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Tacito, la vita

Formazione e carriera politica. Incertezza di dati biografici. Si pensa che Publio (o Gaio)
Cornelio Tacito sia nato in Gallia Narbonese, tra 55 e 58 d.C. da una famiglia di rango
senatorio o equestre. Studia a Roma oratoria, nel 77 sposa la figlia di Agricola, statista e
generale, ed entra in politica con Vespasiano e Tito, giungendo ai vertici con Domiziano.
Fu questore, edile o tribuno della plebe, pretore e membro del collegio dei quindecemviri.
Subito dopo fu lontano da Roma, fino al 93 in cui muore Agricola, per il comando di una
legione e poi governo di una provincia. Fu console suffectus (seconda parte dellanno) nel
97, forse per volere di Domiziano prima dellassassinio e partecip al consilium principis
che decret ladozione di Traiano di Nerva. La carriera sotto Domiziano non ha
compromesso il suo prestigio.
Storico ed Oratore. Nel 98, finita la tirannide di Domiziano (felicitas temporum di Nerva e
Traiano), scrive lAgricola, seguita dalla Germania e poi dalle Historiae e Annales. Non
tralascia lattivit di oratore, sostenendo con Plinio il Giovane laccusa contro il proconsole
dAsia Mario Prisco. Tra il 112 e il 113 ottenne il proconsolato dAsia, riservato ai
benemeriti dallimperatore. Niente pi notizie, morto forse nel 117 d.C.

Le Opere


LAgricola

Titolo completo : De vita et moribus Iulii Agricolae ; una monografia dedicata al suocero.
Pubblicata probabilmente dopo lascesa al trono di Traiano. Tratta delle imprese di
Agricola in Britannia, nel racconto della sua giovent e degli ultimi anni. Vuol lasciare una
memoria storica che lo coinvolgeva da vicino : si ritrova in quelle esperienze durante la
tirannide. Riflette sui suoi stessi comportamenti. Lesemplarit di Agricola investe il modo
stesso di vivere e di comportarsi in momenti di Tirannide, esempio per le generazioni
future.
Impossibile identificare il genere letterario : saggio storico, encomio, laudario funebris e
pamphlet politico sono solo alcuni tentativi.
Lintento di base la laudatio funebris, talvolta biografia e a volte addirittura storia
contemporanea.

La Germania

De origine et situ Germanorum, scritto quando Traiano, succeduto a Nerva, si trovava in
Germania. La prima parte tratta degli usi e costumi Germani. La seconda parte presenta le
singole trib. Sfugge lintento dellautore, vista lunicit nel panorama etnografico.
Duplice finalit forse : informativa (far conoscere la popolazione Germana con cui Roma
era in conflitto) e politica (spiegando lindugio dellimperatore e avvisarlo del pericolo di
quella popolazione). Altri vedono invece la Germania come una digressione delle
Historiae. Altri un intento morale, ponendo la primordiale purezza dei Germani e la
corruzione di Roma. Impossibile trovare una finalit esclusiva, come si visto nellAgricola
col genere. La natura delle composizione Tacitiane complessa, impossibile trovare una
formula risolutiva.




Le opere storiche

La storia del principato dalla morte di Augusto nel 14 d.C. fino alla morte di Domiziano nel
96. Due opere, le Historiae e gli Annales, composte rispettivamente nel primo e nel
secondo decennio del II secolo. Circolarono come complesso di 30 libri in cui gli Annales
precedevano le Historiae.

Le Historiae. Giunta senza titolo, doveva essere ampia, in circa 13 libri, composti nel primo
decennio del II secolo. Doveva narrare gli avvenimenti fra limpero di Galba (69) e la morte
di Domiziano. Ci sono rimasti i primi 4 libri e parte del quinto, che vanno dal 69 al 70.
Nel capitolo 3 dellAgricola manifest lintenzione di trattare del regno di Domiziano e del
regno di Nerva e Traiano. Nelle Historiae il progetto si espande perch risale fino al 69
d.C. e si stringe perch rimanda alla vecchiaia la trattazione del regno di Nerva e Traiano.

