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Urbino, aprile 2014

il Ducato
dossier
Distribuzione gratuita Poste Italiane Spa-Spedizione in a.p. - 70% - DCB Pesaro

Periodico dellIstituto per la formazione al giornalismo di Urbino

Contraffazione 2.0

Il mercato dei prodotti contraffatti si sta velocemente spostando dalla strada e dai siti internet verso i social network. Facebook ospita migliaia di falsi profili dietro i quali si nascondono i social seller dei falsi. Giovani, casalinghe, migranti, che usano i social come vetrina per vendere e muovono almeno due milioni di euro allanno attraverso ricariche su carte prepagate e spedizioni. La vendita dei falsi su facebook, per, solo la superficie di un

di Virginia Della Sala

fenomeno che ha radici profonde e lontane, che coinvolge la criminalit organizzata italiana e internazionale, che monopolizza i commerci dalla Cina e che riesce a riprodurre copie fedeli delle grandi griffe grazie alla delocalizzazione nei paesi in via di sviluppo. Solo per litalia, la perdita economica stimata pari a circa 30 miliardi di euro allanno e a 110.000 posti di lavoro che si potrebbero creare se questa industria sommersa venisse a galla.

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I social seller dei fake gestiscono un giro daffari di almeno due milioni di euro,

Mondo parallelo, i falsi


lmeno mille falsi profili facebook. Per ogni profilo un giro daffari che nel migliore dei casi frutta 2.500 euro al mese. Nel peggiore 1000 euro. In un anno, secondo chi racconta la sua esperienza dall'interno, il giro economico totale in Italia pu quindi arrivare anche a due milioni di euro. Sono i numeri della contraffazione su facebook. Numeri ipotetici, perch nessuno ha mai fatto un'analisi sulla punta di quest'iceberg informatico e reale. Forse nessuno se n' accorto. Fare i conti sulla contraffazione gi difficile nei contesti reali (sono stati stimati movimenti pari a 6 miliardi di euro all'anno e solo nel campo della criminalit organizzata) a causa della natura "sommersa" del fenomeno. Fare i conti sui siti web un'impresa impossibile per la volatilit delle piattaforme web. Intercettare corrieri e spedizionieri richiederebbe un dispiego di forze che Italia e Unione Europea non possono permettersi. Cos il fenomeno della vendita di merce contraffatta sui social network in crescita e senza controllo. Una start up illegale e semplice per i giovani che non trovano lavoro e per le casalinghe che non arrivano a fine mese. Sono i social-seller dei falsi. Nessuno si ancora accorto della loro esistenza. Vendo Sogni, Griffe Mania, Giada imitazioni Stock: dietro questi falsi profili c' una casalinga, una studentessa, una giovane, o un giovane. Usano facebook per vendere borse, vestiti e scarpe contraffatti. Creano profili con nomi inventati a cui si pu accedere solo tramite richiesta di amicizia (il regolamento di facebook, invece, prevede che per scopi commerciali siano usate le Pagine), filtrano le richieste, rifiutano quelle sospette e accettano quelle di potenziali clienti. In questi spazi virtuali, creano un mondo parallelo. Gucci, Louis Vuitton, Prada, Fendi, Hogan, Miu Miu "taroccati". Per una borsa, il prezzo varia dai 30 ai 300 euro. Gli album fotografici, organizzati tematicamente, sono vetrine in cui espongono la loro merce. C la descrizione del materiale, del marchio, il prezzo, le foto in modalit "macro" per mostrare il pi piccolo dettaglio. Non indicando il prezzo si cerca di camuffare lintento di vendita. I social-seller" dei fake chiedono di essere contattati in privato. In chat forniscono tutte le spiegazioni al riparo da sguardi indiscreti. Nei messaggi privati realizzano accordi e trattative, cade lanonimato e si scopre tutto di chi vende. Nome, cognome, provenienza e metodo. Si costruisce un legame dinteresse che sfocia in

nomignoli affettuosi come cara, tesoro, amore. Tutto pur di vendere, ma non solo. I socialseller amano lavorare in questo campo, conoscono tutto di marchi e modelli, sono attenti alle ultime novit in fatto di moda, seguono le sfilate e conoscono a memoria le nuove collezioni delle grandi firme. Creano outfit e si improvvisano consulenti di bellezza. I clienti si fidano di loro e del loro giudizio, comprano confortati dai feedback che le venditrici conservano nei loro album. La borsa arrivata in ottime condizioni: perfetta! E la venditrice affidabile e veloce. Comprer ancora da lei e la consiglio a tutti. Le sue imitazioni sono uguali agli originali scrive Giulia in un commento a margine della foto di unAlma di Louis Vuitton. Ma dove comprano la merce i social-seller? Esistono due metodi di rifornimento: in strada e su internet. Nel primo caso, importante trovare una piazza di spaccio e qualche fornitore privato. Nel secondo importante rintracciare i siti pi convenienti, destreggiarsi tra le descrizioni in cinese, avere pazienza e decodificare spiegazioni spesso criptate. Una volta a settimana racconta Raffaella che da cinque anni vende su facebook vado a Napoli, al mercato della Maddalena, e compro quello che le mie clienti hanno ordinato. Ho 4.315 amicizie e sono tutte legate al commercio. Ricevo almeno ottanta ordini a settimana e per trasportare tutto a casa devo farmi accompagnare dagli amici e portare due trolley enormi. La Maddalena un rione di Napoli. Si trova alle spalle della statua di Garibaldi, di fronte alla stazione. Ogni giorno, dalle 8 alle 14, si trasforma in un mercato di merce contraffatta con centinaia di bancarelle. I venditori ambulanti pagano il loro prezzo alla camorra per vendere la merce che gli stessi clan forniscono, proveniente dai laboratori di contraffazione napoletani o dalle importazioni asiatiche. Gli ambulanti conoscono bene il commercio nel mondo virtuale. Spesso racconta Amoda mando le foto dei prodotti tramite Whatsapp alle ragazze che vendono su internet, cos non sono costrette a venire fino a qua. E poi fanno bene a vendere su facebook, l non ci sono gli stessi controlli che su Ebay ed pure gratis. Sto pensando di farlo anche io. Arturo, invece, ordina tutto sul web. Senza uscire di casa, aspetta che il corriere gli consegni i pacchi. Ordino sui siti perch la merce che arriva dalla Cina di qualit superiore a quella che trovi in strada, soprattutto per quanto riguarda il contorno. Le borse hanno le buste intestate, la ricevuta di garanzia, la dust bag. Insomma, sembrano appena uscite

