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6/10/2014 Treccani, il portale del sapere

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Pensiro
Vocabolario on line - stampa
pensiro (ant. pensire, pensiri, e pensro, pensre, pensri) s. m. [dal provenz.
pensier, der. del lat. pensare pensare].
1.
a. La facolt del pensare, cio lattivit psichica mediante la quale luomo acquista
coscienza di s e della realt che considera come esterna a s stesso; proprio delluomo, lo
differenzia dagli altri esseri viventi permettendogli di cogliere valori universali, di
costruire nuovi modelli che trascendono i limiti spazio-temporali della percezione
sensibile, di formarsi una coscienza di quello che esperimenta nella sua interiorit e nella
realt esterna: lo pensiero proprio atto de la ragione, perch le bestie non pensano, che
non lhanno (Dante); veloce, rapido come il p.; volare sulle ali del p., sognare (da sveglio),
fantasticare. Talvolta ha sign. e usi analoghi a mente: riandare col p. a qualcosa; volgere,
rivolgere il p. a qualcuno; fermare il p. su qualcosa; leggere nel p. di qualcuno; o a
intenzione, immaginazione e sim., in contrapp. alla realt materiale: non lho tradita
nemmeno col p.; lo rivedo col pensiero.
b. In psicologia, il termine indica tutta una serie di processi cognitivi e di attivit
psichiche superiori, spesso non facilmente definibili a livello descrittivo; in partic., si
distinguono un p. razionale, caratterizzato dallimpiego di procedimenti di tipo deduttivo-
induttivo, un p. intuitivo, che dovrebbe procedere in maniera non sequenziale, ma
piuttosto attraverso la riorganizzazione del campo problematico, un p. creativo, tendente
a escogitare nuove forme, nuove soluzioni, metodi nuovi, ecc. In psicopatologia, disturbi
del p., situazioni osservabili nelle malattie mentali, che possono interessare sia la
strutturazione formale del pensiero, sia il suo contenuto (sono tali le varie forme di
delirio, le ossessioni e sim.).
2.
a. Lattivit speculativa, teoretica, spec. contrapposta allazione: il p. e lazione; una
condizione politica in cui manca (o che nega, che combatte) la libert di pensiero (la
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libert di manifestazione del p. uno dei diritti fondamentali delluomo, garantito
solennemente dalla Costituzione italiana); un uomo di pensiero, un pensatore; un libro
denso, ricco di pensiero; un articolo povero di pensiero, senza vigore di pensiero.
b. Con sign. pi concr., lattivit speculativa (teoria, dottrina) propria di una determinata
et o di un movimento didee (si parla quindi di una corrente, di un orientamento, o di un
indirizzo di pensiero), oppure di un singolo pensatore, in quanto ha trovato una sua
formulazione e pu essere oggetto di studio, presentando una sua organicit e un suo
sviluppo storico: il p. degli antichi Greci; il p. filosofico di Platone; il p. del Vico; il p.
politico di Mazzini; il p. degli illuministi, dei fisiocratici; la teoria dellaccumulazione
capitalistica nel p. di Marx; e con senso pi generico: il p. di un partito su determinati
problemi; il p. della Chiesa in merito al divorzio. Di coniazione recente la locuz. p. debole,
con cui si definita una tendenza della filosofia contemporanea che, a partire dalla crisi
dei sistemi filosofici e ideologici tradizionali e dalla loro inadeguatezza rispetto alla
complessit del reale, fatte discendere dalla pretesa di attingere la verit assoluta
mediante giudiz universali (e in quanto tali forti), propone uninterpretazione della
realt programmaticamente provvisoria e aperta ad una continua rielaborazione critica.
