armi anch'io, ma la mia Elenuccia ha puntato i piedi. Ma com' che mio fratello Troilo non andato? ELENA Deve avercela per qualcosa. Il signor Pandaro lo deve saper bene! PANDARO Lo ignoro, reginella di miele. Non vedo l'ora di sapere com' andata oggi. Ve lo ricorderete di scusare vostro fratello? PARIDE S, per filo e per segno. PANDARO Vi saluto, dolce regina. ELENA Ricordatemi alla nipotina. PANDARO Lo faro, dolce regina. Esce. Suona la ritirata. PARIDE Tornano dal campo; andiamo al palazzo di Priamo a salutare i combattenti. Dolce Elena, devo farti la corte, perch dia mano a svestire Ettore dell'armatura. Le dure fibbie, toccate dalle tue bianche dita ammaliatrici,
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saranno pi docili che al filo tagliente dell'acciaio o alla forza dei muscoli greci. Farai pi tu che tutti i re delle isole; disarmerai il grande Ettore. ELENA Sar un orgoglio servirlo come dici, Paride; s, rendergli l'omaggio che a lui dobbiamo, aggiunger pi lustro alla nostra belt di quello che abbiamo, s, ci dar pi luce. PARIDE Dolcezza mia, ti amo pi che si possa pensare. Escono.

Scena II

Entrano Pandaro e l'attendente di Troilo. PANDARO Oh! dov' il tuo padrone? Da mia nipote Cressida? ATTENDENTE Nossignore, aspetta che voi ce lo portiate. Entra Troilo. PANDARO Eccolo qua. Allora, come va? Come va? TROILO Tu, vattene via. Esce l'attendente. PANDARO Avete visto mia nipote? TROILO No, Pandaro. Vado su e gi davanti alla sua porta, come un'anima nuova sulla sponda di Stige, che aspetta di traghettare. Ah, sii tu il mio Caronte, trasportami d'un lampo ai Campi Elisi, e l potr rotolarmi nei letti di gigli promessi a chi li merita! O dolce Pandaro, stacca le ali colorate dalle spalle di Cupido e vola con me da Cressida! PANDARO Fa' quattro passi in giardino, ve la porto subito. Esce. TROILO Mi gira la testa, l'attesa mi rende ubriaco. cos dolce godere l'immaginario, che mi strega i sensi. Ma che sar quando il palato che gi sta pregustandolo assagger il nettare tre volte distillato dell'amore? Sar la morte, temo, sar il venir meno, la distruzione, o una gioia che troppo fine, troppo potente nella sottigliezza, un tono troppo acuto di dolcezza perch lo percepiscano i miei sensi rozzi. Ne ho davvero paura, e poi
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di non saper pi distinguere i piaceri, come uno squadrone quando carica alla rinfusa il nemico che fugge. Entra Pandaro. PANDARO Si sta preparando, viene subito. Ora, testa a posto. Arrossisce e ansima come la impaurisse un fantasma. La vado a prendere. la mascalzoncella pi graziosa che ci sia! Ha il respiro corto come un passero appena preso. Esce. TROILO La stessa passione mi stringe il petto. Il cuore batte pi veloce del polso di un febbricitante; le mie facolt sono smarrite come vassalli quando all'improvviso incontrano l'occhio del re. Entrano Pandaro e Cressida, velata. PANDARO Vieni, vieni, non c' bisogno di far la faccia rossa: la vergogna bambina. (A Troilo) Eccovela qui. E ora ripetete a lei i giuramenti fatti a me. (A Cressida) Ma come, te ne rivai via? Bisogna proprio tenerti a briglia corta finch non sei domata? Qui, qui, avanti, e se rinculi ti metteremo nelle stanghe. (A Troilo) E voi, perch non le parlate? (A Cressida) Avanti, scosta il sipario, e vediamo questo quadro. Mamma mia, che paura hai di offendere la luce del giorno! Se fosse buio, avresti pi coraggio di stringerti a lui. (A Troilo) Cos, cos va bene, accarezzala e bacia la tua donnina. 29 Ma guarda, un bacio in usucapione! Costruisci qui, falegname, l'aria dolce. Beh, ora vi farete strappare il cuore prima di farvi separare. Scommetto tutte le oche nel fiume che la falchetta avr lo stesso zelo del falco - Sotto! Sotto! TROILO Mi avete rubato tutte le parole, signora. PANDARO Parola non paga debito; fatti, bisogna darle! Ma questa qua vi lascia pure a secco di fatti, se si decide a mettere a prova la vostra capacit di fare. Come, ancora a darvi di becco? Qua, vi sposo io con la formula giusta: "Per prova di che le parti mutualmente...". 30 A letto, a letto, che io penso a procurarvi del fuoco. Esce. CRESSIDA Volete entrare, mio signore? TROILO O Cressida, quante volte ho desiderato questo momento! CRESSIDA Desiderato, signore? Volessero gli di! Oh, mio signore! TROILO Volessero cosa? Che vuol dire questa graziosa interruzione? Cos' quel fondo strano che la mia dolce signora va spiando nella fontana del nostro amore? CRESSIDA Pi feccia che acqua, se le mie paure hanno occhi. TROILO Le paure fanno diavoli dei cherubini; non vedono mai la verit. CRESSIDA La paura cieca, guidata dall'occhio della ragione, cammina pi sicura della ragione cieca che inciampa senza paura: temere il peggio fa spesso evitare il peggio.
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TROILO Oh, la mia signora non deve aver paura. Non ci sono mostri nel corteo di Cupido. CRESSIDA E neanche nulla di mostruoso? TROILO Soltanto i nostri giuramenti, quando facciamo voto di piangere mari, vivere nel fuoco, mangiare le rocce, domare le tigri, quando pensiamo che sia pi difficile per la nostra amata escogitare prove abbastanza difficili che per noi superare qualunque difficolt ci venga imposta. Questo c' di mostruoso nell'amore, mia dolcezza: che la volont infinita e cio che si puo fare limitato, che il desiderio sconfinato e l'atto schiavo del limite. CRESSIDA Dicono che gli innamorati si vantano di saper fare pi di quanto non sono capaci di fare, e che per si tengono per s una capacit che non mettono mai in atto: promettono pi di dieci e mantengono meno di un decimo di uno. Hanno voce di leoni e agiscono da lepri, dunque non sono dei mostri? TROILO Ma davvero ce n' di tali? Noi non siamo fatti cos. Lodateci dopo averci assaggiati, metteteci prima alla prova. Andremo a testa nuda finch il merito non l'incoroni; nessuna lode al presente sar concessa per una perfezione al futuro. Non daremo nome al merito se non quando sar nato e, quando sar nato, avr lodi modeste. Chi sa mantenere fede ha bisogno di poche parole; Troilo sar tale per Cressida che l'invidia non potr fare di peggio che schernire la sua fiducia, e cio che la verit potr dire di pi vero non sar pi vero di Troilo. CRESSIDA Volete entrare, mio signore? Entra Pandaro. PANDARO Ma come, ancora rossori? Ancora non avete finito di parlare? CRESSIDA Va bene, zio, vorr dire che ti dedicher la pazzia che sto per fare. PANDARO Grazie di cuore! Cos se monsignore ti far fare un bel figliolo, lo darai a me. Sii fedele al mio signore, se lui si tira indietro, d pure a me la colpa. TROILO Ora sai quali sono i tuoi ostaggi: la parola di tuo zio e la mia salda fedelt. PANDARO Ma anche per lei io do la mia parola. Le nostre donne sono fatte cos, ci vuole un po' per vincerne la resistenza, ma una volta vinte sono costanti. Sono come le lappole, ve lo dico io: dove le tiri s'attaccano. CRESSIDA Voglio essere audace, sono rinfrancata: principe Troilo, vi ho amato giorno e notte per molti lunghi mesi. TROILO Perch allora la mia Cressida stata cos dura da vincere?
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CRESSIDA Dura di sembrare vinta. Ma fui vinta, mio signore, dal primo vostro sguardo - ma scusate; se confesso troppo, voi farete il tiranno. Ora vi amo, ma finora non al punto da non poter padroneggiare la passione. In effetti, mento: i miei pensieri, come figli sfrenati, s'erano fatti troppo testardi per la loro madre. Ma lo vedi, come siamo sciocche! Perch ho parlato tanto? Chi ci sar fedele se i nostri segreti li mettiamo in piazza? Ecco, vi amavo tanto, ma senza corteggiarvi; eppure giuro che ho desiderato d'essere nata uomo, o che noi donne si avesse dell'uomo il privilegio di parlare per prime. Amore, ordinami di frenare la lingua: in questa ebbrezza dir certo cose di cui mi pentir. Lo vedi? Il tuo silenzio, astuto e chiuso, alla mia debolezza ruba i segreti pi fondi. Chiudimi la bocca. TROILO S, sebbene ne esca una musica dolcissima. La bacia. PANDARO Davvero graziosi. CRESSIDA Mio signore, ti supplico, perdonami: non intendevo mendicare un bacio. Mi vergogno! Cielo, che cosa ho fatto? Per questa volta ti chiedo permesso, signore. TROILO Permesso, dolce Cressida? PANDARO Permesso? Se te ne vai fino a domani mattina... 31 CRESSIDA Vi prego, accontentatevi. TROILO Cos' che ti turba? CRESSIDA Signore, la mia stessa compagnia. TROILO Non puoi sfuggire a te stessa. CRESSIDA Fammene andare, ci prover. Una parte di me resta con te. Ma una parte che non mi amica, e che rinuncia a se stessa per far da zimbello a un altro. Dove l'ho il cervello? Me ne voglio andare, non so pi cosa dico. TROILO Ben sa cosa dice chi parla cos saggiamente. CRESSIDA Forse, signore, sono apparsa pi furba che innamorata,
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e mi son data a una cos ampia confessione per adescare i tuoi pensieri. Ma tu sei saggio, o forse non ami, perch esser saggi e amare supera il potere dell'uomo, cosa per gli dei. TROILO Oh, potessi credere che una donna pu e fosse possibile, saresti certo tu alimentare eternamente la fiamma del suo amore, conservare giovane e costante la fede data, che sopravviva alla bellezza esteriore, e con uno spirito che si rigenera pi presto del sangue che invecchia! O potesse solo la persuasione convincermi di questo, 32 che la mia purezza e fedelt a te potessero trovare in te un amore di pari peso e vagliata purezza, che esaltazione sentirei in questo caso! Ma, ahim, io sono vero come il vero pi candido, e pi ingenuo della verit nella sua infanzia. 33 CRESSIDA In questo io e te faremo a gara. TROILO Oh, lotta virtuosa, in cui il giusto combatte col giusto su chi sar pi giusto! D'ora in poi tutti gli innamorati veri prenderanno come esempio Troilo. Quando i loro versi, gonfi di proteste, di voti e di grandi similitudini, saranno a corto di immagini, e la fedelt sar stanca di ripetere "fedele come l'acciaio, come la pianta alla luna, come il sole al giorno, come la tortora alla compagna, come il ferro alla calamita, come la terra al suo centro", allora, dopo tutti questi paragoni di fedelt, ci sar da citare colui che primo ne dette esempio: "Fedele come Troilo" coroner i versi e render sacre le loro composizioni. CRESSIDA Che tu possa essere profeta! E se io sar falsa o devier d'un pelo dalla fedelt quando il tempo invecchiato si scorder di s, quando la pioggia avr consumato le pietre di Troia, e il cieco oblio avr ingoiato le citt, e nazioni potenti saranno sgretolate senza fisionomia fino ad essere il niente della polvere, allora la memoria, fra tutte le donne infedeli, dall'una all'altra, accusi la mia falsit! Quando avranno detto "Infida come l'aria, come l'acqua, come il vento, o la sabbia, come la volpe con l'agnello, o come il lupo col capretto, o il leopardo col cervo, o la matrigna col figliastro" aggiungano pure, per colpire il cuore dell'infedelt: "falsa come Cressida". PANDARO Bene, l'affare fatto. Sigillatelo, sigillatelo, io faccio da testimone. Qua la vostra mano, ora quella di mia nipote. Se mai uno dei due sar infedele all'altro, dopo che io ho sputato sangue per questa
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unione, che tutti quei disgraziati di mezzani fino al giorno del giudizio siano chiamati come me: ma s, tutti Pandari. Siano Troili tutti gli uomini fedeli, Cresside tutte le donne infedeli, e tutti i ruffiani Pandari. Dite "Amen". TROILO Amen. CRESSIDA Amen. PANDARO Amen. Dopodich vi indicher una stanza con un letto. Il quale letto, perch non parli dei vostri graziosi scontri, schiacciatelo a morte: andate! Escono Troilo e Cressida. Conceda Cupido a tutte le vergini qui, che sanno tenere la lingua a posto, letto, camera, e un Pandaro che provveda a cio che serve. Esce.