da un negozio di via Montenapoleone. Lunico limite di questo commercio virtuale il rischio. Spesso per un ordine si aspettano anche settimane, i pacchi vengono bloccati alle dogane o arrivano difettosi. Anche il reso complicato e ha tempi lunghissimi. Arturo non si fa pagare in anticipo. Compra quello che gli piace, crea una sorta di mini- negozio in casa e accoglie di persona i clienti di fiducia che scelgono anche regali di laurea e di compleanno. Vende quello che resta tramite facebook. C un maggior rischio di perdere i soldi, ma per Arturo normale, gioco alle stesse regole di chi ha un vero negozio.

I l meccanismo Guardare le foto su facebook, scegliere larticolo e comprarlo. Dopo questi passaggi, per chi compra dai social seller dei fake inizia la fase della contrattazione. Il prezzo dichiarato dal venditore spesso include il costo della spedizione, che va dai 5 ai 15 euro a seconda delle dimensioni. La maggior parte delle venditrici ricorre alle spedizioni con Poste Italiane, molte usano i corrieri privati perch vengono a prendere i pacchi a casa racconta Moda Armadio in un gruppo e costano di meno. Chi compra paga con versamenti su Postepay o su Paypal e il social seller, dopo aver controllato la lista movi-

menti, va a rifornirsi del prodotto che deve spedire. Un sistema pulito e senza perdite: questi venditori non hanno bisogno di un capitale da investire perch comprano la merce solo nel momento in cui ricevono lordine e il pagamento. In questo modo sono tutelati da eventuali falsi ordini e possono rifornirsi quando gi hanno soldi e guadagno in tasca. Spediscono con raccomandate e pacchi tracciabili su internet, cos il cliente pu seguire il viaggio. Le truffe per esistono anche con questo metodo. Merce che arriva difettosa o che non corrisponde alle foto. O che non arriva. I socialseller riversano la colpa sulle

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con pi di mille falsi proli facebook e spedizioni da ogni parte dItalia

si comprano sui social

Poste nel migliore dei casi, spariscono nel peggiore. Chi per ha davvero intenzione di vivere di questa attivit sa che non pu fare passi falsi perch si tratta di un mondo auto-protetto in cui, al primo errore, la carriera potrebbe essere bruciata. il bello di internet e di facebook, dove tutte le informazioni circolano alla velocit della luce Esiste anche un sistema gerarchico di vendita: alcuni venditori appaltano la loro fornitura ad altri venditori e non manca la controffensiva. Molte utenti si sono unite in gruppi di vendita che tentano a modo loro di contrastare la contraffazione. Anche se per motivi frivoli basati su motti

del tipo lalta moda solo per chi pu permettersela. Sono i Pink, i puristi del marchio, che vendono e scambiano solo merce dalta moda originale. Per vendere hanno un rito di passaggio: liscrizione ai gruppi Pink Corner in cui gli amministratori autenticano gli oggetti in vendita analizzando le foto e dichiarandone loriginalit attraverso la loro auto- proclamata esperienza. In questo contrasto, non c spazio per la netiquette: volano offese, improperi, spam e minacce di denuncia. Denunce che nessuno fa mai perch in fondo tutti vendono e guadagnano. E nessuno dichiara.

