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anno

trentanovesimo

agosto-settembre
2010

La Mavi Marmara, della Freedom Flotilla, diretta a Gaza

donne e uomini in ricerca e confronto comunitario

empi di fraternit

numero

Spedizione in abbonamento postale


art. 1, comma 2, D.L. 24/12/2003 n.353
conv. in L. 27/2/2004 n. 46
L'Editore si impegna a corrispondere il diritto di resa

ISSN 1126-2710

empi di fraternit

tempi di fraternit
donne
donne ee uomini
uomini in
in
ricerca
ricerca ee confronto
confronto
comunitario
comunitario

Fondato nel 1971


da fra Elio Taretto
Collettivo redazionale: Mario Arnoldi, Paolo
Bavazzano, Giorgio Bianchi, Andreina Cafasso,
Fausto Caffarelli, Minny Cavallone, Riccardo
Cedolin, Daniele Dal Bon, Angela Lano, Bruno
Marabotto, Lalla Molinatto, Danilo Minisini,
Giovanni Sarubbi, Lorenzo Stra, Gino Tartarelli.
Hanno collaborato al numero: Benito Dalla Valle,
Don Vitaliano Della Sala, Raniero La Valle, Paolo
Macina, Gianfranco Monaca, Ortensio da Spinetoli,
Davide Pelanda, Sara Platone, Ristretti Orizzonti,
Laura Tussi.
Direttore responsabile: Brunetto Salvarani.
Propriet: Editrice Tempi di Fraternit soc. coop.
Amministratore unico: Danilo Minisini
Segreteria e contabilit: Giorgio Saglietti.
Diffusione: Giorgio Bianchi, Andreina Cafasso,
Daniele Dal Bon, Pier Camillo Pizzamiglio.
Composizione: Danilo Minisini.
Correzione bozze: Carlo Berruti.
Impaginazione e grafica: Riccardo Cedolin.
Fotografie: Daniele Dal Bon.
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QUANDO SI FA IL GIORNALE
chiusura
ottobre 8-9 ore 20:30
chiusura
novembre 6-10 ore 20:30
Il numero, stampato in 646 copie, stato
chiuso in tipografia il 12.07.2010 e spedito il
19.07.2010. Chi riscontrasse ritardi
postali pregato di segnalarlo ai
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Questa rivista associata alla

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A PERIODICA IT
ALIAN
A
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AMPA
ITALIAN
ALIANA

in questo numero
EDITORIALE
R. La Valle - Laltro Israele .................................................. pag.
RACCONTI DAFRICA
G. Bianchi - T e gombo ..................................................... pag.
CULTURE E RELIGIONI
Ortensio da Spinetoli - Lopera lucana ............................... pag.
M. Arnoldi - La Chiesa cristiana una possibile? .................. pag.
P. Macina - XX Settembre (10) ............................................ pag.
PAGINE APERTE
M. Cavallone - Osservatorio ................................................ pag.
S. Platone - Un convegno secondo natura .................... pag.
R. Orizzonti - Far "entrare" il carcere a scuola ..................... pag.
L. Tussi - Intercultura e immigrazione ................................. pag.
G. Bianchi - Nel mare ci sono i coccodrilli ........................... pag.
D. Dal Bon - Unesperienza particolare... ............................ pag.
D. Pelanda - Finalmente a casa... ........................................ pag.
B. Dalla Valle - Un prete da non dimenticare ...................... pag.
G. Monaca - Elogio della follia ............................................. pag.
AGENDA ........................................................................... pag.

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Ricordo
Bisogna vedere quel che non si visto, vedere di
nuovo quel che si gi visto, vedere in primavera
quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel
che si era visto di notte, con il sole dove la prima
volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo,
la pietra che ha cambiato posto, lombra che non
cera.
Bisogna ritornare sui passi gi dati, per ripeterli, e
per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.
Jos Saramago
Il periodico Tempi di Fraternit in regime di copyleft: ci significa che gli scritti (solo
testo) possono essere liberamente riprodotti a condizione di non apportare tagli o modifiche,
di citare lautore, di indicare il nome della testata e di inviarne copia alla redazione.
Questo periodico aperto a quanti desiderino collaborarvi ai sensi dellart. 21 della Costituzione
della Repubblica italiana. La pubblicazione degli scritti subordinata allinsindacabile giudizio
della Redazione; in ogni caso, non costituisce alcun rapporto di collaborazione con la testata e,
quindi, deve intendersi prestata a titolo gratuito.
Il materiale inviato alla redazione, anche se non pubblicato, non verr restituito.

Limmagine di copertina di
tratta
Riccardo
da http://www.infopal.it.
Cedolin

Agosto-Settembre 2010

empi di fraternit

EDITORIALE

Laltro Israele
di Raniero
La Valle

ullaggressione degli incursori israeliani alla flottiglia pacifista dinnanzi alle


coste di Gaza stato detto tutto quello
che si poteva dire sul piano politico. stato
un atto di pirateria, per compiuto da uno Stato sovrano: la distinzione di SantAgostino
tra lImperatore e il pirata, luno, imperatore
perch corre il mare con una grande flotta,
laltro pirata perch lo fa con un piccolo vascello, venuta a cadere. stato un atto violento, tecnicamente fallimentare, perch conclusosi con un gran numero di morti tra gli
aggrediti inermi, che secondo Israele nemmeno si sarebbero dovuti difendere a mani
nude. stato un abuso di sovranit, perch
esercitato per impedire laccesso alle coste
di Gaza, che non sono le coste dIsraele.
stata la prova del fatto che Israele considera
ormai acquisiti come propri tutti i territori
della Palestina e di Canaan, dal mare al
Giordano, occupati e no, e quindi che per
quanto lo riguarda la partita chiusa, il processo di pace finito e mai si potranno avere
due Stati per due popoli.
Ma c qualcosa che ancora non stato detto: sarebbe possibile che pur allinterno della
fede ebraica lo Stato dIsraele presentasse un
volto diverso, praticasse una politica tollerante e pacifica e non configurasse la propria
identit sul modello dellantico condottiero
Giosu, che secondo lautore biblico vot allo
sterminio Gerico e tutte le citt della Palestina, da Gaza ad Hebron alla valle del Libano,
alla Transgiordania?
S, possibile una lettura della fede dIsraele che conduca a tuttaltri esiti. Lasciamo sta-

re quella fattane da Ges e da Paolo; ma nella stessa tradizione ebraica c una lettura del
giudaismo realizzato che sarebbe una meraviglia per il mondo intero.
Se ne trova lultima espressione in una relazione fatta allassemblea plenaria dellUnione Internazionale delle Superiori generali
delle religiose cattoliche dal rabbino Arthur
Green di Boston, un maestro di maestri per
aver dedicato la sua vita alla formazione di
rabbini; di ispirazione neo-hassidica egli si
rif alla tradizione mistica ebraica secondo
cui Dio si pu incontrare in qualsiasi luogo
e in ogni istante. In forza di una teologia che
gli chiama dell empatia, dichiara che non
esiste una fede in Dio che sia autentica, che
non stimoli a prendere cura e a fare qualcosa
per le creature di Dio pi bisognose.
Ma il fondamento di questa affermazione
non etico, ontologico. Green lo dice raccontando una famosa controversia tra il rabbino Akiva e il rabbino Ben Azzai su quale
fosse il principio fondamentale della Torah
su cui si regge tutto il giudaismo. Diceva
Rabbi Akiva che il precetto di amare il
prossimo come se stessi. Per Rabbi Ben
Azzai sta invece nel fatto che Dio cre gli
esseri umani a somiglianza sua. Lamore
un piedistallo troppo instabile per fondarci
sopra tutta la Torah. Alcuni li ami di pi, altri di meno. Per tutti devono essere trattati
come immagini di Dio. Forse, dice il rabbino Green, Ben Azzai vedeva che il principio di Akiva poteva essere ristretto, concepito solo in relazione alla propria comunit.
Dopo tutto il vostro prossimo potrebbe

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EDITORIALE

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designare semplicemente il vostro correligionario ebreo, o quello cattolico. E lo
sconosciuto, il peccatore, il vostro nemico?
Il principio di Ben Azzai invece non ammetteva eccezioni, poich risale alla creazione stessa. Non solo la tua gente, ma
tutti gli esseri umani sono stati creati a immagine di Dio.
Dunque questo il principio su cui tutto
deve essere misurato, e ogni forma di
giudaismo che se ne allontani una deformazione della religione.
Se la Torah proibisce le immagini perch, come dice il maestro Abraham
Heschel, limmagine di Dio siete voi, il
resto idolatria. Voi non potete fabbricare unimmagine di Dio, solamente potete
essere questa immagine.
Nel cristianesimo, dice il rabbino Green,
c limmagine potente del Corpo di Cristo. Ma questa espressione include solo gli
appartenenti alla Chiesa, o abbraccia il mon-

do intero? Quanto a noi ebrei - aggiunge siamo una entit etnica, ma anche una comunit di fede. E allora in che misura siamo
esclusivi? Quando preghiamo per tutto il
popolo dIsraele preghiamo solo per noi?
E il resto dellumanit? Noi non vogliamo
che tutti diventino ebrei, ma crediamo che
ogni persona sulla terra porta in s limmagine di Dio. La lotta contro lesclusivismo
la grande sfida del giudaismo oggi.
E lOlocausto? La sua memoria, si chiede
Green, come intercetta questa sfida? Molti
ebrei pensano che il messaggio chiaro: Mai
pi! Non permetteremo mai pi che gli ebrei
siano vittime. Ma i migliori dei sopravvissuti, come Heschel, come Wiesel, hanno capito
che mai pi significa che non permetteremo mai un altro genocidio nella nostra unica
famiglia umana, che prenderemo la difesa di
tutti quelli che soffrono.
Rabbi Green non lha detto, ma tutti vuol
dire anche i palestinesi.

Potete legarmi mani e piedi


Togliermi il quaderno e le sigarette
Riempirmi la bocca di terra:
La poesia sangue del mio cuore vivo
sale del mio pane, luce nei miei occhi.
Sar scritta con le unghie, lo sguardo e il ferro,
la canter nella cella della mia prigione,
al bagno,
nella stalla,
sotto la sferza,
tra i ceppi
nello spasimo delle catene.
Ho dentro di me un milione dusignoli
Per cantare la mia canzone di lotta.
MAHMUD DARWISH, poeta della resistenza palestinese
I prigionieri palestinesi attualmente nelle prigioni israeliane sono circa 7.500:
37 sono donne, 15 deputati del Consiglio Legislativo (Clp).
Tra queste cifre ci sono anche i bambini palestinesi detenuti da Israele: sono 330.
5.000 sono i prigionieri palestinesi perseguiti e condannati: 790 stanno scontando
pluriergastoli. 1.900 sono i detenuti senza condanna perch, nella maggioranza dei casi,
senza alcuna accusa.
FONTE: www.megachipdue.info

Agosto-Settembre 2010

empi di fraternit

OSSERVATORIO
a cura di
Minny Cavallone
minny.cavallone
@tempidifraternita.it

Quando TdF giunger ai lettori, lestate volger quasi al termine e ci si accinger a ricominciare
le attivit normali della vita quotidiana, quali che esse siano. Nel frattempo molte cose saranno
accadute: sviluppi (positivi?) di problemi aperti o novit, comunque partiamo da quello che
attuale al momento di scrivere. Particolarmente viva e sentita in Italia e nel mondo la questione
del lavoro e della diminuzione delle spese per i servizi sociali (scuola, sanit ecc.), non mancano
poi le preoccupazioni per la vita democratica e per il rispetto (mancato o compromesso) dei
diritti umani, per la legalit calpestata dalle mafie e dagli scandali politico-finanziari. Infine non
si possono dimenticare i drammi connessi con i conflitti, i danni ambientali ed il razzismo.
Questa volta vorrei partire dalle questioni ambientali ed ecologiche.

AMBIENTE e SALUTE: notizie buone e cattive


Donne contro il deserto
in Colombia (da un
articolo di Maria Grazia
Di Rienzo su Azione
Nonviolenta di maggio)

In Nicaragua una legge


sugli ogm

Oltre un milione di firme


per lacqua pubblica

Lassociazione Manos de Mujer, nata nel 2001 a Natagaima in Colombia, comprende 1.100
contadine native delletnia Pijao. Nella loro regione il deserto avanza dell1,5% ogni anno a
causa dei mutamenti climatici e della deforestazione. Queste donne si impegnano a contrastarne
lavanzata praticando agricoltura compatibile e riforestazione. Nellarticolo sono riportate le
esperienze di alcune di loro. Claudine coltiva biologicamente ortaggi e meloni. Elcy si occupa
dello smaltimento dei rifiuti, rilevando che non facile attuarlo senza bruciarli, in mancanza
dellaiuto governativo. Yolanda Villavivencia, ispano-colombiana, attraverso lONG AESCO,
riuscita a finanziare un acquedotto iniziato nel 1999 e terminato nel 2008; i fondi avanzati vengono
usati per sostenere 400 famiglie in difficolt. LAssociazione ha ripiantato 600.000 alberi ottenendo
qualche miglioramento climatico: la temperatura che aveva raggiunto i 40 gradi si sta abbassando.
A proposito di deforestazione in genere va notato con piacere che essa leggermente diminuita in
Brasile e in Indonesia e che in USA e in Cina sono in atto dei piccoli programmi di riforestazione.
In Nicaragua recentemente stata approvata una buona legge (la 705) per il controllo e la
regolazione degli ogm. Nata dalla Campagna Semi di identitche ha raccolto 6.800 firme,
stata approvata in Parlamento e presto diventer operativa. La campagna si proponeva due finalit:
1) conservazione e utilizzo sostenibile della diversit biologica,
2) prevenzione dei rischi provenienti da organismi vivi modificati per mezzo della biotecnologia
molecolare. La 705 riguarda solo il secondo punto, ma si spera nellapprovazione di unaltra
legge che si occupi anche del primo (dal Notiziario NICARAHUAC-maggio/agosto 2010).
La raccolta firme sui tre quesiti del Referendum contro la privatizzazione dellacqua e per una
gestione pubblico/partecipata di questo bene in Italia ha gi superato il milione di adesioni e c
da ben sperare per il buon risultato del referendum che probabilmente si terr nella prossima
primavera. Per bisogna anche notare con dispiacere che nel PD sorto un comitato a favore del
mantenimento e/o estensione della privatizzazione. Il dibattito allinterno resta aperto.

Veniamo ora alle cattive notizie


La Corte Costituzionale
contro le regioni

La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi di dieci regioni contro la legge, varata dallattuale
governo, che prevede la costruzione di nuove centrali nucleari. La raccolta firme, indetta dallItalia
dei Valori per il Referendum abrogativo della suddetta legge, prosegue insieme a quella contro il
legittimo impedimento (cfr. Osservatorio N6).

La marea nera avanza

La marea nera continua ad inquinare le coste del Golfo del Messico e alla fine di giugno c stato
un nuovo incidente che ha fatto saltare il tappo che impediva (parzialmente) la terribile fuoriuscita
di petrolio, incidente che ha causato la morte di due operai. Intanto Tyrone Benton, lavoratore
sopravvissuto al primo disastroso incidente, ha denunciato che la BP sapeva che cerano falle nel
sistema di sicurezza della piattaforma gi alcune settimane prima che questa esplodesse. Obama e
la stessa Borsa sembrano voler severamente punire la Company sul piano economico, ma difficile
che queste lezioni vengano apprese da chi persegue rapidi profitti nellera della globalizzazione!

Panoramica su conflitti e violazioni dei diritti umani nel mondo


In Turchia

La Turchia stata coinvolta nel sanguinoso attacco alla nave Mavi Marmara che con altre navi di
pacifisti tentava di portare aiuti alla popolazione di Gaza vittima dellembargo israeliano e, a mio
parere, in quel caso, ha svolto un ruolo positivo, ma nello stesso tempo si rifiuta di portare avanti
un costruttivo processo di pace con i Kurdi. Nel Paese poi ci sono problemi conflittuali
apparentemente religiosi. Il vescovo Luigi Padovese, capo della chiesa locale e uomo di dialogo
stato ucciso in circostanze non chiare. Si dice che sia colpevole il suo autista non sano di mente,
ma sembra proprio che non sia cos. Il corpo del presule arrivato alla Malpensa su un aereo
cargo ed stato accolto solo dal vice- provinciale dei cappuccini. Questo fatto stato commentato
piuttosto negativamente dal suo possibile successore Ruggero Franceschini.

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OSSERVATORIO

Sulle sofferenze dei Palestinesi e sulla violazione dei loro diritti pi elementari ci sarebbe molto
da dire cos come sul trattamento riservato dal governo israeliano ai pacifisti delle navi che tentavano
di raggiungere il porto di Gaza (tra gli altri la nosta Angela Lano che al ritorno ha raccontato la
sua esperienza durante una manifestazione a Torino, intervistata su questo numero a pag. 32 ).
Tanto ci sarebbe da dire sullinvoluzione della politica e della societ israeliana, che non si mostrano
disponibili ad accogliere i richiami internazionali e che promettono di addolcire(?) lembargo
di Gaza, ma non si sognano di toglierlo. Di ci per si parla in altri articoli di TdF.

In Afghanistan, Iran,
Kyrgyzstan

SullAfghanistan mi limito a ricordare i pericoli che corrono i militari, le stragi di vario tipo
subite dalla popolazione civile e il fatto che in quel territorio sono stati trovati litio, oro ed altri
minerali per un valore di milioni di dollari e questo non giover di certo alla causa della pace.
In Iran la lotta dellonda verde continua, ma la repressione molto dura, il regista Panahi stato
liberato anche per le pressioni di altri famosi cineasti, ma tanti altri oppositori restano in prigione.
In Kyrgyzstan, ad Osh ed in altre localit, ci sono stati scontri tra Uzbeki e Kirghisi che hanno
provocato in pochi giorni pi di 100 morti ed un gran numero di profughi; le notizie sono state
fugaci nei nostri media ed difficile comprendere le cause di questa situazione.

In Belgio e in Libia

Vorrei accennare anche ad altri due Paesi molto diversi tra loro: il Belgio e la Libia. Il Belgio perch
anche l c un conflitto etnico seppure per fortuna non sanguinoso e alle ultime elezioni gli
indipendentisti fiamminghi hanno vinto conquistando circa un voto su tre, mentre al Sud hanno
vinto i socialisti. Forse non c un immediato pericolo di secessione, ma il sintomo non rassicurante.
In Libia lufficio dellUNHCR (Commissariato ONU per i rifugiati) stato chiuso. In tal modo
nessuno potr vagliare le richieste di asilo che i migranti reclusi nei centri di detenzione potrebbero
presentare. In questa situazione coinvolta anche lItalia che ha stipulato accordi con la Libia
concedendo anche finanziamenti allo scopo di respingere chi avrebbe bisogno di aiuto. LUNHCR,
in un recente rapporto, ha fatto presente che i profughi nel mondo sono purtroppo in aumento e sono
pi di 43 milioni. LItalia ne ospita molti di meno rispetto alla Germania, alla Francia ecc.

Giustizia tardiva

Infine una riflessione sulla giustizia tardiva. In Irlanda del Nord, finalmente, la Commissione
del governo inglese ha riconosciuto che nella domenica di sangue del 1972(!), in cui rimasero
uccisi 14 civili che manifestavano pacificamente, furono i soldati britannici a sparare. La tenacia
dei familiari ha ottenuto questa tardiva vittoria della verit e della giustizia resa possibile dalla
buona riuscita del processo di pace del 1998 (forse unico gesto positivo del governo Blair!). In
Sudafrica tutti onorano ora Mandela e molti sono andati a visitare la prigione in cui stato rinchiuso
per pi di 20 anni. Giusto, ma perch non si pensa prima che chi accusato di terrorismo solo
perch Basco, Curdo, Saharawi ecc. potrebbe essere innocente e potrebbe avere diritto al sostegno
della societ civile internazionale e anche delle istituzioni?

In Palestina

Situazione italiana: alcune problematiche ed alcune iniziative


Come abbiamo detto anche in altri numeri, le problematiche sono tante: dai diritti umani alle
esternazioni arroganti e sconcertanti del premier e di altri esponenti governativi, dalla manovra
economica agli attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori, dei disoccupati e dei precari fino alla
volont di Confindustria e governo di modificare un importante articolo costituzionale: lart. 41.
Per non parlare della Giustizia e dellinformazione sui giornali e alla RAI. Parlando di diritti
umani, riporter solo alcune brevi notizie: il rifiuto del governo di introdurre il reato di tortura nel
nostro ordinamento, come richiederebbero invece lONU e le Convenzioni internazionali, le
pessime condizioni carcerarie che hanno provocato numerosi suicidi o morti per mancanza di
adeguata assistenza (31 nel 2010), la preoccupazione dellOSCE per la libert di informazione
nel nostro Paese e la condanna in Appello del capo della polizia De Gennaro e di Mortola per
induzione alla falsa testimonianza di Colucci riguardo ai fatti della Diaz del luglio 2001. Questi
ultimi per sono rimasti al loro posto con la solidariet del governo.
Liniziativa della Nave dei Diritti, nata su Internet sito www.losbarco.org da un gruppo di italiani
residenti allestero e sviluppatasi ampiamente, non pu certo rimediare alle violazioni esistenti,
ma un buon segnale. Di che si tratta? Ne parler brevemente anche perch un altro redattore,
Daniele Dal Bon, vi ha partecipato e ne parla ampiamente in un articolo-diario di viaggio (pag.38).
Lidea della nave nata per analogia con lo sbarco dei mille di cui si parla spesso in occasione
delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dellUnit d Italia. La nave partita il 25 giugno
da Barcellona ed giunta il 26 a Genova dove la sera del 26 e durante la giornata del 27 si sono
svolte le iniziative: musica, spettacoli, letture, laboratori e spazi espositivi. Le adesioni di
associazioni e di singoli (persone famose e normali cittadini e cittadine) sono state numerose in
Italia e allestero (gruppi anche a Bruxelles, ad Atene e in altre citt), tutte allinsegna dellautonomia

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empi di fraternit

OSSERVATORIO

e della creativit. Come ci scrive Peppino Coscione della Cdb di Oregina, riassumendo il manifesto
di convocazione: I partecipanti hanno inteso testimoniare la loro preoccupazione e il loro allarme
per la deriva sociale e culturale che da tempo imprigiona il nostro Paese dove cresce il razzismo,
cos come larroganza, la prepotenza, la repressione, il malaffare, il maschilismo, la diffusa cultura
mafiosa, la mancanza di risposte per il mondo del lavoro, sempre pi subalterno e sempre pi
precario mentre aumenta la cultura del disinteresse per il bene comune. I partecipanti per intendono
provare a reagire convinti che vi siano migliaia di esperienze di resistenza e di buone pratiche da
sostenere. La sera del 26 si svolta una grande festa ri-costituente al porto antico ed il 27 si
sono animate nel centro storico cinque piazze tematiche dedicate ai seguenti temi: diritto alla
dignita del lavoro - diritto alla differenza - diritto al sapere e alla bellezza - diritto alla pace
-diritto alla cura dellambiente e al futuro. Auguriamoci che liniziativa abbia una continuit e
non resti un fatto isolato!

