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Le garanzie dei consorzi fidi

Prof. Avv. Albina Candian – ordinario di diritto comparato Università degli studi di
Milano

 Le fonti normative e l’equiparazione dei consorzi ai soggetti bancari e ai


soggetti ex art. 107 T.U.B
L‟attività di garanzia collettiva dei fidi è regolata dall‟art.13 del D.L. 30/09/2003 n.269,
“Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici” (pubbl. nella
G.U. n.229 del 02.10.2003 - supplemento ordinario n.157), ultima “Legge finanziaria” convertita
dal Parlamento nella Legge n. 326 del 24 novembre 2003, in G.U. n.274 del 25 Novembre 2003 -
Supplemento Ordinario.
Con una sola norma (art. 13 della L. n. 326/2003), sia pure composta da numerosi ed ampi
commi, “incastonata” a sorpresa nell‟ultima legge finanziaria (il D.L. n. 269/2003 - v. riquadro 1) il
Legislatore italiano, per la prima volta, ha offerto uno statuto giuridico certo a quella complessa e
variegata realtà che nel gergo specialistico è indicata degli operatori con la locuzione: “consorzi
fidi”.
I consorzi fidi nascono in Italia intorno agli anni „80 e nell‟ultimo decennio del secolo trascorso
conoscono un notevole sviluppo, anche in conseguenza della crisi che si incomincia a manifestare
nel settore della erogazione del credito da parte delle banche alla piccola e media impresa, così
come attestato poi dal “fenomeno Basilea“.
Queste particolari figure di consorzi - che nascono e si sviluppano spontaneamente, per
iniziativa delle associazioni degli industriali e dei commercianti, ma anche delle istituzioni
competenti per territorio e, molto frequentemente, con il sostegno delle Associazioni industriali o
delle locali Camere di commercio - rappresentano strumenti formidabili per le imprese, soprattutto
medio-piccole. Attraverso un criterio di “mutualità” tra imprese, i consorzi conseguono il risultato
di permettere la concessione di credito bancario alle imprese stesse non in grado di offrire adeguate
garanzie agli istituti di credito. Tra gli effetti benefici per la piccola e media impresa vi è anche
quello di conservare intatto il proprio merito di credito presso altri finanziatori, ai quali
l‟imprenditore può offrire le garanzie reali e personali che, aderendo ad un consorzio fidi, non è
chiamato ad esibire.
L‟attuale disciplina giuridica in materia di consorzi fidi presenta alcune caratteristiche
fondamentali le quali, se viste nel loro insieme sistematico, militano in definitiva nel senso di una
trasformazione dei consorzi fidi rispetto alla loro struttura attuale.

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In primis, il legislatore, quanto alla forma giuridica da adottare, si riferisce espressamente o alla
figura giuridica degli intermediari finanziari ex art.106 (Elenco generale) o art.107 (Elenco speciale)
del D.lgs 1/9/93 n.385 ( cd T.U.B.) oppure a quello di Banca cooperativa ( ex art. 28 del T.U.B.),
sempre che ovviamente i consorzi fidi presentino caratteri oggettivi riferibili al volume di attività
finanziaria e ai mezzi patrimoniali tali da giustificare l‟adozione di un simile statuto giuridico.
1) Confidi ex art. 106 TUB
- Continuano a svolgere la loro attività di garanzia collettiva senza essere assoggettati alla
vigilanza di BI.
- Sono limitate le competenze nella gestione dei fondi pubblici di agevolazione (fino a
ottobre 2008).
2) Confidi ex art. 107 TUB
- Previsione di parametri oggettivi per la trasformazione: obbligo di iscrizione (entro il 30
marzo 2009) nell‟elenco speciale se attività finanziaria è superiore a 75 milioni di euro;
- Definizione del campo di azione:
- attività di prestazione delle garanzie;
- attività riservate agli altri intermediari finanziari iscritti nel medesimo
elenco (esercizio nei confronti del pubblico delle attività di assunzione
di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma,
di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi)
entro un limite pari al 20 per cento del totale dell‟attivo;
- attività connesse o strumentali: attività accessorie che consentono di
sviluppare l'attività esercitata (es.: la prestazione del servizio di
informazione commerciale); attività che hanno carattere ausiliario a
quella esercitata (es.: studio ricerca e analisi in materia economica e
finanziaria, gestione di immobili a uso funzionale); attività di
informazione, di consulenza e di assistenza alle imprese consorziate o
socie per il reperimento e il miglior utilizzo delle fonti finanziarie,
nonché le prestazioni di servizi per il miglioramento della gestione
finanziaria delle stesse imprese.
3) Confidi/Banca Cooperativa
• Banche di garanzia collettiva: denominazione sociale contiene
“confidi”e/o”garanzia collettiva dei fidi”
• Forma giuridica: s.c.a.r.l.
• Statuto: zona di competenza territoriale; adesione ai fondi di garanzia interconsortili

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• Soci (non inferiori a 200 e ciascuno non può detenere quote superiori a 50.000 €;
PMI).
• Anche imprese di dimensioni maggiori, ma non più di 1/6 del totale!!!
• Sostenitori
• Operatività prevalente: idem agli IF 107
• Assoggettamento alla vigilanza di BI

