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lunedì 1 ottobre 2007

POLITICA

IL LEADER CDL: A OTTOBRE DL FINISCE E MOLTI VERRANNO DA NOI. REPLICA DI RUTELLI:


«SONO PANZANE»

Berlusconi: arriveranno transfughi Margherita


ROMA. La CdL sta per aprire agli esclusi della Margherita, quelli che non ne
vogliono sapere del Pd. Lo dice Silvio Berlusconi (nella foto). Non solo: «Non
accetteremo nessun governo di transizione e chiederemo, anche scendendo in piazza,
un ritorno immediato alle urne». Il Cavaliere è intervenuto telefonicamente a
chiusura della festa dell'Amicizia della Democrazia cristiana per le autonomie.
Pronta la replica di Francesco Rutelli: «Non ci saranno persone che baratteranno
la loro dignità e il consenso ricevuto dagli elettori per un disegno tanto
piccolo. Quelle di Berlusconi sono panzane». Questo il ragionamento dell'ex
premier: «Noi avremo la possibilità presto di ricaricarci del governo del Paese e
credo che questo avverrà in fretta». Un ritorno alle urne, dunque, senza alcun
governo di transizione «per ridare al paese un governo democratico, liberale

e coeso». «Credo che riusciremo presto - ha detto ancora - a dare all'Italia un


governo in cui non ci sia nulla di antisistema, di antagonista, come avviene nel
governo della sinistra ma che sia pienamente democratico, volto allo sviluppo,
europeo, occidentale. Questo è qualcosa di ineludibile, che accadrà sicuramente. E
proprio in vista di questa nuova assunzione di responsabilità noi dobbiamo restare
uniti, lavorare tutti insieme per prepararci a governare, nuovamente, l'Italia
nella libertà e democrazia». Il Cavaliere preconizza «defaillance della
maggioranza in Senato il 14 ottobre». «Quel giorno - spiega il leader di Forza
Italia - si spegneranno le luci sulla Margherita. Ci saranno molti in Senato e
nelle amministrazioni locali che sono stati eletti con il simbolo della Margherita
che si sentiranno sciolti dall'impegno verso un partito che è morto, che non c'è

più, e saranno perciò liberi di decidere in piena autonomia se entrare nel Pd, in
un'altra formazione del centrosinistra o molto più probabilmente in una formazione
di centro che si richiama alle radici ideali della Dc». La risposta di Rutelli:
«Il Partito Democratico rafforzerà l'esecutivo, il resto sono panzane». Piero
Fassino, a margine del suo intervento a Catania alla festa dell'Unità, assicura
che questo non è «un tema che appassiona gli italiani», anche perché «è soltanto
Berlusconi che pensa che gli italiani siano spasmodicamente interessati al ritorno
della destra al governo del Paese». Per Fassino invece «gli italiani vogliono che
chi governa, in questo caso il centrosinistra, sia capace di rispondere ai
problemi del Paese», e certamente non con questi argomenti che il Cavaliere
«riuscir ad ottenere maggiori consensi».

PARTITO DEMOCRATICO

| Piccolo: le tre liste di Iannuzzi a Campania 1 con solo 13 donne capiliste. La


soluzione: saranno scollegate

Braccio di ferro tra veleni e scappatoie


RODRIGO RODRIGUEZ
NAPOLI. Ancora veleni sull'elezione delle Assemblee costituenti dell'Ulivo-Partito
Democratico in Campania per quel che riguarda l'ammissibilità delle candidature e
delle liste per le primarie del 14 ottobre. Una pesante denuncia arriva
dall'onorevole Salvatore Piccolo, candidato alla segreteria regionale del Partito
democratico. La situazione sarebbe la seguente: la lista "Campania democratica per
Iannuzzi", presentata e collegata nei 25 collegi della Circoscrizione Campania 1,
presenterebbe ben 18 capilista di sesso maschile e solo 7 donne (sarebbe
palesemente violata la cosiddetta "alternanza orizzontale"). Ancora: la lista "Con
Veltroni, ambiente e innovazione, lavoro e sapere", parimenti collegata a Tino
Iannuzzi (asse Bassolino-De Mita, nella foto), questa volta presente in 22 collegi
di Campania 1, presenterebbe solo 5 capolista donne. E, per concludere, la lista
"Diritti, solidarietà e territori per Iannuzzi", avrebbe come capolista una sola
donna sui sette collegi in cui è presente. Facendo una semplice addizione,
denuncia Piccolo, si arriva 41 capilista uomini e appena 13 donne. «Ma a nessuno
viene in mente chiede l'ex esponente dc - in una nota inviata, tra l'altro
all'Ufficio di Presidenza nazionale del Comitato 14 ottobre" e, per conoscenza, a
Veltroni - che qualche candida-