La manovra - Il post terremoto a LAquila

Molto ci sarebbe da dire sulla manovra economica, dallinnalzamento dellet pensionabile


delle dipendenti pubbliche allinnalzamento del livello di invalidit (dal 74 all85%) per ottenere
una pensione di 256 euro(!), ai tagli ai bilanci comunali e regionali (come faranno a far fronte alle
crescenti necessit di servizi?). Tuttavia non c lo spazio per farlo e quindi le riflessioni vanno
eventualmente rimandate al prossimo numero.
Su LAQUILA (e dintorni) invece devo soffermarmi perch pochi ne parlano. Il sindaco, i
cittadini ed altre associazioni ed autorit locali stanno attuando tante iniziative per chiedere che
non si spengano i riflettori sulle difficilissime condizioni in cui versano: manifestazione in citt il
17/6, Consiglio comunale in piazza Navona a Roma, appello ai direttori di tutti i giornali perch
vadano a vedere di persona e poi raccontino ecc. Lassessore alle politiche sociali si dimesso per
limpossibilit di venire incontro ai bisogni della popolazione. Quali sono i problemi? Mancata
ricostruzione (non si iniziato), mancanza di lavoro, mancanza di fondi e prospettiva di dover
pagare fra poco le tasse (anche quelle arretrate) contrariamente a quanto avvenuto in analoghe
occasioni precedenti (es. Umbria). La cassa integrazione passata da 800mila a 8 milioni di ore,
quasi tutti i negozi sono chiusi, i fondi per la ricostruzione sono bloccati e quelli per lassistenza
non ci sono, anche se 32.000 persone ne avrebbero bisogno, alcune facolt rischiano di chiudere
(come hanno denunciato i ricercatori di Lettere e Filosofia) e infine, se le cose non cambieranno,
dal gennaio 2011 gli Aquilani dovranno pagare le tasse in 60 rate, cio dovranno versare 1 miliardo
e 250 milioni (!). Dove troveranno i soldi? Inoltre quando la magistratura ha aperto un inchiesta
per Mancato allarme pre-terremoto Berlusconi ha osato dire che qualche mente fragile tra i
terremotati potrebbe sparare(!) agli eventuali rappresentanti della Protezione Civile che si recassero
sul posto. Questo ha provocato lindignazione dei familiari delle vittime e alcuni di loro hanno
risposto pacatamente, ma con decisione, a queste accuse sui giornali che hanno voluto ospitarli
come Il Fatto Quotidiano.

Pomigliano e larticolo 41 della Costituzione


Anche questo un tema di cui bisognerebbe parlare dettagliatamente, tuttavia mi limito a ricordare
alcune condizioni che i lavoratori sono stati costretti ad accettare per salvare il posto di lavoro:
lavorare su 3 turni di 8 ore per 6 giorni alla settimana, rinunciare alla mezza giornata di riposo del
sabato, ridurre il tempo per la pausa pranzo, aumentare la velocit durante la produzione, non
essere pagati in alcuni periodi di malattia, rinunciare al diritto di sciopero (che individuale e
quindi nessun sindacato sarebbe autorizzato a cancellarlo a nome dei lavoratori!) e mettere da
parte il contratto nazionale. Solo la FIOM e i COBAS-UBS hanno messo in rilievo queste cose e
avrebbero voluto opporsi e soprattutto hanno fatto notare che non si tratta di un fatto eccezionale,
ma di un modello che la FIAT ed altre aziende intendono applicare.
Infine per concludere riporter integralmente lart. 41:
Liniziativa economica privata libera. Non pu svolgersi in contrasto con lutilit sociale o in
modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. La legge determina i
programmi e i controlli opportuni perch lattivit economica pubblica e privata possa essere
indirizzata e coordinata a fini sociali.
Lultimo comma (che prevede la possibile programmazione) non stato voluto da un bolscevico
ma dal democristiano Paolo Emilio Taviani ed infatti nel 1963 il centro-sinistra tent un minimo
di programmazione per cercare di realizzare un po di democrazia anche in questo campo.
giusto mettere in discussione questo articolo? Mi sembra di no e inoltre le variazioni sarebbero
anticostituzionali.

Agosto-Settembre 2010

RACCONTI
DAFRICA

empi di fraternit

a questo numero la rubrica Tempi di Sororit cessa di essere presente nella


nostra rivista. Ringraziamo vivamente le ultime due collaboratrici che hanno curato
questo spazio al femminile, Lidia Maggi e Cristina Arcidiacono che con entusiasmo e
passione hanno dedicato il loro tempo per inviarci mensilmente queste pagine.
Gi in questo numero troverete una nuova rubrica in sostituzione ma di tuttaltro genere:
si tratta di Racconti dAfrica, due pagine mensili corredate anche di qualche fotografia
che parleranno di questo immenso continente, delle persone che ci vivono, di progetti, di
viaggi, di diari, per farci assaporare culture lontane, odori, sapori e colori, nonch vita
vissuta di donne e uomini.
Saranno pagine firmate a rotazione da alcuni collaboratori della rivista che hanno
maturato e vissuto esperienze tra le popolazioni africane, conosciute sia l che anche nella
nostra realt torinese, piemontese e, pi in generale, italiana. Naturalmente un invito
anche a coloro che vorranno collaborare! Buona lettura!

T E GOMBO
di Giorgio
Bianchi
giorgio.bianchi
@tempidifraternita.it

a luna calante non era ancora spuntata


e anche le stelle si vedevano poco a
causa della calma afosa che regnava sul
villaggio di Siby.
Me ne stavo accucciato sopra un basso sedile di legno in compagnia di Gnimby, nellangusto cortile della sua casa, una bassa
costruzione in mattoni crudi, aspettando che
qualcuno della sua famiglia ci portasse qualcosa per la cena. Il villaggio era silenzioso e
immerso nelloscurit rotta solamente, accanto a noi due, da una debole lampada a petrolio appoggiata sul pavimento di terra.
Avevamo girato tutto il giorno per i piccoli villaggi sparsi nella brousse ed eravamo
piuttosto stanchi e sudati. Il fuori strada che
avevamo usato, era parcheggiato poco distante e Gnimbi lo sorvegliava con lo sguardo di tanto in tanto. Apparteneva al centro
di formazione professionale dove lui lavorava e lui ne era responsabile.
Nella regione non si pu dire che mancasse lacqua, a volte si incontravano anche
degli acquitrini con le ninfee. Nei villaggi i
pozzi non mancavano, ma erano pozzi molto antichi, poco profondi e lacqua era torbida, lattiginosa a causa delle sostanze organiche che la infestavano. Veniva usata non
solamente per irrigare gli orti o per abbeve-

rare il bestiame, ma anche per gli usi domestici, come bere e cucinare, per questo motivo le malattie portate da parassiti intestinali
mietevano vittime specialmente tra i bambini. Occorreva scavare pozzi pi profondi per
raggiungere una falda che si trovava oltre i
venti metri ed era questo che si proponeva
di realizzare il nostro progetto.
Rientrando dal nostro giro, Gnimbi mi
aveva presentato tutta la sua famiglia: lanziano suo padre vestito con una palandrana
viola, le sue cinque mogli, alcuni fratelli,
cognate e una moltitudine di bambini. Era
quella che viene chiamata Une grande famille, una grande famiglia composta da una
cinquantina di elementi, tutti solidali tra loro.
Mentre ce ne stavamo seduti in attesa della cena, Gnimbi mi raccontava delle sue vicissitudini familiari. Aveva una moglie e tre
figli che vivevano nella capitale. La moglie
da mussulmana si era fatta cristiana. Faccia un po lei quel che le pare mi aveva detto Gnimbi e da questo avevo capito come
lIslam, in quelle regioni, era vissuto in modo
pi sportivo che altrove.
Il problema era la grande famille che
viveva nel villaggio. Lui era direttore del
centro di formazione professionale che aveva sede nella capitale. Percepiva un discreto

Agosto-Settembre 2010

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RACCONTI
DAFRICA

stipendio, ma per questo fatto tutta la famiglia si considerava a suo carico e lui, come
prescrive la tradizione, non poteva sottrarsi
a questobbligo. Che fosse per lui un problema lavevo dedotto io, lui in verit pareva trovare la cosa del tutto naturale.
Finalmente una donna anziana ci port la
cena. Arriv con un paiolo fumante e con
un recipiente colmo di qualcosa che la penombra non mi permise di individuare bene.
Pos il tutto sul pavimento e se ne and.
Gnimbi emise un grugnito e molto soddisfatto si accinse a mangiare. Mi insegn che
quello che si trovava nel paiolo era t, una
specie di polenta di miglio. Occorreva prendere con le mani una piccola porzione di t
e intingerlo nella salsa, chiamata gombo, che
si trovava nel recipiente e portarlo alla bocca senza lintermediazione di qualcosa che
assomigliasse a posate. Seguendo i suoi consigli, provai a fare quanto lui mi suggeriva,
ma rimasi un po sorpreso quando, sollevando il pezzo di t dal recipiente con il gombo, vidi scendere dei lunghi filamenti.
Non riuscivo a vedere dentro il recipiente
per controllare quale fosse laspetto di quella specie di salsa, potevo solamente constatare che aveva una certa limacciosa consistenza, tanto da lasciare pendere filamenti
ogni volta che si intingeva un boccone di t.
Gnimbi mi disse ridendo che loro avevano soprannominato quella salsa telegrafo

Il deserto sabbioso africano

per via dellaspetto filamentoso, ma a me


ricordava qualcosaltro. Mi venne in mente
che durante tutta la giornata lautista che
aveva condotto il fuori strada per le piste
della brousse, aveva continuato a scatarrare
sputando fuori dal finestrino aperto. Ecco,
quella salsa che lui chiamava gombo, mi
pareva catarro. Non riuscivo a scacciare
quellimmagine dalla mia mente e dovevo
fare sforzi sovrumani per ingollare ogni boccone. Mi sforzavo di pensare ad altro, cercavo di concentrarmi sul gusto, cercando di
trovare qualche assomiglianza con qualche
cibo da me conosciuto e amato, tutto inutilmente. Quello che tentavo di ingoiare cercando di dissimulare il mio disgusto per non
offendere Gnimbi, mi appariva come catarro espettorato da polmoni affetti dalla tisi
allultimo stadio. Avevo terminato lacqua
della mia borraccia, perci per aiutarmi a
trangugiare quellimpasto disgustoso avrei
dovuto bere lacqua del suo pozzo, quella
schifosa acqua che avevo visto durante la
giornata, dove i vermi ingrassavano arricchendone il contenuto proteico, cosa che
evitai accuratamente di fare. Riuscii comunque a terminare la cena senza fiatare, come
se si fosse trattato di un piatto esotico da
assaporare.
Ringraziai con enfasi la padrona di casa
per lospitalit e partimmo col fuoristrada.
Dopo qualche chilometro di pista sterrata,
raggiungemmo la strada malamente asfaltata che unisce Bobo Diulasso a Ouagadougou.
Sulla carta geografica del paese erano indicati elefanti nella zona, ma io lungo tutto
il percorso non ne vidi alcuno, nonostante
la tenue luce morente di una luna da poco
spuntata.
Il giorno successivo mi trovavo in un ufficio del centro di formazione. Cerano Gnimbi e Ouoba, il tecnico dei pozzi, che stavano
conversando tra di loro in Mor, la lingua
dei Mossi. Avevo la sensazione che stessero
parlando di me dal momento che Gnimbi, di
tanto in tanto, mi indicava con il capo. Ad
un tratto scoppiarono in una risata dopo aver
pronunciato le parole T et Gombo. Allora capii di cosa stessero parlando. Feci finta
di nulla, ma in quel momento ebbi la certezza di aver vinto una sfida.

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SERVIZIO BIBLICO

Lopera lucana

Le ultime novit sulla persona e lopera di Luca (3)


di Ortensio da Spinetoli

La trama degli Atti


la stessa del vangelo, solo che i protagonisti sono altri, non gli apostoli in quanto tali, ma alcuni dei primi
annunciatori del vangelo, e non la loro vita bens solo
alcune loro disavventure che li hanno portati a capire il
disegno di Dio attuato in Cristo.
Ges, prevedendo la sua tragica fine e lo smarrimento
del suo gruppo non aveva pi pensato alla ricostituzione
del numero dei dodici e tanto meno alla realizzazione
del regno di David, per questo risponde evasivamente
(alla lettera seccamente) agli apostoli che lo interrogavano, meglio lo importunavano (dato che il verbo
allimperfetto, quindi con forza iterativa) sullargomento (At 1,12).
Piuttosto si preoccupa di aprire le loro menti verso
unaltra, inaudita prospettiva, e non pi circoscritta ad
un sol popolo: avrete forza dallo Spirito Santo che
scender su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme,
in tutta la Giudea, la Samaria, fino allestremit della
terra (1,8: D05).
Per il Cristo risorto, cio per Luca, il messia aveva
un compito esteso a tutte le nazioni, Israele compreso,
ma senza delimitazioni di alcun genere, etniche o religiose. Solo che le difficolt questa volta vengono dagli stessi suoi discepoli, chiamati ad essere continuatori della sua opera. Questi, ovviamente, non sono nati
cristiani ma giudei, e il passaggio, il cambiamento di
rotta, di mentalit, la rinuncia a convinzioni teologiche, spirituali oltre che a pratiche religiose, non stato facile, anzi ben arduo. Luca li presenta con una frase scultorea: stavano sempre nel tempio (24,52-53)
o ritornarono a Gerusalemme... salirono al piano superiore dove abitavano (At 1,12-13). Ci significa
che (i cristiani) continuavano a identificarsi con listituzione giudaica (J. Rius-Camps, pag. 24), almeno a
sentirsi dentro a pieno titolo.

Il problema che si sono trovati davanti questi nuovi


credenti stato quello di voler coniugare Cristo con
Mos, pi che di separare luno dallaltro. Mos non
era il salvatore, ma si poteva continuare a conoscerlo e
rispettarlo, non abbandonarlo n dimenticarlo. Difatti
il giudaismo era centralizzato, faceva capo a Gerusalemme, al tempio, allalleanza, ma i cristiani dovevano riuscire a sganciarsi da questi apparati, strutture,
concettualizzazioni, concezioni. Il problema non era
facile perch a gestire questi sviluppi, tagli e innovazioni erano persone nate e vissute nel giudaismo, ed
avevano la vecchia istituzione nel sangue, nella mente
e nel cuore.
Luca sa che il suo interlocutore uno di quelli impigliati in queste difficolt, ma quello che Teofilo non
sospettava era che le sue sono le stesse tergiversazioni
che hanno dovuto superare i cristiani e fa riferimento
a tre figure tipiche della prima cristianit: Filippo,
Pietro e Saulo. Un megatrittico, lo definisce il citato
Rius-Camps.
a) La comunit cristiana di Gerusalemme comincia,
sembra, secondo le segnalazioni di Cristo, la sua esperienza inserita nella carit e nella preghiera (At 2,4247; 4,23-37). Si verificano le prime persecuzioni da parte
delle autorit giudaiche (5,17-42) che risparmiano Pietro (5,17-47) ma provocano la morte di Stefano (At 6,87,60). La persecuzione che segue (8,1-3) costringe i cristiani ellenisti (giudei provenienti dalla diaspora tra i
quali Filippo) a spingersi verso le regioni della Giudea
e della Samaria (8,2), attuando il disegno del Cristo
(mi sarete testimoni... :1,8), rinserrando la Chiesa, gli
apostoli a Gerusalemme nellambito delle vecchie istituzioni (cfr. codice D05 che puntualizza meglio degli
altri questa situazione). Le tensioni nascono fra due poli:
la legge e lo spirito, il Messia politico e quello religioso, lortodossia e leterodossia, Gerusalemme e Roma.

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b) Il caso di Filippo.
Il primo, emblematico, protagonista di questa vicenda Filippo, uno dei sette diaconi dispersi in Samaria.
Il suo apostolato, la sua predicazione sono efficaci ma
inconcludenti (Simon Mago, una conversione dubbia)
finch non arrivano da Gerusalemme Pietro e Giacomo
che confermano la sua opera imponendo le mani sui
battezzati, facendo scendere su di loro lo Spirito Santo;
Filippo, al contrario, non lo aveva invocato, non perch, come si sempre creduto, non ne avesse la facolt
essendo un semplice diacono, ma perch non ne aveva
ancora ben compreso la funzione che aveva questo misterioso, segreto realizzatore dellopera di Dio.
Ora un misterioso messaggero (langelo del Signore: 8,26) lo toglie dalla sua confusione indirizzandolo
verso Gaza (di fatto al momento deserta, dopo la distruzione subita nel 100 a.C., 8,26) e lo Spirito lo invita
a raggiungere il carro su cui era seduto un eunuco, funzionario della regina Candace dEtiopia. Verosimilmente
questo era di stirpe giudaica, e pur sapendo che in quanto tale (eunuco) non poteva accedere al tempio, era
ugualmente venuto a Gerusalemme pensando che il
messia avesse portato qualche cambiamento a tale proibizione ed era rimasto deluso, dato che il presunto inviato di Dio era finito in croce. Ora se ne va seduto su
un carro che era il simbolo della cattedra degli ebrei
eterodossi e cerca di comprendere il testo di Is 56,3 ma
non lo capisce sin tanto che non gli si sieda accanto un
catechista pi qualificato, capace di informarlo pi esattamente sulla buona novella di Ges (8,35).
Il seguito chiaro: leunuco battezzato, confermato
nella fede in Ges, Filippo abilitato come missionario
di Cristo, capace di annunziarlo e sigillare ladesione
dei credenti con leffusione dello Spirito Santo (8,39);
con questa abilitazione giunge a Cesarea Marittima e
qui si stabilisce (8,40): Paolo lo incontrer con le quattro figlie profetesse poco pi a nord (At 21,8).
Il giudeo, per diventare cristiano, doveva lasciarsi
prendere e guidare dalla forza dello Spirito cio dalla
carit stessa di Dio.
c) Il secondo quadro ritrae il travaglio interioredi Pietro, che a Giaffa venuto a trovarsi in casa di Simone,
conciatore di pelli, capo di una comunit cristiana irregolare (impura). Vi si trattiene alcuni giorni (9,43) ma
si guarda bene dal condividere il cibo con la sua famiglia, per di pi qui lo raggiunge un messo del centurione
di Cesarea, Cornelio, che lo invita a venire a casa sua,
quella di un pagano.
Non si rifiuta ma dentro di s irrequieto e, prima di
arrivare in citt, preso da fame e mentre gli preparano
il pranzo sale sulla terrazza a pregare. Era quasi mezzogiorno. Ma qui ha una visione che rivoluzioner la
sua vita. Una grande tovaglia che racchiudeva ogni genere di animali, persino quelli vietati dalla legge e una

voce gli gridava: Uccidi e mangia! (10,13). Pietro si


rifiut in tutti i modi, ma fu inutile, dovette arrendersi,
resa o cedimento che segnava la fine del ritualismo, quindi
del separatismo giudaico. La prova pi grave che un ebreo
osservante poteva incontrare. Ges in qualche occasione
aveva suggerito come superarla, ma sembra che i discepoli non se ne fossero ben accorti, ma questa volta Pietro
pi che soggiacere ancora una volta alla tentazione, capitolava sotto le pressioni dello Spirito e abbandonava le
certezze istituzionali, religiose e pseudo-teologiche affidandosi alla voce libera dello Spirito ed entrando nella
casa proibita, in casa di un pagano, conferma la sua difficolt ma anche la prontezza con cui si era mosso.
Forse con un po di esagerazione arriver a dire: Sono
venuto senza alcuna esitazione (10,29), ma al suo interno una titubanza cera, e non tarder a ricomparire,
se non a Cesarea, certo ad Antiochia (cfr. Gal 2,11-14)
dopo lo strascico registrato a Gerusalemme (At 11, 1-4).
In tutti i modi per Luca limportante nella svolta che
si operata nellanimo dellapostolo che non subordina
pi la fede in Dio ad unappartenenza etnica o a certi
riti o regimi alimentari. Una rivoluzione di cui non se
ne ancora compresa tutta la portata.
Come non ci sono cibi puri e impuri non ci sono popoli eletti e negletti ma c un solo Dio, Padre buono e
misericordioso verso tutti gli esseri che riempiono il creato e popolano la terra (10,34-35). La prova di Giaffa e
di Cesarea Marittima aveva segnato una svolta impensata per i primi credenti, per questo Luca si sentito obbligato a ricordarla in pi modi, sia tramite lesperienza di
Cornelio che quella di Pietro (10,9-21.34,48; 11-1,18).
d) Lultimo protagonista che occuper la terza parte degli Atti Saulo, che ha bisogno di un lungo percorso per
arrivare dalla fede in Mos alla piena adesione a Cristo.
Paolo parte da Antiochia, una comunit gi in vista (At
11,19-30), ma proviene da una formazione giudaica.
un fariseo, e gi quasi dottore della legge (solo che troppo giovane per far valere il suo titolo), quindi non solo
esperto ma legato alla legge, al primato di Israele, alla
centralit di Gerusalemme. Egli che, quale rappresentante delle autorit giudaiche, aveva perseguitato i cristiani
e presenziato allesecuzione di Stefano, deve a suo disdoro spiegare la sua conversione alla stessa fede fino al
ripudio di quella professata fino allora. Non stato neanche per lui un passaggio facile, indolore, spontaneo.
Luca lascia tre (per dare credibilit allavvenimento) racconti della conversione di Paolo. Nel primo si fa
riferimento alla diffidenza che riscuote presso i cristiani e alle minacce di morte che riceve dai connazionali
(9,1-30). Scompare dalla scena (9,30: rifugiato a Tarso)
fin tanto che Barnaba lo riporta nella comunit di
Antiochia (11,23); da qui con Barnaba parte per una
missione speciale (13,2). Cominciano i cosiddetti viaggi missionari di Paolo a Cipro, in Asia Minore, in Gre-

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empi di fraternit

cia, sempre diretti in primo luogo ai giudei della citt,


pur senza escludere gli altri settori della popolazione
(in pratica i pagani). Questo fatto suscita meraviglia e
ostilit da parte dei giudei, ma solo lentamente lapostolo si sente obbligato a spiegare le ragioni della sua
linea; la prima occasione nellapologia che fa della
sua vita, in piedi sulla scalinata che dalla spianata del
tempio immetteva nella torre Antonia, davanti ai
gerosolimitani (21,40).
Qui racconta lincontro con Ges di Nazareth e linvito che gli viene rivolto di lasciare Gerusalemme perch, gli dice la voce, ti mander lontano fra i pagani
(22,21). Egli lo sapeva fin dal principio che la sua missione sarebbe stata rivolta ai pagani ma forse perch ebbe
bisogno di ulteriori conferme o per timore di urtare i suoi
connazionali, non ne fece subito pubblica manifestazione.
Solo quando, per la terza volta, sar costretto a parlarne davanti al re giudeo Agrippa II metter in chiaro tutti i
risvolti della sua chiamata: Sono apparso per costituirti
ministro e testimone di quelle cose che hai visto e quelle
per cui ti apparir ancora. Per questo ti liberer dal popolo e dalle nazioni pagane a cui ti mando per aprire loro gli
occhi(26,16-18). A singhiozzi, dopo lunghi anni di
ostracismo da parte dei giudei, a seguito di un fallimento
dopo laltro e di frustrazioni di ogni genere, le idee di
Paolo sono andate chiarificandosi (Rius-Camps, pag. 28).
Gerusalemme era stata come unidea fissa nella mente di Paolo, tanto che nonostante fosse stato dissuaso
dallo Spirito Santo tramite la voce del profeta Agabo
(21,10-14) volle recarvisi ugualmente accompagnato da
alcuni cristiani di Cesarea. Giunti a Gerusalemme non
vanno in episcopio ma si fermano presso un cipriota
(Mnasone) e solo il giorno dopo sono ricevuti da Giacomo che si congratula con lui per i successi ottenuti
ma gli lancia anche un mezzo rimprovero (predichi
lapostasia da Mos) e gli fa osservare che l a
Gerusalemme molti sono diventati cristiani pur restando buoni giudei (21,16-21).
Seguiranno gli incidenti sulla spianata del tempio, lincontro con Agrippa II, lappello (provvidenziale) a Cesare, personificazione del paganesimo, e finalmente larrivo a Roma. Qui, dopo lultimo tentativo di catechesi
nei confronti dei propri connazionali che finisce con un
loro ulteriore rifiuto, si opera la chiusura definitiva con
i giudei e la svolta ufficiale verso i pagani: Ha detto
bene lo Spirito Santo per bocca del profeta Isaia ai vostri padri (Is 6,9-10): v da questo popolo e d loro:
udrete con i vostri orecchi ma non comprenderete, guarderete con i vostri occhi ma non vedrete; perch il cuore
di questo popolo si indurito, sono duri di orecchio e
hanno chiuso gli occhi ... (28,25-27) e, detto ci, aggiunse: sia dunque noto a voi che questa salvezza di
Dio viene ora rivolta ai pagani, essi s che lascolteranno (28,28). Era la terza volta che proclamava davanti

ai giudei che se ne sarebbe andato ai pagani (13,46;18,6)


e questa volta ci riesce perch Luca conclude che annunziava il regno di Dio con franchezza senza impedimento (28,31) (cfr. Rius-Camps pag. 28).
Cos appare che Luca non ha voluto scrivere n un
vangelo n una storia, ma unindagine che indicasse al
lettore (Teofilo) la verit di ci che Ges ha fatto e
detto, e quali difficolt certi suoi qualificati rappresentanti (i discepoli) hanno dovuto superare per capire e
far propria la sua testimonianza, che nasce dal cuore del
giudaismo, ma non rimane circoscritta nei parametri
delle sue concezioni e tradizioni e cos si espande a tutti
gli spiriti liberi che si tengono aperti alla voce del bene,
alla misericordia, alla benevolenza, al perdono.
Luca non si curato di far saper quale reazione pu
aver provocato nellanimo dellipotetico sommo sacerdote Teofilo la sua dimostrazione; non era questo lo
scopo del suo scritto che mirava solo a mettere in chiaro
la credibilit, per qualsiasi ricercatore, giudeo o greco
che sia, della fede in Ges di Nazareth.
CONCLUSIONE
Matteo definito il vangelo dei giudeo-cristiani, ma
questo un titolo che spetta a tutta ragione prima ancora a Luca, che sulla linea dellautore della lettera agli
ebrei ritiene che la vecchia economia della legge, per
non dire del tempio, non sia stata abrogata ma riformata
(cfr. Eb 9,7). Ges in primo luogo il profeta dei giudei,
e quindi quasi di ripiego dei gentili.
Luca davvero un israelita, di nascita, di formazione e
pi ancora di mentalit, e il suo animo sensibile, attento, lo porta a superare le chiusure o grettezze dei suoi
colleghi e ad aprirsi alle intuizioni evangeliche di Ges
di Nazareth incentrate sullamore ai poveri, ai perseguitati, agli esclusi, ai peccatori. Dante lo definiva scriba
mansuetudinis Christis ed veramente levangelista
che pi e meglio ha ritratto la bont inesauribile di Dio
verso tutti gli uomini, buoni e cattivi, santi e peccatori.
Le parabole del capitolo 15, come quella del buon
samaritano (cap. 16), come lincontro con Zaccheo (19,
1-10) sono perle della letteratura mondiale, religiosa e
non. Anche Matteo presenta un quadro del genere, quello
del signore munifico che condona la somma incalcolabile di diecimila talenti (18,23-34), ma subito guastato dal rientro in scena del padrone severo, giudice e giustiziere (ivi, 28-30).
Luca un giudeo come Paolo, entrambi attenti e preoccupati per la conversione dei loro connazionali, ma mentre Paolo scioglie la sua delusione con la ferma speranza che pur in un lontano futuro Israele riconoscer il
Cristo e accoglier il suo vangelo (Rm 11,25), Luca invece si appella alla minaccia di una eventuale esclusione dalla salvezza per chiunque non accetta come messia
Ges di Nazareth (At 4,12).

