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Musica Jazz

Numero di luglio 1970 (pagg: 35)


Miles Davis
autore Schiozzi, Bruno
Di "Birth Of The Cool" penso si sia ormai perso il conto delle ristampe. Certo sono tante. Ma, data
l'importanza del disco, sono pi che giustificate. Personalmente, io ne posseggo tre e me le tengo
ben strette. Proprio come si faceva e mi rivolgo agli appassionati non pi giovanissimi con i
vecchi 78 giri di particolare pregio: una copia da porre sul giradischi e una da conservare
gelosamente.
In questo caso specifico, poi, la "collezione" proprio raccomandabile. Ad ogni ristampa, infatti,
corrisponde un sensibile miglioramento della qualit sonora. In effetti, attrverso procedimenti di
filtraggio, di esaltazione dei toni bassi, di pulizia di quelli acuti e di irrobustimento di quelli medi (i
pi importanti e i pi difficili da evidenziare), la "presenza" sonora delle dodici registrazioni
effettuate dai gruppi cool di Miles Davis si fa sempre pi viva e eccitante. Ora, con quest'ultima
edizione, anche stereo!
La recensione di questo disco implica, ovviamente, il riproponimento di considerazioni, di giudizi,
di concetti critici gi esposti in questa rivista e in ogni altro foglio specializzato in numerosissime
occasioni. In realt sono passati qualcosa come vent'anni (e ci sembra ieri!) dalla data di
registrazione delle matrici qui raggruppate; cio, a ben considerare, lo stesso lasso di tempo che si
aveva ai giorni in cui ancora si ponderava sulle incisioni degli Hot Five e Hot Seven di Armstrong e
gi si assisteva alle audaci impennate jazzistiche dei boppers.
Vent'anni nel corso dei quali, alla luce delle esperienze musicali via via acquisite, andata sempre
pi aumentando la convinzione dell'enorme contributo fornito dalle registrazioni davisiane alla
evoluzione jazzistica. Un'evoluzione cui stato impresso un ritmo tanto vertiginoso da impedirci
quasi di focalizzare perfino gli episodi pi salienti. Tuttavia la serie "fredda" di Davis balzata
subito in evidenza.
Ed ora dedichiamo una breve cronaca a queste incisioni. Come gi scrissi in altra occasione, nel
settembre del 1948 il Royal Roost di New York ospit, per un paio di settimane (la scrittura fu breve
per lo scarso successo commerciale dell'iniziativa), un gruppo di nove elementi guidato da Miles
Davis. L'organico del complesso era alquanto insolito, presentando una sezione di fiati cos
composta: una tromba, un trombone, un sax baritono, un sax contralto, un corno inglese e un
bassotuba. Ci consisteva il conseguimento di effetti timbrici assolutamente inediti, offrendo
un'estensione sonora, se non vado errato, di tre ottave e mezzo. In Miles era maturata l'idea di
organizzare un simile organico nell'estate di quell'anno, quando, dopo aver conosciuto Gerry
Mulligan (allora arrangiatore di Claude Thornill) e Gil Evans, aveva con il loro apporto messo a
punto un suo vecchio sogno, quello, cio, di riuscire a "muovere" un'orchestra in cui, accanto a
strumenti prettamente tradizionali per la nostra musica come la tromba, il trombone e i sassofoni,
potessero inserirsi anche voci, quali il basso-tuba e il corno inglese, comunemente poco sfruttate per
una presunta loro goffaggine espressiva ma, da altro canto, caratterizzate da una sonorit realmente
suggestiva.
Il suo vecchio sogno si avver un mese dopo, come si visto, al Royal Roost, e, per la gioia dei
posteri e per la fortuna del jazz, si concret nella cera delle matrici discografiche in tre diverse
occasioni (21 gennaio e 22 aprile 1949, 9 marzo 1950). La musica prodotta in quelle tre sedute
rappresenta il pi valido attestato di una brevissima e tanto significativa stagione jazzistica che
rammentiamo come sool jazz. Costituisce inoltre una sensazionale messa a punto dei vari elementi
scaturiti spesso un po' troppo tortuosamente dai geniali esperimenti tristaniani e da quelli pi
corposi e pi chiari, ma meno raffinati, proposti dal secondo "gregge" hermaniano.

A questo punto penso sia interessante conoscere i vari responsabili degli arrangiamenti e delle
composizioni contenuti in questo stupendo "Birth Of The Cool". Ci consentir non solo di
formulare una valutazione delle varie scritture (tra cui primeggiano senz'ombra di dubbio quelle di
Gerry Mulligan e di Gil Evans), ma di apprezzare anche l'opera di coordinamento e di supervisione
compiuta da Miles Davis, leader preziosissimo e sensibilissimo in ogni circostanza. Mulligan e
Davis hanno arrangiato Jeru, composto dallo stesso Mulligan; Mulligan ancora ha scritto e
arrangiato Venus De Milo e Rocker e ha arrangiato Godchild, composto da George Wallington;
Miles Davis ha scritto e arrangiato Deception e ha arrangiato Budo, che ha scritto in collaborazione
con Bud Powell; Gil Evans ha scritto e arrangiato Moon Dreams e ha arrangiato il davisiano
Boplicity; John Lewis ha scritto e arrangiato Rouge e ha arrangiato Move, una composizione di
Denzil Best; John Carisi ha scritto e arrangiato Israel.
Tanti arragniatori e tanti compositori e un organico orchestrale mutato per ben tre volte
presuppongono una certa variet stilistica. Invece, le undici registrazioni sono proprio
contraddistinte da una magnifica uniformit. E di ci senz'altro responsabile Miles Davis, che non
si certo limitato a leggere le parti e a figurare negli assoli. Queste incisioni (come le precedenti
effettuate con Parker e quasi tutte le seguenti, del resto) rendono pienamente onore al suo genio
jazzistico.