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Nicoletta Orlandi Posti

Diario di un'Anarchica
1969-1978

Avvertenze

La storia qui narrata si base su documenti reali: rapporti di


polizia, articoli di riviste e di quotidiani nazionali, atti di
processi. Sarebbe difficile affermare che questo un romanzo.
La stragrande maggior parte di ci che viene qui narrato
frutto della fantasia dell'autore, delle sue personali e per nulla
attendibili versioni dei fatti accaduti in Italia tra il 1969 e il
1978. L'informazione basata sui documenti rappresenta
soltanto l'infrastruttura su cui costruita la finzione.
Sarebbe difficile affermare che si tratta di un testo fatto di
testimonianze, ovviamente questo un romanzo.

Prologo

Io so chi cera quella mattina del 16 marzo a via Fani. I so chi


sono i motociclisti che hanno partecipato al rapimento di Aldo
Moro. Io so perch si sono perse le loro tracce. Io so chi c'
dietro lassassinio del presidente della Dc. Io so chi ha ucciso
mia madre. Io so perch morta. Io ho le prove di quello che
successo. Io so chi ha rovinato la mia vita e quella di tante
altre persone. E so anche che dovrei raccontare tutto.
Mio padre mi sta aspettando a Formia. Lho chiamato appena
ho letto quei fogli che mi ha lasciato sul comodino. Verr a
prendermi al porto, allattracco del traghetto che arriva da
Ventotene. Io, per, ancora non ho deciso cosa fare.
La ragione mi dice che devo andare dai carabinieri e fare una
denuncia: ho una dichiarazione firmata dalla stronza. Ma il
cuore no: se lo facessi, inevitabilmente verrebbe coinvolto
anche lui. Eppure non giusto continuare a mantenere un
segreto cos grande, che non coinvolge solo la mia famiglia.
Non si tratta pi solo di un affare privato. La mia non pu
essere solo vendetta nei confronti dei mandanti dell'assassinio
di mia madre, eppure mi fa uno strano effetto pensare che lo

dovrei fare per la "stato" per la giustizia. Quello Stato e


quella giustizia che ancora non ha dato un nome allassassino
di Pino Pinelli. N a quello di Giorgiana Masi, n di Piero
Bruno, n a quello di tanti altri. Quello Stato e quella giustizia
ai quali mia madre, anarchica, non credeva pi.
Il signor Aniello mi venuto a prendere a casa con l'auto per
evitare che facessi tutta quella strada a piedi. Si meraviglia che
non ho neanche una valigia con me. La borsa pi che
sufficiente per portarmi appresso quei segreti, anche se
pesano come un macigno. Mi accompagna al porto e sale
come me sul traghetto per assicurarsi che trovi un posto
comodo, viste le mie condizioni di donna incinta. Di solito,
anche d'inverno, preferisco mettermi sul ponte per salutare chi
resta a terra e poi vedere sparire piano piano la mia isola,
quasi che la inghiottisse il mare per conservarmela immutata
al ritorno. Abbraccio forte il mio amico Aniello per cercare in
lui, un vecchio uomo di mare ricco di umanit e esperienza che
mi ha visto crescere, quel coraggio che non ho. Sprofondo
nella mia poltrona cercando di riordinare le idee e trovare una
soluzione. Eppure le uniche cose che mi vengono in mente
sono lodio per Daniele che mi ha coinvolta in questa storia, la
rabbia verso mio padre che mi ha tenuto sempre alloscuro di

tutto, e il disprezzo per lo Stato che non stato capace di


trovarsi da solo i colpevoli.
Mio padre mi sta aspettando a Formia. E io, con la sensazione
di vivere solo un sogno, riapro i diari di mia madre alla ricerca
di una soluzione. Se lei fosse stata al mio posto avrebbe
saputo certamente cosa fare. Io no.
UNO

Caspita molto meglio che in tv. Appena sceso dallaliscafo


gli ho fatto segno con la mano per essere notata e lui mi ha
raggiunto con un enorme mazzo di fiori. Daniele mi ha
abbracciato forte spiegandomi che ogni fiore corrispondeva ad
un anno che non ci siamo visti. Sa di buono, di pulito. I capelli
spettinati, la barba incolta e pure le rughe attorno agli occhi
non riescono a nascondere i lineamenti delicati del viso, il naso
perfetto e le labbra carnose. Mi ha preso le mani e mi ha fatto
notare che non ho anelli. Neanche la fede (vaglielo a spiegare
che mi sono gonfiate anche le dita). Mi ha lasciato la sinistra
e mi ha alzato la destra come se volesse farmi ballare, invece
mi ha solo girato attorno scrutandomi. Dalla testa ai piedi. Non

ha detto nulla, ma io so quello che ha pensato. E lo ho


anticipato per togliermi dallimbarazzo: Non le somiglio per
niente. Molto pi somigliante a tua madre di quanto tu
credi, Sole, fidati, mi ha contraddetto sussurrando, come si
trattasse di un segreto: Affascinante allo stesso modo. Poi
ha tirato fuori dalla borsa che portava a tracolla un pacchetto.
Me lo ha dato chiedendomi di aprirlo non appena se ne fosse
andato. Ho promesso, nonostante la curiosit mi stesse
divorando.
Mi aveva telefonato da Formia chiedendomi se poteva
raggiungermi a Ventotene.
Principessa sono Daniele, mi sono sentita dire da una voce
di uomo.
Ho avuto un tremito. Daniele chi?.
Daniele Impellizzeri e cerco Sole, la bambina di Maria. Ma
quella bambina diventata una donna e lui un attore
famoso.
Cosa vuoi? Non ci vediamo da ventidue, ventitre anni e mi
cerchi qui? , ho ribattuto con un misto di diffidenza, curiosit
e disagio.

Hai ragione, Sole. Ma ho veramente bisogno di vederti. Sono


a Formia e se tu vuoi mi imbarco sullaliscafo delle 17,30 per
venire da te.
E quello che ho provato dopo avergli detto s solo tu, mamma,
lo puoi capire. Solo tu puoi capire lo stupore e lansia di
rivederlo qui nel volontario esilio dal resto del mondo. Un
allontanamento indispensabile per godere fino in fondo, fin da
subito, questa nuova esperienza della mia vita. Finalmente,
mamma, sto per diventare mamma, e voglio assaporare tutti i
cambiamenti umorali, fisici, psichici che questo comporta fin
dai primi mesi della gravidanza. Voglio stare sola con me
stessa, con la mia bambina, ma soprattutto con te. Ci sono
giornate in cui avverto la tua presenza in modo molto forte.
Come adesso che sto portando a casa nostra il tuo amico
Daniele.
Di lui ricordo poco. Un belluomo, un ciuffo al vento, qualche
conversazione movimentata in casa. Per me una carezza o un
sorriso. Ricordi sfumati che ho provato a mettere a fuoco in
quelle due ore che dalla telefonata mi restavano all'arrivo
dellaliscafo. Ma niente. Quello che mi viene in mente mentre
sistemo un po' casa solo l'immagine dell'attore, quello che
ho visto in questi anni in tv o al cinema. E per incontrare

l'uomo famoso devo mettere a posto anche me stessa. Mi


guardo nello specchio chiedendomi cosa penser lamico di
Maria vedendomi. La risposta una sola: una trentenne con
un pancione troppo grande e i vestiti troppo stretti. Ma come
fanno a dire che le donne incinte sono belle, penso mentre
cerco nellarmadio qualcosa di pi decente da mettermi. Non
riesco a trovare niente di meglio che un paio di pantaloni
militari. Ovviamente non si allacciano, ma sempre meglio di
quelle

vecchie

tute

di

mio

marito

che

attualmente

costituiscono il mio guardaroba. Purtroppo anche le magliette


si sono ristrette. O meglio sono le mie tette che sono
cresciute. Del resto sono al settimo mese di gravidanza, ma mi
sento bene. Anzi benissimo e in men che non si dica ho lavato
i piatti accumulati nel lavandino, ho passato lo straccio, ho
dato una pulita al bagno e poi sono scesa al porto ad
accoglierlo sulla nostra isola.

DUE

Daniele si fermato a Ventotene solo due giorni. E devo


confessare che nonostante i timori iniziali, la sua visita mi ha
fatto molto piacere. stato molto gentile e ha voluto che gli
mostrassi i posti di Ventotene che mia madre amava di pi.
Per prima cosa lho accompagnato a punta Eolo. Abbiamo
attraversato il sentiero nascosto vicino al cimitero, rigoglioso,
in questo periodo dellanno, di aloe, fichi dindia, ginestra, e
canne. Ci siamo arrampicati sulle rocce, abbiamo sbirciato
nellarea archeologica della villa di Giulia e gli ho raccontato di
quante storie ci inventavamo sugli antichi abitanti di quei
ruderi che allepoca erano completamente abbandonati. Poi ci
siamo seduti sul nostro scoglio, quello in pizzo in pizzo dove
contavamo le barche e aspettavamo il traghetto. Siamo rimasti
in silenzio a guardare lorizzonte. Ognuno assorto nei propri
pensieri. Stava per alzarsi e tornare indietro quando lho preso
per una mano e lo fatto rimettere seduto. Perch hai voluto
vedermi?, gli ho chiesto. Avevo rimandato la domanda per
tutta la passeggiata aspettando il momento pi adatto. Era

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arrivato.
Speravo che me lavessi chiesto, Sole. Voglio che tu sappia la
verit. E il regalo che ti ho portato ti aiuter a farlo. Intanto
vorrei raccontarti una storia partendo dalla fine. Dallultima
sera che Maria ed io ci siamo visti. Mentre laccompagnavo a
prendere lauto mi ha confidato di aver scoperto chi sia chi era
quellIgor che stava cercando da alcune settimane e di aver
capito chi era a gestire il sequestro Moro. Era nervosa perch
non sapeva come comportarsi. Le dissi di stare attenta. Mi
baci per lultima volta. Quello che accadde due giorni dopo
storia. La storia della mia vita.
Era il primo maggio del 1978 e mamma mi stava raggiungendo
a casa di nonna a Campagnano. Con la sua Renault 4 rossa si
schiantata contro un camion che con il suo carico di 300
quintali di pomodori arrancava a 45 chilometri lora sulla Cassia
bis, subito dopo le Rughe. Non c' stato nulla da fare. Il caso
fu frettolosamente archiviato come incidente. Ma Daniele mi
ha detto di non averci mai creduto.
Innanzitutto, ha ripreso a raccontare accendendosi il sigaro
che teneva spento tra le labbra, curioso che il camionista
avesse deciso di fare quel viaggio proprio il Primo maggio.
Perch invece di godersi il meritato riposo della festa dei

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lavoratori si messo alla guida?


Ma la cosa pi strana, ha insistito, che niente dei suoi
effetti personali furono riconsegnati a tuo padre. Neppure i
suoi vestiti o le cianfrusaglie che aveva in tasca e nella borsa.
Cos come non c pi traccia al ministero degli Interni del
rapporto che la polizia stradale promise di inviare insieme ai
documenti e il materiale trovato nellauto.

Daniele mi ha

detto di essere convinto che ci fosse qualche cosa legata


allindagine sulla quale tu stavi lavorando. Io non riuscivo a
capire di cosa stesse parlando e non so se mi interessa, visto
che ripensare alla tua morte mi fa star male.
Secondo me quellIgor di cui parla tua madre Igor
Markevitch, ha continuato Daniele dopo aver aspirando
profondamente il cubano nel silenzio pi totale. Il 14 ottobre
1978 una fonte del Senato segnal che un certo Igor aveva
avuto un ruolo di primo piano nellorganizzazione delle Brigate
rosse e che, in particolare, avrebbe condotto tutti gli
interrogatori di Moro, della cui esecuzione sarebbero stati
autori materiali certi Anna e Franco. La persona fu
identificata con Igor Markevitch, grande direttore dorchestra
di fama internazionale, oriundo russo ed ora cittadino italiano,
coniugato con Topazia Caetani. Ma dopo alcuni accertamenti

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con lintervento dei servizi segreti, non emersero elementi


concreti che indicassero nel maestro lappartenenza alle
Brigate rosse. Sul finire degli anni Novanta, trapelarono strane
notizie sulla possibile presenza alle riunioni del comitato
esecutivo delle Brigate rosse di un personaggio di primissimo
piano. Fu il dissociato Valerio Morucci che parl di un
anfitrione, di un personaggio misterioso che a suo dire
avrebbe messo a disposizione delle Br, per le riunioni, una villa
vicino a Firenze. Da successivi elementi emerse lipotesi che
luomo potesse essere proprio Markevicth, che tra le altre cose
aveva un passato nella resistenza nelle formazioni dei Gap.
Daniele si alzato e si avvicinato al precipizio. Ha proseguito
il suo monologo come se si trovasse su un palcoscenico, di
fronte al pubblico. La cosa mi ha dato un senso di nausea e
credo di essermi distratta. Man mano che prendeva quota la
leggenda del Grande Vecchio, il senatore Pellegrino, presidente
della Commissione Stragi, riapr le indagini su alcune
segnalazioni che le inchieste giudiziarie avevano tralasciato, e
a poco a poco prese corpo una storia straordinaria. Pellegrino
affid le indagini al maggiore Massimo Girando dei ROS, uno
dei migliori uomini dellarma dei carabinieri, direttamente alle
dipendenze del generale Mori, allora comandante generale dei
carabinieri. Lindagine, che si concluse nel 2001, port alla

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scoperta di un intreccio di poteri forti, intelligenze segrete,


massonerie internazionali che sarebbero ad un certo punto
subentrate nella gestione del sequestro Moro. Mi ascolti?.
S, stavo ascoltando. Ma facevo fatica a star dietro a quello
che mi stava dicendo. Non ho osato per fare domande. Ho
avuto paura di sapere. Igor Markevicth, ha seguitato
Daniele accendendosi il sigaro ormai spendo, si scopr che gi
durante la prigionia del presidente Dc era noto al Sismi. Ma le
indagini condotte su di lui dal servizio segreto furono interrotte
da un intervento superiore. Era il primo maggio 1978,
mancava ancora una settimana al compimento della tragedia,
quando due agenti del nostro controspionaggio si recarono a
Palazzo Caetani, nella stessa strada dove otto giorni dopo
sarebbe stata ritrovata la Renault rossa con il corpo di Moro. I
due agenti, su richiesta del loro diretto superiore, cercavano
informazioni su un certo Igor Caetani, ma non cerano
discendenti maschi nella nobile famiglia romana. Lultimo era
Michelangelo che aveva avuto soltanto una figlia femmina,
Topazia, sposata con il musicista Igor Markevicth, direttore
dellAccademia di Santa Cecilia, dal quale per era ormai
divorziata. Il domicilio di Palazzo Caetani era da tempo di
Hubert Howard, vedovo di Lelia, la cugina di Topazia morta da
oltre un anno. Le indagini si bloccarono per colpa di un non

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meglio identificato ordine superiore, forse impartito dal capo


del Sismi e ai due agenti, non rest che constatare che la
missione era fallita proprio l, in via Caetani, quando si stava
per aprire la porta segreta.
In quel momento moriva mia madre.
In silenzio mi sono alzata e sono andata via con gli occhi pieni
di lacrime. Se avessi potuto lo avrei fatto scomparire, ma
Daniele mi venuto dietro cambiando completamente
discorso.
Non ha mai voluto che la raggiungessi qui, ha iniziato a
urlare mentre mi raggiungeva. Io avevo gi ripreso a a ritroso
il sentiero in mezzo alle ginestre e le aloe. E dopo la sua
morte non ha avuto pi senso venire a Ventotene. Ora che
sento il profumo che tua madre ha cercato di descrivermi
uninfinit di volte, ora che vedo il colore del mare e lo
spettacolo affascinante di Santo Stefano ho finalmente capito
perch diceva che era unisola magica. Unisola che secondo
lei ha il potere di ammaliarti e di non lasciarti pi andare via.
Ma queste sono cose che tu sai meglio di me.
vero. Mia madre avrebbe voluto vivere qui a Ventotene.
Avrebbe voluto mollare tutto e trasferirsi qui con me. Ma poi

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cera sempre qualcosa che la faceva desistere, cogliendo


comunque ogni occasione per tornarci, soprattutto dinverno
quando cerano al massimo duecento persone.
Ho invitato Daniele a togliersi le scarpe e a camminare scalzo,
cos come faceva lei. Sostenevi che in questo modo si poteva
incamerare

lenergia

del

vulcano

del

quale

Ventotene

rappresenta solo la parte visibile, e io ci credevo. Ci credo. Ce


le siamo tolte entrambi ed abbiamo camminato a piedi nudi
fino a piazza Castello per prenderci laperitivo da Verde.
Mia madre era innamorata di te?, gli ho chiesto tutto dun
fiato cercando di cogliere sul suo viso unespressione che mi
desse la risposta prima ancora della sua voce. Daniele si
acceso ancora una volta il sigaro prima di parlare. Ha aspirato
e gli occhi si sono illuminati come la brace del toscano che
teneva in bocca. Credo di s. A modo suo, ma credo di s.
E tu?, lo ho interrogato ancora.
Anche questa volta la risposta non stata immediata. Come se
volesse trovare le parole giuste: Ho cercato di negarlo anche
a me stesso, ho fatto di tutto per non dimostrarglielo. Per
dimenticarla. Ma non ci sono riuscito, anche se mi faceva stare
male.

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Mia madre ti faceva stare male? Zia dice che eri tu a farla
stare male, lo ho interrotto incuriosita, ma anche orgogliosa
di

avergli

estorto

questa

confessione

che

ribalta

completamente la tesi di Moira per cui tu eri vittima del fascino


di quelluomo.
Non la capivo. Diceva di amarmi, ma non avrebbe mai
lasciato tuo padre senza di te. Perch a modo suo amava
anche lui, che la tradiva e la trattava come una pazza. Non
voleva privarlo della gioia di stare con sua figlia. Era una
donna libera, ma con un grande senso di responsabilit. Non
credo che Maria abbia mai avuto altre storie. Con me era
diverso, perch noi non eravamo amanti, noi stavamo anche
giorni senza vederci o sentirci, noi non ci facevamo promesse,
il sentimento che ci legava era qualcosa di trascendentale che
non aveva niente a che vedere con il sesso e il possesso.
Purtroppo

trentanni

fa

non

sono

stato

capace

di

comprenderne limportanza, e oggi darei qualsiasi cosa pur di


abbracciarla, di baciarla,

di rassicurarla che quello che lei

provava per me era esattamente quello che io provavo per lei.


Se solo avessi avuto il coraggio di dirle che lamavo, forse il
destino sarebbe stato diverso.
Daniele mi ha guardato negli occhi in attesa di commento, di

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una replica a quanto mi aveva appena rivelato. Ma io non


sapevo cosa dire, perch non riuscivo a capire che effetto
avesse avuto su di me questa dichiarazione damore per mia
madre aggiunta ai dubbi che mi aveva insinuato a Punta Eolo.
Per fortuna si avvicinata al nostro tavolo una signora per
chiedergli lautografo. Rimessi i panni dellattore famoso,
abbiamo iniziato a chiacchierare di cinema, dei suoi colleghi,
dei registi e dei film in circolazione.
Ho anche cucinato per lui. Pasta alla norma. Anche questo, ha
detto Daniele, era il segno che io sono uguale a mia madre.
Pure lei la preparava spesso, ma per il semplice fatto che era
una delle poche cose che sapevi cucinare. Per, ho evitato di
dirglielo.
Abbiamo parlato molto anche di lui. Si sposato, ha
divorziato, e da qualche tempo sta con unattrice pi giovane
di venti anni. Non ha figli. Mi ha detto queste cose come se
non si rendesse conto di essere una persona famosa, che la
sua vita pubblica, raccontata sui rotocalchi. In effetti non
sembra sentirsi un vip, non si comporta come la gente
immagina si comporti uno che ha successo, ha i soldi, fa la
bella vita. Mi sembrato un uomo come tanti, con i suoi
pensieri, con il suo passato che ancora troppo presente. In

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un certo senso mi fa persino tenerezza. Mi ha confidato di


essere stato spesso tentato di rintracciarmi, di vedermi, di
parlarmi, ma la timidezza ha avuto sempre il sopravvento. Poi
un giorno ha incontrato Francesco De Blase, un amico
giornalista di mia madre, che gli ha detto che ero incinta, che
stavo a Ventotene. Si fatto dare il numero del cellulare, ma s
deciso a chiamarmi solo dopo diverse settimane.
Comunque non erano tutte rose e fiori con Maria, ha detto
pure. Era complicata, testarda, permalosa. Non cerano vie di
mezzo con lei. Non si poteva dare niente per scontato. Quando
si metteva in testa una cosa, nessuno riusciva a farle cambiare
idea. Doveva rendersene conto da sola e poi forse ammetteva
di aver sbagliato. Ricordo di una sera che dovevamo andare ad
una festa, io per stavo male e gli dissi che non avrei potuto
accompagnarla. Mi disse di non preoccuparmi e ci and con la
sua amica, Moira. In realt alla festa ci andai. Ma non ebbi
modo di avvertirla perch a quel tempo non cerano i cellulari.
Quando mi vide l non disse nulla, non venne neanche a
salutare. Mi mand tramite Moira un bigliettino con su scritto
sei uno stronzo. Poi scomparve. Non si faceva vedere in giro,
non rispondeva al telefono. Dopo un mesetto, un bel giorno,
mi aspett fuori dal teatro con un regalo, un libro. Non volle
sentire spiegazioni, n volle pi parlare di quella serata. Era

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fatta cos.

Per era anche molto dolce, sapeva ascoltare,

sapeva dare consigli. E poi era generosa, forse troppo. Anche


su questo litigavamo spesso. Mi comprava cose per la mia
casa, libri, dischi, quadri. Io mi sentivo in imbarazzo e glielo
dicevo. Ma era come parlare al vento. Anzi si offendeva
rispondendo che lei faceva quello che voleva.
Gi, mia madre hai sempre fatto quello che voleva. Non le
importava nulla dei giudizi della gente, n di quello che
pensavano i suoi amici. Ad esempio, mi ha raccontato Daniele,
di quando ha chiesto a Ciccio, cio a Francesco, di collaborare
con lei. Era un ragazzo che voleva fare il giornalista e tua
madre gli insegn il mestiere. Non gliene importava nulla che i
suoi compagni la mettessero in guardia perch frequentava la
facolt di Giurisprudenza. Perch bastava questo, a quel
tempo, per farsi etichettare come fascista. A Maria non
interessava con chi era stato visto ripassare una lezione o
scambiarsi gli appunti. Gli interessava come si comportava. E
lui, a quanto diceva lei, si comportava bene. Ma questo per i
compagni,

suoi

amici,

era

semplicemente

assurdo,

inconcepibile. Ciccio ora un apprezzato giornalista e questo


lo deve esclusivamente a tua madre. In generale Maria stata
molto liberale nei rapporti interpersonali. Ha sempre avuto una
tendenza a mettersi nei panni dellaltro, ad assumere il punto

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di vista del suo interlocutore. E questo in politica era


considerato un difetto, ma a lei non importava. Detestava
larroganza di chi si sentiva dalla parte del giusto.
Ho voluto sapere da Daniele come si sono conosciuti, forse per
non pensare alle Br, al sequestro moro, a Igor, ai servizi
segreti, e a tutte quelle informazioni che mi aveva vomitato
addosso a Punta Eolo. Volevo che mi raccontasse cosa
facevano insieme. Di che cosa chiacchieravano. Ha iniziato a
parlare solo quando lho lasciato in veranda per andare a
mettere in tavola la cena, quasi avesse bisogno di non distrarsi
per ricordare.
Venne a La Fede, la cantina di porta Porta Portese di
Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann. Avevamo messo in
scena il Risveglio di primavera di Wedekind. Era il 1972. Ci
siamo conosciuti l. Mi disse che lo spettacolo le era piaciuto
molto, ma anche che assolutamente ignorante sul teatro
davanguardia. Mi chiese di farle da maestro. La prima lezione
gliela diedi immediatamente. Il termine avanguardia un
termine improprio, dissi imitando uno di quei professori isterici
che insegnavano allaccademia. Le avanguardie riguardano e si
fermano a quelle storiche del primo Novecento. Da ora in poi
voglio sentirti parlare di sperimentazione o di ricerca. Lei

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scoppi a ridere e mi assunse come suo insegnante


personale.
Daniele mi ha detto che a quel tempo era un giovane attore. Si
era iscritto allAccademia dArte Drammatica, ma ben presto
smise

di

frequentare

dinsegnamento

perch

superato.

Non

riteneva
teneva

quel

sistema

conto

dei

sommovimenti politici e sociali, n dellenergia combattiva che


il teatro intendeva liberare per partecipare attivamente al
trionfo delle ideologie, alle battaglie del femminismo, alle
rivendicazioni del mondo gay, allamore libero, alla libert delle
droghe. Inizi a frequentare le cantine teatrali dove le
compagnie altro non erano che gruppi formati perlopi da
amici, amanti, sorelle, fratelli e molto raramente da scritturati.
Un po dei clan che si raccoglievano intorno a unidentit di
vedute e a un desiderio di esprimersi tramite il teatro. Tutti
facevano tutto. E non solo per via di una libera e consapevole
scelta. Le scarse possibilit economiche imponevano che chi
contribuiva a mettere in scena il testo potesse avere voce in
capitolo. Cos, anche se lo spettacolo era siglato dal nome del
regista, veniva considerato unelaborazione collettiva.
Daniele, da parte sua, ricorda per filo e per segno il loro primo
appuntamento al Beat 72. Si chiamava cos, mi ha spiegato

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subito dopo essersi complimentato per lennesima volta della


riuscita del mio piatto, perch beat era una parola magica
che coniugava cultura e stili di vita, e 72 perch si trovava al
numero 72 di via Gioacchino Belli. Aveva un ingresso molto
piccolo, ha detto, con una stretta scala che andava gi
ripidissima. Si scendeva e cera una specie di piccolo antro che
serviva da biglietteria, un corridoio usato come foyer e poi tre
stanze in successione, ad arcate. Unaltra sala, attigua
allultimo di questi vani, serviva per deposito e camerini.
Lunica entrata, e quindi anche lunica uscita, era la porticina in
alto. Era novembre 1972, la sera del debutto di uno
spettacolo che immediatamente divent celebre e fu tra quelli
italiani pi visti anche allestero: Le 120 Giornate di Sodoma di
Giuliano Vasilic. Il pubblico della prima era molto irriverente,
dava pacche sul sedere agli attori scatenandosi in commenti
salaci, tanto erano tutti amici. Vasilic scompose il testo di De
Sade sintetizzandolo in ventuno scene immerse in un buio
totale solcato da fasci luminosi. Maria, ricorda Daniele come
se

fosse

successo

la

sera

prima,

rimase

colpita

dallinterazione tra i frammenti testuali, gli interventi musicali


martellanti ed il ritmo impresso, tutto scandito sul vorticoso
movimento dato ai carrelli che trasportavano gli attori. Una
sinfonia di fantasmi lussuriosi che si materializzavano dal nero

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e giravano vertiginosamente alla luce, per poi ritornare ad


essere ingoiati dalle tenebre. Una rappresentazione che
indubbiamente colpiva per la centralit trionfale accordata al
corpo dellattore. Un corpo nudo, ovviamente, perch era uno
dei pi importanti elementi alla base del teatro sperimentale.
Con Daniele mia madre si vedevano quasi esclusivamente a
teatro, almeno cos ha detto. Lei sempre tra il pubblico,
qualche volta con me in braccio, addormentata. Lui spesso sul
palcoscenico. Nel 1973 debutt nel Pirandello, chi? di Mem
Perlini e si ricorda che mia madre gli ha regalato un enorme
mazzo di margherite. Hai letto i Sei personaggi?, mi ha
chiesto. Immagina di addormentarti e di sognarli. Questo era
lo spettacolo. Dei Sei personaggi rimanevano brandelli. Cera
una grossa invenzione visiva. Cera il personaggio-figlia sempre
impegnato in esercizi fisici molto difficili e complicati, noi attori
truccati vistosamente, suggestioni futuriste e surrealiste, con
un sguardo privilegiato alle arti plastiche. Ricercare i Sei

personaggi era veramente arduo quello che bisognava fare


era lasciarsi andare al flusso onirico che colpiva lo sguardo
dello spettatore, e questo lo spettacolo riusciva perfettamente
a permetterlo.
Daniele ha detto di averle fatto conoscere pure Mario Ricci. Io

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ho ammesso di non averlo mai sentito nominare e lui mi ha


spiegato che in quegli anni era molto famoso perch
strutturava il suo lavoro come un gioco: prendeva un testo, lo
smontava, dopodich poteva utilizzarne anche solo delle
immagini. Mi ha fatto l'esempio di Moby Dick, che sembrava
ambientato nellantro delle streghe di un parco giostre,
completamente realizzato con scenografie di cartone dipinto.
"Nel finale", ha raccontato, "lenorme bocca di Moby Dick
ingoiava il capitano Achab, intento per buona parte del tempo
della rappresentazione a giocare al solitario con dei grossi
mazzi di carte, o a scrutare lillusorio orizzonte con un
cannocchiale. A Maria piaceva tantissimo perch analizzava,
scomponeva e si irrobustiva con limmissione di una visione
personalissima del mondo. E anche se a volte le proposte
vacillavano per mancanza di adeguati supporti teorici, cera
una grande forza scenica e visionaria che laffascinava. Ricci
divenne il suo autore teatrale preferito.
Io non ho voluto contraddirlo pi di tanto, ma da quel che so
io, mia madre eri "fissata" per il Living Theatre. Considerava

Paradise, now!, che avevi visto con pap ad Avignone nel


1968, un percorso politico spirituale da seguire. Un percorso
da compiere per tappe, sull'esempio dei rituali religiosi, dove la
liberazione di tutti gli uomini, rappresenta lultimo atto, lultimo

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gradino di una scala simbolica verso la rivoluzione.


Daniele ha detto che lei non gliene ha mai parlato,
spiegandomi che il posto pi politicizzato che frequentavate
insieme era Spazio Zero a Testaccio. Che era un costituito da
un tendone da circo, senza riscaldamento e dove si moriva,
letteralmente, di freddo. Tua madre in questo spazio si
sentiva a casa, ha sottolineato Daniele. Lui meno. E a un
certo momento decise che era arrivato il momento di partire.
Se ne and per un po in Toscana, poi lasci lItalia. E laddio a
te impresso nella sua memoria come se il tempo si fosse
fermato.
Ancora ho negli occhi le parole di quella sera, mi ha detto.
Di quando mi pass a prendere con la sua Renault4 rossa,
sventolando quei due biglietti, mentre suonava il clacson con
la sigaretta in bocca. Con i capelli ribelli e tutti quegli anelli
alle mani che quasi le impedivano di prenderci per mano.
Ancora me la ricordo. E nelle orecchie risento la colonna
sonora di quella giornata. Che iniziata con Touch me dei
Doors ed finita con il Testamento di Tito mentre riflettevo
sullultima discussione che avevamo avuto. Tua madre mi
pass a prendere a Pontedera, dove mi ero rifugiato nellultimo
mese. Era marzo del 1973. La sera prima avevamo litigato al

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telefono. Continuavo a sostenere che eravamo diversi, perch


io sono comunista. E lei anarchica. O meglio, io forse sono pi
anarchico di lei, sempre che ci siano dei gradi di anarchia, ma
darle ragione quando mi diceva che lo siamo tutti mi dava
fastidio. Per fare pace mi propose di andare al concerto di De
Andr.
A questo punto Daniele si fermato. Forse non sapeva se era
il caso di continuare. O forse voleva ricostruire i pensieri di
quel giorno in maniera logica.
Forse ero cinico, forse troppo. Ma lamore rende cinici,
troppo grande per non esserlo, si rischia di morire dentro
prima che fuori. Lanarchia anche quella del non divenire,
non divenire per essere sempre lo stesso, come fosse quella
rivoluzione permanente che Bakunin predicava perch non
cambiasse nulla nellordine, ma che dico ordine, del non
governo di nessuno, perch lanimale che in ogni uomo non
arrivasse a voler comandare sugli altri. Fermarsi un gradino
prima e festeggiare su quello scalino con una rivoluzione
permanente. Aveva ragione, ma non glielo ho mai detto,
perch davanti a lei dovevo sostenere che Lenin ha applicato il
migliore dei mondi possibili e che gli anarchici sono solo degli
schiavi dei pensieri e fanno poca azione perch faticosa. Un

27

po come la differenza fra i politici e i sindacalisti, i primi


parlano, gli altri si sporcano le mani con gli operai. Eppure cos
io volevo vivere. In perenne rivoluzione con me stesso per non
cambiare pi. Mi piaceva essere cos, ascoltare e non parlare,
sperare ma non aspettare, cantare e non aprire bocca, amare
e non dichiararlo. Pavido e sicuro al tempo stesso. Era la
giusta strada per morire come Anna Karenina, sotto il treno
della fatalit senza aver mai comprato un biglietto per
partire.
Quella mattina il mio umore era nero e mi sembrava che
nulla potesse farmi uscire da quella spirale di pessimismo su
ogni futuro pensabile. Ma era arrivata lei, con i due biglietti per
lEden, o meglio per la migliore approssimazione del paradiso
terrestre di quei due sfigati di Adamo ed Eva, traditi da un
banale morso a una mela bacata. Stavamo per andare a
sentire, vedere, godere e vivere Faber.
Volevamo distruggere, ricostruire e curare il nostro nuovo
mondo, ma non ci eravamo accorti che il mondo che volevamo
costruire era quello che iniziava nella zona occipitale del nostro
cervello e finiva sulle papille della lingua, proprio un attimo
prima di dire qualsiasi cosa o tradurre un qualsivoglia idea. Era
amore, semplicemente amore. Ora lo posso dire, senza rischio

28

di sbagliare. Eravamo una sola idea e un solo inutile orgoglio


di non voler ammettere che eravamo una sola cosa. Che
stupidi. Ma forse stato proprio quel volersi sentire diversi,
anche dalla propria anima gemella, che ci ha reso unici,
veramente unici ai propri occhi, orgogliosi di unartefatta e
presunta diversit.
Siamo arrivati che tutti erano gi l, il biglietto non serviva
perch nessuno lha controllato, tanti erano quelli che avendo
vantato il diritto di poter ascoltare senza pagare, fugavano la
necessit sovrastrutturale di brandire un pezzo di carta per
vantare un diritto che era giustamente di tutti. Di quel
concerto ricordo perfettamente la sua pelle, i suoi occhi e la
sua commozione, intima, forte e sconcertante. Portava con s
un corpo che non aveva ancora trovato quel piccolo barlume
finale che le avrebbe consentito di esplodere in un urlo. Di

respirare la stessa aria dei secondini non mi va, perci ho


deciso di rinunciare alla mia ora di libert, cantava lui dal
palco e lei stringeva il pugno, quasi a lacerarsi le dita contro gli
anelli. se c qualcosa da spartire fra un prigioniero e il suo

piantone, che non sia laria di quel cortile, voglio soltanto che
sia prigione, continuava lui e Maria quasi piangeva di rabbia.
Forse perch sua sorella, tua zia, era stata beccata dalla
polizia qualche giorno prima perch aveva un fucile dentro

29

lauto, e rischiava di finire in galera. La amavo pi di quanto le


parole avrebbero potuto descrivere e il mio cinismo era
sommerso dalla bellezza indomabile di quel momento. Ero
preda dellamore e della voglia fisica di stringere quel corpo e
farlo una cosa sola con il mio. Quando in anticipo sul tuo

stupore, verranno a chiederti del nostro amore. A quella gente


consumata nel farsi dar retta, un amore cos lungo, tu non
darglielo in fretta. De Andr continuava a cantare, non si
rendeva conto cosa significava per me quella frase. Ero
dilaniato dal dolore indotto da quel quadro che aveva creato
Faber. Una tela di Fontana con un taglio netto e verticale,
inesorabile e ineluttabile come la morte del mio cuore in quel
momento. Fui costretto a pensare ad altro da unimprovvisa
manifestazione degli operai della Piaggio. Che scandirono, con
un certo disappunto generale, slogan contro i padroni e per la
libert dagli oppressori. Fabrizio non era in disaccordo e si era
fermato, ma si leggeva nei suoi movimenti e nelle boccate di
sigaretta un po pi nervose, mentre era seduto sul suo piccolo
sgabello con accanto un bicchiere di wisky, che larte e la
poesia non dovevano essere profanate dalla lotta di classe.
Forse perch, come me, pensava che la lotta dei deboli e degli
oppressi gi trasudava da ogni verso delle sue canzoni.
Bastava ascoltare. Ma le parole di un altro non sono le proprie

30

e il desiderio di espressione aveva tutto il diritto di essere


ascoltato.

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro


coraggio, se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento,
se il fuoco ha risparmiato le vostre 1100. Anche se voi vi
credete assolti siete per sempre coinvolti. A questi versi lei si
mise a piangere. Sentiva il dolore e la rassegnazione
generazionale di un esercito di incompresi. Io no, perch
credevo, e credo ancora, che un esercito non pu essere
incompreso, ma solo pavido. Per me lottare era la prima cosa,
per Maria il pensiero di perdere diventava un alibi per
piangersi

addosso

trovare

una

giustificazione

alla

compassione per gli altri e allautocommiserazione di se


stessi.
Daniele si interrotto e mi ha guardato come se ci fossi stata
Maria al mio posto. Con severit mista a quella tenerezza che
forse non le ha mai dimostrato ha ripreso: Questo ricordo.
Questo voglio ricordare e non il fatto che abbiamo litigato in
macchina anche dopo il concerto. Voleva fare lamore, ma
solamente per soddisfare listinto di dare un senso a quel
sentirsi soli, con il bisogno di essere parte di un altro mondo,
anche fisicamente. Lallontanai da me senza spiegarle il perch

31

e lei lo prese come un rifiuto. Mi accus di non volerle bene,


mi disse che non le piacevo. Io non sono riuscito a spiaccicare
una parola mentre avrei dovuto spiegarle che volevo
proteggermi. E proteggerla. Nei giorni seguenti non ci siamo
n sentiti n cercati. E me ne sono andato via, lontano.
Daniele mi ha raccontato che mise un po di roba nella sacca e
se and a Oslo. Voleva fare la sua esperienza allOdin Teatret,
il gruppo fondato nel 1964 dal regista italiano Eugenio Barba e
dagli attori norvegesi Else Marie Laukvik e Torgeir Wethal.
Voleva mettersi alla prova. Mi ha spiegato che il metodo di
Barba prevedeva un intenso allenamento fisico, che doveva
preparare alla recitazione, ma anche selezionare le persone pi
motivate e dotate di autodisciplina. Lallenamento o training
era inteso non solo come mezzo per acquisire particolari
abilit tecniche, ma soprattutto come processo continuo di
definizione della propria presenza scenica. Girovag parecchi
mesi prima di tornare a Roma.
Riitrov mia madre alla Magliana. Cera un contro-festival e lei
doveva scrivere un pezzo. Daniele conserva ancora nel
portafoglio una fotocopia del ritaglio di giornale datato 22
giugno 1974.

La Magliana non un quartiere, una

maledizione, scrivevamo pi di un anno fa su Paese Sera. Ieri

32

sera il contro-festival di piazza Vico Pisano ha ridato a quella


maledizione

una

dimensione

umana.

