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ELEMENTI DI ANTROPOLOGIA CULTURALE di U.Fabietti

I GENESI E STRUTTURA DELLANTROPOLOGIA CULTURALE

Natura e origini dellantropologia Antropologia significa studio del genere umano. Il termine culturale
indica lo studio del genere umano dal punto di vista culturale ovvero delle idee e dei comportamenti espressi
dagli esseri umani in tempi e luoghi distanti tra loro.
Le radici dellantropologia risalgono allumanesimo europeo, al 400 e ai dibattiti che fecero seguito alla
scoperta del Nuovo Mondo e dei suoi abitanti. Con la scoperta e poi la conquista dellAmerica, lespansione,
lintensificarsi dei contatti con genti dai costumi cos diversi, gli europei cominciarono a interrogarsi circa la
natura di queste popolazioni definite selvagge e barbare.
Con lespansione coloniale e i traffici commerciali, con la conquista e lopera missionaria, i contatti degli
europei con gli altri popoli si intensificarono in maniera impressionante e di conseguenza crebbero le
descrizioni dei costumi e delle istituzioni sociali dei popoli lontani.
Prevalentemente gli antropologi si sono occupati dello studio dei popoli loro contemporanei ma
geograficamente lontani. Lo studio delle istituzioni sociali e politiche, dei culti, delle credenze religiose, delle
tecniche di costruzione dei manufatti, dellarte dei popoli lontani e diversi da quelli europei o dorigine
europea.
Oggi gli antropologi non studiano pi solo le popolazioni delle savane africane, delle isole della
Polinesia..studiano tanto le popolazioni urbane dei paesi extra-europei quanto della stessa Europa, le comunit
di villaggio indiane, i supermercati, le sette, le imprese, gli ospedali, la prostituzione, i conflitti.. Ma allorigine
della pratica antropologica vi sempre un contatto diretto con le popolazioni di cui si parla.
Fare antropologia significa voler affrontare lincontro con esseri umani con costumi diversi dai propri,
coniugando le conoscenze teoriche della disciplina con la personale esperienza di osservazione, riflessione e
ricerca.
Ma questo tentativo di conoscere e comprendere la diversit dei costumi non solo una tradizione europea. Non
solo esisterebbero tante antropologie ma la nostra antropologia sarebbe solo un caso fra molti di come gli esseri
umani pensano se stessi e gli altri. Lantropologia culturale un sapere che opera criticamente su se stesso,
sulle proprie categorie, nozioni, metodi nonch sui risvolti etico-politici che accompagnano la sua stessa
pratica.

Oggetto e metodo dellantropologia culturale
Cultura= complesso di idee, di simboli, di azioni e disposizioni storicamente tramandati, acquisiti, selezionati e
largamente condivisi da un certo numero di individui, mediante i quali questi ultimi si accostano al mondo in
senso pratico e intellettuale

Oggetto privilegiato dellantropologia sono soprattutto le differenze che intercorrono tra le idee e i
comportamenti in vigore presso le varie comunit umane. Ci che gli antropologi chiamano culture sono modi
diversi in cui i gruppi umani che condividono certe idee e certi comportamenti affrontano il mondo:
interpretandolo, conoscendolo, immaginandolo, adattandosi ad esso, trasformandolo.
Gli antropologi hanno messo in rilievo alcune caratteristiche della cultura che riguardano il modo in cui essa
organizzata, la sua natura e le sue capacit di adattamento e di trasformazione.
- Cultura come complesso di modelli: in quanto complesso di idee, di simboli, di azioni e disposizioni la
cultura presenta forme interne di organizzazione che coincide con i modelli culturali che orientano le
attitudini pratiche e intellettuali di coloro che li condividono. Si tratta di insiemi di idee e di simboli che
gli servono da guida per il comportamento e per il pensiero. Questi modelli possono essere qualificati
come modelli per (modelli guida al diverso modo di agire e di pensare in contesti culturali diversi) o
come modelli di (modelli attraverso cui pensiamo qualcosa, lo rendiamo coerente con altre cose e poi lo
consideriamo un modello di come sono o dovrebbero essere le cose).
- Cultura operativa: grazie ai modelli culturali di cui dispongono gli esseri umani si accostano al mondo
in senso pratico e intellettuale. Qualunque atto o comportamento umano finalizzato a uno scopo tanto
materiale che intellettuale guidato dalla cultura. Essa operativa in quanto mette luomo nella
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condizione di agire in relazione ai propri obiettivi adattandosi sia allambiente naturale sia a quello
sociale e culturale che lo circonda.
- Cultura selettiva: la cultura un insieme di modelli tramandati, acquisiti ma anche selezionati. Le
generazioni successive ereditano modelli delle generazioni precedenti e ne acquisiscono di nuovi o in
base alla propria esperienza o per linfluenza di modelli di altre culture, in ogni processo agisce un
principio di selezione . Tramite i processi selettivi le culture rivelano il loro carattere di sistemi aperti o
chiusi. Esistono sempre processi selettivi che possono mostrarsi utili o dannosi e quindi essere inclusi o
esclusi.
- Cultura dinamica: tutte le culture sono prodotti storici, cio il risultato di incontri, cessioni, prestiti e
selezioni. Si trasformano tanto secondo logiche proprie quanto in relazione a elementi di provenienza
esterna.
- Cultura differenziata e stratificata: anche allinterno di una singola cultura esistono tanti modi diversi di
percepire il mondo, di rapportarsi agli altri, di esprimersi. Tali differenze di comportamento non
dipendono solo dalle circostanze del momento, spesso i modelli culturali sono diversi a seconda del
grado di istruzione, spesso sono gli interessi, la cultura dei soggetti socialmente pi forti a prevalere.
- Cultura creativa e comunicazione: i modelli devono essere riconosciuti come facenti parte di un sistema
di segni condiviso. Tutte le lingue sono in grado di produrre informazioni relative a eventi, qualit,
luoghi del presente passato e futuro, vicini e lontani, reali o immaginari (universalit semantica). Si
chiama produttivit infinita del linguaggio umano quella che consiste nel fatto che data una
proposizione nulla ci dice su che cosa potr seguire ad essa.
- Cultura olistica: cio complessa e integrata, formata da elementi che stanno in un rapporto di
interdipendenza reciproca.
- Cultura e confini: le culture non hanno confini netti, identificabili con sicurezza. Hanno dei nuclei forti
(comportamenti, simboli, idee) che le distinguono ma che al tempo stesso le assimilano ad altre.
Gli antropologi studiano di solito determinati aspetti di una cultura , per far questo non si concentrano solo
sullaspetto da loro prescelto, sono costretti a considerare un fenomeno in relazione a tutti gli altri.
Le teorie elaborate dagli antropologi trovano un senso compiuto solo in stretto collegamento con la pratica
della ricerca antropologica. Il principale compito dellantropologo sul campo quello di raccogliere dati utili
alla conoscenza della cultura che vuole studiare. Questo compito si traduce in parte nella raccolta di storie e di
miti relativi alla comunit in questione, nella registrazione di aneddoti, proverbi. Altri dati provengono dalla
raccolta di informazioni precise e dettagliate sui riti, matrimoni, credenze. Gran parte dei dati sono frutto
dellosservazione e dellascolto, lantropologo vive in mezzo alle persone, mangia il loro stesso cibo, dorme
nelle loro case, in grado di catturare gesti, sguardi, emozioni, e spesso idee e opinioni che non verrebbero
altrimenti esplicitati.
La ricerca antropologica si avvale del metodo dellintervista, della compilazione di tabelle e questionari, di
registrazioni audiovisive. Una ricerca etnografica comporta che lantropologo viva a stretto contatto con i
soggetti della sua ricerca, condivida il pi possibile il loro stile di vita, comunichi nella loro lingua o in una
lingua conosciuta da entrambi, e che prenda parte alle loro attivit quotidiane. Questa condivisione di
esperienze stato chiamato dagli antropologi osservazione partecipante. Lantropologo entra pian piano nel
mondo dei propri ospiti, comincia a vedere il mondo dal loro punto di vista, a capire come i suoi ospiti vedono
se stessi nel proprio mondo.
Lesperienza della ricerca sul campo fatta proprio di questi continui vai e vieni tra due mondi, quello che
lantropologo studia e quello dal quale lantropologo proviene. Losservazione partecipante qualcosa che
consente di considerare con un certo distacco lesperienza condivisa dallantropologo con gli appartenenti a una
cultura diversa dalla sua.
Letnografia parte costitutiva e organica dellantropologia: non solo perch offre alla teoria materia di
riflessione, ma anche perch da forma allo stesso stile di ragionamento dellantropologia. Lantropologia un
sapere che sta sulla frontiera. Sta cio sulla linea di incontro fra tradizioni intellettuali e modi di pensare tra
culture diverse. Il compito dellantropologo quello allora di gettare un ponte tra queste culture.

Gli assunti fondamentali del ragionamento antropologico In base alla prospettiva olistica il ricercatore
obbligato considerare ogni aspetto della cultura in relazione ad altri aspetti di questultima. La ricostruzione del
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contesto consente di far emergere le varie sfaccettature e i differenti significati che un dato fenomeno pu
assumere se osservato da punti di vista differenti.Il contesto dellanalisi culturale deve essere sempre definito in
relazione ai soggetti di cui si vuole esporre i punti di vista. La prospettiva contestuale consente anche di
collegarsi ad altri contesti e ad altri fenomeni in una catena di interconnessioni allinterno di una sola cultura o
tra culture diverse.
Fin dalle origini lantropologia si presentata come un sapere universalista nel senso che considera tutte le
forme di produzione culturale e di vita associata come degne di attenzione e utili alla conoscenza del genere
umano nel suo complesso.
Luniversalismo antropologico si oppone alle tendenze etnocentriche che si manifestano in tutte le culture.
Letnocentrismo, cio la tendenza istintiva e irrazionale che consiste nel ritenere i propri comportamenti e i
propri valori migliori di quelli degli altri, un dato che accomuna senza distinzione tutti i popoli della terra.
(anti-etnocentrismo=universalismo)
Ai suoi esordi lantropologia si prefiggeva di giungere alla scoperta delle leggi che segnano la trasformazione
della cultura tramite il confronto di fenomeni diversi per ricavare delle costanti. Nel XX secolo sono emersi due
principali stili comparativi:
- il primo si esercita su societ e culture che sono storicamente interrelate o geograficamente vicine
(precisione descrittiva, limite:non consente grandi generalizzazioni)
- il secondo prende in considerazione societ prive di legami storici reciproci (offre ampie e sintetiche
visioni dei fenomeni, limite: mancanza di precisioni analitiche)
Gli antropologi spesso devono prestare attenzione particolare al modo di esprimersi di coloro che di tali
comunit fanno parte. Lantropologo deve praticare una cultura dellascolto. Per comunicare bisogna trovare
qualche punto di riferimento condiviso. La ricerca di questultimo non si scontra solo con il problema delle
diversit linguistiche. Fare antropologia vuol dire dedicarsi a un lavoro di traduzione, di tipo concettuale.
Lantropologia un sapere critico, sia nella difesa delle culture pi deboli sia nei confronti di se stessa, perch
sottopone i propri concetti a revisione continua.
Lantropologia relativista perch ritiene che le esperienze culturali altre non possono venire interpretate
attraverso lapplicazione scontata e ingenua delle categorie della cultura dellosservatore. Per potere essere
compresi, i comportamenti e i valori devono essere letti in una prospettiva solistica, cio in connessione con
tutti gli altri comportamenti e valori che tendono a conferire a essi un senso.
Le scienze funzionano per paradigmi (idea modello punto di riferimento ci serve per effettuare confronti
e per poter ragionare e agire secondo procedure stabilite). In antropologia vari paradigmi si sono succeduti nel
corso degli ultimi centocinquantanni. In antropologia pi paradigmi possono costituire contemporaneamente i
punti di riferimento per gli studiosi di questa disciplina. Questa situazione pluriparadigmatica una
conseguenza del fatto che si tratta di un sapere radicato nellesperienza etnografica e questa si fonda
sullascolto, il dialogo con umanit produttrici di significato, interpretazioni della loro vita e di ci che li
circonda
Antropologia come disciplina di natura riflessiva in quanto lincontro con soggetti appartenenti a culture
diverse dalla propria consente agli antropologi di esplorare la propria soggettivit e la propria cultura.
Lincontro con lalterit produce sempre in chi lo sperimenta un tentativo di comprensione che induce a
riflettere anche su se stessi.E osservando le caratteristiche positive delle altre culture che noi possiamo
apprezzare le caratteristiche positive della nostra, cos come attraverso la conoscenza dei limiti delle altre
culture che possiamo meglio abituarci a prendere coscienza dei limiti della nostra. Per ottenere questo risultato
dobbiamo decentrare il nostro sguardo, cercare di osservare noi stessi attraverso lo sguardo degli altri. Vedere
se stessi attraverso gli altri, o vedere noi stessi come gli altri ci vedono. Geertz.

