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piccole letture

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DARIO MORELLI

CAMIONISTI UBRIACHI
CONTRO
IL RESTO DEL MONDO
FANTASMI, LEGGENDE METROPOLITANE
E ALTRE STORIE MESSINESI

CAMIONISTI UBRIACHI
CONTRO IL RESTO DEL MONDO
dario morelli
Altri volumi pubblicati:
2/ IL PALLONARO
enrico giorgio
3/ IL CIMITERO DELLE FERE
michela de domenico

due:cunti

piccole letture
supplemento a
Ufficio Spettacoli n. 14 del 7/7/2006
direttore responsabile
Luciano Fiorino
editrice
ComunicAzione s.c.a r.l.
via Grattoni 1, 98122 Messina
Tel. 090/6411022

grafica
Marco Lo Curzio
stampa
Samperi s.a.s.
ComunicAzione s.c.a r.l.
luglio 2006

In collaborazione con:

d:c

A Roberta,
come quel vecchio numero di Frigidaire.

1/ Una per cui perdere la testa


La chiesa di Porto Salvo sembra pi bella e imponente se la si guarda da sotto il proprio braccio. Purtroppo non pu farlo nessuno
tranne il fantasma con la testa fra le mani che saggira per quelle
zone. Quello spirito infelice testimonia la morte rocambolesca di
Goffredo Criscione, un mediocre impiegato ferroviere che ebbe un
impiego, un focolare e una stupenda moglie di nome Rosaria.
Praticamente tutto ci che desiderava dalla vita. E non gli mancavano neanche le conoscenze importanti. Era stato infatti compagno di classe del gerarca Filippo Medina fino alla seconda media.
Poi lui - sempre molto studioso - aveva proseguito fino al diploma,
mentre Filippo era stato espulso da tutte le scuole del Regno.
Medina, gli aveva chiesto un giorno il professore. Qual il genitivo di gens? Non lo so, signor professore. Non sai mai niente,
Medina! Sai solo sputare, bestemmiare e fare il mariuolo! Sei un
inetto! Un asino fatto e formato! Me ne frego, signor professore. Che hai detto?! Niente. Medina io ti ordino di ripeterlo!
Filippo non laveva ripetuto. Piuttosto aveva estratto dalla cartella
una catena di ferro. Sera alzato in piedi. Laveva roteata in mezzo
ai compagni. Il professore, tentando di fuggire, era caduto dalla
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sedia. Filippo laveva raggiunto. Un colpo di catena in piena faccia.
Uno spruzzo di sangue sul muro. I compagni gli erano saltati
addosso per trattennerlo come una bestia fino allarrivo dei gendarmi. Poi il preside laveva espulso per sempre e il giudice lo
aveva condannato a qualche mese di galera. Subito dopo il ragazzo si era trasferito al nord. Libero dagli impegni intellettuali, sera
donato anima e corpo al Partito Nazionale Fascista. Dopo dieci
anni, il Duce laveva nominato Segretario della Federazione dei
Fasci di Combattimento di Ravenna.
Goffredo e Filippo non serano pi rivisti dai tempi del fattaccio. Il
primo aveva seguto sui giornali le avventure del secondo, ripromettendosi dincontrarlo. Certe aderenze sono utili e il gerarca si
sarebbe certamente ricordato del suo compagno di classe.
Loccasione arriv un ventotto di ottobre. I giornali diedero notizia
che per le celebrazioni della Marcia su Roma, Filippo Medina,
federale di Ravenna, avrebbe tenuto un comizio nella sua natale
Messina. Per Criscione era arrivato il momento di avvicinarlo. Quel
fatidico giorno Goffredo salz prima del sole. Preparati, Rosaria,
che oggi vediamo Filippo! Alle sette i Criscione erano gi pronti
per la festa. Lei con un fiocco di taffet sul colletto di un abito a
fiori che le camuffava il seno prosperoso. Lui in camicia nera, coccarda tricolore allocchiello e pantaloni larghi sulle cosce, indeciso
solo sul fez (alla fine scelse di non metterlo per non sembrare un
Balilla troppo vecchio).
Quando uscirono non cera nessuno per le strade. Arrivarono presto in una piazza Duomo ancora semi-deserta, cos poterono avvicinarsi al palco ai piedi della cattedrale. Sul palco era stato costruito un podio di otto metri per venti a forma di testa del Duce. Due
enormi altoparlanti grigi sporgevano dalle orecchie. Attraverso
una scalinata che pareva un collo, gli oratori sarebbero saliti in
cima al cranio liscio e avrebbero parlato dentro tre microfoni che,
per via delle aste, assomigliavano a un ciuffo di capelli di neona-

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to. Ai lati della testa-podio, due enormi fasci littori sembravano


pugni chiusi sbattuti dal Duce nel mezzo della piazza.
Goffredo e moglie si accucciarono a ridosso di uno dei due fasci.
Pochi minuti dopo si lev un coro di stivali e voci bianche.
Preceduto da un corpo dinsegnanti in assetto da guerra, si fece
avanti a passo marziale una colonna di ottenni in divisa da Balilla,
al suono di Giovinezza giovinezza primavera di bellezza.
Passarono due minuti. Dal lato opposto di piazza Duomo irruppe
un battaglione di Piccole Italiane disposto in modo strano (viste
dallalto, formavano la lettera M di Mussolini), in un tripudio di
bandiere tricolore ed aquile fasciste.
Una bambina, un tricolore, unaquila fascista. Una bambina, un
tricolore, unaquila fascista...
Subito dopo arriv il grosso dellImpero. I giovani Avanguardisti; le
locali sezioni Massaie Rurali e Operaie e Lavoranti a Domicilio; il
cinquantunesimo corpo dei Vigili del Fuoco, quello messinese, col
suo motto personale sulle bandiere: In periculis virtutem alo;
esponenti sparsi dei Littorali della Cultura e dellArte, dei G.U.F
(Gruppi dei Fascisti Universitari), delle Associazioni Fasciste della
Scuola, del Pubblico impiego, dei Ferrovieri dello Stato, dei
Postelegrafonici; una rappresentanza - sparuta ma rumorosa della squadraccia Disperata di Caltanissetta; gli intellettuali provinciali dellIstituto Nazionale di Cultura Fascista, tutori e diffusori delle idealit e della dottrina del Fascismo; e infine i membri
messinesi del Direttorio dei Fasci allEstero, della Federazione dei
Fasci di Tripoli e dellesotico Partito Fascista Albanese.
Quando la piazza fu gremita, Goffredo cominci a stirare il collo
sopra il livello del popolo in cerca del gerarca ravennate. Le bande
si misero a suonare, i cori a cantare, la gente ad urlare e soprattutto a puzzare di sudore. Lattesa prosegu ancora a lungo. Il
primo a farsi vivo fu il gerarca Cicciarella, pezzo grosso di Roma.
Sal sul palco e il popolo lo accolse con un boato. Nessuno lo cono5