Scena III

Squilli di tromba. Entrano Agamennone, Ulisse, Diomede, Nestore, Aiace, Menelao e Calcante. CALCANTE Principi, per i servigi che vi ho reso ora l'occasione propizia mi spinge a chiedervi una ricompensa. Ricorderete che, per il fatto che vedo bene nel futuro, io ho lasciato Troia e ogni mio bene, sono incorso nella nomea di traditore, e dal mio solido stato mi son ritrovato esposto ad una sorte incerta, escluso da quei vantaggi che il tempo, le conoscenze, le abitudini e la posizione avevan fatti abitudine cara alla mia natura; e qui, per servire voi, son diventato come un estraneo, che non conosce nessuno. Dunque vi prego di volermi concedere una piccola parte dei benefici promessimi, e che, mi assicurate, mi toccheranno in futuro. AGAMENNONE Troiano, cos' che vuoi da noi? Chiedi. CALCANTE C' qui un prigioniero troiano, Antenore, che stato preso ieri. A Troia molto caro. Spesso voi avete - e ve n'ho rese grazie richiesto di scambiare la mia Cressida, con uno di gran nome, e Troia ha rifiutato. Ma Antenore, lo so, cos cruciale per i loro affari che la loro economia senza di lui ristagna. Quasi ci darebbero un principe del sangue, un figlio di Priamo, in cambio. Restituitelo, e lui ricomprer la mia figliola. E con lei qui saro ricompensato
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per i duri servigi di buon grado prestati. AGAMENNONE Che Diomede s'incarichi di restituirlo e di portar qui Cressida. Calcante avr cio che chiede. Buon Diomede, provvedi che lo scambio sia fatto. Vedi anche di sapere se Ettore domani conferma la sua sfida: Aiace pronto. DIOMEDE Ci penso io; - un compito che assolvo con orgoglio. Escono Diomede e Calcante. Achille e Patroclo stanno sull'ingresso della loro tenda. ULISSE Ecco Achille davanti alla sua tenda: voglia il nostro comandante far finta di nulla mentre gli passa davanti, come se non lo ricordassimo. E voi, principi, lanciategli qualche occhiata distratta. Io saro l'ultimo: probabile, credo, che mi chieda perch lo guardiamo in quel modo sfottente. Se lo fa, ho una tisana di scherno, da usare tra la vostra freddezza e la sua spocchia, e lui avr una voglia matta di berla. Puo fargli bene: la superbia non ha altro specchio che la superbia per vedersi; perch le ginocchia pieghevoli nutrono l'arroganza e sono la paga del superbo. AGAMENNONE Metteremo in atto il vostro piano, e assumeremo un'aria noncurante mentre gli passiamo davanti. Principi, fate lo stesso: nessun saluto, oppure un cenno sdegnoso che lo scuoter pi ancora che il non essere guardato. Vado avanti io. ACHILLE Cosa? il generale arriva per parlarmi? Sapete come la penso: non combatto pi contro Troia. AGAMENNONE Che dice Achille? Vuole qualcosa da noi? NESTORE Signore, volete qualcosa dal generale? ACHILLE No. NESTORE Niente, comandante. AGAMENNONE Tanto meglio. Escono Agamennone e Nestore. ACHILLE Buon giorno, buon giorno. MENELAO Come va, come va? Esce.