II UNITA E DIVERSITA NEL GENERE UMANO

Razze, geni, lingue e culture Per lungo tempo laspetto degli esseri umani ha costituito il principale fattore
di riconoscimento della differenza. In varie epoche storiche le differenze fisiche sono state di supporto a
ideologie e pratiche di discriminazione. Il colore della pelle ha costituito un marcatore di diversit da cui
vengono fatte talvolta dipendere le differenze culturali. Il razzismo ha infatti preteso di stabilire un nesso
causale tra aspetto fisico e cultura, e di giustificare, sulla base delle differenze somatiche, la dominazione di
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alcuni gruppi su altri. Il razzismo (atteggiamento di autocelebrazione della propria superiorit da un lato e di
disprezzo per coloro che sono ritenuti inferiori dallaltro, ruota attorno alla nozione di razza. Ma la razza
innanzitutto una costruzione culturale, lunico tipo di analisi scientificamente valida sulle differenze tra i gruppi
umani quella che si fonda sullesame del DNA e dei suoi componenti di base, i geni classici che determinano
gruppi sanguigni, proteine ed enzimi. Le ricerche confermano infatti che le differenze somatiche tra gli esseri
umani sono differenze superficialie recenti nella storia della nostra specie. In seconda analisi emerge dalle
ricerche dei genetisti che gli esseri umani possiedono un corredo genetico (DNA) del tutto simile.
Le teorie dei genetisti sulla distribuzione dei geni umani sembrano ricevere una conferma dagli studi sulla
classificazione delle famiglie linguistiche. Le ricostruzioni operate dai ricercatori unitaristi sulla distanza e
sul processo di differenziazione delle lingue sembra corrispondere largamente a quello di distanziazione delle
popolazioni genetiche a cui appartengono i soggetti che parlano quegli idiomi.
Il corredo genetico degli individui varia in conseguenza di vari fattori: casuali (deriva genetica), adattativi
(seleziona naturale)
Adozione agricoltura incremento popolazione espansione territoriale sostituzione caccia-raccolta
con
agricoltura
diversificazione lingua

alcune caratteristiche genetiche maggioritarie rispetto a quelle popolazioni locali
Il grande sviluppo delle ricerche etnografiche nel corso del Novecento ha indotto gli antropologi a sistemizzare
le conoscenze acquisite secondo il criterio delle aree culturali (regione geografica al ci intero sembra plausibile
comprendere una serie di elementi sociali, culturali, linguistici..relativamente simili).
Il rischio di prendere tropo sul serio la ripartizione del mondo in aree culturali quello di essenzializzare tali
aree e le societ che ne fanno parte. Spesso le aree culturali vengono caratterizzate per gli elementi
particolarmente rilevanti di alcune societ e culture studiate in maniera approfondita dagli antropologi, elementi
che vengono poi considerati tipici dellintera area.

Forme storiche di adattamento Le societ acquisitiveNegli ultimi cinquantamila anni luomo
anatomicamente moderno andato diversificandosi non solo sul piano somatico, linguistico e culturale ma
anche dal punto di vista delle forme di adattamento allambiente. Homo sapiens ha fondato prevalentemente il
proprio adattamento su ununica opzione: la caccia-raccolta e la pesca con strumenti semplici ricavati dalle
piante o dalle ossa di altri animali:bastoni, lance, frecce.. le societ di questo periodo sono state definite
acquisitive (esse realizzano la propria sussistenza attraverso il prelievo di risorse spontanee dallambiente). Con
la rivoluzione agricola si ebbe un incremento demografico straordinario e una diversa forma di adattamento
allambiente:la pastorizia nomade. Con la rivoluzione industriale alla fine del XVIII sec. in Europa lumanit ha
conosciuto unaccelerazione nella produzione e nellinnovazione tecnologica.
Cacciatori - raccoglitori: molti di questi popoli cacciavano grandi prede. La caccia forniva la maggior parte del
cibo e dagli animali essi traevano gran parte del materiale per la fabbricazione di vesti, utensili, armi.. I
cacciatori - raccoglitori erano stanziali e formavano gruppi di varie centinaia di individui.
I cacciatori-raccoglitori attuali invece catturano piccole prede che no offrono loro un supporto alimentare
paragonabile a quello degli animali cacciati nella preistoria. I cacciatori - raccoglitori sono assai mobili e
vivono in gruppi di venti-trenta individui.
Caratteristica di questa forma storica di adattamento che essa non implica nessuna forma di intervento sulla
natura che possa determinare un cambiamento della stessa natura. Essi prendono ci che la natura offre (attivit
a rendimento immediato) Per molti antropologi il carattere spontaneo delle risorse su cui si basano le societ
acquisitive avrebbe ripercussioni sulla loro organizzazione sociale. Per spiegare ci sono stati portati esempi
delle piccole societ di cacciatori - raccoglitori attuali caratterizzate da elevata mobilit, esiguit numerica,
assenza di risorse accumulabili, mancanza di una divisione del lavoro fanno s che le differenze tra gli individui
nellabilit del cacciare, nel valutare i problemi, nella capacit di comunicare con gli spiriti..non siano stabili n
trasmissibili da una generazione allaltra. Non si ha cio formazione di gruppi socialmente differenziati.
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E fuorviante ritenere che i cacciatori - raccoglitori di oggi siano relitti del passato. A differenza di questi ultimi
i primi mantengono rapporti di vario genere con le societ agricole, pastorali e con le amministrazioni degli
stati centralizzati.
Alcuni autori ritengono che i cacciatori - raccoglitori di oggi non potrebbero sopravvivere senza interagire con
societ fondate su altre forme di adattamento.

Forme storiche di adattamento Coltivatori e pastori
Orticoltori e contadini: orticoltura e agricoltura si fondano sullo sfruttamento di piante addomesticate e
implicano entrambe un investimento lavorativo (attivit a rendimento differito). Lorticoltura implica
limpianto nel terreno di talee provenienti da alberi adulti i quali danno vita ad altri alberi. Lagricoltura implica
operazioni e una strumentazione maggiormente complesse in quanto si fonda soprattutto sulla coltivazione di
legumi , cereali, alberi da frutto (tempi lunghi di crescita = accumulo risorse).
Secondo alcuni antropologi le societ che fondano la propria sussistenza sullagricoltura contengono in s le
premesse per la comparsa dellautorit politica e della stratificazione sociale. Invece le societ di orticolturi
avrebbero forme di organizzazione sociale pi egualitarie. Le societ fondate sullagricoltura sono conosciute
come societ contadine.

Popoli pastori e comunit peripatetiche: la pastorizia una forma di adattamento che segna il passaggio da
uneconomia dii caccia raccolta a uneconomia di produzione vera e propria. La pastorizia si distingue
dallallevamento: la prima implica che gli animali vengano nutriti con il pascolo naturale; lallevamento
riguarda animali stanziali allevati con foraggi provenienti dalle coltivazioni dei contadini.
I pastori nomadi sono sempre stati in relazioni simbiotiche con il mondo agricolo e urbano: fornendo mezzi di
trasporto, guide, animali e prodotti derivati, i nomadi ricevevano quello che la loro economia non era nella
maggioranza dei casi in grado di produrre, come alcuni tipi di alimenti, stoffe, attrezzi. Ora le popolazioni
nomadi e pastorali sono dipendenti dal mondo agricolo e urbano. Questa dipendenza si fatta sempre pi stretta
con la creazione degli stati nazionali (creazione confini, sistema fiscale, controllo politico, conflitti,
monetarizzazione .. tutti elementi che hanno portato al restringimento della libert di movimento e dazione da
parte dei nomadi e accentuato la loro dipendenza dagli stati centralizzati).
Oltre ai pastori esistono comunit che del nomadismo fanno il modello ideale della loro esistenza. Sono quelle
comunit senza fissa dimora che vivono di commerci e di piccoli servizi. Per distinguerle dai pastori nomadi
che fanno del movimento un fattore funzionale alla riproduzione delle risorse animali in loro possesso, sono
chiamate peripatetiche ovvero in movimento.

III COMUNICAZIONE E CONOSCENZA

Orale e scritto Alle differenze tra comunicazione orale e comunicazione scritta possono essere fate risalire
alcune importanti diversit tra visioni del mondo presenti nelle varie culture.
La scrittura ci influenza nel senso che il modo con il quale ci esprimiamo guidato da un pensiero che si fonda
sulla sa interiorizzazione.
Le culture come la nostra presso le quali esiste una scrittura diffusa sono dette culture a oralit ristretta. La
scrittura esercita la sua influenza attraverso leggi, regolamenti, disposizioni, calcoli e statistiche prodotti da un
centro politico e amministrativo espressione di uno stato nazionale. Lesame di alcune caratteristiche dello stile
di comunicazione orale utile per osservare come esso si accompagni a certe modalit del pensiero. La
dimensione orale della comunicazione corrisponde infatti, in assenza o in situazioni di scarsa assimilazione
della scrittura, a uno stile di pensiero che per certi aspetti diverso da quello di soggetti abituati a maneggiare i
segni di un alfabeto grafico.
In certi casi modelli fissi e formule diventano, in assenza di scrittura, i necessari supporti per comunicare con
altri o per trasmettere le conoscenze da una generazione allaltra.
Un altro caso di rapporto tra oralit a scrittura il regresso alloralit nelle societ ricche e post-industriali. Il
linguaggio televisivo e altre forme di trasmissione delle informazioni per immagini hanno comportato un
regresso sul piano linguistico.
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La dimensione orale corrisponde a un modo di esprimersi diverso. In assenza di scrittura le parole non hanno
una vera e propria esistenza visiva: sono soltanto degli eventi. Nelle culture orali la pregnanza delle parole
sembra essere legata al momento in cui vengono pronunciate. Queste culture sono dette verbomotorie perch
legano i modelli ritmici del discorso e la respirazione, i gesti dallaltra.
Unimportante differenza tra culture orali e culture con scrittura sta nella presenza, presso queste ultime, di
tecniche elaborate di conservazione della memoria, quindi di trasmissione del sapere. Tecniche tuttavia non utili
per ricordare sequenze argomentative molto lunghe e con contenuti analitici. Questo modo di trasmettere la
memoria tende a eliminare tutto ci che non ha interesse per il presente; del passato e delle conoscenze viene
trasmesso solo ci che interessa al presente.
Un dato cruciale delle culture a oralit diffusa la dimensione dellesperienza: se il rapporto immediato tra la
parola e lesperienza viene meno, il significato della parola tende ad alterarsi o a perdersi. Il pensiero fondato
sulla comunicazione orale ha un carattere concreto piuttosto che astratto. Lesperienza infatti un dato
centrale per lindividuazione di un oggetto e per la sua comprensione mediante la riconduzione a categoria gi
note.
Luria dimostr che il fatto di fissare le parole i un testo scritto comporta la possibilit di immaginare delle
alternative a quanto viene affermato nel testo stesso. I soggetti che hanno interiorizzato la scrittura pensano
dunque in maniera tendenzialmente diversa da coloro che si muovono in contesti orali. La scrittura consente
lacquisizione di un pensiero pi ampio di quello legato alloralit. Ci nel senso che la scrittura consente di
entrare in contatto con altri mondi e altri punti di vista. La scrittura ci consente di elaborare un linguaggio meno
costretto entro i limiti del vernacolo e pi capace di procuraci un punto di vista universale pi atto a percepire
lampiezza e la molteplicit dellesperienza umana.