II

concerto,

organizzato dal comitato di quartiere e da Stampa Alternativa


ha assunto quasi subito la caratteristica della festa popolare.
II confronto con Villa Borghese insomma non c stato.
Cerano gruppi e cantanti che facevano la stessa musica, ma il
pubblico, lo scenario, lo spirito era diverso. Piazza Vico Pisano
uno stretto corridoio fra due lunghe file di palazzi dormitorio
soffocante, disumano. In questo scenario, che la fotografia
di una Roma sbagliata, cera un piccolo palco su cui, davanti a
un pubblico composto da giovani, donne, vecchi, lavoratori, e
tanti bambini si sono susseguiti i numeri dello spettacolo. Il
compito di aprire toccato a Francesco De Gregori e Antonello
Venditti. Il primo venerd aveva disertato il prato verde di villa
Borghese, ieri ha spiegato che suonare alla Magliana, in un
quartiere popolare, fra la gente che ogni giorno costretta a
combattere i mille problemi di un vero e proprio ghetto in cui
imperversano la malaria e lepatite ha ridato alla sua musica
una dimensione non asettica, non neutrale. Il secondo che
nellintervento che ha preceduto il suo numero ha rivendicato
quella libert di artista che lo ha spinto a esibirsi anche a Villa
Borghese, stato applaudito freneticamente quando ha
suonato uno dei suoi successi popolari, Roma capoccia. Poi

33

toccato allaltro pezzo forte, Alan Sorrenti, anche lui in


polemica con la manifestazione ufficiale. Il clou stato
per rappresentato dal Trium Delirium, venti ragazzi
francesi arrivati a bordo di tre pulmini con donne e bambini.
In Francia - hanno spiegato - viviamo tutti in una comune,
qualcuno gira suonando, altri coltivano la terra. Da Roma
andranno verso est per fare il giro del mondo. Alla
manifestazione aveva aderito anche Edoardo Bennato. Il
contro-festival, che ha suscitato un dibattito molto serrato
sulla musica fra gli stessi artisti che si sono esibiti, si
concluso a tarda notte. Fino alla fine piccoli e grandi hanno
vissuto una serata nuova, diversa, che forse ha rappresentato
una occasione unica per riportare la musica a contatto con i
problemi reali di chi lascoltava1.
Da quella sera hanno ricominciato a frequentarsi. Lui, mi ha
detto, che laiut a riprendersi dallo shock della strage di
Brescia di piazza della Loggia del 28 maggio. Era in corso una
manifestazione contro il terrorismo organizzata dai sindacati e
da un comitato antifascista. Ci andarono molti suoi compagni e
quello che le raccontarono fu un incubo. Quel giorno morirono
otto persone. Altre 94 rimasero ferite.

Carlo Rivolta, Paese Sera, 23 giugno 1974

34

Inizi una storia. Una storia strana, che solo mia madre poteva
voler vivere. Una storia di rinunce e di speranze, di tenerezza e
di rabbia, di attesa e di attimi rubati. La nostra non era una
relazione fisica, ha ribadito Daniele mentre mi aiutava a
sparecchiare. Eravamo impegnatissimi, avevamo sempre
tantissime cose da fare. Io a teatro, lei al giornale, con te, con
Moira, le manifestazioni. E quando cincontravamo parlavamo,
discutevamo, litigavamo per poi starcene anche due o tre ore
sdraiati sul divano in silenzio semplicemente a giocare luno
con le mani dellaltro. E poi diceva di essere diventata allergica
a qualsiasi tipo di rapporto sentimentale che potesse
catalogare le persone in base allo stato sociale: coniugata,
single, fidanzata. Io invece ero alla ricerca della donna della
mia vita. Volevo mettere su famiglia, volevo un figlio. E cos
stavamo insieme senza legami.

35

TRE

Daniele se n andato con laliscafo delle 6,30 diretto a Formia.


Prima di imbarcarsi mi ha chiesto se intendevo battezzare mia
figlia con il nome di Maria. Ci sto pensando, gli ho risposto
abbracciandolo. Non appena salito a bordo me ne sono
andata, senza aspettare che partisse. Non vedevo lora di
tornare a casa per scoprire cosa conteneva quel prezioso
pacchetto che mi ha lasciato.
In quella scatola impacchettata da Daniele c'erano i diari di
mia madre. Mi sono messa a piangere mentre li sfogliavo, li
accarezzavo e li stringevo sul mio cuore. Con la voce
emozionata ho chiamato zia Carla. Scusa per lorario zia, ho
esordito, non ti preoccupare sto bene. solo che tu e zia
Moira dovete venire al pi presto a Ventotene. venuto a
trovarmi Daniele Impellizzeri. E indovina un po? Mi ha portato
i diari di mamma. Voglio che li leggiate insieme a me. Zia era
abbastanza stordita dal sonno, ma non c stato bisogno di
aggiungere altro. Arriviamo domani o dopodomani. Chiamo
Moira e partiamo.

36

Dentro la scatola cera un biglietto di Daniele. Mi chiedeva di


leggere per prima cosa la pagina datata 28 aprile 1976. Non
stato difficile trovarla. Ci aveva messo un bel segnalibro di
legno a forma di calla, il fiore che pi le piaceva. Mi sono
accoccata sulla sua poltrona, proprio davanti alla finestra dalla
quale si pu godere una splendida vista sul carcere di Santo
Stefano illuminato dal sole di una limpida mattina di
tramontana.

Voglio ricordare ogni istante di questa notte. La pressione del


tuo pollice sulle labbra e la voglia della mia lingua di sentire il
suo sapore. Di assaggiarti. Inizio dal polpastrello: sa di
tabacco. E pure di burro, quello del cornetto che ci siamo
appena divisi. Poi il dito. Il palmo della mano, il polso, il
braccio tatuato, la scapola che ti provoca fastidio, il collo, il
mento reso ispido da quella barba dietro la quale ti nascondi.
Fino alle labbra. Le sfioro solamente e mi allontano. Ho paura
che la realt prenda il sopravvento e il mio sogno svanisca. Ma
questa volta non cos. Sei tu ora a volermi assaggiare. La
bocca solo linizio. La sciarpa, la giacca, la maglia spariscono
da dosso mentre continui a dirmi quanto sono bella. Affondi la
testa tra i miei seni, baci i miei capezzoli, accarezzi la mia
pancia, lecchi il mio piede. Mentre le mie mani si perdono tra i
tuoi capelli, si deliziano a ripassare i lineamenti del tuo volto

37

quasi a volerli imparare a memoria, toccano la tua schiena, i


tuoi glutei. Tu ed io, poi, siamo stati un unico corpo, ununica
voce. Siamo diventati noi.

Scaraventati dal desiderio, dalla

passione, dal piacere, in unaltra dimensione, ci siamo sentiti


finalmente liberi. Non esisteva pi niente e nessuno . 28 aprile
1976
Neanche io? Neppure pap e le zie? N la rivoluzione che
sognava, n le compagne e i compagni? E le sue inchieste?
Eppure io non me ne sono mai accorta. Se lavessi saputo a
quel tempo, lavrei fatto sentire in colpa rimproverandola del
poco tempo che passava con me. Le avrei detto che non era
giusto, che non avevo scelto io di venire al mondo e che come
madre avrei preferito la sorella. Avrei pianto e urlato per
sentirmi dire che io ero lunica cosa importante della sua vita,
Anche se sapevo che mi amava pi della tua stessa vita.
Perch in fondo lo sentivo, ma volevo punirla e provare quel
sadico piacere nel vederla sconfitta, lei che affrontava senza
paura le situazioni peggiori, lei che ha dimostrato sempre di
essere forte e decisa, lei che sapevi sempre cosa fare. Oggi
invece no, non ce lho con lei. Oggi riesco a comprenderla e
persino a giustificarla.
Mi alzo e vado a prendere la sua foto che sta incorniciata in

38

camera mia. del 1976 e mi piace pensare che sia stata


scattata proprio quel 28 aprile. una foto che adoro, perch
nella mia testa, mia madre sar sempre cos. Io avevo sei anni
e lei era bellissima. Le bastava un po di mascara sulle ciglia
per sentirsi a posto. I capelli arruffati odoravano di lei, come la
sua pelle impregnata di quel profumo che andava a comprare
a corso Rinascimento. Era diversa dalle mamme delle mie
amiche e io ci soffriso: avrei voluto vederla su quei tacchi a
spillo sui quali ancheggiavano le signore alle inaugurazioni in
galleria da pap. Avrei voluto vederle le unghie laccate di
rosso e pure le labbra disegnate da quella matita che mi aveva
regalato per mascherarmi a carnevale. E invece no. Le uniche
cose

femminili

che

indossava

le

nascondevi,

le

calze

autoreggenti sotto i pantaloni, i body di pizzo sotto le maglie


nere. Sempre e solo nere.
Era affascinante anche se non se ne rendeva conto. Me lo ha
detto pure Daniele. Anche lui non ha mai dimenticato quella
sera. Non era riuscito mai a trovare le parole per descrivere ci
che successe il 28 aprile. Per questo ha usato le sue parole. Le
parole che Maria ha scritto sul diario. Dopo quel 28 aprile non
esisteva pi niente e nessuno, c scritto nel biglietto che ha
lasciato nella scatola.

39

Non riesco a descrivere quello che provo con questi quaderni


tra le mani. Continuo ad annusarli e mi sembra che abbiano
ancora il suo profumo. Li sfoglio e oltre ai suoi scritti trovo
articoli di giornale appiccicati e ripiegati su se stessi, e alcune
foto che incollate sulle pagine del quadernetto rosso. Su una
c pap, poco pi che ventenne, con me piccolissima. Ha i
capelli lunghi, lisci, e i baffi ben curati. La mano lunga e
abbronzata sostiene la mia testolina, mentre il resto del corpo
appoggiato a cavalcioni sullavambraccio. Credo sia stata
scattata in galleria. Ci sono quadri accatastati ovunque e sullo
sfondo si intravede un artista che sta dipingendo qualcosa sul
muro. Settembre 1970, c scritto sotto. Io ho solo un mese.
Su unaltra pagina c la sua foto con Daniele. Lui, che molto
pi magro di come oggi, sta dietro e la tiene abbracciata
per la vita. Mia madre davanti con le braccia larghe e la testa
appoggiata al suo petto. Stanno in mezzo a tante altre
persone, sembra un concerto, o una manifestazione. Se non
fosse per i colori un po sbiaditi potrebbe sembrare una foto
scattata oggi. Lui con una montagna di capelli castano scuro
mossi, la barba folta, gli occhiali a goccia, una dolcevita rossa
che si intravede da sotto leskimo. Lei con un vestitino nero, gli
stivali senza calze, un trench avana, un paio di occhialoni neri
tirati sopra i capelli arruffati. Mi fermo a guardare le sue mani.

40

vero sono piene di anelli grandi, bellissimi Chiss che fine


hanno fatto. Devo chiedere a zia Moira.
Eccola, c pure lei nel diario. Bella, appariscente, con due
grosse tette che si sempre ben guardata dal nascondere. La
gonna a balze, i capelli lunghi neri, vistosi orecchini dargento
indiano, il cappotto di montone, la tolfa a tracolla. Il perfetto
stereotipo di una fricchettona. Nella foto state facendo naso
naso. E basterebbe questo attimo immortalato dal flash di
qualche compagno per dimostrare quanto bene si sono volute
quelle due.
Poi c zia Carla con me e nonna Anna. Abbiamo tutte e tre
una ghirlanda di margherite in testa. Loro sono sedute in un
campo di papaveri rossi mentre io cerco di arrampicarmi sulle
spalle di zia. Nonna ride, mentre zia fa una smorfia di dolore.
Che bella giornata. Bella come tutte quelle che passavamo
insieme. In questa foto avr avuto cinque, forse sei anni, era il
compleanno di nonna e come sempre ci ritrovavamo nella casa
in campagna per festeggiare. In quei giorni ognuno era
obbligato a dimenticare i problemi, la politica, gli affanni per
riscoprire limportanza di una famiglia che nonostante tutto
cera sempre a sostenere, a coprire, a giustificare. Io non ho
mai conosciuto nonno Luigi. Lui morto quando mia madre

41

era molto piccola e zia Carla appena nata. Ma so tutto di lui.


Instancabilmente zia ha tenuto vivo il ricordo e la memoria di
quel partigiano, suo padre, che partecip alla battaglia di porta
San Paolo del settembre 1943, ma venne ammazzato dai
tedeschi

prima

della

Liberazione,

durante

unazione

di

sabotaggio notturno a un cantiere ferroviario sulla Cassia.

42

QUATTRO

Bakunin si preso la sua rivincita su Marx, ci siamo detti


vedendo tutti quegli anarchici a Milano in via Preneste. Fa
freddo e c molto traffico. lultimo sabato prima di Natale.
Ci sono tante bandiere nere con la A. Qualcuna rossa della
Quarta Internazionale. A tenerle in mano soprattutto giovani,
ma cerano anche parecchi vecchi anarchici, con il cravattone
nero, dietro alla moglie di Pinelli. La bara sta su un furgone. Ci
sono qua e l dei fotografi appostati. La polizia ci ha bloccato
a via Paravia, non voleva che il corteo funebre proseguisse
fino al Musocco. Cos al campo 76 del cimitero ci siamo andati
dopo, al crepuscolo, giusto in tempo per vedere i becchini che
calavano nella fossa, la numero 434, la cassa con Pinelli. Che
stranamente aveva sopra una croce. Qualcuno prima aveva
provveduto a coprirla con una bandiera, ma ora che la stavano
mettendo sotto terra si vista. Eravamo un centinaio e ci
guardavano a distanza una ventina di guardie in borghese.
Abbiamo alzato il pugno a salutarlo. Intanto arrivava altra
gente. Un ragazzo con la barba corta ha detto: Pinelli stato

43

assassinato. Addio Pino. Non dimenticheremo n te, n quelli


che ti hanno ucciso. Poi una voce roca ha attaccato Addio
Lugano Bella e abbiamo iniziato a cantare. Ma a bassa voce,
con il ritmo lento di una marcia funebre. E io sono scoppiata
a piangere. Ho preso un sasso al cimitero, vicino alla fossa e
lho stretto in mano fino a sentire dolore. Ma non nulla in
confronto a quello che sento nello stomaco.
Lhanno buttato dalla finestra. Pinelli morto ammazzato.
Lhanno ucciso dopo tre giorni di interrogatori. Le guardie
lhanno convinto ad andare in via Fatebenefratelli e poi lo
hanno fatto fuori. Pino faceva il ferroviere ed un anarchico,
non ha nessuno che lo protegge e vogliono farlo passare per il
responsabile della strage di piazza Fontana. Non cos. Sono
in treno. Sto tornando da Luca. Oggi ho partecipato ai funerali
di Pinelli ed ho provato tanta rabbia. Una rabbia che non
sapevo di avere. Non so se la verit ufficiale coincider mai
con la realt, certo che qualcuno dovr pagare. E pagher
caro.
Tutto iniziato il 12 dicembre 1969, alle ore 16.37 a Milano:
un ordigno, composto da sette chili di tritolo, esploso nel
salone centrale della Banca Nazionale dellAgricoltura, in
piazza Fontana. Il bilancio stato di 16 morti e 88 feriti. A

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Roma qualche minuto dopo una bomba esplode in un


corridoio sotterraneo della sede centrale della Banca Nazionale
del Lavoro, tra via Veneto e via San Basilio: 13 impiegati sono
rimasti feriti, uno in maniera grave.

Il boato stato

fortissimo. Poi una nuova esplosione a distanza di mezzora.


Un ordigno sulla terrazza dellAltare della Patria, sul lato che si
affaccia sui Fori Imperiali: nessuna vittima. Due minuti dopo
un altro botto, unaltra bomba esploso sempre sulla terrazza
dellAltare della Patria, dalla parte della scalinata dellAra Coeli:
nessuna vittima.

A Milano, quello stesso pomeriggio un

impiegato della Banca Commerciale Italiana di piazza della


Scala ha trovato una borsa nera e l'ha consegnata alla
direzione. La borsa conteneva unaltra bomba che non
esplosa per un difetto di funzionamento del timer del
congegno dinnesco. Ma gli artificieri hanno deciso di farla
brillare distruggendo cos eventuali indizi fondamentali.
Devono trovare a tutti i costi un capro espiatorio: gli anarchici.
Cos vanno a bussare a casa di Pinelli. Non ci ha messo molto
Calabresi a convincerlo a seguirlo in questura. Lui ci andato
perch non ha nulla da nascondere. Lo hanno interrogato per
tre giorni. Poi successo qualcosa. Il 15 dicembre Pinelli
precipitato dalla finestra dellufficio del commissario Calabresi.
La stessa fine di Andrea Salsedo, il tipografo sindacalista

45

anarchico amico di Bartolomeo Vanzetti, che vol da una


finestra al quattordicesimo piano del Dipartimento di Giustizia
di New York dopo essere stato fermato e trattenuto due mesi
perch sospettato di aver stampato opuscoli sovversivi. Pinelli
ha fatto la stessa fine. Il questore Marcello Guida, nel 1942
uomo di fiducia di Mussolini e direttore del confino politico di
Ventotene, gi 20 minuti dopo, ha dichiarato che Pinelli si
suicidato e che il suicidio stata una ammissione di
colpevolezza perch lalibi era crollato. Con Carla abbiamo
partecipato alla conferenza stampa organizzata dagli anarchici
milanesi al Circolo Ponte della Ghisolfa il giorno dopo la morte
di Pinelli e larresto di un altro anarchico, Pietro Valpreda.
Cazzate. 20 dicembre 1969

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CINQUE

Inizia cos il diario di mia madre. Sulla copertina c scritto "A


come amore" e la A quella cerchiata dellanarchia. Mi faccio
due conti e capisco che quel giorno cero anche io con lei al
funerale di Pinelli. Non lo sapeva ancora, ma era incinta. Da
quel giorno la vita non fu la stessa. N la sua, n quella di
tantissime altre persone. E neppure quella di zia Carla che
studiava Sociologia a Trento ma stava con noi a Milano quel
giorno. Quel giorno che segn linizio di unepoca buia che
ancora oggi non sembra essere del tutto terminata. Da quel 12
dicembre 1969 lItalia fu scossa da nove stragi, tre tentativi di
golpe scoperti, la cospirazione della politica (la Piddue),
quindici anni di omicidi politici firmati da rossi e neri,
labbattimento di un aereo di linea senza motivo, unescalation
di delitti mafiosi.
Zia era arrivata a Milano direttamente da Trento. Alluniversit
militava nel movimento studentesco di Renato Curcio, Mauro
Rostagno e Marco Boato. Entr in Lotta Continua: prima gli
avversari erano il professore, il caposquadra, il padrone da

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allora il nemico divenne lo Stato.


Di queste cose ne abbiamo sempre parlato molto con lei. Ci ho
vissuto insieme per tanto tempo e certi argomenti spuntavano
fuori ogni qual volta si parlava di politica, ogni qual volta
dovevo andare alle manifestazioni. Ma erano discorsi astratti.
Adesso sento il bisogno di approfondirli perch hanno segnato
la vita di mia madre. Perch forse, come sostiene Daniele, se
Pinelli non fosse stato ucciso lei non si sarebbe lasciata
coinvolgere cos tanto dalla politica. Forse avrebbe evitato di
fare domande, di andare a curiosare su cose che ancora oggi
restano avvolte nel mistero. Quel che certo che dopo quel
15 dicembre del 1969 ha cambiato modo di vivere e di essere
parte della societ.
Fino ad allora, scrive nel diario, Non ho mai frequentato da

militante sezioni di partito, e neppure circoli libertari. Dopo la


morte di Pinelli sono andata a bussare alla porta dello
scantinato di via Vettor Fausto dove Aldo e Anna, subito dopo
la Liberazione, avevano aperto la sede del Gruppo anarchico
Cafiero, gi aderente ai Gruppi di Iniziativa Anarchica. Sulle
pareti, in bella grafia, qualcuno aveva

affrescato motti del

tipo: Il Vaticano come un pugnale nel cuore dItalia,


Anarchico il pensiero e verso lanarchia va la storia, Il

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denaro, ecco il nemico, pervertitore di ogni sentimento retto.


Il pi ardito che s conservato: Solcati ancor dal fulmine
eppur lavvenir siam noi!. Dentro la vetrina, ben ordinate, le
collezioni di Umanit Nova, dellAdunata dei Refrattari,
dellInternazionale, di Volont, e poi i libri in vendita:
Gori, Fabbri, Malatesta. Sul tavolo, la macchina da scrivere,
una Olivetti a carrello lungo che Adriano Olivetti regal alla
redazione di Umanit nova e che, dopo la scissione del 1965,
fin l. E ancora la biblioteca, con un migliaio di libri, aste e
bandiere, quelle con la fiaccola, e i manifesti per le vittime
politiche. Al Cafiero ho conosciuto Andrea che si dice abbia
frequentato Malatesta; Perugia che ha scontato una lunga
pena per delitto donore, Italo che era stato confinato a
Ventotene per undici anni. Nessuno ha meno di settantanni.
Ci parlano di Sacco e Vanzetti, dei martiri di Chicago. Ci
consegnano una storia di sterminio fatta di sedie elettriche, vili
garrote, carcere, esilio, povert.
Al Cafiero, cos dice nel diario, hai conosciuto anche Franco, un
toscano che studiava a Roma.

A lui che la interrogava

sullanarchia ha dedicato una pagina. Oggi Fra mi ha chiesto

perch non voglio iscrivermi a nessun circolo libertario, n


alcun gruppo pur sostenendo di essere unanarchica. Ho
cercato di spiegargli che per me essere unanarchica non un

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marchio di fabbrica. un sentimento, una condotta di vita. Del


resto ho scoperto di essere unanarchica solo dopo aver letto
Il buon senso della rivoluzione di Malatesta e Il miglior
governo quello che non governa affatto, di Henry Thoureau.
E la conferma mi arrivata da Bakunin, da Protpokin, da
Stirnern, da Cafiero, da Emma Gooldman. Ho ritrovato in
quegli scritti le mie piccole battaglie contro lingiustizia, per
legualitarismo e la libert. Purtroppo la maggior parte di
queste lotte si sono concluse con la sconfitta. E questo mi
tormenta. Spero almeno che nel campo dove ho seminato il
seme della solidariet, del rispetto degli ultimi, dellamore
senza interessi, cresca forte un nuovo sentimento anarchico.
Voglio illudermi che quel sentimento generi un rivoluzionario
che si impegner, attraverso lesempio, a fare proseliti. E cos
via.

Perch

tutti

possono

contribuire

alla

diffusione

dellAnarchia dimostrando che si pu vivere in una societ


dove si aiuta e si viene aiutati, dove si ama e si amati con la
stessa intensit e senza chiederlo, dove tutti sono rispettati
per quello che sono. Consapevoli di essere parte di unumanit
soggiogata ma non doma, forte solo della propria dignit e
coerenza. possibile! Si pu fare.
Malatesta, Stirner, Bakunin, Kropotkin, Goldman. Mia madre
aveva letto quasi tutti i loro saggi sullanarchia e amava citarli.

50

Questo me lo ricordo, anche se ero piccola. E da grande


rileggere quei libri mi ha fatto sempre sentire meno sola.
Quando voglio sapere come la pensa lei su qualcosa vado a
cercare l. Parlava a ruota libera della polemica tra comunisti
autoritari e libertari, dello scontro tra Marx e Bakunin, delle
persecuzioni dei bolscevichi in Russia dopo il 1917. Racconti
che alternava alle storie di anarchici che avevano pagato con
la morte. Mi narrava, quasi si trattasse di una fiaba, di Gino
Lucetti che voleva ammazzare Mussolini, del cuoco Giuseppe
Passannante che cerc di uccidere Umberto I e che fu chiuso
in una cella sotto il livello del mare nella fortezza di
Portoferraio. E poi di Romeo Frezzi che venne arrestato perch
ritenuto complice di un altro attentatore di Umberto I, Pietro
Acciarito, e mor in galera in circostanze misteriose. Le guardie
dissero che si era suicidato, invece un medico, il dottor Pardo,
accert che Frezzi venne ucciso. Ma soprattutto parlava di
Gaetano Bresci che ammazz il re e che venne ucciso nel
carcere di Santo Stefano. Ogni volta che andavamo a
Ventotene ci facevamo portare dai pescatori allisola per
andare a mettere i fiori sulla sua tomba. In realt nessuno sa
in

quale

di

quelle

fosse

sono

state

messe

le

ossa

dellanarchico. Ma noi avevamo deciso che il sepolcro di Bresci


non poteva che essere quellunico mucchio di terra che

51

destate e dinverno era ricoperto di capelvenere sul quale era


stata piantata la pi sgangherata delle croci.
Quando parlava degli anarchici li definiva come dei miserabili
che aiutavano chi era pi miserabile di loro. Questo voleva
essere lei. Lei che eri contro ogni tipo di violenza.
Quando a casa si discuteva sugli attentati, sugli omicidi che in
quegli anni riempivano le pagine dei giornali lei prendeva le
distanze recitando a memoria il credo di Malatesta: Lidea
centrale dellanarchismo leliminazione della violenza dalla
vita sociale: lorganizzazione dei rapporti sociali fondati sulla
libera volont dei singoli, senza lintervento del gendarme.
Perci siamo nemici del capitalismo che appoggiandosi sulla
protezione dei gendarmi costringe i lavoratori a lasciarsi
sfruttare dai possessori dei mezzi di produzione o anche a
restare oziosi e a patire la fame quando i padroni hanno
interesse a sfruttarli. Perci siamo nemici dello Stato che
lorganizzazione coercitiva, cio violenta, della societ. La
violenza giustificabile solo quando necessaria per difendere
se stesso e gli altri contro la violenza. Dove cessa la necessit
comincia il delitto.
Era anarchica mia madre, ma non nellaccezione che la
maggior parte delle persone d a questo termine. Da quello

52

che mi ricordo io, ma soprattutto da quello che mi hanno


raccontato pap, zia Carla, zia Moira e ora Daniele, non amava
lordine costituito e le interessava il punto di vista di ogni
singola persona. Soprattutto dei border line. Cera di sicuro in
lei una visione romantica dellanarchia, identificata con
lemarginazione

come unesclusione totale, assoluta dalla

societ, dalle convenzioni dominanti. Non era mai stata


interessata a far parte di questo o quel movimento pur
condividendone gli obiettivi, perch era attratta dallindividuo,
da quelle donne e uomini apparentemente senza tempo, che
restavano ai margini. Le uniche persone che secondo lei
conservavano la purezza originaria. E anche lei volevi vivere ai
margini. Aveva una forte propensione ad auto-escludersi, mi
ha sempre detto zia. Non credo si sia mai sentita
completamente a suo agio nel movimento. Nelle nostre
battaglie lei cera sempre, ma non faceva parte del gruppo. Il
suo essere anarchica e per giunta individualista si prestava
benissimo anche a non rompere con nessuna delle componenti
della propria esistenza.

53

SEI

Maria seguiva con la massima attenzione linchiesta che


Camilla Cederna pubblicava passo dopo passo su LEspresso. Si
vede dagli appunti che ha preso su questo quaderno 2. Cos
come, giorno dopo giorno, la battaglia portata avanti da Lotta
Continua sul giornale per far luce sullassassino di Pinelli.
Battaglia che inizi il giorno stesso del suo funerale. Lo
dimostra la raccolta che conservava gelosamente e che sono
stati riposti nella soffitta della casa di Ventotene dopo la sua
morte. Ho trovato il numero del 20 dicembre 1969. In prima
pagina c la foto del cortile della Questura con una freccia
bianca che indica la finestra da dove caduto Pinelli. quella
del commissario di polizia, Luigi Calabresi, che nella Questura
di Milano si occupava appunto di anarchici e che aveva
condotto linterrogatorio del ferroviere. In terza pagina c una
foto di gruppo dei dirigenti della questura. Calabresi lultimo
a destra, lunico senza cravatta, ma non compare il suo nome.
2

Articoli che poi diedero vita al suo libro Pinelli, una finestra sulla strage. Un libro nel quale c
tutta lopera di depistaggio intorno alla morte di Pinelli, le macchinazioni del Pm Caizzi e del
giudice Amati per archiviare il caso, le false, incongruenti, contraddittorie testimonianze del
questore Guida, del brigadiere Panessa, del commissario Calabresi e poi il processo CalabresiLc, la magistratura servile alla ragion di Stato

54

Solo sul giornale del 7 marzo1970, Lotta Continua, fece il suo


nome, peraltro sbagliandolo: il dott. Calabrese.
Da quel numero il giornale inizi una dura campagna contro di
lui. Con vignette che, ad esempio, lo ritraggono in fasce
mentre scaraventa fuori dal box orsacchiotti di peluche,
oppure vestito da scolaro che butta di sotto i compagni di
classe, o ancora vestito da cameriere davanti a una finestra
che dice a Pinelli: o ti mangi questa minestra. Ma soprattutto
con articoli nei quali si legge: Calabresi, sei tu laccusato. []

Le nostre armi sono altre, pi difficili, faticose, pericolose, ma


infinitamente pi efficaci. lorganizzazione della forza e
dellautonomia del proletariato che far giustizia di tutti i suoi
nemici. Dellassassinio di Pinelli abbiamo detto a chiare lettere
che il proletariato sa chi sono i responsabili e sapr fare
vendetta della sua morte (14-5-1970).
Questo marine dalla finestra facile dovr rispondere di tutto.
Gli siamo alle costole, ormai, ed inutile che si dibatta come
un bufalo inferocito. [] Qualcuno potrebbe esigere la
denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, pi
modestamente, di questi nemici del popolo vogliamo la
morte (6-6-1970).
Mentre leggo mi rendo conto che questo tipo di articoli oggi

55

non sarebbero mai usciti e che forse nessun giornalista


avrebbe mai avuto il coraggio di pubblicarli.

Siamo stati troppo teneri con il commissario di pubblica


sicurezza Luigi Calabresi. Egli si permette di continuare a
vivere tranquillamente. [] Il suo volto diventato abituale e
conosciuto per i militanti che hanno imparato a odiarlo; la sua
funzione di sicario stata denunciata alle masse che hanno
incominciato a conoscere i propri nemici di persona, con
nome, cognome e indirizzo. chiaro a tutti, infatti, che sar
Calabresi a dover rispondere pubblicamente del suo delitto
contro il proletariato. E il proletariato ha gi emesso la sua
sentenza: Calabresi responsabile dellassassinio di Pinelli e
Calabresi dovr pagarla cara. [] Il terreno, la sede, gli
strumenti della giustizia borghese sono del tutto estranei alle
nostre esperienze, alle nostre lotte, alle nostre idee, e non
certamente

dalla

legge

dello

Stato

capitalista

che

ci

attendiamo la punizione di un suo servo zelante; non dai


giudici progressisti e onesti; non da un dibattimento i cui
codici, norme e regole, creati dalla borghesia per controllare
gli sfruttati, non possono essere utilizzati dai proletari, ma solo
da questi distrutti. [] Ma dentro il tribunale, nelle strade e
nelle piazze, il proletariato emetter il suo verdetto, lo
comunicher e ancora l, nelle piazze e nelle strade, lo

56

render esecutivo. Calabresi ha paura ed esistono validi motivi


perch ne abbia sempre di pi. [] Limputato e vittima del
secondo [processo] gi da tempo designato: un commissario
aggiunto di ps, torturatore e assassino: Luigi Calabresi.
Sappiamo che leliminazione di un poliziotto non liberer gli
sfruttati; ma questo, sicuramente, un momento e una tappa
fondamentale dellassalto del proletariato contro lo Stato
assassino (6-6-1970). Calabresi, assassino, stia attento. Il
suo nome uno dei primi della lista (6-5-1971).
Tutte frasi che mia madre ha puntualmente annotato nel suo
diario. Senza alcun commento. Come se avesse voluto fissarle
nella testa. Non so se le condivideva o meno. Certo che
anche lei era convinta che Pinelli fosse stato ucciso.

Sono passati 3 mesi dalla morte di Pinelli e sono riusciti a dare


tre versioni contrastanti della sua fine. Ho parlato con alcuni
anarchici di Milano. Tutti accusano la polizia di assassinio e i
fascisti e lo stato di essere gli autori delle stragi. Anche io non
ho dubbi. Si scoperto che a mezzanotte meno due secondi
(2 minuti e 2 secondi prima della caduta di Pinelli) venne
chiamata lautoambulanza. La stanza dellinterrogatorio larga
3,56 metri x 4,40 e contenenti vari armadi e scrivania e la
presenza di 6 persone rende impossibile uno scatto di Pinelli

57

verso la finestra.

E poi non strano che la finestra fosse

aperta trattandosi di dicembre e di notte?

Pinelli cade

scivolando lungo i cornicioni. Non si dato quindi nessuno


slancio. Cade senza un grido e senza portare le mani a
protezione della testa, come se fosse gi inanimato. Ma
perch continuano a raccontare tutte queste bugie? E
comunque le guardie avevano il dovere di salvaguardare la
vita di Pino. Si trattava di un cittadino affidato alla loro
custodia e soprattutto, secondo loro, di una preziosa fonte.
Almeno di questo dovranno rispondere.

E poi, perch lo

trattennero per tre giorni quando lo stesso Calabresi ha


ammesso in una intervista su lUnit che contro Pinelli non
avevano nulla? Un funzionario della Polizia, la mattina del 15
dicembre, aveva detto alla madre che non era collegato alla
strage, ma che comunque cerano state pressioni da Roma per
il suo fermo. E che cosa cera di tanto interessante nel libretto
chilometrico di Pinelli, ovvero il tesserino in cui segnava i suoi
viaggi, che fu mandato a prendere a casa del ferroviere alle
undici di sera del 15 dicembre? 19 marzo 1970
Non mi ero mai interessata pi di tanto a questa storia. La
conosco certo, ma sapere come lhai vissuta mia madre un
tassello che mi sembra fondamentale per sapere veramente
chi era lei. Qualche pagina pi avanti trovo scritto:

58

Il commissario Calabresi ha querelato Pio Baldelli, direttore


responsabile del settimanale Lotta Continua per diffamazione
continuata e aggravata circa la defenestrazione di Pinelli. Oggi
Calabresi ha deposto in tribunale mentre la gente urlava
assassino, buffone, buttati dalla finestra. Il vicequestore
Vittoria ha autorizzato una carica nei corridoi di Palazzo di
giustizia. I compagni hanno organizzato un sit in al primo
piano. 14 ottobre 1971.
Anche se risulta che il vicecommissario non fosse nel suo
ufficio nel momento del volo di Pinelli, per Lotta Continua,
credo che anche per mia madre quello di Calabresi il primo

volto dei burattinai della strategia della tensione a cui sia stata
strappata la maschera3.
Mi hanno detto che Pinelli con involontaria vena profetica,
predispose che, alla sua morte, venissero incisi sulla lapide i
versi di una stupenda poesia tratta da Spoon River di Edgar
Lee Masters, che parla delluccisione l11 dicembre 1887, dei
cinque anarchici anarchici ingiustamente accusati delleccidio
di Haymarket Square (a Chicago) il 4 maggio 1886. Il 3
maggio, di fronte alla fabbrica di mietitrici McCormick, la
3

Il giornale, appoggiato da quarantaquattro redazioni di riviste politiche e culturali che


sottoscrivono un documento di solidariet, ha raggiunto cos il suo obiettivo: quello di tornare
a parlare di Pinelli dopo che listruttoria sulla sua morte stata archiviata)

59

polizia spar sugli scioperanti uccidendone due e ferendone


molti. Fu quindi indetta una manifestazione ad Haymarket
Square il giorno dopo. Tutto sembrava pi che tranquillo,
quando la polizia intim di sgombrare e inizi a marciare a
ranghi serrati per attuare lordine. Part un ordigno che uccise
11 persone pi un poliziotto; altri sette, rimasti feriti, morirono
nei

giorni

successivi.

Da

qui

lindegno

puramente

persecutorio processo agli organizzatori della manifestazione.


La poesia scelta va dedicata a Pinelli e a tutti quelli che
combattono i potenti, gli oppressori, i grandi personaggi
(politici, militari, della stampa e dello spettacolo, finanzieri,
ecc..). Questi versi non possono non commuovere chi resta al
di qua della linea di demarcazione tra senso di umanit e il pi
sconfinato e arido deserto dei sentimenti. giugno 1970
Epitaffio di Carl Hamblin
La macchina del Clarion di Spoon River venne distrutta,
e io incatramato e impiumato,
per aver pubblicato questo, il giorno che gli anarchici furono
impiccati a Chicago:
Io vidi una donna bellissima, con gli occhi bendati

60

ritta sui gradini di un tempio marmoreo.


Una gran folla le passava dinanzi,
alzando al suo volto il volto implorante.
Nella sinistra impugnava una spada.
Brandiva questa spada,
colpendo ora un bimbo, ora un operaio,
ora una donna che tentava ritrarsi, ora un folle.
Nella destra teneva una bilancia;
nella bilancia venivano gettate monete doro
da coloro che schivavano i colpi di spada.
Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:
Non guarda in faccia a nessuno.
Poi un giovane col berretto rosso
balz al suo fianco e le strapp la benda.
Ed ecco, le ciglia eran tutte corrose

61

sulle palpebre marce;


le pupille bruciate da un muco latteo;
la follia di unanima morente
le era scritta sul volto.
Ma la folla vide perch portava la benda.
LAntologia di Spoon River stato uno dei libri della mia
infanzia, delladolescenza e tuttora quando lo rileggo trovo
degli spunti inediti, delle riflessioni legate allattualit, agli stati
danimo che provo in quel preciso momento. una raccolta di
poesie che lamericano Edgar Lee Masters pubblic tra il 1914
e il 1915 sul Mirror di St. Louis. Ogni poesia racconta, in
forma di epitaffio, la vita di una delle persone sepolte nel
cimitero di un piccolo paesino della provincia americana. E mia
madre usava quelle poesie per inventare delle storie che io
dovevo tradurre in disegni. Da qualche parte deve esserci
ancora lalbum con scritto in copertina Sole: illustrazioni
allantologia di Spoon River. E poi ascoltavamo insieme
lalbum Non al denaro non allamore n al cielo con le
canzoni di Fabrizio De Andr ispirate agli epitaffi di Frank
Drummer, un matto; quello di Judge Selah Lively, un giudice;
Wendell P. Bloyd, un blasfemo; Francis Turner, un malato di

62

cuore; Dr. Siegfried Iseman, un medico; Trainor, the druggist,


un chimico; Dippold, the optician, un ottico; Fiddler Jones, il
suonatore Jones.

Mi venuta voglia di riascoltarlo. Non

stato facile ritrovare lellepi in mezzo a tutto il casino che ho


accumulato negli anni nella soffitta, ma alla fine ce lho fatta.
Lho messo sul vecchio giradischi e la casa si riempita
nuovamente di lei.

63

SETTE

orribile. Non si pu ammazzare cos un ragazzo. Saverio


aveva solo 23 anni. Le guardie hanno giocato al tiro a segno
con i candelotti lacrimogeni e hanno centrato in pieno Saverio.
Poteva essere una strage. Stavamo sfilando per le vie di
Milano e ci hanno caricato. Un giornalista stato colpito da un
proiettile. Hanno detto che Saverio si sentito male ed
morto. Ma non vero. Lhanno ucciso. Assassini. BASTA
BASTA BASTA. 12 dicembre 1970
Io non avevo neanche sei mesi e probabilmente mia madre mi
aveva lasciata a Roma con pap per partecipare a questa
manifestazione. Cerco su internet qualche informazione su
quellanniversario tragico della strage di piazza Fontana.
Scopro che il corteo era a rischio. E lo sapevano tutti. Quel
pomeriggio nel centro di Milano erano in programma quattro
manifestazioni. Due erano autorizzate: quella del Movimento
studentesco che aveva organizzato un sit-in antifascista nei
pressi della Statale e quella dellAssociazione nazionale
partigiani dItalia per protestare contro le condanne a morte

64

inflitte ad alcuni militanti baschi dal regime franchista al


termine di un processo svoltosi a Burgos in Spagna. Il comizio
in piazza del Duomo organizzato dai circoli anarchici in
occasione del primo anniversario della strage di piazza Fontana
e della morte di Giuseppe Pinelli

e ladunata in piazza San

Carlo dei gruppi del neofascismo cittadino legati al Msi erano


invece state vietate dal questore per motivi dordine
pubblico. Al termine del comizio gli anarchici si sono mossi in
corteo e la polizia, agli ordini del vicequestore Vittoria, li ha
caricati alle spalle per spingerli verso lUniversit Statale
presidiata dal Movimento Studentesco. Nel frattempo alcuni
squadristi iniziarono a lanciare molotov contro la sede
dellassociazione Italia-Cina e da piazza San Babila numerosi
fascisti si diressero verso la Statale. Le cariche proseguirono
per un bel po. Gli studenti volevano difendere la loro
postazione mentre la polizia cercava di rompere i cordoni di
protezione. Nel corso degli scontri in via Larga, Saverio
Saltarelli, uno studente di 23 anni, venne ucciso da un
candelotto lacrimogeno sparato ad altezza duomo. Le prime
versioni ufficiali sulla sua morte parlarono di malore e poi di
collasso

cardiocircolatorio.