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sceva, ma una divisa fascista su un palco riscaldava sempre gli
animi. Lo seguirono alla spicciolata lanzianissimo gerarca Sipione,
pezzo grosso di Roma; poi Rustico, Serrentino, Cannarelli,
Parafera, Cacatani, Lombardo, Guarnacchia, Orlando e Trianiello,
tutti pezzi grossi di Roma. Alle dieci cominci a parlare il vecchio
Sipione, che si rivolse ai combattenti di terra, di cielo e di male,
lapsus freudiano. Di Filippo Medina nemmeno lombra. Serrentino
si lanci in un commosso ricordo della presa del potere, con lingresso a Roma nel lontano 1922 e i primi bagordi nei casini dellurbe. Cacatani raccont invece lavvincente caccia alluomo che
lo aveva visto protagonista della cattura dun brigante messinese,
scannatore di pi di mille onesti fascisti. Concluse in modo cos
cruento che nessuno degli innumerevoli bambini presenti riusc
mai pi a dimenticare. Mentre Filippo Medina continuava a latitare, tocc al gerarca Guarnacchia salire sul testone di Mussolini per
rievocare i giorni della Marcia su Roma. Paragon quel glorioso
ventotto ottobre al d in cui Romolo fond la futura caput mundi,
e disse che il Fascismo sarebbe riuscito in ci in cui lImpero
Romano aveva fallito: prosperare in Eterno.
Subito dopo, mentre il gerarca Lombardo enarrava di come aveva
riparato col proprio corpo dodici commilitoni dallesplosione di una
granata durante la Grande Guerra, unautomobile nera con le insegne del Fascismo si fece strada tra due ali di folla. Il Popolo ammutol. Dopo qualche istante anche loratore ammutol. La sensazione
generale fu che dalla macchina potesse uscire lo stesso Mussolini.
Gli sportelli si aprirono. Scesero tre guardie armate. Poi due stivali luccicanti spuntarono dallo sportello posteriore. Nientaltro.
Luomo che lindossava rimase seduto in ombra, come se la piazza
non lo meritasse. Pass ancora qualche istante. Affior una mano
guantata che saggrappo al tettuccio. Finalmente emerse la testa.
Goffredo lo riconobbe subito, nonostante i capelli ormai radi e il
pizzo che gli allungava il mento. Il gerarca si drizz in piedi come

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una statua di Mussolini. Fece scattare il braccio destro a catapulta, in un plateale saluto fascista. La folla esplose. Era lui. Era il
grande Filippo Medina.
Il gerarca fece scendere Lombardo dal testone senza neppure
lasciargli completare la frase. Sal al suo posto. Omaggi di rito al
Duce, al Re, al Partito, alle Forze Armate, al Popolo, a Messina e a
Dio in ordine di importanza. Il federale di Ravenna prese poi a tratteggiare un lucido affresco della situazione politica mondiale. La
sua ricostruzione vedeva da una parte le cattoplutocrazie occidentali, la massoneria e i pederasti. Dallaltra il bolscevismo sovietico,
i banchieri giudaici e il brigante Musolino. In mezzo lui, Filippo
Medina, gomito a gomito col Duce, a frustrare le forze del male
riunite in mutuo patto.
Al termine della disamina, in un vortice di applausi e mortaretti, il
gerarca Medina scese dal podio e and a sfilare dinanzi alla folla.
Fu qui che lintuizione logistica di Goffredo si rivel esatta. Il corteo dei Campioni del Fascismo non poteva non passare dinanzi ai
fasci littori. Cos quando Medina fu a portata di voce, Criscione
url: Filippo! Questi si volse e guard in mezzo alla folla.
Goffredo si sbracciava, come tutti, e il gerarca pareva non vederlo.
Ma a un certo punto si avvicin. Il piccolo corteo di pezzi grossi si
piant di colpo.
Filippo! Rammentate? Sono io, Goffredo Criscione. Eravamo compagni di classe. Medina lo squadr fieramente. S, Criscione.
Sua Eccellenza rammenta...
Goffredo non si stup che lamico parlasse di s in terza persona.
Il rango glielo permetteva.
Questa mia moglie. Si chiama Rosaria.
Il gerarca sollev ancora di pi il mento e sporse ancora pi in fuori
la mascella.
Compiaciuto di conoscerla disse artigliandole una mano per por7

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tarsela alla bocca. Schiocc un bacio sonoro e insalivato senza
abbassare la testa di un millimetro, tanto che Rosaria dovette alzare il braccio in modo innaturale.
Noi vi seguiamo sempre saffrett a dire Goffredo, leggiamo sempre dei vostri successi sul giornale! E vero cara? Certo, signor
Segretario. Voi siete il Segretario Federale dei Fasci di Ravenna!
Mentre Rosaria pigolava per dimostrare affezione alle gesta del
Medina, questi estrasse dalla cintura il manganello dordinanza.
Ne poggi la punta lucida sulle labbra della donna, esercitando
una lieve pressione come per entrarle in bocca.
Il Segretario della Federazione dei Fasci di Combattimento di
Ravenna, disse il Segretario della Federazione dei Fasci di
Combattimento di Ravenna, te lo legge in faccia che sei una
brava serva del Fascismo e che coltivi il littorio nel seno e nel ventre.... Rosaria rispose grazie signor Segretario con voce timida,
da bambina. Arross nel rendersi conto dellattenzione, degli
sguardi e dei sorrisi che anche il sguito di Medina cominciava a
dedicarle. Siamo entrambi dei perfetti fascisti! ribatt Goffredo
con un po dimbarazzo. Il gerarca fece scivolare il manganello sul
mento, sul collo, tra i seni della giovane signora Criscione. Dove
abiti, uomo? chiese, continuando a fissare Rosaria. Accanto alla
chiesa di Porto Salvo. Se vi venisse il capriccio di farci una visita,
per noi sarebbe un onore infinito... Ovvio, Criscione. Peraltro
risiedi in prossimit dallufficio dove Sua Eccellenza Medina dormir, disse ammiccando a Rosaria, stanotte.
Il corteo riprese. Il federale mont in automobile e and via. Dopo
lintervento di un altro paio di notabili, svariate marce militari e
infiniti viva il Duce, la gente torn a casa.
Hai visto come si ricordava di me? Goffredo era visibilmente
eccitato. Appena gli ho detto il mio nome, pam!, subito mha riconosciuto. S amore... Tu non hai idea di quanto pu essere
buono quelluomo. Anche da ragazzo, s, era un po scapestrato,

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per aveva un cuore doro! Se davvero ci venisse a trovare...


Unaderenza del genere pu cambiarmi la vita da cos a cos!
Quel pomeriggio a casa Criscione si sent bussare come se volessero abbattere la porta.
Signor Segretario, che onore, accomodatevi! aveva detto Rosaria
aprendo fra mille inchini. Adesso vi chiamo subito mio marito.
Non c bisogno, aveva risposto Medina, afferrandole violentemente una mammella. Ci penseranno gli uomini di Sua Eccellenza.
Entrarono due diciottenni in camicia nera coi manganelli in mano.
Medina saccomod sul divano del salotto insieme a Rosaria. I due
squadristi andarono incontro a Goffredo Criscione che usciva dalla
camera da letto dopo la pennichella pomeridiana.
Chi siete voi? Gli angeli custodi del federale. Il federale
qui?! Il federale sta colloquiando con vostra moglie. Voi intanto
ci offrite un po di vino? Certo, amici! Ne ho dellottimo. Saluto
il federale e lo vado a prendere. Il federale non vuole essere
disturbato disse uno dei due ragazzi mostrando il manganello. Il
vino ce loffrite in unaltra stanza. Ma che succede? chiese
allarmato Criscione. Con una manganellata uno squadrista frantum il vetro di un quadro. Succede che chiudi quella fogna e ci
offri un bicchiere di vino. Altrimenti a calci nelle palle ti facciamo
uscire la merda dagli occhi.
Nella cucina di casa Criscione, Goffredo teneva un bicchiere di
vino in mano e gli stivali dei ragazzi sulle ginocchia, come un poggiapiedi umano.
Brinda, cornuto! lo incitavano gli squadristi bevendo dalla fiasca.
Goffredo beveva a comando. Un brivido gli attraversava la schiena
ogni volta che Rosaria chiedeva aiuto dal salotto. Uno dei due
squadristi gli tolse i piedi di dosso. Si alz. Gli appoggi lentamente le natiche sulla faccia. Emise un peto fragoroso. Scoppi a ride9