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ACHILLE E che, mi sfotte, quel cornuto? AIACE Come va, Patroclo? ACHILLE Buona giornata a te, Aiace! AIACE Eh, che? ACHILLE Ho detto, buona giornata. AIACE Gi, e buon domani. Esce. ACHILLE Che gli prende a tutti? Non riconoscono Achille? PATROCLO Ci passano davanti distratti. Prima s'inchinavano, per mandare avanti ad Achille i loro sorrisi, e avvicinarsi umilmente, come solevano strisciare di fronte ai sacri altari. ACHILLE Da quando in qua son diventato un poveraccio? Gi, perch la grandezza, una volta sfortunata, si perde anche il favore degli uomini per strada. La propria disgrazia si legge nello sguardo degli altri prima di sentirsela addosso; perch gli uomini, come le farfalle, solo all'estate mostrano le ali incipriate; non c' uomo che venga onorato per essere solo uomo, ma l'onore che ha per quegli onori che stanno fuori di lui come la posizione, le ricchezze, il favore, frutti spesso del caso come del merito. E quando cadono, essendo soggetti agli scivoloni, ed essendo, l'affetto che a loro s'appoggia, scivoloso anch'esso, l'uno si tira dietro l'altro e tutti assieme muoiono nella caduta. Non il mio caso. Io e la fortuna siamo amici: mi godo ancora in pieno tutto cio che possedevo tranne gli sguardi di quelli l, che forse hanno scoperto in me un qualcosa di indegno della stima opulenta che prima mi concedevano. Ecco Ulisse. Interromper la sua lettura. Ulisse, alla buon'ora! ULISSE Dunque, figlio della grande Teti! ACHILLE Cosa state leggendo? ULISSE Un tipo strambo scrive che l'uomo, per dotato che sia dalla natura, per quanto abbia dentro di s o fuori, non puo vantarsi di avere cio che ha, n sente cio che ha, se non di riflesso; come quando le sue virt, brillando su altri,
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li riscaldano e quelli restituiscono il calore al primo che l'ha dato. ACHILLE Niente di strano, Ulisse. La bellezza che si porta qui sul volto al portatore ignota; essa si raccomanda agli occhi altrui. N l'occhio stesso poi, purissimo tra i sensi, mira se stesso, visto che non puo uscire da s; ma l'occhio incontra l'occhio e si salutano, l'uno con la forma dell'altro. Perch la vista non si rivolge a s finch non ha viaggiato e non si specchia l dove puo vedersi. Non per niente strano. ULISSE Non che io trovi strana questa opinione cosa ovvia - ma la tesi del mio autore, che su quel fatto fonda la sua prova che nessuno padrone di alcunch, anche se molto c' in lui e di lui, finch le sue qualit non le comunica ad altri; n, da se stesso, le puo mai conoscere finch non le veda effigiate nell'applauso altrui, dove si estendono; il quale, come un arco, riverbera la voce. O come una porta d'acciaio rivolta al sole, ne riceve e rende l'immagine e il calore. La tesi mi ha colpito e mi venuta subito in mente la figura dell'incosciente Aiace. Cielo, che razza d'uomo! Un vero cavallo che non sa cosa porta! O Natura! Quante cose ci sono abiette nell'aspetto e preziose nell'uso! E quante cose preziosissime nella stima e povere in valore! Domani noi vedremo - un regalo che il puro caso gli detta addosso Aiace che diventa famoso. O cielo, che cosa non fanno certuni, mentre altri non si curano di fare! Certa gente si insinua nella camera della Fortuna bizzosa; e certi altri le fanno gli imbecilli proprio davanti agli occhi! Qualcheduno s'abbuffa della stima di un altro, mentre l'orgoglio, pazzo, se ne resta a digiuno! Ma guarda questi principi greci! Siamo al punto che batton sulla spalla di quel cialtrone d'Aiace come se gi tenesse il suo piedone sul petto del prode Ettore, e la grande Troia urlasse gi di terrore. ACHILLE Eccome se ci credo! Non mi passano davanti come dei tirchi a un mendicante, senza concedere uno sguardo o una parola buona? Forse che le mie imprese se le sono dimenticate? ULISSE
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Signore, il tempo, grasso mostro d'un ingrato, ha sulla schiena una borsa dove infila elemosine per dimenticarsene. Quegli scarti sono le buone azioni passate, divorate man mano che son fatte, e, fatte, dimenticate all'istante. La perseveranza, caro sire, tiene lustro l'onore: avere fatto restare l appesi, fuori moda, come un'armatura arrugginita che schernisce se stessa su un monumento. Cogli l'istante, perch la gloria percorre un sentiero cos stretto che vi passa solo uno alla volta. E non mollare mai il sentiero, perch l'emulazione ha mille figli e ognuno incalza l'altro. Se ti fai di lato o devii dalla giusta direzione, si slanciano tutti, come una marea che monta, e ti lascian per ultimo; oppure, come l'ardito cavallo caduto in prima fila, resti a far da ciottolo alla vile retroguardia, travolto e calpestato. Ci che essi fanno oggi, per inferiore che sia a ci che hai fatto in passato, deve superarlo per forza; il tempo come un padrone di casa alla moda: all'ospite che parte stringe appena la mano, e a braccia aperte ti vola incontro a quello che in arrivo. Il benvenuto tutto un sorriso, l'addio svanisce sospirando. Oh, la virt non s'aspetti nulla per cio che stata. Perch bellezza, ingegno, natali nobili, vigore fisico, meriti acquisiti, amore, amicizia, carit, tutto obbedisce all'invidia, e alla calunnia del tempo. Un tocco di natura fa tutto il mondo uguale: che fa furore l'ultima invenzione, bench ricavata e fatta da quelle del passato, e si apprezza la polvere appena un po' indorata pi dell'oro impolverato. L'occhio dell'oggi apprezza l'oggetto dell'oggi. Dunque non ti stupire, tu, uomo grande e completo, che tutti i Greci comincino a idoleggiare Aiace: le cose in movimento attraggono l'occhio molto prima di quelle che son ferme. Un tempo si urlava per te, e si potrebbe urlare ancora, e si potrebbe sempre, purch, mentre sei vivo, tu non ti seppellisca e non chiuda la fama nella tua tenda; le tue imprese gloriose ancora di recente su questi campi han suscitato emulazione fra gli stessi di, e spinto il grande Marte a prendere le armi. ACHILLE Per questo mio ritiro ho forti motivi.