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Un convegno secondo natura


di Sara Platone

iuristi, scienziati, teologi e filosofi per due giorni


a Torino - invitati al confronto da quattro enti:
Centro Evangelico di Cultura Arturo Pascal, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Centro Studi Filosoficoreligiosi Luigi Pareyson, Centro di ricerca sulla Biopolitica
Universit del Piemonte Orientale - hanno intensamente
dialogato su temi scottanti. Secondo natura? scienza, diritto
e morale tra determinismo e libert, il titolo del convegno
aveva come obiettivo quello di mettere in relazione ambiti
del sapere differenti, per trovare un nuovo quadro
normativo. E cos rispondere a problemi etici, giuridici e
scientifici posti dalle nuove invenzioni (dagli ogm alla
ru486) e da nuovi orientamenti sociali (dal testamento
biologico ai matrimoni tra gay).
Tutto si svolto il 3 e 4 Giugno tra lAula Magna del
Rettorato dellUniversit e il Salone della Casa Valdese di
Torino. Non era facilmente prevedibile che il pubblico
sarebbe stato -come in effetti avvenuto- numeroso, attento
e partecipe. I quindici oratori, tra cui Francesco Viola,
Luciano Patruno, Gilberto Corbellini, Paolo Vineis,
Giannino Piana, Daniele Garrone, Simona Forti, Federico
Vercellone, Simone Pollo, Francesco Remoti hanno
scandagliato la questione a tutto campo. E per non confinare
la discussione nel puro intellettualismo, i relatori sono stati
invitati a rispondere a caldo ai tanti quesiti posti dal
pubblico. Sul piano giuridico linterrogativo era posto sul
quando e sul come la natura diventa norma e se letica
discende dal naturale.
Francesco Viola, Professore alluniversit di Palermo, ha
posto laccento sullidea di natura, che come concetto non
pu che essere un prodotto culturale. La natura un
qualcosa non prodotto dalluomo o dallartificio umano,
un qualcosa che ci stato dato, una datit. Questa datit ha
un ordine, porta con s delle norme che devono essere
riconosciute dalla cultura. Anche i diritti umani sono
prodotti culturali, nella natura infatti non c un codice di
leggi morali, ed il valore di una legge esiste solo se c la
persona che la pu valutare. Il valore della natura dato
quindi dal rapporto tra natura e soggetto valutatore. Ed
per questo che la storia della libert umana e della natura si
incontrano nella scelta. Sul piano scientifico, Paolo Vineis,
epidemiologo allImperial College di Londra, ha spiegato
come cambiata da pochi anni lidea stessa di natura: se
prima limmagine della biologia e della medicina erano
incentrate sul Dna e sulla sua struttura, oggi si conferisce
maggior importanza allepigenetica che studia le interazioni
tra la sequenza del Dna e gli stimoli ambientali. Daniele

Garrone, decano della Facolt valdese di Roma, ha fatto


notare come nella Bibbia non esista un termine astratto per
indicare il concetto di natura e come il termine stesso venga
usato in modo misurato.
Questa biologizzazione del cristianesimo non trova
dunque un fondamento solido nelle Scritture. Non bisogna
confondere infatti la Creazione di Dio, il suo proposito di
creare, con la natura. Il cristianesimo stato per lungo tempo
contro-natura, perch, desacralizzandola, lha dominata
indiscriminatamente. Ma non solo, letica basata sulla
cosiddetta legge naturale, che prescrive ad esempio un
matrimonio indissolubile e monogamico, che condanna la
condizione omosessuale o che si avvale di accanimenti
terapeutici per ritardare il pi possibile la morte, ha
veramente poco di naturale. Per questo non si pu fare della
natura, sic et simpliciter, una legge morale.
Questo desiderio per il naturale, spiega il filosofo
Federico Vercellone, ha origine in noi come nostalgia per
qualcosa che abbiamo perduto. Il sogno di ricongiungerci
ad essa la molla con la quale parte il meccanismo del
dominio: la natura ci che continuamente ci sfugge e che
rincorriamo. Da questo indomabile che va domato, nasce
la tecnica. Per uscire da questo dominio della cultura sulla
natura bisogna prima di tutto mettere in crisi questo modello
e prendere le distanze dallimmagine di una natura
idealizzata.
Francesco Remotti, antropologo dellUniversit di
Torino, ha raccontato un rituale di passaggio del popolo
dei Banande che vivono in una regione dellattuale
repubblica democratica del Congo. In un loro cantopreghiera si pongono la domanda: E luomo che cos ?
senza per dar risposta. Perch a volte pi importante la
domanda della risposta, il dubbio antropologico.
importante riflettere, sviluppare il dubbio, per poter creare
delle alternative, delle vie duscita.
La questione natura un tema che intriga e divide. E
come abbiamo visto appassiona perch si parla del nostro
corpo, da dove arriviamo e dove stiamo andando. Le letture
sono diverse, averle poste in confronto, avere illuminato
percorsi interpretativi e lasciato aperte alcune questioni
stato il merito di un convegno fecondo. Bene quindi che
gli organizzatori abbiano deciso di pubblicare prossimamente i testi delle relazioni. Il discorso insomma
apertissimo, ma dopo il convegno con alcuni punti fermi
sostanziati da solidi argomenti. E di questo occorrer tenere
conto anche nel confronto ecumenico, dove si guarda alla
natura da sponde opposte e lontane.

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empi di fraternit

NELLE RISTRETTEZZE
DELLE GALERE

Un progetto per far "entrare" il carcere


a scuola e le scuole in carcere
A cura di
Paola Marchetti
(Ristretti
Orizzonti)

Rubrica a cura di
Ristretti Orizzonti
Direttore:
Ornella Favero
Redazione:
Centro Studi di
Ristretti Orizzonti
Via Citolo da
Perugia n. 35 35138 - Padova
e-mail: redazione
@ristretti.it

ome fare prevenzione ed educazione alla


legalit in un Paese come il nostro, in cui
le regole sono in pochi a rispettarle? A
Padova, un progetto sperimentale porta molte
classi delle scuole superiori in carcere, in un confronto serrato con le persone detenute, quindi la
prevenzione passa anche attraverso le loro storie,
le loro vite che a un certo punto sono deragliate,
esperienze negative che vengono messe con grande fatica a disposizione dei ragazzi.
Quello che pi importante, se si inizia un delicato percorso di avvicinamento tra scuole e carcere, non che gli studenti cambino idea, ma
che comincino a mettere in discussione la qualit
dellinformazione che ricevono, e che si rendano
conto soprattutto che le semplificazioni non aiutano a capire la realt: non ci sono i buoni e i
cattivi, il male e il bene non si dividono cos facilmente, la vita delle persone ben pi complicata, e nessuno di noi pu pensare di essere immune dal male, e di poter giudicare con intransigenza chi si macchia di un reato.
Le riflessioni degli studenti e dei loro genitori
ci fanno capire che progetti come questi danno
un senso alle pene e fanno crescere davvero i ragazzi.
Basta che la ragione si spenga per un attimo
Una cosa che abbiamo capito solo discutendo con
i detenuti che il passo per commettere un reato
anche grave molto breve, basta che la ragione
si spenga per un attimo e che il lato pi violento
delluomo prenda il sopravvento.
(F & G,)
Nessuna autocommiserazione
Non c spazio per una sterile autocommiserazione, se hai sbagliato, se hai ucciso, devi finalizzare ogni tuo respiro al tentativo di rimediare
al tuo errore, per salvare te e chi ti circonda. da
questo bisogno che crediamo che questo proget-

to abbia preso vita, dando loccasione a molte


persone di raccontare la loro esperienza, con la
speranza di educare giovani vite ancora non consce dellesistenza di troppe vie sbagliate nel percorso della nostra esistenza.
(Marco B. e Beatrice A.)
Sono maturata perch ho imparato a pensare prima di fare
Le esperienze che ci sono state offerte dalla nostra scuola mi sono servite tanto. In un certo senso sono maturata perch ora ho imparato a capire
prima di dire, a comprendere e, ovviamente, pensare prima di fare. La nostra vita molte volte ci
mette davanti alle scelte sbagliate che noi, per la
nostra volont di divertirci oppure risolvere una
questione nel modo pi facile, accettiamo. Certe
esperienze e ragionamenti fanno s che noi evitiamo di prendere decisioni che, senza che noi ce
ne accorgiamo, ci tolgono il nostro tutto- la libert.
(Snizhana H.)
Un incontro insolito, unico e molto forte
Alcune esperienze hanno il potere di farci pensare e, talvolta, di cambiarci. Un incontro insolito,
unico e molto forte ci ha dato la possibilit di
pensare, e di fare luce sugli errori che le persone
possono commettere. Lincontro con i carcerati
per me stata unesperienza unica piena di forti
emozioni e paure.
(Alex P.)
Il tesoro che ho potuto guadagnare dalla
testimonianza di un detenuto
Volevo fare una breve considerazione del tesoro che ho potuto guadagnare da unesperienza
raccontataci nel primo incontro, quello svolto nel
nostro istituto: stata una testimonianza di un
giovane che arrivato ad uccidere per causa di
una bestia maledetta, la droga, sempre pi diffusa tra i giovani. Ho capito veramente quanto devastante sia per il nostro cervello e in generale

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empi di fraternit

NELLE
RISTRETTEZZE
DELLE GALERE

per lintero individuo. Quello della droga un


circolo vizioso, una spirale che si chiude sempre
di pi, che non lascia scampo e trova una possibile soluzione solo nellaiuto di persone competenti in materia.
(Simone Q.)
Ho pensato allorgoglio, al mio orgoglio
Ammiro il coraggio che avete tutti voi nel parlare della vostra vita davanti a ragazzi sconosciuti,
questo forse un segno che siete riusciti a capire
lerrore che avete compiuto, e credete, cercate e
volete riuscire a ricominciare, anche se immagino possa essere difficile. Ho pensato allorgoglio,
al mio orgoglio, e ho capito quanto pu essere
dannoso, quanto male pu fare. difficile rendersene conto da soli, si crede sempre di riuscire
a cavarsela, senza pensare che a volte la soluzione migliore pu essere proprio chiedere aiuto,
avere il coraggio di ammettere che da soli difficile andare avanti nella propria vita, le persone
che ci sono vicine sono importanti anche e soprattutto perch ci possono aiutare. (Nicholas)
Consiglio questa esperienza agli adulti, che
magari sono quelli pi ottusi
Mi interrogo anche su come i parenti di queste
persone reagiscano: secondo me alcuni si vergognano e rimangono talmente delusi da non volerle pi incontrare; altri invece, grazie allaffetto
che provano, distruggono la barriera della vergogna e stanno al fianco dei propri cari per aiutarli
a superare questo periodo buio.
La consiglio a molte persone questa esperienza,
perch ti fa cambiare punto di vista costringendoti a metterti nei panni di queste persone.
La consiglio non solo ai giovani, ma soprattutto
agli adulti che magari sono quelli pi ottusi o pi
restii.
(Maddalena C.)
I cosiddetti rifiuti della societ contribuiscono
a farci migliorare
Grazie scuola e anche a voi carcerati, ch stranamente voi, i cosiddetti rifiuti della societ, contribuite a farci migliorare nella speranza che, con
una producente espiazione della colpa, progrediate anche voi. In fondo, la raccolta riciclata
molto in voga in questo periodo. (Alessandra Z.)

Alla pagina
seguente
una breve
presentazione
del libro
SPEZZARE
LA CATENA
DEL MALE
edito da
Ristretti
Orizzonti

Quel che pensano i genitori del progetto


Questo incontro ha permesso di far conoscere a
mia figlia una realt lontana dalla quotidianit,
ma che esiste e non presente solo nei film, ed
una realt che non colpisce solo gli altri ma potrebbe colpire anche noi.
Lesperienza che i ragazzi hanno vissuto durante
questo progetto sicuramente servita a farli riflettere riguardo ad atti compiuti da alcune per-

sone contro la legge. Dal mio punto di vista


servita a far riflettere i nostri ragazzi riguardo alle
conseguenze a cui si pu andare incontro infrangendo le leggi e che ti cambiano la vita per sempre. A volte non ci rendiamo conto di come vivono queste persone perch troppo impegnati nel
nostro vivere quotidiano. Grazie e attendiamo
nuovi progetti per il prossimo anno.
Sono stata molto felice di questo progetto perch
penso che ai ragazzi possa servire per la loro crescita e per un domani. Mia figlia mi ha raccontato di quello che ha visto e di quello che stato
detto ed stata contenta perch si fatta unidea
di com la realt, perch un conto sentirla dalla TV e unaltra viverla. Secondo la mia opinione chi dentro al carcere e ha fatto degli sbagli
giusto che paghi. Spero che questa esperienza
serva ai ragazzi per non sbagliare nella vita.
Secondo me questa esperienza stata positiva e
interessante in quanto mia figlia ha potuto toccare una realt lontana da lei. Credo abbia anche un
po sofferto quando si trovata di fronte a queste
persone che raccontavano la loro triste storia. Se
dovesse ripetersi tale esperienza, sarebbe bello
coinvolgere anche i genitori interessati, cos anche noi adulti avremmo la possibilit di eliminare certi pregiudizi nei confronti del carcere e della vita dei detenuti allinterno.
Gli incontri avuti e riportati poi alle rispettive famiglie hanno dato modo di riflettere e dialogare
su tematiche molto delicate, impegnative, ma soprattutto per questa et anche altamente formative.
Le informazioni che nostra figlia ci ha riportato a
casa hanno innanzitutto arricchito le nostre conoscenze sulle condizioni dei detenuti e non solo,
hanno anche provocato approfondimenti su notizie quasi mai in primo piano. La positivit di ci
ha provocato i ragazzi sullattendibilit dei mezzi
di informazione che spesso ci propongono la realt carceraria come un ottimo hotel con tanto di servizi confortevoli, piscina e quantaltro. Abbiamo
constatato invece che non cos e che addirittura,
cosa che non avevamo mai saputo, coloro che permangono in carcere contraggono un debito verso
lo Stato che va, con i dovuti tempi, restituito.
Crediamo che anche per i detenuti questi incontri
abbiano avuto un valore positivo, sapere che al
di fuori del carcere anche la loro realt oggetto
di confronto e discussione, e sappiamo che quando si parla e si discute si ottiene sempre qualche
riscontro. (...) Mi sembra doveroso da parte nostra ringraziare la Professoressa che ha creduto
in questo progetto, consentendo un approccio ad
una realt della nostra societ in un mondo che
tende ad essere virtuale.

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empi di fraternit

Intercultura e immigrazione
Dallintegrazione allinterazione

di Laura
Tussi

er intercultura intendiamo tutti i contatti


tra culture diverse, di cui i fenomeni migratori sono solo un aspetto, anche se molto
importante.
Lintercultura, oltre al caso dellimmigrazione
di stranieri in Italia e lo spostamento di persone in
altri paesi, comprende anche ogni genere di scambi di informazioni, di idee e di esperienze tra aree
diverse del pianeta, perch essa non riguarda solo
gli immigrati, gli altri, ma noi stessi e le modalit
in cui guardiamo e viviamo il mondo e come, in
realt, siamo trascinati dalle potenti correnti di mutamento in corso su tutto il pianeta.
Nella prospettiva interculturale, il fenomeno
delle immigrazioni e gli imponenti processi
migratori in atto nel nostro Paese sono da considerare come unopportunit per i migranti e per
le societ che li ricevono, in quanto in unottica
interculturale il fenomeno migratorio appare
molto vario.
Per intercultura non si intende solo immigrazione, ma diaspore, ossia persone e gruppi che si
spostano tra paesi diversi, seguendo i cicli stagionali di lavoro, le necessit familiari, le scadenze scolastiche, i progetti matrimoniali e altro
ancora.

La prospettiva di apertura, confronto e dialogo


tra culture vede la pluralit identitaria come una
ricchezza e per questo non si pone come esclusivo obiettivo lintegrazione, che unidea prodotta
da una concezione inadeguata della civilt e della pretesa di superiorit morale del mondo occidentale sugli altri, dove lintegrazione, appunto,
risulta un obiettivo impossibile, perch la pluralit di lingue, religioni, musiche, culture, tradizioni un bene da tutelare in unottica di
interazione, anzich di assimilazione e omologazione ad un modello consolidato nel tempo e
prestabilito dallOccidente.
La prospettiva interculturale respinge il presupposto dellidea che la cultura sia una realt
monolitica, in quanto essa un insieme di narrazioni condivise, contestate, negoziate.
Partecipando e interagendo con una cultura risulta possibile sperimentare tradizioni, riti, storie, rituali e simboli, strumenti e condizioni materiali di vita, attraverso molteplici narrazioni.
Lidentit si costituisce nella relazione con laltro da s, con la famiglia, gli amici, i gruppi sociali reali e virtuali e la concezione aperta allaccoglienza genera unidea didentit opposta
al pensiero fondamentalista, ossia se le societ

NELLE RISTRETTEZZE DELLE GALERE

Per
ch questo libr
o? P
er
ch ar
ri
va dal car
cer
e
erc
libro?
Per
erc
arri
riv
carcer
cere

utto quello che in questo libro raccontato ha una


caratteristica, che lo rende diverso da altri testi
pi tecnici, pi documentati, pi profondi sulla
mediazione penale e sulla giustizia riparativa: arriva
dal carcere, anzi parte dal carcere e ritorna al carcere
portando unaria diversa, allargando gli orizzonti di
chi sta dentro, ma anche arricchendo lesperienza di
chi ha voglia di misurarsi su questi temi con mente
sgombra, di chi qualche volta ha voglia di provare a
leggere, come dice Silvia Giralucci usando il titolo di
un bel saggio di David Grossman, la realt con gli
occhi del nemico.
Dal carcere di Padova, dalla redazione di Ristretti
Orizzonti, si deciso di affrontare un percorso faticoso,
che per pu portare davvero a una assunzione di

responsabilit: ascoltare le vittime, ascoltarle e basta,


in un primo momento non ci pu neppure essere
dialogo, ci deve essere quasi un monologo, tanto
rara e preziosa lopportunit
di ascoltare vittime che hanno
accettato di entrare in un
carcere non per parlare di
odio, ma di sofferenza, della
loro sofferenza.
E poi faticosamente pu
nascere il momento del
dialogo, del confronto, del
cammino fatto insieme per
spezzare la catena del
male.

