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Sviluppo sostenibile

FER

Energie rinnovabili:
la multifunzionalita` delle imprese
agricole (parte seconda)
3 Andrea Quaranta
Nella prima parte di questarticolo, dedicato allanalisi del
ruolo dellimpresa agricola multifunzionale nello sviluppo
delle energie rinnovabili (pubblicato sul numero 8-9/2010
di questa rivista), e` stato tracciato un quadro generale:
 della multifunzionalita` delle foreste e dellagricoltura, e
della duplice funzione (tutela dellambiente, da un
lato, ed economico-produttiva, dallaltro);
 del sistema normativo energetico-ambientale nel nostro Paese, semplificato ma non (ancora) semplice;
 della ripartizione delle competenze nel nostro ordinamento, che, nel nostro quadro normativo complicato,
e` stato causa di numerosi contrasti fra lo Stato e le
Regioni, aventi ad oggetto la possibilita`, in capo a
queste ultime, di legiferare in materia ambientale;
 delle problematiche relative alla localizzazione degli
impianti di produzione di energia rinnovabile e alla salvaguardia del territorio.
In questa seconda parte entreremo piu` nel dettaglio del
diritto dellenergia, al fine di dare una risposta agli interrogativi piu` pressanti in relazione alla localizzazione in
zone agricole, che riguardano:
 lutilizzazione dei suoli agricoli per scopi energetici;
 lutilizzazione dei suoli agricoli per scopi agro-energetici (secondo un approccio non-food dellagricoltura).

Il fotovoltaico in zona agricola:


incentivi e giurisprudenza
In relazione al primo punto, chi scrive ritiene opportuno
porre lattenzione sul ruolo del fotovoltaico nel consumo di territorio agricolo.
Come` noto, negli ultimi anni il legislatore, nellottica dello sviluppo della produzione di energia mediante fonti
rinnovabili, ha introdotto disposizioni di carattere fiscale
volte ad incentivare lesercizio di tale attivita` da parte di
imprenditori agricoli.
E cos`, dopo alcune modifiche, intervenute nel tempo a
partire dal 2005 (1), il nostro Legislatore, con la legge
finanziaria per il 2008 ha stabilito che:
ferme restando le disposizioni tributarie in materia di
accisa, la produzione e la cessione di energia elettrica

e calorica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche nonche di carburanti ottenuti da produzioni


vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di
prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo, effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attivita` connesse ai
sensi dellarticolo 2135, comma 3, del codice civile e
si considerano produttive di reddito agrario, fatta salva
lopzione per la determinazione del reddito nei modi
ordinari, previa comunicazione allufficio secondo le
modalita` previste dal regolamento di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997,
n. 442.
La produzione di energia elettrica da parte delle imprese
agricole, dunque, e` attivita` connessa (2) ai sensi dellarticolo 2135 del codice civile e, come tale, richiede il rispetto del cosiddetto principio della prevalenza.
Come si determina la prevalenza dei prodotti ottenuti
dallazienda agricola in confronto a quelli acquistati presso terzi e utilizzati per la produzione di energia?
A dare una risposta a tale interrogativa, nel luglio dello
scorso anno e` intervenuta lAgenzia delle Entrate, con la
circolare n. 32/E, la quale, dopo aver richiamato i principali passaggi, che hanno condotto alla modifica, teste`
sottolineata, ha previsto quattro tipologie di energia da
fonti rinnovabili che si possono ottenere in agricoltura,
come attivita` connesse:
a. energia elettrica;
b. energia calorica;
c. carburanti;
d. prodotti chimici.

Note:
3 Consulente legale ambientale, andrea.quaranta@naturagiuridica.com. La
prima parte di questo articolo e` stata pubblicata in questa Rivista, n. 8-9/
2010, pag. 732 e segg.
(1) Legge n. 266/2005 (Legge Finanziaria per il 2006), art. 1, comma 423.
(2) Questo significa che, per il legislatore e lamministrazione finanziaria, lattivita` fotovoltaica e` sostanzialmente analoga, ad esempio, alla produzione del
vino con uve che devono essere ottenute prevalentemente dal proprio vigneto.