Dopo

lautopsia,

di

fronte

allevidenza dei fatti, ammisero che il cuore di Saltarelli fu


spaccato da un artificio lacrimogeno. Dopo sei anni il

65

comandante del reparto da cui part il candelotto mortale, fu


condannato per omicidio colposo a 9 mesi con la concessione
delle attenuanti generiche, la sospensione condizionale e la
non menzione4.
Mia madre rimase profondamente scossa da ci che accade
durante quella manifestazione. Si vede perch a questo punto
ha interrotto di scrivere sul diario. Nelle pagine successive ci
sono soprattutto articoli ritagliati. C il manifesto pubblicato
da Umanit Nova dopo gli scontri in cui mor Saltarelli sopra al
quale ha annotato: stato oggetto di attenzione da parte

della procura della repubblica di Roma, che vi ha trovato


giustificazioni sufficienti per far scattare il famigerato codice
Rocco: notizie atte a turbare l'ordine pubblico. Il sistema
borghese

italiano

si

qualifica

sempre

meglio:

anzich

incriminare i responsabili delle violenze poliziesche e della


morte del povero studente, si perseguono coloro che
denunciano la violenza e il sopruso.
Poi c un articolo staccato da A, di Guido Montana datato
aprile 1971: Valpreda innocente.
Listruttoria contro Valpreda non solo sostanzialmente
assurda,
4

politicamente

pazzesca

giuridicamente

www.reti.invisibili.net, scheda a cura di Alfredo Simone

66

inconsistente, ma anche formalmente contraddittoria e illogica.


Scrive Wittgenstein: Pensate gli strumenti della cassetta di un
operaio: ci sono martello, pinze, sega, cacciavite, regolo,
barattolo, colla, chiodi e viti. Le funzioni delle parole sono cos
diverse come le funzioni di questi oggetti. Non ho citato senza
ragione il filosofo del neo-positivismo logico. Ad onta della
retorica degli uomini di legge, le parole hanno un senso
inequivocabile, sono strumenti per conoscere la verit. Ma
quante parole sono a tal fine realmente utilizzabili, nei
diciassette volumi (10 di atti e 7 di allegati) che il 26
settembre 1970 gli uscieri romani hanno depositato in
cancelleria? Il processo verbale del caso Valpreda consta di
migliaia e migliaia di pagine. In moneta sonante, fotocopiare
lintera istruttoria comporta la spesa di circa 3 milioni di lire.
Limputato povero sistemato, scrive ancora Montana,
dovr affidarsi al buon cuore dello Stato, per prendere
semplicemente conoscenza di ci che lo Stato stesso ha
preparato contro di lui. In questoceano cartaceo di parole
inutili e di tortuosa sintassi leguleia, la verit sulla strage di
Milano rischierebbe di affondare irrimediabilmente, se alla fine
la

parola

inequivocabile,

logica,

non

venisse

incontro

allimputato come unancora di salvezza. Rappresenta per lui lo


strumento razionale affinch il sonno della ragione (in questo

67

processo) non generi mostri e Valpreda eviti di divenir vittima


di una cavillosa e ingiusta procedura. In realt si resta allibiti
dinnanzi alla compunta sicurezza degli inquirenti, quando
parlano di prove o comunque di serissimi indizi. Noi, al
contrario, ci proponiamo di dimostrare che, solo a condizione
di capovolgere il senso logico dei fatti, si potrebbe giungere a
una convinzione di colpevolezza degli imputati.
Le ultime quattro righe sono sottolineate pi volte. E sul bordo
mia madre ha scritto CONTROINFORMAZIONE. Continuo a
leggere nonostante abbia un vuoto allo stomaco. Dovrei
andare a prepararmi un panino, ma non riesco a smettere.
A lume di logica, la difesa degli imputati implicita nelle
stesse parole della pubblica accusa, che nellintento di
accusarli, in realt ne conferma implicitamente linnocenza. La
montagna di parole, insiste A, dopo avere partorito il suo
bravo topolino, si sfalda a causa delle sue stesse contraddizioni
logiche. Per dimostrare questo, non necessario svolgere
ipotesi pi o meno credibili; basta ricondursi alloggettivit
delle parole. Innanzitutto, consideriamo la figura del principale
imputato. Dunque, Pietro Valpreda, per laccusa, colpevole:
anarchico, quindi predisposto - secondo il P.M. - alla violenza,
alle bombe. A parte il fatto che la violenza e il tritolo sono

68

prerogativa innanzitutto dei fascisti, e di questo si avuta


ampia dimostrazione in questi ultimi tempi, non si vede perch
un anarchico violento, dinamitardo come sarebbe il Valpreda,
perdesse il suo tempo (e molti chili di peso) a fare sciopero
della fame davanti al palazzo di giustizia a Roma, per
protestare contro lingiusta detenzione preventiva di giovani
compagni imputati dellattentato alla Fiera di Milano. Un
anarchico carico dodio e di bombe (secondo la tesi cara alla
pubblica accusa) non passa i suoi giorni e le sue notti
alladdiaccio nutrendosi di acqua pura e di vitamine.
C inoltre da osservare che un attentatore incallito, come
sarebbe il Valpreda, fa notare Montana, non agirebbe nel
modo idiota in cui avrebbe agito, se realmente le bombe alla
banca dellagricoltura fosse stato lui a mettercele, e non i
fascisti e gli agenti dei servizi segreti come noi supponiamo. Se
fosse realmente colpevole, avrebbe mancato alla regola
principale di ogni dinamitardo: quella di operare nellombra, in
modo anonimo, senza mettersi in vista n dare spettacolo di
s. Valpreda si esibito, al contrario, per giorni e giorni, lo
hanno fotografato in tutte le guise assieme ai suoi giovani
compagni, favorendo cos la crescita dellarchivio fotografico
che lo riguarda nelle redazioni dei giornali e presumibilmente,
in quello della squadra politica. Ora, un atteggiamento simile,

69

da parte di chi si prepara a compiere una strage di pacifici


cittadini, certamente assurdo e si giustificherebbe soltanto
con la follia del protagonista. Ma il Valpreda mentalmente
sanissimo, secondo la perizia.
La nostra opinione, su questo punto, meno cervellotica di
quanto non si immagini. In realt, lesibizione del personaggio
Valpreda dimostra solo una cosa: lo sciopero della fame, le
proteste, ecc. - legittime per qualunque altro cittadino - non lo
sono per un anarchico, che cos facendo si espone alla
cupidigia di provocazione del potere costituito, di gruppi
reazionari alla ricerca di capri espiatori. Mi spiego: se un
gruppo di anarchici fa unazione clamorosa, che diviene centro
di attenzione per lopinione pubblica, se protestano contro il
sistema, contro lo stato, ecc., ci vuol dire che per il
perbenismo ognuno pu aspettarsi tutto da loro, persino un
attentato. E quando ci accade, nessuno se ne meraviglia.
Questo vuol dire che uneventuale provocazione, diciamo pure
un complotto, organizzato da tuttaltra parte, pu trovare
subito pronte delle vittime, dei colpevoli da additare
allopinione pubblica e consegnare, senza eccessive proteste,
alle forze repressive dello stato. Noi dimostreremo che i
congiurati

della

destra,

probabilmente

gli

stessi

professionisti del crimine di stato, anche stranieri, hanno

70

prescelto

un

gruppo

di

anarchici

semplicemente

per

precostituire degli imputati per un delitto commesso invece da


loro stessi. E hanno prescelto Valpreda e i suoi compagni,
perch in quel momento essi rappresentavano il gruppo pi
battagliero, pi irrequieto, pi disponibile alla protesta
clamorosa, esemplare. A questo proposito, quando il pm parla
di azione esemplare teorizzata dal gruppo, evidentemente
confonde la protesta clamorosa ma pacifica con luso della
dinamite. Quando cita lo slogan La prassi nasce dalla azione,
quasi a prova ideologica della loro colpevolezza, dimostra tra
laltro una notevole ignoranza del pensiero anarchico. La
prassi, cio il comportamento, i modi di intervento nella vita
sociale, politica, ecc., sono in effetti il risultato della concreta
esperienza, e cio dellazione. Solo in questo senso deve
essere interpretata la frase incriminata. Ma il pm, per
comodit dialettica, rovescia il pensiero e in pratica dice: la
prassi anarchica nasce dallazione; quindi pi lazione
violenta, distruttiva, pi la prassi e il comportamento sono
anarchici. Cos giunge alla facile e semplicistica conclusione
che una bomba la migliore dimostrazione dellanarchia!.
La parte che segue piena di rimandi. Ai bordi ci sono diversi
numeri cerchiati, come si trattasse di note. Prima di continuare
a leggere vado in cucina. Ho fame. Apro il frigorifero e prendo

71

un barattolo di olive che mi ha regalato Salvatore, il mio amico


pescatore. Me ne torno sulla poltrona, non prima per di
essermi fermata davanti alla finestra ad ammirare il maestoso
carcere di santo Stefano illuminato dagli ultimi raggi di sole.
Vediamo ora la questione del circolo XXII Marzo, prosegue
larticolo. La storia di questo gruppo abbastanza nota e
singolare. Alcuni giovani anarchici che frequentavano il circolo
romano Bakunin, cominciarono a dissentire politicamente da
esso, finch non costituirono un altro circolo. Il pm,
soprattutto dopo la pubblicazione di Strage di stato, giunto
alla conclusione che in effetti fu il Merlino a condurre il gioco,
nellintento di costituire un centro di provocazione. Il Merlino,
ex-fascista mascherato da anarchico, in realt attivista dei
gruppi di destra e del sottobosco neofascista, era collegato ad
alcuni elementi provocatori, come per esempio Stefano Delle
Chiaie (detto il Caccola), il quale - particolare curioso ma
significativo - dopo essere stato convocato dal giudice
istruttore quasi a chiusura dellistruttoria, accusato di reticenza
sui rapporti col Merlino, si rendeva latitante durante un
intervallo dellinterrogatorio... con la scusa di dover andare al
gabinetto. Il fatto che Merlino fosse probabilmente lispiratore
delloperazione 22 Marzo non prova assolutamente che i suoi
compagni ne fossero consapevoli. Secondo il pm, poich

72

Merlino era un noto provocatore (noto, ora, al pm, non agli


anarchici!), la posizione dei coimputati si aggraverebbe, in
quanto sarebbe dimostrata la concordanza esistente tra i vari
aderenti al gruppo, riguardo alla prassi operativa, e cio alla
violenza.
A parte che c violenza e violenza, puntualizza Montana,
tale convinzione dei pm strabiliante, solo se si pensi che il
Merlino fu fermato la sera del 12 dicembre, che fu il primo a
subire linterrogatorio in questura e ad accusare i compagni,
per dimostrare che non gi lui bens costoro erano i veri
ispiratori e istigatori degli attentati. Dunque, la pubblica
accusa, mentre da una parte accetta la tesi che Merlino fosse
listigatore e lispiratore del gruppo, dallaltra ritiene attendibile
le accuse del Merlino stesso contro i suoi compagni, che
dimostrerebbero lesatto contrario: non lui ma gli altri
avrebbero ispirato e istigato allattentato dinamitardo. Il che
una vera e propria contraddizione in termini, un bisticcio
logico di cui solo il pm possiede la chiave per venirne a capo.
Infatti delle due luna: o il pm crede realmente a un Merlino
istigatore, e allora in questo caso deve giudicare inattendibili le
sue dichiarazioni contro gli altri imputati quali istigatori e
organizzatori; o crede invece alle dichiarazioni del Merlino, e
allora costui, non pi lispiratore, listigatore, ecc., e poich

73

non vi sono n prove n accuse contro di lui, nemmeno da


parte dei suoi ex-compagni, dovrebbe essere prosciolto
dallaccusa di concorso in strage. Su quali elementi il pm basa
la colpevolezza del Merlino? Sul fatto che sarebbe lispiratore,
lo stratega lucido, diabolico dellattentato. Ebbene, in questo
caso le accuse di Merlino contro Borghese, Mander, ecc., sono
logicamente false. Costoro non possono averlo sollecitato a
partecipare agli attentati e soprattutto non possono averne
ottenuto un rifiuto (come ha dichiarato il Merlino). Avrebbe
rifiutato ci che egli stesso istigava gli altri a fare? E i suoi
compagni, si sarebbero dunque lasciati ispirare dal Merlino,
quando lui stesso si rifiutava? Non ha senso, e il pm dovrebbe
convincersene. La logica vuole che Merlino non poteva n
rifiutare, n tanto meno ispirare, ma solo provocare, come in
effetti sembra aver fatto. E la prova della provocazione cosciente o no, da parte del Merlino, non sappiamo - data
dal fatto che Merlino stato interrogato per primo. Dunque, la
base dellinchiesta contro il 22 Marzo si costituita, anzi
stata provocata dalle risposte da lui date agli inquirenti, e cio
sin dal primo momento delle indagini. Ma se le dichiarazioni di
Merlino sono inattendibili, tutta listruttoria Valpreda - 22
Marzo ha un vizio dorigine, sul quale non lecito sorvolare.

Chi aveva interesse agli attentati del 12 dicembre 1969? , si

74

chiede mia madre allinizio di questa parte dellarticolo.

Poi

scrive sul bordo: La strage di piazza Fontana parte di un

piano finalizzato a respingere le lotte sociali in atto e a buttare


i socialisti fuori dal governo, ripristinando una coalizione
centrista aperta allMsi. A ci sarebbe dovuto seguire un colpo
di stato tipo greco5.
5

Il pm, c scritto sullarticolo di A, fa in pratica questo discorso: gli

attentati maturarono nel circolo 22 Marzo, che sarebbe stato per lui una
specie di centro del tritolo, in cui confluirono elementi anarcoidi e un
suggeritore neofascista camuffato da anarchico (Merlino). Il pm in
sostanza ritiene che Merlino non prese parte alla esecuzione materiale
dellattentato, non volendo probabilmente partecipare alla fase pi
pericolosa del piano; gli sarebbe bastato ispirare gli anarchici. Lindagine
ha stabilito che Merlino, mentre partecipava alle riunioni del circolo
Bakunin e poi al 22 Marzo, era in contatto col gruppo neofascista di
Delle Chiaie. Ci stato del resto ampiamente documentato dal libro La
strage di Stato; stupisce anzi il fatto che solo dopo luscita del libro il pm e
il giudice istruttore se ne accorgessero. Questo servirebbe a dare una patina
di credibilit alla tesi degli opposti estremismi, che alla fine
dellistruttoria viene accettata, per soddisfare le esigenze dordine della
societ italiana e dei partiti. Ci non soddisfa, per, lesigenza di
obbiettivit; soprattutto se si considera il diritto dellimputato, che dovrebbe
sussistere indipendentemente dallutilit politica della tesi daccusa. La
sinistra istituzionalizzata sembra daccordo sulla piega presa dallistruttoria
Valpreda; evita cos di porsi la domanda sui motivi che hanno consentito al
Caccola di rendersi uccel di bosco con tanta facilit. In tal modo

75

Alla fine dellarticolo c annotato a matita che la moglie di


Pinelli, Lucia, ha denunciato Calabresi e tutti gli agenti (i
poliziotti Vito Panessa, Giuseppe Caracuta, Carlo Mainardi,
Piero Mucilli, e il tenente dei carabinieri Savino Lograno), visto
che erano presenti ai vari interrogatori cui fu sottoposto il
marito fra il 12 ed il 15 dicembre 69. La denuncia era per
laggancio

diretto

tra

Merlino

neofascisti

viene

sottratto

allapprofondimento della verit riguardante sia i veri mandanti che i loro


strumenti. La conclusione della requisitoria del pm infatti esplicita: vero,
ci sono dei colpevoli ancora ignoti, che per sono dei complici, anzich
dei mandanti. Gli opposti estremismi, farebbero quindi parte solo di un
gioco pericoloso, criminale, senza alcuna responsabilit dei vertici e di
eventuali mandanti! Lestablishment salvo il sistema assolto. Ancora
sottolineature: Una requisitoria di questo genere sembra fatta apposta per
mettere in pace la coscienza dei benpensanti: Merlino, fascista e finto
anarchico, ispiratore, istigatore, ma non esecutore materiale degli attentati
(con un po di fortuna se la caverebbe con una semplice condanna per
istigazione a delinquere); Gargamelli, esecutore materiale ma solo per
lattentato meno grave (quello alla banca in cui lavorava suo padre);
Borghese, complice ma gi giudicato seminfermo mentale, nonostante il pm
lo ritenesse il cervello degli attentati romani! Il vero colpevole, il
mostro da chiudere in un carcere per tutta la vita, sarebbe dunque
Valpreda, il massacratore di innocenti, il bieco dinamitardo, il rottame
umano che nessuno potrebbe mai compatire o cercar di salvare. Valpreda: la
vittima designata da dare in pasto al perbenismo ipocrita e alle cosiddette
istituzioni democratiche.

76

omicidio volontario: il giudice istruttore Gerardo DAmbrosio,


che manda avvisi di reato a tutti i denunciati.
Mia madre poi scrive: La pista anarchica stata costruita gi

prima dellattentato dalla polizia e da Avanguardia nazionale,


che aveva infiltrato Merlino a Roma, e Lotta di popolo che
aveva infiltrato Nino Sottosanti, il sosia di Valpreda, tra gli
anarchici milanesi. Non si tratta si un attentato contro il
sistema, ma del sistema perch non mirava a destabilizzarlo,
ma a consolidarlo.
Sulla pagina seguente annoti che: Il 21 ottobre stata

riesumata la salma di Pinelli. Sul collo hanno riscontrato una


ecchimosi di cm 6x3 presumibilmente provocata da un colpo di
karat (metodo usato dalla polizia) sicuramente precedente
alla caduta. Vengono fatte prove con un manichino che
escludono completamente il suicidio. Allora chi stato a
buttarlo di sotto?
Le pagine che seguono sono niente altro che una cronologia
degli avvenimenti di quei mesi. Scrive dello sciopero generale
per il diritto alla casa proclamato da Cgil CISL Uil; del giudice
istruttore di Treviso Giancarlo Stiz che spicca mandati di
cattura contro i neonazisti padovani Franco Freda, Giovanni

77

Ventura e Aldo Trinco per le bombe del 1969; dellassalto


fascista alluniversit Statale di Milano. Poi a novembre, il 24,
registra che a Milano, polizia e carabinieri intervengono contro
una manifestazione del Movimento Studentesco alluniversit
Statale: 72 feriti, 11 arrestati e 275 denunciati.
Si segna perfino che il 24 dicembre Giovanni Leone eletto
presidente della Repubblica con i voti determinanti del Msi.
Lanno nuovo, il 1972 si apre nel suo diario con larresto, il 3
marzo di Pino Rauti, fondatore del gruppo neonazista Ordine
Nuovo, con laccusa di ricostituzione del disciolto partito
fascista e di corresponsabilit negli attentati del 1969. Sul
bordo, scritto in verticale, mamma ha annotato che Rauti,
indiziato il 22 anche per la strage di Piazza Fontana, stato
scarcerato il 24. Nel quaderno trova spazio anche la prima
azione rivendicata dalle Brigate rosse: Idalgo Maciachini,
dirigente della Siemens, sequestrato per alcune ore a Milano.
E di seguito il dolore per la morte in carcere dellanarchico
Giuseppe Serantini. Un dolore dovuto non soltanto per
lassassinio in s e per lorribile sadismo di alcuni poliziotti,
quanto alla copertura che immediatamente gli assassini hanno
avuto dalle autorit e da quasi tutta la stampa.

Domenica 7 maggio alle ore 9.30 del mattino Giuseppe muore,

78

e con perfetto tempismo un funzionario della questura si


precipita in Municipio per ottenere lautorizzazione a rimuovere
il corpo, tentando cos di evitare il necessario esame medico,
formalit decisamente scocciante e che secondo i poliziotti di
larghe vedute andrebbe eliminata per non intralciare il giusto
compito delle forze dellordine. Un giovane studente stato
ucciso, scrivono i giornali. Ma la notizia non fa scandalo: si
tratta di un anarchico e per di pi di un figlio di genitori ignoti;
i suoi assassini sono poliziotti e figli di buona donna. Perci la
vicenda non finisce in prima pagina e dopo un paio di giorni i
giornali non ne parlano pi. Intanto si tesse la solita fitta rete
di omert, di reticenze mafiose, di scaricabarili. E a tappare la
bocca ai compagni di Serantini ci pensa la polizia impedendo
comizi, sequestrando volantini, incriminando. Una sola cosa ha
consolato i suoi compagni: quando la bara apparsa uscendo
da una fredda sala dobitorio, nessuna folla di borghesi e
piccolo-borghesi, accecati dalla disinformazione televisiva si
istericamente accalcata per applaudire.

79

OTTO

17 maggio 1972. Il commissario Calabresi stato ucciso.


Era prevista la presentazione al Palazzo Reale di Milano, nella
Sala delle Cariatidi, de I funerali dellanarchico Pinelli, una
imponente installazione di dodici metri per quattro realizzata
da Enrico Baj sotto lemozione delloscura morte di Pinelli.
Ovviamente con un altro titolo. Era presentata in catalogo, a
nome dellamministrazione, come Baj, un quadro. Non era
citato mai lepisodio della morte di Pinelli se non come ...un
tema di attualit. Linaugurazione stata annullata in seguito
alla notizia dellomicidio e lopera fu censurata 6.
Nessuna altra parola sull'omicidio Calabresi. Mia madre non fa
commenti sulla sua morte. Usa una frase secca, che non lascia
trasparire i suoi sentimenti. Parla solo di una mostra alla quale
forse doveva partecipare pap. Probabilmente in un momento
successivo aggiunse con una penna rossa : 27 agosto. I
6

- Ci volle parecchio tempo prima che quel lavoro durato tre anni con sagome, stracci,
paillettes, passamanerie, sete e broccati venisse esposto affinch tutti vedessero il dolore di
Licia Pinelli e delle figlie che si scontra con lindifferenza dei generali, le mani contorte che si
affacciano dalla finestra della questura di Milano, lanarchico che precipita urlando nel vuoto.

80

neonazisti Franco Freda e Giovanni Ventura sono incriminati


dal giudice Franco DAmbrosio per la strage di Piazza Fontana.
In compenso ha ritagliato e incollato sulle pagine successive
del tuo diario due articoli. Uno di Lotta Continua datato 18
maggio

1972

intitolato:

Ucciso

Calabresi,

il

maggior

responsabile dellassassinio Pinelli sul quale c sottolineato


che lomicidio Calabresi fu un atto in cui gli sfruttati
riconoscono la propria volont di giustizia. Laltro di A.
Non mi sono accorta che nel frattempo si fatto buio e ho
mangiato troppe olive. Ho sete. Vado a prendere un bicchiere
dacqua. Poi per, invece di tornarmene a leggere in poltrona,
mi porto i diari in camera. Mi butto sul letto e mi fermo a
guardare il soffitto.
Penso a una recente trasmissione televisiva dedicata a
Calabresi. Cera Luca Zingaretti che leggeva alcuni brani di un
libro scritto dal figlio. Che pure era presente in studio. Ricordo
di aver provato una gran pena per lui. Ma poi mi viene in
mente che niente di simile stato fatto per Pinelli. Anche lui
stato ammazzato. Anche lui ha lasciato una moglie e due
bambine piccole. Perch non cercare di farsi rispiegare meglio
da chi stava in quella stanza, e dagli altri protagonisti di quella
vicenda che ancora vivono, quello che avvenne la sera di quel

81

triste 16 dicembre 1969?


Riprendo a leggere: Il poliziotto dottor Luigi Calabresi, gi
commissario dellufficio politico della questura di Milano,
promosso commissario capo dopo la strage di stato, stato
ammazzato con una revolverata alla nuca. Questa lunica
cosa certa, sinora. Nessuno ha parlato di suicidio o di
incidente: le versioni pi bizzarre e contraddittorie nascono
solo attorno alla morte degli anarchici. stato ammazzato il
poliziotto della Zublema, di Pinelli, di Valpreda, di Feltrinelli ed
lunico dato di fatto certo. Tutto il resto fumo, chiacchiere,
isteria, congetture, menzogne, illazioni, ipotesi. Noi non
vogliamo qui esporre altre ipotesi, ma esprimere la nostra
opinione sulla vicenda con sincerit, seppure con minore
lapidariet e completezza di quanto vorremmo, ad evitare - se
pure possibile con i tempi che corrono - di farci incriminare
per apologia di reato. Perch certo che se esprimessimo
apertamente quale stata la nostra reazione emotiva alla
morte di Calabresi (e non la nostra soltanto, ma di tanti
compagni e non), troveremmo qualche maresciallo, deputato,
suora

di

clausura,

impiegato

di

concetto,

pensionato,

casalinga, vicepresidente RAI-TV, poliziotto, disposto ad


indignarsi e a denunciarci e qualche Occorsio disposto ad
indignarsi e ad inquisirci e qualche giudice disposto ad

82

indignarsi e a condannarci. Cos anche se esponessimo la


nostra opinione netta sullattentato politico in generale (che
pure non di entusiastica approvazione n di incitamento, ma
neppure

di

ipocrita

universale

condanna),

troveremmo

certamente qualche zelante servitore stipendiato dallo stato


disposto a ravvisare nelle nostre argomentazioni sanguinarie
istigazioni al delitto. Partiamo dal dato di fatto che Calabresi
stato ammazzato e che gli anarchici, i rivoluzionari, i proletari
non hanno pianto. Hanno pianto i parenti di Calabresi e del
loro dolore ci spiace, ma non pi di quanto ci spiaccia il dolore
dei parenti di tutte le vittime di incidenti stradali. Certo meno
di quanto ci addolori il dolore dei parenti delle vittime della
polizia, degli incidenti sul lavoro, dei morti ammazzati nelle
guerre volute dai padroni e dagli stati... Hanno finto di
piangere, ed in realt erano spaventati, i commissari, i
questori, i prefetti, i ministri, i padroni, i quali hanno scoperto
(o riscoperto) che, se il loro sistema (ancora) possente e pu
(ancora) uccidere i sovversivi, schiacciare la verit, tenere
aggiogate le masse sfruttate, loro, gli individui, non sono
invulnerabili. Hanno constatato che, se siamo ancora lontani
dal momento in cui lintera classe dominante sar chiamata a
rispondere dei suoi delitti e la rivoluzione far giustizia
distruggendo il sistema dello sfruttamento e delloppressione,

83

gi ora la singola rotella dellingranaggio repressivo pu essere


chiamata a rispondere dei suoi atti. Questa paura che abbiamo
visto negli occhi e sentito nei discorsi dei potenti e dei loro
servi segno, a nostro avviso, che comunque sia andata la
faccenda delluccisione di Calabresi, provocazione o vendetta,
essa ha avuto il valore di un monito.
Al momento in cui scriviamo queste righe, continua
larticolo, quindici giorni dopo il fatto, nessuno tranne forse la
polizia (e probabilmente neppure essa) ha elementi concreti
per convalidare unipotesi interpretativa delluccisione del
commissario-finestra. Esistono solo, quindi, ipotesi politiche.
Cos la destra d per certo che siano state le belve rosse e la
sinistra parlamentare d per certo che si tratti di una ennesima
provocazione. La sinistra extraparlamentare, da parte sua,
divisa tra chi vede in questa vicenda la mano degli assassini
fascisti di piazza Fontana e dei loro mandanti e complici (che
avrebbero voluto in un sol colpo eliminare uno che sapeva
troppo e si era bruciato ed insieme creare una vittima da
attribuire ai sovversivi) e chi senza dubbi vede ed esalta in
questo gesto una mano rivoluzionaria vendicatrice. Noi non ci
sentiamo di escludere nessuna delle due ipotesi. Da un lato,
dopo tre anni di strage continua di stato, non ci stupirebbe pi
nulla e certo il momento scelto per ammazzare Calabresi era

84

quello

politicamente

meno

opportuno

ed

servito

egregiamente alla recrudescenza della repressione (ma la


repressione ne aveva proprio bisogno?) e ci sono, al solito,
tante stranezze in tutta la vicenda. Daltro canto non vediamo
perch si debba escludere in modo tanto reciso e solo in base
a congetture politiche (che ricalcano la traccia un po troppo
consunta - e poco rivoluzionaria - della provocazione nascosta
dietro ogni atto illegale) la possibilit che Calabresi sia stato
ammazzato per vendicare Pinelli. Quello che certo che
nessuna

organizzazione

rivoluzionaria,

anarchica

od

extraparlamentare, ha progettato questa esecuzione del


commissario. Ma non basta certo questo per qualificare di
provocazione il fatto. Altro , inoltre, dissentire sullopportunit
politica di un gesto - che, ripetiamo, neppure noi avremmo
consigliato allignoto autore; altro mettere subito avanti le
mani impaurite gridando alla provocazione. Il che, oltretutto,
non neppure dignitoso, quando per due anni si gridato
nelle piazze Calabresi assassino e Pinelli sarai vendicato.
Generalizzando il discorso (perch taluni rivoluzionari, nella
foca di allontanare da s il sospetto di essere se non complici
almeno istigatori e corresponsabili, si sono messi a straparlare)
vogliamo poi ribadire che altro dire che ammazzando re,
ministri, generali, eccetera non si abbatte il sistema (ma, ci

85

credano gli ex-parlamentari del Manifesto, neppure quegli


incolti di cose socio-economiche che sono notoriamente gli
anarchici lo pensano), altro dire, tout-court, che sempre e
dovunque lattentato politico sia inutile o peggio ancora
provocatorio. Andiamoci piano. Non confondiamo la tattica con
la paura ideologizzata.
Calabresi venne ucciso a colpi di arma da fuoco davanti alla
sua abitazione.

Erano le 9,15, il commissario era appena

uscito di casa, in via Cherubini, e mentre stava attraversando


la strada per raggiungere la sua macchina, una FIAT 500 blu,
un uomo (secondo i testimoni oculari, molto alto) lo ha
freddato alle spalle con due colpi di pistola, uno alla nuca e
laltro alla schiena, per poi fuggire. Chi era? Nel 1988 un ex
militante di Lotta Continua, Leonardo Marino, ha confessato la
sua partecipazione allomicidio e indica come esecutore
materiale Ovidio Bompressi, e come mandanti Adriano Sofri e
Giorgio Pietrostefani. Ai tre 22 anni di carcere. La confessione
di Marino, per, ha molti lati oscuri. Cos come i processi 7.
7

Moltissime prove sono sparite: i vestiti del commissario Calabresi sono stati distrutti, il proiettile

che lha ucciso stato venduto allasta, la macchina che era servita per lomicidio stata smontata
perch la polizia aveva smesso di pagare il bollo. Anche le circostanze della spontanea
confessione di Leonardo Marino sono assai sospette. Secondo quanto dice, infatti, il suo
pentimento sarebbe arrivato dopo il fallimento di una rapina: prima va dal parroco del suo paese,
e poi dai carabinieri. Prima, per, vuole avvertire il PCI, partito al quale iscritto. Chiede di poter
parlare con il

senatore comunista Flavio Bertone. Poi, il 19 luglio dell88, fa la confessione

86

Zia Carla, tra coloro che non credono alla confessione di


Marino. Ma pi per miseria umana del suo ex compagno che
per i complotti. Fatto sta che, i sette processi a carico di
militanti di Lotta Continua, basati sulle dichiarazioni dei
testimoni oculari, non sono comunque bastati a fugare i dubbi
intorno alla confessione di Marino, a causa di parecchie
incongruenze.

ufficiale. Ma durante il dibattimento emerge che Marino aveva preso i contatti con la polizia gi dal
2 luglio: ci sono quindi 17 giorni di colloqui non verbalizzati che la magistratura non ha mai potuto
prendere in considerazione. Poi ci sono le testimonianze di chi lo conosceva. Come quella di un suo
concittadino che, prima della confessione, lo ricorda povero in canna, salvo poi riuscire a comprarsi
di punto in bianco una casa a Sarzana e un camper nuovo. Cosa che non mancato di rilevare
anche il parroco. Secondo lui avrebbe ottenuto dei soldi in cambio della sua testimonianza.

87

NOVE

Nel suo diario scopro che anche le Brigate Rosse hanno fatto
delle indagini sullomicidio Calabresi e sulla morte di Pinelli.
Cosa che ignoravo completamente.

Il 15 ottobre stato scoperto un covo delle Brigate Rosse a


Robbiano di Mediglia. Lappartamento era disabitato, ma i
carabinieri che rincasassero i brigatisti. Ne hanno presi due, il
terzo stato ferito nel corso di un conflitto a fuoco. Un
maresciallo morto. Pare che in questo covo siano stati
scoperti importanti documenti, tra cui lanalisi di vari atti di
terrorismo di altre organizzazioni, e alcune contro-inchieste
delle BR su azioni di altri gruppi, riguardanti la strage di piazza
Fontana, la morte di Giuseppe Pinelli, e quella delleditore
Giangiacomo Feltrinelli e lomicidio Calabresi. Dobbiamo
trovare questa roba. Novembre 1974
Mi sono messa a cercare su internet qualcosa di queste
inchieste. C poco o nulla. Parte del materiale sequestrato,
inizialmente

depositato

presso

il

Nucleo

Speciale

88

Antiterrorismo dei Carabinieri di Torino, and smarrito dopo


vari passaggi. In parte forse fu distrutto nel 1992, dopo essere
stato ritenuto di nessuna utilit. Altri documenti sequestrati
vennero tuttavia trascritti e riassunti dagli agenti che si erano
occupati

dellindagine.

Sembra

che

documenti

le

trascrizioni, per motivi misteriosi, non siano mai pervenuti o


forse solo parzialmente al Tribunale di Milano. Loblio fu rotto
dalle indagini della Commissione Stragi, che si fece consegnare
il materiale superstite.

Dalla relazione della Commissione

stragi (seduta 8 giugno 2000) si leggono alcuni titoli dei


documenti

trovati.

Unintervista-interrogatorio

su

audiocassetta, cui da militanti o fiancheggiatori delle Brigate


rosse fu sottoposto il professor Liliano Paolucci, cio la persona
che subito dopo la strage, in modo del tutto casuale, aveva
raccolto le confidenze di Cornelio Rolandi, il principale teste a
carico di Pietro Valpreda; interrogatori-interviste di alcuni
dirigenti del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano, al
quale apparteneva Giuseppe Pinelli e dal quale era stato
espulso Pietro Valpreda; una relazione dalla quale risultava che
Pinelli

in

realt

si

era

suicidato

perch

era

rimasto

involontariamente coinvolto nel traffico di esplosivo poi


utilizzato per la strage.
Secondo Wikipedia la Commissione Stragi accert che le

89

contro-inchieste brigatiste avevano raggiunto talvolta risultati


difformi dalla opinione comune. Sulle contro-inchieste vi fu
una lunga deposizione alla Commissione Stragi dellex-capo
storico delle Br, Alberto Franceschini. Disse che sulla strage di
Piazza Fontana la contro-inchiesta delle BR arriv alla
conclusione che la strage fu opera di una collaborazione tra
anarchici, fascisti e servizi segreti.
Un pentito delle BR, Michele Galati, raccont che la controinchiesta era arrivata alla conclusione che materialmente
lordigno era stato posto nella banca dagli anarchici, che
pensavano di attuare un attentato dimostrativo; timer ed
esplosivo erano stati messi a disposizione da una cellula nera.
I risultati della contro-inchiesta su piazza Fontana furono
tenuti riservati, secondo Galati, perch concludeva che
lanarchico che aveva collocato la bomba era morto suicida
perch sconvolto. Linchiesta delle Br, secondo il racconto di
Galati, concluse che la strage avvenne per un errore nella
valutazione dellorario di chiusura della banca. Nel settembre
1992, anche lallora segretario del PSI, Bettino Craxi fece
affermazioni analoghe.
La Commissione Stragi accert inoltre che la contro-inchiesta
ebbe come elemento centrale linterrogatorio di uno degli

90

accompagnatori di Feltrinelli nellattentato al traliccio di


Segrate. Linterrogatorio del compagno di Feltrinelli, chiamato
Gunter (o Gunther) fu registrato su nastro magnetico, trovato
anchesso a Robbiano di Mediglia.
A proposito di Feltrinelli, che morto il 14 marzo 1972, mia
madre scrive a giugno dello stesso anno che In un sondaggio

dopinione fatto pochi giorni fa, dopo la morte di Feltrinelli, il


cinquanta per cento degli intervistati si dichiara convinto che
leditore stato assassinato. Questo, insieme alla pronta
denuncia unanime espressa dalla sinistra extraparlamentare,
l'unico dato confortante di questultimo (per ora) omicidio
della

strage

continua

di

stato.

Due

anni

di

controinformazione non sono passati inutilmente, se l'opinione


pubblica istintivamente non accetta pi le versioni ufficiali a
proposito di suicidi e di incidenti. Questa incredulit, del
resto, la si ritrova riflessa persino negli articoli di giornali
governativi come Il Giorno che hanno avanzato dubbi sulla
verosimiglianza dell incidente e riserve su tutte le stranezze
della vicenda, sulla ambiguit di questi personaggi, sul
significato delle tracce lasciate in giro dal Saba (stupidamente
o volutamente?), autonominatosi follemente erede spirituale
del comandante Feltrinelli... Per il resto, tutta la vicenda ed i
suoi sviluppi sino ad oggi sono stati una dimostrazione di

91

forza, da un lato di chi continuando ad uccidere vuole coprire


il suo piano di provocazione e proseguirlo in tutta tranquillit
ed anzi in affinando la tecnica e dall'altro (ma davvero un
altro?) dell'apparato repressivo statale che ha approfittato
dell'occasione (inaspettata) per colpire pesantemente gli
opposti estremismi cio gli estremisti di sinistra, scatenando
in tutta Italia una assurda terroristica serie di perquisizioni,
montando una gran storia di inesistenti eserciti insurrezionali
rossi, sollecitando con fughe di notizie a senso unico e spesso
infondate, una campagna di calunnia contro la sinistra
rivoluzionaria (favorita anche da discutibili atteggiamenti di
questultima, come lesaltazione da parte di Lotta Continua del
sequestro Macchiarini o la pubblicazione da parte di Potere
Operaio di un delatorio comunicato dei G.A.P.). Niente di
nuovo in questo. Il cadavere di Feltrinelli servito non solo a
coprire lo scandalo dell'incriminazione dei fascisti per la strage
di Piazza Fontana, ma anche a motivare pubblicamente una
ramazzata alla sinistra del PCI. La novit che stavolta la
repressione passata attraverso i cosiddetti e sedicenti
magistrati democratici, tipo Viola, e non pi attraverso i
vecchi arnesi reazionari alla Amati. una novit significativa
perch dimostra la fragilit di supposte contraddizioni
insanabili interne al sistema. La funzione repressiva della

92

magistratura non viene modificata n attenuata, se non nelle


forme, dal modernismo di quei magistrati che prefigurano un
modo pi agile ed efficace di reprimere. Unaltra novit
costituita dal relativo disinteresse per gli anarchici dimostrato
da

polizia

stampa,

segno

che

ormai

l'offensiva

controrivoluzionaria dello stato non ha pi bisogno di colpire


gli anarchici ma ha trovato altri obiettivi ed anche un po
segno che il senso di responsabilit dimostrato dal Movimento
Anarchico in questi due difficili anni riuscito a respingere le
possibili provocazioni oggettive e soggettive. Solo da qualche
localit (Treviso, Sanremo, Firenze...) ci sono giunte notizie di
perquisizioni a sedi e domicili anarchici. Solo un paio di volte la
stampa

ha

cercato

(evidentemente

su

indicazione

questurinesca) di inserire gli anarchici nella vicenda Feltrinelli.


