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Il fenomeno sociale dell’immigrazione e l’educazione interculturale

( approfondimento : prof.ssa Elena della Vella)

Le migrazioni umane sono una costante della storia dell'umanità.

In ogni epoca, uomini e donne, spostandosi sul territorio, hanno cercato migliori
condizioni di vita per se stessi e per i propri figli.

Le cause di tale fenomeno sono varie: guerre, carestie, disastri naturali, persecuzioni
politiche, un desiderato miglioramento salariale o la ricerca di un lavoro.

Anche l'Italia, come molti altri paesi dell'Unione Europea, storicamente paese di partenza,
da qualche decennio, si è trasformata in luogo di arrivo dei flussi migratori.

Al giorno d'oggi nella maggior parte dei Paesi dell'UE la percentuale della popolazione
immigrata varia dal 2,5 al 9%.

Nel caso dell'Italia, il valore si attesta intorno al 4% ed è in forte aumento.

La scuola, una delle istituzioni fondanti della società, non può, naturalmente, restare
indifferente a tali fenomeni.

La presenza di bambini e ragazzi stranieri nelle scuole e nei servizi educativi assume di
anno in anno dimensioni sempre più consistenti; si tratta di una presenza ormai di tipo
strutturale, organica, permanente e diffusa i tutti i livelli di istruzione.

E' sempre meno frequente, soprattutto nel Centro-Nord, trovare una classe dove non vi sia
almeno un alunno “ venuto da lontano” o nato in Italia, figlio di una delle tante famiglie
immigrate che, negli ultimi anni, hanno “messo radici” in un comune italiano.

Gli alunni stranieri nella scuola italiana: una rapida crescita

I dati statistici dai quali conviene partire evidenziano l'esistenza di un vero e proprio
“modello italiano”, con proprie specificità, dinamiche e caratteristiche.

Non bisogna tuttavia dimenticare che, dietro i numeri e le statistiche ci sono sempre storie
e biografie differenti.

Basta pensare alla grande varietà di situazioni scolastiche, alle diverse tipologie di minori
che si possono trovare sui banchi delle scuole italiana: ad esempio, vi sono bambini
stranieri arrivati in Italia per ricongiungimento familiare, i bambini stranieri nati in Italia
(sempre più numerosi negli ultimi anni), i figli di coppia mista (in genere in possesso di
doppia cittadinanza), i minori stranieri soli Etc…

Un primo aspetto che caratterizza la situazione italiana rispetto agli altri paesi europei di
più lunga tradizione multiculturale è la rapidità con cui si è prodotto questo cambiamento

In quasi vent'anni, il numero degli studenti stranieri, nei vari ordini di scuola, è cresciuto
di circa 40 volte (da 6.104 unità a circa 233.000 alunni).

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Una distribuzione disomogenea

Come si distribuisce sul territorio la presenza degli alunni immigrati?

Un'altra caratteristica del “modello italiano”, è che la presenza degli alunni stranieri non è
omogenea nelle diverse aree geografiche.

Il Sud del paese è essenzialmente una zona di transito e di prima accoglienza; il Centro-
Nord si configura, invece, come area di stabilizzazione più o meno durevole.

L'esame della distribuzione degli alunni sul territorio nazionale ci consente di formare una
graduatoria che vede al primo posto la Lombardia seguita dall'Emilia-Romagna e il Veneto.

Le percentuali più alte di alunni stranieri si registrano nelle piccole e medie città, come
Prato, Reggio-Emilia Etc…

Un tema importante e decisivo per la scelta di efficaci strategie didattiche è la provenienza


degli alunni stranieri.

Elemento che caratterizza il modello italiano è l'estrema varietà dei paesi di provenienza:
sono presenti 187 cittadinanze su 194 Stati.

C'è “il mondo a scuola”! E' un dato reale, concreto, non solo una metafora.

Si sta delineando una grande frammentazione ed è questo un altro aspetto costitutivo del
modello italiano, un aspetto che contiene un reale grado di complessità.

Le conseguenze sul piano pedagogico sono immediate: è ben diverso organizzare una
scuola con tante cittadinanze e quindi con molteplici appartenenze linguistiche e religiose
o invece una scuola caratterizzata da poche diversità.

Le cittadinanza più rappresentate nella scuola italiana sono: Albania, Marocco, Romania

Cina, Ex Jugoslavia ,Ecuador

Pregiudizio, discriminazione, stereotipo ed etnocentrismo

La pluralità di lingue, culture, tradizioni e fedi diverse è oggi una preziosa opportunità per
contrastare i pervasivi processi di una globalizzazione omologante e i rischi della
affermazione di un “ pensiero unico ”.