Gli Annales. Trattano dalla morte di Augusto nel 14 d.C fino alla morte di Nerone nel 68
d.C. Come se volesse risalire alle origini stesse del principato della dinastia Flavia. Il titolo
sarebbe Ab excessu divi Augusti, doveva essere di circa 17 libri. Ce ne rimangono 4,
linizio del 5 e del 6 (dalla morte di Augusto a quella di Tiberio). I libri XI e XVI sono
lacunosi. Mancano gli eventi di Caligola e di Claudio, in parte. Il libro XVI si conclude con il
suicidio di Trsea Peto.

Il dialogus de oratoribus

Si inserisce nella tradizione del dialogo ciceroniano. Risale forse agli anni subito dopo il
100, anche se incerto. Egli riferisce di una discussione tra 4 oratori dellepoca. Materno
sostiene il primato della poesia, Apro quello delleloquenza. Segue il dibattito sulla
decadenza delloratoria che Messalla attribuisce alleducazione moderna e Materno alla
fine della Repubblica. Tacito, anche se non esprime la sua opinione, sembra pi daccordo
con Materno, pur non identificandosi totalmente in esse.


Il pensiero


Una prospettiva laica e scettica. Lanalisi di Tacito non si appoggia ad un disegno
filosofico, in una prospettiva squisitamente politica.
Tacito esclude lintervento divino. Degli avvenimenti umani sono responsabili gli uomini. La
posizione non ben definita : il suo scetticismo investe il soprannaturale, e ci rende pi
cupa la visione.

La riflessione etico politica. Guarda allimpero con gli occhi del senatore, per il quale la fine
della Repubblica fu iniqua cessione di libert per una misera pace. Non sembra nutrire
comunque rimpianti per lultima Repubblica : convinto che non esista forma politica che
possa reggere alla corruzione dei costumi. A Roma neppure la felicitas temporum di Nerva
e Traiano consente facile recupero di boni mores.

Il pessimismo tacitiano. Il suo pessimismo radicale gli imped di narrare il principato di
Traiano come epica felice. NellAgricola investe il passato, nelle Historiae appare totale e
negli Annales afferma lirrazionalit della storia. Influenzato da Tucidide, per lui la storia
smania di dominare. Influenzato dalle correnti patetiche e tragiche, vedeva ovunque foschi
quadri di perdizione. Tacito condizionato dalla sua esperienza segnata dalla tirannide di
Domiziano.

Patologia del potere e sensi di colpa. Tacito lo storico dei meccanismi di potere e delle
sue patologie. Menzogne ed intrighi sono connaturati al comportamenti dei principi, tanto
che Tacito pensa siano legati alla natura stessa del principato. La distinzione tra morale e
politica non risparmia neppure il senato, vittima della corruzione. Forse fu proprio un senso
di colpa, condiviso con il senato, ad indurlo a scrutare a fondo la storia.


Il metodo storiografico


Tra obiettivit e parzialit. Sembrerebbero smentibili le dichiarazioni di imparzialit delle
opere storiche. Promette una narrazione sine ira et studio (senza rancore n favore),
perch erano avvenimenti lontani nel tempo. In realt la distanza temporale non ha
facilitato lobiettivit del giudizio. La parzialit non mette in dubbio per la sincerit della
ricerca. Si tratta di trovare i motivi della deformazione per chiarire il punto di vista da cui
dipende il giudizio dello storico.

Il metodo pragmatico. La sua opera rientra nella storiografia pragmatica. Inventato da
Tucidide, consistenza nel mirare alla conoscenza obiettiva degli eventi, ricostruendo le
cause. Tacito era, sul modello di Tucidide, pi interessato agli eventi politici, con scarsa
attenzione per i dettagli militari. Il risultato unindagine razionale e disincantata, che ci
offre un quadro attendibile in una cornice artistica originale.