Una prima volta parlando di Georg Von Rauch, l'anarchico
assassinato dalla polizia lo scorso dicembre come di un
tupamaro berlinese che avrebbe trafficato in armi con
Feltrinelli: il che pura invenzione perch Von Rauch era un
militante della Crocenera Anarchica tedesca e non faceva
parte del gruppo Baader Meinhof (che non un gruppo
anarchico). Una seconda volta, pi recentemente, mettendo
tra i frequentatori della casa di via Subiaco (rifugio di Saba e
Viel) la anarchica Monica Hertl, la quale non solo non

93

anarchica ma probabilmente non ha neppure mai messo piede


a Milano.
Oddio, non ci sto capendo pi niente. Che centra mia madre
con queste storie? Fascisti, Brigate rosse, la Raf, servizi
segreti, anarchici che non sono anarchici... Ma perch ha
voluto ficcarsi in questo ginepraio di odio, di violenza lei che
lha sempre combattuta a tutti i costi? Perch non si
accontentata di quello che aveva a casa, dellamore di pap, di
me che ero cos piccola e che avevo tanto bisogno di lei? Io
non so se vero quanto dice Daniele, che la sua morte fu
voluta da qualcuno. Certo che tutto sembra essere diverso
da ci che appare e che qualcuno molto probabilmente
avrebbe preferito che non si facessero domande, che non si
provasse a vedere oltre lapparenza.
Come, invece, fece Pier Paolo Pasolini. Hai attaccato sul diario
un suo articolo8. Ed pieno di sottolineature. Come se lavessi
8

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe


(e che in realt una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del
potere). Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12
dicembre 1969. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di
Bologna dei primi mesi del 1974. Io so i nomi del vertice che ha
manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpe, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli ignoti autori
materiali delle stragi pi recenti. Io so i nomi che hanno gestito le due

94

riletto chiss quante di volte. E tutti sappiamo che fine ha fatto


e quanto mistero c attorno alla sua morte.
La notte tra il primo e il 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini
veniva ucciso. E io sono sprofondata in un sogno molto agitato
durante il quale cercavo di scrivere una cronologia. Quella
dellinchiesta di piazza Fontana. La stessa che mi sono
differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase
anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e
Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con laiuto della
Cia (e in secondordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima
creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a
tamponare il 68, e in seguito, sempre con laiuto e per ispirazione della
Cia, si sono ricostituiti una verginit antifascista, a tamponare il disastro
del referendum. Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e laltra, hanno
dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali
(per tenere in piedi, di riserva, lorganizzazione di un potenziale colpo di
Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la
tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo
momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva
tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che
stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale
che operava, alquanto operettisticamente, a Citt Ducale (mentre i
boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente
organizzativi come il generale Miceli. Io so i nomi delle persone serie e
importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide
atrocit fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a
disposizione, come killer e sicari. Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti
(attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma
non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perch sono un
intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ci che succede, di
conoscere tutto ci che se ne scrive, di immaginare tutto ci che non si
sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i
pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico,
che ristabilisce la logica l dove sembrano regnare larbitrariet, la follia
e il mistero.

95

ritrovata tra le mani quando mi sono svegliata di soprassalto


urlando.
Deve essere caduta dal suo diario nero. una sequenza di
date e di fatti legati alla bomba esplosa nella banca nazionale
dellagricoltura il 12 dicembre 1969 scritti su un foglio a parte.
Inizia con il 14 dicembre 1969 - Vittorio Ambrosini, anziano

avvocato e giornalista di Milano, capitano degli Arditi durante


la prima guerra mondiale, un passato con posizioni politiche e
amicizie che spaziano tra il comunismo, il fascismo e poi il
neofascismo, frequentatore durante gli anni '60 di Junio
Valerio Borghese, Giovanni De Lorenzo e Pino Rauti, amico
dellallora ministro dell'Interno Franco Restivo, scrive a questi
una lettera in cui si diceva a conoscenza dei retroscena della
strage, incolpando il gruppo di Ordine Nuovo. Nel luglio 1970,
sentito dai magistrati, ritratter queste sue dichiarazioni, ma
nel 1971, incontrandosi con l'amico deputato comunista Achille
Stuani, gli confermer nuovamente le sue accuse contro
Ordine Nuovo.
Finisce con la data del 16 marzo 1978 Aldo Moro stato

rapito dalle Br che lo stanno interrogando. I brigatisti hanno


annunciato che quanto riveler sar reso pubblico9.
9

Vedi appendice

96

La cronologia sinterrompe qui. E io con un soffocante senso di


angoscia provo a riaddormentarmi pensando alla mia bambina
e le prometto che staremo sempre insieme. Non la lascer mai
sola. Lei non sentir mai la mia mancanza, ogni volta che avr
bisogno di me, io ci sar. Glielo giuro.

97

DIECI

Daniele era un egoista. Aveva trovato quella santa di tua


madre e lha massacrata. S, perch tua madre era santa,
Moira si fa il segno della croce. Solo una santa pu aver
avuto un sentimento cos benevolo per i disonesti. E Daniele
era uno di quelli. Se n approfittato fino allultimo per provare
a se stesso quanto era potente. Recitava anche nella vita. Ti
ha portato questi diari perch in cambio vuole qualcosa da te.
Sei sicura che non ti ha chiesto niente? Fai mente locale Sole
mio, sforzati. Deve averti fatto capire che si aspetta qualcosa
da te.
Prima ancora di leggere quello che ha scritto mia madre, zia
Moira vuole capire perch Daniele ha aspettato cos tanto
tempo prima di restituire i diari. Appena arrivata ha iniziato ad
interrogarmi. Senza nemmeno aver disfatto la valigia.
Zia, te lassicuro. Niente di niente, le rispondo scocciata. Per
me Daniele voleva bene a mia madre. Non so se lamava. Ma
sicuramente le voleva bene. E poi, no. Non mi aveva chiesto

98

nulla. Nulla che potesse dargli potere, come dice lei. Anzi,
insisto, sembrato sinceramente interessato a me, alla mia
bambina. Mi ha perfino chiesto se intendevo battezzarla con il
nome di mamma.
Lo vedi subdolo, ribatte lei. D per scontato che tu ti
comporterai come tua madre che non perdeva occasione per
ostentare la sua diversit rispetto agli altri e a lui in
particolare, che un ateo della peggiore specie. Maria per
questo ha voluto battezzarti.
Va bene, le faccio io. ma questo cosa centra? Neanche lo
conosceva Daniele quando mi ha battezzato. E poi scusa che
male c se gli ricordo mia madre?.
Ti dico solo di stare attenta. Rischi dimpazzire come lei,
ribatte.
Cinque minuti di silenzio sono tanti. Troppi, se gi sai che ti sta
arrivando unaltra stilettata al cuore. Vuoi sapere che cosa le
ha fatto?, tuona Moira. Senza neanche aspettare la risposta
inizia a parlare. Voleva vedere fino a che punto poteva
arrivare. Poco per volta, un po al giorno, lha esaurita. Lha
fatta consumare, ripete, come una candela. Stava male
Maria quando morta. Era depressa. Se proprio lo vuoi

99

sapere, quando ci hanno telefonato per avvertirci della


tragedia io pensato che si era suicidata. E quando hanno
liquidato la faccenda come un incidente, ho tirato un sospiro di
sollievo. Ti assicuro che dietro non c stato alcun complotto.
Come invece va sostenendo lattore!.
Zia, ma che stai dicendo? Daniele vorrebbe far riaprire il
caso, per diventare pi famoso di quello che , usando me?,
le chiedo.
Perch no? Magari vuole mostrarsi al suo pubblico senza
indossare i panni dei personaggi che interpreta sul set. Se la
notizia circola va a finire su tutti i giornali, lo chiamano in
televisione. Pu diventare un opinionista. E forse in questo
momento ha bisogno di ravvivare la fiamma della popolarit o
forse semplicemente si stancato di fare lattore, risponde
mia zia.
Magari, continuo io, vuole semplicemente che la verit
venga fuori.
Ecco lo vedi che c riuscito anche con te?, dice preoccupata
Moira. Ti ha portato il diario affinch tu ti convinca dellipotesi
del complotto. Vuole che tu indaghi sulla morte di tua madre.
Poi con voce implorante: Ti prego Sole non farti manipolare

100

da quellassassino. Non fargli uccidere Maria per la seconda


volta.
Voglio cambiare discorso. Le prendo la mano e me la metto sul
pancione. La mia bimba si mossa e mi piace condividere
quella meravigliosa sensazione con Moira. Per dimostrarle
quanto le voglio bene. Zia Moira, lho sempre chiamata zia
anche se non abbiamo alcun tipo di legame familiare, stata
sempre presente nella mia vita. Sia nei pochi anni che cera
ancora mamma, sia dopo.
Te lo ricordi quando aspettavamo mamma sotto la redazione
del giornale?, chiedo. Ci divertivamo un mondo a suonare
con il clacson la musica degli slogan che si cantavano durante
le manifestazioni. Lotta, lotta lotta non smetter di lottare; per
una casa vera affitto popolare. Ellec / non qui / fa la corte
al PCI..., continua lei. Ellec, ovviamente sta per Lotta
Continua. E zia Moira ce laveva terribilmente con quelli che ne
facevano parte. La cosa che non perdon mai al gruppo di
Sofri fu il tentativo di boicottaggio, da parte dei militanti di
Lotta

Continua

della

sezione

Cinecitt

di

una

grande

manifestazione femminista irrompendo nel corteo al grido di E


ora / e ora / la fica a chi lavora. Lassalto venne respinto e si
cre, secondo mia zia,

una frattura che degener nello

101

scioglimento del movimento. Durante il secondo Congresso


nazionale di Lotta Continua, a Rimini, ci fu un duro scontro fra
il quadro dirigente e le donne. Il movimento, pur senza
dichiarazioni formali, si dissolse.
Proprio in quel momento compare sulla porta zia Carla che nel
frattempo aveva disfatto la valigia e si era fatta la doccia.
Ancora con queste storie, Moira, chiede con uno sguardo
annoiato. Non c nulla di pi deprimente di sentire ripetere
da una vecchia le stesse cose da almeno trentanni. E per
lennesima volta anche zia Carla dice: Sono state le
femministe del movimento ad iniziare. Volevano sfilare
separate. Il servizio dordine non voleva perch lo riteneva
pericoloso e ha cercato di farle desistere. Sarebbe meglio
dire: represse, la corregge Moira. Compagno Sofri, sabato
scorso lavete fatta grossa. E il movimento delle donne non lo
dimenticher, continua zia Carla facendo il verso a lei e a
mamma che tiravano sempre questo slogan ogni volta si
parlava di femministe e Lotta Continua.
Ma smettila, replica zia Moira. Come fai a parlare tu che eri
la regina della doppia militanza?.
Zia Carla fa un gesto con la mano che a met strada tra un
va a quel paese e continua continua tanto non dici sempre le

102

stesse cose. Doppia militanza?, insiste zia Carla. La


militanza politica e la militanza femminista erano una
necessit per chi come me pensava che si dovesse costruire
di una societ pi giusta.
Il problema, continua zia Carla, che la vostra parola
d'ordine era distruggere i maschi. Ed io non mi sono mai
sentita a mio agio a sentirla pronunciare. Poi si rivolge a me,
quasi a giustificarsi. Avevo anche la sventura di essere
felicemente fidanzata, e durante le riunioni del collettivo era
quasi

una

colpa.

Le

compagne

in

qualche

modo

scimmiottavano le riunioni di autocoscienza che gi erano una


pratica tra le femministe e ricordo quei nostri incontri come
momenti molto faticosi. Mi sentivo come un'aliena: le
compagne erano molto critiche sugli uomini, ma io non avevo
nessun problema nella mia relazione sentimentale. Molto pi
interessante era invece il lavoro che facevamo con le
studentesse: organizzavamo incontri di studio, di presa di
coscienza, manifestazioni per la contraccezione, l'aborto. Il
rapporto con gli altri collettivi femministi della citt invece era
piuttosto di competizione pi che di collaborazione. Per quanto
riguarda la doppia militanza era una pratica quotidiana, non so
come dire altrimenti, continuavamo ad essere delle militanti
dell'organizzazione per i "grandi temi politici" e di pari passo

103

"lavoravamo" come e con le donne; un doppio lavoro,


insomma. Tutto questo andato avanti fino agli inizi
dell'estate '76, fino alle elezioni politiche in cui Lotta Continua
si era presentata autonomamente, poi da quel momento la
mia militanza politica all'interno di Lotta Continua andata
scemando giorno dopo giorno. Non abbiamo smesso, invece,
di riunirci come donne di Lotta Continua, ma pi per il
rapporto di amicizia che ci legava che per un progetto politico
specifico10.
Se solo le vostre riunioni vi avessero fatto capire che da
angeli del focolare vi eravate trasformate in angeli del
ciclostile, borbotta Moira. Poi esplode. vero lottavate,
ma quasi esclusivamente per l'aborto e per altri obiettivi legati
alla politica tradizionale. Scendevate in piazza con parole
d'ordine dettate dai vostri uomini, cercando di trascinare in
questa lotta le donne del femminismo autonomo. Noi, invece
facevamo autocoscienza in piccoli gruppi, alla ricerca di in un
nuovo modo di far politica, non gerarchico, distante anni luce
da quello della lotta politica della tradizione marxista. Il
famoso partir da s. E rivolta a me con il suo fare da
maestrina mi fa: stata la prima pratica innovativa del
10

Intervista di Maurizia Morini a G.G., 53 anni, insegnante.

104

femminismo autonomo, la rivoluzione pacifica delle donne


legata alla presa di coscienza, allo scambio, allascolto
dellaltra, alla rimessa in discussione della societ patriarcale,
del rapporto con luomo, nel pubblico e nel privato.
Guarda che non erano facili i rapporti neanche tra voi
femministe, tuona zia Carla dopo essersene stata ad
ascoltare in silenzio. Mica scherzavate al Pompeo Magno.
Vuoi negare che si scaten una primordiale contesa tra etero e
non? Tutte concordi nella scelta del separatismo politico dal
mondo degli uomini, ma divise sulla pratica delle relazioni.
Quella che si respirava l da voi mica era certo una bella aria.
Beh, voi siete riuscite a far sciogliere Lotta Continua.
Non proprio cos, Moira. E lo sai bene!!
Avete letto il giornale oggi?, chiedo a tutte e due. No?
Beh, fatelo. Forse una volta per tutte non ne parliamo pi di
questa storia. Su Repubblica uscita questa recensione di
Nello Ajello su un dibattito a proposito dello scioglimento di
Lotta Continua apparso su Micromega. Rimini, primi di
novembre del 1976. Nel corso del suo secondo congresso,
Lotta continua uno dei movimenti pi vivaci della sinistra
estrema

si dissolve

in

maniera

che

molti

pare

inspiegabile. LUnit, organo di quel Pci che con la compagine


politica di Adriano Sofri e Guido Viale non mai stato tenero,

105

rileva che i congressisti hanno sostituito le emozioni alle


mozioni e scorge nellevento una crisi della militanza di
estrema sinistra. Dal suo canto Lotta continua il quotidiano
che, nato del 72, fa capo al movimento rinunzia a fornire
un verbale esatto delle emozioni che ci hanno travolti. A
Rimini, aggiunge con spontanea iperbole, si sono vissuti
cinque giorni tra la vita e la morte, fra langoscia e la
gioia. Quei giorni di novembre non erano che lepilogo di una
situazione esplosa allinterno del movimento quasi un anno
prima, durante un corteo in sostegno della legalizzazione
dellaborto, tenutosi il 6 dicembre 1975. Lotta continua vi
partecip con un proprio striscione. A un certo punto, le
femministe che militavano nel movimento cercarono di
separarsi dagli uomini, rivendicando una loro autonomia. Il
servizio dordine di Lotta continua le ostacol. Sugli incidenti
che ne nacquero si sarebbe dibattuto a lungo sia in Lotta
continua che nellintera galassia della sinistra radicale. Cos
scrisse, a botta calda, il Quotidiano dei lavoratori: Compagno
Sofri, sabato scorso lavete fatta grossa. E il movimento delle
donne non lo dimenticher.
Le zie sinterrompono e scoppiano a ridere. citata proprio la
frase che avevano detto prima. Moira e Carla riprendono a
leggere. Se ne avr la prova a Rimini, appunto: l sar proprio

106

lala femminista del movimento, se non a causare la sua fine,


certo a forzarne i tempi. Nel numero che oggi in edicola la
rivista MicroMega dedica allevento un diffuso dibattito cui
partecipano quattro ex esponenti di Lotta continua: Guido
Viale, lo storico Giovanni De Luna, Franca Fossati, femminista
storica, lo scrittore Erri De Luca, a suo tempo fra i dirigenti del
servizio dordine. Tutti daccordo nel collocare in quel
novembre di trentanni fa lepilogo del movimento (mentre
Lotta Continua-giornale resister fino al 1981). La discussione
verte, invece, sulla diagnosi politica del caso, sulle sue
ripercussioni a breve termine e perfino sulla modalit degli
scontri che lo precedettero. De Luna si sofferma, ad esempio,
sul rilevante significato politico e simbolico dellincidente del
75. Ricorda che, in unassemblea svoltasi a Torino subito
dopo, la stessa collocazione dei partecipanti rifletteva una
drastica separazione: In alto cera la macchia scura degli
operai, in basso quella delle donne; poi cerano gli studenti,
che non sapevano dove stare. Nel centro cera una dirigenza
schiacciata dallincomunicabilit che si respirava in quellaula.
Ne nasce lesigenza di fare luce sulle responsabilit di questa
incomprensione. E qui lo storico accenna a un precedente.
Risalendo allatteggiamento tenuto dal movimento durante la
campagna per il referendum sul divorzio (1974), trova che

107

quello fu ritenuto un diversivo per distrarre gli operai dalla


dimensione salariale della lotta: qualcosa di estraneo ai loro
interessi. Si fece poi marcia indietro, e alla rigidit subentr
unapertura senza mediazioni; ma il male era ormai senza
rimedio. Operai e femministe non si parlavano pi. Sul
problema delle donne incalza Franca Fossati Lotta
Continua ebbe una tardiva capacit dascolto. E, quando la
nascita del femminismo divent una realt globalmente
accreditata, ecco che esso assurse, per le donne del
movimento, un orizzonte totalizzante, determinando un
cambiamento nella nostra vita e in quella di molti uomini.
Una

questione

dallevidente

risvolto

esistenziale.

Si

sfasciarono, ad esempio, molte coppie. Al riparo di un falso


operaismo qui la testimonianza della Fossati si fa accorata
lo stile di vita nel movimento prendeva tutti i difetti peggiori
della famiglia operaia patriarcale. Uno spirito separatista
nasceva dai fatti. E ne derivava anche una certa dose di
settarismo: Noi, come tutte le neofite di un movimento,
vedevamo le donne che non stavano con noi come traditrici. E
fu molto ingiusto e crudele. Autocritica? Non soltanto la
Fossati a farne. In prossimit del suo epilogo, sostiene ad
esempio Viale daccordo, in questo, con De Luna il
movimento stava perdendo la capacit di capire quello che

108

succedeva nel paese. E, in particolare, lesplosione del


movimento femminista stata una contraddizione lacerante,
che ha trovato lorganizzazione impreparata. Per capire gli
effetti che avr in Lotta continua la contraddizione uomodonna, occorre comunque tener presente che fra militanti si
svolgeva allora una vita in comune, animata da una
contiguit di sentimenti. Se non il pi polemico, certo il pi
controversiale fra i partecipanti al dibattito Erri De Luca. Egli
discorda da Giovanni De Luna che vede alla base della
decadenza di Lotta continua lesaurimento della forza operaia
nelle fabbriche. Pone piuttosto alla base della crisi il mancato
(bench promesso) sorpasso del Pci sulla Dc alla elezioni del
76 e le insignificanti percentuali raccolte dalla sinistra
extraparlamentare. Lo scrittore quasi non riesce ancora a
crederci.

Unorganizzazione

rivoluzionaria

ed

extraparlamentare che si lascia scompaginare dal risultato


elettorale, abbastanza ridicolo. A quel punto, le dimissioni
del gruppo dirigente di Lotta continua erano nei fatti. Anzi,
rivela De Luca, erano state decise gi un anno prima. Lotta
continua e la violenza. Se quel movimento sia stato o no un
incunabolo del terrorismo. Se il suo servizio dordine abbia
rappresentato o meno un corpo separato prendendo la
mano al movimento; se i suoi effettivi fossero armati o inermi.

109

Temi scottanti che il dibattito di MicroMega ripropone con


efficacia. I reduci si accalorano nel rievocarli. A volte si
dividono con nettezza fra autocritici e auto-innocentisti.
Sempre tenendo presente sono parole di Viale che fra i
militanti dun tempo si sono mantenuti poi dei rapporti di
forte solidariet11.
Nessuna delle due ha qualcosa da commentare. Strano.
Perch non vai a comprare MicroMega?, mi chiede Moira.
Vuole rimanere sola con zia Carla e parlarle di Daniele. Lo so.
Va bene, dico andando a cercare la borsa. Ci vediamo pi
tardi. Gi immagino che testa le far. Zia Moira ha sempre
detestato Daniele. Anche quando mamma era ancora viva.
Forse era gelosa di quel rapporto o molto pi semplicemente
detestava i maschi. Lei era una femminista convinta e non
aveva mai trovato, cos sostiene lei, un uomo degno della sua
testa, del suo cuore e del suo corpo.
Si erano conosciute al collettivo femminista di via Pompeo
Magno, zia Moira e mamma. Maria ci andava per aiutare le
ragazze madri e zia era una delle fondatrici. Cos simili e cos
diverse, divennero subito amiche. Avevano capito che erano
complementari luna con laltra. Moira le fece da testimone,
11

La Repubblica, 29 settembre 2006

110

insieme a zia Carla che la sorella di mia madre, quando si


spos con pap. Il 10 gennaio del 1969 mise la firma sul quel
contratto di matrimonio e prese alla lettera limpegno che si
era assunto con quellautografo. Non smise mai di vegliare su
mia madre per impedire che Luca le facesse del male. Voleva
proteggerla da tutto e da tutti, quando invece era lei, proprio
lei, che aveva bisogno di protezione, fragile e sensibile
comera. Una fragilit che nascondeva a meraviglia dietro
quella scorza dura di femminista, incazzata con il mondo.
Stavano sempre insieme zia e mamma. Alle assemblee, alle
manifestazioni, nel tempo libero. Maria se la portava dietro
pure quando doveva fare i suoi servizi. Le piaceva sentire il
suo punto di vista. Moira era una psicologa. Campava facendo
sborsare fior fior di quattrini a quelle signore ingioiellate e
impellicciate che pensavano di poter risolvere i propri problemi
sentimentali

con

una

seduta

danalisi.

La

stragrande

maggioranza di quei soldi venivano poi usati per le battaglie in


difesa delle donne. Bisogna andare nei quartieri di periferia e
parlare con le madri, le figlie, le nonne. Convincerle che quello
che stavano subendo era ingiusto, che si poteva cambiare la
loro condizione. Che se un marito le picchiava potevano
lasciarlo, denunciarlo. Che potevano scegliere cosa fare della
loro vita. Poi cerano le manifestazioni, i cortei, i sit-in. Quando

111

ero piccola mi piaceva sentir raccontare da zia Moira dell8


marzo. E lei ogni volta che glielo chiedevo tirava fuori la storia
della manifestazione del 1972. Quella di Campo de Fiori che
secondo lei fu il vero primo otto marzo femminista.
Cantavamo Noi siamo stufe di abortire/ ogni volta col rischio
di morire/ il nostro corpo ci appartiene/ per tutto questo
lottiamo insieme. Ci dicon sempre di sopportare/ ma da oggi
noi vogliamo lottare/ per la nostra liberazione/
donne

la

rivoluzione!.

Cera

pure

Jane

facciamo

Fonda

alla

manifestazione. Ma quando se ne and portandosi dietro tutti i


fotografi e le telecamere scoppi il casino, zia modulava la
voce come si trattasse di una favola. Eravamo una settantina
ma fu una bambina, Susanna, a scatenare lira dei poliziotti.
Fino a quel momento erano stati tolleranti, ci sorridevano
mentre ci dicevano di restare sul marciapiede. Poi Susanna
disse qualcosa e iniziarono le manganellate. Alma Sabatini, la
madre del collettivo Pompeo Magno, fin allospedale con la
testa rotta. Io venni caricata di peso da due guardie e portata
sulla camionetta.
Quell 8 marzo scesero in piazza per la prima volta anche le
lesbiche. Fu Mariasilvia Spolato a fare il primo coming out
presentandosi alla manifestazione con il cartello: Liberazione
omosessuale. E le sue ragioni divennero immediatamente

112

anche quelle di mia madre. Il primo maggio era di nuovo a


Campo de Fiori, insieme a me piccola e zia Moira, a
volantinare.

Urlava:

Vogliamo

le

comuni,

Abbasso

il

capitale, Il capitale un grande fallo, Abbasso la famiglia,


Abbasso

il

fascismo

maschile.

Un

po

di

curiosi

avvicinarono per sapere chi era a manifestare.

si

E lei

rispondeva: Froci e lesbiche!. Ma non capirono. Tutto fin a


secchiate dacqua.

113

UNDICI

L8 marzo non la festa delle donne, la giornata di lotta


delle donne. Ricordatevi di noi siamo morte in una fabbrica,
sfruttate sul lavoro, sfruttate a casa e fuori. Ricordatevi di noi
siamo morte ma non per sempre noi vivremo eternamente
sinch durer la lotta. Siamo state assassinate per avere
scioperato voi dovete vendicarci. Vendicarci col lottare.
Vendicarci col creare. Creare un mondo nuovo un mondo di
giustizia un mondo di uguaglianza un mondo di libert.
Ricordatevi di Adele lhanno presto incarcerata per avere
contestato per avere militato. Lhanno messa in una cella una
cella isolata per paura che parlasse con chi vuol sapere le
cose. Sapere di un mondo nuovo un mondo di giustizia, un
mondo di uguaglianza, un mondo di libert.
Cari compagni del PCI che ci fate balenare davanti come se
fosse oro il lavoro magari in fabbrica
Come luomo magari alla catena di montaggio e ci dite che
questa la strada della nostra liberazione. Cari compagni noi

114

rispondiamo che ogni giorno facciamo lavoro gratis. Cari


compagni che state un pelo pi a sinistra e che comunque
affermate che il lavoro delle donne non produttivo e che le
casalinghe la rivoluzione non faranno mai. Ancora non avete
capito niente come sempre dei lavoratori ne vedete solo la
met. Solo quando noi donne non lavoreremo

ci sar

veramente sciopero generale. Cari compagni voi che dite che


non vi interessano le donne in generale ma solo le donne
proletarie mentre voi facevate la lotta di classe le vostre
compagne proletarie continuavano a lavorare gratis.
8 marzo 1972
Questo scriveva mia madre a proposito della famosa
manifestazione. E le zie lo stavano leggendo quando sono
rientrata a casa. Moira me la mette sotto il naso per
dimostrare che aveva ragione lei. Si tratta dei versi di alcune
canzoni che cantavano in quegli anni le femministe. E Maria
era una femminista, puntualizza Moira. Una femminista
anarchica, la corregge zia Carla, la sua eroina era Emma
Goldman, te lo ricordi vero che metteva sue citazioni
ovunque?. Certo che me lo ricordo, larteriosclerosi ancora
non ha preso il sopravvento, replica. E zia Carla continua:
Le femministe anarchiche si sono ritrovate, con la loro pratica

115

antigerarchica, a non negare le differenze biologiche e


psicologiche esistenti tra maschi e femmine e a riconoscere
che anche i ruoli sono sicuramente prodotti culturali attribuiti
in base ai bisogni economici e politici propri di ogni societ e
quindi legati a variabili geografiche e storiche ben definite. Era
necessario per Maria, come prima reazione, sottrarsi alla
obbligatoriet dei ruoli in cui ciascuno programmato a
svolgere compiti specifici - le femmine, fattrici, angeli del
focolare, ispiratrici di imprese; i maschi animali da soma, da
guardia e da monta - e scegliere quali differenze valorizzare e
affermare. Voi femministe, invece, continua rivolgendosi a
Moira, non avete affrontato in maniera chiara il problema del
potere e non avete saputo dedurre le dovute conseguenze
dalle analisi sulla differenza, fermandosi sulla soglia della
contrapposizione

maschile-femminile.

Maria

considerava

questa contrapposizione come diversit dellesperienza, gioco


della differenza, creativit soggettiva. Mentre parlava zia
Carla sfogliava il diario cercando qualcosa in particolare. Ecco
leggi. Leggi ad alta voce, mi fa non appena trovato la pagina.

La storia ci ha insegnato che ogni classe oppressa ha


ottenuto la sua liberazione dagli sfruttatori solo grazie alle sue
stesse forze. dunque necessario che la donna apprenda
questa lezione, comprendendo che la sua libert si realizzer

116

nella misura in cui avr la forza di realizzarla. Perci molto pi


importante per lei cominciare con la sua rigenerazione interna,
facendola finita con il fardello di pregiudizi, tradizioni e
abitudini. La richiesta di uguali diritti in tutti i campi
indubbiamente giusta: ma, tutto sommato, il diritto pi
importante quello di amare e di essere amata. Se dalla
parziale emancipazione si passer alla totale emancipazione
della donna, bisogner farla finita con la ridicola concezione
secondo cui la donna per essere amata, dolce danimo e
madre, deve comunque essere schiava o subordinata.
Bisogner farla finita con lassurda concezione del dualismo
dei sessi, secondo cui luomo e la donna rappresentano due
mondi agnostici.
Subito dopo c una pagina datata ottobre 1975. Mia madre
rimase profondamente scossa da uno spettacolo teatrale, che
and a vedere con Daniele. Lo stupro. Lei non sapeva che
lautrice di quel monologo, Franca Rame, era stata realmente
violentata e seviziata una sera di marzo dopo essere stata
sequestrata in un camion.

Sono andata con D. a vedere Lo Stupro. una cruda e


angosciante ricostruzione teatrale di una violenza sessuale
subita da una donna in un camioncino da parte di cinque

117

persone. Al centro dello spazio scenico vuoto c solo una


sedia e una donna che racconta lincubo, limpotenza, il senso
di vergogna, lumiliazione. Continuo ad avere nelle orecchie
quelle parole: Muoviti puttana fammi godere.

Mi sento a

disagio perch come sono rimasta immobile sulla mia poltrona


di spettatrice, inerme e costretta a guardare, anche quella
donna, la protagonista, stata costretta a rimanere in quel
furgone a aspettare che quei bastardi finissero di godere. Non
voglio che mia figlia cresca in questo mondo. Non voglio che
qualcuno possa decidere di usare il corpo di una donna, come
fosse un oggetto, solo perch gli va. Non voglio che una
donna debba aver paura nel denunciare i suoi aguzzini. Perch
non c solo la violenza sulla strada, lo stupro vero e proprio,
ma una seconda violenza. la violenza dei tribunali e del
processo, dove la donna viene messa a nudo e passa dalla
parte del colpevole perch col suo comportamento, con la
sua vita e le sue esperienze che si giustificano gli stupratori.
Sono andata a dormire da D. perch a casa non c nessuno.
E ho paura.
Lo sai, s che furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare
lo stupro di Franca Rame?, dice con odio zia Moira.
Possono ordinarti quello che vogliono, ma se hai un cervello,

118

se hai un briciolo di umanit, se solo pensi che anche tu hai


una madre, una fidanzata, una figlia, che potrebbe subire la
stessa violenza, non lo fai, rispondo disgustata.
Sei unillusa. Sono stati quattro fascisti a violentarla e a
seviziarla. stato uno stupro politico, continua zia Carla.
Franca Rame fu aggredita per la sua attivit in Soccorso
Rosso a favore dei compagni detenuti e in generale dei
carcerati. Nel 1998 si scopr che fu un castigo ordinato da alti
gradi dei carabinieri della divisione Pastrengo.
Sempre loro, sempre le guardie. Cerca cosa ha scritto Maria a
proposito di Giorgiana Masi, chiede zia Moira. Dopo alcune
pagine trovo quella del 12 maggio 1977. Leggo ad alta voce.

A Giorgiana... se la rivoluzione dottobre fosse stata di maggio,


se tu vivessi ancora, se io non fossi impotente di fronte al tuo
assassinio, se la mia penna fosse unarma vincente, se la mia
paura esplodesse nelle piazze, coraggio nato dalla rabbia
strozzata in gola, se laverti conosciuta diventasse la nostra
forza, se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita
nella nostra morte diventassero ghirlande della lotta di noi
tutte, donne, se ... non sarebbero le parole a cercare
daffermare la vita ma la vita stessa, senza aggiungere altro.
12 maggio 1977

119

Zia Moira resta impietrita. Questo testo venne scritto sul


manifesto del movimento femminista di Roma subito dopo
lomicidio, dice con un nodo alla gola. Cerca invano di
ricordare chi fosse lautrice.

Poi si mette a raccontare. Al

presente. Quel 12 maggio, nellanniversario della vittoria per


la legge sul divorzio, i radicali decidono di tenere un sit-in in
piazza Navona, nonostante lassoluto divieto di manifestare in
vigore nella Capitale dopo la morte, il 21 aprile, di un poliziotto
nel corso di scontri di piazza. Il movimento e i gruppi di
sinistra aderiscono alliniziativa, per protestare contro il
restringimento degli spazi di agibilit politica e il pesante clima
repressivo, favorito dallappoggio esterno del PCI al cosiddetto
governo delle astensioni di Andreotti. Per far rispettare, a
qualsiasi costo, il divieto, il ministro dellInterno Francesco
Cossiga schiera migliaia di poliziotti e carabinieri in assetto di
guerra, affiancati da agenti in borghese delle squadre speciali,
in alcuni casi travestiti da autonomi. Fin dal primo
pomeriggio la tensione molto alta. A quanti difendono il
diritto di manifestare con brevi cortei e fortunose barricate, le
forze di polizia rispondono sparando candelotti lacrimogeni e
colpi di arma da fuoco. Anche numerosi fotografi, giornalisti,
passanti e il deputato Mimmo Pinto sono picchiati e maltrattati.
Pure tua madre si becc diverse manganellate sulla testa. Ma

120

non volle andare allospedale. Chiss perch non ha scritto


niente di questo. Moira si interrompe per qualche secondo.
Forse non era cos importante in confronto alla morte di
Giorgiana, faccio io per farla continuare a raccontare.
Fa un cenno di s con la testa e prosegue. Con il passare
delle ore la resistenza della piazza si fa pi decisa, e vengono
lanciate le prime molotov. Mentre nelle strade sono in corso gli
scontri, i parlamentari radicali protestano alla Camera contro le
aggressioni e le violenze della polizia, fra gli insulti di quasi
tutte le forze politiche. Erano quasi le 20 quando, durante una
carica, due ragazze sono raggiunte da proiettili sparati da
Ponte Garibaldi, dove erano attestati poliziotti e carabinieri.
Elena Ascione rimane ferita a una gamba. Giorgiana Masi, che
aveva solo19 anni, viene centrata alla schiena. Muore durante
il trasporto in ospedale. Le chiare responsabilit emerse a
carico di polizia, questore, Ministro dellInterno, hanno portato
il governo a intessere una fitta trama di omert e menzogne.
Cossiga, dopo aver elogiato in Parlamento il grande senso di
prudenza e moderazione delle forze dellordine, ha modificato
pi volte la propria versione dei fatti. Costretto dallevidenza
ad ammettere la presenza delle squadre speciali - tra gli
uomini in borghese armati furono riconosciuti un commissario
e un agente della squadra mobile ha continuato per a

121

negare che la polizia abbia sparato, pur se smentito da vari


testimoni e dalle inequivocabili immagini di foto e filmati.
Linchiesta per lomicidio si concluse nel 1981 con una
sentenza

di

archiviazione

per

essere

rimasti

ignoti

responsabili del reato. Successive indagini hanno tentato,


senza risultati significativi, di individuare gli autori dello sparo
mortale in un autonomo deceduto da tempo, oppure nel
latitante Andrea Ghira, uno dei tre fascisti condannati per il
massacro del Circeo.
Zia Carla sintromette per raccontare la sua storia: Il giorno
dopo luccisione di Giorgiana Masi, il movimento per sfuggire ai
divieti aveva convocato alcune manifestazioni decentrate. Una
partiva da Testaccio e puntava su Garbatella. Proprio a piazza
Bartolomeo Romano, al Palladium, un gruppo si stacc e inizi
a lanciare bocce contro la stazione dei carabinieri. Dalla
caserma uscirono dei militari con le armi e spararono.
Fortunatamente non successe nulla di tragico e il corteo
riprese fino a piazza Sauli. Stava per sciogliersi quando arriv
una carica molto mirata. Claudio Pallone stava tranquillo vicino
allangolo della chiesa, quasi sfottente nella sua situazione di
disarmato. Non aveva nulla addosso ma evidentemente aveva
il suo volto, i suoi connotati noti, i tratti di un viso autonomo e
conosciuto. Fatto sta che un gippone lo punt scaricando una

122

specie di robocop che inizi ad inseguirlo. Claudio corse forte


per via Comboni e mentre stava per infilarsi nel lotto 24,
saccorse che avevano preso di mira una ragazza che
conosceva. Un attimo di esitazione e la guardia ne approfitt
per lanciargli un manganello tra le gambe. Con una smorfia
cadde a terra e subito gli furono tutti addosso. Dicono che
mentre lo portavano dentro sorrideva agli insulti che gli
piovevano addosso e pi delle botte lo colp lo sguardo di
Lucilla ammanettata vicino a lui. Quella comunque fu lultima
uscita del 77 per le strade di Garbatella. Il quartiere ha isolato
i teppisti provocatori, scriveva lUnit il giorno dopo. Nemmeno
una parola sul fatto che stavamo l perch la polizia di Cossiga
aveva ucciso Giorgiana Masi. Niente12.
Mi viene spontaneo pensare a Carlo Giuliani, ammazzato
durante il G8 del 2001 da un carabiniere dilettante, militare da
neppure un anno, in circostanze mai chiarite. Io ci stavo a
Genova e stavo pure alla manifestazione che un mese dopo la
12

Claudio DAguanno, Garbatella ai tempi dellAutonomia, MaGMA, 23


novembre 2007. Il ragazzo che solleva la mano nel segno della P38
dando il proprio nome per un arruolamento nel partito armato Claudio
Pallone, un compagno di Garbatella che abitava ai palazzi storti di san
Quintino. Frequentava il Borromini, era lamico di Giancarlo De
Simoni. Ma le loro vicende sono diverse. Claudio morto ad un posto di
blocco dei carabinieri dopo una rapina in banca e nella storia c rimasto
pure Arnaldo, un personaggio straordinario sbucato da noi da un altro
mondo e unaltra epoca. Anche Giancarlo non c pi stroncato da un
tumore dopo che sera trasferito in Australia.