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empi di fraternit
umane non sono omogenee e separate, ma differenziate e caratterizzate da confini permeabili,
allora le identit delle persone e dei gruppi non
si prospettano come recinti da difendere dalla
cattiva influenza dellesterno e dellestraneo, ma
diventano ambiti di scambio, di dialogo e
interazione.
Le persone non hanno diverse identit, ma le
costruiscono nelle relazioni quotidiane con gli
altri, usando vari strumenti con cui interagiscono con lambiente fisico e sociale, come il
loro corpo, gli oggetti, le conversazioni, i discorsi e le narrazioni, in un approccio discorsivo, dialettico e dialogico, dove la narrazione
non vista come una produzione mentale individuale, ma come creativit sociale, dialogica,
come strumento per riflettere collaborativamente sulle situazioni.
Lidentit prodotta dalle narrazioni plurale,
ma non necessariamente coerente, perch gli
eventi narrati possono essere dolorosi e difficili
da riferire, in quanto i migranti che hanno vissuto esperienze traumatiche producono narrazioni
frammentarie, lacunose, confuse e fondate su
esperienze contrastanti, in incoerenze e silenzi
tipici delle identit delle diaspore.
Leducazione interculturale pone come condizione la rinuncia alletnocentrismo occidentale e la ricerca multiculturale evidenzia le differenze tra comunit, gruppi e categorie sociali,
apprezzando le diversit, senza renderle delle
barriere impenetrabili, in cui si cerca di osservare come funzionano gli scambi tra persone e
gruppi differenti.
La contrapposizione tra autoctoni e migranti consueta, in quanto sufficiente imparare dai mass
media a ragionare per stereotipi e pregiudizi, dimenticando la storia e gli scambi continui nella
vita quotidiana, dove fare intercultura significa
superare la visione delle differenze morali come
compartimenti separati.
Lapproccio interculturale indica come non cristallizzare le differenze, in una prospettiva pedagogica che assuma la dimensione internazionale del
sapere, in unottica relazionale e dinamica nelle teorie e nelle prassi formative, studiando laltro nelle
interazioni tra scambi pacifici e conflitti violenti.
La gigantesca ibridazione di popoli e culture ha
provocato la diffusione di societ composite, in cui
convivono gruppi umani di diversa provenienza,
dove si cerca faticosamente di trovare un equilibrio tra la condivisione di valori comuni e le diverse appartenenze sociali e culturali.
Il multiculturalismo vorrebbe suggerire una prospettiva di interazione dinamica tra comunit dif-

ferenti, in unibridazione che assuma i caratteri


dialettici dellinterculturalit, dove il conflitto non
si trasformi in razzismo e la coesistenza possa evolversi in intrecci positivi tra soggetti diversi, capaci
di realizzare una cittadinanza planetaria aperta, nel
riconoscimento positivo della diversit culturale,
il cui risvolto posto nel riconoscimento di una
comune umanit di comunicazione, comprensione, scambio e relazioni dialogiche.
La pedagogia interculturale si preoccupa fondamentalmente dellinserimento degli alunni stranieri
nella scuola, e, in generale, dei soggetti stranieri,
anche adulti, nei sistemi formativi e nelle relazioni educative tra migranti e autoctoni, interrogandosi criticamente in merito ai saperi trasmessi dalle istituzioni formative.
Ogni esperienza educativa, in realt interculturale, perch incontro di modi di essere, di visioni del mondo, di caratteristiche personali e sociali diverse, con lo scopo di contribuire alleducazione e interazione di individui differenti per
motivi linguistici, etnici, religiosi ed altro, perch
imparino a convivere senza conflitti e riuscendo a
gestire pacificamente il contrasto reciproco.
Gardner, con la teoria delle intelligenze multiple,
offre un contributo prezioso per un intervento
educativo capace di valorizzare le diversit individuali degli studenti.
Lintroduzione dellautonomia scolastica nel nostro ordinamento sottolinea la funzione attiva della scuola che invitata a corrispondere alle esigenze formative dei diversi alunni e del territorio
e questa impostazione risultata feconda nel campo dellinserimento dei ragazzi stranieri nel contesto educativo e interculturale.
Gli studenti stranieri possono cos vedere lapprezzamento per il loro corredo cognitivo ed
esperienziale attraverso il ricorso, da parte dei docenti, a unofferta formativa individualizzata che
sappia apprezzare le loro pi svariate qualit
creative e cognitive. La scoperta e la valorizzazione di culture altre e di persone portatrici di diversi caratteri e provenienze originarie avviene in
un contesto di relazione con gli autoctoni, ponendo in discussione anche i nostri contesti di appartenenza, dove lo straniero ci interroga in merito ai
vissuti nella scuola, nei saperi e nei metodi educativi che invitano a ripensare la nostra identit, la
nostra storia e la nostra cultura, perch riconoscere la diversit dellaltro significa anche riconoscere le nostre diversit, le nostre alterit, le nostre
mancanze, i nostri difetti.
LOccidente deve rendersi consapevole che la sua
storia non monoculturale e monoetnica, in quanto siamo frutto di contaminazioni di popoli e culture e lIslam parte fondante della nostra civilt.

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empi di fraternit

RECENSIONE

Nel mare ci sono i coccodrilli


di Giorgio
Bianchi
giorgio.bianchi
@tempidifraternita.it

ra il mese di settembre del 2005, quando


Anna stava viaggiando sullintercity Roma
-Torino, per passare il fine settimana con
la sua famiglia. Era gi quasi a met strada, quando un ragazzino che poteva avere una quindicina
di anni, si rivolse a lei e timidamente le chiese:
Torino?. Era lunica parola in italiano che sapesse pronunciare e la pronunci con una certa
ansia, come se temesse di veder passare Torino,
senza riuscire a scendere.
Anna a gesti cerc di tranquillizzarlo, facendogli capire che Torino era ancora lontana e che gli
avrebbe detto lei quando era ora di scendere.
Incominci cos un dialogo stentato tra lei ed il
ragazzo, fatto pi di gesti e disegni tracciati su di
un foglio di carta, che di parole. Venne cos a sapere che veniva dallAfghanistan, che suo padre
era stato ucciso dai talebani e che lui era dovuto
scappare per salvarsi la vita. Anna gli chiese perch si stesse recando a Torino e lui rispose che
conosceva una persona, un afghano che stava a
Torino da tanto tempo e che, per pura combinazione, era riuscito ad avere il numero del suo
cellulare da altri afgani incontrati a Roma. Solo
che lui non aveva un cellulare da cui chiamare,
non aveva idea di come fosse Torino, probabilmente pensava che una volta giunto l, in qualche
modo, lavrebbe trovato.
Allora Anna si offr di chiamarlo lei. Si fece
dare il numero e, a chi rispose, raccont dellincontro e spieg con che treno il ragazzo stava arrivando e a che ora. Non immaginava che il suo
numero di cellulare sarebbe stato memorizzato
dal destinatario della telefonata.
Giunti a Torino il ragazzo ringrazi e raggiunse luomo che lo stava ad aspettare in testa al binario.
Erano passati cinque anni da allora quando un
giorno Anna ricevette una telefonata. Era una signora di Torino che la chiamava. Chiese ad Anna
se si ricordava di quellincontro sul treno di anni
addietro con un ragazzo afghano, per raccontarle
che quel ragazzo, ora circa ventenne, era stato da
lei tenuto in affidamento e che quella sera, nella
trasmissione Che tempo che fa condotta da Fa-

bio Fazio, avrebbero presentato un libro scritto


da Fabio Geda, dove si narra lincredibile vicenda di quel ragazzo chiamato Enaiatollah Akbari,
che partito da solo dallAfghanistan a dieci anni,
aveva impiegato cinque anni, viaggiando sempre
da clandestino in situazioni drammatiche, per raggiungere lItalia.
Lui di etnia Hazara, da sempre mal tollerata
sia dai Talebani che dai Pashtun. Suo padre era
stato costretto dai Pashtun a guidare un camion sino
in Iran per portare della loro merce, minacciandolo di ritorsioni alla famiglia, se il viaggio fosse
andato male. Enaiatollah allora aveva pressappoco sei anni. Per quello che gli venne raccontato, il
camion guidato da suo padre venne assalito dai
banditi, che lo uccisero rubando lintero carico.
I Pashtun non si dettero per vinti. Suo padre si
era fatto rubare il carico, allora la famiglia doveva
risarcirli ed il risarcimento sarebbe consistito nel
farsi consegnare Enaiatollah perch lavorasse per
loro come schiavo. Sua madre, terrorizzata, scav
una buca nel cortile di casa ed ogni volta che qualcuno bussava alla porta, lui correva l a nascondersi, mentre la madre giurava che il figlio era
scomparso.
Col passar del tempo la situazione divenne sempre pi insostenibile, fu cos che un giorno sua
madre lo chiam per dirgli di prepararsi che dovevano partire per il Pakistan. Dopo un viaggio avventuroso su di un camion, col rischio di farsi sorprendere dalle guardie di frontiera, giunsero finalmente dove erano diretti e presero alloggio in un
ostello di transito.
Una sera prima di addormentarsi, sua madre gli
prese la testa tra le mani e se lo strinse al petto.
Tre cose mi devi promettere che non farai mai
nella vita, gli disse dopo un lungo silenzio, la
prima usare droghe, la seconda usare le armi,
la terza rubare. Lui promise che mai lavrebbe
fatto e si addorment come tutte le sere. Al suo
risveglio sua madre non cera pi e a nulla valse
cercarla. Cos si trov a dieci anni, solo, in un
mondo ostile e sconosciuto.
L ha inizio il suo viaggio, un viaggio lungo
cinque anni, senza una meta precisa, alla ricerca

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empi di fraternit
di un lavoro per sopravvivere, per rimborsare i trafficanti
di uomini che lo trasportavano da un paese allaltro, alla
ricerca di un luogo dove potersi fermare e ricominciare a
vivere. Fece tutti i mestieri, dal venditore di merendine in
Pakistan, al muratore in Iran a Teheran, dove lavor mesi e
mesi senza poter uscire dal cantiere per non essere preso
dalla polizia. Pareva che in Turchia ci fosse meno sorveglianza, cos decise di ripartire. Fu un viaggio allucinante.
Con un gruppo di clandestini, guidati da mercanti di uomini, marciarono per quasi un mese tra aspre montagne, gelo
e neve. Molti morirono lungo il cammino. Incontrarono
cadaveri congelati abbandonati sul ciglio della strada. Lui
rub le scarpe ad un morto perch le sue erano sfondate.
... Gli ho tolto le scarpe e me le sono provate, mi andavano bene. Ho fatto un cenno con la mano per ringraziarlo.
Ogni tanto lo sogno.
Scesi dalle montagne il viaggio per Istanbul era ancora lungo, un viaggio compiuto con una ventina di compagni pigiati nel doppio fondo di un camion che trasportava ghiaia, in uno spazio non pi alto di cinquanta centimetri, con due bottiglie, una piena dacqua ed una vuota
per pisciare, con laggiunta di un pugno di riso scotto.
Tre giorni dur il viaggio, tre giorni senza mai uscire...
Da un certo momento in poi, ho smesso di esistere ...
piangevano i pensieri e i muscoli, piangevano il torpore e le ossa. Odori. Ricordo gli odori, piscio e sudore. Urla, di tanto in tanto e voci nel buio... Ho sentito
qualcuno lamentarsi in modo orrendo... quella voce
rauca fusa al rombo del motore, diceva: acqua. Solo
quello: acqua....
A Istanbul non cera lavoro. Dormiva in un parco cittadino e al mattino presto si recava, con altri come lui, in un
bazar, dove passavano quelli che reclutavano le persone
per lavori saltuari, ma niente di pi. Ud altri ragazzi che
parlavano di andare in Grecia e si un a loro.
Trovarono un trafficante che dietro compenso forn loro
un gommone gonfiabile dicendo: la Grecia da quella parte. La meta era lisola di Metilene poco distante, ma, per
dei ragazzi poco pratici di mare, si rivel unimpresa terribile. Pagaiando in un mare agitato, tra le onde, uno di loro
casc in acqua, lo chiamarono a gran voce disperati, ma
non riuscirono pi a trovarlo. Giunsero finalmente affranti
sulla spiaggia di Metilene dove si divisero, ognuno per proprio conto. Qui, vagando lungo la spiaggia affamato e lacero, venne raccolto da una signora anziana che lo sfam,
gli diede degli abiti e gli diede anche i soldi per imbarcarsi
per Atene.
Ad Atene era lanno delle olimpiadi e non gli fu difficile
trovare lavoro, nero naturalmente. Lavor duramente per
parecchi mesi, ma finite le olimpiadi, fin anche il lavoro.
Sapeva che in Italia, da qualche parte, si trovava un afghano
del suo villaggio di nome Payam, cos decise di tentare la
sorte in Italia. Gli avevano detto che bisognava andare a
Roma perch l cera un parco con una piramide, dove si
trovavano gli afgani.
Giunse a Roma passando da Venezia, dove era arrivato
clandestino a bordo di un tir caricato su di una nave e qui

trov, tra la comunit degli afgani, uno che conosceva questo Payam perch era stato con lui in un centro di accoglienza, di lui conosceva anche il numero del suo cellulare.
Grazie a lui scopr che Payam lavorava a Torino. Fu cos
che Enaiatollah prese quel treno dove casualmente incontr Anna che lo aiut a rintracciare il suo amico.
A Torino venne ospitato per qualche tempo in una comunit. Poi un giorno conobbe una signora italiana che lavora
nei servizi sociali e che si offr di ospitarlo provvisoriamente. La signora abitava poco fuori Torino, aveva una
casa, un marito e due figli. Prese subito a benvolere il ragazzo, tanto che quel provvisoriamente sfoci, ben presto,
in un affido e cos Enaiatollah, ormai quindicenne, trov
finalmente una nuova famiglia e lo stato di rifugiato politico, che gli permise di iniziare gli studi. Dopo aver conseguito la licenza media, ora studia da operatore dei servizi
sociali.
Ma la storia di Enaiatollah non pu finire cos. Lui non
aveva dimenticato la sua terra, i suoi fratelli e la sua vera
madre, che per un estremo gesto damore aveva dovuto abbandonarlo. Si ricordava di un amico di famiglia che era
rimasto in Afganistan e del quale aveva conservato il numero di telefono. Lo chiam e dal padre seppe che la sua
famiglia si era trasferita definitivamente in Pakistan e che
comunque avrebbe fatto di tutto per rintracciarla. Dopo parecchio tempo, quando ormai aveva perso ogni speranza,
una sera ricevette una telefonata: era il padre del suo amico
afgano che gli comunicava di aver ritrovato sua madre.
... Poi ha detto: aspetta. Voleva passarmi al telefono
qualcuno, ed io capii subito chi era quel qualcuno e a me
si sono riempiti gli occhi di lacrime: Ho detto: mamma.
Dallaltra parte non arrivata nessuna risposta. Ho ripetuto: mamma. E dalla cornetta uscito solo un respiro, ma
lieve e umido e salato. Allora ho capito che stava piangendo anche lei.
Cos finisce la storia di Enaiatollah, bambino afghano di
dieci anni, abbandonato in Pakistan e che dopo mille peripezie, durate cinque anni, riuscito a giungere in Italia,
dove ha trovato chi lo ha accolto come un figlio, dove ha
trovato una casa, una famiglia, dove ha potuto riprendere a
studiare e progettare una vita.
Se la sua storia ha avuto un lieto fine, non si pu fare a
meno di pensare a tutti i suoi compagni di viaggio finiti
tragicamente lungo la via, non si pu fare ameno di ricordare le migliaia di clandestini che continuano a condurre
una vita disumana, in condizioni disumane, nella paura
continua di venire scoperti e rimpatriati, di venire
schiavizzati da gente senza scrupoli a cui importa solamente
il guadagno.
Oggi nelle nostre piazze, sorgono monumenti ai deportati, ai martiri, ai caduti in guerra. Mi chiedo se un giorno
nelle stesse piazze, troveremo la statua che ricordi le migliaia di morti mentre cercavano di fuggire dalla guerra,
dalla miseria estrema, dalla prigione, dalla tortura, mentre
cercavano di raggiungere un luogo che li accogliesse come
esseri umani.

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empi di fraternit

CENTENARIO DELLECUMENISMO

LA CHIESA CRISTIANA UNA


POSSIBILE?
IPOTESI PER LUNIT DELLE CHIESE SECONDO ALCUNI TEOLOGI RECENTI

di Mario
Arnoldi
mario.arnoldi
@tempidifraternita.it

Lo scandalo della divisione


delle Chiese cristiane
Tutti i cristiani credono e confessano unanimemente il Dio trinitario della rivelazione
biblica, Padre, Figlio e Spirito Santo; tutti credono e confessano Ges Cristo, Signore e Salvatore, vero Dio e vero uomo. Non sono divisi
su questo. I cristiani sono divisi invece sul terzo articolo del Credo, e cio sulla Chiesa, sul
modo di intendere la sua natura e struttura, la
sua missione, il suo messaggio e il modo di essere e vivere nel mondo.
La divisione delle Chiese cristiane, soprattutto
in epoca di globalizzazione e di flussi migratori
dei popoli, preclude la possibilit di una testimonianza unificata di giustizia e di pace alle genti.
uno scandalo che si evidenzia, per esempio, nella
proibizione ad accostarsi alleucarestia nella Confessione cristiana diversa dalla propria. Lunit dei
cristiani si far quando questi si accorderanno sulla
loro unit.
Il movimento ecumenico, che mira alla
riunificazione delle Chiese cristiane, nasce nel
1910 con lo storico incontro di Edimburgo, Scozia, per liniziativa del Protestantesimo, con la

Celebrazioni ecumeniche
a Sibiu, Romania, nel 2007

partecipazione di pi di mille rappresentanti, assenti i cattolici, un solo osservatore ortodosso.


Nellambito del centenario, si sono svolti a Milano prima dellestate tre incontri, organizzati
dalla fondazione culturale Ambrosianeum
(www.ambrosianeum.org) e dal Segretariato
Attivit Ecumeniche (www.saenotizie.it), sui
nuovi contributi alla riunificazione di alcuni teologi recenti: Oscar Cullmann, luterano, JeanMarie Tillard, cattolico, Olivier Clment, ortodosso. La domanda posta idealmente ai tre teologi era La Chiesa cristiana una possibile?
Quali concezioni dellunit cristiana si confrontano dunque oggi nel movimento ecumenico e quali contributi danno allunit i nostri tre maestri?

Il modello di unit del Protestantesimo


e lunit nella diversit di Oscar
Cullmann
La formulazione classica della concezione dellunit cristiana nel Protestantesimo quella contenuta nellarticolo 7 della Confessione di Augusta
(1530): La Chiesa la comunit dei santi nella
quale si predica il puro Evangelo e i sacramenti
sono amministrati correttamente cio secondo la
Scrittura. Per la vera unit della Chiesa, poi, sufficiente essere daccordo sulla dottrina dellevangelo e sullamministrazione dei sacramenti. E non
necessario che siano dappertutto uniformi le tradizioni umane o i riti istituiti dagli uomini.
Nella visione protestante, lunit cristiana non
si costituisce intorno a un ministro (papa, vescovo o pastore che sia), ma intorno al puro Evangelo, quello cio predicato da Ges e dagli apostoli e prima di loro dalla Legge e dai profeti, e
intorno ai sacramenti correttamente amministrati, cio intorno al culto cristiano celebrato dalla
comunit riunita nella potenza dello Spirito e nella verit della Sacra Scrittura. Lunit istituzionale passa in secondo piano. Molto importante, poi,
la distinzione tra unit e uniformit: si pu

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empi di fraternit
essere uniti nellessenziale cristiano pur essendo
diversi nelle forme del culto, delle strutture ecclesiali e della piet. Oggi la visione protestante dellunit si pu riassumere in due affermazioni: la
prima diversit riconciliata, la seconda
sinodalit, cio comunione conciliare di Chiese locali.
Oscar Cullmann, luterano, presentato allAmbrosianeum dal teologo valdese Paolo Ricca, ha dato lavvio a diversi aspetti della concezione protestante di unit. Egli percorre con
la sua vita tutto il Novecento, professore di
Nuovo Testamento e Storia della Chiesa antica
prima a Strasburgo, sua citt natale, poi a
Basilea, quindi a Parigi e in altre universit, tra
le quali la Facolt Teologica Valdese di Roma.
Uno dei suoi libri pi significativi sui problemi
ecumenici Lunit attraverso la diversit,
Queriniana, Brescia 1987, 23.
Cullmann prende spunto dalla prima lettera di
Paolo ai Corinti (1 Cor 12,3) che afferma la diversit dei carismi cio dei doni dello Spirito, sia
tra i singoli credenti sia tra le diverse Chiese cristiane. E a ciascuno data una manifestazione
particolare dello Spirito per lutilit comune: a uno
viene concesso il linguaggio della sapienza; a un
altro invece il linguaggio della scienza; a uno la
fede; a un altro il dono di far guarigioni, ecc..
Unit della salvezza, quindi, nella diversit dei
carismi o dei doni dati alle diverse Confessioni.
Per i singoli e per le Chiese cristiane, afferma
Cullmann, non la diversit dei carismi che
divide, quanto piuttosto le deformazioni dei
carismi. Nel Protestantesimo i carismi e i doni
sono la concentrazione sulla Bibbia e la libert
cristiana, le deformazioni dei carismi sono la
sottolineatura dellautorit della Bibbia che ha
eclissato nella coscienza dei fedeli e dei pastori
la necessit di un magistero e ha determinato una
deriva verso lanarchia e il settarismo. Nel Cattolicesimo i carismi sono luniversalismo e lesaltazione dellistituzione, le deformazioni sono il
ritenersi lunico depositario delluniversalit e
della pienezza della grazia e considerare listituzione papale di origine divina, per cui egli tende
a sacrificare ad esse le persone che hanno, ad
esempio, subito dei torti. NellOrtodossia i
carismi sono la teologia dello Spirito e la sensibilit liturgica, mentre le deformazioni sono un
certo irrigidimento e formalismo.
necessario cercare, rispettare e valorizzare nelle altre tradizioni cristiane non il deficit ma i
carismi dello Spirito, che possono essere uno o
pi, e porsi, da parte delle Chiese, in stato di
autocritica continua. Nella storia della Chiesa si
sono commessi molti peccati contro lunit, ma

molti anche contro le diversit. Scomunicando la


diversit - noi Valdesi per esempio, ricorda Paolo
Ricca, siamo stati scomunicati - si attentato allunit. Il percorso di Cullmann dalla diversit
scomunicata alla diversit riconciliata ed il suo
modello per lunit delle Chiese cristiane non
quindi la fusione, ormai impensabile dopo un
millennio di divisioni storiche e dottrinali consolidate, ma lunit delle verit essenziali nella diversit dei doni specifici a ciascuna Chiesa. Altri
testi biblici, oltre la lettera ai Corinti, confortano
le tesi di Cullmann. La struttura che coordina lunit non pu essere altra se non il Concilio dei responsabili delle Chiese stesse.

La visione dellunit nel Cattolicesimo


e la comunione di comunioni di Jean
Marie Tillard
Per la Chiesa cattolico romana, la nozione di unit
stata chiaramente formulata dal Concilio Vaticano II, che nel suo testo fondamentale, quello
sulla Chiesa intitolato Lumen gentium, afferma
che, sul piano della struttura, lunit della Chiesa costituita dallunit dellepiscopato e questultima, a sua volta, fondata sul papato e, pi
precisamente, sul primato papale. In Pietro, dice
il Concilio, e nel papa ritenuto suo successore,
Cristo stesso stabil il principio e fondamento
perpetuo e visibile dellunit della fede e della
comunione (n. 18). In questo quadro non
pensabile, in unottica cattolica, ununit della
Chiesa senza il riconoscimento del primato del
papato, cio dellessere uniti al papa e sotto il
papa. Gli aspetti fondamentali del Cristianesimo, quali lunit nella fede in Cristo, lubbidienza
alla sua parola, lamore fraterno, la speranza cristiana, la vita liturgica, il servizio al prossimo, la
testimonianza al mondo hanno senso, nel mondo cattolico, solo sotto il perno papale che anche il fulcro dellunit cristiana.
Jean-Marie Tillard, teologo cattolico di fama,
nato in Francia e trasferitosi poi in Canada, studi
di teologia a Ottawa e insegnamento allUniversit del Quebec, ha percorso come Cullmann con
la sua vita tutto il Novecento, con spirito inquieto, cercando di favorire il pi possibile il dialogo del Cattolicesimo con le altre Confessioni cristiane negli ultimi trentanni. Di lui ha parlato
allAmbrosianeum il teologo Alessandro Cortesi in una relazione dal titolo Lunit come comunione. Tillard durante il concilio Vaticano II fu il
principale esperto dellepiscopato canadese.
Il primato del Papa in campo cattolico, pensa
Tillard, tuttora una grande remora allEcumenismo e dovr essere interpretato in modo meno
esclusivista, pi aperto alle altre Confessioni.

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empi di fraternit

La sua visione della Chiesa ununit di comunione. Fondamentale il suo testo dal titolo Chiesa di Chiese,
lecclesiologia di comunione, Queriniana, Brescia,1987.
Come ogni singola Chiesa al suo interno costituita dalla
comunione di singole comunit in relazione tra di loro, nella
relazione del Dio trinitario, cos il rapporto tra le diverse Chiese cristiane sar una comunione di comunioni, una Chiesa di
Chiese. Chiesa locale come comunione e Chiesa universale
come comunione di Chiese.
Il dialogo ecumenico di Tillard apre grandi prospettive nel
mondo cattolico per il futuro.