Il punto di vista senatorio. Il suo punto di vista quello del Senato, avverso al principato.
Per Tacito, non potendo tornare alla Repubblica, la libertas la libert del senato : facolt
di esercitare una libera espressione, alle dipendenze del principe e nel non rischiare
quotidianamente la vita come sotto Nerone e Domiziano. Tuttavia questa visione sfocia
nellanalisi della patologia del potere.

Il moralismo. Sebbene Tucidide fosse il modello degli storici latini, questi si concentrarono
soprattutto sui personaggi piuttosto che sui moventi politici. Le spiegazioni sono etiche e
morali, non politiche. La visione moralistica trova il terreno pi fertile nellAgricola, dedicato
ad uno dei clari viri. Il suo moralismo si estende anche ai comportamenti di massa, spesso
analizzati secondo la dinamica purezza-corruzione. Le virt opposte al vizio.

La componente drammatica e psicologica. Di impronta ellenistica la concezione della
storia come spazio drammatico, nel quale si svolge la tragedia del potere, protagonisti il
Bene e il Male. Lo scenario artistico si arricchisce di ritratti psicologici che, anche se non
sono rilevanti dal punto di vista storico, giovano alla ricostruzione e alla valutazione dei
personaggi. Tacito tende a trasformare caratteri di singoli imperatori in segni generali dei
tempi. Non ha fatto, tuttavia, vittime illustri, fatta eccezione forse per Tiberio, visto come
uno dei mostri della dinastia Giulio-Claudia. Esaspera i caratteri, ma questo non esclude
che il nucleo storico di fondo sia genuino e autentico.

La storicit reale. Questi elementi potrebbero far pensare ad una limitata attendibilit dello
storico Tacito, dal momento che lintento artistico prevale ed offusca quello storico, tuttavia
si potrebbe concludere paradossalmente che la tendenziosit della sua storia non ne
pregiudichi lattendibilit generale.

Luso delle fonti. Sebbene egli attinga dagli atti ufficiali del senato e a notizie circolanti per
tradizione orale, ha utilizzato soprattutto gli autori del I secolo : Plinio il Vecchio, le
memorie di Agrippina, madre di Nerone, e del generale Corbulone.


Lingua e Stile


Nelle monografie (Agricola e Germania), che sono le prime opere di Tacito, c' uno stile
non ancora stabile ed omogeneo, soggetto all'influsso di Sallustio nelle parti storiche, di
Livio nelle parti pi narrative e nei discorsi dei personaggi, di Cicerone nei proemi e nella
solennit dei finali.
Egli inizi a scrivere dopo i 40 anni e, pur avendo ricevuto una perfetta formazione
oratoria, si scusa di esprimersi incondita ac rudi voce (con uno stile rozzo e poco curato),
come per avvertire il lettore dei conflitti stilistici presenti nella sua opera.
Le ellissi (soprattutto del verbo sum, omissioni), le frasi nominali sono alcuni aspetti della
sua disarmonia. Soprattutto nelle Historiae, Tacito risente dei procedimenti Sallustiani :
la variatio (il cambio di costrutto), l'inconcinnitas (contrario di concinnitas, quindi
significante asimmetria), incrinano l'equilibrio del periodo del periodare classico e
la brevitas ottenuta grazie alle ellissi, alle frasi nominali, all'asindeto (coordinazione senza
congiunzione) conferisce alla prosa un andamento essenziale e mai scontato. Rispetto
alle Historiae, gli Annales intensificano queste caratteristiche. Le figure retoriche di
significato e di ordine (anafore, chiasmi o altre figure di significato) hanno il sopravvenro
sulle figure di suono (onomatopea, allitterazioni) e, in ogni caso, Tacito utilizza il suo
apparato retorico in modo che non mai fine a se stesso ma funzionale a sottolineare i
momenti salienti della narrazione.


