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Sotto il profilo fiscale, cio` significa che dalle attivita` connesse deriva un reddito agrario e non dimpresa: differenza non di poco conto, se solo si considera che il
reddito agrario non viene calcolato su base analitica, facendo un confronto puntuale tra ricavi e costi, ma su
base catastale, applicando tariffe destimo stabilite per
ogni qualita` e classe, cos` come stabilito dallarticolo 34
del Tuir (3).
Cio`, naturalmente, solo nel presupposto che risulti verificato il requisito della prevalenza che caratterizza le attivita` agricole connesse, ossia a condizione che, nel caso
di specie, le fonti di produzione dellenergia provengano
prevalentemente dal fondo: in sostanza, la tassazione del
reddito su base catastale e` possibile solo se le attivita`
agricole connesse vengono svolte utilizzando prevalentemente beni derivanti dallo svolgimento delle attivita` agricole principali (4).
In sostanza, per tutte le attivita` verdi svolte dagli agricoltori e` sempre necessario fare un confronto quantitativo
fra i prodotti usati nello svolgimento delle attivita` connesse e ricavati dal fondo e quelli acquistati da terzi (5).
Uneccezione, da questo punto di vista, e` rappresentata
dalla produzione di energia attraverso pannelli fotovoltaici: si tratta di unattivita` agricola connessa di natura
atipica, che ha reso necessario individuare criteri alternativi, che consentono comunque di ricollegare tale attivita` a quella tipicamente agricola.
I parametri entro i quali considerare la produzione di energia fotovoltaica attivita` connessa (e dunque produttiva di
reddito agrario) sono stati individuati dal ministero per le
politiche agricole e forestali.
In sintesi, stando a queste indicazioni, la produzione e la
cessione di energia fotovoltaica da parte degli imprenditori agricoli producono sempre reddito agrario per la parte
generata dai primi 200 kw di potenza nominale installata.
La produzione di energia che supera questa soglia e` considerata produttiva di reddito agrario solo se ricorre uno
dei requisiti seguenti:
 se deriva da impianti con integrazione architettonica o
parzialmente integrati realizzati su strutture aziendali
esistenti;
 se il volume daffari legato allattivita` agricola (esclusa
la produzione di energia fotovoltaica) e` superiore al
volume daffari della produzione di energia fotovoltaica eccedente i 200 kw;
 entro il limite di 1 mw per azienda, per ogni 10 kw di
potenza installata eccedente il limite dei 200 kw, lagricoltore deve dimostrare di avere almeno un ettaro
di terreno riservato allattivita` agricola.
Al di la` di questi tre casi, invece, il reddito derivante dalla
produzione e vendita di energia costituisce reddito dimpresa, anche se solo per la parte eccedente i limiti ministeriali.
In relazione allutilizzo di spazi agricoli e alla realizzazio-

ne di impianti fotovoltaici in zona agricola, come si e`


gia` accennato, lart. 12, comma 7, del D.Lgs. n. 387/2003
si e` limitato a stabilire che possono essere ubicati anche
in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici,
lasciando ad una successiva pianificazione nazionale e
regionale il compito di individuare i parametri necessari
per lindividuazione dei siti idonei allubicazione degli impianti de quibus.
Nella scelta dellubicazione degli impianti da fonti energetiche rinnovabili si dovra` tener conto anche di diversi interessi pubblici, contemplati dalla normativa di sostegno al settore agricolo, con particolare riferimento:
 alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali,
 alla tutela della biodiversita`, cos` come del patrimonio
culturale e del paesaggio rurale.
A quasi sette anni di distanza dallentrata in vigore del
D.Lgs. n. 387/2003, in assenza delle linee guida statali,
con le Regioni che hanno approvato criteri peculiari, qual
e` il quadro del fotovoltaico in zona agricola?
Si possono realizzare impianti fotovoltaici in zona agricola?
In caso di risposta affermativa, con quali modalita`?
Quali poteri ha lAmministrazione comunale di tipizzare
il proprio territorio, indicando quali aree siano idonee ad
ospitare impianti per la produzione di energia elettrica
da fonti rinnovabili (6)?
Si tratta di una problematica di non poco conto, analoga a
quella relativa alla telefonia mobile anche se, a differenza
di questultima - che prevede espressamente il potere
comunale di adottare un regolamento per assicurare il
corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti - lart. 12, comma 7, del D.Lgs. n. 387/2003:
stabilisce che gli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili possono essere ubicati nelle