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ULISSE Ma contro il tuo ritiro ci sono ragioni pi forti, e pi eroiche. noto, Achille, che sei innamorato di una delle figlie di Priamo. ACHILLE Come, noto? ULISSE Te ne stupisci? La preveggenza di uno stato che vigila, conta la polvere dell'oro di Pluto, gratta il fondo di abissi senza fondo, scruta i cervelli, e, quasi come un dio, svela i pensieri nascosti nelle loro culle. C' nel cuore dello stato un mistero che mai nessuna indagine ardisce penetrare, e talmente divino il suo operare che non c' lingua o penna che ne possa dire. I tuoi rapporti con Troia sono ben noti a noi non meno che a te, signore mio. E molto meglio si addirebbe ad Achille stendere Ettore, piuttosto che Polissena. Che dolore sar per il giovane Pirro, in patria, quando per le nostre isole correr la voce e tutte le ragazze greche salterellando canteranno: "Del grande Ettore conquisto Achille la sorella, ma il nostro grande Aiace lo batt col suo coraggio". Vi ho parlato da amico. Addio, signore. Lo sciocco scia sul ghiaccio che tu dovresti rompere. Esce. PATROCLO A questo comportamento, Achille, t'ho spinto anch'io. Una donna sfacciata che fa il maschio riprovata meno di un uomo effeminato quando c' da agire. Si ritorce tutto su di me: pensano che il mio scarso spirito guerresco e il tuo grande amore per me ti trattengono cos. Caro, scuotiti, e il debole, lascivo Cupido ti liberer il collo dal suo abbraccio amoroso e sar scosso via come una goccia di rugiada dalla criniera di un leone. ACHILLE Aiace combatter con Ettore? PATROCLO S, per cavarne forse onore a iosa. ACHILLE Vedo che in gioco la mia reputazione: il mio onore ferito dai maligni. PATROCLO E allora, attento! Le ferite autoinflitte sono dure a guarire.
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Omettete di fare il necessario firma una cambiale di rischio in bianco. E il pericolo, come una febbre insidiosa, contagia anche quando sediamo in ozio a prender sole. ACHILLE Va' a chiamare Tersite, caro Patroclo. Mander quel buffone da Aiace a pregarlo di invitare i signori troiani a venir qui da noi, dopo la sfida, disarmati. Mi presa una voglia da donna, un desiderio che mi fa star male di vedere il grande Ettore in veste di pace, Entra Tersite. di parlargli, di guardarlo bene in faccia fino a saziarmene. - Una fatica in meno! TERSITE Che spettacolo! ACHILLE Cosa dici? TERSITE Aiace che va avanti e indietro per il campo in cerca di s. ACHILLE Come sarebbe? TERSITE Domani deve battersi con Ettore in singolar tenzone, ed cos profeticamente fiero di un'eroica bastonatura che vaneggia senza che dica niente. ACHILLE Come pu essere? TERSITE Ma s, incede su e gi come un pavone: un gran passo e una fermata. Poi rumina come un'ostessa che di aritmetica possiede solo il cervello per mettere gi il conto, si mordicchia le labbra con uno sguardo da politicante, come a voler dire "Ce ne sarebbe di materia grigia in questa testa, venisse solo fuori" - e difatti ce ne sar anche, ma se ne sta l fredda dentro di lui come il fuoco nella pietra focaia, che non viene fuori se non si batte. L'uomo comunque liquidato, perch se Ettore non gli rompe il collo in combattimento ci pensa da s a romperselo con la vanagloria. Perfino me non riconosce. Dico: "Buona giornata, Aiace", e lui risponde: "Grazie, Agamennone". A cosa ti fa pensare uno che scambia me per il nostro capo? diventato un vero pesce di terraferma, uno che nato senza linguaggio, un fenomeno. Tutto effetto della vanagloria! Uno puo mettersela a dritto e a rovescio, come una giacca di cuoio. ACHILLE Portagli una mia ambasciata, Tersite. TERSITE Chi, io? Ma se quello non risponde a nessuno! Non rispondere la sua professione. Parlare da accattoni: ha la lingua nei muscoli. Mi prover a imitarlo; di' a Patroclo di farmi qualche domanda, e vedrai la sceneggiata di Aiace. ACHILLE A lui, Patroclo. Digli che io umilmente prego il valente Aiace di invitare il valorosissimo Ettore a venire nella mia tenda disarmato, e di procurargli un salvacondotto per la sua persona firmato dal magnanimo e illustrissimo e sei o sette volte onorato generalissimo
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dell'esercito greco, Agamennone, eccetera. Forza! PATROCLO Giove benedica il grande Aiace! TERSITE Uhm! PATROCLO Vengo da parte del nobile Achille... TERSITE Ah! PATROCLO ... il quale vi prega umilmente di invitare Ettore nella sua tenda... TERSITE Uhm! PATROCLO ... e di procurargli un salvacondotto da Agamennone. TERSITE Agamennone? PATROCLO S, mio signore. TERSITE Ah! PATROCLO Che rispondete? TERSITE Andate con Dio, lo dico di cuore. PATROCLO La vostra risposta, signore. TERSITE Se domani bello, per le undici le cose andran cos o cos. Comunque mi dovr pagare caro prima di beccarmi. PATROCLO La vostra risposta, signore. TERSITE Statevi bene, di tutto cuore. ACHILLE Ma allora proprio suonato, vero? TERSITE No, proprio stonato. Non so proprio che musica verr fuori quando Ettore gli aprir il cervello; nessuna, sono sicuro, a meno che Apollo sviolinatore non gli tolga i tendini per farne corde di violino. ACHILLE Basta, devi portargli subito una lettera. TERSITE E una anche per il suo cavallo, che dei due il pi ragionevole. ACHILLE La mia mente turbata come una fonte smossa. Io stesso non ne vedo il fondo. Escono Achille e Patroclo. TERSITE Speriamo che torni limpida presto la fonte della tua zucca, cos ci porto l'asino a bere. Meglio essere una zecca su una pecora che un simile eroe deficiente. Esce.

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ATTO IV

Scena I

Entrano, da una parte, Enea e un servo con una torcia; dall'altra entrano Paride, Deifobo, Antenore, il greco Diomede, e altri con torce. PARIDE Alt, oh! Chi va l? DEIFOBO Enea. ENEA Come, il principe in persona! Avessi io i vostri buoni motivi per stare sdraiato, principe Paride, solo la volont divina priverebbe della mia compagnia la mia compagna di letto. DIOMEDE Lo penso anch'io. Buona giornata, signore Enea. PARIDE Stringete la mano a Enea, questo Greco valoroso: miglior prova non c' della vostra parola, quando diceste che per una settimana intera Diomede vi dette la caccia l sul campo. ENEA Salute a voi, valoroso signore, finch si tratta in questa tregua leale. Ma quando v'incontrer armato, sia la sfida pi nera che il cuore pu pensare o il coraggio attuare. DIOMEDE E Diomede accetta tutt'e due. Adesso il sangue calmo; sicch, adesso, salute! Ma quando sar tempo di combattere, per Giove, fino alla morte ti dar la caccia, con tutta la mia forza, furia e astuzia. ENEA E tu darai la caccia a un leone che fuggir guardandoti in faccia. Ma ora che siamo uomini cortesi, benvenuto a Troia! S, per la vita di Anchise, davvero benvenuto! Giuro sulla mano di Venere che non c' uomo vivente che ami di pi ci che ad ogni costo vuole uccidere. DIOMEDE La pensiamo allo stesso modo. Giove, viva Enea, se il suo destino non dar gloria alla mia spada, per mille complete rotazioni del sole. Ma per il mio emulo onore fallo morire. domani, trafitto in ogni membro.
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ENEA Ci conosciamo bene, noi due. DIOMEDE Gi, e non vediamo l'ora di conoscerci peggio! PARIDE Questo il saluto pi brutalcortese, il pi nobile odio amoroso di cui io sappia. (A Enea) Ma come mai cos mattiniero, signore? ENEA Mi ha fatto chiamare il re, non ne so il motivo. PARIDE (a Enea) Il suo motivo l'avete davanti. Bisogna condurre questo Greco qui alla casa di Calcante, e l consegnargli la bella Cressida in cambio di Antenore liberato. Venite con noi o, se credete, precedeteci l. Io continuo a credere - o piuttosto chiamerei il mio pensiero una certezza che mio fratello Troilo abbia passato l la notte. Svegliatelo e avvisatelo che stiamo per arrivare, con tutti i nostri motivi. Temo che non saremo affatto graditi. ENEA (a Paride) Questo ve l'assicuro; Troilo preferirebbe che Troia fosse portata in Grecia piuttosto che Cressida sia portata via da Troia. PARIDE (a Enea) Non c' rimedio: Lo vuole la durezza del presente. Signore, andate, noi vi seguiremo. ENEA Buona giornata a tutti. Esce col servo. PARIDE E ditemi una cosa, mio nobile Diomede, ma sinceramente, detto da un vero amico: secondo voi, fra me e Menelao chi merita di pi la bella Elena? DIOMEDE Secondo me alla pari. Se la merita certo lui, che venuto fin qui a cercarla, senza curarsi affatto che lei sia insozzata, a costo di quest'inferno di dolore e di guai; e voi vi meritate di tenervela perch la difendete, senza sentirvi in gola il gusto amaro del suo disonore, a tale prezzo di perdite in denaro e in amici. Lui, piagnucoloso becco, si scolerebbe fondi e feccia d'un otre andato a male; voi, la lussuria vi fa provar gusto a generare eredi da lombi di puttana. Sulla bilancia del merito, ciascuno pesa n meno
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n pi, e ciascheduno appensantito da una puttana. PARIDE Siete troppo duro con la vostra compatriota. DIOMEDE lei che dura con la sua patria. Ascoltatemi, Paride: per ogni goccia bugiarda in quelle vene spudorate si spenta la vita di un Greco; per ogni grammo di quella sua carcassa contaminata stato ucciso un Troiano. Da quando sa parlare, lei non ha dato fiato a pi buone parole, di quanti Greci e Troiani sono morti per lei. PARIDE Bel Diomede, voi fate come i mercanti, che disprezzano ci che vogliono comprare. Noi invece abbiamo cara la virt del silenzio: non vogliamo lodare qualcosa per venderla. Venite da questa parte. Escono.