Lunit secondo lOrtodossia e la spinta


al sempre oltre di Olivier Clment
Le cose stanno diversamente nellOrtodossia, sia perch
nessun patriarca ortodosso pensa di essere, come il papa
romano, principio e fondamento dellunit cristiana, sia
perch la dottrina ortodossa della Chiesa e quindi della sua
unit , come tutta la teologia Orientale, meno giuridica e
speculativa di quella occidentale (i concetti trasformano
Dio in idoli, diceva Gregorio di Nazianzo, nel IV secolo), sia perch fin dallinizio lOrtodossia concepisce lunit
in termini di collegialit (ci si richiama volentieri al modello dei cinque patriarcati antichi - Gerusalemme,
Antiochia, Alessandria, Roma, Costantinopoli - che nella
comunione fraterna tra loro manifestano lunit della Chiesa), di conciliarit e di sinfonia, cio lunit mette armonicamente in comunione lintera realt, abbracciandola e
trasfigurandola nella sua liturgia. Siccome per la Chiesa
ortodossa pensa di essere la Chiesa di Cristo in terra, in
quanto erede diretta e fedele custode della Chiesa apo-

stolica dei primi cristiani, di quella dei primi secoli, di quella indivisa del primo millennio, difficile per lei concepire ununit cristiana che non avvenga nel quadro dellOrtodossia.
Proveniente da una famiglia repubblicana e agnostica, Olivier
Clment, nato in Francia nel 1921, partecipe alla resistenza
francese durante loccupazione nazista, storico di professione,
dallateismo si converte al Cristianesimo ortodosso sotto linfluenza di Dostoevskji, Lossky, Berdjaev, alcuni teologi della
diaspora russa in Francia a causa della rivoluzione. quindi
battezzato nella Chiesa russa a Parigi allet di trentanni. La
conversione per Clment non un avvenimento realizzato una
sola volta, ma si attua continuamente nella vita. Continui sono
lAmor ergo sum, sono amato dunque esisto, e lAmo ergo
sum, amo quindi esisto. Clment in Francia e in Occidente
stato uno dei pochi ortodossi che riuscito a creare uno spazio, anche se ancora limitato, di un vero dialogo spirituale. Ha
regalato al Cristianesimo occidentale, e in parte al mondo intero, unaltra visione, un altro sole, quello che sorge in Oriente, ma d luce in Occidente e nelluniverso, perch si tratta
dello stesso sole. Il luogo di questo dialogo il Volto interiore
delluomo in cui si riflettono tutte le cose e si rispecchia il Volto di Dio. Le icone ortodosse sono lespressione di questi
volti. Un dialogo dunque orizzontale con ogni realt creata,
discendente dalla divinit creatrice che ama, ascendente dallinteriore volto delluomo alle creature e a Dio.
Se con le Chiese cristiane, dice Clment, non possiamo ipotizzare ununione reale, frequentiamo il dialogo spirituale,
che crea legami tra i Cristianesimi e il mondo intero. Clment
ha percorso, come gli altri maestri, tutto il secolo, sempre alla
ricerca di un oltre non ancora scoperto e raggiunto. Il cammino dellunit la mai conclusa conversione a Cristo, fonte
dellunit.

Unit e divisioni

La Chiesa cattolico greca dei santi Sergio e Bacco,


Maalula, Siria, esempio di coesistenza
tra cattolici e ortodossi

Una riflessione conclusiva, tratta nuovamente da Paolo Ricca. Forse la divisione maggiore ancora unaltra: quella
che separa la Chiesa e i cristiani da Colui di cui portano il
nome, Ges Cristo. La separazione da lui la madre di tutte
le divisioni. Superando questa grande divisione potremo superare anche le altre che dilacerano il mondo. Non solo le
divisioni tra i cristiani, ma tra cristiani ed ebrei, tra credenti e
non credenti, tra Chiesa e umanit. E poi ancora, in seno allumanit, la divisione, lacerante tra ricchi e poveri, tra Nord
e Sud del mondo, tra razze ed etnie, tra culture e religioni, tra
uomini e donne, vecchi e giovani, ecc.
In questo quadro lunit cristiana attraversare con Cristo
tutte le divisioni e cercare di superarle per dar vita a unumanit fraterna, pacifica e solidale. Lunit dei cristiani non c
ancora, anzi, sul piano dei rapporti tra le istituzioni ecclesiali, molto lontana. C per, nascosta ma reale, ununit
trasversale tra cristiani di diverse Chiese e Confessioni che
gi ora sperimentano la comunione ecumenica, della quale
fanno anche parte uomini e donne che, fuori dalle Chiese,
fanno la volont di Dio pur non dicendo Signore, Signore
(Mt 7, 21).

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empi di fraternit

Unit dItalia: i bersaglieri della breccia di Porta Pia hanno salvato il Paese
e la Chiesa dal Concilio Vaticano I (che non prometteva niente di buono)
di Raniero La Valle

una gran fortuna che Pio IX non abbia seguito il


patriottico abate Vincenzo Gioberti che avrebbe
voluto metterlo a capo del federalismo italiano, non
solo come successore di Pietro, vicario di Cristo e capo
della Chiesa universale, ma come doge e gonfaloniere della
Confederazione italiana, arbitro fraterno e pacificatore di
Europa, istitutore e incivilitore del mondo, padre spirituale
del genere umano, erede e ampliatore naturale e pacifico
della grandezza latina. Fu una fortuna che papa Mastai
abbia tradito le speranze riposte in lui dai liberali e abbia
lasciato orfano il partito neo-guelfo, altrimenti forse non
staremmo qui a festeggiare i 150 anni dellunit dItalia, e
ancor maggiore sarebbe stato il danno per la Chiesa, che i
bersaglieri non avrebbero potuto liberare dal potere
temporale, come invece fecero suscitando, un secolo dopo,
la gratitudine del papa Paolo VI.
Ma i bersaglieri fecero anche di pi, provocando col loro
arrivo la fine prematura del Concilio Vaticano I, che fece
appena in tempo a proclamare linfallibilit pontificia,
qualificata come indipendente dal consenso della Chiesa,
e che in quel clima non prometteva niente di buono;
interruzione che lasci sgombro il terreno per la grande
svolta anticostantiniana del Concilio Vaticano II. Il fatto
poi che lunificazione italiana coincidesse con la fine dello
Stato pontificio, scongiur che ci fosse tra i regnanti
europei, e irrompesse nelle dottrine politiche, la figura di
un sovrano non solo assoluto, ma infallibile.
Anche se sconfitti, i cattolici e la Chiesa furono dunque
tra i maggiori beneficiari dellunit italiana. E anche se a
lungo la osteggiarono, in realt ripagarono lItalia con
benefici ancora maggiori. Fu un prete, Luigi Sturzo, che si
invent un partito popolare di cattolici, abbastanza laico da
tenersi rigorosamente fuori della questione romana e da
non assumere come proprio programma politico i diritti
imprescrittibili della Santa Sede; e fu il partito che, insieme
a quello socialista, inaugur la democrazia di massa in Italia,
combattendo contro il clientelismo dei collegi uninominali,
opponendosi al suffragio ristretto e conquistando la
proporzionale, la quale introdusse una vera dialettica politica
tra le classi e le diverse tradizioni ideali e culturali del Paese.
Il fascismo fu la prima vera rottura dellunit italiana, perch
neg i diritti comuni di cittadinanza, gli antifascisti li mise
fuori, al confino, e contro gli ebrei spicc le leggi razziali.

Ma furono di nuovo i cattolici, passati attraverso la prova


della Resistenza, che riuscirono a interpretare i valori del
nuovo risorgimento italiano e alla Costituente, in grande
lealt di intesa con comunisti, socialisti e liberali, diedero
vita a una Costituzione di straordinaria modernit che
ripudiava la guerra, liquidava la cultura della disuguaglianza, condannava sciovinismi e razzismi e disegnava
unarchitettura di garanzie e di diritti entro cui fossero
iscritti i poteri dello Stato.
Per questa ragione dei 150 anni di storia italiana, quelli
seguiti alla Costituzione del 48, gli anni della Repubblica,
sono stati gli anni pi creativi, pi equi e pi felici, accaniti
nella lotta politica ma unitari nel pluralismo di una
democrazia condivisa.
Alla scadenza dei 150 anni il rischio che vadano
perduti i materiali con cui si costruita questa unit. La
Chiesa tentata di tornare alla potest diretta nelle cose
temporali, i cattolici sono scomparsi dalla politica, e perci
inabilitati a portarvi alcun contributo creativo, i partiti
operai e di massa sono stati chiusi per lutto, la proporzionale stata sacrificata a un potere concentrato e
indiviso, la Costituzione ogni giorno pi minacciata, le
istituzioni di garanzia e le regole della convivenza sono
sotto attacco di ministri anarchici e sovversivi in attesa di
un nuovo legge e ordine instaurato da loro. E mentre
lunit minata nei suoi fondamenti, c chi la sbeffeggia
come una cattiva eredit, e vorrebbe realizzare ora quel
federalismo che fu allora mancato. La Lega non proprio
il partito neo-guelfo, anche se rivendica unidentit
cattolica, che qualche prelato disposto a riconoscerle,
ma in ogni caso il federalismo dei ricchi contro i poveri,
il separatismo padano, la discriminazione tra italiani e
stranieri, non li potr fare con la Chiesa; vi fanno ostacolo
un secolo di encicliche sociali e vi si oppone non solo la
Costituzione ma anche il Concilio.
E pi ancora vi si oppone quella coscienza di essere ormai
una Nazione, di avere un diritto da salvaguardare e una
dignit da difendere, che radicata nel popolo e di cui
stata simbolo, il 25 giugno, la nave dei diritti
(www.losbarco.org) con cui, come per unimpresa dei Mille
alla rovescia, molti italiani residenti allestero vogliono
sbarcare a Genova, per denunciare le derive culturali,
politiche e sociali del Paese, e riportare lItalia a se stessa.

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empi di fraternit

DIARIO DI VIAGGIO/10 - MAGGIO 2010


- DI RITORNO DA EL SALVADOR

UNESPERIENZA PARTICOLARE...
di Daniele
Dal Bon
danieledalbon
@yahoo.it

Cari amici,
... sono partito marted 13 aprile 2010 alle 8 di
mattina da Caselle e sono arrivato alle 18 dello
stesso giorno a San Salvador dove venuta a prendermi Isabel, coordinatrice del Movimento
Salvadoregno delle Donne. Ho alloggiato da
Sonia alla Clementina, una huespedes familiare in cui ci si sente come a casa propria. Una
bella casa accogliente in una zona tranquilla, pulita, con giardino, arredata in modo antico da sua
mamma come il mio Ciabot; infatti ho scritto su
una vecchia scrivania, vicino ad un vecchio telefono ed alcune macchine da cucire Singer.
Claudia mi ha portato il cellulare dellAssociazione per i vagabondi della solidariet. Isabel
ed io ci siamo dati lappuntamento per lindomani mattina, mercoled, alle 9. Ci sono otto ore di
differenza di fuso orario: abbastanza per addormentarsi senza ninna nanna.
Al mattino lalba alle 5.30, con i galli che cantano e i bus che viaggiano. Aspetto che Sonia mi
prepari la colazione e mentre scrivo sta piovendo: linverno che anticipa di un mese. Il tempo
strampalato anche in Salvador, linverno dovrebbe essere da maggio ad ottobre. Sonia mi

Il mercato di San Salvador vicino alla Cattedrale

chiama per mangiare: pane tostato con marmellata, succo darancia, caff.
Alle 9, puntuale, venuto a prendermi con lauto Mario (un collaboratore di Isabel) con Matilde
e mi hanno accompagnato alla UCA (Universit
Centro Americana); ci sono due universit, una
gesuita e laltra salesiana: entrambe sono care,
ma quella salesiana costa quattro volte di pi. Tanti anni fa un salesiano della LDC mi disse: Lo
sappiamo che i salesiani in America Latina hanno fatto la scelta dei ricchi. Ho visitato il centro:
la Cattedrale stata ricostruita e ridipinta ed allinterno vi la tomba di mons. Oscar Romero;
anche la sua casa stata rimessa a nuovo e adibita a museo: il cucinino piccolino, perch lui andava spesso a mangiare dalle suore.
Ho visitato il mercato, il Palazzo Nazionale (costruito tra il 1866 ed il 1871), e dopo ho pranzato
nella sede del Movimento delle Donne: pollo,
riso e papaia. Mi sono incontrato con Isabel Lopez,
la coordinatrice, e le altre oltre trenta donne che ci
lavorano. Alla sera Isabel mi ha accompagnato a
casa con una sua figlia, Nancy; ci siamo fermati in
un bellissimo locale in centro dove abbiamo cenato con una pizza e la sopa. Nancy lavora per
una ditta americana in San Salvador, tra laltro
proprio davanti al locale dove abbiamo cenato:
in tre abbiamo speso dieci dollari.
Abbiamo avuto un primo approccio ed Isabel
ha iniziato a raccontarmi la sua storia: vedova
da sette anni, nel 1993 durante la guerra scappata in Nicaragua con le figlie piccole, delle quali una aveva due anni. Mi disse: ... per dare lidea
della vita, il colon (la vecchia valuta) non esiste
pi da sette anni, per due anni stato affiancato
dal dollaro e ora stato sostituito interamente.
Per la gente stato un dramma, peggio che da
voi con leuro, perch non stata neppure minimamente preparata, e i commercianti ci hanno guadagnato alla grande sulla povera gente...
Un tempo un dollaro valeva 8,71 colones. Il salario di un insegnante e lavoratore medio era di
900 colones circa (105 $). Ora lo stipendio di un
operaio di buon livello di due salari minimi.
Un salario minimo sono duecento dollari.

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empi di fraternit
Laffitto e la vendita di una casa dipendono dalla pericolosit del quartiere. Una bella villa in
zona residenziale non costa meno di duecentocinquantamila dollari.
La delinquenza molta, ma in questo anno
diminuita, per il controllo della polizia locale. Basta stare attenti e usare le precauzioni necessarie; noi siamo qui perch dobbiamo lavorare convivendoci... Lautobus costa trenta centesimi,
meglio non telefonare sul bus perch possono
strapparti violentemente il cellulare....
Ci siamo salutati dandoci appuntamento per il
pomeriggio successivo, gioved, nella sede del
Movimento. Incomincio ad essere stanco, ed
solo il primo giorno, mi addormento presto...
Lindomani ho voluto provare la colazione
salvadoregna: fagioli, uova strapazzate, caff,
succo di papaia.
venuta ad accompagnarmi Claudia Guzman.
stata molto gentile a farmi da guida turistica,
caricarmi il cellulare dellAssociazione Marianella Garcia e fare alcuni acquisti di cui avevo
bisogno.
Sono poi ritornato alla UCA a comprare alcuni
libri per don Piero Nota (che fu missionario per
molti anni in Guatemala) ed ho visitato il museo
dedicato ai gesuiti uccisi nel 1989: hanno riordinato tutti i loro averi: i documenti e gli stessi vestiti che indossavano quando sono stati assassinati; infatti si vedono ancora i segni di sangue e
dei proiettili che li hanno colpiti direttamente al
cuore. Erano nelle loro camere, li hanno spinti
fuori in un prato di rose e hanno loro sparato;
nello stesso punto hanno messo una lapide, proprio davanti alle rose che sono state coltivate da
un contadino fino alla propria morte.
Dopo siamo andati alla parrocchia Santa Anita,
di padre Benito Tobar, collaboratore di Oscar

Bambini di un progetto di adozione

Romero: purtroppo era in vacanza in Europa e non


ho potuto incontrarlo. Ho fotografato oltre venti
adottandi dellAssociazione Marianela Garcia.
Infine sono andato al Movimento dove ho incominciato a lavorare al computer ed incontrare i
volontari. Isabel mi ha accompagnato a casa, non
senza fermarsi prima in un locale tipico a mangiare la pupusa.

Venerdi, puntuale alle 10, venuta a prendermi


Isabel per andare a Canton Pusthan, la Scuola
Esperanza. Non ho pi riconosciuto i luoghi, se
non la fabbrica del caff; dopo quindici anni tutta
la strada stata asfaltata. Grazie al cellulare abbiamo potuto telefonare a Catalina che ci ha insegnato la strada e ci venuto incontro.
Purtroppo siamo stati poco perch era venerd
e a mezzogiorno i bambini ritornano a casa loro.
Catalina ha fatto aspettare i bambini che, quando
siamo arrivati, hanno urlato di gioia applaudendo moltissimo ed accogliendoci felicemente. Ogni
bambino ci ha consegnato un mango e un disegno. La frutta lho poi condivisa con Isabel, Sonia
e le donne dellAssociazione. I disegni li ho portati in Italia per una classe di Roma che
gemellata.
Abbiamo visto lorto comunitario e le tre mucche. Siamo partiti di corsa perch incominciava
ad annuvolarsi e cera un certo pericolo sia per
un ponte non molto stabile, sia perch gi allandata lauto di Isabel si era impantanata in un fosso ed era stato necessario laiuto di un cugino di
Catalina per tirarsi fuori. Alcuni insegnanti erano
ancora bambini nel 1995 e non mi hanno riconosciuto. Uno aveva 9 anni. Ora ne ha 24.
Lavorano a un progetto che si sviluppato molto bene, anche perch partito da una famiglia
indigena molto unita.
Siamo partiti facendo il giro pi lungo, passando
per Sonsonate, il dipartimento di Santa Ana, una
zona turistica con molti hotel, negozi artigianali
e vendita di terreni e case edificabili.
Il Salvador sta promuovendo molto il turismo e
molti sono i familiari e i parenti dei salvadoregni
che li aiutano dallestero. Percorrendo queste strade e quelle del centro sembra che la citt stia meglio, non abbia problemi, solo questione di tempo che tutti possono avere le stesse opportunit di
noi del nord. Mi dicono: ... i miei figli sono in
America, Costarica e Nicaragua. Hanno un buon
stipendio e possono aiutare noi che siamo in questo paese e viviamo con 200 dollari al mese, che
il salario minimo per coloro che hanno uno stipendio. Manca lavoro, c molta delinquenza... un operaio percepisce meno di 100 dollari, un insegnan-

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empi di fraternit

DIARIO DI
VIAGGIO

te guadagna attorno a due o tre salari minimi...


Ora la scuola stata aiutata finanziariamente da
enti privati. La sanit pubblica insufficiente, se
si ha bisogno di medicine o di andare in un ospedale si paga e se non si hanno i soldi si muore. La
sanit privata invece ottima.
C molta economia informale, c molta creativit nel procurarsi da vivere... per la vendita di
ogni genere, alimentare e CD, DVD privati non
legali, il governo ottimo ma il partito del presidente che non buono... ma a me non interessa la
politica... ora presidente Mauricio Funes, un
giornalista del Fmln (il partito che ha fatto la lotta di liberazione nel corso degli anni ottanta).
Ora ci sono due voli diretti da El Salvador per
Milano per stimolare ed aumentare il turismo...
le case dei ricchi sono in posti non sismici, protetti dalla pioggia, dalle alluvioni e dal terremoto mentre quelle dei poveri sono esposte a tutto,
compresa la delinquenza.
Il governo ha costruito delle belle case, vicino
allaeroporto, ma sono piccole e costano circa
venticinquemila dollari, ma alle prime intemperie cadono...
Un detto salvadoregno dice: la vita divisa in
quattro tappe: nascere, crescere, moltiplicarsi,
morire....
Ci siamo fermati in uno di questi locali caratteristici turistici, dove i ricchi e i turisti vanno a
passare il fine settimana, a prendere un caff: una
bellissima vegetazione con molto artigianato.

Un lavoratore al mercato

Sabato, puntuale alle 8,


venuto a prendermi
Mario e siamo andati
alla parrocchia Nostra
Signora dellAssunzione da Padre Gregorio.
un centro sociale in
una zona in cui c la
ferrovia, con molta delinquenza. Il Centro offre delle opportunit
alla gente: una scuola
professionale meccanica, una panetteria, un
corso di taglio e cucito,
un corso di pittura.
L A s s o c i a z i o n e
Marianella Garcia lo
aiuta da cinque anni e il
progetto dovrebbe chiudere a giugno del 2010
perch bisogna aiutare
tutti per poi camminare
con le proprie gambe.

Successivamente, Mario ed io siamo andati in


ufficio e con Isabel (la coordinatrice), Vera
(unagronoma), Erika (un operatrice sociale giovanile) abbiamo visitato i progetti del miele.
Lultimo che abbiamo visitato indigeno, come
a Pusthan. La gente ospitale, tranquilla, dignitosa come vivevamo noi in campagna. Mi ricordo di quando ero piccolo e andavo da mia nonna
sulle colline di Mont: era un frastuono di bambini, tutti mi venivano incontro e tutti davano
qualcosa a me e a mia madre.
Certo ora i tempi cambiano, pochi bambini, mi
accolgono sempre bene anche per il buon rapporto che ha avuto mia madre con loro, ma la vita
non pi come un tempo... dobbiamo imparare
dalla loro vita... ci hanno dato la frutta che avevano, secondo i doveri dellospitalit come si usava
un tempo. Un gabinetto come era da noi, la tenda
davanti e le foglie come carta igienica.
Tra laltro, quando siamo arrivati, era appena
morto un vecchio zio, che aveva aiutato molto
nella lavorazione del miele. Nella notte tutta la
famiglia e i parenti con il vicinato assistono il
morto mangiando, bevendo e ricordando la vita
insieme... Qua nel nostro nord la morte deve essere nascosta e si muore da soli in un ospedale.
Purtroppo la globalizzazione ha appiattito il
mondo: difficile scoprire i veri valori dei contadini, anche qua se non di pi, perch la gente non
ha lavoro. La stessa gente che viene in Italia non
ritorna pi nel proprio paese e pensa di farsi una
famiglia nel nuovo paese ospite.
Il progresso potrebbe facilitare a riscoprire i
vecchi valori, per esempio anche qui hanno tutti
un cellulare, ed positivo, come quando siamo
andati a Pusthan, o abbiamo dovuto incontrarci.
Le associazioni come il Movimento delle Donne (che d lavoro a oltre 30 persone) sono un mezzo per riscoprire questi valori ed aiutano ad organizzare delle cooperative/imprese tra la gente.
LAssociazione Marianella Garcia un mezzo per finanziare e stimolare queste associazioni
e i progetti dallItalia. La Scuola Esperanza di
Pusthan aiutata da gruppi di famiglie in Italia e
d lavoro a diverse famiglie. Mi dice Isabel: ...
la solidariet tra la gente povera che crede in un
futuro migliore. Invece noi dobbiamo cercare di
far s che ritornino nel paese di origine e lavorino
per cambiare la realt con le stesse idee che abbiamo noi; non integrarli ma aiutarli a crescere in
un mondo diverso possibile. Loro dicono che non
tornano per la delinquenza e per la mancanza di
lavoro, ma noi qua cerchiamo di convivere con la
delinquenza e la mancanza di lavoro....
Ci siamo fermati in un villaggio a mangiare
pranzo: riso, pollo, fagioli, succo. Alla sera siamo stati in un quartiere di periferia (San Salvador

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empi di fraternit

DIARIO DI
VIAGGIO

fa due milioni di abitanti), vicino alla casa di Vera,


dove abbiamo mangiato la caratteristica pupusa
con un liquore salvadoregno.
Domenica mattina, dopo colazione, venuta a
prendermi Isabel e siamo andati con Claudia alla
parrocchia La Palma, la ex parrocchia di Padre
Benito Tobar, dove abbiamo incontrato gli
adottandi e visitato il Centro Medico dentistico,
tutto finanziato dalla Marianella Garcia.
Poi da Suor Elizabeth, in un quartiere molto difficile ma ora sicuro: si pu circolare da soli per le
strade, naturalmente stando sempre attenti, evitando di andare in giro con orologi, catenine doro
o macchina fotografica a tracolla. Abbiamo fotografato un buon gruppo di adottandi: non tutti erano presenti. Siamo andati a casa di uno di loro
perch sta su una carrozzella.
Sono andato a casa di Isabel, in un quartiere
residenziale, abbiamo mangiato con le sue figlie,
il genero e due bambini piccoli: bei bambini, Diego di un anno e Margherita di cinque anni. La
mamma ed il pap lavorano alla Copa. Un ottimo
pranzo locale a base di pesce, tortilla.
Alla sera mi hanno portato sulle colline di San
Salvador, dove i salvadoregni al sabato e alla domenica vanno a mangiare le popuscia, cantare e
ballare. Si vede un bellissimo panorama, abbiamo comprato dei CD musicali e dei DVD video.
Mi hanno accompagnato a casa: erano le 21. Sonia
mi ha telefonato perch era preoccupata che mi
fosse successo qualcosa.
Luned, alle 9, Isabel nuovamente venuta a
prendermi per andare a fotografare una
guarderia, un asilo con cinquanta bambini e con
cinque educatrici. Vengono guardati i bambini
perch i genitori (nella maggior parte la mamma,
perch in America Latina il padre spesso va-

Daniele in visita all'Associazione delle Donne Salvadoregne

cante) lavorano. I pi alti vanno a scuola fino a


mezzogiorno e tornano per il pranzo. Sarebbero
necessarie molte pi educatrici, ma costano e per
ora il Movimento non pu permettersi di pagare;
attualmente c un gruppo spagnolo che li aiuta.
I bambini sono tutti contenti di essere fotografati
e di vedersi dopo nella fotocamera. Hanno tanto
bisogno di affetto e sono contenti quando c
qualcuno che li accompagni nella vita ad essere
autonomi. Ritorniamo in ufficio, un buon pranzo salvadoregno, riso/pollo/fagioli e frescos. Chi
lavora in sede mangia sempre insieme, quando
sono sul territorio mangiano dove capita.
In conclusione, dopo quindici anni, tante cose
sono cambiate, dalla moneta locale - ora predomina il dollaro che ha sconcertato la gente al presidente Mauricio Funes, un giornalista del Fmln,
il partito che ha fatto la lotta di liberazione negli
anni ottanta, ora al governo. Allora cera anche
lFdr, un partito dellestrema sinistra, per la lotta
armata. Nelle nuove elezioni si presentato un
partito simile, ma non ha raggiunto il quorum.
Il Sindacato Andes 21 de Junio che ho incontrato nel 1988 non esiste quasi pi. aumentata
la violenza ma, pensando agli anni ottanta, ora
una molto minore: una violenza differente, ci
sono comunque pi di dieci persone al giorno che
vengono rapinate, violentate.
Ma nonostante tutto la gente lavora convivendo con questo stato di violenza. Dobbiamo aiutare questi progetti che ho visitato perch sono loro
che cambieranno la realt.
C speranza, la solidariet si fa tra la gente. Dobbiamo lavorare perch anche coloro che sono tra
noi possano ritornare nel loro paese a lavorare ed
a farsi una famiglia. Certo, difficile, coloro che
aiutiamo sono gi dei privilegiati per mi sembra
non ci siano altre strade.
Sono stato solo una settimana, condiviso un
pezzo di lavoro con altri lavoratori, come se fossi
stato alla LDC o allUfficio Migranti.