Note:
(3) Se fino al 2006 questo sistema fiscale rappresentava il regime naturale
esclusivo per le persone fisiche, le societa` semplici e gli enti non commerciali
che svolgono attivita` agricola, a partire dal 18 gennaio 2007 la determinazione catastale del reddito agrario e` stata resa opzionale anche per le societa` di
persone, per quelle a responsabilita` limitata e per le cooperative espressamente qualificate come societa` agricole.
(4) Stando al tenore letterale della norma, questo concetto dovrebbe valere
soltanto per la produzione di carburanti e prodotti chimici, mentre in realta`
e` considerato valido anche per la generazione di elettricita` e calore da fonti
rinnovabili, che sono state assimilate per legge alle attivita` agricole connesse.
(5) Se questo paragone non e` possibile a causa della natura particolare dei
beni, si fa riferimento al rapporto tra il loro valore normale e il costo dei prodotti estranei allimpresa. Ancora, se le materie utilizzate nella produzione
non hanno un valore stimabile, come nel caso dei residui zootecnici, si fara`
una comparazione a valle del processo produttivo tra lenergia derivante
dai prodotti propri e quella ricavata dai prodotti comprati da terzi.
(6) Complicando, in questo modo, il gia` confuso riparto di competenze, delineato nella prima parte dellarticolo.

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zone agricole, ma non dice nulla in relazione allEnte


competente a bilanciare linteresse pubblico ad incentivare gli impianti di produzione di energia elettrica da
fonti rinnovabili con gli anzidetti interessi, salvo il riferimento al potere regionale di procedere alla indicazione di aree e siti non idonei alla installazione di specifiche tipologie di impianti.
Di conseguenza, se e` pacifico che la Regione abbia - sia
pur nei limiti del rispetto delle linee guida nazionali - una
competenza pianificatoria in negativo (id est: le Regioni non possono dire dove possono essere localizzati
gli impianti, ma solo dove non possono esserlo), non
altrettanto si puo` dire circa lEnte tenuto al bilanciamento
dellinteresse alla diffusione degli impianti de quibus con
la tutela del settore agricolo e delle tradizioni agricole
locali: qual e`, e di quali poteri dispone?
A cercare di dipanare questa matassa interviene, sempre
piu` di frequente, la giurisprudenza, in particolare quella
amministrativa: le sentenze dei TAR e del Consiglio di
Stato, infatti, costituiscono un utile strumento per comprendere le dinamiche applicative della normativa e
indirizzare lazione amministrativa verso la corretta e sostenibile gestione della pianificazione energetica.
Il problema, in estrema sintesi, consiste nel capire - e
regolare - le aree critiche sotto gli unici due profili consentiti:
 quello concernente limpatto paesaggistico e
 quello relativo all(eventuale) inidoneita` in ragione di
particolari motivi di pregio di specifiche zone agricole.
La sede corretta per la risoluzione delle problematiche e`,
nel primo caso, quella regionale (nel rispetto delle linee
guida nazionali, che non sono ancora state approvate...),
mentre nel secondo quella della pianificazione urbanistica comunale, che non puo` tradursi in un divieto indiscriminato allinstallazione degli impianti, ma deve
rappresentare un corretto bilanciamento tra interessi
contrapposti: lo sviluppo di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, da un lato, e la tutela delle zone
agricole, dallaltro.
Quid iuris, dunque, nel caso di istanze di autorizzazione
formulate in assenza delle linee guida nazionali, la cui
mancata adozione apre problematiche concernenti la regolamentazione della fase transitoria?
La giurisprudenza amministrativa, nel nostro panorama
normativo a macchia di leopardo ha sottolineato che
lutilizzazione delle fonti di energia rinnovabile e` considerata di pubblico interesse e di pubblica utilita`, e le
opere relative sono dichiarate indifferibili ed urgenti,
anche in considerazione del fatto che la riduzione delle
emissioni di gas ad effetto serra attraverso la ricerca,
la promozione, lo sviluppo e la maggior utilizzazione di
fonti energetiche rinnovabili e di tecnologie avanzate e
compatibili con lambiente costituisce un impegno internazionale assunto dallItalia con la sottoscrizione