La vendita di merce contraffatta si sta spostando sui social network. Su facebook ci sono migliaia i proli falsi, con foto di borse, portafogli e scarpe taroccati. Si continua a vendere anchein strada. A Napoli, zona Maddalena, (foto accanto) la contraffazione nelle mani della camorra

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Comprare falsi su internet facile e intuitivo. Basta un po di attenzione

Scegli, ordina, paga, aspetta


La storia di Arturo che trascorre i suoi giorni ad aspettare che il corriere gli consegni pacchi e merce
facile: ti colleghi al sito www.dhgate.com, quello con i simboli cinesi in basso, e nella ricerca digiti designer handbags e il gioco fatto. Arturo si muove con facilit su questi siti di e-commerce. Hanno lo stesso principio di Ebay ma sono solo in inglese e cinese. Ho capito presto che i venditori sono cinesi o coreani insomma, asiatici! racconta Arturo Me ne accorgo quando parlo con loro tramite mail, il loro inglese stentato e hanno nomi stranissimi. Vive a Roma, in una casa che condivide con altri due ragazzi. La sua camera un museo di borse di ogni tipo e di ogni marca. Una Balenciaga bianca sulla scrivania, una Fendi sulla sedia, Hermes sul letto e Vuitton sul sof. Nel primo cassetto del com ci sono portafogli, portachiavi, anche custodie per tablet e smartphone e foulard. Apre larmadio e tira fuori due scatoloni: in ognuno ancora borse, accessori e scarpe. Il telefono squilla ogni dieci minuti e lui risponde, descrive la merce, comunica i prezzi. Cara, s, ho qualcosa -dice al telefono Mi appena arrivata una borsa Prada stupenda. C tutto, di pelle, in perfette condizioni. C il certificato di garanzia, la dustbag, la busta firmata e anche la ricevuta intestata. Sembra appena uscita da un negozio di via Condotti. La ragazza al telefono gli fa una domanda. Certo che puoi regalarla a tua cugina per la laurea la risposta sicura di Arturo, che ha 27 anni e sta frequantando il master di una scuola di design. Fissa lappuntamento per le 19 della sera stessa e prima di agganciare il telefono aggiunge: Non si accorger di niente e farai un figurone pagandola solo 150 euro invece di 1500. Il suo lavoro confinato tra quattro mura. Arturo non esce mai perch ogni giorno aspetta che il corriere gli porti nuovi oggetti delle meraviglie comprati online. La sua attivit si fonda sul passaparola tra amici e parenti. I suoi rifornimenti sono esclusivamente online. Questi siti spesso mi fanno diventare pazzo racconta Scrivono che lordine arriver in una settimana e poi ci impiega anche 30 40 giorni. La scusa sempre la stessa: i pacchi sono bloccati alla dogana. Significa che affronter un lungo periodo di preoccupazione perch se si accorgono che si tratta di merce contraffatta, finisco nei guai. Non so esattamente come, ma so che non la passerei liscia. Non sembra informato sullargomento, vive sul filo del rasoio ma non gli importa.

Cos posso permettermi la passione per la moda

Non sto tanto a pensare alle conseguenze altrimenti vado in paranoia e mollo tutto. Per ora, quello che mi interessa non perdere merce, soldi e clienti. Perch le forze dellordine non si accorgono di questi siti che vendono merci contraffatte? Nel sito spiega Arturo nome e marchio non sono quasi mai esplicitamente indicati. Per riuscire a trovarli a volte basta fare ricerche generiche del tipo scarpe, borse, gioielli e poi avere occhio, essere appassionato di moda, per distinguere i capi contraffatti da quelli che sono semplicemente inspired. C anche il tranello di marchi apposti su modelli che in realt non esistono come originali. L, se non sei preparato, combini disastri e vendi per imitazione un modello che nel mondo degli originali neanche esiste. Con i guadagni paga gli studi universitari. Ma soprattutto pu usarli per comprare tutte le belle cose che lo affascinano da quando aveva dieci anni. I miei genitori mi hanno sempre mantenuto durante gli studi racconta- ma non potevo pretendere che finanziassero i miei vizi, la mia passione per la moda. Mostra le sue scarpe di Armani originali, un orologio Cartier, un papillon Valentino. Ogni sei mesi mi concedo un acquisto di lusso e lo conservo gelosamente. Il mio armadio un museo delle meraviglie in cui mi immergo anche solo per contemplare queste creazioni. Per me sono un passione, chissenefrega se per coltivarla devo fare una cosa illegale. Non uccido nessuno e anche chi non ha abbastanza soldi pu permettersi oggetti firmati e di qualit. La clientela di Arturo diversa da quella dei mercati. Ragazze giovani e dinamiche, attente alla moda e abituate allaperitivo ogni sera con gli amici nei migliori locali di Roma. Non ammetterebbero neanche sotto tortura di aver comprato un oggetto contraffatto perch per loro sarebbe un disastro sociale. Hanno un tenore di vita che non possono permettersi, completamente fondato sullapparenza.Apparire, apparire a tutti i costi. Meglio se bassi per. Certo! Comprano una borsa da 3.000 euro pagandola 300 e pretendono di avere tutto quel corollario di oggetti e particolari che solo il negozio pu darti come la busta firmata, la dust bag, la garanzia. Cos possono mostrarle alle amiche al momento opportuno. Un escamotage per non lasciare alcun dubbio: quella borsa deve sembrare originale e nessuno deve dubitarne.