In ventanni sono andato in Salvador tre volte,


ma non posso dire di conoscerlo: stato solo un
approccio, un contatto con altri amici che lavorano dallaltra parte del mondo. Ma anche se per poco
sempre bello poter toccare con mano e vedere
con gli occhi ci per cui si impegnati qua.
Quindi consiglio di muoversi dallItalia e andare a conoscere altri paesi perch la solidariet
cresce tra la gente; non dobbiamo aspettare scelte politiche dallalto.
Il mondo cambier quando tutti quanti ci uniremo su uno stesso ideale e potremo guardare ogni
persona come un fratello con pari dignit...

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empi di fraternit

COMUNICATO STAMPA

La mia parrocchia vasto mondo:


la parrocchia virtuale di don Vitaliano Della Sala - www.donvitaliano.it
Mercogliano, 20 giugno 2010
LETTERA APERTA AL CARDINALE SEPE
Signor cardinale,
io non sono tra quelli che, come ha fatto il portavoce del
Vaticano che ha parlato di una gestione attuale dei beni della
Congregazione, di cui lei stato Prefetto, diversa dalla
precedente, scaricano su di lei ogni responsabilit delle scelte
poco chiare che oggi emergono nelle varie inchieste della
magistratura.
Lei oggi alla ribalta della cronaca per una vicenda che non
fa onore alla nostra Chiesa. Una vicenda sulla quale non spetta
certamente a me - n a nessun altro che non sia la magistratura emettere un verdetto anticipato, ma rispetto alla quale, per, mi
sento nel pieno diritto di fare e suggerire alcune riflessioni.
Voglio partire - e fermarmi - dalla presunzione della sua
innocenza.
In questo momento lei ha su di s i riflettori accesi e lattenzione
di stampa e televisione. Da innocente, quale occasione migliore
per rendere, di fronte ai molti milioni di persone che la ascoltano
e la guardano, unautentica testimonianza cristiana, un messaggio
chiaramente diverso da quello che molti inquisiti potenti hanno
mandato in questi anni.
Lei un cardinale, un cardine su cui poggia la Chiesa, uno
dei prescelti a testimoniare fino allestremo, fino al sangue, che
il rosso porpora della sua veste le ricorda continuamente; uno
dei prncipi della Chiesa e essere principe nella Chiesa diverso
da essere potenti nel mondo, essere uno dei prncipi di quel re,
Ges Cristo, che si lasciato processare dagli uomini come
lultimo dei delinquenti. Ma tutto questo non devo essere io a
ricordarglielo.
Sono certo che lei non si difender egoisticamente gettando
facile discredito su magistrati inquirenti e giornalisti, come
solitamente fanno i potenti; e sono certo che lei non si difender
abusando della sua posizione e del ruolo che ricopre.
Alcuni anni fa, quando lei era stato scelto da papa Giovanni
Paolo II per preparare il Giubileo del 2000, e cominciavano ad
essere evidenti le contraddizioni e gli sprechi che si stavano
manifestando nella preparazione di quellevento, le scrissi una
lettera, ripresa da alcuni giornali, per ricordarle la condizione di
precariet di ogni povero. Con la mia Comunit parrocchiale
stavo riflettendo in modo sofferto sulle contraddizioni del
Giubileo, quando un vecchio, che leggeva da un quotidiano le
notizie che si rincorrevano in quei giorni, sui finanziamenti
sproporzionati per il Giubileo, sorridendo mi chiese cosa ne
pensassi; di fronte ai miei imbarazzati giri di parole per dipingere
luci ed ombre di un fenomeno che, da esclusivamente religioso
quale dovrebbe essere, stava diventando troppo economico, mi
ricord un detto delle nostre zone che forse anche Lei conosce:

Scialate puttane che sta arrivando il Giubileo. Il grande


appuntamento del 2000 stava cominciando a prendere la mano
degli organizzatori e, nello stesso tempo, a sfuggirvi di mano.
Dietro limponente macchina messa in moto si intravedeva,
purtroppo, la grande tentazione farisaica dellesteriorit.
Il Grande Giubileo stava diventando un grande circo, sempre
pi simile alle olimpiadi o ai mondiali di calcio, ma di ben pi
grandi proporzioni. Era diventato un treno sul quale chiunque
aveva la possibilit di gestire qualcosa stava cercando di salire,
non importava se con urti e spintoni, non importava a cosa fossero
davvero finalizzati i progetti e quale ne fosse lutilit e la qualit.
Oggi i nodi vengono al pettine. Spero sinceramente che la sua
posizione giudiziaria venga chiarita senza ulteriori conseguenze
e che lei risulti estraneo alla corruzione e ad altri reati. Credo,
comunque, che questa triste vicenda vada vista come
provvidenziale e sia lo stimolo per lanciare nella Chiesa, semmai
a partire da lei, una approfondita riflessione sul giusto rapporto
che deve intercorrere tra i vertici della Chiesa e quelli civili, tra
i vescovi e i potenti, tra il Vaticano e i potentati economici e
finanziari, tra i beni terreni che la Chiesa gestisce e i poveri,
soprattutto in un tempo di crisi economica globale che lumanit
sta subendo.
Approfittiamo per liberarci dalla frenesia delle cose inutili che
ci fanno perdere di vista quelle davvero necessarie; approfittiamo
per riconciliarci con la terra, che non deve pi essere oggetto di
sfruttamento, e con gli uomini e le donne che la abitano, che
non devono essere pi sfruttati. Spalancate le porte a Cristo
stato lo slogan dellultimo Giubileo: spalanchiamo le porte ai
poveri cristi; spalanchiamo, ad esempio, le porte delle case di
propriet della Chiesa, e lasciamoci entrare i tanti, i troppi
senzatetto.
Spalanchiamo le porte delle favelas e di tutte le periferie, delle
case di cartone dei barboni, dei campi profughi, dei reparti
dospedale dove chiudono i loro giorni i malati terminali, delle
celle dei prigionieri politici, delle case dei disoccupati e degli
sfruttati, di ogni luogo dove vivo il dolore e troppo debole la
speranza. Porte attraverso cui poter entrare, porte attraverso cui
qualcuno, grazie anche a noi, potr finalmente uscire.
Se, anzich queste porte, permetteremo ancora che si aprano
le porte delle banche, degli uffici dei progettisti e delle mega
imprese, dei burocrati, dei politicanti e degli affaristi, se
lasceremo che si aprano ancora di pi le porte dei ricchi, allora
le porte di Dio resteranno davvero chiuse, soprattutto per noi!
Con cristiana franchezza

Agosto-Settembre 2010

don Vitaliano Della Sala

29

empi di fraternit

Nona Giornata ecumenica del Dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2010

Amare la Terra e tutti gli esseri viventi!


Testo dellappello [www.ildialogo.org/islam/cristianoislamico.htm]
Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli,
la terra e quanto essa contiene.
(Bibbia Deuteronomio 10,14)
Certamente appartiene ad Allah tutto ci che nei cieli e ci
che sulla terra. Cosa seguono coloro che invocano consoci
allinfuori di Allah? Non inseguono che vane congetture, e
non fanno che supposizioni.
Egli ha fatto per voi la notte affinch riposiate e il giorno
affinch vi rischiari. In verit in ci vi sono segni per la gente
che ascolta.
(Corano Sura X,66-67)
Lemergenza ambientale oramai una costante dei nostri tempi.
Le catastrofi naturali sono ingigantite dalle responsabilit umane e dai disastri causati dalluomo e dalle tecnologie che spesso
gli stessi uomini che le hanno realizzate non riescono a controllare. La nostra Terra ferita profondamente e sanguina, come
ha scritto recentemente, con riferimento al gravissimo incidente
petrolifero del Golfo del Messico, un Capo spirituale cheyenne
in un appello a tutte le religioni del mondo alla preghiera per la
Terra ferita e per tutti gli esseri viventi che la abitano.
Ma pi la situazione diventa grave, pi si moltiplicano gli
appelli al rispetto dellambiente, pi acuti e violenti diventano
gli atteggiamenti di quanti rifiutano il cambiamento di uno stile
di vita irrispettoso della Terra che ci ospita che nessun essere
umano ha creato e che nessun essere umano dovrebbe poter
impunemente distruggere.
La violenza, come scritto nel documento finale del Convegno Chiese strumento di pace? - svoltosi a Milano il 2 giugno 2010, diventata parte del nostro quotidiano e ci siamo
abituati a considerarla inevitabile. E le religioni lhanno spesso giustificata e ancora spesso continuano a farlo.
La produzione di strumenti di morte continua inarrestabile.
Neppure la crisi economica ha prodotto alcun taglio nei fondi
destinati allacquisto di armi di distruzione di massa. Mentre non
si trovano soldi per i servizi sociali di base, per la scuola, per la
sanit, i fondi per la partecipazione alle guerre sono sempre disponibili ed anzi sono aumentati. Pur di non mettere in discussione lidolo del mercato e del massimo profitto si sceglie di
continuare a produrre prodotti che aumentano allinfinto linquiCOMUNIT CRISTIANE DI BASE
Segreteria Tecnica Nazionale - CdB Nord-Milano
tel. 3397952637 - segrcdb@alice.it - www.cdbitalia.it

NESSUNO INSEGUA POTERE E AMBIZIONI


Il coinvolgimento del cardinale Crescenzio Sepe e della
Congregazione vaticana di Propaganda Fide in una
inchiesta giudiziaria penale con gravi accuse di corruzione
colpisce di nuovo e profondamente la coscienza cristiana.
Unindagine non una condanna e tuttavia apre squarci
inquietanti nel panorama torbido e oscuro della gestione
carente se non addirittura priva di regole e controlli
dellimmenso patrimonio immobiliare e finanziario della
Propaganda Fide e degli altri organismi vaticani.
Chi vive la fede cristiana come affidamento alla
solidariet fraterna senza confini, perch fondata

namento atmosferico attaccando allo stesso tempo anche i diritti


fondamentali della persona umana e le stesse libert democratiche delle persone che quei prodotti sono chiamati a produrre.
Cristiani e musulmani sono interpellati nel profondo della loro
fede da questi che sono i segni dei nostri tempi. Oggi come nel
corso della storia dellumanit, in discussione lidolatria che
si manifesta nel mancato rispetto per la nostra Terra attraverso il
perpetrarsi di distruzioni della natura, di guerre devastanti e violenze disumane, di divisione profonda dellumanit in oppressi
e oppressori.
Forze politiche miopi che agitano la paura del diverso e di ci
che non si conosce e che per aumentare questa paura mistificano la realt con luso di menzogne sempre pi spudorate, vorrebbero che cristiani e musulmani continuassero a fare guerre
fra loro come ai tempi delle Crociate. Si vorrebbe irreggimentare il grande spirito di pace, che pervade queste due grandi religioni della storia dellumanit, in congreghe religiose di Stato,
asservite a logiche politiche che contribuiscano a prolungare
allinfinito quello stile di vita insostenibile che sta portando
lumanit sul baratro della propria autodistruzione.
Crediamo invece sia necessario che cristiani e musulmani,
insieme a tutte le altre religioni, assumano posizioni e comportamenti allaltezza dei tempi che viviamo e delle sfide che ci
pongono i nemici dellumanit e della sua riconciliazione con
lunico Dio che insieme adoriamo.
Per questo le associazioni cristiane e musulmane, che da nove
anni promuovono ed insieme celebrano la giornata del dialogo
cristiano-islamico, vogliono mettere al centro del prossimo incontro del 27 ottobre 2010 i temi della salvaguardia del creato,
del rispetto e dellamore per la nostra Terra e per tutto ci che
essa contiene e a cui d vita. E vogliamo farlo nel nome dellunico Dio che insieme adoriamo e a cui insieme, ognuno per
la propria strada, vogliamo ricondurre questa umanit, verso quel
Regno di Dio dove non ci saranno pi lacrime, n lutto n lamento n affanno e dove lamore trionfer.
Amare la Terra e tutti gli esseri viventi!
Il comitato organizzatore
Roma 22 giugno 2010
sullamore gratuito e universale di un Dio partecipe
della fragilit umana (la croce), non pu accettare che a
livello istituzionale ecclesiastico si pretenda dare
testimonianza e diffondere quella stessa fede cristiana
con una profusione di mezzi che contraddice
scandalosamente il Vangelo.
Questa nuova manifestazione dei guasti provocati dalla
gestione autoritaria dellistituzione ecclesiastica, che va
ad aggiungersi a quelli derivati dalla diffusione delle
notizie sui casi di pedofilia allinterno del clero, sta
provocando forme di reazione anche allinterno stesso
della Curia di cui, secondo alcuni, sono espressione le
dure parole pronunciate dal papa nei confronti di chi
considera il sacerdozio occasione di carriera e di
arricchimento.
Le comunit cristiane di base italiane
Milano, 22 giugno 2010

Agosto-Settembre 2010

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empi di fraternit

Il boicottaggio nonviolento contro loccupazione


israeliana dei territori palestinesi
di Mario
Arnoldi
mario.arnoldi
@tempidifraternita.it

Il tour di Omar Barghouti


Esiste una reazione nonviolenta dei palestinesi
alle occupazioni israeliane, che, seppur minoritaria e per lo pi travolta dalla forza di Israele, ha
una speranza di successo per ora solo parziale ma
progressivamente pi ampia in futuro. La risposta palestinese violenta, daltro lato, non porta
frutti per la soluzione concordata dei conflitti tra
i due paesi e per il processo di pace, fa vittime
militari e civili e quindi la condanniamo.
Omar Barghouti si muove nellambito delle risposte nonviolente. un ricercatore indipendente palestinese, attivista dei diritti umani a livello
locale e internazionale. Ha conseguito una laurea
in ingegneria elettrica presso la Columbia
University di New York e una specializzazione
in filosofia etica presso lUniversit di Tel Aviv.
uno dei membri fondatori della Campagna della Societ Civile Palestinese per il Boicottaggio,
il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro
Israele, allinterno della quale si sviluppata la
Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI). Nellambito di questa seconda campagna, il Boicottaggio
Accademico e Culturale, Barghouti ha compiuto
un tour in Italia, presso le istituzioni accademiche, o a esse annesse, delle principali citt, dall11
al 16 maggio scorso. Lo hanno ascoltato a Roma,
Firenze e Siena, Milano e Torino, Bologna e
Ravenna, e infine al Convegno Nazionale della
Rete Radi Resch (www.reterr.it) a Rimini, dove
intervenuto a due tavole rotonde. Dei primi incontri ho letto alcune relazioni, a Rimini lho
ascoltato e il contesto di Convegno allargato, 350
partecipanti, e la sua permanenza di due giorni
hanno dato particolare spazio e risonanza alle sue
posizioni.

Le complicit dellaccademia israeliana


nelloppressione dei palestinesi.
Nel corso delle sue conferenze Barghouti ha presentato il libro, del quale ha scritto la Prefazione,
AAVV, Pianificare loppressione, Le complicit
dellaccademia israeliana, Ed. Seb, Torino, un
testo importante sulle connivenze tra laccademia

israeliana e il complesso culturale-industrale-militare di oppressione dei palestinesi. Il libro e il


boicottaggio non combattono la cultura israeliana in s, ma i suoi progetti di distruzione dei
palestinesi, cos come non combattono il popolo
di Israele in s - riflessione acquisita, ma sempre
utile ricordare - ma lo Stato di Israele.
Si legge nel capitolo di Uri Yacobi Keller, uno
dei coautori: Le istituzioni accademiche israeliane non hanno optato per una posizione neutrale, apolitica, nei confronti delloccupazione israeliana. Al contrario, hanno pienamente sostenuto
le forze di sicurezza israeliane e le loro politiche
nei confronti dei palestinesi, nonostante i sospetti di crimini e atrocit che aleggiavano su di loro.
Nel capitolo Palestine Society Report, LUniversit di Tel Aviv, centro primario di ricerca militare israeliana, si afferma che, diversamente dalla maggior parte delle grandi universit, lUniversit di Tel Aviv pesantemente impegnata in
ricerca e sviluppo militare, ritenendo che perseguire le prerogative della sicurezza dello Stato e
la ricerca accademica siano imprese armoniose
al centro della propria missione istituzionale. (...).
Bisogna mettere in evidenza la responsabilit istituzionale dellUniversit di Tel Aviv nel progettare ed eseguire crimini di guerra e nellassoggettare un popolo, come si visto recentemente
durante loffensiva di Gaza. Barghouti ha presentato queste tesi.

Lappello per il boicottaggio


accademico di Israele, PACBI 2004.
Altro documento citato da Barghouti, interessante per comprendere le modalit del boicottaggio,
lAppello per il boicottaggio accademico e culturale di Israele, PACBI 2004, tuttora testo fondante. Noi, accademici e intellettuali palestinesi,
invitiamo i nostri colleghi della comunit internazionale a boicottare tutte le istituzioni accademiche e culturali israeliane come contributo alla
lotta per mettere fine alla occupazione israeliana,
alla colonizzazione e al sistema di apartheid, applicando quanto segue: astenersi dalla partecipazione in ogni forma di cooperazione accademica

Agosto-Settembre 2010

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empi di fraternit
e culturale, di collaborazione o di progetti congiunti con le istituzioni israeliane; sostenere un
boicottaggio globale delle istituzioni israeliane a
livello nazionale e internazionale, inclusa la sospensione di tutte le forme di finanziamento e di
sussidi a queste istituzioni; promuovere il
disinvestimento da Israele da parte delle istituzioni accademiche internazionali; lavorare per la
condanna delle politiche israeliane, promuovendo ladozione di risoluzioni da parte di associazioni e organizzazioni accademiche, professionali
e culturali; infine sostenere direttamente le istituzioni accademiche e culturali palestinesi senza
chiedere loro di essere partner con controparti
israeliane.
Gli accademici italiani, in appoggio al documento dei palestinesi, a causa delle connivenze
tra governo italiano e Stato di Israele, hanno stilato un loro Appello, il documento ICACBI 2010,
sottolineando la situazione politico territoriale a
monte delle prese di posizione accademiche. A
63 anni dalla risoluzione dellONU di partizione
della Palestina e a 43 dalloccupazione della
Cisgiordania, compresa Gerusalemme est, della
Striscia di Gaza e delle alture siriane del Golan,
Israele prosegue nel progetto di pulizia etnica del
popolo palestinese, iniziato nel 1947. Decine di
risoluzioni delle Nazioni Unite, che dal 1948 hanno condannato le politiche coloniali e razziste di
Israele, non sono mai state rispettate. (...)
Dopo le elezioni palestinesi del 2006, vinte in
modo regolare dal partito Change and Reform
(Hamas), lo Stato di Israele ha messo in atto, con
la complicit del mondo occidentale, un assedio
feroce della Striscia di Gaza, riducendo 1 milione e 500.000 persone alla nuda vita, nel quadro
di una politica genocidaria che ha portato a gennaio del 2009 al massacro di oltre 1400 palestinesi. Lesercito israeliano ha usato armi di ogni
tipo, come le bombe al fosforo bianco, ma ha anche sperimentato nuove armi devastanti, come denunciato dalle organizzazioni ONU. Allinterno
dello Stato di Israele si sta inoltre rafforzando
unodiosa legislazione di discriminazione razziale
nei confronti dei palestinesi cittadini di Israele. A
seguito di questa situazione, i docenti, ricercatori/trici, e studenti/studentesse delle universit italiane si uniscono alla campagna del boicottaggio
dei prodotti in generale e al boicottaggio accademico dei colleghi palestinesi.

Omar Barghouti a Rimini


Nel presentare gli argomenti indicati, Barghouti
si espresso in modo forte, come di chi subisce
sulla propria pelle la tragica situazione. Israele
usa la bomba culturale che fa vedere la Palestina
come una terra abbandonata, ha distrutto miglia-

ia e migliaia di libri palestinesi, ha smantellato


listruzione palestinese, tenta di far considerare i
palestinesi come subumani e per questo non aventi
accesso a tutti i diritti umani. Si vedono spesso
magliette provocatorie portate dalla gente, come
quella con il disegno di una donna incinta e la
scritta uno sparo due morti. Si pu fare giustamente unanalogia con le vignette dei nazisti degli anni 30. I bombardamenti del 2006-2009 e
lultimo massacro di Gaza rivelano un alto livello di disumanizzazione da parte dello Stato di Israele, gli attacchi sono sproporzionati anche secondo molti che aderiscono alla politica israeliana,
Israele distrugge le infrastrutture civili palestinesi,
esercita un lento genocidio, Gaza una prigione
a cielo aperto, lacqua contaminata per eccesso
di nitrato, i giovanissimi spesso hanno la sindrome dei bambini blu.
In positivo Barghouti propone di lavorare per
la fine delloccupazione delle terre arabe e la
demolizione del Muro; per fermare lapartheid
simile a quello del Sudafrica dei tempi precedenti
il successo di Mandela; per il rispetto dei diritti
fondamentali dei palestinesi alleguaglianza; per
il riconoscimento del diritto dei profughi
palestinesi al ritorno nelle loro case e propriet
come stabilito dalla risoluzione ONU 194;
inoltre per il programma di boicottaggio sia dei
prodotti, sia dellaccademia analizzati sopra.
importante ricostruire attraverso le istituzioni
accademiche e culturali limmagine vera dei
palestinesi, popolo che risiedeva nella Palestina
dai tempi antichi e che progressivamente ne
stato estromesso.
Concludo con stralci di un testo di Mustafa
Barghouti, un caso di pura omonimia, medico di
professione, ministro dellInformazione, segretario del progressista Palestinian National
iniziative, 50 anni, amato dagli intellettuali di
sinistra europei, rappresentante di quella parte
della societ dei territori che ha rifiutato la deriva
militarista della seconda Intifada. Il testo scritto
dopo un attacco israeliano.
Ho aspettato tre giorni per scrivere perch
questo che Israele cerca da me: listinto e il
rancore...
Mi hanno confiscato la casa, e la storia e la terra,
ma non possono confiscarci la nostra umanit...
Ho aspettato tre giorni e quarantatr anni: ma
mi colpisce ci che a Israele si consente di fare...
Non sono io, qui, il prigioniero. Io non vivo
dietro un Muro. Non ho mai definito la mia
identit in negativo. Un israeliano, dopo sessantatr anni ancora non che un non-arabo. La mia
Palestina invece ricchezza di persone, di
relazioni: non di contrapposizioni. Io ho fiducia
nella vita: non paura - io sono libero.