Scena II

Entrano Troilo e Cressida. TROILO Non scomodarti, cara, l'alba fredda. CRESSIDA Allora, mio dolce signore, chiamo gi lo zio che apra il cancello. TROILO Lascialo stare. A letto, avanti, a letto! Il sonno chiuda quei begli occhi e t'imprigioni dolcemente i sensi come fa coi bambini senza pensieri. CRESSIDA Buon giorno, allora. TROILO Ora ti prego, a letto. CRESSIDA Sei gi stanco di me? TROILO O Cressida! Mai me ne andrei da te, se il giorno pieno di affanni, destato dall'allodola, non avesse svegliato tutte le strepitose cornacchie, sicch la notte sognante non celer pi a lungo le nostre gioie.

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CRESSIDA La notte stata troppo corta. TROILO Dannata strega! S'attarda con chi ha l'odio nel cuore lunga come l'inferno, e invece vola via dagli amplessi d'amore con ali pi fulminee del pensiero. Cos prendi freddo, e poi darai a me la colpa. CRESSIDA Ti prego, resta ancora. Voi uomini non volete mai restare. O sciocca Cressida! Avrei potuto ancora dirti di no, e allora tu resteresti! Senti! C' qualcuno sveglio. PANDARO (dall'interno) Come! Tutte le porte aperte, qui? TROILO tuo zio. CRESSIDA Vada al diavolo! Ora ci prender in giro. E io dovr sopportare! Entra Pandaro. PANDARO Dunque, dunque, come vanno queste verginit? Dico a te, verginella! Dov' mia nipote Cressida? CRESSIDA Impiccati, zio cattivo e sfottitore! Mi spingi a fare... e poi mi prendi in giro. PANDARO A far cosa? A far cosa? Lo dica chiaro: cosa? Cosa ti ho spinto a fare? CRESSIDA Via, via, vai all'inferno! Non sarai mai buono, e non sopporti che lo siano gli altri. PANDARO Ah ah! Ahim poverina! Povera stupidina! Non hai dormito stanotte? lui il cattivaccio che non t'ha fatto dormire? Lo porti via il babau! CRESSIDA Non te l'avevo detto? Magari qualcuno lo picchiasse in testa! Bussano. Chi c' alla porta? Da bravo, zio, va' a vedere. Mio signore, torna in camera. Perch ridi e mi prendi in giro, come se pensassi a qualcosa di male? TROILO Ah, ah! CRESSIDA
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Via, ti sbagli, non ci penso per niente. Bussano. Ma senti come bussano! Ti prego, vieni dentro. Non voglio che ti vedano qui, neanche per mezza Troia. Escono Troilo e Cressida. PANDARO Chi ? Che succede? Volete buttar gi la porta? Insomma, cosa c'? Entra Enea. ENEA Buon giorno, signore, buon giorno. PANDARO Ma chi ? Il signor Enea! Giuro, non vi avevo riconosciuto. E come mai cos di buon'ora? ENEA qui il principe Troilo? PANDARO Qui? E a far che? ENEA Su, su, che c', signore; non lo negate. molto importante che parli con me. PANDARO Dite che qui? Allora ne sapete pi di me, lo giuro. Io poi son tornato a casa tardi. E che ci farebbe? ENEA Oh, ma via! Andiamo, andiamo, che cos finite per fare il suo danno senza volerlo. Per essergli fedele finirete col tradirlo. Non volete saperne niente, e sia, per intanto me lo andate a chiamare. Andiamo. Esce Pandaro. Entra Troilo. TROILO Allora, che succede? ENEA Principe, non ho quasi il tempo di salutarvi, tanta l'urgenza di cio che ho per le mani. Stanno arrivando vostro fratello Paride e Deifobo, il greco Diomede e il nostro Antenore, a noi restituito; in cambio di lui, prima del primo sacrificio, entro quest'ora, dobbiamo consegnare in mano a Diomede la signora Cressida. TROILO Cos stato deciso? ENEA Da Priamo e dal comando di Troia. Sono qui fuori, pronti ad effettuare lo scambio. TROILO Il mio successo si tramuta in beffa! Vado a incontrarli. Voi, principe Enea, m'avete incontrato per caso: non mi avete trovato qui.
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ENEA D'accordo, d'accordo, mio signore. La natura, sui suoi segreti, non saprebbe essere pi taciturna di me. 34 Escono. Entrano Pandaro e Cressida PANDARO Possibile! Appena avuta e gi perduta! Al diavolo Antenore! Il giovane principe perder la testa. Accidenti ad Antenore! Magari gli avessero torto il collo! CRESSIDA Allora, che cosa succede? Chi era venuto? PANDARO Ah, ah! CRESSIDA Che cosa sono questi profondi sospiri? Dov' il mio signore? Se n' andato? Insomma, zietto, che c'? PANDARO Vorrei trovarmi non sopra, ma sotto terra. CRESSIDA O dei, ma che succede? PANDARO Torna dentro, ti prego. Non fossi mai nata! Qualcosa mi diceva che saresti stata la sua morte. Disgraziato giovane! Un accidenti ad Antenore! CRESSIDA Zio mio, ti supplico, ti supplico in ginocchio, che succede? PANDARO Te ne devi andare, ragazza mia, te ne devi andare; t'hanno scambiata con Antenore. Devi andare da tuo padre, e lasciare Troilo. Sar la sua morte, la sua rovina; non potr sopportarlo. CRESSIDA Di immortali! No, non ci vado. PANDARO Devi. CRESSIDA No, zio, non vado. Mio padre l'ho dimenticato. Non ho una goccia di sangue suo, non ho parenti, non ho affetti, e nessuno mi pi vicino del dolce Troilo. O di divini! Che il nome Cressida sia il massimo dell'infedelt se mai abbandona Troilo! Tempo, violenza e morte fate a questo corpo tutte le offese che potete; ma la forte base e costruzione del mio amore al centro stesso della terra, e attira tutto a s. Vado dentro a piangere. PANDARO Vai, vai. CRESSIDA A strapparmi i capelli luminosi e a graffiarmi guance cos lodate, a rompere coi singhiozzi la mia voce chiara e a spezzarmi il cuore invocando Troilo. Non andr via da Troia! Escono.

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Scena III

Entrano Paride, Troilo, Enea, Deifobo, Antenore e Diomede. PARIDE giorno pieno, ormai s'avvicina l'ora fissata per la sua consegna a questo Greco valoroso. Troilo, fratello mio, pensaci tu a dire alla ragazza cio che deve fare, e dille di far presto. TROILO Entrate in casa sua. La porto subito al Greco. E quando la dar alle sue mani, penser che siano un altare, e che tuo fratello Troilo sia un sacerdote che vi offre il proprio cuore. PARIDE So bene che vuol dire amare; e vorrei poterti aiutare, cos come ti compiango. Vi prego, entrate, signori. Escono.

