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ARGOMENTILEASING

Leasing finanziario

Causa unitaria nellambito


delloperazione di leasing finanziario
e tutela dellutilizzatore:
una svolta della Cassazione?
di ENEA FOCHESATO

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi in tema di leasing finanziario, ribadendo lorientamento che
configura tale fattispecie come unipotesi di collegamento negoziale.
La pronuncia si segnala inoltre per limportante affermazione secondo cui, accanto alle singole cause che
caratterizzano i contratti di leasing e compravendita, vi sarebbe una causa unitaria costituita dallinteresse dellutilizzatore ad ottenere il godimento del bene concesso in leasing. A giudizio del Supremo Collegio,
la causa unitaria renderebbe i singoli contratti interdipendenti, con la conseguenza che qualora uno di essi venga meno per effetto di una patologia, anche laltro seguir la stessa sorte, determinando cos la caducazione dellintera fattispecie.
LAutore si domanda se tale affermazione non costituisca un primo passo verso unevoluzione giurisprudenziale volta a concepire una tutela dellutilizzatore non pi basata sulle norme in tema di mandato, bens sui principi elaborati in tema di collegamento negoziale.

Premessa
La decisione da cui trae spunto il presente scritto (1) riguarda la tutela dellutilizzatore nellambito delloperazione (2) di leasing finanziario.
In particolare, il fornitore consegnava allutilizzatore un
macchinario da stampa concesso in leasing finanziario
che presentava dei vizi tali da costringere lutilizzatore ad
esperire la domanda di risoluzione del contratto di compravendita, con la relativa restituzione del corrispettivo
versato, comprensivo degli interessi, oltre al risarcimento del danno. In via subordinata, lutilizzatore svolgeva
lactio quanti minoris.
La Suprema Corte conferma, per motivi processuali, la
pronuncia dappello che aveva dichiarato risolto il contratto di compravendita ma esclude che, in astratto, lutilizzatore possa domandare la risoluzione del contratto
intercorso tra il fornitore ed il concedente, in assenza di
una specifica pattuizione al riguardo.
La Cassazione giunge a questa conclusione attraverso la
ricostruzione delloperazione di leasing finanziario in termini di collegamento negoziale anzich di contratto pluNote:
(1) Cfr. Cass., III Sezione Civile, 27 luglio 2006, n. 17145. In particolare, la massima della pronuncia in questione cos recita: Il leasing finanziario realizza non gi un rapporto trilaterale o plurilaterale, bens un col-

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legamento negoziale tra contratto di leasing e contratto di fornitura, questultimo venendo dalla societ di leasing concluso allo scopo - noto al
fornitore - di soddisfare linteresse del futuro utilizzatore ad acquisire la
disponibilit della cosa, con specifica ed autonoma rilevanza di tale causa rispetto a quella -parziale- dei singoli contratti, dei quali connota la
reciproca interdipendenza (s che le vicende delluno si ripercuotono
sullaltro, condizionandone la validit e lefficacia ), a tale stregua segnandone la distinzione con il negozio complesso e con il negozio
misto. E poich con la conclusione del contratto di fornitura viene a
realizzarsi, nei confronti del terzo contraente, la medesima scissione di
posizioni che si ha per i contratti conclusi dal mandatario senza rappresentanza, ai sensi dellart. 1705, secondo comma Codice civile, deve riconoscersi la legittimazione dellutilizzatore a far valere la pretesa alladempimento o alla risoluzione del contratto, oltre che al risarcimento
del danno sofferto (soluzione, questa, sostanzialmente coincidente con
quella risultante dalla disciplina dettata in tema di leasing finanziario
dalla L. 14 luglio 1993, n. 259, di ratifica ed esecuzione della Convenzione di Ottawa del 28 maggio 1988 sul leasing internazionale, che, pur
se nel caso non applicabile, costituisce utile termine di raffronto, agli effetti della regolamentazione del leasing internazionale e nellambito soggettivo di relativa applicazione). Quanto invece alla possibilit per lutilizzatore di chiedere direttamente la risoluzione del contratto di vendita
tra il fornitore e la societ di leasing, la questione, in assenza di disciplina normativa di riferimento, va risolta caso per caso, con accertamento
spettante al giudice del merito, in ragione della sussistenza o meno nel
contratto di leasing di una specifica previsione con la quale le parti trasferiscono allutilizzatore la posizione sostanziale originariamente propria della societ di leasing acquirente.
(2) Come evidenziato da Lener, Leasing, collegamento negoziale ed azione
diretta dellutilizzatore, in Foro it., 1998, I, 3085, il termine operazione di
leasing indica linsieme plurinegoziale composto dai contratti di leasing e
di compravendita.