del Protocollo di Kyoto dell11 dicembre 1997. Espressione evidente di tale favor legislativo per le fonti rinnovabili e` la previsione dellarticolo 12, comma 7, del
D.Lgs. n. 387/2003, sulla possibilita` di installare gli
impianti anche in zona agricola. Peraltro, detta possibilita` non e` senza limiti.
Infatti:
 i Comuni possono infatti prevedere, nellesercizio della propria discrezionalita` in materia di governo del territorio, aree specificamente destinate ad impianti
per la produzione di energia rinnovabile;
 i Comuni hanno la facolta` di introdurre preventivamente discipline regolatrici degli impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, sia a
livello di strumentazione urbanistica (per quanto attiene ai criteri ed ai limiti di localizzazione) sia sul piano regolamentare (per quanto attiene in particolare al
procedimento istruttorio), di modo che un siffatto quadro normativo comunale possa poi fungere da parametro di conformita` dei successivi interventi proposti
mediante DIA (7);
 gli impianti di produzione di energia elettrica da fonte
rinnovabile possono legittimamente essere ubicati
anche in zone classificate agricole dallo strumento
urbanistico vigente nel Comune (8),
 anche a prescindere dalla loro integrazione strutturale con altri impianti a carattere industriale,
commerciale o di servizi: tale interpretazione e` peraltro lunica a consentire una lettura costituzionalmente compatibile della disposizione in parola, considerato che la possibilita` giuridica di installare tali impianti anche in zone agricole rappresenta un principio
fondamentale della legislazione statale in materia di
energia (9).
In mancanza di simili previsioni conformative, detti impianti possono essere localizzati, senza distinzione (almeno, per quanto riguarda la valutazione di compatibilita`
urbanistica), in tutte le zone agricole, e la
mancanza di una specifica espressa previsione localizzativa non puo` determinare lincompatibilita` urbanistica di un sito ubicato in zona a destinazione agricola (10).

Note:
(7) TAR Puglia, Lecce, sez. I, 30 aprile 2010, n. 1064.
(8) TAR Campania, Napoli, sez. V, 16 marzo 2010, n. 1479; TAR Abruzzo, Pescara, sez. I, 20 giugno 2009, n. 466.
(9) TAR Puglia, Lecce, sez. I, 29 gennaio 2009, n. 127.
(10) TAR Umbria, n. 518/2007. E` utile, evidenziare che, nel caso di specie, si
trattava di valutare la legittimita` di un atto comunale, con il quale lAmministrazione aveva negato la compatibilita` urbanistica di un parco eolico destinato ad essere realizzato in zona agricola, sul presupposto che il P.R.G. non
avesse individuato aree idonee per la realizzazione di parchi eolici nel territorio comunale: nel censurare tale ricostruzione, infatti, il TAR di Perugia
(segue)