La positività dell'incontro, tuttavia, si trasforma molto spesso in ostilità, incomprensione e


pesanti conflitti, dovuti a pregiudizi, discriminazioni e stereotipi che tendono a richiudere
le “culture altre” in interpretazioni etnocentriche , sulla base della quali la diversità viene
stigmatizzata come inferiorità.

Ma cosa indicano le parole pregiudizio, stereotipo, discriminazione, etnocentrismo,


stigma?

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Il pregiudizio è l'attitudine a reagire nei confronti di una persona prontamente ed in modo
chiaramente sfavorevole, sulla base dell'appartenenza della persona stessa ad una classe o
a una categoria.

I pregiudizi si basano spesso sugli stereotipi.

Uno stereotipo è una descrizione semplicistica di interi gruppi di persone (Es.: tutti i
musulmani sono terroristi).

Quando il pregiudizio si traduce in un comportamento specifico possiamo parlare di


discriminazione (Es.: in un colloquio di lavoro, escludo dalla selezione un musulmano per i
miei pregiudizi).

Per stigma si intende una qualsiasi caratteristica che bolli l'individuo come deviante,
inadeguato, limitato o comunque indesiderabile.

l'etnocentrismo consiste, invece, nell'osservare il mondo solo ed esclusivamente con le


proprie categorie culturali.

Come ha sostenuto il pedagogista Massimo Ghirelli ( L'intercultura dalla A alla Z, a cura


di G. Favaro e L. Luatti, Franco Angeli, 2004 ), gran parte delle responsabilità della
diffusione di pregiudizi, stereotipi, discriminazioni, etnocentrismo, nei confronti dei
migranti va attribuita ai mass media.

L'immagine dell'emigrazione proposta dai media non aiuta a comprendere il fenomeno, a


individuarne dimensioni, problemi e soluzioni, e inserirlo correttamente nel contesto dei
rapporti economici internazionali.

L'immigrato diventa sui mass media l'emblema della diversità e della negatività.

Come può la scuola trasmettere, all'interno dei percorsi interculturali un'immagine diversa
da quella proposta dai media?

Dal punto di vista interculture è particolarmente significativo il lavoro che si può fare in
classe sul lessico, cioè sul tipo di parole che vengono usate nei giornali o nei telegiornali.

“Assalto di disperati alle frontiere”; “In Puglia è assalto quotidiano”; “un carico di
Pakistani sbarca a Napoli”; “Polizia attaccata dagli immigrati”; “Italia! Attenzione al
rischio islamico”; “Immigrati: l'ombra delle BR”…

Sono titoli di giornali diversi, pur tuttavia sembrano tutti appartenere a “bollettini di
guerra”.

L'analisi pacata di questi titoli, da svolgersi in classe, può disattivare, in parte, la forza
negativa di un lessico che intende parlare solo ed esclusivamente al cervello emotivo
piuttosto che a quello razionale e a quello emotivo in modo equilibrato.

Dalla multiculturalità all'intercultura

Se la multiculturalità rappresenta l'attuale condizione di oggettiva compresenza di culture


diverse, l'intercultura è la risposta educativa alla società delle differenze.
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Il problema da affrontare è allora quello del passaggio da una società multiculturale,
caratterizzata dalla presenza di una molteplicità di etnie spesso tra loro incomunicabili
perché separate da rigidi confini materiali e simbolici, a una società interculturale,
caratterizzata dalla produttività del confronto e dalla reciprocità.

Si passa così da una logica centrata sull'identità, a una logica centrata sull'incontro delle
identità.

Il dialogo, in tal senso, richiede e comporta la possibilità dell'incontro, dello stare insieme
sullo stesso piano nello spazio dell'ospitalità.

E' questo lo spazio della scuola, dove l'altro è di casa, dove l'altro non è costituito solo dagli
alunni stranieri ma anche, e anche in loro assenza, dall'altro testo, dall'altra storia,
dall'altra letteratura, dall'altra fede.

Tutto ciò richiede il ripensamento di modelli di pensiero rigidi, chiusi, assiomatici,


assertivi e normativi, attraverso proposte formative capaci di sollecitare l'esercizio di un
pensiero inquieto, incapace di approdi definitivi.

L'educazione interculturale

Il temine “ intercultura ”, entrato nel linguaggio pedagogico in Italia alla fine degli anni
Ottanta, soprattutto in seguito alla trasformazione in senso multiculturale e plurilingue
della scuola e dei servizi educativi, è una parola dai molti significati.