In secundi, viene espressamente definita per via legislativa l‟attività del consorzio fidi, che è,
appunto, quella di svolgere attività di garanzia collettiva dei fidi. Tale attività si sostanzia nella
utilizzazione di risorse provenienti, in tutto o in parte, dalle imprese consorziate o socie per la c.d.
prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorirne il finanziamento da parte di
banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario. Ma la legge riconosce al consorzio fidi
anche la possibilità di svolgere le attività strumentali o connesse alla attività principale, sia pure nel
rispetto della consueta riserva di legge.
Anche quest‟ultimo profilo è importante in quanto viene riprodotto il regime giuridico di attività
che la legge speciale, sia bancaria che sulla intermediazione finanziaria (D.Lgs. 24/2/98 n. 58),
adotta per tutti i soggetti del c.d. mercato finanziario - bancario ed anche assicurativo: tali soggetti
sono giuridicamente legittimati a svolgere, accanto alla loro attività istituzionale, anche le attività
connesse o strumentali: il che, nel caso dei consorzi fidi, può tradursi in una sicura opportunità per
gli stessi, tenuto conto anche delle considerazioni che verranno svolte più oltre riguardo alla c.d.
ipotesi progettuale.
Inoltre, il comma 3 dell‟art.13 si riferisce espressamente alle tipologie giuridiche di garanzia che
possono essere prestate dal consorzio fidi. Sul punto è da osservare subito che il concetto di
garanzia in senso giuridico non coincide con quello economico. Ora, il legislatore si riferisce sia alla
garanzia in senso giuridico e, quindi, alle garanzie reali (l‟aggettivo reale in senso giuridico ha un
ben preciso significato tecnico, indicando le figure quali pegni, ipoteche, anche mobiliari, e tutte le
forme atipiche di garanzie reali ormai ammesse dall‟ordinamento, es: pegni rotativi, floating charges,
trasferimenti di proprietà a scopo di garanzia o fiduciari, e così via), sia alle garanzie personali
(garanzie a prima richiesta fideiussioni, contratti autonomi di garanzia, ma anche forme più
complesse che prevedono per esempio assunzione di capitale di rischio e partecipazione da parte di
altri soggetti), sia, ancora, ai contratti volti al trasferimento del rischio (locuzione quest‟ultima che,
in senso giuridico, evoca strumenti assicurativi e di finanziamento vari, ma anche, ovviamente,
contratti di deposito presso i finanziatori delle imprese consorziate).
Il testo dell‟articolo sopra citato si limita ad enunciare le varie tipologie giuridiche di garanzia e
ciò comporta un‟autonomia maggiore in capo alle parti, quali la banca e il consorzio Fidi, di
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predisporre la contrattualistica regolante l‟aspetto della garanzia, avendo libertà di prevedere anche
clausole limitative delle caratteristiche della garanzia stessa.
Ora, non v‟è dubbio che, alla luce della complessa disciplina giuridica, il consorzio fidi potrà
andare a svolgere un ruolo assolutamente innovativo, ma che impone il cambiamento, anche sul
piano giuridico.
Infine un‟osservazione: il legislatore, sia pure nella scarsa consapevolezza delle problematiche
del rating e dei profili tecnici che Basilea impone sia ai consorzi fidi che alle imprese da esse
garantite – il che non stupisce, tenuto conto della abituale disattenzione del nostro legislatore agli
elementi non strettamente giuridici- ha finito per dettare una disciplina giuridica che si allinea con i
cambiamenti tecnici imposti da Basilea (si veda punto b sottostante). Tale allineamento, più che il
frutto di una precisa policy legislativa, sembra derivare dal tentativo, operato dal legislatore, di
omologare l‟attività dei consorzi fidi ai settori principali del mercato finanziario e, forse, anche ai
trends europei più generali adottati sia dal legislatore comunitario che dai legislatori nazionali in fase
di recepimento del diritto comunitario.
Prima di indicare i difetti della disciplina in esame, secondo il costume maggiormente praticato
dai commentatori italiani, pare utile e doveroso evidenziare gli aspetti positivi ed innovativi della
stessa.
Intanto lo scopo del legislatore è stato quello di ricondurre ad unico paradigma le forme
esistenti e, utilizzando la tecnica già utilizzata sia dal legislatore bancario che da quello della