Plinio il Giovane ci ha lasciato un fortunato epistolario dal quale emerge un vivace affresco
della societ romana tra I e II secolo d.C.
E una figura di intellettuale benestante e mondano, integrato nella vita politica del tempo.

Plinio il Giovane, la vita

Gaio Cecilio Secondo nasce a Como nel 61-62 d.C. Alla morte del padre viene adottato
dallo zio materno Plinio e assume il suo nome. A Roma studia retorica sotto Quintiliano e
di un retore greco di indirizzo asiano. Comincia presto la carriera forense, e il cursus
honorum : questore, tribuno della plebe, pretore e nel 98 quasi ministro del tesoro. Nel 100
sostiene, insieme a Tacito, laccusa contro Mario Prisco, proconsole dAsia e verso la fine
dellanno divenne consul suffectus. Il passaggio da Domiziano a Nerva e Traiano
indolore alla sua carriera. Nel 111 Traiano lo nomina suo legato in Bitinia. Mor poco dopo,
probabilmente nel 113.


Le Opere

Autore di numerose opere poetiche e orazioni, non ci resta molto della produzione
letteraria, a parte un ricco epistolario e un panegirico, rivolto allimperatore Traiano.
Le Epistulae sono divise in 10 libri : i primi nove con opere tra il 97 e il 108, e pubblicate da
Plinio, mentre il decimo con lettere private ed ufficiali di Plinio e Traiano con le sue
risposte. E probabile che il decimo, appartenente a quando era governatore in Bitinia, fu
pubblicato postumo.
Il Panegyricus una versione ampliata del discorso di ringraziamento a Traiano che tenne
in senato quando fu nominato console.

Lepistolario : struttura e temi

Lordinamento : un epistolario destinato alla pubblicazione. Nella lettera proemiale a
Setticio Claro, Plinio afferma di non aver seguito un criterio di ordinamento o una
cronologia. Le lettere si susseguono in un ordine casuale. Probabilmente lordinamento
segue un criterio di alternanza di argomenti, in modo di evitare di annoiare il lettore. Ogni
lettera tratta un tema con grande cura alleleganza letteraria : questa la differenza tra
lepistolario di Plinio, organizzato per la pubblicazione, e quello di Cicerone, in cui lautore
trattava degli argomenti pi vari.

Vita pubblica e privata : una cronaca a tutto campo. Le lettere di Plinio sono brevi saggi di
cronaca su vita mondana, intellettuale e civile. Lautore intrattiene spesso gli interlocutori
sulle proprie attivit e i periodi di riposo e le sue preoccupazioni di proprietario terriero. Il
tema della Natura, la campagna, sono amati da Plinio : dipinse paesaggi con toni di
maniera, descrivendoli soprattutto come panorama goduto dalle finestre delle ville (alcune
rappresentazioni, come le fonti del Clitumno e leruzione del Vesuvio, dove mor suo zio,
sono di indubbia efficacia e sono celebri).
Registra molti avvenimenti contemporanei, dai pi importanti ai pettegolezzi.

Personaggi e destinatari. Lepistolario prezioso anche per le informazioni su personaggi
di spicco e interessi dei contemporanei.
I destinatari a cui Plinio si rivolge, con estrema cerimoniosit, quasi stucchevole, sono
spesso le massime figure del tempo, dallimperatore Traiano a Tacito (tanto che nel circo
viene scambiato per il suo amico storico), a Svetonio (che esorta a pubblicare il De virus
illustribus). Non mancano mai gli elogi per nessuno : raro che non trovi una frase gentile
che metta in evidenza i tratti positivi dei suoi destinatari.

Modello ciceroniano e accenni di manierismo. Lo stile dellepistolario ricerca grazia ed
eleganza, ottenute dallautocontrollo : ama antitesi, senza farne uso eccessivo. Si rif a
Cicerone, da cui prende il limpido fraseggio, architettura armonia del periodo, ricorrenti
schemi ritmici, anche se i periodi sono pi brevi (Plinio non ama gli eccessi, dichiara a
Svetonio di non apprezzare la sua brevitas).
Qualche manierismo : predilezione per asindeti e anafore, evita le ripetizioni con cura e nel
suo dire che lordine spontaneo.