Percezione e cognizione Claude levi-Strauss fece osservare come il pensiero dei popoli chiamati primitivi non
fosse affatto privo di valenze speculative, riflessive e teoretiche. La differenza principale rispetto al pensiero
scientifico moderno che tali capacit sono esercitate solo in relazione a contesti desperienza, e non in merito
a problematiche logico-formali astratte.
La percezione del mondo fisico pu risultare differente a seconda dei soggetti convolti. Lo psicologo Lev
Vygotsij distinse tra processi cognitivi elementari (sono alcune capacit universalmente presenti e identiche in
tutti gli esseri umani normali: astrazione,categorrizzazione,induzione, deduzione) e sistemi cognitivi funzionali
(soo il prodotto del contesto culturale entro cui il soggetto attiva i processi cognitivi elementari).
Lo stile cognitivo pu oscillare tra due estremi ideali: stile cognitivo globale (disposizione cognitiva che parte
dalla totalit del fenomeno considerato per giungere solo successivamente alla particolarit degli elementi di cui
si compone) e uno stile cognitivo articolato (parte dalla considerazione dei singoli elementi dellesperienza per
risalire alla totalit).
Letnoscienza lo studio di come le differenti culture organizzano le loro conoscenze del mondo naturale.
Nel mondo fisico-naturale la categorizzazione sembra prodursi sempre in relazione a un prototipo cio a un
oggetto-rappresentazione capace di costituire il punto di riferimento attorno al quale vengono costruite
categorie o classi di oggetti.
I prototipi sono un modo di organizzare la percezione del mondo circostante. I prototipi individuano particolari
aspetti della realt ma non sono ci che consente di mettere concettualmente in forma la realt. La possibilit di
individuare e ordinare la realt data dagli schemi (da Kant: regole concettuali grazie le quali la nostra
immaginazione per esempio il relazione al concetto di cane in grado di delineare la figura di un quadrupede
senza che io abbia in concreto la rappresentazione di un cane).
(terminologia del colore)

Tempo e spazio Gli esseri umani hanno la percezione della trasformazione delle cose e della loro finitezza.
Percepiscono ci che chiamiamo tempo e ci che chiamiamo spazio. Dal momento che le rappresentazioni del
tempo e dello spazio non sono uguali in tutte le culture diventa fondamentale conoscere cosa c di identico e al
tempo stesso di diverso tra i modi in cui tempo e spazio vengono rappresentati.
Per Nilsson nelle societ primitive il tempo concepito in maniera puntiforme. I riferimenti temporali infatti
non corrispondono a frazioni di flusso temporale omogeneo e quantificabile ma piuttosto a eventi naturali o
sociali oppure a stati fisiologici. Il tempo non quantificabile detto qualitativo. La nostra concezione del tempo
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si rif allidea della produttivit (Weber), idea del tempo come denaro, entit misurabile. Il senso di un tempo
non quantizzato ma carico di significati speciali presente in tutte le societ che hanno bisogno di rievocare
periodicamente latto che considerano il fondamento della propria esistenza.
Lo spazio si riveste spesso di valenze qualitative che lo rendono diversamente significamene agli esseri umani.
Lo spazio una dimensione che, per poter essere vissuta, deve essere in qualche modo addomesticata. Essere
nello spazio significa entrare in rapporto con un mondo noto oppure sconosciuto. Nelle culture umane si
ripresenta costantemente la necessit di concepire un luogo dello spazio, un centro, che valga da punto di
riferimento e di sicurezza. La disposizione delle cose o degli esseri umani nello spazio fisico pu avere una
gamma assai ampia di significati sociologici nelle diverse culture.

IV SISTEMI DI PENSIERO

Cosmologie, sistemi chiusi e sistemi aperti In ciascuna attivit speculativa dei popoli vi sono sempre
contraddizioni, incongruenze, spiegazioni irrisolte e zone dombra. Tuttavia si pu dire che il pensiero umano,
per quanto non sia affatto coerente in assoluto, tende sempre alla ricerca di una coerenza, e questa una
caratteristica di tutti i sistemi di pensiero. I sistemi di pensiero comprendono ambiti di riflessione assai diversi
tra loro quali ad esempio le rappresentazioni dello spazio e del tempo, le credenze religiose, le pratiche magiche
e di stregoneria, le teorie sul rapporto natura/cultura, quelle relative alle relazione tra i sessi..
Horton elabora una distinzione tra sistemi di pensiero chiusi e sistemi di pensiero aperti. Horton ritiene che uno
degli elementi centrali della differenza tra sistemi di pensiero africani e scienza moderna sia costituito dal fatto
che lindovino o il sacerdote africano non sono consapevoli del fatto che esistono delle alternative esplicative.
Lo scienziato invece consapevole dellesistenza di alternative ai principi teoretici chiamati a spiegare la realt.
Questo fatto porterebbe a concludere che i sistemi di pensiero tradizionali (quelli in africa) siano sistemi di
pensiero chiusi mentre quelli che fanno capo a modelli e concetti di natura scientifica sarebbero invece
sistemi di pensiero aperti.
La distinzione tra sistemi aperti e chiusi pu risultare utile per capire come certe trasformazioni nel modo di
ragionare possano essere determinate da mutamenti importanti nel sistema di trasmissione delle conoscenze e
della comunicazione delle informazioni. Pertanto lopposizione aperto/chiuso deve essere modificata in
direzione di unidea di apertura come tendenzialmente tipica di tutti quei sistemi di pensiero che sono stati
espressi dalle grandi civilt storiche dotate di scrittura, quali leuropea, la cinese, lindiana e laraba.

Pensiero metaforico e pensiero magico Molto spesso il pensiero degli altri popoli stato interpretato alla
lettera come se cio quanto gli altri popoli dicono e affermano corrispondesse davvero a una concezione ultima
e definitiva della realt da essi ritenuta vera. Perch insomma, si chiesto Keesing, soltanto noi dovremmo
pensare e parlare metaforicamente mentre gli altri sarebbero incapaci di farlo? Le espressioni metaforiche
non sono esclusive del nostro modo di pensare.
Per magia si intende comunemente un insieme di gesti, atti e formule verbali mediante cui si vuole influire sul
corso degli eventi e sulla natura delle cose. Un atto magico sarebbe unazione compiuta da un soggetto
nellintento di esercitare uninfluenza di qualche tipo su qualcuno o qualcosa. La magia nera consiste in una
serie di operazioni condotte su qualcosa che appartenuto a chi si vuole colpire. La magia bianca (o curativa)
mira a produrre effetti benefici sul soggetto prescelto.
Frazer riteneva che esistessero 2 tipi di magia: la magia imitativa (si risolveva nellidea che imitando la natura
la si sarebbe potuta influenzare) e la magia contagiosa (si fondava sullidea che 2 cose per il fatto di essere state
a contatto conserverebbero una volta allontanate il potere di agire luna sullaltra).
I primi antropologi ritenevano che vi fosse un legame stretto tra la magia, la scienza e la religione.
Frazer: magia religione e scienza sono legate dalleterno tentativo delluomo di spiegare lorigine dei fenomeni
e le relazioni tra di essi.
Malinowski: distingue nettamente la magia dalla religione dalla scienza. La religione non chiamata a spiegare
lorigine dei fenomeni ma a fornire certezze di fronte ai grandi problemi della vita(bene,male,dolore,morte..).La
magia invece ha finalit eminentemente pratiche; non ha nulla a che vedere con la scienza, la quale esiste tra i
primitivi solo in forma elementare. Consiste in una serie di atti sostitutivi per una ricerca di rassicurazioni di
fronte allincertezza e allimprevedibilit degli eventi.
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De Martino: luniverso magico pu essere compreso solo in relazione allangoscia tipicamente umana della
perdita della presenza. La presenza una condizione che lessere umano non cessa di costruire per sottrarsi
allidea angosciosa di non esserci. Emersione del pensiero magico come primo tentativo coerente di affermare
la presenza umana nel mondo.

Il pensiero magico I miti fanno riferimento a venti, episodi che avrebbero dato origine al mondo e allaspetto
che questultimo possiede attualmente. Quali sono le caratteristiche del pensiero mitico? I personaggi del mito
agiscono o abitano in luoghi impossibili da frequentare per la maggior parte o per la totalit degli esseri viventi:
il cielo, le nuvole, le stelle, la luna, i fiumi.. Il mito ignora lo spazio e il tempo. Il mito disegna una situazione
originaria come caratterizzata da una profonda unit degli esseri. Questa comunanza di esseri umani, spiriti,
animali e cose viene descritta nei miti come una situazione originaria di equilibrio cosmico e di unit, la cui fine
avrebbe dato origine al mondo attuale. Il personaggio dei miti che rompe gli equilibri (detto trickster) incorpora
caratteri opposti e contraddittori, furbo, bugiardo, non ha freni, contravviene alle disposizioni degli dei. Egli
crea, inventa, genera, fabbrica, trasforma la realt cos come gli uomini la conoscono. Tale realt piena di
contraddizioni, di cose positive e di cose negative, di bene e di male.
Qual la funzione del mito? Speculativa, pedagogica, sociologia, classificatoria. Il mito sarebbe qualcosa in cui
le societ possono leggere una morale dei rapporti tra gli uomini e tra i gruppi, qualcosa che fissa un codice di
comportamento, di pensiero e di disposizioni.
La peculiarit dellinterpretazione di Levi-Strauss consiste nel fatto che essa tratta il mito essenzialmente come
unattivit speculativa e senza curarsi dei legami che il racconto mitico pu avere con la vita sociale e culturale
di una popolazione. Levi Strass parla di miti come di unit scomponibili in unit minime (mitemi) le quali
rivestono un senso solo se poste accanto ad altre dello stesso tipo. E il gioco degli accostamenti che crea la
logica complessiva. Secondo Levi Strass il mito un ambito speculativo in cui il pensiero umano non soffre
essendo libero di pensare ci che non pu esistere realmente ma che pu esistere invece nellimmaginario. Il
mito anche chiamato a conciliare quegli aspetti contraddittori dellesistenza umana e del mondo attuale. Il
pensiero mitico assume quindi il compito di risolvere le contradd. tra spirito e corpo, bene e male, vita e morte.