Scena IV

Entrano Pandaro e Cressida. PANDARO Su, moderazione, moderazione. CRESSIDA Perch mi parli di moderazione? Il dolore che assaggio fine, perfetto, e fa violenza con la stessa forza di ci che lo causa. Come posso moderarlo? Se potessi venire a patti col mio amore, o stemperarlo e renderlo pi freddo, potrei fare lo stesso con il mio dolore. Ma il mio amore non ammette impurit che lo diluisca, e neppure il mio dolore, visto quello che perdo. Entra Troilo. PANDARO Eccolo, eccolo, eccolo qui! Ah, mie dolci paperelle! CRESSIDA (abbracciandolo) O Troilo, Troilo! PANDARO Che paio di meraviglie debbo vedere! Voglio abbracciarvi anch'io. "O cuore", come dice la bella canzone, "... O cuore, cuore addolorato, Perch sospiri e non ti spezzi mai?" e lui risponde; "Perch non possono alleviare il tuo dolore n l'amicizia n le parole". Mai versi pi veri di questi. proprio vero, mai buttar via niente, ci
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sono momenti nella vita che si puo aver bisogno anche di questi versi. Lo si vede, lo si vede. E allora, agnellini? TROILO Cressida, io t'amo di un affetto cos puro, che i sacri di, invidiosi della mia passione, pi zelante di ogni devozione che alle loro divinit mandano certe labbra fredde, ti tolgono a me. CRESSIDA Provano invidia gli di? 35 PANDARO S, s, s, s. fin troppo evidente. CRESSIDA Ed vero che devo andarmene da Troia? TROILO Orribile ma vero. CRESSIDA Come, e anche da Troilo? TROILO Da Troia e da Troilo. CRESSIDA possibile? TROILO E subito. L'offesa della sorte ci nega i commiati, accantona con sgarbo ogni indugio, con malagrazia priva di ogni congiunzione le nostre labbra, impedisce con la forza i nostri abbracci stretti, strangola i nostri voti d'amore appena il nostro fiato li concepisce ansante. Noi due, che ci siamo comperati a vicenda con tante migliaia di sospiri, ora dobbiamo svenderci con l'affanno reciso di uno solo. Il tempo ingiurioso con la fretta d'un ladro stiva a casaccio il suo ricco bottino. Tanti addii, quante sono le stelle in cielo, ognuno col suo sospiro, e il sigillo dei baci, lui li affastella in un addio confuso, e ci lesina un solo bacio affamato, mal condito col sale di lacrime spezzate. ENEA (da dentro) Principe, pronta la signora? TROILO Senti? ti chiamano; cos dicono che il Genio 36 gridi "Vieni" a chi deve morire sull'istante. Ditegli che abbiano pazienza, viene subito. PANDARO Dove sono le mie lacrime? Piovete, perch cessi questo vento di sospiri, o il mio cuore ne sar sradicato. Esce.
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CRESSIDA Allora devo andare dai Greci? TROILO Non c' rimedio. CRESSIDA Una Cressida dolente fra i Greci spensierati! Quando ci rivedremo? TROILO Ascoltami, amore. Siimi solo fedele nel tuo cuore. CRESSIDA Fedele? E me lo chiedi? Che pensiero malvagio questo? TROILO No, senti, dobbiamo rimproverarci con gentilezza perch anche il rimprovero sta per lasciarci. Io non ti dico "Sii fedele" perch dubiti di te; perch getterei il guanto in faccia alla stessa morte per sostenere che non c' macchia nel tuo cuore. Ma "Sii fedele" lo dico come premessa a questo che ora ti giuro: "Sii fedele e io ti rivedro". CRESSIDA Oh mio signore, ti esporrai a pericoli infiniti e continui. Ma io saro fedele! TROILO Ed io e il pericolo diventeremo amici. Porta questo bracciale. 37 CRESSIDA E tu questo guanto. Quando ti rivedr? TROILO Corromper le sentinelle greche per farti visita la notte. Ma sii fedele. CRESSIDA O cielo, ancora "sii fedele"! TROILO Senti perch lo dico, amore. I giovani greci sono pieni di doti; il loro corteggiamento ben dosato coi doni di natura, e fiorente di arti e d'esperienze. La loro novit, le loro doti, unite alla bellezza, potrebbero sedurre. Di qui, ahim, una sorta di sacra gelosia - considerala, ti supplico, un peccato virtuoso mi fa temere. CRESSIDA O di, tu non mi ami!

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TROILO Che io muoia da infame, allora! In questo non metto in dubbio la tua fedelt, ma soprattutto i miei meriti: non so cantare, n volteggiare nel ballo, n addolcire le parole, n far giochi di destrezza - che son tutte virt in cui i Greci sono esperti e dotati. Ma so dirti che in tutti questi talenti si nasconde un demonio quieto, che sta zitto e affascina e tenta con molta astuzia. Ma tu non farti tentare. CRESSIDA E tu pensi che mi far tentare? TROILO No, ma si puo fare qualcosa anche senza volere; a volte siamo noi il demonio di noi stessi, quando mettiamo a prova le nostre fragili forze presumendo troppo della loro instabile resistenza. ENEA (da dentro) Allora, principe? TROILO Vieni, un bacio, e separiamoci. PARIDE (da dentro) Fratello Troilo! TROILO S, fratello, vieni avanti, e porta con te Enea e il Greco. CRESSIDA Mio signore, mi sarai fedele? TROILO Chi, io? il mio vizio, purtroppo, la mia colpa: mentre gli altri, con la furbizia, vanno a caccia di stima, io con la mia schiettezza mi procaccio mera ingenuit, mentre certuni, con astuzia, indorano le loro corone di rame, io, semplice e sincero, la mia la porto com'. Non temere per la mia fedelt: il senso del mio ingegno "Semplice e fedele", ad altro non arriva. Entrano Enea, Paride, Antenore, Deifobo e Diomede. Benvenuto, Diomede! Ecco la donna che ti consegniamo in cambio di Antenore. Giunti alla porta, signore, te la daro in mano, e durante il tragitto ti parler di lei. Trattala bene, e, sull'anima mia, bel Greco, se mai sarai alla merc della mia spada, nomina Cressida, e la tua vita sar salva come quella di Priamo a Ilio. DIOMEDE Bella Cressida, vi prego, risparmiatevi i ringraziamenti che questo principe s'aspetta. Lo splendore del vostro sguardo, la vostra guancia divina,
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chiedono che vi si tratti con ogni riguardo; sarete signora di Diomede, e disporrete di lui in tutto. TROILO Greco, non sei cortese con me, umiliando cos la calda supplica che ti ho rivolto con le lodi che le fai. Ti dico, signore di Grecia, che lei di tanto superiore alle tue lodi quanto tu sei indegno di chiamarti suo servo. T'ingiungo di trattarla bene, solo perch te lo ordino io. E, per Plutone terribile, se non lo fai, anche se avessi a guardia quel montagnoso Achille, ti tagliero la gola. DIOMEDE Oh, non vi riscaldate, principe Troilo; lasciatemi il privilegio, per il ruolo che svolgo, di parlare in tutta franchezza. Partito da qui faro come mi piace; e, sappiate signore, niente ch'io faccia sar per ordine d'altri. Ella sar apprezzata per quel che vale; ma se voi mi dite: "Cos dev'essere", allora io per spirito e punto d'onore vi dico "No". TROILO Su, andiamo alle porte. Io ti dico, Diomede, dovrai nasconderti spesso per questa tua bravata. Signora, dammi la mano; e strada facendo parleremo tra noi di ci che dobbiamo dirci. Escono Troilo, Cressida e Diomede. Squillo di tromba. PARIDE Sentite! La tromba di Ettore. ENEA Che mattina sprecata! Il principe mi creder pigro e trascurato, visto che avevo giurato di precederlo sul campo! PARIDE Tutta colpa di Troilo; su, su, al campo con lui. DEIFOBO Prepariamoci in fretta. ENEA Gi, mettiamoci alle calcagna di Ettore con la fresca impazienza di uno sposo. La gloria della nostra Troia oggi s'affida al suo valore e al suo braccio di cavaliere. Escono.