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rilaterale (3): in virt di tale orientamento, lutilizzatore
sarebbe legittimato ad agire per il risarcimento del danno ovvero per ladempimento del contratto di compravendita: ci in base ai principi in tema di mandato senza rappresentanza (art. 1705, secondo comma, Codice
civile).
Tale soluzione, a detta della Suprema Corte, sarebbe
confortata anche dalle norme in tema di leasing finanziario internazionale di cui alla Convenzione di Ottawa del
28 maggio 1988, resa esecutiva con la legge 14 luglio
1993, n. 259.
Il Supremo Collegio affronta inoltre alcune questioni che
rivestono particolare interesse e che attengono allesistenza di una causa unitaria nellambito del collegamento attuato attraverso loperazione di leasing finanziario.
Detta causa viene identificata nellinteresse dellutilizzatore ad ottenere il godimento del bene concesso in leasing.
Prima di entrare nel merito delle questioni sollevate dalla Cassazione, occorrer svolgere un breve inquadramento della problematica attinente alla tutela dellutilizzatore nellambito delloperazione di leasing finanziario.

Tutela dellutilizzatore nellambito


delloperazione di leasing finanziario
Da un punto di vista economico, il contratto di leasing finanziario pu essere configurato come un rapporto trilaterale (4) in cui intervengono unimpresa finanziaria
(concedente), unimpresa interessata alluso della cosa
oggetto dellaffare (utilizzatore) e il produttore o distributore della cosa (fornitore) (5). Una descrizione della
struttura e delle caratteristiche delloperazione in questione si trova allart. 1 della gi citata Convenzione sul
leasing finanziario internazionale.
In particolare, il concedente stipula il contratto di fornitura, sulla base delle indicazioni dellutilizzatore, con un
altro soggetto, il fornitore. Il concedente acquista quindi
impianti, materiali o altri beni strumentali alle condizioni approvate dallutilizzatore e stipula il contratto di leasing con lutilizzatore, dando a questultimo il diritto di
usare il bene contro il pagamento di canoni. Loperazione di leasing finanziario, cos come delineata dalla predetta Convenzione, presenta le seguenti caratteristiche:
i) lutilizzatore sceglie il bene ed il relativo fornitore senza fare primario affidamento sulle capacit di giudizio del
concedente; ii) il bene acquistato dal concedente in
collegamento con un contratto di leasing, stipulato o da
stipulare tra concedente ed utilizzatore e di cui il fornitore a conoscenza; iii) i canoni fissati nel contratto di leasing sono calcolati tenendo conto in particolare dellammortamento di tutto o di una parte sostanziale del costo
del bene.
Al termine del periodo di leasing lutilizzatore potr esercitare lopzione dacquisto del bene ad un prezzo predeterminato, restituirlo al concedente ovvero prorogarne il
periodo di godimento.
Da un punto di vista strettamente giuridico, vi sono due