V COSTRUZIONI DEL SE E DELLALTRO

Identit, corpi, persone Se la nostra cultura ha unidea abbastanza rigida della propria identit non cos
presso altri popoli. In Africa ad esempio esistono gruppi che sono ben coscienti di come la loro identit sia la
risultante di un incontro con altri, di uno scambio e di una mescolanza.
Gli esseri umani hanno esperienza del mondo attraverso il corpo:sentono, comunicano, desiderano attraverso il
corpo. Il corpo infatti una specie di mediatore tra noi e il mondo un mezzo attraverso il quale entriamo in
relazione con lambiente circostante (conoscenza incorporata). Questa conoscenza incorporata sta alla base di
ci che Bordieu chiama Habitus (complesso degli atteggiamenti psico-fisici mediante cui gli esseri umani
stanno nel mondo). Il nostro habitus varia tanto secondo le nostre caratteristiche psicofisiche quanto a
seconda dei modelli comportamentali e delle rappresentazioni che noi interpretiamo in quanto individui facenti
parte di una determinata cultura. La societ cerca di imprimere nel corpo dei suoi componenti i segni della
propria presenza plasmando fabbricando i loro membri secondo un modello di umanit.
Il corpo anche un veicolo per manifestare la propria identit sociale e individuale. Il corpo pu essere un
mezzo non solo per rivendicare una propria identit ma pu diventare loggetto di discorsi identitari come quelli
sviluppati dai movimenti femministi ed omosessuali in Occidente.
Il corpo pu essere uno strumento di resistenza e risposta consapevole o inconscia nei confronti delle situazioni
esterne, negli ultimi anni gli antropologi hanno messo laccento su come gli individui incorporano il disagio
sociale dando luogo a patologie di vario tipo. Strettamente connesse con le concezioni di corpo e persona sono
quelle di salute e malattia. Lelaborazione sociale e culturale dello stare bene e stare male non ovunque la
stessa, non lo stesso il metodo di cura,n la spiegazione delle cause che hanno provocato lo stato di
sofferenza.
Culture diverse hanno bioetiche differenti (studio degli atteggiamenti e delle idee che sono implicite nel nostro
modo di trattare il corpo umano nella sua relazione con la sfera della persona, della dignit dellindividuo, della
sua libet, del suo diritto alla vita..)
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Ci che noi chiamiamo persona si presenta ovunque come un insieme di elementi costitutivi, di natura tanto
materiale quanto spirituale, dotati di una certa capacit di integrazione. Il soggetto pensato ovunque come
unentit largamente coerente anche se tale coerenza non pu essere concepita sul modello di quella a noi pi
familiare.
Ma la differenza sta proprio nel modo in cui i vari elementi che compongono lidea di che cosa sia un essere
umano in contrapposizione a una pianta o a una roccia si combinano tra loro per produrre una definita, distinta e
irriducibile idea di persona.

Sesso, genere, emozioni Vi sono culture che pongono esplicitamente la differenza femminile e maschile
allorigine di tutte le cose, altre classificano gli oggetti e i fenomeni della realt intera riconducendoli a uno o
allaltro di questi 2 principi. Anche nelle nostre societ post-industriali e post-moderne.
Per Francoise Heritier lopposizione femminile/maschile oppone lidentico al differente e costituisce uno di
quei temi che si ritrovano in tutto il pensiero scientifico, antico e moderno e in tutti i sistemi di
rappresentazione.
Luniversalit dellopposizione femminile/maschile non implica che in tutte e culture si abbiano
rappresentazioni analoghe delle relazioni tra i sessi. Per la Heritier tale distinzione il risultato di una serie di
manipolazioni simboliche e concrete che riguardano gli individui essendo tale distinzione una costruzione
sociale.
Vi sono culture presso le quali lidentit sessuale di un individuo pu non essere legata al suo sesso anatomico
ma a fatti socialmente costruiti, ricostruiti e approvati.
Allo scopo di distinguere tra identit sessuale anatomica e socialmente costruita gli antropologi usano i
termini sesso e genere. Le differenze sessuali sarebbero allora quelle legate alle caratteristiche anatomo-
fisiologiche di un individuo; le differenze di genere, invece, risulterebbero dal diverso modo di concepire
culturalmente la differenza sessuale.
Le culture, utilizzando in maniera simbolica le differenze biologiche, costruiscono rappresentazioni sociali e
culturali dellidentit sessuale spesso diverse tra loro.
Sesso e genere sono dunque 2 dimensioni identitarie distinte. E chiaro che nella pratica sociale tali dimensioni
tendono a fondersi in rappresentazioni e comportamenti di vario tipo. Una di queste rappresentazioni che le
donne siano individui preposti naturalmente alla riproduzione.
Nella costruzione delle differenze di genere non sono presenti solo dati naturali (sesso anatomico) o credenze di
vario tipo ma anche e soprattutto dinamiche che fanno della riproduzione femminile qualcosa di controllabile,
manipolabile ed espropriabile.
La separazione, lesclusione, la distinzione tra i sessi sono realizzate mediante la messa in opera di simboli,
pratiche e attribuzione di ruoli, tanto reali quanto immaginari.Molte societ insistono su aspetti della personalit
femminile quali la reputazione, la modestia, la verginit, lonore, tutti tratti connessi con luso del corpo.
In molte societ si ritiene che uomini e donne abbiano personalit differenti: pi razionali e lucide quelle degli
uomini, pi istintive ed emotive quelle delle donne. Queste sono per distinzioni che riflettono pi delle
costruzioni di genere che delle differenze di natura sessuale.
M.Mead: presso i popoli da lei studiati i tratti del carattere maschile e femminile erano determinati pi
dalleducazione e dai modelli appresi che non da una predisposizione naturale, i diversi valori espressi da
culture differenti tendevano a produrre ciascuno un carattere tipico medio maschile e femminile.
Lo studio delle emozioni un settore di ricerca sviluppato solo recentemente dagli antropologi, i problemi
connessi con lo studio delle emozioni e con la sfera dellinteriorit sono molteplici e controversi.Gli
antropologi sono per daccordo su un punto:gli stati danimo non sono universali o meglio non sono espressi
ovunque nella stessa maniera. Lodio la paura la felicit e la tristezza non sono il frutto di una natura
geneticamente determinata. Essi sono piuttosto concepiti ed espressi da soggetti culturali cio in base ai
modelli culturali introiettati durante linfanzia e riplasmati continuamente nel corso della vita successiva di un
individuo.
Lo studio delle emozioni e della sfera interiore si concentrato sul problema della traduzione. Gli studi pi
recenti di antropologia delle emozioni si sono sforzati di tradurre quei concetti e quelle parole che in
determinati contesti sociali vengono usati per esprimere particolari stati danimo, sentimenti ed emozioni.
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In generale le emozioni vengono modulate in relazione a una serie complessa di fattori: et, genere, posizione
sociale, contesto pubblico e privato, concezioni locali della mente e del corpo, nonch le disposizioni
individuali che sono alla base di ci che noi chiamiamo il carattere di una persona.
Molti studi degli antropologi hanno cercato di mettere in luce il rapporto delle emozioni con il sistema delle
interazioni interpersonali e delle relazioni sociali.
Vi sono molti stati danimo, emozioni e sentimenti connessi con espressioni corporee che mutano da cultura a
cultura. Tali espressioni sono apprese dagli individui, tanto come frutto di un insegnamento quanto come effetto
dellimitazione.

Caste, classi, etnie (India)La gerarchia castale una gerarchia di purezza rituale la cui logica informa lintero
pensiero hindu e non solo lambito delle relazioni economiche e di potere.Il sistema castale distingue gli esseri
umani in base alla loro occupazione, quindi sulla base di un elemento culturale.
La nozione di classe strettamente legata alla tradizione della filosofia e delleconomia politica europee, e in
special modo alle analisi della societ nata sulla spinta della rivoluzione industriale. Karl Marx riteneva che la
storia delle societ fosse caratterizzata da ci che chiam lotta di classe ossia dallo scontro tra gruppi sociali
con interessi economici e politici diversi e conflittuali. Le distinzioni di tipo economico erano per Marx il frutto
oltre che di disparit oggettive nellaccesso alle risorse anche della rappresentazione che ogni gruppo aveva di
se stesso in relazione alle altre classi. Le distinzione di classi si riflettono infatti anche sul piano delle culture
che ogni classe elabora ed esprime sulla base della propria esperienza del mondo. Su queste differenze culturali
di class nascono forme di distanziazione sociale di fatto ma non di diritto come invece il caso delle caste
ind. Le classi sociali si hanno infatti in sistemi economici e politici in cui formalmente assicurata a tutti la
possibilit di ascendere socialmente, e in cui diritti e doveri sono, almeno in via di principio, equamente
distribuiti.
Gli antropologi hanno impiegato il termine etnia per indicare un gruppo umano identificabile mediante la
condivisione di una medesima cultura, di una medesima lingua, di una stessa tradizione e di uno stesso
territorio. Si parlava cos di etnie africane, nordamericane, mediorientali..
(etnicit = sentimento di appartenenza a un gruppo definito culturalmente, linguisticamente e territorialmente
in maniera rigida e definita)
Nella contrapposizione etnica ci che agisce di pi di ogni altra cosa la volont di enfatizzare uno o pi
elementi differenziali dimenticando tutti gli altri che invece accomunano. Lo scopo dello scontro etnico
leliminazione dellaltro, il suo annullamento fisico oltre che psicologico. Il fattore etnico pu anche essere
utilizzato allo scopo di ottenere vantaggi sul piano economico per alcuni gruppi di interesse.
Letnicit un modo di percepire lidentit che pu essere compreso soltanto in relazione a situazioni sociali e
storiche precise, non come riflesso di una improbabile cultura originaria o autentica.