123

tragedia era stata organizzata a Roma, a Ponte Garibaldi


davanti alla lapide per Giorgiana Masi. Ci siamo sdraiati per
terra con le braccia larghe, la stessa ultima posizione di Carlo.
Alle 18.17, nellora in cui morto, abbiamo attraversato il
Lungotevere fino a piazza Belli dove stata scoperta la targa
con sopra scritto: Questa piazza dedicata alla memoria di
due giovani stroncati dalla medesima violenza. Giorgiana Masi,
uccisa a 19 anni a Roma il 12 maggio 1977 dalla polizia di
Cossiga. Carlo Giuliani, ucciso a Genova il 20 luglio 2001, a 23
anni, dai carabinieri di Berlusconi. Sotto, uno striscione: Noi
siamo il mondo, non ci fermerete.
Giuseppe Pinelli, Giorgiana Masi, Carlo Giuliani. Ma anche
Franco Serantini, Roberto Franceschi, Fausto e Iaio. E poi
meno di un anno fa Federico Aldovrandi morto a Ferrara per
un ufficiale malore. Federico aveva diciotto anni, aveva fatto
bisboccia con amici a Bologna. Di ritorno a Ferrara le guardie
lo fermano per uno strano comportamento alle 6 del
mattino. Era il 25 settembre del 2006. Dopo lintervento degli
agenti Federico muore. Dicono per un malore. I segni di quel
malore sono ancora visibili nella foto scattata allobitorio: sono
i segni di un pestaggio. Nessuna colpa, nessun colpevole. Per
lui come per lanarchico ventenne Franco Serantini che fu
selvaggiamente percosso dalle forze di polizia durante una

124

carica contro i contestatori del comizio del missino Niccolai il 5


maggio del 72 a Pisa. Franco mor due giorni dopo nel carcere
della citt toscana, privo di cure, per frattura della scatola
cranica.
Nessuna colpa, nessun colpevole, anche per Piero Bruno
ammazzato a Roma il 22 novembre 1975 nel corso di una
manifestazione a favore della liberazione dellAngola dal
dominio portoghese. I carabinieri aprono il fuoco e lo
uccidono. Aveva diciotto anni ed era bellissimo. Sul diario di
mamma c attaccata una foto. E un articolo recente che
probabilmente ci ha lasciato dentro Daniele.
Urlava di dolore Piero mentre lo trascinavano per le ascelle
quasi sotto il cancello dellambasciata dello Zaire. Strill No!,
con le mani a coprirsi la faccia. Lo sent chiaro e forte la
signora affacciata su via Muratori, una strada del centro di
Roma che sarrampica sul Colle Oppio, di fronte al Colosseo.
il pomeriggio del 22 novembre 75. Un corteo andava da Santa
Maria Maggiore a piazza Navona. Piero Bruno era un
diciottenne di Garbatella, studiava allArmellini, andava agli
scout e faceva politica in Lotta continua. Sarebbe morto il
giorno dopo. La signora aveva sentito il ragazzo lamentarsi,
dopo la gragnuola di colpi. Lui le diceva di non sentire pi le

125

gambe. Lavevano colpito alla schiena. Poi la signora vide


luomo arrivare e puntare una pistola sul ragazzo sdraiato:
Cane, bastardo, carogna... ti ammazzo. Piero fece per
coprirsi la faccia ma luomo scherzava, la pistola che gli
puntava alla tempia era scarica. Il cane scatt a vuoto
pronunciando il click tante volte letto sui giornaletti. La
donna vide luomo chinarsi e lo sent dire al ragazzo: Ma io ti
ammazzerei veramente.... Luomo era un agente della polizia
politica, antenata della Digos. Ma Piero Bruno stava sempre
pi male perch gi colpito alla schiena, non poteva pi
muovere le gambe. E lemorragia interna stava facendo il suo
mestiere di complice del delitto. Era solo, in mezzo alle
guardie inferocite, che lo trascinavano, gi ferito, pi vicino
possibile allambasciata per mascherare un loro agguato in un
assalto da cui si sarebbero dovuti difendere. Lambulanza,
colpevolmente in ritardo, lo port al S. Giovanni dove sarebbe
morto il giorno dopo, piantonato. Era lui il criminale, lui che
sera staccato con un gruppo di compagni di Lotta continua dal
corteo che manifestava per la giovanissima Repubblica
popolare dellAngola. Volevano fare una fiammata sul cancello
dellambasciata dello Zaire, paese confinante che - in buona
compagnia del Sudafrica dellapartheid, di Usa e Cina - armava
e pagava i mercenari che combattevano la fragile democrazia

126

popolare di Agostino Neto, poeta e presidente. Lazione di


Piero era solo dimostrativa, sarebbero tornati in corteo
abbracciati dai compagni. Una fiammata e basta, rogna
momentanea solo per chi avrebbe dovuto ripulire la scena. Ma
la polizia e i carabinieri li aspettavano, imboscati, loro con due
bocce, le guardie con le armi in pugno, spar anche un
ufficiale dei carabinieri, spararono in piedi con lavambraccio
ad

angolo

retto

rispetto

al braccio, e

da

terra con

lavambraccio verso lalto, sempre in direzione del gruppo di


giovani (deposizione degli agenti), spararono per ammazzare
e un giudice, un anno dopo, trov la reazione dei militi
commisurata alloffesa. Irresponsabili, si scrisse sulla
sentenza di insabbiamento, furono casomai i manifestanti.
Tutto archiviato, secondo copione: archiviato linseguimento di
ragazzi disarmati, archiviati i bossoli conficcati nelle macchine,
doveva essere cos. A nulla valse lo sforzo di Umberto
Terracini, figura mitica di dissidente del Pci, padre costituente
e del Soccorso rosso; a nulla serv il lavoro di legali e della
controinchiesta dei suoi compagni. Marco, un altro architetto
che cur questa e altre perizie del genere, non resse lo choc.
Mor nei primi anni 80, ancora turbato. Furono zittiti e
intimiditi i testimoni; fu negato un pubblico dibattimento.
Restano, ingialliti, gli spezzoni dei cinegiornali dellepoca, le

127

foto stupende (e il racconto) di Tano DAmico, i titoli dei


giornali normali a scimmiottare una distanza da entrambe le
parti in guerra, a offrire due versioni solo apparentemente
simmetriche. Il chirurgo della rianimazione imprec: Mi
hanno incastrato, disse e tir dalla finestra, a certi amici, le
chiavi della macchina. Per colpa di un diciottenne coi capelli
lunghi doveva saltare la cenetta del sabato sera. Poi apr e
ricuc Piero. Furono attimi concitati. Tano DAmico era l con un
altro giovane di Lotta continua, la stessa organizzazione di
Piero. Era un architetto, figlio dellallora segretario della Dc.
Raccont piangendo la scena a suo padre, medico a sua volta.
Allora arriv unaltra equipe che riusc a estrarre i proiettili dal
corpo di Piero. Ce lavrebbe fatta, dicevano, se solo avesse
superato lo choc di due operazioni una dopo laltra. Troppo
anche per un corpo sano. domenica 23 novembre 75.
Qualcuno disse di aver visto Piero sorridere, si disse che
avrebbe detto allinfermiera: Ci penseranno i compagni a
vendicarmi. da trentanni che i suoi compagni lo vendicano.
Di Piero parlano ancora i muri della Garbatella 13.
vero. La giustizia la si pu trovare anche fuori delle aule dei
tribunali. Far sapere la verit, lo stato delle cose, spetta a
noi, dico ad alta voce. E' nostro compito civile informare,
13

Checchino Antonimi, Liberazione, 27 novembre 2005

128

raccontare, chiarire i punti oscuri delle vicende. La nostra forza


sta proprio nella divulgazione della memoria affinch tutti
possano sapere, tutti possano valutare con consapevolezza.
Il computer trilla. arrivato un messaggio via e-mail. Vado a
vedere. una lettera di Daniele. La stampo e la port in
veranda per leggerla alle zie. Non ho avuto il coraggio di
dirtelo a Ventotene. stato difficile dirti dei miei sospetti sulla
morte di tua madre. In questi anni ho letto, riletto, studiato,
confrontato il diario di Maria. Ho cercato di rimettere ordine in
quegli anni collegando la storia ufficiale con quella personale
di tua madre. Ho tracciato una crolonogia degli eventi che
hanno in qualche modo attirato la sua attenzione. Ho preso
appunti anche sulle persone che ha conosciuto. Ma non sono
riuscito a capire. Poi ho incontrato Francesco Di Biase, e mi ha
detto lui che unidea se l fatta. Chiamalo sar felice di
aiutarti. Ti voglio bene, Sole. So che farai la cosa giusta. Che
decida di non andare avanti, oppure s, sappi che sono a tua
completa disposizione per qualsiasi cosa.
Butta immediatamente quella lettera, urla zia Moira. Te
lavevo detto che uno stronzo. Non sprecare il tuo tempo in
una cosa che ti far stare male. Ma io gi sto male, zia. Lo
capisci?, le rispondo cercando di non farmi scoprire con gli

129

occhi lucidi. Zia Carla, per allentare la tensione, ci propone di


andare a fare una passeggiata sulla spiaggia.

Ma io non me

la sento.
Sono convinta che Daniele mi abbia portato i diari per farmi
conoscere mia madre, non per farmi trovare le ragioni della
sua morte. Come tre lucertole al sole ce ne siamo state per
un bel po sdraiate sui lettini in veranda senza parlare. Zia
Moira a sonnecchiare, zia Carla completamente presa dalla
lettura di un libro di Erri De Luca, io scaraventata nel passato
dagli scritti di mamma.

130

DODICI

Anna, una giovane madre con un lavoro precario e suo figlio


Marco, di otto mesi, domani verranno sfrattati da una casa
popolare. A richiedere lo sfratto non lIcp, il reale
proprietario dellimmobile, ma una suora di clausura e sua
sorella

che

da

moltissimi

anni

non

vivono

pi

nellappartamento. Infatti Ornella Salvioni ha abbandonato


lalloggio dieci anni fa entrando in un convento. La sorella,
Marianna Salvioni (dirigente del Comune di Roma), non ci
abita pi di tempo ed proprietaria di altri due appartamenti a
Roma. Nonostante questo vorrebbe rientrarne in possesso
LIcp ha provveduto a far decadere il contratto di locazione alla
suora non avendo pi

i requisiti per lassegnazione a un

alloggio popolare. Incredibilmente la signora Salvioni ha


ugualmente richiesto lo sfratto e la forza pubblica pronta ad
intervenire. una vergogna che nella citt di Roma siano pi
di 16.000 le famiglie nella stessa situazione di Anna e vengano
permesse speculazioni di questo genere. La casa un diritto:
le case popolari non possono essere un affare! Oggi sono

131

andata a trovarla. disperata. E non so pi che parole usare


per rassicurarla. Dobbiamo impedire che buttino fuori di casa
lei e il suo bambino. Dobbiamo fare qualcosa. 21 novembre
1972
So perfettamente come and a finire. Quella donna non
manc mai di mandarci cartoline, torte, maglioni fatti da lei
anche dopo la morte di mia madre. Grazie alla sorella, zia
Carla che militava nella sezione Lotta Continua a Garbatella
riuscirono a farla rimanere in quella casa. Nostro quartiere
cera molto da fare in questo senso. Lei e i compagni si
vedevano in uno stanzone nel seminterrato di via Passino.
Leggi, dico a zia indaffarata in cucina a preparare il pranzo.
Sinfila gli occhiali che porta sempre al collo agganciati a una
collanina di perline che le ho fatto io. Legge a bassa voce. Poi
se li toglie e racconta.
Cera sempre un via vai di gente, cera chi ciclostilava, chi
preparava

cortei,

cerano

gli

studenti,

si

dovevano

organizzare i mercatini rossi, ma soprattutto si agiva a fianco


degli operai in sciopero, degli studenti in corteo, dei proletari
dei quartieri che si autoriducevano le bollette e gli affitti, delle
famiglie occupavano le case. E poi il problema dellautodifesa,
della rottura della macchina statale come diceva Lenin. La

132

sede di Lotta continua, allora, non era ancora la sede di Lotta


Continua. Cera sulla porta un simbolo fatto con falce e
martello e un mappamondo stilizzato fatto a fette da paralleli e
meridiani che, nellintenzione del disegnatore dava subito
lidea di una Internazionale di tipo nuovo 14.
Per tua madre risolvere il problema di Anna era diventata una
questione personale. Laveva conosciuta per caso, e le si era
affezionata subito, sintromette zia Moira. Suo figlio aveva
pi o meno la tua et e non poteva permettere che quella
donna disperata finisse di nuovo in mezzo alla strada. Il marito
la picchiava e lei era scappata di casa. Aveva paura ed era
venuta a chiedere aiuto a via Pompeo Magno. Grazie ad una
compagna era venuta a sapere della casa libera a Garbatella.
La occup, ma sapeva che da un giorno allaltra sarebbero
venute le guardie a sgomberarla.
Mamma coinvolse zia Carla e lei, insieme ai suoi compagni,
riusc a risolvere il problema di Anna e Marco facendole
assegnare la casa. Picchetti, presidi, manifestazioni sotto la
casa dove abitava la Salvioni, striscioni, volantini. Alla fine
tutto il quartiere si mobilit e la dirigente comunale fu
costretta a ritirare la denuncia e la signora Anna ottenne
14

Claudio DAguanno, cit.

133

lassegnazione della casa. Ma era una goccia nelloceano.


A Roma, come ha scritto mamma sul suo diario, in quegli anni
si contavano oltre 16.000 famiglie che vivevano nelle baracche
e 50.000 in stato di coabitazione, a monte di circa 40.000
appartamenti vuoti. A luglio del 1969 vennero occupati
spontaneamente

25

appartamenti

al

Tufello

che

poi

diventeranno in tutto 130. Sulla base di questa esperienza


venne formato il Comitato di Agitazione Borgata (Cab), un
organismo di base formato da baraccati, donne, giovani,
militanti di base del Pci e del Psiup e cattolici di sinistra.
Nellagosto dello stesso anno il Comitato di Agitazione
organizz due importanti occupazioni: la prima di 220 alloggi
al Celio, dietro il Colosseo, di propriet dellIcp; la seconda
allOstiense di 150 appartamenti di propriet delle Ferrovie
dello Stato. Loccupazione del Celio si estese immediatamente
ai blocchi di case vicine raggiungendo un totale di 500 alloggi.
Liniziativa del Cab, spiega zia Carla, era indicativa, perch
venne operato un vero e proprio salto di qualit rispetto alla
politica condotta fino a quel momento dai senza casa e dallo
stesso Pci. Prima del 69 le lotte sul diritto alla casa erano state
condotte

prevalentemente

dalle

Consulte

popolari,

un

organismo di base del partito di Berlinguer, che aveva basato


la sua iniziativa su un terreno di scontro civile e dimostrativo,

134

prevalentemente

con

petizioni

popolari,

delegazioni

al

Comune, presidi, occupazioni simboliche e forme di agitazione


che facessero da preambolo per discussioni e proposte di
legge sul terreno parlamentare e legislativo. Il salto qualitativo
delliniziativa condotta dal Comitato di Agitazione Borgate fu
appunto di aver posto con forza il problema della casa
attraverso un tipo di lotta non pi delegata e dimostrativa. Le
occupazioni

erano

indirizzate

inizialmente

verso

quegli

appartamenti di propriet degli Enti Pubblici che per ragioni


speculative preferivano tenere vuoti gli alloggi piuttosto che
assegnarli ai baraccati. Anche per colpa dei conflitti con il
sindacato del Pci, lUnia (Unione inquilini e assegnatari), il Cab
per ebbe una battuta darresto - per poi dissolversi come
struttura - nel momento in cui allinterno della propria strategia
cominci ad essere praticata loccupazione di case di propriet
delle grandi immobiliari e con le occupazioni di case private
iniziarono anche gli sgomberi polizieschi.
Le occupazioni del 71 furono caratterizzate da una forte
presenza dei gruppi della sinistra extraparlamentare,

dal

Manifesto a Lotta Continua a Potere Operaio. Una presenza


che

in qualche modo ha giustificato la repressione da parte

delle forze dellordine. Quando era chiaro invece che si


tentato in tutti i modi di proteggere gli interessi della

135

controparte pubblica e degli stessi costruttori privati che non


avevano nessun interesse a far si che il movimento di
occupazioni riuscisse ad ottenere qualche piccolo risultato.
Soprattutto dopo che a Milano loccupazione di via Mac Mahon
si era dimostrata vincente per i senza casa. Zia Carla dice che
di notte bussarono alla casupola del guardiano del cantiere per
comunicargli lesproprio a favore dei proletari. Subito dopo,
hanno raccontato i compagni a zia, arriv il quarto stato:
uomini, donne, vecchi e bambini. Famiglie sfrattate che
sgranavano gli occhi: non si aspettavano case cos belle.
Aspettavano da un momento allaltro larrivo della polizia. Che
per non si fece vedere se non al pomeriggio. Gli agenti erano
tantissimi e inizi linferno. Le barricate vennero date alle
fiamme, le nuvole dei lacrimogeni coprivano lintera zona. Molti
riuscirono a scappare, ma tanti compagni vennero picchiati e
arrestati.
Il Comune di Milano, comunque, fu costretto a trovare una
casa agli sfrattati. Il 31 ottobre dello stesso anno, giorno
dellentrata in vigore della legge 865 di riforma della casa,
lUnia organizz a Roma una mastodontica occupazione
simbolica di 1.700 alloggi a cui parteciparono circa 10.000
persone. Nonostante fosse dimostrativa loccupazione venne
subito sgomberata dalla polizia. Riconosciuta dal Comune

136

come legittima controparte, lUnia riusc a strappare una


fantomatica promessa di requisizione di 6.000 appartamenti,
da assegnarsi entro la fine dello stesso anno. Gli alloggi
promessi non furono mai requisiti, n tanto meno acquisiti dal
Comune. Ne furono assegnati solo 150. Alla prova dei risultati
la mobilitazione dellUnia si rivel una bolla di sapone.
Zia Carla partecip attivamente allesperienza del Comitato
della Magliana, un quartiere completamente abusivo costruito
al disotto del livello del Tevere. Nato come diretta espressione
di un movimento radicatosi allinterno del quartiere, il Comitato
della Magliana diede vita ad una vasta campagna di
mobilitazione e di lotte. Le esperienze pi significative erano
costituite dallautoriduzione dei fitti. Cinquecento famiglie
erano riuscite a tagliare del 50% il prezzo dellaffitto. Sempre
grazie alla mobilitazione del Comitato vennero organizzate e
difese numerose occupazioni. Nei momenti di massima
aggregazione lautoriduzione venne portata dal 50 al 75% pari
ad un valore di 2.500 lire a vano, secondo lo slogan che tutti i
proletari erano tenuti a pagare lo stesso canone. Dopo una
serie

di

sgomberi

della

polizia,

il

Comitato

organizz

loccupazione di 650 nuovi alloggi situati nello stesso quartiere.


Lo sgombero della polizia non blocc liniziativa del Comitato
che diede vita a numerosissime mobilitazioni tendenti a

137

sensibilizzare lopinione pubblica sugli svariati abusi edilizi


condotti dalle immobiliari ai danni del quartiere. A queste si
aggiunsero denuncie sulle complicit del Comune che aveva
favorito labusivismo edilizio e le speculazioni dei costruttori.
Lintervento della magistratura dimostr lillegalit delle licenze
edilizie rilasciate dalle autorit comunali, nonch evidentissimi
abusi. La mancanza di impianti idrici, di reti fognarie, il non
rispetto dei vincoli imposti dalla legge, insieme ad altre
numerosissime inadempienze, portarono allincriminazione di
132

persone

tra

professionisti,

assessori

comunali

dipendenti15.
Ma il clima di euforia dur poco, dice zia Carla cambiando
tono di voce, Fabrizio Ceruso, venne ucciso con una pallottola
in pieno petto perch voleva impedire lo sgombro di quasi 150
famiglie che da circa un anno occupavano le case popolari a
San Basilio. Francesco aveva 19 anni. Quel 5 settembre 1974
insieme ai compagni era riuscito a far sospendere gli sfratti.
Ma il giorno dopo, mentre gli occupanti riprendevano tutti gli
appartamenti, e una loro delegazione andava in pretura e allo
IACP, vennero di nuovo tentati gli sgomberi. Questa volta a
resistere c'erano centinaia di persone arrivate da tutta la citt.
Cera pure tua madre.
15

Dal sito www.altremappe.org/casa

138

La giornata trascorsa in un susseguirsi di tregue accordate


dalla polizia a Lotta Continua, che gestisce loccupazione, per
dare spazio a quella che si poi dimostrata una trattativatruffa, con lunico scopo di prendere tempo e snervare il forte
schieramento proletario. La delegazione rientrata a San
Basilio con un accordo di sospensione degli sfratti fino a luned
mattina. Nonostante questo, i poliziotti sono entrati lo stesso
nelle case occupate intimidendo le famiglie e compiendo ad
atti di vandalismo. Sono ripresi gli scontri. Fabrizio, un
militante del Comitato Proletario di Tivoli, stato ucciso. Lo
hanno caricato su un taxi, ma arrivato allospedale gi
morto. La notizia in poco tempo ha fatto il giro del quartiere e
tutti sono scesi in piazza. La rabbia esplosa in modo
violento. I pali dei lampioni sono stati divelti e le strade sono
rimaste al buio. Questa volta la polizia ad essere presa di
mira da colpi di arma da fuoco sparati in strada e dalle case.
Otto guardie, tra i quali un capitano, sono rimasti feriti, alcuni
in modo grave. Ci sono stati scontri fino a tarda notte 16.
Il giorno seguente, continua a raccontare zia, iniziarono le
trattative per le assegnazioni di alloggi alle famiglie d San
Basilio e agli occupanti di Casalbruciato e Bagni di Tivoli.

16

Il giorno 16 di Andrea Scaloni su http://scaloni.it

139

Con il 1974 il movimento riusc ad occupare circa 3.800


appartamenti.

Ma

tutte

le

prime

occupazioni

vennero

sgomberate dalla polizia in modo violento provocando spesso


incidenti che si estesero nei quartieri. A Casalbruciato vennero
addirittura arrestate 20 donne. A Pietralata venne arrestata
una signora che durante lo sgombero aveva minacciato di
gettarsi dal quinto piano. Tutte queste occupazioni erano
indirizzate verso le costruzioni di propriet di palazzinari, molti
dei quali facevano parte dellAssociazione Costruttori Edili
Romani (Acer) che aveva gestito fino a quel momento la
speculazione edilizia e la stessa politica urbanistica della citt.
Altri proprietari erano le imprese immobiliari legate al gruppo
Fiat, alla Banca Nazionale del Lavoro e a varie societ
assicurative. Lestendersi ed il radicarsi delle occupazioni port
ad un irrigidimento dellAcer, la quale non accontentandosi
della forze dellordine e della stessa campagna stampa contro
il movimento (tra laltro condotta da tutti i quotidiani), assold
delle squadre di mazzieri spalleggiate da picchiatori fascisti a
difesa degli stabili occupati. La risposta degli occupanti non si
fece attendere: dopo numerose provocazioni e duri scontri,
venne assaltata con un lancio di sassi la sede dellAcer. E
nonostante le intimidazioni dei costruttori, le occupazioni
ripresero in tutta Roma. Ai costruttori non rest allora che

140

attuare una serrata dei cantieri e chiedere larresto di


occupanti e organizzatori. Il Governo nello stesso periodo
istitu un battaglione celere speciale contro le lotte per la casa
a Roma. Al Portuense vennero comunque occupati altri 170
appartamenti, 13 alla Garbatella, 98 al Tuscolano, pi di 300 al
Prenestino e sulla Cassia, 90 a Guidonia. A Montesacro venne
occupato ledificio dellex Gil. Ma dur poco. Gli appartamenti
vennero sgomberati, insieme ad altri 350 occupati nei dintorni
di Roma.
Per fermare gli sgomberi il gruppo legato alle occupazioni di
Avanguardia Operaia aveva deciso di attuare unultima
resistenza occupando 3 chiese. Come nel 71, anche in quella
occasione, londata di agitazioni sul problema della casa era
stata organizzata dai gruppi della sinistra extraparlamentare
che per non erano mai riusciti a trovare un momento di
coordinamento e di iniziativa comune. Allinterno degli stessi
gruppi esistevano grosse differenze tra chi si serviva delle
occupazioni per esercitare un momento di pressione nei
confronti della politica del partito comunista, e chi invece
praticava le occupazioni come strumento per la risoluzione
diretta del problema della casa.
Le occupazioni nei vari quartieri della Capitale erano in pratica

141

rimaste isolate tra di loro, ed uno dei pochi momenti comuni fu


costituito da una grande manifestazione in Campidoglio per la
liberazione degli occupanti arrestati, che port in piazza circa
10.000 persone. La posizione del Pci nei confronti del
movimento di lotta per la casa contribu a determinare il
fallimento

delle

occupazioni

che

vennero

definite

avventuriste e indiscriminate, legate pi che altro ad una


strategia della disperazione.

142

TREDICI

marted 22 agosto e stiamo a Campagnano.


La giornata, caldissima, sta per concludersi come spero questa
attesa. La gravidanza dovrebbe finire oggi, ma non sembra
debba succedere niente. Niente che lasci presagire a breve la
nascita di Sole. Solo tanta insofferenza: stavo male a Roma,
stavo male a Campagnano, non mi andava di dormire anche
se sono stanca, volevo stare da sola, mi veniva da piangere.
Luca ha deciso di rientrare a Roma. Non c un vero motivo
per tornare a casa. Per strada ci siamo fermati a comprare un
po di pizza bianca. Faceva caldo, molto caldo. Io mi sono
sdraiata per terra e Luca sul divano. Abbiamo parlato a lungo
di Sole. Non sapevamo se era femmina o maschio. Il nome
sarebbe andato bene in tutti e due i casi.
Quando sono andata in bagno ho visto una una macchia di
sangue. Panico. Ho telefono immediatamento al medico che
mi ha tranquillizzato spiegandomi che avevo perso il tappo
mucoso. Ma sarebbe stato meglio fare una visita. Lui era fuori
Roma, cos mi ha consigliato al pronto soccorso del policlinico

143

Casilino

per farmi controllare. Il ginecologo di guardia si

sarebbe metter in contatto con lui. Il tempo di vestirci e


siamo corsi via verso la Casilina.
Roma era deserta. Ma su via Magna Grecia a San Giovanni il
chioschetto

di

grattachecche

era

assediato:

Quando

ripassiamo ce ne prendiamo una, ho detto a Luca. Che non


per non ha risposto.Era preoccupato anche se non voleva
darmelo a vedere.
Al pronto soccorso, prima di noi si era registra una signora
che aveva rotto le acque. Ho lasciato i miei dati, la settimana
di gravidanza e il motivo dellurgenza. Ho dovuto

salutare

Luca: lui non potuto salire.


Mi hanno sistemato in una sala travaglio dove c'era una
ragazza sotto leffetto dellossitocina e la signora che avevo
incontrato prima al limite di una crisi di nervi.
In attesa della visita del ginecologo mi hanno attaccato alla
macchina del monitoraggio. Sentivo il cuore di Sole: pulsava a
150 battiti al secondo, poi scendeva a 60, poi risaliva a 140. Di
contrazioni invece niente.
A mezzanotte la ginecologa mi ha finalmente fatto la visita: la
testa della mia bambina non era impegnata, era alta e il

144

collo dellutero non si era accorciato, quindi il travaglio era


ancora lontano. Ha parla con il primario, mentre al telefono
dellospedale era in linea con il mio medico, il dottor Nino
Mannisi.
Sono dovuta rimanere sotto monitoraggio unaltra ora. Nel
frattempo hanno fatto salire Luca e gli hanno detto che
necessario far nascere immediatamente Sole con un parto
cesareo. Mi hanno assegnato la stanza, mi hanno fatto
indossare il camice, mi hanno tagliato i peli del pube e mentre
mi stavano attaccando ancora una volta alla macchina del
monitoraggio

ho

dovuto

rispondere

alle

domande

dellanamnesi.
Luca cercava di rassicurarmi, ma era preoccupato. Si vedeva.
Era arrivato il momento di scendere in sala operatoria. Mi
hanno fanno salire sulla barella. Mi hanno fanno sdraiare.
L'ultima cosa che ricordo sono le lampade sopra di me.E poi i
medici, gli attrezzisti, gli infermieri, lostetrica, il pediatra: tutti
pronti in attesa che faccia effetto lanestesia. La prima cosa
che ho sentito appena ripresi i senti la voce del professor
Palermo che indica alla puericultrice il peso di Sole: 2 chili,
cinque e quaranta.
Sole una bambina. Una bellissima bambina. Sole la nostra

145

principessa.
23 agosto 1970
Il racconto della mia nascita sulla prima pagina del quaderno
rosso, quello pi piccolo, quello dove ci sono le fotografie
attaccate. completamente dedicato a me, a pap, alle zie. E
a Daniele. Non ci sono date ad eccezione di questa pagina.
Sono pensieri per ciascuno di noi. Pensieri in ordine sparso,
riflessioni sul nostro comportamento. E poi parole che avrebbe
voluto dire e non ha detto. Richieste daiuto inascoltate. Ma
anche annotazioni che si ritrovano sullaltro quaderno. A volte
si tratta solo di frasi, come la rabbia per luccisione di un
compagno o la compassione per una donna in difficolt. In
altri casi sono riprese intere pagine. Come quella dedicata alla
prima e ultima volta che ha fatto lamore con Daniele. Ma per
lo pi sono dialoghi interiori. Sensazioni che ha voluto fissare
sulla carta. Pi vado avanti e pi mi arrabbio. Daniele non
aveva nessun diritto a tenersi questi diari. Qui c la vita pi
intima di mia madre. Ci sono cose che riguardano me e pap.
Se proprio voleva tenersi ci che ha scritto per lui, poteva
prendersi quelle pagine. Ma perch privarmi di quelle carezze
che con quelle parole avrebbe potuto darmi quando ho avuto
bisogno di lei? Ha ragione zia Moira. Daniele un egoista,

146

pensa solo a se stesso.


Su questo diario ci sono annotati i miei progressi, le frasi che
le ho detto, le richieste che le ho fatto, i sensi di colpa che le
ho provocato. Ma soprattutto c tutto lamore che aveva per
me. E il mio cuore si riempie dorgoglio.

Sono tornata stanca dal lavoro, oggi. Non mi sono fermata un


attimo. Sole non dormiva ancora. Mi sono infilata nel lettino
con lei per farle un po di coccole. Mentre le cantavo la ninna
nanna si messa a piangere e ha detto che le manco. Che
non ce la fa pi a stare senza di me. Che non giusto che io
aiuto gli altri mentre quando lei mi chiede di dedicarle un po
del mio tempo, ho sempre da fare. Ha solo quattro anni
Su unaltra pagina mamma scrive: Ho sgridato Sole perch la

sua cameretta era completamente sotto sopra. Si girata


verso di me e con lo sguardo pieno di odio mi ha detto: Non
ci sei mai a casa, possibile che quelle poche volte che trovi
un po di tempo per stare con me non trovi meglio da fare
che rimproverarmi?.
Poi trovo una lettera indirizzata a me.

Amore mio, oggi sei partita con nonna Anna per andare in
campagna. Sono passate solo poche ore e gi mi manchi. So

147

che l sei felice, ti piace giocare con gli animali, ti piace


arrampicarti sugli alberi e coltivare quel metroquadro di orto
che nonna ti ha affidato. Ma mi manchi. Gi penso a questa
sera quando torner a casa e non ti vedr correre per le scale
per abbracciarmi e la tristezza mi assale. Ti voglio bene,
amore mio. Sei la mia stella, quella che mi guida ogni giorno
della mia vita. Mi rimproveri perch sono poco presente, ma ti
assicuro che ogni momento delle mie giornate sono dedicate a
te. Anche quando vado alle manifestazioni, anche quando
scrivo lo faccio perch spero che il mondo in cui vivrai sia
diverso. Voglio fare la mia parte perch il futuro sia per te
quello che adesso possiamo solo sognare: un futuro damore,
di pace, di gioia. Un futuro dove tutti abbiano gli stessi diritti e
siano felici. Ti amo, Sole. Di un amore che non riesco a
descrivere a parole, ma che mi riempie la testa, il cuore, lo
stomaco.
Molti scritti di questo quadernetto rosso sono poi dedicati a
mio padre. Ci sono le descrizioni delle mostre che lui aveva
organizzato in galleria, i commenti su alcuni quadri che aveva
portato a casa e perfino dei giudizi su dei giovani artisti che
mio padre stava facendo lavorare. Ma quello che mi interessa
di pi sono le pagine nelle quali evidente lamore che
provava per pap. Prendo dal freezer un barattolo di gelato.

148

Voglio gustarmi queste parole come i cucchiai pieni di nocciola


che mi metto in bocca.

bello pensare che anche domani mattina tu sarai ancora qui


con me. Che non sei un sogno che svanisce con la luce del
mattino. Che domani sar un altro giorno per stare insieme.
Che abbiamo tutta la vita davanti per fare, creare, amarci. Ti
amo Luca e sono felice perch Sole avr un pap come te.

Abbiamo fatto lamore. E ora tu dormi. Quanto sei bello Luca.


Mi chiedo come pu una persona bella come te farmi tanto del
male. Perch me ne hai fatto tanto ed io non sono riuscita a
reagire. Avevo solo voglia di

piangere. Mi sono sentita

stupida, umiliata. Poi mi hai abbracciata e mi hai chiesto


scusa. Per sentirti a posto con la coscienza. Scusa. Pu una
parola cancellare di colpo tutto? No. Eppure io ti ho
abbracciato. Mi sono fatta baciare

illudendomi che non mi

avresti pi trattato cos. Non mi avresti mai pi fatto piangere.


Ma non sar cos, lo so. Mi sono resa conto che ho sbagliato a
credere che lamore potesse bastare a far funzionare tutto, a
darti la felicit. Non cos. Io ti ho amato pi della mia vita
eppure ora sono triste e mi manca qualcosa che non so
neanche spiegare.

149

vero che non ho nessun diritto di chiederti spiegazioni. Sei


un uomo libero, amore mio. Libero di stare con chi vuoi, libero
di dimenticarti di me. Da parte mia, per, devo imparare, a
perdonare perch solo cos sar libera. Libera di amare anche
chi non mi ama pi.

Mi vergogno di aver frugato tra le tue cose, ma prima, mentre


cercavo nelle tue tasche le sigarette ho trovato due biglietti
del museo dellAra Pacis.

Noi non siamo mai riusciti ad

andarci insieme. Perch ci hai portato lei? In realt non me


ne frega niente di trovare una risposta, quello che ho capito in
quel momento che ti ho perso. Presuntuosamente ho
creduto che niente e nessuno potesse separarci. Oggi sono
tornata con i piedi per terra e immediatamente sono
sprofondata. La vita mi crollata addosso. E devo decidere se
credere alle menzogne che mi racconterai domani e far finta di
niente, oppure riprendermi la mia vita.

Arriver un giorno in cui tutto questo mi sembrer stupido. Ma


ora ho troppa rabbia dentro e la mia mente elabora solo
vendetta. So che sbagliato, so che lontano anni luce da

150

quello che in cui credo. Ma le parole amore, rispetto,


sembrano non appartenere pi a me. Vorrei farti soffrire
quanto soffro io. Mi immagino situazioni nelle quali riesco a
vendicarmi. Forse tutto questo non succeder pi, ma adesso
mi serve per reagire.

Chi lei? Che cosa ha pi di me? Come riuscita a farti


dimenticare tutto quello che abbiamo costruito insieme? Ti
rende felice? Ti crea meno problemi? Perch non rispondi?
Perch fai finta di non sentire le mie domande? Io devo
sapere. Devo conoscere il mio nemico per combatterlo.
Possibile che non ti accorgi che la rabbia sta crescendo dentro
di me? Una rabbia insana perch non so chi il mio nemico,
una rabbia che mi costringe ad autodistruggermi.

Ho toccato il fondo. Fumo, digiuno, non dormo. E tu sembri


cos entusiasta
Parla anche dei suoi viaggi con pap. Ma soprattutto di
Ventotene. Di questo angolo di paradiso dove avrebbe voluto
invecchiare.

151

Vorrei trasferirmi con Sole e Luca qui, a Ventotene. Non so


spiegarmi perch questisola mi attragga tanto. Il mare, il sole,
la natura, larcheologia da sole non bastano a spiegare il
pungente senso di mancanza che si impadroniscono di me non
appena il traghetto mi porta via da qui. Ventotene un
sentimento sottile e profondo che si insinua dentro goccia a
goccia, che inebria, che esercita una dipendenza e rende
impossibile il distacco definitivo. Perch? Ci penso sempre e mi
sono convinta che dipende dallenergia spirituale di coloro che
lhanno vissuta in epoche passate. Unenergia che allontana la
fretta, che induce a un dolce oblio, ad unindolenza metafisica.
Unenergia che produce assuefazione e ti costringe a vivere
secondo i ritmi naturali, o meglio secondo natura. Qui non
esistono barriere sociali o culturali, perch ognuno ha bisogno
dellaltro e del lavoro che svolge. Si realizza cos unosmosi e
tutti hanno un ruolo utile e insostituibile.
Su di me, poi, ha un forte potere la solenne e malinconica
suggestione che emana il carcere di Santo Stefano. Ogni volta
che lo guardo o che ci vado non posso non pensare
allanarchico Gaetano Bresci che venne trovato impiccato nella
sua cella il 22 maggio 1901 (un suicidio, anche questo,
tuttaltro che certo), a Luigi Settembrini, e poi agli antifascisti
che vi furono rinchiusi durante il ventennio perch oppositori

152

del regime, come Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giorgio


Amendola, Sante Pollastri, Lelio Basso, Mauro Scoccimarro,
Giuseppe Romita, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi. Luogo di
pena, di dolore, di redenzione, mi sembra di sentire la
disperazione di quegli ergastolani che Settembrini descrive
nelle sue ricordanze di vita. Uomini chiusi in quella fortezza
borbonica da quindici, da venti, da trentanni; dimentichi del
mondo, dimenticati da tutti. Che hanno presenti alla loro
mente i lunghi anni della loro prigionia, come fossero un
giorno solo. Il tempo non scorso per essi. Ti parlano di cose
vecchie ed obliate come se fossero recenti: credono che il
mondo stia al punto che essi lasciarono. I vapori, le strade
ferrate, i nuovi trovati delle arti sono ignoti a molti, che li
credono burle che ad essi si vorrebbero fare: parlano come se
parlasse un uomo morto da trentanni. Mi sembra di vedere
quelle facce aspramente scolpite, angolose, rugose, triste,
cineree; quegli occhi incerti; quei sorrisi rari e sinistri; quelle
vesti strane. Mi sembra di sentire quelle parole aspre,
fendenti, strascicanti, avvolte, stridenti, di tutti i dialetti
dItalia, di cui scrive Settembrini.
In questo diario parla anche di Daniele. Mi irrigidisco, perch
in fondo, anche se non voglio ammetterlo, sono gelosa.
Racconta gli spettacoli che ha visto con lui, si complimenta con

153

lui per quanto bravo e bello in scena, lo incita ad andare


avanti prevedendo per lui una carriera piena di successo. Ma
anche pensieri che mi mettono in imbarazzo, perch in
qualche modo confermano quello che sostiene zia Moira e cio
che Daniele faceva soffrire mamma.

Sei sparito senza dirmi una parola. Non hai avuto neanche il
coraggio di dirmi addio. E io, invece che odiarti, continuo a
vederti in ogni uomo che incontro. Mi si ferma il cuore e
riprende a battere solo quando mi accorgo che mi sono
sbagliata. In ogni luogo c qualcosa che mi ricorda di te e
allimprovviso la tristezza prende il sopravvento e devo
andarmene per non morire dentro.

