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La ricerca azione

Una definizione
Come premessa, può essere utile leggere alcune definizioni date da importanti studiosi:
Rapaport (’70) “ricerca sociale applicata, caratterizzata dal coinvolgimento immediato del ricercatore
nel processo ‘d’azione’. Il suo obiettivo è di fornire un contributo, nello stesso tempo, alle preoccupazioni
pratiche delle persone che si trovano in situazione problematica e allo sviluppo delle scienze sociali, per una
collaborazione che le collega secondo una schema etico reciprocamente accettabile”;
Kemmis, Mc Taggart (’82) “sperimentare idee relative alla propria prassi per migliorarsi e per
approfondire le proprie conoscenze riguardo al curriculum, l’insegnamento, l’apprendimento. Il risultato è un
miglioramento di quello che succede nella classe e nella scuola, e un’articolazione e giustificazione migliore
delle ragioni educative di base e di quello che succede. La ricerca azione rappresenta una modalità di lavoro
che collega la teoria e la prassi nell’insieme ‘idee in azione’;
Cohen, Manion (‘84) “forma di indagine autoriflessiva intrapresa dai partecipanti in situazioni
sociali per migliorare la razionalità e giustizia delle loro prassi sociali o educative come anche la loro
comprensione di queste prassi e delle situazioni dove si svolgono tali prassi. Questi partecipanti possono
essere insegnanti, studenti o capi di istituto e il processo è più potente se intrapreso in maniera collaborativa
anche se a volte può essere intrapreso individualmente o con esterni”;
Ebbutt (’85) “studio sistematico dei tentativi intrapresi dai gruppi dei partecipanti di cambiare e
migliorare la prassi educativa sia attraverso le loro azioni pratiche sia attraverso la loro riflessione sugli
effetti di queste azioni”.
La ricerca azione ha le sue radici nel lavoro di Lewin nel campo delle scienze sociali. E’ un metodo
che si inserisce nell’ambito della ricerca partecipante, caratterizzata da sette aspetti (International Council for
Adult Education – Toronto 1977):
- il problema sorge all’interno della comunità educativa che lo definisce, lo analizza e lo risolve;
- lo scopo è la trasformazione radicale della realtà sociale e la modificazione dei comportamenti di chi
vi fa parte;
- la ricerca esige la partecipazione di tutta la comunità coinvolta nell’indagine e durante tutto il
processo;
- interessa, in genere, i gruppi più deboli ed emarginati;
- le procedure tendono a stimolare una maggiore consapevolezza dei partecipanti rispetto alle loro
risorse e alle possibilità di mobilizzarle;
- il metodo della ricerca può essere considerato - da un certo punto di vista - più scientifico perché il
coinvolgimento della comunità offre una maggiore autenticità e completezza all’analisi della realtà
sociale;
- il ricercatore partecipa alla ricerca a fianco agli altri, apprende durante la ricerca coinvolgendosi nei
processi analizzati.
A partire dagli anni ottanta la ricerca azione è approdata nel mondo della scuola, sottolineando la
necessità che gli insegnanti si mettano continuamente in discussione superando le proprie paure ed
incertezze, sperimentando nuovi comportamenti e metodologie; il tutto, ovviamente, in relazione ad
argomentazioni teoriche ragionate. Gli insegnanti sono chiamati a riflettere criticamente sul proprio agire,
alla luce di fatti concreti che si realizzano a scuola: non bisogna temere di ammettere di aver sbagliato, ma
affrontare le difficoltà e cambiare in continuazione seguendo quello che è il percorso dell’alunno.
Già nel DPR 419 del 31 maggio 1974, che regola la sperimentazione didattica, si legge nell’art. 1:
“La sperimentazione nelle scuole di ogni ordine e grado è espressione dell’autonomia didattica dei docenti e
può esplicarsi: come ricerca e realizzazione di innovazioni sul piano metodologico e didattico; come ricerca
e realizzazione di innovazioni degli ordinamenti e delle strutture esistenti”.
La ricerca intervento è non solo mezzo di conoscenza, ma soprattutto strumento di coinvolgimento,
modalità di relazione, occasione di conoscersi e conoscere, di agire e di cambiare. Viene intenzionalmente
progettata per modificare il campo d’indagine nel momento in cui lo si studia e ha come finalità prevalente
quella di verificare l’efficacia dell’uso delle tecnologie attraverso l’osservazione e la documentazione sul
luogo di utilizzo.
Per le sue caratteristiche, la ricerca azione non si presta a metodologie quantitative e psicometriche;
la sua non generalizzabilità rende particolarmente adatti i metodi osservativi, più idonei alla creazione di un
legame significativo tra facilitatore-mediatore ed alunno, presupposto imprescindibile di qualunque progetto
di ricerca azione. I tratti fondamentali della RA sono:
- collaborazione e confronto tra ricercatori ed operatori sia nella definizione dei problemi
concreti da indagare, sia nello svolgimento della ricerca, sia nell’impostazione della
pedagogica;
- superamento della pretesa neutralità del ricercatore e della ricerca che non si limita a
conoscere un fenomeno, ma che deve diventare agente di cambiamento socio-educativo;
- alla ricerca sperimentale ‘ricerca per sapere’, la RA si pone come ‘ricerca per agire’, quindi
si concentra sulla risoluzione di un problema sia come spiegazione dei fatti che come
progettazione di interventi nei specifici contesti;
- attenzione alle dinamiche sociali e alle situazioni ambientali del contesto educativo,
considerate come variabili tra le altre nello svolgimento della ricerca. Per questo la RA
prevede l’esame attento e articolato delle dinamiche di gruppo e delle forze sociali che
impediscono o aiutano il lavoro del gruppo nella svolgimento della ricerca stessa, anche
utilizzando tecniche di gestione dei conflitti che possono aiutare gli operatori a concordare
le loro strategie e gli interventi.
La ricerca azione è caratterizzata dalla concretezza; la teoria entra in gioco nella fase progettuale, ma
la ricerca si connota in senso nettamente operativo e sperimentale. Questa modalità operativa facilita la
riflessione sul lavoro svolto attraverso il confronto con le figure di riferimento, la correzione di eventuali
errori, la verifica degli atteggiamenti dell’alunno in un contesto diverso e le risposte date. E’ consentita,
inoltre, la verificare delle eventuali difficoltà di utilizzo degli ausili multimediali e la rispondenza dei
software agli obiettivi proposti. I risultati emersi dalle documentazioni mettono in evidenza come in molti
casi l’uso di programmi software, oltre a facilitare alcuni apprendimenti, abbia contribuito a favorire abilità
trasversali quali l’attenzione, l’autostima, l’autonomia e la socializzazione-integrazione.
Lo scopo principale della ricerca azione non è quello di produrre conoscenza scientifica da utilizzare
in un secondo momento in contesti concreti, ma produrre conoscenza contestualizzata volta a migliorare una
determinata pratica educativa. Tale miglioramento prevede il cambiamento della realtà sotto esame
attraverso la modificazione dei comportamenti degli attori in essa coinvolti. L’azione è la materia prima della
ricerca, l’obiettivo è trasformare la realtà e non limitarsi a raccogliere dati su di essa. Il miglioramento della
pratica educativa viene determinato sulla base di criteri di efficacia (congruenza tra obiettivi dell’educazione
e mezzi impiegati per ottenerla) ed efficienza (raggiungere gli obiettivi prefissati con il minimo impiego di
risorse disponibili), ma anche di soddisfazione degli operatori, nei suoi aspetti psicologici (gratificazione
personale derivante dal lavorare meglio) e socio-economici (riconoscimento di status).