Agosto-Settembre 2010

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empi di fraternit

Finalmente a casa...
... ma con il cuore a Gaza

di Davide
Pelanda
davide.pelanda
@tempidifraternita.it

ella redazione di Tempi di Fraternit eravamo tutti sinceramente preoccupati ed


in trepidazione quando abbiamo saputo
dellassalto da parte dei soldati israeliani alla Freedom Flotilla avvenuta, lo ricorderete, nel maggio
scorso.
Soprattutto perch sapevamo che a bordo cera
anche la nostra amica e collega Angela Lano.
Su quella nave cerano gruppi di pacifisti di
molte nazioni, per portare aiuti umanitari ai palestinesi di Gaza sotto embargo da svariati anni.
Ed stato il nostro direttore, Brunetto Salvarani, il primo a voler proporre una preghiera e un
pensiero trepidante per lamica Angela Lano, giornalista torinese, di cui non si hanno ancora notizie... era tra i pacifisti verso Gaza... un abbraccio
Angela!. Perch Angela una di noi, una collaboratrice di vecchia data della nostra rivista; ma
soprattutto una giornalista seria, preparatissima per
ci che riguarda il mondo arabo, studiosa, e formatrice, a sua volta, di quella triste storia del popolo palestinese. Ma anche una moglie ed una
mamma premurosa, il cui marito ed i cui figli hanno vissuto ore di angoscia nella casa di santAmbrogio di Susa. Sempre con il telefono in mano,
ad aspettare una telefonata, quella telefonata e quellannuncio: Angela libera!. S, perch il dolore pi profondo era proprio che le nostre famiglie non sapevano se eravamo vivi o morti, racconta oggi Angela nel suo rifugio valsusino.
Ma ripercorriamo con lei per lennesima volta
quel terribile assalto alla nave pacifista: Erano
decine e decine di mostri che, dai canotti, salivano a frotte sulla nave. Sparavano, urlavano, si
sono lanciati contro tutti noi. Abbiamo cercato di
proteggere il capitano, ma i loro laser ci hanno
bloccato. Avevano i volti coperti, le teste protette
dai caschi e con questi colpivano le fronti di chi
si avvicinava loro. A bordo abbiamo avuto molti
feriti. I cameraman sono stati aggrediti durante
le riprese. In quel momento hanno sequestrato
tutte le telecamere e le macchine fotografiche. Vedevamo sulla Marmara un immenso fumo, sentivamo le urla e quegli spari terrificanti, incessan-

ti, mentre gli elicotteri squarciavano i cieli. Dopo


questo inferno ci hanno lasciato sotto il sole per
otto ore, tutti prigionieri sul ponte, per portarci
ad Ashdod. Ci hanno fatto sbarcare ad uno ad
uno, trattandoci come terroristi, come i peggiori
delinquenti. Accompagnati in una tenda hanno
ordinato di spogliarci, poi ci hanno rubato tutto:
carte di credito, denaro, cellulari, il mio tesserino di giornalista, la patente. Subito dopo avremmo dovuto firmare una dichiarazione con la quale ci assumevamo la colpa di aver infranto le loro
leggi. A quel punto, tutti noi abbiamo loro urlato
con quanto fiato avevamo che loro erano i delinquenti, che loro ci avevano attaccato in acque internazionali, che loro erano bugiardi. La risposta
stata che ci avrebbero imprigionato. Che lo facessero dunque! Ci hanno trasportato nel carcere
israeliano di Beer Sheva, in pieno deserto del
Negev, luogo ben noto ai prigionieri politici. Alle
nostre richieste di telefonare a casa o allambasciata, ci hanno risposto che le loro linee erano
fuori uso. Cera un solo telefono, ma dovevamo
pagare (!). Crudelt efferata. stato questo il dolore pi profondo: le nostre famiglie non sapevano se eravamo vivi o morti... Per il resto solo rabbia, tanta. Non sono mai stata picchiata, ma i miei
connazionali maschi s. Non ero sola in cella,
come qualcuno ha scritto; io, cristiana, ero insieme a due donne splendide, una musulmana e
unebrea americana, unite da un solo obiettivo: il
campo di concentramento di Gaza deve finire.
Dalle donne, passeggere sulla Marmara, ho potuto capire la disumana mattanza avvenuta sulla
nave turca. Hanno visto uomini con buchi in fronte e trivellati di colpi, hanno riferito -e vi prego
di indagare su questo- uomini ammanettati gettati in mare. La violenza israeliana non ha risparmiato donne, anziani e bambini. Non cerano armi
a bordo! Conosco chi ha caricato quella nave.
Cerano circa 100 case prefabbricate, depuratori
dacqua, mattoni, utensili da carpenteria, tende
per gli sfollati
come un fiume in piena... Angela ha una
memoria nitidissima.

Agosto-Settembre 2010

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empi di fraternit
Ma ora che sei rientrata in Italia dopo la brutta avventura nelle prigioni israeliane, ti sei ripresa bene?
S, mi sono ripresa bene, anche se sono stata
bombardata da interviste e richieste varie. Ho ricevuto tantissime lettere, sms, messaggi su Facebook, di solidariet. Ma anche qualche attacco e
minaccia. Soprattutto, due personaggi del mondo della solidariet con la Palestina hanno diffamato lagenzia di cui sono direttore, Infopal, e
me, accusandoci di essere antisemiti. Ovviamente si tratta di una menzogna e di una manipolazione ai danni del nostro lavoro.
Come vivi ora qui in Italia a distanza la tragedia del popolo palestinese? Che cosa possiamo
fare noi da qui per aiutarli?
Continuo a lavorare a Infopal, a partecipare a
serate e a progetti e a fare informazione, perch
proprio di questo che c un gran bisogno, poich i grandi e i piccoli mainstream del giornalismo italiano sono per lo pi pro-Israele e, quando
passano le notizie su ci che avviene in Palestina, tendono a manipolare fatti e situazioni.
Ti si pu definire una giornalista fuori dalle
righe, una giornalista coraggiosa e pacifista?
Per il popolo palestinese sei diventata una sorta di eroina?
Secondo me fare il giornalista significa esporsi,
andare sul posto, testimoniare i fatti.
Il fatto che io mi sia trasformata in giornalista
coraggiosa la dice lunga sullo stato del mestiere, in Italia. Gli inviati e i corrispondenti delle
grandi testate, infatti, sono per lo pi embedded
con gli eserciti, con i governi, con i pi forti, in-

somma. Spesso comodamente in attesa delle veline dei politici o dei militari di turno, seduti nelle terrazze dei mega-hotel. Beh, questo per me
non giornalismo... Il mio modello Terzani,
tuttaltro che embedded con i potenti....
Indubbiamente la vostra disavventura ha scosso lopinione pubblica internazionale e da pi
parti, infatti, stato chiesto la fine dellembargo ai palestinesi, cos come lo ha chiesto anche
il papa.
Solo solo parole o in questo periodo vedi una
svolta? E quale svolta tu auspichi?
Il papa ha avuto il coraggio di dire le cose come
stanno, ma la Chiesa Romana tenuta spesso sotto
minaccia di ritorsioni varie da parte del governo
israeliano, dunque non sempre libera di esprimersi chiaramente.
Comunque, sono sicura che la Freedom Flotilla e le sue vittime stanno vincendo una battaglia
politica e mediatica: il mondo ora sa di che cosa
sia capace Israele quando qualcuno lo sfida, sia
pure una flottiglia umanitaria che vuole rompere
un ingiusto e illegale assedio a 1,5 milioni di persone nella Striscia di Gaza. Si pu ben immaginare che cosa accada giornalmente ai palestinesi
sotto occupazione.
Lasciamo Angela al suo lavoro, a dirigere la sua
creatura, lagenzia Infopal (www.infopal.it), una
interessante rarit nel mondo giornalistico italiano. Un importante lavoro di indagine sulla sempre
pi triste realt palestinese, molto spesso, ci si passi
il termine, oscurata dai grandi mass media italiani
ed internazionali. Che normalmente ci descrivono
quelle vicende dalla parte del pi forte.

Angela Lano a Torino dopo il ritorno da Gaza

a testimonianza di Angela Lano sulla


vicenda della Freedom Flotilla diventer
a breve un libro per le Edizioni Missionarie
EMI. La Lano, giornalista torinese e direttrice
dellagenzia di stampa Infopal specializzata
nellinformazione dalla Palestina, si trovava
a bordo della nave carica di aiuti umanitari
partita dalla Turchia e diretta a Gaza coinvolta
nellassalto israeliano.
Il presidente dellAssociazione dei palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun, ha
dichiarato che alla fine dellestate altre navi
faranno rotta su Gaza per portare aiuti alla
popolazione palestinese, la nuova flotta si
chiamer Freedom Flotilla 2, partir a
settembre, sar composta da una ventina
di navi e vedr la partecipazione di oltre
cinquemila volontari.
Angela Lano ha gi scritto per EMI Voci
di donne in un Hammam e Quando le parole
non bastano.

Agosto-Settembre 2010

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empi di fraternit

Un prete da non dimenticare


di Benito
Dalla Valle (*)

(*) Ex operaio FIAT


e sindacalista CISL,
pensionato.
Conosce bene
i problemi brasiliani
essendo fratello
del vescovo di Juina,
mons. Franco Dalla
Valle, morto in
missione nel 2007,
con cui aveva
mantenuto stretti
rapporti.

Duilio Liburdi nasce a Roma l8/02/1926,


quarto di quattro figli. Il padre un impiegato
tecnico del Comune: nel 1928 parte per lAfrica,
in Eritrea con una impresa, per conto del governo, per un anno manda a casa dei soldi, poi pi
nulla. La madre si trova in difficolt economiche
e si rivolge ai servizi sociali per essere aiutata: la
consigliano di mettere Duilio in brefotrofio a soli
tre anni e la stessa sorte avranno gli altri fratelli,
che non si ritroveranno pi, per molti anni. Vengono cos abbandonati da entrambi i genitori. A
sette anni incontra un assistente, nel collegio dove
frequenta la scuola elementare, che gli parla degli Oblati di S. Giuseppe di Asti: ne affascinato,
decide che quella sar la sua nuova famiglia e
cosa far da grande. 1936: a dieci anni, finite le
elementari, arriva alla scuola media S. Giuseppe
di Asti e prender qui la residenza astigiana sino
alla sua morte, avvenuta a Roma il 6 agosto 2008.
A 16 anni entra in aspirantato per avviarsi al sacerdozio. A 18 anni fa la sua professione, e con i
primi voti entrer ufficialmente nella famiglia
della congregazione dei Giuseppini di Asti. Tutta
la sua formazione si svolge in Piemonte: due anni
a Canelli, un anno ad Alba, due anni ad Armeno
(NO), due anni responsabile spirituale e professore al Michelerio di Asti. Del periodo passato
ad Armeno, Liburdi ricordato per un fatto importante. Ottobre 1944: i partigiani avevano fatto
prigionieri due repubblichini e i fascisti a loro
volta, per ritorsione, avevano preso 25 ostaggi
tra la popolazione, minacciando di fucilarli tutti
se i partigiani non avessero rilasciato i due prigionieri.
Il direttore dellistituto di Armeno prese in mano
la situazione, mobilitando tutti i chierici, in montagna, alla ricerca dei partigiani: trovatili, li convinse a rilasciare i due prigionieri per evitare una
strage e tutto si risolse bene. I chierici, stanchi
ma felici di aver salvato la situazione, ritornarono ad Armeno, ma allappello mancava il Liburdi.
Il direttore, intuendo ci che poteva essere successo, parte immediatamente di notte per Omegna,
dove c il comando dei repubblichini; arriva al
mattino e trova il Liburdi prigioniero: si era perso nella montagna di Pratolongo, era incappato
in una retata e, fatto prigioniero, volevano obbligarlo a guidarli sulla montagna, alle baite dove si

rifugiavano i partigiani. Una cosa che il Liburdi


non avrebbe mai fatto e il direttore sa bene cosa
sarebbe successo, conoscendo il carattere del suo
chierico. Dopo una lunga trattativa riesce a convincerli di rilasciarlo, ma, ritornati ad Armeno,
felici per il passato pericolo, della notte passata
ad Omegna, come ostaggio dei fascisti, Liburdi
non ne vorr pi parlare.
Il 29-06-1951 viene ordinato sacerdote da
Mons.Umberto Rossi, Vescovo di Asti. Un giorno
storico, il pi bello della sua vita, in cui riceve due
regali importanti, indelebili: uno quello di essere
finalmente prete in Cristo e potersi spendere per i
poveri realizzando il suo sogno di missionario nel
mondo; il secondo regalo quello che gli fa il direttore, che aveva segretamente cercato e invitato
i tre fratelli a festeggiare il fratello Duilio, novello
prete - che non vedevano da 22 anni - nella festosa
cornice di Asti, ma sar anche lultima volta che
sincontreranno tutti e quattro assieme.
Febbraio 1952, parte per il Brasile, da solo, destinazione S.Paolo - impiegher 45 giorni, come
i pionieri dellOttocento - non conosce una parola di portoghese, si difende come pu con un po
di spagnolo; dopo una settimana nominato
profesore di lettere alla scuola media del seminario Nossa Senhora de Guadalupe de Ourinhos,
insegna come pu, studia di notte il portoghese
per metterlo in pratica di giorno. Gli bastano tre
mesi per essere autosufficiente, diventer anche
formatore di tutti i seminaristi. Dal 1954 al 1979
svolger la sua missione come parroco in 7 parrocchie diverse, sempre nel territorio di S.Paolo;
assumer, nellultimo periodo, lincarico di segretario del vescovo di S.Paolo, che svolger con
competenza e obbedienza. Ma P. Duilio non si
sente portato per la vita curiale, vuole unesperienza missionaria radicale. Ottiene il permesso
di lavorare in Mato Grosso, nel pieno della foresta Amaznica e con entusiasmo affronta la sua
nuova missione avventurosa. Il vescovo di
Rondonia lo destina a una zona inmensa, 365.000
kmq, abitata in prevalenza da immigrati, poveri e
disperati, concentrati in tre citt pi significative: Vilhena, una cittadina nuova, in espansione
distante 450 km dalla prefettura di Ji Paran,
Aripuan, antica capitale Indio, distrutta dai conquistatori Portoghesi, sede municipale pi lonta-

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empi di fraternit
na della capitale Cuiab, 1100 km, 250 km dalla
Prefettura di Juina, citt nata da pochi anni, in
via si costruzione dai pionieri della deforestazione. La zona in grande fermento e piena di
contrasti sociali, la foresta appena abbattuta una
landa desolata: il terreno ottimo, quasi tutto pianeggiante, arrivano poveri emigranti in cerca di
lavoro, sono sfruttati, mal pagati, e alla fine licenziati, e senza diritti. Per gli Indio anche peggio: quelli che non sono stati uccisi, devono scappare nella foresta, braccati come animali da abbattere, come la foresta, dalle compagnie multinazionali autorizzate dal governo dittatoriale dellepoca. P. Duilio trova subito pane per i suoi
denti: sacerdote e missionario, sposa con passione la causa dei poveri e dei diseredati, il vangelo la sua forza, giustizia ed evangelizzazione
il suo programma. Ha un cuore grande ma pochi
mezzi, anche la legge contraria ai suoi principi
evangelici di giustizia, di difesa dei pi deboli, di
amore per i poveri, deriso dalle autorit, minacciato di morte dalle compagnie multinazionali e
dai fazenderos.
Per i funzionari del governo un pericolo pubblico, sfuggir a sei attentati alla sua vita, braccato
da una banda di pistoleros assoldati dai ricchi proprietari. In uno di questi attentati, muore assassinato un giovane sacerdote Comboniano, P.
Ezechiele Ramin, con 105 colpi, a Rondolandia, il
24-07-1985, solo perch si era fatto intermediario.
Il processo contro gli assassini non ancora
concluso. Ma lui un gigante, uno che non arretra, non ha paura, un Davide contro Golia, ma
senza fionda.
La sua forza la fede nel vangelo, tutta la sua
vita nelle mani di Dio. In Aripuan, scoppia una
rivolta dei campesinos contro il Governatore, un
losco figuro senza scrupoli, che aveva ridotto la
popolazione alla fame, truffandoli di tutti i loro
risparmi. Oltre 3.000 persone avevano assediato
il palazzo del Governatore, volevano i loro soldi.
P. Duilio si offre per fare da intermediario, forma
una piccola delegazione, e tenta di andare a parlare con il Governatore, il quale rifiuta ogni trattativa e fa spianare le mitraglatrici contro la popolazione inerme. La situazione sta per precipitare in una carneficina, P. Duilio affronta da solo
il governatore, il quale sembra impazzito, non
sente ragione, rifiuta di farlo telegrafare al Prefetto di Cuiab, anzi d un ultimatum: sei ore di
tempo per sgomberare, o far fuoco su tutti.
Cuiab distante 1100 km, sei ore di tempo e poi
quel pazzo avrebbe fatto fuoco. C solo un piccolo aereo postale che collega Aripuan con la
capitale, per ci sono due ostacoli da superare:
primo, la partenza la d il Governatore, il secondo i soldi del biglietto, che non ci sono...

Interviene il pastore presbiteriano, che offre lui


il biglietto. Quando P.Duilio arriva a Cuiab,
gi notte, va a svegliare il prefetto, che capisce la
drammaticit del momento, lo convince a intervenire, studiano un piano per intervenire subito.
Il Prefetto telegrafa al Governatore, saputo che
era in difficolt, gli promette che alle prime ore
del giorno sarebbero arrivati rinforzi armati con
un comandante che avrebbe assunto il comando
delle operazioni. Infatti, prima dellalba laereo
sbarca ad Aripuan una compagnia militare che
prende possesso del palazzo del Governatore.
Arrestano il Governatore, che viene spedito alle
prigioni della capitale (sar poi processato e condannato).
Comincia il cambiamento per il Brasile, alle prime votazioni, la dittatura sconfitta, ma la strada
della giustizia sociale e dei diritti umani ancora
lunga e tortuosa.
A Juina, 300 famiglie sono sfrattate dalle loro
case e dalle loro terre, sono piccoli contadini poveri, con tanti figli, circa 1000 persone, vittime
dello strapotere dei ricchi fazenderos spalleggiati
dalle autorit locali, che con la forza delle armi e
doccumenti falsi, impongono a loro un proprio diritto alla propriet. Si rivolgono a P. Duilio, che
corre subito in loro aiuto, ma capisce che pu fare
poco, la legge a vantaggio dei padroni - una palese truffa - ma non si perde danimo, sostiene come
pu quei poveracci, chiede aiuto al sindacato dei
contadini (PTE), sa che il nuovo Governo ha emanato una nuova legge a favore dei senza terra e
vanno insieme direttamente a Cuiab, dove sono
ricevuti dal nuovo Governatore e ottengono la
prima applicazione della nuova legge, con lassegnazione di 500 m 2 di terreno fertile a famiglia, pi un contributo di primo insediamento.
Nasce cos il Barrio P. Duilio, un quartiere dentro
la citt di Juina.
Il lavoro che svolge nel periodo dal 1980 al
1991 sar lasciato come pietra miliare per lorganizzazione delle comunit pastorali e sociali, anche tra gli Indios. Ha trovato finalmente un alleato, nel Vescovo di Ji Paran, che lo capisce e lo
incoraggia, Don Antonio Possamai, alla cui diocesi incorporata quasi tutta la vasta area che P.
Duilio ha percorso in lungo e in largo, per centinaia di migliaia di chilometri, come parroco missionario tuttofare. Undici anni di quella vita gli
hanno segnato il fisico: per undici volte contrae
la malaria, ma questa volta costretto a cedere
lincarico nelle mani del vescovo Possamai.
Rientra in comunit per curarsi, svolger poi,
molti altri incarichi, in zone diverse, ma lAmazzonia gli rimasta nel sangue: anche se provato
nel fisico, il suo impegno non mutato, sempre
pronto com a donarsi.

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XX Settembre (10)
VATICANO S.p.A. (seconda parte)

di PaoloMacina
a cura di Gianfranco Monaca
gianfranco.monaca@tempidifraternita.it

nalizziamo il rapporto tra finanza etica e mondo cattolico effettuando una panoramica sul suo ente pi grande,
pi prestigioso e riconosciuto al mondo: lo Stato di
Citt del Vaticano, sede del Papato e di diversi enti religiosi.
Le sue piccole dimensioni (44 ettari di ampiezza) non impediscono di far transitare in esso capitali enormi: diverse agenzie
internazionali segnalano il Vaticano allottavo posto tra i paesi
dove si pratica il money-washing 1, dove cio il denaro proveniente da traffici illeciti viene introdotto nei circuiti finanziari
dopo essere stato ripulito di ogni traccia compromettente (gli
USA sono al primo posto e lItalia al quarto). Ogni richiesta di
rogatoria internazionale deve partire dal Ministero degli Esteri del paese richiedente e finora nessuna rogatoria mai stata
concessa dalla Citt del Vaticano, che non aderisce ad alcun
organismo internazionale di controllo antiriciclaggio. singolare inoltre che le esigenze pastorali della Santa Sede abbiano portato a scorporare le Isole Cayman, riconosciuto paradiso fiscale, dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per
proclamarle missio sui iuris alle sue dirette dipendenze e
affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior, uno degli istituti che amministra i pi ingenti
patrimoni dello stato.
Listituto che gestisce i beni immobiliari, artistici ed architettonici di propriet del Vaticano, destinati a fornire fondi necessari alladempimento delle funzioni della Curia Romana, la
Prefettura degli affari economici, che a sua volta controlla lAmministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA).
LAmministrazione prese avvio con i Patti Lateranensi, quando
lindennizzo versato dallo Stato italiano per chiudere la questione romana afflu nella amministrazione dei beni della Santa
Sede, e che dal 1967 divenne la sezione ordinaria dellAPSA.
diretto da un segretario generale, con la supervisione di una commissione di sette cardinali. LAPSA anche la banca di emissione del Vaticano e per la sua attivit in ogni parte del mondo
ha il riconoscimento del Fondo Monetario Internazionale. Nel
1998 lUnione Europea ha autorizzato lAPSA ad emettere ogni
anno banconote per 670.000 euro, pi altre emissioni per alcuni
eventi straordinari, quali lapertura di un Concilio ecumenico o
di un Anno Santo. Il valore effettivo delle monete coniate dal-

lAPSA sensibilmente superiore a quello nominale, essendo


indirizzate soprattutto ai collezionisti: un valore che cresce a
dismisura con il passare del tempo.
LAPSA con i suoi attivi deve far fronte alle spese per la
Curia, le attivit istituzionali, le rappresentanze pontificie e,
se sussistono cause tragiche, per il funerale del Papa ed il successivo conclave (7 milioni di spesa nel 2005). Il suo bilancio
annegato nel bilancio consolidato della Santa Sede 2.
AllAPSA affluiscono soprattutto due consistenti flussi di denaro: il primo costituito dai contributi delle oltre 1.400 diocesi vescovili, circa 90 milioni di euro lanno, tra cui il cosiddetto obolo di San Pietro (50-60 milioni); nel 2007 un anonimo benefattore ha elargito da solo 14,3 milioni di dollari. Le
parrocchie statunitensi rappresentano i benefattori pi generosi, seguiti da italiani e tedeschi.
Un esempio tra questi dato dai Cavalieri di Colombo 3, storico ordine cavalleresco fondato in Connecticut nel 1881. Per
garantire pensione ed assistenza ai suoi 1,6 milioni di associati, i cavalieri si sono costituiti in societ di mutuo soccorso e
dal 1981 amministrano un fondo, il Vicarius Christi Fund, che
pu contare su 14 miliardi di dollari. Al Vaticano vengono girati circa 2 milioni lanno di entrate. Nel 2003, in occasione
del 25mo anniversario di pontificato, lallora Papa Giovanni
Paolo II ha ricevuto un assegno extra di 2,5 milioni di dollari,
portando il totale delle donazioni dellordine cavalleresco al
vicario di Cristo oltre i 35 milioni.
Il secondo flusso, pi consistente, quello relativo allotto per
mille della annuale dichiarazione dei redditi dei cittadini italiani. Il gettito ha superato nel 2002 il miliardo di euro (quintuplicato dal 1990) e per legge percorre gi un piano inclinato
che lo porta a beneficiare principalmente la Chiesa Cattolica.
Infatti, i denari versati da chi non effettua alcuna scelta di attribuzione (cio pi del 60% degli italiani) vengono suddivisi
tra le varie opzioni possibili in base alla scelta di chi invece ha
apposto la firma sul modulo. In pratica chi sceglie, sceglie due
volte. E siccome circa l85% di chi si esprime, lo fa in favore
della Chiesa Cattolica, questa percentuale si ribalta sul gettito
totale.