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Le agroenergie e la salvaguardia
del territorio
In relazione al secondo punto (lutilizzazione dei suoli agricoli per scopi agro-energetici, secondo un approccio nonfood dellagricoltura), e` necessario porre lattenzione sul
ruolo dellagricoltura nella produzione di agroenergie,
con particolare attenzione alla disciplina sulle biomasse.
In termini scientifici, si considera biomassa qualsiasi
sostanza organica che deriva direttamente o indirettamente dalla fotosintesi clorofilliana (11).
La biomassa puo` essere:
 reperita attraverso il recupero di materiale vegetale
residuale (come i residui agricolo-forestali e i prodotti
secondari agroindustriali), oppure
 prodotta da apposite coltivazioni energetiche (la produzione costante di risorse energetiche da coltivazioni
agricole viene definita, appunto, agroenergia).
E` proprio a questultimo aspetto che bisogna porre attenzione perche, se dal punto di vista del rendimento energetico sono piu` efficienti rispetto ai prodotti ottenuti
dai residui agricoli, forestali e zootecnici, le colture energetiche (agroenergie) hanno un maggiore impatto:
 sulleconomia (nuove potenzialita` occupazionali. Le
bioenergie si presentano come una soluzione in grado
di poter risollevare zone economicamente depresse o
sottoutilizzate dal punto di vista agricolo);
 sulla societa` (possibili benefici per le comunita` locali,
determinati dalla condizioni a monte della catena produttiva), ma soprattutto
 sul territorio (diminuzione delle coltivazioni c.d. food,
ossia per scopi alimentari; scomparsa di grandi porzioni di foreste a scapito di monocolture energetiche;
ripercussioni sulla fertilita` del suolo (12)).
Negli ultimi anni, soprattutto a causa dellaumento dei
prezzi dei combustibili fossili, e della crescente dipendenza energetica da paesi politicamente instabili, lo sviluppo
di produzioni agroenergetiche si e` imposto: nellottica di
una politica energetico-ambientale sostenibile (13) lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili si impone quale
scelta strategica, oltre che per motivi eco (economici,
ecologici), anche per la disponibilita` di nuove tecnologie e
capacita` imprenditoriali utilizzabili nella elaborazione dei
progetti agro-energetici di rilevante interesse economico
ed occupazionale per il nostro paese.
I comparti agricolo e forestale possono, grazie alla loro
intrinseca multifunzionalita`, svolgere un ruolo importante nella produzione energia rinnovabile (14): per questo motivo, e` importante adottare una politica di incentivazione alle filiere agroenergetiche (15).
Tale approccio non food deve essere, tuttavia, sostenuto
da una coerente politica agro-industriale che preveda ladozione di misure fiscali ed interventi finanziari agevolativi, per promuovere lo sviluppo delle filiere agro-energe-

tiche con un efficace sistema di accordi interprofessionali fra gli operatori del settore agricolo ed industriale, in
grado di ridurre il rischio derivante dallo scarso coordinamento delle decisioni fra stadi di filiera ed informazioni
non adeguate alle richieste degli operatori di filiera (16).
In conclusione, le agroenergie costituiscono, attualmente, la fonte energetica rinnovabile piu` promettente, soprattutto grazie alla sua flessibilita` di utilizzo (per i trasporti, per la produzione di energia elettrica; per la loro
disponibilita` in forma liquida, solida, gassosa; per il loro
utilizzo in impianti di piccole e grandi dimensioni;...): lo
sviluppo di un ampio sistema di produzione per le biomasse richiede il superamento di alcune criticita` iniziali, partendo:
 dallorganizzazione della filiera agro-energetica: limpiego energetico delle biomasse disponibili a livello
nazionale deve presentare una soddisfacente convenienza e fattibilita` economica (17);

Nota:
(continua nota 10)