Riesco perfino a giustificarti. Forse anche per te lamore


come la rivoluzione, ne diveniamo coscienti a occasione
perduta; in mezzo solo una bolgia confusa, pericolosa e
massificante.

Quando ti ho rivisto in mezzo a tutta quella gente credevo che


fosse unallucinazione.L'ennesima. Avevo paura di salutarti
perch pensavo che ce lavessi ancora con me. Per fortuna mi

154

sono fatta coraggio. Stavo annegando e tu sei riuscito a farmi


risalire. Ti questo ti sar grata per il resto della mia vita.

Sai sempre tutto tu: quello che giusto e quello che


sbagliato, quello che si deve fare e quello che meglio
evitare, quello che si pu dire e quello che meglio tenere per
se. Per non riesci a capire che lamore non logica, non
razionalit. istinto mio caro Daniele, qualcosa che non puoi
controllare.

Fai di tutto per essere sfuggente. Ogni volta c una scusa.


Ogni volta ci sono silenzi se ti chiedo di parlare dei tuoi
sentimenti, di quello che provi, di quello che vuoi. Ogni volta
trovi il modo per farmi sentire unestranea. Ma se questo
quello sono, perch Daniele non me lo dici chiaramente?
Soffrir, ma alla fine me ne far una ragione e smetter di
interrogarmi su cosa c in me che non va.

Quando lincantesimo si romper, mio caro D., potrai capire.


Quando lincantesimo si romper finalmente scoprirai grandi

155

segreti che finora hai avuto sotto gli occhi senza vederli.
Quando lincantesimo si romper scivolerai gi da quel lucido
piedistallo sul quale cos difficile rilassarti e cadrai in un
posto assurdo dove sarai libero di provare sentimenti di cui hai
paura. Quando lincantesimo si romper io sar l con te.

Credo che oggi tu abbia veramente esagerato e sinceramente


non so pi se mi va ancora di vederti. Hai detto che ti senti
usato da me. Che in te cerco quello che mio marito non mi d.
Me ne sono andata senza risponderti perch ogni parola
sarebbe stata inutile. Non vuoi

capirmi, perch farlo

significherebbe ammettere di essere pronto a liberarti dalle


convenzioni, dalle etichette, dalla sicurezza che pensi ti possa
dare una relazione. E tu non sei pronto. Forse non lo sarai mai
anche se ti atteggi a fare lalternativo, il rivoluzionario.

Non riesco a spiegare cosa significa per me lamore. Ecco


perch le persone che amo non mi capiscono. un
sentimento che io chiamo amore perch non so se esiste un
termine che possa sintetizzarlo. uno stato danimo che mi far
star bene, mi rende felice. Se amo qualcuno mi sento libera

156

dai conflitti interiori ed esterni, mi rende fiduciosa e ottimista


che domani sar migliore. E quante pi persone amo, tanto
pi mi sento appagata. Ecco perch non ho il minimo
problema ad ammettere che amo te Daniele, ma anche Luca,
Moira. Vi amo, ho voglia di stare con voi, di essere
abbracciata, di essere baciata, di essere parte della vostra
vita. Di diverso c solo lamore che voi date a me. E spesso
quello che ricevo non allaltezza delle aspettative. Questo mi
far star male.
Poi ci sono pensieri dedicati a Moira: la mia zietta, la sua
amica del cuore, la sua confidente, il suo grillo parlante. E
commenti su come si comportata. Tipo:

Certe volte vorrei strozzarti. Dopo esserti fatta supplicare per


accompagnarmi a teatro a vedere D. non ha trovato di meglio
da dirgli: E tu vorresti fare lattore? Prova la falegnameria,
meglio. Credi che in questo modo lo possa screditare ai miei
occhi? A casa abbiamo litigato. Hai detto che domani farai le
valige e sparirai dalla mia vita. Ma non ti credo. Ti sei messa
a dormire nel letto di Sole e non te ne andrai.
Moira, ti voglio bene.
Su unaltra pagina due episodi divertenti della loro storia

157

damore e damicizia.

Moira voleva colorarsi i capelli di rosso. Forse ho sbagliato


qualche dose dellhenn e ora ha la testa blu. A Sole piace
tanto, ma a lei no. Dice che lho rovinata, che dovr rasarsi a
zero. Invece per me bellissima con quella cascata di capelli
somiglia alla fata turchina. Hi, hi, hi!!!!
--Questa volta abbiamo davvero esagerato. Moira ha portato un
po della sua marja e abbiamo pensato bene di prepararci
una torta. Con una ricetta segreta che le aveva dato una sua
paziente. Era buonissima e una fetta dopo laltra ce la siamo
finita insieme a una bottiglia di passito di Pantelleria. Luca ci
ha trovate sdraiate per terra a ridere. Per fortuna che Sole
dormiva da Carla
Nel diario. Ci sono poi due pensieri che non riesco a capire.

Credo di essere innamorata di te. Ho bisogno di sapere che ci


sei, ho bisogno di rassicurata che non mi lascerai mai. Sei
laltra parte della mela di Platone. E forse hai ragione tu. In
fondo siamo tutti omosessuali.
Si riferisce a Moira, visto che prima stava parlando di lei? O di

158

Daniele? Ma allora che cosa centra lomosessualit? O forse


parla di pap, dal momento che lo chiama in causa in
questaltra annotazione scritta di seguito.

Luca, so tutto. inutile che tenti di farmi passare per pazza e


visionaria. Sono preoccupata per te, e per tutti noi. Possibile
che non ti rendi conto di quello che succeder? Possibile che ti
abbiano fatto il lavaggio del cervello? Come puoi continuare a
negare Non credo che tu non ne sappia nulla, non credo che
quella stronza, visto che siete tanto amici, non ti racconti
come passa le sue giornate. E poi come ti sei permesso di
darle la mia casa a Ventotene, senza dirmi nulla Aniello lha
vista. Tiratene fuori o lo far io. A modo mio.
Chiss, forse alla fine riuscir a capire. Intanto leggo di zia
Carla.

Gli hanno trovato il fucile di pap nella macchina. Non ha


voluto dirmi perch ce laveva lei. Lhanno tenuta due giorni in
questura e alla fine lhanno dovuta rilasciare perch mamma
ha testimoniato che il fucile di caccia di pap, era un ricordo di
famiglia che Carla doveva portare dalla

casa di Roma alla

casa di campagna. Per fortuna mamma aveva ancora il porto


darmi e alla fine Carla se l cavata semplicemente con una
denuncia. Ma invece di essere contenta, continua a starsene

159

zitta. Non ha chiesto neanche scusa per tutto questo casino. A


mamma momenti le

viene un colpo. Che cavolo stai

combinando? Perch non permetti che io ti aiuti?


Carla ancora arrabbiata. Dice che non vuole avere nulla a
che fare con me perch ho accettato di aiutare Ciccio a fare il
giornalista. Dice che fascista. Ma non vero. Come posso
farglielo capire. A quello non gliene frega niente della politica,
vuole solo scrivere..
Zia Carla stata, ed tuttora, una dura e pura. Lei ha sempre
creduto nella dignit della politica e che Sparta deve
combattere Atene... non entrarci in affari! Per zia non cerano
vie di mezzo, o eri rosso o eri nero. Per questo era contraria al
compromesso e agli inciuci del Pci. Fa la sociologa ed autrice
di numerosi saggi e libri sul movimento negli anni Ottanta e
Novanta. Sa tutto dei centri sociali e dei loro frequentatori,
delle lotte dei no global, delle tute bianche, dei disobbedienti,
dei no war e dei no tav. Ora sta studiando la crisi della sinistra
e sta a pezzi. Non so quanto bene le faccia tornare indietro nel
tempo e riassaporare quellatmosfera pregna di ideali, di sogni
che sono naufragati nello squallore della politica degli anni
Novanta e Duemila.
Lultima frase di questo quadernetto mi fa star male.

160

Mi sento soffocare. Mi sembra di non avere via duscita. La


sensazione quella che deve provare un carcerato chiuso
nella prigione che lui stesso si costruito. E non c nessuno
disposto ad aiutarlo per evadere. Mi sento sola. Luca: lho
definitivamente perso e il dolore si impadronito della mia
esistenza. Daniele: non posso chiedergli nulla e non mi dar
mai nulla. Lo so. Carla: sfuggente. Ma la colpa la mia. Non
gli ho mai fatto capire quanto le voglio bene. Moira cos. So
che quello che dice per il mio bene, ma non si rende conto
che in tanti momenti sarebbe meglio non affondare il coltello
nella ferita. Devo rinunciare ad essere felice? Soltanto Sole
potr liberarmi da questo terribile sortilegio.
Ma io non ho avuto il tempo, mamma. E gli occhi si riempiono
di lacrime mentre un dolore lancinante colpisce il mio cuore.
Posso chiedervi una cosa?. Raggiungo le zie in veranda
portando loro i diari.
Questi sono i quaderni di mamma. Leggeteli, parlatene, ma
non davanti a me. Vi prego, ho bisogno di pensare ad altro.
Certo, Sole mio, promette zia Moira, adesso per vieni qui
a farti fare un po di coccole. Come quando eri piccola.
Prendo una sedia e mi siedo in mezzo a loro. Vi amo, dico a

161

tutte e due. Zia Carla mi d la mano e io me la porto alla


bocca per baciarla. Mentre Moira mi abbraccia. Farei qualsiasi
cosa pur di tornare indietro nel tempo.
Lei non ti ha mai lasciata sola, neppure per un attimo. Sta
qui con noi, anche ora. Parla attraverso di me, ti accarezza
tramite la mano di zia Carla. Ti ama talmente tanto che
neppure la morte ha potuto separarvi.
Non vero, non vero, non vero, rispondo a zia Moira
urlando disperata mentre mi vado a chiudere in camera.
Sbatto la porta e mi butto sul letto a soffocare i miei singhiozzi
nel cuscino. Non so quanto tempo sono rimasta cos. Un
minuto o forse unora, ma quando alzo la testa sono serena,
completamente tranquillizzata. C lodore di mia madre in
questa stanza. Sento il suo profumo anche sulle mie mani, sul
cuscino, sui vestiti.
stata lei a consolarmi. Lei star veramente sempre al mio
fianco. Ora lo so.

162

QUATTORDICI

Oggi arriva pap. Non vedo lora di fargli leggere quello che
mamma ha scritto su di lui. Ci sono tante cose che devo
chiedergli, e tante cose da farmi raccontare. Il mare mosso,
sbatte contro Santo Stefano, ma c il sole. Spero tanto che
laliscafo parta ugualmente da Formia. Ho bisogno di lui, pi di
quanto glielo abbia mai detto. Giro e mi rigiro nel letto
aspettando che si facciano le sette.
bello mio padre. Curato ed elegante anche con quei vecchi
jeans e le sue inseparabili scarpe inglesi. Dimostra meno di
quarantanni anche se ha passati gi da un po la cinquantina.
Non c quasi pi traccia dei lunghi capelli castani che ha nelle
foto insieme a mamma, ora ha i capelli sono corti, quasi rasati,
ma il fascino lo stesso. Gli occhi verdi, la pelle liscia,
olivastra, profumata. Principessa, mi chiama appena sceso
dallaliscafo. Ad aspettarlo ci siamo tutte e tre: le zie ed io.
Pap, gli dico abbracciandolo, sono cos felice di vederti.
Ho bisogno di te, sussurro mentre lo bacio.

163

Colazione da Verde, propone salutando le zie.


Allora spiegatemi che cosa successo, dice seduto davanti
al caff.
C poco da spiegare, irrompe Moira, quellinfame di
Daniele ha ritirato fuori la storia dellincidente di Maria e sta
cercando di convincere Sole che stato un omicidio
premeditato.
Non vero, la interrompo. Mi ha semplicemente portato i
diari che mamma ha lasciato a casa sua.
Non ti pare strano che abbia sentito il bisogno di farlo proprio
ora, dopo trentanni?, continua zia ignorando completamente
tutto quello che ci siamo detti i giorni scorsi.
Non c niente di sconvolgente nei diari, niente che possa far
pensare a un incidente provocato, sintromette zia Carla. Ci
sono appunti, riflessioni, ma soprattutto tanti articoli di giornali
ritagliati. Nessuna verit inconfessata o inconfessabile.
Beh, una c, dice Moira. E senza il minimo tatto: Ti ha
tradito con lui.
Zia!, faccio per rimproverarla. Non capisco perch sia cos

164

cattiva. Pap, mi prende la mano come per rassicurarmi.


Moira, io la amavo e continuer a farlo a prescindere da
quello che c scritto l dentro. Quello che mi interessa sono le
ultime pagine. Ricordo che stava diventando ossessionata,
quasi paranoica, su tutto ci che riguardava le Brigate rosse.
Non era la sola, la giustifica zia Carla, te lo ricordi in che
modo vivevamo dopo il sequestro di Aldo Moro?.
Certo che me lo ricordo, ma in quel periodo lei non parlava
daltro. Chiunque capitava a casa nostra veniva sottoposto a
un interrogatorio di terzo grado.
Come fai a saperlo? Tu non ceri mai a casa. Zia Moira
continua ad attaccarlo e non riesco a comprendere perch.
Forse ho fatto male a farlo venire a Ventotene insieme a loro.
Hai ragione Moira, ammette pap alzandosi per andare a
pagare la colazione. Approfitto che si allontanato: Zia, te lo
chiedo per favore, smettila.
La smetto, Sole mio, la smetto. Ma io non ho mai dimenticato
quello che le ha fatto passare. Lhanno massacrata quei due e
ora vengono qui a parlare di amore. Ma v! Se lavessero
amata davvero oggi tua madre sarebbe qui. Le hanno fatto
venire il crepacuore quei due. Altro che attentato, brigate

165

rosse, Moro.
Va bene, zia. Ma sono passati trentanni e non ha pi alcun
senso. Mamma non c pi. Mi rimasto solo lui e non voglio
perderlo.
Sei troppo buona, come lei. Anche tuo marito
Che successo a tuo marito?, chiede pap tornando al
tavolo. Sta bene?.
S, pap. Tutto a posto. Mi ha mandato una mail sta bene. Se
riesce, torna il mese prossimo. Augusto un medico chirurgo
e sta facendo uno stage negli Stati Uniti. Ha vinto una borsa di
studio e sono quattro mesi che non lo vedo. Ma se tutto va
bene sar qui quando nascer la nostra bambina.
Un altro stronzo, borbotta zia Moira, ma facciamo tutti finta
di non aver sentito mentre ci alziamo e ci incamminiamo verso
casa.
Riposati in un po nella mia stanza, pap. Stasera ti preparo il
divano letto. Sarai stanco.
Grazie amore, stanotte non sono riuscito a chiudere occhio,
dice dandomi un bacio. Lo lascio solo e vado a raggiungere le

166

zie indaffarate in cucina a preparare il pranzo.


Tre giorni sono passati senza che nessuno abbia tirato in ballo
i diari o ne abbia parlato. Almeno davanti a me. Di questo
devo essergliene grata. Non avevo nessuna voglia di vederli
litigare tra loro, n sentirli rinfacciarsi questa o quella cosa, e
neppure di vantarsi del rapporto che ciascuno aveva con
mamma. Per fortuna le zie oggi mi hanno detto che partono.
Lidea di zia Carla. Pensa che sia meglio se rimango un po
da sola con pap. Zia Moira allinizio ha sbraitato, ma poi si
convinta che era la cosa giusta.

167

QUINDICI

Camminiamo abbracciati dal porto fino a casa. In silenzio per


assaporare quellintimit ritrovata dopo la partenza delle
rumorose zie. Non una parola. Ma quella stretta sulle mie
spalle, ne vale uninfinit. Solo dopo aver varcato la porta di
casa, pap apre bocca. Tesoro, devo dirti una cosa. Si
lascia cadere nella tua poltrona e con il viso nascosto tra le
mani inizia a parlare. difficile Sole. Non so da dove
cominciare. Questo il segreto della mia vita. Non ne ho
parlato mai con nessuno.
Ma, io non sono nessuno, pap. Sono tua figlia. Stai male?
Hai litigato con tua moglie? Hai problemi finanziari? Ti prego,
pap, rispondimi. Mi stai mettendo paura.
No, amore mio. Si tratta di qualcosa di tanti, tanti anni fa. Si
tratta di tua madre, dellincidente e di quello che ti ha detto
Daniele.
Se mi avesse dato una coltellata avrei sentito meno dolore al
petto. Mi siedo davanti a lui. Gli prendo le mani, affusolate,

168

belle, curate come sempre, per dargli coraggio. Niente di


quello che mi dirai potr mai impedirmi di amarti. Niente e
nessuno potr separarci, pap, dico per rincuorarlo. Ma pap
continua a stare zitto e a guardarmi, come se volesse essere
sicuro di quello che sta facendo. Vuole convincersi che tutto
rimarr uguale dopo la sua confessione, anche se sa
perfettamente che non sar cos.
Facevo parte anche io delle Br.
Sto sognando. No. Non pu essere vero. Il mio pap non
centra nulla con la lotta armata, gli omicidi, i sequestri, gli
attentati. Ma che stai dicendo?.
Ero un irregolare e sono riuscito a far perdere le mie tracce.
Pochi dellorganizzazione conoscevano il mio nome e quelli che
sapevano, hanno voluto coprirmi anche dopo. Nessuno mi ha
tirato dentro quella storia.
Non ci credo, continuo a ripetere scuotendo la testa. Non
ci credo.
Il mio compito consisteva soprattutto nello svolgere le
inchieste sui possibili obiettivi e insegnare ai compagni a
sparare, visto che ero bravo. Proprio per questo poi mi hanno
chiesto di partecipare al sequestro. Per tutti questi anni ho

169

tenuto nascosta la verit e a volte anche a me stesso. Non


riuscivo a trovare il modo di spiegarmi. Io non volevo che il
presidente fosse assassinato. Ripete quasi lo dicesse a se
stesso. Io non volevo che lo assassinassero, ma loro
ragionavano solo in termini politici: cera una guerra, mi
dicevano, e bisognava vincerla.
Cosa centri tu con il presidente pap?.
Ignorando

completamente

la

mia

domanda

continua:

Allindomani del ritrovamento del cadavere mi facevo schifo.


Lho saputo dalla televisione che lavevano ucciso, ma io ero
responsabile quanto i compagni che lavevano materialmente
fatto. Eppure dovevo reagire. Tua madre era morta da poco, tu
avevi bisogno di me e proprio non potevo permettermi di
andare fuori di testa. Mi sono dato da fare per dimenticare e
per farmi dimenticare. Rita ci invit per qualche tempo nella
sua villa vicino a Firenze. Mi sono convinto che l avremmo
potuto iniziare a vivere. per questo che lho sposata. Non
certo perch ero da sempre innamorato di lei come tua madre
credeva.
Con il passare degli anni continuavo a illudermi che un giorno
mi sarei svegliato e che tutto fosse solo un brutto sogno. Mi
sono sentito abbastanza sicuro fino al 1996. Poi durante il

170

processo del 96 uno dei testimoni presenti in via Fani quella


mattina ha ripetuto che il parabrezza del suo motorino fu
colpito da una raffica di mitra sparata dal motociclista seduto
alle spalle del conducente di una moto Honda di grossa
cilindrata. LHonda fu notata anche da un agente di polizia che
si trovava casualmente, e in borghese, in via Fani.
Hai partecipato allagguato di via Fani?, insisto io. Ma
come se non mi ascoltasse.
Tua madre non sapeva niente, ma quando la mattina del 16
marzo, un paio dore dopo lattentato la vidi a via Fani, mi
prese un colpo. Mi chiese cosa ci facevo l e io le mentii
sostenendo che lavevo raggiunta dopo che al giornale mi
avevano detto di averti mandata sul posto del rapimento. Non
so se ci ha creduto. Per questo voglio leggere i suoi diari. Ora
che li hai tu sto tranquillo. Non sapevo che li avesse Daniele.
Io li ho letti, ma forse non cos attentamente. Non mi pare che
ci sia nulla di quello che mio padre ha sospettato in questi
anni. A questo punto deve esserci sicuramente una relazione
se mia madre li ha volutamente lasciati da Daniele.
Durante i giorni del sequestro ricordo che mi faceva domande
molto circostanziate. Poi si giustificava con la scusa che

171

riflettere in due su un determinato argomento potesse essere


molto pi proficuo.
Perch stavi a via Fani quel giorno, pap?.
Dovevo fare da copertura allazione. Poi ci sono tornato per
vedere come era andata.
Pap, non riesco a capire nulla. Mi vuoi spiegare con calma
quello che accadde? Che ruolo hai avuto? Se centra qualcosa
la morte di mamma. Ti prego pap, come se avessi ricevuto
un colpo in testa e tu stai fermo, davanti a me, senza
aiutarmi.
Non posso dirti nulla di pi, principessa. Non posso. Pap si
alza di scatto, va in bagno. Sento lacqua del rubinetto che
scorre. Forse si sta sciacquando la faccia. Torna da me come
se niente fosse accaduto. Eppure in un solo colpo sta
riscrivendo la mia vita, quella di mia madre, la nostra.
Cosa vuoi che ti prepari per cena?. Questa volta sono io a
non rispondere alla domanda. Torno allattacco: Non dir
nulla pap, lo giuro. Non scriver nulla. N ne parler con
qualcuno, nemmeno con le zie o con Daniele. Ti prego.
Ci devo pensare, prende tempo per poi continuare come se

172

riflettesse con se stesso. C qualcuno che non vuole che


certe cose vengano fuori. Come spiegarsi altrimenti la mia
estraneit a tutti i processi, alle inchieste,

e perfino alle

supposizioni dei giornalisti


Io ho il diritto di sapere, tu sei mio padre. A maggior ragione
se ritieni che questa storia in qualche modo sia coinvolta la
mamma.
Pap inizia a preparare da mangiare. Io ho la nausea. E poi
rabbia,

delusione,

amarezza,

incredulit,

senso

di

soffocamento. Gli squilla il telefonino. la stronza.


Come stai?, le chiede con unirritante dolcezza.
Mi viene da vomitare. Esco sulla veranda per respirare laria
della sera. C uno splendido tramonto a Ventotene. A mia
madre piaceva tanto aspettarlo sulle scalette a strapiombo
della spiaggia di Parata Grande. Me lo ricordo benissimo. Ecco
ora

vorrei

tornare

indietro

nel

tempo,

rivivere

quegli

spensierati giorni di vacanza trascorsi insieme. Vorrei farmi


coccolare come lei faceva sempre la sera quando mi leggeva la
favola per farmi addormentare o la mattina quando mi portava
la colazione a letto. Quella mezzora di baci e carezze mi
davano la forza per affrontare la giornata. Ne ho bisogno

173

anche ora. Ho bisogno di essere forte perch non so pi chi


quelluomo che sta l in cucina. Come ha potuto mio padre
passare la sua vita conservando un segreto cos grande? Come
ha potuto sopravvivere al dolore immenso che ha provocato la
morte di mia madre sposandosi con un'altra? un mostro.
Vado a dormire, non ho fame, gli dico rientrando in casa.
Lui sta ancora al telefono, mi fa segno di no con il dito. Ma io
faccio finta di non vederlo. Mi butto sul letto e quando bussa
alla porta faccio finta di dormire. Entra ugualmente. Mi
accarezza la fronte, mi bacia, prende i diari e se ne torna in
cucina. Accende la tv.
Nel letto cerco di raccogliere i pensieri. Ha parlato di via Fani.
Cosa c di ancora non scoperto di quel giorno? Prendo il
portatile e inizio una ricerca che mi spaventa. Scrivo sul
motore di ricerca: via fani + honda. Trovo 722 pagine in
italiano, 5670 nel web. Apro qualche link a caso.
Su uno trovo: evidente che ancora oggi, a distanza di
trentanni, non si sa per certo quanti fossero i brigatisti che
componevano il commando che ag in via Fani. Perfino i
brigatisti che ne facevano parte non sono stati concordi nel
numero. Moretti in unintervista a Carla Mosca ha anche
sbagliato i nomi e poi si corretto: la memoria negli anni non

174

pi la stessa in cose cos marginali Il problema del


numero dei partecipanti non certo secondario, visto che c il
sospetto di partecipazioni esterne. Inoltre ci sono ben tre
testimoni che parlano di una moto Honda presente sul luogo
della strage, con due uomini a bordo. Uno dei testimoni,
lingegner Alessandro Marini, che arrivava sul suo motorino, si
era visto addirittura sparare una raffica di mitra contro,
dalluomo seduto sul sellino posteriore della Honda. I brigatisti
per negano, tutti: non cera nessuna moto, in via Fani.
Poi questaltro. Pi lungo.
Lorganizzazione di questazione era pronta per il 16 mattina
come uno dei giorni probabili in cui sarebbe potuto o sarebbe
anche potuto non passare lonorevole Moro, perch non cera
certezza, perch avrebbe anche potuto fare unaltra strada.
Era stato verificato che passava l da alcuni giorni, ma non era
stato verificato che passasse l sempre. Cos, davanti alla
Corte dassise dappello di Roma, Valerio Morucci, uno degli
esecutori materiali del sequestro Moro, inizier il racconto di
quel 16 marzo 1978. In effetti, come confermato dagli agenti
di scorta in turno di riposo quel giorno, il percorso che passava
per via Mario Fani era uno dei pi frequenti, ma non lunico:
poteva anche essere cambiato sul momento per motivi di

175

sicurezza ma anche in funzione del traffico o di impegni


improvvisi. In Commissione dinchiesta Eleonora Moro, vedova
del presidente democristiano, dir anzi che negli ultimi tempi
Moro e la scorta si angosciavano enormemente su queste
cose e, quindi, cercavano nei limiti del possibile di cambiare i
percorsi tutti i giorni o ogni due giorni, di vedere di sistemare
in qualche modo cambiamenti degli orari se era possibile.
Lelementare, cruciale domanda che ne deriva dunque:
come potevano essere le Brigate Rosse cos sicure che quel
giorno, a quellora in quel punto, lonorevole Moro sarebbe
passato?

Eppure,

lagguato

era

stato

pianificato

con

ragionevole certezza proprio il 16 marzo e proprio in via Fani:


Quella mattina, alla Camera dei Deputati, era previsto il
dibattito sulla fiducia al IV governo Andreotti, detto di
solidariet nazionale, della cui nascita Aldo Moro era il
massimo artefice. Per la prima volta dal 1947, il governo
poteva contare sui voti determinanti del Partito Comunista.
Tale concomitanza difficilmente pu essere considerata un
caso.
Nella notte tra il 15 e il 16, in tuttaltra zona di Roma, erano
state tagliate le gomme del furgone con cui il fioraio Antonio
Spiriticchio ogni mattina di recava a vendere fiori allangolo tra
via Fani e via Stresa, cio proprio nel punto dellattentato. I

176

vandali volevano evidentemente evitare intralci allazione


prevista la mattina seguente.
Al processo dappello la brigatista Adriana Faranda dir di
avere saputo della data fatidica due-tre giorni prima, e che i
regolari del Nord, partecipanti allazione di via Fani, giunsero
a Roma il giorno precedente. Valerio Morucci, a sua volta,
dichiarer che furono rimproverati coloro che erano stati
incaricati del furto delle auto, perch tre giorni prima del 16
marzo non era stata ancora procurata la Fiat 132 che doveva
servire per il trasporto del sequestrato da via Fani. Il brigatista
Antonio Savasta confermer che il commando and per la
prima volta operativo in via Fani proprio il 16 marzo, il che
dimostra che i preparativi furono affrettati per poter compiere
lazione criminosa quel giorno.
Appena dopo le ore 9 del 16 marzo, allincrocio tra via Fani e
via Stresa nella zona di Monte Mario a Roma, una Fiat 128
bianca con targa diplomatica frena bruscamente allaltezza
dello stop. Le due auto provenienti da dietro, una Fiat 130 blu
con a bordo il presidente della DC Aldo Moro e unAlfetta
bianca di scorta, non riescono ad evitare il tamponamento a
catena, anche perch le luci di stop della 128 erano state
manomesse. Lautista della 130, lappuntato Domenico Ricci

177

intuisce la trappola e cerca ripetutamente di fare marcia-avanti


e marcia-indietro per guadagnare un varco su via Stresa, ma
troppo tardi. Il capo del commando, Mario Moretti, scende
dalla

128

comincia

far

fuoco

sulla

130;

contemporaneamente, la 130 e lAlfetta sono investite dal


fuoco di fucili mitragliatori di almeno 4 uomini travestiti da
piloti che sbucano dalle siepi del palazzo di fronte. Poi, con
una calma quasi surreale visto quello che appena successo,
Aldo Moro viene prelevato dalla 130 e fatto salire su una 132
che si allontana preceduta e seguita da due 128.
La dinamica dellagguato, insieme a ci che avvenne nei minuti
precedenti e successivi, stata ricostruita in cinque processi
sulla base delle prove, dei riscontri balistici e delle dichiarazioni
rese

dai brigatisti

dai

testimoni.

Nonostante

ci,

numerosi sono ancora i punti non chiariti. Quanti furono e chi


furono i componenti del commando che attu la strage di via
Fani? Non sar mai stabilito con certezza. La sentenza del
processo di primo grado in Corte dassise, sulla base di tutte le
testimonianze, stabilir la presenza di 14 terroristi tra via Fani
e via Stresa; i brigatisti invece, tra ripensamenti, aggiunte e
sottrazioni, hanno sempre dichiarato un numero non superiore
a 10. Dei 91 bossoli recuperati sul posto, ben 49 appartengono
ad una stessa arma, 22 ad unaltra ed il resto alle altre quattro

178

armi usate nelloperazione: chi esplose da solo quei 49 colpi?


Gli sparatori, che si suppone si conoscessero tra loro,
indossavano divise da piloti civili. I brigatisti diranno di esser
ricorsi al travestimento per non dare nellocchio, in quanto
nella

zona

di

via

Fani

dellAlitalia. Laccorgimento

abitavano

per

parecchi

sembra

piloti

quantomeno

singolare: nel momento della fuga le divise sarebbero


diventate pericolosi segni di riconoscimento. Allora perch
rendersi cos riconoscibili? Forse perch non tutti i brigatisti si
conoscevano tra loro?
Chi erano i due motociclisti a bordo della moto Honda blu di
grossa cilindrata che fu vista transitare subito dopo lagguato,
e da cui partirono alcuni colpi di mitra verso un testimone? La
presenza

della

moto,

sempre

ufficialmente

negata

dai

brigatisti, avvalorata da numerose testimonianze: che si


trattasse di un intervento inatteso o indesiderato sulla scena
dellagguato, da parte di brigatisti non regolari o comunque di
entit estranee?
Eliminata la scorta e rapito Moro, il commando si dilegu nel
traffico di Roma con tre automobili: una Fiat 132 con il
sequestrato e due Fiat 128. Incoerente, a tratti del tutto
inverosimile appare il racconto dei brigatisti sulla fuga da via

179

Fani, il primo trasbordo del sequestrato in un furgone, il


secondo trasbordo in unaltra auto e infine larrivo al covoprigione di via Montalcini 8 alla Magliana, a trenta chilometri
dal luogo della strage, dove Moro sarebbe stato tenuto per
tutti i 55 giorni del sequestro. Ancor pi incredibile la
beffarda modalit di ritrovamento delle tre macchine usate per
la fuga. Furono trovate a rate, il 16, il 17 e il 19 marzo, in via
Licinio Calvo, alla Balduina, non lontano da via Fani. Difficile
pensare che chi le abbandon fosse disposto ad avventurarsi
per Roma con automobili segnalatissime e ricercatissime: forse
poteva contare su una base logistica mai individuata nei
dintorni?
Nella zona di via Fani, subito dopo il rapimento, un black out
interruppe le comunicazioni telefoniche impedendo le prime
fondamentali telefonate di allarme e coprendo di fatto la fuga
dei terroristi. Per la SIP il black out fu dovuto al sovraccarico
delle chiamate; per i brigatisti ad alcuni compagni che
lavoravano nella compagnia telefonica. Nessuno ha per finora
spiegato come mai il giorno prima (15 marzo, alle 16:45) la
struttura della SIP collegata al SISMI fosse stata messa in
stato

di

allarme

come

doveva

accadere

in

situazioni

demergenza quali crisi nazionali e internazionali, eventi bellici


e atti di terrorismo.

180

Quella mattina, verso le 9, il carrozziere Gherardo Nucci fece


un salto a casa, in via Fani 109, a prendere la macchina
fotografica: doveva mandare alle compagnie assicurative le
foto di alcune automobili da riparare. Subito dopo la strage e
prima ancora dellarrivo di polizia e ambulanze, dal suo
balcone Nucci riusc a scattare alcune foto della scena della
strage. Lindomani la moglie, una giornalista dellagenzia ASCA,
consegn il rullino al magistrato inquirente Luciano Infelisi. Le
foto sparirono: non se ne seppe pi nulla?.
Gi. Chi era il personaggio ritratto nella foto? Ed era
veramente mio padre il misterioso terrorista sulla moto? Lui
era alla guida o era quello che ha sparato la raffica di mitra?
Devo essere arrabbiata con lui? Lo devo mandare via di casa?
Devo rompere ogni tipo di rapporto?
Il sonno prende il sopravvento.

181

SEDICI

Buongiorno,

amore.

Un

buon

profumo

di

cafflatte

mischiato a quello della sua pelle mi hanno svegliato prima


ancora delle parole di mio padre. Ma faccio finta di niente.
Voglio ancora godermi il sonno e cercare di ricordare i dettagli
di quello che ho sognato. Ero con mia madre, a casa a Roma,
e dovevamo mettere a posto i miei libri perch non trovavamo
pi il Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupry. Le serviva
perch aveva bisogno di copiare una citazione.
Ecco il mio segreto. molto semplice: non si vede bene che
col cuore. Lessenziale invisibile agli occhi, dico ad alta
voce.
Che dici?, chiede pap mentre mi scompiglia i capelli.
Il Piccolo principe, rispondo mettendomi a sedere sul letto.
Bevo tutto dun fiato quel bicchierone che mi ha portato. Ieri
sera sono crollata, ma adesso mi devi dire tutto.
Intanto alzati e vestiti, dice mentre esce dalla stanza. I diari

182

di mamma sono di nuovo al loro posto, sulla scrivania. Li


prendo e mi rimetto nel letto. Cerco la data del 16 marzo.

Gioved 16 marzo 1978. Hanno rapito il presidente della Dc


Aldo Moro. Sono andata a via Fani e ho provato un orrore
difficile da descrivere a parole. Le guardie stavano facendo i
rilievi. Steso sullasfalto Raffaele Iozzino, con la pistola a due
passi. Dentro una 130 c Domenico Ricci riverso, quasi
adagiato sul corpo di Oreste Leonardi, il capo scorta, con il
volto coperto di sangue. Aveva 42 anni, da 20 anni era
lautista di fiducia di Moro. Giulio Rivera stato crivellato di
colpi e sta nella macchina che seguiva Moro. Ci sono bossoli
per terra, una borsa, forse quella del presidente Moro, un
berretto che sembra quello dei piloti dellAlitalia, un caricatore
di un mitra. Cera anche

Luca. Ho pensato che chiunque

avesse sequestrato Moro aveva previsto che a via Fani non


doveva esserci scampo per nessun altro se non per
lonorevole. Sembra un miracolo il fatto che non sia morto
anche lui in mezzo a tutto quel fuoco. I terroristi hanno
dimostrato una capacit di colpire superiore a qualunque
previsione. La loro efficienza fuori discussione, al contrario
delle guardie che non esitano a uccidere manifestanti
impotenti, che non si fanno scrupoli a picchiare donne che
protestano. Al giornale mi hanno chiesto di sentire quello che

183

diceva la gente sul posto. Una signora, che aveva seguito le


fasi finali dellagguato mi ha raccontato che Moro camminava
al fianco di un giovane, ma tranquillamente, non in modo
concitato; che era stato caricato in una 128 blu scuro che
scomparsa verso via Trionfale. Qualcuno parla di due terroristi
a bordo di una moto. Qualcun altro dice di aver sentito parlare
una lingua straniera. Forse il tedesco. Mi hanno segnalato dei
guasti alla linea telefonica in tutta la via e dintorni. Per il resto
c in giro una gran paura. Quando sono tornata al giornale mi
hanno detto che laltro agente della scorta dellonorevole
Moro, Francesco Zizzi, morto al Gemelli. E che le Brigate
Rosse hanno rivendicato il sequestro.

Non si vede bene che col cuore. Lessenziale invisibile agli


occhi, ripeto a me stessa.
Continuo

leggere.

Questa

pagina

non

datata.

Presumibilmente stata scritta qualche giorno dopo.

Ciccio mi ha fatto venire qualche dubbio. Non so come ha


trovato unagenzia del 15 marzo di Op alquanto enigmatica:
Mercoled 15 marzo il quotidiano Vita sera pubblica in
seconda pagina un necrologio sibillino: 2022 anni dagli Idi di

184

marzo il genio di Roma onora Cesare 44 a.C.-1978 d.C..


Proprio le idi di marzo del 1978 il governo Andreotti presta il
suo giuramento nelle mani di Leone Giovanni. Dobbiamo
attendere Bruto? Chi sar? E chi assumer il ruolo di Antonio,
amico di Cesare? Se le cose andranno cos ci sar anche una
nuova Filippi?. Che vuol dire? Ciccio lha interpretata cos.
Aldo Moro come Cesare. Aldo Moro viene rapito proprio
mentre si sta recando a tenere un discorso alle Camere
proprio come Giulio Cesare che si era recato in Senato.
Non solo. Ciccio mi fa notare che Renzo Rossellini, unora
prima dellagguato di via Fani, ovvero poco dopo le 8 del
mattino del 16 marzo, da Radio Citt Futura, ha dato la notizia
di unazione terroristica compiuta ai danni del Presidente
Moro. E ancora: alcuni mesi prima del rapimento, dal Carcere
di Matera il detenuto Salvatore Senatore avrebbe fatto arrivare
al Sismi linformazione circa il possibile sequestro di Aldo
Moro.
Ne ho parlato con Luca cercare una giustificazione a queste
cose strane. Lui sostiene che non era un gran segreto il
fatto che le Br volessero alzare il tiro e colpire il cuore dello
Stato. Anche il fatto che sia stato scelto Moro non era del tutto
inimmaginabile. Gi nel 1967, mi ha detto Luca, il periodico

185

"Nuovo mondo doggi" pubblic un articolo nel quale veniva


riportata la testimonianza di un certo Roberto Podest, che
raccont come nellestate del 1964 era stato incaricato, in
caso di attuazione del Piano Solo, di guidare il commando
che avrebbe dovuto rapire e uccidere lonorevole Aldo Moro
addossando le responsabilit agli uomini della sinistra. Nel
1968 la pubblicazione "Il Bagaglino", vicina alle posizioni della
destra, per celebrare il primo anno di attivit della compagnia
romana di avanspettacolo, aveva divulgato un articolo nel
quale lautore Pier Francesco Pingitore aveva descritto il
tragitto mattutino del presidente del consiglio Aldo Moro
citando anche via Fani e ponendosi una serie di domande del
tipo: la vita del presidente Moro al sicuro? ben vigilata la
sua incolumit personale? Vengono adottate tutte le misure
necessarie a preservare la sua persona da possibili attentati?
Perch proprio quella mattina? Luca non ha saputo trovare
una risposta convincente .
Ti vuoi sbrigare?, urla pap dallaltra stanza.
Arrivo, arrivo, ancora un attimo, pap, rispondo sfogliando
le ultime pagine del diario.