VI FORME DELLA PARENTELA

La parentela come relazione e come rappresentazione Si parla di relazioni di parentela come di relazioni
biologicamente socialmente e culturalmente stabilite, le quali incidono con forza straordinaria sulla vita degli
esseri umani.
Tutte le culture hanno unidea dei legami che intercorrono tra un genitore ed i suoi figli o tra figli di una coppia,
ma le idee relative alla parentela implicano differenti concezioni inerenti al concepimento, alla formazione e
alla crescita degli esseri umani.
Vi sono societ in cui i nuovi nati sono considerati reincarnazioni degli spiriti dei defunti, in altre i bambini
sono spiriti dei luoghi, altre societ ritengono che un bambino prenda forma nel cervello del padre.
Lo studio della parentela ci illumina su molti aspetti della vita sociale e culturale in quanto si ricollega alle
concezioni della vita e della morte, della morale, della religione, alle concezioni della persona,, dei diritti, dei
doveri e di altre cose ancora. I legami parentali non riguardano solo i rapporti tra individui bens anche e forse
soprattutto i rapporti tra gruppi.
Per descrivere le relazioni tra individui e tra gruppi, vengono tracciati dei diagrammi, ossia disegni costituiti da
simboli convenzionali, linee, lettere e numeri:
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- il simbolo Ego (in latino io) indica lindividuo attorno al quale viene costruito un diagramma, e dal
cui punto di vista il diagramma di parentela va letto
- i parenti consanguinei sono quelli in colore nero: essi sono legati a Ego in quanto biologicamente
connessi con questultimo; i parenti alleati, in colore bianco, sono quelli acquisiti attraverso il
matrimonio di Ego
- i diagrammi tracciati dagli antropologi sulla base delle loro informazioni tendono a riprodurre lidea che
gli attori sociali hanno delle proprie interrelazioni
- spesso le relazioni non risultano perch quasi tutte le societ tendono a rimuovere relazioni considerate
illegittime sul piano giuridico
- vi sono elementi chiamati sigle che servono a costruire i diagrammi di parentela, si tratta di sigle
utilizzate per designare gli individui in rapporto a Ego, luso di queste sigle consente di descrivere i
parenti di Ego indipendentemente dal modo in cui si soliti chiamare o rivolgersi ai parenti (non tutti i
popoli designano allo stesso modo i parenti)
- luso dei simboli e delle sigle di parentela consente di rappresentare connessioni estremamente
complicate in maniera rapida ed efficace.
Il sistema pi semplice per dar vita a gruppi a scopo di collaborazione e di difesa stato, sin dal paleolitico,
quello di fare riferimento alla parentela. Tutte le societ si sono applicate a escogitare sistemi per definire dei
gruppi e a elaborare regole in base alle quali assegnare la prole a un gruppo piuttosto che a un altro.
I gruppi di discendenza sono gruppi di individui i quali, per il fatto di discendere da un antenato comune, sono
in grado di far coincidere popolazione e risorse, di affermare su queste ultime dei diritti duso prioritari e di
trasmettere tali diritti alla propria discendenza, ossia a tutti quegli individui che nascendo saranno inclusi nel
gruppo in base al criterio della discendenza (non tutte le societ usano il criterio della discendenza per formare
dei gruppi genealogicamente stabili).
Nel corso della loro storia gli esseri umani hanno escogitato modi diversi per determinare la discendenza e
quindi lappartenenza sociale dei nuovi nati. I tipi di discendenza sono essenzialmente tre:
- patrilineare: stabilita esclusivamente attraverso legami tra individui di sesso maschile
- matrilineare: fondata esclusivamente sui legami tra individui di sesso femminile
- cognatica: fondata su legami stabiliti attraverso una linea di discendenza che comprende individui sia di
sesso maschile che di sesso femminile
La discendenza di tipo patrilineare e quella di tipo matrilineare vengono definite unilineari per distinguerle
dalla discendenza di tipo cognatico che non segue alcuna linea prestabilita. Esistono societ a discendenza
doppia le quali associano il principio della patrilinearit a quello della matrilinearit dove di solito alcune
prerogative sono acquisite per via patrilineare (cariche politiche, propriet..) mentre altre per via matrilineare
(cariche rituali, poteri magici..).
Nella societ europea odierna non abbiamo gruppi di discendenza. Si preferisce parlare di societ bilaterali.
Con lespressione gruppo corporato si indicano quei gruppi fondati sul principio della discendenza i quali
condividono, su basi collettive, diritti, privilegi e forme di cooperazione economica, politica e rituale. Perch
un gruppo sia considerato tale necessario che i suoi membri mettano in atto e rispettino le condizioni citate.
Due importanti nozioni legate al concetto di discendenza sono quelle di lignaggio e di clan. Il lignaggio
costituito da tutti gli individui che possono tracciare una comune discendenza da un determinato individuo.Se
tale connessione stabilita attraverso gli individui di sesso maschile avremo un patri-lignaggio (viceversa per il
matri-lignaggio).
Clan sono invece chiamati quei gruppi di discendenza i cui membri non possono ricostruire la successione degli
individui che connettono i loro rispettivi lignaggi allantenato comune, ma che hanno solo un sentimento di
appartenere a una comune discendenza.
La nozione di parentado designa quellinsieme di persone che sono rilevanti dal punto di vista della vita
concreta dal singolo individuo. Il parentado costituisce la cerchia degli individui su cui gli individui possono
effettivamente contare. Il parentado ha un peso sociale notevole. Non esistono mai parentadi identici poich un
parentado sempre egocentrato e un individuo rientra in molteplici parentadi, quelli di tutti gli individui con i
quali in relazione di consanguineit.
La residenza un importante fattore connesso con la dimensione della parentela perch la maggiore o minore
prossimit spaziale tra individui determina spesso il grado della loro coesione. Tale coesione emerge nel caso di
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fruppi di discendenza localizzati dispersi, dove il fattore della residenza prevale su quello della discendenza.
Nel caso di gruppi di discendenza che risiedono nello stesso territorio, la prossimit diventa un fattore di
ulteriore coesione e il loro carattere corporato pu uscirne rafforzato. Quando si disperdono, i gruppi possono
perdere il senso della comune appartenenza, il loro carattere corporato pu ridursi.
Tutte le societ hanno modelli ideali di residenza postmatrimoniale, ossia del luogo in cui, teoricamente una
nuova coppia sarebbe tenuta a stabilirsi; essi possono essere cos elencati:
patrilocale, matrilocale, ambilocale, neolocale, natolocale, avuncolacale.
Tra i vari aspetti della parentela, di fondamentale importanza la dimensione dellalleanza, o affinit.
Questultima coincide con il matrimonio. Le forme del matrimonio ordinariamente riconosciute sono:
monogamico (tra 2 individui), poliginico (tra un uomo e pi donne), poliandrico (tra una donna e pi uomini).
Una definizione universalmente valida per gli antropologi di matrimonio : una transazione che si risolve in
un accordo in cui una persona stabilisce un diritto continuativo di accedere sessualmente a una donna, e nel
quale la donna in questione considerata suscettibile di avere dei figli.
Il matrimonio un atto che legalizza un rapporto sessuale da cui possono nascere dei figli che, proprio perch
nati in questo contesto, potranno essere ritenuti legittimi.
La famiglia composta dai cugini e dalla prole costituisce lunit minima di produzione e riproduzione (famiglia
nucleare)
La famiglia nucleare esiste quasi sempre nel contesto di quella che si chiama famiglia estesa, costituita dagli
individui appartenenti a tre generazioni e che formano spesso, con laggiunta di altri elementi, un gruppo
domestico.
Strettamente legate alla nozione di matrimonio sono le nozioni di esogamia (unione matrimoniale di un
individuo allesterno del gruppo) e di endogamia (unione matrimoniale di un individuo allinterno del gruppo).
Tutte le societ distinguono tra individui consentiti e vietati dal punto di vista matrimoniale. Unioni
sessuali con individui vietati sul piano matrimoniale vengono normalmente considerate incestuose, illecite, e
come tali passibili di condanna. Con lespressione proibizione dellincesto viene indicato infatti il divieto
relativo allunione matrimoniale tra determinati individui. Listituzione del comparaggio prevede che alla
nascita di un figlio i genitori scelgano un padrino o una madrina con le quali si instaura un rapporto di parentela
spirituale, in conseguenza del quale valgono gli stessi divieti sessuali che vigono tra parenti reali.
Secondo alcuni antropologi il modo pi semplice per individuare con precisione gli individui consentiti e
vietati sul piano matrimoniale, quello di distinguere tra cugini incrociati e cugini paralleli. I cugini
incrociati sono i figli e le figlie di fratelli germani di sesso differente. I cugini paralleli sono i figli e le figlie di
fratelli germani dello stesso sesso.


Le terminologie di parentela Una terminologia di parentela il complesso dei termini di cui una societ
dispone per designare gli individui in relazione di consanguineit e di alleanza.
Lewis Henry Morgan scopr che esistevano di principi di coerenza logica e di razionalit assoluta nel modo in
cui gli indiani Irochesi chiamavano i loro parenti.Morgan deriv i 3 assunti:
- 1 : legge di coerenza interna dei reciproci le terminologie di parentela costituiscono dei sistemi, a
ogni termine con cui un individuo designa un suo parente ne corrisponde sempre un altro usato da
questultimo per designare il primo (per questo si parla di sistemi di parentela)
- 2 : i sistemi terminologici di parentela rientrano in poche categorie fondamentali
- 3 : sistemi molto diversi possono trovarsi in regioni geograficamente prossime, mentre sistemi tra loro
simili possono essere rintracciati in localit lontanissime una dallaltra
Alfred L. Kroeber mise in evidenza come nello studio delle terminologie si debba tenere conto di un certo
numero di fattori, i quali corrispondono ai principi che regolano la costituzione dei sistemi terminologici di
parentela. Tali principi possono essere impiegati tutti oppure no, in una combinazione piuttosto che in unaltra:
la generazione, il sesso, la distinzione tra consanguinei e affini, la distinzione terminologica tra consanguinei in
linea diretta e consanguinei in linea collaterale, la biforcazione, let relativa, il sesso del parente attraverso il
quale passa la relazione, condizione del parente a cui si fa riferimento.
Gli antropologi hanno isolato sei tipi principali di sistemi terminologici di parentela e hanno loro assegnato i
seguenti nomi: hawaiano, eschimese, omaha, crow, irochese, sudanese.
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Questi sei tipi sono raggruppati di solito in tre differenti categorie:
- a) sistemi bilaterali (Ego non fa distinzione tra parenti del lato paterno e parenti del lato materno - no
biforcazione)
- b) sistemi lineari (Ego distingue terminologicamente i cugini incrociati dai paralleli e i parenti
consanguinei da parte di padre e da parte di madre, fondono i parenti dello stesso sesso si
biforcazione)
- c) sistemi descrittivi (usano un termine differente per ogni parente di Ego appartenente alla propria
generazione a quella dei genitori e dei propri figli).

La parentela come pratica sociale E in riferimento sia agli individui viventi sia a quelli scomparsi che i
soggetti costruiscono le loro relazioni pi intime in virt delle quali possono sperare di ricevere protezione,
educazione, sostegno, solidariet e giustizia. I diversi modi di intendere la parentela non si riducono alla
diversit dei sistemi terminologici usati in Europa, in africa o in India ma consistono anche e soprattutto
nelluso pratico che i vari popoli fanno di essa. Analizzeremo quindi come la parentela agisce in diversi contesti
culturali, storici e pratici (intesi come quelle situazioni o aspetti della vita sociale che coincidono con le
condizioni della riproduzione sociale).
Parentela nelle societ unilineari (patri e matri-lineare) : la formazione di gruppi di discendenza unilineari
fornisce il vantaggio di poter stablire con facilit chi siano stati, chi siano e quali saranno i membri del gruppo
di discendenza. Il principio della discendenza unilineare consente la costituzione di gruppi corporati i quali
possono gestire risorse e stabilire i criteri daccesso a queste ultime.
- gruppi patrilineari: probabile che il gruppo di discendenza debba essere connesso in qualche misura al tipo
di residenza che i componenti di una societ adottano di preferenza dopo il matrimonio. La discendenza
patrilineare sarebbe emersa laddove si registrava la presenza di gruppi di maschi adulti interrelati tra loro.Le
regole dellesogamia (le donne si sposano fuori) e della residenza patrilocale (gli uomini rimangono) sarebbero
cos allorigine dei gruppi di discendenza patrilineari. Pi i due principi della patrilinearit e della patrilocalit
vengono a sovrapporsi, pi il gruppo di discendenza importante nel determinare la vita degli individui.
Centrale la preoccupazione di avere maschi che ne assicurino la continuit attraverso le successive
generazioni. Lideologia che esalta la superiorit delluomo sulla donna tipica specialmente delle societ a
discendenza patrilineare. Il controllo della progenitura e quindi della fertilit delle donne, ha comportato la
nascita di vasti sistemi di scambio matrimoniale i quali comportano il coinvolgimento di numerosi gruppi
(levato, sororato,compensazione matrimoniale)
- gruppi matrilineari: il potere e lautorit sono appannaggio degli uomini e non delle donne. Mentre nelle
societ patrilineari la discendenza e lautorit sono trasmessi lungo la medesima linea, in quelle patrilineari la
loro trasmissione si effettua lungo due linee diverse: la discendenza per via femminile, lautorit per via
maschile. Lautorit si trasmette dal fratello di una donna al figlio maschio di questultima (+avuncolato,
tensione per discendenza tra fratello e marito). La progressiva riduzione delle societ patrilineari sembra essere
leffetto dellespansione dellOccidente. La colonizzazione prima, lurbanizzazione e le migrazioni poi, hanno
contribuito ad acutizzare tali problemi condensabili nel dilemma discendenza-autorit. La condizione della
donna nella societ matrilineare si pu valutare in base alla maggiore o minore autorit che su di lei esercitano
il marito da un lato e il fratello dallaltro. In un caso e nellaltro la donna non gode di grande libert.
Gruppi a discendenza doppia: sono quelli dove Ego appartiene a due linee di discendenza: quella stabilita
attraverso il patrilignaggio e quella stabilita attraverso il matrilignaggio.Entrambe le linee di discendenza danno
origine ad altrettanti gruppi corporati. Per 2 motivi: i gruppi a discendenza doppia sono possibili solo perch
ciascun gruppo ha funzioni diverse da quelle dellaltro; la discendenza doppia non sembra evocare negli
interessati le rappresentazioni delle due linee di discendenza tali da attribuire a entrambe lo stesso peso.
Gruppi a discendenza cognatica: una caratteristica dei gruppi a discendenza cognatica che unindividuo pu
far parte di linee differenti, le quali tuttavia non possono avere, per Ego, tutte la stessa importanza. In questo
tipo di societ un gruppo di discendenza pu funzionare come criterio di reclutamento di un gruppo in vista di
un certo obiettivo (organizzazione della produzione, formazione di nuclei di residenza..) per lasciare il passo a
un altro gruppo in unaltra circostanza (riti, cacce..). Alcuni antropologi hanno messo laccento sul modello di
residenza adottato come elemento decisivo nella determinazione del gruppo cognatico di appartenenza.

