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Il microfono

Il microfono un oggetto indispensabile nella registrazione sonora, e per quanto esistano campi in
cui la musica viene realizzata quasi esclusivamente con strumentazioni elettroniche, anche in questo
caso difficile che non venga utilizzata una voce umana, o qualche suono "naturale", ripreso con un
microfono e poi elaborato elettronicamente.
In campi quali il cinema, la televisione, la radio, la sonorizzazione dei videogiochi, il microfono
parte essenziale e imprenscindibile del processo di creazione del prodotto finale, ed essenziale
operare una scelta appropriata e intelligente, sia per quanto riguarda il microfono stesso, che per
quanto riguarda la tecnica di ripresa, al fine di apportare un buon contributo sonoro, che risulti del
livello appropriato per la realizzazione complessiva.
Purtroppo, in molti casi - non tanto nel mondo professionale, ma spesso in quello semiprofessionale - si da scarsa importanza al microfono, preferendo spendere grosse cifre in altre
attrezzature, e relegando proprio il mezzo di ripresa al ruolo di cenerentola dell'audio, ricorrendo
spesso a scelte casuali.
Ogni microfono nasce invece per un utilizzo specifico, ed estremamente importante conoscerne
funzionamento e caratteristiche per giungere a buoni risultati.
Questo tutorial si pone l'obiettivo di fornire le informazioni di base necessarie a distinguere tra i
vari tipi di microfono e ad effettuare una scelta consapevole in caso di una necessit specifica.

Cos' il microfono

La definizione di cosa sia un microfono, sebbene possa disorientare per l'uso di un paio di parole
non presenti nell'uso comune, in realt di grande semplicit nel concetto di fondo.
Un microfono un trasduttore che trasforma l'energia sonora in energia elettrica.
In base a questa definizione, ad esempio, anche un pick-up per chitarra un microfono (ed in effetti,
di nient'altro si tratta).
Chiariamo prima di tutto cos' un trasduttore. Con l'uso di un semplice dizionario scopriamo che il
termine sta ad indicare un "dispositivo che trasforma una grandezza fisica in un'altra". Ora, basta
pensarci un attimo per comprendere quali siano le grandezze coinvolte (anche se qui non le
indicheremo con troppa precisione): la prima la pressione esercitata sull'aria da una fonte sonora,
mentre la seconda l'energia elettrica che "viaggia", per cos dire, nel cavo microfonico fino alla
sua destinazione (un amplificatore, un registratore, un trasmettitore), dove verr interpretata (in base
a frequenza ed ampiezza), in modo da poter poi essere riconvertita in una pressione sonora che
abbia le caratteristiche originarie.
Il nostro microfono dovr quindi essere:
a) sensibile alla pressione, ed anche a pressioni molto piccole, in modo da poter raccogliere anche
suoni non particolarmente intensi;
b) in grado di traformare questa energia sonora in un segnale elettrico che sia, istante per istante,
coerente per intensit e frequenza con la pressione sonora esercitata sul microfono.

Tipi di trasduttori

Ci sono due tipi fondamentali di sistemi di ripresa che operano la trasformazione da energia sonora
ad energia elettrica: il microfono dinamico ed il microfono a condensatore.
Il primo tipo utilizza il fenomeno dell'induzione elettromagnetica: un elemento metallico viene
posto all'interno di un campo magnetico. Il movimento di questo elemento metallico (detto
generalmente diaframma) all'interno del campo genera una corrente elettrica con determinate
caratteristiche.
(Nella foto, lo Shure MS58, uno dei pi diffusi microfoni dinamici).

Il microfono a condensatore, invece, basato su un principio elettrostatico: all'interno del


microfono viene disposto un condensatore, costituito di due sottili lamine dette armature. Una delle
due armature mobile, in modo da essere sensibile alla pressione sonora. Mediante l'utilizzo di un
alimentatore ( questa la caratteristica che differenzia caratteristicamente il microfono a
condensatore da quello dinamico) il condensatore viene polarizzato, in modo che la carica che si
viene a costituire all'interno del condensatore a secondo della posizione del'armatura mobile
fornisca una tensione ai capi del condensatore, la quale, opportunamente amplificata, diventa il
segnale in uscita del microfono.
(Nella foto, uno dei microfoni a condensatore "storici", l'AKG 414).

Queste descrizioni sono estremamente approssimative (e per questo in qualche modo imprecise) ma
ci forniscono gli elementi fondamentali per distinguere le due categorie di microfoni: i microfoni
dinamici, indipendenti da un'alimentazione, in quanto funzionanti grazie ad un magnete in esso
contenuto, sono molto pi pratici e robusti, e possono ben applicarsi per la ripresa dal vivo, o per
fonti sonore piuttosto forti (un rullante, ad esempio), per le quali non ci sia bisogno di particolare
attenzione.
I microfoni a condensatore, d'altro canto, necessitano di maggiore cura e sono pi ingombranti a
causa della necessit di una alimentazione esterna, ma sono molto indicati per riprese in studio, ad
esempio per la voce, che ha bisogno di una maggiore cura nella ripresa e non ha,
caratteristicamente, volumi molto alti (rispetto ad esempio al gi citato rullante).
Queste indicazioni, ovviamente, sono di massima, e non vanno intese in senso assoluto;
recentemente si utilizzano spesso microfoni a condensatore sul palco, ad esempio, grazie a nuovi
modelli che consentono un minore ingombro ed una minore fragilit; come, d'altro canto, a volte si
potr utilizzare un microfono dinamico per la voce in studio quando lo si preferisca per motivi
particolari. Come in ogni cosa che riguardi le possibilit creative, anche la scelta del microfono non
pu essere assoggettata a regole ferree, ma dipender da mille fattori, tra i quali il gusto personale.