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Gli oggetti pi venduti Prada, Louis Vuitton, Chanel, Burberry, Hermes, Gucci, Guess e Fendi: sono solo alcuni dei marchi contraffatti in vendita su internet e sui social network. Di sicuro sono i pi richiesti. I modelli sono tanti, pi o meno fedeli a quelli originali e con diversi livelli di prezzo. Si va dalle poche decine di euro per le imitazioni pi scadenti, alle centinaia per le copie di alta qualit. Di solito i prodotti sono di buona fattura: in pelle, resistenti e ben riniti. Molti siti forniscono dust bag, buste rmate, certicati di autenticit e dacquisto contraffatti

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Raffaella, social seller dei falsi Amoda, ambulante hi tech

Cos guadagno pi di mille euro al mese

La camorra vuole troppo. Andr via

Raffaella ha 23 anni, un diploma di un istituto tecnico commerciale e si stancata di studiare. Vive in provincia di Napoli e si anche stancata di cercare un lavoro. Non vuole lasciare la sua terra e non vuole neanche essere di peso per i suoi genitori. Perci ha deciso di aprire una bancarella sui generis e da quando ha iniziato gli affari le vanno benissimo. Accende il computer, si siede e condivide sul suo falso profilo facebook le foto scattate a Napoli, nella maggiore piazza di vendita delle firme e delle repliche, alle spalle della statua di Garibaldi. Fendi, Louis Vuitton, Gucci, Hermes, Chanel, Miu Miu, Moncler: Raffaella ha foto per prodotti di tutti i tipi. Borse, cinture, portafogli, scarpe e sciarpe mostrate nei minimi particolari dal venditore ambulante di turno, con letichetta interna e il finto numero di serie. Questo rende la merce identica alloriginale comprata in negozio spiega Raffaella e ci sono vari livelli di falsificazione: dalla semplice imitazione al parallelissimo. Pi alto il livello, pi costa il prodotto. Raffaella va a Napoli per rifornirsi una volta alla settimana. Gli altri giorni li trascorre tra il soggiorno di casa e cinque diversi uffici postali. Mentre cammina tra le bancarelle, saluta tutti, conosce per nome i venditori e passa la maggior parte del suo tempo a trattare sul prezzo. Pretende che le borse siano di vera pelle perch le clienti sono esigenti e vogliono che i manici delle Vuitton si scuriscano col passare del tempo. Proprio come succede a quelle acquistate in negozio. Annusa ogni borsa, ogni cintura, la analizza alla ricerca di imperfezioni e, se ce ne sono, chiede di cambiarla. Cercano sempre di rifilarmi qualche pezzo danneggiato, ma a me non conviene perch poi le clienti se ne accorgono, li rispediscono e devo tornare qui per cambiarle pi velocemente possibile, rimettendoci i soldi del viaggio e di una seconda spedizione. Per ogni pezzo che gli ambulanti le consegnano, Raffaella chiede che le sia data anche la bustina antipolvere firmata. Poi, riposto lacquisto nella valigia, cancella una voce dalla sua lunga lista. Per portare a casa tutti i sessanta pezzi ordinati mediamente ogni settimana ha due trolley enormi che riempie con precisione. Devo stare attenta

un problema che non nir solo perch io smetto di comprare e vendere. Almeno cos posso pagarmi la vacanza

a mettere sopra le borse rigide e delicate, sotto quelle pi resistenti. Altrimenti si schiacciano e vanno in fumo almeno 50 euro. Il totale della spesa di 1250 euro: Jamal, il suo fornitore, prende i soldi e li conta di nuovo con lei. Poi decide di regalarle un foulard di Alviero Martini. Con questo spiega Raffaella far il doppio del guadagno. Con una sola settimana di lavoro, Raffaella guadagna quasi mille euro. Prima di andare via, chiede a Jamal dei nuovi arrivi della settimana: Il modello Alma di Vuitton, il pi richiesto e costoso al momento le risponde il venditore arrivato anche in rosa. Raffaella lo fotografa con il suo Iphone, si collega a facebook e lo posta scrivendo il suo prezzo: 80 euro incluse spese di spedizione. Jamal la vende a 50 euro. Lei ne calcola 10 per la spedizione. Guadagno almeno 20 euro per ogni pezzo dice sorridendo. Poi, sollevando la borsa, aggiunge non adorabile? La comprerei per me, ma credo che presto la prender originale in un negozio di Roma. Un po alla volta so mettendo i soldi da parte. Rientrata a casa, Raffaella libera i trolley da tutti gli acquisti. Uno alla volta, li poggia sul tavolo del soggiorno e ci incolla un post-it con la sintesi dellordine. Dovr fare quaranta pacchi, compilare trenta moduli per la spedizione, distribuire le spedizioni nei vari uffici postali e inventarsi quaranta contenuti da dichiarare sul modulo per non destare sospetti. minuziosa e attenta con gli ordini. Le clienti mi hanno gi pagata e io sono una persona seria. Ho detto loro che avrei spedito entro domattina e cos far. Cos sono tranquille loro e lo sono anchio. Raffaella sa che si tratta di un traffico illegale, fondato sulla camorra e sullo sfruttamento dei migranti, ma non d troppo peso alla cosa: un problema che non dipende da me. Non finir solo perch io smetto di comprare e vendere. Almeno cos riesco a pagarmi la vacanza. Conosco madri che lo fanno per mantenere la famiglia. Siamo in una societ dove non c niente di meglio. Dove un lavoro normale impossibile da trovare e, se anche lo si trova, i soldi non bastano per arrivare a fine mese. Con questo commercio, mi assicuro sempre almeno 1300 euro al mese. E sono felice e soddisfatta cos.