Plinio e Traiano

I rapporti personali fra Plinio e Traiano. Plinio fa mostra di avere un rapporto aperto con
Traiano, ma le lettere scambiate quando fu console in Bitinia, conservate nel libro X delle
Epistulae, rivelano una realt diversa. Si comporta come un funzionario scrupoloso e leale
ed indeciso. Informa Traiano per ogni problema, aspettando direttive, e trapela un senso di
fastidio nelle risposte ai continui quesiti.

Traiano e il cristianesimo. Uno dei temi pi significativi del carteggio la questione dei
cristiani. Rimasta famosa la sobria tolleranza assunta da Traiano : in mancanza di
legislazione in materia, Traiano dice a Plinio di non procedere se non in caso di denunce
non anonime, e di sospendere il processo se limputato testimonia di non essere cristiano
o di non esserlo pi.
Traiano non punisce i reati contro la religione, liberandosi delle responsabilit nei confronti
dei delatori e dellopinione pubblica.

Il Panegyricus

Alle origini di un genere. Differente tono rispetto alle lettere verso Traiano in questo testo
ufficiale. Titolo forse non originale : panegyricus, che indicava i discorsi tenuti dalle
solennit panelleniche, nel I secolo d.C. comincia ad indicare encomio del monarca.
Il testo, pervenuto come il primo di una serie di panegirici per altri imperatori, diventa
linaugurazione di un genere. Risulta essere una rielaborazione ampliata del discorso
pronunciato in senato.

Dal ringraziamento allelogio. Consiste in un discorso di ringraziamento in occasione del
suo diventar console. Si trasforma presto in un encomio di Traiano, che raccomandava la
nomina dei magistrati in Senato. Esalta le virt delloptimus princeps Traiano che ha
reintrodotto la libert di pensiero e parola e auspica, dopo la tirannide di Domiziano, un
periodo di rinnovata collaborazione tra senato ed imperatore.

Un modello di comportamento per il princeps. Delinea anche un modello per i principi futuri
: fondato sulla continuazione della concordia tra imperatore e ceto aristocratico, e
sullintesa politica fra aristocratici e ceto equestre, parte dellamministrazione e burocrazia.

Il manifesto dellaristocrazia senatoria. E quindi il manifesto politico dellaristocrazia
senatoria che auspicava alla concordia con limperatore e lintesa con i cavalieri. Tuttavia
al tempo di Traiano era impensabile immaginare uneffettiva attivit politica senatoria.
Plinio idealizza il ruolo del vecchio ceto aristocratico cos come la figura dellimperatore,
perci lopera risulta priva di reale contenuto politico.

Loratore e il potere : Plinio e Cicerone. Nonostante lottimismo dellopera, traspare la
preoccupazione che principi malvagi possano salire al potere e il senato possa tornare a
soffrire come sotto Domiziano. Plinio sembra rivendicare una funzione pedagogica nei
confronti del principe : attraverso elogi vuol esercitare il controllo sullimperatore. In ci
stata sottolineata unaffinit con lorazione ciceroniana Pro Marcello, in cui Cicerone
accenna alla proposta fatta a Cesare di riforme politiche nel rispetto della Repubblica.