distinti contratti: luno di compravendita tra il concedente ed il fornitore, laltro di leasing tra il concedente e
lutilizzatore: questultimo, non essendo parte del contratto di compravendita, non pu esercitare le azioni
inerenti a detto contratto, tra cui lazione di risoluzione
ovvero di riduzione del prezzo, lazione di adempimento
e quella volta ad ottenere il risarcimento del danno.
In altri termini, a fronte di clausole che esonerano il
concedente dalla responsabilit per i vizi del bene concesso in leasing, lutilizzatore pu trovarsi nella condizione di non poter utilmente impiegare il bene oggetto del
predetto contratto e, ciononostante, dover comunque
pagare i canoni dovuti al concedente.
Per risolvere tale problema, spesso la prassi contrattuale
prevede delle clausole (6) il cui scopo quello di permettere allutilizzatore di azionare le sue pretese direttamente nei riguardi del fornitore, nel caso in cui il bene
sia affetto da vizi.
Tali clausole possono atteggiarsi in vario modo e presentano delle problematiche giuridiche cui in questa sede
possibile solo accennare.
Come notazione generale, occorre specificare che le
clausole in discorso possono essere comprese nel contratto di compravendita ovvero in quello di leasing (7).
Nel primo caso, il fornitore si obbliga nei confronti del
concedente a prestare la garanzia per i vizi (anche) nei
confronti dellutilizzatore. Secondo autorevole dottrina
(8), lutilizzatore non potr comunque chiedere la risoluzione del contratto di compravendita ovvero la riduzione del prezzo, poich non parte del contratto, ma potr
agire per il risarcimento del danno ex art. 1494 Codice
civile.
Inoltre, s giustamente evidenziato che, a seguito della
Note:
(3) Tra i sostenitori del collegamento negoziale - sia pure con sfumature diverse - nellambito delloperazione di leasing finanziario cfr., in dottrina, Clarizia, La locazione finanziaria, Torino, 1996, 194 ss.; Lener, Leasing, collegamento negoziale ed azione diretta dellutilizzatore, cit. 3089; Luminoso, I contratti tipici ed atipici, in Trattato Iudica-Zatti, Milano, 1995, I, 376; in giurisprudenza, cfr. tra le altre, Cass. 25 maggio 2004, n. 10032, in Giust. civ. Mass.
2004, f. 5; Cass. 5 agosto 2002, n. 11719, in Foro it., 2002, I, 3316; Cass. 13
dicembre 2000, n. 15762, in Giust. civ. Mass. 2000, 2593; Cass. 2 novembre
1998, n. 10926, in questa Rivista, 1999, 803. Tra i sostenitori del contratto
plurilaterale nellambito delloperazione di leasing cfr., per tutti, Purcaro, La
locazione finanziaria, Padova, 1998, 24 ss.; Chindemi, Trilateralit del contratto di leasing e riduzione del contratto ad equit senza ricorrere allapplicazione dellart. 1526 Codice civile, in Resp. civ., 1994, 182; in giurisprudenza, cfr., tra le
altre, Cass. 26 gennaio 2000, n. 854, in Foro it., 2000, I, 2269.
(4) Sulla sussistenza, da un punto di vista economico, di un rapporto trilaterale cfr. De Nova, Il contratto di leasing, Milano, 1995, 33; Gerhart
Ruvolo, La clausola di inversione del rischio nella locazione finanziaria, in
questa Rivista, 1999, 815.
(5) Cos Ferrarini, La locazione finanziaria, Milano, 1977, 4.
(6) Sul contenuto e la portata di tali clausole cfr. De Nova, Il contratto di
leasing, cit. 39.
(7) Cfr. Zucconi Galli Fonseca, Collegamento negoziale e efficacia della clausola compromissoria: il leasing e altre storie, in Riv. trim. dir. proc. civ., 2000,
4, 1087 ss.
(8) Cfr. De Nova, Il contratto di leasing, cit., 40.

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cessione, la garanzia dovuta dal fornitore non muta di
contenuto e quindi lutilizzatore non potr chiedere il
risarcimento del danno da lui sofferto, ma solo il risarcimento del danno subto dal concedente: un danno che
si riveler di norma insussistente (9), stante il ruolo di
mero finanziatore attribuito al concedente.
Ancora pi problematico appare il secondo caso, vale a
dire quello in cui vi siano clausole nel contratto di leasing
che attribuiscano allutilizzatore la legittimazione a far
valere in giudizio e nei confronti del fornitore, le azioni
spettanti al concedente: in questo caso vi sarebbe contrasto con il divieto di cessione delle posizioni processuali senza le relative posizioni sostanziali, sancito dallart. 81 Codice procedura civile (10).
Tale contrasto andrebbe risolto attraverso il trasferimento, da parte del concedente, non solo della legittimazione ad agire in giudizio, ma anche del diritto sostanziale
avente ad oggetto la garanzia prestata dal fornitore.
Anche in questo caso, lutilizzatore non potr chiedere
la risoluzione del contratto di compravendita ovvero la
riduzione del prezzo, ma potr agire per il risarcimento
del danno ex art. 1494 Codice civile Tale risarcimento
avr peraltro ad oggetto il danno subto dal concedente,
per i medesimi motivi esposti in precedenza.
Le problematiche inerenti alla tutela convenzionale di
cui si accennato, hanno spinto la giurisprudenza ad individuare degli strumenti giuridici che fossero in grado di
predisporre una tutela nei confronti dellutilizzatore a
prescindere dallesistenza di disposizioni pattizie volte ad
estendere a questultimo le garanzie della vendita.
A questo riguardo, la giurisprudenza (11) afferma come
il contratto di fornitura sia concluso dalla societ di leasing allo scopo, noto al fornitore, di soddisfare linteresse
del futuro utilizzatore ad acquistare la disponibilit della
cosa. Tale circostanza, costituirebbe un sufficiente presupposto per legittimare lutilizzatore ad esercitare le
azioni derivanti dal contratto di fornitura, in base alle
norme in tema di mandato senza rappresentanza. Tali
azioni sarebbero per limitate a quelle volte ad ottenere
ladempimento del contratto ovvero il risarcimento del
danno, ad esclusione quindi dellazione di risoluzione del
contratto o di riduzione del prezzo.
Anche la pronuncia in commento si pone nella medesima ottica, specificando per la stretta relazione esistente
tra: i) lesistenza di una causa unitaria nellambito delloperazione di leasing finanziario e ii) la caducazione di tutto lo schema contrattuale collegato in caso di patologia
che colpisca uno dei contratti, determinando il fenomeno comunemente riassunto nel brocardo simul stabunt,
simul cadent.
Occorre, a questo punto, dare brevemente conto del fenomeno del collegamento negoziale nellambito delloperazione di leasing finanziario.