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Il 38% del gettito viene destinato a stipendiare i 39.000 preti
presenti nelle 26.000 parrocchie italiane; gli stipendi percepiti
dal clero variano dagli 850 euro netti al mese per un sacerdote
appena ordinato, ai 1.300 netti di un vescovo ai limiti della
pensione (dati 2006). Il 26% viene poi utilizzato nelledilizia
per chiese e conventi, il 13% al restauro dei beni architettonici
ed il 19% a spese di carit, tra le quali sono comprese le opere
nel terzo mondo.
In genere le opere, seppur finanziate da meno di un
quinto della somma disponibile, sono meritorie e destinate effettivamente allassistenza dei pi bisognosi, ma
sembrano lontani i tempi (ottobre 2000) in cui il direttore della Caritas, don Elvio Damoli, comunicava che
la CEI aveva versato 200 milioni di lire per un progetto
che vedeva coinvolti 30 obiettori di coscienza in missione internazionale, come caschi bianchi. Tale collaborazione non ebbe pi seguito negli anni seguenti.

no, che ipotizza il pagamento dellICI per i beni ecclesiastici


non esclusivamente utilizzati a fini di culto. Lammontare del
contenzioso dellordine del miliardo di euro, e solo per gli
immobili romani (tra cui lintera isola Tiberina) il comune capitolino stima un mancato gettito di circa 20 milioni di euro
lanno 6.
A queste propriet vanno aggiunti i valori mobiliari. LAPSA possiede circa 300 milioni di euro in titoli ed investe non
solo per s ma anche per altri enti della curia romana 7. Listituto nel 2005 ha chiuso con un patrimonio consolidato di 700
milioni di euro ed un attivo di 43 milioni grazie a speculazioni
sul mercato dei cambi (21,7 milioni), cedole e dividendi da
azioni (19,1 milioni), proventi immobiliari (22,2 milioni), oboli
da chiese locali (73,9 milioni) e da istituti di vita consacrata;
dopo tre anni di attivo, nel 2007 tornato in rosso per 9 milioni come gi avvenuto nel 2003 e forse per questo i suoi amministratori hanno deciso di tutelarsi acquistando 19 milioni di
euro in oro, pari a una tonnellata di lingotti.
1

L1% del gettito, che sono pur sempre 10 milioni di euro, infine utilizzato a scopi pubblicitari. La campagna del 2002, dopo
una dura protesta di numerose associazioni che vedevano strumentalizzate le persone Down in alcuni spot pubblicitari,
stata in seguito ritirata dalla programmazione televisiva.

3
4
5

Molto consistente inoltre il patrimonio immobiliare su cui


lAPSA pu contare, stimato nel 20-22% dellintero patrimonio immobiliare italiano e in continuo aumento a causa dei
lasciti testamentari (8 mila nella sola Roma nel 2006, altri 3.200
nella provincia). Su circa 100 mila immobili appartenenti in
Italia alla Chiesa e ad enti ecclesiastici si contano nel campo
dellistruzione 8.784 scuole (6.228 materne, 1.280 elementari,
1.136 secondarie e 135 universitarie o parauniversitarie, 5 grandi universit) e 2.300 musei e biblioteche. Poi 4.712 centri di
assistenza medica (1.853 ospedali e case di cura, 10 grandi
ospedali, 111 ospedali di media dimensione, 1.669 centri di
difesa della vita e della famiglia, 534 consultori familiari,
399 nidi dinfanzia, 136 ambulatori e dispensari e 111 ospedali),
pi 674 di altro genere. Infine, 118 sedi vescovili, 12.314 parrocchie, quasi altrettanti oratori, 360 case generalizie di ordini
religiosi, un migliaio di conventi maschili o femminili e 504
seminari. Oltre alla propriet di basiliche, chiese e santuari,
solo a Roma si possono contare mille immobili di propriet:
uffici, appartamenti, negozi, palazzi di grande prestigio.
LAPSA agisce come una holding: a Roma risulta proprietaria di beni per pochi milioni, perch iscritti a bilancio al costo
storico e accatastati sempre come popolari o ultrapopolari, pur
situandosi magari in pieno centro. Attraverso societ come la
Sirea, che ha intestati due palazzi in piazza Cola di Rienzo,
valutati neanche 3 milioni e dati in affitto alla Direzione investigativa antimafia; la Edile Leonina, con locali per altri 3 milioni, occupati dal Viminale; e la Nicoloso da Recco, titolare
di quattro appartamenti, dal valore nominale di appena 50 mila
euro 5. Il valore immobiliare di questi beni difficilmente quantificabile, ma per darne unidea possibile utilizzare i
dati relativi ad un contenzioso aperto da anni con lo Stato Italia-

6
7

Maurizio Maggi, LEspresso 25/8/2007


http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/
24128.php?index=24128&po_date=04.07.2009&lang=it
The Knights of Columbus, www.kofc.org
Sandro Orlando, Il Mondo 18/5/2007
idem
Pierluigi Franz, La Stampa 28/8/2007
Antonio Landolfi, MondOperaio, Marzo-Aprile 2004
infine pubblico il bilancio del Governatorato della Santa
Sede: erede del vecchio Stato Pontificio, listituto si occupa
di territorio, sanit, sicurezza, acque, energia, poste francobolli, monete, comunicazioni (con Radio Vaticana e LOsservatore Romano) e approvvigionamenti. Anche le ville di
Castel Gandolfo e i Musei Vaticani cadono sotto la sua giurisdizione, cos come una fattoria che produce frutta, verdura, olio e possiede 25 mucche da latte. Ha a suo carico
circa 1.800 dipendenti e 600 pensionati.

PROFILO DELLAUTORE

aolo Macina, nato a Torino il 5/5/1966, matematico,


obiettore di coscienza. socio del Centro Studi Domenico
Sereno Regis di Torino dallinizio degli anni 90, per conto del
quale approfondisce i temi relativi alleconomia nonviolenta e
la finanza etica. Funzionario presso una compagnia
assicurativa, per sei anni rappresentante dei soci torinesi di
Banca Popolare Etica e per tre membro del Consiglio di Indirizzo
della Fondazione Culturale Etica.
Dal 2001 tiene una rubrica di economia nonviolenta sulla
rivista Azione Nonviolenta fondata da Aldo Capitini. Collabora
inoltre per alcune riviste darea nonviolenta.
I due articoli pubblicati in questa rubrica fanno parte del
volume Servire Dio o Mammona? Indagine sui rapporti tra
etica religiosa e finanza (a 8 se si vuole soltanto la copia
in pdf, da richiedere via e-mail a: begitto@iol.it).

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DIARIO DI VIAGGIO/11 - DI RITORNO DALLO


SBARCO DI GENOVA - GIUGNO 2010

www.losbarco.org

o avuto lopportunit di fare il viaggio con liniziativa La E sopratnave dei diritti di Andrea De Lotto e Grazia, due italiani tutto, senche lavorano a Barcellona, amici di Lina, della Scuola Popo- za perdere
lare La Ghiaia: eravamo circa 500 persone del gruppo, in pi la memoaltrettanti che facevano la traversata normale: gente che erano ria che ci hanno lasciato i nostri genitori: lasciare il mondo
andati a trovare la famiglia e che ritornano a lavorare.
migliore di come labbiamo trovato.
... Per capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire.
stato anche un modo di sensibilizzare la gente che ci stava
Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resisten- attorno... Infatti ci chiedevano che cosa facevamo, perch lo faza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della cevamo e da chi eravamo pagati: autofinanziati, abbiamo detto!
salute, di servizi pubblici di qualit. E che vadano sostenute.
Alle 13 ci siamo trovati tutti sul ponte per la commemora la nave dei diritti, che ricorder la nostra Costituzione e zione dei caduti in mare e per ricordare le vittime del Mediterla sua origine, laica e pluralista, la centralit della libert e raneo che sono morte in questi anni durante la traversata: un
della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di minuto di silenzio introdotto da Andrea e concluso simbolicalavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio.
mente gettando dei fiori in mare. Una pausa per il pranzo, chi
un grido di aiuto e solidariet, che vogliamo unisca chi sta un panino al bar, chi con la borsa del picnic e poi bambini ed
assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro adulti a dipingere Colorare lo sbarco, i vari striscioni per il
che gi stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e. corteo di quando saremmo arrivati a Genova..
La nave partita alle due e mezza ed ha impiegato circa 18
Poi alle 17 tutti sul ponte per fare un minimo di assemblea
ore: tutta una vita sulla nave con il bar/ristorante, la discote- durante la quale ci sono stati i vari ringraziamenti da parte di
ca, i negozi, la cappellina e la moschea dove i musulmani si Andrea ed alcuni interventi. Una testimonianza per far capire
fermano a pregare cinque volte al giorno.
che possibile cambiare questo mondo, ed in questo caso lItaLa Nave dei diritti uniniziativa che ha dimostrato che lia... unesperienza nata e realizzata da amici, che dimostra
un mondo diverso possibile: laica e autofinanziata tra perso- che ci si pu organizzare, che tutto possibile... In Italia ora
ne amiche, credenti e no, e questo bello perch vuol dire che esiste un tumore con le sue varie cellule cancerogene che possi pu fare qualcosa anche fuori dagli stessi recinti. Un sito sono espandersi in altri paesi e poi non ci sar pi nessun
internet ha amplificato liniziativa. Bello lo slogan: Abbiamo paese immune... siamo noi che possiamo cambiare con la nobisogno di noi! vedo, sento, parlo, resisto.
stra conoscenza... per una memoria, ci che i nostri padri
Quasi tutti i partecipanti hanno conosciuto Andrea perso- hanno fatto e che abbiamo il dovere di non perdere, per mannalmente, quindi la strada questa, quella dellimpegno per- tenere questa memoria storica... ai nostri figli che magari non
sonale, la pi lunga e la pi difficile ma non ci sono alternative: si ricorderanno neanche pi questi due giorni... A questo sco... la solidariet si fa tra la gente, tra i popoli, incontrandosi, po si racconter lesperienza e la storia di questi italiani che
viaggiando e tessendo relazioni per continuare nello stesso vogliono unItalia migliore in un libro. Il gruppo di Bruxelles
impegno in paesi diversi e capire che non siamo soli...
ne curer il coordinamento. I volti e le voci: il racconto e le
Durante il viaggio unassociazione toscana ha intrattenuto i immagini di questa impresa avventurosa divenuta possibile.
bambini e gli ospiti della nave con alcuni giochi. In una delle
E queste esperienze dimostrano ai pi anziani che il loro imsale si sono svolti il dibattito sullacqua e quello sullimmigra- pegno di tanti anni positivo... Verso le 20 siamo sbarcati dalla
zione. Contemporaneamente, nella sala proiezione veniva pre- nave con un fazzoletto rosso, per ricordare lo sbarco dei Mille
sentato un ciclo di video realizzati
Garibaldini ed alcuni avevano un ceda varie persone. In sala discoteca
rotto sulla bocca (legge bavaglio).
un concerto e scene di teatro contisuonata la caratteristica sirena.
nue. In una sala un cantautore toriHo preso il treno per Torino e ho
nese che venuto a Barcellona in
incontrato una coppia, che lavora a
bicicletta, impiegando sei giorni, ha
Barcellona ed venuta a Torino a
detto che il viaggio deve essere assatrovare la famiglia con la scusa delporato: non importante quanto temlo sbarco: facciamo tutti cos, mepo ci si impiega, ma come lo si imdiamo, ci mettiamo insieme, andare
piega, quali incontri si fanno lungo la
di comune accordo... dimostrando
strada, ecc. Si creato un buon clima
che un mondo diverso possibile!
Daniele Dal Bon
tra tutti, affiatati, attenti agli altri e
danieledalbon@yahoo.it
con voglia di fare delle cose insieme.
Due immagini dello sbarco a Genova

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AGENDA

Settimana biblica al Convento S. Andrea in Sabina

23-28 agosto

Durante la settimana biblica affrontiamo sempre temi attuali, cercando di focalizzarli con laiuto della Parola.
Questanno ci soffermeremo su due aspetti che non lasciano indifferenti i dibattiti ecclesiali e quelli della societ
civile: la laicit e la gratuit. Info: Cinzia Landi: Tel. 333 9583831; www.ilconvento.it

Bressanone (BZ)

Seminari estivi di Biblia

22-30 agosto

22-26 agosto - La lettera ai Romani - Docenti: Alessandro Sacchi, Facolt Teologica del PIME, Piero Stefani,
Facolt Teologica Italia Settentrionale, con il pastore luterano Martin Burgenmeister (Merano) - 26-30 agosto Genesi 1-11 - Docenti: Alexander Rof, emerito Universit Ebraica di Gerusalemme - Jean Louis Ska, Pontificio
Istituto Biblico, Roma. Info: Biblia - Settimello (FI) - tel. 0558825055 - e-mail: biblia@dada.it - sito: www.biblia.org
a

Collevecchio (RI)

Roncegno (TN)

30 Scuola di Formazione della Rosa Bianca

25-29 agosto

tempo di passioni e pensieri forti - "Solo nel fuoco si semina il fuoco" (Olga Sedakova)
Per informazioni ed aggiornamenti consultare il sito www.rosabianca.org

Napoli

Il Vangelo che abbiamo ricevuto

17-19 settembre

uno spazio libero di comunione, confronto e ricerca sinodale. Nel terzo incontro, a Napoli, il 17-19 settembre
2010, rifletteremo assieme sulle parole di Bonhoeffer: Pregare e fare ci che giusto fra gli uomini.
Tutte le informazioni (lettera invito, programma,contributi preparatori) sul sito www.statusecclesiae.net

Torino

Corso biblico

24 settembre

Venerd 24 settembre ore 17,45 come oramai da pi di 30 anni, inizier con cadenza quindicinale, il corso
biblico guidato da Franco Barbero, nei locali della Claudiana in Via S.Pio V. Il corso aperto a tutti quelli che
desiderano approfondire i due Testamenti liberi da vincoli istituzionali e aperti ai risultati pi recenti della ricerca
biblica. Per informazioni: Maria ZUANON 3497206529 - Anna CAMPORA 3487236965.

Castel San
Pietro (BO)

XVIII incontro nazionale dei Gruppi donne delle Comunit cristiane di base

9-10 ottobre

Lincontro, organizzato coi Gruppi donne in ricerca di Padova, Ravenna, Verona, Donne in Cerchio, Il GraalItalia, Thea teologia al femminile ha come titolo: Il tempo delle narrazioni dal margine. Le sapienze del
vivere, la gaia follia del trascendere e si terr il 9-10 ottobre. Tutte le informazioni sul sito www.cdbitalia.it

Torino

Incontro di Tempi di Fraternit

16 ottobre

La redazione di TdF invita gli amici e i lettori ad un incontro per programmare i temi e le iniziative del
prossimo anno. Vuole essere un confrontro schietto, che metta in evidenza le difficolt che incontriamo ma
anche i germi di speranza che stentiamo a intravedere. Lincontro si terr sabato 16 ottobre alle ore 15.00
presso il Centro Studi Sereno Regis, via Garibaldi 13, Torino. Info: Danilo, 0119573272, Giorgio 3474341767.

Borgaro (TO)

XXXII Incontro Nazionale delle Comunit Cristiane di Base

dal 30 ottobre
al 1o novembre

Il tema dellincontro : In un tempo di sopraffazione e di precariet... date ragione della speranza che
in voi. In una societ dominata dal pessimismo le Comunit di base con il loro Convegno, che si svolger a
Borgaro Torinese (TO), Hotel Atlantic, via Lanzo 163, dal 30 ottobre al 1 novembre, non esprimono solo il bisogno
di speranza, ma mettono a disposizione uno spazio di socializzazione e di emersione di reali percorsi di speranza.
Info e prenotazioni: http://incontrocdb2010.viottoli.it, e-mail: incontrocdb2010@gmail.com, tel. 370 1115649

MARGINALIA
Raccolta di poesie di Franco luigi Carena

on so perch, ma leggendo i versi di Carena mi ritorna alla


mente Lavorare stanca. Non che ci sia unidentit di temi.
Forse una questione di musica. La poesia si riconosce dalla
musica. Se questa assente, anche la poesia manca: andata a finire su unaltra pagina. E in queste Marginalia di Carena
c un sottofondo musicale sottile, da gustare come si gusta un
vino raffinato: una specie di elegia dolente che potrebbe essere scritta da Albinoni, una malinconia dolce e delicata, unimpossibilit vissuta dal cuore come se fosse una mancanza. A
tratti il ritmo dolce simpenna. Carena protesta: la vita volgare. Un sogno sinfrange. Una speranza sincrina. Rimane la
nudit: del corpo, di un tramonto, della natura. Le cose sono
nude, si presentano agli occhi di un poeta nella loro verginit
che affascina: qualche volta ferisce. Ma la forza di Marginalia queste cose che apparentemente stanno ai margini, mentre in
effetti riguardano lessenziale - sta nella novit, nellarditezza,
nellaccostamento delle immagini. Pavese lo sapeva: la potenza della poesia consiste nel vigore delle sue immagini. E di
immagini Carena un fabbricatore. il suo mestiere: il buio
della notte per lui un portone arrugginito che d sul frutteto
delle nuvole. Le scuoti, se sei lAurora, e fai scendere una pioggia che assomiglia a quella della frutta matura che abbandona
lalbero. Poi lAurora si sveste. Si lava le parti intime rivelando-

le al mondo. Cos possiamo ammirare il sesso umido del cielo


che si esibisce alluomo: un sesso femminile.
Carena ha rintracciato cos lerotismo dellesistente. Ci sono forze, nella sua natura, che si attraggono e si seducono a vicenda.
Offrono alla nostra contemplazione un invito, la possibilit di unimitazione. Ma luomo, tra i tanti sprechi che compie, abile soprattutto nello sprecare le proprie possibilit. Di fronte allinvito di rendere la vita piacevole si rimane per cos dire nudi, nellinerzia
della condizione umana che ammette i voli della fantasia ma non
la realizzazione dei nostri slanci del cuore. Guardando le stelle, si
cerca lo splendore dei diamanti e ci si ritrova con il cuore infranto
in un campo pieno di vetri rotti. Luomo, Donchisciotte fabbricante
di sogni, si sveglia al suono della pala del mulino a vento, che gli
percuote la faccia dopo le belle promesse della notte.
La poesia di Carena sensuale come pu
esserlo una bella donna. Ti offre dei languori. Li assapori. La limitatezza della vita te li fa
scorrere tra le mani, come un colpo di vento
che attraversa i rami dellalbero e se ne va.
In Marginalia troviamo una modalit cara a
Pavese: la letteratura non precisa, non determina, non stabilisce: si limita a suggerire.
Poich la vita incontenibile, in questarte
dellevocazione - in cui il non detto pi importante dellesplicito - Franco Carena ha
MARGINALIA
dato prova di essere un maestro.
ed. LARCIERE
Luciano Jolly
2010 - 15,00

Agosto-Settembre 2010

40

empi di fraternit

ELOGIO DELLA FOLLIA


a cura di Gianfranco Monaca

verit e di decidere che cosa sia il bene dei popoli. A


sostegno di questa politica insegnano che questa
volont di Dio, avendo fabbricato un dio a loro
immagine e somiglianza, un dio-tiranno che delega loro
il compito di assolvere o eseguire le condanne. Ne
consegue un assetto autoritario sacralizzato, in cui il
potere politico viene contrattato con le conventicole, le
cricche e le caste che si dichiarano disponibili alla
genuflessione in cambio di una benedizione-sponsorizzazione elargita in nome di dio. Chi non accetta questa
immagine di dio bollato come eretico e bestemmiatore.
Cos hanno trattato i Profeti, salvo ricuperarne la
memoria quando fossero ben morti, manipolandone il
messaggio. Non difficile capire dunque come i cristiani
nei primi secoli abbiano scelto di dichiararsi atei, perch
convinti che il Dio di Ges non corrisponda in nulla
allimmagine del dio del potere. Ges di Nazaret, infatti,
fu crocifisso come bestemmiatore, pazzo e indemoniato.
Crediamo dunque nel Santo Bestemmiatore, e lo
adoriamo come Dio, Egli avrebbe potuto facilmente dice Paolo di Tarso - accettare la tentazione di inchinarsi
al dio del Potere, ma fu riconosciuto come Messia
(Cristo) proprio nel momento in cui - morendo
assassinato - trionfalmente sconfisse la violenza dei
religiosi di mestiere e dei loro manutengoli di passaggio.

LA VIGNETTA DI TDF

gianfranco.monaca@tempidifraternita.it

arliamo di suffragio universale, fiore allocchiello


delle nostre democrazie postilluministe, che hanno
riconosciuto il diritto di voto (suffragio) alla totalit della
popolazione (o quasi, perch i minori e gli immigrati
non votano). Il termine universale ereditato dalla Bibbia
ha un suono poco allegro, visto che fin da bambini
abbiamo imparato ad associarlo al diluvio; di male in
peggio, il termine suffragio lo abbiamo imparato dai
manifesti da morto, quando la gente viene informata
sullora e il luogo della cerimonia delle esequie.
Combinando le due cose, il suffragio universale ha
gradualmente acquistato il suono lugubre delle marce
funebri. Stiamo accompagnando al cimitero la democrazia. Se il nostro suffragio - in senso politico - fosse
davvero universale, le decisioni che riguardano lintero
pianeta dovrebbero essere prese dopo aver sentito il
parere dei sei miliardi di persone che solo in ristretta
minoranza hanno diritto di votare, e che per circa cinque
miliardi devono solo sempre pagare per gli altri, che sono
una strettissima minoranza che ha bisogno di godere della
libert di servirsi di tutto e di tutti per i propri loschi
affari. Questo dovrebbe essere una preoccupazione per
le religioni che si ritengono universali, ma in realt
esse hanno sempre osteggiato la democrazia, riservando
alle oligarchie dei loro funzionari il diritto di stabilire la

Agosto-Settembre 2010