Amoda, si fa chiamare cos, ci tiene a distribuire il suo numero di telefono. Hai whatsapp e facebook? la sua domanda. Perch in questo modo pu inviare la foto di ogni nuovo paio di Nike o di Hogan contraffatte che arriva sulla sua bancarella di Napoli e pu convincere a comprarle con pochi sms. Si fa pagare su una carta prepagata e spedisce dallufficio postale a due passi dalla sua postazione. Cos chi compra non si sporca le mani e lui pu guadagnare il doppio. Ha trentanni e da dieci in Italia. arrivato a Napoli dalla Tunisia, dove aveva lasciato la madre e due sorelle. Il padre morto quando aveva 13 anni. Mi assomigliava - spiega -aveva le mie stesse mani, costruiva case. Oggi Amoda usa le sue mani per sistemare la sua bancarella ambulante. Ogni mattina, dalle 8 alle 13, non abbandona il suo tavolino stipato in mezzo ad altre centinaia di postazioni. Impila le scarpe una sullaltra, il logo in bella vista. Paghiamo tanti soldi per stare qui spiega Dai 50 ai 120 euro a settimana a seconda delle dimensioni della bancarella. tanto. Per questo sto pensando di andare in Francia, da mia sorella. Lei dice che l si guadagna di pi e che c pi lavoro. Anche questa piazza sta perdendo venditori. Non conviene, soprattutto ora che c internet e che possiamo usare i social network per vendere. A Napoli, i soldi delle vendite sono consegnati alla camorra. Amoda lo dice a voce bassa e racconta che ogni settimana passano ragazzini sullo scooter o a piedi a prendere quello che gli spetta.Spesso non riusciamo neanche a montare perch la polizia ci fa sgomberare e porta in prigione i nostri amici continua ma il giorno dopo siamo di nuovo qui. Le forze dellordine passano in auto, ci guardano male. Lo sanno che stiamo sempre qua. Solo ogni tanto ci fanno sgomberare. Tanto questa piazza non si vede dalla strada, per tutti come se non esistesse. La Maddalena una zona blindata. Ci sono tantissimi venditori di colore ma altrettanti napoletani che controllano quello che succede appoggiati ai muri dei palazzi. Un turista tira fuori la sua fotocamera: in un attimo inseguito da quattro persone che cercano di prenderla. Appena entri in questarea

Mio padre mi somigliava, era un costruttore, aveva le mie stesse mani. Quelle mani che oggi Amoda usa per impilare le sue scarpe

spiega Amoda sei subito sotto controllo. Si possono fare foto solo ai singoli prodotti per venderli su internet. Se ti scoprono a inquadrare il resto, devi solo scappare. Tra le bancarelle passa una donna con una carrozzina. Trasporta una pentola con un liquido scuro che sembra caff. Una pila di bicchieri di plastica, tovaglioli e un panettone tagliato in piccoli pezzi. Si ferma a ogni bancarella per distribuire la magra colazione. Ci aiutiamo tutti, ci conosciamo, abitiamo dove capita tutti insieme. Amoda non dice dove si rifornisce per la sua merce, accenna a qualche fabbrica nella provincia di Caserta. Se gli serve qualcosa fa una telefonata e gli stessi ragazzini in scooter gli portano il materiale dai laboratori nascosti nei sotterranei di Napoli dove, per entrare, c bisogno di chi resta fuori a fare il palo e dove spesso c la merce di qualit superiore. L dentro spiega Amoda ci sono i parallelissimi, pezzi che davvero non riesci a distinguere dagli originali. Spesso sono rubati, per questo costano di pi. La figura degli ambulanti nel commercio di merci contraffatte essenziale. Le organizzazioni criminali si servono dei migranti sia per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti su tutto il territorio, nazionale e internazionale, sia per quanto riguarda la produzione in loco, nei laboratori clandestini delle cantine e dei sottoscala delle citt. Qui hanno un vero e proprio catalogo - racconta Amoda - da cui si pu scegliere c che si vuole. Vedo tantissime ragazze che comprano per vendere su internet e quando chiedo loro come mai mi dicono che non c lavoro. E penso che non c tanta differenza tra me e loro. I momenti peggiori sono quelli della fuga. Sempre pi spesso le forze dellordine ci sgomberano davvero. In quei casi scappare difficilissimo. Devo correre via con tutta la merce e stare attento a non perderla. il mio investimento, la mia fortuna, il mio futuro. Quei pochi soldi mi servono per mandarli alla mia famiglia. Mia sorella si vuole sposare e non so neanche se riuscir mai a rivederla. Amoda si guarda i piedi. Non indossa le scarpe che vende ma un paio di sandali consumati e impolverati.

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Laboratori clandestini, nuove tecnologie e larga scala: cos opera la camorra