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VII DIMENSIONE RELIGIOSA ESPERIENZA RITUALE

Concetti e culti Una religione po essere definita come un complesso pi o meno coerente di pratiche (riti e
osservanza di precetti) e di rappresentazioni (credenze) che riguardano i fini ultimi e le preoccupazioni
estreme di una societ di cui si fa garante una forza superiore allessere umano. Questa definizione tocca
due dimensioni: quella del significato e quella del potere. La dimensione del significato sta proprio nei valori
esprimenti i fini ultimi e le preoccupazioni estreme di una societ. La dimensione del potere invece risiede
nellidea che vi sia qualcosa o qualcuno che ha lautorit incondizionata di sanzionare tali valori. Questo
qualcosa in genere identificato con un ente soprannaturale che si manifesta direttamente oppure tramite i suoi
rappresentanti umani. La religione ha il compito di spiegare limportanza indiscutibile di quei valori stessi, di
affermarli e di ribadirli; la religione svolge quindi una funzone integrativa. Allo stesso tempo proprio perch
difende la bont e la verit dei valori ultimi di una societ, la religione riveste una funzione protettiva delle
certezze di questultima. La duplice funzione della religione si esplica in concreto attraverso simboli, miti e riti.
I simboli veicolano concetti , i quali costituiscono i significati dei simboli; i miti sono i racconti che
organizzano i concetti in discorsi dotati di una propria coerenza; i riti sono le azioni che mettono in scena i
concetti, li rappresentano a coloro che eseguono il rito e a coloro che vi assistono.
Wallace elenca gli elementi che ci indicano che siamo in presenza di una religione: la preghiera, la musica, la
prova fisica, lesortazione, la recitazione del codice, mana (forza invisibile), il tabu, il convivio (mangiare e
bere), il sacrificio, la congregazione, lispirazione, il simbolismo.
Wallace ha anche distinto quelli che secondo lui sono i tipi di culti che egli chiama individuali, sciamanici,
comunitari ed ecclesiastici:
- individuali: praticati dal singolo individuo allinterno di un codice religioso condiviso di
rappresentazioni
- sciamanici: il contatto con le potenze invisibili assicurato dallopera di uno sciamano, personaggio che
detiene un posto particolare nella vita religiosa e rituale della comunit, dotato della particolare facolt
di avere visioni nel mondo soprannaturale
- comunitari: tutte le pratiche religiose che prevedono la partecipazione di gruppi di individui organizzati
sulla base dellet, del sesso, della funzione, del rango, e che si riuniscono per questo preciso scopo
senza alcun aspetto di permanenza e continuit
- culti ecclesiastici: prevedono lesistenza di gruppi di individui specializzati nel culto. Le varie chiese
cristiane possiedono queste caratteristiche, anche presso i musulmani esistono individui che si dedicano
solo ed esclusivamente al culto.

Simboli e riti Alla base di ogni rappresentazione religiosa vi sono dei simboli sacri i quali servono a
sintetizzare lethos di un popolo, il tono, il carattere e la qualit della sua vita, il suo stile e il suo sentimento
morale ed estetico, nonch la sua visione del mondo, limmagine che ha di come sono effettivamente le cose, le
sue idee pi generali dellordine. Geertz. I simboli insomma significano dei concetti che rinviano ai valori
fondamentali e ultimi di una societ.
I simboli sacri agiscono su coloro che li percepiscono mettendoli nella condizione di predisporsi a unazione e/o
suscitando il loro un particolare stato danimo.
I simboli sacri producono, nellanimo di chi ne recepisce il significato, unidea rappacificante , di ordine. Il tipo
di ordine che i simboli sacri suggeriscono riguarda piuttosto la certezza che, nonostante il mondo si presenti
sotto forma di un caotico insieme di eventi imprevedibili, dolorosi e capaci di sconvolgere luniverso morale
degli esseri umani, vi pur sempre una realt sicura, ultima, vera e immutabile alla quale essi possono
richiamarsi. Per far si che un simbolo sia riconoscibile come sacro bisogna infatti che la sua sacralit si
imponga alla sensibilit e alla mente dei soggetti. Perch ci accada gli esseri umani per potere riconoscere il
carattere sacro di un simbolo devono essere stati addestrati allo scopo. Tale addestramento si realizza attraverso
i riti.
Un rito pu essere inteso come un complesso di azioni, parole, gesti la cui sequenza prestabilita da una
formula fissa. Si tratta di sequenze di azioni e parole mediante cui vengono evocati dei simboli i quali svelano il
loro carattere sacro ai partecipanti. I riti sono di solito officiati da personaggi speciali in qualche modo dotati di
autorit.
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I riti sembrano in effetti costruire delle attivit entro cui si genera un principio di autorit. I riti sono ci che
rende evidenti le verit della religione, ossia i valori, i fini ultimi, lordine del cosmo e della societ.
I riti suscitano emozioni che facilitano lintroiezione di rappresentazioni dellordine cosmico.
Vi sono riti che si distinguono per alcune caratteristiche particolari:
- riti di passaggio: riti che sanzionano pubblicamente il passaggio di un individuo o di un gruppo di
individui da una condizione sociale o spirituale a unaltra (battesimi, circoncisioni rituali, matrimoni,
funerali, insediamenti, entrata e uscita da un ordine religioso). Ogni evento dalla gravidanza alla morte,
dalla pubert al parto, dal fidanzamento al matrimonio ecc tutto deve essere accompagnato da riti di
passaggio atti a scandire la transizione da uno stato allaltro. Van Gennep distinse allinterno di ciascun
rito di passaggio 3 fasi ciascuna caratterizzata da rituali specifici: separazione (riti preliminari), margine
(riti liminari) e aggregazione (riti postliminari). (Es. riti di passaggio: pellegrinaggio musulmano)
- rituali funerari: contengono gesti, azioni e parole che richiamano nella mente di coloro che vi
partecipano, i valori e i significati su cui la societ in questione fonda lordine del mondo e di s
medesima. I valori ultimi su cui si fondano hanno sempre una relazione con la dimensione religiosa. I
riti possono variare di molto ma queste differenze dipendono dal punto di vista della complessit del rito
stesso, dalla complessit della struttura della societ in questione. Per Hertz la morte una transizione
che tutte le societ rappresentano grazie alla messa in scena di riti speciali, essa anche un evento che si
contrappone alla vita. La morte appare agli esseri umani priva di senso, per continuare a vivere le
societ devono rendere ragionevole la morte e devono connetterla con i valori e le rappresentazioni
che danno un senso alla vita stessa. In molte societ la morte connessa al suo opposto: il
concepimento. Ed proprio su questo fatto che si concentrano presso alcuni popoli i rituali funerari. I
temi della fertilit femminile e maschile e della sessualit vengono a caratterizzare sovente i riti funebri.
(Es. riti funerari: faraoni antico Egitto)
- riti di iniziazione: sanciscono il passaggio degli individui da una condizione sociale o spirituale a una
diversa dalla precedente. Essi sono la dichiarazione pubblica, socializzata, dellassunzione di un nuovo
status di un individuo e delle responsabilit che questo nuovo status comporta. I riti di iniziazione hanno
lo scopo di situare ufficialmente lindividuo in posizioni adeguate alla sua et sociale e quindi sancire i
diritti e i doveri che gli competono in fasi diverse della vita. Anzianit e autorit sono condizioni che
possono essere aggiunte progressivamente e tale processo in molti casi scandito da riti di iniziazione.
Sono riti di iniziazione anche la circoncisione da ebrei, il battesimo cristiano, oppure il passaggio da
adolescente a giovane guerriero oppure quelli che sanciscono laffiliazione degli individui a gruppi
malavitosi, a logge massoniche o a societ segrete.

Religioni e identit nel mondo globalizzato Nel corso del Novecento sono sorti movimenti religiosi un po in
tutto il mondo, tali culti sembrano nascere in risposta a eventi e a dinamiche relativamente recenti. Sono sorti in
risposta alle mutazioni sociali e culturali, sono estremamente variegati, diversi per le dimensioni e per il peso
che essi esercitano sulla vita di comunit di differente ampiezza:
- culti di revitalizzazione: sono quelli a cui un gruppo o una comunit dichiarano di puntare a un
miglioramento delle proprie condizioni di vita, e nei quali sia i riti che le rappresentazioni hanno come
fine quello di rivitalizzare il senso di identit del gruppo o della comunit medesima.
- culti millenaristici: sono quelli che accentuano le rappresentazioni relative allavvento di unepoca di
pace e di felicit, avvento che pu essere favorito, incoraggiato e predisposto mediante appropriate
attivit rituali e grazie a un particolare atteggiamento interiore da parte dei partecipanti
- culti nativistici: sono quelli che fanno propria la protesta contro le condizioni di svantaggio sofferte
dalle popolazioni native e che mirano a riaffermare e a far rinascere aspetti culturali come strumenti di
rivendicazione della propria identit, in opposizione alla cultura del gruppo dominante
- culti messianici: sono quelli a sfondo carismatico, legati cio alla presenza di una forte personalit
(messia) e che sono sorti dallincontro fra culti locali e cristianesimo. Si caratterizzano quasi sempre per
il fatto di fondarsi sullattesa di un rivolgimento socio-politico radicale.
Alcuni culti nati nel contesto degli sconvolgimenti prodotti dal colonialismo possiedono i caratteri di
movimenti organizzati, con obiettivi che spesso hanno finito per assumere una coloritura politica di portata pi
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o meno ampia. Altri culti sono invece assai pi circoscritti ad ambienti specifici o possiedono finalit molto
particolari.
Le enormi potenzialit comunicative e interattive sviluppatesi con la diffusione delle pi recenti tecnologie non
hanno mancato di produrre un nuovo livello di comunicazione religiosa. Internet diventa il potente veicolo di
queste forme di visionarismo tecnologico. La rete permette di stabilire dei gruppi di preghiera, di celebrare riti
comunitari e di visitare siti come se fossero luoghi di pellegrinaggio.
Alla moltiplicazione e alla frantumazione della dimensione religiosa nel mondo globalizzato, dove la religione
sembra oggi tornare a essere il principale punto di riferimento per migliaia di gruppi e di comunit alla ricerca
di un senso da dare al mondo e alla propria vita, si contrappone una rappresentazione della religione come dato
monolitico, assolutamente coerente, totalizzante e capace di definire intere identit culturali.