ha affermato che se e` vero che i Comuni possono prevedere, nellesercizio


della propria discrezionalita` in materia di governo del territorio, aree specificamente destinate ad impianti eolici, e` altrettanto incontestabile che, in mancanza di una simile previsione conformativa, questi impianti possano essere
localizzati, senza distinzione (almeno, per quanto riguarda la valutazione di
compatibilita` urbanistica), in tutte le zone agricole.
(11) Per un approfondimento sulle molteplici definizioni politico-normative
di biomassa, si rimanda al paragrafo Il concetto di biomassa, fra confusione
e suggestioni interpretative, nellarticolo di A. Quaranta Energie rinnovabili
fra sostenibilita` economico-ambientale e coerenza normativa, cit. Per una
panoramica esaustiva, v. L. Bolletta - M. Della Rocca, Fonti energetiche rinnovabili: la sfia delle agroenergie, sul sito http://www.fondazionemetes.it.
(12) Per una panoramica esaustiva, v. L. Bolletta - M. Della Rocca, Fonti energetiche rinnovabili: la sfida delle agroenergie, sul sito http://www.fondazionemetes.it.
(13) A. Quaranta, Energie rinnovabili fra sostenibilita` economico-ambientale
e coerenza normativa, in questa Rivista, 2010, 4, pag. 347.
(14) Biocombustibili in sostituzione dei tradizionali combustibili fossili.
(15) Le opportunita` offerte dalle filiere agroenergetiche sono state evidenziate:
nel Libro Verde dellUE, Piano dAzione per la biomassa, Direttiva n. 01/77/
Ce per la promozione dellenergia elettrica da fonti rinnovabili, recepita in
Italia nel 2004;
nella Direttiva n. 03/30/Ce per la promozione delluso dei biocarburanti da
trazione;
nella Direttiva n. 03/96/Ce riguardante la tassazione dei prodotti energetici e dellelettricita` recepite in Italia dalla legge n. 6/1981.
Un forte impulso alla produzione di agroenergie e` stato impresso anche con
la riforma della PAC del 2003, imperniata sulla multifunzionalita` dellazienda
agricola.
(16) Per un approfondimento, v. F. Rosa, Sinergie e multifunzionalita` delle
produzioni agro-energetiche, sul sito http://www.agriregionieuropa.univpm.it
in particolare con riferimento allanalitica descrizione dei fattori di debolezza
della filiera agro-energetica.
(17) Lutilizzo delle biomasse per finalita` energetiche e` considerato valido,
dal punto di vista economico, se a) non esistono altri impieghi piu` remune(segue)

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 per arrivare alla costituzione di distretti agro-energetici: la mancanza di un sistema organico di produzione,
raccolta e trasporto delle biomasse, rappresenta una
delle cause principali degli elevati costi di generazione
della bioenergia.
Qual e` lo stato dellarte in Italia?

Cenni sul recente sviluppo


della normativa in Italia
Con il D.Lgs n. 102 del 27 maggio 2005, testo di riferimento per la regolazione dei mercati agroalimentari, il
legislatore delegato, ha disciplinato:
 i requisiti delle organizzazioni di produttori e le loro
forme associate, che possono essere costituite per
concentrare e valorizzare lofferta dei prodotti agricoli,
sottoscrivendo i contratti quadro al fine di commercializzare la produzione delle organizzazioni stesse [...];
 i relativi programmi operativi delle organizzazioni di
produttori e delle loro forme associate;
 le intese per lintegrazione della filiera (art. 9), con il
precipuo scopo di favorire lintegrazione di filiera e la
valorizzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari,
tenendo conto degli interessi della filiera e dei consumatori (18);
 i contratti quadro che le organizzazioni di produttori
possono sottoscrivere, per il raggiungimento di determinati obiettivi (19);
 gli incentivi (art. 14);
 il contenuto dei contratti-quadro (20) utilizzati per la
stipula dei contratti di coltivazione e aventi per scopo,
tra laltro, la produzione, la trasformazione, la commercializzazione e la distribuzione di biomasse agricole e
di biocarburanti di origine agricola
Con il recente D.M. 2 marzo 2010 (21) sulla tracciabilita` delle biomasse (entrato in vigore lo scorso 7 maggio
2010), il nostro legislatore ha:
 dato finalmente il via al meccanismo che riconosce
un coefficiente di moltiplicazione dei Certificati Verdi
pari a 1,80 per lenergia elettrica prodotta da impianti
alimentati a biomasse e biogas, di potenza superiore
a 1 MW;
 stabilito che tali biomasse e biogas devono essere
prodotti nellambito di intese di filiera o contratti quadro, (biomassa da intese di filiera), oppure prodotti
entro un raggio di 70 chilometri dallimpianto che li
utilizza per produrre energia (biomassa da filiera
corta).