Impresa illegale napoletana


Altiero: A Napoli, autentiche filiere criminali. La bancarella solo la superfice di un fenomeno globale
6 Ottobre 2013. Il Comune di Napoli organizza una conferenza sullanticontraffazione alla quale partecipano lex ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ed esponenti di tutte le forze nazionali per la lotta al fenomeno, dalla Guardia di Finanza all Agenzia delle Dogane, dallassociazione antimafia Libera al presidente del Consiglio nazionale anticontraffazione. loccasione per presentare un nuovo progetto di tutela del made in Italy e di promozione delleconomia locale, dal titolo Emozione Napoli. Una giornata di seminari durante la quale, tra i problemi della citt, non c accenno alla realt del mercato illegale della Maddalena e in cui lunico attacco quello agli ambulanti che vendono i souvenir sul lungomare partenopeo. Tuttavia il fenomeno napoletano della contraffazione non si pu ignorare. A illustrarne le dinamiche il colonnello della Guardia di Finanza, Nicola Altiero. La camorra napoletana, secondo le indagini e i dati forniti dalla Direzione Nazionale Antimafia, dalla Guardia di Finanza e dallAgenzia delle Dogane, sembra essere fra le pi attive in proposito. Le investigazioni mostrano come le attivit camorristiche relative alla contraffazione si ramifichino su diversi territori, ponendo i clan al centro di una rete criminale che interessa lEuropa, gli Stati Uniti e lAustralia. stato anche dimostrato un crescente interesse per questa attivit da parte della Ndrangheta e, seppure in misura minore, della malavita salentina. Alla base di quello che succede a Napoli spiega Altiero durante lincontro, alludendo ai laboratori dei sottoscala che producono imitazioni a ritmi sostenuti ci sono due elementi: lalto tasso di disoccupazione e limmigrazione clandestina. Entrambi terreno fertile per lillegalit. Esistono vere e proprie filiere criminali spiega il colonnello che sfociano nella bancarella in strada ma che passano attraverso intermediari, colletti bianchi, prestanome, trasportatori di container, proprietari di magazzini, money transfer. A Napoli, come in tutto il mondo, la contraffazione il terzo settore di redditivit per la malavita dopo droga e racket. E non indifferente la progressiva penetrazione economica della Cina. Alta redditivit, investimenti contenuti e un grado di rischio minimo rispetto ad altre attivit criminose lo rendono un campo di sicuro successo. Lingresso del crimine organizzato nel settore della confiche della domanda. Ha potuto ricorrere a tecnologie avanzate, con macchinari e grandi spazi. Ha poi iniziato ad applicare lo stesso modus operandi degli altri traffici illeciti. I clan del capoluogo campano sarebbero riusciti ad acquisire, attraverso il riciclaggio e il reimpiego dei proventi derivanti dai traffici illeciti, il controllo monopolistico di interi settori imprenditoriali manifatturieri e dellimport-export di alcune merci contraffatte. Inoltre sarebbero a capo di una capillare rete di punti vendita disseminati in Italia e allestero, mediante lutilizzo di prestanome.Dalle indagini ha sottolineato il colonnello emerso che la contraffazione considerata un vero e proprio ramo di affari direttamente gestito dai vertici dei clan e composto da soggetti di fiducia che applicano anche una sorta di controllo militare nel territorio. Manager criminali del settore sovrintendono alla produzione, inviano le merci allestero, coordinano e dirigono le varie sedi distaccate, procedono alla ricezione e allamministrazione dei proventi, gestendo le operazioni di reimpiego della ricchezza attraverso uomini di fiducia dellorganismo centrale. I clan avrebbero quindi dato vita a vere e proprie imprese commerciali di loro propriet, non pi semplici affiliate. La si pu definire una impresa illegale spiega Altiero La camorra copia e applica le strategie delle imprese legali, crea una diffusione internazionale e con i proventi finanzia una nuova serie di altre attivit illecite. Un sistema di parziale riciclaggio interno di soldi sporchi che costituisce, inoltre, un facile sestrumento per garantire il capillare controllo del territorio. Con la gestione di queste imprese illegali conclude il colonnello la camorra esercita una funzione di ammortizzatore sociale, dando lavoro alle persone vicine ai loro ambienti e ai rispettivi familiari. Un elemento fondamentale conclude Altiero quello relativo alla benevolenza del cittadino verso il fenomeno. Non lo si percepisce come criminale e quindi viene tollerato. qui che subentra la necessit di informare e mettere in guardia il consumatore che, acquistando merce contraffatta, complice dellintero sistema.

traffazione uno dei fattori che ne ha determinato in breve tempo lespansione, sancendo il progressivo passaggio da una produzione artigianale a una di scala ha spiegato Altiero Grazie ai cospicui investimenti delle organizzazioni criminali, lindustria del falso si dotata di sorprendenti elasticit e capacit di reazione alle modi-