zato da una pluralit di negozi, ciascuno dotato di una


propria causa. Il complesso dei negozi considerati caratterizzato dalla volont delle parti di realizzare un risultato economico unitario e complesso non per mezzo di
un singolo contratto, bens attraverso una pluralit coordinata di contratti, ciascuno dei quali, pur conservando
una causa autonoma, finalizzato ad un regolamento
unitario di interessi (13).
Il collegamento quindi caratterizzato da un elemento
oggettivo, costituito dal nesso economico o teleologico
tra i negozi collegati, e da un elemento soggettivo, costituito dallintento delle parti di combinare i vari negozi
verso la realizzazione di un fine ulteriore (14).
Il collegamento pu atteggiarsi in vari modi, a seconda
dellintensit del nesso che lega i vari negozi. Solo per citare alcune delle principali forme di collegamento (15),
questultimo pu essere necessario ovvero volontario, a
seconda che il fondamento del collegamento sia nella
stessa natura dei negozi cos come delineati dallordinamento, ovvero sia il risultato della volont delle parti; il
collegamento pu inoltre atteggiarsi come bilaterale ovvero unilaterale, a seconda che la patologia di un contratto comporti o meno la patologia dellaltro, determinando, nel primo caso, la produzione del fenomeno riassunto nel brocardo simul stabunt, simul cadent.
In particolare, il collegamento volontario il risultante
dellattivit creativa delle parti, le quali, nellambito dellautonomia loro concessa dallart. 1322 Codice civile,
possono combinare le cause di diversi contratti per raggiungere un regolamento unitario di interessi, purch ci
non tenda a realizzare la frode alla legge e non contrasti
con norme imperative, con lordine pubblico o con il
buon costume (16).
Note:
(9) Cfr. De Nova, op. cit., 40.
(10) Cos Prosperetti, Note in tema di tutela dellutilizzatore rispetto ai vizi originari del bene nel leasing finanziario, in Banca, borsa, tit. cr., 2005, II, 624.
(11) Cfr., tra le altre, Cass. 30 giugno 1998, n. 6412 in Foro it., 1998, I,
3081; Cass. 2 novembre 1998, n. 10926, cit.
(12) In dottrina cfr., tra gli altri, Giorgianni, Negozi giuridici collegati, in
Riv. it. sc. giur., 1937, 306; Scognamiglio, voce Collegamento negoziale, in Enc. dir., Milano, 1960, 375; Di Sabato, Unit e pluralit di negozi,
in Riv. dir. civ., 1959, I, 412; Gasperoni, Collegamento e connessione tra negozi, in Riv. dir. comm., 1955, I, 357; Messineo, voce Contratto collegato, in Enc. dir., X, Milano, 1962, 49; Venditti, Appunti in tema di negozi
giuridici collegati, in Giust. civ., 1954, I, 259; Castiglia, Negozi collegati in
funzione di scambio, in Riv. dir. civ., 1979, II, 397; Gandolfi, Sui negozi collegati, in Riv. dir. comm., 1962, II, 342; Ferrando, I contratti collegati, in
Nuova giur. comm., 1986, II, 256 e 432.
(13) Cfr. Cass. 27 aprile 1995, n. 4645, in Giust. Civ. 96, I, 1093; Cass. 13
febbraio 1992, n. 1751, in Giur. it., 1993, I, 1, 1076; Cass. 4 maggio 1989,
n. 2065, in Giust. civ. Mass., 1989, fasc. 5; Cass. 17 novembre 1983, n.
6864, in Giust. civ. Mass. 1983, fasc. 10; Cass. 25 maggio 1983, n. 3622,
in Giur. it., 1984, I, 1, 1359.
(14) Cfr. Giorgianni, Negozi giuridici collegati, cit., 58, 77.