VIII ATTIVITA CREATIVA ED SPRESSIONE ARTISTICA

La creativit culturale E strettamente legata a una caratteristica fondamentale del linguaggio umano: la sua
produttivit infinita. La creativit culturale consiste nella possibilit che gli esseri umani hanno di produrre
sempre nuovi significati a partire dai modelli culturali a loro disposizione. La creativit, intesa come capacit di
produrre novit mediante la combinazione e la trasformazione delle pratiche culturali esistenti, non soltanto
presente in tutte le societ, ma trova anche riscontro in campi molto diversi da quelli in cui noi dabitudine
tendiamo a collocarla: la tecnologia, la scienza e larte.
Vi sono forme di attivit e circostanze in cui accostamenti di pratiche e significati inediti sono pi evidenti che
in altre. Una di queste circostanze costituita, oltre che dalla produzione artistica e dallinnovazione tecnica,
dalla festa. Le feste mettono in moto comportamenti improntati alla dimensione collettiva. La festa segna una
rottura con il corso ordinario della vita. Proprio in quanto costituiscono degli stacchi nel flusso della vita
ordinaria, le feste, i giochi e i riti possono venire a costituire dei marcatori temporali di una certa importanza.
Nella festa si creano gruppi e sottogruppi, punti di aggregazione autonoma che sviluppano la festa secondo
dinamiche largamente casuali. La festa si prepara a essere un terreno culturalmente creativo. I partecipanti si
sentono coinvolti in un processo collettivo dove le differenze tradizionali tra individui si annullano o si
riducono notevolmente, i comportamenti possono deviare, a seconda delle circostanze, e gli individui
sperimentano una sorta di libert dazione e despressione.
Alcuni autori hanno considerato le feste come eventi collettivi che mirano a rinsaldare periodicamente il senso
dellappartenenza a una comunit. Altri hanno visto nelle feste un modo per fronteggiare e neutralizzare la
negativit dellesistenza. Molte feste sono occasioni per ribadire lordine e la gerarchia sociali.
La creativit della festa non coincide n con il suo carattere trasgressivo (il carnevale) n con il suo carattere
normativo (liniziazione dei giovani). Tale creativit consiste invece nella possibilit che, nella festa, si
compiano accostamenti simbolici inediti o comunque insoliti mediante i quali sia possibile trasmettere concetti
e stati danimo difficilmente esprimibili altrimenti

Lespressione estetica Le arti si ripartiscono in arti visive e non visive. Quelle visive comprendono le arti
plastiche (scultura, intaglio, ceramica) e quelle grafiche (pittura, disegno). La danza, il teatro, il cinema e la
televisione sono anchesse forme darte visiva. Invece la poesia , loratoria, la musica e il canto sono arti non
visive.
In tutte le culture vi sono modi di accostare colori, forme , parole, suoni e movimenti del corpo i quali
producono, su chi li esegue, li osserva o li ascolta, uno stato percettivo capace di suscitare reazioni e stati
danimo di un tipo diverso da quelli indotti dalle azioni e dalle immagini della vita ordinaria. Per poter parlare
di percezione estetica bisogna che non solo venga prodotto qualcosa di capace di suscitare questo tipo di
percezione, ma anche necessario che i soggetti siano disposti a farsi cogliere da tali reazioni e stati danimo.
Il senso estetico in parte un fatto soggettivo e in parte un fatto collettivo. Inoltre i cambiamenti in ci che
chiamiamo moda sono la dimostrazione del fatto che le percezioni estetiche non sono statiche, ma cambiano
come altri aspetti della cultura in quanto rinviano anchesse a concetti e modelli culturali.
I modelli estetici sono introiettati e condivisi da un certo numero di individui. Ne consegue quindi che la
produzione estetica di una data cultura collegata in qualche modo ai valori, alla visione del mondo e al modo,
o ai modi, di sentire che sono tipici di una certa comunit.
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Larte non infatti unattivit disgiunta dal contesto sociale, politico, culturale ed economico in cui viene
prodotta. Larte pu essere pi o meno creativa, pu cio essere pi o meno efficace nel far insorgere in noi uno
stato percettivo di tipo estetico, ma in ogni caso i suoi legami con le condizioni generali del gruppo entro il
quale viene prodotta hanno unimportanza fondamentale.
Non tutte le culture sviluppano allo stesso modo quelle che noi chiamiamo arti. La loro espressione estetica pu
infatti concentrarsi su una o alcune di esse e ignorare completamente o quasi tutte le altre. Un esempio
abbastanza significativo di questo tipo di selezione estetica costituito dalla cosiddetta arte africana la quale si
concentrata sulle arti visive e in particolare sulla scultura.
Non esistono canoni estetici universali. Negli esseri umani universale la capacit di esprimersi esteticamente
ma la forma assunta da tale espressione estetica nelle diverse culture dipende da unampia variet di fattori: la
funzione del prodotto, i valori e le rappresentazioni a cui esso rinvia, luso che se ne fa, il destinatario e, non
certo da ultimo, la motivazione e lispirazione dellartista.

Larte tribale nel contesto occidentale Nel corso del XIX secolo i musei antropologici ed etnologici vennero
moltiplicandosi in Europa come negli Stati Uniti. Lenorme quantit di oggetti provenienti dai modi primitivi e
arcaici dei 5 continenti and accumulandosi per opera di viaggiatori, commercianti, esploratori.
A partire dagli anni successivi alla Seconda guerra mondiale i musei etnografici hanno sviluppato e affinato
sempre pi i loro criteri espositivi. Dal momento che viene valorizzata la dimensione estetica dei pezzi esibiti,
questi tendono ad essere inglobati nella categoria occidentale di arte. A tale inglobamento hanno concorso 2
motivi, per certi aspetti interconnessi tra loro.
1- I pittori e gli scultori europei appartenenti alle correnti di avanguardia cominciarono a prestare una
speciale attenzione agli oggetti provenienti dallAfrica, dallOceania e dalle Americhe. Lattenzione
ebbe motivazioni complesse come il recupero di modelli non competitivi, armonici e sottratti al flusso
della modernit stessa. Questa corrente viene chiamata primitivista
2- Altre tendenze raggruppate sotto il nome di modernismo, le quali ripresero le arti esotiche come motivo
di ispirazione. Il modernismo considerava le opere primitive come il riflesso di intuizioni estetiche
originarie, prive di connessioni con la realt, opere senza tempo e dunque dei prototipi artistici allo
stato puro.
Larte tribale e quella moderna risulterebbero apparentemente affini proprio per la distanza che le sapara
entrambe da un universo che ci familiare, e non in ragione di una convergenza dei principi che le ispirano.
Lunica cosa che si potrebbe dire circa le somiglianze tra certe opere moderne e certe opere primitive che gli
artisti europei trassero ispirazione da queste ultime per esprimere le loro idee estetiche di rivolta nei confronti
dellaccademia e dei canoni del tempo, dimostrando cos una volta di pi che i modelli estetici non sono affatto
statici ma si riformulano nella tensione ch esi stabilisce tra essi e modelli altri.
Larte tribale nel corso del Novecento ha cominciato ad avere un proprio mercato il cui sviluppo rappresenta la
seconda ragione che ha reso possibile lassimilazione degli oggetti provenienti da contesti extra-europei a opere
darte.
Questi pezzi vengono considerati artistici perch hanno un valore, perch possono cio entrare nel mercato
dellarte. In generale valutazioni estetiche e valutazioni economiche interagiscono tra loro nel determinare la
considerazione di un oggetto in quanto opera darte o meno.
Questo allargamento del mercato dellarte tribale o etnica una conseguenza del fatto che a partire da un certo
periodo le opere ritenute autentiche e originali, in alcuni casi dei veri capolavori anche dal punto di vista
europeo non sono state pi riprodotte.
In molte societ il fine per cui tali oggetti erano fabbricati non esiste pi: non esistono pi le religioni, non
esistono pi riti, non esistono pi quei poteri terreni o spirituali ai quali maschere, sculture, dipinti erano stati
eseguiti.
Gli oggetti acquisiti dai musei e dai privati occidentali sono passati da una sfera di consumo a unaltra, con una
conseguente trasformazione della natura del loro valore, da simbolico ad artistico ed economico.
Larte tribale si trova oggi al centro non solo di un dibattito etnografico o estetico, bens anche di snodi politici
e interculturali. A volte le rivendicazioni dei popoli nativi si sono spinte fino a chiedere la restituzione di
oggetti conservati nei musei occidentali.