3.
a. Ciascuno degli atti del pensare, ciascuna delle rappresentazioni che nascono nella
mente delluomo e attraverso la quale egli acquista conoscenza di fatti che avvengono
intorno a lui, ma anche di moti del suo animo, della sua volont, e sim., con sign. simile a
quello di idea (in questo senso si usa anche il plur.): Ch sempre lomo in cui pensier
rampolla Sovra pensier, da s dilunga il segno (Dante); Di pensier in pensier, di monte
in monte Mi guida Amor (Petrarca); rivolgendo in s quel che far deggia, In gran
tempesta di pensieri ondeggia (T. Tasso); era tutto assorto nei suoi p.; cercai di
raccogliere, di riordinare i miei p.; un amico che conosce i miei p. pi segreti; non
riesce ad allontanare da s quel p.; lo atterrisce il p. della morte; spaventato dal p. del
futuro.
b. Con partic. valore affettivo, rappresentazione mentale improntata di desiderio,
nostalgia, ricordo e sim.: il mio p. corre sempre a te; sei in cima ai miei p.; rivolgiamo un
p. alla memoria di nostro padre; Salve, Zacinto! allantenoree prode ... dar i carmi e
lossa E a te il pensier (Foscolo).
c. Cura, attenzione affettuosa, prova di affetto e gentilezza: avere un p., dei p., per
qualcuno; sempre pieno di pensieri per tutti; non ha mai un p. per sua madre; con sign.
pi concr., con riferimento al fatto, alloggetto e sim., in cui tale cura si estrinseca: stato
un p. gentile venire a trovarmi; ti ho portato un piccolo p.; voglia gradire questo
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modesto p.; grazie del p.; solo un p., nelloffrire un regalo di modesto valore intrinseco,
ma significativo come manifestazione di affetto, di gratitudine, e sim.
d. Stato di ansia, di agitazione, di preoccupazione: essere, stare in pensiero per qualcuno
(quando arrivi telefonami, altrimenti sto in p.); con sign. attenuato, darsi, prendersi, p.
di (o per) qualcosa, preoccuparsene: non si dia p. per il pagamento, ci metteremo
daccordo; quanto alla cattura ... non cosa da prendersene gran pensiero (Manzoni).
Con valore meno astratto, briga, affanno, cosa o situazione che motivo di
preoccupazione: non pu vivere tranquillo, ha troppi p.; ho altri p. per la testa; il figlio
gli d molti p.; beato te che non hai un p. al mondo; vivere senza pensieri,
spensieratamente.
e. Proposito, progetto: aveva in mente di andare in montagna, ma poi ha cambiato p.; il
mio primo p. stato di ricorrere a voi; avevo un mezzo p. di venirti a trovare dopo cena.
f. Opinione, parere: vorrei conoscere il tuo p. sullargomento; esprimere il proprio
pensiero.
4.
a. Pura rappresentazione mentale, considerata distinta dai mezzi (parole, segni, gesti,
ecc.) o dalle forme in cui viene espressa (e talora anche a questi contrapposta): lautore ha
reso efficacemente il suo p.; tradurre il p. in parole, in suoni; un p. interessante, che
merita di essere sviluppato; intendere, penetrare il p. di un artista, lidea che soggiace
alle sue creazioni; tradire il proprio p., svelarlo involontariamente (con altro senso, le
parole hanno tradito il mio p., lhanno fatto apparire diverso da quello che realmente );
tradire il p. dellautore, di chi, commentando o traducendo unopera, ne d
uninterpretazione diversa da quella che era nelle intenzioni dellautore.
b. Con sign. concr., frase o insieme di frasi con le quali si esprime concretamente un
contenuto mentale: mi ha scritto un p. sullalbum; meditazione, riflessione, anche al plur.,
come titolo di opere letterarie: pensieri sulla storia, sulleducazione; i p. di Leopardi, di
Pascal; i Pensieri e discorsi del Pascoli.
5. Viola del pensiero, v. viola
1
, nel sign. 1 a. Dim. pensierino (v.); spreg.
pensierccio; accr. pensierne; pegg. pensierccio.