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Il collegamento negoziale nellambito


delloperazione di leasing finanziario

(15) Per una disamina delle varie forme in cui pu manifestarsi il collegamento, cfr., per tutti, Messineo, voce Contratto collegato, cit., 49.

Come noto, il collegamento negoziale (12) caratteriz-

(16) Cfr. Messineo, cit., 49.

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Ruolo fondamentale assume pertanto lassetto unitario
di interessi cui il collegamento finalizzato e che connota il contratto collegato e lo differenzia dai singoli frammenti che lo compongono (17).
A questo proposito, occorre precisare che lassetto unitario di interessi consiste in un risultato economico complessivo che le parti riescono ad ottenere solamente legando tra di loro contratti (tipici o atipici) dotati di causa autonoma.
Si pu quindi dire che le parti, attraverso il collegamento, pongono in essere una fattispecie ulteriore e diversa rispetto a quella risultante dai singoli contratti autonomamente considerati.
In particolare e, tornando al caso esaminato dalla Suprema Corte nella pronuncia in commento, il legame tra il
contratto di leasing e quello di compravendita viene realizzato dalle parti per conseguire un risultato economico
ben preciso, vale a dire soddisfare linteresse dellutilizzatore al futuro godimento della cosa concessa in leasing.
Tale interesse viene elevato al rango di causa dellintera
fattispecie collegata, dotata di autonoma rilevanza rispetto a quella che caratterizza i contratti di compravendita e quello di leasing.
A tale stregua, seguendo il ragionamento della Suprema
Corte, la causa unitaria connota linterdipendenza dei
singoli contratti collegati, con la conseguenza che, qualora uno dei predetti venga meno per effetto di una patologia, il risultato economico complessivo (rectius, il godimento del bene da parte dellutilizzatore) non sar pi
realizzabile, e quindi anche laltro contratto rientrante
nel collegamento verr meno, con lapplicazione del
principio simul stabunt, simul cadent.
A questo proposito, occorre ricordare che in dottrina
(18) si nega che il collegamento attuato per il tramite
delloperazione di leasing abbia natura bilaterale.
Inoltre, la figura di collegamento profilata dalla Suprema
Corte, pare prevedere lautomatica applicazione del
principio simul stabunt, simul cadent a prescindere dallaccertamento della volont delle parti circa una possibile graduazione degli effetti di eventuali patologie inerenti uno dei contratti sullaltro, con conseguente limitazione dellautonomia delle parti, le quali potrebbero
subire degli effetti del collegamento non voluti.
La pronuncia in commento pare quindi configurare, nellambito delloperazione di leasing, una forma di collegamento molto intensa, i cui effetti, in caso di patologia, risulterebbero gi determinati a priori. Tale risultato appare come la conseguenza dellaffermazione dellunitariet
della causa, intesa in unaccezione diversa da quella dominante in dottrina e giurisprudenza.

Concezione della causa come assetto di


interessi concretamente perseguito dalle parti
Come noto, la nozione di causa (19) accolta dal Codice
Civile corrisponde alla funzione economico-sociale
che il contratto obiettivamente persegue e che lordinamento riconosce rilevante e meritevole di tutela (20).