intermediazione finanziaria, egli realizza tale scopo attraverso la c.d. “riserva di attività” e l‟utilizzo
esclusivo di denominazione. Infatti, i commi 2 e 3 dell‟art. 13 stabiliscono in primo luogo che i
Confidi, pur con una serie di eccezioni, svolgono esclusivamente attività di garanzia collettiva dei
fidi ed i servizi ad essa connessi e strumentali, e l‟attività di garanzia collettiva dei fidi è, per la
prima volta in Italia, contenuta e descritta in una legge.
Infatti una delle definizioni contenute nel comma 1 si riferisce proprio alle attività dei Consorzi
Fidi, che consiste “nell’ utilizzazione di risorse provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o socie per
la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorire il finanziamento da parte delle banche e
degli altri soggetti operanti nel settore finanziario”, mentre il comma 5 stabilisce che solo i soggetti che
esercitano queste attività possono chiamarsi Confidi, prevedendo addirittura la sanzione per i
contravventori.
Molto importante anche il comma 3 ove, mostrando la piena consapevolezza del problema e
della importanza delle forme di garanzie del credito utilizzate, la legge prevede che il consorzio
possa prestare sia garanzie personali che garanzie reali, ma anche stipulare contratti a scopo di
garanzia e costituire depositi sempre a scopo di garanzia. In questo modo, almeno in questo
specifico ambito, si prevede la possibilità di ricorrere a tutte quelle forme di garanzie del credito
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(pegni vari, cessioni di credito a scopo di garanzia, tutte le forme di deposito, ma probabilmente
anche assicurazioni del credito ed utilizzo di strumenti assicurativi a scopo di garanzia) che gli altri
sistemi giuridici europei utilizzano, con grande libertà, da molto tempo.
La novità importante è poi rappresentata anche dal comma 25, in cui viene disciplinato il regime
del fondo di garanzia costituito presso il Medio Credito Centrale S.p.A. (ex L. 662/96) che verrà
conferito in una S.p.A. a “rilevanza pubblicistica”. A questo proposito non poche perplessità ha
suscitato tra gli operatori la previsione del contributo obbligatorio di cui ai commi 22 e 23 del
“contributo obbligatorio pari allo 0,5 per mille dei finanziamenti complessivamente garantiti” che
dovrà essere versato o al fondo di garanzia interconsortile o, in caso di non adesione al fondo
interconsortile, al Ministero dell‟Economia. A parte i dubbi interpretativi relativi al termine
“finanziamenti complessivamente garantiti” ove non è ancora chiaro a quale tipo di calcolo ci si
riferisca, colpisce anche la “ingerenza ministeriale”.
La legge stabilisce poi il requisito della c.d. patrimonializzazione dei Confidi, imponendo ad essi
di avere un patrimonio netto, comprensivo dei c.d. fondi rischi indisponibili, non inferiore a
250.000 euro.
Al di là della composizione di tale patrimonio, composto dal fondo consortile o capitale sociale,
ma anche dagli avanzi di gestione, dalla riserve e dai fondi rischi, si deve subito segnalare che,
sull‟ammontare del patrimonio, non sono mancate le critiche di chi ritiene insufficiente questo
limite rispetto ai requisiti di patrimonializzazione richiesti da Basilea II, accordo approvato il 26
giugno dai Governatori del G-10.
Ancora è da segnalare che il legislatore ha voluto dare grande rilievo alla qualificazione dei
Confidi come intermediari finanziari ai sensi degli artt. 106 e 107 del T.U.B. (D.L. n. 385/93), ma
non escludendo peraltro anche la possibilità di una trasformazione in banca sia pure cooperativa e
a responsabilità limitata.
Inevitabilmente la nuova normativa creerà non pochi problemi di sopravvivenza per i consorzi
territoriali di piccole dimensioni e ciò sia in ragione dei requisiti di patrimonializzazione che in
ragione degli irrigidimenti derivanti dalla nuova configurazione legislativa. Di ciò sembra avere
piena coscienza anche il legislatore, il quale utilmente contempla strumenti e forme di aggregazione
tra i Confidi stessi, tra cui il fondo di garanzia interconsortile e le fusioni tra confidi. Del resto
dell‟importanza delle aggregazioni tra Confidi che, a quanto risulta, sono già in atto in varie regioni
aveva mostrato piena consapevolezza anche la Federfidi, come testimoniato anche dai numerosi ed
efficaci interventi svolti dal Presidente Lasagna.