Risposta direzionale e diagrammi polari

Non sempre fa comodo che un microfono sia ugualmente sensibile alla pressione sonora in tutte le
dimensioni dello spazio.
Immaginiamo il caso in cui sia necessario registrare la voce di un uomo che cammina nella folla: un
microfono che riprenda tutti i rumori e le voci circostanti renderebbe confusa la registrazione, col
rischio di far risultare inintellegibili delle porzioni del parlato. Esistono per questo motivo microfoni
unidirezionali, che sono in grado di riprendere solo i suoni provenienti dalla direzione in cui sono
puntati. Nel nostro caso dell'uomo nella folla, per, potrebbe farci piacere che una parte delle voci e
dei rumori entri a far parte della registrazione; nasce allora l'esigenza di microfoni con direzionalit
particolari.

Ogni microfono possiede una sua specifica risposta direzionale, ed buona norma osservare
attentamente questa caratteristica di un microfono prima di acquistarlo.
La risposta direzionale di ogni microfono viene riportata mediante un particolare diagramma, che si
dice diagramma polare, ed in genere riportata sulla confezione del microfono o nel manuale di
accompagnamento.
Gli angoli di incidenza sono fissati come nel disegno qui di seguito:

Andiamo a vedere quali sono i diagrammi polari pi caratteristici.


Viene detto omnidirezionale il diagramma relativo ad un microfono il cui trasduttore sia sensibile in
tutte le direzioni a 360.
Sono direzionali tutte le altre possibilit.
Un microfono bidirezionale sensibile in due direzioni opposte l'una all'altra (una quella che
corrisponde alla pressione esercitata sulla parte frontale del diaframma, l'altra alla pressione
esercitata sulla parte posteriore), ed detto anche figura a 8 o, in Inglese, Figure8, per la
caratteristica forma "a 8" assunta dal diagramma.
Un microfono cardioide la combinazione di un omnidirezionale e di un bidirezionale, in modo da
ottenere grafici particolari. A seconda della della percentuale dell'uno e dell'altro, si hanno vari tipi
di cardioide, che si si distinguono essenzialmente in cardioide semplice, supercardioide e
ipercardioide. Il nome di "cardioide" nasce dalla caratteristica forma del grafico, che ricorda un
cuore stilizzato.
Vediamo in figura vari grafici. Da sinistra a destra, e dall'alto in basso (escludendo il primo, che il
grafico vuoto, non compilato): omnidirezionale, cardioide, supercardioide, ipercardioide,
bidirezionale.

Notiamo che il diagramma del microfono bidirezionale pu essere orientato in qualsiasi altro modo
(ad esempio con la maggiore sensibilit a 0 e 180 invece che a 90 e 270) a seconda della scelta
del costruttore; quella in figura solo una delle scelte possibili.
Altri diagrammi particolari che si possono incontrare, si ottengono in realt con disposizioni
stereofoniche, ossia con l'uso di pi trasduttori separati:

Risposta in frequenza

Un'altra caratteristica che bisogna valutare in un microfono la sua risposta in frequenza.


Ogni microfono deve riportare la curva che rappresenta la sua sensibilit alla pressione a seconda
della frequenza.
Quello rappresentato in figura un grafico caratteristico:

In genere la sensibilit alle basse frequenze subisce notevoli variazioni a seconda della distanza del
microfono dalla sorgente sonora. Poich pu essere importante valutare questo parametro, in molti
casi sono riportate diverse curve per le basse frequenze, a seconda della distanza.
Nella figura un esempio tipico di microfono per la voce (Shure Beta 58A):

Alimentazione esterna e alimentazione phantom

Un'ultima osservazione, prima di concludere questo tutorial introduttivo sui microfoni, dedicata
all'alimentazione dei microfoni a condensatore.
Abbiamo detto che questi microfoni necessitano di un'alimentazione esterna per funzionare; eppure
difficilmente ci capiter di vedere, come nei vecchi modelli, ingombranti valigette preposte
all'alimentazione del microfono.
Questo dovuto all'utilizzo di un particolare tipo di alimentazione, detta phantom (cio fantasma, a
causa del fatto che risulta, appunto, invisibile), la quale viene fornita al microfono tramite i
connettori audio che provengono dal banco mixer. E' necessario, chiaramente, che il mixer sia
dotato della possibilit di fornire questa alimentazione, ma quasi tutti i mixer di recente
fabbricazione offrono questa funzione.
La phantom viene applicata fornendo una corrente continua di +48V ai piedini 2 e 3 della linea
microfonica bilanciata.