IERI, OGGI E DOMANI

Dai magliari al business delle mae del futuro


Il fulcro della contraffazione criminale, secondo lultimo rapporto Unicr (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute) quello del clan napoletano Mazzarella e della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Si legge la contraffazione pu essere considerata il businessdelle mae del futuro. Sicuro, basato sul commercio e sui soldi, pi pulito della droga, ottimo per il riciclo dei soldi sporchi e con un miglior rapporto rischio/protto. La ricostruzione storica della liera camorrista del falso pu iniziare dalle gure dei magliari, impegnati nel commercio cittadino con una vendita porta a porta di capi di maglieria e delle stoffe, spesso contraffatte. Negli anni Cinquanta e Sessanta, la rete di vendita dei magliari poggiava su un tessuto produttivo localizzato nel centro storico della citt di Napoli e organizzato intorno alla lavorazione di capi in pelle e dellabbigliamento. Negli anni Settanta laumento del costo delle materie prime e del lavoro provoc una crisi nel settore artigiano: le unit produttive furono delocalizzate ai quartieri della periferia nord e comuni connanti. Cos, durante gli anni Ottanta e Novanta, le attivit produttive del comparto moda si concentrarono nellarea nord di Napoli e in particolare nel quartiere di Secondigliano. Sempre in quegli anni si imposero sulla scena napoletana altri clan (Contini, Licciardi, Di Lauro e Sarno) che hanno svolto una funzione di cerniera tra provincia e citt, estendendo la propria inuenza anche al di l del territorio strettamente controllato. Il nucleo fondativo dellAlleanza di secondigliano composto dallasse Contini-Licciardi. Questi ultimi hanno da sempre operato nel commercio dellabbigliamento. Napoli si da subito proposta come centro nevralgico per la produzione del falso: da un lato, grazie alla lunga tradizione commerciale e alle competenze artigiane descritte, dallaltro, in seguito alla ricongurazione geo-politica mondiale (post 1989) per cui gli imprenditori napoletani acquisirono un ruolo strategico nelle catene di commercio globale e in particolare, con le aperture verso Est, sui canali Asiatici. Lespansione dei Licciardi nel settore della contraffazione ha di fatto aperto nuove strade alla criminalit organizzata napoletana. Gli investimenti e le imprese in questo senso, si sono moltiplicate al di l dei conni segnati dalle alleanze di Camorra, con ramicazioni costituite dalla rete internazionale dei magliari, localizzati in Gran Bretagna, Germania, Francia, Svizzera, Austria, Spagna, Australia, Canada e Stati Uniti. I proventi dei reati rientravano poi in Italia tramite il gi citato sistema dei money transfer. Nella liera criminale internazionale si legge nel rapporto Unicr il primo livello composto dai fratelli Licciardi e dai boss del gruppo di Secondigliano (Contini, Di Lauro e Lo Russo). su questo primo livello che si decidono gli investimenti e le strategie commerciali dellorganizzazione e si tratta con gli altri clan interessati al mercato del falso. Sotto c la direzione commerciale napoletana, che dirige le operazioni, coordina i vari mercati e controlla la produzione. Il settore della contraffazione si articola poi in due diverse liere: da un lato c la merce assemblata nel napoletano, dallaltro i prodotti importati principalmente dalla Cina e da quei paesi in cui il costo del lavoro pi basso. Lultimo anello composto dai magliari stessi e dei migranti, i quali organizzano il trasporto e la distribuzione nale dei prodotti falsicati in tutto l territorio.

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Il cortocircuito

Edoardo Mazzilli, capo ufcio investigazioni delle Dogane

Sequestri diminuiti
Dalla delocalizzazione alle leggi, la contraffazione sempre pi difcile da arginare

Leggi, controlli, smaltimento Un cane che si morde la coda


In Italia la contraffazione e limportazione di marchi falsi sono reati previsti dagli articoli 473 e 474 del codice penale con sanzioni sia detentive che pecuniarie. Le pene si sono inasprite negli ultimi anni perch il legislatore si accorto dellentit del fenomeno e soprattutto del coinvolgimento della criminalit organizzata. stato introdotto limpiego di strumenti dindagine tipicamente utilizzati nella lotta alla mafia, come le intercettazioni telefoniche e le operazioni sotto copertura. Ma se esiste una sensibilit per quanto riguarda le grandi spedizioni, non vale lo stesso per i piccoli pacchi. LAgenzia delle Dogane aveva proposto una modifica della legge che prevedesse una sanzione amministrativa per lacquisto di piccoli quantitativi di merci contraffatte. Il Parlamento per ha respinto la proposta, ritenendo che potesse essere uno stimolo al commercio piuttosto che un deterrente. Al momento, quindi, sia che si importino 20 pezzi,sia che se ne importino 20.000, la sanzione dovrebbe essere la stessa. Il condizionale dobbligo perch quando la pratica si sposta nei tribunali, la si-