Fedro


La Favola

La Favola ci introduce nel mezzo della problematica sociale : in essa, infatti, trova voce il
mondo dei diseredati e degli emarginati, osservato dal punto di vista dei ceti subalterni che
non nutrono neppure la speranza di potersi un giorno emancipare o migliorare la propria
situazione.
La Favola una denuncia amara che non presenta mai un progetto di cambiamento. Per
la favola non si pu parlare di realismo, perch i suoi personaggi non appartengono alla
realt : il suo mondo popolato, per lo pi, da animali che parlano e ragionano, ognuno
espressione di una qualit morale e senza approfondimento psicologico. Fedro il
fondatore della favola latina, prima di lui la favola esisteva come digressione in altri generi
letterari. Solo con Fedro la favola acquista una dimensione autonoma. L'idea di rendere in
poesia le favole di Esopo era gi stata tentata, secondo Platone, da Socrate. Tuttavia
l'iniziativa di comporre una raccolta organica di favole poetiche appartiene a Fedro che
consegna alla letteratura latina un nuovo genere.
L'originalit di Fedro si riscontra anche al livello dei contenuti, quando la favola denuncia il
disagio e le amarezze di chi costretto a vivere in una condizione subalterna, in una
societ dominata dai pi forti.

La Vita e l'Opera di Fedro

Dalla sua stessa opera apprendiamo che era di origine Tracia che giunse a Roma come
schiavo, da giovane, e poi fu affrancato e divenne liberto di Augusto. La sua vita da
collocare tra il 20 e il 50 d.C. Durante l'impero di Tiberio si dedic alla scrittura di favole
Esopiche, in versi, a causa delle quali cadde in disgrazia presso il potente prefetto del
pretorio Seiano, che gli intent un falso processo, perci egli cerc la protezione di ricchi
liberti a cui sono dedicati gli ultimi tre libri di favole. Sotto il suo nome ci sono stati
tramandati 5 libri per un totale di 93 Fabulae, in senari giambici. La dimensione ridotta dei
libri II e V ci fanno pensare che una parte di essa sia andata perduta, tuttavia in un
manoscritto dell'umanista Niccol Perotti, ci sono giunte un'altra trentina di favole note
come Appendix Perottina.

Il Genere Esopico

Fra tutti i tipi di favole che circolavano nell'antichit, Fedro coltiv il genere Esopico, cio
un racconto di fantasia in cui i protagonisti, per lo pi animali (ma possono essere anche
uomini, dei, oggetti, personificazioni), sono allegorie del mondo umano, cio indicano
qualcosa di diverso da ci che rappresentano letteralmente : per esempio il lupo non un
vero lupo ma l'allegoria dell'uomo prepotente.
Il racconto contiene una azione sostenuta da un paio di personaggi, preceduta o seguita
da un altro enunciato non narrativo che fornisce la chiave per interpretare la vicenda (cio
la Morale).
La lingua e lo stile sono al servizio della morale, il ritmo narrativo accelerato dalla
brevitas, a cui tutte le componenti concorrono : i nomi degli animali sono sigle del carattere
che ciascuno impersona ; l'uso degli astratti invece dei concreti ; la morale stessa che a
volte tanto rapida che si avvicina al proverbio. L'interpretazione della favola non mai
lasciata al lettore ma formulata in modo esplicito dall'autore nell'enunciato che pu
precedere (Promitio) o pu seguirla (Epimitio).
Fedro us il senario giambico perch era usato in generi popolari come la commedia o il
mimo, ed aveva un andamento ritmico vicino alla prosa.