Scena V

Entrano Aiace, armato, Agamennone, Achille, Patroclo, Menelao, Ulisse, Nestore, Calcante e un trombettiere.
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AGAMENNONE Eccoti fresco e bello nella tua armatura, e anche in anticipo. Animo ora! Con la tua tromba dai la sveglia a Troia, tremendo Aiace, e l'aria spaventata faccia un buco nel capo al grande combattente e lo trascini qui. AIACE Trombettiere, eccoti la mia borsa. Schiantati il petto e spacca il tuo piffero di ottone. Soffia, birbante, finch la tua guancia tonda superi l'affanno del gonfio Aquilone. Su, allarga il torace, sputa sangue dagli occhi; per Ettore che suoni. Squillo di tromba. ULISSE Nessuno squillo di risposta. ACHILLE ancora presto. AGAMENNONE Ma quello non Diomede, con la figlia di Calcante? ULISSE lui, lo riconosco dal modo di camminare. Si alza sulle punte. la sua ambizione che lo fa lievitare dalla terra. Entra Diomede con Cressida. AGAMENNONE questa Donna Cressida? DIOMEDE Proprio lei. AGAMENNONE (baciandola) Il pi caldo benvenuto tra noi Greci, dolcezza mia. NESTORE T'ha salutato con un bacio il nostro comandante. ULISSE Bella gentilezza, ma di uno solo; meglio sarebbe un bacio generale. NESTORE Consiglio molto cavalleresco. Comincio io. La bacia. Ecco qua per Nestore. ACHILLE Bella signora, da quelle labbra tolgo io l'inverno. 38 La bacia. il benvenuto di Achille. MENELAO Io una volta avevo un buon motivo per baciare. 39
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PATROCLO Ma non una ragione per baciare adesso, dato che salt fuori quel Paride sfrontato, a separare voi dal vostro buon motivo. La bacia. ULISSE (a parte) O freddura mortale, e tema di tutti i nostri guai, per cui perdiamo le teste per indorargli le corna. PATROCLO Il primo era per Menelao, questo per me. La bacia di nuovo. Ecco, vi ha baciato Patroclo. MENELAO Un bel bacio davvero! PATROCLO Paride ed io baciamo sempre al suo posto. MENELAO Anch'io lo voglio il bacio. Signora, permettete. CRESSIDA Nel baciare, voi date o ricevete? MENELAO Ricevo e do. CRESSIDA Ma io ci giocherei la vita, il bacio ricevuto meglio di quello dato. Perci niente bacio. MENELAO Ve ne dar uno in pi. Tre dei miei baci per uno. CRESSIDA Ma voi siete un uomo singolo; date pari o nessuno. MENELAO Un singolo uomo, signora? Ma cos ciascheduno. CRESSIDA No, Paride non lo . Perch, lo sapete, indubbio che voi siete rimasto dispari e lui pari. MENELAO Mi date un buffetto in testa. CRESSIDA Niente affatto, ve l'assicuro. ULISSE Non vi converrebbe: per le vostre unghiette quel corno sarebbe troppo duro. Bella signora, posso chiedervi un bacio?

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CRESSIDA S che potete. ULISSE Lo voglio. CRESSIDA Allora, su, chiedete. ULISSE Datemi un bacio, allora, per amore di Venere, quando Elena risar sua e risar vergine. CRESSIDA Vi debbo un bacio: chiedetelo quando ci avviene. ULISSE Allora mai, e mai mi bacerete. DIOMEDE Una parola, signora: vi devo portare da vostro padre. Esce con Cressida. NESTORe una donnina di spirito. ULISSE Vergogna su lei, vergogna! Tutto loquace in lei, l'occhio, la guancia, il labbro, i piedi stessi le parlano. La puttanaggine le fa capolino da ogni piega e moto del suo corpo. Oh, queste intraprendenti cos svelte di lingua, che danno il benvenuto prima che tu le abbordi, e che spalancano il libro dei loro pensieri ad ogni lettore che le sollecita! Bisogna giudicarle delle facili prede di ogni occasione, e figlie del fottisterio. Squilli di tromba. TUTTI il segnale di Troia. AGAMENNONE Ecco l il manipolo. Entrano tutti i Troiani; Ettore, Paride, Enea, Eleno, Troilo, e il seguito. ENEA Salve, capitani dei Greci! Che onori saranno resi a chi ottiene la vittoria? O proponete che solo si proclami la vittoria? Volete che i cavalieri si battano ad oltranza, o saranno divisi per decisione di giudici o per un ordinamento della sfida? Ettore mi dice di chiederlo. AGAMENNONE Che preferirebbe Ettore?