2) I soggetti garanti e i soggetti garantiti

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L'introduzione del Nuovo Accordo di Basilea impone una profonda rivisitazione e ridefinizione
delle logiche operative e gestionali riferite alla politica di concessione dei prestiti delle banche.
Ciò con l'obiettivo di raccordare le modalità di determinazione del capitale di vigilanza alle
modalità di valutazione e di concessione del credito.
Il passaggio suddetto si realizza nella misura in cui si:
a) definiscono le componenti elementari di misurazione del rischio di credito;
b) identificano le modalità di determinazione delle componenti suddette;
c) differenziano le logiche di misurazione per segmento di controparte;
d) specificano le modalità di attuazione delle nuove regole riferite al capitale di
vigilanza.
La portata del cambiamento è vasta e decisiva per orientare l'intero sistema creditizio a nuove
logiche di gestione. A tale processo non è immune il sistema dei confidi sia per il ruolo storico che
ha esercitato, sia per la potenziale capacità di interazione e valorizzazione del concetto di garanzia
nel quadro complessivo indicato da Basilea. In particolare, tale potenziale capacità si specifica in
relazione al concetto di LGD (Loss Given Default, perdita in caso di insolvenza) in quanto la garanzia
monetaria prestata dai confidi permette di ridurre il valore della LGD stessa per ciascuna
operazione creditizia generando benefiche ricadute sotto il profilo della riduzione del tasso di
interesse o dell'attenuazione del rischio di credito.
Se ciò è vero in termini logici e sostanziali, l'accordo di Basilea specifica tuttavia quelli che
devono essere i requisiti richiesti alle "garanzie" in generale per essere accettate nella prospettiva di
mitigazione del rischio. Tali requisiti si articolano in:
a) requisiti oggettivi (in quanto riferiti alla garanzia di per sé);
b) requisiti soggettivi (in quanto riferiti al garante).
I tratti essenziali delle due disposizioni portano a individuare nella copertura diretta, nella
copertura integrale e incondizionata da un lato e nella natura di banca, impresa o ente pubblico
dotati di un rating almeno pari a BBB dall'altro lato gli elementi di riconoscibilità della garanzia. Ad
oggi, gli uni e gli altri non sono individuabili nei confidi italiani. Ciò inevitabilmente conduce a due
possibilità: la prima è riferita all'uscita dei confidi dal sistema; la seconda è riferita all'individuazione
degli spazi per competere.
Scopo statutario dei Consorzi Fidi è quello di creazione delle “garanzie collettive” dei prestiti
erogati dalle banche alle imprese consociate, tramite la creazione di “fondi rischi”. Il fondo,
costituito dalle quote di adesione, ma alimentato altresì dai contributi provenienti da associazioni di
categoria ed anche dagli enti economici locali e da altri soggetti ancora, offre alle banche,
convenzionate con il consorzio fidi, una garanzia sussidiaria, c.d. di “secondo grado”, non
sostitutiva di quella principale, in favore delle imprese consociate.
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Le convenzioni tra consorzio fidi e banche sono accordi abbastanza standardizzati che
normalmente contengono una serie di elementi: il quantum di “fido” concedibile in funzione del
patrimonio rappresentato dal fondo comune, le forme tecnico-giuridiche con le quali viene
concessa la garanzia, il prezzo del servizio che verrà praticato alle aziende, le modalità di escussione
del fondo e così via. Il carattere di mutualità che sta alla base del consorzio-fidi è rappresentato dal
fatto che le imprese tra loro consorziate garantiscono solidalmente, sia pure pro-quota, il c.d.
”buon fine” dei prestiti ottenuti tramite il consorzio(v. riquadro relativo alla realtà del Consorzio
Fidi Milano).
A fronte della rilevanza del fenomeno, da anni in Italia si discute circa la necessità della
emanazione di una legge apposita che detti regole chiare ed unitarie per disciplinare le molteplici
realtà di consorzi esistenti sul territorio nazionale. A sorpresa, anche per gli operatori del settore, la
disciplina legislativa sui consorzi fidi è stata emanata alla fine dello scorso anno in occasione, come
si diceva, della legge finanziaria 2003.

3) Le convenzioni con gli istituti bancari

Dal primo Gennaio 2008 è entrato in vigore l‟accordo noto come Basilea II.
Le imprese, per ottenere una nuova linea di credito e non vedersi peggiorare condizioni e tassi
di interesse, hanno dovuto spingere molto sugli aspetti di presentazione dell‟azienda in rapporto
alla media del settore economico di appartenenza, bilanci andamentali in linea con i nuovi criteri di
equilibrio economico patrimoniale e finanziario, l‟eventuale business plan per investimenti.
La valutazione della possibilità o meno di accedere al credito da parte della banca verrà
sintetizzata in un voto, chiamato rating, che esprimerà il grado di rischiosità dell‟azienda oggetto
di esame.
Si è infatti assistito ad un atteggiamento non sempre univoco da parte delle banche che:

1. hanno adottato un metro di giudizio diverso a volte diverso;


2. l‟applicazione di Basilea II da parte delle banche era già iniziata nel 2004, in quanto
dal primo Gennaio 2008 le banche hanno assegnato un rating sulla base di almeno 3 bilanci di
esercizio.