Riflessioni: in via Fani sembra non ci sia stato alcun alcun

186

tamponamento violento tra la 128 bianca e la 130 blu; uno


sguardo alle foto pubblicate sui giornali

ai filmati che

stanno mandando in onda in questi giorni permette di vedere


che i paraurti delle due auto sono perfettamente intatti, e che
sullasfalto non vi alcuna traccia di frenata. Poi,

stando

allautopsia effettuata sui corpi dellautista della 130 blu del


presidente Moro e del caposcorta Leonardi che gli sedeva a
fianco (sulla Fiat 130 blu cerano lautista e il caposcorta
davanti, e Moro da solo dietro), entrambi sono stati uccisi da
colpi che provenivano da dietro e che li hanno attinti, come
si dice in gergo, alla schiena. A entrambi stato poi sparato
alla testa un colpo di grazia. Ci significa che gli occupanti
della 128, che precedeva la 130, sono scesi ognuno dal
proprio lato, si sono diretti verso la 130, sono giunti allaltezza
delle portiere posteriori, si sono girati e hanno fatto fuoco
verso i due occupanti i sedili anteriori, colpendoli alla schiena
con un tiro incidente di circa 45 gradi diretto in avanti, la sola
modalit che desse la certezza assoluta di non colpire Moro e
di non colpirsi a vicenda (visto che sparavano da entrambi i
lati della vettura).
Sulla base di questi fatti, ritengo che lipotesi pi logica e, a
mio avviso lunica che spieghi razionalmente i fatti, sia che la
famosa 128 bianca con targa diplomatica fosse in realt parte

187

integrante del corteo delle auto di Moro. Qualcuno potrebbe


aver comunicato a Leonardi che, quella mattina, unauto
civetta della polizia (la riconoscerete facilmente, ha targa
CD) si sarebbe unita al corteo lungo il tragitto e li avrebbe
guidati lungo un percorso sicuro (cos si spiegano la scelta
altrimenti cervellotica di usare una targa diplomatica, che
sembra fatta apposta per attirare lattenzione, e la certezza
matematica del commando che Moro sarebbe transitato
proprio in via Fani). Questo qualcuno, ovviamente, non
poteva che essere un funzionario di grado sufficientemente
elevato da potersi permettere di dare indicazioni al caposcorta
del Presidente. A questo punto azzardo una ricostruzione della
scena: la 128 si ferma allo stop e, ordinatamente, frenano e si
fermano anche la 130 e lAlfetta bianca con i 3 poliziotti a
bordo.

Luomo

la

donna

scendono

si

avviano

tranquillamente verso la 130; Leonardi non ha nulla da


temere, i due, per quel che ne sa, sono poliziotti (pu anche
essere che fosse stato comunicato a Leonardi la necessit di
trasferire Moro sulla 128 per maggiore sicurezza, data la
delicatezza e la tensione di quel giorno). Una volta giunti
allaltezza delle portiere posteriori, con Moro forse pronto a
scendere non appena i due gli avessero aperto la portiera,
accade lincredibile: i due finti poliziotti estraggono armi corte

188

e con due brevi raffiche quasi a bruciapelo uccidono i due


carabinieri. solo a questo punto che sbucano fuori, gli altri
terroristi, magari camuffati con quei berretti da aviere corrono
verso lAlfetta e sparano senza alcuna remora lunghe raffiche
dal lato sinistro, tanto a bordo ci sono solo poliziotti e Moro
gi inerme. Il famoso super-killer, poi, come riportato dai
testimoni, fa un balzo per portarsi quasi dietro lAlfetta, in
modo da colpire lunico poliziotto che riuscito a reagire ed
sceso dal lato destro. Verr infatti ucciso da una raffica alla
schiena.

Ciccio dice che le modalit dellazione sono la

fotocopia

del sequestro Schleyer del 1977. Dobbiamo

controllare.
In effetti Moro non ha mai parlato nelle sue lettere della scorta
uccisa. Parla di prelevamento lamentandosi nel contempo che,
per motivi economici, non ha potuto avere una scorta migliore
che lo proteggesse. Volto pagina e trovo un altro articolo di A
firmato da Luciano Lanza. Fino a ieri, c scritto, ceravamo
cullati in una illusione: scrivere su un giornale anarchico un
atto libero, non condizionato dal potere, anzi contro il potere e
la sua logica. Oggi invece siamo costretti a "prendere
posizione" sul rapimento di Aldo Moro, perch i mezzi di
(dis)informazione trattano prioritariamente questo argomento.
Diciamocelo francamente, se non fosse per lossessionante

189

campagna, non troveremmo cos importante occuparci di un


democristiano privato della sua libert o di cinque poliziotti che
hanno perso la vita, considerate le migliaia e migliaia di reclusi
e lancor pi lunga sequela di morti sul lavoro o di uccisi da un
"poliziotto che inciampava". Invece siamo costretti a scrivere
su di un fatto che si svolge all'interno di un conflitto tra B.R. e
classe oggi dominante senza nessun coinvolgimento effettivo
degli sfruttati17.
17

L'articolo di Lanza segue cos: "I due poli dello scontro, infatti, non desiderano per nessuna

ragione una partecipazione attiva delle masse, ma ciascuno, con i mezzi che ha, ricerca il consenso
o la legittimazione per il ruolo direttivo che vorrebbe svolgere o che svolge sulla societ. Se per la
D.C. e per gli altri partiti questo assiomatico, per quanto concerne le B.R. potrebbe sembrare,
quantomeno, azzardato. Non cos. Le stesse B.R. hanno a pi riprese spiegato che le loro
iniziative non devono essere considerate "azioni esemplari" cio azioni compiute, s da una
minoranza, ma che vuole indicare alla maggioranza degli sfruttati le vie per la loro liberazione e
che essi stessi dovranno portare avanti in prima persona. Si tratta invece di azioni facenti parte di
una strategia che mira a mettere in crisi lo "stato borghese" o in termini pi aggiornati lo "stato
imperialista delle multinazionali" per accelerare l'evento rivoluzionario che permetta di instaurare
una societ diretta dallo "stato operaio", di cui le B.R. sono la prefigurazione armata e partitica.
Inquadrata schematicamente la meccanica della strategia delle B.R., dovrebbe risultare pi
semplice adottare valutazioni di merito, anche se prevediamo che gi molti saranno insorti per la
sbrigativa liquidazione dei "compagni delle B.R.". Ma il sentimentalismo gioca spesso brutti tiri e,
fatte le debite e importanti distinzioni, le B.R. ci sono estranee come tutti gli aspiranti al potere.
Questa estraneit, comunque, ci d'ausilio e non di ostacolo per valutare l'enorme capacit di
coinvolgimento dei mass-media. L'obiettivo esplicito era ed isolare ancora di pi le B.R. dai suoi
sostenitori esterni e dalla popolazione in generale. I notiziari martellanti, le foto dei morti, le
interviste ai politici e ai passanti, le "considerazioni" degli intellettuali, la reinvenzione della guerra
partigiana ad uso e consumo del "cittadino 1978" partecipe dello "stato democratico nato dalla
resistenza", le tavole rotonde... in definitiva un enorme apparato si mosso in sincronia: tutto
doveva essere utilizzato per creare artificialmente un clima di tensione. Un esempio di come si
siano mossi i gestori dell'informazione ci dato dal completo stravolgimento delle dichiarazioni

190

DICIASSETTE

rilasciate al Congresso delle Federazioni Anarchiche a Carrara e al Convegno di Studi su "I Nuovi
Padroni" a Venezia. Poco importava la denuncia fatta dai compagni del terrorismo dello stato,
gestore legalizzato e istituzionale della violenza, di fronte alla quale quella delle B.R. ben poca
cosa. L'ordine di scuderia era condannare le B.R. e cos si sono capovolti i significati per utilizzare
perfino gli anarchici in questa "crociata antiterrorismo". Una crociata che ha visto nel P.C.I. e nei
sindacati uno dei sostegni pi significativi. I sindacati hanno messo sul piatto della bilancia tutto il
loro prestigio per creare una vasta mobilitazione popolare. Centinaia di migliaia di lavoratori sono
scesi in piazza, sono ricomparsi gli striscioni democristiani, tutti uniti, tutti insieme a difendere le
istituzioni. E l'immagine non viene certo contraddetta dalle frange dissenzienti che comunque
hanno dovuto entrare nella logica di quello sciopero e di quello spettacolo, cos chiaramente
qualificato, per esprimere la propria diversa identit. Il P.C.I. poi ha colto l'occasione (portavoce il
solito Pecchioli) per scatenare la caccia alle streghe che si nascondono nelle fabbriche. Pecchioli
stato esplicito: bisogna eliminare dalle fabbriche i sostenitori dei brigatisti. Una dichiarazione
gravissima che si tradurrebbe, se attuata, in numerosi licenziamenti per "sterilizzare" i centri della
produzione e del lavoro da tutte quelle voci di opposizione e di dissenso al patto sociale e
all'egemonia comunista. Si vuole ghettizzare ancora di pi le forze rivoluzionarie. La strategia del
P.C.I., unita alla sua capacit di mobilitazione, un elemento che troppo spesso viene
sottovalutato, perch se il boicottaggio della C.G.I.L. allo sciopero indetto dopo l'assassinio dei
compagni Iannucci e Tinelli non passato, lo si deve in buona parte anche al dissidio sorto tra la
U.I.L. e la C.I.S.L. e non solo alla capacit di azione autonoma degli operai. Resta comunque il
fatto che l'attacco contro tutta l'estrema-sinistra-non-ragionevole procede e si sviluppa secondo
tempi e modalit determinate dal Partito Comunista che utilizza tutti gli avvenimenti per questo
suo fine, tutt'altro che secondario. A questo punto si impone una riflessione che, pur partendo da
tutti questi eventi, assume connotazioni pi generali: il problema della comunicazione. Il divario di
possibilit tra i mezzi che il potere pu utilizzare e quelli dei gruppi rivoluzionari si accresciuto a
dismisura. I mass-media creano le notizie e l'opinione, tutto quanto non rientra nella logica del
sistema viene ignorato o stravolto. L'azione dei gruppi rivoluzionari incontra cos un ostacolo
ancora pi forte, che, unito alla povert dei mezzi alternativi utilizzati, rende quasi inintelligibile il

191

Non faccio in tempo a continuare i miei pensieri che mio padre


piomba nella stanza gi pronto per uscire.

Mi infilo una

maglietta pulita sopra i pantaloni di lino, metto il diario che


stavo leggendo nella borsa. Un attimo solo, cerco una felpa,
dico rassegnata gi immaginando la faticaccia che dovr fare
per ritornare su dalle scalette di Parata Grande.
Andiamo a puntEolo, dice invece pap. Il cielo carico di
pioggia, ma c vento. Erano giornate come questa che tutti
insieme andavamo a fare il picnic sugli scogli della villa di
messaggio. La lontananza, anche psicologica, tra rivoluzionari e interlocutori aumenta
vertiginosamente, tanto che per poterli raggiungere bisogna, di necessit, utilizzare i canali del
regime, che comunque riescono sempre a utilizzare per i propri fini anche i fatti che si pongono in
antitesi a questi. Anche le B.R. con la loro azione clamorosa si pongono nella situazione oggettiva
di "essere notizia", i mass-media non li ignorano, anzi sono costretti a dedicare alle loro azioni, ai
loro militanti, alla loro ideologia, ai loro comunicati, pagine e pagine, ma proprio in quello stesso
momento scatta l'operazione di riutilizzo e di distorsione, che con una bene orchestrata campagna
neutralizza il messaggio che le B.R. intendevano lanciare. evidente che il porsi come "elemento
di notizia" non sufficiente perch pur rompendo il muro del silenzio non ci si pu assicurare la
corretta gestione dell'informazione. Anzi quasi sempre il risultato l'opposto di quanto ci si
proponeva. E allora? Evidentemente non abbiamo la risposta bella e pronta, sciogliere questo nodo
gordiano impresa quanto mai difficile, tant' che il taglio netto operato dalle B.R. non ha sortito
gli effetti che esse speravano, perch se pur vero che lo stato caduto, in una certa misura, nel
loro gioco, anche vero che il restringimento della libert di azione viene interiorizzato in modo
partecipe dai cittadini e non viene vissuto come stimolo alla rivolta o all'insubordinazione come gli
strateghi delle B.R. amano credere. Certo lo stato mostra ancor pi il suo vero volto, ma i
formatori dell'opinione pubblica giocando su elementi emotivi e pseudo-razionali riescono a
giustificare l'involuzione autoritaria presentandola come l'unico modo per salvare la convivenza
civile.

192

Giulia. Ci piaceva aspettare il temporale da quel punto estremo


dellisola. Ci piaceva vedere il mare mosso che sinfrangeva
sulla costa. Contavamo i gabbiani sfaticati che sfruttavano le
raffiche di vento per volare verso Santo Stefano. Godevamo di
quel buon profumo che Eolo da bravo alchimista sera
inventato: unessenza mista di salsedine, iodio, ginestre che
spargeva nellaria.
Sono pronta, rispondo infilandomi la felpa con il cappuccio.
Ogni volta che mi arrampico verso punt Eolo mi dico che
troppo faticoso e che non ci ritorno pi. Ma poi me lo
dimentico e continuo a venire in questo posto magico.
Che idea ti sei fatta?, chiede pap dopo un bel po che se
n stato in silenzio, in contemplazione dellorizzonte.
Non aspettavo altro. Che importa quello che penso io? Voglio
sapere da te la verit.
La verit. La mia verit potrebbe non coincidere con quella
degli altri. La verit, diceva Kafka, viva e possiede pertanto
un volto mutevole. Io posso raccontarti la mia storia, le mie
emozioni, i miei dubbi. Ma la verit potrebbe essere unaltra e
forse non la sapremo mai.

193

A me interessi tu, pap, non gli altri. Io voglio capire cosa ti


successo, perch ti sei lasciato coinvolgere da quella follia
collettiva che era la lotta armata. Cosa pensavi di ottenere,
insisto cercando di fargli capire che non ho nessuna intenzione
di giudicarlo.
Pensavamo veramente di poter cambiare il mondo. Volevamo
continuare la lotta dei partigiani che erano stati traditi,
volevamo liberare il proletariato dalle catene che il potere ci
aveva messo ai polsi e alla caviglie riducendoci di nuovo
schiavi, sfruttati. Abbiamo imbracciato le armi per riprenderci
la vita, la dignit. Ho creduto nel sogno della rivoluzione. Ci ho
creduto davvero. Pensavamo che sequestrando il Presidente
avremmo dimostrato che la sopportazione del proletariato era
arrivata al limite. Eravamo convinti che le cose dovevamo
cambiare in un modo o nellaltro. Forse stupidamente durante
il sequestro ho pure creduto di poterlo convincere delle nostre
ragioni. Da quello che raccontavano i compagni che entravano
nella prigione pare non abbia mai detto una parola di odio nei
nostri confronti, anzi. Sembrava capire le nostre rivendicazioni
e stava prendendo coscienza di che razza di persone si era
circondato. Il Presidente parlava del rispetto degli altri,
dellamore verso gli ultimi, del perdono, della solidariet, della
giustizia, delluguaglianza, del valore della vita. Mi sembrava

194

un altro uomo rispetto allidea che ci eravamo fatti di lui. Mi


sembrava diverso da quello che parlava ai comizi o a
Montecitorio. Quale dei due era il vero Presidente? Nel dubbio
pensavo che si dovesse salvare. Dovevamo salvarlo. Anche lui
ce lo chiedeva. Diceva che ucciderlo sarebbe stata una
sciocchezza, che saremmo caduti nella trappola che la Dc e il
Pci ci avevano teso. Loro s che avevano pi di un motivo per
farlo fuori. Noi?.
Per lavete ucciso, dico io stizzita pensando a quanto
dolore hanno provocato alla famiglia dellonorevole Moro, alle
famiglie degli uomini della scorta, alle famiglie stesse dei
brigatisti.
S. E il senso di colpa insopportabile. Oggi come ieri.
Possibile che non c stato modo per liberarlo?, insisto.
Mercoled 3 maggio in piazza Barberini Mario ha incontrato
Valerio e Adriana per comunicargli la decisione di uccidere
Moro. Anche loro erano contrari, ma non cera pi nulla da
fare.
Avete fatto tutto da soli? La Cia, il Kgb, il Mossad dei quali
parlano molti libri non centrano nulla?, chiedo.

195

Abbiamo fatto tutto da soli nella speranza di innescare una


rivoluzione in Italia.

Lindubbio successo militare del nostro

attacco fu dovuto alleffetto sorpresa e allimpreparazione degli


apparati repressivi di fronte a una tale, inaudita emergenza.
Insomma, non ci fu alcun grande vecchio a gestire
nellombra il sequestro. Sergio Flamigni insiste sui poteri
occulti interessati a pilotare le Br, sino al tragico epilogo. Forse
non tutto cos chiaro, forse ci fu qualche infiltrato
nellorganizzazione, forse ci furono trattative mai venute alla
luce, soprattutto per recuperare le carte del prigioniero, forse
la sera del 9 maggio 78 molti nemici del Presidente non
versarono troppe lacrime per il suo assassinio. Ma per quello
che ne so io, abbiamo fatto tutto da soli. Le grandi narrazioni
sono senzaltro pi fascinose e seducenti dei fatti illuminati
dalla loro cruda nudit. E la verit non quasi mai allaltezza
delle nostre aspettative.
Si accende una sigaretta pap, poi continua: Man mano che
gli aggiornamenti arrivavano,

lo ammetto, prendevamo,

prendevo coscienza che avevamo fatto un salto di qualit


enorme. S, cerano delle vittime, un bagno di sangue, vero.
Ma io ero soprattutto orgoglioso per lazione militare pressoch
perfetta portata a termine. Non ero triste e tanto meno
disperato. Vivevo in stato confusionale, tra il sogno e la realt.

196

Un mese dopo via Fani, erano tanti quelli che condannavano


laccaduto, ma allo stesso modo non erano neppure pochi
quelli che pensavano e sostenevano pi o meno apertamente
che le Brigate Rosse avevano ottenuto uno strepitoso
successo. Io non vivevo in clandestinit e sentivo quello che la
gente diceva. Tua madre sosteneva che le Br avrebbero vinto
se avessero lasciato andare il Presidente. Ne ero convinto
anche io: la sua esecuzione fu la nostra sconfitta. Sino al
giorno prima, la possibilit che una guerra civile fosse alle
porte era tuttaltro che improbabile. Lesecuzione a sangue
freddo di un prigioniero ci fece perdere in un attimo quelle
incontestabili e pi o meno silenziose simpatie che ci eravamo
conquistati

anche

nellambiente

dei

lavoratori:

eravamo

rivoluzionari che combattevano lo Stato Padrone.


Eravamo una formazione armata che non nascose mai il suo
credo ideologico e fece del terrorismo lo strumento per la
realizzazione di obiettivi intermedi e fini ultimi costantemente
annunciati. E lavanguardia guerrigliera di un vasto movimento
di contestazione che coinvolse interi strati della societ
italiana. Questo il mio pensiero, anche per ci che riguarda il
sequestro del presidente. Lo rapimmo seguendo le nostre
scelte

ideologiche

le

nostre

dichiarate

finalit,

lo

processammo e lo condannammo secondo il nostro codice,

197

rientrando nella loro logica la stessa determinazione di


eseguire la sentenza anche se dopo un aspro scontro interno.
Escludo quindi che fossimo state eterodirette e che vi sia stato
un Grande Vecchio. Ci malgrado sono convinto, come
moltissimi altri e di me pi autorevoli, che sulla vicenda Moro
si addensino zone di opacit che devono essere chiarite. Ma la
storia non cambierebbe.
Hai portato il diario, vero?, mi chiede interrompendo il
discorso che stava facendo. Glielo do. Cerca una pagina in
particolare e mi chiede di leggere ad alta voce.

Qualche buona notizia arriva in questa Roma in stato di


assedio. Le Br promettono che ci avrebbero fatto sapere tutto
di 30 anni di regime democristiano comprese le stragi di
Stato.
Purtroppo non stato cos, pap. Le Br non ci hanno rivelato
quasi nulla, gli dico interrompendo la lettura del diario di
mamma. Se il sequestro Moro ha fallito i suoi obiettivi stato
perch non riuscito a porsi come avanguardia dello scontro
coagulando attorno a s frange disponibili del movimento.
Perch le azioni delle Br non era al movimento che
guardavano, ma al potere rappresentato dalla politica portata
avanti

congiuntamente

da

Dc

Pci

col

progetto

di

198

compromesso storico.

Carla, riprendo a leggere io prendendogli il diario dalle


mani, dice che nei brigatisti lei non riesce a vedere compagni

che sbagliano, ma parole ed azioni che, se prevalessero, ci


avrebbero costretti a batterci con ogni mezzo contro di loro.
Lotta Continua in questi giorni viene definito il partito dei
vescovi e della vita umana, lorgano degli amici dispersi di
Aldo Moro, il bollettino della trattativa cinica e impossibile.
Denominazioni piene di sarcasmo e benedette dalle migliori, e
peggiori, penne del giornalismo nostrano. Moro non morto
ha strillato a tutta pagina Lotta Continua mercoled 19 aprile
con un appello per la sua liberazione, firmato da una decina di
personalit, tra cui Dario Fo e Franco Basaglia, lappello ha
raccolto in pochi giorni un successo inaspettato. Lo stanno
sottoscrivendo in migliaia. In nome del diritto alla tolleranza e
alla liberazione dun prigioniero, corre veloce di mano in mano
tra parrocchie periferiche, sezioni abbandonate, luoghi di
lavoro. Ma finora questo referendum privo di quorum
rimasto totalmente inascoltato. Dagli uomini del Palazzo. Dagli
uomini del covo.
I mitra di via Fani hanno inceppato la Rivoluzione. Il
movimento era riuscito a riempire di cortei le piazze dItalia.

199

Aveva occupato scuole e Universit, cacciato Lama, ingaggiato


guerriglie lunghe un anno, aveva preso possesso di citt
sonnolenti, liberato energie creative fatte di onde radio, fogli
ribelli, immaginazione antagonista, progettualit e decreti sulla
fine del regime del lavoro.
A distanza di pochi mesi ecco per le armi lunghe, finora
clandestine e marginali, hanno imposto la stella a cinque
punte nelle assemblee e dellespressivit dellanno scorso
sembra essere rimasta solo una balbettante babele. Non n
pi alto n pi basso scrive Rosso: Il rapimento Moro non
ha nulla a che fare con lautonomia. Le BR, dicono i Volsci,
ignorano liniziativa delle masse, il coinvolgimento del
revisionismo nella crisi, sembrano scopertamente indurre lo
Stato ad una sua involuzione verso un fascismo moderno. Per
alcuni ecco il senso ubriacante del grande balzo in avanti,
per altri il pericolo di unazione che, assieme allo Stato,
disarticola lintera classe. Per gli operai dellAlfa, invece, c
solo il diritto a non spiegarsi poich la nostra differenza con
loro nelle cose che facciamo. Come comunisti rivoluzionari
neghiamo la prassi dei regimi reazionari di emettere sentenze
ed eseguire condanne in nome del popolo.
Tu eri un autonomo prima di entrare nelle Br?, chiedo a

200

pap.
Non mi risponde subito. Prosegue il racconto di mia madre. Il
comunicato stampa dei Comitati Autonomi Operai venne
divulgato il 5 maggio. Troppo tardi. Il tempo ormai trascorreva
nemico verso lepilogo di via Caetani..
Prende fiato: Io venivo dai Volsci e non mi sono mai
considerato un terrorista, n dedito alla violenza cieca e non
necessaria. Mi sentivo un guerrigliero rivoluzionario che
insieme a tanti compagni stava portando avanti una battaglia
nel nome del proletariato. E stavamo per vincerla.
Riprendo a leggere. 25 aprile 1978. In piazza Esedra alla nove

c stato il concentramento del movimento delle scuole e


delluniversit. Sono arrivati anche quelli di Autonomia
Operaia, ma Luca non c. Sullo striscione che apre il corteo
c scritto: Contro il terrorismo di Stato delle Br contro il
regime della Dc e Pci. Qualcuno grida Curcio libero. Prendendo
a pretesto una tentata deviazione del tragitto, la polizia carica.
Ce lhanno con gli Autonomi, evidente. Un compagno dice
perch sanno che a condurre il processo ad Aldo Moro, nella
Prigione del Popolo non ci sono solo i brigatisti rossi, ma
anche qualche dirigente dellAutonomia Operaia.

Non ci

credo.

201

Dopo la cacciata di Lama dalluniversit il Pci ci ha


pubblicamente condannato. Pap si sente in dovere di
giustificarsi. Ci siamo sentiti traditi. Una parte dellala dura
degli autonomi decise che era giunta lora di alzare il livello
dello scontro, ossia di passare alla lotta armata. Da allora
lAutonomia si avvicinata alle posizioni dei gruppi terroristici
che si stavano formando. Molti entrarono in clandestinit,
alcuni entrarono nelle Br, tanti altri nei NAP che agivano
allinterno delle carceri, dove molti autonomi furono rinchiusi.
Mi sembra tutto cos assurdo. Mamma che diceva?, chiedo.
Lei viveva in un mondo tutto suo. Diceva che una volta preso
il potere anche i rivoluzionari cessano di essere tali per
diventare amministratori. Lho letto pure da qualche parte sul
diario.

Riesce subito a trovare la pagina alla quale si

riferisce.

Mai farei la lotta armata pur condividendo le motivazioni che


hanno

spinto

tanti

miei

compagni

farlo.

Se

alle

manifestazioni qualcuno usa la pistola non lo accetto, ma


capisco e appoggio in tutto la rivolta contro un certo modo di
gestire la societ che non tiene conto della societ stessa. Per
me limpulso pi forte delle regole, ma la compassione pi
potente della ragione. Io ho fiducia nelluomo e lumanit

202

nuova sar formata da coscienze capaci di autogoverno


interiore e sociale in cui non avranno pi posto gerarchie,
autoritarismi, violenze. Se solo questo ottimismo, questa
fiducia fosse anche quella dei terroristi
Pap chiude il diario. Guarda in cielo. Lumanit nuova,
lanarchia, dico io mentre mi viene in mente uno strano gioco
che sera inventata mia madre per me. Laveva chiamato
"lanarciccia". Su un foglio aveva scritto che io ero una
bambina fortunata perch libera di fare tutto quello che
volevo, a condizione per che avessi rispettato la libert degli
altri, avessi aiutato chi aveva bisogno, avessi studiato perch
solo la cultura rende liberi. Ogni volta che mi comportavo male
perdevo dieci punti libertari, ma li potevo recuperare se facevo
qualcosa per qualcuno in difficolt. Per tutta la vita ho cercato
di non perdere i suoi punti. Anzi ho provato ad accumularne
sempre di pi, perch cos mi sentivo la sua "anarciccia". Forse
pu sembrare un gioco stupido, ma credo che mi abbia
fortemente aiutato nella vita. Mi ha dato una base forte sulla
quale costruire la mia personalit, il mio carattere.
Pap invece mi ha insegnato ad amare le cose belle. Lui era
un gallerista, un gallerista. Fin da piccola ho avuto modo di
maneggiare opere darte, ho conosciuto artisti importanti, ho

203

visto mostre che hanno fatto storia. Viaggiava tantissimo, per


settimane non lo vedevamo, n lo sentivamo. Mamma mi
diceva che stava fuori per lavoro e io ci credevo visto che ogni
volta che ricompariva mi portava tanti regali. Per mia madre
piangeva, a volte, la notte. Se glielo chiedevo mi diceva che
pap le mancava. Zia Moira sosteneva che pap avesse
unaltra. Mamma la chiamava "la stronza". Due anni dopo la
sua morte lui se l sposata, ma io non le ho mai permesso di
prendere il posto di mia madre. Piuttosto che stare con lei
preferivo non vedere neanche mio padre e cos ho vissuto per
la maggior parte della mia adolescenza con le zie. Pap, per,
ha sempre trovato il modo per non interrompere quel rapporto
che avevamo. Di questo devo dargliene atto. Sinventava
viaggi da fare solo con me, mi veniva a prendere a scuola e mi
portava con lui in galleria, facevamo insieme i compiti, veniva
a dormire da zia Carla quando ero malata. Ora so che non
stato facile neanche per lui. Aveva perso mamma e non poteva
rischiare di perdere anche me. Lo abbraccio forte. Ho un nodo
alla gola e ho voglia di piangere.
Amore mio, ti chiedo scusa, dice pap. A questo punto non
mi trattengo pi. Le lacrime mi annebbiano la vista poi un
pianto silenzioso e inarrestabile prende il sopravvento. Un
lampo squarcia le nuvole. Dobbiamo andare a casa prima che

204

inizi il temporale, gli dico alzandomi in piedi tendendogli le


mani per aiutarlo.

205

DICIOTTO

Io non mi sono mai voluto intromettere. Ma sono felice che


tu mi abbia chiamato. Tua madre per me stata unamica, ma
soprattutto una maestra di vita. Quando ho chiamato Ciccio
ero preoccupata. Non sapevo da che parte cominciare. Eppure
appena ho letto il messaggio di Daniele sul cellulare, non ho
esitato un attimo a chiamarlo. Ciccio aspetta una tua
telefonata. Chiamalo quando vuoi. Ecco il numero, cera
scritto e io sono sgattaiolata in camera per farlo. Mi sono
chiusa dentro, perch non volevo che pap mi sentisse. Fuori
iniziava a piovere.
Mentre aspettavo che la centralinista del giornale passasse la
telefonata al dottor Francesco De Blase ero tentata di
riattaccare. Poi per quando ha risposto, con quella voce
tuttad un tratto familiare, non stato difficile. Mi ha detto di
essere felice di sentirmi, mi ha chiesto se stavo bene. A quel
punto non stato difficile domandargli cosa ne pensava
dellipotesi di Daniele. Appena saputo dellincidente anche a
me venuto in mente che potesse essere stato provocato, mi

206

ha confermato aggiungendo subito dopo di aver pensato


pure che non fossero affari miei. Non mi sembrato che tuo
padre fosse particolarmente interessato ad andare avanti. E le
mie congetture, i miei dubbi, li ho tenuti per me.
Ma tu sei un giornalista, come lo era lei, ho insistito io, e
se mia madre avesse avuto dei dubbi su una notizia sarebbe
andata oltre. Avrebbe indagato, avrebbe chiesto in giro,
avrebbe cercato riscontri alle sue ipotesi.
Lho fatto, risponde lui tranquillamente. Ma uninchiesta
privata e lo rester finch non avr le prove per inchiodare i
responsabili. Se qualcuno lha uccisa dovr pagare. Per lui non
dovranno esserci processi assolutori. Ci vorranno altri ventanni
per dimostrarlo? Non importa. Lei non sar un altro caso di
nessun colpevole.
Quindi ritieni che sia stata ammazzata?, gli ho chiesto con
un nodo alla gola.
Non voglio condizionarti, Sole. Lunica cosa che posso fare
raccontarti di lei, del suo lavoro e della sua ossessionata
ricerca della verit.

207

Quale ricerca? Quale verit?.


Ciccio ha avuto un attimo di esitazione. Poi mi ha liquidata
chiedendo il mio indirizzo di posta elettronica. Sto finendo un
articolo,

si

giustificato,

possiamo

continuare

la

conversazione via mail. Ti scrivo appena posso. Non potuto


far altro che accettare: Va bene, aspetter.
Mi sono buttata sul letto cercando di farmi venire in mente i
ricordi che avevo di lui. Ciccio era pi giovane di mia madre e
credo si siano conosciuti alla Sapienza. Lei doveva fare un
servizio sugli studenti di destra e lui frequentava la facolt di
Giurisprudenza. Voleva capire. Lha scritto pure sul diario.
Voleva capire cosa spinge dei ragazzi, dei giovani che dicono di
voler cambiare il sistema, a sposare lideologia di un dittatore.
Lei considerava i fascisti gli ultimi degli ultimi, i pi odiati, i

pi detestati, i pi infami, i pi ridicoli, i pi denigrati e come


tali la interessavano. Perch si sentono attratti dalle

nefandezze e dalla violenza del fascismo?, si chiede nel


diario. Voleva guardarli negli occhi quei ragazzi e sfidarli sul
piano dialettico, culturale, piuttosto che con le armi che in quel
periodo si usavano, quelle della violenza e dellodio.

208

Era fatta cos. Ciccio voleva fare il giornalista e mamma fece in


modo di farlo lavorare come suo collaboratore a patto che lui
laiutasse per le ricerche che poi dava al Comitato di
Controinformazione. In pratica dovevano cercare notizie e
documenti per smascherare linformazione istituzionale che
indirizzava lopinione pubblica. Questo Comitato nacque
dalliniziativa di alcuni militanti dellAssociazione dei Giuristi
Democratici di Roma che iniziarono a seguire gli sviluppi della
situazione politico-sociale italiana dopo la morte del giovane
socialista Paolo Rossi nel corso di scontri tra studenti e polizia
allUniversit di Roma il 27 aprile 1966. Ad essi si aggiunsero
diversi giornalisti di sinistra e alcuni militanti del Canzoniere
dellArmadio, un gruppo musicale romano nato nei primi anni
Sessanta che aveva svolto un intenso lavoro di animazione
culturale. Mamma si avvicin al comitato dopo la morte di
Pinelli e come tanti altri compagni raccoglieva notizie,
schedava giornali, riviste, fascicoli sui principali esponenti
neofascisti. E Ciccio fu come la manna dal cielo. Ma poi ci si
affezion e divennero amici. Me lo ricordo qui a Ventotene
durante lestate, o a casa che giocava con me. Anche con zia
Moira aveva un buon rapporto. Molto meno con zia Carla che
lo vedeva sempre e comunque come un fascista anche se
fascista non era. Tanto vero che si presentato alle ultime

209

amministrative nelle liste della Sinistra lArcobaleno, anche se


non stato eletto. Ciccio rimasto in contatto con noi anche
dopo la morte di mamma. Con gli anni ovviamente ci siamo
persi un po di vista, ma non ha mai dimenticato di farmi gli
auguri per il mio compleanno o di spedirmi un regalo a Natale.

210

DICIANNOVE

Ciccio ancora non mi ha scritto.


Pap, chi Igor?, urlo di punto in bianco. Senza aspettare
la risposta insisto: Mamma scrive questo nome sul diario
pochi giorni prima di morire. Eppure questo personaggio, se lei
si riferisce a Igor Markevitch, spunta fuori nella storia del
sequestro dellonorevole Moro solo nel 99?. Pap sta
guardando la televisione in cucina.
Me laspettavo questa domanda, Sole. Prima o poi lavresti
fatta. Daniele riuscito nel suo intento. La sua voce dura.
infastidito quando mi raggiunge in camera e mi trova, come al
solito a cercare cose su internet. Sullo schermo c unagenzia
Ansa del 29 maggio 1999. La legge a bassa voce.
Allora, pap, chi per te Igor. Igor Markevitch, intendo? Ma
non mi interessa la sua biografia, quella la conosco, me ne ha
parlato pure Daniele. Quello che voglio sapere che rapporto
aveva con le Brigate Rosse.

211

Si vede che non ha nessuna voglia parlare di questo


personaggio. Si limita a dire: Non lho mai visto, n ne ho
sentito parlare in quei cinquantacinque giorni. Quello che so di
lui lho appreso dopo. Nel 1999, appunto. Ma io non facevo
parte della direzione strategica. Io ero un manovale, prendevo
gli ordini ed eseguivo. So che Mario partecipava a delle
riunioni, mi sembra vicino a Firenze. Ma di Igor Markevitch con
noi, o per lo meno con me, non ne ha mai parlato.
Va bene, pap. Tu non lo conosci, ma se mamma ha scritto il
suo nome sul diario forse importante. Vuoi aiutarmi a
capire?.
Non credo ci sia niente da capire. Gli hanno detto di indagare
su un certo Igor e forse lei lha fatto.
Secondo te quellIgor del quale si stava occupando mamma
Igor Marketevich?, insisto.
Che ne so io? Devi chiederlo a chi raccoglieva i suoi segreti,
ribatte lui scocciato, come se volesse chiudere l quella
conversazione.

212

Che fai il geloso?, sdrammatizzo. Ma non serve a niente.


No. solo che non ti posso aiutare. Io non stavo con lei in
quel periodo. Te lha detto pure Moira. Non so chi le ha
suggerito quel nome, n tanto meno chi immaginava chi
fosse, risponde, ma ho la sensazione che sappia molto di pi
di quando dica.
Vabb, diamo per scontato che lIgor di cui parla mamma sia
Markevitch. Aiutami a riflettere. Tu mi interrompi se dico cose
senza senso, tengo duro, ben consapevole che mio padre si
sta arrabbiando. Credo sia possibile che Markevitch, a un
certo punto, sia entrato in contatto con lorganizzazione.
Magari su richiesta dellagente americano Hubert Howard, che
era collegato a Gladio e alla sicurezza atlantica e non difficile
immaginare in fibrillazione per le rivelazioni che il presidente
stava facendo. Sto andando bene?, gli chiedo. Mi fa segno di
andare avanti.
Avevano uno stretto rapporto Markevitch e Howard, che tra
le altre cose era anche suo cognato visto che aveva sposato
una cugina di sua moglie. Markevitch era stato, durante la
guerra, in contatto con la Resistenza. Howard era lufficiale

213

dellintelligence inglese che per primo entr a Firenze liberata


dalloccupazione nazista e fu proprio lui ad affidare a
Markevitch lincarico di occuparsi dei programmi musicali della
radio Firenze libera e del Maggio Fiorentino. Non mi sembra
cos assurdo pensare che, dopo 34 anni, fossero di nuovo
insieme seppur con obiettivi completamente diversi. Nella
primavera del 1978, in unipotetica divisione dei ruoli,
possibile che Igor agisse sul campo, per cos dire, tornando a
fare la spoletta tra le parti, magari anche con il cervello
politico delle Br, e Howard tenesse il controllo nella cabina di
regia di Palazzo Caetani.
Palazzo Caetani. Mentre parlo ad alta voce rifletto. Daniele
dice che il giorno in cui mor mia madre ci sarebbe dovuto
essere un blitz proprio l. Ma allultimo momento venne
intimato un inspiegabile dietro front. Perch? Ma soprattutto
perch mamma voleva trovare un canale per arrivare a Igor?
Mentre guardo pap la mia attenzione si concentra sul fatto
che Markevitch avesse partecipato alla Resistenza. Quindi era
in contatto con i partigiani. Questo deve essere stato per lui
un ottimo biglietto da visita se voleva infiltrarsi nelle Brigate
rosse. Non sarebbe del tutto insensato pensare che Moretti si
sia fatto abbindolare da Markevitch nella veste di agente di

214

Mosca e soprattutto di amico dei partigiani.


Pap, ti ricordi quando ero piccola che giocavamo alle
associazioni di idee?, dico fermando il ragionamento che
stavo facendogli. Del resto non mi sembra abbia ascoltato poi
molto di quello che ho detto finora. La parola iniziale
resistenza, la parola finale moro. Anche questo gioco se
lera inventato mamma. Lo facevamo spessissimo quando non
potevamo muoverci. Tipo durante i viaggi in auto, o quando
stavamo al letto, oppure al mare quando se ne stava sdraiata
al sole. Ma con pap era pi divertente, perch lui non faceva
obiezioni anche quando le mie associazioni didee erano molto
assurde.
Resistenza?, chiede pap un po spazientito per tutto quel
mio parlare.
S, Resistenza. Quella dei partigiani. Markevitch e Howard, c
scritto su tutti i libri, avevano partecipato alla liberazione di
Firenze dai tedeschi. Anche voi vi sentivate un po gli eredi dei
partigiani. Per associazione di idee Br, Moro. E quindi Igor.
Non capisco dove vuoi arrivare.

215

Aspetta un attimo. Vado in camera da letto a prendere il


diario e cerco una pagina alla quale non ho dato nessuna
importanza quando lho letta per la prima volta. Ecco, guarda
qui, gli dico ritornando in soggiorno.