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re insieme al camerata. Dal salotto, Rosaria continuava ad implorare piet.
Smettetela, chiese quasi sottovoce il signor Criscione. Noi
siamo gente onesta, fascisti della prima ora...
Una manganellata lo colp in pieno viso e gli tagli uno zigomo.
Tu il sacro nome del Fascismo non lo devi nemmeno pronunciare, ringhi lo squadrista che aveva sferrato il colpo. E la marmaglia come te che inquina lo spirito Fascista! Voi mezzi uomini senza
ambizioni! Squallidi borghesi che implorate noi, dico noi di difendervi nelle vostre case, di proteggere le vostre donne e il vostro
stesso culo! Siete il ventre molle della Nazione, il fango che impedisce allaquila di volare. Non osare mai pi dirti fascista in mia
presenza, merda! Mettitelo bene in testa: il Fascismo la cura del
male che tu rappresenti!
Filippo Medina e la sua scorta andarono via dopo meno di unora.
Rosaria in salotto piangeva e si stringeva addosso i vestiti strappati. Fra molte lacrime, ormai a notte fonda, trov il coraggio di riferire quanto accaduto. Dopo averla esplorata con la forza, il federale le aveva dettato ordini irrevocabili. Rosaria avrebbe avuto solo il
tempo di salutare e preparare le valigie. Lindomani mattina unautomobile lavrebbe prelevata di buonora per condurla nellappartamento di Sua Eccellenza. Da l, la donna si sarebbe trasferita
definitivamente a Ravenna, dove sarebbe stata a completa disposizione del federale fino a nuovo ordine. Ogni insubordinazione
avrebbe comportato la progressiva soppressione dei suoi cari
(marito, madre, sorelle) e infine la sua.
Pass la notte, arriv il giorno. Estenuanti riflessioni avevano portato a concludere che non cera scelta. Rosaria mise senza convinzione quattro stracci in una valigia e attese il suo destino fissando
il vuoto. Goffredo era un uomo distrutto. La sua psiche devastata
trovava un degno specchio nel volto smunto, simile a quello di un
cadavere. Lautomobile nera del federale giunse davanti casa

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prima delle otto. Lautista url il nome della signora dalla strada, e
intravedendo Goffredo dietro la porta gli strill: non si preoccupi,
Criscione Goffredo, sua moglie in buone mani!
I tre giorni successivi furono molto intensi per Medina. Gli tocc
inaugurare strade e negozi e benedire statue e cantieri. Dovunque
andasse era un trionfo di musica, bandiere ed inni al federale.
Messina lo adorava come il suo figlio migliore e di maggior successo; e cos come lui aveva conquistato e dominato la lontana
Ravenna, anche i messinesi si sentivano un po conquistatori e
padroni di quella citt. Sul finire del terzo giorno, quando erano gi
entrati nel vivo i preparativi per il ritorno in Romagna, presso lufficio di Medina si present Goffredo Criscione.
Prima che il federale lo ricevesse passarono quarantacinque
minuti. Quando entr nello studio dalla porta comunicante con la
camera da letto, Medina si stava ancora abbottonando i pantaloni. Per un istante, prima che la porta si richiudesse, Goffredo e
sua moglie poterono intravedersi. Lui appariva curvo sotto il peso
insostenibile delle sue angosce. Lei era nuda sotto una vestaglia
di seta che le lasciava scoperto il seno generoso e la gamba
destra fin sopra linguine.
Cosa vuoi? chiese il gerarca accomodandosi dietro la scrivania.
Chiedervi scusa, rispose Goffredo, in piedi. E per cosa?
Perch non sono stato collaborativo, soprattutto coi vostri uomini. Ho fatto un po di resistenza... Se hai fatto resistenza non se
n accorto nessuno, rise di gusto il Segretario. Gi, rise a sua
volta Goffredo, non sono capace di nulla. Eppure... A scuola ero il
primo della classe... Ricordate? S, ammise Medina ridacchiando, eri bravino... Quindi forse qualcosa valgo. So fare bene i
conti, per sempio. Sapete, lavoro alle ferrovie e ho anche un ruolo
di responsabilit. Io pensavo che... Cos come avete trovato una
buona sistemazione per mia moglie... Ottima, ghign Medina
portandosi una mano al cavallo, ti assicuro che ottima... Gi,
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sorrise complice Criscione. Voi che date conforto e lavoro, forse
potreste trovare qualche migliore impiego anche per me...
Medina lo fiss con aria interrogativa. Poi, allargandosi in un sorriso bonario, rispose: Tu, uomo, te ne approfitti perch ho un
cuore di pane! A queste parole Goffredo sillumin in volto. E sia.
Hai perso una moglie, ma grazie a me otterrai quanto stai supplicando. Un posto migliore. Farai carriera. E i nostri conti saranno
irrevocabilmente chiusi.
Goffredo pianse di gioia.
Oh grazie, maestro e signore! Grazie, mille volte grazie!
Cos ho detto e bada a non farmi cambiare idea!
Sono vostro servitore, in debito verso di voi! Lasciate che vi
abbracci!
Filippo Medina si alz per congedarlo. Lamico lo abbracci come
un figlio folle di felicit. Il gerarca si rese conto davere appena
compiuto unottima azione.
Ma a un tratto sgran gli occhi. Senti il freddo nelle tue viscere?
gli sussurr Goffredo, mutando il sorriso commosso in un ghigno.
E il freddo della tua anima dannata, prosegu, ancora abbracciato al gerarca. Sei un uomo come me. E come me, gli uomini sono
niente. Per morirli basta una lama nel fegato. Dieci centimetri
come questi, e gir il coltello in senso orario. Medina rantol di
nuovo, con la bocca piena di sangue. Qui non ci dovevi pi tornare. Hai sbagliato. E hai sbagliato anche a prendertela con un debole come me, perch ora questo debole tha ucciso. Non sbaglierai
una terza volta.
La porta dellufficio sapr di schianto. Le guardie videro uscire
quella caccola di Goffredo Criscione con le mani alzate, ricoperto
di sangue fino ai piedi. Sono un assassino. Arrestatemi.
Quando gli fu riferito, il Podest di Messina stent a crederci.