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IX LE RISORSE E IL POTERE

Potere delle risorse e risorse del potere Per risorsa si deve intendere tanto un bene materiale, concreto,
tangibile come lacqua, il denaro, il grano, il ferro, la selvaggina, quanto un bene volatile come un sapere o una
conoscenza tecnica, una certa idea, unideologia politica o una visione religiosa del mondo. In sintesi le risorse
possono essere di natura tanto materiale quanto simbolica. Una risorsa anche qualunque cosa il cui controllo
consente a un individuo o a un gruppo di perseguire scopi di ordine tanto materiale quanto simbolico.
Lacquisizione e la disponibilit di una risorsa non sono mai disgiunte da una relazione di potere, ossia dal fatto
che tale acquisizione e tale disponibilit influiscono sempre sulla possibilit che un individuo o un gruppo di
individui hanno, grazie ad esse, di imporsi o di prevalere su latri individui a latri gruppi. Viceversa, tale
possibilit di prevalere sempre associata al controllo di una qualche risorsa, materiale o simbolica che sia.
Tutto ci che riguarda la produzione, la distribuzione e il controllo delle risorse materiali rientra nella sfera
delleconomia, mentre tutto quanto riguarda le relazioni tra individui e gruppi sociali mossi da progetti e da
interessi diversi ricade nel dominio della politica.
Diversamente da quanto credevano gli europei, con gli sviluppi delletnografia , divenne chiaro che anche gli
altri popoli avevano vari modi, talvolta anche piuttosto complessi e sofisticati di produrre risorse, di farle
circolare, nonch di fissare i criteri di accesso ad esse, cio di controllarne lutilizzazione da parte di certi
individui e di determinati gruppi piuttosto che di altri.
Malinowski ebbe modo di studiare una particolare forma di scambio, chiamato kula che lui steso defin
rituale, in quanto legato a regole apparentemente prive di significato economico immediato. Lo scambio
rituale aveva lo scopo di ribadire la relazione di collaborazione e amicizia tra partner economici abituali,
rinsaldando rapporti tra gruppi e individui tra loro lontani ma legati da un vincolo sacro rappresentato dagli
oggetti cerimoniali scambiati.
La partecipazione allo scambio rituale, soprattutto a quello pi spettacolare era una prerogativa per pochi. Tali
relazioni proprio perch ruotano attorno a beni che sono segni di prestigio sociale, ricchezza e reputazione, sono
suscettibili di rafforzare sempre la posizione di prestigio. Lo sforzo di coloro che si impegnano in questi scambi
allo scopo di emergere politicamente, quella di trarre sempre maggior prestigio dalle relazioni che essi
possono istituire con uno o pi partner, cercando di partecipare al numero pi alto di scambi tentando di rendere
sempre pi stabili e durature le transazioni.
Malinowski riteneva che gli oggetti in esso coinvolti fossero scambiato solo a scopi di prestigio, mentre si
scoperto che essi entrano in realt nelle compensazioni matrimoniali, nellacquisto di maiali o per pagare il
diritto a coltivare appezzamenti di terreno.
Forme di scambio come queste sono oggi sempre pi influenzata dalla presenza del denaro e dalla pressione di
fattori economico-politici di natura globale.
Le teorie sviluppate tra allinizio del Novecento cercarono di cogliere la sostanza del potere: il potere come
facolt di sovrani delegati dal popolo (Hobbes), come espressione di una volont generale (Rouseeau), come
prerogativa di monarchi per grazia divina (De Maistre), come attivit esercitata da parlamenti funzionanti in
qualit di comitati daffari della borghesia (Marx). Le teorie pi recenti hanno messo laccento sul carattere
pervasivo del potere, sulla sua natura non-istituzionale e iscritta nelle relazioni stesse tra gli individui i gruppi e
nei discorsi da esso prodotti.
La pi recente di queste teorie del potere quella di Micelle Foucault. Foucault non definisce il potere come
una essenza, ma cerca di vedere come esso funzioni, agisca e costringa gli esseri umani a comportarsi in un
certo modo.
Il potere dice Foucault ovunque: nelle parole che utilizziamo, nei discorsi che produciamo, negli atti che
compiamo, nelle cose che sappiamo e nellapplicazione del nostro sapere. Il potere pu si essere identificato
con istituzioni particolarmente rappresentative di esso (stato,carcere..) ma la sua efficacia si realizza per lo pi
in maniera invisibile. Il potere si annida nei modelli culturali che intromettiamo e che ci determinano, nei
pensieri e nei comportamenti a nostra totale insaputa.
Diversamente da Foucault che vede il potere come pervasivo di tutte le pratiche e di tutti i discorsi, il potere
per Weber limposizione intenzionale della propria volont ad altri, una forma pi o meno esplicita di
coercizione.
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Lo studio antropologico del potere ha posto attenzione alle diverse modalit in cui, presso culture differenti, si
crea ci che stato chiamato arena politica cio uno spazio astratto occupato da tutti gli elementi che
determinano il confronto politico: organizzazioni, individui, valori, significati e naturalmente risorse, i quali
sono manovrati dagli attori politici nel loro confrontarsi per il potere. Gli attori politici sono quanti si
confrontano nellarena politica.
Lantropologia ha adottato quella che stata chiamata prospettiva processuale: ritiene che motivazioni e
interessi trovino espressione nellattuazione di determinate strategie. Mira a cogliere i fenomeni politici nel loro
divenire. La prospettiva processuale consente di cogliere meglio la natura composita del fenomeno politico in
quanto, collegando lazione politica alle motivazioni, alle strategie e alle scelte individuali e collettive, si
confronta di continuo con altri aspetti della vita sociale e culturale.

Forme di vita economica La produzione, la distribuzione e la circolazione delle risorse materiali sono i temi
costitutivi dellantropologia economica.
Leconomista Polanyi contrappose, allidea delleconomia come un comportamento finalizzato alla
massimizzazione dellutile, unidea delleconomia come rapporto concreto degli esseri umani con la natura da
un lato e con i propri simili dallaltro. Questa visione delleconomia metteva laccento sulla dimensione sociale
di questultima, per cui le risorse e i beni prodotti erano considerati come aventi soprattutto una destinazione
sociale. Leconomia sarebbe cos un processo istituzionalizzato cio dipendente dalle strutture sociali nelle
quali tale processo incastonato. Le istituzioni sono quelle al cui interno si compiono tutte le operazioni
considerate come economiche: la produzione, la distribuzione e lo scambio dei beni.
Secondo Polanyi le forme di distribuzione e di scambio presenti nelle diverse societ sono 3: quella retta dal
principio della reciprocit; quella basata sulla ridistribuzione e quella fondata sullo scambio. Ognuna di queste
forme si appoggia su un diverso supporto istituzionale, il quale fa delleconomia un processo istituzionalizzato:
la simmetria, la centralit e il mercato rispettivamente
- Reciprocit/simmetria: sono le economie delle societ organizzate su gruppi di parentela dove
prevalgono scambi di tipo paritario e simmetrico tra gruppi di parenti
- Ridistribuzione/centralit: appartengono le economie in cui presente unautorit che concentra su di
s, mediante un sistema di prestazioni, i prodotti provenienti dalla periferia, beni che vengono
successivamente ridistribuiti secondo criteri di volta in volta differenti
- Scambio/mercato: appartengono le economie nelle quali le merci circolano in base alla legge della
domanda e dellofferta.
Secondo Polanyi la circolazione dei beni un fenomeno sociale poich lo scambio, la distribuzione, lacquisto e
la vendita di tali beni pongono in relazione tra loro individui e gruppi. Anche la produzione un fenomeno
sociale, poich oggetti e beni prodotti incorporano anchessi delle relazioni sociali.
Ne Il capitale Marx elabor il concetto di modo di produzione. Un modo di produzione era determinato per
Marx dalla combinazione di tre fattori: i mezzi di produzione (materia prima), la manodopera (energia umana) e
i rapporti di produzione (relazione sociale che articola la connessione tra mezzi di produzione e manodopera).
Se cambiano i rapporti di produzione cio la relazione sociale tra mezzi di produzione e manodopera cambia
anche il modo di produzione. Con il capitalismo la manodopera si trasforma in forza-lavoro ossia in una
merce come unaltra sottoposta alle leggi del mercato.
Il concetto di modo di produzione mette laccento sulle condizioni sociali della produzione degli oggetti
materiali.
Combinando la teoria di Polanyi con quella di Marx lanalisi antropologia ha potuto accostarsi alle forme di
vita economica secondo nuove prospettive. Molte societ dellAfrica sono state studiate da un punto di vista
che evidenzia alcuni aspetti centrali del processo produttivo inteso come fenomeno sociale: la natura dei mezzi
di produzione, i loro possessori legittimi, la relazione che si istaura tra possessori dei mezzi di produzione e
quanti lavorano, la destinazione sociale dei prodotti.
(La comunit domestica; economie dellaffezione; politiche dello sviluppo; strutture della dipendenza;
razionalit e irrazionalit delleconomia)

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Tipi di organizzazione politica Lattivit politica laspetto intenzionale del comportamento individuale e
collettivo mediante il quale i singoli o i gruppi manipolano, secondo finalit e interessi specifici, le regole e le
istituzioni vigenti nella loro societ.
Unorganizzazione politica potrebbe essere pertanto considerata come linsieme delle regole, delle istituzioni e
delle pratiche che contribuiscono a definire il quadro entro il quale si svolge lattivit politica. Una tipologia di
forme di organizzazione politica quella che distingue tra sistemi politici non centralizzati e sistemi politici
centralizzati .
Sistemi politici




Centralizzati non centralizzati



Potentati trib big men bande

stati


stati dinastici
stati nazionali

Banda: forma di organizzazione politica, caratteristica dei gruppi di cacciatori-raccoglitori nomadi . Sono
sottoposte a flusso (continuo allontanamento di individui da una banda e loro riaggregazione a unaltra).
Lorganizzazione politica della banda una struttura ristretta, informale e priva di una gerarchia decisionale. E
ristretta in corrispondenza allesiguit numerica dei gruppi; informale poich lesercizio dellautorit si
esaurisce nel prevalere di una opinione individuale e nelladesione a questultima da parte dei membri della
banda; manca di unautorit stabile e istituzionalizzata capace di esercitare un controllo permanente sugli
individui che ne fanno parte.
Trib: preciso tipo di organizzazione socio-politica il quale prevalentemente riscontrabile presso popolazioni
agricole e/o pastorali. Tribali sono per lo pi definite quelle societ in cui sono presenti pi gruppi di
discendenza che si considerano reciprocamente discendenti da un comune antenato. Hanno uguale accesso alle
risorse vitali e strategiche e formano ununit pronta a lottare per la difesa delle risorse comuni. Quelle tribali
sono societ piuttosto instabili. Si fondano su varie istituzioni che assicurano in qualche maniera la coesione dei
gruppi di discendenza i quali altrimenti tenderebbero a separarsi. Le trib si distinguono a seconda della
presenza o meno di alcune caratteristiche:
- lignaggi segmentari: sono i gruppi di discendenza unilineari costitutivi di una trib. Sono segmentari
perch sono suscettibili di frazionarsi o di aggregarsi in segmenti di minore o di maggiore estensione.
(grande enfasi alla parentela consanguinea)
- stratificazione rituale: alcuni individui di molte societ tribali, pur non essendo specializzati nelle
funzioni politiche, possono incarnare unautorit largamente rispettata e ascoltata per motici
extrapolitici.
- Consigli di villaggio: ogni gruppo di discendenza ha propri rappresentanti che si riuniscono
periodicamente dando vita ai cosiddetti consigli di villaggio, ovvero assemblee ristrette, fornite di un
potere che pu essere in alcuni casi decisionale e in altri semplicemente costruttivo. Amministrano
anche le relazioni con altri villaggi e con altre trib
- Sodalizi: forme associative che tagliano i gruppi di discendenza che costituiscono la trib e che hanno la
funzione di organizzare una parte della popolazione secondo progetti dazione specifici
- Big men: i capi tribali si caratterizzano per la loro costante opera di ridistribuzione di beni e di
benefici, oltre che di supporto e assistenza nei confronti del proprio seguito.
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Sistemi centralizzati: E in riferimento agli stati nazionali che si organizza sempre pi la vita delle popolazioni
del pianeta. La maggior parte di questi stati pretende di legittimare la propria sovranit sul fatto che le
popolazioni che rientrano sotto la loro giurisdizione sono omogenee: o dal punto di vista culturale o dal punto
di vista religioso. Il solo fatto che oggi il planisfero sia interamente coperto di stati significa che lo stato
listituzione ufficialmente riconosciuta come preposta al governo dei popoli.
Potentato: condizione politica intermedia fra la trib e lo stato. Lesercizio del potere tende a rivestire un
carattere molto pi formale che in una trib e lautorit di un capo tende a non fondarsi pi sul consenso,
mentre le funzioni politiche tendono a trasformarsi in cariche pi o meno stabili a carattere ereditario.
Ci che accomuna il potentato allorganizzazione tribale limportanza dei legami di parentela e dellanzianit
come fattori regolativi dei rapporti sociali. Le societ a potentato si distinguono per da quelle tribali per alcuni
importanti elementi tra i quali: lo sviluppo di un progressivo accesso differenziale alle risorse, la comparsa del
principio della loro ridistribuzione, il fatto che quella di capo cessa di essere qui una pura funzione per
diventare una vera e propria carica.
Stati: lo stato la forma di organizzazione politica oggi dominate e la sua presenza la caratteristica saliente
della realt politico-organizzativa planetaria attuale.
Lo stato possiede alcune caratteristiche peculiari, le principali delle quali sono:
- unautorit altamente centralizzata
- un apparato burocratico - amministrativo sviluppato
- la prerogativa esclusiva di emanare leggi
- il monopolio della forza come mezzo di confronto con entit ostili esterne.
Le societ organizzate su base statuale presentano:
- un accesso alle risorse ancora pi differenziato di quelle considerate fino adesso
- una stratificazione sociale accentuata
- la sostituzione dei legami di parentela come criterio regolatore delle relazioni sociali con rapporti di tipo
impersonale
Molti degli stati esistenti fuori dellEuropa in epoca precoloniale erano stati dinastici. In essi dominavano delle
elite ereditarie il cui potere non e ra bilanciato da istituzioni espresse da altre categorie sociali.