In virt di tale nozione, c.d. oggettiva, il controllo circa


la sussistenza della causa nellambito dei contratti tipici
viene operato una volta per tutte dal legislatore, con la
conseguenza che ogni ulteriore indagine circa il reale assetto di interessi perseguito dalle parti risulta preclusa,
creandosi in tal modo una presunzione di causalit nellambito dei contratti tipici.
In antitesi a questa teoria, si sviluppata in dottrina e
giurisprudenza (21), una nozione di causa c.d. concreta,
individuata non come funzione economico sociale ma
quale funzione economico -individuale del contratto. In
questottica, la causa viene qualificata come la giustificazione delloperazione economica posta in essere tra i privati (22) e quindi, in ultima analisi, quale ragione ragione concreta del contratto (23).
Secondo questa impostazione, la causa viene estrapolata
attraverso unindagine volta ad individuare linteresse
concretamente perseguito dalle parti con il contratto, tipico od atipico che sia.
Come lucidamente evidenziato da un illustre Autore,
() si deve indagare sui concreti risvolti delloperazione economica vista nella sua complessit, ivi compresi
gli aspetti soggettivi ed oggettivi che sfuggono del tutto
ad una indagine condotta per schemi e tipi (24).
Tale impostazione ha ricevuto un importante avallo dalla Suprema Corte che, con la recente pronuncia n.
10490 dell8 maggio 2006 (25), ha abbandonato la concezione di causa adottata dal codice (e reiterata negli anNote:
(17) Cos Rappazzo, I contratti collegati, Milano, 1988, 38.
(18) In dottrina, cfr., per tutti, De Nova, il contratto di leasing, cit., 1995,
34; Clarizia, La locazione finanziaria, Torino, 1996, 203; Lener, Leasing,
collegamento negoziale ed azione diretta dellutilizzatore, cit., 3087; Calandra
Bonaura, Orientamenti della dottrina in tema di locazione finanziaria, in Riv.
dir. civ., 1978, II, 187; Luminoso, I contratti tipici ed atipici, Milano, 377.
(19) Senza pretese di esaustivit, si segnalano le seguenti opere in tema di
causa: Betti, Teoria generale del negozio giuridico, Torino, 1955; Bianca, Diritto civile, 3, Il contratto, Milano, 2000, 452; G.B. Ferri, Causa e tipo nella
teoria del negozio giuridico, Milano, 1966, 370; Alpa, Luso giurisprudenziale della causa nel contratto, in Nuova giur. civ. comm., 1995, II, 1; Giorgianni, voce Causa, in Enc. dir., vol. VI, Milano, 1960, 547; Gazzoni,
Manuale di diritto privato, Napoli, 2001, 787; Sacco, La causa, in Sacco De Nova, Il contratto, II, Torino, 2000, 319; Galgano, Diritto civile e commerciale, vol. II, tomo I, Padova 1999, 188; Rolfi, Sulla causa dei contratti
atipici a titolo gratuito, in Corr. giur. 2003, 44.
(20) Cfr. relazione al re, nn. 8 e 9.
(21) Cfr. Bianca, Diritto civile, 3, Il contratto, cit., 452; G.B. Ferri, Causa e
tipo nella teoria del negozio giuridico, cit., 370; Gazzoni, Manuale di diritto privato, cit., 788; Giorgianni, voce Causa, in Enc. dir., cit., 547; in giurisprudenza, cfr., per tutte, Cass. 19 ottobre 1998, n. 10332 in questa Rivista, 1999, 717; Cass. 6 agosto 1997, n. 7266, in Corr. giur., 1998, 80; Cass.
26 gennaio 1995, n. 975, in Giust. civ., 1995, I, 662; Cass., Sez. Un. 11
gennaio 1973, n. 68, in Giust. civ. 1973, I, 603.
(22) Giorgianni, op. ult. cit., 573.
(23) Bianca, op. cit., pag. 452.
(24) Cos Gazzoni, op. cit., 791.
(25) In Corr. giur., 2006, 1718 con nota di Rolfi, La causa come funzione
economico sociale: tramonto di un idolum tribus?

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ni dalla giurisprudenza) per accogliere quella basata sulla sintesi degli interessi reali che il contratto diretto a
realizzare (.). Sintesi (e dunque ragione concreta) della dinamica contrattuale (.) (26).
Il collegamento tra la sentenza oggetto del presente
commento e quella di cui sopra (27) offre degli interessanti spunti di riflessione, in quanto la prima pone laccento sullinteresse dellutilizzatore al godimento del bene oggetto di compravendita tra il fornitore ed il concedente, fino al punto di elevarlo al rango di causa, da intendersi non nellaccezione tradizionale di funzione economico sociale del contratto, ma secondo la concezione
delineata dalla pronuncia n. 10490, vale a dire come giustificazione concreta dellintera operazione economica
posta in essere per il tramite del leasing finanziario. Infatti, il Supremo Collegio afferma che proprio linteresse al godimento da parte dellutilizzatore della cosa ()
che loperazione negoziale [attuata attraverso il leasing finanziario, n.d.t.] sostanzialmente volta a realizzare, costituendone pertanto la causa concreta, con specifica ed
autonoma rilevanza rispetto a quella - parziale - dei singoli contratti, di questi ultimi connotando la reciproca
interdipendenza (s che le vicende delluno si ripercuotono sullaltro, condizionandone la validit e lefficacia).
Ci premesso, la Suprema Corte si sarebbe potuta limitare ad affermare lesistenza di una causa unitaria (28)
nellambito delloperazione di leasing finanziario, senza
specificarne laccezione: andata tuttavia oltre, precisando che tale causa va intesa come causa concreta, identificata nellinteresse dellutilizzatore ad ottenere il godimento della cosa, con ci individuando nel predetto interesse il fondamento e la ragione del collegamento attuato attraverso loperazione di leasing finanziario.
A questa stregua, i singoli contratti, pur conservando
una loro autonomia causale, vengono concepiti in modo
da concorrere alla realizzazione della causa concreta unitaria che, quindi, connota le prestazioni dei singoli contratti, creando cos un sinallagma complessivo che si affianca a quello che caratterizza i contratti di compravendita e di leasing.
La conseguenza che la Suprema Corte trae da questo ragionamento consiste nel fatto che, essendo i contratti di
compravendita e di leasing funzionalmente collegati per
il soddisfacimento della causa concreta unitaria, vi sar
lautomatica applicazione del principio simul stabunt, simul cadent, in caso di patologia di uno dei due contratti:
ci a prescindere da una diversa volont delle parti in tal
senso.