Pare che un partigiano gli abbia regalato una pistola. Mi


hanno detto di cercare a Ventotene.
Pap continua a starsene in silenzio. Non dice una parola. Io
invece voglio raccontargli quello che mi ha detto un vecchio
pescatore dellisola. Laltro giorno ho torturato Aniello per
farmi raccontare dei confinati politici. A proposito della
Liberazione gli venuto in mente di un forestiero, cos lha
definito, di cui parlava il gruppo dei comunisti.

Ho insistito

tanto perch si ricordasse il nome, ma non c stato nulla da


fare. Aniello dice che un nome difficile. Lunica cosa che sa
per certo che si era stabilito in Toscana negli anni Quaranta
e che fece parte dei Comitati di Liberazione. Forse lui.
Hai ragione: potrebbe essere Igor Markevitch, commenta
pap.

Ma

non

sembra

molto

convinto.

Piuttosto

limpressione che voglia farla finita con questi discorsi.


Insomma come se mi volesse dare il contentino.

216

Ma cosa sperava di ottenere da lui? Voleva sapere dove


tenevano nascosto lonorevole Moro?.
Non credo.
Molto pi probabile che volesse sapere cosa stava dicendo il
presidente, azzardo io.
Si accende una sigaretta. Fa sempre cos quando vuole
raccogliere i pensieri. Forse. Poi diventa loquace. Quando
venne diffuso il primo comunicato e ancor di pi il secondo,
quello del 25 marzo a distanza di una settimana, tua madre
era molto eccitata perch promettevamo di rendere pubblico,
di l a breve, il fatto che era in corso linterrogatorio di Moro,
che

intendevamo

chiarire

le

politiche

imperialiste

antiproletarie della Dc, individuare con precisione le strutture


internazionali e le filiazioni nazionali della controrivoluzione
imperialista, svelare il personale politico-economico-militare
sulle cui gambe camminava il progetto delle multinazionali e
accertare le sue dirette responsabilit.
vero!, esclamo entusiasta io. E la conferma arriva da
unaltra pagina del diario.

217

Oggi, 29 marzo, le br hanno fatto trovare il comunicato


numero tre e una lettera di Moro al capo delle guardie,
Cossiga. Finalmente sapremo la verit. I brigatisti dicono che
linterrogatorio prosegue con la completa collaborazione del
prigioniero. Le risposte che fornisce chiariscono sempre pi le
linee controrivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno
attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del
nuovo

regime

che,

nella

ristrutturazione

dello

Stato

Imperialista delle Multinazionali si sta instaurando nel nostro


paese e che ha come perno la Democrazia Cristiana. Proprio
sul ruolo che le centrali imperialiste hanno assegnato alla DC,
sulle strutture e sugli uomini che gestiscono il progetto
controrivoluzionario

sulla

loro

interdipendenza

subordinazione agli organismi imperialisti internazionali, sui


finanziamenti occulti. Sui piani economici-politici-militari da
attuare in Italia, il prigioniero Aldo Moro ha cominciato a
fornire le sue illuminanti risposte. Le informazioni che
abbiamo cos modo di recepire, una volta verificate verranno
rese note al movimento rivoluzionario che sapr farne buon
uso nel prosieguo del processo al regime che con liniziativa
delle forze combattenti si aperto in tutto il paese.
Queste parole su pap fanno un certo effetto. Si vede. E ancor

218

di pi quelle che seguono. Mamma nelle pagine successive


parla del comunicato numero 5 datato 10 aprile che rivela
come linterrogatorio stia validamente chiarendo le linee
antiproletarie, le trame sanguinarie e terroristiche,

le

responsabilit dei boss democristiani, i loro protettori

internazionali, gli equilibri di potere. Poi per mamma si


arrabbia per quello che scrivono i brigatisti nel comunicato
numero 6. Non riesce a capacitarsi del perch abbiano voluto
concludere linterrogatorio al presidente.

Ma che sta succedendo? Perch interrompono il processo?


Non vogliono pi sapere nulla? Cosa significa che Moro non
ha fatto altro che confermare delle verit e delle certezze che
non da oggi sono nella coscienza di tutti i proletari? E poi
perch,

dopo aver promesso di rendere pubblici gli

interrogatori,

adesso

annunciano

che

saranno

diffusi

attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle


organizzazioni combattenti? Sono dei cialtroni.
Ha ragione mamma!. Anche io sono indignata. Ma come?
Moro ha parlato, ha fatto rivelazioni che accusano la classe
dirigente, ma le rivelazioni non vengono rese pubbliche solo
perch gi conosciute dal proletariato in quanto da lui sofferte.

219

Se per cinque comunicati si fa un processo, si esegue


uninchiesta, si tengono verbali che in parte sono stati dati alla
stampa, alla fine una organizzazione rivoluzionaria, se
rivoluzionaria, deve emettere una sentenza motivata. Ma voi
non lavete fatto. Qualcuno vi ha detto di smettere, qualcuno
vi ha detto che certe cose non dovevano essere rese
pubbliche, qualcuno non voleva che il processo continuasse,
qualcuno voleva che Moro chiudesse la bocca. Tra il
comunicato numero 5 e il numero 6 entra in scena linfiltrato
con un ordine superiore e con il compito di far sparire tutto i
documenti scritti e le registrazioni del processo. E linfiltrato
potrebbe essere Igor.
Pap come se fosse in trance. Ma quali infiltrati? Le
decisioni venivano prese dalla direzione. E l non cera nessuno
esterno. Io insisto: quello che sai tu. Per devi ammettere
che su Moretti qualche ombra di mistero c. Comunque
facciamo finta che Igor non sia un infiltrato e nemmeno
Moretti. A mamma interessavano i manoscritti del presidente e
le confessioni registrate!.
Pap, mi segui?, gli chiedo. Non mi sono accorta che
mentre stavo parlando mio padre uscito dalla stanza. Lo

220

trovo in veranda seduto con la faccia tra le mani. distrutto.


Ma io ignoro il suo stato danimo.
Mamma stava cercando Igor per arrivare al memoriale.

221

VENTI

Lo lascio solo e vado a controllare se c qualche messaggio


nella posta elettronica. Niente. Mi sto spazientendo. Possibile
che Ciccio non abbia trovato ancora cinque minuti per
scrivermi? Lo cerco in redazione, ma non c. Chiedo alla
centralinista se pu avvertirlo della mia telefonata. Poi per
chiamo Daniele. Mi hai detto che mi avrebbe aiutata e invece
si sta facendo negare, esordisco io. Sono sicuro che non
cos, risponde. Comunque, ora provo a cercarlo anche io.
Vedrai che si far vivo al pi presto.
Cos stato. Ciccio ha preso laliscafo delle 17,30 ed arrivato
a Ventotene senza neanche avvertirmi. Sono stata presa dal
panico quando lho visto in giardino. Prima ho pensato che
fosse unallucinazione, poi ho pensato a pap, al suo segreto e
alle cose che ancora doveva rivelarmi. Pap, abbiamo ospiti,
urlo precipitandomi fuori.

222

Ti trovo bene, Sole, dice per rompere il ghiaccio. Intanto


anche pap esce in giardino per vedere chi arrivato. Ciao
Ciccio, gli dico abbracciandolo. Potevi dirmelo, saremmo
venuti a prenderti, mento. Quello che non posso dirgli che
non era proprio il momento di piombare in casa mia. Dovevo
prima chiarire con mio padre tutta una serie di cose. Cera
tensione tra noi e non volevo che lui la percepisse. Lho
deciso allultimo momento e poi sapevo dove trovarti.
Gi. Lui lo sa. Lui venuto spesso qui con mamma e con noi.
Ciccio abbraccia anche pap, che non sembra affatto
preoccupato. Anzi. Pare felice di quella visita inattesa. Forse
pensa che io non continuer a torturarlo con il mio terzo grado
e sposter le mie attenzioni sullamico di mamma.
Vieni, entra. A cosa dobbiamo questa visita?. Che falsa che
sono, mi dico mentre mi escono di bocca quelle parole. Non
voglio che pap sappia che lho cercato io. Ciccio capisce al
volo. Daniele mi ha detto che ti ha portato i diari e che volevi
farmi delle domande. Sai per telefono difficile rispondere,
avevo due giorni liberi e sono venuto.
Sono in imbarazzo e si vede. Ci prepari una bella cenetta?,

223

dico a pap spingendolo in cucina. Vediamo cosa c in


frigo. Una volta soli gli prometto che non far nessun
accenno a quanto mi ha rivelato. Lo so principessa, dice
sorridendomi. Torno da Ciccio che se ne sta ancora in piedi
con la ventiquattrore in mano. Siediti, ti prego, gli faccio
indicando il divano rivestito con una coperta messicana. Ho
letto i diari. Visto che sei qui puoi aiutarmi a capire. Non c
motivo per rimandare e vado diritta al sodo, senza preamboli,
mentre mi accomodo nella poltrona di mamma.
Che ricerca stava facendo mia madre?.
Tua madre era letteralmente ossessionata dalla ricerca della
verit

su

piazza

Fontana

sullassassinio,

perch

lo

considerava tale, dellanarchico Pinelli. Quando ha accettato di


insegnarmi il mestiere, stato anche perch potevo aiutarla.
Ci

siamo

conosciuti

poco

tempo

dopo

lomicidio

del

commissario Calabresi. Era infuriata perch pensava che senza


di lui non si sarebbe pi potuto sapere nulla, che il processo
sarebbe stato chiuso e la verit non sarebbe pi venuta fuori.
Per questo era convinta che non potevano esseri stati i
compagni ad aver commesso lomicidio. I compagni volevano
sapere. Mi disse che dovevamo cercare altrove. Magari negli

224

ambienti di destra.
Come andata a finire?, chiedo mentre vado in cucina a
prendermi un bicchiere di acqua fresca. Ho la bocca secca.
Pap sta pulendo alcune seppie che mi ha portato Aniello
stamattina. Gli do un bacio e torno da Ciccio.
Alla fine, dopo tante controinchieste che sono state
ciclostilate e distribuite alluniversit, davanti alle fabbriche,
alle manifestazioni dai compagni, ci siamo ritrovati a cercare il
memoriale di Aldo Moro, mi dice appena rientro nella stanza
mostrandomi un foglietto con su scritto: Dobbiamo parlare da
soli. Ho capito. Devo inventarmi qualcosa. Ma difficile: ho la
testa che mi gira e un nodo alla gola.
Senti Sole, ne parliamo pi tardi. Ora vorrei andare a
comprare un dolce per la cena. Mi accompagni al forno?.
Meno male che qualcosa se l inventata lui.
Va bene, ho aspettato tanto, posso aspettare ancora un po,
dico ad alta voce per farmi sentire da pap. Torno in cucina e
gli dico che vado da Tonino insieme a Ciccio. I suoi occhi sono
gelidi, tali e quali a quando mi pizzicava a fare qualcosa che

225

non dovevo fare.


Scusami, non volevo metterti in imbarazzo, dice Ciccio una
volta fuori dal cancello del giardino. Non sapevo che cera tuo
padre con te, altrimenti avrei rimandato la visita.
Non ti preoccupare. Ma cosa c di tanto imbarazzante da
non poter far sentire a pap?.
Lo vuoi sapere davvero?.
S. Assolutamente s.
Davanti a noi c la spiaggia di Cala Rossano deserta e in
ombra. Tre barchette dondolano ancorate su questo specchio
di mare riparato. Ci mettiamo seduti sul muretto. E Ciccio inizia
a vuotare il sacco.
Qualcuno ha suggerito a Maria di cercare un certo Igor.
S, lo so. Lha scritto anche sul diario.

Dice che stava

cercando un uomo che aveva a che fare con la Resistenza e


che a Ventotene poteva trovare qualche indizio in pi.

226

Immagino che mia madre sia venuta qui e abbia trovato le


risposte che cercava. Vero?.
Ciccio annuisce.
Perch non le ha scritte sul diario? Te ne ha parlato?.
Le ha scritte sul diario. Ma qualcuno ha strappato quelle
pagine.
Ma che stai dicendo? Che interesse aveva Daniele a
cancellare delle prove che oggi mi chiede di cercare?.
Non le ha strappate Daniele. successo prima che tua madre
portasse a casa sua i diari. Li ha lasciati l per questo.
Qualcuno di famiglia, dico io senza pensarci un attimo.
O forse qualcuno che poteva entrare in casa vostra.
Chi Ciccio? Ti prego non tenermi sulle spine. Devo sapere.
Tira fuori dalla tasca della giacca un sacchetto di tabacco, le

227

cartine e i filtri. Si prepara in silenzio una sigaretta. La


accende, si riempie la bocca di fumo

poi lo ingoia

assaporandolo. Solo a questo punto riprende a parlare.


Tua madre sospettava che tuo padre fosse entrato nelle Br. A
un certo punto i sospetti sembravano trovare riscontri sempre
pi attendibili. Finch un giorno Maria mi venne a dire che era
sicura che anche suo marito, Luca, era coinvolto in questa
storia.
Quindi stato pap a far sparire quella pagina, chiedo io
senza dare nessuna importanza alla notizia che mi ha appena
dato: mio padre era un terrorista. Ciccio non sembra farci caso
e risponde: Non lo so, ma Maria era sicura che a strappare le
pagine del suo diario fosse stata Rita, me lha detto il giorno
prima dellincidente. Qualche sera prima, lamica di tuo padre
buss a casa vostra dicendosi preoccupata per Luca. Voleva
sapere se lei ne aveva notizie, visto che era scomparso da
oltre una settimana. Ebbe uno svenimento e tua madre la
convinse a fermarsi da voi per la notte. Secondo tua madre in
quelloccasione Rita ebbe modo di mettere il naso nelle sue
cose. O forse lintenzione era questa, ma tuo padre aveva fatte
sparire quelle pagine del diario prima con lintenzione di

228

togliere tua madre dai guai.


Non ho capito cosa centra Rita in tutta questa storia. Ma non
stavate cercando Igor?.
Noi stavamo cercando il memoriale e tua madre laveva
trovato. Almeno una parte.
Scusa Ciccio, ma non riesco proprio a starti dietro.
Tua madre si era convinta che anche Rita fosse coinvolta
nellorganizzazione e che lei sapesse dove erano i documenti di
Moro. Dopo la morte di Maria ho continuato a cercare
informazioni sulla attuale moglie di Luca. Nulla. Nessuno ha
mai fatto il suo nome. Cos come quello di tuo padre. Deve
esserci un perch. Per ora tutto questo io lo posso solo
ipotizzare, perch non ho uno straccio di prova. Ma ti assicuro
che cos. Ne ho parlato con Daniele e lui nella mia
ricostruzione dei fatti ha trovato conferma di tanti suoi dubbi.
Anche tu dovevi venirne a conoscenza. E cos si inventato il
regalo dei diari.
Ha ragione zia Moira, un subdolo. Non stato capace di

229

dirmi i suoi sospetti su mio padre guardandomi negli occhi,


dico riferendomi a Daniele. Poi torno lucida su quello che mi
sta rivelando Ciccio.
E la morte di mia madre centra qualcosa con tutto questo?,
chiedo non sapendo in quale risposta sperare.
Se vuoi sapere se centra tuo padre, ti dico di no. Se vuoi
sapere se centra Rita, non posso dimostrarlo, ma la sua figura
inquietante. E poi lo sai meglio di me. Frequentava la galleria
di Luca, mi sembra che facesse la critica darte, organizzasse
mostre, cercasse nuovi artisti. Ma della sua vita precedente
nessuno sapeva niente. Non credo di aver mai sentito parlare
di una famiglia, poi allimprovviso, da un giorno allaltro eredit
una bella villa nei dintorni di Firenze.
Riguardo alla morte di tua madre, continua Ciccio lanciando
con rabbia un sasso verso il mare, ho iniziato a insospettirmi
che si trattasse di un incidente provocato appena mi sono reso
conto che la dinamica era identica a quella di un incidente
capitato a cinque ragazzi anarchici di Reggio Calabria. Si
ferma e mi guarda negli occhi prima di ricominciare a
raccontare: La notte tra il 26 e il 27 settembre 1970, alle

230

23,30 circa, al chilometro 58 dellA2 tra Ferentino e Anagni, la


Mini Morris gialla guidata da Gianni Aric si tampon
violentemente un autocarro. Morirono sul colpo Angelo Casile,
Franco Scordo e Luigi Lo Celso. Aric venne trasportato
allospedale civile di Frosinone insieme alla moglie Annelise
Borth, in stato interessante. Aric mor appena arrivato in
ospedale, la sua compagna resister per 21 giorni in coma
cerebrale. I cinque ragazzi andavano a Roma a consegnare un
rapporto che la federazione anarchica gli aveva chiesto di fare
sui fascisti reggini. Avevano scattato foto per mesi durante la
rivolta di Reggio Calabria per testimoniare la presenza di
fascisti greci. In tasca di Angelo Casile c'era ancora il biglietto
con il numero di telefono dell'avvocato Eduardo Di Giovanni di
Soccorso Rosso. Di quello che trasportavano non mai stata
trovata traccia. Nei rapporti su ci che la polizia avrebbe
trovato sui resti della Mini Minor si parla invece di due radio
ricetrasmittenti che nessuno mai pi riuscito a rintracciare. Il
6 settembre, tre settimane prima dellincidente, Aric aveva
telefonato a Roma per comunicare agli anarchici della
federazione che la controinchiesta stava procedendo bene, e
che una parte del materiale era stata spedita al compagno
Veraldo Rossi, ma lui non ricevette mai il plico. Quei ragazzi
erano a Roma il 12 dicembre 1969. E furono arrestati insieme

231

a tutti gli altri anarchici del circolo di Valpreda con laccusa di


aver messo le bombe all'altare della patria. Rimasero in
prigione una settimana e quando tornarono a casa erano
cambiati. Dopo il 12 dicembre avevano visto con i loro occhi
che contro di loro non c'erano solo i fascisti reggini, ma anche
la polizia e i giudici. Hanno paura quando esplodono i moti di
Reggio e scoppiano le bombe sui treni. Il 26 agosto, un mese
esatto prima di morire, Angelo Casile si presenta dal giudice
Cudillo e chiede sia messo a verbale: che fascisti di Ordine
Nuovo nell'autunno 1968 tentarono di costituire a Reggio
Calabria un circolo XX marzo.
Ciccio si ferma, ha capito che io non lo sto seguendo. Il mio
unico pensiero, ora, mio padre.
Pap sapeva di Rita?, insisto.
Sapeva che era una compagna delle Br che metteva a
disposizione la sua villa a Firenze, quella che aveva ereditato,
per le riunioni della direzione strategica durante il sequestro.
Era una che tirava fuori i soldi quando ne avevano bisogno,
una che ha sempre spinto per far fuori il prigioniero. Dopo
lomicidio spar dalla circolazione. Da quello che ne so io tuo

232

padre si era gi tirato fuori dallorganizzazione, era disperato


per la morte di tua madre.
Lo interrompo. Mi basta quanto ho sentito per giudicarla
colpevole. In che modo responsabile dellincidente?.
Tuo padre forse le aveva parlato dellossessione di Maria per
il memoriale. E lei, a sua volta, lo avr raccontato a qualcuno.
Questo qualcuno, posso ipotizzare, che si adoper perch il
segreto rimanesse tale.
Ammazzandola.
Non ho lo prove, Sole. Le ho cercate per trentanni .
Ciccio ti prego, andiamo a casa. Mi sento male.
Davanti al cancello mi rendo conto che non abbiamo comprato
alcun dolce. Ma anche questa volta Ciccio mi salva. Dicendo
una mezza verit.
Ci siamo fermati a Cala Rossano perch Sole non si sentiva
troppo bene. Ovviamente mio padre si preoccupa per me e

233

evita di fare domande su come abbiamo speso tutto quel


tempo.
Principessa vieni a sdraiarti sul letto, mi dice. Obbedisco.
Lui torna in cucina dove lo sta aspettando Ciccio. Chiss se gli
dir che lui sa. Chiss se gli parler di Rita. Da parte mia io
non so se credere o meno a quello che mi ha detto Ciccio. Non
riesco neanche a capire se sono arrabbiata, disgustata, nei
confronti di mio padre. possibile che la stronza sia riuscita a
far finta di niente tutto questo tempo? possibile che pap
non abbia mai sospettato nulla. Ma soprattutto che centra
Igor con tutta questa storia? Mentre guardo fuori dalla finestra
e cerco di rielaborare tutte le informazioni che ho accumulato
in questi pochi giorni, ho come una folgorazione.
In quel preciso momento entra Ciccio per avvertirmi che la
cena pronta. Lo blocco: Rita conosceva Igor?.
Chiedilo a tuo padre, lunico che pu risponderti.
Mi alzo e mi trascino in cucina. Mi gira la testa, ma faccio finta
di niente. Allora, Ciccio. Mi stavi parlando dei memoriali di

234

Moro dai quali mamma sperava di trovare informazioni su


piazza Fontana, la strategia della tensione, dico io versando
del vino nei loro bicchieri.
Noi non li chiamavamo memoriali, bens interrogatori. Perch
questo furono in realt. Sono trascrizioni che le Br fecero dopo
aver sentito e registrato il presidente. Nel documento le
Brigate Rosse fanno comunque parlare Moro in prima persona,
come narratore. Tua madre voleva intercettare queste carte.
Un brigatista, pare una donna che chiamavano Nadia, redasse
un dattiloscritto, che le Brigate Rosse dichiararono ricavato
dallinterrogatorio registrato sui nastri magnetici e dagli
appunti scritti da Moro. Dopo i documenti originali e i nastri
magnetici furono bruciati. Una versione del testo fu trovata il
1 ottobre del 1978 in un appartamento-covo delle Br di via
Montenevoso a Milano. Molti anni dopo, durante alcuni lavori
di restauro nello stesso appartamento, fu rinvenuta unaltra
versione del testo pi completa, insieme a del denaro, 40
milioni di lire ormai fuori corso. Purtroppo la distruzione dei
documenti originali, non permette di valutare le versioni
successive, nella loro aderenza o meno alle risposte date da
Aldo Moro nel corso del suo interrogatorio.

235

Pap segue attentamente quello che sta dicendo Ciccio. A


tratti annuisce. In totale ci sono quattro versioni del
memoriale, prosegue Ciccio. La terza e la quarta hanno
consistenti differenze, che si spiegano nel rapporto copiaoriginale: infatti la terza stesura un dattiloscritto che in
talune parti riassume, in altre parti riporta integralmente
oppure omette del tutto la prima della quale, o di parte della
quale, la quarta una fotocopia, lo dimostra il fatto che la
perizia calligrafica compiuta su quanto trovato nel 1990 attesta
lautenticit della grafia di Aldo Moro. Non si conosce la causa
dellesistenza della terza stesura e se fu redatta dalle Brigate
Rosse oppure dall'ufficio del Ministero dell'interno a cui
nellottobre 1978 furono consegnati dal generale Dalla Chiesa i
materiali trovati a via Montenevoso,. Materiali

che non si

sapr mai se fossero la seconda stesura o addirittura


loriginale. Sicuramente ci fu una seconda stesura destinata
alle Colonne Brigatiste, la terza stesura invece nelle sue
molteplici omissioni, e nel linguaggio questurile con cui fu
redatta, pare corrispondere assai di pi allintento di non
rendere noti i pesanti apprezzamenti che Moro fece nella
prigionia su alcuni suoi compagni di partito e di governo.
Vabb, ma in tutte queste stesure c quello che mamma

236

cercava?.
Solo in parte, risponde Ciccio. Chi non voleva che uscissero
determinati nomi e cognomi c riuscito. E pare che fossero in
molti a temere le confessioni di Moro durante il sequestro.
Igor aveva materialmente in mano quei documenti? Mamma
lo cercava per questo?, chiedo io.
Presumibilmente no. Ma sapeva dove erano conservati. A
casa di Nadia, risponde Ciccio.
Nadia la terrorista che ha trascritto i documenti della prima
stesura. stata mai identificata?, insisto.
No, risponde secco Ciccio.
La smettiamo di parlare di queste cose?, sintromette pap.
Parlate di quello che volete, io me ne vado a letto. Papi
quando avete finito mi vieni a dare il bacio della buona
notte?, dico alzandomi nervosamente da tavola.

237

Certo principessa.
Passa mezzora e pap bussa alla mia porta. arrivato il
momento della verit, mi dico. Poi penso che forse meglio
lasciare le cose come stanno. Ma le parole sono pi veloci
della prudenza. Lo gelo sulla porta.
Qual era nome di battaglia di Rita?, chiedo senza preamboli,
guardandolo negli occhi.
Nadia, risponde.
Vattene via, gli urlo, non ti voglio pi vedere. Lui apre la
porta e sparisce inghiottito da questa casa che ora mi soffoca.
Pap, come hai potuto farci questo. Come potr mai
perdonarti. Aiutami mamma, aiutami per favore. Insegnami a
ritrovare un barlume damore in questa notte di odio. S perch
io ora odio tutti. Daniele che mi ha portato i tuoi diari e mi ha
costretta verso una verit che non sono sicura di aver mai
voluto conoscere. Odio Ciccio che con immensa presunzione
piombato nella mia casa ha gettato in faccia a me e a pap
una serie di accuse gravissime. Odio pap perch non ha

238

avuto fiducia in me tenendomi fuori dalla sua vita. Odio Rita


che lha portato lontano da noi. E ce lho anche con te,
mamma. Non dovevi morire cos giovane. Non dovevi lasciarmi
sola.

239

VENTUNO
Se ne sono andati tutti e due. Pap e Ciccio hanno preso
laliscafo del mattino. Non mi hanno nemmeno svegliata. Sul
comodino qualcuno ha lasciato una busta con su scritto:
Fanne quello che ritieni giusto. Mi sembra la calligrafia di
pap. Dentro ci sono alcuni fogli scritti a mano. C n uno pi
grande, bianco, scritto con la penna blu, gli altri sembrano
essere stati strappati da un quaderno. Un quaderno che
potrebbe essere benissimo il diario di mia madre. Lultimo no.
una lettera a mio padre.

Sono

andata

via

Margutta

cercare

Luca.

Cera

uninaugurazione e pensavo che lui fosse l. Invece no. Per


ho incontrato Antonio. Appena lho visto mi sono ricordata di
una volta che si vant con Luca di conoscere molti brigadisti.
Lo so uno sbruffone, ma in questo momento va bene tutto.
Poi arrivata anche Rita. Li ho visti parlare fitto fitto. Ho
aspettato che lei se ne fosse andata e con la scusa di un
quadro sono riuscita a farmi invitare a cena. Domani.
Quello che si sono detti mamma e tale Antonio lo ha scritto lei
stessa di seguito.

240

Meglio di cos non poteva andare. Dopo cena mi ha portato a


casa sua, allEur. Ho iniziato a parlare di politica, del sequestro
del presidente Moro, delle Brigate Rosse e lui ha abboccato.
Ha detto di essere stato lui a scrivere il comunicato numero 7,
quello del lago della Duchessa. Mi ha persino raccontato di
aver fatto il simbolo utilizzando una moneta da cento lire O
meglio, lui ha copiato il comunicato. Quello che doveva essere
scritto glielo ho fatto avere Rita. Mi preso un colpo. Ma che
cosa centra Rita in questa storia? Ho evitato per di fare
domande sulla stronza per paura che cambiasse discorso. Gli
ho chiesto se sapeva chi laveva scritto. Mi ha detto che
centrava un americano che alloggiava allExcelsior. Poi senza
che io gli chiedessi nulla, ha detto che i terroristi erano caduti
nella sua trappola. Non si aspettavano di trovarsi di fronte ad
un

altro

terrorista

che

li

utilizzava

li

manipolava

psicologicamente. Erano stati ingannati e ormai non potevano


far altro che uccidere Moro.
Ho fatto notare ad Antonio che una via duscita per loro e per
il presidente cera, visto che ancora vivo. Secondo Antonio,
invece, solo questione di ore, perch il presidente ha detto
cose che non doveva dire. Io mi sono messa a fare la parte
dellavvocato del diavolo e ho rilanciato: quello che doveva

241

rivelare lha rivelato; vivo o morto Moro, i suoi segreti


comunque sarebbero venuti fuori. Antonio scoppiato a
ridere. Questo lo dici tu, ha sentenziato come se lui la sapesse
lunga. Faranno in modo che si sappia solo quello che vogliono
loro e ovviamente, ha aggiunto, non mi riferisco ai
sequestratori. Lasciandogli credere che io sapessi di Rita, ho
azzardato: Certo! Rita far in modo di tagliare nei punti
giusti. Lui ha annuito.
Poi ho lanciato un altro amo. Gli ho chiesto se molto amico
di Rita? Lui ha risposto di s, spiegandomi che lei gli ha fatto
vendere un sacco di quadri, mica come Luca, ha detto E io,
ovviamente, gi con una valanga di complimenti per quella
bravissima critica darte che ha deciso di entrare nella lotta
armata per il bene di tutti. Lei s che se ne intende di quadri,
una persona di gran cultura. E lo dimostra il fatto che proprio
a lei siano stati messi in mano quegli interrogatori cos
preziosi. Antonio continuava a far s con la testa e gonfio
dorgoglio per essere proprio lui il prediletto di quella
mecenate con il mitra in mano, abbassando la voce mi ha
rivelato che lei gli ha raccontato di cosa stava dicendo il
presidente. Ci mancato poco che svenissi quando ha
pronunciato le parole strategia della tensione e piazza

242

Fontana. Ma ho fatto finta di niente per a fargli credere che


non ci credevo. E pi facevo la scettica e pi lui entrava nel
dettaglio.
Per quanto riguarda i mandanti Moro ha detto che si collocano
fuori dellItalia, e che esistono

connivenze di organi dello

Stato e della Democrazia Cristiana. Lobiettivo di rimettere


lItalia nei binari della normalit dopo le vicende del 68 ed il
cosiddetto autunno caldo. Sulla strage di piazza Fontana il
presidente sostiene che fu opera materiale dei fascisti
assoldati dal Sid e dalla Polizia. Moro avrebbe tirato in ballo
Fanfani e Andreotti.

Racconta che uscendo dalla Camera

tempo dopo i fatti di Piazza Fontana, lamico Salvi, gli


comunic che in ambienti giudiziari di Brescia si parlava di
connivenze ed indulgenze deprecabili della Dc e accennava
allonorevole Fanfani come promotore, sia pure da lontano,
della strategia della tensione. Di Andreotti dice che colui
che pi a lungo, di chiunque altro, diresse i servizi segreti, sia
dalla Difesa, sia, poi, dalla Presidenza del Consiglio con i
liberali. Si muoveva molto agevolmente nei rapporti con i
colleghi della Cia, tanto che pot essere informato di rapporti
confidenziali fatti dagli organi italiani a quelli americani.

243

Tutto questo coincide con quanto mi ha raccontato un


compagno di Milano che sta scrivendo con il padre un libro 18.
E cio che fu unintesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra
il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della
Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in
breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana.
Dietro quellintesa la necessit di tutelare quello che
Gianfranco chiama il segreto della repubblica, cio il tentativo
di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli
americani e duramente osteggiato dallintelligence inglese i. In
pratica Saragat avrebbe rinunciato alla svolta autoritaria,
compresa l'ipotesi di scioglimento delle Camere e di ritorno al
centrismo. In cambio, le componenti democristiane legate a
Moro e a Andreotti, si adattarono a segretare le voci e le prove
sempre pi nette (avanzate dall'Arma, dal nucleo di polizia
giudiziaria dei carabinieri di Roma e da un memoriale dello
stesso Sid) sulla matrice fascista della strage, accettando
invece di mollare le briglie all'Ufficio Affari Riservati del
Ministero dell'Interno affinch, in sintonia con i copioni messi
in scena tra Milano e Roma, continuasse la rappresentazione
della colpevolezza degli anarchici, tra i quali, oltre al gruppo
18

Walter Rubini, Il segreto della Repubblica, ed. Flan 1978. Riedito da


Selene con i veri nomi degli autori: Fulvio e Gianfranco Bellini, a cura
di Paolo Cucchiarelli.

244

arrestato attorno a Valpreda, si era anche registrata la morte


traumatica del ferroviere Pinelli, trattenuto illegalmente presso
la questura di Milano.
Dovevo andare avanti e alla fine mi sono fatta coraggio
chiedendogli se sapeva dove Rita teneva tutto questo
materiale. Antonio ha tirato su le spalle per farmi capire che
non lo sapeva. Ma poi ci ha ripensato e ha tirato fuori due
posti dove presumibilmente nessuno lo avrebbe cercato: la
villa vicino Firenze o Ventotene.
Mi preso un colpo? Ventotene? Che centra Rita con la mia
isola? Poteva bastare. Con la scusa di non poter far tardi per
colpa di Sole, me ne sono andata.
Adesso devo riorganizzare le idee.
Innanzitutto devo assolutamente andare a Ventotene. Sono
gi due volte che qualcuno mi dice di andare a cercare l.
Devo sapere se Luca e Rita sono stati visti recentemente
sullisola e soprattutto devo vedere se a casa c ancora
traccia di questi documenti. Domani mattina, comunque, vado
allExcelsior per sapere il nome dellamericano che frequenta

245

Rita.
22 aprile 1978, ore 2 del mattino
Mamma nella pagina successiva annota:

Lamericano si chiama Steve Pieczenik e lavora per K.


E subito dopo.

A Ventotene Rita stata a casa mia. Me lo ha detto Verde.


Lha vista e le ha chiesto cosa ci faceva l. Lei ha risposto che
era ospite di Luca. Si fermata alcuni giorni insieme ad un
uomo di una certa et. Verde non si ricorda cognome, ma ha
detto che gli ricordava un nome russo. Con la sua proverbiale
capacit di attaccare bottone con gli sconosciuti, venuto
sapere da lui stesso che era un compositore, direttore
dorchestra e pianista e che durante la resistenza salv la vita
a Carlo Levi, correndo da Firenze a Fiesole in bicicletta per
avvertirlo dellarrivo di un rastrellamento dei tedeschi.
Questuomo, pare sia stato intimo amico di Majakowski, venne
ricevuto da Stalin in persona e fu nominato direttore del teatro
stabile de LAvana da Fidel Castro in persona. Rita non faceva

246

che tesserne le sue lodi e le sue frequentazioni con Cocteau,


Stravinskij, Picasso, Cole Porter.
Tornata a Roma ho scoperto che lamico della stronza Igor
Markevitch. Questo tizio, pare che compaia in una nota del
Sismi e i servizi segreti lo stanno cercando perch sanno che
pu essere utile per trovare i sequestratori del presidente.
Devo avvertire Luca, devo salvarlo.
Mamma cera riuscita. Aveva trovato il memoriale e aveva
capito cosa cera dietro. Di seguito trovo tutta la sua angoscia
per non essere riuscita a far capire a mio padre il pericolo che
stava correndo.

Ha detto che sono pazza. Che non ho uno straccio di prove,


che mi sto mettendo dentro a una cosa pi grande di me, che
devo lasciar perdere tutto. Mi ha chiesto se avevo detto
queste cose a qualcuno e ha continuato a sostenere
linnocenza di Rita. Era una furia. E quando ho fatto il nome di
Markevitch ha spergiurato di non conoscerlo, di non sapere
assolutamente chi fosse e di non volerlo sapere. Alla fine sono
riuscita a farmi promettere che avrebbe preteso dalla sua
amica delle spiegazioni. Poi se ne andato, sbattendo la

247

porta. Prima per mi ha dato un bacio e mi ha detto di stare


attenta. Mi ha consigliato di starmene zitta e di andare da
Sole.
Mamma cera riuscita. Aveva trovato il memoriale e aveva
capito cosa cera dietro. Ma perch questi fogli del suo diario
ce li ha pap? Se li avessi strappati Rita li avrebbe consegnati
ai suoi amici oppure li avrebbe distrutti immediatamente.
Perch conservare una prova cos compromettente? Forse ha
ragione Ciccio. L ha presi pap nel tentativo di salvare
mamma.

se

li

tenuti,

forse,

come

se

fosse

unassicurazione sulla vita.


Non so darmi una risposta, cos mi metto a leggere la lettera
indirizzata a pap, datata 15 dicembre 1978 che ho trovato
questa mattina sul comodino. della stronza.

Caro Luca, so che sei disperato e che la piccola Sole mi


detesta. Non potr mai sostituire Maria nella vostra vita, n
tanto meno nei vostri cuori. Quello che ti offro ora la
possibilit di continuare a vivere, di dimenticare quello che
stato, di ricominciare.

248

So che ho sbagliato. Sono consapevole del fatto che ti ho


coinvolto in questa follia. Ma sono innamorata di te, lo sono
sempre stata, dal momento stesso che ti ho conosciuto.
Volevo che fossi il mio uomo, volevo essere amata da te. E
quando hai deciso di entrare nella lotta armata ho creduto che
fosse anche per me. Invece no. Ma lho capito troppo tardi. Tu
pensavi veramente che avremmo potuto cambiare il mondo.
Lo volevi pi di ogni altra cosa anche a costo di rinunciare ad
avere vicino tua moglie e tua figlia. Per questo hai accettato
senza indugi di insegnare ai compagni a sparare, di pedinare il
presidente e di partecipare allagguato di via Fani. Io guidavo
la moto, ma ero terrorizzata. Se non ci fossi stato tu dietro io
non ce lavrei mai fatta. Mi sarei fatta beccare, avrei mandato
a puttane tutto il piano. Tu invece eri lucido, determinato,
convinto che quellazione avrebbe aperto la via della
rivoluzione.
Poi ti sei reso conto che eravamo finiti in una trappola. Ricordo
di una riunione a Roma: hai avuto il coraggio di ribellarti
schierandosi dalla parte del prigioniero. Avevi coraggio, Luca.
Io no. A qualsiasi obiezione trovavi sempre il modo per
mandare in crisi gli altri compagni e portarli dalla tua parte.
Alla fine avevi convinto pure me: il presidente vivo e libero

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avrebbe aiutato la nostra causa pi che da morto. Ma non


potevo fare nulla. Nessun passo indietro era previsto nel mio
ingaggio.

Dovevo

portare

termine

la

mia

parte

nelloperazione. Il presidente doveva morire e quanto aveva


rivelato dove essere accuratamente censurato. Cos stato.
Sono stata brava, mi ha detto Markevitch. E come premio sar
tenuta

fuori

da

tutta

questa

storia.

Insieme

te,

naturalmente. Ho giurato che non avrei rivelato mai a nessuno


quanto avevo visto e sapevo di quei cinquantacinque giorni,
n avrei fatto parola di cosa successe a Fani, finch sarebbe
stata tenuta nascosta la mia e la tua identit.
Spero che accetterai di venire qui a Firenze insieme a Sole.
Voglio aiutare la tua bambina ad avere uninfanzia felice. Lo
sai, mi sento in colpa. Sono stata io tirarti dentro a questo
pasticcio. E far in modo di tirarti fuori. Lo giuro.
Rita
Vorrei ucciderla. S. Vorrei vederla morta. Sono sentimenti che
non credevo di poter provare, ma in questo momento non
riesco a giustificarla, n a perdonarla. Se io non ho pi mia
madre accanto colpa sua. Se io sono dovuta crescere senza

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di lei colpa sua. Se la nostra vita stata spezzata, la colpa


la sua. Di nessun altro. Quanto a mio padre, non riesco
proprio a capire sia riuscito ad accettare un ricatto del genere.
Come ha potuto consegnare la sua vita nelle mani di una
donna senza scrupoli, che non ha esitato un attimo a togliere
di mezzo la sua rivale. Mia madre.
Non so se la denuncer. In questo momento ho solo voglia di
abbracciare mio padre che, ora ne sono sicura,

ha fatto

sparire quelle pagine dal diario di mamma, in un ultimo,


estremo tentativo di tenerla lontana dai guai.

In questo

momento voglio solo stargli vicino.


Lo chiamo sul cellulare. Squilla, per fortuna.
Prendo il traghetto delle tre. Aspettami a Formia. Torniamo
insieme a Roma. Poi decideremo cosa fare.

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