to potrebbe pubblicamente censurare un tale procedimento e calare un'ombra


gravissima sulle primarie?». Insomma, il regolamento quadro nazionale sarebbe
stato messo sotto i piedi. Tre giorni fa si era verificata la pantomima con il
commissariamento da parte del Comitato 14 ottobre dell'Utar, dopo che 5 componenti
su 9 dell'Ufficio tecnico amministrativo regionale di via Santa Brigida
(Bernardino Annechiarico, Lucia Pagano, Antonio Pagano, Antonio Russo, Sissi
Ruggi) a Napoli si erano rifiutati di consegnare ad un delegato del Collegio
regionale dei garanti (presieduto dal preside della Facoltà di Giurisprudenza di
Salerno, professor Pasquale Stanzione) atti e schede. L'esautoramento del
direttore Utar Nicola Tremante, prossimo al passaggio di testimone al Collegio
regionale, ha riguardato essenzialmente l'ammissione della lista di De Mita con 13
uomini e solo 9 donne a "Campania 2". E ieri in via Santa Brigida altra
lunghissima giornata - a porte chiuse - di passione per il Collegio dei garanti
che, tra l'altro, ha dovuto prendere atto della polemica defezione dell'avvocato
Armando Calogero, dimessosi perché ritiene che l'organismo debba avere una
funzione terza. Non tenere nemmeno la dichiarazione di un altro candidato alla
segreteria regionale campana del Pd, Eugenio Mazzarella (area Letta): «Il lavoro
del collegio dei garanti regionale si va purtroppo svolgendo in modo

DAMIANO: RISPETTIAMO IL PROTOCOLLO

Welfare, è scontro nell'Unione Bertinotti: «La partita è aperta»


ROMA. Archiviata l'intesa sulla Finanziaria lo

insoddisfacente. Vorrei esprimere con molta chiarezza il mio pensiero: le liste


predisposte in modo non conforme alle regole e procedure adottate nazionalmente
non vanno accolte. Questa è l'unica via per risolvere in modo lineare la questione
e non compromettere lo svolgimento delle primarie». La soluzione finale allo
studio, dopo aver divorato un cartoccio di pizze: liste scollegate, in toto o
parzialmente, senza apparentamento, quindi senza recupero dei resti.

scontro nell'Unione si trasferisce sulla questione del welfare, stralciato dalla


discussione e rinviato al consiglio dei ministri del 12 ottobre, quando saranno
chiuse le urne del referendum fra i lavoratori. La sinistra radicale spinge per
una mediazione come è stato fatto per la manovra, mentre radicali e centristi
invece non vogliono sentir parlare di cambi al protocollo firmato anche dai
sindacati. In mezzo, il ministro del lavoro Cesare Damiano: «Il Parlamento è
ovviamente sovrano, ma il governo deve mantenere la rotta indicata dai contenuti
del protocollo». Il presidente della Camera Fausto Bertinotti in mattinata era
stato chiaro. «Quella del welfare - ha detto - è una partita aperta. Penso che,
come si è fatto con la Finanziaria, si possa lavorare a una soluzione che
accontenti tutti, soprattutto lavoratori e pensionati». Al suo ex leader si è
subito accodato il ministro Paolo Ferrero. «Penso - ha detto il titolare della
Solidarietà sociale - che il miglioramento delle misure sulla precarietà e sulle
pensioni rimane assolutamente come
obiettivo: c'è un primo passaggio al governo e un secondo al Parlamento e nel
corso di questo iter bisogna arrivare ad una modifica e a un miglioramento». Ma a
stretto giro di posta gli risponde la collega Emma Bonino: «Parole stupefacenti e
irricevibili. Il protocollo del Welfare è e deve essere parte integrante di questa
legge finanziaria e non può e non deve essere toccato», ha detto il ministro delle
Politiche Comunitarie. Per l'esponente radicale, «non vi sono margini per
compensazioni politiche o correzioni, integrazioni o chiarimenti. Il protocollo
dello "stato sociale" contiene chiare indicazioni - e costi evidenti in termini di
bilancio - che dovranno essere trasposte in altrettanto univoci testi legislativi.
Pensioni e mercato del lavoro vanno insieme perché risanamento, crescita e equità
vanno insieme. Il 12 ottobre, dunque, è il giorno che definirà la qualità
complessiva della manovra». E anche il senatore Lamberto Dini fa sapere: «Se
svuotano il welfare in Senato voto no alla manovra». [MS]