Con il decreto in questione si e` conclusa positivamente


una laboriosa vicenda, relativa alla premialita` da riservare
alla cosiddetta filiera corta, la cui storia affonda le radici

nella finanziaria 2007, che riservava un trattamento privilegiato alla produzione


di energia elettrica mediante impianti alimentati da
biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di
allevamento e forestali, ivi inclusi i sottoprodotti, ottenuti nellambito di intese di filiera o contratti quadro...
oppure di filiere corte, cioe` ottenuti entro un raggio di
70 chilometri dallimpianto che li utilizza per produrre
energia elettrica.
Le diverse incentivazioni per le diverse fonti erano state
poi riprese nelle due tabelle allegate alla Finanziaria
2008 (22): alla voce Biomasse e biogas prodotti da attivita` agricola, allevamento e forestale da filiera corta corrispondeva una Tariffa onnicomprensiva di 0,30 E/kWh e
un coefficiente moltiplicativo Certificati Verdi di 1,80.
La norma richiedeva un decreto attuativo volto a stabilire
i criteri di rintracciabilita` della filiera corta, che tuttavia il
Ministero dellagricoltura e quello dello sviluppo tardavano ad emanare.
Questa situazione di stallo ha creato non pochi problemi,
lasciando gli operatori del settore disorientati, di fronte
alle modifiche normative intervenute medio tempore.

Nota:
(continua nota 17)

rativi, e b) i prodotti della conversione sono economicamente competitivi rispetto ad analoghi prodotti ottenibili da altre materie.
(18) Lintesa puo` definire:
a) azioni per migliorare la conoscenza e la trasparenza della produzione e del
mercato;
b) azioni per un migliore coordinamento dellimmissione dei prodotti sul
mercato;
c) modelli contrattuali compatibili con la normativa comunitaria da utilizzare nella stipula dei contratti di coltivazione, allevamento e fornitura;
d) modalita` di valorizzazione e tutela delle denominazioni di origine, indicazioni geografiche e marchi di qualita`;
e) criteri per la valorizzazione del legame delle produzioni al territorio di provenienza;
f) azioni al fine perseguire condizioni di equilibrio e stabilita` del mercato attraverso informazioni e ricerche per lorientamento della produzione agricola alla domanda e alle esigenze dei consumatori;
g) metodi di produzione rispettosi dellambiente.
(19) Sviluppare gli sbocchi commerciali sui mercati interno ed estero, e orientare la produzione agricola per farla corrispondere, sul piano quantitativo e
qualitativo, alla domanda, al fine di perseguire condizioni di equilibrio e stabilita` del mercato; garantire la sicurezza degli approvvigionamenti; migliorare
la qualita` dei prodotti con particolare riguardo alle diverse vocazioni colturali
e territoriali e alla tutela dellambiente; ridurre le fluttuazioni dei prezzi ed
assicurare le altre finalita` perseguite dallarticolo 33 del Trattato sulla Comunita` europea; prevedere i criteri di adattamento della produzione allevoluzione del mercato.
(20) Il contratto quadro definisce il prodotto, le attivita` e larea geografica nei
cui confronti e` applicabile; nel contratto quadro devono essere indicate la
durata e le condizioni del suo rinnovo.
(21) Attuazione della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sulla tracciabilita` delle
biomasse per la produzione di energia elettrica.
(22) Tariffe onnicomprensive e Coefficienti Certificati Verdi.