Gli accordi di Basilea, sia il primo che il secondo, si fondano su un principio base: quello della
adeguatezza patrimoniale delle banche. Ciò significa che le banche devono avere un patrimonio
adeguato che non può, quindi, scendere al di sotto di una ben determinata soglia, il cui ammontare
é determinato dalle regole di misurazione del rischio insite negli impegni assunti.
La normativa di Basilea si fonda quindi su queste due regole:
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1) ogni attività posta in essere dalle banche e quindi soprattutto la concessione di
prestiti o mutui comporta l'assunzione di un certo rischio;
2) il rischio assunto dalla banca deve quindi essere graduato, ed è proprio in funzione
del fattore di rischio che ogni banca misura l‟adeguatezza del capitale che la banca deve
possedere. Tale capitale prende il nome di capitale di vigilanza.
Conseguentemente, il capitale di vigilanza ha una duplice funzione: copre i rischi assunti ma è
anche un limite alla espansione dell'attività bancaria.
Contemporaneamente alla introduzione di questi due principi, Basilea ha anche previsto una
base comune di valutazione della adeguatezza patrimoniale delle banche, il c.d. “approccio standard”,
che ha fornito il sistema bancario internazionale di un contesto operativo uniforme.
In altri termini, le banche dei paesi aderenti all‟ accordo opereranno tutte in base ai medesimi
criteri di ponderazione dei rischi e di conseguente adeguatezza patrimoniale.
Senza entrare in dettagli tecnici eccessivi, ci si limita in questa sede a ricordare che Basilea II,
pur nel rispetto di quei principi di base che hanno ispirato Basilea I, ha riformulato i sistemi di
misurazione del rischio di credito e ha aggiunto altresì la necessità di considerare altri tipi di rischio
soprattutto quello operativo ovvero quello legato a perdite patrimoniali risultanti da inefficienze o
inadeguatezze dei processi di valutazione dei rischi.
Tutto ciò prende il nome tecnico di rating.
Questa breve spiegazione è forse utile per far comprendere a tutti le regole di Basilea che
verranno applicate a tutti i soggetti da parte delle banche e, quindi, anche alla piccola e media
impresa. Tuttavia si deve ricordare che tali regole non costituiscono una scelta arbitraria delle
banche per “vessare”clienti, quanto piuttosto obblighi che le banche stesse hanno in ragione degli
accordi presi a monte dalle Banche Centrali a cui le stesse banche sono soggette.
In estrema sintesi si deve quindi comprendere che gli accordi di Basilea, con l'introduzione delle
regole sul rating, si traducono in una “oggettivizzazione” del rischio di credito e quindi delle regole
in base alle quali le banche possono concedere credito ai soggetti che ne facciano richiesta.
Oggettivizzazione significa che le regole di valutazione del rischio, in base alle quali verranno
concessi i prestiti, e il costo di tali prestiti per gli imprenditori sono uguali per tutti gli operatori
bancari. Pertanto, da ora in poi il credito non verrà più concesso in base a parametri soggettivi e
quindi legati alla persona che fa richiesta. In caso contrario qualunque uniformità sarebbe illusoria,
e qualunque misurazione da parte di soggetti terzi sarebbe arbitraria.

Anche nei confronti delle imprese a cui concedere credito la oggettivizzazione, a cui ci è riferiti,
a cascata interesserà le imprese che sono le utenti finali della attività della banca. Infatti, le banche,
dalla attuazione dell‟accordo di Basilea II in poi, saranno obbligate a utilizzare criteri oggettivi
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relativi alle imprese da finanziare (e quindi non solo elementi relativi al fatturato o alla liquidità, ma
anche al tipo di attività, capacità di sviluppo, livello di sanità e buon funzionamento dell‟impresa,
garanzia che l‟imprenditore potrà dare e così via), realizzando così una sorta di meritocrazia tra le
imprese stesse.
Queste ultime infatti più saranno capaci di meritarsi il credito per ragioni oggettive (e non
clientelari o di conoscenza personale con l'imprenditore) e più lo otterranno, in modo da
scongiurare il più possibile altri casi Parmalat o Cirio.
Quanto alla piccola e media impresa si deve non dare troppo ascolto alle preoccupazioni più
volte segnalate da alcuni operatori e da alcuni economisti secondo le quali il rating inteso come
assoluto automatismo spingerebbe le banche a sviluppare relazioni sempre più standardizzate ed
impersonali soprattutto con le imprese meno redditizie.
Non sarà così, in quanto i rating interni, come criteri oggettivi per realizzare prestiti, non
sostituiranno completamente il giudizio umano di colui che dovrà esprimere giudizi sul merito del
credito, ma piuttosto saranno uno strumento utilissimo che spingerà le banche ad ottenere una
serie di informazioni che andranno ad aggiungersi a valutazioni personali, dando ad esse credibilità
e stabilità.
Del resto, non vi è ragione per immaginare che, in seguito all‟accordo di Basilea II, le banche
non vorranno agire impreditorialmente e ciò allo scopo non di rifiutare o penalizzare imprenditori,
ma allo scopo opposto di acquisire nuovi clienti a condizioni standard di mercato. Ovviamente ciò
significherà per le banche che esse dovranno reimpostare su basi nuove il rapporto con la piccola e
media impresa proprio per interpretare le realtà dimensionali, settoriali e territoriali dell'impresa
stessa, per dare fiducia ai progetti innovativi finanziando crescita e sviluppo. Tutto ciò in definitiva
avrà l‟effetto di stimolare anche la concorrenza tra le banche stesse le quali meglio faranno e più
saranno capaci di acquisire clientela.
Un atteggiamento miope su tali profili sarebbe pericolosissimo per le banche stesse che hanno
bisogno di acquisire a loro volta soggetti meritevoli, tenendo conto che ciò non significa esame
esclusivo della mancanza di liquidità, posto che questo è uno tra la molteplicità di fattori resi
oggettivi da Basilea.
Anche alle imprese è richiesto uno sforzo di cambiamento di mentalità nella direzione della
trasparenza e nella capacità di dialogare con le banche.
Le imprese di migliore qualità creditizia saranno quelle maggiorente trasparenti con gli operatori
bancari e ciò sia in ordine alla capacità di presentare la propria situazione, sia in ordine alla
adozione di procedure interne di verifica dei risultati. In questo senso le imprese non dovranno
sentirsi sole ma piuttosto ottenere il supporto delle istituzioni che meglio le rappresentano che, nel

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caso della piccola e media impresa sono costituite dalle associazioni di categoria e soprattutto dalle
Camere di Commercio.