fronte ai terzi, in via diretta e non in via surrogatoria, i


diritti di credito sorti in testa al mandatario, assumendo
lesecuzione dellaffare, a condizione che egli non pregiudichi i diritti spettanti al mandatario in base al contratto concluso, potendo il mandante peraltro esercitare in
confronto del terzo le azioni derivanti dal contratto concluso dal mandatario volte ad ottenerne ladempimento
od il risarcimento del danno in caso di inadempimento.
A questa stregua, stato fatto notare (29) che la Suprema Corte fonda lazione dellutilizzatore su presupposti
in parte diversi e comunque pi articolati rispetto a quelli previsti dallart. 1705, secondo comma, Codice civile.
Infatti, attribuito allutilizzatore anche il diritto di agire per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla
mancata o inesatta esecuzione da parte del fornitore,
delle obbligazioni derivanti dal contratto di compravendita.
Questa impostazione si scontra con il pi recente orientamento giurisprudenziale in tema di mandato senza rappresentanza (30), secondo cui il mandante legittimato
ad agire contro il terzo in sostituzione del mandatario
esclusivamente per conseguire il soddisfacimento dei
crediti sorti a favore del mandatario in dipendenza delle
obbligazioni assunte dal terzo con la conclusione del negozio gestorio. A questa stregua, il mandante non pu
esperire le azioni volte ad ottenere la risoluzione per inadempimento ed il risarcimento dei danni. Tale divieto
viene motivato dalla circostanza che lesercizio dellazione diretta da parte del mandante costituisce una deroga
alla regola generale dellinesistenza di rapporti tra il
mandante ed il terzo sancita al primo periodo del comma secondo dellart. 1705 Codice civile.
Occorre poi precisare che la pronuncia in commento
equipara la posizione del fornitore con quella del terzo
con cui il mandatarioconcedente conclude il contratto
di compravendita in nome proprio ma nellinteresse del
mandanteutilizzatore.
Questa impostazione non pare condivisibile in quanto
tutte le prestazioni oggetto del contratto di compravendita e di leasing finanziario sono poste in essere per realizzare, oltre alle singole cause che li contraddistinguono, anche quella unitaria costituita dal far ottenere allutilizzatore il godimento del bene. A questa stregua, ciascuna
delle parti rientranti nelloperazione di leasing, al cor-

Unitariet di causa e tutela dellutilizzatore

(28) Cfr. Bravo, Lunicit di regolamento nel collegamento negoziale: la sovrapposizione contrattuale, in questa Rivista, 2004, 128, il quale fa riferimento ad una sovra-causa quale elemento di un contratto composto o
sovrapposto ai singoli contratti rientranti nel collegamento.

Riguardo alle possibili azioni a tutela dellutilizzatore in


caso di vizi o difetti del bene concesso in leasing, la Suprema Corte ribadisce il proprio consolidato orientamento richiamando le norme in tema di mandato che
attribuirebbero, in virt dellart. 1705, secondo comma,
Codice civile, al mandante il diritto di far propri di

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Note:
(26) Cfr. sentenza ult. cit.
(27) Peraltro, entrambe le sentenze sono state pronunciate dalla III Sezione della Corte di Cassazione.

(29) Cfr. Colombo, Operazioni economiche e collegamento negoziale, Padova, 1999, 342.
(30) Cfr., per tutte, Cass. 5 novembre 1998, 11118, in questa Rivista,
1999, 579.