dario morelli

d:c

Voglio una cosa cruenta, ordin al fedele Calogero Crascio,


detto Clemenza.
Lultima cosa che Goffredo vide da vivo fu la prima che rivide da
fantasma. La chiesa di Porto Salvo. Dietro di essa, due camionette
dellesercito erano state legate per i paraurti posteriori da una
corda che scorreva attorno collo di Criscione, steso per terra. Gli
autisti scaldarono i motori. Uno, due, tre, via. Lurlo fu brevissimo.
La testa salt via come un tappo di sciampagna. Giustizia era fatta,
secondo i canoni fascisti. Ma anche Goffredo non era granch
scontento. Per quanto decapitato e ancorato al luogo della sua
esecuzione, da fantasma pot vegliare sulla sua amata Rosaria
fino agli ultimi giorni, fino a quando cio la morte non li riun.
2/ Mattatoio Boccetta
Se Dio si lasciasse dettare dagli uomini lagenda delle riforme del
mondo, molti gli chiederebbero di cancellare dei rumori. Ad esempio quello del carrello-della-spesa-poco-oliato-spinto-su-marciapiede-a-quadrettoni, che una miscela di ogni sonorit sgradevole. Rotelle che stridono su viti, cigolo di piedi rotanti, grate del
carrello che sussultano, rombo cavernoso di marciapiede raschiato etc. Al piatto manca solo un ingrediente, lo stridore di unghie
su lavagna. Ma Eliseo, barbone-Re del viale Boccetta e principale
produttore del suddetto mix, compensa il deficit di sgradevolezza
con la propria puzza.
Gi che c, perch Dio non abolisce anche lodore di Eliseo? Un
lezzo di pesce, seme maschile e vino-che-sembra-benzina (o viceversa), unito spesso a odore di peperoni, acetone, capelli bruciati,
acido da batteria, peti al formaggino, tabacco e cadavere. Di tali
rumori e puzze Eliseo popola il viale Boccetta da decenni. Quella
lunica sua casa, non avendo posseduto mai altro che due mani e
un mucchio di stracci in un carrello della spesa.
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Eliseo uno scemo di paese. Da tre generazioni. Figlio darte ed
unico rampollo metropolitano duna famiglia di scemi di paese
della provincia di Messina. Suo padre, universalmente inteso
Vastiano Puttusu, era scemo professionista in un piccolo borgo
sulla costa ionica. Il padre del padre, inteso Costanzo Catarro, a
sua volta non brillava per eccessiva scaltrezza. Bracciante in terra
altrui, lavorava dodici ore al giorno senza salario in cambio solo di
una ciotola di zuppa. Bench Costanzo Catarro avesse sognato per
il figlio un avvenire radioso come il suo, cap presto che da
Vastiano Puttusu poteva pretendere ben poco. Cos, per avviarlo al
lavoro, gli regal una carriola mezza rotta con cui raccogliere lo
sterco per le strade. Da quella carriola il futuro padre di Eliseo non
si separ mai pi, da bravo scemo di paese. Durante i begli anni
della giovent, trascorse ogni settimana portando in giro la carriola piena di cacca. Poi il sabato, in cambio di un bicchiere di vino,
esibiva in trattoria la sua unica dote, cio la forza strepitosa della
sua testa. Con la fronte sbriciolava indifferentemente pigne e
mandorle. Una frustata del suo collo taurino spalancava pure le
porte chiuse a chiave. Colpiva sempre e solo con un punto ben
preciso sopra il naso, in corrispondenza del nervo ottico. Perci,
dopo ogni colpo, subiva tremende allucinazioni e cominciava a
urlare, tremare e delirare. Al prezzo modico dun bicchiere di vino,
i paesani avevano insomma di che sbellicarsi.
Per il resto, Vastiano viveva di elemosine, alcune pi misere, altre
pi consistenti come quelle del notaio Uccuzza. Questultimo arrivava a sborsargli persino due o tre lire allanno, spinto forse dal
rimorso per gli atroci scherzi che amava giocargli. Almeno una
volta al mese, infatti, il notaio convocava Vastiano dalla finestra
del suo studio. Alla presenza dei soliti amici (zu Cosimo, Geremia
il latifondista e i due fratelli Atanasio) gli consegnava un assegno
senza firma da un milione di lire. Vai al mercato di Messina, gli
ordinava, e compra venticinque asini e una scecca. Prima di partire per il pellegrinaggio, Vastiano Puttusu chiedeva sempre come

dario morelli

d:c

mai una sola femmina a fronte di tanti maschi. Accuss a scecca


s passa bbona gli rispondeva il notaio, e gi risate. Dopo ogni
viaggio a vuoto, Vastiano tornava da Messina coi piedi zuppi di
sangue. Si sedeva a terra e per due giorni non camminava pi.
Una volta il buon notaio decise che per Vastiano Puttusu fosse
giunta lora di sistemarsi. Loccasione, secondo lui, laveva creata
qualche settimana prima una levatrice finita sotto la carrozza del
latifondista Geremia. Lincidente era accaduto verso sera, in un
momento in cui per giunta minacciava di piovere. Al cocchiere era
parso sconveniente perdere tutta la notte per portare la vecchia da
un dottore. Cos era sceso e laveva trascinata allangolo della strada, rimandando ogni questione al giorno dopo. Il problema poi non
sera neanche posto perch allalba la donna aveva gi smesso di
respirare. Rosetta, la figlia della levatrice morta avendo gi perso
il padre in mare sera quindi trovata completamente orfana a
sedici anni. Povera e per di pi malata di mente dalla nascita,
Rosetta era rimasta in bala di qualunque paesano o forestiero
avesse gradito farle del male. Fortunatamente per non correva
grossi rischi per via del suo aspetto. Con la testa minuscola, la
mascella ravvicinata al naso e i capelli secchi e radi, ai paesani
non sembrava nemmeno del tutto umana.
Solo il gran cuore del notaio Uccuzza si preoccup di lei, organizzandole il matrimonio con Vastiano Puttusu. Il giorno stesso in
cui la levatrice fu sepolta nella fossa comune, il notaio ed i fratelli Atanasio, insieme a un paio di contadini loro dipendenti, andarono a prelevare Rosetta dalla sua baracca. Le cacciarono in bocca
un fazzoletto. Le chiusero la testa in un sacco. La trascinarono in
una delle stalle del notaio. Le intimarono con un coltello di stare
buona e zitta. La spogliarono. Ladagiarono su un pagliericcio per
le vacche. Fecero entrare lancora ignaro Vastiano, dicendogli: vai
bello, gi pronta. Intanto, nascosto in un angolino, il notaio si
godeva lo spettacolo.
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Nove mesi dopo, nella medesima stalla, era tempo di sgravare.
Sua Eccellenza Uccuzza dirigeva le operazioni come un maestro
dorchestra. Fin l aveva atteso la nascita del piccolo monstrum
con ansia febbrile. Le sue morbose e inconfessabili curiosit genetiche esigevano soddisfazione. A Rosetta tocc partorire nelle
mani di una levatrice che per sua madre era stata una sorella. I
dolori, per lei incosciente, furono tanto atroci quanto inspiegabili.
Con lo sguardo sperduto, mostrava di non capire cosa le stesse
accadendo. Il parto fu straziante, ma alla fine se ne venne a capo.
La vita dimostr ancora una volta di essere strana anche con gli
strani. Da Rosetta e Vastiano Puttusu nacque infatti il bambino pi
bello del mondo.
In quellatmosfera da Natale dellanno zero, con un notaio ed un
barbone a fare le veci del bue e dellasinello, sembrava fosse giunto un nuovo figlio degli Dei. La delusione per Uccuzza fu tremenda. Dapprima cominci a urlare, sentendosi deprivato di unoccasione unica. Poi decise di non voler sapere mai pi niente di nessuno di quei tre. Ordin a Vastiano Puttusu di sparire per sempre.
Questi adagi suo figlio, il capolavoro, e la madre nella carriola
dello sterco. Tutti e tre andarono a vivere nella baracca di Rosetta.
Saputa la notizia, il prete si preoccup solo di battezzare il bimbo.
Lo chiam come il santo di quel giorno: Eliseo. Da allora, per la
nuova famiglia, la vita prosegu tra i soliti stenti.
Vastiano e Rosetta non si separarono e decisero di soffrire insieme. Eliseo, crescendo denutrito e malaticcio, perse la bellezza e la
salute della nascita ma dimostr unindole buona e un carattere
gentile ed aperto. Non fosse stato per lembargo di tutti i genitori
del paese, che proibirono ai propri pargoli di avvicinare il figlio di
Vastiano e Rosetta, Eliseo si sarebbe facilmente confuso tra gli
altri ragazzini. Lui del resto voleva giocare con loro e loro con lui.
Ma era impossibile. Non per colpa sua, n per colpa loro, ma per
qualche motivo che Eliseo non riusc mai a capire.