Edoardo Francesco Mazzilli, direttore dellufcio investigazioni antifrode dellAgenzia delle Dogane
Negli ultimi anni i sequestri delle Dogane sono diminuiti ma non un dato significativo. Sa perch? Perch il mercato della contraffazione come un fiume. Si pu provare ad arginarlo con una diga ma lacqua trova sempre altre strade per tornare, per raggiungere la foce e affacciarsi al mare. Edoardo Francesco Mazzilli, direttore dellufficio investigazioni antifrode dellAgenzia delle Dogane, racconta come si evoluto nel tempo il mercato della contraffazione, partendo da internet. Come cambiata lillegalit con la diffusione del web e dei social network? Proprio come cambiata la vita. Quello su internet levoluzione dellacquisto illegale in strada. Prima si comprava nei mercati rionali, sulle bancarelle, alle fiere. Oggi si compra con il computer. Non cambiano, per, colpevolezza e consapevolezza. Chi compra colpevole quanto chi vende. Il 90 per cento delle persone che acquista su internet sa bene che sta comprando un prodotto contraffatto, si fatto un calcolo economico, desidera quella marca e la ordina. Il sito a sua volta un intermediario per il fornitore, che ad esempio viene dalla Cina, e provvede a far arrivare la merce attraverso i corrieri. Dalla dogana di Hong Kong, con la quale lUnione Europea ha un accordo per la segnalazione dei pacchi sospetti, arriva ogni anno una lista di piccole spedizioni gestite sempre da un unico noto corriere espresso, di cui non far il nome. E come arrivano in Italia? Soprattutto via aerea, recapitati attraverso aerei cargo che smistano negli Hub aeroportuali le spedizioni poi dirette agli aeroporti pi piccoli. I destinatari sono ragazzi di ogni parte dItalia che ricevono borse, vestiti e accessori. Tutti contraffatti. lo stesso sistema dei container nei porti, soprattutto per quanto riguarda i grandi carichi: c il porto di transhipment in cui le navi porta-container, con migliaia di comparti, arrivano e smistano i carichi su navi pi piccole per i porti dove la portacontainer non potrebbe accedere. Come mai le merci contraffatte sono prodotte in Cina con tale facilit? Partiamo dal presupposto che lItalia per prima un paese di contraffattori e che con internet molto facile accedere a cataloghi e modelli dei grandi marchi. Quelli asiatici sono paesi in via di sviluppo dove il costo della vita minimo e la manodopera a basso costo facilissima da trovare. Le grandi griffe delocalizzano, impiantano l le loro grandi fabbriche anche perch lo smaltimento pi facile ed economico. Oppure danno lavoro a una serie di terzisti, ognuno fabbrica le diverse parti del prodotto, gli affidano materia prima, standard e modelli. come far entrare la volpe nel pollaio: se il giorno dopo ha mangiato tutte le galline non ti puoi lamentare perch ce lhai fatta entrare tu. E non sei stato in grado di tenere sotto controllo la situazione. La contraffazione te la crei da solo. Com la qualit di questi prodotti? Negli ultimi anni c stata un unevoluzione dei prodotti contraffatti. Esiste una fascia bassa e scadente, quella dei mercatini, ma poi c una fascia di prodotto qualitativamente molto valida. Tanto che inizia ad essere sempre pi difficile anche per i nostri periti riconoscere limitazione dalloriginale. Ovviamente la tecnologia anticontraffazione si sta evolvendo, ma continua a essere il gioco delle guardie e dei ladri. Noi siamo in mezzo. Se scoperto, cosa succede a chi ordina merce contraffatta su internet? C tutto un dibattito aperto su questo argomento. Allo stato dei fatti, non sarebbe neanche denunciato. Se il pacco bloccato, al massimo non arriva a destinazione. Nel peggiore dei casi il destinatario convocato e identificato. Ma anche se dovesse iniziare un procedimento giudiziario, si deve sempre riuscire a provare che lutente fosse consapevole della contraffazione. E se si riesce a dimostrare che la merce stata comprata consapevolmente, la decisione dipende dal magistrato. difficile formulare il capo dimputazione e accertare la consapevolezza. Dipende anche dalla natura del soggetto, si tratta di un ragazzo non di un camorrista. A proposito di questo, a livello internazionale qual il coinvolgimento della criminalit organizzata? Qualche anno fa ho partecipato con i Ros dei carabinieri a indagini per larrivo dalla Cina di grandi carichi di merci. Con le intercettazioni ascoltavamo gli spedizionieri ordinare le merci e trattare sul prezzo con i trafficanti cinesi. Curiosit: i trafficanti volevano tutti avere nomi italiani. Le donne si facevano chiamare Gina, Maria, Lina. Sentivamo i camorristi dire guarda, queste borse non me le mettere a pi di un euro e mezzo perch altrimenti vado a comprarle da un altro fornitore che me le fa pagare un euro. Una vera negoziazione su decine di container. Siamo intervenuti, il flusso verso lItalia stato bloccato ma immediatamente stato dirottato verso un altro paese dellUnione Europea e gli stessi criminali hanno continuato a importare quella merce, ormai comunitaria, facendola viaggiare internamente con i camion.Si tratta di un business. Per ogni container si guadagnano migliaia di euro e la pena massima di quattro anni. Il paragone rischio-beneficio vantaggioso. Il traffico si fonda su societ fantasma e inconsapevoli vecchietti che, oltre a infischiarsene, non hnno neanche un patrimonio da aggredire per recuperare le eventuali pene pecuniarie e le spese processuali.

tuazione cambia. Se infatti facile dimostrare il dolo per un soggetto che importa un container, non vale lo stesso per lutente che acquista su internet. Con un buon avvocato, il compratore si pu giustificare affermando che non sapeva che quella merce fosse contraffatta quando lha acquistata. Tanto pi che non ha potuto vederla materialmente. Le procure, vista anche la quantit di pratiche segnalate per le piccole spedizioni, hanno dato indicazione alle forze di polizia giudiziaria di non fare notizia di reato per quantit inferiori a 20-30 pezzi. Ogni procura dItalia ha per un termine diverso. Un altro problema quello dello smaltimento. Distruggere gli stock di merce non facile. Ogni materiale risponde a uno specifico procedimento previsto per legge e i costi dovrebbero essere imputati a spese di giustizia. I titolari delle griffe si rifiutano di distruggere la merce. Per pretendono che siano fatti i sequestri caricando i costi sulla pubblica amministrazione, spiega Mazzilli A volte le autorit giudiziarie cercano strade alternative, ordinano la rimozione del marchio e donano la merce ad associazioni benefiche.Ma anche in questo caso si sollevano le polemiche. I proprietari dei marchi conclude Mazzilli- temono che la merce possa essere rifalsificata e reinserita nel circuito della contraffazione.