Educazione interculturale significa, tra le altre cose, imparare a vivere insieme in un


mondo in cui le relazioni con gli altri e l'incontro con le differenze sono sempre di più “
ingredienti normali” della vita quotidiana.

Diversamente dal passato, sempre di più l'identità di ciascuno deve essere intesa come
plurale e multiforme, costituita e nutrita da molteplici appartenenze: nazionali, locali,
familiari, professionali, di genere, linguistiche, religiose, culturali.

Intercultura, in questo senso significa imparare a stabilire e a gestire le relazioni e gli


incontri con le differenze, riducendo al minimo i conflitti.

Per fare questo è necessario agire su due livelli: cognitivo e affettivo .

Lo sviluppo del piano cognitivo consente di avere più informazioni sul mondo, sugli altri e
su noi stessi.

Ma l'apertura cognitiva non basta affinché possano stabilirsi relazioni e incontri basati sul
reciproco scambio.

E' importante che, accanto alla dimensione cognitiva, si sviluppino anche le capacità di
approssimarsi agli altri, di apertura e mantenimento dei contatti, la capacità di gestire
negoziazioni e conflitti, di tollerare l'incertezza, mettendosi un po' nei panni degli altri, per
cercare di vedere le cose da punti di vista differenti.

In una recente ricerca effettuata fra gli insegnanti impegnati in scuole a forte presenza di
studenti stranieri sono emerse le seguenti definizioni di “ educazione interculturale ”:
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• L'educazione interculturale consiste nella conoscenza e nella valorizzazione delle altre
culture e, soprattutto, delle culture e dei paesi di appartenenza degli alunni stranieri;

• L'educazione interculturale è un modo efficace di trattare temi e argomenti da diversi


punti di vista;

• L'educazione interculturale è l'approccio più efficace per promuovere atteggiamenti di


apertura, rispetto e attenzione nei confronti degli altri.

Educazione interculturale e curricolo: caratteri generali

Un curricolo interculturale deve in particolare permettere:

• L'acquisizione della consapevolezza della diversità come risorsa e non come minaccia;

• L'acquisizione della capacità di tenere conto del punto di vista dell'altro;

• L'acquisizione della capacità di individuare i tratti e i valori comuni a tutti gli uomini
(cultura della mondialità).

La selezione dei contenuti è uno degli aspetti più importanti del processo di revisione del
curricolo. Ciò che più conta è esplicitare quanto più possibile il potenziale interculturale di
un determinato argomento selezionato.

Si prenda ad esempio in considerazione lo studio del diritto.

Nel curricolo interdisciplinare ci si sforzerà di far comprendere l'esistenza di una pluralità


di diritti, talvolta fra di loro anche molto diversi.

Ad esempio, il concetto di “ diritto ”, nell'Islam, è radicalmente diverso da quello concepito


negli stati liberali; a partire dal suo ambito di applicazione.

Nel mondo musulmano, Il diritto è qualcosa che si applica alle persone indipendentemente
dal luogo in cui si trovano.

La Shari'a, il diritto musulmano, è valido e vigente indifferentemente nei confronti di un


musulmano che si trovi a Parigi o al Cairo, a Roma, o a Mosca.

Il diritto musulmano non conosce territorialità, segue l'individuo nei suoi spostamenti,
regolandone aspetti come il matrimonio, l'eredità e ogni altro caso della vita, dalla culla
alla tomba.

Eppure, è possibile sottolineare gli elementi di unità e di condivisione tra gli uomini,
incentrati sui valori universali di rispetto della vita e di necessità di un “ordine sociale”
basato su regole condivise.

In realtà, un approccio interculturale può essere adottato per tutte le discipline.

Lo studio del calcolo in base diversa da dieci, ad esempio, permette di perseguire degli
importanti obiettivi.

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In primo luogo permette di sapere che il sistema di calcolo in base dieci è stato pensato
nell'ambito di civiltà orientali e che esistono altri popoli che hanno formulato sistemi di
calcolo in base diversa da dieci.

Nella selezione dei contenuti può essere importante tenere presente il criterio della “
pluralità dei punti di vista ”, soprattutto per l'area geo-storica.

Si parlerà allora sempre di più di Storie al plurale, piuttosto che della Storia al singolare, di
Filosofie, piuttosto che della Filosofia, di Letterature, piuttosto che di Letteratura.

L'accento sulla personalizzazione dell'offerta formativa e sulla centralità di ogni singolo


discente può essere una delle chiavi con cui scardinare la rigidità dei contenuti e dei
metodi.

Un esempio: la presenza in classe di bambini stranieri può giustificare il fatto di trattare


paesi non europei nelle elementari, il cui programma di geografia prevede solo la
trattazione dell'Europa.