4) Le modalità di escussione
Qual è il meccanismo di funzionamento dei Confidi
I Contributi versati dagli associati confluiscono:
- nei fondi collettivi di garanzia (fondi rischi/Capitale Sociale)
- Convenzioni tra banche e Confidi
- Copertura (in genere parziale) delle perdite.
Quale risulta essere il sostegno dei Confidi
a. Garanzia reale (fondo monetario)
b. Garanzia personale (fondo fideiussorio)
c. Fondi di garanzia (fondo rischi) vengono usati per garantire alla banca la copertura
totale/parziale delle perdite originate dal default degli associati, Classificabili in Fondo di
garanzia monetario: riserva di liquidità, in parte liberamente utilizzabile per investimenti
discrezionali, e in parte vincolata a garanzia e investita in depositi e titoli con un basso
profilo di rischio (poste altamente smobilizzabili); la parte vincolata rappresenta la quota cui
la banca attinge in caso di default del debitore. Si configura come un deposito di denaro
presso 1/+ banche convenzionate e assume la connotazione di pegno. Garanzia reale. E
Fondo fideiussorio: garanzia data un insieme di fideiussioni rilasciate alle banche da parte
delle singole imprese. Garanzia personale.
Fino a Basilea2 il fondo di garanzia ha avuto un duplice ruolo:
- permetteva di coprire le perdite, associate all‟insolvenza degli associati; in genere
copertura parziale (50%)
- concorreva a stabilire l‟importo massimo di credito garantito, erogabile alle imprese,
atteso che rappresentava la base di riferimento per la determinazione del cosiddetto
MOLTIPLICATORE

Il Confidi nasce come strumento di mediazione tra banca e impresa attraverso la prestazione di
una garanzia, tramite:
- attribuzione decisa da un organo interno al Confidi (Comitato tecnico), composto
da rappresentanti delle forze imprenditoriali, rappresentante della Camera di
Commercio/altro ente promotore, rappresentante banca convenzionata;

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- convenzione con la banca, volta a regolare le relazioni (modalità di rilascio delle
fideiussioni, forme tecniche ammesse a garanzia, livello tassi e condizioni, modalità di
revoca, modalità di recupero in caso di default)
Le modalità di escussione vengono divise a seconda della garanzia prestata:
a) Qualora si tratti di Garanzia reale, la Banca potrà provvedere ad una:
- escussione immediata ed in base a quanto stabilito dalla convenzione la Banca potrà
prelevare dal fondo una percentuale predeterminata dell‟ammontare del default. La banca
procederà poi al recupero; se esito positivo, accredita sul fondo la parte della somma
prelevata in eccesso rispetto alla perdita definitiva a carico del C.
- la banca attende la conclusione della procedura di recupero, alla fine del quale si procederà
all‟addebito del fondo.
b) Qualora, al contrario, si tratti di Garanzia personale, la banca deve escutere l‟obbligato principale
e successivamente procedere pro-quota nei confronti di ogni impresa che ha rilasciato la
fideiussione.
Le caratteristiche delle Garanzie reali:
 non sono direttamente escutibili perché è prestata non sull‟esposizione ma sulle
perdite evidenziatesi;
 hanno natura consortile
 ai fini dell‟assorbimento patrimoniale, ammessa solo per la parte coperta dal fondo
vincolato presso la banca: un fondo di 1000 permette garanzie per 1000 (non viene
sfruttato il meccanismo del moltiplicatore).
Le caratteristiche delle Garanzie personali:
 Non è rispettato il requisito soggettivo (rating garante >A-)
 Né sono rispettati alcuni requisiti operativi
 Garanzia non è primaria, non è irrevocabile, non è a prima richiesta; non è esplicita
La direttiva comunitaria 2006/48 del 14.06.2006 - definita comunemente CAD - ha previsto
l‟ammissibilità di garanzie prestate da istituzioni finanziarie diverse da banche e imprese di
investimento, ovvero ha introdotto un criterio soggettivo purché:
 le imprese finanziarie siano autorizzate e controllate dalla stessa autorità
competente per la vigilanza sulle banche
 le imprese finanziarie siano assoggettate a requisiti prudenziali equivalenti a quelli
dettati per le banche

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E‟ stata altresì prevista una garanzia mutualistica secondo un criterio oggettivo:
 Riconoscimento delle garanzie prestate verso un pool di esposizioni, purché
chiaramente identificato
 Riconoscimento degli schemi di garanzia che non si attivano al momento del
default, ma poggiano sulla modalità dell‟acconto/anticipazione (purché l‟effetto della
protezione fornito dalla garanzia soddisfi le Autorità)

Banca d‟Italia ha altresì previsto:

• L‟ammissibilità della controgaranzia (a copertura del garante) non solo se rilasciata


dallo Stato, ma anche da regioni, enti locali, da società del settore pubblico. Non sono
invece riconosciuti le contro-garanzie rilasciate dai Confidi di II grado, da IF e dalle
banche;