Quintiliano


L'opera pi importante l'Institutio Oratoria in 12 libri ; sono andate perdute le orazioni e
anche il trattato De causis corruptae eloquentiae dove, a differenza di altri, Quintiliano
indicava come causa della decadenza dell'oratoria i cambiamenti nella scuola :
l'abbandono dei modelli del passato, il diffondersi del gusto per le declamazioni, cio delle
conferenze pubbliche fatte solo per dimostrare la propria abilit oratoria. Invece, altri
autori, come ad esempio Seneca padre, individuavano le cause della decadenza
dell'oratoria nelle mutate condizioni politiche e nella crisi morale. L'Institutio oratoria un
vasto trattato in 12 libri che tratta della formazione del futuro oratore e dell'uomo di cultura.
Come Cicerone egli pensa che la retorica serva non solo al conseguimento dell'eloquenza
ma anche alla formazione globale dell'uomo. il completamento di una linea che parte da
Catone, continua con Cicerone e approda in lui. Catone, infatti, nel definire l'oratore aveva
messo in luce il fatto che le qualit tecniche non dovevano essere disgiunte dalla dirittura
morale e, infatti, aveva definito l'oratore "vir bonus dicendi peritus". Questa formula era
stata ripresa da Cicerone che vedeva la funzione dell'oratore nella comunit come
ornamentum civitatis (gioiello della civilt). In questo senso l'oratore che mira a formare
l'Institutio Oratoria un vere civilis vir (uomo veramente integrato ed utile alla comunit),
ossia colui che mette la sua abilit tecnica al servizio dei concittadini, consigliandoli nel
prendere decisioni utili nell'interesse di tutti.
Il ritorno a Cicerone un cardine nel progetto di Quintiliano poich in lui si ritrovano
l'esigenza di ordine e disciplina di stile da un lato, che si coniuga con la richiesta di ordine
e disciplina voluti dalla restaurazione della dinastia dei Flavi. Per Quintiliano lo stile
ordinato un'abitudine al pensiero ordinato e va acquisito sin dalla prima et. Egli infatti
mira a formare il futuro oratore sin da quando piccolissimo e da qui deriva la sua
preoccupazione pedagogica. un pedagogista ante litteram. Molte sue osservazioni sul
modo di insegnare ai bambini e sul loro modo di apprendere, mostrano un'acuta sensibilit
psicologica e un'attenzione ad un'et che, di solito, veniva spinta a Roma
all'apprendimento ricorrendo solo a punizioni corporali (I Libro).
Naturalmente la parte pi corposa dell'opera riservata ai problemi della formazione
retorica : egli riprende i maggiori maestri di retorica da Aristotele a Cicerone, sia greci che
romani, coniugando l'aridit della precettistica con una sensibilit pratica verso le
situazioni concrete che tipicamente romana. Questa propensione alla concretezza lo
differenzia da Cicerone che aveva valorizzato la pratica filosofica nella formazione
dell'oratore. Invece, lui, poco interessato alla filosofia. Mentre interessato all'apporto
della letteratura che insegna a riprodurre i grandi modelli stilistici. Infatti, nel decimo libro,
c' una lunga rassegna di autori sia greci che latini e la sua valutazione non di natura
artistica ma obbedisce ad un criterio scolastico e moralistico. Cio, se ciascun autore pu
essere utile nella formazione retorica, se il loro stile consigliabile all'imitazione degli
allievi e se, da un punto di vista morale, sia opportuno fallo leggere ai giovinetti. Per
questo motivo l'opera di Quintiliano fu molto letta nel tardo impero, nel Medioevo e
riscoperto nell'Umanesimo influenz la concezione pedagogica del rinascimento. Nell'et
arcaica e nel primo periodo della repubblica, fino al secondo secolo avanti cristo in un
clima di egemonia culturale e politica della nobilitas senatoria, la classe dirigente romana
guardava alla retorica in modo duplice : da un lato ne riconosceva l'utilit, dall'altro lato la
vedeva come uno strumento pericoloso. Quindi si cerc allora di controllare
l'insegnamento della retorica e di disattivare il suo potenziale dirompente associandola alla
formazione della giovent. Il giovane veniva affidato alle cure di un parente o di un amico
di famiglia, autorevole e che avesse anche doti oratorie : in questo modo l'apprendistato
retorico diventava un momento di trasmissione di valori civili. Il giovane imparava
seguendo la propria guida nei tribunali, in senato e l'uso della parola veniva legato ai valori
della citt.
Fino a quando i valori della nobilitas senatoria coincidevano con i valori della citt, la
continuit fra le generazioni fu garantita attraverso una educazione che era sia retorica
che civile. Invece nel nuovo regime imperiale le grandi decisioni non si prendevano pi in
senato e i senatori erano succubi della volont del principe. Gi sotto Augusto l'oratore a
diventa prerogativa del principe, di conseguenza mut anche la forma del discorso. Il
principe non aveva bisogno di persuadere nessuno ma si limitava a fare conoscere la
propria volont e ad auto celebrarsi, quindi i mutamenti politici portarono alla scomparsa
dell'oratoria politica e anche al cambiamento dell'oratoria giudiziaria. Si diffuse,
invece,molto un tipo di oratoria politicamente vuota ed innocua, cio quella delle
declamazioni pubbliche, che servivano solo a mettere in luce l'abilit dei conferenzieri. In
una situazione di questo genere risulta rilevante il tentativo di Quintiliano di riportare la
retorica al suo antico prestigio e alla sua antica funzione, cio "asse portante per la
formazione culturale e la trasmissione dei valori". Questo tentativo fu avviato sotto i Flavi,
e in particolare sotto Vespasiano, che dopo il disordine Neroniano voleva riportare in ogni
campo una moralit legata ai valori romani e italici in contrapposizione all'indirizzo
ellenizzante, e orientaleggiante impresso da Nerone alla cultura. Valutata per la funzione
che ebbe nella Restaurazione dei Flavi, l'opera di Quintiliano uno strumento importante
per l'educazione dei cittadini dell'impero e per la formazione di una nuova figura, cio il
funzionario di Stato.