dario morelli

d:c

Passarono gli anni e pass anche il tempo dei giochi per strada.
Eliseo avrebbe potuto lavorare nei campi, gli sarebbe bastato farsi
avanti a offrire le braccia. Ma non ebbe il coraggio di farlo e nessuno lo fece mai per lui. Semplicemente trovava pi naturale elemosinare come i suoi genitori. E cos fece, fino a quando non
arriv la svolta sotto forma di pallone.
Un giorno Eliseo, che aveva quasi ventanni, camminava lungo un
campo guardando le nuvole. Poco prima gli era sembrato di vederne una che somigliava a sua mamma. A un tratto un pallone di
gomma lo colp in testa. Qualche metro pi in l, cera un bimbo
di cinque anni che lo guardava ridendo. Eliseo diede unocchiata
intorno e cap che quella palla doveva averla tirata lui. Nessun
bimbo laveva mai fatto prima. Il ragazzo per poco non si commosse. Sorrise felice e si chin per raccogliere il pallone. Lo porse al
bambino con le braccia ben tese in avanti. Questi corse a prenderselo. Poi disse semplicemente: grazie. Eliseo non riusciva a crederci. Ripens alla mamma che aveva appena visto in cielo.
Quellincontro gli parve un suo regalo meraviglioso. Allora prese
coraggio. Allung una mano tremante sulla testa del piccolo
amico. Il bimbo rispose alla carezza con un nuovo sorriso.
In quello stesso istante, Eliseo vide il volto del bambino stravolgersi dorrore. Avvert al tempo stesso una strana sensazione alla
spalla. Saccorse che un dente di forcone glielaveva trapassata da
parte a parte. Con tutte due le mani sul manico, un uomo gli girava nel deltoide quei dieci centimetri dacciaio acuminato, urlando:
lassa stari a me figghiu!
Il villano estrasse di colpo il forcone. Eliseo sent su tutto il corpo
londata calda del proprio sangue. Quando riprese conoscenza era
piegato dentro la carriola. La spalla era fasciata di stracci e gli
doleva come se la schiacciasse una pressa. Vastiano Puttusu spingeva di corsa la carriola. Rosetta gli correva accanto. Nonostante
la vista appannata, Eliseo riusc a vedere il sangue sui loro volti.
17

CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


Cap che quella fuga dal paese sarebbe stata definitiva.
Durante il cammino, Rosetta aveva lamentato di non farcela pi.
Nessuno le aveva risposto. Un minuto dopo sera gettata in una
scarpata. Vastiano ed Eliseo lavevano intravista come unombra in
fondo al burrone. Pensarono di non avere scelta e la lasciarono l.
La mattina dopo arrivarono a Messina. Vastiano, col nuovo clima,
contrasse in pochi mesi la polmonite. Lagonia fu lunga. Esal lultimo colpo di tosse nella corsia di unospedale sovraffollato. Molti
anni dopo, in suo onore, il figlio avrebbe fatto di un carrello di
supermarket abbandonato la propria carriola personale.
Eliseo continu a vivere per sempre l dove inizialmente sera insediato con suo padre: sulle rive del torrente Boccetta, anche dopo
che la Democrazia Cristiana ne trasform lacqua in asfalto. Da
allora sono passati molti decenni. Eliseo ha visto arrivare le prime
automobili. Poi i primi TIR. Poi, insieme ai primi TIR, anche i primi
cadaveri. Ha visto tutte tre le cose crescere a dismisura giorno per
giorno, notte per notte, decennio dopo decennio. Quando il selciato cotto da milioni di ruote cominci a sudare smog, un perenne
tumore spray al gusto di catrame, Eliseo era l. Ha assistito allascesa e alla caduta della grande Rivoluzione Messinese. Da un
lato, lilluminismo dello sviluppo, della trasformazione di un borgo
terremotato in una grande citt italiana; lultima. Dallaltro, le ghigliottine rotanti marca Michelin e Firestone. In mezzo, Eliseo col
suo carrello degli stracci.
Invecchiando, il barbone ha visto tanti freni cedere lungo le pendenze del Boccetta. A ogni freno che cedeva, un camion di passaggio
per la Calabria si trasformava in unincontrollata mietitrice danime.
Certe cose, in paese, non erano nemmeno immaginabili.
Mammuth della strada lanciati come rulli compressori verso il
livello mare. Gente stampata per terra sulla propria stessa ombra
dalle ruote distratte di camion forestieri. Vecchie tagliate in due da
autocisterne di gasolio. Passanti arpionati da TIR e trascinati a fac-

dario morelli

d:c

cia in gi per chilometri e chilometri. Donne gambizzate. Scontri


fra titani da quarantaquattromila chili luno. Rimorchi senza freni
sopra automobili trasformate in scatolette Simmenthal. Camionisti
ubriachi contro il resto del mondo. Autobotti di kerosene come
biglie su un piano inclinato. Scolaresche sepolte da carichi di assi
di legno. Il Boccetta intriso di sangue pi duna macelleria di mucche emofiliache.
E poi i bambini. Tanti bambini hanno lasciato il loro futuro sotto le
ruote fangose di qualche Camion dellAnno MAN F2000. Fra
questi, Eliseo ne ricorda soprattutto uno: il piccolo Giovanni.
Compiva 13 anni, 9 mesi e 8 giorni quella mattina di maggio in cui
un parafango pi grande di lui lo colse in mezzo alle strisce pedonali. Stava risalendo il Boccetta verso casa insieme al suo compagno di classe Mirko. Con gli zainetti sulle spalle, i due si sfidavano
alle capitali.
Capitale dellAmerica, diceva Giovanni. Washington, rispondeva Mirko. Eliseo, dietro di loro, spingeva il carrello e tendeva le
orecchie. Tocca a te. Capitale del Messico. Citt del Messico.
Nepal? Mmmh... Nuova Delhi? No! Kathmandu! Vabb, ma
cos non vale... Non le sai! Capitale della Corea! Seoul. Ah
ah, hai sbagliato! Dicevo Corea del Nord! Pyongyang! Troppo
tardi, non vale pi! Vale! Stiamo dieci a nove per me.
I due scesero dal marciapiede per attraversare.
Che dici?! Ma se stavamo undici a nove per me! Dimmi la capitale dellOlanda. Bruxelles. Sbagliato! E giusto, Bruxelles!
No, Bruxelles in Francia! Ma sei pazzo? E giusto come dico
io! Lo vuoi sapere meglio di me?! Bruxelles in Francia! E allora qual la capitale dellOlanda?
Bum.
Mirko rimase in coma per tre giorni. Si svegli spastico per via dei
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CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