• L‟assunzione della veste di intermediari sottoposti a vigilanza prudenziale rileva ai


fini del riconoscimento delle garanzie dei confidi

• …..secondo cui le garanzie rilasciate da IF sottoposti a un regime di vigilanza


equivalente a quello delle banche sono equiparate a quelle rilasciate da queste ultime”

In particolare, per le garanzie mutualistiche di tipo personale, il requisito della pronta escutibilità
si ritiene rispettato purché sia soddisfatta una delle seguenti condizioni:

 la banca ha diritto di ottenere tempestivamente un pagamento provvisorio da


parte del garante, pari ad una stima attendibile dell‟importo delle perdite economiche
che la banca potrebbe subire, incluse le perdite derivante dal mancato versamento di
interessi e di altri tipi di pagamenti cui è tenuto il debitore, in proporzione alla
copertura della garanzia. La banca stabilisce la congruità dell‟acconto in funzione delle
perdite sperimentate
 gli effetti di protezione delle perdite assicurati dalle garanzie giustificano il
trattamento prudenziale come trattamento garanzia personale.

5) La rilevanza delle garanzie ai sensi di Basilea II


Le nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le Banche, introdotte dalla Banca d‟Italia con la
Circolare n. 263 del 27/12/2006, recepiscono il Nuovo Accordo sulla “Convergenza internazionale
della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali” (“Basilea II”) e l‟omologa normativa

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comunitaria dettata dalle direttive UE n. 48 e n. 49 del 14.06.2006. Il complessivo sistema di regole
prudenziali governato dalla circolare 263/2006 si fonda su “tre pilastri”, che disciplinano:
− i nuovi requisiti patrimoniali (“primo pilastro”), ossia i coefficienti patrimoniali obbligatori di
vigilanza che configurano la dotazione minima di capitale che ogni intermediario deve possedere
per fronteggiare i rischi tipici della sua attività e per la cui misurazione sono utilizzabili metodologie
alternative di calcolo caratterizzate da differenti livelli di complessità sia nelle tecniche di computo
sia nei requisiti organizzativi e di controllo;
− il processo di controllo prudenziale (“secondo pilastro”), ossia il sistema di controlli interni di cui
ciascuna banca deve dotarsi per assicurare l‟adeguatezza patrimoniale ed organizzativa – attuale e
prospettica – a fronte di tutti i rischi rilevanti per la sua attività (“Internal Capital Adequacy
Assessment Process” – ICAAP) ed il sistema dei controlli esterni che l‟Autorità di Vigilanza
esercita su stabilità, efficienza, sana e prudente gestione degli intermediari stessi (“Supervisory
Review and Evaluation Process – SREP), per verificare l‟affidabilità e la coerenza dei risultati ed
adottare, ove la situazione lo richieda, le opportune misure correttive;
− l‟informativa al pubblico (“terzo pilastro”), ossia gli obblighi informativi verso il mercato che
ogni banca è chiamata ad assolvere (disciplina di mercato) in materia di adeguatezza patrimoniale,
esposizione ai rischi e relativi sistemi di identificazione, misurazione e gestione. In particolare, le
disposizioni prudenziali concernenti il cosiddetto “terzo pilastro” impongono specifici obblighi di
informativa al pubblico – diretti a rafforzare la disciplina di mercato – che riguardano i profili di
adeguatezza patrimoniale e di esposizione ai rischi nonché le caratteristiche dei sistemi interni
preposti all‟identificazione, alla misurazione ed alla gestione dei rischi stessi.
L‟impiego di tecniche di Credit Risk Mitigation (CRM) è volto a ridurre o a trasferire il rischio di
credito. Tuttavia, poiché l‟accettazione di garanzie personali e finanziarie non può accrescere altri
rischi - come, ad esempio, il rischio legale, il rischio operativo, il rischio di liquidità o il rischio di
mercato - è necessario che la banca, nel processo di ricerca e definizione del ruolo delle garanzie
tenga in adeguata considerazione questi ultimi aspetti (ed ecco perché non tutte le banche potranno
adottare i medesimi “schemi organizzativi”).
Le tecniche di mitigazione del rischio riconducibili al mondo dei confidi sono:
1) le garanzie personali ed i credit derivatives, i cui requisiti minimi sono riconducibili ai seguenti
aspetti:
- Copertura diretta
- Copertura esplicita
- Copertura irrevocabile
- Copertura incondizionata
- Escussione diretta del garante
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- Obbligo diretto del garante
- Copertura in base al valore dell‟esposizione (principio del “valore di mercato”)
- Valore “legale”
Tutte le condizioni sopra elencate possono essere prese in considerazione se, e solo se, il garante è
riconducibile ai seguenti soggetti:
- Stati
- Enti pubblici e banche con ponderazione di rischio inferiore a quella del debitore
- Imprese con rating pari almeno ad “A-” (con rischio di default – PD – equivalente)
SOLO il rispetto contemporaneo di tutti questi presupposti permette la corretta applicazione del
cosiddetto principio del substitution ceiling, ovvero la sostituzione dell‟obbligato principale con il
garante
2) Le garanzie reali “finanziarie”
E‟ la parte più complessa del sistema di mitigazione del rischio inserito nel documento di Basilea 2.
L‟obiettivo delle garanzie reali ed il loro trattamento è funzione sia degli aspetti specifici delle
singole attività, sia dell‟organizzazione dell‟intermediario stesso. Inoltre, viene previsto un sistema
di accettazione più elastico (ad esempio, un numero superiore di attività accettabili come garanzia
di un‟operazione), quando è dimostrato un maggiore commitment dell‟intermediario nel valorizzare i
differenti aspetti delle singole attività poste a garanzia.
In definitiva, la normativa esposta nel nuovo documento evidenzia, da un lato, una maggiore
sensibilità a numerosi profili di rischio creditizio e, dall‟altro lato, livelli di complessità decisamente
superiori di quanto non fosse possibile riscontrare nella versione precedente dell‟accordo.
I requisiti minimi delle garanzie reali o finanziarie sono riconducibili ai seguenti aspetti:
- Certezza “legale”
 Deve esistere la possibilità per la banca di escutere direttamente l‟attività
posta a garanzia
 Devono esistere tutte le misure volte alla tutela dell‟intermediario (ad
esempio, limiti alla possibilità di trasferimento della proprietà)
- Bassa correlazione con l‟affidamento sottostante
 Il valore dell‟attività posta a garanzia non può dipendere dalla qualità
creditizia di chi l‟ha posta in essere (ad esempio, titoli azionari del debitore)
- Disponibilità di robusti processi di gestione del rischio
 Devono esistere tutte le procedure in grado di garantire una veloce
liquidazione delle posizioni incagliate in modo da sfruttare adeguatamente il
controvalore delle garanzie ottenute