Persio

Le Satire di Persio

Persio scrisse poco e lentamente. Il filosofo Cornuto affid alle cure del poeta Cesio Basso
dopo qualche ritocco, le sei satire da lui scritte perch provvedesse alla pubblicazione
dopo la sua morte. I contenuti delle sei Satire per un totale di 650 esametri precedute da
un Carme programmatico di 14 Coliambi, sono i seguenti : la prima rivolta ai poeti del
tempo che non hanno nulla da dire e mirano solo a facili consensi. La seconda tratta della
preghiera e del sentimento religioso che devono essere puri e non limitarsi alla semplice
richiesta di aiuto da parte della divinit. La terza colpisce la cattiva educazione che alleva
giovani schiavi delle passioni che vivono tra ignoranza e bagordi. La quarta illustra il
precetto delfico "Conosci te stesso", mettendo in scena un dialogo tra Socrate e Alcibiade,
nella cui figura si pu scorgere un riferimento a Nerone. La quinta si apre con
ringraziamenti al filosofo Cornuto per poi illustrare il tema della libert intesa stoicamente
come controllo delle passioni. La sesta rivolta a Cesio Basso, verte sull'uso delle ricchezze
in cui Orazianamente bisogna mantenere il giusto mezzo.
Lingua e Stile
Nella quinta satira persio propone un impasto di parole comuni e costrutti energici, per
sferzare il vizio. In realt l'audacia dei costrutti va talmente oltre che ci si chiede se si di
fronte ad una oscurit gratuita o finalizzata ad un effetto d'arte. Antonio La Penna dice che
generalmente la sua oscurit non gratuita tuttavia egli non ha fatto abbastanza per
evitarla, a causa del compito aristocratico che egli assegnava alla filosofia e all'arte.
Tuttavia la fortuna di questo giovane poeta scomodo e provocatore nei concetti e aspro
nello stile dimostra che aveva saputo cogliere e interpretare aspetti effettivi del disagio del
suo tempo. Verso Seneca manifest sempre una certa freddezza perch a lui che era cos
intransigente il filosofo sembrava l'uomo del compromesso. Fu apprezzato dai
contemporanei nonostante l'oscurit dei suoi testi, amato dagli autori cristiani e medievali
per la sua intransigenza morale e ridimensionato dalla critica moderna. Persio un autore
la cui poesia si nutre del disgusto per la triste situazione morale del suo tempo, ma a
questa penosa realt egli non seppe opporre che il rimedio della filosofia stoica come
unica guida verso la saggezza, introversione e riservatezza sono i tratti caratteristici di
Persio che denunci il vizio con aggressivit ma non riusc a superare il livello preliminare
della denuncia.