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Per fare un esempio, con la legge n. 99/2009 il nostro


legislatore:
 ha eliminato dalla tabella delle Tariffe lintera categoria
della filiera corta e i suoi 0,30 E/kWh,
 aumentando, nel contempo, la tariffa per biomasse e
biogas da 0,22 a 0,28 E/kWh (23),
 ma lasciando invariata la tabella relativa ai certificati
verdi, con la conseguenza che il coefficiente 1,80 filiera corta veniva mantenuto ma era per cos` dire
congelato, in attesa del decreto attuativo...
Il D.M. 2 marzo 2010 e` intervenuto, a piu` di 3 anni di
distanza, per porre rimedio a questa situazione, e stabilisce che hanno diritto al coefficiente moltiplicativo
k=1,80 (24) le biomasse e il biogas derivanti da prodotti
agricoli, di allevamento e forestali, definiti come
la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui
provenienti dallagricoltura, comprendente sostanze
vegetali e animali, e dalla silvicoltura e dalle industrie
connesse (25).
Infine, con il decreto dello scorso 12 maggio 2010, il
Ministero per le politiche agricole ha stabilito che, oltre
ai soggetti economici di cui allarticolo 1 del D.Lgs. 27
maggio 2005, n. 102, per la filiera del settore agro energetico, con particolare riferimento alla produzione di
energia elettrica da biomasse e biogas, in mancanza di
intese di filiera, possono stipulare i contratti quadro le
imprese singole o associate della filiera della trasformazione agroenergetica, purche garantiscano la tracciabilita`
della materia prima utilizzata, e rispettino almeno una
delle seguenti condizioni:
 che lapprovvigionamento delle biomasse agricole ed
agroforestali provenga da almeno tre Regioni;
 che il progetto di trasformazione agroenergetica sia
stato dichiarato di interesse nazionale dal Comitato
Interministeriale di cui allart. 2, comma 1 della legge
n. 81 dell11 marzo 2006.
Il decreto costituisce un ulteriore passo avanti verso la
realizzazione di filiere agroenergetiche su scala nazionale,
e introduce una novita`, costituita dalla previsione che, in
mancanza di intese di filiera, i contratti quadro possano
essere stipulati anche da imprese singole o associate
della filiera della trasformazione agroenergetica.

sario un nuovo paradigma: un nuovo approccio basato su


una programmazione attenta, allinsegna delle molteplici sostenibilita`: ambientale, energetica, economica, sociale, culturale, giuridica.
Unazione credibile che guardi al lungo periodo, superando le normative settoriali, frammentarie ed emergenziali che finora hanno caratterizzato le nostre politiche
ambientali ed energetiche.
Con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi.
Unazione fatta di interventi coordinati e razionali, strutturali e strutturati, sia in campo giuridico che in campo
economico: una politica dellambiente e dellenergia integrate e di ampio respiro, dinamiche, che siano al tempo
stesso incentivanti e dissuasive, adeguate e, soprattutto,
effettivamente operative, capaci di dare, finalmente, una
seria e concreta risposta allesigenza di tutela, e di sviluppo, troppo a lungo disattese.

Note:
(23) Nei quali si ritrovavano dunque a pari merito le biomasse da rifiuti e
quelle agricole, oltre che gli oli vegetali tracciabili.

Conclusioni
Come accennato, la politica energetico-ambientale nel
nostro paese, settoriale e burocratica, nel corso degli
anni e` stata sicuramente semplificata, ma non e` ancora
diventata semplice: da interpretare, da applicare, da rispettare...
Gli ultimi sviluppi della normativa energetica, sopra delineati nelle loro linee principali, lasciano ben sperare per il
nostro futuro.
Per continuare su questa strada, chi scrive ritiene neces-

(24) Previsto dallarticolo 1, comma 382 quater della medesima legge n. 296
del 2006.
(25) La biomassa da intese di filiera e` definita come la biomassa e il biogas,
ut supra definitivi, prodotti nellambito di intese di filiera o contratti quadro
di cui agli articoli 9 e 10 del d.lgs. n. 102 del 2005, mentre la biomassa da
filiera corta e` la biomassa (e il biogas) prodotti entro il raggio di 70 km dallimpianto di produzione dellenergia elettrica. La lunghezza del predetto raggio e` misurata come la distanza in linea daria che intercorre tra limpianto di
produzione dellenergia elettrica e i confini amministrativi del comune in cui
ricade il luogo di produzione della biomassa, individuato sulla base della tabella B allegata al presente decreto.

AMBIENTE & SVILUPPO


10/2010

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