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ENEA Non ha preferenze, accetter le condizioni. AGAMENNONE Degno di Ettore. ACHILLE Ma fatto con presunzione, superbo non poco, e pi che offensivo per l'altro contendente. ENEA Se non Achille, signore, quale nome avete? ACHILLE Se non Achille, nessuno. ENEA Dunque Achille. Ma chiunque sia, sappiate che nell'infinitamente grande e piccolo, in Ettore valore e orgoglio superano se stessi, l'uno infinito quasi quanto il tutto, l'altro zero come il nulla. Valutatelo bene: e ci che sembra orgoglio cortesia. Aiace qui, per met ha il sangue di Ettore. Per suo riguardo mezzo Ettore se ne resta a casa: mezzo cuore, mezza mano, e mezzo Ettore vengono ad affrontare questo cavaliere misto, mezzo troiano e mezzo greco. ACHILLE Uno scontro verginale, 40 dunque? Ora capisco. Entra Diomede. AGAMENNONE Ecco Diomede. Cavaliere, siate il padrino di Aiace; fissate col nobile Enea le condizioni del duello, se a oltranza o come un esercizio d'abilit. Essendo i combattenti imparentati, ci smorza per met la lotta prima dell'inizio. Ettore e Aiace si preparano a combattere. ULISSE Sono gi di fronte. AGAMENNONE Chi quel troiano cos pensieroso? ULISSE Il figlio pi giovane di Priamo, un vero cavaliere, non ancora maturo ma gi senza pari, fermo di parola, parla coi fatti e tien muta la lingua, duro ad esser provocato, e, provocato, ad essere calmato, cuore e mano aperti e liberali; ci che ha lo d, ci che pensa lo dice; non d senza che il giudizio guidi la munificenza,
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n degna del suo respiro un pensiero indegno: virile quanto Ettore ma pi pericoloso, perch Ettore nell'ira pi furente pu impietosirsi, ma lui nel fuoco dell'azione pi vendicativo dell'amore geloso. Lo chiamano Troilo, e su di lui erigono una speranza alternativa, ben fondata come su Ettore. Questo lo dice Enea, che conosce il giovane a fondo: me lo descrisse cos in privato quand'ero nella grande Ilio. Suono di tromba. Ettore e Aiace si battono. AGAMENNONE Sono in azione. NESTORE Non mollare, Aiace! TROILO Ettore, che fai, dormi? svegliati! AGAMENNONE Gran bei colpi che d! Forza, Aiace! Le trombe smettono di suonare. DIOMEDE Basta cos. ENEA Basta, principi, vi prego. AIACE Ma se devo scaldarmi, ancora! Ricominciamo. DIOMEDE Decida Ettore. ETTORE E allora per me basta. Tu, nobile signore, sei figlio di una sorella di mio padre, e dunque cugino germano dei figli di Priamo; il legame del sangue che ci vieta una lotta sanguinosa fra noi due. Se il tuo incrocio di greco e di troiano fosse tale che tu potessi dire: "Questa mano tutta greca, e questa troiana; i muscoli di questa gamba sono tutti greci, e questa tutta Troia; il sangue di mia madre scorre nella guancia destra, e la sinistra contiene quello di mio padre", per Giove onnipotente, non lasceresti il campo con un sol pezzo del tuo corpo greco su cui la mia spada non avesse inciso la nostra aspra sfida! Ma gli di giusti proibiscono che una goccia sola del sangue che viene da tua madre, per me zia sacra, resti sulla mia spada letale! Aiace, fatti abbracciare. Per il Tonante, hai braccia muscolose:
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Ettore vorrebbe sentirsele cadere addosso, cos. Onore a te, cugino! AIACE Ettore, ti ringrazio. Sei un uomo troppo gentile e troppo generoso. Ero venuto qui per ammazzarti, cugino, e per guadagnarmi sul campo una grande fama con la tua morte. ETTORE Neppure Neottolemo, 41 meraviglioso com', sulla cui cresta splendente, col suo sonante "udite!" la Gloria grida " lui", no, neppure lui potrebbe ripromettersi una maggiore fama da strappare a Ettore. ENEA Ma qui ci tenete tutti col fiato sospeso: continuate o no? ETTORE E noi cos rispondiamo abbracciandoci. Addio, Aiace. AIACE Se fossi bravo con le preghiere che mi capita di fare raramente, vorrei invitare il mio famoso cugino nelle nostre tende. DIOMEDE il desiderio di Agamennone, e il grande Achille desidera di vedere il valoroso Ettore disarmato. ETTORE Enea, chiamami mio fratello Troilo e comunica questo cordiale invito alla nostra scorta troiana; che torni a casa. Dammi la mano, cugino, manger con te e conoscer i cavalieri tuoi amici. Agamennone e gli altri si fanno avanti. AIACE Il grande Agamennone ci viene incontro. ETTORE Indicami per nome i pi importanti; eccetto Achille: ci penser da me a riconoscerlo dalla statura imponente. AGAMENNONE Vanto delle armi! abbiti il benvenuto di colui che ben farebbe a meno di un nemico cos! Ma questo non un benvenuto: per esser chiari, ci ch' passato e ci che verr cosparso dei gusci e dell'informe rovina dell'oblio; ma, ora come ora, la fede e la lealt, purgate di ogni vuoto preconcetto, ti danno, grande Ettore, dal pi fondo del cuore
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un benvenuto con la pi sacra schiettezza. ETTORE Grazie, nobilissimo Agamennone. AGAMENNONE (a Troilo) Lo stesso a te, famoso principe di Troia. MENELAO Mi unisco al saluto del mio reale fratello; voi, coppia di fratelli guerrieri, benvenuti. ETTORE Chi dobbiamo ringraziare? ENEA Il nobile Menelao. ETTORE Voi, signore? Per il guanto di Marte, grazie! Via, non beffatemi se io giuro all'antica: la vostra ex-moglie giura sempre per il guanto di Venere. Sta bene, ma non mi ha detto di salutarvi. MENELAO Non se ne faccia il nome, signore: un tema letale. ETTORE Oh, chiedo scusa: vi ho offeso! NESTORE Io ti ho visto spesso, prode Troiano, agire al posto del destino, aprendoti un varco crudele fra i ranghi della giovent greca; e ti ho visto, ardente come Perseo, spronare il tuo cavallo frigio, e ti ho visto sprezzante dei moribondi e degli sconfitti, bloccare nell'aria la tua spada levata per non farla piombare sui vinti; allora ho detto a chi avevo vicino: "Ecco l Giove, che dispensa la vita!". E ti ho visto fermo a riprender fiato come un lottatore olimpico da ogni lato stretto dai Greci. Tutto questo ho visto. Ma le tue fattezze, sempre chiuse nel ferro, fino ad ora non l'avevo viste. Conoscevo tuo nonno, 42 una volta ho combattuto con lui. Un buon soldato, ma, per il grande Marte che ci guida tutti, niente in confronto a te. Accetta l'abbraccio di un vecchio; benvenuto, nobile guerriero, nelle nostre tende. ENEA il vecchio Nestore. ETTORE Lascia che ti abbracci, cara cronaca dei tempi antichi, che cos a lungo hai camminato mano in mano
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col tempo. Nestore reverendissimo sono felice di abbracciarti. NESTORE Vorrei che le mie braccia potessero lottare con le tue, come gareggiano con te in cortesia. ETTORE Lo vorrei anch'io. NESTORE Ah! Per questa barba bianca, combatterei con te domani! Ebbene, benvenuto, benvenuto! Ai miei tempi... ULISSE Mi chiedo come fa quella citt laggi a stare in piedi, se la sua base e colonna qui da noi. ETTORE Il vostro un volto che conosco bene, signor Ulisse. Ah, signore, quanti morti fra Greci e Troiani dalla prima volta che vidi voi e Diomede l a Ilio come ambasciatori dei Greci. ULISSE Signore, io vi predissi ci che ne sarebbe seguito. La mia profezia appena a met strada, perch quelle mura laggi che fronteggiano spavalde la citt, quelle torri, le cui cime lascive accarezzano le nubi devono baciarsi ancora i piedi. ETTORE Non devo credervi. Eccole l, in piedi; e umilmente penso che la caduta di ogni pietra frigia coster una goccia del vostro sangue greco. Tutto ha fine, e un giorno il tempo, l'antico arbitro di ogni cosa, porr fine anche a questo. ULISSE E allora faccia lui per noi. Gentilissimo e valorosissimo Ettore, benvenuto. Dopo il comandante in capo, vi prego di essere mio ospite nella mia tenda. ACHILLE Signor Ulisse, eh no, voglio la precedenza! Ettore, mi son riempito gli occhi di te: ti ho scrutato attentamente, Ettore, e ho preso nota di ogni tua giuntura. ETTORE Achille che parla? ACHILLE Sono Achille.
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ETTORE Per favore, stai in vista. Fatti vedere bene. ACHILLE Guardami quanto vuoi. ETTORE Ma no, ho gi fatto. ACHILLE Sei troppo sbrigativo. Io, invece, ti voglio riesaminare membro a membro come dovessi comprarti. ETTORE Ah, tu mi vuoi rileggere come un libro di caccia; ma in me c' pi di quel che puoi capire. Perch mi opprimi tanto coi tuoi occhi? ACHILLE Cieli, ditemi voi: in quale parte del corpo lo distrugger? L, o l, oppure l? Che io possa dare un nome alla ferita, e distinguere il varco esatto da cui esaler il grande spirito di Ettore. Una risposta, cieli! ETTORE Disonorerebbe gli di beati, uomo protervo, rispondere alla tua domanda. Fatti vedere ancora. Pensi che sia cos facile togliermi la vita, da prevedere allegramente il punto dove mi colpirai a morte? ACHILLE Proprio cos. ETTORE Anche se tu fossi un oracolo, non ti crederei. E tu sta' bene in guardia, perch non ti uccider n l, n l e neppure l, ma, per la fucina che forgi l'elmo a Marte, ti ammazzer tutto quanto, dappertutto! E voi, o saggissimi Greci, scusate la mia vanteria: la sua insolenza mi cava di bocca follie ma io far che quadrino i fatti e le parole, o mai pi possa... AIACE Non ti scaldare, cugino. E tu, Achille, tientele per te queste minacce finch non ti ci portino il caso o l'intenzione. Di Ettore puoi averne abbastanza ogni giorno, se ne hai voglia. I comandanti, temo, non fanno che pregarti di lottare con lui. ETTORE Fatevi vedere in campo, di questo vi prego.
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La guerra diventata una farsa da quando avete abbandonato la causa dei Greci. ACHILLE Tu, Ettore, mi preghi! Domani ti verr incontro, terribile come la morte, ma stasera siamo tutti amici. ETTORE Qua la mano: un impegno. AGAMENNONE Primo, voi tutti pari di Grecia, andate alla mia tenda, e l festeggeremo; poi, se convergono i desideri di Ettore e la vostra liberalit, ognuno pu intrattenerlo singolarmente. Rullino i tamburi, suonino le trombe, questo gran soldato sappia quant' benvenuto. Escono tutti tranne Troilo e Ulisse. Suoni di tamburo e tromba. TROILO Principe Ulisse, dimmi, te ne prego, in che parte del campo sta Calcante? ULISSE Principe Troilo, vicino alla tenda di Menelao. L stasera banchetta con lui Diomede, che non guarda pi n cielo n terra ma ha occhi pieni d'amore soltanto per la bella Cressida. TROILO Caro signore, mi fareste il grandissimo favore, dopo lasciata la tenda di Agamennone, di condurmi l? ULISSE Ai vostri ordini, signore. Ma ricambiatemi il favore: che reputazione aveva questa Cressida a Troia? Non aveva un amante che ne piange l'assenza? TROILO Oh, signore! Si conviene lo scherno a chi mena vanto delle sue cicatrici. Volete precedermi, signore? Lei era amata, amava, amata sempre, ed ama. Ma il dolce amore sempre cibo per il dente della fortuna. Escono.

ATTO V

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Scena I

Entrano Achille e Patroclo. ACHILLE Stasera gli scaldo il sangue col vino greco e domani glielo rinfresco con la mia scimitarra. Facciamogli una festa in grande, Patroclo. PATROCLO Ecco Tersite. Entra Tersite. ACHILLE Allora, concentrato d'invidia! Che mi dici, crosta d'un tumore di natura? TERSITE Salve, ritratto della tua sembianza, e idolo di chi adora l'idiozia: ho una lettera per te. ACHILLE Da dove viene, rottame? TERSITE Beh, da Troia, tu piatto pieno del pazzo che sei. Achille si apparta per leggere la lettera.

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