ARGOMENTILEASING
rente dellesistenza e delle caratteristiche delloperazione
in questione, nonch dei soggetti ad essa partecipanti,
con particolare riguardo alla conoscenza da parte del fornitore della circostanza che il bene venduto al concedente sar successivamente concesso in leasing allutilizzatore.
In altri termini, il fornitore a conoscenza del fatto che
il contratto di compravendita con il concedente stato
concluso per soddisfare linteresse dellutilizzatore, poich stato questultimo a scegliere sia il bene che il fornitore stesso.
Quindi, come giustamente stato fatto notare (31), la
terziet di colui (il fornitore, n.d.t.) che conclude il contratto con il mandatario (il concedente, n.d.t.) solo
formale, in quanto da un punto di vista sostanziale egli
parte delloperazione articolata, al pari del mandante
(lutilizzatore, n.d.t.) e del mandatario; tale circostanza
legittima pertanto unestensione del contenuto dellazione diretta, attraverso cui il mandante potr far valere
non solo le pretese fondate sul negozio gestorio (formalmente spettanti al mandatario), ma anche quelle (direttamente a lui imputabili) che trovano la loro fonte nelloperazione complessa, la quale in (tutto o in parte)
fallita per linadempienza del terzo (il fornitore, n.d.t.).

Conclusioni
Lapertura della Cassazione circa lesistenza di una causa
unitaria che caratterizza il leasing finanziario senzaltro
da apprezzare in quanto riconosce che il risultato ricercato dalle parti attraverso il collegamento (i.e. il godimento della cosa da parte dellutilizzatore) non assume
rilevanza solamente da un punto di vista economico ma
anche (e soprattutto) da un punto di vista giuridico, quale causa c.d. concreta che caratterizza - accanto alle cause dei singoli contratti - lintera fattispecie collegata.
A tale stregua, il conseguimento del risultato cui il collegamento finalizzato, non una vicenda che riguarda il
solo rapporto tra concedente ed utilizzatore ma anche il
rapporto tra questultimo ed il fornitore, influenzando
cos lintero regolamento contrattuale, caratterizzato
dallesistenza di un sinallagma complessivo, accanto a
quello che qualifica il contratto di compravendita e
quello di leasing.
In questottica va forse spiegata laffermazione da parte
della Suprema Corte, del principio simul stabunt, simul
cadent: infatti la mancata realizzazione - per effetto di un
evento patologico che colpisca uno dei contratti - dellassetto unitario di interessi cui il collegamento finalizzato, incide sul nesso di corrispettivit che connota le
prestazioni che legano i diversi contratti, s da determinare la caducazione dellintera fattispecie, a prescindere
dalla volont delle parti in tal senso.
Tale risultato appare peraltro in contrasto con il principio di autonomia delle parti che, in tema di collegamento negoziale, sovrano. Le parti dovrebbero quindi restare libere di regolare gli effetti della patologia di un
contratto sullaltro, a condizione che tale regolamentazione non contrasti con il conseguimento del risultato

unitario, vale a dire il perseguimento del godimento del


bene da parte dellutilizzatore.
Inoltre, in un contesto di cos stretta interdipendenza
delle prestazioni che formano oggetto dellintera fattispecie in questione, appare opportuna una rivisitazione
dei mezzi di tutela attribuiti allutilizzatore nel caso di vizi del bene concesso in leasing che potrebbero essere ricondotti, anzich ai principi in tema di mandato senza
rappresentanza, a quelli in tema di collegamento negoziale.
Infatti, essendo lintera fattispecie collegata caratterizzata dallunit della causa e dalla stretta interdipendenza
delle prestazioni che caratterizzano i contratti di compravendita e di leasing, lutilizzatore, pur essendo formalmente terzo rispetto al primo, parte sostanziale dellintera operazione economica complessivamente considerata e quindi legittimato a far valere in proprio i diritti
derivanti dalla posizione di acquirente nel contratto intercorso con il fornitore.
Peraltro, anche la Convenzione di Ottawa sul leasing internazionale pare partire dal medesimo presupposto: infatti lart. 10, primo comma dispone che gli obblighi del
fornitore in base al contratto di fornitura potranno essere fatti valere anche dallutilizzatore come se egli stesso
fosse parte di tale contratto e come se il bene gli dovesse
essere fornito direttamente.
A tale stregua, la disposizione in questione pare attribuire allutilizzatore non unazione basata sulle norme in tema di mandato, bens la posizione di parte in senso sostanziale che, in quanto partecipante allintera operazione negoziale complessa, destinataria delle obbligazioni
di garanzia scaturenti dal contratto di compravendita,
alla cui formazione lutilizzatore ha partecipato, selezionando sia il venditore che il bene.
In conclusione, la sentenza in commento rappresenta
forse un primo passo verso unevoluzione giurisprudenziale volta ad elaborare una forma di tutela dellutilizzatore non pi basata sulle norme in tema di mandato, ma
sui principi in tema di collegamento negoziale.

Nota:
(31) Cfr. Colombo, Operazioni economiche e collegamento negoziale, cit.
343.

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