traumi cerebrali permanenti. Era ancora vivo solo perch Giovanni
gli aveva fatto involontariamente da scudo umano. Questultimo fu
seppellito subito dopo lautopsia. A tre metri dallincidente, Eliseo
aveva visto tutto. L per l aveva sentito un fortissimo dolore al
petto. Era sicuro che sarebbe morto anche lui. Mentre la gente
accorreva, era scappato lontano. Sera seduto su una panchina
dove aveva pianto in silenzio per tutto il giorno. Passata la notte,
era entrato in unedicola e aveva fatto del suo meglio per spiegarsi. Ledicolante, che in fondo era una brava persona, aveva capito
e conservato il carrello con gli stracci nel retrobottega aveva
accompagnato Eliseo al funerale di Giovanni.
Tanta attenzione il morto non lavrebbe pi dimenticata. Da allora,
infatti, Eliseo e Giovanni sono rimasti buoni amici. Nelle notti pi
profonde, quando il silenzio del Boccetta si fa cos livido da arrossare le orecchie, il ragazzo ed il barbone camminano insieme lungo
il marciapiede.
Laspetto di Giovanni non dei migliori. Il corpo nudo bianco-latte
attraversato dagli squarci dellautopsia. Sulla fronte mezza fracassata sintravede il logo della Mercedes che il camion gli ha
marchiato a fuoco.
Hanno molto da raccontarsi, il vecchio ed il bambino. Luno sulla bellezza della vita di paese. Laltro sulla sensatezza della morte di citt.
3/ Ron Rivulu & il dottor Sozzenstein
Ma che sono, gatti in calore? Capace. O sono lamenti? No,
che lamenti... Gatti in calore sono. Sei sicuro? S dai. Pensa a
cacciare, che non hai preso un cazzo. Secondo me sono lamenti. Ti lamenti ma che ti lamenti, pigghia lu bastuni e tira fora li
denti... Cazzo, hai sentito?! Cosa? Ha chiesto aiuto! Chi?
La voce! Che voce? Andiamocene. Ma che hai? Prendi
quel cazzo di fucile, prendi tutto e andiamo! Ma che ti sei impaz-

dario morelli

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zito? A-N-D-I-A-M-O-C-E-N-E! Oddio! Che c? Li ho sentiti! Sono bambini, Totonno! Sono bambini! Martino e Totonno si
tuffarono in auto. Non possiamo scappare, dobbiamo chiamare la
polizia! Lo sai che qui non c campo. E allora parti, che aspetti?! E diesel, un attimo. Forza, forza, forza! ODDIO TOTONNO
GUARDA!
Tre bambini bianchi come cadaveri incollati al parabrezza. Gli occhi
spalancati. La bocca piena di sangue. Urlavano con voce da orchi,
provando a scavare il vetro come fosse terra. Lauto part. I mostri
scivolarono via. Totonno e Martino tornarono dal fiume Doale al
centro di Gualtieri Sicamin in una d ecina di minuti. Soltanto allora ripresero un respiro normale.
Silenzio, - disse Totonno, - silenzio con chiunque. Io devo dirlo
a qualcuno... NO! Ho bisogno di dirlo a qualcuno... Se vuoi
finire al manicomio, dillo a chi cazzo vuoi. Ma non mi coinvolgere!
Al prete... Lo posso dire al prete. Che cazzo dici al prete? Che
hai visto gli zombie?! Quello chiama la neuro. Chiunque chiama la
neuro! No, il prete non pu dire niente a nessuno. Ha il coso, il
segreto professionale. Come no... Professionale o confessionale? Mavaff... Non possiamo tenerci il segreto, Tot!
Dobbiamo parlarne con qualcuno! Parlane con Dio. ... Ho
trovato! Cosa? Diciamolo al dr. Sozzenstein! Eh? Almeno lui
non ci prender per pazzi! Lhai vista la pubblicit su
TeleSicamin?
Totonno laveva vista.
... il TG-Gualtieri torna dopo la pubblicit, con le notizie sportive
sul Messina e la Sicaminese.
Time Code: 00.00.01
Evento rvm: Rapido montaggio di scene tratte da film horror. Il
vampiro di Fracchia contro Dracula, la bambina-fantasma di
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CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


Operazione paura, il feto strappato a Serena Grandi e divorato in
Antropophagus, Veronica Lario con la mano mozza in Tenebre,
lo spettro del violinista in Paganini Horror e altre. In grafica
appare a 00:10:00 la scritta: IL SANATORIO DEL DOTTOR SOZZENSTEIN.
Audio: Profondo Rosso dei Goblin.
Time Code: 00:15:00
Evento rvm: Appare il dr. Sozzenstein dietro un tavolo operatorio.
La scenografia alle sue spalle riproduce un laboratorio da scienziato pazzo. Fuori da una finestra sintravedono lampi e pioggia. Il
dottore illuminato dal basso. Indossa un caffettano da pasci riccamente decorato.
Audio: Salve amici. Che le tenebre siano con voi! E il dr.
Sozzenstein che vi parla dal suo misterioso Sanatorio di via
Gaspare Pisciotta numero 15.
Time Code: 00:25:00
Evento rvm: La telecamera stringe sempre pi sul volto del dr.
Sozzenstein, animato da espressioni di puro Mistero.
Audio: O forse no? Forse il Destino che vi parla per bocca mia!
Il Destino che vi vuole trionfatori sulle forze del Male, che affliggono voi o i vostri parenti e affini.
Time Code: 00:40:00
Evento rvm: In rapida successione: un uomo in un ristorante sviene su un piatto di pesce spada a ghiotta; una vecchietta con una
maschera da mostro si dimena sulla tazza del water; un uomo di
mezza et si gratta la barba come un cane; un ragazzo spara con
un fucile sul televisore che trasmette le estrazioni del lotto.
Audio: Fatture, possessioni demoniache, licantropismo, malocchio?

dario morelli

d:c

Time Code: 00:46:00


Evento rvm: In studio, primissimo piano del dottore. Lampeggiante
ai piedi dello schermo la scritta: CONSULTO GRATUITO.
Audio: Che aspetti allora? Corri dal dr. Sozzenstein per un consulto gratuito! Il dottore ti ascolta, di esperienza ne ha molta/ risolve
il misteryo con un atto dimperio!
Time Code: 00:53:00
Evento rvm e audio: Stessa musica della sigla dapertura. Va in
grafica la scritta lampeggiante VIA GASPARE PISCIOTTA N.15
sul sorriso, per la verit un po cariato, del dottore. Nero a
01:06:00.
Il Sanatorio del dr. Sozzenstein era al secondo piano di una palazzina di propriet dellEnte Autonomo Case Popolari. Quando
Martino e Totonno arrivarono erano le tre del pomeriggio. Il pianerottolo profumava di caff.
Avete appuntamento? chiese il dottore aprendo la porta. No,
risposero i ragazzi, ma una cosa urgente. Eh, urgente ra minchia. Trasti, va.
Il dottore vestiva un pigiama leggero, tutto aperto sul petto villoso. Era molto pi basso di quanto non sembrasse nello spot. Anche
il Sanatorio non era misterioso come in pubblicit. Anzi, non differiva in nulla da un normale appartamento privato.
U pigghiti corretto, u caf? chiese il dottore. I suoi ospiti
risposero di no. Lui gli porse lespresso in due bicchieri di carta,
dicendo tecc. Nel suo bicchiere vers tre dita di grappa.
Cuntate, figghioli.
Martino e Totonno raccontarono tutto. Finita la grappa corretta al
caff, Sozzenstein riprese colore in viso.
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CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