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Le garanzie reali ammissibili sono:
- Depositi in contante presso la banca
- Oro
- Titoli di debito con rating assegnato da ECAI riconosciute, se questi rating sono
pari ad almeno:
 BB- per le emissioni di soggetti sovrani ed ESP a questi equiparati
dall‟autorità nazionale di vigilanza
 BBB- per le emissioni di altre entità (comprese banche e società di
intermediazione mobiliare)
 Almeno A-3/P-3 per strumenti di debito a breve termine
- Strumenti di capitale (incluse le obbligazioni convertibili) compresi in uno dei
principali indici
- Certificati trasferibili di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari
(OICVM) e quote di fondi comuni (a patto che la valorizzazione avvenga
giornalmente e che la tipologia di titoli inseriti negli stessi sia compatibile con gli
strumenti accettabili come garanzia
- Titoli di debito non classificati da ECAI riconosciute, ma che presentino
contemporaneamente caratteristiche ben precise:
 Emessi da banche
 Quotati su mercati ufficiali
 Di primo grado
Al verificarsi di particolari condizioni, le banche possono utilizzare come strumenti mitiganti il rischio anche:
- Azioni non comprese in uno dei principali indici, ma quotate in mercati ufficiali
- Certificati di organismi di investimento collettivo/quote di fondi comuni che comprendono tali
azioni
Perché le garanzie attuali dei confidi non sono utilizzabili ai fini di CRM?
Attualmente, anche alla luce degli accordi più comuni tra banche e sistema dei confidi, si può
affermare che le garanzie REALI (“FINANZIARIE”) offerte dai confidi non presentano alcuna
caratteristica di mitigazione del rischio. Tutto ciò capita a causa di alcuni elementi comuni:

- la garanzia non è esplicita e non permette un legame diretto tra posizione della
banca e quantità di risorse disponibili per la stessa in caso di default della
controparte;

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- oggi non assume più importanza il fatto che la garanzia diventi facilmente escutibile
al momento del default, perché si tratta di un aspetto che va vagliato prima
dell‟erogazione;

- la banca, anche per le cause precedenti, non è in grado di quantificare la perdita in


caso di default (tecnicamente LGD – loss given default) proprio perché riceve una
“garanzia complessiva”;

- molto spesso le garanzie fornite non sono “a prima richiesta”, ma successive ai


tentativi di escussione in capo all‟obbligato principale;

- attualmente, anche alla luce degli accordi più comuni tra banche e sistema dei
confidi, si può affermare che le garanzie PERSONALI (“DI FIRMA”) offerte dai
confidi non presentano alcuna caratteristica di mitigazione del rischio;

Infine tutto ciò capita a causa di alcuni elementi comuni:

- la garanzia non è né diretta né esplicita su una particolare posizione detenuta dalla


banca;

- la garanzia è a valere sulla perdita che non può essere quantificata al momento
dell‟erogazione del finanziamento;

- i confidi non rilasciano garanzie primarie, ma sussidiarie, proprio perché legate


all‟evento della perdita e non del rischio di credito nell‟accezione più ampia del
termine;

- gran parte dei confidi italiani non gode di un giudizio di rating esplicito e, chi lo ha
ottenuto, è lontano dalla condizione minima richiesta dagli standard di Basilea 2.

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