Capa, disse poi. Ho capito tutto. Aspettate cc. Il dottore usc
dalla cucina. I ragazzi lo udirono scartabellare a lungo tra libri e
carte. Lho trovato! url poi dallaltra stanza. Pass un minuto
buono. No, non era quello! Passarono altri cinque minuti. U
truvai! url ancora il dottore. Torn ciabattando con un librone in
mano. Sulla copertina di pelle cera scritto a lettere dorate:
NECRONOMICUS SICULUS.
Qua, spieg, c la storia terribile del malefico don Fernando,
meglio conosciuto come ron Rivulu!
Probabilmente saspettava una reazione di terrore. I due clienti
rimasero indifferenti. Con un gesto di stizza il dottore cominci a
sfogliare.
Cc, disse a un tratto, porgendo il libro. Liggti cc!
Martino lesse a voce alta:
Kronica Fernandi cognosciuto Don Diaboli. Fernando, nobile filio
de usuraio ke proprieta multe anime de laboratores imprestando
dinaro ad strozzum in tempus de particulare scarsitate, proprieta
anco illo multo rispecto et honore sin da ke era parvulo.
Ma che , Brancaleone? sinterruppe Martino. E na cronaca
dellottocento, spieg Sozzenstein infastidito. La volevano scrivere in latino ma non lo parlavano. Leggi!
Cresciuto et diventato magno, Fernando si fece robusto et galiardo giovinotto, perfectus sub omni latus. Ava un solo vizio, ma da
far venire la pelle de chapone. Di tempus in tempus, Fernando
senta una ispecie de fame. Non de verdura o de carnem o de
piscem, ma de filii de honesta gentem. Cum multo dinaro de suo
pater, Fernando iva in paesi prossimi ad satisfare illo diabolico
vizio et poi tornava indreto verso casa, scapando alla iusta vindicta de li stranieri inferociti. Tanta impunitate fece cogitare ad isso
ke pota facere la istessa cosa ne lo suo paese. Una sera, col cultellazzo ispianato, spingette per i boscki de la frasketa verso lo

dario morelli

d:c

ruscello Doale il filio di Rosolino Trapani lo cerusico; il filio di


Orazio cognosciuto come Nasca et il filio di Paulus Filifierru.
Fernando sodomita fece decumparire i tre parvuli ne lo torrente et
torn spensieratus ne lo mezzo de la gentem. Ei pensava di esse
insospettabilis, ma kuando passro uno iornum et una noctem et
i parvuli non tornro indreto, con li forconi et le zappe et le torcie
lo populus captiv Fernando et lo fece confessare. Don Diabolo fu
prima torturato, poi brusiato et fatto a tocki, et infine sperduto per
la frasketa. Da allora kuei boscki sunt infestati da la anima dannata di Don Diaboli et de li tre parvuli ke fro da isso transformati in
horribili servi de lo dimonio.
Stop, disse il dottore riprendendosi il libro. Avete sentito? S,
ma che vuol dire? chiese Totonno. Ohu, ma chavi a scoccia u t
cumpari? domand il dottore a Martino. Qui, spieg, c scritto che Fernando, detto ron Rivulu, era un porco figlio di usuraio
che si chiav a tre picciriddi. E u fciru fora. Eh, annu Totonno.
E allora? E allora, riprese Sozzenstein con aria tenebrosa,
anche se non lo sapete, io ho gi affrontato lanima persa di ron
Rivulu molti anni fa. Destino volse... com? Volle? Vabb, Destino
volle che gi unaltra volta sia toccato a me liberare il Doale da
quello schifo di mostro. E adesso eccovi qui, di nuovo a chiamarmi. Uno a stura penserebbe a un puro caso, visto che noi tre non
ceravamo mai visti prima. Ma io so che non cos. E evidente che
io sono il nuovo Van Wood! Un attimo di silenzio. Che c? Non lo
sapete a Van Wood? Quello di Dracula! Van Helsing, lo corresse
Totonno. Com? Van Hel-sing. Sicuro sei? E Van Wood chi
era? Lastrologo di Quelli che il calcio. Lo chiamavano Van Goof
perch portava sfiga. Non portava sfiga, intervenne Martino.
Faceva i pronostici, quindi si diceva che gufava. E uno che
gufa non porta sfiga? Non detto. A finmu? Facte le persone serie. Che avete la macchina? Bene. Mi dovete accompagnare
al Doale. Subito? Il tempo di attrezzarmi.
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CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


Scesero tutti e tre in garage. Sozzenstein estrasse da un armadio
un bidone dacqua. E santa, spieg. Fate i gavettoni, disse ai
due ragazzi indicandogli sul tavolo un imbuto e una boccia piena
di preservativi. Che spreco, comment Totonno.
Nel frattempo il dottore si mise al collo un crocifisso con due led
luminosi incastonati nelle orbite di Ges. Da sotto il tavolo raccolse una valigia di pelle con la faccia di Padre Pio stampata su
entrambi i lati. La apr per controllarne il contenuto. Cera il
Trattato di magia di Silvan; un paletto di frassino col ritratto di
Padre Pio in rilievo; un ostensorio-revolver col tamburo da sei
colpi; una bomba fumogena a forma di Padre Pio; i Versetti satanici di Salman Rushdie in edizione tascabile Cento pagine mille
lire; il quarto volume (Esorcismi) della Grande Enciclopedia dei
Miracoli di Padre Pio; un aspersorio allungabile a telescopio;
una barba finta uguale a quella di Padre Pio; un Padreterno gonfiabile a grandezza naturale; il deodorante griffato Padre Pio; un
laccio emostatico; quattro shuriken, le stellette di metallo lanciate
dai ninja, con leffige di Padre Pio; due paia di guanti di lattice; un
ombrello magico di Padre Pio; un pacchetto di fialette puzzolenti;
una sciarpa da stadio con la scritta San Pio da Pietralcina; una
bomboletta daria di santit; un pugnale kriss col manico di Padre
Pio; un fucile mistico visibile solo agli angeli; una cartina della
Puglia autografata da Padre Pio; la locandina de LEsorcista nel
formato cartolina della rivista Ciak; un tirapugni coi ritratti di
Padre Pio sulle nocche; un autentico stinco di santo imbalsamato;
lo spray al peperoncino di Padre Pio; una bambolina voodoo di
Lucifero; un simil-Rolex col quadrante di Padre Pio; un flacone
dacqua ossigenata Carlo Erba e una fialetta dacido col tappo di
Padre Pio.
I ragazzi prepararono una decina di gavettoni dacqua santa. Il dr.
Sozzenstein li leg con uno spago e lindoss a tracolla come una
cartuccera. Poi prese la valigia, calz un cappelo a tesa larga e

dario morelli

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disse semplicemente andiamo.


Lauto si arrest alle soglie del bosco attorno al fiume Doale.
Voi restate qui, ordin il dottore. Entrer soltanto io. E una questione fra me e quellessere ignobile. E sicuro? chiese Martino.
S bello, non ti preoccupare, gli rispose il dr. Sozzenstein con un
sorriso bonario.
Scese dallauto con la valigia in mano e saddentr a passi lenti nel
bosco. Di lui non si seppe mai pi nulla.
4/ Colli arrosto
La sirena ululava. La contraerea attaccava concerto. Nel bunker
sui Colli Sarrizzo ci si preparava allinferno. Ancora pochi secondi.
Poi la terra avrebbe cominciato a tremare e la temperatura si
sarebbe impennata di colpo. Lodore rarefatto del bosco sarebbe
sparito. Al suo posto, laroma di benzina e polistirolo delle bombe
mmericane. Di che cazzo erano fatte quelle bombe mmericane
per incendiare foreste intere, arrostire i palazzi fino alle cantine e
i colli fin dentro i rifugi? Sei lettere, cominciava per N. Napalm.
Una parola con cui nessuno, a Messina come a Dresda, indicava
la diarrea incendiaria mmericana. Nessuno, a Messina come a
Dresda, faceva molto caso alle parole. Limportante era resistere,
resistere, resistere, come ripeteva il caporale Ricupero - ventiquattro anni - citando una cartolina della prima guerra mondiale.
Lui e il suo coetaneo camerata Golia erano rimasti gli unici a fare
la spola rifugio-citt, o meglio rifugio-macerie, per procurare cibo
e acqua alle quaranta anime quasi tutte donne e bambini che
avevano tratto in salvo da una sicura morte di citt.
Resistere, resistere, resistere. Non allinvasione ormai inevitabile, ma alle bombe che spianavano la strada allinvasione. Per
quanto riguardava Ricupero e Golia, la strada era gi spianatissima e la tavola era gi bella e cunzata. Non vedevano lora che sti
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CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


mmericani smettessero di seminare morte e scendessero a raccogliere il loro meritato Nulla.
Dovremmo arrenderci, miagolava a volte Golia nel buio del
bunker, mezzo soffocato dallodore di neonati, muschio e umanit
stipata. Siamo gi arresi, rispondeva Ricupero. Difficile farglielo capire. Come si fa? Mandiamo una lettera sullapparecchio?
Un palummo viaggiatore? Cittamu vuci? Lunica restare vivi,
resistere, resistere, resistere. Tanto fra un po finita...
Novecento metri pi in alto, a capo della prima formazione dattacco, il bombardiere 100% Alabamas Fire del Maggiore Osvald
Turdslice sfidava lesausta contraerea fascista come un Prometeo
contro gli Dei dellOlimpo. Proprio come ai tempi di Prometeo,
anche il Maggiore Turdslice veniva a portare il fuoco agli umani
mentre qualcuno tentava dimpedirglielo. Invano. Il triangolo di
aeroplani sfrecciava indenne sui cosiddetti cieli della Patria. I cannoni della gloriosa contraerea fascista, Dei di un Olimpo appiccicato con lo sputo, sembravano sparare alla cazzo. Non and a segno
manco un colpo finch - con ununica precisissima bomba - i mmericani fecero scoppiare la postazione come un brufolo maturo.
Sipario.
Nella cabina di comando del 100% Alabamas Fire, secondo
luso dei reparti pi patriottici dellAmerican Air Force, il Maggiore
Turdslice copriva il riporto e le cuffie militari con un cappello bianco da cowboy. Come una pressa da rottamazione, la sua mascella
larga e squadrata martellava tenacemente un chewingum. Ci
siamo! url il Maggiore nel microfono di bordo. Start the music!
La pancia dellAlabama sapr per prima. Una collana di bombe
si distacc da tutto il triangolo daeroplani e in pochi secondi sabbatt, a mo di ghigliottina, sul manto verde dei colli Sarrizzo. In
mezzo a quel tappeto dalberi color smeraldo sapr uno squarcio
di fuoco in rapido allargamento, come un portale spalancato sulle
fiamme dellinferno. In pochi minuti il Maggiore invert la rotta del

dario morelli

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suo p-38. Quando fu in condizioni di godersi lo spettacolo, i colli


Sarrizzo gi ardevano in ununica fiammata.
Pochi istanti prima, tra lacciaio ed il granito del rifugio, il caporale Ricupero ascoltava nel buio la sinfonia di contraerea e rosari.
Passava i polpastrelli sulle mostrine della divisa, pensando al futuro. Cosa sarebbe stata lItalia senza Fascismo? In passato, qualche
volta, sera interrogato sulla morte del Duce. Se da bambino sperava che gli scienziati dellImpero trovassero il modo di rendere
immortali Mussolini e i suoi strateghi, col tempo aveva visto che il
gerarca Bianchi era morto di malattia, Italo Balbo era stato
ammazzato in cielo e anche Mussolini non se la passava troppo
bene. Aveva allora immaginato unItalia senza di loro. A reggere
lImpero sarebbe arrivato un degno successore, magari Romano
Mussolini o qualche illustre delfino del Duce. Ma se con un po di
fantasia poteva anche darsi uno Stato senza Cavaliere, di certo
nessuno poteva immaginare lincubo che invece si andava profilando: unItalia senza Fascismo. La Patria di nuovo abbandonata
nelle mani avide dei barbari, al bivio infame tra anarchia e comunismo. Le madri, gli anziani ammassati nel rifugio, gli stessi Golia
e Ricupero erano pronti a scontare una vita senza speranze di felicit, dove tutto sarebbe stato lopposto di ogni sogno mai sognato
prima? Per il caporale pensare il domani era come immaginare il
Nulla assoluto. Impossibile per pi dun solo, terrificante attimo.
Vieni qua, mormor a Golia. Questi stava disteso accanto a lui e
gli si avvicin strisciando. Ricupero labbracci. Difficilmente Golia
sopportava il contatto fisico. Era il suo punto debole, una cosa che
lesponeva a facili attacchi. Bastava toccarlo - al di fuori di un rapporto sessuale - per infastidirlo oltremisura. Una volta sera persino sorpreso a pensare che il massimo che il Fascismo avesse fatto
per lui era stato sostituire le strette di mano col saluto a braccio
teso. Eppure non disse niente. Forse perch labbraccio del camerata gli impediva di tremare. I due accostarono le guance e le lab29

CAMIONISTI UBRIACHI CONTRO IL RESTO DEL MONDO


bra, respirando gli stessi respiri. Presagendo limmediato futuro,
chiusero gli occhi e aspettarono la fine. Che arriv pronta dal cielo,
fischiando come lultimo treno della notte.
Lequipaggio non poteva vedere quello che le carte segnalavano
come lultimo damn motherfuckin fascists bunker finch non fu
centrato da una bomba. Nelle cuffie degli uomini di bordo lurlo di
gioia del Maggiore Turdslice super le zufolanti musiche del
Pinocchio di Walt Disney. Il Maggiore le aveva scelte come soundtrack della campagna dItalia. Inizialmente scettici, divisi pi che
altro tra Montana Slim e Jimmie Rodgers, alla fine anche i suoi
boys avevano gradito la scelta di Pinocchio. Soprattutto quando
saccorsero che larancione e il nero delle colonne di fuoco al
napalm ricordava i colori caldi del film. La musica era il principale
metodo escogitato dal Maggiore Turdslice per evitare che la vista
del rudere fumante in cui sera trasformata la citt deprimesse lequipaggio.
I rifugiati cominciarono a scappare dal bunker come animaletti da
un formicaio in fiamme. Con tutte le colline divorate dal fuoco, ai
fuckin bastards restava solo da scegliere se friggere nello scantinato o allaria aperta, a seconda che preferissero il cartoccio o il
barbecue. Mission accomplished. Le difese del nemico erano state
neutralizzate. Come il nemico, del resto.
Lets go home! ordin il Maggiore.
La squadriglia sorvol quella specie di enorme posacenere pieno
che le mappe chiamavano ancora Messina. Al largo del mar
Mediterraneo, una portaerei grande e sicura come la mamma
accolse i suoi eroici figli ormai scarichi di ordigni.
Alcuni dicono che le bombe, anche se al napalm, non uccidono lanima. E la stessa gente che, addentrandosi lungo i tornanti dei
colli Sarrizzo in qualche assolata mattina di luglio, racconta di aver
incontrato due ragazzi bellissimi in divise della seconda guerra

dario morelli

d:c

mondiale, che si tenevano per mano e guardavano preoccupati il


cielo. Chi li ha visti parla di esseri tristi, stanchi, impauriti, che
allavvicinarsi di anima viva scappano terrorizzati verso una parete
di rocce dove un tempo pare esistesse un rifugio antiaereo.
Proprio l i due fantasmi si tuffano e scompaiono.
In una fiammata.

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CAMIONISTI UBRIACHI
CONTRO IL RESTO DEL MONDO

Un uomo senza testa alle porte di una chiesa.


Un bambino fantasma sul viale Boccetta.
Un mistero da risolvere per il leggendario dottor
Sozzenstein, prima che sui colli Sarrizzo ricominci a
piovere napalm.
Quattro leggende metropolitane, quattro storie di
fantasmi messinesi raccontate con sarcasmo
corrosivo.
Messina non mai stata cos inquietante e surreale.
euro 2,50